INTRODUZIONE

Contrastare il cambiamento climatico è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. L’Agenda, articolata in 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, costituisce un grande programma d’azione per un totale di 169 target, da raggiungere entro il 2030. Si tratta di un programma concreto, fatto di azioni e indicatori, per rendere sostenibile il modello di sviluppo, cioè in grado di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri, attraverso l’armonizzazione di tre elementi fondamentali: la crescita economica, l’inclusione sociale e la tutela dell’ambiente.

In particolare l’Agenda riconosce che il cambiamento climatico rappresenta una delle più grandi minacce allo sviluppo, e i suoi effetti, estesi e senza precedenti, pesano in modo sproporzionato sui più poveri e più vulnerabili. L’Obiettivo 13: Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze, chiede un’azione urgente non solo per combattere il cambiamento climatico e i suoi impatti, ma anche per costruire una società più resiliente ai rischi legati al clima e ai disastri naturali.



Dopo la pubblicazione del rapporto di sintesi “Climate Change 2014”, pubblicato nel 2015 dal Panel Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici (IPCC), il riscaldamento globale e gli impatti conseguenti sulle altre componenti del sistema climatico sono inequivocabili e riconosciute dalla comunità scientifica. Lo stesso rapporto evidenzia come il fattore umano sia la causa principale del riscaldamento globale registrato dal periodo pre-industriale ad oggi, con una probabilità superiore al 95%.

Le concentrazioni di gas ad effetto serra sono cresciute a partire dall’era preindustriale raggiungendo livelli che non hanno precedenti nella storia dell’umanità. La concentrazione di anidride carbonica, metano e protossido di azoto è aumentata dal 1750 ad oggi rispettivamente del 40%, 150% e 20%, raggiungendo i valori più elevati degli ultimi 800.000 anni. Le emissioni continuano ad aumentare a livello globale: quelle derivanti dall’utilizzo dei combustibili fossili e dall’industria sono stimate aver raggiunto, nel 2018, 37.15 ± 1.8 GtCO2, circa il 65% in più rispetto ai livelli del 1990, con un tasso di crescita che è il più altro degli ultimi 7 anni. Anche le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera, che sono ormai costantemente al di sopra dei 400 ppm dal novembre del 2015, hanno raggiunto la media annuale di 408.52 ppm nel 2018, con un tasso di crescita aumentato. Tale valore è incrementato di circa il 30% negli ultimi 60 anni e il 50% rispetto al periodo pre-industriale.

La temperatura media globale è aumentata di circa 1°C dal 1880, con un tasso di aumento di 0,17°C/decennio dal 1970, più del doppio di quello sull’intero periodo, con un incremento più importante sulla terra che non sugli oceani. Il 2018 è stato il quarto anno più caldo dal 1880, dopo il 2016, 2017 e 2015, segnando così un ulteriore record della temperatura globale nel XXI° secolo. Tutti i 18 anni del XXI secolo sono tra i 19 più caldi (si aggiunge il 1998 che risulta il decimo più caldo). Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi dell’intera serie storica di misure.

La temperatura superficiale dell’oceano è aumentata di quasi 1.5°C rispetto alla media 1971-2000 con un tasso di incremento importante negli ultimi anni, il livello globale medio del mare dal 1901 al 2015 è cresciuto di circa 20 cm. L’estensione e il volume dei ghiacci si sono ridotti, la copertura nevosa nell’emisfero nord è diminuita e il permafrost è in sempre maggiore degradazione.

I cambiamenti climatici osservati dal 1950 a oggi, compresi gli eventi estremi, hanno determinato impatti significativi sui sistemi naturali e antropici, dimostrando la loro elevata suscettibilità al clima.

Figura 1
Situazione complessiva nell’anno 2018

Le proiezioni climatiche continuano a mostrare un incremento della temperatura globale per la fine del XXI che difficilmente riuscirà a restare al di sotto dei 2°C se non si concretizzano urgentemente e si rafforzano gli impegni internazionali per la mitigazione dei gas serra, che può arrivare fino a 3-4°C se non si adottano misure efficaci. In questo scenario, nella maggior parte delle regioni continentali, gli estremi caldi saranno più sempre più numerosi e le ondate di calore saranno più frequenti e dureranno più a lungo, con associati periodi siccitosi. Gli eventi estremi di precipitazione aumenteranno, anche in un clima mediamente più secco. La variabilità meteorologica inter-annuale è destinata ad aumentare, ponendoci di fronte ad una situazione che, per essere affrontata, richiede una grande flessibilità e una società decisamente più resiliente dell’attuale. Aggrava lo scenario il rapporto recente dell’IPCC “Global warming of 1.5°C”, che sottolinea quanto, per limitare gli impatti del riscaldamento globale a un livello gestibile e non tale da compromettere la nostra stessa esistenza, sia importante che il riscaldamento globale a fine secolo non superi 1,5°C.

Adattamento e Mitigazione sono le due strategie, complementari e sinergiche, per ridurre e gestire gli impatti negativi del cambiamento climatico e sfruttarne eventuali opportunità. Sostanziali riduzioni nelle emissioni nelle prossime decadi possono ridurre il rischio climatico nel XXI° secolo e oltre, aumentare la probabilità di un efficace adattamento, ridurre i costi e le sfide della mitigazione nel lungo termine e contribuire a uno sviluppo sostenibile e resiliente al cambiamento climatico. L’adattamento è necessario per affrontare gli impatti che le emissioni prodotte ad oggi dai paesi industrializzati determinano e determineranno nei prossimi anni, anche con politiche di mitigazione aggressive. L’adattamento si costruisce attraverso la definizione di una serie di misure che riducano la vulnerabilità dei sistemi -naturale e antropico- e ne incrementino la resilienza affinché i danni siano minimizzati, sfruttando tutte le risorse di cui dispone la società umana (naturali, culturali, sociali, psicologiche, economiche e istituzionali). E’ necessario costruire un portfolio di opzioni di adattamento e mitigazione, perché nessuna azione singola è sufficiente, e integrare le azioni nell’ottica di perseguire lo sviluppo sostenibile, attraverso un processo adattivo. Il rafforzamento della capacità di resilienza della società agli impatti dei cambiamenti climatici rappresenta anche un'opportunità di investimento in un'economia a basse emissioni di carbonio ed efficiente dal punto di vista dell’utilizzo delle risorse (green economy, economia circolare), che sempre di più si sta affermando creando nuove opportunità di fare impresa e posti di lavoro.

Ma la sfida più grande è che mitigazione e adattamento per essere implementate efficacemente, richiedono un cambiamento di paradigmi culturali, anche radicali, come non considerare più il passato come guida per il presente, gestire l’incertezza e renderla un elemento di valore, tenere conto dell’impronta complessiva delle attività antropiche incluso il potenziale negativo, riconoscere che sono gli assetti e le infrastrutture della società umana che si collocano nell’ambiente naturale e non il viceversa. Smettere di parlare di verde in città e di città attraversate dai fiumi ma di città nel verde e città costruite sui fiumi.

Il cambiamento climatico sta già causando una varietà di effetti per la nostra salute, gli ecosistemi e l’economia. Questi impatti diventeranno molto probabilmente più gravi nei prossimi decenni. Ecco perché è necessario prepararsi con progetti e azioni di adattamento. Un video dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) spiega tutto questo in parole semplici. Guarda il video (https://www.youtube.com/watch?v=jS0ZIUtsQHg).

Le strategie di Mitigazione

Ci sono diversi possibili percorsi di mitigazione per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C a fine del XXI° secolo relativamente ai livelli dell’era pre-industriale, o meglio ancora entro 1,5°C. Questi percorsi richiedono tutti una sostanziale e urgente riduzione delle emissioni di gas serra entro le prossime decadi arrivando ad annullare le emissioni di CO2 e di altri gas ad effetto serra a lunga persistenza già nel 2050, e addirittura arrivare a emissioni negative, attraverso sistemi di cattura e stoccaggio della CO2. Raggiungere questo ambizioso obiettivo di riduzione delle emissioni richiede una rapida transizione dei sistemi energetici e produttivi e pone sostanziali sfide tecnologiche, economiche, sociali e istituzionali, sfide che diventano sempre più grandi e più costose, più si ritarda a implementare le azioni di mitigazione.

Opzioni di mitigazione sono applicabili in tutti i principali settori economici, in particolare limitare, se non azzerare, l’utilizzo di combustibili fossili -nella produzione di energia, trasporti e industria- rappresenta la misura più efficace, soprattutto se integrata con misure per ridurre il consumo di energia, aumentare l’efficienza energetica e sfruttare la cogenerazione. L’associazione con azioni di riforestazione mirate e pratiche agricole che favoriscano il sequestro di carbonio nel suolo contribuisce alla diminuzione netta delle emissioni.

Ma la decarbonizzazione dell’economia necessita anche di una modifica profonda e di ampia scala delle abitudini alimentari, di spostamento e dei consumi delle società più sviluppate, l’applicazione stringente delle compensazioni di carbonio e dei meccanismi di pricing, il riconoscimento, anche economico, dei benefici su scala più ampia derivanti dalla mitigazione.

Con l’adesione al protocollo Under 2° MOU, che raccoglie l'impegno dei governi sub-nazionali per la riduzione delle emissioni globali, la Regione Piemonte si è impegnata a ridurre entro il 2030 del 50% le emissioni di gas che provocano l'effetto serra rispetto alle emissioni del 1990, con l'ulteriore proposito per arrivare a ridurle dell’80% entro il 2050.

In particolare la Regione intende intraprendere azioni che mirino alla riduzione dei gas attraverso:

  • politiche di incentivazione nell'utilizzo di mezzi ad emissioni zero e con la progressiva riduzione nell'utilizzo dei mezzi con motorizzazione endotermica, sia per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, sia per quanto riguarda la mobilità privata e commerciale;
  • riqualificazione energetica del sistema edificio-impianto, con particolare attenzione al patrimonio edilizio realizzato tra gli anni ‘60 e gli anni ‘90 per ridurre il fabbisogno di riscaldamento domestico;
  • abbattimento delle emissioni nel settore industriale attraverso l'applicazione delle BAT ( Best Available Techniques) ai nuovi stabilimenti o alla riqualificazione impiantistica di quelli esistenti;
  • abbattimento delle emissioni nel comparto agricolo con l'applicazione di BAT di settore, in particolare al sistema dei reflui zootecnici.

È da sottolineare come la maggior parte delle misure di riduzione delle emissioni contribuisce positivamente sia alla mitigazione del cambiamento climatico sia alla prevenzione dei danni alla salute provocati dall'inquinamento atmosferico, e implicano benefici intersettoriali.

Le strategie di Adattamento

L’Adattamento punta a ridurre gli impatti negativi dei cambiamenti climatici, incluso quelli in atto e inevitabili a causa del ritardo nella risposta del sistema terra-atmosfera alle emissioni dei gas serra, ma anche a trarre beneficio da eventuali opportunità.

L’adattamento è molto efficace sul breve termine, mentre all’aumentare dell’entità del cambiamento le opzioni per un adattamento efficace diminuiscono e i costi associati -anche sociali- aumentano, specialmente in presenza di una maggiore magnitudo e rapidità del cambiamento. Considerare una prospettiva di lungo termine, nel contesto dello sviluppo sostenibile, aumenta la probabilità che tempestive azioni di adattamento possano ampliare in futuro e rendere la società sempre più resiliente, equa e inclusiva.

Opzioni di adattamento esistono in tutti i settori, ma i contesti per la loro implementazione e la potenziale riduzione dei rischi connessi con il clima, differiscono da settore a settore e tra le diverse aree del pianeta.

Le azioni e le iniziative di adattamento ai cambiamenti climatici devono essere definite e messe in atto a livello nazionale ma soprattutto regionale e locale. Infatti gli impatti dei cambiamenti climatici sono specifici per ogni territorio e richiedono un approccio intersettoriale sinergico e coordinato tra i diversi livelli di governo. Le strategie di adattamento devono essere contestualizzate per l’area di applicazione e devono contare sulle risorse, materiali e immateriali, del territorio.

Alcune opzioni di adattamento implicano benefici ambientali complessivi, anche su vasta scala, creando importanti sinergie con le politiche di sostenibilità ambientale perché riducono la pressione sui sistemi naturali, permettono alla natura di conservare le sue caratteristiche o di evolversi in modo duraturo, cioè preservando l'avvenire, contribuiscono alla conservazione degli ecosistemi che incidono direttamente sui sistemi di regolazione del clima e sono all'origine di una moltitudine di beni e di servizi essenziali per l'uomo.

Con DGR n. 24-5295 del 3 luglio 2017, la Regione Piemonte si è impegnata ad elaborare la Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico, che prevede la predisposizione di un documento di orientamento delle diverse politiche di settore (Piani e Programmi), verso obiettivi strategici, già propri della Regione, con l’obiettivo di incidere sia sulle cause sia sugli effetti del cambiamento climatico.

A tal fine, si è costituito un Gruppo di Lavoro (DD n. 131/A1003B del 28 agosto 2017), composto da funzionari provenienti da diverse Direzioni regionali, che si avvale del contributo scientifico di Arpa Piemonte. Obiettivo iniziale del Gruppo, coordinato dalla Direzione Ambiente, Governo e Tutela del Territorio – Settore Progettazione Strategica e Green Economy (PSGE), è programmare le attività da porre in essere per la realizzazione della Strategia sopra citata nonché stabilire gli strumenti di gestione del gruppo.

I primi documenti e risultati del lavoro disponibili qui (https://climapiemonte.wordpress.com/).

Un lavoro importante portato avanti nel 2018 da parte del gruppo di lavoro è stato quello di avviare l’inserimento della tematica del clima nella pianificazione regionale, sia dal punto di vista delle emissioni, per cui per le misure dei nuovi piani regionali (qualità dell’aria, trasporti ed energia) sono state calcolate le variazioni delle emissioni dei gas climalteranti, sia dal punto di vista dell’adattamento (energia e tutela delle acque), per evidenziare le misure settoriali che concorrono ad aumentare la resilienza ai potenziali impatti del cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico in Piemonte

Il Rapporto sul cambiamento climatico pubblicato dall’IPCC nel 2013 annuncia alla fine del XXI secolo un aumento della temperatura della superficie terrestre di 1,5 - 2 °C rispetto al 1850-1900. È anche certo che, nella maggior parte delle regioni continentali, gli estremi caldi saranno più numerosi rispetto a quelli freddi, su scala giornaliera e stagionale. È quindi probabile che le ondate di calore saranno più frequenti e dureranno più a lungo. Ciononostante si avranno comunque degli estremi freddi occasionalmente in inverno.
Anche in Piemonte un’attenta lettura dei dati osservati consente di evidenziare alcuni cambiamenti nelle variabili meteorologiche, sia sui trend di più lungo periodo sia sulla variabilità interannuale e gli eventi estremi.
Consulta la pagina Clima Stato per i trend degli ultimi 60 anni per le temperature, precipitazioni e neve.

(http://www.arpa.piemonte.it/rischinaturali/tematismi/clima/confronti-storici/dati/dati.html) che consente di ricostruire dei campi su griglia regolare omogenei e confrontabili perché indipendenti dal numero di stazioni attive.
Dall’analisi storica dei dati misurati sulla regione Piemonte si evidenzia un trend positivo nelle temperature, in particolare nei valori massimi, significativo dal punto di vista statistico. Tale trend, che raggiunge i 2,3°C negli ultimi 60 anni, è in linea con quanto evidenziato dalla letteratura per l’area alpina. Più incerto il trend sulle precipitazioni intense, che però sembra essere in crescita. I giorni piovosi, considerando gli ultimi 15 anni circa, risultano in diminuzione pressoché su tutta la regione, mentre aumenta la lunghezza massima dei periodi secchi. La pioggia annuale, nello stesso periodo, ha subito delle modificazioni, con un aumento in alcune zone (verbano e basso alessandrino) e una diminuzione in altre. Comparando i due indicatori si evidenzia un aumento degli eventi intensi laddove la pioggia annuale è aumentata. La quantità di neve fresca è complessivamente in diminuzione negli ultimi trent’anni, anche se nello stesso periodo si evidenziano singole stagioni particolarmente nevose. In generale, sovrapposta ad una tendenza al riscaldamento, sembra aumentare la variabilità interannuale, che determina l’alternanza di stagioni con caratteristiche climatiche molto differenti.

LE VARIAZIONI CLIMATICHE - Scenari futuri

Alla base delle simulazioni di quello che sarà il clima futuro attraverso modelli climatici, in grado di riprodurre la dinamica dell’oceano e dell’atmosfera e di rappresentare in modo più completo possibile tutti i processi di interazione terra-atmosfera, vi sono delle ipotesi sugli scenari emissivi e sulle politiche di riduzione dei gas serra che verranno applicate, così da definire degli “emission pathways” che rappresentano l’andamento delle emissioni e della relativa concentrazione dei gas climalteranti in atmosfera nel corso del XXI secolo e più. Gli scenari di riferimento sono attualmente quattro (definiti nell’ambito della stesura del V Rapporto IPCC) e si differenziano per il potenziale di perturbazione del bilancio energetico planetario espresso in termini di Forcing Radiativo. Si definiscono RCP Representative Concentration Pathways seguiti da un numero che rappresenta il forcing radiativo (in W/m2), ossia l'alterazione del bilancio tra energia entrante e energia uscente nel sistema terra-atmosfera dovuta alla diversa concentrazione dei gas serra in atmosfera, includendo anche i processi di feedback e di interazione.

Gli scenari considerati in questo lavoro sono:

  • l’RCP 8.5, che rappresenta uno scenario a forti emissioni, all’incirca come se il tasso di emissioni fosse come l’attuale, senza azioni di mitigazione, e uno scenario intermedio,
  • RCP 4.5, dove le emissioni di CO2 raggiungono una stabilizzazione verso la fine del XXI secolo.

Tutti questi scenari vedono un aumento della temperatura globale a fine secolo rispetto ai valori del periodo 1986-2005, pari a 3.7°C (in un range tra 2.6-4.8°C) per RCP8.5 e 1,8°C (in un range tra 1,1-2,6 °C) per RCP4.5.
Per le analisi dei trend di temperatura sul Piemonte sono state utilizzate le simulazioni modellistiche sviluppate dal consorzio EUROCORDEX (https://www.hzg.de/ms/remo-rcm/074090/index.php.en). Si tratta di modelli realizzati attraverso un downscaling dinamico, ossia utilizzando modelli regionali ad alta risoluzione (11 km) innestati sui due scenari RCP 4.5 e RCP 8.5 a partire da modelli climatici globali. Per le altre analisi di temperatura e per le elaborazioni di precipitazione, sono state utilizzate le stesse simulazioni applicate nel Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico (https://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio_immagini/adattamenti_climatici/documento_pnacc_luglio_2017.pdf) messe a disposizione dal Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici (www.cmcc.it). Si tratta del modello regionale COSMO-CLM (Bucchignani, E., Montesarchio, M., Zollo, A. L., & Mercogliano, P. (2016). High‐resolution climate simulations with COSMO‐CLM over Italy: performance evaluation and climate projections for the 21st century. International Journal of Climatology,36(2), 735-756.) a risoluzione ancora più elevata (circa 8 km)., sempre innestato sui due scenari RCP 4.5 e RCP 8.5 a partire da modelli climatici globali.
Tutti i dati derivati dalle simulazioni a scala giornaliera sono stati ulteriormente adattati alla realtà regionale piemontese con l’applicazione di tecniche statistiche che puntano ad eliminare l’errore sistematico, valutato su un periodo di simulazioni del passato, attraverso un confronto tra l’output del modello e le osservazioni. Da tale comparazione si è opportunamente scelto un sottoinsieme di 10 modelli EUROCORDEX, a cui si aggiunge il modello COSMO-CLM. Le analisi sui trend di temperatura descritti in Figura 1 sono state mediate sull’insieme degli 11 modelli. Nelle elaborazioni che seguono, il periodo di riferimento nel passato, detto anche periodo di controllo, è relativo agli anni 1971-2005.

Temperatura

La temperatura è la variabile meteorologica sulla quale si ha una maggiore confidenza delle proiezioni future, sia per la qualità della rappresentazione dei modelli nel periodo di controllo, sia per la concordanza tra diversi modelli sul segno della variazione e, non da ultimo, perché l’incertezza che si ottiene utilizzando modelli climatici differenti è inferiore all’aumento di temperatura atteso.
Come si evince dalla figura 1, l’aumento di temperatura si ha con entrambi gli scenari emissivi, di entità del tutto simile. L’aumento riguarda in egual misura i valori massimi e i valori minimi, con una tendenza di circa +0,2°C/10y in RCP4.5 e di 0,5°C/10y in RCP 8.5.
Queste tendenze portano la temperatura massima annuale ad un aumento di circa +2 °C rispetto al periodo di controllo raggiungendo i 16,7°C, secondo lo scenario RCP 4.5 e ad un aumento di circa +4,7°C con valori fino a 19 °C con lo scenario RCP 8.5. Le temperature minime sono attese con un aumento di 2°C rispetto al periodo di controllo raggiungendo gli 8,8 °C a fine secolo nello scenario RCP 4.5, l’aumento si attesta sui 4,6°C con valori a fine secolo intorno agli 10,9°C applicando lo scenario RCP 8.5.

Figura 2
Temperatura massima (in alto) e minima (in basso) annuale delle simulazioni modellistiche nel periodo 2006-2100



Fonte: Arpa Piemonte
In verde lo scenario RCP 4.5 (a sinistra), in rosso lo scenario RCP 8.5 (a destra). Le bande rappresentano i margini di incertezza.



Interessante è vedere come, nello scenario RCP4.5 si arrivi nell’ultima parte del secolo, ad una stabilizzazione della temperatura, in accordo con la stabilizzazione della concentrazione dei gas serra in atmosfera, mentre nello scenario RCP 8.5 l’aumento sia costante durante tutto il XXI secolo.
Per analizzare la distribuzione del riscaldamento nelle diverse zone altitudinali, è stata analizzata la tendenza per i punti di griglia del modello al di sopra dei 700 m, rappresentativi della montagna, e per quelli a quote inferiori ai 700 m, rappresentativi della pianura (figura 2).

Figura 3
Temperatura massima (sopra) e minima (sotto) annuale per i punti di griglia al di sopra dei 700m (a sinistra) e al di sotto dei 700m (a destra) nel periodo 2006-2100 delle stime modellistiche



Fonte: Arpa Piemonte
In verde per lo scenario RCP 4.5 e in rosso per lo scenario RCP 8.5. Le bande rappresentano i margini di incertezza.

Per quanto riguarda la montagna:
  • le tendenze della temperatura massima sull’intero periodo 2006-2100 sono di + 0,22°C/10y secondo lo scenario RCP4.5, con un aumento di circa +2,1°C al 2100 e di + 0,55°C/10y nel periodo 2006-2100 in RCP8.5 con un aumento di circa +5,2°C al 2100;
  • Le tendenze della temperatura minima sull’intero periodo 2006-2100 sono di + 0,23°C/10y in RCP4.5, che portano a un aumento di circa 2,2°C al 2100 e di 0,54°C/10y 2006-2100 in RCP8.5 che portano ai un aumento di Circa +5,1°C al 2100.
Per quanto riguarda la pianura le tendenze risultano uguali o lievemente inferiori:
  • quelle della temperatura massima sull’intero periodo 2006-2100 sono di circa + 0,2°C/10y in RCP4.5, con un aumento di circa +2°C al 2100 e di + 0,5°C/10y 2006-2100 in RCP8.5 con un aumento di Circa 4,8°C al 2100;
  • le tendenze della temperatura minima sull’intero periodo 2006-2100 sono di +0,19°C/10y in RCP4.5, con un aumento di circa 1,8°C al 2100 e di 0,47°C/10y 2006-2100 in RCP8.5 con un aumento di circa +4,5 C al 2100.

SI ricorda che le analisi che seguono sono state effettuate con il solo modello regionale COSMO-CLM.
Per valutare l’andamento dei valori estremi di temperatura sono state analizzate anche le distribuzioni di frequenza della temperatura media, massima e minima confrontando gli stessi periodi dell’analisi appena descritta. I risultati complessivi mostrano un generale aumento dei valori estremi di tutti i campi di temperatura, più marcato in pianura durante l’estate e in montagna nel periodo invernale. Le variazioni maggiori sono relative allo scenario RCP 8.5.

La distribuzione spaziale di tali variazioni di temperatura si può osservare nelle mappe di figura 4. Per ogni campo (temperatura minima, massima e media) si sono calcolate le variazioni stagionali di temperatura rispetto al periodo di riferimento 1971-2000. Si nota come le variazioni siano positive in tutti i campi e in tutti i periodi e come, secondo lo scenario RCP 8.5 si amplifichino nelle stesse aree già interessate da riscaldamento secondo le proiezioni dello scenario RCP 4.5. Gli incrementi risultano particolarmente accentuate sulla fascia pedemontana occidentale durante il periodo estivo, soprattutto a fine secolo dove la superficie interessata si amplia fino a comprendere tutti i settori pedemontani alpini fino ai fondovalle.
Le temperature minime variano da 2°C a 4°C, le massime da 2°C fino a 10°C (nell’ultimo trentennio 2071-2100 con lo scenario RCP 8.5); le temperature medie assumono valori in un intervallo compreso tra 2°C e 8°C.
In inverno la temperatura media varia da 1°C a 5°C, la massima da 1°C a 6 °C, la minima da 0,5°C fino ai 5°C. In questa stagione i rilievi alpini sembrano subire variazioni meno marcate rispetto alle altre zone. La primavera e l’autunno rimangono le stagioni in cui la risposta del territorio rimane distribuita in modo più uniforme, pur registrando un progressivo incremento in pianura e nelle vallate alpine verso fine secolo. Le variazioni di temperatura minima oscillano tra 0,5 °C e 4 °C, le massime tra 1 °C e 7°C, gli intervalli di variazione dei valori medi si attestano tra pochi decimi di grado fino a circa 6°C.

Figura 4
Scenari RCP4.5 e RCP8.5. Mappe di variazione stagionale di temperatura nei tre periodi futuri 2011-2040 (colonna a sin), 2041-2070 (colonna centrale) e 2071-2100 (colonna a ds) rispetto al periodo di riferimento 1971-2000




Fonte: Arpa Piemonte
In ogni cella sono mostrate le quattro stagioni in senso orario: DJF (in alto a sinistra), MAM (in alto a destra), JJA (in basso a sinistra) e SON (in basso a destra). Dall’alto in basso nella tabella: variazioni di temperatura minima e di temperatura massima

Precipitazioni

Gli scenari di precipitazione mostrano una maggiore incertezza nella proiezione futura, sia per la difficoltà a rappresentare correttamente la precipitazione nel periodo di controllo, sia perché manca un assessment di riferimento a scala europea con cui confrontarsi: i diversi modelli utilizzati propongono scenari differenti per l’area alpina che risulta essere un’area di cerniera tra la zona Mediterranea, dove è attesa una diminuzione delle precipitazioni e una tendenza all’aumento delle condizioni di siccità, e la zona del centro Europa, dove invece è atteso un aumento delle stesse.
Sono stati esaminati i tre periodi di riferimento futuri 2011-2040, 2041-2070 e 2071-2100 rispetto al periodo di controllo 1971-2005 per valutare, al di là del valore quantitativo, la variazione percentuale della precipitazione stagionale e il segno della stessa.
Nella figura 5 sono raggruppati i risultati. Nella colonna a sinistra osserviamo le variazioni per il trentennio 2011-2040: nello scenario RCP 4.5 si osserva in generale una diminuzione percentuale (statisticamente significativa) della precipitazione in quasi tutte le stagioni ad eccezione dell’autunno dove, in alcune aree del Piemonte meridionale, si mostra un debole segnale di aumento, seppure non significativo La diminuzione è più importante nel periodo estivo e riguarda la parte centro occidentale del Piemonte. Nello scenario RCP 8.5 si osserva, in questo trentennio, un aumento marcato e significativo in autunno, mentre in estate le variazioni sono significative soltanto sull’arco alpino nordoccidentale.
Considerazioni analoghe ma più severe per il trentennio successivo (colonna centrale) che vede una diminuzione decisa della precipitazione estiva nello scenario RCP 4.5, che arriva fino al 35-50% nelle aree di pianura, e un aumento intorno al 20-50% nella stagione autunnale in particolare sull’area del basso torinese, del cuneese e sull’Appennino. Nello scenario RCP 8.5 si continua a vedere una diminuzione della precipitazione nella stagione estiva, ma le variazioni simulate raggiungono valori più marcati e diffusi. In questo trentennio si assiste ad una diminuzione anche nei primi tre mesi dell’anno, perlopiù sul settore centro-meridionale della regione. L’ aumento della precipitazione autunnale non risulta invece significativo.
Nell’ultimo trentennio del XXI secolo (colonna a destra), nello scenario RCP4.5 si continua ad avere una diminuzione della precipitazione nel periodo estivo, anche se di minore entità e più distribuita sulla regione, ma con una variazione più marcata sul settore settentrionale, in particolare nelle zone del Verbano - Lago Maggiore e Biellese rispetto al periodo 2041-2070, mentre si assiste ad un leggero aumento in primavera, ma limitato ad alcune aree localizzate sulle Alpi. Nello scenario RCP 8.5 la situazione si estremizza, con un aumento molto deciso nel periodo invernale, dove la zona del Lago Maggiore continua ad essere quella maggiormente interessata, e una forte diminuzione nel periodo estivo. A fine secolo anche la primavera risulta caratterizzata da una leggera diminuzione, significativa, nelle fasce prealpine e in alcuni settori pianeggianti.

Figura 5
Scenari RCP4.5 e RCP8.5. Mappe di variazione percentuale della precipitazione cumulata media nei tre periodi futuri 2011-2040 (colonna a sin) 2041-2070 (colonna centrale) e 2071-2100 (colonna a ds) rispetto al periodo di riferimento 1971-2000

Fonte: Arpa Piemonte
In ogni cella sono mostrate le quattro stagioni in senso orario: DJF (in alto a sinistra), MAM (in alto a destra), JJA (in basso a sinistra) e SON (in basso a destra). I punti griglia contrassegnati dalle croci grigie corrispondono a variazioni statisticamente non significative (livello di confidenza del 5%, tecnica bootstrap)

NUMERO MASSIMO GIORNI SECCHI CONSECUTIVI

Come ulteriore indagine sulla variabilità del clima futuro e in particolare sulla siccità in funzione della quota, è stata analizzata la variazione della lunghezza massima annuale dei periodi secchi (giorni consecutivi con precipitazione inferiore ad 1mm) nel periodo 2006-2100 rispetto al periodo di riferimento 1971-2005 su tutti i punti griglia della regione utilizzando lo scenario RCP 4.5 (figura 6). e lo scenario RCP 8.5 (figura 4).
Si osserva un generale aumento di tale lunghezza in entrambi gli scenari. Tuttavia, mentre nello scenario RCP 4.5 la variazione più marcata sembra limitata alle zone pianeggianti, con lo scenario RCP 8.5 l’incremento si distribuisce in modo pressoché uniforme a tutte le quote, in particolare a partire dal 2060.

Figura 6
Scenario RCP 4.5 a sinistra e scenario RCP 8.5 a destra. Variazione della lunghezza massima dei periodi secchi annuali (giorni consecutivi con precipitazione inferiore ad 1mm) rispetto al periodo di riferimento 2971-2005, per ogni punto di griglia dell’analisi oggettiva sul Piemonte, ordinati per quota (asse delle ascisse). In ordinata gli anni dal 2006 al 2100.


Fonte: Arpa Piemonte
Più si va in alto nella scala (rossi, viola) e più aumentano i giorni consecutivi secchi.