Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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FORESTE

L’argomento Foreste rientra in un Obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

- Obiettivo 15: Proteggere, ripristinare, favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fremare la pedita di diversità biologica

I boschi in Piemonte sono una importante realtà, ricoprendo più di 1/3 del territorio regionale e con superficie tutt’ora in aumento spontaneo.
Le foreste sono una risorsa di primaria rilevanza che svolge molteplici funzioni, quale fonte di materia prima ed energia rinnovabili e fornitrici di servizi ecosistemici, quali:
i servizi di approvvigionamento, nel caso delle risorse forestali: legname, prodotti forestali spontanei non legnosi, acqua;
i servizi di regolazione e mantenimento, quali il controllo dell’erosione del suolo, la purificazione dell’acqua, l’assorbimento dell’anidride carbonica, ecc.;
i servizi culturali, legati al supporto di attività turistiche, ricreative, sportive, culturali, la conservazione dei valori paesaggistici, ecc..

Per ribadire l'importanza delle foreste, dal 2013 ogni anno si celebra la Giornata mondiale delle foreste, il 21 marzo.

I boschi sono entità ambientali modellati da fattori naturali (clima, ecologia delle specie ecc.) e da fattori antropici (gestione selvicolturale, abbandono, imboschimento spontaneo o guidato, disboscamento, inquinamento ecc.). La millenaria azione dell’uomo ha profondamente modificato la composizione delle cenosi boschive naturali: basti ricordare che in assenza dell’uomo in Piemonte tutte le terre al disotto dei 2.500 m di quota in media sarebbero boscate.
Anche i boschi oggi presenti sono assai diversi da quelli naturali, alcuni esempi: i lariceti in purezza che caratterizzano le Alpi derivano dalla sistematica eliminazione del pino cembro e degli abeti per favorire il pascolo; le faggete pure sono state plasmate dall’utilizzo per carbone a spese di abeti e altre latifoglie; i castagneti derivano da antico impianto di una specie sporadica per ottenere frutti e legno, soppiantando querceti e faggete; i robinieti derivano da una specie esotica introdotta per necessità di legna da ardere. Negli ultimi decenni a seguito dell’abbandono delle aree montane e collinari meno favorevoli all’agricoltura si osserva una ricolonizzazione spontanea del bosco (acero-frassineti, boscaglie, arbusteti, robinieti), con un raddoppio della superficie dal secondo dopoguerra, fenomeno senza precedenti negli ultimi secoli.
Si stima che la raccolta di legno sia meno di metà del prelievo sostenibile, attestandosi su circa ¼ di quanto cresce annualmente. A seguito della rarefazione degli interventi di taglio anche la composizione e la struttura dei boschi variano, sia arricchendosi di specie e rinaturalizzandosi (es. il gran ritorno del pino cembro nei lariceti, la conversione a fustaia dei cedui di faggio), sia collassando dove instabili (es. cedui di castagno abbandonati, rimboschimenti di conifere). L’aumento della superficie boscata ove non gestito non ha solo aspetti positivi, in quanto modifica il paesaggio rurale tradizionale e riduce gli habitat per alcune specie animali.
I cambiamenti sono influenzati anche da fattori climatici, fitopatologici, e dall’introduzione di specie esotiche invasive vegetali o animali, spesso strettamente correlati tra loro: i già rari boschi di pianura e fluviali subiscono la colonizzazione di specie esotiche invasive (ailanto, quercia rossa, ciliegio tardivo e acero americani, reinutria del Giappone, buddleia ecc.), favorite anche dal deperimento delle querce per stress idrici; le sequenze di inverni miti innescano vari parassiti, come la processionaria del pino.
Al contrario i boschi cedui di facile accesso sono ancora sottoposti ad un utilizzo costante soprattutto per fornire legna da ardere, il cui consumo regionale da parte delle famiglie è stimato in almeno 2 milioni di tonnellate/anno.

Per assicurare la conservazione e la funzionalità di questa risorsa ambientale per l’uomo e le sue attività, tutti questi fattori devono essere conosciuti, orientati e governati con decisioni politiche e strumenti tecnici.
Il quadro dello stato delle foreste viene dato dall’insieme delle informazioni che costituiscono e influenzano il sistema, come da schema sottoriportato.

QUADRO DELLE FORESTE

CONOSCITIVO

GESTIONALE

I SERVIZI ECOSISTEMICI

Il Patrimonio Forestale

Quadro Normativo

Approvigionamento

Ecologia/Biodiversità/Genetica

Istanze di tagli boschivi

Regolazione e mantenimento

Clima/Stato di salute dei boschi

Gli interventi del PSR

Servizi culturali

Le professioni forestali

La Formazione professionale

Incendi boschivi

Incendi: Piano Straordinario


 

Quadro conoscitivo - Il patrimonio forestale

Carta e superficie forestale 
Dalla carta forestale edizione 2016 risulta che la superficie forestale complessiva del Piemonte al 2016 è di 976.953 ha. Nel quindicennio intercorso dal rilievo della precedente carta forestale (SIFOR - anno medio 2000), complessivamente si è registrato un incremento di 44.740 ha (4,6%), dato da un aumento per i soli boschi di 57.854 ha pari al 6,6%, al netto delle aree trasformate da bosco in altre destinazioni.

Tabella 1
Superficie forestale

Superficie

Aggiornamento 2016

SIFOR  2000

INFC 2005 

ettari

%

ettari

%

ettari

Superficie territoriale regionale

 

2.538.479

 

 

 

 

Superficie forestale

Boschi (LR 4/09)

932.514

36,7

874.660

34

842.046

 

Altre superfici forestali (FRA2000)

9.374

0,4

n.d.

 

69.522

Arboricoltura da legno

35.065

1,4

48.206

2

28.548

Totale

976.953

38,5

922.866

36

940.116

Si conferma quindi la tendenza all’incremento della superficie boscata, che dal secondo dopoguerra è quasi raddoppiata, a seguito della colonizzazione spontanea di terre abbandonate (in particolare in montagna e in collina) ed in minima parte per il rimboschimento artificiale. Rispetto ai dati confrontabili della prima carta forestale regionale (anno 1980), la superficie dei soli boschi è aumentata di circa il 38% e risulta più che doppia rispetto ai dati storici risalenti all’unità d’Italia.
Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito della Regione Piemonte e in particolare al report "La carta forestale del Piemonte - Aggiornamento 2016".

Tutti i dati sono raccolti e integrati nel Sistema Informativo Forestale Regionale (SIFOR) istituito con l’art. 34 della LR 4/09, liberamente consultabile e in continua evoluzione.

Consulta gli indicatori ambientali on line alla pagina Natura e biodiversità Superficie forestale

Figura 1
Carta Forestale


L'indice di boscosità (il rapporto tra la superficie a bosco e la superficie totale di un determinato territorio in %) è pari al 36,7% per i soli boschi e sale al 38,5% considerando anche le altre superfici forestali e l'arboricoltura da legno; la provincia a maggiore indice di boscosità è il Verbano Cusio Ossola (57%), mentre a Novara si registra il più basso (27%).

Dalla carta forestale regionale si evidenzia come ben ¾ dei boschi sia costituito da 5 sole categorie tra le 21 individuate: Castagneti (22%), Faggete (15%), Robinieti (12%), Larici-cembrete (10%) e Boscaglie pioniere e d’invasione (8%). Tra le fasce altimetriche la massima diffusione dei boschi è in montagna (circa il 72% del totale dei boschi, con un indice di boscosità del 57%) segue la collina (circa 19%, con un indice di boscosità del 40%) e la pianura (circa 9%, con un indice di boscosità del 10%).

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2008 - Foreste di protezione pagina 9
Anno 2009 - Il ritorno degli alberi in pianura. Un bilancio di 10 anni di rimboschimento dei terreni agricoli pagina 14; Nuove piante infestanti invasive, pagina 263 – Pianificazione e gestione delle specie aloctone invasive negli ambienti forestali, pagina 265.
Anno 2011 - Box: Anno internazionale delle foreste pagina 10 I Boschi di protezione pagina 12,  I boschi planiziali pagina 13
Anno 2013 - Box: Aree agricole invase dal bosco di neoformazione. Esempi gestionali pagina 28

Alberi monumentali

Gli alberi monumentali, inseriti in un bosco o in un parco oppure isolati presidi vegetali a guardia di coltivi, piazze o chiese, sono da tempo oggetto di attenzione da parte della Regione Piemonte, che negli anni 2000, in attuazione della specifica legge LR 50/95, aveva approvato un elenco di 40 alberi.
Nel 2013 è stata approvata una norma statale (Ledgge 10/13 art.7) che ha stabilito una definizione di albero monumentale univoca e criteri di monumentalità omogenei per tutta Italia, prevedendo l’effettuazione del censimento nazionale degli alberi monumentali.
A seguito delle disposizioni attuative ministeriali, nel 2015 è stato avviato il censimento: in Piemonte le segnalazioni pervenute dai Comuni sono state integrate con indagini di iniziativa della Regione, col supporto tecnico di IPLA per i sopralluoghi di verifica e la compilazione delle schede di identificazione.
A dicembre 2015 è stato così approvato il primo Elenco regionale, con 82 nuovi alberi monumentali, integrato a giugno 2016 con 36 degli alberi già classificati ai sensi della LR 50/95, portando così a 118 il totale degli elementi tutelati.
A questo punto se erano soddisfatti gli obblighi previsti dalle norme ministeriali, molte specie arboree autoctone risultavano poco o nulla rappresentate, e alcune aree del Piemonte ancora da indagare. Perciò a partire dal 2016 la Regione ha effettuato, sempre tramite l'IPLA e con la collaborazione di alcuni Enti di gestione delle Aree protette, ulteriori indagini, mentre il Corpo Forestale dello Stato si occupava prevalentemente degli alberi già individuati nel corso del censimento nazionale del 1982.
Grazie alle verifiche tecniche e alle istruttorie effettuate fino all’estate 2018, anche a seguito di ulteriori segnalazioni da parte di Comuni, associazioni e singoli cittadini, è stato integrato l’Elenco regionale, portando il numero complessivo prima a 176 (agosto 2017) e poi (Determinazione del Settore regionale Foreste n. 3493 del 30 ottobre 2018) a 220 alberi o gruppi di alberi monumentali.
L’elenco regionale del 2018
La distribuzione dei 220 esemplari risulta in 123 Comuni, situati prevalentemente nei territori torinese (46), cuneese (29), alessandrino (17) e del VCO (13). Torino ha ben 13 alberi e gruppi di alberi (di cui sei collocati nel Parco del Valentino); seguono con 5: Acqui Terme, San Secondo di Pinerolo (Parco del Castello di Miradolo) e Stresa; poi, con 4: Biella, Cavallermaggiore, Valdieri (Parco naturale Alpi Marittime), Campiglione Fenile e Castagneto Po.
A testimoniare la diversità ambientale della nostra regione, dagli ecosistemi naturali fino ai parchi storici e alle alberate cittadine, gli alberi censiti appartengono a ben 71 specie, delle quali 41 autoctone del Piemonte, 28 esotiche, 2 non autoctone del Piemonte (Sughera e Corbezzolo) pur facendo parte della flora italiana. Tra le esotiche, presenti soprattutto nelle aree urbane, la più rappresentata è il Platano, con 17 esemplari, poi l’Ippocastano, con 11 e il Cedro dell’Atlante con 8; tra le autoctone prevalgono il Larice con 13 elementi e il Castagno con 11, seguono Farnia (9), Roverella (8) e Frassino (7).
Dimensioni: gli alberi più imponenti appartengono alle seguenti specie: Cedro dell'Atlante (un esemplare di 13 m di circonferenza a Montalenghe, uno di 11 m a Perosa Canavese), Castagno (oltre 11 m, a Bioglio, oltre 9 m a Monteu Roero e a Melle), Sequoia gigante (oltre 9 m a Torre Pellice), Tiglio (8,30 m a Macugnaga), Cedro dell’Himalaya (8 metri) e Canfora (7,20 metri) di Stresa, i Platani di Alessandria, Campiglione Fenile e Savigliano (7,60 - 7,45 - 7,20 metri), Olmo del Caucaso (oltre 7 m, a Bra), Larice (6,60 m a Pietraporzio) e Faggio (6,47 metri, a Trasquera).
Non mancano i gruppi di alberi: tra questi il viale di Farnie di La Mandria (Venaria) , il viale di platani di Cherasco, i larici dell’Alpe Veglia (Varzo) e del Parco delle Alpi Marittime (Valdieri), i tre Abeti di Douglas (Douglasie) del Lago di Meugliano, che detengono il record di altezza (56 metri per il più alto). L’Elenco regionale piemontese confluisce nell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia, periodicamente aggiornato.
 
Sul fronte “Norme e procedure”, il 2018 ha introdotto importanti novità:
- a livello statale l’approvazione, a fine novembre, di una circolare relativa alle procedure amministrative per gli interventi sugli alberi monumental; 
- a livello regionale, con la legge annuale di riordino dell'ordinamento regionale (LR 19/18), è stata inserita nella legge forestale regionale (LR 4/09) la disciplina in materia di alberi monumentali, recependo l'art. 7 della legge n. 10/13 e abrogando contestualmente la LR 50/95.

Consulta gli approfondimenti sul sito di Regione Piemonte

QUADRO CONOSCITIVO - Ecologia, biodiversità e genetica

La biodiversità deriva dal mantenimento della variabilità genetica all’interno delle popolazioni biologiche. Questo permette loro di affrontare e superare con successo le diverse vicissitudini ecologiche quali i cambiamenti climatici, la comparsa di nuovi parassiti, predatori, competitori, ecc. permettendo alle specie maggiori capacità di adattamento e di sopravvivenza.
Pertanto, anche per le specie forestali è importante il mantenimento della loro biodiversità. La Regione Piemonte recependo tale necessità ha promosso le azioni utili a tale scopo anche per le specie forestali.
La biodiversità forestale considera non solo la varietà di specie arboree in bosco, ma l’insieme delle specie animali e vegetali presenti e le condizioni ecologiche che ne determinano la presenza.
Nei diversi habitat forestali presenti in Piemonte, il livello di biodiversità è molto variabile, sia in relazione alle caratteristiche naturali, sia al tipo di utilizzo storico da parte dell’uomo che può portare cambiamenti alla composizione specifica, alla struttura o all’estensione dei boschi.

Particolare attenzione occorre rivolgere all'introduzione di specie esotiche invasive in quanto fattore di diminuzione della biodiversità.
Infatti, negli ambienti forestali la diffusione delle invasive può essere causa di forte degrado, poiché ne modifica la composizione specifica e ne altera la struttura, con conseguenze sulla produzione, protezione dei versanti, conservazione della biodiversità ed anche del paesaggio.
Per maggiori approfondimenti consulta le seguenti guide selvicolturali:
- Foreste e biodiversità

- Le specie forestali arboree esotiche

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2010 - Risorse genetiche forestali in Piemonte,  Alpeggi
Anno 2011 - Ruolo dei vivai forestali della regione Piemonte nella tutela della biodiversità pagina 12
Consulta l'argomento Specie invasive in Territorio Fattori
Per ulteriori approfondimenti inerenti lo studio delle provenienze delle specie vegetali forestali consulta la serie di Monografie pubblicate sulla rivista forestale Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi dal Dicembre 2011 ad oggi.

QUADRO CONOSCIVIVO - il clima e lo stato di salute dei boschi

I boschi e le foreste sono fortemente influenzati dal clima. Eccessi di temperature, siccità oppure all’opposto precipitazioni elevate possono indebolire i boschi e renderli più sensibili agli attacchi dei patogeni. A esempio gli insetti rispondono in modo immediato a cambiamenti climatici anche momentanei come il susseguirsi di annate calde e siccitose che hanno contribuito, qualche anno fa, al diffondersi di specie di lepidotteri più termofili che hanno dato luogo a defogliazioni di elevata intensità.
Tali problematiche sono affrontate in modo concertato tra il Settore Foreste e il Settore Fitosanitario della Regione Piemonte.
Di seguito vengono menzionate le criticità più importanti in ambito forestale.

Tarlo asiatico
• Nel corso del 2018 l’evento più importante, in senso negativo, è stato l’accertamento di due focolai di infestazione del “tarlo” asiatico Anoplophora glabripennis (Coleoptera, Cerambycidae) rispettivamente nel comune di Vaie, in Val Susa, e nella frazione di Madonna dell’Olmo, a Cuneo.
Questa specie è considerata un organismo di quarantena per l’Unione Europea, cioè tra quei parassiti di cui si dovrebbe evitare l’introduzione e la diffusione sul territorio europeo per i gravi danni che può arrecare a un numero elevato di latifoglie, presenti sia nei boschi che nel verde urbano del nostro continente. La specie arborea largamente preferita da A. glabripennis è l’acero, però può attaccare anche betulla, salice, pioppo, ippocastano, olmo, etc. Gli alberi infestati inoltre possono essere facilmente soggetti a schianti a causa di fenomeni meteorologici avversi (vento o neve), con forti rischi in ambito urbano. Le uniche modalità di lotta finora conosciute e previste anche nello specifico decreto di lotta obbligatoria sono l’abbattimento degli alberi infestati e di quelli sensibili nel raggio di 100 metri, la cippatura del materiale infestato e il conferimento a centrali per la combustione di biomasse, il monitoraggio costante del territorio per almeno 4 anni successivi alla prima segnalazione del focolaio, fino all’ottenimento dell’eradicazione. Per approfondimenti consulta il sito della Regione Piemonte settore Fitosanitario

Imenottero cinipide galligeno del castagno
• È in corso la gestione dell’emergenza causata dalla diffusione dell’imenottero cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus) originario della Cina, in grado di arrecare ingenti perdite produttive e compromettere lo stato vegetativo dei castagni. Il Settore Fitosanitario ha coordinato, a partire dal 2003, il progetto per l’introduzione del parassitoide Torymus sinensis nelle aree infestate del Piemonte. Questo progetto, realizzato con l’Università di Torino (DISAFA) Settore Entomologia, ha ottenuto il controllo biologico del cinipide in tutte le aree castanicole e del Piemonte. La presenza delle galle ormai è del tutto sporadica, senza alcun impatto significativo sullo sviluppo vegetativo dei castagni. 
Per approfondimenti consulta il sito del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte 
Per approfondimenti sul deperimento dei cedui di castagno consulta anche un articolo di IPLA sui Quaderni Agricoltura 

Coleottero scarabeide
• Nel 2018 è continuato il monitoraggio della diffusione e azioni di contenimento delle popolazioni del coleottero scarabeide del Giappone (Popillia japonica), insetto esotico segnalato nel luglio 2014 nella zona del Ticino tra Piemonte e Lombardia. Questo scarabeide, introdotto accidentalmente negli Stati Uniti circa 100 anni fa, si è rivelato particolarmente dannoso su un gran numero di piante coltivate e spontanee tra cui diverse specie forestali. Nella normativa fitosanitaria è inserito tra gli organismi di quarantena (Direttiva 2000/29/CEE e s.m.i.) di cui deve essere vietata l’introduzione e la diffusione nel territorio dell’Unione Europea. Nel 2018 è continuata la sua espansione territoriale e, oltre ad avere colonizzato gran parte della provincia di Novara, ha raggiunto anche quelle di Vercelli e Biella. In ambito forestale non si segnalano danni di rilievo: gli adulti, preferendo esposizioni soleggiate, difficilmente attaccano alberi e arbusti in bosco. Possono essere attaccati olmi, ciliegi selvatici, betulle, ontani, noccioli, biancospini e poche altre specie arboree o arbustive presenti ai margini dei boschi, con erosioni fogliari più o meno estese. Danni ben più gravi si segnalano invece su colture agricole, in particolare coltivazioni di piccoli frutti, vigneti, giardini e frutteti famigliari.
Per ulteriori approfondimenti, consulta il sito di Regione Piemonte.

Processionaria del Pino
• Sono state raccolte segnalazioni su attacchi di processionaria del Pino (Traumatocampa pityocampa) dal territorio piemontese, in cui spesso sono coinvolte aree montane e pedemontane. Sono state divulgate informazioni su quanto previsto dal relativo Decreto di lotta obbligatoria (DM 30/10/2007) nonché sulle tecniche di lotta consigliabili. Questo lepidottero è da sempre presente nei boschi piemontesi ma negli ultimi anni si sono avute segnalazioni causate da una sua crescente e preoccupante espansione che può provocare problemi per la salute di persone e animali che frequentano le zone infestate. Visto l'andamento degli ultimi anni la fase di massima infestazione dovrebbe essere stata raggiunta, ma andrà verificato se il progressivo incremento delle temperature (global warming), riducendo i fattori di mortalità invernale, non tenderà a favorire elevati livelli di attacchi anche nei prossimi anni.
Le infestazioni sono risultate elevate anche nel 2017, con danni significativi in zone soggette a incendi in autunno in quanto le larve si sono concentrate sugli alberi sfuggiti alle fiamme, defogliandoli completamente (ad esempio in Val di Susa: area a pino silvestre nel comune di Mompantero).
Per approfondimenti, consulta il sito della Regione Piemonte.

Piralide del bosso
• Sono state effettuate osservazioni sulla diffusione della piralide del bosso (Cydalima perspectalis), insetto particolarmente dannoso al bosso e introdotto accidentalmente dalla Cina che si sta diffondendo in tutta Europa. I primi attacchi di questo lepidottero in Piemonte risalgono al 2012. Forti infestazioni, con esiti spesso devastanti per le siepi di bosso, sono state riscontrate in tutto il Piemonte. Attacchi non controllati possono mettere a rischio la sopravvivenza stessa del bosso, specie ornamentale tipica del giardino all’italiana. Purtroppo negli ultimi anni l'insetto esotico ha attaccato anche popolamenti naturali di bosso in diverse vallate alpine (es. Val Tanaro, Val Grana) causando estesi disseccamenti. A fine estate 2018 si sono verificate presenze elevate di adulti in diversi paesi del Cuneese vicino alle vallate infestate e anche nella stessa città di Cuneo.
Per approfondimenti consulta il sito di Regione Piemonte

Cimice asiatica
• Sono state raccolte segnalazioni sulla (Halyomorpha halys). Questo insetto, originario dell’Estremo Oriente e segnalato per la prima volta in Italia nel 2012 in provincia di Modena, è stato ritrovato in Piemonte già nel 2013, nel Saluzzese. Negli anni successivi ha causato danni importanti in frutteti (nettarine, melo, pero, nashi), noccioleti e coltivazioni quali mais di secondo raccolto e soia. Non avendo limitatori naturali specifici nel nostro continente, questa cimice si sta diffondendo velocemente in nuove aree, con un progressivo incremento delle popolazioni. Tra le colture più colpite va annoverato il nocciolo. Negli ultimi anni si sono registrati danni importanti su giovani impianti di pioppo. Giovani e adulti, attraverso le punture di alimentazione sulla corteccia tenera delle pioppelle, provocano fessurazioni, rigonfiamenti, spaccature che possono compromettere completamente lo sviluppo delle piante. Nell’estate 2018 è stata segnalata la presenza in Piemonte (come pure in altre regioni settentrionali) del parassitoide oofago Trissolcus japonicus che in Cina risulta essere il limitatore naturale più efficace di questa cimice.

Coleottero scolitide
• Sono state raccolte osservazioni sul fenomeno fitopatologico del deperimento del noce nero (Juglans nigra) denominato TCD (Thousand Cankers Disease), causato dal coleottero scolitide Pityophthorus juglandis e dal fungo Geosmithia morbida, che provoca disseccamenti e morte degli alberi di questa specie. Originari del Nord America, sia lo scolitide che il fungo, in Piemonte sono stati trovati inizialmente nel 2015 in due località, rispettivamente nella città metropolitana di Torino e in provincia di Novara e successivamente in altre località piemontesi. È stata accertata la comparsa di questo deperimento sul noce europeo (Juglans regia) anche se finora non sembra avere la stessa virulenza che manifesta nei confronti della specie di origine nordamericana. In alcune località è stata riscontrata una parassitizzazione dello scolitide vettore da parte di alcune specie dei generi Theocolax e Neocalosoter (probabilmente di origine nord-americana).
Per approfondimenti, consulta il sito della Società Entomonologica Italiana

Ulteriori segnalazioni sono attacchi del dittero cecidomide (Dasineura laricis) su larice in Val Varaita, 2016 attacchi del lepidottero tortricide defogliatore Zeiraphera griseana su larice in diverse vallate alpine, dell'Imenottero argide (Aproceros leucopoda) su olmo in Val d’Ossola (2014)
Gli attacchi si sono manifestati nel corso del 2014 nella bassa Val d'Ossola e nel Parco del Ticino, mentre nel 2015 è stata rilevata la presenza di questo insetto anche lungo le sponde del Po, nella zona tra Pancalieri e Faule.

Sono in corso inoltre numerosi progetti tra i quali si ricorda quello inerente lo stato di salute e deperimento dei Querco-carpineti, a carico, in modo particolare, della farnia. Per approfondimenti, consulta il progetto Querco-carpineti planiziali in deperimento: linee guida per la gestione 

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2009 - Situazione entomologica dei boschi e foreste, pagina 9
Anno 2010 - Variazioni climatiche e loro influenza su lepidotteri defogliatori negli ecosistemi forestali 
Anno 2012 - Cambiamenti climatici e protocollo di Kyoto pagina 43

• Il clima influenza fortemente gli incendi boschivi, in quanto in situazioni di aridità questi vengono favoriti. Il perdurare di particolari condizioni meteorologiche nei mesi di novembre, dicembre 2015 e gennaio 2016, ha aumentato il pericolo di incendi boschivi e ha favorito l’innesco e il propagarsi degli stessi su tutto il territorio piemontese. Per approfondimenti consulta il tema Clima Impatti Foreste

Quadro conoscitivo - Gli incendi boschivi

Nel 2017, il deficit idrico estivo e autunnale ha creato le condizioni favorevoli al propagarsi di numerosi incendi boschivi, favoriti anche da giornate con forti venti caldi di ricaduta (foehn).
In particolare, tra la fine di ottobre e i primissimi giorni di novembre si sono verificati contemporaneamente numerosi e vasti incendi, concentrati in alcuni punti della Città metropolitana di Torino (aree del Canavese, Pinerolese, Val Chisone e bassa Valle Susa) e della Provincia di Cuneo (Valle Varaita e Valle Stura).
In queste zone si sono verificati 9 incendi che complessivamente hanno percorso poco meno di 10.400 ettari (ha), di cui il 74% boscato e il 34% ricadenti in area tutelata (siti della Rete Natura 2000 o aree protette di interesse regionale o provinciale). La principale categoria forestale colpita è stata quella dei Castagneti per complessivi 1.640 ha percorsi, mentre le Faggete sono state interessate per 1.550 ha. Seguono le Larici-Cembrete (970 ha), le Boscaglie pioniere e d’invasione (814 ha), le Pinete di pino silvestre (750 ha) e i Querceti di roverella (565 ha). Altre categorie forestali presentano superfici percorse inferiori: meno di 240 ha ciascuna Acero-tiglio-frassineti, Querceti di rovere, Arbusteti subalpini e Rimboschimenti, meno di 100 ha ciascuna Abetine, Arbusteti e Robinieti. L’incidenza delle Categorie interessate a seconda delle singole aree è riportata sul sito di Regione Piemonte 
I dati complessivi degli incendi boschivi verificatisi nel corso dell’anno vengono invece raccolti e messi a disposizione del pubblico nella Banca Dati Incendi Boschivi.

I danni causati dagli incendi dell’autunno 2017 sono ingenti e riguardano sia le infrastrutture e le opere di interesse per le comunità (seconde case, strade, acquedotti) sia l’ambiente in senso ampio. Mentre si è agito subito per la messa in sicurezza di strade e luoghi frequentati, è stato necessario aspettare la primavera successiva per poter verificare i danni subiti dalla componente ambientale più visibile, cioè quella forestale, e di conseguenza comprendere dove, come e con quali priorità sia necessario intervenire per il ripristino. In effetti dopo eventi di disturbo, quali sono gli incendi boschivi, la natura riprende il suo corso, ma con tempi che non sono sempre conciliabili con le aspettative della società, soprattutto in termini di messa in sicurezza del territorio. La colata detritica di Comba delle Foglie (Bussoleno) ne è un classico esempio.
Ne consegue che solo dal confronto tra informazioni relative alla severità del danno causato alla componente forestale e funzione di protezione attesa dai boschi stessi è possibile stabilire dove sia opportuno e necessario intervenire, con quali tipologie di intervento e con quali tempi.

La legge quadro nazionale sugli incendi boschivi (L 353/00), nata per fermare la cosiddetta “industria del fuoco”, stabilisce limitazioni all’azione dell’uomo nelle zone incendiate: divieto di variare la destinazione d’uso del suolo e di costruire nuove infrastrutture destinate all’insediamento umano se non autorizzate precedentemente all’incendio, divieto di caccia e di pascolo; vieta inoltre le attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse finanziarie pubbliche. Alcune eccezioni sono previste nei casi di dissesto idrogeologico e di tutela di particolari valori ambientali e paesaggistici, previa autorizzazione regionale o ministeriale.
La legge regionale in materia forestale (LR 4/09) prevede che la Giunta regionale possa dotarsi di piani straordinari di intervento “per ragioni di pubblica utilità e urgenza” “aventi ad oggetto il miglioramento della stabilità del patrimonio forestale, il rafforzamento delle potenzialità protettive e ambientali e la creazione delle premesse per la sua valorizzazione economica”.
Consulta inoltre il sito istituzionale della Regione Piemonte per la lotta attiva agli incendi, per il sistema operativo antincendi, per l'accensione dei fuochi e per cosa fare dopo gli incendi

Per approfondimenti consulta la relazione di Arpa Piemonte relativa agli incendi di ottobre 2017

Quadro conoscitivo - LE PROFESSIONI FORESTALI

Di fondamentale importanza per una corretta, proficua gestione dei boschi è una adeguata competenza da parte delle maestranze che vi operano. Istituendo l'Albo delle imprese forestali del Piemonte, come da Legge forestale e suo Regolamento, è stato attivato il sistema di formazione professionale forestale utilizzando le misure idonee previste dai PSR per realizzare corsi per incrementare le competenze, la sicurezza, e per acquistare i requisiti professionali per l’iscrizione all'Albo delle imprese.

PROFESSIONI FORESTALI
Operatore forestale
L'Operatore forestale è una figura professionale in grado di agire con competenza e capacità nell'ambito dei lavori forestali, dell'ingegneria naturalistica o del treeclimbing. L'attenzione crescente alla sicurezza sul lavoro e l'interesse sempre maggiore dimostrato da chi opera normalmente nel settore, hanno reso evidente l'esigenza di specifici corsi di formazione la cui frequenza permette di ottenere la qualifica professionale di:
• Operatore forestale
• Operatore in ingegneria naturalistica
• Operatore in treeclimbing
Si tratta di regole semplici e condivise, utili a regolamentare ed uniformare la formazione forestale, riconoscendo e valorizzando figure professionali che operano in un settore in crescita.
Istruttore forestale
L'Istruttore forestale deve saper svolgere con correttezza il proprio lavoro e trasmettere con efficacia la propria conoscenza; l'Istruttore formato con i corsi standardizzati dalla Regione deve essere sempre aggiornato e all'avanguardia.
Esistono cinque qualifiche professionali di base:
• Istruttore in abbattimento ed allestimento
• Istruttore in esbosco terrestre
• Istruttore in esbosco aereo con teleferiche
• Istruttore in ingegneria naturalistica
• Istruttore in treeclimbing
e una qualifica specialistica: Istruttore capocorso.
Per ulteriori approfondimenti sulla formazione professionale in campo forestale consulta la sezione Territorio Risposte Foreste

QUADRO GESTIONALE – NORMATIVA

Tagliare un bosco non significa distruggerlo. Rispettando le norme e applicando le tecniche della selvicoltura, infatti, è garantita la gestione attiva sostenibile del bosco: individuare e assecondare le funzioni prevalenti, decidendo se, dove, quando e come tagliare; operare in modo professionale per ottenere prodotti e servizi garantendo la conservazione degli ecosistemi; promuovere il legno locale per usi energetici e durevoli, creando posti di lavoro nei territori rurali.
La Regione Piemonte ha sviluppato nel corso degli anni una normativa di settore (legge regionale n. 4/09 e relativi regolamenti attuativi) che assolve, ad uno stesso tempo, a compiti di tutela della risorsa forestale e del territorio e di supporto allo sviluppo socio-economico del comparto forestale.
Le difficoltà nella conciliazione di obiettivi spesso conflittuali sono molte ma l'armonizzazione raggiunta su temi quali biodiversità o paesaggio e la regolamentazione dei tagli boschivi sono ormai assodate.
Il 5 maggio del 2018 è entrato in vigore il Decreto legislativo 3 aprile 2018 n. 34, dal titolo Testo Unico in materia di Foreste e Filiere forestali (TUFF), recante disposizioni concernenti la revisione e l'armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali.
In attesa dell'emanazione dei numerosi decreti attuativi, la Regione Piemonte ha recepito le disposizioni immediatamente cogenti con la LR 19/18.
In particolare non sono bosco:
- i noccioleti e i castagneti da frutto in attualità di coltura o oggetto di ripristino colturale autorizzato secondo modalità definite dalla Giunta regionale;
- gli alberi monumentali sono inglobati nella norma forestale;
- è adeguata la definizione di trasformazione del bosco a quanto previsto dal DLgs n. 34/2018 (ogni intervento che comporti l'eliminazione della vegetazione arborea e arbustiva esistente, finalizzato ad attività diverse dalla gestione forestale);
- è recepita la previsione nazionale secondo la quale “i boschi aventi funzione di protezione diretta di abitati, di beni e infrastrutture strategiche, individuati e riconosciuti dalla regione, non possono essere trasformati e non può essere mutata la destinazione d'uso del suolo".

Parallelamente, il Settore Foreste ha operato una disamina delle principali criticità in materia di vincolo idrogeologico che, da un lato, ha portato alla predisposizione di un articolo di modifica della LR 45/89 nell’ambito del sopra citata LR 19/18, dall’altro, ha consentito di elaborare una nuova circolare in materia (n. 3/AMB/2018).

Dopo quasi due anni dall'approvazione della DGR 23-4637 del 6.2.2017 “Disposizioni sulle trasformazioni del bosco ad altra destinazione d’uso e approvazione dei criteri e delle modalità per la compensazione”, è possibile stimare le superfici di bosco trasformate in Regione Piemonte, partendo da quanto dichiarato dai titolari delle autorizzazioni. Il totale dei boschi trasformati ad altra destinazione d'uso è di 67 ettari nel biennio 2017-2018, di cui oltre la metà sono in collina.
A seguito dell'emanazione del - Regolamento regionale recante “Attuazione dell’articolo 3, comma 3ter, della legge regionale 10 febbraio 2009, n. 4 (Gestione e promozione economica delle foreste). Approvazione” che dettaglia le fattispecie non considerate bosco (art. 3, comma 3bis, della LR 4/2009) e definisce modalità e criteri per la loro applicazione, le richieste pervenute e concluse con esito favorevole hanno condotto all'esclusione dalla definizione di bosco per un totale di circa 29 ettari sul territorio regionale: la totalità delle richieste è motivata dal ripristino di vigneti in aree dove erano storicamente presenti.

QUADRO GESTIONALE - ISTANZE DI TAGLI BOSCHIVI

Con l’entrata in vigore del regolamento forestale da settembre 2010 per effettuare i tagli boschivi è prevista una segnalazione alla Regione. Le istanze di taglio possono essere presentate in proprio o rivolgendosi ad uno sportello forestale: a fine 2018 le sedi di sportello forestale attive sono 59, di cui 19 presso uffici regionali, 20 presso Enti di gestione delle Aree protette e 20 presso Comuni o Unioni di Comuni.
Dei circa 932.514 ettari di boschi piemontesi nell’ultima stagione silvana (da settembre 2017 a agosto 2018), e sulla base delle segnalazioni di taglio, sono stati tagliati circa 3.800 ettari, con un prelievo di circa 295.000 metri cubi di materiale legnoso. Rispetto alle stagioni silvane precedenti non si riscontrano variazioni significative (tabella 2).
In base alle valutazioni effettuate nel Piano Forestale Regionale, considerando la sola superficie forestale accessibile in quanto servita da viabilità, si stima che il volume annuo legnoso potenzialmente utilizzabile, con uno scenario quindicennale, ammonti a circa 1,4 milioni m3/anno, equivalente al prelievo di 5,8 m3/ha/anno; si tratta di una entità pari all’incremento legnoso medio, che quindi non intaccherebbe il capitale boschivo in piedi. I volumi di taglio che derivano dalle comunicazioni ai sensi del Regolamento Forestale regionale si attestano su un prelievo annuo di circa circa 0,5 m3/ha/anno, quindi molto inferiore a quello massimo ipotizzabile con una gestione forestale sostenibile.

Tabella 2 
Riepilogo tagli boschivi 2011-2018

Stagione silvana

Istanze presentate

Superficie totale

Superficie media

Volume totale

Volume medio

ha

ha/istanza

m3

m3/istanza

2011-12

3.216

3.002

0,93

187.721

89,47

2012-13

3.707

3.276

0,88

219.648

59,25

2013-14

4.029

3.256

0,81

266.930

66,25

2014-15

3.989

3.530

0,89

273.613

68,59

2015-16

3.792

3.132

0,83

255.891

67,48

2016-17

3.879

3.154

0,81

252.233

65,03

2017-18

4.279

3.811

0,89

294.170

68,75

Analizzando in dettaglio i dati dell'ultima stagione silvana (2017-2018), emerge che per la città metropolitana di Torino e la Provincia di Cuneo presentano i maggiori valori per superfici tagliate (tabella 3).

Tabella 3
Superfici boscate percorse al taglio per provincia - stagione silvana 2017-2018

Province

 

Superficie totale

Superficie totale

ha

%

Alessandria

236

6%

Asti

149

4%

Biella

311

8%

Cuneo

1.020

27%

Novara

297

8%

CMTorino

1.203

32%

Verbano-Cusio-Ossola

252

7%

Vercelli

343

9%

Totale

3.811

100%

Le analisi della superficie tagliata in base al tipo di governo indicano una sostanziale equivalenza fra gli interventi nel ceduo (castagneti, robinieti e altri cedui) e quelli nella fustaia (tabella 4). Per quanto riguarda i prelievi medi ad ettaro, questi sono più elevati per le ceduazioni e in particolare per i tagli nel castagneto, dove si evidenzia l'elevata biomassa disponibile dovuta all'abbandono dei cedui a regime (tabella 5).

Tabella 4
Superfici boscate percorse al taglio per forma di governo - stagione silvana 2017-2018

 Forma di governo

Superficie totale

Superficie totale

ha

%

Castagneti

752

20%

Ceduo

439

12%

Fustaia

1.330

35%

Governo misto

828

22%

Robinieti

462

12%

Totale

3.811

100%

Tabella 5
Superfici boscate percorse al taglio per tipo di intervento, prelievi totali e medi - stagione silvana 2017-2018

Superficie totale

Volume totale

Volume medio

ha

m3

m3/ha

232

21.478

93

739

106.628

144

462

40.904

89

1.474

78.367

53

440

21.135

48

464

25.658

55

3.811

294.170

77

Le specie più tagliate sono, in ordine, il castagno, il faggio, la robinia e il larice: queste quattro specie rappresentano i due terzi della superficie tagliata e sono, peraltro, le specie più rappresentate sul territorio regionale. L'analisi territoriale secondo la classificazione altimetrica Istat indica che circa metà della superficie tagliata è in montagna (49%), seguita da collina (27%) e pianura (24%). Circa il 20% della superficie tagliata ricade in Aree naturali protette, dato in linea con il fatto che in tali aree è sempre obbligatorio inviare la segnalazione di taglio.
Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito ufficiale della Regione Piemonte - Foreste.

QUADRO GESTIONALE - GLI INTERVENTI DEL PSR IN CAMPO FORESTALE

Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) è il documento di programmazione redatto dalle Regioni per attuare gli obiettivi dello Sviluppo Rurale, uno dei pilastri della PAC, la Politica Agricola Comune europea.
Il Programma di Sviluppo Rurale vigente (PSR) è relativo al periodo 2014-2020 ed è stato sviluppato in coerenza e contemporaneità all’ideazione del Piano Forestale Regionale e ne rappresenta attuazione su alcuni temi fondamentali come lo sviluppo economico (formazione e investimenti) e l’ambiente, costituendo di fatto la principale fonte finanziaria per l’attuazione delle politiche forestali regionali.

Prevede un ammontare complessivo di circa 80,6 M€ di risorse pubbliche, così ripartite sulle principali aree di intervento:
- risorse umane: 8 M di Euro (Misura 1);
- sviluppo economico locale: 46,64 M di Euro (Misure: 4, 8.1, 8.6, 16), comprensivi di circa 9 M di Euro di “trascinamenti” (risorse destinata al pagamenti di impegni assunti nei precedenti PSR);
- ambiente: 25,96 M di Euro (Misure 8.3, 8.4, 8.5, 12).

A fine 2018 sono state attivate (attraverso bandi aperti e iniziative a titolarità regionale) risorse per oltre 55 M€ (trascinamenti esclusi), restando da attivare, come punti importanti, solo i bandi relativi alla selvicoltura con finalità ambientale.

Per conoscere il dettaglio delle misure in ambito forestale si rimanda per il dettaglio delle misure in ambito forestale Territorio Risposte Foreste

QUADRO GESTIONALE – IL PIANO STRAORDINARIO INCENDI

Nel dicembre 2017, a seguito degli incendi boschivi verificatisi nel corso dell’anno, la Giunta regionale, con DGR n. 79-6271 del 22/12/2017, ha deciso di avvalersi dello strumento del Piano Straordinario degli interventi di ripristino sia per non disperdere le risorse finanziarie (legate ai fondi allocati sulle operazioni 8.3.1 e 8.4.1 del PSR 2014-2020 e destinate a sostenere gli investimenti, rispettivamente, di prevenzione e recupero dei danni apportati alle foreste da calamità naturali quali gli incendi) sia per dotarsi di un unico strumento che autorizzi l’impiego dei fondi pubblici.
Le attività che hanno permesso di giungere alla predisposizione del Piano straordinario di interventi di ripristino, in via di approvazione da parte della Giunta, sono state affidate a un Tavolo tecnico che riunisce le competenze dei settori regionali interessati, supportato da specifiche strutture tecnico-scientifiche e in costante confronto con i territori coinvolti. Su questi argomenti, a partire da novembre 2017, viene condotta un’attività di informazione indirizzata ai tecnici del settore e al grande pubblico tramite il sito istituzionale della Regione Piemonte– Foreste e, anche in collaborazione con associazioni ambientaliste, tramite iniziative puntuali. Per approfondimenti consulta la relazione di Arpa Piemonte relativa agli incendi di ottobre 2017.

I lavori del tavolo tecnico
Nel corso del 2018 è stato predisposto dal Tavolo tecnico con Ipla spa, DiSAFA dell’Università degli Studi di Torino, Consorzio Forestale Alta Valle Susa e Corpo dei Volontari AIB - che hanno dato l’indispensabile supporto tecnico-scientifico - il Piano straordinario degli interventi di ripristino riguardante i 9 principali incendi boschivi dell’autunno 2017:
• Bussoleno/Mompantero (dal 22/10/2017 al 06/11/2017)
• Cumiana/Cantalupa (dal 17/10/2017 al 06/11/2017)
• Locana/Ribordone (dal 22/10/2017 al 05/11/2017)
• Roure/Perrero (dal 05/10/2017 al 06/11/2017)
• Traversella (dal 25/10/2017 al 31/10/2017)
• Bellino/Casteldelfino (dal 23/10/2017 al 02/11/2017)
• Caprie/Rubiana (dal 18/10/2017 al 31/10/2017)
• Demonte (dal 27/10/2017 al 06/11/2017)
• Sambuco/Pietraporzio (dal 19/10/2017 al 04/11/2017).

Complessivamente questi incendi hanno interessato oltre 9.700 ettari, valore di molto superiore alla media annuale di superficie percorsa negli ultimi 20 anni (circa 2.280 ettari).

Tabella 6
Incendi del 2017

Località 

 

 

 u.m.

Superficie percorse dagli incendi

forestale

pastorale

totale

Bussoleno/Mompantero/Susa/Novalesa/Venaus/Chianocco

ettari

2.522,60

889,00

3.974,00

%

64,9

22,4

100,0

Cumiana/Cantalupa/Frossasco/Giaveno

ettari

1.763,40

1,00

1.821,40

%

96,8

0,1

100,0

Locana/Ribordone/Sparone

ettari

1.251,50

164,00

1.596,50

%

79,7

10,4

100,0

Roure/Perrero

ettari

573,80

73,00

662,80

%

86,6

11,0

100,0

Traversella

ettari

210,90

274,00

622,90

%

33,9

44,0

100,0

Bellino/Casteldelfino / Pontechianale

ettari

259,10

117,00

378,00

%

68,5

31,0

100,0

Caprie/Rubiana

ettari

303,20

5,00

317,20

%

95,5

1,7

100,0

Demonte

ettari

144,7

19,10

219,80

%

65,8

8,7

100,0

Sambuco/Pietraporzio

ettari

108,00

34,00

165,00

%

65,4

20,6

100,0

TOTALE

ettari

7.711,00

1.649,10

10.393,40

%

74,19

15,87

100,0

Per ciascun incendio, indipendentemente dalla proprietà, sono state realizzate le seguenti carte tematiche:
carta delle categorie forestali incluse nel perimetro di incendio (castagneti, faggete, lariceti e pinete di pino silvestre le più colpite),
carta delle funzioni prevalenti svolte dal popolamento forestale colpito (i c.d servizi ecosistemici: protezione diretta, protezione generale, sicurezza del reticolo idrografico, sicurezza del reticolo viario, naturalistica, fruizione, produzione, evoluzione libera),
carta della severità di combustione dell’incendio, ossia l’entità dell’impatto che il fuoco produce sull’ambiente; viene valutata tramite una analisi di dati ottenuti con il telerilevamento ottico satellitare e di dati raccolti in campo),
carta delle priorità di intervento.

Le priorità di intervento sono state definite in base alla funzione prevalente attribuita al popolamento, alla severità di combustione, alla pendenza media del versante e al tipo di bosco (categoria forestale).
Le priorità di intervento alta o media individuano le situazioni più critiche da un punto di vista idrogeologico e/o ambientale e sono state attribuite ai popolamenti con:
- severità di combustione media o alta,
- funzione di protezione diretta o generica, di protezione della viabilità o del reticolo idrografico, di fruizione,
- pendenza media del versante media o alta,
- tipo di popolamento a bassa capacità di resilienza al passaggio del fuoco.

Nella tabella 7 vengono proposti, per ciascun dei 9 incendi analizzati, gli ettari interessati da severità di combustione nulla, bassa, media e alta e gli ettari suddivisi nelle stesse 4 classi per quanto riguarda le priorità di intervento.

Tabella 7
Severità della combustione negli incendi del 2017

 

 Località

 u.m.

 

Severità di combustione

nulla

bassa

media

alta

totale

Bussoleno/Mompantero/Susa/Novalesa/Venaus/Chianocco

ettari

461,90

874,50

852,30

333,90

2.522,60

%

34,7

34,7

33,8

13,2

100,0

Cumiana/Cantalupa/Frossasco/Giaveno

ettari

533,6

757,00

454,80

18,00

1.763,40

%

30,3

42,9

25,8

1,0

100,0

Locana/Ribordone/Sparone

ettari

461,20

411,20

362,20

16,80

1.251,50

%

36,9

32,9

28,9

1,3

100,0

Roure/Perrero

ettari

163,10

194,20

195,10

21,30

573,80

%

28,4

33,9

34,0

3,7

100,0

Traversella

ettari

98,70

72,20

39,30

0,60

210,90

%

46,8

34,2

18,6

0,3

100,0

Bellino/Casteldelfino / Pontechianale

ettari

141,90

77,1

37,80

2,30

259,10

%

54,8

29,70

14,6

0,9

100,0

Caprie/Rubiana

ettari

89,10

122,60

83,60

8,00

303,20

%

29,4

40,4

27,6

2,6

100,0

Demonte

ettari

35,10

77,80

30,10

1,70

144,70

%

24,3

53,8

20,8

1,2

100,0

Sambuco/Pietraporzio

ettari

64,90

30,1

11,00

2,00

108,00

%

60,1

27,9

10,2

1,8

100,0

TOTALE

ettari

2.212,60

2.810,90

2.261,30

425,90

7.711,00

%

28,69

36,45

29,33

5,52

100,0

Tabella 8 
Priorità di intervento

Località 

 

u.m. 

 

Priorità di intervento

nulla

bassa

media

alta

totale

Bussoleno/Mompantero/Susa/Novalesa/Venaus/Chianocco

ettari

602,50

742,30

440,70

646,30

2.431,70 (*)

%

25,0

31,0

18,0

27,0

100,0

Cumiana/Cantalupa/Frossasco/Giaveno

ettari

533,60

693,10

399,30

137,30

1.63,40

%

30,3

39,3

22,6

7,8

100,0

Locana/Ribordone/Sparone

ettari

461,30

375,70

65,90

348,60

1.251,50

%

36,9

30,0

5,3

27,9

100,0

Roure/Perrero

ettari

189,10

222,30

119,20

43,30

573,80

%

33,0

38,7

20,8

7,5

100,0

Traversella

ettari

101,60

63,10

7,60

38,70

210,90

%

48,2

28,9

3,6

18,3

100,0

Bellino/Casteldelfino / Pontechianale

ettari

179,10

47,60

12,50

20,00

259,10

%

69,1

18,4

4,8

7,7

100,0

Caprie/Rubiana

ettari

89,10

115,40

29,90

68,90

303,20

%

29,4

38,0

9,9

22,7

100,0

Demonte

ettari

35,10

75,50

7,00

27,10

144,70

%

24,3

52,1

4,9

18,7

100,0

Sambuco/Pietraporzio

ettari

64,90

26,60

12,80

3,70

108,00

%

60,1

24,6

11,8

3,4

100,0

TOTALE

ettari

2.445,40

2.583,90

1.214,10

1.377,20

7.620,10

%

32,09

33,91

15,93

18,07

100,0


(*) superficie che esclude i cantieri realizzati nel 2018 e 2019 (90,8 ha)
La superficie che è stata interessata da classi medie e alte di severità di combustione e di priorità di intervento rappresenta circa il 35% della superficie complessivamente percorsa dagli incendi.
Si può notare come varino le percentuali riferite alle classi medie e alte passando dalla severità di combustione alla priorità di intervento, evidenziando come le aspettative e le esigenze della società umana pesino quando si quantifica l’entità dei danni.
Infine per ciascun incendio sono stati stimati i volumi da esboscare e sono stati fissati dei valori minimi e massimi dei costi di intervento, fornendo gli indirizzi selvicolturali per gli interventi di ripristino, di messa in sicurezza del reticolo viario, del reticolo idrografico, degli itinerari escursionistici; vengono anche descritte buone pratiche selvicolturali da adottare per la prevenzione degli incendi boschivi e per la mitigazione del danno in zone edificate, nell’interfaccia tra zone edificate e foresta, in foresta e nell’interfaccia tra viabilità e foresta.

Consulta inoltre il sito istituzionale della Regione Piemonte

I SERVIZI ECOSISTEMICI 

Per Servizi Ecosistemici (SE) si intendono tutti quei beni e servizi che gli ecosistemi forniscono e direttamente o indirettamente comportano benefici al genere umano.
La classificazione di riferimento per le statistiche e le politiche di settore oltrechè in quelli di mappatura dei SE è rappresentata nelle seguenti tre macro categorie:
• i servizi di approvvigionamento, nel caso delle risorse forestali: legname, prodotti forestali spontanei non legnosi;
• i servizi di regolazione e mantenimento, quali il controllo dell’erosione del suolo, la purificazione dell’acqua, l’assorbimento dell’anidride carbonica, ecc.;
• i servizi culturali, legati al supporto di attività turistiche, ricreative, sportive, culturali, la conservazione dei valori paesaggistici,ecc..

Inoltre su tale argomento si è trattato nella passate edizioni del RSA
Anno 2008 - Foreste di protezione pagina 9
Anno 2011 - I boschi di protezione, pagina 12; boschi planiziali pagina 13
RSA 2015

QUADRO SERVIZI ECOSISTEMICI - SERVIZI DI APPROVIGIONAMENTO

Le foreste: legno ed energia rinnovabile

Il legno è il materiale che ha accompagnato l’uomo nella sua storia. Sia come combustibile sia come materiale da costruzione. Negli ultimi decenni l’utilizzo della biomassa legnosa come combustibile è, dopo un periodo di minor utilizzo, in fase di espansione sia per l’aumento dei costi dei combustibili fossili sia per scelte di politiche regionali.

I tartufi e l’ecosistema
I tartufi, come gli altri funghi, giocano molteplici ruoli all’interno dell’ecosistema, anche agendo sulle piante di cui sono ospiti in un rapporto di simbiosi obbligata. I tartufi sono specie “pioniere”, ossia legate ad ambienti in rapida successione ecologica; i suoli favorevoli ai tartufi sono infatti quelli meno evoluti, meglio se soggetti a rimescolamenti periodici per effetto di eventi naturali, ad esempio erosioni o deposizioni di versante o lungo i corsi d’acqua dei fondovalle, o artificiali dovuti a lavorazioni o scavi. Analogamente il soprassuolo non deve avere una elevata percentuale di copertura, meglio se in fase di attiva crescita o di colonizzazione di aree dissestate e di ex coltivi.
Per taluni contesti i tartufi, in particolare il bianco, possono essere considerati degli indicatori ambientali; si tratta infatti di specie spesso legate ad ambienti ecotonali, margine di boschi, siepi e filari, che notoriamente sono tra i più ricchi di biodiversità, nonché elementi strutturali del paesaggio. Il tartufo può essere quindi una sentinella dei cambiamenti dell’ambiente che, anche in quest’ottica, merita di essere tutelato e valorizzato.

La Regione Piemonte, con il supporto tecnico di IPLA, ha realizzato numerosi strumenti conoscitivi, tra i quali:
- le Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene, definite sulla base della valutazione congiunta delle esigenze eco-pedologiche per lo sviluppo della singola specie di tartufo, delle caratteristiche chimico-fisiche ed intrinseche dei suoli prevalenti per ciascuna Unità di Terre (identificati a livello di Sottogruppo della Soil Taxonomy) e in funzione delle caratteristiche morfologiche e stazionali medie, riferite alle medesime Unità. La propensione delle terre alla produzione è definita per le tre diverse specie di tartufo: Tartufo bianco (Tuber magnatum Pico), Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittad.) e Tartufo nero estivo o scorzone (Tuber aestivum Vittad.). L'attitudine è attribuita per ciascuna specie secondo tre classi (Alta, Media, Bassa). La cartografia può costituire uno strumento conoscitivo utile per identificare le zone in cui la tartuficoltura è effettivamente sostenibile, indirizzare le azioni di salvaguardia e recupero del patrimonio tartufigeno regionale, tutelare le aree maggiormente vocate rispetto al consumo di suolo con riferimento alla pianificazione urbanistica.
I dati geografici vettoriali relativi alle Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene sono scaricabili dal Geoportale Piemonte;
- la guida selvicolturale: “Tartufaie naturali e controllate. Gestire un patrimonio” rivolta principalmente ai proprietari e gestori di tartufaie per la pianificazione e la realizzazione di interventi a favore della produzione dei tartufi in ambiente naturale con gli obiettivi di ottimizzare la produzione di tartufi, salvaguardando le altre funzioni dei popolamenti forestali insieme alla biodiversità. La guida è disponibile sul sito web della Regione Piemonte;
- il Monitoraggio pedoclimatico e produttivo di 4 tartufaie piemontesi di Tuber magnatum Picco, che ha riguardato quattro tartufaie naturali scelte e giudicate come rappresentative della realtà produttiva regionale del tartufo bianco; i dati, raccolti per circa un decennio sono stati successivamente validati dall’analisi statistica. Lo scopo prioritario del monitoraggio è stato quello di inquadrare dal punto di vista ecologico i quattro siti con approfondimenti sugli aspetti floristico, vegetazionale e micologico e, soprattutto, di raccogliere una serie molto ampia di dati relativi al clima e al suolo, da elaborare insieme ai dati produttivi (numero dei carpofori, luogo di ritrovamento, quantità in peso e qualità delle produzioni) forniti con cadenza giornaliera.

Per ulteriori informazioni consultare il sito istituzionale del settore foreste

QUADRO SERVIZI ECOSISTEMICI - SERVIZI DI REGOLAZIONE E MANTENIMENTO

Protezione del territorio
Tra le funzioni del bosco e degli ecosistemi forestali, la cui importanza è stata sancita nel 1992 dalla Conferenza di Rio attraverso il documento “Dichiarazione dei principi per la gestione, conservazione e sviluppo sostenibile di tutti i tipi di foreste”, quella protettiva assume un ruolo fondamentale per la sicurezza e la protezione del territorio. Tale aspetto, risulta di particolare importanza, se si considera che circa il 25% dei boschi regionali difendono centri abitati e infrastrutture da fenomeni di dissesto quali valanghe, caduta massi, colate di fango e frane. L’aumento della ricorrenza di eventi meteorici di intensità tale da innescare fenomeni d’instabilità e dissesto rendono sempre più evidente come le foreste, se opportunamente gestite svolgano, tra le altre, anche importanti funzioni a favore della pubblica sicurezza, contribuendo in questo caso a ridurre i rischi e a limitare gli effetti del dissesto. Le superfici forestali concorrono alla protezione idrogeologica, proteggendo il suolo dall’erosione e favorendo l’assorbimento dell’acqua da parte dei suoli, riducendo quindi le portate di piena dei corsi d’acqua. Sempre maggiore importanza assume non solo la valorizzazione “biofisica” (es. volumi di acqua, volumi di sedimenti trattenuti dalle superfici forestali) del servizio ecosistemico di protezione, ma anche la sua valutazione in termini economici. Considerati i significativi costi economici, necessari per interventi di ripristino a seguito di danni dovuti a eventi alluvionali, pare sempre più evidente la convenienza di investire nella gestione e manutenzione di boschi e foreste con funzione protettiva in un’ottica di prevenzione.
Per approfondire l’argomento consulta il progetto Life sui sistemi ecosistemici

Le foreste di protezione diretta della Regione Piemonte
La Regione Piemonte attraverso la collaborazione e il confronto con le regioni alpine confinanti (francesi, valdostane e svizzere) ha definito una metodologia e un modello per delimitare in modo oggettivo i boschi a prevalente funzione di protezione diretta, realizzando quindi un’azione di zonizzazione propedeutica alla pianificazione e alla gestione selvicolturale.
I dati di base per l’applicazione del modello sono:
• modello digitale del terreno;
• dataset della copertura forestale;
• dataset del substrato geologico;
• strati informativi geografici delle infrastrutture e dell’uso del suolo tratti dalla BDTRE;
• dati delle aree vincolate ai sensi del Piano di Bacino del fiume Po e relativi affluenti - PAI.
Inizialmente il modello di classificazione si è basato sulle elaborazioni del modello digitale del terreno mettendo a confronto le superfici forestali con quelle relative alle infrastrutture all’interno di unità minima dei sottobacini. Il modello però ha avuto nel corso del tempo alcune importanti integrazioni: tramite una metodologia realizzata per ottemperare agli obblighi della Direttiva Alluvioni (2007/60/CE) si sono recentemente sostituiti alcuni tematismi di base e integrate altrettante informazioni. Questa metodologia, realizzata da Arpa Piemonte, permette di costruire un livello di rischio (inteso come rapporto tra pericolosità e danno potenziale) che prende in considerazione infrastrutture, caratteri litologici dei bacini e, soprattutto, dati censuari aggiornati, in modo da poter discriminare zone ampiamente abitate da zone non fruite.
Il metodo standard è stato inserito nelle nuove indicazioni per la redazione dei Piani Forestali Aziendali approvate con DGR 27-3480 del 13 giugno 2016 e sulla base di queste si stanno redigendo circa 150 PFA con la definizione puntuale dei boschi di protezione diretta, la loro descrizione tramite le schede di stabilità del popolamento e le indicazioni sugli interventi selvicolturali da attuare. Il metodo evoluto è attualmente utilizzato nel Piano Straordinario di interventi di ripristino in seguito agli incendi boschivi dell’autunno 2017 con cui verranno valutate e definite le priorità degli interventi di ripristino post incendio.
Tra i principali vantaggi ottenuti:
• l’oggettività dell’identificazione e perimetrazione dei boschi di protezione diretta;
• la replicabilità del metodo al variare di parametri territoriali (anche in eventi straordinari);
• la rapidità della metodologia di analisi territoriale;
• la facilità di diffusione ed uso grazie all’utilizzazione di software open source.

Fasce tampone riparie
Per fasce tampone riparie si identificano le formazioni lineari arboree, arbustive ed erbacee, pure o miste frapposte tra i coltivi e i corsi d’acqua naturali o artificiali (canali, fossi e scoline).
La struttura e complessità delle formazioni lineari aumenta proporzionalmente al tipo di prodotti e servizi ecosistemici che forniscono. Una formazione sufficientemente articolata garantisce la fornitura di molteplici funzioni ambientali, quali in particolare:
• il supporto al disinquinamento delle acque nell’ambito del ciclo dei nutrienti;
• il rifugio ad insetti utili in agricoltura per l‘impollinazione e il contenimento dei parassiti;
• la creazione e il mantenimento di habitat seminaturali per la fauna, contribuendo alla tutela della biodiversità;
• il ruolo nella regolazione del ciclo delle acque, nel contenimento dell’erosione del suolo,dell’emissione di gas ad effetto serra e quindi anche nella protezione dai cambiamenti climatici.

Per approfondimenti consulta il sito di Regione Piemonte

I SERVIZI ECOSISTEMICI - Le foreste e lo stoccaggio di CO2 - Crediti di Carbonio e mercato volontario

Le foreste rivestono la fondamentale funzione di sequestro di anidride carbonica (CO2) il principale gas ad effetto serra. Grazie al processo della fotosintesi il carbonio di questo gas viene utilizzato, quindi fissato, per la formazione dei tessuti vegetali nella cellulosa e nella lignina. Dal sequestro della CO2 dall’atmosfera deriva una mitigazione a livello climatico in quanto si contribuisce alla diminuzione della concentrazione di CO2 (il più importante dei gas serra) atmosferica. L’assorbimento e stoccaggio della CO2 sono definiti come servizi ecosistemici di “regolazione”, in quanto in grado di regolare e garantire il funzionamento degli ecosistemi, perciò rivestono un’importanza particolare. Tra gli effetti di “regolazione”, quelli sul clima sono particolarmente rilevanti, come testimoniato dal ruolo fondamentale che a questa funzione viene assegnato nell’ambito delle strategie (comunitarie, nazionali e regionali) di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici. Occorre ricordare che i tempi di assorbimento e accumulo di carbonio da parte delle foreste sono variabili a seconda che si consideri la biomassa legnosa, la lettiera o il suolo. Se delle foreste vengono utilizzati i prodotti per un uso durevole (es. legno da opera), l’effetto dell’accumulo di carbonio si protrae anche oltre le attività di taglio, di conseguenza è possibile valutare la quantità di CO2 assorbita anche per particolari tipi di prodotti legnosi.
Per convenzione una tonnellata di CO2 sequestrata corrisponde ad un credito di carbonio che può essere scambiato sul mercato internazionale come compensazione alle emissioni derivanti da attività produttive o da cui derivano emissioni di gas effetto serra. Questi crediti di carbonio sono quindi un prodotto del bosco commerciabile quanto i prodotti legnosi.
A livello normativo, l'art. 70 della L 221/15 ha delegato il governo ad adottare specifici decreti legislativi in materia di servizi ecosistemici e ambientali, tra i quali viene citata la fissazione del carbonio nelle foreste.
D’intesa con la Regione Piemonte, IPLA ha attivato un tavolo tecnico di lavoro, con esperti di varie provenienze (UNITO, IPLA, Regione, professionisti, imprese, consorzi, ecc), che ha supportato la Regione:
- nell'adozione di una deliberazione (DGR 24-4638 del 06/02/17) propedeutica allo sviluppo del mercato volontario dei crediti di carbonio in ambito forestale e in ambito urbano (verde urbano);
- - nella definizione di linee guida per la gestione dei crediti di carbonio.

Per approfondimenti consulta la pagina Aria Risposte Foreste

Questo argomento è stato sviluppato nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2012 - Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio pagina 41, Box: Casi studio per valutare gli effetti di bilancio della CO2 conseguente a differenti trattamenti selvicolturali applicati a diverse tipologie forestali pagina 53.

Emissioni da foreste

Anche le foreste contribuiscono all'inquinamento atmosferico, sia direttamente tramite emissioni biogeniche sia indirettamente tramite la combustione del legno. Per quanto riguarda le emissioni biogeniche, le foreste emettono alcuni composti aromatici precursori dell’ozono.
Per approfondimenti consulta Aria Fattori Foreste
Per le emissioni del riscaldamento a legna consulta Aria Fattori Energia