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RISCHI NATURALI

Nella presente sezione sono documentate le principali iniziative, intraprese sul territorio regionale, volte alla prevenzione e alla gestione dei rischi naturali.

La Direttiva Alluvioni: le misure di mitigazione del rischio

Il Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino del Fiume Po nella seduta del 3 marzo 2016 ha approvato il primo Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA), previsto dalla Direttiva 2007/60/CE1, che si pone l’obiettivo di ridurre le conseguenze negative per la salute umana, per il territorio, per i beni, per l’ambiente, per il patrimonio culturale e per le attività economiche e sociali derivanti dalle alluvioni.
Nell’ambito del PGRA sono stati affrontati, a scala di distretto idrografico, tutti gli aspetti legati ai fenomeni alluvionali, definendo, in particolare, il quadro della pericolosità e del rischio, gli interventi (strutturali e non) da attuare sul territorio per la riduzione del rischio, nonché le misure per la gestione delle emergenze da rischio idraulico ai fini di protezione civile, aspetto quest’ultimo di competenza esclusiva delle Regioni.
Sono state poi definite le aree a rischio potenziale significativo (ARS), individuate sulla base dei nuovi dati. L’articolazione di tale aree prevede:

  • un livello distrettuale (8 ARS per il Piemonte), a cui corrispondono nodi critici di rilevanza strategica per le situazioni presenti di rischio elevato o molto elevato che coinvolgono insediamenti abitativi e produttivi di grande importanza e le principali infrastrutture e vie di comunicazione;
  • un livello regionale, a cui corrispondono situazioni di rischio elevato e molto elevato per le quali è necessario il coordinamento delle politiche regionali alla scala di sottobacino (la Regione Piemonte ne ha individuate 20);
  • un livello locale, che evidenzia situazioni di rischio circoscritte.

Per tutte le ARS sono stati definiti obiettivi generali e misure specifiche, verificate e condivise nell’ambito di un percorso di partecipazione condotto nel 2014, che dovranno costituire priorità nell’ambito della programmazione degli interventi di riduzione del rischio.
In tal senso, sono assicurate coerenza e, in molti casi, corrispondenza, tra le misure strutturali individuate dal PGRA e gli interventi inseriti nel Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo (ReNDiS) (cfr. con il paragrafo Attuazione del DPCM 28/05/2015 in materia di programmazione degli interventi) a conferma dello stretto legame che esiste e viene garantito tra la pianificazione e la programmazione fortemente auspicato sia a livello europeo che ministeriale, in particolare, per rispondere agli obiettivi volti a migliorare la performance dei sistemi difensivi esistenti e la difesa delle città e delle aree metropolitane.

Tra questi, ad esempio:
  • la predisposizione della progettazione per il finanziamento e l'attuazione degli interventi di completamento del sistema difensivo (fasce Bpr del PAI) sul fiume Po e sul torrente Sangone a Moncalieri, Nichelino e Torino (primo tratto di monte);
  • la predisposizione della progettazione per il finanziamento e l'attuazione degli interventi di laminazione delle piene sul fiume Dora Riparia a monte di Torino;
  • la realizzazione degli interventi già programmati e finanziati sul fiume Toce per la difesa di aree residenziali e produttive nei Comuni di Ornavasso, Mergozzo, Gravellona Toce e Verbania, in attuazione della fascia B di progetto del PAI;
  • la predisposizione della progettazione per il finanziamento e l'attuazione degli interventi di mitigazione delle condizioni di rischio sul Terdoppio nei Comuni di Cameri e Novara, in modo compatibile con l’assetto di valle;
  • la predisposizione della progettazione per il finanziamento e l'attuazione degli interventi di completamento del sistema difensivo non ancora realizzati, in attuazione delle fasce B di progetto del PAI, sulla Dora Baltea ad Ivrea.

Il legame tra il PGRA e il Piano di gestione del Po (derivante dall'attuazione della Direttiva 2007/60/CE – Direttiva Quadro Acque) è invece evidenziato da alcune misure non strutturali previste per il raggiungimento degli obiettivi volti ad assicurare maggiore spazio ai fiumi, come ad esempio la progettazione per il finanziamento e l'attuazione degli interventi di gestione dei sedimenti del Programma Operativo della Regione Piemonte e dei suoi eventuali aggiornamenti conseguenti all’individuazione di ulteriori priorità, la predisposizione del Programma di gestione dei sedimenti, sul torrente Stura di Lanzo, per riequilibrare il bilancio solido, recuperare la capacità di espansione nelle aree perifluviali, migliorare la funzionalità ecologica e la qualità paesaggistica, l'attuazione di un programma di monitoraggio ordinario e straordinario delle sezioni trasversali di controllo dell’alveo sul fiume Toce al fine di verificare l’officiosità idraulica delle sezioni di deflusso.
L'obiettivo volto a migliorare la conoscenza del rischio è attuato, anche in questo caso, attraverso la definizione di misure non strutturali, come ad esempio, sull'asta del Po, sviluppare approfondimenti per ridurre l’incertezza della stima delle portate di piena e verificare i profili di riferimento; estendere i DTM del Ministero dell'Ambiente alle aree con scenari di pericolosità bassa su tutta l'asta del Po; effettuare approfondimenti per l’aggiornamento delle portata di piena anche monitorando gli eventi futuri con misure di campo sul Terdoppio; promuovere l’aggiornamento e l’utilizzo del modello bidimensionale di Ivrea per la gestione delle piene in tempo reale (provvedimenti di protezione civile) e differito (monitoraggio, manutenzione, completamento/adeguamento interventi sull’incile) sulla Dora Baltea; sviluppare modelli idraulici bidimensionali descrittivi della dinamica evolutiva degli eventi negli scenari di rischio residuale conseguenti alla rottura dei rilevati arginali sul fiume Tanaro e sul fiume Bormida.

Figura 1
Esempio di Mappa della Pericolosità e Mappa del Rischio 

Fonte: Regione Piemonte
Il raggiungimento dei primari obiettivi di riduzione del rischio d’alluvioni si persegue anche attraverso misure non strutturali che agiscono sul sistema della pianificazione locale e sul coinvolgimento delle comunità locali; è stato individuato altamente prioritario agire per la verifica del livello qualitativo, e il conseguente adeguamento, della pianificazione d’emergenza al nuovo quadro delle conoscenze delineato dalle mappe della pericolosità e del rischio prodotte nell’ambito di applicazione della Direttiva. In tale contesto dovrà essere promosso un miglioramento qualitativo dei piani di protezione civile comunali e, sui principali nodi idraulici sia di livello regionale sia distrettuale, attuato un programma di esercitazioni comunali e intercomunali sui piani speditivi d’emergenza disponibili o in fase di redazione.
L’aumento della resilienza della comunità dovrà essere perseguito attraverso specifiche azioni di informazione e di comunicazione alla cittadinanza residente in aree a rischio, con una diffusione il più possibile capillare della conoscenza delle misure di autoprotezione da adottarsi da parte dei cittadini in condizioni di rischio e con la sperimentazione di sistemi innovativi per la diffusione di messaggi d’allertamento e d’informazioni in corso d’evento.
Dal punto di vista del miglioramento del sistema di protezione civile a livello regionale, è stata individuata come altamente prioritaria la misura relativa all’aggiornamento e mantenimento del sistema di monitoraggio meteo-idrografico per il miglioramento delle misure di afflusso e dei livelli idrometrici, in relazione all’obiettivo strategico di migliorare il sistema di previsione e allerta e consolidare il monitoraggio delle portate di piena.
In modo complementare l’obiettivo di migliorare la risposta del sistema di protezione civile è perseguito anche attraverso azioni d’addestramento delle componenti operative ed istituzionali, mediante la previsione di esercitazioni, nonché tramite attività di supporto ad AIPO (Agenzia Interregionale per il Po) per il servizio di piena su alcuni corsi d’acqua principali, avvalendosi della preziosa risorsa del volontariato di protezione civile.

Scarica la DGR della Giunta Piemontese n. 8-2588 del 14 dicembre 2015, e accedi al webGIS di consultazione delle mappe della pericolosità e del rischio d'alluvione.

Quanto predisposto dall’Autorità di bacino del fiume Po per l’attuazione della Direttiva alluvioni è invece scaricabile al link: http://pianoalluvioni.adbpo.it/.

1 Direttiva 2007/60/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2007 relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni

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Organizzazione e disciplina delle modalità di impiego del volontariato di protezione civile negli interventi di manutenzione idraulica per il controllo della vegetazione in alveo

In occasione degli eventi meteorici, con sempre maggior frequenza tra le cause di esondazione dei corsi d’acqua, ed in particolare di quelli appartenenti alla rete idrografica minore, si riscontra la presenza di materiale arboreo e vegetale che ostacola il libero deflusso delle acque ed ostruisce attraversamenti e manufatti, originando situazioni generalizzate di criticità e condizioni di pericolo per la pubblica incolumità.
Già a partire dal 2012 la Regione Piemonte ha definito disposizioni finalizzate ad agevolare gli interventi di taglio della vegetazione costituente ostacolo al corretto regime idraulico dei corsi d’acqua, agendo sia sul regime demaniale sia su quello della gestione forestale, attraverso semplificazioni procedimentali e riduzione, o azzeramento, degli oneri connessi, e attraverso l’impiego coordinato delle strutture operative regionali della forestazione e del volontariato di protezione civile, per una diffusa azione di prevenzione.
L’esperienza maturata con le esercitazioni di Protezione Civile, distribuite sull’intero territorio regionale nell’anno 2014 in occasione del ventennale dell’alluvione 94 con l’impiego del Volontariato di Protezione Civile per interventi di manutenzione idraulica, ha dimostrato l’efficacia dell’iniziativa e contestualmente la necessità di una sua organizzazione sul piano amministrativo, tecnico ed operativo, funzionale alla pianificazione e gestione strutturata e continuativa di interventi analoghi sul territorio. L’integrazione logistica con le strutture tecniche regionali e le componenti forestali, già avviata nel 2014 e poi consolidata nel 2015, ha rappresentato un passaggio fondamentale per il miglioramento della capacità operativa e di intervento del sistema regionale di protezione civile.
Negli ultimi mesi del 2015, al fine di definire un’adeguata pianificazione tecnico-organizzativa e di predisporre gli elementi normativi, in particolare a supporto degli Enti locali, sono state redatte, per l’organizzazione e la gestione strutturata degli interventi, le “Linee guida per la realizzazione di interventi di manutenzione idraulica per il controllo della vegetazione in alveo con l’impiego del volontariato di protezione civile, attraverso l’organizzazione di attività esercitative”. Con tale strumento si è inteso incentivare e supportare un’attività, che in situazioni di risorse carenti, può essere realizzata a basso costo; viene inoltre valorizzato il ruolo del volontariato di protezione civile, componente attrezzata e organizzata del sistema, in ambito preventivo.
Sono stati anche specificati i programmi formativi e le relative procedure di attuazione, le collaborazioni scientifiche e professionali dedicate alla definizione della metodologia d’intervento, le modalità per il supporto logistico alle squadre forestali della Regione Piemonte con i mezzi della Colonna Mobile Regionale di Protezione Civile. In particolare è stato sottoscritto un accordo tra i Settori Regionali Foreste e Protezione Civile ed il Coordinamento Regionale del Volontariato di Protezione Civile del Piemonte per l’attività formativa dei volontari ed è stata avviata la collaborazione operativa per le attività di supporto della protezione Civile agli operai forestali regionali.
Infine, per quel che riguarda gli aspetti tecnico-forestali delle esercitazioni sui quali saranno referenti i Settori Tecnici Regionali, si potrà anche far riferimento al Protocollo d’intesa stipulato il 30/11/2015 tra la Regione Piemonte - Settore Protezione Civile e AIB e la Federazione Interregionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali del Piemonte e della Valle D'Aosta che, tra gli altri aspetti, prevede la collaborazione tra le parti per interventi di prevenzione del rischio idrogeologico ed idraulico e di manutenzione del territorio.

Figura 2
Chieri (TO), Rio Tepice. Intervento di manutenzione dell’alveo da parte dei Volontari di Protezione Civile 

Fonte: Settore regionale Protezione Civile

La Banca Dati Eventi (BDE)

Nel quadro delle politiche europee, nazionali e regionali di prevenzione dei rischi naturali, delle direttive europee e nazionali sulla divulgazione dei dati ambientali e degli adempimenti connessi al “catasto eventi” previsto dalla Direttiva 2007/60/CE (cd Direttiva Alluvioni), nel marzo 2015, nell’ambito e a conclusione del progetto Interreg IVa Alcotra RiskNet, il geoportale RiskNat, gestito da Arpa Piemonte, che contiene numerosi strati informativi relativi allo spazio Alcotra, si è arricchito della banca dati eventi (BDE). La base dati contiene segnalazioni georiferite relative a processi ascrivibili a fenomeni di natura geo-idrologica in Piemonte (frane, processi fluviotorrentizi ecc.) a cui sono associate informazioni sul processo stesso, sugli effetti, sugli eventuali danni ed interventi. La pubblicazione della BDE si propone quale obiettivo una migliore informazione dei professionisti, dei funzionari e della popolazione e relativamente ai processi naturali ed ai loro effetti.
La BDE deriva dalla revisione e dall’integrazione di varie banche dati preesistenti e variamente strutturate. La principale di tali banche dati (oltre 17.000 segnalazioni) è la “Banca dati geologica”, gestita, dal 2002,  da Arpa Piemonte che l'ha strutturata e resa disponibile per la consultazione in rete. La  Banca dati geologica fu sviluppata dai servizi tecnici regionali tra il 1990 ed il 2000 circa e contiene informazioni relative ad eventi alluvionali sino all'ottobre 2000 compreso. Alle segnalazioni della Banca dati geologica si sono aggiunte: 1) informazioni relative ad eventi alluvionali del 1975, 1976, 1977,1979, 1981, 11/2000, 2002, 2014; 2) informazioni provenienti da progetti sviluppati dagli uffici regionali; 3) una banca dati relativa ai dissesti lungo la viabilità fornita dalla Provincia di Torino (ora Città Metropolitana di Torino).  Il numero complessivo di segnalazioni disponibili è di circa 30.000; sono previsti aggiornamenti a cadenza circa annuale.
La BDE presenta struttura generale e contenuti confrontabili con quelli di altri strumenti consimili in altre regioni dello spazio Alcotra.

Denominazione

Area coperta

Stato

Ente competente

Descrizione

Indirizzo

Base de Données «Evénements»

Arco alpino francese

Francia

RTM

Base dati il cui fine è quello di conservare ed organizzare la conoscenza relativa agli eventi naturali (frane, fenomeni alluvionali, valanghe).

http://rtm-onf.ifn.fr/

Base de Données Nationale des Mouvements de Terrain

Arco alpino francese

Francia

BRGM

Contiene un insieme di informazioni disponibili su movimenti franosi

http://www.georisques.gouv.fr/dossiers/mouvements-de-terrain#/

Catasto dissesti

Valle d’Aosta

Italia

Regione VDA

Contiene dati georiferiti relativi a dissesti

http://geonavsct.partout.it/pub/geodissesti/


La titolarità della BDE è di Regione Piemonte, Arpa Piemonte e Città Metropolitana di Torino per quanto di competenza dei tre enti; la Banca Dati Eventi è consultabile ai seguenti i indirizzi:

Attuazione del DPCM 28/05/2015 in materia di programmazione degli interventi

Per quanto riguarda le attività relative alla programmazione di interventi finalizzati alla prevenzione del rischio idraulico/idrogeologico è da segnalare l'avvenuta emanazione del DPCM 28/05/2015, con il quale sono stati disposti i criteri e le modalità di presentazione delle domande di finanziamento da parte delle Regioni al Ministero dell'Ambiente mediante il sistema RENDIS web.
Il principale obiettivo del sistema RENDIS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo), elaborato dall'ISPRA, è la formazione di un quadro unitario, sistematicamente aggiornato, delle opere e delle risorse impegnate nel campo di difesa del suolo, condiviso tra tutte le Amministrazioni che operano nella pianificazione ed attuazione degli interventi. In questo senso il RENDIS si propone come uno strumento conoscitivo potenzialmente in grado di migliorare il coordinamento e, quindi, l'ottimizzazione della spesa nazionale per la difesa del suolo, nonché di favorire la trasparenza e l'accesso dei cittadini alle informazioni.
Il DPCM 28/05/2015 fissa, inoltre, i criteri di selezione ed i punteggi che vengono attribuiti alle singole categorie di documenti/dati inviati.
Per quanto riguarda la Regione Piemonte, le richieste presentate superano le ottocento domande per un complessivo importo di circa 1 miliardo di euro.
Con DPCM 15/09/2015 lo Stato ha individuato una prima area d'intervento relativa alle problematiche legate agli allagamenti che interessano le aree metropolitane, per le quali sono stati proposti 127 interventi per oltre 1,1 miliardi di euro. Per il Piemonte sono previsti 12 interventi in fase programmatica, per circa 28 milioni di euro, ed un intervento in fase di progettazione meno avanzata, per circa 62 milioni di euro.
In ragione del DPCM 28/5/2015 la Regione si è dotata della DGR n. 79-2777 del 29/12/2015, mediante la quale ha inteso regolare le attività dei propri uffici coinvolti e dei soggetti pubblici esterni. Per il 2016 è in programma la redazione di due determinazioni volte a specificare meglio gli aspetti tecnici trattati dalla DGR.


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Attività regionali finalizzate ai ripristini a seguito di eventi alluvionali:
l’evento di marzo 2015

Nel marzo del 2015 un evento caratterizzato da piogge intense ha colpito il settore occidentale della Provincia di Cuneo ed il monregalese. Il relativo rapporto di evento, redatto dagli uffici della Direzione Regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Montagna, Foreste, Protezione Civile, Trasporti e Logistica con la collaborazione di Arpa Piemonte sono disponibili sul sito della Regione Piemonte.
A seguito dell’evento i tecnici degli uffici regionali hanno redatto il quadro dei processi, degli effetti e la quantificazione degli importi necessari ai ripristini, valutata in circa 70 milioni di euro. Su tale base, la Regione Piemonte ha richiesto al competente Dipartimento per la Protezione Civile Nazionale (DPCN), la dichiarazione di stato di emergenza. La richiesta è stata accolta e con delibera del Presidente del consiglio dei Ministri del 26 giugno 2015 lo stato di emergenza è stato riconosciuto.
Nel RSA del 2015 veniva citata la richiesta di Attivazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE) a seguito degli eventi alluvionali dell’ottobre-novembre 2014. Tale richiesta, nel corso del 2015, ha avuto esito positivo e, alla Regione Piemonte, è stato riconosciuto un contributo di circa 8,5 M €.

Riperimetrazione degli abitati da consolidare e trasferire (Legge n. 64/1974) e relativa proposta di trasformazione in aree a rischio molto elevato (RME)

Nell’ambito delle attività mirate allo snellimento degli iter amministrativi, i settori regionali competenti in materia di prevenzione del rischio geologico e di difesa del suolo sono stati incaricati di verificare le attuali perimetrazioni degli abitati classificati “da trasferire” o “consolidare” (Legge n. 445/1908) al fine di convertirle in aree a rischio molto elevato (RME), a integrazione del PAI vigente. La conversione può confermare la perimetrazione, modificarla o eliminarla, nonché trasformare i vincoli (di trasferimento o consolidamento) attraverso l’applicazione dei contenuti della Circolare PGR 7/LAP/96.
Nel corso del 2015 sono state verificate le perimetrazioni degli abitati da consolidare o trasferire della provincia di Torino ed è stata predisposta la proposta di conversione in aree RME. Acquisito il parere del Comitato tecnico dell’Autorità di Bacino del Fiume Po, la Regione Piemonte provvederà, attraverso propria deliberazione, a confermare la conversione in aree RME.
Per i comuni interessati dalla conversione, l’autorizzazione prevista dall’articolo 61 del DPR 380/2001 e il parere preventivo di cui all’articolo 89 del medesimo DPR 380/2001 non trovano più applicazione.
Nel 2016 verranno predisposte le proposte di conversione degli altri comuni da consolidare o trasferire presenti sul territorio regionale.

Attività di verifica per la sicurezza degli sbarramenti artificiali

Le attività della Regione Piemonte sono rivolte anche alla vigilanza sulla costruzione, controllo della gestione per gli sbarramenti artificiali per l'accumulo idrico con altezze inferiori ai 15 m e invasi inferiori al milione di metri cubi.
La situazione di sbarramenti di competenza regionale, registrata in Catasto sbarramenti, risulta essere:

Province AL AT BI CN NO TO VB VC
Sbarramenti di competenza regionale 127 102 19 289 0 197 23 10

Il totale quindi ammonta attualmente a  767  sbarramenti di competenza regionale, ma dal 1995 risultano essere stati sottoposti a verifica circa 1045 sbarramenti e invasi (comprendendo sbarramenti di non competenza – traverse fisse senza organi di regolazione o impianti disattivati/demoliti), quindi circa 400 in più rispetto al primo censimento effettuato. Tali sbarramenti nella maggior parte dei casi sono al servizio di impianti finalizzati ad un utilizzo agricolo della risorsa. Gli altri utilizzi prevalenti sono produzione energia, turistico.

Sbarramenti autorizzati alla prosecuzione all'esercizio
Durante l’anno 2015 è stato effettuato un discreto numero di verifiche rivolte alla sicurezza di sbarramenti artificiali esistenti per l'accumulo idrico (circa 100) tra i quali circa 20 risultano essere adibiti all'utilizzo di produzione di energia. Sono state condotte ispezioni su invasi già autorizzati da oltre 10 anni soprattutto nel cuneese, torinese, alessadrino, e nell’astigiano, con una attività condotta verificando le condizioni degli stessi e che le richieste dei disciplinari di esercizio rilasciati fossero state ottemperate dai proprietari. Le verifiche sono state anche finalizzate al rinnovo delle autorizzazioni alla prosecuzione dell’esercizio (35 rinnovi) di piccoli accumuli idrici finalizzati all'utilizzo agricolo.

Sbarramenti autorizzati alla costruzione
La Regione Piemonte è stata impegnata nel 2015 in un gran numero di istruttorie (circa 45) per conferenze dei servizi gestite soprattutto a livello provinciale (autorizzazioni uniche, verifiche e valutazioni di impatto ambientale o concessioni di derivazione) in particolar modo per il cuneese, torinese, alessandrino, ma anche per il resto delle province piemontesi, per sbarramenti finalizzati alla produzione di energia.  Tali sbarramenti vengono proposti sfruttando salti esistenti (traverse, soglie) lungo i corsi d'acqua, secondo quanto sottolineato anche dalla direttiva di cui alla deliberazione n. 8 del 21 dicembre 2010 dell'Autorità di Bacino del fiume Po, incrementando il salto disponibile con organi di ritenuta movimentabili (paratoie meccaniche a ventola, gommoni gonfiabili). In nove casi si è arrivati alla predisposizione delle determinazioni di autorizzazione e disciplinari di costruzione.

Invasi artificiali con progetto di gestione del materiale sedimentato approvato
Il progetto di gestione, documento creato con il Decreto 30 giugno 2004, ha le caratteristiche di un capitolato descrittivo delle modalità per l'esecuzione delle manutenzioni degli invasi artificiali finalizzate alla rimozione del materiale lapideo sedimentato. Tali manutenzioni sono necessarie per garantire l'efficienza e la sicurezza degli sbarramenti di ritenuta e delle loro opere accessorie (scarichi, opere di presa) nonché il recupero delle capacità originarie degli accumuli idrici. Il progetto di gestione descrive le modalità di esecuzione dei lavori, in maniera tale da consentire il minore impatto possibile sull'ambiente e, nello specifico, garantire la qualità del corso d'acqua.

Il documento, approvato dalla regione anche per invasi artificiali di competenza nazionale, ha durata di solito decennale e permette al gestore dell'invaso in cui sia necessario effettuare delle manutenzioni, di fare i lavori dopo aver comunicato, con un preavviso di 4 mesi, il Programma di sintesi con maggiori dettagli sulla manutenzione programmata.

La situazione relativa all'approvazione dei progetti di gestione del materiale sedimentato negli invasi artificiali risulta essere alla fine del 2015 la seguente:

Province

AL

BI

CN

TO

VB

VC

 Invasi artificiali

6

2

10

21

22

1


Quindi un totale di 62 progetti:
  • nessun caso di silenzio – assenso;
  • 62 approvati con prescrizioni;              
  • 49 per sbarramenti di competenza del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e 13 di competenza regionale;
  • 5 progetti di gestione di asta.

Rilevanti sono stati i documenti esaminati per poter effettuare nel corso del marzo 2016 lo svaso dell'invaso generato in Francia dalla diga di Moncenisio attraverso l'apertura dello scarico di fondo che permette il deflusso delle acque nel bacino del torrente Cenischia in territorio italiano.

Sono stati rinnovati diversi progetti già arrivati a scadenza e effettuate verifiche di programmi di sintesi legate alle manutenzioni programmate.

Invasi artificiali sui quali si è intervenuti nell'anno per svasi e la asportazione del materiale sedimentato

Nel corso dell'anno 2015 sono stati effettuati svasi, fluitazioni o movimentazioni meccaniche per il materiale sedimentato per 6 invasi generati da sbarramenti artificiali nazionali o regionali. I corsi d'acqua interessati dai monitoraggi durante e post operazioni sono stati la Dora Riparia, il torrente Chisone, la Dora Baltea, il torrente Maira, il torrente Sermenza.I dati raccolti serviranno per l'adeguamento o aggiornamento dei Progetti di gestione approvati oltre che per il controllo dello stato di salute e del raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corsi d'acqua interessati.

Attività di monitoraggio dei fenomeni franosi

Il “Disciplinare per lo sviluppo, la gestione e la diffusione dati di sistemi di monitoraggio su fenomeni franosi con finalità di prevenzione territoriale e di protezione civile” (Disciplinare MFF, approvato con DGR n. 18-3690 del 16/04/2012) standardizza, a scala regionale, le procedure amministrative e tecniche che portano al finanziamento, alla realizzazione e al mantenimento dei sistemi di monitoraggio dei fenomeni franosi e alla diffusione dei dati che ne derivano, con l’obiettivo di coordinare le attività dei principali soggetti interessati: Comuni, Arpa e Regione Piemonte.
Sul territorio piemontese è attiva da quasi venti anni la Rete Regionale di Controllo dei Movimenti Franosi (ReRCoMF) gestita operativamente da Arpa Piemonte(ai sensi della LR 28/02). La rete, che comprende circa 300 sistemi, pari a circa 1500 strumenti di misura, è una rete di tipo estensivo, finalizzata a controllare, con un numero relativamente limitato di strumenti, più movimenti franosi distribuiti nei settori alpino, collinare ed appenninico. La gestione centralizzata dei sistemi di controllo garantisce uno sviluppo omogeneo dei sistemi di misura sul territorio regionale, una regolare effettuazione delle misure, la manutenzione degli strumenti, l’aggiornamento e la diffusione dei dati presso le amministrazioni e gli enti interessati, fornendo elementi essenziali per una corretta pianificazione territoriale e per interventi di governo del territorio. Per approfondimenti si suggerisce di consultare il sito di Arpa.
Nel corso dell’anno 2015 Arpa e Regione Piemonte, tramite il Gruppo di Valutazione Permanente (GVP, previsto dal Disciplinare MFF), hanno avviato un'analisi critica sulla significatività dei sistemi di monitoraggio che compongono la rete ReRCoMF nell’ottica di procedere ad una razionalizzazione della stessa entro la fine del 2016. Attraverso un rigoroso approfondimento sulle caratteristiche del fenomeno franoso monitorato, sui risultati del monitoraggio e sulla rappresentatività ed efficacia dei sistemi di misura, vengono individuati, a scala regionale, i sistemi di monitoraggio per i quali proporre l’interruzione delle misure o l’integrazione degli strumenti.

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Il caso di Castino (CN): un nuovo sistema GPS integrato per il monitoraggio di più fenomeni franosi

Con l’obiettivo di aggiornare la strumentazione già impiegata per il controllo di due estesi fenomeni franosi di Castino, descritti nel seguito, nel corso dell’anno 2015 Arpa Piemonte ha realizzato un nuovo sistema di rilevamento topografico costituito da una serie di ricevitori GPS permanenti, appositamente progettati. Per l’applicazione di tali nuove tecniche, che in futuro potranno essere impiegate anche su altri siti della rete ReRCoMF (Rete Monitoraggio Frane), l’Agenzia ha fatto ricorso ai fondi del Programma di Attuazione Regionale FSC 2007-2013 destinati alle attività di monitoraggio frane.

Figura 3
Nuovo sistema di monitoraggio topografico GPS di Castino (CN): distribuzione dei punti di misura

Fonte: Arpa Piemonte
La frana di località Ferrera
Si colloca a sudovest dell'abitato di Castino, sul versante destro idrografico del torrente Belbo. Si tratta di una vasta frana per scivolamento planare, interessante il substrato, disarticolata in grosse zolle. La superficie di scivolamento ha una giacitura media coincidente con la linea di massima pendenza dei giunti di stratificazione. Il fenomeno è favorito da due sistemi di discontinuità ad andamento subverticale, ortogonali tra loro.

La prima manifestazione documentata del fenomeno, che rappresenta anche la più significativa tra quelle note, risale al 1972; successive riattivazioni si verificarono nel 1974 e nel 1994. Sull’areale in frana due gruppi di edifici, denominati Ferrera e Cascina Nova, sono coinvolti direttamente dai movimenti: gli edifici di Ferrera sono interessati da vistose deformazioni che li rendono inagibili, quelli di Cascina Nova non presentano, invece, particolari lesioni (la traslazione in blocco non ha causato particolari sollecitazioni differenziali).

La frana di localitàVernetta
Si colloca a sudovest dell'abitato di Castino, sul medesimo versante destro idrografico del torrente Belbo. Anche in questo caso, si tratta di un movimento franoso per scivolamento planare che si sviluppa lungo la direzione di immersione degli strati rocciosi costituiti da marne e arenaria. E’ verosimile che il coronamento della frana si sia sviluppato nei pressi di Via Cravanzana e che l'accumulo sia stato confinato lateralmente da due tributari del Rio S. Martino. Secondo quanto riportato nei documenti storici, il piede della frana si appoggiò alla sponda rocciosa del Rio S. Martino e determinò lo sbarramento del corso d'acqua con conseguente formazione di uno stagno.

La frana, compresa in un vasto settore evolutosi nel tempo, si sviluppò nel mese di marzo del 1936 determinando un severo danneggiamento della originaria borgata Vernetta Sottana (oggi non esiste traccia sul terreno di questo gruppo di case) con conseguente evacuazione di 38 persone, la distruzione di un lungo tratto della Strada Statale 29 (ora Strada Provinciale 429) e lo scompaginamento dei terreni ad uso agricolo. Negli anni successivi, nonostante gli interventi messi in atto dal Genio Civile, la frana subì svariate riattivazioni. Nel mese di marzo 2015, in conseguenza di precipitazioni nevose e piovose ripetute, la frana ha subito una marcata attivazione che ha determinato danni gravi alla strada provinciale e alla soprastante strada comunale.

Caratteristiche del nuovo sistema GPS
La marcata attività deformativa dei fenomeni rende in poco tempo inutilizzabile la strumentazione in foro tradizionalmente impiegata (inclinometri, piezometri ed estensimetri). Il nuovo sistema di rilevamento topografico GPS consente di operare in superficie e di gestire, con un unico sistema integrato di controllo (costituito da una serie di ricevitori permanenti) due estesi fenomeni franosi.

I sistemi GPS impiegati, rispetto ai sistemi elettro-ottici che impiegano le stazioni totali motorizzate, hanno vincoli operativi minori e possono operare con qualunque condizione meteorologica e soprattutto sono di grande efficienza quando i riferimenti fissi si trovano a distanze considerevoli e vi sono limiti di intervisibilità con il punto di osservazione.

Nella rete di controllo di Castino sono stati impiegati 6 sistemi GNSS (global navigation satellite system) basati su hardware TopconTM (ricevitore e antenna). I ricevitori sono stati ingegnerizzati per questa particolare applicazione, integrando nel sistema la parte di memorizzazione dei dati grezzi acquisiti dal ricevitore e quella di comunicazione 3G che consente il controllo da remoto e il download dei dati stessi. L'architettura del sistema e la fattura dei singoli punti di misura sono rappresentati nella figura che segue.

Figura 4
Sistema GPS di Castino (CN): architettura del sistema (sx) e fattura dei singoli punti di misura (dx)

Fonte: Arpa Piemonte
I ricevitori contano 224 canali universali paralleli e riconoscono i segnali dei satelliti delle costellazioni NAVSTAR-GPS, GLONASS e GALILEO. Ogni postazione è collegata con il centro di controllo grazie ad un modem GPRS interfacciato con il ricevitore. Il software è un ambiente completo che gestisce la configurazione degli strumenti acquisitori (stazione totale o ricevitore GNSS), le operazioni di misura, il trasferimento dati, il calcolo degli spostamenti e la visualizzazione grafica dei risultati.
I punti di controllo in frana sono stati materializzati con un manufatti in calcestruzzo il cui dimensionamento è legato ai movimenti attesi, alle caratteristiche del terreno, a favorire la massima ricezione dei segnali satellitari, a ridurre l’impatto ambientale.
Come spesso avviene, in campo non sono disponibili sorgenti di alimentazione e i sistemi sono alimentati con pannelli fotovoltaici.

Iniziative per la prevenzione del rischio sismico

Nel 2015 è proseguita l’attuazione in ambito regionale del piano nazionale per la prevenzione del rischio sismico, (di cui all’art. 11 del decreto legge n. 39 del 28 aprile 2009, convertito nella L 77/09) che prevede il finanziamento di interventi su tutto il territorio nazionale e stanzia 965 milioni di euro in 7 anni.
L’attuazione del piano, affidata al Dipartimento della Protezione Civile e regolata annualmente attraverso ordinanze del Capo Dipartimento, prevede sia interventi su edifici ed opere infrastrutturali di interesse strategico o rilevanti ai fini di protezione civile, sia studi a scala comunale di microzonazione sismica (MS) e correlata analisi della Condizione Limite per l’Emergenza (analisi CLE).
I beneficiari di tali finanziamenti sono da individuarsi nell’ambito dei 141 comuni piemontesi indicati nell’Ordinanza (allegato 7) in cui l'accelerazione massima al suolo "ag" risulta non inferiore a 0,125g: per il Piemonte sono individuati 76 comuni in provincia di Cuneo, 62 in provincia di Torino e 3 in provincia del Verbano-Cusio-Ossola (figura 6 - RSA 2014 - risposte - territorio).

Figura 5
Comuni individuati quali potenziali beneficiari dei finanziamenti

Fonte: Settore Sismico
Con l’Ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile n. 171 del 19 giugno 2014 sono state avviate le procedure per l’utilizzo dei finanziamenti relativi all’annualità 2013 e con l’Ordinanza n. 293 del 26 ottobre 2015 sono stati assegnati i fondi relativi all’annualità 2014, come per la precedente annualità pari ad Euro 1.484.138,68, così suddivisi: Euro 1.356.470,84 per interventi strutturali su edifici di interesse strategico, ed Euro 127.667,84, per studi di MS di livello 1 e contestuale analisi CLE.

Si rimanda a quanto riportato nell’analoga sezione del rapporto 2014 relativamente alla gestione dei contributi relativi alle annualità 2010, 2011 e 2012, nonché per i riferimenti normativi e bibliografici generali.

Figura 6
Distribuzione dei finanziamenti e stato di attuazione delle varie Ordinanze (verde - attività concluse, blu - attività in corso, rosso - attività non ancora avviate)

Tabella 1
Elenco degli interventi su edifici strategici

Interventi

Località

Finanziamento

Stato di avanzamento

OCDPC 171/2014

Bobbio Pellice – Scuola materna ed elementare

€ 173.252,00

Predisposizione del progetto

OCDPC 171/2014

Pomaretto – Palazzo municipale e scuola materna

€ 368.160,51

Predisposizione del progetto

OCDPC 171/2014

Pinerolo – Scuola primaria “Nino Costa”

€ 1.099.466,33

Predisposizione del progetto

OCDPC 52/2013

Bagnolo Piemonte – Scuola elementare “San Giovanni Bosco”

€ 424.528,09

Lavori in corso

OCDPC 52/2013

Pinerolo – Scuola secondaria di primo grado “F. Brignone”

€ 593.534,75

Predisposizione del progetto

OPCM 4007/2012

Bricherasio - Scuola Media "A. Caffaro"

€ 778.711,04

Lavori conclusi

OPCM 4007/2012

Villar Pellice - Scuola elementare "Beckwith"

€ 250.996,67

Lavori in corso

OPCM 3907/2010

Pinasca - Palazzo municipale

 € 305.614,42

Lavori conclusi

Figura 7
Distribuzione e stato di attuazione degli studi di Microzonazione Sismica di livello 1 (MS1) ed analisi della Condizione Limite per l’Emergenza (CLE)


Considerata la sempre maggiore diffusione degli studi di MS, realizzati oltre che attraverso i finanziamenti di cui alla Legge 77/2009, ai sensi della Determinazione Dirigenziale n. 540/DB1400 del 09.03.2012, in base alla quale a partire dal 1° giugno 2012 studi con approfondimento corrispondente al livello 1 devono accompagnare le indagini geologico-morfologiche ed idrauliche a supporto degli strumenti urbanistici generali dei Comuni ricadenti nelle zone sismiche 3S e 3, al fine di garantire la standardizzazione della rappresentazione e dell’archiviazione informatica dei dati, nonché la coerenza con i criteri definiti a livello nazionale, attraverso la collaborazione con Arpa Piemonte sono stati realizzati alcuni moduli applicativi specifici per l’informatizzazione dei dati in ambiente open source (QGis).

Tali strumenti sono resi disponibili ai Soggetti Realizzatori e scaricabili, per ora a titolo sperimentale, dal sito web di Arpa Piemonte.

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