Fattori che influenzano lo stato della risorsa
Torna su

RADIAZIONI IONIZZANTI

Sono dette radiazioni ionizzanti quelle radiazioni che hanno energia tale da ionizzare la materia che attraversano (ionizzare = strappare elettroni agli atomi facendoli diventare ioni). Possono essere di natura elettromagnetica (raggi X e raggi gamma) o corpuscolare (principalmente particelle alfa e particelle beta).
Le radiazioni ionizzanti sono prodotte dalla radioattività, fenomeno per cui il nucleo di un atomo energeticamente instabile si trasforma spontaneamente emettendo energia sotto forma appunto di radiazioni ionizzanti, oppure attraverso apparecchi radiogeni (tubi a raggi X, acceleratori di particelle).

MONITORAGGIO RADIOATTIVITÀ AMBIENTALE

Il controllo della radioattività, sia di origine naturale che artificiale, avviene attraverso le reti di monitoraggio della radioattività ambientale. Sul territorio piemontese insiste sia la rete nazionale, coordinata da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sia quella regionale, concordata con la Regione Piemonte e focalizzata su alcune realtà specifiche del territorio. Nell’ambito delle reti vengono analizzate matrici ambientali e matrici alimentari. Il radionuclide
artificiale che viene ancora misurato in ambiente e talora in alcuni alimenti è il Cs-137, che deriva essenzialmente dall’incidente di Chernobyl del 1986. Il fine ultimo delle reti è il calcolo di dose alla popolazione, dovuto principalmente all’ingestione di alimenti contenenti radionuclidi e all'irraggiamento proveniente dal suolo e dai raggi cosmici.

Consulta gli approfondimenti sul sito di Arpa relativi alla rete di monitoraggio.

Figura 1
Matrici alimentari analizzate nel 2015 nell’ambito delle reti di monitoraggio Totale 351 campioni

Fonte: Arpa Piemonte

Figura 2
Matrici ambientali analizzate nel 2015 nell’ambito delle reti di monitoraggio. Totale campioni 355

Fonte: Arpa Piemonte
Dagli anni immediatamente successivi all’incidente di Chernobyl del 1986 ad oggi la radioattività artificiale è molto diminuita. Nei grafici è stato riportato il Cs-137, che è l’elemento radioattivo di origine artificiale più significativo. La diminuzione è in parte dovuta al decadimento fisico (il Cs-137 si dimezza in 30 anni, quindi al giorno d’oggi parte di quello depositatosi nel 1986 è ormai decaduto) e in parte alla penetrazione nel terreno del radionuclide stesso, un fenomeno che rende il Cs-137 progressivamente sempre meno disponibile al trasferimento nella biosfera (piante e animali) e che ne riduce altresì anche l'irraggiamento.

Figura 3
Concentrazione di Cs-137 nel latte di cascina - anni 1989-2015

Fonte: Arpa Piemonte

Figura 4
Concentrazione di Cs-137 nella deposizione al suolo (fallout) - anni 1988-2015

Fonte: Arpa Piemonte

Figura 5
Concentrazione di Cs-137 nel Lago di Viverone (BI) - Andamento nel corso degli anni

Fonte: Arpa Piemonte

 Per visualizzare le concentrazioni nell'acqua (poiché presenti in concentrazione molto basse) occorre cliccare sui pulsanti Pesce Persico e Sedimento che vengono in tal modo annullati.
Il Dipartimento Tematico Radiazioni di Arpa, con sede a Ivrea, è il riferimento in Piemonte delle reti di monitoraggio della radioattività ambientale. In base all’esito delle misure effettuate ogni anno  viene stimata la dose efficace alla popolazione piemontese. La dose dovuta alla radioattività artificiale è risultata sempre molto inferiore a quella dovuta alla radioattività naturale.

NORMATIVA

  • Europea: Trattato Euratom (1957), art. 35
  • Italiana: DLgs 230/95, art. 104
  • Regionale: LR 5/10

 SORGENTI ARTIFICIALI DI RADIAZIONI IONIZZANTI

L’utilizzo di radiazioni ionizzanti è molto diffuso sia in campo sanitario sia in campo industriale e di ricerca. Le radiazioni ionizzanti possono essere prodotte da sorgenti radioattive o da apparecchi radiogeni. Nel primo caso la produzione di radiazioni ionizzanti è continua e quindi la sorgente deve essere custodita correttamente e smaltita tramite ditte autorizzate quando non è più utilizzabile. Nel caso degli apparecchi radiogeni invece, la produzione di radiazioni ionizzanti cessa nel momento in cui cessa l’alimentazione elettrica: da un punto di vista
radioprotezionistico le macchine radiogene sono quindi meno pericolose e non pongono problemi radiologici dopo la loro dismissione. Arpa ha istituito un database (in fase di continuo aggiornamento) delle sorgenti di radiazioni ionizzanti su tutto il territorio regionale. L’aggiornamento del database è effettuato in base alle comunicazioni di detenzione e utilizzo di sorgenti di radiazioni ionizzanti che giungono agli uffici Arpa ai sensi di legge.

Consulta gli approfondimenti sulle attività di Arpa Piemonte per la vigilanza del territorio.

Figura 6
Localizzazione delle sorgenti radioattive sul territorio piemontese

Fonte: Arpa Piemonte

Come si osserva c’è una notevole diffusione di sorgenti radioattive soprattutto nei maggiori centri urbani dove si trovano le strutture sanitarie e nelle zone più industrializzate. Sono volutamente stati esclusi i tubi radiogeni che da un punto di vista radioprotezionistico sono meno problematici.

NORMATIVA

  • Italiana: DLgs 230/95 e s.m.i. art. 22, 27, 28, 29; DLgs 230/95 art. 157
  • Regionale: LR 5/10

SITI NUCLEARI - IMPIANTI E RIFIUTI

La passata stagione nucleare italiana, terminata con il referendum del 1987, ci ha lasciato in eredità l’oneroso compito di gestire il decommissioning di tutti gli impianti del ciclo del combustibile nucleare distribuiti sul territorio. In generale si tratta di impianti datati, concepiti con tecnologie superate e soprattutto con un’età media ben superiore alla durata per la quale erano stati progettati. Di conseguenza non stupisce il manifestarsi di problematiche e anomalie impiantistiche che possono, in alcuni casi, avere importanti ripercussioni sull’ambiente.
I siti nucleari piemontesi sono tre: Bosco Marengo (AL), Saluggia (VC) e Trino (VC). In particolare il sito di Saluggia, sicuramente il sito più complesso del Piemonte, nel tempo ha ospitato un impianto pilota di ritrattamento del combustibile irraggiato, un impianto pilota di fabbricazione del combustibile nucleare, un reattore di ricerca con annesse celle calde per i test sul materiale irraggiato, stabilimenti per la produzione di radiofarmaci, un deposito di combustibile nucleare irraggiato, depositi di rifiuti radioattivi solidi e liquidi.

Tabella 1
Impianti nucleari

  

Sito

Impianto

Stato

Bosco Marengo (AL)

Impianto di fabbricazione combustibile nucleare. SO.G.I.N. Area disattivazione

In disattivazione, assenza combustibile, rifiuti parzialmente condizionati

Saluggia (VC)

EUREX: impianto pilota di riprocessamento di combustibile nucleare irraggiato. SO.G.I.N. Area disattivazione

In disattivazione, assenza combustibile, rifiuti parzialmente condizionati e rifiuti liquidi non condizionati

Deposito Avogadro: deposito di combustibile nucleare irraggiato

In attività, presenza combustibile in piscina, rifiuti non condizionati

Sorin: deposito rifiuti radioattivi *

In attività, rifiuti non condizionati

Trino (VC)

Centrale elettronucleare di potenza “E. Fermi”. SO.G.I.N. Area disattivazione

In disattivazione, assenza combustibile, rifiuti parzialmente condizionati

* L'impianto non è un impianto nucleare ex Capo VII del DLgs 230/95 e s.m.i. ma è comunque oggetto delle attività di monitoraggio e controllo da parte di Arpa Piemonte.


Quantità rifiuti radioattivi e combustibile nucleare irraggiato detenuti

Il Piemonte ad oggi detiene più del 70% dei rifiuti radioattivi italiani e la quasi totalità del combustibile nucleare irraggiato. In particolare il maggior quantitativo di rifiuti radioattivi è costituito dai rifiuti liquidi ad alta attività stoccati presso l’impianto EUREX di Saluggia, per i quali è previsto il trattamento di solidificazione nell’impianto CEMEX, attualmente in fase di costruzione. Tutto il combustibile nucleare irraggiato ancora presente in Piemonte è stoccato presso il Deposito Avogadro di Saluggia, dal momento che nel corso del 2015 sono stati effettuati due trasporti verso l’impianto di La Hague (F) con i quali è stata svuotata la piscina della centrale “E. Fermi” di Trino.
Per tutti i rifiuti radioattivi è in corso la riclassificazione ai sensi del Decreto MATTM e MiSE del 7 agosto 2015 sulla classificazione dei rifiuti radioattivi.

Figura 7
Quantità di rifiuti radioattivi detenuti in termini di attività - anno 2013

Fonte: Elaborazione ISPRA su dati forniti dagli Esercenti delle installazioni nucleari

Figura 8
Quantità di combustibile nucleare irraggiato in termini di attività - anno 2013

Fonte: Elaborazione ISPRA su dati forniti dagli Esercenti delle installazioni nucleari

NORMATIVA

  • Italiana: DLgs n. 230 del 17 marzo 1995 e ss.mm.ii. Attuazione delle direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 2006/117/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti, 2009/71/Euratom in materia di sicurezza nucleare degli impianti nucleari e 2011/70/Euratom in materia di gestione sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi derivanti da attività civili. Legge n. 1860 del 31 dicembre 1962 e s.m.i. Impiego pacifico dell'energia nucleare.
    Decreto MATTM e MiSE del 7 agosto 2015 sulla classificazione dei rifiuti radioattivi.
  • Regionale: Legge regionale 18 febbraio 2010 n. 5 “Norme sulla protezione dai rischi da esposizione a radiazioni ionizzanti”.
Le normative comunitarie, statali e regionali sono disponibili sul sito tematico.

SITI NUCLEARI - MONITORAGGIO RADIOLOGICO AMBIENTALE

Le reti di monitoraggio della radioattività ambientale costituiscono lo strumento operativo attraverso il quale è possibile valutare l’impatto radiologico dei rilasci in normale esercizio degli impianti, segnalare eventuali anomalie - legate a modificazioni dell’assetto del territorio o ad un diverso sfruttamento dello stesso o ad eventi non configurabili come situazioni incidentali - che comportino comunque un’alterazione dello stato radioecologico di una componente ambientale.
Una rete di monitoraggio è costituita essenzialmente da un insieme di punti di prelievo correlati a specifiche matrici ambientali e alimentari a cui vengono associate frequenze minime di campionamento.
Affinché una rete di monitoraggio possa dimostrarsi uno
strumento efficace deve possedere alcune caratteristiche fondamentali:
  • la significatività dei punti di prelievo rispetto alle modalità di diffusione dei contaminanti;
  • la rappresentatività delle matrici prelevate;
  • la capacità di segnalare tempestivamente qualsiasi anomalia;
  • l’adeguatezza delle tecniche analitiche.
Nel grafico è riportato il numero di campioni analizzati nell’ambito delle attività di monitoraggio radiologico ambientale dei tre siti nucleari piemontesi: da oltre 10 anni sono analizzati più di 1.000 campioni/anno per più di 5.000 parametri/anno in circa 100 punti di prelievo diversi.

Figura 9
Campioni analizzati anni - 2002-2015

Fonte: Arpa Piemonte

BOX
IL DEPOSITO NAZIONALE

Attualmente in Italia non esiste ancora una struttura centralizzata in cui sistemare in modo definitivo i rifiuti radioattivi derivanti dall'esercizio e dallo smantellamento delle centrali e degli impianti nucleari, dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, attualmente stoccati in depositi temporanei distribuiti in decine di siti a livello nazionale.

Il Deposito Nazionale nasce per rispondere a tale esigenza, consentendo all’Italia di allinearsi a quei Paesi che da tempo hanno in esercizio sul proprio territorio depositi analoghi, o che li stanno costruendo.

Il Deposito Nazionale - la cui realizzazione è stata affidata a SO.G.I.N. - sarà costituito da strutture ingegneristiche di superficie per la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività, e per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi ad alta attività, destinati in ultimo ad un deposito geologico di profondità.
È prevista inoltre la realizzazione di un Parco Tecnologico, nel quale saranno svolte attività di ricerca sulla gestione dei rifiuti radioattivi.
Il percorso che porterà alla localizzazione del sito in cui verrà realizzato il Deposito Nazionale è caratterizzato da alcune tappe fondamentali:
  • la definizione dei criteri di localizzazione da parte di Ispra, l’autorità di sicurezza nucleare (Guida Tecnica n. 29, pubblicata il 04/06/2014);
  • la consegna da parte di SO.G.I.N. ai Ministeri competenti della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI, consegnata il 02/01/2015);
  • la pubblicazione della CNAPI (al momento attuale i Ministeri competenti non hanno ancora dato il nulla osta alla pubblicazione della CNAPI);
  • la consultazione pubblica;
  • l’approvazione della Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI);
  • l’individuazione del sito idoneo.
Al tema è stato recentemente dedicato il convegno La disattivazione degli impianti nucleari piemontesi e la gestione dei rifiuti radioattivi organizzato da Regione Piemonte e Arpa e tenutosi a Torino il 28/01/2016.

Per approfondimenti
www.depositonazionale.it

Normativa:
Italiana: DLgs n. 31 del 15 febbraio 2010. Disciplina dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché benefici economici, a norma dell'articolo 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99.
DLgs n. 230 del 17 marzo 1995 e ss.mm.ii. Attuazione delle direttive 89/618/Euratom, 90/641/Euratom, 96/29/Euratom, 2006/117/Euratom in materia di radiazioni ionizzanti, 2009/71/Euratom in materia di sicurezza nucleare degli impianti nucleari e 2011/70/Euratom in materia di gestione sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi derivanti da attività civili.
Legge n. 1860 del 31 dicembre 1962 e s.m.i. Impiego pacifico dell'energia nucleare.
Decreto MATTM e MiSE del 7 agosto 2015 sulla classificazione dei rifiuti radioattivi.