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GREEN ECONOMY E SERVIZI ECOSISTEMICI

Le azioni di orientamento alla sostenibilità ambientale delle attività economiche concorrono agli Obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile in particolare all'Obiettivo 12:

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

È ormai consapevolezza diffusa, supportata anche da informazioni sintetizzate da indicatori quali il calcolo del cosiddetto spazio ambientale, dell’estensione dell’impronta ecologica e dell’ammontare dei flussi di materiali necessari al sostentamento dell’economia odierna, che lo sviluppo economico attuale è insostenibile nel lungo periodo e soprattutto che l’ambiente in cui viviamo è severamente danneggiato dal modello economico di attuale diffusione. In base a queste considerazioni e visti, da un lato, i trend crescenti dei livelli di consumo e, dall’altro, il sempre più diffuso interesse generale nei confronti dell’ambiente, sembra essere inevitabile un cambiamento di rotta in termini di comportamenti e approcci allo sviluppo sia da parte dei consumatori sia da parte delle aziende, in modo tale da raggiungere il traguardo di un modello diverso di economia in cui i temi del green e della circolarità dei sistemi produttivi sono i riferimenti a cui ispirarsi.
Se nella fase “natale” di definizione della green economy, questa tendeva a venire identificata come una piccola parte dell’economia riferita alla cosiddetta industria ambientale (clean economy) e in particolare al settore delle energie rinnovabili, tanto da rendere quasi intercambiabili i termini green economy e green energy, oggi tale concetto si è ampliato, investendo la sfera del consumo, fino ad arrivare ad ambiti quali la green life e l’etica sociale. In tale accezione la green economy non è né un sinonimo, né un sostitutivo di Sviluppo Sostenibile, ma è un suo ambito attuativo strategico: un nuovo modello di sviluppo in grado di garantire un migliore e più equo benessere nell’ambito dei limiti del pianeta.

Un’economia verde, quindi, riconosce e investe anche nel capitale naturale, considerando la biodiversità come il tessuto vivente proprio di questo pianeta, che contribuisce al benessere umano e fornisce le economie di risorse preziose sotto forma di servizi elargiti gratuitamente. Questo cosiddetto “ecosistema di servizi” è rappresentato principalmente in natura da beni pubblici, che sono invisibili economicamente, e per questo motivo sottovalutati e mal gestiti.
Una giusta economia, in questo caso davvero verde, stima il valore economico di questi ecosistemi e li introduce, così come gli altri beni, nel mercato economico. Risorse naturali come foreste, laghi, zone umide e bacini fluviali sono componenti essenziali del capitale naturale ed assicurano la stabilità del ciclo dell'acqua e dei suoi benefici per l'agricoltura e per le famiglie, il ciclo del carbonio e il suo ruolo nella mitigazione del clima, la fertilità del suolo e il suo valore per la produzione delle colture, i microclimi locali per gli habitat.
La stessa crisi climatica trova nello sviluppo della green economy, la via principale per gestire in modo efficiente le risorse, secondo un modello di economia circolare, capace di generare nuovo sviluppo, miglior benessere, nuova occupazione, tutela del capitale naturale e dei servizi ecosistemici. 

Ad oggi in un’ottica di agire concretamente per assicurare modelli di consumo e produzione sostenibili, è però necessario integrare i concetti della green economy con quelli dell’Economia Circolare.

Un modello di economia che, mutuando la “circolarità” dei sistemi naturali (cicli della materia), lavora per un uso più efficiente e limitato delle risorse basato sul recupero continuo di valore dei prodotti e dei materiali attraverso azioni che agiscono sui sistemi di progettazione, di produzione, di consumo e di smaltimento degli stessi.
L’Economia Circolare, che riconosce nella sua concretezza di azione che gli obiettivi ambientali, economici e sociali sono interdipendenti, può essere rappresentata come nucleo interno a una prospettiva di Green Economy, che allarga l’ambito d’azione da rifiuti e uso dei materiali, alla resilienza degli ecosistemi e alla salute e benessere umano.

Le politiche

L’anno 2015 ha rappresentato un punto di svolta sia a scala internazionale sia nazionale per una radicale e profonda revisione del modo di concepire il progresso socio-economico, il rapporto con l’ambiente e le risorse naturali, il modo di lavorare. Sono i 3 documenti fondamentali che, in una unanimità di intenti, orientano all’azione per lo sviluppo sostenibile di scala globale:

1. l’agenda ONU post-2015 approvata tra il 25 e il 27/09/15 a New York, con la quale 193 capi di Stato e di Governo si sono impegnati a “trasformare il nostro mondo” così come enunciato dal titolo del documento, attuando 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) integrati e indivisibili entro il 2030;

2. l’Accordo di Parigi sul Clima con il quale il 12/12/15, 196 capi di Stato e di Governo, unanimemente riconoscendo che gli attuali cambiamenti climatici sono responsabilità della società umana, si sono impegnati a raggiungere al 2030 dei risultati in termini di riduzione delle emissioni compatibili con una traiettoria compatibile a mantenere la soglia di sicurezza dell’innalzamento della temperatura terrestre ben al di sotto dei 2° e ad agire per l’adattamento ai cambiamenti stessi;

3. il pacchetto sull’Economia circolare varato dalla Commissione Europea con la COM(2015) 614 del 2/12/15, che introduce un cambio di paradigma rivoluzionario nel nostro modo di concepire il rapporto economia/risorse e del nostro modo di produrre e consumare.

A scala nazionale è stata approvata il 28/12/15 la L 221, recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” (c.d. “Collegato Ambientale” alla Legge di stabilità 2014), che intende concretamente indirizzare e caratterizzare l’azione sia delle istituzioni sia del comparto privato verso il nuovo paradigma economico della green economy.
La Legge ha introdotto numerose innovazioni che hanno prodotto ricadute anche a livello regionale, tra le quali è opportuno segnalare le seguenti:

1. Al fine di promuovere su base sperimentale e sussidiaria la progressiva fuoriuscita dall’economia basata sul ciclo del carbonio e di raggiungere gli standard europei in materia di sostenibilità, all’art. 71 sono state definite le “Oil free zone”. Si tratta di “aree territoriali” nelle quali, entro un determinato arco temporale e sulla base di specifico atto di indirizzo adottato dai comuni del territorio di riferimento, si prevede la progressiva sostituzione del petrolio e dei suoi derivati con energie prodotte da fonti rinnovabili. La Regione Piemonte, prima tra le regioni italiane, sulla base di quanto indicato dalla legge nazionale, si è dotata di una propria norma in materia, la LR 12 del 3/08/18,  “Promozione dell’istituzione delle comunità energetiche” che ha trovato attuazione con la successiva DGR 18-8520 del 8/03/19.

2. L'Art 70, in attesa degli appositi decreti legislativi atti a meglio definire il concetto di "servizio ecosistemico", introduce il concetto di Pagamento per i Servizi Ecosistemici Ambientali (PSEA). Inoltre da chiara indicazione dei servizi ecosistemici (SE),  per quali si debba prevedere una remunerazione economica. Tra questi, particolare interesse riveste la “fissazione del carbonio delle foreste”, indicazione ripresa dal DLgs 34 del 3/04/18 (art.3 e 4), che affida alle Regioni (art.7) il compito di promuovere lo sviluppo dei PSEA in ambito forestale. Coerentemente con questi indirizzi, peraltro già recepiti dal Piano Forestale Regionale 2017-2027, è stata approvata la DGR 24-4638 del 6/02/17 che ha ampliato l’ambito di sviluppo della valorizzazione economica della fissazione del carbonio oltre che all’ambito forestale anche a quello del verde urbano. Al fine di dare concretezza a quest’ultimo punto è stato attivato il progetto regionale Urban Forestry. Nell’ambito delle politiche di sostenibilità collegate allo sviluppo dei servizi ecosistemici è stata promulgata la DGR 27-8492 del 1/03/19 relativa alla ratifica del “Protocollo di Intesa tra la Città di Torino, la Regione Piemonte, la Città Metropolitana di Torino e il Comitato Nazionale per lo Sviluppo del Verde Pubblico - MATTM, per lo sviluppo di infrastruttura verde e compensazioni ambientali”.

Il collegato ambientale apporta numerose modifiche, oltre che direttamente al T.U. Ambiente (DLgs 152/06), anche al codice degli appalti pubblici (DLgs 163/06), e sistema della certificazioni con l’introduzione (art.21) dello Schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale denominato Made Green in Italy adottato dal Ministro dell'Ambiente 21/03/18 ed entrato in vigore il 13/06/18.

CONTABILITÀ AMBIENTALE
CARBON FOOTPRINT E LIFE CICLE ASSESSMENT

La necessità di valutare l’efficacia e gli effetti ambientali di determinate politiche in materia di applicazione del GPP, di valutazione dei servizi ecosistemici ecc. ha reso necessario l’avvio di alcune progettualità finalizzate ad una quantificazione oggettiva degli impatti o dei benefici ambientali indotti da determinate attività. In quest’ottica si è attivata una specifica progettualità per il calcolo della Carbon Footprint di due sedi regionali e l’avvio di due attività inerenti l’applicazione di studi LCA per una loro integrazione nelle procedure di acquisto della PA e per la valutazione degli effetti di determinati interventi di miglioramento della gestione agricola e forestale sui servizi ecosistemici.

Progetto Carbon Footprint

La carbon footprint (impronta di carbonio) è una misura, che esprime il totale delle emissioni di gas ad effetto serra, generalmente espresse in tonnellate di CO2 equivalente, associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un servizio o ad una organizzazione.
In base a quanto stabilito dal Protocollo di Kyoto, i gas ad effetto serra oggetto di misura sono oltre all'anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), il protossido d’azoto (N2O), gli idrofluorocarburi (HFCs), l'esafluoruro di zolfo (SF6) e i perfluorocarburi (PFCs). Le tonnellate di CO2 equivalente (tCO2e) consentono di valutare l’effetto serra complessivo prodotto da tutti i gas considerati prendendo come riferimento l’effetto serra prodotto dalla CO2. La carbon footprint è quindi un parametro di grande importanza ed utilità per le pubbliche amministrazioni in quanto permette di valutare e quantificare gli impatti emissivi in materia di cambiamenti climatici nell'ambito delle politiche di settore, ma anche per monitorare l'efficienza ambientale ed energetica delle proprie strutture. Per le aziende, in un contesto che vede premiati i fornitori di prodotti o servizi a basse emissioni può essere uno strumento per valorizzare le proprie attività e per promuovere le proprie politiche di responsabilità sociale ed ambientale.
Con la D.G.R. 8 novembre 2019, n.16-476 la Regione Piemonte aderisce, in coerenza con la Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici, all’iniziativa del Ministero dell'Ambiente (MATTM) e promossa nell’ambito del Progetto CReIAMO PA - Linea di intervento 3 “Modelli e strumenti per la transizione verso un’economia circolare” - Work Package 2 “Promozione di modelli di gestione ambientale ed energetica nelle Pubbliche Amministrazioni”, al fine di diffondere la cultura della sostenibilità e a formare gli operatori della pubblica amministrazione in materia di misura e gestione ambientale ed energetica. A tale iniziativa hanno aderito sul territorio regionale anche Arpa Piemonte, IPLA S.p.A. ed il Comune di Saluzzo. In particolare, l’accordo firmato con il Ministero dell’Ambiente prevede che le due parti si impegnino a realizzare azioni mirate a promuovere e valorizzare le attività di misurazione, gestione e miglioramento delle prestazioni ambientali in un’ottica di riduzione delle emissioni di gas climalteranti. 

Il progetto, promuovendo i sistemi di calcolo dell’impronta ambientale, dà attuazione al 2° obiettivo previsto dal Settimo Programma Comunitario di Azione per l'ambiente: “trasformare l'Unione in un'economia a basse emissioni di carbonio, efficiente nell’impiego delle risorse, verde e competitiva”.

A partire dal 2019 la Regione si è attivata per calcolare la propria carbon footprint applicando una metodologia sperimentale approntata dal Ministero. Il calcolo è stato sviluppato per alcuni settori e per specifiche attività della Regione. Nel dettaglio sono stati scelti come siti pilota per il calcolo le seguenti sedi:

  • sede regionale di via Principe Amedeo 17, Torino
  • sede Museo Regionale Scienze Naturali di via Giolitti 36, Torino

È stata realizzata la campagna di raccolta dati presso i settori che occupano gli stabili in materia di mobilità, rifiuti, consumi energetici ecc. Per il calcolo della carbon footprint è stato utilizzato il tool di calcolo Bilan-Carbone® sviluppato nell’ambito del progetto LIFE Clim’foot.

L’impronta della sede Regionale di via Principe Amedeo 17

Il risultato per la sede regionale di via Principe Amedeo 17 evidenzia come il principale comparto emissivo sia quello legato ai trasporti con il 51,6% del totale, con un contributo di 143 tCO2e a fronte di un’impronta” complessiva di 276 tCO2e per l’anno 2019. È da osservare come il contributo del comparto “rifiuti” risulti essere molto limitato, in quest’ambito infatti è da rilevare che da anni si siano applicate buone pratiche (raccolta differenziata) che abbinate ai processi di dematerializzazione hanno considerevolmente ridotto non solo la produzione di rifiuti, ma anche le conseguenti emissioni climalteranti. Il settore “trasporti” invece risulta essere quello maggiormente impattante e anche quello sul quale sarebbe possibile attuare consistenti riduzioni operando sia sui movimenti casa lavoro (es. operando sullo smart working) sia sui movimenti di lavoro (es. prediligendo le trasferte in treno rispetto a quelle in aereo).

Figura 1
Distribuzione dei contributi di emissione di gas climalteranti in tCO2e per l’anno 2019 della sede regionale di via Principe Amedeo 17 a Torino

L’impronta della sede museale del Museo Regionale di Scienze Naturali (MRSN)

L’impronta di carbonio della sede del MRSN evidenzia come i consumi energetici siano i principali responsabili delle emissioni climalteranti, rappresentando l’89,8% del totale. Tale differenza rispetto alla sede di via Principe Amedeo è spiegabile considerando il minor numero di dipendenti presenti nella sede, oltre alla particolare tipologia dell’edificio (edificio storico del XVII-XVIII sec.). L’impronta complessiva della sede museale è di 276 tCO2e per l’anno 2019. Occorre precisare che il Museo non è ancora aperto al pubblico, pertanto l’impronta di carbonio calcolata potrebbe subire sensibili modifiche quando verrà ricalcolata nel momento in cui verrà ripristinata la completa operatività della struttura. Anche per il Museo valgono considerazioni analoghe a quelle fatte per la sede di via Principe Amedeo rispetto alle emissioni del comparto rifiuti, mentre gli interventi di efficientamento energetico potrebbero essere quelli maggiormente indicati per ridurre le emissioni, fatto salvo quanto detto rispetto all’attuale stato di chiusura al pubblico della struttura.

Figura 2
Distribuzione dei contributi di emissione di gas climalteranti in tCO2e per l’anno 2019 della sede del Museo Regionale di Scienze Naturali a Torino

Il report completo con i risultati finali dell’attività è stato approvato con D.G.R. 18 febbraio 2022, n.23-4671 del nell’ambito del 1° Stralcio della Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico.

APPALTI VERDI E GREEN PUBLIC PROCUREMENT (GPP)

Il Green Public Procurement (GPP), o “Acquisti verdi della pubblica amministrazione”, si è affermato come una delle principali leve per la transizione verso un’economia più circolare e sostenibile. Attraverso l’obbligo, sancito dal Codice degli appalti, di integrare i cosiddetti Criteri Ambientali Minimi (CAM), emanati dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, nelle gare di appalto pubbliche, da una parte stimola le PA ad acquisire prodotti e servizi con i minori impatti ambientali lungo il ciclo di vita, dall’altro orienta il settore produttivo verso modelli di produzione più sostenibili. Si tratta di uno strumento trasversale e coinvolge diversi settori che possono incidere sulle prestazioni ambientali del settore pubblico, quali i trasporti, le infrastrutture, l’edilizia, la ristorazione collettiva e può contribuire a raggiungere obiettivi di sostenibilità sociale e di politica industriale, oltre che di sostenibilità ambientale, concorrendo al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 e della più recente pianificazione strategica in tema di economia circolare e di decarbonizzazione. L’applicazione dei CAM è anche strettamente collegata al rispetto dei principi DNSH, principi cardine della “tassonomia per la finanza sostenibile”, fondamentali per l’accesso alle risorse del PNRR.

Il nuovo Codice Appalti, D.lgs. n. 36/2023 all’art.57 riconferma l’obbligatorietà di applicazione dei criteri ambientali minimi (CAM) nelle procedure di acquisto delle Pubbliche Amministazioni (PA). I CAM sono definiti a livello ministeriale per specifiche categorie di prodotti, servizi e opere strategiche e la loro applicazione ha, tra le altre finalità, quella di ridurre le emissioni di gas serra e delle sostanze nocive lungo le filiere e i cicli produttivi. I lavori per la definizione dei CAM sono risultati utili anche in campi differenti da quello degli appalti, ad es. i CAM per i materiali isolanti sono stati anche utilizzati nelle specifiche per ottenere l’ecobonus 110% sulle ritrutturazioni.

Al fine di dare attuazione a quanto previsto dal Protocollo d'Intesa sottoscritto il 21 settembre 2017 tra la Conferenza Stato-Regioni e il Ministero dell’Ambiente e per dare risposte concrete a specifiche istanze del territorio, nel corso del 2019-2021 si sono svolte delle attività di promozione e formazione per accompagnare la corretta applicazione, nell’ambito delle procedure di acquisto di servizi e forniture per la pubblica amministrazione, dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), approvati con appositi decreti, il cui utilizzo, con l'entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti, è diventato obbligatorio.

I CAM utilizzano diversi sistemi di certificazione per verificare il rispetto dei criteri ambientali richiesti. Nella tabella seguente l’elenco delle principali certificazioni da quella più presente in diversi CAM a quelle più specifiche per alcune categorie di prodotti e di conseguenza presenti solo in un decreto CAM. L’Ecolabel UE è una certificazione ambientale che è possibile ottenere per molte categorie di prodotti e/o servizi quindi la ritroviamo all’interno dei CAM Arredi per interni e per esterni, Calzature, Carta, Apparecchiature informatiche, Edilizia, Pulizie, Ristorazione, Sanificazione strutture sanitarie, Tessili e Veicoli.

Attività formative nell’ambito del Progetto CReIAMO PA

L’attività formativa si è avvalsa degli strumenti e del supporto forniti dal Ministero per la Transizione Ecologica, (MiTE) nell'ambito del Progetto CReIAMO PA Linea 1 "Integrazione dei requisiti ambientali nei processi di acquisto delle amministrazioni pubbliche" e del progetto europeo Life prepAIR che vede coinvolte tutte le regioni italiane del bacino padano e che prevede delle specifiche azioni in materia di GPP.

Relativamente alle attività promosse nell'ambito del progetto CReIAMO PA, nel corso degli anni complessivamente sono state coinvolte 25 pubbliche amministrazioni e circa 130 partecipanti tra tecnici e professionisti. Attualmente il MiTE ha messo a disposizione on-line in forma gratuita un'apposita piattaforma dedicata alla formazione in materia di GPP. Le attività di affiancamento “on-job” 2021 hanno visto il coinvolgimento di una singola amministrazione ed hanno previsto la verifica dell’inserimento integrato di diversi CAM nella progettazione di un intervento di riqualificazione urbana.

Attività di formazione e diffusione nell’ambito del progetto life PrepAIR

Nel corso del 2021 è stato realizzato il quarto manuale operativo dedicato ai CAM “Verde Pubblico” che si aggiunge ai precedenti “Illuminazione Pubblica” (2020) “Affidamento dei Servizi Energetici per gli edifici con criteri di sostenibilità” (2019) e CAM "Edilizia" (2018); al manuale operativo si poi affiancato un corrispondente modulo formativo di e-learning.
Nel mese di marzo 2022 si è tenuto il webinar online dal titolo "CAM per la gestione del Verde Pubblico: aspetti normativi ed applicativi". Il webinar è servito per fornire ai funzionari pubblici e ai progettisti informazioni utili per l'applicazione dei CAM per la gestione del Verde Pubblico con la presentazione dello specifico Manuale operativo predisposto nell'ambito del Progetto Life PrepAIR.

Attività di collaborazione tecnica con il MiTE

È proseguita, inoltre, l’attività regionale di collaborazione con il MiTE per l’aggiornamento dei decreti inerenti i Criteri Ambientali Minimi (CAM) da inserire obbligatoriamente nelle procedure di acquisto della PA ai sensi dell’art. 34 del Codice degli Appalti.

Nell’ambito della collaborazione in essere con il MiTE, sono in corso di sviluppo specifiche progettualità collegate alla diffusione del GPP ed all’applicazione dei CAM in materia di impronta ambientale e Life Cycle Assessment (LCA).

Il progetto APE

L’evoluzione del contesto europeo e nazionale ha reso necessario l’aggiornamento del Protocollo A.P.E. e l’ampliamento della Rete A.P.E., con l’obiettivo di mettere in opera azioni e strumenti per una più efficace attuazione del GPP all’interno degli Enti e delle organizzazioni, oltre alla promozione degli acquisti verdi sul territorio metropolitano.

Il nuovo Protocollo A.P.E., “Protocollo d’intesa per l’attuazione degli acquisti pubblici ecologici sul territorio della Città metropolitana di Torino” mette ora in rete:
  • PA del territorio e più in generale organizzazioni che costituiscono “il lato della domanda”, chiamate ad applicare i CAM; 
  • associazioni di categoria, ordini professionali, ecc. che rappresentano il “lato dell’offerta” chiamato a produrre e offrire beni e servizi più performanti dal punto di vista dell’impatto ambientale. 
Nell’ambito del progetto è istituito un servizio di assistenza tecnica agli enti pubblici dell’area metropolitana con incontri di formazione e tool tecnici per diffondere e semplificare l’applicazione degli appalti verdi.

Progetto CircPro

CircPro – Smart Circular Procurement è un progetto europeo di cooperazione interregionale co-finanziato dal Programma “Interreg Europe”, che intende migliorare l’efficienza delle risorse e delle politiche regionali promuovendo una transizione verso un’economia più circolare e aumentando l’attuazione degli appalti circolari (Circular Procurement) per l’acquisto di prodotti, servizi o sistemi a prezzi competitivi che soddisfino le esigenze del cliente. Si garantiscono, allo stesso tempo, condizioni e criteri che stimolino il risparmio di energia e materiali e cicli di materiali chiusi e permettano il diffondersi di soluzioni innovative in grado di creare mercati per soluzioni più sostenibili.
La collaborazione del Progetto CircPro vede coinvolte undici autorità ed agenzie nazionali, regionali e locali provenienti da Finlandia, Spagna, Grecia, Portogallo, Bulgaria, Croazia, Lituania, Estonia, Norvegia e Italia, che partecipa con la Direzione Ambiente, Energia e Territorio di Regione Piemonte e il Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino. La partnership, che ha iniziato la propria attività di collaborazione nel 2018 e proseguirà fino al 2023, affronterà le sfide utili alla diffusione del Circular Procurement attraverso:
  • l’identificazione di progetti ed iniziative, attori, organizzazioni e reti utili alla promozione e adozione di appalti circolari nell’ambito delle pubbliche amministrazioni;
  • l’individuazione - per committenti e fornitori - dei principali ostacoli legali e procedurali ed accrescimento delle relative competenze in ambito di appalti circolari;
  • la creazione di un contesto di incontro e confronto volto a migliorare il dialogo tra i committenti e i fornitori.

Nella prima fase del progetto i partner di CircPro si stanno dedicando:
  1. allo scambio di esperienze ed iniziative attraverso l’organizzazione e partecipazione ad incontri internazionali dedicati a tematiche specifiche (per esempio il trattamento dei rifiuti sanitari, la gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche);
  2. alla condivisione di pratiche che – a seguito di un processo di valutazione e validazione da parte di esperti tematici – verranno inserite nel database della Policy Learning Platform di Interreg Europe, ovvero un archivio che riunisce il know-how maturato nell’ambito dei progetti e reso disponibile a tutti;
  3. alla costituzione (in ogni stato partecipante) di un tavolo con attori chiave territoriali in grado di arricchire il dialogo sulle tematiche di progetto: decisori politici, committenti, fornitori, stazioni appaltanti, esperti di sostenibilità o circular economy.

I sistemi volontari di certificazione ambientale

I sistemi volontari di certificazione ambientale, indipendenti e internazionalmente riconosciuti, sono uno degli strumenti proattivi per incentivare la eco-competitività delle aziende manifatturiere e dei servizi ed in generale delle organizzazioni. L’affidabilità delle certificazioni ambientali indipendenti rafforza la reputazione del settore della green economy e contrasta il fenomeno del greenwashing che mina la credibilità delle produzioni e dei consumi sostenibili.

Esistono sistemi volontari di gestione ambientale di tipo pubblico come il sistema di ecogestione EMAS e il sistema di etichettatura ecologico europeo Ecolabel UE oppure di tipo privatistico come ISO 14001, ISO 50001, PEFC e FSC.

Altri strumenti importanti sono gli “appalti verdi” effettuati da parte delle amministrazioni pubbliche.
Anche la gestione biologica delle aziende agricole è uno strumento diffuso di gestione ecocompatibile dei processi produttivi, informazioni relativi alla sua diffusione in Piemonte della si trovano alla pagina dedicata all'agricoltura.

SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE (EMAS-ISO 14001)

Il Sistema comunitario di ecogestione e audit EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) è un sistema volontario europeo (Regolamento Ce 1221/2009) destinato alle organizzazioni che desiderano impegnarsi nel valutare e migliorare l’efficienza ambientale e le performance dei  propri processi produttivi. Le aziende registrate EMAS in Italia sono localizzate soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Trentino in ragione delle strategie di promozione e agevolazione che in tali territori sono state portate avanti negli anni in sinergia tra Regioni, Province, Università, Camere di Commercio e organizzazioni imprenditoriali.

Figura 3
Organizzazioni Emas per regione - aggiornamento 31/12/2022

Fonte: ISPRA

I settori economici più rappresentati in EMAS sono il ciclo dei rifiuti, la produzione di energia e la pubblica amministrazione; le piccole aziende sono circa il 30% del totale, le grandi il 31%.
Le organizzazioni registrate EMAS in Piemonte al 31/12/2022 erano 71 (69 nel 2021), pari al 6,4% del totale nazionale. La maggior parte delle organizzazioni sono localizzate in provincia di Torino (39%) e nella provincia di Cuneo (30%).
Ogni organizzazione registrata EMAS può registrare più siti produttivi in EMAS; escludendo le filiali bancarie in Italia i siti registrati sono 2.077 e in Piemonte 70.

ISO 14001

I siti delle organizzazioni italiane certificate secondo lo schema privatistico internazionale di gestione ambientale ISO 14001 al 31/12/2022 erano 30.239, la maggior parte localizzati in Lombardia (5.538), Veneto (3.360), Emilia-Romagna (3.048) e al quarto posto il Piemonte che, con 2.351 siti, rappresenta l’8% del totale nazionale. I settori con più certificazioni ISO 14001 sono energia, rifiuti e cave/miniere.
In Piemonte il numero delle certificazioni ISO 14001 è in aumento (+10% rispetto al 2021), la maggior parte delle aziende certificate (54%) sono localizzate in provincia di Torino, il 13% nel cuneese e il 9% nell’alessandrino.

Figura 4
Siti certificati ISO 14001 per provincia - aggiornamento al 31/12/2022

Fonte: Accredia

UNI CEI EN ISO 50001

Le organizzazioni (siti operativi) piemontesi certificate secondo la norma UNI CEI EN ISO 50001/2018 per i Sistemi di gestione dell'energia che ha come obiettivo il miglioramento continuo delle prestazioni energetiche e dell'efficienza energetica, erano  178  al 31/12/2022  (di cui 105 in Provincia di Torino) con un calo di quasi 100 siti operativi in un anno.

ETICHETTATURA ECOLOGICA EUROPEA


L'Ecolabel UE (Regolamento CE n. 66/10) è il marchio volontario dell'Unione europea di qualità ecologica che premia i prodotti e i servizi che hanno un ridotto impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita. A livello europeo le licenze Ecolabel sono cresciute dell’5% rispetto al 2021, in testa la Italia (17%) seguita da Germania, Spagna e Francia.

Al 31/12/2022 erano 414 le licenze Ecolabel UE in vigore in Italia (307 nel 2021), per un totale di 13.243 prodotti/servizi certificati, distribuiti in 17 gruppi di prodotto. Il gruppo di prodotti con il maggior numero di licenze Ecolabel UE in Italia è “Servizi di pulizia” (148, +100% rispetto al 2021), seguito da “Strutture ricettive” (64 licenze), e “Tessuto carta e prodotti in tessuto carta” e “Prodotti per la pulizia per superfici dure” (41 licenze).

La ripartizione geografica delle licenze Ecolabel UE italiane mostra una netta prevalenza di licenze rilasciate al Nord (62 %), seguono poi il Centro Italia con il 21% e infine Sud e isole con il 16 % delle licenze totali. Le regioni con il maggior numero di prodotti Ecolabel sono la Lombardia (settore cosmetici da risciacquare), Veneto e Piemonte. I servizi turistici certificati Ecolabel sono concentrati in Trentino, Lazio e Sicilia.

Figura 5
Ecolabel per regioni, suddivisione tra prodotti e servizi certificati - aggiornamento al 31/12/2022

Fonte: ISPRA

In Piemonte è ancora limitata la conoscenza del marchio, per assenza o quasi di campagne informative e di sistema di agevolazioni da parte degli enti pubblici. Per il futuro è auspicabile una valorizzazione del marchio soprattutto nell’ambito dei fondi strutturali europei e nell’applicazione del PNRR. Le aziende piemontesi che realizzano prodotti o servizi con certificazione Ecolabel sono riportate di seguito:

Tabella 1
Aziende piemontesi che realizzano prodotti con certificazione Ecolabel (al 31/12/2022)

AZIENDA

PROV

GRUPPO DI PRODOTTI

Kemika S.p.A.

AL

Prodotti per la pulizia di superfici dure, detergenti per lavastoviglie, Prodotti cosmetici da sciacquare

Sutter Industries S.p.A.

AL

Prodotti per la pulizia di superfici dure, detergenti per bucato, detergenti multiuso e per servizi sanitari, Prodotti cosmetici da sciacquare, Detersivi per lavastoviglie

Direct Clean

TO

Prodotti per la pulizia di superfici dure, detergenti lavastoviglie, detergenti piatti, Prodotti cosmetici da sciacquare

Deterplast S.p.A.

AL

Detersivi per bucato

De Fazio

TO

Detersivi per superfici dure

Chemitech

TO

Detersivi per bucato industriale, superfici dure, detersivi per piatti

ICEFOR

NO

Prodotti per la pulizia di superfici dure, Detersivi lavastoviglie, detersivi per piatti

Alca Chemica S.p.A.

TO

Prodotti per la pulizia detersivi per bucato, piatti, lavastoviglie, superfici dure

Falpi S.r.l.

BI

Mobili, Prodotti tessili

FIDIVI S.p.A..

TO

Prodotti tessili

Felice De Palma s.n.c.

BI

Prodotti tessili

Rotoalba

CN

Carta stampata

Gestione Servizi Integrati srl

TO

Servizi di pulizia

Special Group

AL

Servizi di pulizia

SO.TR.A.F. Srl

AL

Servizi di pulizia

GSI Green Division

TO

Servizi di pulizia

Deluxe S.r.l.

TO

Servizi di pulizia

Samsic

TO

Servizi di pulizia

Orso blu Cooperativa sociale

BI

Servizi di pulizia

Boni Eco

TO

Servizi di pulizia

CM Service Green

TO

Servizi di pulizia

Il Poliedro Soc. Cooperativa

VC

Servizi di pulizia

Mav Chemical Srl

NO

Lubrificanti

Novamont S.p.A.

NO

Lubrificanti

Errebi Paper S.r.l.

CN

Tessuto carta

Casalino S.r.l.

AL

Tessuto carta

Kimberly Clark S.p.a.

NO

Tessuto carta

Open 011

TO

Struttura turistica

Bamboo Eco Hostel

TO

Struttura turistica

Rifugio Alpino Pagari

CN

Struttura turistica

Hotel S.Luigi

TO

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Fonte: ISPRA

Certificazione FSC e PEFC

Il Forest Stewardship Council (FSC) e il Programma per il mutuo riconoscimento di schemi nazionali di Certificazione Forestale (PEFC)sono gli schemi di certificazione forestale e di catena di custodia maggiormente diffusi al mondo. La loro funzione principale è di garantire che la foresta da cui è stato ricavato il legname  e i prodotti derivati certificati sia gestita in modo legale e sostenibile.

In Italia gli ettari certificati secondo lo standard di gestione forestale FSC sono 81.590 a fine 2022, con una crescita dell’8%. In Piemonte sono certificati oltre 56.000 ettari. Il 2022 segna anche l’ingresso di importanti novità: in ordine di certificazione, si citano Oasi Zegna (BI), parco naturale privato di 1.700 ettari votato alla conservazione e alla promozione turistico-ricreativa e il Comune di Torino (429 ha), con un importante investimento sulla certificazione dei servizi ecosistemici in ambito peri-urbano.

A fine 2022 risultano certificati PEFC 900.000 ettari in Italia di cui quasi 58.000 ettari in Piemonte.

Le più vaste foreste certificate in Piemonte sono quelle del Consorzio Forestale delle Valli Antigorio Divedro Formazza, il Consorzio Forestale Alta Valle di Susa e il Gruppo PEFC Valli Chisone e Germanasca.

I SERVIZI ECOSISTEMICI

I Servizi Ecosistemici sono i benefici che fluiscono dalla natura alle persone. Possono essere di approvvigionamento (ad es. fornitura di cibo, aria pulita e acqua e materiali), di regolazione (ad es. regolazione dell'acqua e del clima, ciclo dei nutrienti, impollinazione o formazione di terreni fertili) o culturali (ad es. opportunità ricreative o ispirazione attingiamo dalla natura).
Gli ecosistemi naturali sono multifunzionali: possono fornire un'ampia gamma di servizi contemporaneamente. La portata e il flusso di questi benefici dipendono in gran parte dalla biodiversità e dalle condizioni dell'ecosistema. Una rete di ecosistemi sani fornisce spesso alternative convenienti alle tradizionali infrastrutture "grigie", offrendo vantaggi ai cittadini dell'UE e alla biodiversità.
Alcuni servizi sono di interesse globale (es. regolazione della composizione chimica dell’atmosfera), altri dipendono dalla struttura del mosaico ambientale (es. funzione di protezione degli insediamenti da eventi calamitosi), altri ancora si esplicano solo localmente (es. funzione ricreativa).
Una buona dotazione di Servizi Ecosistemici aumenta la ricchezza pro-capite in termini di capitale naturale, riduce la vulnerabilità, migliora la salute e la resilienza dei territori. La qualità, quindi il valore dei Servizi Ecosistemici presenti in un dato ambito territoriale, può variare in base alla vulnerabilità e resilienza complessiva dell’ambito stesso.

Al fine di introdurre nelle proprie politiche di tutela e governo del territorio il tema dei servizi ecosistemici per valorizzarne le potenzialità anche economiche nonché come elementi di conoscenza e caratterizzazione del territorio ai fini della valutazione degli effetti delle trasformazioni territoriali sono state attivate specifiche progettualità sperimentali e di promozione e assistenza sul territorio.

Progetto Urban Forestry

Al fine di valutare l'opportunità di sviluppare il mercato volontario del carbonio e valorizzare i servizi ecosistemici in ambito urbano e suburbano si è attivato a partire dal 2018, il progetto triennale Urban Forestry, finanziato dalla Regione Piemonte e sviluppato da IPLA S.p.a. con il supporto del CREA-CNR e la collaborazione del Comune di Torino. Il progetto ha come finalità la definizione di linee guida di gestione del verde urbano che garantiscano l’assorbimento della CO2 atmosferica. Urban Forestry tuttavia, sin dall'avvio dei lavori nel 2018, non si è limitato a valutare gli assorbimenti della CO2, ma si è voluto, tenuto conto delle peculiari criticità dell’ambiente urbano, sviluppare in modo più ampio il concetto di “servizi ecosistemici” indagando e valutando le potenzialità della vegetazione urbana in termini di lotta all'inquinamento grazie al sequestro delle polveri sottili e dell’ozono. Sarà quindi possibile di conseguenza arrivare a quantificare quale potrebbe essere il contributo del verde nel migliorare la qualità dell’aria in un contesto urbanizzato.
Nel corso del 2019, a partire dai risultati delle elaborazioni effettuate nel 2018 sulle specie arboree presenti su 3 aree pilota (piazza Benefica, corso San Martino e parco Michelotti) scelte in accordo con i tecnici del Settore Verde Pubblico della Città di Torino, sono stati fatti i confronti secondo quanto emerso dalle misure del Leaf Area Index (LAI) ed ulteriori rilievi dendrometrici al parco del Valentino. I dati ottenuti costituiscono la base per il bilancio del carbonio e la quantificazione di alcuni dei servizi ecosistemici del verde urbano e possono essere già utilizzati per la certificazione dei servizi stessi all'interno delle aree pilota oggetto delle misure.
Le misure sperimentali di LAI e i rilevamenti fotografici, hanno reso possibile stimare (attraverso misure dirette e successive elaborazioni con il modello AirTREE) il sequestro di gas serra e di inquinanti (polveri e ozono) rappresentativi dell’intero parco del Valentino, e delle tre aree pilota precedentemente individuate del Parco Michelotti, dell'area verde di Piazza Benefica e dell'alberata di c.so San Martino a Torino.

Tabella 2
Assorbimenti globali 2018 nelle 4 aree pilota (Carbonio, Ozono, Polveri)

 

C tot (kg)

O3 tot (kg)

PM10 tot (kg)

PM2,5 tot (kg)

PM1 tot (kg)

Parco Valentino

22.638,9

66,4

342,0

52,0

9,2

Parco Michelotti

7.227,0

23,0

74,0

10,4

1,8

corso San Martino

4,1

4,1

5,8

0,8

0,1

piazza Benefica

2,4

2,4

6,4

0,8

0,1


Tabella 3
Valori e classi di assorbimento di CO2 unitari per specie

Specie

Classe media (cm)

 C kg m-2

classe

Pinus nigra var. austriaca

40

1,07

alta

Ulmus pumila

25

0,86

alta

Quercus robur

65

0,73

media

Acer negundo

45

0,72

media

Acer platanoides

50

0,70

media

Platanus acerifoliaacerifolia

110

0,68

media

Acer saccharinum

85

0,66

media

Prunus cerasifera

15

0,66

media

Acer campestre

45

0,65

media

Pinus strobus

55

0,61

media

Carpinus betulus

35

0,61

media

Populus nigra var. italica

70

0,60

media

Fraxinus excelsior

35

0,57

bassa

Aesculus hippocastanum

52

0,57

bassa

Tilia europaeaeuropaea

37

0,50

bassa

Celtis australis

83

0,32

bassa

Considerando i soli valori relativi al Parco del Valentino, è possibile osservare come sia in grado di assorbire 22,6 tonnellate all’anno di carbonio, 60 kg/anno di ozono e 342 kg/anno di PM10; le misure effettuate su 69 specie arboree diverse e 1649 individui complessivi dimostrano come il parco sia un assorbitore non solo di anidride carbonica ed inquinanti, ma anche un ecosistema ricco di biodiversità. A titolo esemplificativo si fornisce il seguente calcolo: una utilitaria che percorre 15000 km in un anno (valore medio di gas scaricato: 110g/km di CO2), emette in tutto 1650kg di CO2; il parco del Valentino assorbendo 22,6*3,67= 82,9tCO2/anno è in grado di compensare l’emissione annua di 50 utilitarie circa. Per quanto riguarda i particolati si stima che il parco ne assorba in quantità equivalente a quanto emettono 116 veicoli Euro 6.

Sulla base di questi dati, sono state definite e approvate con D.G.R. 18 Febbraio 2022, n. 24-4672 le disposizioni, in attuazione della D.G.R. 24-4638 del 6 febbraio 2017, per lo sviluppo del mercato volontario dei crediti di carbonio e la valorizzazione dei servizi ecosistemici in ambito non forestale della Regione Piemonte, il cui utilizzo permetterà di gestire e progettare il verde con l’obiettivo di migliorare i servizi ecosistemici secondo criteri di sostenibilità, in base alle esigenze ed alle criticità ambientali peculiari del contesto urbano/periurbano. In quest'ottica sono in corso le valutazioni ed approfondimenti tecnici finalizzati ad avviare ulteriori siti d'indagine per valutare i servizi ecosistemici nell'ambito dei siti UNESCO della Regione Piemonte, oltre a quello avviato, ed ora in fase di ultimazione, in collaborazione con il Consorzio della Residenze Reali Sabaude presso i giardini della Reggia di Venaria Reale. Ulteriori siti d’indagine sono in corso di attivazione presso i comuni di Asti, di Novara e  di Bianzè (VC).

Oltre alle misure ed alle sperimentazioni sul verde "esistente", è proseguito il monitoraggio sul sito "Parco Stura" dove nel marzo 2019, grazie al finanziamento di FPT Industrial, è stato possibile realizzare un intervento di forestazione urbana con la messa a dimora di 1050 piante forestali arboree e arbustive autoctone, di 34 specie differenti. L'impianto è stato realizzato su terreno già inerbito lavorato a file con ripper e fresatrice, su 1,23 ettari; le piante sono state individualmente dotate di polimeri idroretentori, micorrize, ammendante da compost frazione organica, pacciamatura in stuoia biodegradabile o con cippato autoprodotto in loco, rete con canna di protezione antirosura e danneggiamento.
A tre anni di distanza dall’impianto forestale è stato rilevato un buon sviluppo, con un aumento medio fin dal primo anno d’impianto, in termini di diametro del 114% e di altezza del 284%; conseguentemente l’area basimetrica (somma delle superfici circolari dei diametri di tutte le piante) nel triennio è aumentata del 356%, con una differenza rispetto al secondo anno del 165%.
Il monitoraggio ha permesso di calcolare la biomassa complessiva del popolamento ed il contenuto in carbonio; i risultati delle valutazioni possono essere così sintetizzati:
il volume della biomassa totale del popolamento, calcolato a fine 2021, è di 35 m³/ha, con un aumento rispetto all’anno precedente di 16,3 m³/ha;
la fitomassa del popolamento, a fine 2021, risulta di 21 t/ha, con un aumento rispetto all’anno precedente di 11 t/ha e di 16 t/ha rispetto al primo anno (2019);
la CO? equivalente fissata dal momento dell’impianto al terzo anno risulta complessivamente di circa 38 t/ha, corrispondente a circa 10 t/ha di carbonio contenuto nella biomassa epigea, con un aumento di 18 t/ha rispetto all’anno precedente.

Poichè tra le finalità del progetto Urban Forestry vi è quella di avviare il mercato volontario del carbonio e contestualmente di rendere possibile il riconoscimento dei Pagamenti per i Servizi Ecosistemici Ambientali (PSEA) come previsto dalla L. 221 del 28.12.2015 art. 70, si è osservata la necessità di mettere a punto processi in grado di quantificare e certificare il valore dei servizi ecosistemici (SE) attraverso standard o protocolli riconosciuti a livello nazionale ed internazionale. Al fine di dare risposta a questa necessità e quindi per certificare i SE nell’ambito dello sviluppo del progetto Urban Forestry e quindi nel contesto urbano e suburbano, sono stati aperti tavoli di discussione e lavoro con FSC e PEFC, al fine di:

  • individuare metodologie per la misura dei SE e protocolli di monitoraggio per gli ambiti forestali
  • definire protocolli di certificazione dei SE per le superfici non forestali

Entrambi gli schemi sono stati disponibili recepire le metodologie che saranno sperimentate nei siti pilota del progetto Urban forestry, eventualmente incorporando i risultati in documenti interni (linee guida, indirizzi, protocolli specifico, ecc..) a seconda di cosa prevede il singolo standard.
Parallelamente è stata stipulata un’apposita convenzione con l’Ente Nazionale di Normazione (UNI) finalizzato alla definizione di una “Prassi di Riferimento UNI” “per l’individuazione e quantificazione dei Servizi Ecosistemici in ambito urbano e periurbano”.
Il progetto Urban Forestry prosegue le sue attività, definendo sulla base dei risultati ottenuti dalle sperimentazioni attuate gli “indirizzi per lo sviluppo del mercato volontario dei crediti di carbonio e la valorizzazione dei servizi ecosistemici in ambito non forestale (urbano e rurale”; dal punto di vista sperimentale verranno avviate nuove attività in ambito urbano approfondendo i benefici ambientali forniti dal “verde verticale”.

Assistenza per la gestione del verde pubblico nei piccoli comuni

La legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi urbani” si sono poste le basi per sostenere il fondamentale ruolo svolto dagli spazi verdi pubblici urbani, sia dal punto di vista ambientale, sia socio-culturale; a partire da questi presupposti è stato sviluppato il progetto “Assistenza per la gestione del verde pubblico nei piccoli comuni” che si pone come obiettivo quello di valorizzare la multifunzionalità del verde urbano (effetti sulla qualità dell’aria, clima, biodiversità, salute ecc.), coerentemente con le politiche regionali di sviluppo sostenibile, e contemporaneamente fornire un supporto alle amministrazioni locali per gestire in sicurezza il verde pubblico.
Le attività progettuali, destinate ai comuni di pianura e collina con popolazione inferiore ai 10.000 ab. e si pongono ad integrazione e completamento di altre progettualità regionali tutt’ora in corso hanno visto il coinvolgimento di 46 comuni per la raccolta dati mentre gli affiancamenti tecnici si sono svolti presso 20 amministrazioni comunali.
Le attività di affiancamento ai tecnici comunali per la gestione delle aree verdi sono consistite in:

  • censimento alberi del verde pubblico cittadino e sua informatizzazione in banca-dati;
  • utilizzo del censimento per la programmazione e progettazione degli interventi gestionali, monitoraggio per la conservazione, la riqualificazione, la valorizzazione ecosistemica;
  • supporto alla stesura del regolamento del verde pubblico;

Le attività svolte sono sinergiche con altre progettualità regionali; ad esempio la costruzione di adeguati sistemi di monitoraggio/censimento sono funzionali all’implementazione dei modelli di calcolo per la valorizzazione ecosistemica del verde ma anche a dare applicazione ad alcuni obblighi di legge previsti dal D.M.10 marzo 2020 “Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde”.
L’attività progettuale è continuata anche nel 2021 con l’affiancamento/assistenza alle restanti 26 amministrazioni alle quali non è stato possibile fornire supporto nel corso del 2020.
Tra i risultati del progetto in via di definizione è la stesura di linee guida regionali per la gestione del verde urbano.

Progetto di monitoraggio dei servizi ecosistemici da telerilevamento satellitare

La necessità di costruire le politiche di Sviluppo Sostenibile e contrasto ai Cambiamenti Climatici rende necessario disporre di adeguanti indicatori e relativi sistemi di monitoraggio, che vadano ad integrare e/o sostituire i sistemi “tradizionali”. I dati utilizzati per l’implementazione dei sistemi di monitoraggio ed i relativi risultati devono, inoltre, essere ridistribuiti in modo trasparente e responsabile; in tale ottica i sistemi Open Source Geospaziali rappresentano una scelta quasi obbligata. In questo contesto, la Regione Piemonte ha avviato una sperimentazione nell’ambito della valutazione dei Servizi Ecosistemici e della loro evoluzione nel tempo, finalizzata alla definizione di uno specifico indicatore, da inserire nel piano di monitoraggio degli strumenti di pianificazione territoriale. La sperimentazione è consistita nel confronto tra l’indice di biopotenzialità territoriale (BTC) previsto dal Piano Paesaggistico Regionale e applicato in modo specifico alle aree indagate dal Progetto Alpin Space LOS_DAMA! e l’utilizzo dei dati di indice spettrale, desunti dalle immagini satellitari, disponibili in forma libera e gratuita, messi a disposizione dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e da quella Statunitense (NASA) e la loro elaborazione attraverso l’uso di software liberi quali QGIS, GRASS, R ecc. Gli indici individuati per essere utilizzati per il confronto sono: l’NDVI (Normalized Difference Vegetation Index), un indice vegetazionale in grado di evidenziare la presenza di vegetazione a terra in quanto il suo valore è funzione dell’attività fotosintetica, ed il SAVI (Soil Adjusted Vegetation Index) che, a differenza dell’NDVI , include un fattore di correzione (L) per ridurre gli effetti del background del suolo (Huete, 1988), presente soprattutto in aree con minori densità di vegetazione (aree urbane, aree aride e semi aride, aree agricole). L’indice NDVI viene diffusamente utilizzato come proxy per la mappatura e la valutazione quantitativa dei servizi ecosistemici legati alla biomassa vegetale (produzione agricola, produzione legnosa, regolazione del clima, mitigazione degli eventi atmosferici estremi, conservazione della fertilità dei suoli ecc.) (Ayanu et al.2012).
Considerata la necessità di disporre in futuro di dati in grado di fornire delle serie storiche, e dalla possibilità di usufruire di dati forniti da entrambe le agenzie spaziali di riferimento (ESA e NASA) sono state inoltre messe a confronto, in via preliminare, le serie di dati di tre anni di riferimento (2017-2018-2019) desunte dai satelliti Landsat 8 (NASA) e Sentinel 2(ESA).
Gli indici NDVI e SAVI sono stati calcolati a partire dalla serie di immagini disponibili per gli anni 2017-2018-2019, per ogni anno sono state desunte 4 immagini, una per stagione, dove ogni pixel assume il massimo valore stagionale. A partire dai valori massimi degli indici stagionali sono stati calcolati i valori medi (media dei massimi per ogni UPA) per le singole unità di paesaggio al fine di poterli confrontare con i corrispondenti valori di BTC attraverso tecniche di regressione multivariata in cui i regressori sono i valori di NVVI e SAVI relativi alle quattro stagioni e la variabile dipendente è la BTC. Tutte le procedure sono state condotte utilizzando i dati desunti da Landsat 8, successivamente confrontati in collaborazione con Arpa Piemonte con serie analoghe desunte da Sentinel-2 al fine di poterli confrontare tra loro e per verificare la possibilità di utilizzare i dati provenienti da entrambi i sensori e di poter disporre, immaginando di continuare la sperimentazione, di serie storiche di dati e di poter sfruttare le opportunità e le peculiarità di sensori diversi.

Figura 8
Area pilota oggetto di indagine e individuazione delle Unità di Paesaggio (UPA)

Dalle esperienze sin qui condotte si desume che l'utilizzo dell'NDVI offre sicuramente delle ottime potenzialità per poter essere utilizzato come indicatore sintetico nel descrivere l'attitudine di un territorio a fornire SE. Le differenze e gli scostamenti osservati dal confronto delle misure su anni diversi, possono essere attribuite a due distinti insiemi di fattori:
  1. i processi di costruzione dei due indici sono comunque molto diversi, la BTC (a questa scala di applicazione) si basa sull'attribuzione di un determinato "punteggio", il cui range di valori è desunto da dati bibliografici solo parzialmente modificabili sulla base dell'esperienza e della sensibilità degli operatori in sede di sopralluogo, a specifiche classi d'uso del suolo definite su cartografie non sempre aggiornate e precise. A partire da questo presupposto è ragionevole immaginare che per un contesto territoriale come quello analizzato, e per la scala di lavoro adottata, difficilmente la BTC in un arco di tempo ridotto (1-5 anni) è in grado di leggere le variazioni ambientali, salvo casi particolari e localizzati es. estese aree percorse da incendi in contesti forestali o importanti trasformazioni urbanistiche in contesti antropizzati. Al contrario gli indici telerilevati forniscono una misura oggettiva e continua di tutto il territorio, sensibile alle variazioni stagionali e a qualunque tipo di trasformazione o cambiamento derivante da trasformazioni sia antropiche (es. urbanizzazione) che naturali (es. siccità, attacco di patogeni, ecc.). Sulla base di queste considerazioni gli scostamenti osservati dalle misure non necessariamente dimostrano una criticità ma evidenziano la maggiore sensibilità e rappresentatività del sistema basato sull'indagine satellitare.
  2. eventuali scostamenti tra i valori degli indici desunti da sensori diversi (Sentinel 2, Landsat 8) o tra gli indici e il valore di BTC a livello stagionale sono da attribuirsi alla diversa disponibilità delle immagini da satellite, a seconda dei passaggi (i giorni di passaggio dei satelliti sulle aree d'interesse non sono sempre gli stessi) e a seconda della presenza o meno della copertura nuvolosa che potrebbe rendere utilizzabili immagini di inizio o fine stagione sbilanciando quindi le stime degli indici.

Come già detto si giudica in modo complessivamente positivo l'esperienza sin qui condotta considerato comunque il suo carattere assolutamente preliminare e sperimentale, che quindi proseguirà valutando l'utilizzo di altri sensori (MODIS) e indagando un maggior numero di anni.

BILANCIO SOCIALE DI ARPA PIEMONTE

Nato per consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di comprendere e valutare gli effetti dell’azione dell'Agenzia, affinché possano formulare un proprio giudizio su come questa interpreta e realizza il suo mandato e la sua mission con le risorse di cui dispone, è un'occasione per raccontare Arpa attraverso una serie di informazioni e un'opportunità per consolidare il rapporto di fiducia con la collettività.
Con questo documento Arpa Piemonte intende fornire una fotografia degli impatti sociali, economici e ambientali dell'Agenzia stessa e una sintesi delle attività svolte e della loro rispondenza agli obiettivi istituzionali.

In particolare la misurazione della performance ambientale si è basata su quattro settori di intervento prioritari:

  • appalti verdi: sostenibilità ambientale degli acquisti
  • efficienza energetica: contenimento dei consumi energetici e incremento dell’uso di fonti rinnovabili
  • mobilità sostenibile: promozione mobilità sostenibile e gestione integrata spostamenti casa-lavoro
  • dematerializzazione: digitalizzazione delle procedure

Per approfondimenti visita la pagina dedicata del sito web di Arpa Piemonte.

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Consulta la serie storica degli indicatori ambientali relativi alle organizzazioni con certificazione ambientale.