Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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RISCHI NATURALI

La regione, densamente popolata (oltre 4 milioni di abitanti), economicamente attiva e sede di importanti infrastrutture e reti di comunicazione, risulta fragile nella sua esposizione ai rischi naturali. S’intende per rischio naturale il numero atteso di perdite umane, feriti, danni alle proprietà e interruzioni di attività economiche, in conseguenza di processi d’instabilità che naturalmente si sviluppano sul territorio.
Il Piemonte, situato al margine occidentale della pianura padana, è occupato per circa il 49% del suo territorio dai rilievi montuosi delle Alpi e degli Appennini, che lo delimitano su tre lati come un arco. Tale struttura morfologica rende peculiare il clima della regione, che risulta zona di scontro delle masse d'aria continentali provenienti dalla piana del Po, dell'umidità proveniente dal Mediterraneo e delle correnti atlantiche nord-occidentali. I rilievi favoriscono i processi di convezione delle masse umide e la conseguente intensificazione delle precipitazioni che a loro volta determinano fenomeni di allagamento nelle aree fluviali, di piene torrentizie e l’innesco di frane lungo i versanti.

Analizzando i dati storici del periodo 1850-2000, la regione è statisticamente colpita in settori diversi da eventi alluvionali (intendendo come tali quelli che interessano almeno due bacini idrografici) con ricorrenze medie di un evento ogni 18 mesi circa.
Nel settore Alpino, particolari condizioni nivo-meteorologiche possono inoltre causare un’altra tipologia di processi d’instabilità naturale: le valanghe.

Il territorio regionale è altresì soggetto a terremoti: il contesto tettonico e i regimi geodinamici attivi portano la regione ad essere sede di attività sismica, generalmente modesta dal punto di vista energetico, ma notevole come frequenza. I terremoti nell’area si verificano principalmente lungo due direttrici, note come arco sismico piemontese e arco sismico brianzonese, convergenti verso sud nelle Alpi Marittime.

La prima segue l’andamento dell'arco alpino occidentale nella sua parte interna, in corrispondenza del massimo gradiente orizzontale della gravità presente in prossimità del margine di contatto tra i rilievi alpini e la pianura piemontese occidentale.
La seconda, caratterizzata da una maggiore dispersione, segue l'allineamento dei massicci cristallini esterni, lungo il Fronte Pennidico. Una diffusa sismicità, seppur con minori frequenze, caratterizza anche i rilievi centrali e sud-orientali della regione, in particolare nell’Appennino settentrionale.

 aree in frana

Il SIFraP (Sistema Informativo Fenomeni Franosi in Piemonte) è la componente della Banca dati Geo-logica di Arpa che raccoglie le informazioni relative ai dissesti di versante (avvenuti in passato o in atto) documentati e/o riconoscibili attraverso il rilevamento diretto o il telerilevamento. Le informazioni sono organizzate secondo diversi livelli di approfondimento. Il primo livello è stato compilato per oltre 36.700 fenomeni franosi rilevati in Piemonte e permette di ottenere un indicatore sullo stato del territo-rio: la percentuale di territorio in frana (comunemente indicata come indice di franosità). Il significato di tale indice non è da intendersi in termini di incremento o decremento annuale, in quanto la sua variazione nel tempo è quasi impercettibile; inoltre l’aumento 
della superficie in frana non è generalmente legata unicamente all’attivazione di nuovi fenomeni franosi ma spesso ad un miglioramento della conoscenza del territorio. L’indice di franosità tuttavia rappresenta un importante indicatore a scala comunale, provinciale e regionale della vulnerabilità del territorio collinare/montano. La raccolta di informazioni al 2° livello di approfondimento (attualmente disponibili per 675 fenomeni franosi, di cui 36 analizzati nel 2018), invece, permette di ottenere un quadro maggiormente dettagliato in merito ai fenomeni franosi di maggior rilevanza che nel corso dell’anno hanno interessato il Piemonte. Sono inoltre stati resi disponibili 145 report sintetici di fenomeni franosi di 1° livello di approfondimento.

Figura 1
Fenomeni franosi analizzati al 2° livello di approfondimento SIFRAP


Fonte: Arpa Piemonte

In rosso le frane per le quali sono disponibili informazioni di secondo livello di approfondimento.

Figura 2
Servizio “SIFraP - Sistema Informativo Frane in Piemonte “



Apri la mappa a schermo intero


Il servizio rende disponibile le informazioni estratte dal SIFraP relative a fenomeni franosi di varia tipologia presenti sul territorio regionale.

dissesto idrogeologico in Italia

Il rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico in Italia fornisce il quadro di riferimento aggiornato sulla pericolosità per frane e alluvioni sull’intero territorio nazionale e presenta gli indicatori di rischio relativi a popolazione, famiglie, edifici, imprese e beni culturali.

Si aggiorna lo scenario del dissesto idrogeologico in Italia: nel 2017 è a rischio il 91% dei comuni italiani (88% nel 2015) e oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità. Aumenta la superficie potenzialmente soggetta a frane (+2,9% rispetto al 2015) e quella potenzialmente allagabile nello scenario medio (+4%); tali incrementi sono legati a un miglioramento del quadro conoscitivo effettuato dalle Autorità di Bacino Distrettuali con studi di maggior dettaglio e mappatura di nuovi fenomeni franosi o di eventi alluvionali recenti.

Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila km2). Quasi il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9% (oltre 1 milione) in zone alluvionabili nello scenario medio. Sono oltre 7 milioni le persone che risiedono nei territori vulnerabili: oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (PAI – Piani di Assetto Idrogeologico) e più di 6 in zone a pericolosità idraulica nello scenario medio (ovvero alluvionabili per eventi che si verificano in media ogni 100-200 anni). I valori più elevati di popolazione a rischio si trovano in Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria.

Le industrie e i servizi posizionati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono quasi 83 mila, con oltre 217 mila addetti esposti a rischio. Il numero maggiore di edifici a rischio si trova in Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Al pericolo inondazione, sempre nello scenario medio, si trovano invece esposte ben 600 mila unità locali di impresa (12,4% del totale) con oltre 2 milioni di addetti ai lavori, in particolare nelle regioni Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria dove il rischio è maggiore.

Minacciato anche il patrimonio culturale italiano. I dati dell’ISPRA individuano nelle aree franabili quasi 38 mila beni culturali, dei quali oltre 11 mila ubicati in zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, mentre sfiorano i 40 mila i monumenti a rischio inondazione nello scenario a scarsa probabilità di accadimento o relativo a eventi estremi; di questi più di 31 mila si trovano in zone potenzialmente allagabili anche nello scenario a media probabilità. Per la salvaguardia dei Beni Culturali, è importante stimare il rischio anche per lo scenario meno probabile, tenuto conto che, in caso di evento, i danni prodotti al patrimonio culturale sarebbero inestimabili e irreversibili.

I comuni a rischio idrogeologico: in nove Regioni (Valle D’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria) sono presenti il 100% dei comuni è a rischio. L’Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento hanno percentuali di comuni a rischio tra il 90% e il 100%.

Mappatura Amianto Naturale

La mappatura completa delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto deriva dalla Legge n. 257 del 1992, che ha messo al bando tutti i prodotti contenenti amianto, vietandone la produzione e l’utilizzo, e dal Decreto 18 marzo 2003 n.101 del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, che ne stabilisce il modus operandi.
Nel 2004 la Regione Piemonte ha affidato ad Arpa l’esecuzione delle attività di mappatura della presenza di amianto sul territorio, svolta principalmente tra il 2004 e il 2006 e attualmente in fase di revisione e aggiornamento.

Il progetto di mappatura dell’amianto naturale nasce a seguito del DM n.101 del 18 marzo 2003 “Regolamento per la realizzazione di una mappatura delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto, ai sensi dell’articolo 20 della legge 23 marzo 2001, n. 93” che prevede, come specificato nell’allegato A - categoria 3 “Criteri per la mappatura della presenza di amianto nell’ambiente naturale”, la mappatura di ammassi rocciosi caratterizzati dalla presenza di amianto e delle attività estrattive (in esercizio o dismesse) relative a rocce e minerali con presenza di amianto o comunque ubicate in aree indiziate per la presenza di amianto.

La mappatura dell'amianto naturale deriva dall'analisi di diverse fonti informative relative alla presenza di rocce basiche e ultrabasiche che possono essere sede di locali concentrazioni di minerali asbestiformi ai sensi del DM n.101 del 18 marzo 2003.
In particolare le fonti utilizzate sono:
  • la carta geologica regionale redatta a scala1:100.000;
  • la carta geologica a scala locale (1:50.000 - 1:25.000);
  • i permessi di ricerca e le concessioni minerarie
  • le informazioni relative ai depositi di versante derivanti dalla banca dati di Arpa Piemonte, significative alla scala 1:100.000 e che si sviluppano per la maggior parte su litologie a maggiore probabilità di contenere minerali di amianto;
  • il database dei punti di prelievo di campioni con accertata presenza naturale di amianto.
Tutte le litologie sono state distinte in cinque gruppi in termini di Probabilità di Occorrenza di Minerali di Amianto (campi Litologia e POMA):
  • Classe di probabilità alta
  • Classe di probabilità medio-alta
  • Classe di probabilità media
  • Classe di probabilità medio-bassa
  • Classe di probabilità bassa
La normativa italiana con il termine “amianto” indica 6 minerali fibrosi appartenenti alla famiglia degli anfiboli (riebeckite di amianto o crocidolite, grunerite di amianto o amosite, antofillite di amianto, actinolite e tremolite) e del serpentino (crisotilo).
È importante evidenziare che i minerali di amianto non sono distribuiti in maniera ubiquitaria all’interno dei litotipi ad alta probabilità di occorrenza di minerali di amianto, ma sono spesso associati a delle zone intensamente fratturate.

Figura 3
Località Tortore, Lanzo (TO). Zona tettonica con mineralizzazioni di tremolite con dettagli del minerale affiorante lungo piani di frattura (foto dettaglio 1) e lisciviato e depositato sul suolo (foto dettaglio 2)


Le linee rosse tratteggiate delimitano la zona con maggiore presenza di mineralizzazione di tremolite.

Si sottolinea che la cartografia geologica prodotta riporta come informazione di base gli areali in cui, in relazione alle rocce riconosciute in affioramento o sub-affioramento, potrebbero rinvenirsi mineralizzazioni di amianto: essa quindi non indica se l’amianto è presente o meno in una determinata area. La determinazione dell’effettiva presenza o assenza dei minerali classificati come amianto può essere infatti effettuata solo attraverso un rilievo geologico di dettaglio in sito e dall’analisi petrografico-mineralogica dei campioni prelevati.

Figura 4
Mappatura amianto in Piemonte

Riferimenti normativi

Art. 23 del DLgs n. 277 del 15 agosto 1991” Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell'art. 7 della legge 30 luglio 1990, n. 212.” Pubblicato sul Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale 27 agosto 1991, n. 200.

Attività sismica

Nel corso del 2018 la rete sismica regionale ha rilevato circa 600 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 1,0 ML, di cui 88 localizzati internamente ai confini piemontesi e 85 entro 25 km.

All’interno del territorio regionale i terremoti usualmente interessano prevalentemente le Alpi Occidentali, con una distribuzione allineata in corrispondenza del massimo gradiente gravimetrico presente lungo il margine di contatto tra i rilievi alpini e la pianura piemontese occidentale.

Poco meno della metà dei terremoti osservati in Piemonte si sono verificati tra le Alpi Cozie meridionali e le Alpi Marittime e poco meno di un quarto dei sismi è stato localizzato nelle Alpi del Torinese, entro 20 km di profondità. Nel resto del territorio regionale la sismicità è stata più diradata, comprendendo anche una decina di eventi a profondità maggiore di 20 km.

L'indicatore Movimenti sismici è previsto dall'Agenda 2030 all'obiettivo 13. Lotta contro il cambiamento climatico
          

Figura 5
Terremoti - anno 2018


Fonte: Arpa Piemonte

Tabella 1
Distribuzione dei terremoti rilevati nel 2017 internamente ai confini regionali

Sismicità in Piemonte (ML≥1) - anno 2018

Settori geografici piemontesi

N. sismi (ML≥1)

Magnitudo (ML)

Profondità

 

 (km)

Terremoti con magnitudo ≥ 3 ML

 

(località, magnitudo, profondità, data e ora)

Rilievi alpini sud-occidentali

40

1.0-3.5

3-27

Valle Maira (Stroppo, CN), 3,5 ML, 7 km, 17 luglio 18:13 UTC

Valle Maira (Stroppo, CN), 3,1 ML, 6 km, 3 agosto 1:21 UTC

Rilievi alpini nord-occidentali

21

1.0-3.1

4-20

Valle Pellice (Lusernetta, TO), 3,1 ML, 16 km, 27 marzo 13:29 UTC

Rilievi alpini nord-orientali

6

1.3-2.6

6-11

-

Settori sud-orientali 

9

1.1-1.9

3-23

-

Rilievi meridionali

0

-

-

-

Rilievi collinari centrali

3

1.1-1.6

6-11

-

Pianura orientale

0

-

-

-

Pianura occidentale

7

1.0-1.5

13-34

-

Torinese

0

-

-

-

Settori sud-orientali 

2

1.9-2.6

37-57

-


Fonte: Arpa Piemonte

Attività valanghiva

Il 2018 è stato caratterizzato da intense nevicate, anche notevolmente superiori alla media. Il mese con le precipitazioni nevose più continue è stato quello di gennaio seguito dai mesi primaverili di marzo e aprile.
Le nevicate intense di inizio gennaio 2018 hanno determinato una instabilità diffusa sul territorio regionale con molte valanghe di dimensioni grandi e molto grandi con alcuni eventi estremi degni di nota.
Una valanga di dimensioni estreme ha interessato, fortunatamente solo marginalmente, l’abitato di Rochemolles sito nel comune di Bardonecchia. La valanga, che a memoria non raggiungeva dimensioni così importanti da più di 80 anni (figura 6), è caduta nella serata del 4 gennaio investendo con il soffio l’intero abitato, la strada e il versante opposto.

Figura 6
Rochemolles, comune di Bardonecchia.
Zona di accumulo vista dall'elicottero alcuni giorni dopo la caduta della valanga



Fonte: Arpa Piemonte

Numerose valanghe di medie dimensioni hanno interessato anche i settori settentrionali. Tra queste degne di nota le valanghe che hanno interessando marginalmente gli impianti di risalita di San Domenico a Varzo in Val Divedro e di Valdo in Val Formazza.

Questi episodi nevosi molto intensi sono stati accompagnati da venti di scirocco, moderati o forti in quota, che hanno formato importanti accumuli in tutti i settori e hanno determinato l’aumento del grado di pericolo valanghe che ha raggiunto nella giornata del 9 gennaio il grado 5 - Molto Forte su A. Pennine, A. Graie, e A. Cozie Nord mentre sui restanti settori il grado di pericolo valanghe è rimasto 4-Forte (figura 7)

Figura 7
Bollettino Pericolo valanghe del 9 gennaio


Fonte: Arpa Piemonte

Il pericolo valanghe ha raggiunto sui settori di A. Lepontine Graie e Cozie Nord il grado 5-Molto Forte

Il manto nevoso si presentava particolarmente instabile a causa di due problematiche: la forte umidificazione alle quote inferiori i 1.700-1.900 m, con possibile perdita di coesione fino agli strati basali a causa del significativo contenuto di acqua liquida, e la presenza di grossi accumuli da vento a tutte le esposizioni alle quote superiori, di dimensioni maggiori oltre i 2.200-2.400 m e sui settori da A. Pennine alle A. Cozie.
In Val Formazza sono stati segnalati alcuni distacchi di valanga che hanno interessato la viabilità di fondovalle. In valle Orco nei pressi dell’abitato di Ceresole e Soana sono state avvistate numerose valanghe che si sono arrestate sul fondovalle e una valanga di medie dimensioni che ha raggiunto la SP48 (figura 8).

Sia in Val Sesia che in Val Sermenza sono state segnalate molte valanghe di grandi e molto grandi dimensioni (figura 9), in Val Vogna sono state evacuate alcune frazioni e in Val Divedro sono state segnalate distacchi di valanghe che hanno superato i limiti storici conosciuti.

Figura 8
Accumulo della valanga che ha interessato la SP48 della Valle Soana

Fonte: Arpa Piemonte

Figura 9
Zona di accumulo della Valanga "Ciafera" nel comune di Rima San Giuseppe (Val Sermenza) che ha raggiunto la SP10 che collega la frazione al comune di Alto Sermenza


Fonte: Arpa Piemonte
In Valle Susa, Val Chisone e Val Troncea si sono verificati alcuni distacchi di valanghe di medie e grosse dimensioni che in taluni casi presentavano caratteristiche tipicamente primaverili, e distacchi che, seppur di piccole dimensioni, hanno interessato la viabilità causando notevoli disagi alla circolazione.

Le nevicate sono continuate dalla metà di gennaio fino alla fine del mese con apporti complessivi notevolmente superiori al metro. A seguito di queste nuove precipitazioni si è registra una ripresa dell’attività valanghiva spontanea, in particolare nei settori settentrionali e occidentali a seguito delle nevicate registrate a cavallo tra la seconda e la terza decade di gennaio.
A favorire l’instabilità del manto nevoso sono stati da una parte i forti venti da N NW registrati già in corso di nevicate e l’andamento dello zero termico altalenante durante le precipitazioni che ha determinando nevicate molto umide alle quote superiori ai 2.000 m.

A fine gennaio si è assistito ad un repentino aumento dello zero termico che ha raggiunto i 3.000 m ovunque e tra il 27 e il 30 gennaio sono stati segnalati numerosi distacchi spontanei di piccole o medie dimensioni, di superficie alle quote più elevate (2.300-2.800 m) e anche di fondo di neve umida alle quote più basse (1.800-2.300 m). La stagione è proseguita senza situazioni di particolare rilievo fino a fine febbraio quando nevicate intense sui settori occidentali e meridionali, accompagnate da venti moderati, hanno determinato la formazione di importanti accumuli in quota.

Sulla regione si sono susseguite una serie di piccole perturbazioni con continui apporti nevosi che, seppur di debole intensità, hanno continuato ad appesantire un manto nevoso piuttosto eterogeneo con all’interno strati deboli persistenti. Il primo fine settimana di marzo dalle A. Cozie alle A. Liguri si è registrata una diffusa attività valanghiva spontanea, caratterizzata da numerosi distacchi di valanghe di grandi dimensioni e singole valanghe molto grandi, sia a lastroni sia a debole coesione. Tra queste se ne riportano due di particolare interesse.
La prima, la valanga detta “delle Acque Calde”, si è staccata nel comune di Valdieri sabato 3 marzo superando i limiti fino ad ora conosciuti andando ad impattare sul rifugio escursionistico Casa Savoia (figura 10). La seconda si è staccata nel comune di Prali il 3 marzo; si è trattato di una valanga di grosse dimensioni, con una importante componente nubiforme, che ha raggiunto il parcheggio (figura 11) senza tuttavia provocare danni.

Figura 10
Valanga detta “delle Acque calde” che ha impattato sulla Casa Savoia


Fonte: Arpa Piemonte

Figura 11
Valanga nubiforme che si è abbattuta sul parcheggio a Prali


Fonte: Arpa Piemonte
Il bollettino valanghe per entrambi i giorni indicava come grado 3-Marcato sulla maggior parte dei settori in rialzo per le temperature anomale del periodo sui settori dalle A. Cozie Sud alle A. Liguri sottolineando la “forte” instabilità degli strati superficiali del manto nevoso.

Nel fine settimana del 17/18 marzo si è assistito ad una ripresa dell’attività valanghiva spontanea. Sono stati segnalati distacchi di piccole valanghe a lastroni alle quote inferiori i 1.800-2.000 m, numerosi distacchi a tutte le esposizioni alle quote comprese tra i 2.300-2.800 m e valanghe di fondo di medie e localmente grandi dimensioni che in taluni casi hanno raggiunto la viabilità di fondovalle e talvolta hanno coinvolto zone storicamente non interessate da distacchi. A monte dell’abitato di Rochemolles nel comune di Bardonecchia si è osservato il distacco di una valanga di fondo che ha raggiunto una strada secondaria di accesso alla frazione.

Nella mattina del 18 marzo si è staccata per la seconda volta la valanga della Ciafera nel comune di Alto Sermenza. Si tratta di una valanga nota, di grosse dimensioni che si stacca frequentemente in situazioni di forte instabilità del manto nevoso; anche in questo caso (come già successo a gennaio) ha raggiunto la SP 10 isolando la frazione di Rima San Giuseppe nella quale erano presenti 19 persone tra le quali alcuni turisti.
Nel fine settimana del 6-7 aprile si è assistito ad un sensibile aumento delle temperature che, associato alla copertura nuvolosa persistente, ha determinato una forte umidificazione del manto nevoso e una conseguente significativa attività valanghiva spontanea, con distacchi di fondo anche di medie dimensioni in particolare dai versanti caratterizzati da copertura vegetale prativa. Un esempio è dato dalla valanga del rio Tiglieretto sita nel comune di Venaus (Val Cenischia) che si è staccata nella mattinata del 7 aprile.
Nella settimana tra il 9 e il 14 aprile si è osservata un’intensa attività valanghiva spontanea con numerose valanghe di medie dimensioni e isolate grandi valanghe che hanno interessato la viabilità di fondovalle. Il 10 aprile si è staccata una grossa valanga dalla punta Ciarlier nel comune di Macra (Valle Maira), ostruendo completamente la strada comunale che porta alla borgata Palent (figura 12). Il 12 aprile è stata segnalata una valanga di fondo di grosse dimensioni che dalla cima Trent ha raggiunto il vallone di Rio Freddo lambendo la diga omonima. Venerdì 13 aprile sono stati segnalati numerosi distacchi anche di grosse dimensioni che hanno raggiunto il fondovalle talvolta con interessamento della viabilità. In Val Clarea sono avvenuti nell’arco della stesa giornata due distacchi della valanga del rio Tigliaretto, interessata da un primo distacco già il 7 aprile, il primo alle ore 13 (figura 13) e il secondo alle ore 15 con interessamento della SS25 per il Moncenisio chiusa al transito preventivamente e monitorata dalla CLV.

Figura 12
Strada per la frazione Palent del comune di Macra interessata dalla valanga staccatasi dalla punta Ciarlier


Fonte: Arpa Piemonte

Figura 13
SS25 del Moncenisio interessata dal primo distacco del rio Tigliaretto del 13 aprile


Fonte: Arpa Piemonte

In Val Vermenagna nel comune di Vernante, dal monte “La Croce” si è staccata una valanga di grosse dimensioni conosciuta come valanga del “vallone Franco” che, seppur noto come sito valanghivo, è stata interessante per le notevoli dimensioni che ha raggiunto. L’accumulo della valanga ha raggiunto la SP 278 che tuttavia in quel tratto è messo in sicurezza da una galleria paravalanghe che ha svolto in maniera efficace il suo lavoro (figura 14).
Sempre nella giornata del 13 aprile in Val Chisone, nel comune di Massello si è staccata una valanga di grosse dimensioni che percorrendo il vallone di Culmian ha lambito la frazione Occie.

L’inizio della stagione invernale 2018-2019 è stata molto meno attiva in quanto a valanghe in ragione delle nevicate meno frequenti e copiose.
L’unico periodo significativo da segnalare è quello relativo alle nevicate in quota di fine ottobre/inizio novembre che localmente hanno determinato qualche valanga di grandi dimensioni che ha interessato anche infrastrutture come in Valle Stura interrompendo la strada Statale 21 per il Colle della Maddalena (figura 15).

Figura 14
Zona di accumulo della valanga detta del “vallone Franco”


Fonte: Arpa Piemonte

Figura 15
Visione dall’alto del tratto di strada SS21 interrotto dalla massa di neve


Fonte: Arpa Piemonte

incidenti da valanga

Durante la stagione invernale 2017-18 sono stati registrati in totale 14 incidenti da valanga tutti nell’anno 2018: i primi 2 a gennaio, 5 a febbraio e 7 nel mese di marzo.
Nel mese di novembre sono stati segnalati gli ultimi 2 incidenti dell’anno 2018, (i primi due della stagione invernale 2018-2019) tutte e due il giorno 24.
In totale nel 2018 quindi sono stati registrati 16 incidenti da valanga in cui sono state travolte 39 persone, 27 delle quali sono rimaste illese, mentre 6 sono stati i feriti e 4 le persone decedute.
La stagione invernale 2017-2018 è stata la seconda stagione con il maggior numero di incidenti da valanga registrati in Piemonte negli ultimi 30 anni (figura 16).
La distribuzione spaziale degli incidenti interessa quasi tutti i settori alpini piemontesi. La maggior parte degli incidenti (9 casi su 16) si è verificata con grado di pericolo 3-Marcato, cinque incidenti sono avvenuti con grado di pericolo 2-Moderato e i due incidenti di novembre si sono verificati mentre il bollettino valanghe non era ancora stato emesso, ma vi era una Nota Informativa sulle condizioni di innevamento e del manto nevoso.
L’incidente dell’anno 2018 più significativo ma senza gravi conseguenze è quello registrato in Valle Grana nel Comune di Castelmagno, il 6 marzo 2018, che ha coinvolto uno scialpinista solitario. Sul pendio-canale nord che parte in prossimità della cima Viribianc lo scialpinista ha determinato il distacco di una valanga a lastroni soffici che ha interessato metà pendio-canale. Lo spessore di manto nevoso coinvolto nel distacco è stato compreso tra 30 e 60 cm. Lo scialpinista è stato coinvolto dalla valanga e trasportato a valle per quasi 200 m di dislivello (figura 16).

Figura 16
A sinistra il dettaglio della zona di distacco; a destra la perimetrazione della valanga (in arancione) e la localizzazione del punto in cui è stato ritrovato il travolto (cerchio rosso).

Fonte: Arpa Piemonte

Figura 17
Distribuzione del numero di incidenti nelle ultime 34 stagioni invernali

Per maggiori dettagli relativi alla stagione 2016-2017 consultare gli aggiornamenti futuri sul sito di Arpa Piemonte nella sezione “pubblicazioni”.
Per un report completo vedi rendiconto nivometrico.

Il bollettino valanghe è consultabile ai seguenti indirizzi:

  • Bollettini di Arpa Piemonte, dove è possibile trovare pubblicato l’ultimo bollettino disponibile;
  • Bollettino Valanghe dove, oltre al bollettino aggiornato, rimangono a disposizione tutti i bollettini della stagione in corso e molti prodotti;
  • sito AINEVA dove sono presenti i bollettini di tutte le regioni e provincie autonome afferenti all’AINEVA, Associazione Interregionale per lo studio della NEve e delle VAlanghe, di cui fa parte anche la Regione Piemonte, rappresentata da Arpa Piemonte in seguito al trasferimento delle funzioni normato dalla L.R. 28/2002;
  • App - applicazione per cellulari - disponibile in versione Android, scaricabile su Google Play, e nella versione IOS dell’App Store;
  • Telegram - nel mese di dicembre, con l’avvio della stagione 2017/18, è possibile consultare il bollettino valanghe anche attraverso il servizio valanghePIE di Telegram che inoltre trasmette in automatico le immagini del Piemonte con il pericolo valanghe quando è maggiore di “3-Marcato”.

Figura 18
A sinistra schermate della app di Meteo VETTA, a destra schermata del servizio valanghePIE di Telegram

Video bollettino: nell’anno 2018 sono stati prodotti 22 video, 17 emessi da gennaio ad aprile 2018 riguardanti la stagione invernale 2017-2018 e 5 nei mesi di novembre e dicembre 2018 riguardanti la stagione invernale 2018/2019.
I “video bollettini” vengono pubblicati il venerdì con cadenza settimanale e sono strutturati in modo da fornire, dapprima informazioni di carattere generale sull’andamento delle condizioni di innevamento e di stabilità del manto nevoso; successivamente viene presentato il pericolo valanghe previsto per il fine settimana in funzione delle condizioni meteorologiche attese.

Mailing-list ai professionisti della montagna
Dalla stagione invernale 2017-2018 è continuato l’invio della mailing-list a professionisti della montagna (Guide Alpine, Rifugi, Aziende Turistiche Locali, Società di impianti di risalita, Maestri di sci, Soccorso Alpino, Sezioni CAI) e anche a tutti gli utenti che ne hanno fatto richiesta. Gli utenti possono anche trovare la stampa di un volantino nei pressi delle stazioni di risalita, delle strutture ricettive montane, rifugi, ecc..., tramite la quale possono raggiungere velocemente fotografando il QRCode per arrivare direttamente al bollettino valanghe emesso e guardare il video del bollettino valanghe predisposto per il fine settimana.

Figura 19
Volantino Pericolo Valanghe

CRITICITA’ IDROLOGICHE ED IDRAULICHE 2018

L’analisi, condotta a scala regionale, evidenzia il numero di situazioni in cui si è verificato un evento di moderata o elevata criticità per il rischio idrogeologico e idraulico in almeno una zona di allerta, ai sensi della classificazione adottata in Piemonte dal “Disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile” approvato con Delibera di Giunta Regionale del 23 marzo 2005, n. 37-15176 (e successive modifiche) e dal disciplinare “Il Sistema di Allertamento e la risposta del sistema regionale di protezione civile” approvato con Delibera di Giunta Regionale del 30 luglio 2018, n. 59-7320.

Il 2018 in Piemonte è stato il 2° anno più caldo degli ultimi 61 anni, con un’anomalia termica media di circa +1.6 °C rispetto alla climatologia del periodo 1971-2000. In particolare, le temperature minime sono state le più calde dell’intero periodo di osservazione, sullo stesso livello di quelle registrate nel 2015. Nonostante la marcata anomalia termica positiva, i primati di temperatura 
annuali riguardano principalmente i valori minimi, in occasione dell’episodio di freddo intenso di fine febbraio 2018.
Importante è stato l’apporto delle precipitazioni che, con circa 1.400 mm medi sulla regione, posizionano il 2018 come il 5° anno più piovoso degli ultimi 61, con un surplus pluviometrico del 32% rispetto alla norma 1971-2000, decisamente all’opposto rispetto al 2017 (-33%).
Un rilevante contributo all’anomalia pluviometrica positiva è stato dato dal periodo di prolungato maltempo dei giorni 27 ottobre-7 novembre 2018.
È stato anche l’anno con meno episodi di nebbia fitta e persistente da quando è attiva la rete dei visibilimetri di Arpa Piemonte.

Arpa Piemonte ha seguito l’evolversi degli eventi meteorologici, avvenuti nel corso del 2018, attraverso il Centro Funzionale Regionale, che ha garantito l’attività di previsione e monitoraggio dei fenomeni ad essi associati, a supporto del sistema di Protezione Civile Regionale.

Di seguito si riportano delle brevi descrizioni dei singoli eventi.

Evento del 06-10 gennaio 2018
A partire dal giorno 6 gennaio, l’approfondimento di una saccatura depressionaria sulle coste atlantiche ha causato un peggioramento delle condizioni meteorologiche sull’Italia nordoccidentale. La relativa stazionarietà del sistema perturbato e le correnti sciroccali sono state le caratteristiche principali di questo evento che ha determinato precipitazioni cumulate decisamente rilevanti per il periodo, temperature al di sopra della media stagionale e neve prevalentemente a quote medio-alte.
I valori maggiori di precipitazione cumulata sull’evento si sono avuti nelle province di Verbania, Vercelli, Biella e Torino. Nelle zone maggiormente interessate dalle precipitazioni le durate più critiche sono state quelle di 12 e di 24 ore caratterizzate da tempi di ritorno compresi tra 20 e 50 anni. Gli incrementi più significativi dei livelli idrometrici si sono registrati lungo il reticolo idrografico dei bacini del Sesia, Orco, Stura di Lanzo e Dora Riparia. Dalla serata del 6 gennaio precipitazioni nevose sono state registrate su tutti i settori alpini alle quote superiori i 1.500-1.600 metri. Le nevicate si sono intensificate nel pomeriggio di domenica 7 gennaio fino alla serata di lunedì 8 gennaio andando ad interessare in maniera più marcata i settori delle Alpi Graie e delle Alpi Cozie Nord. Le nevicate si sono esaurite nel corso della mattinata di martedì 9 gennaio sui settori occidentali e meridionali del Piemonte, mentre sono proseguite con valori moderati a nord dove si sono esaurite solo in serata.

Per maggiori dettagli e approfondimenti consulta la relazione di evento.


Evento del 7 giugno 2018
Nei giorni precedenti all’evento meteorologico del 7 giugno 2018, il Piemonte è stato interessato da un prolungato periodo umido che ha portato precipitazioni ben al di sopra della norma climatica.
Nella media Val di Susa, si è osservato da inizio anno un cumulo di precipitazioni superiore del 68% rispetto alla norma climatica 1971-2000 e, alla data del 7 giugno 2018, delle ultime 40 giornate a partire dal 29 aprile, se ne erano osservate 30 con pioggia.
Il 6 giugno il Piemonte è stato interessato da un debole e temporaneo promontorio di alta pressione il quale, a partire dalla notte tra il 6 e il 7 giugno, è stato scalzato dall’ingresso nell’alto Tirreno di una modesta saccatura di origine atlantica che ha innescato una serie di rovesci temporaleschi sparsi, con picchi localizzati anche forti e associati a grandine e raffiche di vento intense, sulla zone montane e pedemontane alpine, con locale sconfinamento nelle pianure adiacenti, in particolare nel torinese e nel cuneese.
Nelle prime ore della giornata di mercoledì 7 giugno si sono sviluppati una serie di temporali sparsi, tra i quali anche il temporale che ha interessato i rilievi al di sopra di Bussoleno, mentre nelle ore centrali il fronte è transitato sulla regione spazzando il Piemonte da sudovest verso nordest. Le piogge, quindi, si sono attenuate fino ad esaurirsi nella notte, salvo nel Verbano e nella media Val di Susa dove deboli rovesci hanno persistito fino alla mattina della notte tra il 7 e l’8 giugno.
Vedi l’approfondimento successivo sul bacino del Rio delle Foglie (comune di Bussoleno)

Per maggiori dettagli e approfondimenti consulta la relazione di evento.



Evento temporalesco del 2-3 luglio 2018
A partire dal pomeriggio del 2 luglio 2018 il territorio regionale è stato interessato dalla formazione di celle temporalesche dapprima sull'alta Val di Susa e nel Verbano e poi, in serata, su biellese, canavese e Valli di Lanzo, per spostarsi poi sul torinese ed esaurirsi nelle prime ore del mattino. L’innesco dei temporali è stato causato dall’intrusione di aria relativamente più fredda in quota che ha determinato una diminuzione, a circa 5.500.m di quota, di quasi due gradi.
Le piogge cumulate sull’intero evento, misurate dalla rete pluviometrica, hanno raggiunto in alcune stazioni 80 mm, con massimi orari di circa 55 mm/h, a Lanzo Torinese (TO), Varisella (TO), Parella (TO) e Vialfrè (TO).
A livello idrologico le precipitazioni dell’evento analizzato, seppur localmente intense, non hanno prodotto innalzamenti significativi dei livelli dei corsi d’acqua del reticolo idrografico principale

Per maggiori dettagli e approfondimenti consulta la relazione di evento.

Eventi dal 27 ottobre al 7 novembre 2018
A partire dalla giornata di sabato 27 ottobre 2018 perturbazioni in ingresso sul Mediterraneo occidentale hanno interessato a più riprese il Piemonte con intensi flussi umidi sciroccali, intercalati da alcune tregue parziali, fino al pomeriggio del 1° novembre. Tali flussi hanno determinato più ondate di precipitazioni molto forti, in particolare nelle zone comprese tra la provincia di Torino e l’Ossola; le precipitazioni più intense sono state registrate il 29 ottobre, soprattutto sui bacini del Ticino e del Sesia, seguiti dai bacini del Po, Orco, Stura di Lanzo e Pellice. Un’ondata successiva di minore intensità ha colpito la regione durante il ponte di Ognissanti. Infine, dal 4 novembre, le precipitazioni hanno nuovamente coinvolto i settori occidentali e settentrionali del Piemonte con valori puntuali significativi, in particolare sui bacini di Sesia e Toce.
Il flusso perturbato ha determinato la prima vera nevicata della stagione sull’arco alpino. Le nevicate sono state accompagnate da venti forti o molto forti dai quadranti meridionali che hanno formato accumuli alle diverse esposizioni oltre i 2.500-2.600 m con distacchi di valanghe, generalmente di piccole o medie dimensioni.
La fase finale del maltempo è quella che ha determinando gli effetti al suolo più importanti anche a causa del forte stato di umidificazione dei suoli che ha amplificato la risposta idrologica dei bacini. I corsi d’acqua del reticolo idrografico principale e secondario hanno generato onde di piena successive di diversa entità. In particolare, i colmi, talvolta con superamento dei livelli di guardia, sono stati raggiunti nelle giornate del 30 ottobre, 1° e 7 novembre, giorno nel quale si sono verificati i colmi più importanti.

Per maggiori dettagli e approfondimenti consulta la relazione di evento.

Consulta gli indicatori ambientali per verificare le stazioni in cui si è manifestato un rischio idrogeo-logico e idraulico.

La colata detritica del 7 giugno 2018 a Bussoleno (Rio delle Foglie)

Il giorno 7 giugno 2018 le piogge brevi e intense che hanno interessato il bacino del Rio delle Foglie (comune di Bussoleno) hanno determinato l’attivazione di un fenomeno di trasporto in massa di materiale fangoso-detritico estremamente rapido, che intorno alle 14.30 ha raggiunto la zona di conoide. La colata di fango e detriti ha interessato parte dell’abitato che sorge sull’apparato di conoide tra località S. Lorenzo fino al sottopasso della ferrovia (figura 20). Alcune delle abitazioni più prossime alla zona di apice sono state gravemente danneggiate, mentre diverse altre abitazioni hanno subito diffusi fenomeni di alluvionamento.

Figura 20
Perimetrazione del mud-debris flow del 7 giugno 2018, area in conoide


Fonte: Arpa Piemonte
Si tratta di un fenomeno di mud-debris flow, ossia una miscela con prevalenza di particelle fini (matrice sabbiosa-limosa con ghiaia più cenere come residuo combusto) con all’interno e in parte anche subordinati ciottoli e massi fino al metro cubo, nonché una rilevante quantità di materiale vegetale flottante, compresi rami e tronchi di rilevanti dimensioni.
Nel corso del mese precedente, altri eventi di esondazione e alluvionamento di minore entità hanno interessato il bacino, legati alle diffuse precipitazioni temporalesche di questo periodo. Gli eventi più significativi sono stati registrati nei giorni 29 aprile, 2 maggio, 9 maggio e 13 maggio, quando, in seguito a precipitazioni a carattere temporalesco sono state interessate varie strade del paese. In tutti i casi, a esclusione dell’evento del 9 maggio, sono avvenuti allagamenti e alluvionamenti con trasporto di materiale fine, grossolano e materiale vegetale flottante. Solo nel caso del 9 maggio sono stati registrati prevalentemente fenomeni di allagamento, con modesto trasporto di materiale solido.
Dall’analisi della banca dati eventi di Arpa Piemonte non risultano segnalazioni di fenomeni significativi passati, come anche confermato dai tecnici dell’amministrazione comunale. Durante l’autunno del 2017 l’intero bacino è stato estesamente interessato da incendi; dalla “Carta della severità di combustione” realizzata dal Nucleo tutela forestale dei Carabinieri, la severità dell’incendio è stata classificata come medio-alta nella porzione superiore del bacino e bassa in quella mediano inferiore.

ANALISI GEOMORFOLOGICA

La parte superiore del bacino del Rio delle Foglie è caratterizzata da una forte pendenza, superiore mediamente ai 35°, da una modesta percentuale di affioramenti rocciosi e dalla presenza di bosco rado o prateria con ampie zone interessate dall’incendio dell’autunno 2017. La presenza di calcescisti (coperture mesozoiche Dora-Maira) ha contribuito alla formazione di una coltre detritica diffusa a granulometria fine. Questo materiale, unitamente alla ridotta azione protettiva della vegetazione, ha reso i versanti particolarmente soggetti a fenomeni di dilavamento della porzione più superficiale di suolo da parte delle precipitazioni intense o prolungate; i fenomeni di colata di maggio 2018, attivatisi sul bacino e giunti fino al fondovalle, sono evidentemente stati alimentati da questa componente solida confluita dal settore superiore del bacino sul canale principale del Rio delle Foglie.
Si ipotizza che gli avvenimenti stagionali (incendi, precipitazioni e colate detritiche) abbiano modificato l’assetto geomorfologico e idrologico del bacino, contribuendo a un significativo aumento delle portate liquide e solide del Rio delle Foglie rispetto al recente passato (figura 21). Da notare l’elevata acclività e la disponibilità di materiale rimobilizzabile legata agli incendi dell’autunno scorso, a sinistra; particolare area incendiata, a destra.

Figura 21
Tratto superiore Rio delle Foglie


Fonte: Arpa Piemonte

Da notare l’elevata acclività e la disponibilità di materiale rimobilizzabile legata agli incendi dell’autunno scorso, a sinistra; particolare area incendiata; a destra.

Le tracce di passaggio della colata evidenziano una rilevante sezione di deflusso a testimonianza di una portata complessiva della miscela solido-liquido a carattere eccezionale, la quale si è accresciuta significativamente grazie all’azione erosiva del materiale detritico in alveo e sulle sponde.
Il materiale preso in carico nel bacino si è depositato nella zona di conoide interessando un’area di circa 35.000 m2, compresa tra la frazione di S. Lorenzo e la parte distale del conoide fino al sottopasso della ferrovia. La porzione di colata a maggiore energia, caratterizzata da depositi più grossolani (ciottoli e blocchi immersi in matrice fine), si è arrestata in corrispondenza della via San Lorenzo. Gli spessori deposti hanno risentito fortemente della presenza degli elementi antropici. A causa dell’elevata energia e della presenza di materiale a grossi blocchi e di tronchi di grandi dimensioni in questo settore si sono verificati i danni maggiori alle abitazioni e della viabilità.
Ai margini della colata principale, la colata ha perso energia depositando materiale progressivamente più fine (sabbie e limi con ghiaia e subordinati ciottoli), con spessori compresi tra 5-10 cm fino a 50-60 cm in corrispondenza di ostacoli e zone depresse. In via preliminare, sulla base dei primi rilievi speditivi, si può stimare un volume di materiale depositato in conoide di circa 15-20 mila metri cubi.

Figura 22
Effetti della colata detritica nel centro abitato, in apice del conoide.

Fonte: Arpa Piemonte

ANALISI DELLE CAUSE DI INNESCO

L’intensità di pioggia minima in grado di innescare un fenomeno torrentizio di trasporto in massa in bacini di questo tipo è pari a 30 mm/h. Il Rio delle Foglie ricade all’interno del bacino della Dora Riparia, con tempi di ritorno di 20 anni per piogge di tali intensità.
Tuttavia, il bacino in esame è caratterizzato da una bassa densità di affioramento in favore di un’estesa copertura vegetativa che ricopre oltre il 90% del bacino. In accordo con Tiranti et al. (2016), i bacini caratterizzati da un’elevata copertura vegetativa non favoriscono l’innesco di fenomeni torrentizi ad alta concentrazione di sedimento, poiché la scarsità di affioramenti implica una bassa produzione di materiale sciolto che si renda disponibile alla mobilizzazione.
Nonostante ciò, il vasto incendio dell’ottobre 2017, che ha interessato quasi completamente l’area del bacino, ha modificato le condizioni preesistenti aumentando da una parte il materiale disponibile alla mobilizzazione (incluso il detrito ligneo combusto) (figura 23a) e, dall’altra, modificando le caratteristiche idrologiche dei versanti (figura 23b).

Figura 23
a) Materiale ligneo combusto rinvenuto nel deposito del mud-debris flow. La matrice mostra un’alta percentuale di sedimento fine di colorazione marrone scuro attribuibile alle particelle di materiale combusto
b) Versanti denudati dall’incendio in cui sono visibili arbusti e alti fusti carbonizzati, nell’area di testata del bacino

Fonte: Arpa Piemonte

Il ruolo della vegetazione nei corsi d'acqua

Si propone di seguito un quadro aggiornato sulle conoscenze e sugli studi relativi al ruolo della vegetazione nell'ambito della dinamica fluviale, con l’intento di inquadrare meglio una questione complessa, che solo grazie al supporto di adeguate valutazioni specialistiche basate su solidi fondamenti scientifici può essere compresa e affrontata all'interno di un processo di definizione delle politiche di salvaguardia dell'ambiente. 

Consulta la relazione sul sito di Arpa

Figura 24
Dettaglio vegetazione intercettata dalle piglie di un ponte

Negli ultimi decenni, nonostante un crescente numero di studi abbia messo in evidenza il ruolo e i vantaggi della presenza del legno nei processi morfologici e sulla funzionalità degli ecosistemi, esiste ancora una consolidata pratica di asportazione del materiale legnoso in alveo, da una parte per scongiurare l'occlusione delle opere trasversali presenti lungo l'alveo e dall'altra per l'utilizzo della biomassa come fonte per il riscaldamento domestico.
All'interno del mondo scientifico ci sono diversi ambiti di studio relativi al ruolo della vegetazione legnosa “morta” presente in alveo, in base alla funzione e al valore del legname.
La vegetazione, in alveo e sulla piana inondabile, determina numerose interazioni con tutti i principali processi di modellamento geomorfologico (erosione, trasporto solido, sedimentazione), e di conseguenza con le forme fluviali, le variazioni indotte da tali processi e l'ecosistema acquatico.
Gli studi geomorfologici evidenziano come i diversi processi che interessano la dinamica del legno durante le inondazioni siano condizionati dalle caratteristiche peculiari di ciascun bacino idrografico e dalla portata della piena. Durante le piene minori, nella maggior parte dei sistemi fluviali, l’alimentazione di legno sembra limitata: soltanto pochi tronchi vengono mobilizzati (tra il 5 e 10%) e per brevi distanze. Durante piene maggiori (tempi di ritorno di 50-100 anni), il trasporto è notevole: il materiale legnoso proviene dall'erosione della piana inondabile (allargamento dell’alveo) e dall'instabilità dei versanti (frane e debris flow).

La letteratura disponibile evidenzia chiaramente quanto variabili siano i processi coinvolti nel trasporto del materiale legnoso e di conseguenza quanto impegnative siano la previsione e la gestione di tali processi. Entrano in gioco infatti la geologia e la morfometria del bacino, la gestione selvicolturale del territorio, la connettività tra i versanti e il corridoio fluviale e la potenza della piena, la quale influenza il grado di allargamento dell’alveo durante l’evento e quindi la quantità di legno “fresco” erosa resa disponibile al trasporto.
In Italia il recepimento delle normative europee Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE e Direttiva Alluvioni 2007/60/CE ha imposto il duplice obiettivo di tutelare da un lato il ruolo della vegetazione come componente chiave degli ecosistemi fluviali e di valutare dall'altro il suo coinvolgimento nelle dinamiche di piena per prevedere gli interventi da attuare sul territorio per la riduzione del rischio. Le strategie di gestione per ridurre gli effetti negativi del trasporto di legno richiedono dunque un approccio multidisciplinare che, sull'intero bacino fluviale e a scala temporale adeguata, tenga conto dei processi idromorfologici, ecologici e dell'impatto sul sistema socio-economico.

Figura 25
Evento alluvionale novembre 1968 - Lanificio Botto Albino in fraz. Campore, Valle Strona (BI)