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POLLINI

Cambiamenti climatici e Variazioni delle concentrazioni di pollini allergizzanti

Osservando l’andamento dei pollini nel tempo si è riscontrato un aumento della coltivazione di alcune piante.
Una di questa è l’olivo che nel 2018 presenta in provincia di Cuneo un’area di coltivazione doppia rispetto a quella di quindici anni prima.
Attualmente la coltivazione di olivo è presente in tutte le province per una estensione complessiva di 4 volte rispetto a quella del 2003.

Gli alberi di olivo hanno trovato sinora diffusione in Piemonte soprattutto nelle zone del nord-est caratterizzate dall’essere punteggiate da numerosi laghi - Lago Maggiore, Lago d’Orta, Lago di Mergozzo - sulle cui sponde l’albero di origine mediterranea trova le condizioni ideali per svilupparsi. Oggi sono i cambiamenti climatici a favorirne lo sviluppo: l’innalzamento delle temperature tende infatti a favorire uno spostamento dell’olivo nelle zone settentrionali. La pianta, anche se proveniente dalle aree calde mediorientali, non sopporta temperature troppo elevate durante la fioritura, che provocano un aumento degli aborti fiorali e difficoltà della successiva fase di allegagione. Inoltre, pur resistendo al grande caldo, soffre la carenza d’acqua. Sull’onda di questa nuova potenzialità offerta dal clima agli agricoltori piemontesi, ha preso forma e struttura in questi ultimi anni l’olivicoltura piemontese.
Questo fenomeno è stato rilevato anche attraverso il monitoraggio aerobiologico regionale; si è riscontrata infatti una produzione di pollini di Oleacee media annua, quintuplicata presso la stazione di Cuneo nel giro degli ultimi 15 anni.

Figura 1
Oleacee. Stazione di Cuneo. Trend concentrazione polline - anni 2003-2018

Fonte: Arpa Piemonte

Una altra variazione nella produzione di polline si è riscontrata per i pollini di Corylus (nocciolo) la cui concentrazione media totale annua presso la stazione di Cuneo è quasi triplicata nel giro di 15 anni.

In questo caso l’aumento della produzione di polline è dovuto ad una variazione della superficie coltivata a Nocciolo che è notevolmente aumentata, fino a più che raddoppiarsi nel giro di pochi anni, modificando il territorio e i cultivar tradizionali.
Questo si deve probabilmente all’aumentata richiesta da parte dell’industria soprattutto dolciaria che ha indotto gli agricoltori a sostituire le coltivazioni tradizionali con quella del nocciolo attualmente più remunerativa.

Figura 2
Corylacee. Stazione di Cuneo. Trend concentrazione polline - anni 2003-2018

Fonte: Arpa Piemonte