Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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FORESTE

La gestione sostenibile delle Foreste concorre ad un Obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

 - Obiettivo 15: Proteggere, ripristinare, favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica


I boschi in Piemonte sono una importante realtà, ricoprendo più di 1/3 del territorio regionale e con superficie tutt’ora in aumento spontaneo. Le foreste sono una risorsa di primaria rilevanza che svolge molteplici funzioni, oggi definite globalmente come servizi ecosistemici, quali:
  • i servizi di approvvigionamento, nel caso delle risorse forestali: legname, prodotti forestali spontanei non legnosi, acqua;
  • i servizi di regolazione e mantenimento, quali la protezione fisica del territorio (da caduta di pietre, valanghe, fenomeni erosivi), la tutela del suolo, la purificazione dell’acqua e dell’aria, l’assorbimento dell’anidride carbonica, ecc.;
  • i servizi culturali, legati al supporto di attività turistiche, ricreative, sportive, culturali, la conservazione dei valori paesaggistici, ecc.
  • <

Figura 1


Fonte: Regione Piemonte
Per ribadire l'importanza delle foreste, dal 2013 ogni anno si celebra la Giornata mondiale delle foreste, il 21 marzo.

I boschi sono entità ambientali modellate da fattori naturali (clima, geomorfologia, suoli, ecologia delle specie, etc) e da fattori antropici (gestione selvicolturale, abbandono, imboschimento spontaneo o guidato, disboscamento, inquinamento ecc.). La millenaria azione dell’uomo ha profondamente modificato la composizione delle cenosi boschive naturali: basti ricordare che in assenza dell’uomo in Piemonte tutte le terre al disotto dei 2.500 m di quota media sarebbero boscate.

Anche i boschi oggi presenti sono assai diversi da quelli naturali, alcuni esempi: i lariceti in purezza che caratterizzano le Alpi derivano dalla sistematica eliminazione del pino cembro e degli abeti per favorire il pascolo; le faggete pure sono state plasmate dall’utilizzo per carbone a spese di abeti e altre latifoglie; i castagneti derivano da antico impianto di una specie sporadica per ottenere frutti e legno, soppiantando querceti e faggete; i robinieti derivano da una specie esotica introdotta per necessità di legna da ardere. Negli ultimi decenni a seguito dell’abbandono delle aree montane e collinari meno favorevoli all’agricoltura si osserva una ricolonizzazione spontanea del bosco (acero-frassineti, boscaglie, arbusteti, robinieti), con un raddoppio della superficie dal secondo dopoguerra, fenomeno senza precedenti negli ultimi secoli.

Si stima che la raccolta di legno sia meno di metà del prelievo sostenibile, attestandosi su circa ¼ di quanto cresce annualmente. A seguito della rarefazione degli interventi di taglio anche la composizione e la struttura dei boschi variano, sia arricchendosi di specie e rinaturalizzandosi (es. il gran ritorno del pino cembro nei lariceti, la spontanea conversione a fustaia dei cedui di faggio), sia collassando dove instabili (es. cedui di castagno abbandonati, rimboschimenti di conifere). L’aumento della superficie boscata ove non gestito non ha solo aspetti positivi, in quanto modifica il paesaggio rurale tradizionale e riduce gli habitat per alcune specie animali e vegetali.

I cambiamenti sono influenzati anche da fattori climatici, fitopatologici, e dall’introduzione di specie esotiche invasive vegetali o animali, spesso strettamente correlati tra loro: i già rari boschi di pianura e fluviali subiscono la colonizzazione di specie esotiche invasive (ailanto, quercia rossa, ciliegio tardivo e acero americani, reinutria del Giappone, buddleia ecc.), favorite anche dal deperimento delle querce per stress idrici; le sequenze di inverni miti innescano vari parassiti, come la processionaria del pino.
Al contrario i boschi cedui di facile accesso sono ancora sottoposti ad un utilizzo costante soprattutto per fornire legna da ardere, il cui consumo regionale da parte delle famiglie è stimato in almeno 2 milioni di tonnellate/anno. Per assicurare la conservazione e la funzionalità di questa risorsa ambientale per l’uomo e le sue attività, tutti questi fattori devono essere conosciuti, orientati e governati con decisioni politiche e strumenti tecnici.

Il quadro dello stato delle foreste viene dato dall’insieme delle informazioni che costituiscono e influenzano il sistema, come da schema sottoriportato.

QUADRO DELLE FORESTE

CONOSCITIVO

GESTIONALE

I SERVIZI ECOSISTEMICI

Il Patrimonio Forestale

Quadro Normativo

Approvigionamento

Ecologia/Biodiversità/Genetica

Istanze di tagli boschivi

Regolazione e mantenimento

Clima/Stato di salute dei boschi

Gli interventi del PSR

Servizi culturali

Le professioni forestali

La Formazione professionale

Incendi boschivi

Incendi: Piano Straordinario

Quadro conoscitivo - Il patrimonio forestale

Carta e superficie forestale

La superficie forestale regionale è pari a 976.953 ha (carta forestale aggiornamento 2016), dato che comprende i boschi (come definiti della legge regionale 4/2009), le aree dedicate all’arboricoltura da legno e le “Altre superfici forestali” (popolamenti a copertura arboreo-arbustiva che comprende i Boschi di neoformazione in aree precedentemente prive di copertura e i popolamenti a prevalenza di conifere posti ai limiti superiori della vegetazione forestale o in zone con forti limitazioni (rupi boscate, greti, ecc…) che localmente ne impediscono l’espansione o l’aumento della copertura.
La superficie boscata è in aumento del 4,6% (44.740 ha) rispetto al precedente rilievo (carta forestale SIFOR anno 2000).
L’incremento per i soli boschi, al netto delle aree trasformate in altre destinazioni d’uso, è stato di 57.854 ettari (6,6%).
Rispetto ai dati confrontabili della prima carta forestale regionale (anno 1980), la superficie dei soli boschi è aumentata di circa il 38% e risulta più che doppia rispetto ai dati storici risalenti all’Unità d’Italia.
Il progressivo aumento della superficie forestale è avvenuto principalmente a discapito di aree agricole e pascolive abbandonate per la prima volta dopo secoli a partire dal secondo dopoguerra.

Tabella 1
Superficie forestale regionale

Superficie

Carta forestale aggiornamento 2016

SIFOR  2000

INFC 2005 

ettari

%

ettari

%

ettari

 

Boschi (LR 4/09)

932.514

36,7

874.660

34

842.046

Altre superfici forestali (FRA2000)

9.374

0,4

n.d.

 

69.522

Arboricoltura da legno

35.065

1,4

48.206

2

28.548

Totale

976.953

38,5

922.866

36

940.116

Figura 2


Fonte Regione Piemonte
Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito della Regione Piemonte e in particolare al report "La carta forestale del Piemonte - Aggiornamento 2016".

Figura 3


Fonte Regione Piemonte
Ulteriori dati sono presenti in scarico sul sito web di Arpa Piemonte alla sezione dedicata agli indicatori ambientali.
Tra le 21 categorie forestali individuate sul territorio regionale quelle maggiormente rappresentative sono quella dei Castagneti (22%; 206.977 ha), le Faggete (15%; 141.599 ha), i Robinieti (12% 117.483 ha), quella dei Larici-cembrete (10% 92.533 ha) e le Boscaglie pioniere e d’invasione (8% 74.995 ha). Queste 5 categorie occupano circa i 2/3 della superficie boscata regionale.

Per quel che riguarda la distribuzione altimetrica, la maggior parte dei boschi si trova in montagna (72% del totale dei boschi, con un indice di boscosità del 57%) seguono la collina (19%, con un indice di boscosità del 40%) e la pianura (9%, con un indice di boscosità del 10%).
La distribuzione delle superfici boscate a livello di province/aree metropolitane è riportata nella tabella sottostante.

Tabella 2
Distribuzione delle Superfici boscate per Provincia/area metropolitana

Province/area metropolitana

Boschi (ha)

Altre categorie forestali (ha)

Arboricoltura da legno (ha)

Totale (ha)

AL

114.711

1.397

7.499

123.607

AT

44.713

 

5.693

50.406

BI

46.011

839

548

47.398

CN

258.369

2.573

7.439

268.381

NO

35.528

 

2.405

37.933

TO

242.278

3.123

9.473

254.874

VB

129.782

790

163

130.735

VC

61.122

652

1.845

63.619


Per ulteriori approfondimenti si può fare riferimento alla sezione del Cruscotto di conoscenze del patrimonio naturale piemontese dedicata alle superfici forestali.

L’argomento è stato sviluppato in diverse precedenti edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:

Anno 2008 - Foreste di protezione pagina 9
Anno 2009 - Il ritorno degli alberi in pianura. Un bilancio di 10 anni di rimboschimento dei terreni agricoli pagina 14; Nuove piante infestanti invasive, pagina 263 – Pianificazione e gestione delle specie aloctone invasive negli ambienti forestali, pagina 265.

Anno 2011 - Box: Anno internazionale delle foreste pagina 10 I Boschi di protezione pagina 12,  I boschi planiziali pagina 13
Anno 2013 - Box: Aree agricole invase dal bosco di neoformazione. Esempi gestionali pagina 28

Alberi monumentali

La L. 10/2013 art. 7 ha stabilito una definizione di albero monumentale e criteri di valutazione omogenei per tutta Italia, sanzioni per i danneggiamenti e l’effettuazione del censimento nazionale finalizzato alla realizzazione dell’Elenco degli Alberi Monumentali D’Italia.

Figura 4


Fonte Regione Piemonte
A seguito delle disposizioni attuative ministeriali, approvate con decreto del 23 ottobre 2014, nel 2015 è stato avviato il censimento: in Piemonte le segnalazioni pervenute dai Comuni sono state integrate con indagini di iniziativa della Regione, col supporto tecnico dell’IPLA per i sopralluoghi di verifica e la compilazione delle schede di identificazione. A dicembre 2015 è stato approvato il primo Elenco regionale, con 82 nuovi alberi monumentali, poi integrato a giugno 2016 con 36 degli alberi già classificati ai sensi della L.r. 50/95.

A partire dal 2016 la Regione ha effettuato ulteriori indagini, sempre tramite l'IPLA e con la collaborazione degli Enti di gestione delle Aree protette, mentre il Corpo Forestale dello Stato si occupava prevalentemente degli alberi già individuati nel corso del censimento nazionale del 1982. Grazie alle ulteriori segnalazioni, alle verifiche tecniche e alle istruttorie effettuate dal Gruppo di lavoro, l’Elenco regionale è stato progressivamente integrato, fino all’attuale numero di 319 alberi o gruppi di alberi monumentali (D.D. 579 del 21 ottobre 2022 e n. 223 del 28 marzo 2023).

La medesima D.D. di ottobre 2022 ha dovuto prendere atto di 8 perdite per morte naturale e/o eventi meteorologici estremi connessi alla crisi climatica in atto: tra queste lo storico cedro dell’Atlante di Stresa e la sequoia gigante di Torre Pellice (entrambi sugli 8 metri di circonferenza).

La distribuzione dei 319 esemplari risulta in 190 Comuni, situati prevalentemente nei territori torinese (72), cuneese (35), alessandrino (24) e del VCO (22).
A testimoniare la diversità ambientale della nostra regione, dalla montagna (alcuni soggetti ad oltre 2000 m di quota) alle fasce fluviali planiziali e ai laghi, dagli ecosistemi naturali ai parchi storici e alle alberate cittadine, gli alberi censiti appartengono a ben 88 specie: 45 autoctone del Piemonte, 37 esotiche, 6 non autoctone del Piemonte ma parte della flora italiana (Cipresso, Corbezzolo, Pino domestico, Pino nero, Sughera e Tamerice). Tra le specie esotiche, presenti soprattutto nelle aree urbane, la più rappresentata è il Platano, con 24 elementi, poi l’Ippocastano e il Cedro dell’Atlante con 12; tra le autoctone prevalgono il Larice con 16 soggetti, il Castagno e la Farnia con 15 e il Faggio con 14, poi il Frassino con 10, la Roverella e il Salice bianco con 9, il Pino cembro con 7.

Nella primavera 2022 il Settore Foreste ha pubblicato la guida (redatta a cura dell’IPLA) “Gli alberi monumentali. Conoscenza e cura”, rivolta principalmente a proprietari, gestori, amministratori e tecnici degli Enti locali.

Infine, grazie al trasferimento dal MiPAAF di fondi finalizzati alla tutela e valorizzazione degli alberi monumentali:
  • nel corso del 2022 si è provveduto alla realizzazione dei cartelli descrittivi relativi ai circa 250 alberi censiti negli anni precedenti, in corso di installazione dall’estate da parte delle squadre di operai forestali;
  • con D.G.R. n. 4-6350 del 28.12.2022 sono stati stabiliti gli indirizzi e i criteri per l’erogazione di contributi relativi alle spese sostenute per il monitoraggio (valutazioni fitosanitarie e di stabilità) e la cura (potature, consolidamenti, deimpermeabilizzazione delle aree di protezione, ecc.) degli alberi, attualmente censiti ed inseriti nell’elenco regionale. Con successiva D.D. del Settore Foreste n. 884 del 29.12.2022 è stato approvato il bando con le relative disposizioni per la presentazione delle domande.

Info sul sito web regionale.

QUADRO CONOSCITIVO - ECOLOGIA, BIODIVERSITÀ E GENETICA

Con l’obiettivo di mantenere o migliorare la biodiversità degli ecosistemi forestali, la Regione Piemonte promuove da tempo specifiche azioni.

Figura 5


Fonte: Regione Piemonte
Tra queste va citata l’attività di individuazione e caratterizzazione dei popolamenti forestali idonei alla raccolta di sementi di specie autoctone, arboree ed arbustive, da destinare alla vivaistica. Si tratta di attività di ricerca intraprese in Piemonte fin dalla metà degli anni Novanta, proseguite anche nel corso del 2022 con il supporto dell’IPLA per l’aggiornamento del Registro regionale dei materiali di base per la vivaistica forestale.

Figura 6


Fonte: Regione Piemonte
Con D.P.G.R. n. 1/2022 del 22/2/22 è stato approvato il Regolamento regionale sulla produzione e commercializzazione dei materiali forestali di moltiplicazione (MFM).
In attuazione del regolamento, con D.D. del Settore Foreste n. 319 del 30 giugno 2022 sono state approvate le procedure per il rilascio della licenza per l’attività vivaistica forestale ed è stato istituito ed approvato il Registro regionale dei produttori di materiali forestali.

La biodiversità forestale considera non solo la varietà di specie arboree in bosco, ma l’insieme delle specie animali e vegetali presenti e le condizioni ecologiche che ne determinano la presenza.

Nei diversi habitat forestali presenti in Piemonte, il livello di biodiversità è molto variabile, sia in relazione alle caratteristiche naturali, sia al tipo di utilizzo storico da parte dell’uomo che ha prodotto cambiamenti alla composizione specifica, alla struttura o all’estensione dei boschi.

Attualmente occorre rivolgere particolare attenzione all'introduzione di specie esotiche invasive in quanto fattore di diminuzione della biodiversità.

Infatti, negli ambienti forestali la diffusione delle invasive può essere causa di forte degrado, poiché ne modifica la composizione specifica e ne altera la struttura, con conseguenze sulla produzione, protezione dei versanti, conservazione della biodiversità ed anche del paesaggio.

Per maggiori approfondimenti consulta le seguenti guide selvicolturali:

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:

Consulta l'argomento Specie invasive in Territorio Fattori.
Per ulteriori approfondimenti inerenti lo studio delle provenienze delle specie vegetali forestali consulta la serie di Monografie pubblicate sulla rivista forestale Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi dal Dicembre 2011 ad oggi.

QUADRO CONOSCITIVO - IL CLIMA E LO STATO DI SALUTE DEI BOSCHI

I boschi e le foreste sono fortemente influenzati dal clima. Eccessi di temperature, siccità oppure all’opposto precipitazioni elevate possono indebolire i boschi e renderli più sensibili agli attacchi dei patogeni. A esempio gli insetti rispondono in modo immediato a cambiamenti climatici anche momentanei come il susseguirsi di annate calde e siccitose che hanno contribuito, qualche anno fa, al diffondersi di specie di lepidotteri più termofili che hanno dato luogo a defogliazioni di elevata intensità.

Altri insetti, come molte specie di coleotteri che in genere si comportano come parassiti secondari, in particolare gli scolitidi, attaccando alberi in condizioni di stress possono sviluppare popolazioni molto elevate, causandone la morte. Un rischio molto grave per boschi e foreste è rappresentato dalla “globalizzazione” dei parassiti delle piante. L’incremento degli scambi commerciali (in particolare di prodotti vegetali come derrate agricole, legnami, piante ornamentali e materiale vivaistico) sempre più intensi e veloci sta favorendo una crescita esponenziale della diffusione di organismi nocivi (insetti, acari, nematodi, funghi, batteri, fitoplasmi, virus ) tra i diversi continenti. Per limitarci solo agli insetti, sono alle porte dell’Europa alcune specie esotiche, originarie dell’Estremo Oriente o del Nord America, nocive a essenze forestali molto diffuse (es. frassino, betulla), che stanno già causando danni ingentissimi in altre parti del mondo. L’effetto combinato del global warming (aumento delle temperature, lunghi periodi di siccità, etc.) e della “globalizzazione” dei parassiti può incidere molto negativamente sullo stato dei boschi.

QUADRO CONOSCITIVO - GLI INCENDI BOSCHIVI

Gli incendi boschivi, nell’attuale contesto dei cambiamenti climatici, sono un problema destinato a complicarsi ed aggravarsi nei prossimi anni. Stiamo parlando di un fenomeno ben conosciuto in Piemonte.

I dati complessivi degli incendi boschivi verificatisi nel corso dell’anno vengono invece raccolti e messi a disposizione del pubblico nella Banca Dati Incendi Boschivi

Per maggiori approfondimenti vai alla pagina Territorio - Risposte - Foreste per i dettagli sul Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi 2021-2025, approvato il 19 marzo 2021.

QUADRO CONOSCITIVO - LE PROFESSIONI FORESTALI

Di fondamentale importanza per una corretta, proficua gestione dei boschi è un'adeguata competenza da parte delle maestranze che vi operano. Istituendo l'Albo delle imprese forestali del Piemonte, come da Legge forestale e suo Regolamento, è stato attivato il sistema di formazione professionale forestale utilizzando le misure idonee previste dai PSR per realizzare corsi per incrementare le competenze, la sicurezza, e per acquistare i requisiti professionali per l’iscrizione all'Albo delle imprese.

Operatore forestale

L'Operatore forestale è una figura professionale in grado di agire con competenza e capacità nell'ambito dei lavori forestali, dell'ingegneria naturalistica o del treeclimbing. L'attenzione crescente alla sicurezza sul lavoro e l'interesse sempre maggiore dimostrato da chi opera normalmente nel settore, hanno reso evidente l'esigenza di specifici corsi di formazione la cui frequenza permette di ottenere la qualifica professionale di:

Si tratta di regole semplici e condivise, utili a regolamentare ed uniformare la formazione forestale, riconoscendo e valorizzando figure professionali che operano in un settore in crescita.

Istruttore forestale

L'Istruttore forestale deve saper svolgere con correttezza il proprio lavoro e trasmettere con efficacia la propria conoscenza; l'Istruttore formato con i corsi standardizzati dalla Regione deve essere sempre aggiornato e all'avanguardia.

Esistono cinque qualifiche professionali di base:

  • Istruttore in abbattimento ed allestimento
  • Istruttore in esbosco terrestre
  • Istruttore in esbosco aereo con teleferiche
  • Istruttore in ingegneria naturalistica
  • Istruttore in treeclimbing

ed una qualifica specialistica: Istruttore capocorso.

Per ulteriori approfondimenti sulla formazione professionale in campo forestale consulta la sezione Territorio Risposte foreste.

QUADRO GESTIONALE – NORMATIVA

Tagliare un bosco non significa distruggerlo. Rispettando le norme e applicando le tecniche della selvicoltura, infatti, è garantita la gestione attiva sostenibile del bosco: individuare e assecondare le funzioni prevalenti, decidendo se, dove, quando e come tagliare; operare in modo professionale per ottenere prodotti e servizi garantendo la conservazione degli ecosistemi; promuovere il legno locale per usi energetici e durevoli, creando posti di lavoro nei territori rurali.
La Regione Piemonte ha sviluppato nel corso degli anni una normativa di settore (legge regionale n. 4/09  e relativi regolamenti attuativi) che assolve, ad uno stesso tempo, a compiti di tutela della risorsa forestale e del territorio e di supporto allo sviluppo socio-economico del comparto forestale.

Le difficoltà nella conciliazione di obiettivi spesso conflittuali sono molte ma l'armonizzazione raggiunta su temi quali biodiversità o paesaggio e la regolamentazione dei tagli boschivi sono ormai assodate.

Il 5 maggio del 2018 è entrato in vigore il Decreto legislativo 3 aprile 2018 n. 34, dal titolo Testo Unico in materia di Foreste e Filiere forestali (TUFF), recante disposizioni concernenti la revisione e l'armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali.

I decreti attuativi approvati sono
  • D.M. 29 aprile 2020 "Albi regionali delle imprese forestali",
  • D.M. 29 aprile 2020 "Definizione dei criteri minimi nazionali per la formazione professionale degli operatori forestali",
  • D.M. 7 ottobre 2020 "Adozione delle linee guida relative alla definizione dei criteri minimi nazionali per l'esonero dagli interventi compensativi conseguenti alla trasformazione del bosco";
  • DM 30 dicembre 2020 “Istituzione del registro nazionale dei materiali di base”;
  • D.M 12 agosto 2021 "Disposizioni per la definizione dei criteri minimi nazionali e per il riconoscimento dello stato di abbandono delle attivita' agropastorali, ai sensi dell'articolo 7, comma 11, del decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34, preesistenti per le superfici di cui all'articolo 5, comma 2, lettera a) del medesimo decreto";
  • D.M. 28 ottobre 2021 "Disposizioni per la definizione dei criteri minimi nazionali inerenti agli scopi, le tipologie e le caratteristiche tecnico-costruttive della viabilita' forestale e silvo-pastorale, delle opere connesse alla gestione dei boschi e alla sistemazione idraulico-forestale";
  • D.M. 28 ottobre 2021 "Disposizioni per la definizione dei criteri minimi nazionali per l'elaborazione dei piani forestali di indirizzo territoriale e dei piani di gestione forestale".
  • DECRETO 23 dicembre 2021 “Approvazione della strategia forestale nazionale”.


I primi tre Decreti Ministeriali sono stati recepiti dalla Regione Piemonte:



Nel corso del 2022 sono proseguiti stati avviati i lavori per il recepimento dei rimanenti decreti con l’elaborazione di proposte di modifiche alla legge forestale ed ai regolamenti attuativi.

QUADRO GESTIONALE - ISTANZE DI TAGLI BOSCHIVI

L’articolo 14 della L.r. 4/2009 prevede che la realizzazione degli interventi selvicolturali sia soggetta a comunicazione semplice o ad autorizzazione regionale.
Gli interessati (Cittadini, Imprese Forestali, Enti pubblici, Tecnici Forestali) possono presentare le istanze di taglio direttamente attraverso l’utilizzo dell’applicativo web dedicato oppure con l’ausilio di uno degli oltre 60 Sportelli Forestali e Punti Informativi Forestali attivi sul territorio regionale.

Figura 7


Fonte: Regione Piemonte
Durante la stagione silvana 2021-22 sono stati tagliati 4.258 ettari, con un prelievo di circa 340.000 metri cubi di materiale legnoso. Rispetto alle stagioni silvane precedenti si riscontra un aumento significativo delle quantità utilizzate (tabella 3).
Nel periodo compreso tra settembre 2011 e agosto 2022, pari a 11 stagioni silvane, sono stati tagliati oltre 37.500 ha (con una media di oltre 3.409 ettari/anno).
Nel periodo considerato sono state presentate oltre 44.350 istanze di taglio, circa 4.000 all’anno. Le comunicazioni semplici rappresentano oltre il 97% del totale delle istanze e interessano circa il 77% della superficie.

Tabella 3
Riepilogo tagli boschivi 2011-2022

Stagione silvana

Istanze presentate

Superficie totale

Superficie media

Volume totale

Volume medio

ha

ha/istanza

m3

m3/istanza

2011-12

3.216

3.002

0,93

187.721

89,47

2012-13

3.707

3.276

0,88

219.648

59,25

2013-14

4.029

3.256

0,81

266.930

66,25

2014-15

3.989

3.530

0,89

273.613

68,59

2015-16

3.792

3.132

0,83

255.891

67,48

2016-17

3.879

3.154

0,81

252.233

65,03

2017-18

4.279

3.811

0,89

294.170

68,75

2018-19

4.421

3.557

0,80

284.575

64,36

2019-20

4.064

3.239

0,80

269.026

66,20

2020-21

4.249

3.378

0,80

269.103

64,98

2021-22

4.765

4.258

0,89

339.705

79,78


Fonte: Regione Piemonte

In base alle valutazioni effettuate nel Piano Forestale Regionale, considerando la sola superficie forestale accessibile in quanto servita da viabilità, si stima che il volume annuo legnoso potenzialmente utilizzabile, con uno scenario quindicennale, ammonti a circa 1,4 milioni m3/anno, equivalente al prelievo di 5,8 m3/ha/anno; si tratta di una entità pari all’incremento legnoso medio, che quindi non intaccherebbe il capitale boschivo in piedi. I volumi di taglio che derivano dalle comunicazioni ai sensi del Regolamento Forestale regionale si attestano su un prelievo annuo di circa 0,5 m3/ha/anno, quindi molto inferiore a quello massimo ipotizzabile con una gestione forestale sostenibile.

I dati dell'ultima stagione silvana (2021-2022) evidenziano che oltre la metà delle superfici utilizzate ricade nei territori della Provincia di Cuneo e della Città Metropolitana di Torino (tabella 4).

Tabella 4
Superfici utilizzate per Provincia/Città Metropolitana

Province/area metropolitana

 

Superficie

ha

%

Alessandria

348

8%

Asti

256

6%

Biella

278

7%

Cuneo

1.137

27%

Novara

348

8%

CMTorino

1.295

30%

Verbano-Cusio-Ossola

299

7%

Vercelli

297

7%

Totale

4.258

100%

Fonte: Regione Piemonte

Le specie più utilizzate continuano ad essere il castagno, il faggio, la robinia e il larice: queste quattro specie caratterizzano oltre i due terzi della superficie tagliata in Piemonte.

Tabella 5
Superfici boscate percorse al taglio per forma di governo - stagione silvana 2019-2022

 Forma di governo

Superficie totale

ha

%

Castagneti

602

14%

Ceduo

696

16%

Fustaia

1.526

36%

Governo misto

983

23%

Robinieti

452

11%

Totale

4.258

100%


Fonte: Regione Piemonte

Tabella 6
Superfici boscate percorse al taglio per tipo di intervento, prelievi totali e medi - stagione silvana 2019-2022

 Intervento selvicolturale

Superficie totale

Volume totale

Volume medio

 

ha

m3

m3/ha

 

Ceduazioni

1.382

170.333

123

Tagli intercalari - diradamenti, conversioni

1.852

112.255

61

Gestione del governo misto

383

18.748

49

Tagli di maturità della fustaia

641

38.369

60

Totale

4.258

339.705

80

Fonte Regione Piemonte
Le ceduazioni, pur essendo state eseguite su meno di un terzo della superficie totale utilizzata nella stagione silvana 2021-22, hanno fornito poco più della metà del volume totale raccolto dai boschi piemontesi (tabella 6).
Il 25% della superficie tagliata ricade in Aree naturali protette, dato in linea con il fatto che in tali aree è sempre obbligatorio inviare la segnalazione di taglio.
Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito ufficiale della Regione Piemonte - Foreste e alla sezione del Cruscotto di conoscenze del patrimonio naturale piemontese dedicata ai tagli boschivi.

QUADRO GESTIONALE - GLI INTERVENTI DEL PSR IN CAMPO FORESTALE

Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) è il documento di programmazione redatto dalle Regioni per attuare gli obiettivi dello Sviluppo Rurale, uno dei pilastri della PAC, la Politica Agricola Comune europea.
Il Programma di Sviluppo Rurale vigente (PSR) è relativo al periodo 2014-2022 ed è stato sviluppato in coerenza e contemporaneità all’ideazione del Piano Forestale Regionale e ne rappresenta attuazione su alcuni temi fondamentali come lo sviluppo economico (formazione e investimenti) e l’ambiente, costituendo di fatto la principale fonte finanziaria per l’attuazione delle politiche forestali regionali.

Prevede un ammontare complessivo di circa 78,8 milioni di euro di risorse pubbliche, così ripartite sulle principali aree di intervento:
  • “risorse umane”: 8,816 milioni di euro (Misura 1);
  • “sviluppo economico locale”: 44milioni di euro (Misure: 4, 8.1, 8.6, 16), comprensivi di circa 8 milioni di euro di “trascinamenti”
  • “ambiente”: 25,949 milioni di euro (Misure 8.3, 8.4, 8.5, 12).
A fine 2020 sono state attivate (attraverso bandi aperti e iniziative a titolarità regionale) risorse per oltre 73 milioni di euro.

Per conoscere il dettaglio delle misure in ambito forestale vai alla sezione Territorio Risposte Foreste.

QUADRO GESTIONALE – IL PIANO STRAORDINARIO INCENDI

Il Piano straordinario di interventi di ripristino del territorio in seguito agli incendi boschivi dell’autunno 2017 approvato con D.G.R. 18 Aprile 2019, n. 29-8813 è tuttora in corso di attuazione.

Il Piano straordinario permette il ricorso a risorse finanziarie pubbliche per l’esecuzione degli interventi e assume le caratteristiche di un insieme di Piani Forestali Aziendali adattati alla particolare situazione per la quale sono stati redatti, ovvero per il ripristino post-incendio.

Per maggiori informazioni consultare la seguente pagina istituzionale

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/foreste/tutela-bosco-territorio/piano-straordinario-interventi-per-gli-incendi-boschivi-2017

I SERVIZI ECOSISTEMICI 

Per Servizi Ecosistemici (SE) si intendono tutti quei beni e servizi che gli ecosistemi forniscono e direttamente o indirettamente comportano benefici al genere umano.
La classificazione di riferimento per le statistiche e le politiche di settore oltrechè in quelli di mappatura dei SE è rappresentata nelle seguenti tre macro categorie:
  • i servizi di approvvigionamento, nel caso delle risorse forestali: legname, prodotti forestali spontanei non legnosi;
  • i servizi di regolazione e mantenimento, quali il controllo dell’erosione del suolo, la purificazione dell’acqua, l’assorbimento dell’anidride carbonica, ecc.;
  • i servizi culturali, legati al supporto di attività turistiche, ricreative, sportive, culturali, la conservazione dei valori paesaggistici,ecc..


Inoltre su tale argomento si è trattato nella passate edizioni del RSA
Anno 2008 - Foreste di protezione pagina 9
Anno 2011 - I boschi di protezione, pagina 12; boschi planiziali pagina 13
RSA 2015 - Foreste

Figura 8

QUADRO SERVIZI ECOSISTEMICI - SERVIZI DI APPROVIGIONAMENTO

Le foreste: legno ed energia rinnovabile

Nell’attuale contesto socioeconomico, il patrimonio forestale regionale esprime importanti valori dal punto di vista produttivo (prodotti legnosi e non legnosi), ma permette anche il soddisfacimento della sempre maggiore domanda di beni e servizi ambientali, culturali e turistico ricreativi della cittadinanza.
Le foreste rivestono un ruolo strategico e trasversale per le politiche ambientali ed economiche e forniscono una serie di servizi ecosistemici.
In Piemonte il legno ha rappresentato per secoli la principale fonte di approvvigionamento energetico, industriale e infrastrutturale e, dopo un periodo di minor utilizzo, negli ultimi anni l’impiego della biomassa legnosa come combustibile è in aumento, sia a causa dei rincari dei combustibili fossili, sia per effetto delle politiche regionali.

Le utilizzazioni selvicolturali sono, ai sensi della legge forestale regionale (L.r. 4/2009 e s.m.i.) e del regolamento forestale (DPGR 8R/11 e s.m.i.), soggette a obbligo di comunicazione semplice o di richiesta di autorizzazione regionale, in funzione dell’estensione dell’intervento, della proprietà del bosco e degli operatori coinvolti.
Non sono, invece, soggetti all’obbligo di comunicazione gli interventi con prelievi inferiori a 150 quintali per autoconsumo, se realizzati al di fuori di aree protette e siti della rete Natura 2000.

Nell’ambito della redazione delle statistiche forestali annualmente pubblicate sul sito della Regione Piemonte fino al 2018 si è considerato di non prendere in esame i quantitativi di prelievo dichiarati nelle singole istanze in quanto, a causa dell’impossibilità di verifiche puntuali sistematiche, il dato non è considerato attendibile. Per stimare con maggiore precisione e uniformità i quantitativi tagliati si è adottato un algoritmo che mette in relazione la provvigione media inventariale regionale della categoria forestale interessata e il tasso di prelievo massimo ammesso dal Regolamento Forestale per ogni tipo di intervento selvicolturale.

Su questa base, il volume raccolto nella stagione silvana 2021-22 è stato di circa 339.700 m3.
Come si può vedere dalla tabella seguente, gli assortimenti più frequenti rimangono quelli a scopi energetici: infatti, con il 43 e il 33% dei quantitativi della raccolta, gli scarti disponibili per la triturazione e la legna da ardere in tronchetti rappresentano circa i ¾ dell’intera disponibilità.
Oltre 51.000 m3 di legname sono, invece, disponibili per usi con più alto valore aggiunto.

Tabella 7
Destinazioni del legname nella stagione silvana 2021-22

Unità di misura

Scarti disponibili per la triturazione

Legna da ardere in tronchetti

Assortimenti per paleria

Legname da lavoro

m3

144.581

112.666

30.732

51.724

%

43

33

9

15

È necessario tenere conto che i dati presentati riguardano esclusivamente i dati registrati sull’applicativo gestionale PRIMPA e non riguardano l’arboricoltura da legno, il legno raccolto fuori foresta (potature, siepi, viali), quello raccolto in situazioni speciali (gestione della vegetazione ripariale e delle reti tecnologiche) e soprattutto i quantitativi tagliati dai singoli proprietari per autoconsumo.
Recenti analisi che prendono in considerazione questi fattori riportano quantitativi annuali tagliati prossimi ai 600.000 m3.

I tartufi e l’ecosistema

I tartufi, come gli altri funghi, giocano molteplici ruoli all’interno dell’ecosistema, anche agendo sulle piante di cui sono ospiti in un rapporto di simbiosi obbligata. I tartufi sono specie “pioniere”, ossia legate ad ambienti in rapida successione ecologica; i suoli favorevoli ai tartufi sono infatti quelli meno evoluti, meglio se soggetti a rimescolamenti periodici per effetto di eventi naturali, ad esempio erosioni o deposizioni di versante o lungo i corsi d’acqua dei fondovalle, o artificiali dovuti a lavorazioni o scavi. Analogamente il soprassuolo non deve avere una elevata percentuale di copertura, meglio se in fase di attiva crescita o di colonizzazione di aree dissestate e di ex coltivi.
Per taluni contesti i tartufi, in particolare il bianco, possono essere considerati degli indicatori ambientali; si tratta infatti di specie spesso legate ad ambienti ecotonali, margine di boschi, siepi e filari, che notoriamente sono tra i più ricchi di biodiversità, nonché elementi strutturali del paesaggio. Il tartufo può essere quindi una sentinella dei cambiamenti dell’ambiente che, anche in quest’ottica, merita di essere tutelato e valorizzato.
La Regione Piemonte, con il supporto tecnico di IPLA, ha realizzato numerosi strumenti conoscitivi, tra i quali:
  • le Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene, definite sulla base della valutazione congiunta delle esigenze eco-pedologiche per lo sviluppo della singola specie di tartufo, delle caratteristiche chimico-fisiche ed intrinseche dei suoli prevalenti per ciascuna Unità di Terre (identificati a livello di Sottogruppo della Soil Taxonomy) e in funzione delle caratteristiche morfologiche e stazionali medie, riferite alle medesime Unità. La propensione delle terre alla produzione è definita per le tre diverse specie di tartufo: Tartufo bianco (Tuber magnatum Pico), Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittad.) e Tartufo nero estivo o scorzone (Tuber aestivum Vittad.). L'attitudine è attribuita per ciascuna specie secondo tre classi (Alta, Media, Bassa). La cartografia può costituire uno strumento conoscitivo utile per identificare le zone in cui la tartuficoltura è effettivamente sostenibile, indirizzare le azioni di salvaguardia e recupero del patrimonio tartufigeno regionale, tutelare le aree maggiormente vocate rispetto al consumo di suolo con riferimento alla pianificazione urbanistica. I dati geografici vettoriali relativi alle Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene sono scaricabili dal Geoportale Piemonte;
  • la guida selvicolturale: “Tartufaie naturali e controllate. Gestire un patrimonio” rivolta principalmente ai proprietari e gestori di tartufaie per la pianificazione e la realizzazione di interventi a favore della produzione dei tartufi in ambiente naturale con gli obiettivi di ottimizzare la produzione di tartufi, salvaguardando le altre funzioni dei popolamenti forestali insieme alla biodiversità. La guida è disponibile sul sito web della Regione Piemonte;
  • il Monitoraggio pedoclimatico e produttivo di 4 tartufaie piemontesi di Tuber magnatum Picco, che ha riguardato quattro tartufaie naturali scelte e giudicate come rappresentative della realtà produttiva regionale del tartufo bianco; i dati, raccolti per circa un decennio sono stati successivamente validati dall’analisi statistica. Lo scopo prioritario del monitoraggio è stato quello di inquadrare dal punto di vista ecologico i quattro siti con approfondimenti sugli aspetti floristico, vegetazionale e micologico e, soprattutto, di raccogliere una serie molto ampia di dati relativi al clima e al suolo, da elaborare insieme ai dati produttivi (numero dei carpofori, luogo di ritrovamento, quantità in peso e qualità delle produzioni) forniti con cadenza giornaliera.

Per ulteriori informazioni consultare il sito istituzionale del settore Foreste.

QUADRO SERVIZI ECOSISTEMICI - SERVIZI DI REGOLAZIONE E MANTENIMENTO

Protezione del territorio

Tra le funzioni del bosco e degli ecosistemi forestali, la cui importanza è stata sancita nel 1992 dalla Conferenza di Rio attraverso il documento “Dichiarazione dei principi per la gestione, conservazione e sviluppo sostenibile di tutti i tipi di foreste”, quella protettiva assume un ruolo fondamentale per la sicurezza e la protezione del territorio. Tale aspetto, risulta di particolare importanza, se si considera che circa il 25% dei boschi regionali difendono centri abitati e infrastrutture da fenomeni di dissesto quali valanghe, caduta massi, colate di fango e frane. L’aumento della ricorrenza di eventi meteorici di intensità tale da innescare fenomeni d’instabilità e dissesto rendono sempre più evidente come le foreste, se opportunamente gestite svolgano, tra le altre, anche importanti funzioni a favore della pubblica sicurezza, contribuendo in questo caso a ridurre i rischi e a limitare gli effetti del dissesto. Le superfici forestali concorrono alla protezione idrogeologica, proteggendo il suolo dall’erosione e favorendo l’assorbimento dell’acqua da parte dei suoli, riducendo quindi le portate di piena dei corsi d’acqua. Sempre maggiore importanza assume non solo la valorizzazione “biofisica” (es. volumi di acqua, volumi di sedimenti trattenuti dalle superfici forestali) del servizio ecosistemico di protezione, ma anche la sua valutazione in termini economici. Considerati i significativi costi economici, necessari per interventi di ripristino a seguito di danni dovuti a eventi alluvionali, pare sempre più evidente la convenienza di investire nella gestione e manutenzione di boschi e foreste con funzione protettiva in un’ottica di prevenzione.

I SERVIZI ECOSISTEMICI - Le foreste e lo stoccaggio di CO2 - Crediti di Carbonio e mercato volontario

Le foreste rivestono la fondamentale funzione di sequestro di anidride carbonica (CO2) il principale gas ad effetto serra. Grazie al processo della fotosintesi il carbonio di questo gas viene utilizzato, quindi fissato, per la formazione dei tessuti vegetali nella cellulosa e nella lignina. Dal sequestro della CO2 dall’atmosfera deriva una mitigazione a livello climatico in quanto si contribuisce alla diminuzione della concentrazione di CO2 (il più importante dei gas serra) atmosferica. L’assorbimento e stoccaggio della CO2 sono definiti come servizi ecosistemici di “regolazione”, in quanto in grado di regolare e garantire il funzionamento degli ecosistemi, perciò rivestono un’importanza particolare. Tra gli effetti di “regolazione”, quelli sul clima sono particolarmente rilevanti, come testimoniato dal ruolo fondamentale che a questa funzione viene assegnato nell’ambito delle strategie (comunitarie, nazionali e regionali) di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici. Occorre ricordare che i tempi di assorbimento e accumulo di carbonio da parte delle foreste sono variabili a seconda che si consideri la biomassa legnosa, la lettiera o il suolo. Se delle foreste vengono utilizzati i prodotti per un uso durevole (es. legno da opera), l’effetto dell’accumulo di carbonio si protrae anche oltre le attività di taglio, di conseguenza è possibile valutare la quantità di CO2 assorbita anche per particolari tipi di prodotti legnosi.
Per convenzione una tonnellata di CO2 sequestrata corrisponde ad un credito di carbonio che può essere scambiato sul mercato internazionale come compensazione alle emissioni derivanti da attività produttive o da cui derivano emissioni di gas effetto serra. Questi crediti di carbonio sono quindi un prodotto del bosco commerciabile quanto i prodotti legnosi.
A livello normativo, l'art. 70 della L 221/15 ha delegato il governo ad adottare specifici decreti legislativi in materia di servizi ecosistemici e ambientali, tra i quali viene citata la fissazione del carbonio nelle foreste.
D’intesa con la Regione Piemonte, IPLA ha attivato un tavolo tecnico di lavoro, con esperti di varie provenienze (UNITO, IPLA, Regione, professionisti, imprese, consorzi, ecc), che ha supportato la Regione:
  • nell'adozione di una deliberazione (DGR 24-4638 del 06/02/17) propedeutica allo sviluppo del mercato volontario dei crediti di carbonio in ambito forestale e in ambito urbano (verde urbano);
  • nella definizione di linee guida per la gestione dei crediti di carbonio.


Per approfondimenti consulta la pagina Aria Risposte Foreste.

Questo argomento è stato sviluppato nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2012 - Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio pagina 41, Box: Casi studio per valutare gli effetti di bilancio della CO2 conseguente a differenti trattamenti selvicolturali applicati a diverse tipologie forestali pagina 53.

Servizi Ecosistemici – Identificazione, valutazione e certificazione

I sistemi naturali e seminaturali (boschi, foreste urbane e sistemi agro-silvo-pastorali) forniscono gratuitamente un’ampia gamma di beni e servizi essenziali per sostenere il benessere e la qualità della vita degli individui attraverso i processi e le funzioni ecologiche (Millennium Ecosystem Assessment). Tutti i Servizi Ecosistemici (di seguito SE) hanno valori economici considerevoli e sono oggetto di sviluppo dei “pagamenti per servizi ecosistemici– PSE” (art. 7 comma c. 8 del TUF), attraverso una gestione forestale sostenibile e responsabile.
La Regione Piemonte ha iniziato a occuparsi dei SE, partendo da quelli di regolazione; nella fattispecie IPLA ha collaborato alla definizione delle linee guida per i crediti di carbonio da gestione forestale e la valutazione della protezione diretta dei boschi, come per altro previsto dal TUF (art. 2 comma 1 lettera d).
Successivamente l’attività si è concentrata sulla biodiversità (SE di supporto) e l’impollinazione (SE regolazione e approvvigionamento).
Tutte queste attività sono state realizzate in forma integrata fra gli ambiti prettamente forestali e quelli urbani o forestazione urbana con il progetto triennale URBAN FORESTRY del Settore Sviluppo Sostenibile, biodiversità e aree naturali dell’Assessorato Ambiente.
Per quanto riguarda il SE Biodiversità l’attività dell’IPLA si è concentrata sull’individuazione e caratterizzazione “pregi-difetti” dei diversi metodi proposti a livello internazionale quali indici per la valutazione e monitoraggio della “biodiversità” da inserire in uno dei due standard di certificazione forestale applicabili in Italia, FSC® e PEFC®.
Il quadro che emerge da questa indagine è la presenza di due tipologie di indici:
  1. diretti, che prevedono rilievi puntuali, statisticamente significativi, del numero e distribuzione di specie target o d’interesse. I più utilizzati sono gli indici diversità di Shannon-Wiener (Fisher et al. 1943), di Shannon Shannon e Weaver, 1949), di Simpson (Simpsom, 1949), ecc…;
  2. indiretti, che consistono nell’utilizzare parametri normalmente utilizzati nella caratterizzazione delle foreste e ritenuti rappresentativi delle principali componenti della biodiversità; fra i principali metodi indiretti, previsti per le certificazioni FSC e PEFC, vi sono: l’indice di biodiversità potenziale - IBP, quello di valutazione dell’integrità dei boschi (Forest Integrity Assessment - FIA), di qualità degli habitat HQ – InVEST (Integrated Valuation of Ecosystem Services and Tradeoffs), BioΔ4, ecc…

Il metodo FIA prevede la compilazione di una lista di controllo standard ove vengono valutati in termini di presenza/assenza alcuni parametri dendrometrici e compositivi del bosco. A partire dalla lista standard è stato realizzato un adattamento alla realtà forestale piemontese, testando la metodologia al Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino.

Figura 9
Valutazione indice FIA per il Bosco delle Sorti della Partecipanza

L’indice di qualità degli habitat è stato ideato con il software InVEST, che consente di eseguire analisi ecosistemiche del territorio a partire da una carta digitale degli usi del suolo (LULC) di cui l’utente stesso può configurare le ipotetiche trasformazioni, con le possibili minacce alla biodiversità. InVEST produce due tipi di risultati: qualità degli habitat e la loro degradazione verso date specie target in funzione di cambiamenti dell’uso del suolo.
Il metodo InVEST è stato testato nell’area pilota del Parco “La Mandria” (vedi figure seguenti).

Figura 10
Il metodo InVEST testato nell’area pilota del Parco “La Mandria”

La metodologia InVEST è inoltre stata testata per la “crop pollination”, dove il modello si concentra sulle api selvatiche come organismi impollinatori. Utilizza le stime della disponibilità di siti di nidificazione e di risorse alimentari (attraverso un elenco di specie fiorenti caratteristiche di quel tipo di uso del suolo) all’interno dell’area di volo delle singole specie di api selvatiche. Anche in questo caso è stata utilizzata l’area pilota de “La mandria”.