Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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FORESTE

I boschi in Piemonte sono una importante realtà, ricoprendo più di 1/3 del territorio regionale e con superficie tutt’ora in aumento spontaneo.
Le foreste sono una risorsa di primaria rilevanza che svolge molteplici funzioni, quale fonte di materia prima ed energia rinnovabili e fornitrici di servizi ecosistemici, quali:
protezione del territorio dall'erosione, dalla caduta di valanghe o massi, dal dissesto idrogeologico, generale e diretta di infrastrutture e vite umane;
conservazione della biodiversità;
regolazione del ciclo dell’acqua e del clima, anche attraverso la fissazione del carbonio;
caratterizzazione del paesaggio;
fruizione turistica e l'accoglienza del pubblico.

Per ribadire l'importanza delle foreste, dal 2013 ogni anno si celebra la Giornata mondiale delle foreste, il 21 marzo.
Per poter definire il loro stato e le ripercussioni sull’ambiente regionale bisogna analizzarle nella loro complessità, considerandole non come un elemento statico del territorio ma il frutto di complesse interazioni tra fattori naturali e antropici, che determinano una continua evoluzione del loro stato.
I boschi sono entità ambientali modellati da fattori naturali (clima, ecologia delle specie ecc.) e da fattori antropici (gestione selvicolturale, abbandono, imboschimento spontaneo o guidato, disboscamento, inquinamento ecc.). La millenaria azione dell’uomo ha profondamente modificato la composizione delle cenosi boschive naturali: basti ricordare che in assenza dell’uomo in Piemonte tutte le terre al disotto dei 2.500 m di quota in media sarebbero boscate.
Anche i boschi oggi presenti sono assai diversi da quelli naturali, alcuni esempi: i lariceti in purezza che caratterizzano le Alpi derivano dalla sistematica eliminazione del pino cembro e degli abeti per favorire il pascolo; le faggete pure sono state plasmate dall’utilizzo per carbone a spese di abeti e altre latifoglie; i castagneti derivano da antico impianto di una specie sporadica per ottenere frutti e legno, soppiantando querceti e faggete; i robinieti derivano da una specie esotica introdotta per necessità di legna da ardere. Negli ultimi decenni a seguito dell’abbandono delle aree montane e collinari meno favorevoli all’agricoltura si osserva una ricolonizzazione spontanea del bosco (acero-frassineti, boscaglie, arbusteti, robinieti), con un raddoppio della superficie dal secondo dopoguerra, fenomeno senza precedenti negli ultimi secoli.
Si stima che la raccolta di legno sia meno di metà del prelievo sostenibile, attestandosi su circa ¼ di quanto cresce annualmente. A seguito della rarefazione degli interventi di taglio anche la composizione e la struttura dei boschi variano, sia arricchendosi di specie e rinaturalizzandosi (es. il gran ritorno del pino cembro nei lariceti, la conversione a fustaia dei cedui di faggio), sia collassando dove instabili (es. cedui di castagno abbandonati, rimboschimenti di conifere). L’aumento della superficie boscata ove non gestito non ha solo aspetti positivi, in quanto modifica il paesaggio rurale tradizionale e riduce gli habitat per alcune specie animali, a seguito della ricolonizzazione dei prato-pascoli e delle praterie montane.
I cambiamenti sono influenzati anche da fattori climatici, fitopatologici, e dall’introduzione di specie esotiche invasive vegetali o animali, spesso strettamente correlati tra loro: i già rari boschi di pianura e fluviali subiscono la colonizzazione di specie esotiche invasive (ailanto, quercia rossa, ciliegio tardivo e acero americani, reinutria del Giappone, buddleia ecc.), favorite anche dal deperimento delle querce per stress idrici; le sequenze di inverni miti innescano vari parassiti, come la processionaria del pino.

Al contrario i boschi cedui di facile accesso sono ancora sottoposti ad un utilizzo costante soprattutto per fornire legna da ardere, il cui consumo regionale da parte delle famiglie è stimato in almeno 2 milioni di tonnellate/anno.
Per assicurare la conservazione e la funzionalità di questa risorsa ambientale per l’uomo e le sue attività, tutti questi fattori devono essere conosciuti, orientati e governati con decisioni politiche e strumenti tecnici.
Regione Piemonte, con il supporto tecnico di IPLA, si è impegnata nella pianificazione forestale multifunzionale di cui sta aggiornando le Indicazioni metodologiche, mettendo a punto piani forestali orientati a: conservazione della biodiversità in siti della Rete Natura 2000 nell'ambiti dei relativi Piani di gestione; fasce fluviali, crediti di carbonio volontari. Sono inoltre proseguite le indagini per la conservazione delle risorse genetiche forestali.

Il quadro dello stato delle foreste viene dato dall’insieme delle informazioni che costituiscono e influenzano il sistema, come da schema sottoriportato.

QUADRO DELLE FORESTE

CONOSCITIVO

GESTIONALE

I SERVIZI ECOSISTEMICI

I PRODOTTI

Il Patrimonio Forestale

Quadro Normativo

Istanze di tagli boschivi

Protezione del territorio

Crediti di carbonio

Ecologia/Biodiversità/Genetica

Gli investimenti del PSR

Stoccaggio CO

 Legno: energia - legname

Clima/Stato di salute dei boschi

La Formazione professionale

 

Emissioni delle foreste 

 

Quadro conoscitivo - Il patrimonio forestale

Recentemente sono stati pubblicati i nuovi dati dati sulle superfici nazionali INFC 2015, da cui a breve saranno rappresentati anche i dati inerenti al patrimonio forestale della regione Piemonte, attualmente in elaborazione. 
Pertanto al livello regionale i dati analitici conoscitivi e di pianificazione sono relativi all’anno medio 2004. La conoscenza del patrimonio forestale piemontese è attualmente soddisfatta dall'Inventario Forestale Regionale (IFR 2006) desunto dai dati contenuti nei Piani Forestali Territoriali (PFT) realizzati dall’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente (IPLA). 
Tutti i dati sono raccolti e integrati nel Sistema Informativo Forestale Regionale (SIFOR) istituito con l’art. 34 della LR 4/09, liberamente consultabile e in continua evoluzione. Per una visione d’insieme si può consultare il testo “I boschi del Piemonte
L’arboricoltura da legno storicamente è costituita prevalentemente da pioppeti in impianti specializzati (inventario pioppicoltura CRA). Per informazioni dettagliate consulta l’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio (INFC).

Le informazioni ecologico-stazionali e sulle cenosi vegetali sono inquadrate secondo la Tipologia Forestale regionale1 (21 categorie e un centinaio di tipi) e i relativi assetti evolutivo-colturali; questi costituiscono gli elementi delle carte forestali e il fondamento per la valutazione delle potenzialità dei boschi, propedeutica alla definizione delle scelte gestionali, articolate per destinazioni dei boschi, interventi e relative priorità.
Di seguito si riporta la sintesi delle superfici forestali e delle coperture forestali.

Tabella 1
Quadro d’insieme delle superfici forestali

Superfici

ettari

%

Superficie forestale

922.866

36

(di cui boschi)

874.660

34

(di cui arboricoltura da legno)

48.206

2

Superficie boscata pubblica

262.398

30

Superficie boscata privata

612.262

70

Superficie territoriale regionale

2.538.297

100

Figura 1
Suddivisione percentuale delle principali categorie di coperture del territorio

Figura 2
Carta Forestale


Dalla carta forestale regionale si evidenzia come ben il 60% sia costituito da 4 sole categorie tra le 21 individuate: Castagneti (23%), Faggete (16%), Robinieti (12%), Larici-cembrete (9%).

Tra le fasce altimetriche la massima diffusione dei boschi è in montagna (circa il 72% del totale); segue la collina (circa 18%) e la pianura (circa 10%).

Osservando i dati inventariali disponibili per il Piemonte a partire dagli anni ‘80 del 1900 si osserva che la superficie forestale in circa 25 anni è aumentata del 25%, in seguito alla colonizzazione spontanea e in minima misura al rimboschimento artificiale di zone agricole-pastorali marginali progressivamente abbandonate, soprattutto in territorio collinare o montano.
I dati non sono completamente confrontabili in quanto nel tempo la definizione di “bosco” e “superficie boscata” è variata. Un chiaro esempio è il rilievo Istat del 1994 che si discosta completamente dal trend di crescita.

Il territorio non più coltivato realizza da un lato la funzione fondamentale di immagazzinare la CO2 dall’altro sta modificando sensibilmente il paesaggio e le condizioni di fruibilità.
L’importanza del bosco a livello mondiale è sempre stata ribadita tanto che l’anno 2011 è stato denominato dall’ONU “Anno Internazionale delle Foreste”.
Un problema per la conservazione della naturalità dei boschi nasce dalla introduzione di piante infestanti invasive che necessitano di una specifica pianificazione e gestione.

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2008 - Foreste di protezione pagina 9
Anno 2009 - Il ritorno degli alberi in pianura. Un bilancio di 10 anni di rimboschimento dei terreni agricoli pagina 14; Nuove piante infestanti invasive, pagina 263 – Pianificazione e gestione delle specie aloctone invasive negli ambienti forestali, pagina 265.
Anno 2011 - Box: Anno internazionale delle foreste pagina 10 I Boschi di protezione pagina 12,  I boschi planiziali pagina 13
Anno 2013 - Box: Aree agricole invase dal bosco di neoformazione. Esempi gestionali pagina 28

BOX
ALBERI MONUMENTALI

Gli alberi monumentali sono un bene comune da tutelare e valorizzare, non solo per l’importanza ambientale ma anche per quella paesaggistica, culturale e turistica.
Queste eccellenze del patrimonio arboreo, siano essi inserite in un bosco o isolati presidi vegetali a guardia di un ponte o di una piazza, sono da molti anni oggetto di particolare attenzione da parte della Regione Piemonte, che in attuazione alla specifica legge LR 50/95 ha approvato un primo elenco regionale di 39 alberi (DGR n. 16-9603 del 15.09.2008).
Con l’articolo 7 della legge n. 10 del 14 gennaio 2013, sono state dettate nuove disposizioni nazionali per il Censimento degli alberi e la redazione dell’Elenco nazionale, fissando una definizione giuridica di albero monumentale univoca; successivamente, con DM 23.10.2014 ("Istituzione dell'elenco degli alberi monumentali d'Italia e principi e criteri direttivi per il loro censimento"), sono stati definiti principi, criteri e competenze: ai Comuni spettano le operazioni di censimento degli alberi monumentali per i rispettivi territori; alle Regioni il coordinamento di tale attività e la redazione del rispettivo elenco regionale, al Corpo Forestale dello Stato la gestione dell’elenco nazionale, la vigilanza e il rilascio dei pareri per le istanze di modifica e abbattimento.

Elenco regionale del Piemonte
Nel giugno 2015 la Regione ha chiesto ai 1.205 Comuni piemontesi la compilazione delle schede di segnalazione della presenza di eventuali esemplari aventi i requisiti indicati dal Decreto Ministeriale. Sono pervenute complessivamente 397 segnalazioni di alberi o gruppi di alberi, localizzati in 113 Comuni. Il risultato finale dell'attività di verifica tecnica è stata la compilazione di 104 schede di identificazione successivamente sottoposte alle valutazioni finali relative alla sussistenza dei requisiti di monumentalità; l’indagine ha portato all'approvazione, con DD n. 3932 del 28.12.2015, del nuovo Elenco regionale comprendente 82 alberi o gruppi di alberi (trasmesso anche a Roma per essere inserito nell'Elenco nazionale).
Gli 82 esemplari risultano localizzati in 48 Comuni, situati prevalentemente nei territori torinese, cuneese e alessandrino. Il Comune con più alberi è Torino, con ben 13 esemplari classificati come monumentali; seguono con 3 ciascuno Biella, Cavallermaggiore, Cumiana, Fenestrelle , Oulx e Rivara.
Gli alberi appartengono a 37 specie, delle quali 24 autoctone del Piemonte e 13 esotiche (o varietà ornamentali). Tra queste ultime la più rappresentata è il Platano, con 10 esemplari, poi l’Ippocastano, con 7; seguono Farnia, Cedro dell’Atlante (esotica), Larice, Faggio, Salice bianco, con 5 individui ciascuna.
Gli alberi più spettacolari per dimensione sono di Castagno (un esemplare di 8 m di circonferenza a Giaglione) e Olmo del Caucaso (oltre 7 m, a Bra), poi Cedro dell’Himalaya (a Biella) e Platano (diversi esemplari a Torino), con circonferenze ben superiori ai 6 metri.
Nell’aprile 2016 sono iniziate le verifiche per l’inserimento nell’Elenco regionale degli esemplari già censiti dalla Regione in base alla LR 50/95.

Consulta gli approfondimenti sul sito di Regione Piemonte

QUADRO CONOSCITIVO - Ecologia, biodiversità e genetica

La biodiversità deriva dal mantenimento della variabilità genetica all’interno delle popolazioni biologiche. Questo permette loro di affrontare e superare con successo le diverse vicissitudini ecologiche quali i cambiamenti climatici, la comparsa di nuovi parassiti, predatori, competitori, ecc. permettendo alle specie maggiori capacità di adattamento e di sopravvivenza.
Pertanto anche per le specie forestali è importante il mantenimento della loro biodiversità. La Regione Piemonte recependo tale necessità ha promosso le azioni utili a tale scopo anche per le specie forestali.
Particolare attenzione occorre rivolgere all'introduzione di specie esotiche invasive in quanto fattore di diminuzione della biodiversità.

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2010 - Risorse genetiche forestali in Piemonte,  Alpeggi
Anno 2011 - Ruolo dei vivai forestali della regione Piemonte nella tutela della biodiversità pagina 12
Consulta l'argomento Specie invasive in Territorio Fattori
Per ulteriori approfondimenti inerenti lo studio delle provenienze delle specie vegetali forestali consulta la serie di Monografie pubblicate sulla rivista forestale Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi dal Dicembre 2011 ad oggi.

QUADRO CONOSCIVIVO - il clima e lo stato di salute dei boschi

I boschi e le foreste sono fortemente influenzate dal clima. Eccessi di temperature, siccità oppure all’opposto precipitazioni elevate possono indebolire i boschi e renderli più sensibili agli attacchi dei patogeni. A esempio gli insetti rispondono in modo immediato a cambiamenti climatici anche momentanei come il susseguirsi di annate calde e siccitose che hanno contribuito, qualche anno fa, al diffondersi di specie di lepidotteri più termofili che hanno dato luogo a defogliazioni di elevata intensità.
Tali problematiche sono affrontate in modo concertato tra l’Assessorato Boschi e Montagne e il Settore Fitosanitario della Regione Piemonte.
Nell'ambito delle funzioni del Settore Fitopatologico nel monitoraggio e ricerca di soluzioni alle problematiche che si presentano in ambito forestale, se ne menzionano alcune tra le più importanti:

• Gestione dell’emergenza causata dalla diffusione dell’imenottero cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus) originario della Cina, in grado di arrecare ingenti perdite produttive e compromettere lo stato vegetativo dei castagni. Il Settore Fitosanitario, grazie ai contatti intercorsi con il dr. Seiichi Moriya del National Agricultural Research Center di Tsukuba, ha coordinato, a partire dal 2003, il progetto per l’introduzione del parassitoide Torymus sinensis nelle aree infestate del Piemonte. Questo progetto, realizzato con l’Università di Torino (DISAFA) Settore Entomologia, ha ottenuto il controllo biologico del cinipide in diverse aree castanicole e nell'arco di uno o al massimo due anni in tutto il Piemonte la presenza delle sue galle non avrà più alcun impatto significativo sullo sviluppo vegetativo dei castagni. (Quaderni Agricoltura 2015).
Per approfondimenti consulta il sito del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte
Per approfondimenti sul deperimento dei cedui di castagno consulta anche un articolo di IPLA sui Quaderni Agricoltura

• Raccolta segnalazioni della presenza del coleottero scarabeide (Popillia japonica) a partire da luglio 2014 nella zona del Ticino tra Piemonte e Lombardia. L'insetto, introdotto accidentalmente dagli Stati Uniti, si è rivelato particolarmente dannoso su un gran numero di piante coltivate e spontanee. Nella normativa fitosanitaria è inserito tra gli organismi di quarantena (Direttiva 2000/29/CEE e s.m.i.) di cui deve essere vietata l’introduzione e la diffusione nel territorio dell’Unione Europea. 
Vedi scheda e articolo su Quaderni Agricoltura.

• Raccolta segnalazioni su attacchi di processionaria del Pino (Traumatocampa pityocampa) dal territorio piemontese, in cui spesso sono coinvolte aree montane e pedemontane. Divulgazione informazioni su quanto previsto dal relativo Decreto di lotta obbligatoria (DM 30/10/2007) nonché sulle tecniche di lotta consigliabili. Tale parassita è da sempre presente nei boschi piemontesi ma negli ultimi tre anni si sono avute segnalazioni causate da una sua crescente e preoccupante espansione che può provocare problemi per la salute delle persone. Tra le varie azioni il Settore Fitopatologico ha inviato una lettera alle Amministrazioni comunali per sensibilizzarle sulla necessità di informare la popolazone su questa problematica.
Per approfondimenti consulta il sito della Regione Piemonte

• Raccolta segnalazioni, sopralluoghi, identificazione e consulenza su insetti e patologie che interessano essenze forestali di zone montane, tra cui attacchi del dittero cecidomide (Dasineura laricis) su larice in Val Varaita (alcuni anni fa, articolo su Quaderni Agricoltura

• Raccolta segnalazioni dell'Imenottero argide (Aproceros leucopoda) su olmo in Val d’Ossola (2014). Originario dell'Asia orientale questo insetto è stato segnalato prima nell'Italia nord orientale, dove risultava colpire olmi presenti in prossimità di aree di servizio o di sosta lungo gli assi autostradali, quindi legato al flusso di autocarri proveniente dall'Est Europa. Le defogliazioni possono essere anche molto intense. Gli attacchi si sono manifestati nel corso del 2014 nella bassa Val d'Ossola e nel Parco del Ticino, mentre nel 2015 è stata rilevata la presenza di questo insetto anche lungo le sponde del Po, nella zona tra Pancalieri e Faule.

• Osservazioni su diffusione della piralide del bosso (Cydalima perspectalis), insetto particolarmente dannoso al bosso e introdotto accidentalmente dalla Cina che si sta diffondendo in tutta Europa. I primi attacchi di questo lepidottero in Piemonte risalgono al 2012. Forti infestazioni, con esiti spesso devastanti per le siepi di bosso, sono state riscontrate in alcune province e interesseranno in poco tempo tutto il Piemonte. Attacchi non controllati possono mettere a rischio la sopravvivenza stessa del bosso, specie ornamentale tipica del giardino all’italiana. Per approfondimenti consulta la scheda specifica.

• Raccolta segnalazioni sulla cimice asiatica (Halyomorpha halys). Questo insetto, originario dell’Estremo Oriente e segnalato per la prima volta in Italia nel 2012 in provincia di Modena, è stato ritrovato in Piemonte già nel 2013, nel Saluzzese. Nel corso del 2014 e del 2015 ha causato danni importanti in frutteti (nettarine, melo, pero) e coltivazioni quali mais di secondo raccolto e soia. È una specie altamente polifaga, adulti e giovani si nutrono a spese dei tessuti vegetali, soprattutto di frutti e semi, di molte colture, causando danni elevati. Non avendo limitatori naturali specifici nel nostro continente, questa cimice si sta diffondendo velocemente in nuove aree, con un progressivo incremento delle popolazioni.

• Osservazioni nel 2015 sul complesso costituito dal coleottero scolitide (Pityophthorus juglandis) e dal fungo (Geosmithia morbida), responsabile del fenomeno del deperimento del noce nero (Juglans nigra) denominato TCD (Thousand Cankers Disease) che causa disseccamenti e morte degli alberi di questa specie. Originari del Nord America sia lo scolitide che il fungo sono stati recentemente ritrovati in Veneto (2013). In Piemonte sono stati trovati in due località, rispettivamente in provincia di Torino e di Novara. È stata accertata la comparsa di questo deperimento sul noce europeo (Juglans regia) anche se finora non sembra avere la stessa virulenza che manifesta nei confronti della specie di origine nordamericana.

• A partire dagli anni '80 del secolo scorso, i Querco-carpineti presenti nella pianura padano-veneta sono stati interessati da fenomeni di deperimento a carico, in modo particolare, della farnia. Per indagare su questo fenomeno è stato attivato un progetto per valutare la diffusione e la gravità del fenomeno del deperimento, sperimentando anche il ricorso al telerilevamento a fini di monitoraggio; sono stati analizzati il regime idrico e i rapporti tra deperimento e fattori pedo-climatici e, infine, sono state condotte alcune esperienze di interventi fitosanitari in favore della rinnovazione di farnia e di interventi selvicolturali su soprassuoli maturi sempre di farnia. Per approfondimenti consulta il progetto Querco-carpineti planiziali in deperimento: linee guida per la gestione”

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2009 - Situazione entomologica dei boschi e foreste, pagina 9
Anno 2010 - Variazioni climatiche e loro influenza su lepidotteri defogliatori negli ecosistemi forestali 
Anno 2012 - Cambiamenti climatici e protocollo di Kyoto pagina 43

• Il clima influenza fortemente gli incendi boschivi, in quanto in situazioni di aridità questi vengono favoriti. Il perdurare di particolari condizioni meteorologiche nei mesi di novembre, dicembre 2015 e gennaio 2016, ha aumentato il pericolo di incendi boschivi e ha favorito l’innesco e il propagarsi degli stessi su tutto il territorio piemontese. Per approfondimenti consulta il tema Clima Impatti Foreste

Quadro GESTIONALE - NormativA

Per la salvaguardia, il corretto utilizzo, lo sviluppo di tutte le attività inerenti le foreste risulta fondamentale regolamentare gli approcci utilitaristici che sono indirizzati in questo ambito.
Pertanto la Regione Piemonte ha sviluppato norme e regolamenti per tali scopi.

La Regione Piemonte ha sviluppato nel corso degli anni una normativa di settore (legge regionale n. 4/09 e relativi regolamenti attuativi) che assolve, ad uno stesso tempo, a compiti di tutela della risorsa forestale e del territorio e di supporto allo sviluppo socio-economico del comparto forestale.
Le difficoltà nella conciliazione di obiettivi spesso conflittuali sono molte ma l'armonizzazione raggiunta su temi quali biodiversità o paesaggio e la regolamentazione dei tagli boschivi sono ormai assodate. Gli interventi più recenti mirano ad una semplificazione amministrativa e ad una valorizzazione della professionalità degli operatori.

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2010 Box: La legge e il Regolamneto forestale regionale

Consulta le Risposte dell'argomento Foreste

Quadro GESTIONALE - Gli investimenti del PSR in campo forestale

Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) è il documento di programmazione redatto dalle Regioni per attuare gli obiettivi dello Sviluppo Rurale, uno dei pilastri della PAC, la Politica Agricola Comune europea.
Nel PSR 2007-2013 Il programma era articolato in 4 assi d’intervento con misure specifiche in cui l’ Asse I favorisce gli investimenti nel settore agricolo e forestale finanziando misure specifiche di intervento. Si rimanda per il dettaglio delle misure in ambito forestale al link Territorio Risposte Foreste

Quadro GESTIONALE - Formazione professionale forestale

Di fondamentale importanza per una corretta, proficua gestione dei boschi è una adeguata competenza da parte delle maestranze che vi operano.
Istituendo l'Albo delle imprese forestali del Piemonte, come da Legge forestale e suo Regolamento, è stato attivato il sistema di formazione professionale forestale utilizzando le misure idonee previste dai PSR per realizzare corsi per incrementare le competenze, la sicurezza, e per acquistare i requisiti professionali per l’iscrizione all'Albo delle imprese.
Per maggiori dettagli vedi link a Territorio Risposte Foreste

I SERVIZI ECOSISTEMICI - Protezione del territorio

Tra le funzioni del bosco quella protettiva assume un ruolo fondamentale per la sicurezza e la conservazione territoriale. Questo ruolo si manifesta sia quando i boschi svolgono la loro naturale funzione di protezione del suolo con la regimazione delle acque (difesa indiretta) sia quando con la loro presenza impediscono che eventi calamitosi, frane, valanghe, ecc., colpiscano insediamenti umani o infrastrutture (difesa diretta).
In questi anni in Regione Piemonte si sono studiate e applicate tecniche selvicolturali idonee al mantenimento di tali boschi che sono state raccolte in pubblicazioni disponibili ai professionisti che operano in campo selvicolturale.

Per approfondimenti consulta i seguenti Link:
http://www.regione.piemonte.it/foreste/it/foreste/bosco.html#la-funzione-di-protezione
http://www.regione.piemonte.it/foreste/it/pubblicazioni/89-pubblicazioni/manualistica/837-foreste-di-protezione-diretta.html
http://www.regione.piemonte.it/foreste/it/pubblicazioni/89-pubblicazioni/manualistica/744-selvicoltura-nelle-foreste-di-protezione.html

Inoltre su tale argomento si è trattato nella passate edizioni del RSA
Anno 2008 - Foreste di protezione pagina 9
Anno 2011 - I boschi di protezione, pagina 12; boschi planiziali pagina 13
RSA 2015

I SERVIZI ECOSISTEMICI - Le foreste e lo stoccaggio di CO2

Le foreste rivestono la fondamentale funzione di sequestratori di anidride carbonica (CO2) il principale gas ad effetto serra. Grazie al processo della fotosintesi il carbonio di questo gas viene utilizzato, quindi fissato, per la formazione dei tessuti vegetali nella cellulosa e nella lignina.
Dal sequestro della CO2 deriva un miglioramento climatico in quanto questo gas serra viene sottratto dall’atmosfera. Per convenzione una tonnellata di CO2 sequestrata corrisponde ad un credito di carbonio che può essere scambiato sul mercato internazionale come compensazione alle emissioni derivanti da attività produttive o da cui derivano emissioni di gas effetto serra.
Questi crediti di carbonio sono quindi un prodotto del bosco commerciabile quanto i prodotti legnosi.

Questo argomento è stato sviluppato nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2008 - Il potenziale stoccaggio di CO2 nelle foreste del Piemonte pagina 11,  Protocollo di Kyoto pagina 43
Anno 2009 - Aggiornamenti sul potenziale stoccaggio di CO2 nelle foreste del Piemonte pagina 15
Anno 2012 - Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio pagina 41, Box: Casi studio per valutare gli effetti di bilancio della CO2 conseguente a differenti trattamenti selvicolturali applicati a diverse tipologie forestali pagina 53.

I PRODOTTI - CREDITI DI CARBONIO
Titolo primo livello da correggere

La segregazione del carbonio da parte dei boschi e delle foreste ha permesso di ottenere un nuovo prodotto commerciale: i Crediti di Carbonio.
Questi vengono comperati da coloro che, svolgendo attività produttive o di altro tipo con emissioni di gas serra, devono compensare queste emissioni.
In particolare si comprano quantità di CO2 sequestrata nel bosco a fronte di quella emessa dalle attività.
Per convenzione, una tonnellata di CO2 sequestrata corrisponde ad un credito di carbonio che può essere scambiato sul mercato internazionale.

Questi crediti di carbonio sono quindi un prodotto del bosco commerciabile quanto i prodotti legnosi.

Per approfondimenti vedi i seguenti link corrispondenti ad una reale ed effettiva applicazione di tale mercato in Regione Piemonte
Progetto PIEMONTE-KYOTO (PTK-For 2008-2011)
Progetto FORCREDIT (2011-2013)

Questo argomento è stato sviluppato nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2012 - Protocollo di Kyoto, pagina 43; Mercati volontari di crediri di carbonio pagina 51

Consulta l'argomento Foreste nel Tema Aria

I PRODOTTI - le foreste: legno ed energia rinnovabile

Il legno è il materiale che ha accompagnato l’uomo nella sua storia. Sia come combustibile sia come materiale da costruzione.
Attualmente l’utilizzo della biomassa legnosa come combustibile è, dopo anni di minor utilizzo, in fase di espansione sia per l’aumento dei costi dei combustibili fossili sia per scelte di politiche regionali.
La Regione Piemonte attua politiche atte alla valorizzazione del legno come materiale per segati e palerie la cui produzioni devono essere ottenuta a fronte di abbattimenti ed esboschi effettuati da operatori qualificati e preparati. La formazione di questi professionisti è stata soggetto di numerose iniziati regionali sviluppate in tal senso.

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2012 - La gestione forestale sostenibile pagina 51, Utilizzo dei boschi come fonte di energia rinnovabile pagina 44, Progetto per la valorizzazione del legname di castagno piemontese pagina 57, Progetto Wood E3 - Utilizzo risorse forestali per lo sviluppo futuro sostenibile pagina 61, Progetto RENERFOR pagina 62.

I PRODOTTI - Emissioni da foreste

Anche le foreste contribuiscono all'inquinamento atmosferico, sia direttamente tramite emissioni biogeniche sia indirettamente tramite la combustione del legno. Per quanto riguarda le emissioni biogeniche, le foreste emettono alcuni composti aromatici precursori dell’ozono.
Per approfondimenti consulta Aria Fattori Foreste
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