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SALUTE 

L’argomento Salute rientra in un Obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

Obiettivo 3: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età
Sono stati fatti grandi progressi per quanto riguarda l’aumento dell’aspettativa di vita e la riduzione di alcune delle cause di morte legate alla mortalità infantile e materna. Nonostante ciò, sono necessari molti altri sforzi per sradicare completamente un’ampia varietà di malattie e affrontare numerose e diverse questioni relative alla salute.


Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico

Una vasta e solida letteratura epidemiologica disponibile sull’argomento è sufficiente per un giudizio fondato sugli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico.
Sebbene i meccanismi fisiopatologici attraverso cui gli inquinanti esercitano effetti negativi sulla salute umana presentino ancora qua e là alcuni punti da chiarire, molto è stato già chiarito ed è ormai consolidata l’evidenza che l’esposizione all’inquinamento atmosferico abbia effetti gravi; la maggior parte dei paesi europei vive ancora in condizioni molto lontane da quelle auspicabili per realizzare un vero intervento di prevenzione, come indicato dall’organizzazione Mondiale della Sanità già nel 2006.

Gli studi epidemiologici presentano due approcci principali:
1. Effetti a breve termine: osservabili a pochi giorni di distanza dai picchi di esposizione
2. Effetti a lungo termine: osservabili dopo esposizioni di lunga durata e a distanza di tempo (anni)

Gli effetti a breve termine vengono generalmente valutati osservando le fluttuazioni dello stato di salute della popolazione sia con co-morbilità che senza, durante i “picchi” di inquinamento: in questo frangente si assiste ad un aumento della mortalità per cause cardiache e respiratorie.
Gli effetti a lungo termine vengono invece studiati attraverso studi di coorte: osservando lo stato di salute di soggetti che vivono in contesti diversi, si valutano a livello individuale alcuni fattori di rischio che possono essere “confondenti” rispetto agli inquinanti atmosferici, come il fumo di tabacco e l’esposizione lavorativa; i soggetti arruolati vengono poi seguiti nel tempo e viene valutata la mortalità e la morbosità in relazione alla diversa esposizione ambientale.
Il particolato atmosferico è ritenuto ad oggi l’indicatore che più coerentemente si associa con gli esiti sulla salute, specialmente quando è misurato in termini di particelle inalabili (PM10) o respirabili (PM2,5); sempre più rilevanza assume il monitoraggio del particolato ultrafine (PM0,1).
L’indicatore maggiormente utilizzato negli ultimi anni è stato il PM2,5, corrispondente alle particelle di diametro aerodinamico medio pari a 2,5 micron o inferiori.
Nel complesso, a carico della mortalità naturale, le stime di rischio disponibili riportano, per ogni incremento di 10 µg/m3 della concentrazione di PM2,5 a breve termine, un aumento della mortalità compreso tra 0,3-0,5% (nel giro di pochi giorni successivi ad incrementi di breve durata) e a lungo termine un aumento del 6%-7% (nell’arco di 10-15 anni in presenza di incrementi di lunga durata). Per quanto riguarda le stime di impatto su scala nazionale, nel nostro Paese il 7% circa di tutte le morti per cause naturali è stato imputato all’inquinamento atmosferico. Tra le cause di morte in eccesso rientrano parte delle patologie cardiovascolari, respiratorie e tumorali, in primis il tumore del polmone. A rafforzare la cancerogenicità vi sono considerazioni in relazione alla presenza di molti cancerogeni nel particolato, con il polmone come organo bersaglio: gli IPA, ma anche i metalli pesanti, quali cromo, arsenico, nichel, e le fibre di amianto. Evidenze epidemiologiche robuste indicano quindi effetti dannosi per l’apparato respiratorio dovuti ad esposizione ad inquinanti atmosferici, anche per valori ambientali inferiori a quelli consentiti dagli standard internazionali.

Nell’ambito del XII Rapporto ISPRA su qualità dell’ambiente urbano a dicembre 2016 è stata pubblicata a cura anche di ARPA Piemonte la parte relativa a “Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico
” (Capitolo 2)

Le sostanze principali che si ritiene siano principalmente coinvolte oggi negli effetti sulla salute sono: il particolato, l’NO2 e l’ozono (O3).

Il particolato (PM)
Gli effetti negativi del particolato (PM) sulla salute sono gli effetti meglio documentati. Si tratta di un’esposizione massiva: oltre l'80% della popolazione nella Regione Europea dell'OMS (compresa l'Unione Europea, UE) vive in città con livelli di PM ben al di sopra di quelli indicati come accettabili dalle linee guida OMS sulla qualità dell'aria, che affermano esplicitamente che "le emissioni di inquinanti atmosferici nocivi dovrebbero essere evitati, prevenuti e ridotti nella maggior misura possibile".
Nell’ultimo decennio è stato osservato tuttavia un trend in costante calo per quanto riguarda le concentrazioni medie di particolato nei paesi nell'UE, anche se l'inquinamento da PM continua a rappresentare un problema gravoso per la salute umana, riducendo l'aspettativa di vita di quasi 9 mesi (in media) in Europa.

È la dimensione delle particelle il determinante principale degli effetti sulla salute umana.
Le particelle di dimensioni maggiori di 10 µm raramente raggiungono il tratto respiratorio intermedio, coinvolgendo prevalentemente naso e faringe: in questo tratto provocano broncospasmo, iperreattività bronchiale con produzione di muco, con conseguenze particolarmente severe soprattutto in pazienti con BPCO, enfisema o asma allergico preesistente.
Le particelle con un diametro inferiore ai 5-6 µm possono depositarsi nei tratti più distali, cioè nei bronchioli e negli alveoli e causare infiammazione, broncocostrizione e fibrosi, con peggioramento importante della funzionalità respiratoria.

Figura 1 - Principali effetti del particolato sull’albero respiratorio

Fonte: Università di Modena

I gas: biossido di azoto (NO2) e ozono (O3)

Il biossido di azoto (NO2), agisce prevalentemente sulle vie aeree inferiori: sebbene i meccanismi biochimici mediante i quali l’NO2 esercita i suoi effetti dannosi non siano del tutto chiariti, è ormai noto che induce grave danno alle membrane cellulari attraverso reazioni di ossidoriduzione. In seguito all’esposizione a NO2 si osserva un aumento dell’incidenza delle malattie polmonari, come ad esempio una riduzione della funzionalità respiratoria, broncospasmo ed aumento della suscettibilità alle infezioni sia batteriche che virali.
L’ozono, che ha media solubilità, colpisce il tratto intermedio dell’albero bronchiale, dove, attraverso complesse reazioni chimiche, agisce danneggiando le membrane degli organuli cellulari, le cellule e i tessuti. Gli effetti acuti riguardano principalmente secchezza e irritazione di gola e naso con aumento della produzione di muco e della reattività bronchiale, tosse, faringiti e laringiti. L’esposizione prolungata, può altresì causare fibrosi polmonare, severo peggioramento della funzionalità respiratoria ed effetti sul sistema endocrino.

Figura 2 - Gli effetti dei gas inquinanti sull’albero respiratorio

Fonte: Università di Modena

Impatto dell’inquinamento atmosferico:
i casi evitabili, le misure di salute e le procedure di calcolo

Per stima di impatto si intende in epidemiologia (ambientale) il calcolo dei casi evitabili correlati ad una data esposizione (ambientale) mitigabile o rimuovibile.

 Una prima considerazione è relativa alla mole di dati circa il rischio per l’uomo per i determinanti ambientali: sono ormai condivise le stime di rischio a breve e a lungo termine per l’esposizione agli inquinanti comunemente registrati in atmosfera desumibili da autorevoli revisioni recentemente condotte, quali:
Review of evidence on health aspects of air pollution – REVIHAAP
Review of evidence on health aspects of air pollution – REVIHAAP Project
"Health Risks of Air Pollution in Europe - HRAPIE

Il presupposto per condurre un’analisi di impatto risiede infatti nel poter considerare l’associazione tra determinante ed effetti avversi per la salute di natura causale. Quindi, per calcolare l’impatto è necessario conoscere:

 ·         il livello di esposizione di cui si vuole valutare l’impatto (ad esempio la Concentrazione dell’ inquinante per l’unità statistica/amministrativa in studio);
·         la composizione della popolazione oggetto della indagine (ad esempio il numero di soggetti residenti o, per studi specifici, la distribuzione per genere e per fascia di età);
·         il profilo di salute di tale popolazione al baseline (ad esempio i tassi grezzi di mortalità/morbosità delle patologie per le quali si vuole ottenere il calcolo dei casi attesi);
·         le funzioni di rischio o funzioni concentrazione-risposta (ad esempio Rischi Relativi per gli esiti di cui si vuole valutare la quota evitabile, es Tumore del Polmone per gli effetti a lungo termine);
-         la soglia/e per la quale presuppongo una assenza di effetto (ad esempio è possibile utilizzare valori osservati nella distribuzione dei valori in studio oppure limiti imposti da Direttive, Leggi, al di sopra dei quali presuppongo l’esistenza di rischi per la salute).

La stima può riguardare i casi attesi a breve termine o per esposizioni di lunga durata, considerando quindi anche la latenza delle patologie. Inoltre possono essere esaminate condizioni espositive passate, in atto o prevedibili (scenari) partendo dai dati del presente. I casi di decesso sono spesso definiti come decessi prematuri.
Il confronto di stime provenienti da ricercatori o gruppi di lavoro differenti può essere quindi molto complicato, così come problematica può essere la comprensione di testi elaborati con forti esigenze di brevità e perentorietà (“60.000 morti premature sono dovute all’inquinamento atmosferico in Italia!”).
In ogni caso, a fianco ad ogni stima di questo tipo andrebbe sempre considerata una informazione sia circa le diverse incertezze incontrate nel calcolo, sia circa la incertezza della stima dei casi attesi, facendo riferimento ad esempio ad intervalli di confidenza o di credibilità. È più corretto commentare queste informazioni alla luce di un intervallo atteso o di una percentuale attesa (decessi attesi annui/tutti i decessi) per poter disporre di una quantificazione di minima, piuttosto che affidare la comunicazione a numeri puri.

Esempi e riflessioni sono riportati nella Relazione Stato Ambiente 2017

La procedura di calcolo descritta è stata implementata per il calcolo del carico di malattia attribuibile a scenari di inquinamento futuri, partendo dalle concentrazioni registrate nella nostra Regione attualmente ed in passato. I primi risultati di queste procedure sono riportati nel capitolo “La valutazione degli impatti sanitari relativi agli scenari di qualità dell’aria” del Piano Regionale per la Qualità dell’Aria della Regione Piemonte.

La metodologia di calcolo già adottata per il progetto CCM VIIAS unitamente ai risultati del progetto LIFE MED HISS, che sono aggiornabili e contestualizzati al territorio regionale grazie alla disponibilità di flussi sanitari correnti, forniscono ad oggi le basi per una proficua integrazione tra le componenti ambientali e sanitarie. Entrambi i progetti sono stati illustrati nella Relazione Stato Ambiente 2017

Nel prosieguo delle attività a supporto del Piano regionale di Qualità dell’Aria, in collaborazione con il Dipartimento Tematico Sistemi Previsionali, si promuove l’applicazione della metodologia presentata per esiti differenti dalla mortalità, agli scenari di Piano, valorizzando i risultati modellistici realizzati con il Sistema Integrato di Qualità dell’aria ottenuti con gli scenari emissivi tendenziali più aggiornati e soprattutto, con lo scenario emissivo di Piano.

Il documento è scaricabile sul sito di Regione Piemonte alla pagina dedicata al Piano della Qualità dell'aria.
Vedi anche la pagina relativa alle Risposte di Aria.

Mappatura Inquinamento atmosferico a Torino: i modelli LUR

Per la conduzione di studi epidemiologici sugli effetti a lungo termine sulla salute umana dell'inquinamento atmosferico è utile la valutazione dell'esposizione della popolazione a livello di indirizzo di residenza. È ovvio che stime di esposizione meno accurate, basate su medie di contesto, avranno un più basso valore predittivo della reale esposizione della popolazione.
Lo studio Escape (1,2,3) ha proposto per la città di Torino, sulla base del metodo Land Use Regression (LUR, 4), le equazioni di stima delle concentrazioni di vari componenti dell’inquinamento atmosferico, compresa la parte metallica del particolato. Tali equazioni si basano su parametri tratti da alcune componenti ambientali (topografia, demografia, prossimità e intensità dalla sorgente, uso del territorio,.) e sono state derivate dalle misure medie annuali riscontrate in 40 siti di campionamento selezionati (tre campagne di misura per 14 giorni, distribuite nell’anno 2010-2011). Le stime previste dallo studio Escape hanno riguardato NO2, NOx, PM10, PM2.5, PM grossolano e le componenti metalliche presenti nel PM10 e PM2.5. A titolo di esempio si riportano qui i risultati ottenuti per NO2; PM10; PM2,5 e Ferro nel PM10, a livello dei 127.705 indirizzi, anche non abitativi, riscontrati nella città di Torino. Le componenti ambientali circostanti ogni indirizzo, calcolate in un cerchio individuato dalla metodologia adottata e necessarie per la stima degli inquinanti qui considerati, riguardano il traffico stradale, la densità del tessuto urbano, le aree verdi semi-naturali o a bosco e la densità di popolazione.
Ad esempio la stima delle concentrazioni di NO2 è basata su 4 componenti ambientali: carico totale di traffico stradale, dato dalla somma dell’intensità di traffico moltiplicata per la lunghezza di tutti i segmenti in un raggio (buffer) di 1 km, lunghezza totale delle strade principali (>5.000 veicoli al giorno) in un buffer di 100 m, tessuto urbano continuo e discontinuo (CLC code 111 112) in un buffer di 300 m e territori boschivi e ambienti semi-naturali (CLC code 311-331) in un intorno di 5 km.
Le componenti ambientali qui considerate sono descritte in tabella 1. Le equazioni applicate producono una stima validata per l’anno 2010 e sono riportate in tabella 2.
Le rappresentazioni delle componenti ambientali utilizzate sono riportate nelle figure 1-2, secondo una categorizzazione in quintili (circa 25.000 indirizzi per colore). Sono stati scelti colori esplicativi del gradiente della componente rappresentata. Ad esempio il colore marrone corrisponde ad un’area maggiormente edificata, tenendo conto della dimensione del raggio considerato nel calcolo.
La concentrazione degli inquinanti stimata è rappresentata nella figura 3, ancora in quintili.

Tabella 1
Componenti ambientali utilizzate

Denominazione

Descrizione

Fonte

u.m.

Raggio cerchio (buffer, m)

LDRES

tessuto urbano discontinuo

CORINE **

m2

5.000

HLDRES

tessuto urbano continuo e discontinuo

CORINE **

m2

300

NATURAL

territori boschivi e ambienti semi-naturali

CORINE **

m2

1.000, 5.000

POP

Numero di abitanti

Anagrafe

n

300

MAJORROADLENGTH

lunghezza stradale totale delle strade principali* nel buffer

Società 5T ***

m

100

TRAFMAJORLOAD

carico totale di traffico sulle strade principali* contenute nel buffer (intensità di traffico x lunghezza di tutti i segmenti)

Società 5T***

Veh.day-m

50

TRAFLOAD

carico totale di tutto il traffico stradale nel buffer (somma dell’intensità di traffico x lunghezza di tutti i segmenti)

Società 5T***

Veh.day-m

1000


* strade principali: strada con intensità di traffico giornaliero >5.000 mvh/24h
** Uso del suolo 2010 con dettaglio 2m
*** medie orarie dei flussi di traffico lungo i principali assi stradali della Città, per il periodo compreso tra il 1 marzo 2006 e il 31 marzo 2007

Tabella 2
Equazioni di stima degli inquinanti

Inquinante

Modello LUR

Varianza spiegata (R2)

Concentrazione misurata (μg/m3) *

Concentrazione stimata

 (μg/m3) **

NO2

19,95

+ 7,79E-8 x TRAFLOAD_1000

+ 3,53E-2 x MAJORROADLENGTH_100  

+ 5,63E-5 x HLDRES_300

-  4,46E-7 x NATURAL_5000

78%

53,3

[15,6 - 83,7]

51,6

[7,4-97,8]

PM10

38,33

+ 2,01E-3 x POP_300

-  3,49E-7 x NATURAL_5000

+ 1,07E-2 x MAJORROADLENGTH_100

78%

43,1

[31,5 – 57,8]

45,4

[27,0-62,5]

PM2.5

24,90

-  7,03 × 10−6 × NATURAL_1000

+ 9,40 × 10−7 × TRAFMAJORLOAD_50

+ 1,63 × 10−7 × LDRES_5000

71%

29.3

[22,7-36,3]

26,2

[7,7-33,7]

Ferro (nella frazione di PM10)

735,1

- 2,2E-05 x NATURAL5000

+2,3E-01 x POP_300

+9,6E-01 x MAJORROADLENGTH_100

89%

1,343

[0,378-2,599]

1,619

[0,022-3,178]


*Media [minimo-massimo] misurata in 40 siti distribuiti (traffico, fondo)
**Media [minimo-massimo] stimata per 127.705 indirizzi

Figura 3
Distribuzione dei componenti ambientali per la stima degli inquinanti

Figura 4
Concentrazioni stimate degli inquinanti considerati


La forma della distribuzione degli inquinanti, stimati a livello di indirizzo, rappresenta le aree con maggiore pressione delle componenti ambientali considerate e ricalca la dimensione del buffer e il peso rivestito entro l’equazione, dato dal relativo coefficiente. Le stime ottenute sono consistenti con le 40 misure effettuate in Torino per la definizione delle equazioni, ovviamente con un maggior grado di dispersione. Il guadagno informativo rispetto a misure medie sull’intera città è evidente e permette di attribuire il livello di esposizione a ogni singolo cittadino per il 2010 e, con tecniche di estrapolazione, anche per altri periodi storici, permettendo la stima della dose di esposizione in rapporto ai periodi di permanenza all’indirizzo, nel caso di mobilità residenziale. Certamente la vera esposizione individuale potrebbe essere ulteriormente migliorata disponendo di informazioni relative all’ambiente di lavoro, alla mobilità e alle caratteristiche dell’abitazione.
Le stime così ottenute sono state applicate in uno studio relativo agli effetti della esposizione residenziale sullo stato di salute della popolazione di Torino, utilizzando l’ampia base di dati costituita dallo Studio Longitudinale Torinese (SLT, 5, 6). Le analisi sono in corso di approfondimento e pubblicazione.

Bibliografia
1) Eeftens M, Beelen R, de Hoogh K, et al. Development of land use regression models for PM(2.5), PM(2.5) absorbance, PM(10) and PM(coarse) in 20 European study areas; results from the ESCAPE study. Environ Sci Technol 2012; 46: 11195-205.
2) Beelen R, Hoek G, Vienneau D, et al. Development of NO2 and NOx land use regression models for estimating air pollution exposure in 36 study areas in Europe - the ESCAPE project. Atmos Environ 2013; 72: 10-23.
3) de Hoogh K, Wang M, Adam M, et al. Development of Land Use Regression Models for Particle Composition in Twenty Study Areas in Europe. Environ Sci Technol, 2013; 47: 5778–86.
4) Briggs D, Collins S, Elliot P, Fischer P, Kingham S, Lebret E, Pryl K, Hv Reeuwijk Smallborne K, Avd Veen Mapping urban air pollution using GIS: a regression-based approach. 1997 Int. J. Geogr. Inf. Sci. 11, 699–718.
5) Costa G, Demaria M Un sistema longitudinale di sorveglianza della mortalità secondo le caratteristiche socio-economiche, come rilevate ai censimenti di popolazione: descrizione e documentazione del sistema. Epid Prev 1988, 36:37-47.
6) Demaria M, Zengarini N, Carná P, Ferracin E, Onorati R Lo Studio Longitudinale Torinese: uno strumento per descrivere le storie di salute dei torinesi. In: Costa G, Stroscia M, Zengarini N, Demaria M 40 anni di salute a Torino. Spunti per leggere i bisogni e i risultati delle politiche. Milano, Inferenze 2017; 326-333.

Ambiente e Salute nel PNP 2014-2018: Progetto EpiAmbNet

Nel mese di dicembre 2018 si sono concluse le attività legate al Progetto Ambiente e Salute nel PNP 2014-2018: rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione di impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione (EPIAMBNET), finanziate dal Centro nazionale per la Prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della Salute nel 2016.

Il progetto intendeva rafforzare il contributo della epidemiologia sul tema Ambiente e Salute secondo le linee indicate dal Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018, attraverso il coinvolgimento e il lavoro congiunto delle strutture ambientali e sanitarie.

L’integrazione delle attività tra il settore ambientale e quello sanitario è di importanza fondamentale per proteggere la salute dai rischi derivanti dalla contaminazione ambientale e per garantire luoghi abitativi e di lavoro che tutelino la salute dei residenti e dei lavoratori.

Come primo obiettivo realizzato, in stretta collaborazione con Inferenze, si è proceduto alla costruzione della rete nazionale di epidemiologia ambientale, che si è concretizzata nella creazione di una mappa che ha la doppia finalità di rappresentare i centri attivi in Italia sul tema (e le reti delle collaborazioni instaurate) ed il vasto repertorio di articoli scientifici, report, rapporti istituzionali o di progetto, prodotti dai nodi di epidemiologia ambientale attivi in Italia nel periodo 2012-2016.
A tal proposito è possibile consultare (leggendo le istruzioni per una opportuna navigazione!) il sito del progetto. È altamente consigliato effettuare il “TOUR VIRTUALE DEL SITO”, indicato in basso a sinistra in Home page!

Un altro importante obiettivo è stato quello di realizzare la pubblicazione Documento guida di comunicazione dei rischio ambientale per la salute.
documento rivolto prevalentemente agli operatori dei Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali e delle Direzioni Regionali degli Assessorati alla Sanità. L'obiettivo era quello di presentare in forma sintetica e divulgativa le conoscenze maturate in tema di comunicazione del rischio su ambiente e salute e fornire indicazioni di supporto alla gestione operativa di processi di comunicazione.

Il progetto ha dedicato particolare attenzione ai temi della formazione proponendo nel biennio 2017-2018 tre diversi moduli formativi:
- il primo modulo, "Salute e Ambiente", presentava lo stato delle conoscenze sui principali fattori di rischio ambientali;
- il secondo modulo, "Epidemiologia ambientale", offriva un quadro complessivo delle applicazioni dell'epidemiologia nello studio del rapporto salute e ambiente;
- il terzo modulo, "Valutazione di impatto sulla salute da esposizioni ambientali: dalla stima degli impatti alla comunicazione del rischio", presentava i princìpi e i metodi della VIIAS, intesa come Valutazione Integrata dell'Impatto su Ambiente e Salute e metodi di comunicazione del rischio sui temi trattati.
Utilizzando materiale didattico standardizzato e validato con la collaborazione della Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE), i moduli sono stati presentati in tutte le regioni partecipanti (Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Sicilia), dando la possibilità a circa 600 operatori di frequentare nel complesso tali iniziative, tutte accreditate ECM. Nel corso della erogazione di queste iniziative di formazione è emerso un profondo bisogno conoscitivo sui temi presentati.

A Torino, grazie ad una stretta collaborazione tra Università degli studi di Torino, la Città della Salute e della Scienza di Torino / CPO Piemonte, Arpa Piemonte e Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e valle d’Aosta, si sono tenute diverse edizioni del primo modulo “Salute e Ambiente”, e una edizione del modulo "Epidemiologia ambientale", dando la possibilità ad operatori del settore sanità, del settore ambientale ed universitario, di ricevere una formazione standardizzata secondo standard AIE, nonché di incontrarsi, conoscersi, mettere a confronto i diversi punti di vista sulle tematiche via via affrontate.

Ampia documentazione è inoltre disponibile consultando gli eventi di Roma 7 dicembre 2018, Pisa 21-22 settembre 2018, Bologna 7-8 novembre 2017.

Sul portale, ospitato sul sito della rivista Epidemiologia & Prevenzione, è possibile scaricare le presentazioni, i video, i dibattiti condotti sui principali fattori di rischio ambientali in Italia, a testimonianza della volontà della Rete di mettere a disposizione elementi di documentazione validi ed aggiornati.

Il progetto aveva una durata biennale (giugno 2016-giugno 2018), con una concessione di proroga fino a dicembre 2018, soprattutto per consentire di erogare iniziative di formazione sui diversi fronti ad un numero di operatori soddisfacente in relazione al bisogno conoscitivo emerso.

Le attività hanno coinvolto una serie di enti eterogenei tra di loro quali: il Dipartimento di Epidemiologia del Lazio (coordinatore), la AOU Città della Salute e della Scienza di Torino del CPO Piemonte, il Dipartimento Tematico Epidemiologia e salute Ambientale di Arpa Piemonte, la Direzione Tecnica-CTR Ambiente Salute di Arpa Emilia-Romagna; la Azienda USL della Romagna Regione Emilia-Romagna, il Servizio di Epidemiologia Ambientale Arpa Marche, l’ ISPO Toscana, il CNR di Pisa, l’Osservatorio Epidemiologico della Regione Sicilia, il Dipartimento Ambiente e Prevenzione Primaria, il Reparto di Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Superiore di Sanità.

Ulteriori aggiornamenti sono resi disponibili sul sito di Arpa Piemonte e sul portale di Epiambnet ospitato sul sito della rivista Epidemiologia e Prevenzione che va segnalato per l’attenzione da sempre dedicata ai temi ambientali in Italia.

Per una lettura critica sul binomio Ambiente e Salute si invita alla lettura della discussione “Ambiente e Salute separati in casa”.

Il programma SPoTT : Sorveglianza sulla salute della popolazione nei pressi del termovalorizzatore di Torino



È nelle fasi conclusive l’attività del programma SPoTT del periodo 2013-2019 (Sorveglianza sulla salute della Popolazione nei pressi del Termovalorizzatore di Torino), iniziata a seguito della costruzione di uno dei più grandi impianti per combustione di rifiuti presenti in Europa, a Torino, in zona Gerbido. Il progetto ha avuto l’obiettivo di creare un sistema di sorveglianza che consenta di valutare gli effetti avversi sulla salute dell’inquinamento ambientale nelle aree circostanti il termovalorizzatore di Torino.

È in fase di progettazione il proseguimento dell’attività di sorveglianza per il quadriennio 2020-2023.

L’esistenza di margini di incertezza riguardanti gli effetti sanitari delle attività umane genera in tutti i cittadini preoccupazione, dunque il programma SPoTT ha l’obiettivo di informare tempestivamente tutti i soggetti interessati sui possibili rischi, attraverso l’aggiornamento di un sito internet dedicato, ospitato sulle pagine del Centro regionale di Documentazione per la Promozione della Salute - Regione Piemonte (DoRS).
Tutti i report sono inoltre disponibili sul sito Arpa


L’attività di SPoTT rientra in un Obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.


Le attività svolte (di cui alcune in fase finale di attuazione) sono:

  1. Monitoraggio epidemiologico degli effetti sulla salute del termovalorizzatore di Torino: effetti a breve termine (Arpa Piemonte).Obiettivo dello studio è stato quello di ottenere una stima dell’andamento del rischio a breve termine nei soggetti potenzialmente più interessati dall’esposizione ad una sorgente puntiforme individuata nell’impianto di termovalorizzazione di rifiuti di Torino. Data la novità del tipo di studio effettuato sono stati condotti diversi approcci per la valutazione degli effetti sulla popolazione, analizzando come dati le variazioni giornaliere di emissioni a camino (flussi SME), le centraline di monitoraggio di qualità dell’aria nella zona interessata, l’archivio di accessi al pronto soccorso e le schede di dimissione ospedaliera. Tutte le analisi effettuate sostanzialmente non evidenziano effetti rilevanti a breve termine né delle concentrazioni né delle emissioni, né sugli accessi al pronto soccorso né sui ricoveri per cause cardiorespiratorie. Maggiori dettagli e risultati disponibili nel report 6.
  2. Sorveglianza epidemiologica degli effetti sulla salute del termovalorizzatore di Torino: effetti a lungo termine (Arpa Piemonte). Studio tutt’ora in corso. Consegna prevista per settembre 2019.
  3. Monitoraggio della popolazione residente mediante misura di biomarker di esposizione (ASL TO 3, ASL Città di Torino, ISS, Arpa Piemonte). In questa linea è stato valutato lo stato di salute di un campione di 396 residenti nell’ASL TO3 e nell’ASL Città di Torino e su 13 allevatori aventi l’azienda in prossima dell’impianto prima dell’avvio di quest’ultimo (tempo T0) mediante analisi del sangue e delle urine. Sono stati monitorati comuni parametri per valutare lo stato di salute generale delle persone e ricercata la presenza di diversi inquinanti:19 metalli (18 urinari e il piombo ematico), 10 idrocarburi aromatici policondensati, le diossine e PCB nel sangue Le analisi sono state replicate dopo un anno dall’avvio dell’impianto (tempo T1) su metalli e OH-IPA e infine a tre anni dell’avvio dell’impianto (tempo T2) su tutti gli inquinanti. Arpa ha contribuito a questa linea di studio con le analisi statistiche dei dati e la stesura dei report. Tutte le analisi al momento non hanno indicato effetti apprezzabili dovuti alle emissioni dell’impianto. Maggiori dettagli e risultati disponibili nei report 1, 2, 3, 5, 8 e 9. I risultati sugli idrocarburi aromatici relativi al prelievo del 2016 (fase T2) sono in fase di pubblicazione.
  4. Monitoraggio della salute dei lavoratori addetti all’impianto di termovalorizzazione del Gerbido (ASL TO3, ASL Città di Torino, Arpa – Struttura Rischio Industriale e Igiene Industriale, ISS). Come per la popolazione residente, è stato effettuato un confronto in tre fasi temporali diverse (T0 prima dell’avvio dell’impianto, T1 e T2) sullo stato di salute dei lavoratori di TRM ricercando gli stessi inquinanti cercati dei residenti. A questo si è aggiunto un monitoraggio sulle ditte in appalto. Parallelamente ai prelievi sui lavoratori, sono stati fatti campionamenti ambientali sui diversi ambienti lavorativi all’interno dell’impianto. Le analisi suggeriscono che le variazioni nelle concentrazioni di OH-IPA, PCB e diossine misurate nei lavoratori del termovalorizzatore di Torino nelle diverse fasi dello studio non siano da attribuirsi in modo specifico all’attività dell’inceneritore. Anche i metalli sono risultati in diminuzione tra T0 e T2. Maggiori dettagli e risultati disponibili nei report 1, 4 e 7.
Ultimi risultati sul biomonitoraggio

Nel corso del 2016 è iniziata l'ultima fase di SPOTT: un totale di 344 residenti, di cui 172 residenti nell’area di massima ricaduta delle emissioni dell’impianto (ossia a Beinasco, Grugliasco, Orbassano e Rivalta) e 172 torinesi residenti nel quartiere Mirafiori, 13 allevatori e un gruppo di dipendenti sia di TRM che di imprese in appalto hanno effettuato nei mesi di giugno e luglio l'ultima fase di prelievi prevista dal Protocollo SPoTT.

Si è trattato di un importante appuntamento utile a valutare se ci siano state modifiche nella quantità di alcuni inquinanti presenti nell'organismo, a tre anni dall'avvio dell'impianto del Gerbido. Il biomonitoraggio è consistito in prelievi di urine e sangue per la ricerca di 19 metalli, 10 metaboliti idrossilati degli idrocarburi policiclici aromatici (OH-IPA), policlorobifenili (PCB) e diossine (PCDD, PCDF). Inoltre sono stati determinati i comuni parametri ematochimici di base, utili ad un inquadramento dello stato di salute generale, oltre che una selezione di test ormonali; infine sono state eseguite la misurazione della pressione arteriosa e quella della funzionalità respiratoria.

Con un’intervista sono stati raccolti dati anamnestici e individuali sulla storia lavorativa e sulle abitudini alimentari e voluttuarie insieme a informazioni per la valutazione della percezione del rischio. Parallelamente, per quanto riguarda i lavoratori, sono state condotte due campagne di monitoraggio ambientale per definire l’esposizione all’interno dell’impianto.

Nel mese di febbraio 2019 è stato prodotto il Report n°10Biomonitoraggio della popolazione residente nell’area limitrofa all’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti di Torino Risultati sui livelli di bioaccumulo di PCDD, PCDF e PCB dopo tre anni dall’avvio dell’impianto”. I risultati delle analisi presentati nel Report n°10 sono stati messi a confronto con quelli delle analisi precedenti, condotte prima dell’avvio dell’impianto (T0). Per quanto concerne il confronto tra i due gruppi di popolazione al T2, non sono emerse differenze statisticamente significative tra residenti nell’ASL TO3 e residenti nell’ASL Città di Torino per tutti i composti organici considerati. Analizzando l’andamento nel tempo, si è osservata una riduzione significativa delle concentrazioni di PCDD, PCDF e PCB nella popolazione in studio al T2 rispetto alle concentrazioni misurate prima dell’avvio dell’impianto per entrambe le aree di esposizione (figure 5 e 6).

Figura 5
Confronto PCDD+PCDF, DL-PCB e TEQTOT prima dell’avvio dell’impianto (T0) e dopo tre anni (T2), divisi per ASL di residenza e per tutti i campioni in studio. Valori mediani

Fonte: Arpa Piemonte

Dal test dei ranghi con segno di Wilcoxon risultano statisticamente significative le diminuzioni per PCDD+PCDF e TEQTOT per ASL TO3 e per tutti i campionati. Per DL-PCB le diminuzioni risultano statisticamente significative anche per la Città di Torino.

Figura 6
Confronto Σ6NDL-PCB e Σ30NDL-PCB prima dell’avvio dell’impianto (T0) e dopo tre anni (T2)divisi per ASL di residenza e per tutti i campioni in studio. Valori mediani

Fonte: Arpa Piemonte

Dal test dei ranghi con segno di Wilcoxon risultano statisticamente significative tutte le diminuzioni ad eccezione di Σ6NDL-PCB 6NDL-PCB per l'ASL di Città di Torino

Per quanto riguarda la valutazione dello stato di salute generale, non si osservano complessivamente differenze tra T0 e T2 (figura 7)

Figura 7
Percentuale di soggetti aventi valori ematochimici nella norma al T0 e al T2

Fonte: Arpa Piemonte

Sia al T0 che al T2 è stato somministrato un questionario sulla percezione del rischio. In figura 8 si riportano i dati relativi alle due fonti di maggior preoccupazione per il campione in studio (gestione rifiuti e inquinamento atmosferico). Per quanto riguarda la gestione rifiuti si osserva una diminuzione nella preoccupazione del campione in studio per quanto riguarda l’ASL TO3.

Figura 8
Variazione della percezione del rischio tra T0 e T2 divise per ASL di residenza

Fonte: Arpa Piemonte


Nel novembre 2018 è stato redatto il Report n°9Biomonitoraggio dei lavoratori addetti all’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti di Torino Risultati sui livelli di inquinanti organici dopo tre anni dall’avvio dell’impianto". Le analisi hanno suggerito che le variazioni nelle concentrazioni di OH-IPA, PCB e diossine misurate tra il secondo controllo e il baseline nei lavoratori del termovalorizzatore di Torino non siano da attribuirsi in modo specifico all’attività dell’inceneritore. Tali risultati sono coerenti con i pochi studi reperibili in letteratura che hanno adottato un disegno di studio longitudinale. Arpa ha partecipato con i monitoraggi in ambiente di lavoro. I risultati dei campionamenti ambientali dopo tre anni dall’entrata in funzione del termovalorizzatore non evidenziano problemi di esposizione a IPA. Grazie ad alcune migliorie, le concentrazioni degli IPA si sono ridotte sia nell’area avanfossa sia nella cabina gruista RSU e continuano a mantenersi contenute nell’area Sili/Ceneri e PSR. I livelli rilevati nelle zone adibite ad ufficio sono simili a quelli dell’aria nelle aree adiacenti all’impianto. È in fase di completamento la bonifica dell’area scorie, ove le concentrazioni risultano raddoppiate rispetto ai rilevamenti precedenti e con valori superiori alle altre postazioni.
Riconoscimenti. Segnaliamo che il gruppo di lavoro SPoTT ha avuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali:
- Pubblicato da Elsevier (rivista Chemosphere) un nuovo articolo sui valori dei metalli dopo un anno dal funzionamento dell'inceneritore di Torino. I risultati della fase T1 di SpoTT sono infatti confrontati con quelli precedenti al funzionamento dell'impianto a pieno regime e si riferiscono ai prelievi fatti nel 2014 su un campione di circa 400 residenti della zona.

- XLII CONVEGNO ASSOCIAZIONE ITALIANA DI EPIDEMIOLOGIA (AIE) (Ottobre 2018) Convegno AIE svolto tra il 24 e il 26 ottobre 2018, a Lecce. Tema riguardava una riflessione sui principi fondanti del Sistema Sanitario Nazionale e sul contributo concreto che l’epidemiologia è chiamata a svolgere oggi e in futuro. Nella sessione dedicata al rapporto "Ambiente e Salute", Antonella Bena, coordinatrice di SPoTT, ha presentato i risultati dell'ultimo step di biomonitoraggio illustrando come sono variate le concentrazioni dei metalli nelle urine dei residenti vicini l'inceneritore (https://www.dors.it/alleg/spott/201810/2018_10_26_AIE_def.pdf).

- partecipazione al primo convegno della Rete nazionale di epidemiologia ambientale EpiAmbnet tenutosi a Bologna il 7 e 8 novembre 2017 col titolo "Ambiente e salute: un impegno per ridurre gli impatti sulla salute delle esposizioni ambientali" (https://www.arpae.it/cms3/documenti/ambiente_salute/Programma_convegno_7_8_nov_Bologna.pdf). Anche questa volta SPoTT è stato presente, in particolare raccontando i risultati del recente studio epidemiologico sugli effetti a breve termine sulla salute della popolazione attorno all'inceneritore del Gerbido (“Report n.6 Monitoraggio epidemiologico degli effetti sulla salute dell'inceneritore dei Torino - Effetti a breve termine” (https://www.arpa.piemonte.it/arpa-comunica/file-notizie/2017/trm-effetti-breve-termine-11-ott-2017-def-1.pdf)).

- XLI CONVEGNO ASSOCIAZIONE ITALIANA DI EPIDEMIOLOGIA (AIE) (Ottobre 2017) Si è svolto tra il 25 e il 27 ottobre 2017, a Mantova, il Convegno AIE focalizzato sul tema della comunicazione e della partecipazione attiva in campo epidemiologico (visualizza il programma http://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2017/10/programma_007c_def_w.pdf). L’epidemiologia, oggi, si trova di fronte alla necessità sempre più emergente di fornire una comunicazione scientifica trasparente e accessibile alla popolazione; è solo in questo modo, infatti, che si ottiene una cittadinanza dotata di maggiore conoscenza sulle problematiche ambientali e di salute e si facilità un maggior coinvolgimento nei processi decisionali. All'interno di questa discussione, il dott. Ennio Cadum, di Arpa Piemonte e membro del gruppo di lavoro SPoTT ha presentato i risultato dello studio sugli effetti a Breve termine sulla popolazione attorno all'inceneritore del Gerbido (“Report n.6 Monitoraggio epidemiologico degli effetti sulla salute dell'inceneritore dei Torino - Effetti a breve termine” (https://www.arpa.piemonte.it/arpa-comunica/file-notizie/2017/trm-effetti-breve-termine-11-ott-2017-def-1.pdf)).

- SPOTT al Convegno della Regione Emilia Romagna "Aria e Salute" (Ottobre 2017). Il Programma SpoTT è stato di recente presentato al convegno "ARIA & SALUTE: GLI STUDI E LA COMUNICAZIONE (http://www.dors.it/alleg/spott/201711/Seminario%20aria%20e%20salute%2013-10-2017-1.pdf)" svoltosi a Forlì il 13 ottobre e organizzato da ARPA e ASL Emilia Romagna. Durante questa giornata è infatti stato fatto il punto sulla conoscenza attuale delle problematiche aria-salute e sono state presentate alcune significative esperienze italiane, concluse o in corso, rivolte allo studio della "matrice aria" e del suo impatto sulla salute della popolazione.
- Sul numero 5(40) della rivista Epidemiologia e Prevenzione (Dicembre 2016) è stato pubblicato l’articolo scientifico “Sorveglianza sulla salute della popolazione nei pressi del termovalorizzatore di Torino (SPoTT): presentazione del programma di sorveglianza” (http://www.epiprev.it/intervento/sorveglianza-sulla-salute-della-popolazione-nei-pressi-del-termovalorizzatore-di-torino-s).
È stata l’occasione per presentare alla comunità scientifica italiana il Programma SPoTT, partendo dalla presentazione del protocollo di studio e approfondendo tre delle quattro linee di attività messe in campo dal gruppo di lavoro (monitoraggio epidemiologico degli effetti a breve termine, sorveglianza epidemiologica degli effetti a lungo termine, monitoraggio biologico). Ancora una volta un importante riconoscimento che rende tutti i membri di SPoTT soddisfatti del contributo offerto alla comunità scientifica in tema di “inceneritori e salute”.
- La rivista Environmental Monitoring and Assessment (novembre 2016) ha pubblicato l’articolo: Biomonitoring and exposure assessment of people living near or working at an Italian waste incinerator: methodology of the SPoTT study (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27714597).

- I risultati del programma SPoTT di biomonitoraggio degli OH-IPA sono stati discussi all’interno del seminario satellite “Inceneritori e salute: il contributo dell’epidemiologia italiana alla conoscenza dell’impatto sulla salute e alle azioni di sanità pubblica (Coordinatori: Antonella Bena, Fabrizio Bianchi)” all’interno del XL Congresso dell’associazione italiana di epidemiologia, svoltosi a Torino dal 19 al 21 ottobre 2016. All’interno di tale seminario sono stati presentati contributi sui sistemi di sorveglianza della popolazione residente nei pressi di diversi impianti di incenerimento presenti sul territorio italiano. Il protocollo SPoTT è pertanto stato validato, oltre che dal Comitato Tecnico Scientifico preposto.

- SPoTT è Stato inoltre presentato al 28° congresso della Società internazionale di Epidemiologia Ambientale (ISEE) svoltosi a Roma dal 1 al 4 settembre 2016, un’occasione importante per confrontarsi con progetti analoghi in altre parti del mondo e far conoscere alcuni risultati del Programma SPoTT alla comunità scientifica internazionale. Durante il convegno il Gruppo SPoTT ha inoltre participato con 2 poster: "Risk perception of people involved in biomonitoring of the general population living near an Italian incinerator” e “Metal levels in urine samples and in air particulate matter in Turin metropolitan area (Italy): a comparison study”.

Environmental Research ad aprile 2016. - Spott viene promosso: ecco la prima pubblicazione su una rivista scientifica internazionale! Il Biomonitoraggio condotto dal Programma SPoTT contribuisce a definire i valori di riferimento italiani per diversi metalli in una popolazione che vive in una zona urbana industrializzata. Questo è quanto afferma, Beatrice Bocca, chimica dell’Istituto Superiore di Sanità che lavora nel gruppo SPoTT. Il lavoro presenta alla comunità scientifica internazionale i risultati delle determinazioni effettuate nei residenti prima dell’entrata in funzione dell’impianto. Leggi qui l'abstract.

I risultati, i report e le pubblicazioni sono pubblicati sul sito SPOTT.

impatti sulla salute negli ambienti di lavoro

L’attività lavorativa deve garantire la salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro e la rispondenza alle norme in materia di igiene e sicurezza del lavoro attraverso l’adozione di idonei sistemi di prevenzione collettiva e individuale, nonché di appropriate misure organizzative e di prevenzione.
Gli effetti sulla salute umana con riferimento all’ambiente di lavoro possono variare in funzione delle caratteristiche degli impianti, delle sostanze, della loro concentrazione, della durata d’esposizione e dalla dose assorbita.
In tale contesto, in Arpa Piemonte si è consolidata nel tempo un’unità specifica di igiene industriale, in particolare per attività correlate alla misurazione e valutazione dell’esposizione professionale nei luoghi di lavoro ad agenti chimici, fisici e biologici a supporto degli S.Pre.S.A.L. (Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di Lavoro) della ASL piemontesi.
I settori produttivi oggetto di specifici progetti di comparto sono stati svariati. A titolo di esempio si citano le fonderie, i cantieri stradali e quelli legati alle Olimpiadi di Torino 2006, l’esposizione ai fluidi lubrorefrigeranti nelle officine meccaniche, le attività galvaniche e di lucidatura nel settore delle rubinetterie, lo stampaggio della gomma, compresa la produzione degli pneumatici.
Un inquinante di interesse ha riguardato l’esposizione a manganese derivante dalla saldatura dei metalli. Il manganese ha infatti evidenziato importanti proprietà tossicologiche con particolare riguardo al Sistema nervoso centrale ed è stato oggetto di una recente revisione del limite di esposizione da parte dell’ACGIH. Sulla base di alcune evidenze riscontrate in interventi puntuali su aziende che effettuano attività di saldatura si sono riscontrate diverse criticità, con possibili superamenti dei limiti di esposizione.
Recentemente è stata approvata un’attività progettuale, della durata triennale, promossa dall’ASL BI, in collaborazione con l’ASL TO4, ASL NO e ASL VCO e Arpa Piemonte e che riguarderà il rischio chimico e cancerogeno. In particolare, saranno oggetto di monitoraggio e valutazione l’esposizione a silice cristallina libera respirabile derivante da un procedimento di lavorazione.

Figura 9
Impatti sulla salute negli ambienti di lavoro

Esposizioni Professionali a polveri di farina e ad agenti microbiologici aerodispersi nel comparto della panificazione e di altri prodotti da forno

Le lavorazioni della farina per la produzione di pane, focacce, biscotti e altri prodotti da forno possono determinare esposizione a polvere con rischio di sviluppare varie tipologie di malattie a carico dell'apparato respiratorio (quali riniti, asma bronchiale, alveoliti allergiche estrinseche). Alle malattie respiratorie si possono aggiungere manifestazioni cutanee. L'esposizione a polvere di farina di frumento può essere considerata inevitabile, diretta e ripetitiva per tutti gli addetti alla produzione di pane e altri prodotti da forno.

Figura 10
Attività del comparto della panificazione e degli altri prodotti da forno


Su questo argomento è stato attivato un progetto condotto da Arpa in collaborazione con le ASL del territorio piemontese su un campione di industrie della panificazione di piccole, medie e grandi dimensioni e articolato su più livelli di azione, che vanno dalla scelta delle realtà oggetto di indagine alla fase di monitoraggio e analisi dei risultati. Al dato “misurato” si associa l’utilizzo di apposita check-list per raccogliere il maggior numero di informazioni utili ed elaborare un’immagine più precisa delle realtà dislocate sul territorio. L’attività nel 2018 ha riguardato 10 ditte indicate da A ad L nelle quali sono stati eseguiti sopralluoghi, campionamenti e analisi di tipo chimici e biologico.

È stata redatta un’apposita check-list di sopralluogo allo scopo di raccogliere in tutte le aziende la stessa tipologia di informazioni circa l’attività svolta, le modalità, i macchinari presenti, i turni, la presenza o meno di aspirazioni, la pulizia dei locali, l’uso dei DPI ecc. In tale ottica diventa uno strumento organico a disposizione anche delle AASSLL e delle associazioni di categoria per avere un primo elemento di valutazione.
Dall’analisi delle check list compilate risulta quanto segue:
  • le realtà esaminate sono di diversa tipologia, alcune a carattere familiare altre a stampo maggiormente industriale. Una (B) di dimensioni più ridotte. tre (C, E, H) fortemente automatizzate;
  • i prodotti realizzati possono essere ricondotti a due categorie principali ovvero pane e prodotti da forno (dolci e/o salati);
  • le impastatrici possono essere totalmente aperte, parzialmente chiuse con griglia anteriore o totalmente chiuse con accesso per aggiunta di ingredienti secondari. La maggior parte di quelle visionate è del secondo tipo;
  • generalmente le impastatrici non sono aspirate. Solo due ditte (H e I) hanno aspirazione localizzata e una (G) è dotata di un’aspirazione orientabile, utilizzata quando vi è immissione diretta della farina;
  • in tre ditte (L, I, H) è stato osservato l’uso corretto di DPI quali maschere e guanti. In una (G) le maschere venivano fornite, ma non indossate dagli addetti;
  • la ventilazione generale è nella totalità delle realtà esaminate di tipo naturale, con al massimo presenza saltuaria di ricircolo o sistemi di raffrescamento in aree limitate;
  • le aree di pausa e i distributori di bevande sono tutti posti fuori dalla zona produzione e solo in un caso (D) all’interno del reparto;
  • le procedure di pulizia dei locali sono tutte formalizzate e vengono effettuate con tempistiche e modalità ben precise. Alle procedure giornaliere si affiancano quelle settimanali, bisettimanali e mensili. Alcune operazioni sono manuali, altre meccanizzate, con aspiratore e/o macchine per il lavaggio del pavimento.
Le procedure sono state acquisite, ma non è stato possibile verificarne personalmente l’esecuzione poiché vengono effettuate al termine dei turni di lavorazione.

MONITORAGGIO CHIMICO
Si sono eseguite campagne di monitoraggio con prelievi di tipo personale e ambientale per la determinazione di polveri inalabili di farina.
Per il campionamento e l’analisi delle polveri di farina sono stati utilizzati i seguenti metodi ufficiali:
Metodo ufficiale di riferimento per il prelievo: UNICHIM 1998
Metodo ufficiale di riferimento per l’analisi: MDHS 14/3: 2000
Sono stati eseguiti monitoraggi chimici in sei ditte effettuando un totale di 51 campioni di polveri di farina di cui 29 prelievi di tipo personale e 22 di tipo ambientale.
I campioni personali sono stati effettuati sugli addetti all’impasto, alla formatura, ai forni e ad altre mansioni. Nella figura 9 sono riportati i valori medio, massimo e minimo di tutti i prelievi personali eseguiti presso le sei attività produttive.

Figura 11
Valori medio, massimo e minimo di tutti i prelievi personali

Fonte: Arpa Piemonte

Tutti i prelievi sono superiori al valore limite dell’ACGIH di 0,5 mg/m3. L’intervallo di valori rilevati va da 0,66 a 11 mg/m3.


I quattordici campioni degli addetti alle impastatrici hanno dato come valore medio 2,8 mg/m3 quasi sei volte il TLV-TWA con un minimo di 0,66 mg/m3 e un massimo di 8,4 mg/m3 diciassette volte il limite.

Gli addetti alla formatura monitorati sono stati otto e il valore medio di esposizione è risultato pari a 1.6 mg/m3, circa sei volte il limite con un massimo 2,7 mg/m3 e un minimo di 0,8 mg/m3.
Sono stati monitorati solo tre addetti ai forni in quanto nelle altre tre ditte non era previsto personale in quanto la cottura era automatizzata. I valori rilevati mostrano un picco di 11 mg/m3 rilevato nella ditta G dovuto alla modalità di sfarinatura dell’addetto che era estremamente polverosa.
Per tutte le altre mansioni i risultati sono stati valutati insieme (capo turno, addetto alle pulizie, pizzaioli, ecc.) e pur superando il valore limite di 0,5 mg/m3 le esposizioni a polveri di farina sono risultate generalmente più contenute.

MONITORAGGIO MICROBIOLOGICO

I campionamenti vengono effettuati in postazioni fisse e la loro finalità è quella di valutare il livello di carica microbica presente. I parametri ricercati sono stati:
Carica batterica totale a 22°C e a 36°C, Muffe e Lieviti, Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus.

Per gli ambienti indoor si utilizzano i seguenti indici di contaminazione:
IGCM= UFC/m3 (37°C) + UFC/m3 (20°C) + UFC/m3 (muffe e lieviti)
ICM = UFC/m3 (37°C) / UFC/m3 (20°C)
IA = IGCM(interno) / IGCM(esterno)

L’Indice di Amplificazione- IA- è utilizzato soprattutto per edifici dotati di ventilazione forzata.
L’IGCM consente di valutare una contaminazione globale che meglio si addice alla valutazione del rischio potenziale.

La suscettibilità individuale resta sicuramente un parametro non standardizzabile, ma la corretta valutazione dell’esposizione e la riduzione della stessa sono punti cruciali su cui agire.
In base al valore dei tre indici si possono identificare le seguenti classi di contaminazione:
Molto bassa < 500 IGCM/m3, Bassa < 1.000, Intermedia >1.000, Alta> 5.000, Molto alta >10.000 UFC/m3.

I risultati dei monitoraggi effettuati presso le attività produttive oggetto di indagine sono stati aggregati in base alle principali zone di lavorazione in:
a) zona impasti, b) zona forni, c) zona formatura/produzione pani speciali, d) altre postazioni, analogamente a quanto fatto per il monitoraggio chimico.

I monitoraggi condotti nella zona impasti (tramoggia di carico, impastatrici ecc) hanno evidenziati valori di IGCM compresi tra 170 UFC/m3 (ditta C) e 2.320 UFC/m3 (ditta D), con una punta di 7.080 UFC/m3 (ditta E linea fette-situazione non ordinaria). Il valore più basso di 170 UFC/m3 è stato riscontrato nella ditta C, che ha un processo automatizzato per la produzione di pan carré e pan bauletto.
I valori riscontrati presso la zona forni (ingresso forni, uscita forno, area forno) hanno mostrato valori compresi tra 330 UFC/m3 (ditta C) e 1670 UFC/m3 (ditta G), con una punta massima di 4.920 UFC/m3 (ditta E linea fette- situazione non ordinaria).
Il valore più basso è stato riscontrato anche in questo caso presso la ditta C.
Le lavorazioni di formatura e di preparazione di pani speciali sono caratterizzate da operazioni ripetute di spolveratura che implicano uso abbondante di farina che si diffonde sugli operatori e nell’ambiente di lavoro. I valori di IGCM riscontrati sono compresi tra 1030 UFC/m3 (ditta E linea grissini) e 2.170 UFC/m3 (ditta D), con punta massima di 6.010 UFC/m3 (ditta E linea fette-situazione non ordinaria).
La classe di contaminazione risultante è “intermedia” (ad eccezione del valore di punta massima ascrivibile alla classe alta).
I valori di IGCM riscontrati presso la cella di fermo lievitazione sono compresi tra 260 UFC/m3 (ditta C) e 990 UFC/m3 (ditta E linea grissini), con una punta massima di 4.650 UFC/m3 (ditta E linea fette -situazione non ordinaria).
Il dato più basso, ascrivibile alla classe di contaminazione “molto bassa” è stato riscontrato, anche in questo caso, nella ditta C.

Figura 12
Valori del parametro IGCM per tutti i prelievi

Fonte: Arpa Piemonte

I valori al di sotto di IGCM <500 ufc="" m="" sup="">3 sono ascrivibili alla classe di contaminazione molto bassa
I valori al di sotto di IGCM <1.000 ufc="" m="" sup="">3 sono ascrivibili alla classe di contaminazione bassa
I valori con IGCM > 1.000 e <5.000 ufc="" m="" sup="">3 sono ascrivibili alla classe di contaminazione intermedia
I valori al di sotto di IGCM >5.000 UFC/m3 (linea rossa) sono ascrivibili alla classe di contaminazione alta

Non vi sono valori ascrivibili alla classe di contaminazione molto alta (IGCM >10.000 UFC/m3).
Dall’analisi dei monitoraggi eseguiti si possono quindi formulare le seguenti considerazioni:
  • La zona forni mostra valori di IGCM ascrivibili alla classe di contaminazione “molto bassa” e “bassa”. La posizione dei forni nell’ambiente di lavoro e le attività che vengono svolte nelle aree adiacenti possono influenzare i risultati.
  • La zona impasti e la zona formatura sono caratterizzate da mansioni che prevedono notevole utilizzo di farina e i campioni sono risultati appartenere prevalentemente a classi di contaminazione intermedia e alta.
  • L’eterogenea classe “altre postazioni” mostra ovviamente un’eterogenea distribuzione dei campioni tra tutte le classi di contaminazione indicate.

Relativamente alle singole unità produttive monitorate emerge quanto segue:
  • Il monitoraggio condotto presso la ditta E linea fette ha mostrato valori molto elevati in tutte le postazioni oggetto di indagine. Tali valori si sono ridotti durante il monitoraggio successivo condotto con due linee in funzione (linea fette e linea grissini). La situazione riscontrata durante la prima campagna di monitoraggio parrebbe quindi non essere rappresentativa della normale attività lavorativa
  • La ditta C ha evidenziato i valori di IGCM più bassi riscontrati, tutti ascrivibili alla classe di contaminazione “molto bassa” ad eccezione di un’unica postazione con IGCM pari a 1090 UFC/m3 (classe di contaminazione “intermedia”: >1000 UFC/m3). La postazione in oggetto è legata all’attività di formatura.
Il comparto panificazione e prodotti da forno si è rivelato effettivamente un comparto caratterizzato da elevata esposizione professionale a polveri di farina.
È rappresentato essenzialmente da piccole e medie aziende, spesso a conduzione/composizione familiare, con addetti interscambiabili nelle diverse mansioni.
L’operazione di caricamento dell’impastatrice, di pulizia dei piani di lavoro e delle macchine, il lancio della farina sulle superfici di lavoro per evitare l’aderenza dell’impasto costituiscono le fasi di maggior esposizione del ciclo di lavorazione.
Tutti i campioni personali di polveri sinora condotti sono risultati superiori al TLV-TWA di 0,5 mg/m3 definito dall’ACGIH, con un valore medio pari a 2,4 mg/m3 e un picco massimo di 11 mg/m3.
Le mansioni maggiormente esposte sono, nell’ordine, quelle dell’impastatore, dell’addetto alla formatura e dell’addetto al forno.
Le operazioni che richiedono maggior utilizzo e diffusione di farina, e conseguentemente maggior esposizione professionale alla stessa, si accompagnano anche a valori di contaminazione microbica più elevati.
Per ridurre il rischio di allergia da farina è necessario ridurre alla sorgente la generazione e la propagazione della polvere di farina e pertanto introdurre misure di gestione del rischio quali lavorare con macchinari e impianti a ciclo chiuso (dotati di copertura), separare i locali polverosi da quelli poco polverosi e impiegare adeguati impianti di aspirazione e ventilazione.
È opportuno pulire l’ambiente di lavoro (pavimenti e macchinari) con aspirapolvere indicati per la corretta classe di polvere e non utilizzare mai aria compressa.

Lo scopo ultimo del progetto sarà l’identificazione di soluzioni migliorative per ridurre lo sviluppo di patologie specifiche e/o malattie professionali legate all’uso di farine e cereali nei comparti della panificazione.

ESPOSIZIONE DEI TAXISTI AD INQUINANTI IN AMBITO URBANO

L’inquinamento atmosferico in ambito urbano è fenomeno noto e studiato da anni. Arpa dispone di una rete di monitoraggio della qualità dell’aria estesa e capillare, che permette di acquisire ampie serie di dati sugli inquinanti dell’atmosfera.
Per migliorare la conoscenza dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute della popolazione, è utile misurare le concentrazioni di inquinanti all’interno dei veicoli circolanti in ambito urbano: gran parte delle persone trascorrono un tempo considerevole della propria giornata all’interno di automobili o altri mezzi di trasporto urbano, e si tratta di un fenomeno che riguarda sostanzialmente tutte le fasce della popolazione.
Sono poi numerose le persone per le quali il mezzo di trasporto costituisce luogo di lavoro: in alcuni casi l’occupazione è strettamente legata alla permanenza sul veicolo (autisti professionali), mentre per numerose categorie di persone il veicolo costituisce un mezzo per attività lavorativa in diversi siti operativi.

È stato quindi avviato uno studio specifico nella città di Torino, per verificare quale correlazione vi sia fra le concentrazioni nell’ambiente esterno (misurate attraverso la rete di monitoraggio della qualità dell’aria) e quelle all’interno dei veicoli. Si ritiene che attraverso i dati acquisiti sia possibile avere informazioni utili sia per la valutazione dell’esposizione della popolazione generale durante gli spostamenti quotidiani che per l’esposizione professionale dei lavoratori nel settore dei trasporti.

Per l’esecuzione dei monitoraggi è stata avviata una collaborazione con la cooperativa “TaxiTorino”, che si occupa dell’organizzazione operativa di circa 1.400 autovetture, continuamente circolanti nell’area metropolitana; la cooperativa ha fornito ampia disponibilità nello svolgimento dell’attività.




Nel mese di febbraio 2019 si è svolta una prima campagna di monitoraggio, effettuata principalmente tramite campionatori passivi per la misura di sostanze organiche volatili, ossidi di azoto e aldeidi. In due giornate di prelievi sono stati effettuati campionamenti attivi di polveri e sostanze organiche volatili tramite canister.
Sono stati acquisiti dati di massima relativi agli spostamenti dei taxi nelle giornate di prelievo, in modo da poter comparare in modo più puntuale i dati con quelli provenienti dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria.
I risultati della prima campagna di monitoraggio sono in fase di elaborazione; è prevista una seconda campagna nei mesi estivi.