risposte
Torna su

PIANO QUALITÀ DELL'ARIA

Obiettivo 3: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età










Obiettivo 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili









Obiettivo 13: Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico














Adozione Proposta di Piano

Con DCR 25 marzo 2019, n. 364-6854 (Approvazione del Piano regionale di qualità dell’aria ai sensi della legge regionale 7 aprile 2000, n. 43), il Consiglio regionale ha adottato il Piano Regionale di Qualità dell’Aria (PRQA) aggiornando il documento di Piano del 2000; il PRQA rappresenta lo strumento per la programmazione, il coordinamento ed il controllo in materia di inquinamento atmosferico, finalizzato al miglioramento progressivo delle condizioni ambientali e alla salvaguardia della salute dell'uomo e dell'ambiente.

Il Piano Regionale per la Qualità dell'Aria

Il Piemonte, come le altre regioni del bacino padano, presenta ancora numerosi superamenti, dovuti principalmente alle particolari condizioni meteo climatiche che ci caratterizzano (assenza di venti, fenomeni di inversione termica nei periodi invernali) nonché alla complessità del fenomeno di formazione del materiale particolato (PM10) e degli Ossidi di Azoto (NOx) e dell’Ozono (O3).
Sappiamo bene però, che le indicazioni ricevute dall’Europa sono a tutela della salute di tutti i cittadini, specialmente quelli più deboli (anziani e bambini). Dal 2013 ce lo ha detto chiaramente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) che l’effetto carcinogenico delle polveri fini è un dato di fatto.
Negli ultimi decenni la qualità dell’aria in Piemonte è migliorata significativamente, riducendo sia i valori di lungo periodo come le medie annuali che i valori di breve criticità, come le medie giornaliere o orarie, ma sono ancora stati raggiunti i livelli che la normativa vigente ha indicato a protezione della salute dei cittadini.
Sin dal 2000, la Regione Piemonte si è dotata di una Legge regionale di Piano per la Tutela e il Risanamento della Qualità dell’Aria (L.R. 43/2000), articolata per piani stralcio relativi a singoli comparti di applicazione (Trasporti, Riscaldamento, Industria), che ha permesso di mettere in campo numerose misure che hanno contribuito al miglioramento della qualità dell’aria.
La Regione Piemonte, insieme alle altre regioni del Bacino padano, è già stata oggetto di condanna da parte della Corte di giustizia europea per aver superato i valori limite del PM10 negli anni 2006 e 2007 in numerose zone e agglomerati. Attualmente è soggetta a due nuove procedure di infrazione che potrebbe portare al pagamento di pesanti sanzioni, con gravi ripercussioni sulla futura disponibilità di risorse afferenti ai fondi europei. Successivamente sono state avviate due procedure di infrazione:

  • procedura di infrazione n. 2014/2147 (CURIA n. C644/18). Il 14 luglio del 2014 la Commissione Europea ha avviato una (nuova) fase di pre-contenzioso per i superamenti dei valori limite di PM10, registrati sul territorio nazionale a decorrere dal 1 gennaio 2005. La Commissione Europea, in data 16 giugno 2016, ha inviato, una lettera di costituzione in mora nei confronti dell’Italia per la violazione dell’art. 13, paragrafo 1 - superamento del limite giornaliero di PM10 di 50 µg/m3, per più di 35 giorni per anno civile, con un valore limite annuale di 40 µg/m3 - e dell’ art. 23 paragrafo 1 - prolungato superamento in una determinata zona dei valori limite o dei valori obiettivo di un qualsiasi inquinante, senza che siano state stabilite misure appropriate affinchè il tempo di superamento sia il più breve possibile - della Direttiva 2008/50/CE. Per quanto riguarda il Piemonte, vengono contestati il superamento dei limiti di PM10 dal 2005 in maniera sistematica e continuativa, nell’Agglomerato di Torino (IT0118), nella zona di pianura (IT0119) e in quella di collina (IT0120). La Commissione ha quindi deferito lo Stato italiano alla Corte di Giustizia dell’Unione europea (causa n. C644/18), per violazione degli obblighi previsti dagli art. 13 e 23 della Direttiva 2008/50/CE in data 16/10/2018. Allo stato attuale l'Avvocatura dello stato ha presentato il contro-ricorso (col supporto tecnico delle regioni interessate) e sta preparando la risposta alle contro-deduzioni presentate dalla Commissione in data 04/04/2019.
  • procedura di infrazione n. 2015/2043. Con l’Infrazione n. 2015/2043 relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, l’Italia è stata messa in mora per il mancato rispetto delle disposizioni dell’art.13, paragrafo 1, in combinato disposto con l’allegato XI della Direttiva 2008/50/CE, per non aver rispettato continuamente, dal 2010 in maniera sistematica e continuativa il valore limite annuale di NO2. Per quanto riguarda il Piemonte, la procedura di infrazione riguarda il solo Agglomerato di Torino. (IT0118). Allo stato attuale la Commissione sta preparando il deferimento dello Stato italiano alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per violazione degli obblighi previsti dagli art. 13 e 23 della Direttiva 2008/50/CE (tempi previsti: fine giugno 2019).
Questo quadro ha reso necessaria la revisione del precedente Piano Aria, andando a valutare un set di misure maggiormente incisive in termini di riduzione emissiva, relativamente agli inquinanti PM10 ed NO2.
Il nuovo Piano regionale di Qualità dell'Aria ha fatto propri gli obiettivi ambientali che il nostro Paese si è dato, ratificando il Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE) che all’art. 191 stabilisce:
  1. la tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente
  2. la protezione della salute umana
  3. l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali
  4. la promozione di misure destinate a risolvere i problemi ambientali.

La stessa norma precisa, inoltre, che le politiche ambientali devono essere ispirate al principio di prevenzione e precauzione, al principio della correzione alla fonte dei danni causati all’ambiente e al principio generale di “chi inquina paga”.
La valutazione globale dell’impatto e la realizzazioni degli scenari di Piano (peraltro prevista dalla normativa) viene realizzata utilizzano i tre grandi strumenti di Valutazione della qualità dell’aria che la Regione Piemonte ha negli scorsi predisposto: l’Inventario regionale delle Emissioni in Atmosfera (IREA), la Rete regionale di rilevamento della Qualità dell’Aria, e il Sistema regionale di modellistica della Qualità dell’Aria.
L’Arpa Piemonte è il supporto tecnico di riferimento che realizza di fatto gli scenari di Piano e gli approfondimenti scientifici del caso.


I contenuti del PRQA

La corposa documentazione relativa al PRQA illustra:
  • lo stato di qualità dell’aria e l’individuazione degli ambiti che hanno maggior peso sulla qualità dell’aria (Agricoltura, Energia, Trasporti, Industria);
  • le misure afferenti a ciascun ambito e relativa quantificazione in termini di riduzione emissiva;
  • i risultati delle simulazioni modellistiche relative all’attuazione delle misure di qualità dell’aria, che indicano il 2030 quale anno di rientro nei nei limiti di qualità dell’aria, definiti nella direttiva 2008/50/CE;
  • approfondimenti tecnici che validano da un punto di vista scientifico i contenuti del PRQA (Source Apportionment Modellistico ed Analitico, Analisi dei consumi energetici e delle riduzioni emissive ottenibili, Valutazione degli effetti ambientali del PRQA in riferimento ai Cambiamenti Climatici,  Dichiarazione di Sintesi del percorso di VAS).

In particolare, il documento di Piano adottato è costituito da 10 capitoli.
Il primo capitolo illustra sinteticamente gli “Indirizzi strategici per la pianificazione Regionale per la qualità dell’aria”, evidenziando, in particolare, che il PRQA non ha la pretesa di esaminare sistematicamente tutte le pressioni sull’ambiente - consumi, popolazione, globalizzazione e l’urbanizzazione - nè di valutare tutti gli impatti ambientali - il cambiamento climatico, l’inquinamento delle acque, la perdita della biodiversità, e i problemi di gestione dei rifiuti - ma tenterà di valutare le conseguenze delle azioni politiche settoriali dell’agricoltura, dei trasporti, dell’ energia e dell’industria che, ad oggi, sono enumerabili tra i maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico. La metodologia utilizzata prevede la realizzazione di uno scenario di riferimento (baseline) a legislazione corrente su cui calare uno scenario futuro - al 2030 - con l’inserimento delle misure che verranno prese per ridurre le emissioni in atmosfera e verificare, mediante l’uso di modelli tridimensionali di diffusione e trasporto in atmosfera degli inquinanti, la possibilità di rientrare nei limiti di legge posti a tutela della salute dei cittadini.
Il secondo capitolo rappresenta l’”Inquadramento normativo”, e, a partire dal primo “Programma d’Azione in materia d’Ambiente (EAP)” del 1973, illustra tutti i provvedimenti normativi approvati, a livello europeo, nazionale e regionale in materia di tutela qualità dell’aria, non tralasciando di presentare anche gli accordi di programma e i protocolli sottoscritti nel corso degli anni, nonché le procedure di infrazione avviate dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia.
I principali documenti programmatori regionali, approvati od in fase di predisposizione, che agiscono sui settori - trasporti, energia, agricoltura, industria – che sono stati anche individuati come ambiti di intervento nel PRQA e la cui attuazione, per le politiche e per le risorse previste, potrebbe avere ricadute sul Piano stesso, sono invece sinteticamente riassunti nel terzo capitoloIl percorso di Piano e la pianificazione settoriale”. In particolare, i piani e programmi a cui si è fatto riferimento sono “Il Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti”, “Il Piano Energetico Ambientale Regionale”, “Il POR FESR per la programmazione 2014 –2020” e “il Piano di Sviluppo Rurale”.
Il “Quadro metodologico” è oggetto del quarto capitolo, in cui si descrive il funzionamento del sistema integrato della qualità dell’aria che è composto dal:
  • Sistema Regionale di Rilevamento della Qualità dell’Aria, ovvero l’insieme delle stazioni di monitoraggio dislocate sul territorio regionale, che rilevano varie tipologie di inquinante;
  • Inventario Regionale delle Emissioni in Atmosfera, ovvero lo strumento che stima su tutto il territorio regionale le emissioni in atmosfera di originale antropica e naturale;
  • Modello di dispersione degli inquinanti.
Il contesto in cui si inserisce il PRQA trova ampia trattazione nel quinto capitolo. Ad una sintetica analisi del contesto territoriale - le caratteristiche generali del territorio e le infrastrutture, gli aspetti demografici, il quadro economico, l’industria e il turismo, il comparto agricolo, il patrimonio edilizio, il parco veicolare, la dimensione energetica – segue l’illustrazione della zonizzazione del territorio ai fini della qualità dell’aria approvata con deliberazione della Giunta regionale n. 41-855 del 29 dicembre 2014. La zonizzazione, sulla base degli obiettivi di protezione per la salute umana per gli inquinanti NO2, SO2, C6H6, CO, PM10, PM2,5, Pb, As, Cd, Ni, B(a) PB[a], nonché degli obiettivi a lungo termine per la protezione della salute umana e della vegetazione relativamente all’ozono, ha ripartito il territorio regionale in cinque zone e agglomerati (Agglomerato di Torino, Zona denominata Pianura, Zona denominata Collina, Zona denominata di Montagna, Zona denominata Piemonte).
Viene quindi richiamata la meteorologia e la sua influenza sulla qualità dell’aria, sottolineando che le caratteristiche meteo-climatiche del Piemonte sono fortemente condizionate dal posizionamento geografico e dalla conformazione topografica dell’area che è inserita alla testata del Bacino Orografico Padano e chiusa su tre lati dai rilievi Alpini: a nord da Alpi Lepontine e Pennine, ad ovest da Alpi Cozie e Graie ed a sud da Alpi Marittime, Liguri ed Appennini. Questa conformazione particolare “a catino”, contribuisce a rendere più difficile il rimescolamento e il ricambio dell’aria, in particolare nei bassi strati, influenzando direttamente ed indirettamente il trasporto, la dispersione e la deposizione al suolo di gas e aerosol presenti in atmosfera, determinando, in autunno ed in inverno, frequenti periodi di stagnazione nelle zone pianeggianti della regione, con calme di vento ed inversioni
Sempre nel quinto capitolo si analizzano i fattori di pressione sulla qualità dell’aria, con l’indicazione dello scenario emissivo base rappresentato dai dati dell’ultimo Inventario Regionale delle Emissioni piemontese riferito all’anno 2010 (IREA Piemonte 2010B), che fornisce la stima a livello comunale delle emissioni annuali di macro e microinquinanti.
Si illustra inoltre lo stato di qualità dell’aria sul territorio regionale, andando ad analizzare anche i vari trend di concentrazione degli inquinanti degli ultimi anni.
In relazione all’ individuazione delle aree di superamento e di rispetto dei valori limite all’anno base, sono state indicate, per ognuna delle zone in cui è stato suddiviso il territorio regionale dalla D.G.R. 29 dicembre 2014, n. 41-855 l’estensione delle aree di superamento, l’estensione delle aree nelle quali le concentrazioni superano le soglie di valutazione superiore o inferiore e la popolazione potenzialmente interessata da tali superamenti.
Infine, a completare la descrizione del contesto in cui si inseriscono le misure del PRQA, sono stati presentati i risultati della “consultazione pubblica sulla Qualità dell’Aria”, effettuata nel periodo compreso tra l’11 maggio ed il 31 agosto 2015 dall’ Assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte elaborando e diffondendo on-line sulle proprie pagine web un questionario a compilazione volontaria dedicato alla tematica “Qualità dell’Aria” rivolto alla cittadinanza.
Il sesto capitolo è dedicato agli “scenari emissivi tendenziali”. Per quanto riguarda le analisi di scenario, per la descrizione dello stato “attuale” di qualità dell’aria (scenario base) è stato utilizzato l’input emissivo che fa riferimento all’anno 2010 (IREA 2010B). Per la realizzazione dello scenario futuro o tendenziale si è proceduto con:

  • modifiche quantitative delle emissioni rispetto allo scenario emissivo base o di riferimento, ovvero proiezione dell’input emissivo all’anno 2030 sulla base dei trend evolutivi ottenuti dal modello GAINS ;
  • realizzazione delle simulazioni modellistiche relative a tali scenari - mantenendo invariate le configurazioni meteorologiche e dispersive - in modo da ricostruire lo stato di qualità dell’aria associato a ciascuno scenario;
  • produzione di mappe a scala regionale raffiguranti sia i valori di concentrazione degli inquinanti nei diversi scenari, sia le variazioni rispetto al caso di riferimento (in termini assoluti oppure in termini di indicatori di qualità dell’aria previsti dalla normativa).

Al 2030 si prevede una consistente e diffusa riduzione delle concentrazioni di biossido di azoto, mentre, per quanto riguarda il particolato, si osserva una riduzione delle concentrazioni in particolare nell’Agglomerato di Torino e in altre aree urbane, legato alla prevista riduzione delle emissioni da traffico per le innovazioni tecnologiche ed il miglioramento dei carburanti.
Vengono infine descritte le aree che, applicando lo scenario futuro o tendenziale, si prevede presentino criticità negli anni futuri e, pertanto, devono essere oggetto di ulteriori provvedimenti finalizzati alla loro riconduzione a livelli di inquinamento inferiori ai valori limite. Fra gli inquinanti, sono descritti unicamente quelli maggiormente critici a livello regionale e sui quali devono essere ipotizzate misure di risanamento che agiscano sui componenti primari, ossia particolato PM10 e PM2,5 e biossido di azoto.
Gli “obiettivi ambientali che il Piano di Qualità dell’Aria” intende raggiungere nel più breve tempo possibile e le misure ed azioni che verranno messe in campo, sono presentati nel settimo capitolo.
Gli obiettivi ambientali discendono direttamente dalla normativa di settore attualmente in vigore, mentre le misure per il risanamento della qualità dell’aria rappresentano la strategia che la Regione Piemonte ha assunto per raggiungere gli stessi. La conoscenza odierna dello stato di qualità dell’aria su tutto il territorio regionale permette di intervenire in maniera mirata su quelle che sono le fonti di inquinamento che determinano il superamento dei limiti. Ne consegue che le misure di prossima attuazione in ambito regionale riguarderanno i settori Trasporti, Energia, Industria e Agricoltura – zootecnia. Sono inoltre individuate le misure sovra-regionali, oggetto del Nuovo Accordo di Bacino Padano 2017, con cui sono state introdotte azioni vincolanti che porteranno a rivedere alcune norme nazionali, relative ai settori sopra citati. Di seguito sono inoltre riportate le azioni e le misure previste nel PRQA, definite in maniera esaustive nell’”Allegato A – Misure di Piano”:

MISURE DI PIANO

MOBILITÀ/TRASPORTI

Rimodulazione accise carburanti

Rimodulazione della tassa automobilistica

Limitazione della circolazione in ambito urbano per veicoli alimentati a gasolio

Elettrificazione Linee Ferroviarie

Potenziamento del Sistema Ferroviario Metropolitano

Realizzazione prolungamento della Linea 1 della Metropolitana di Torino

Realizzazione della Linea 2 della Metropolitana di Torino

Rinnovo veicoli adibiti al Trasporto Pubblico Locale (TPL)

Introduzione della Congestion Charge

Low Emission Zone

Promozione del Telelavoro e dello smart working e dematerializzazione dei rapporti cittadino - PA

Promozione della mobilità ciclistica

Promozione della mobilità elettrica e del car sharing

Sistemi di Trasporto intelligenti (ITS)

Mobility Management

Estensione delle Zone a Traffico Limitato (ZTL) e delle aree pedonali

Logistica in ambito urbano

Piano Urbano della Mobilità sostenibile

Ticketing & fidelizzazione utenza

Adozione e integrazione di criteri ambientali nella ripartizione dei fondi destinati al TPL

Gestione delle tariffe dei parcheggi

Limitazione alla circolazione e all’uso dei mezzi off-road

ENERGIA

Incentivazione dello stoccaggio di energia negli invasi alpini

Riqualificazione ed efficientamento energetico degli edifici pubblici

Riqualificazione ed efficientamento energetico degli edifici privati

Sviluppo del teleriscaldamento efficiente

Riqualificazione ed efficientamento energetico degli impianti termici

Regolamentazione dell’utilizzo delle biomasse per climatizzazione ambienti e produzione di acqua calda sanitaria

Promozione della produzione energetica da fonti rinnovabili che non prevedano il ricorso a processi di combustione

Promozione della produzione di energia da fonte rinnovabile nell’edilizia

Informazione e formazione sui temi del risparmio energetico e dell’uso di fonti rinnovabili in edilizia

INDUSTRIA

Applicazione delle BAT (Best Available Techniques) ai processi produttivi – Aziende soggette ad AIA

Applicazione delle Migliori Tecniche Disponibili ai processi produttivi: autorizzazioni alle emissioni in atmosfera

Riqualificazione ed efficientamento energetico dei processi produttivi (audit energetico)

Riduzione delle emissioni di Composti Organici Volatili COV

Riduzione alle emissioni diffuse di polveri: cantieri, off-road









AGRICOLTURA

Sostegno ad investimenti per la riduzione delle emissioni di ammoniaca in atmosfera

Sostegno all’apporto di matrici organiche in sostituzione della concimazione minerale

Sostegno all’adozione di tecniche agronomiche per la riduzione delle emissioni di ammoniaca in atmosfera

Riduzione delle emissioni di ammoniaca in atmosfera dal comparto zootecnico

Limitazione della combustione dei residui colturali in campo

Rinnovo del parco macchine off-road

RIQUALIFICAZIONE URBANA Sostituzione edilizia degli edifici

Attività forestali compensative urbane

COMUNICAZIONE Informazione sulla qualità dell’aria e sui rischi per la salute umana
Promozione di campagne di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza
Attivazione di progetti formativi ed educativi sulle buone pratiche per la cittadinanza attraverso il mondo scolastico, il mondo del lavoro, il terzo settore
Promozione della partecipazione attiva del cittadino e definizione di strumenti per la gestione dei conflitti ambientali



Nell'ottavo capitolo sono conseguentemente descritti gli scenari di piano. Le misure di Piano sono state reinterpretate - ai fini della predisposizione dello scenario di Piano - in termini di scenario emissivo, individuandone ambiti d’intervento (comparti emissivi coinvolti), efficacia (percentuale di riduzione dei diversi inquinanti), grado di penetrazione (diffusione nell’ambito del comparto emissivo coinvolto). Gli effetti delle misure sulle varie sorgenti emissive sono stati considerati cumulativamente, ovvero - definita una scala di priorità delle misure - le riduzioni emissive associate a ciascun intervento sono state applicate, per lo stesso comparto e per lo stesso inquinante, alla quota di emissioni restante dopo l’applicazione dell’intervento precedente. L’applicazione del Piano prevede una consistente e diffusa riduzione delle concentrazioni degli inquinanti, che si collocano ampiamente al di sotto dei valori limite previsti dalla normativa; fanno eccezione alcune aree dell’Agglomerato di Torino, nelle quali il valore medio annuale del biossido di azoto si attesta tra la soglia di valutazione superiore e il valore limite. Gli effetti sulla qualità dell’aria derivanti dall’applicazione delle misure di Piano, finalizzate a ricondurre le aree ancora critiche nello scenario tendenziale 2030 a livelli di inquinamento inferiori ai valori limite e illustrati nel dettaglio nel capitolo 8, portano a concludere che, per la situazione dello scenario di Piano al 2030, si registra un generale rispetto dei valori limite per gli inquinanti particolato PM10, particolato PM2,5 e biossido di azoto (NO2) su tutti comuni della regione.
Il tema dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute è stato sviluppato nel nono capitolo. Nel capitolo, in particolare, si illustrano i contenuti ed i risultati del progetto “VIIAS, Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute”, e del progetto LIFE MED HISS. La metodologia adottata per il progetto VIIAS, unitamente ai risultati del progetto LIFE MED HISS, sono stati utilizzati per valutare lo scenario di piano al 2030, rispetto all’attuale situazione. Gli indicatori ottenuti mostrano un sensibile miglioramento del rischio da esposizione. Nel corso degli anni tali indicatori saranno ricalcolati in funzione dei reali progressi sulla qualità dell’aria avvenuti attraverso l’applicazione delle misure proposte nel PRQA.
Infine nel decimo capitolo si definiscono gli strumenti per il Monitoraggio del PRQA e la comunicazione delle informazioni ambientali.

I piani stralcio per l’attuazione del PRQA

L’articolo 6 della legge regionale 43/2000 stabilisce che il PRQA può articolarsi in “piani stralcio o parti di piano”. I Piani Stralcio sono provvedimenti approvati dal Consiglio regionale che stabiliscono, per gli specifici ambiti di intervento previsti nel PRQA (agricoltura, energia, industria, riqualificazione urbana, trasporti, comunicazione), le prescrizioni e le indicazioni, prevalentemente di carattere tecnico, nonché gli obblighi, i divieti e gli eventuali finanziamenti, necessari ad implementare le misure individuate nel Piano ai fini di raggiungere le riduzioni emissive necessarie a rientrare nei limiti stabiliti dalle norme.
I Piani stralcio dovranno essere elaborati con le strutture regionali competenti nella materia trattata (agricoltura, energia, industria, trasporti, comunicazione) avvalendosi del supporto di un Nucleo Tecnico e coinvolgendo gli enti locali interessati.
Il Nucleo verrà incardinato nell’ambito del gruppo di lavoro per la Strategia regionale sul Cambiamento climatico, e sarà indicativamente composto, oltre che dalla Direzione Ambiente, anche da rappresentanti del Gabinetto della Presidenza della Giunta regionale e delle Direzioni regionali Sanità; Coesione sociale; Opere pubbliche, Difesa del Suolo, Montagna, Foreste, Protezione civile, Trasporti e Logistica; Agricoltura; Competitività del Sistema regionale; Promozione della Cultura, del Turismo e dello Sport.
Il Nucleo Tecnico potrà altresì consultare gli stakeholder, individuati sulla base delle specifiche tematiche trattate.
In particolare dovranno essere elaborati i Piani Stralcio inerenti:
  • la regolamentazione all’uso della biomassa per la climatizzazione ambientale e la produzione di acqua calda sanitaria;
  • l’ambito dell’agricoltura, inerente le attività per la riduzione delle emissioni di ammoniaca in atmosfera;
  • l’ambito industria, al fine di confermare l’attività già avviata negli anni pregressi sul territorio regionale;
  • l’ambito energia;
  • misure nell’ambito trasporti finalizzate a ridurre la necessità di spostamento motorizzato ed i km percorsi (logistica in ambito urbano, Smartworking e telelavoro, mobility management)
  • misure nell’ambito trasporti finalizzate a trasferire quote di mobilità verso modalità più sostenibili (sviluppo TPL, promozione di mobilità ciclistica ed alternativa, estensione ZTL ed aree pedonali, PUMS);
  • misure nell’ambito trasporti finalizzate a migliorare l’efficienza di veicoli e infrastrutture (miglioramento del TPL, miglioramento parco mezzi off-road, sviluppo ITS, promozione della mobilità elettrica e del car sharing);
  • un piano di comunicazione finalizzato all’informazione sulla qualità dell’aria e rischi sulla salute, sensibilizzazione degli stakeholder, attività formative.

In particolare, per i piani stralcio sulle misure dei trasporti, si sta valutando di redigerli e adottarli come un unicum con i piani di settore previsti dal piano strategico regionale della mobilità e dei trasporti (PRMT) considerata la simultaneità della pianificazione con il PRQA, la stretta interconnessione degli obiettivi dei due piani regionali, la continua ed efficace collaborazione nello sviluppo delle attività inerenti la mobilità sostenibile tra le due direzioni regionali, nonché la collaborazione nella definizione di progettazione europea e relativa attuazione tra le stesse direzioni.

CLEAN AIR POLICY PACKAGE

Il Clean Air Policy Package è un pacchetto di misure per la qualità dell'aria adottato dalla Commissione Europea il 18 dicembre 2013. Questo strumento ha l’obiettivo di migliorare la legislazione esistente al fine di tutelare la salute della popolazione e l’ambiente, attraverso la riduzione delle emissioni causate dai vari ambiti (industria, traffico/trasporti, impianti di produzione di energia ed agricoltura).
Il pacchetto comprendeva 3 strumenti:
  • una proposta di direttiva sulla riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici (Direttiva NEC), recepita dallo stato italiano con d.lgs n.81/2018;
  • una proposta di direttiva una sulla limitazione di emissioni di specifici inquinanti emessi da impianti di combustione di medie dimensioni (Direttiva Medium Combustion Plant), recepita dallo stato italiano nel 2017 nell’ambito della revisione del d.lgs152/2010;
  • il Clean Air Programme for Europe, pensato per ridurre in modo omogeneo e diffuso le emissioni inquinanti sul territorio europeo mediante azioni coordinate tra Unione Europea e Stati membri.

A partire dal 2017, nell’ambito del nuovo Accordo di Bacino Padano, sono state attuate misure coordinate su tutta la Pianura Padana, in linea con il Clean Air Programme.
Tra gli strumenti operativi più importanti presenti nel Clean Air Programme c’è il potenziamento della condivisione delle migliori pratiche a livello comunitario e questo avviene principalmente attraverso i dialoghi bilaterali strutturati con gli Stati denominati Clean Air Dialogues (CAD).
I CAD sono eventi aperti e condotti su base volontaria, che coinvolgono i diversi livelli amministrativi (governo, regioni, enti locali) e numerosi portatori di interesse.  
L’obiettivo del CAD si estrinseca in quattro punti:
  1. avviare un confronto tra Commissione Europea e Stati Membri sulle problematiche nazionali e sugli approcci individuati per rispettare gli impegni assunti per ridurre le emissioni di inquinanti;
  2. condividere e promuovere le politiche più efficaci e le migliori pratiche, presentare i progressi  raggiunti, promuovendo anche politiche intersettoriali che sfruttano le sinergie tra le politiche  sulla qualità dell’aria, sul clima, sull’energia, sui trasporti, sull’agricoltura, e sulla sanità pubblica;
  3. sostenere lo Stato membro nell’attuazione delle politiche anche sensibilizzandolo sui finanzia menti disponibili con i fondi UE;
  4. individuare azioni aggiuntive per il contrasto dell’inquinamento atmosferico e delineare la  direzione futura della politica dell’Unione sull’aria pulita

Clean Air Dialogue 4-5 giugno 2019, Torino

L’Italia è gravata da due procedure d’infrazione sulla qualità dell’aria: la 2015/2043 e la 2014/2147, relative al superamento dei livelli di biossido di azoto (NO2) e particolato (PM10) in alcune Regioni italiane. 
Su invito del Commissario per l’Ambiente, Karmenu Vella, il ministro Sergio Costa ha formalizzato, il 15 novembre 2018, la richiesta per la realizzazione dei Clean Air Dialogues in Italia. A questo scopo il ministro ha istituito un gruppo di lavoro cui partecipano anche rappresentanti dei ministeri dei Trasporti, dello Sviluppo Economico, delle Politiche Agricole, della Salute e a cui è stato invitato anche un rappresentante del Ministero dell’Economia.
Il 4 e 5 giugno a Torino si è tenuto il primo Clean Air Dialogue. Per tutta la durata dell’evento vi è stato un costruttivo confronto sulla tematica aria non solo tra lo stato italiano e la CE. All’evento hanno partecipato le Regioni italiane, alcune città, le agenzie ambientali e diversi stakeholder (associazioni di categoria, associazioni ambientaliste etc.). In particolare le Regioni italiane hanno portato a conoscenza del consesso alcuni casi studio, buone pratiche ed i risultati delle azioni messe ad oggi in campo.
In sintesi, pur riconoscendo un notevole miglioramento della qualità dell’aria negli ultimi 20 anni e su tutto il territorio nazionale, occorre fare ancora del lavoro per rientrare nei limiti di qualità dell’aria nel più breve tempo possibile. A tal proposito, durante l’evento è stato firmato un protocollo, da parte dei ministeri coinvolti nel gruppo di lavoro istituito dal MATTM, con impegni precisi per ridurre l’inquinamento dell’aria.
Si tratta di un lavoro che ha visto uniti in una comunione d’intenti la presidenza del Consiglio e i ministeri dell’Ambiente, dell’Economia, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei trasporti, delle Politiche agricole, alimentari e forestali e del turismo, della Salute, nonché le Regioni e Province autonome.
Il protocollo individua le attività da porre in essere per la realizzazione di misure di breve e medio periodo di contrasto all’inquinamento atmosferico e definite dal “Piano d’Azione per il miglioramento della qualità dell’Aria”, allegato al protocollo stesso.

IL PROTOCOLLO ARIA PULITA

Il protocollo ‘Aria pulita’ è stato sottoscritto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con sei Ministeri (Ambiente, Economia, Sviluppo economico, Infrastrutture e trasporti, Politiche agricole, alimentari e forestali e del turismo, Salute), le Regioni e le Province autonome.
Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è istituita l’Unità di coordinamento del Piano di azione per il miglioramento della qualità dell’aria: una segreteria politica e operativa a tutti gli effetti, che ha compiti di impulso e raccordo fra tutte le amministrazioni, e soggetti comunitari. È previsto un periodo di sei mesi per l’individuazione di altre misure rispetto a quelle stabilite nel piano. Il Protocollo prevede interventi mirati in cinque settori, uno trasversale quattro tematici, con una dotazione di 400 milioni.

Ambito d’intervento 1 Misure trasversali
Tra le misure previste, la razionalizzazione dei sussidi ambientalmente dannosi, ovvero quelli che, impiegati per un aumento della produzione, provocano un crescente consumo di risorse naturali e una maggiore produzione di rifiuti e inquinamento. È stato da poco pubblicato l’elenco aggiornato dei sussidi, ed entro il 31 dicembre il gruppo di lavoro dovrà ulteriormente aggiornarlo e razionalizzarlo. I combustibili fossili rientrano in questa categoria.

Ambito d’intervento 2 Agricoltura
Per il settore dell’agricoltura sono previsti interventi per l’abbattimento delle emissioni di ammoniaca. L’ammoniaca può formarsi a diversi livelli del processo di produzione agricolo: durante la fase di stabulazione dell’animale, durante la fase di stoccaggio degli effluenti zootecnici ed all’atto dello spandimento degli stessi. Negli ultimi 23 anni le emissioni provenienti dalle stalle sono aumentate (+34%). Tale evoluzione è riconducibile alla crescente diffusione allevamenti intensivi e conseguente aumento delle superfici emittenti. L’obiettivo della misura è quello di promuovere, nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale 2021-2027, le misure legate all’abbattimento delle emissioni di ammoniaca quali “investimenti non produttivi” al fine di consentirne un maggior utilizzo. Per quanto concerne le limitazioni all’abbruciamento dei residui vegetali, è prevista la formulazione di una proposta normativa entro 180 giorni.

Ambito d’intervento 3 Mobilità
Entro 90 giorni dalla sottoscrizione del Protocollo ‘Aria Pulita’, il ministero delle Infrastrutture e il ministero dell’Ambiente dovranno formulare una proposta normativa per introdurre il criterio ambientale per l’adozione di provvedimenti di limitazione della circolazione nei tratti autostradali vicini ai centri urbani, con riferimento particolare ai limiti di velocità. Sempre entro tre mesi, è prevista anche la formulazione di una proposta per l’utilizzo di dispositivi di controllo all’interno delle ZTL e non solo ai varchi. Entro 180 giorni i due ministeri dovranno poi adottare le linee guida per la classificazione dei veicoli elettrici, per meglio orientare gli incentivi verso le autovetture a minor impatto ambientale. Entro 180 giorni il Mit dovrà adottare il decreto per diffondere la micromobilità elettrica e mezzi di trasporto alternativi come ad esempio segway e monopattini nelle città. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dell’ Sviluppo Economico e Ministero dell’Ambiente dovranno introdurre entro 180 giorni il bonus malus per disincentivare l’uso di auto ad alte emissioni inquinanti. Il Ministero della Salute dovrà promuovere entro 180 giorni la mobilità attiva: percorsi in bici o a piedi tra casa lavoro con adozione di linee guida per buone pratiche.

Ambito d’intervento 4 Riscaldamento civile
I principali responsabili della presenza di Pm10 nell’aria delle città italiane sono gli impianti di riscaldamento a biomassa legnosa (caldaie, stufe e caminetti). Attivi solo da metà ottobre a metà aprile, eppure responsabili di più del 60% delle polveri sottili. Il protocollo prevede quindi incentivi e detrazioni fiscali, soprattutto nelle zone oggetto di maggiori sforamenti, per la sostituzione di stufe a biomassa con modelli più performanti. Previste anche eventuali limitazioni all’uso della biomassa per la produzione di calore nelle zone di maggiore sforamento e nel periodo di durata dell’infrazione. Tra le altre misure in capo al Mise e Mattm, la qualificazione degli installatori di impianti alimentati da fonti rinnovabili e la limitazione degli impianti alimentati a gasolio.

Ambito d’intervento 5, Uscita dal carbone
Entro 180 giorni dal protocollo Mise e Mattm devono provvedere a emanare provvedimenti per accelerare l’uscita dal carbone per quegli impianti che ricadono nelle aree oggetto di procedura di infrazione, anche attraverso la velocizzazione degli atti.

L'ACCORDO PADANO PER LA QUALITÀ DELL’ARIA

Venerdì 9 giugno 2017 a Bologna in occasione degli eventi di preparazione al G7 dell’Ambiente, la Regione Piemonte insieme a Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto e al Ministro dell’Ambiente ha firmato l’Accordo di Programma per l'adozione coordinata e congiunta di misure di risanamento della qualita' dell'aria nel Bacino Padano, ai sensi della L. 88/2009.
Questo accordo verrà presentato alla Commissione Europea nell'ambito della discussione sulle due procedure di infrazione in atto per quanto riguarda il superamento dei limiti per le polveri sottili (PM10) e per il biossido di azoto (NO2). Il testo adottato prevede progressive limitazioni per quanto riguarda i comparti emissivi maggiormente responsabili dell'inquinamento, ovvero i trasporti, il riscaldamento civile, l'agricoltura e l'adozione di un protocollo di intervento contenente misure temporanee per affrontare le situazioni di accumulo di PM10 legate a condizioni meteo sfavorevoli.

Nello specifico attraverso l’accordo, considerata la specificità meteoclimatica e orografica del Bacino Padano, si condividono una serie di interventi comuni da porre in essere, in concorso con quelli previsti dalle norme e dai piani della qualità dell’aria vigenti, nel quadro di un’azione coordinata e congiunta, nei settori maggiormente responsabili di emissioni inquinanti, ai fini del miglioramento della qualità dell’aria e del contrasto all’inquinamento atmosferico.
L'accordo contiene, infatti, una serie di misure in capo alle regioni e al Ministero. Per quanto riguarda in particolare le Regioni, alcuni dei punti di maggior rilievo riguardano:
-         limiti alla circolazione prioritariamente nelle aree urbane ove operi un adeguato servizio di trasporto pubblico locale e ricadenti in zone presso le quali risulta superato uno o più dei valori limite del PM10 o del biossido di azoto NO2;
-         la concessione di appositi contributi per la sostituzione di veicoli oggetto di divieti  con veicoli a basso impatto ambientale;
-         la previsione, nei piani di qualità dell’aria di divieti relativi a generatori di calore alimentati a biomassa;
-         l’individuazione di pratiche finalizzate alla riduzione delle emissioni prodotte dalle attività agricole.
 
L'accordo, nell'Allegato 1, definisce inoltre i  Criteri per l’individuazione e la gestione delle situazione di perdurante accumulo degli inquinanti; si tratta di una sorta di semaforo con due soli livelli, il livello arancione che si attiva dopo 4 giorni di superamento consecutivi della soglia dei 50limite di 50 µg/m3 della concentrazione di PM10 e del livello rosso, che sia attiva dopo 10 giorni di superamento consecutivi della soglia dei 50limite di 50 µg/m3.
 
Consulta il testo integrale dell’Accordo.

LA CONSULTAZIONE PUBBLICA SULLA QUALITA’  DELL’ARIA

La Proposta di Piano approvata è stata integrata anche utilizzando le informazioni raccolte attraverso la Consultazione pubblica che la Regione Piemonte, nel corso del 2015, ha attivato per coinvolgere la cittadinanza sul tema della "Qualità dell'Aria".

La consultazione è una prassi della Commissione europea, la quale per alcuni temi specifici o in previsione di una iniziativa legislativa futura, decide di consultare le parti interessate al fine di assicurare la coerenza e la trasparenza delle azioni dell’Unione.
Anche il Governo italiano – con il portale partecipa.gov.it – sostiene e promuove l’utilizzo dello strumento della consultazione sulle politiche pubbliche da parte delle Pubbliche Amministrazioni italiane.
La Regione Piemonte, allo stesso modo, ha ritenuto necessario sulla presente tematica – che è determinata anche dai comportamenti dei singoli cittadini e ha ricadute dirette sulla salute, gli interessi e le aspettative della comunità – di costruire la propria azione politica a partire da questa forma di democrazia partecipativa.
Con la compilazione del sondaggio la Regione Piemonte ha inteso dar vita ad un percorso partecipato con la cittadinanza per:

  • coinvolgere i cittadini, raccogliendo le loro consuetudini ed assicurando che le loro preoccupazioni ed aspirazioni siano comprese e considerate;
  • valutare la percezione che il territorio ha in merito a quanto finora è stato fatto dall'amministrazione per contrastare l'inquinamento atmosferico, con riferimento a quanto riportato dalla “Relazione sullo Stato dell’Ambiente in Piemonte 2014” a cura di Regione Piemonte ed ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale;
  • informare, sostenendo i cittadini nella comprensione del problema, attraverso  degli approfondimenti tematici sugli argomenti toccati dal questionario;
  • collaborare con i cittadini che potranno così contribuire al processo decisionale dell’amministrazione regionale aiutandola ad individuare e sviluppare soluzioni  sempre più condivise.
Qui di seguito si riportano solo alcune delle valutazioni più significative. Al fine dell’interpretazione dei risultati si segnala che il periodo di indagine del questionario lanciato dalla Regione Piemonte ha preceduto, e quindi non è stato influenzato dall’effetto sull’opinione pubblica di eventi come lo scandalo “Diesel Gate”, la conferenza internazionale delle Nazioni unite sul clima di Parigi – COP 21 - e l’emergenza smog in Pianura Padana.

Il questionario era costituito di 36 domande (a risposta anonima) organizzate in 8 sezioni:
  1. domande introduttive
  2. la sua opinione sull’inquinamento atmosferico
  3. inquinamento atmosferico e salute dei cittadini
  4. fonti di inquinamento ed emissioni
  5. informazioni sulla qualità dell’aria
  6. inquinamento atmosferico: trasporti
  7. inquinamento atmosferico: efficientamento energetico
  8. qualità dell’aria: azioni e attori
Nelle 16 settimane di operatività il questionario ha raccolto le risposte di 1.847 partecipanti all’indagine, il 98% dei quali residente in Piemonte. Per capire la portata del risultato si segnala che tra il dicembre 2012 e il marzo 2013 la Commissione Europea propose un questionario similare, usato per redigere l’ultimo pacchetto di politiche per la qualità dell’aria in Europa del dicembre 2013. A questo questionario pubblico parteciparono 1.934 soggetti per l’intero territorio europeo.
In sintesi i partecipanti al sondaggio si sono dimostrati cittadini consapevoli dei rischi dell’inquinamento e chiedono investimenti per mezzi pubblici, più piste ciclabili e incentivi per l’efficientamento energetico degli edifici.
La maggior parte dei cittadini ha una percezione molto grave del livello di inquinamento ed è consapevole che la situazione sia ancora più critica nel bacino padano, rispetto ad altre zone d’Italia. C’è consapevolezza dell’influenza dell’inquinamento atmosferico su salute e spesa sanitaria. I partecipanti hanno individuato traffico veicolare privato, traffico da trasporto merci e riscaldamento civile come le tre principali cause dell’inquinamento dell’aria. Gran parte dei cittadini sa che ci sono strumenti di monitoraggio e di controllo della qualità dell’aria, consultando dati e informazioni, in primis attraverso tv, radio e quotidiani.

Figura 1
Consultazione pubblica sulla qualità dell'aria: percezione del livello di inquinamento

Fra i comportamenti ritenuti più adeguati per contribuire al miglioramento delle condizioni dell’atmosfera i partecipanti al test hanno indicato al primo posto l’uso dei mezzi di trasporto pubblici, seguiti dalla bici e dall’acquisto di auto ecologiche. Eppure solo il 37% del totale usa i mezzi pubblici per gli spostamenti quotidiani, mentre l’automobile privata è sempre più gettonata. Le auto elettriche, a quanto emerge dal sondaggio, sono considerate troppo costose. Chi usa auto e moto private in esclusiva non considera favorevolmente il car sharing. Gli utenti chiedono l’aumento delle corse di autobus, tram e treni e l’ampliamento della rete di piste ciclabili. Tuttavia il mezzo più utilizzato resta sempre l’automobile.
Per chi si sposta in treno, di grande importanza è la qualità del viaggio. Per chi predilige la bici, le richieste riguardano più piste e maggiore sicurezza. Al di là dei comportamenti dei singoli, i cittadini che hanno preso parte al test sostengono in maggioranza che gli attori il cui impegno è fondamentale per migliorare la qualità dell’aria siano le amministrazioni pubbliche.
Tre i comportamenti virtuosi maggiormente considerati: la riduzione delle perdite di calore, un maggiore uso dei mezzi pubblici e un incremento dell’utilizzo dei mezzi senza motore. E infatti, stando ai numeri, il campione intervenuto sostiene per il 60% che la Regione debba finanziare il miglioramento del trasporto pubblico e il 38% che si debbano dare incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici privati.

Zonizzazione, popolazione e sua distribuzione

La direttiva 2008/50/CE “Qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa” prevede che il territorio dei singoli stati debba essere suddiviso in zone e agglomerati, come elemento essenziale per assicurare l’uniformità delle attività connesse alla sua attuazione ai diversi livelli territoriali.
Il DLgs 155/10 (di recepimento della suddetta direttiva comunitaria) ha definito a sua volta, in coerenza con la normativa comunitaria, nuovi criteri per la definizione delle zone, aggiornando anche le modalità per una corretta valutazione e gestione della qualità dell’aria. La classificazione delle nuove zone governa l’intera attività di valutazione della Qualità dell’Aria che deve essere basata - in ciascuna regione - su un programma (Programma di Valutazione) nel quale sono definiti la rete di misura ufficiale, i modelli e le stime obiettive. Questo nuovo quadro normativo ha avviato un profonda revisione su tutto il territorio italiano delle zonizzazioni realizzate negli anni passati dai soggetti competenti (Regioni e province autonome).
I punti salienti della riforma normativa sono di seguito riassunti:
  • individuazione della zonizzazione come fase essenziale per assicurare l’uniformità delle attività di valutazione e di gestione della qualità dell’aria da parte delle autorità regionali;
  • razionalizzazione dell’utilizzo delle misurazioni e delle altre tecniche di valutazione della qualità dell’aria;
  • individuazione del campo di applicazione dei piani regionali di qualità dell’aria;
  • possibilità di ricorrere a misure nazionali e interventi di carattere nazionale;
  • coordinamento e verifica dello stato sull’adempimento da parte delle regioni.

In merito al primo punto la norma definisce criteri e procedure per effettuare la zonizzazione e i requisiti a cui devono essere conformi le stazioni che fanno capo alla rete di misura ufficiale a gestione o controllo pubblico. La norma infine impone anche un processo di razionalizzazione finalizzato all’eliminazione di stazioni in eccesso. Gli agglomerati sono individuati sulla base dell'assetto urbanistico, della popolazione residente e della densità abitativa.

La nuova zonizzazione così realizzata non solo permetterà di ottenere una valutazione anno per anno della qualità dell'aria, individuando in maniera più dettagliata le aree di superamento dei livelli minimi di emissioni, i fattori che condizionano i superamenti e le sorgenti su cui agire, ma consentirà anche di ridimensionare, in termini di apparecchiature e quindi anche di costi di manutenzione, l’intera rete di rilevamento regionale delle stazioni di rilevamento fisse.

La nuova zonizzazione

La Regione Piemonte già da qualche anno ha avviato un processo di revisione dei propri strumenti per la valutazione della qualità dell’aria. Con DGR n. 41-855 del 29 Dicembre 2014 è stato approvato il progetto di Zonizzazione e Classificazione del Territorio Regionale relativa alla qualita' dell'aria ambiente, redatto in attuazione degli articoli 3, 4 e 5 del DLgs 155/2010. Contestualmente è stato approvato il Programma di Valutazione, recante la nuova configurazione della rete di rilevamento della qualità dell'aria e degli strumenti necessari alla valutazione della stessa.
Per la nuova zonizzazione del territorio sono state analizzati i seguenti aspetti, relativamente a tutto il territorio regionale:
  • la densità abitativa;
  • le caratteristiche orografiche e meteoclimatiche;
  • il carico emissivo;
  • il grado di urbanizzazione del territorio.
L’analisi congiunta di questi aspetti ha permesso di individuare aree sulle quali una o più di tali caratteristiche risultano predominanti nel determinare i livelli degli inquinanti. Per l’analisi di tali caratteristiche la Regione Piemonte ha utilizzato una serie di elaborazioni spaziali che hanno portato a suddividere il territorio regionale in tre zone altimetriche, aventi in comune anche aspetti legati al carico emissivo e ai livelli di inquinamento.

I dati utilizzati per l’individuazione delle zone sono stati analizzati sia su base comunale sia su griglia di 1 km per lato: densità abitativa da Land Cover Piemonte; densità emissiva per NH3, NOx, PM10 e COV (fonte IREA); classe prevalente della distribuzione della velocità del vento (fonte Arpa Piemonte). Sono state così delimitate quattro zone: Agglomerato; Pianura; Collina; Montagna.
Il Piemonte per sue caratteristiche territoriali presenta condizioni meteorologiche particolarmente sfavorevoli per la qualità dell’aria in cui le emissioni di inquinanti si distribuiscono, ma faticano a disperdersi: i venti medi sono tra i più bassi d’Europa, frequentemente si instaurano condizioni di alta pressione associata a stabilità atmosferica, con gli inquinanti che si disperdono in altezza solo fino a pochi metri dal suolo.

Per supportare al meglio l'analisi dei dati raccolti sono state predisposte carte di sintesi: alcuni esempi sono la carta con la suddivisione dei Comuni per fascia altimetrica (secondo classificazione ISTAT); la carta orografica in cui sono prese in considerazione la morfologia del territorio, le aree edificate, l'idrografia e le principali vie di comunicazione; le mappe di distribuzione oraria della velocità del vento.

Figura 2
Carta dei comuni calssificati per fascia altimetrica

Figura 3
Classe prevalente distribuzione oraria della velocità del vento

Si è quindi passati alla individuazione degli agglomerati urbani sul territorio regionale. Inizialmente è stata analizzata la densità di popolazione su base comunale: la valutazione demografica all’anno 2009 evidenzia che, nel territorio regionale, se si esclude Torino, non esistono altri Comuni aventi una popolazione superiore a 250.000 abitanti né una densità di popolazione superiore a 3.000 abitanti/ km2.

Figura 4
Densità abitativa per comune

Sono state quindi analizzate le emissioni totali per ogni inquinante attraverso l’analisi dei dati VEA (Valutazione Emissioni in Atmosfera Regione Piemonte).
In una prima fase sono stati analizzati i dati VEA che evidenziano la componente emissiva sul territorio comunale, quindi le “Emissioni totali annue per Comune (t/km2)” relativamente agli inquinanti: COV; NOx, NH3, PM10.
Infine sono stati presi in considerazione, per ciascun anno su base comunale, i dati VEA che derivano dalla spazializzazione su griglia (1 km per 1 km) delle emissioni per i principali inquinanti calcolate dal sistema INEMAR – l’INventario delle EMissioni in Atmosfera utilizza il software INEMAR che stima le emissioni dei diversi inquinanti a livello comunale per diversi tipo di attività (quali ad esempio riscaldamento, traffico, agricoltura e industria) e per tipo di combustibile: COV NH3 NOx, PM10.
Di seguito sono riportati alcuni esempi di mappe del carico emissivo spazializzato su griglia, per gli inquinanti sopraccitati.

Figura 5
Densità emissiva NOx anno 2007 su griglia 1x1 (km (t/km2/a)

Figura 6
Densità emissiva PM10 anno 2007 su griglia 1x1 (km (t/km2/a)

Figura 7
Densità emissiva NH3 anno 2007 su griglia 1x1 (km (t/km2/a)

Figura 8
Densità emissiva COV anno 2007 su griglia 1x1 (km (t/km2/a)

In area metropolitana, per ciascun inquinante, è stata prodottauna carta di maggior dettaglio in modo da valutare con esattezza l’insieme dei comuni da includere nell’agglomerato di Torino.

Figura 9
Densità emissiva NOx anno 2007 su griglia 1x1 (km (t/km2 a) agglomerato Torino

Alla fine di questa analisi, la prima ipotesi di zonizzazione è stata confrontata con quella ottenuta da ARPA Piemonte in collaborazione con il Dipartimento di Statistica e Matematica Applicata “De Castro” dell'Università di Torino con il metodo della Functional Cluster Analysis considerando PM10 e NO2, attualmente gli inquinanti più critici.
Il confronto tra la prima ipotesi di zonizzazione (figura 10) e il risultato della Functional Cluster Analysis (figura 11) ha messo in evidenza la necessità di rivedere l’assegnazione di alcuni territori comunali situati al confine tra la zona altimetrica di montagna e quella di collina, nonché tra quella di montagna e quella di pianura.

Figura 10
Rappresentazione grafica della nuova zonizzazione relativa agli inquinanti diversi da ozono

Figura 11
Classificazione dei Comuni piemontesi mediante Functional Cluster Analysis

Sulla base delle carte prodotte e dei vari fattori analizzati sono state quindi individuate le seguenti quattro zone relative a tutti gli inquinanti ad esclusione dell’ozono (O3):

Tabella 1
Le quattro zone individuate nell'ambito della zonizzazione del territorio


 

u.m.

Agglomerato Torino IT0118

Zona pianura IT0119

Zona collina IT0120

Zona montagna IT0121

Totale

N° Comuni

 

32

269

660

245

1.206

Popolazione

 

1.555.778

1.326.067

1.368.853

195.532

4.446.230

Superficie Comuni

km2

838

6.595

8.811

9.144

25.389

Densità abitativa

ab/km2

1.856

201

155

21

175

Densità em. PM10

t/km2

3,57

0,78

0,55

0,13

0,56

Densità em. NOX

t/km2

16,68

3,70

2,36

0,34

2,45

Densità em. COV

t/km2

19,44

3,11

4,18

2,05

3,64

Densità em. NH3

t/km2

2,76

4,02

1,03

0,19

1,56


Dai dati riportati (tabella 1) si evidenzia come la popolazione insediata nelle aree classificate come agglomerato, zona Pianura e zona Collina rappresenti la quasi totalità della popolazione della regione. Tali zone, sintetizzate nella figura 10, sono quindi le aree sui cui è stato predisposto il Programma di Valutazione.
Di seguito invece si riporta la tabella (tabella 2) riassuntiva relativa alla zonizzazione per l’inquinante ozono (O3), e relativa rappresentazione grafica (figura 12).

Tabella 2
Zonizzazione per l'inquinante O3

 

u.m.

Agglomerato Torino IT0118

Zona Piemonte IT0122

Totale

N° Comuni

 

32

1174

1.206

Popolazione

 

1.555.778

2.890.452

4.446.230

Superficie Comuni

km2

838

24.551

25.389

Densità abitativa

ab/km2

1.856

118

175

Figura 12
Rappresentazione grafica zonizzazione per l’inquinante ozono (O3)

Il progetto della nuova zonizzazione così realizzato da Regione Piemonte, ha visto l’espressione favorevole del Ministero dell’Ambiente.
La classificazione delle zone e degli agglomerati dovrà essere riesaminata almeno ogni 5 anni, e comunque, in caso di significative modifiche delle attività che incidono sulla qualità dell’aria per gli inquinanti di cui all’articolo 1, comma 2 del DLgs 155/10. Le eventuali modifiche alla delimitazione delle zone e degli agglomerati sono oggetto di comunicazione annuale alla Comunità Europea da parte del Ministero.