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TERRITORIO PROTETTO


L’argomento Territorio Protetto rientra in un Obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

- Obiettivo 15: Proteggere, ripristinare, favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fremare la pedita di diversità biologica




I dati sulla biodiversità in Piemonte evidenziano che il territorio piemontese è caratterizzato da una grande varietà di specie animali e vegetali. La presenza in Piemonte di 3 zone biogeografiche (alpina, continentale e mediterranea) garantisce un buon livello di biodiversità malgrado l’elevato grado di urbanizzazione, la presenza antropica diffusa e un elevato consumo di suolo.

In sintesi:
  • Flora: sono presenti più di 3.600 specie (dato aggiornato al 2009) che rappresentano il 46% della flora italiana (Fonte: Conti et al., 2005. “Check-list della flora dlist della flora d’Italia”; Selvaggi et al., in prep.); inoltre per quanto riguarda le piante vascolari il Piemonte è la regione italiana più ricca di specie;
  • Fauna: 400 specie di uccelli, 80 specie di mammiferi, 40 di rettili e anfibi, 60 di pesci (Fonte Regione Piemonte).
Studi recenti condotti su tutto l’arco alpino hanno evidenziato che le Alpi sud occidentali sono l’area che ospita la più elevata diversità floristica e il maggior numero di specie endemiche e rare della flora di alta montagna di tutte le Alpi.

Una problematica che minaccia la biodiversità regionale é rappresentata dalla presenza di un elevato numero di specie esotiche vegetali e animali.

Per quanto riguarda la componente vegetale, le entità censite sono 371, si tratta di un valore che corrisponde al 36% delle 1.023 specie vegetali esotiche segnalate in Italia e che colloca il Piemonte al terzo posto in Italia come numero di specie esotiche presenti.

Tuttavia la biodiversità si distribuisce in maniera disomogenea sul territorio a causa di diversi fattori di frammentazione sia naturali che antropici (principalmente l’incremento del consumo di suolo, la presenza antropica diffusa, lo sviluppo dell’agricoltura intensiva). Questi fattori determinano una riduzione del livello di biodiversità e del livello di connessione ecologica del territorio e quindi aumentano il rischio di estinzione di singole specie e una generale riduzione del livello di resilienza del territorio. Se le aree in cui si trovano distribuite le specie vengono connesse tra loro mediante dei corridoi ecologici, si creano i presupposti per ridurre il livello di frammentazione e isolamento delle popolazioni mediante la creazione di quella che viene definita Rete Ecologica.
GLI ASPETTI POSITIVI

La varietà di habitat e specie ancora presenti sul territorio regionale

La presenza di 3 zone biogeografiche (alpina, continentale e mediterranea) garantisce una notevole varietà di ambienti e di specie sul territorio piemontese; infatti, malgrado le diverse pressioni ambientali è presente ancora un buon livello di biodiversità.

La percentuale di territorio sottoposto a protezione
Il territorio sottoposto a protezione costituito da RN2000 + Aree Protette + Altre Aree (Zone contigue e Zone naturali di salvaguardia) si estende per 458.914 ettari complessivi interessando il 18,7% del territorio regionale, identificando così la base della Rete Ecologica Regionale.

SISTEMA REGIONALE AREE PROTETTE e RETE NATURA 2000

La Regione Piemonte ha riconosciuto dal 1975 l'importanza dell'ambiente naturale in quanto valore universale attuale e per le generazioni future. Il Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità (LR 19/2009 s.m.i.), ha ridefinito le modalità per la conservazione della biodiversità e per la gestione dei territori facenti parte della rete ecologica regionale. Sono state istituite con legge regionale 95 Aree protette gestite da 12 Enti strumentali della Regione Piemonte e da enti locali - per un totale di 149.833 ettari - che si sommano a due Parchi Nazionali: il Gran Paradiso (istituito nel 1922) e la Val Grande (istituito nel 1992) che interessano complessivamente una superficie di 48.527 ettari. In totale quindi le aree protette insistenti sul territorio della Regione Piemonte hanno una superficie complessiva di 200.540 ettari.

Occorre però rammentare che il regime di tutela della biodiversità in Piemonte si traduce non solo nella identificazione di Parchi e Riserve naturali, quali aree naturali protette in senso territoriale e giuridico, ma anche nella presenza di siti della rete Natura 2000 (SIC - Siti di Importanza Comunitaria, ZSC - Zone Speciali di Conservazione e ZPS - Zone di protezione Speciali) istituiti ai sensi della Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (direttiva Habitat), e della direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 novembre 2009, concernente la conservazione degli uccelli selvatici (direttiva Uccelli), nonché delle disposizioni nazionali in materia (DPR 357/1997- Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche). L'identificazione sul territorio regionale di 152 siti della Rete Natura 2000 che si sovrappongono territorialmente in molti casi, ma non in tutti, ai territori delle aree naturali protette piemontesi, ha comportato la protezione di altri territori, per un totale, comprensivo di altre zone importanti per la biodiversità (Aree contigue, Zone naturali di salvaguardia e altre aree) di 458.914 ettari complessivi interessando il 18,7% del territorio regionale.

A tali livelli di protezione ha contribuito anche la recente approvazione della LR n. 11 del 27 marzo 2019 “Modifiche normative e cartografiche alla legge regionale 29 giugno 2009 n. 19 (Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità), fortemente voluta dalle Amministrazioni comunali che ha previsto principalmente:
- nel territorio alessandrino-vercellese l’istituzione del Parco naturale delle Grange vercellesi, che nasce dall’accorpamento del Parco naturale del Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino con le Riserve naturali Fontana gigante e San Genuario, e della relativa area contigua e l’istituzione del Parco naturale Alta val Borbera e della relativa area contigua di Carrega Ligure;
- nel territorio cuneese l’istituzione della Riserva naturale del Bosco del Merlino, l'ampliamento del Parco naturale del Monviso e del Parco naturale del Marguareis, l’istituzione della Riserva naturale delle Grotte di Aisone, l’implementazione in sovrapposizione alla locale ZPS della rete Natura 2000 delle superfici protette sull’asta fluviale Gesso-Stura e la conseguente attribuzione all’attuale riserva della denominazione di Parco naturale Gesso e Stura;
- nel territorio astigiano l’istituzione di 4 riserve naturali (Stagni di Belangero, Rocche di Antignano, Rio Bragna, Paludo e dei Rivi di Moasca) e di altrettante Zone naturali di salvaguardia di collegamento, nella piana del Tanaro;
- lungo l'asta del fiume Po la realizzazione, in sovrapposizione alle locali ZSC e ZPS della rete Natura 2000, della sostituzione di tutte le riserve naturali insistenti sul tratto vercellese ed alessandrino del Po che vengono unite a formare un’unica area protetta insieme alle riserve del tratto torinese, assumendo la denominazione di Parco naturale del Po piemontese, a rappresentare una situazione gestionale unica lungo il Po nell'ambito delle regioni del nord di Italia. Infatti, tale operazione cartografica si accompagna alla identificazione, dal 1° luglio 2020, dell'Ente di gestione delle aree protette del Po vercellese alessandrino quale unico gestore che assume la denominazione di Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese, assorbendo l’Ente di gestione delle aree protette del Po torinese.

L'indicatore Aree Protette è previsto dall'Agenda 2030 all'obiettivo 15. La vita sulla terra e anche  dagli indicatori del BES del Dominio Ambiente.

                                                    

Tabella 1
Superficie territorio tutelato in Piemonte

Tipo di area

numero siti

ettari (ha)

% su superficie regionale

Aree Naturali Protette(*)

97

200.540

7,90

Altre aree (**)

26

54.440

2,14

Rete Natura 2000 (***)

 152

403.809

15,90

Totale

 

458.914

18,07


(*) 28 Parchi naturali regionali, 2 Parchi nazionali (considerando solo la porzione piemontese del Gran Paradiso), 67 Riserve naturali regionali
(**) 13 Aree Contigue, 13 Zone naturali di salvaguardia, 7 Riserve speciali e i corridoi Ecologici e altre aree importanti per la biodiversità
(***) 122 ZSC, 11 SIC, 51 ZPS

Fonte: Regione Piemonte

Figura 1
La Rete Ecologica in Piemonte


Fonte: Regione Piemonte

Consulta il geoportale per la visualizzazione delle Zone Umide in Piemonte

La presenza della farfalla Zerinthia polyxena nella media Valle Susa

La Zerinzia (Zerynthia polyxena) è una farfalla con apertura alare di circa 3,5-5 cm, dal colore giallo pallido con disegni neri ed alcune macchie marginali rosse, con lunule azzurre sulle ali posteriori. Ha una sola generazione annuale e un’apparizione breve, con sfarfallamento precoce degli adulti, in marzo-aprile. La specie è legata strettamente ad ambienti caratterizzati da coltivi abbandonati e piccole radure inframmezzate o marginali a boschi freschi dove vegetano le piante nutrici del bruco, le specie del genere Aristolochia (Aristolochia pallida e occasionalmente anche A. clematitis e A. rotunda). Vola molto lentamente, con movimenti elusivi, in generale non allontanandosi mai in modo significativo dal luogo di sfarfallamento. Le caratteristiche dell’ambiente, unite a quelle del volo la rendono particolarmente difficile da osservare.

Figura 2:
adulto di Zerynthia polyxena che presenta una marcatura individuale basata su un codice colore


foto di Francesca Martelli
Le uova vengono deposte singolarmente o in piccoli gruppi sulla pagina inferiore della pianta ospite. Le larve, di un colore bruno più o meno scuro, presentano una serie di tubercoli rossi alquanto vivaci che segnalano ai predatori la tossicità che provocherebbe la sua ingestione, a causa agli alcaloidi contenuti nella pianta nutrice e assunti dal bruco durante lo sviluppo.

Figura 3:
larva di Zerynthia polyxena con tipica colorazione aposematica


 foto di Michele Zaccagno
Distribuita prevalentemente in Europa meridionale, nel territorio italiano è in progressiva diminuzione per la sparizione degli ambienti idonei. Per tale motivo la specie è inclusa nell’Allegato IV (specie di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa) della Direttiva Habitat 92/43/CEE che ne richiede “rigorosa protezione".

Nella Valle di Susa (TO) la presenza della farfalla era nota per alcune sue popolazioni disgiunte in bassa e media valle, interessanti per la quota inusuale raggiunta. Nel corso del 2017 sono state ritrovate delle larve durante un sopralluogo effettuato a dal personale del Parco Alpi Cozie su segnalazione del naturalista Luca Anselmo. Il ritrovamento è stato confermato dal Laboratorio di Zoologia dell’Università di Torino nel comune di Giaglione all’esterno del cantiere del Cunicolo esplorativo de La Maddalena della Linea ad Alta Velocità Torino-Lione. L’area di rinvenimento corrispondeva ad un terrazzo in sponda sinistra del torrente Clarea, occupato da boscaglia dei Frassini che stanno colonizzando le radure dei castagneti da frutto che circondavano la borgata abbandonata di Clarea.

Tale sito ricade all’interno dell’area prevista come deposito temporaneo di smarino nell’ambito del progetto della cosiddetta Variante di sicurezza per la costruzione del Tunnel di base dell’Alta Velocità TO-LI e la cui fase istruttoria era in corso al momento della segnalazione.

Non essendo possibile svolgere approfondimenti sulla densità della popolazione e distribuzione della specie nell’area, a causa della brevità del suo ciclo stagionale e, al fine di poter valutare correttamente l’interferenza con l’opera in progetto, il personale di Arpa Piemonte, a seguito di ulteriori sopralluoghi congiunti con i tecnici dell’Università di Torino, ha indicato la necessità di subordinare la valutazione della localizzazione o conformazione del cantiere agli esiti di uno studio sulla consistenza della popolazione nell’area e della distribuzione della specie nell’intorno richiedendo anche interventi di conservazione dell’habitat della specie. Tali proposte sono state accolte come prescrizioni riportate nella DGR 17-6445 del 2/02/2018 e successivamente nella Delibera CIPE 30/2018 di approvazione del progetto di variante.

Al fine di disporre di più annualità di dati, è stato attivato, nel corso del 2018, un confronto tecnico tra il proponente l’opera, il Dipartimento Di Scienze della Vita e Biologia Dei Sistemi, nello specifico il Laboratorio di Zoologia, dell’Università di Torino e Arpa per condividere un piano di rilievo e studio che desse sufficienti garanzie dal punto di vista scientifico e tecnico. Tale percorso ha consentito di finalizzare in tempo opportuno, mediante la formalizzazione di un accordo quadro tra il proponente e l’Università di Torino, un’attività di ricerca che fosse funzionale alla risposta dei quesiti generati dai potenziali rischi di incidenza dell’opera sulla specie.

Lo studio ha previsto, non solo l’approfondimento del sito del futuro cantiere sul fondovalle Clarea con un censimento eseguito per tutto il periodo di volo a giorni alterni e conteggio dei bruchi sulla pianta nutrice, ma anche rilievi in possibili altri siti limitrofi, considerati idonei a seguito di indagini sugli habitat presenti, che possano essere in collegamento funzionale con la popolazione del Clarea.

Le prime indagini effettuate nel 2018, che stanno proseguendo nel 2019, hanno consentito di valutare la popolazione all’interno dell’area del futuro cantiere piccola, ma vitale ed esclusivamente legata alla presenza come pianta nutrice di Aristolochia pallida, presente nelle radure del sottobosco, mentre la più abbondante Aristolochia clematitis è diffusa nei vicini vigneti abbandonati di Giaglione. Con il metodo Cattura Marcatura Ricattura è stata stimata una popolazione compresa tra i 60 e i 100 individui e una densità media di bruchi di circa 0,4/metro quadrato, concentrati in un settore marginalmente interessato dal cantiere in progetto. Non è ancora possibile con i dati raccolti nel 2018 definire se interventi di modifica del cantiere sarebbero sufficienti a garantire la sopravvivenza a lungo termine di una popolazione vitale.

Sono state altresì identificati ulteriori siti con presenza di Zerinzia, tra cui un’area in Val Clarea nei pressi della borgata Santa Chiara dove è stata censita un’alta densità di Aristolochia pallida, ma una bassissima densità di larve e adulti di farfalla. L’area totale in cui, ad oggi, risultano presenti nuclei di pianta nutrice e bruchi di Zerinzia, copre una superficie di 560 ettari tra Giaglione e Salbertrand con una distanza massima tra le popolazioni di 9 km. Va tenuto in considerazione comunque che la scarsa mobilità di questa specie, congiuntamente alla tipologia di copertura vegetale boschiva prevalente di questo settore vallivo, fanno ritenere improbabile l’esistenza di un sistema di popolazioni interconnesse. Al momento quindi non è possibile dire se una di queste aree e in particolare quella del Clarea da sola possa garantire la permanenza della specie in media Valle.

Aree di verde urbano

In relazione alle aree di verde urbano, dal 2014 al 2017 non si è assistito a variazioni nell’ambito delle singole città capoluogo.

È stata calcolata la presenza di aree verdi nelle città capoluogo di provincia.

La maggior incidenza di aree verdi sulla superficie urbanizzata delle città risulta a carico della città di Verbania con il 17,6%. Il valore più basso è nella città di Biella con il 5,1%. Il dato nazionale si assesta su di un valore del 9,1%.

Figura 4
Incidenza delle aree di verde urbano sulla superficie urbanizzata delle città - anno 2017

Fonte: Istat

Valutazione dell’Indice di Qualità del Bosco (IQB) negli Ambiti di Integrazione territoriale (AIT)

L’indicatore ha lo scopo di valutare la qualità delle aree boscate al fine di evidenziare quelle di maggior valore e interesse naturalistico. L’IQB valuta il grado di alterazione antropica delle aree boscate raggruppando i tipi forestali individuati nel territorio regionale, in 16 valori di qualità alla volta suddivisi in 6 classi. Per ciascun AIT viene calcolato un valore sintetico di qualità e, a seguito dell’attribuzione ad ogni tipo forestale di tale valore, viene calcolata la media ponderata (calcolata sulla base della superficie occupata dai vari tipi forestali) per ciascun ambito considerato.

Sulla base dei risultati ottenuti risulta evidente come in generale non vi sia stata alcuna modifica sostanziale nella qualità dei boschi a livello di AIT; i valori riscontrati sono molto simili a quelli del 2007, con un leggero miglioramento dei valori per tutti gli AIT, anche se non si assiste a dei cambi di classe, fatta eccezione per due AIT (Ciriè e Casale Monferrato) che, essendo nel 2007 al limite della classe inferiore, con un minimo incremento di valore salgono alla classe superiore.

Figura 5
Valutazione dell’Indice di Qualità del Bosco (IQB) negli Ambiti di Integrazione territoriale (AIT)