risposte
Torna su

COP 21

L’accordo globale sul Clima: il COP21 e gli impegni dell’Europa

L’ Accordo sul Clima adottato nel dicembre scorso a Parigi nel corso dei lavori della 21° Conferenza delle Parti con il consenso unanime dei 197 Paesi rappresentati presso le Nazioni Unite ha posto le basi per un’azione universale di contenimento della crescita della temperatura media del pianeta entro limiti ritenuti accettabili e al contempo per limitare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici attraverso l’adattamento.
L’accordo di Parigi, pietra miliare del percorso di implementazione della Convenzione ONU sul Clima del 1990, mira a rafforzare la risposta globale alle minacce dei cambiamenti climatici in un contesto di sviluppo sostenibile e di eradicamento della povertà, ponendo tre grandi obiettivi generali:

  • contenere la crescita della temperatura media globale della terra ben al disotto dei 2 °C rispetto all’era preindustriale e fare ogni sforzo per limitare l’incremento entro 1,5 °C nella consapevolezza che ciò potrà significativamente ridurre rischi e impatti connessi con i cambiamenti climatici;
  • accrescere la capacità di adattamento agli impatti avversi dei cambiamenti climatici, incrementare la resilienza e favorire uno sviluppo sostenibile a basso livello di emissioni in una modalità tale da non minacciare la produzione di cibo;
  • costruire flussi finanziari consistenti con il percorso di uno sviluppo sostenibile dell’economia mondiale.

L’accordo sottolinea dunque la volontà comune di agire contestualmente sia sul fronte della mitigazione (riduzione delle emissioni climalteranti) sia su quello dell’adattamento nella consapevolezza che, a prescindere dalle azioni virtuose che saranno intraprese per la riduzione delle emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra, i cambiamenti climatici sono comunque in atto e produrranno rilevanti impatti sull’ambiente e sulla socio economia.
Mitigazione e adattamento sono azioni tra loro complementari, entrambe necessarie ed urgenti, dalle quali possono scaturire significative sinergie.
Ogni Stato è chiamato, secondo le sue possibilità e condizioni di sviluppo, ad esplicitare le modalità con le quali si impegna a concorrere al raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi (Intendend Natonally Determined Contribution).
Aderendo all’accordo gli Stati si sono impegnati a ratificarlo secondo le procedure previste dai rispettivi ordinamenti nazionali; la fase di formale ratifica dell’accordo, apertasi alle Nazioni Unite il 22 aprile scorso, si concluderà il 21 aprile 2017. Al momento hanno ratificato l’accordo 17 Stati (le cosiddette piccole isole in via di sviluppo) che rappresentano appena lo 0,04% delle emissioni globali.
L’accordo, legalmente vincolante, entrerà in vigore decorsi 30 giorni dal momento in cui sarà stato ratificato da almeno 55 Stati che rappresentino almeno il 55% delle emissioni globali di gas climalteranti.
L’accordo, nel prevedere strumenti e meccanismi per facilitarne l’implementazione (capacity building e cooperazione internazionale), richiede agli Stati di predisporre un inventario nazionale delle fonti e degli assorbimenti delle emissioni antropogeniche di gas ad effetto serra e di produrre rapporti biennali nei quali inserire anchenotizie in merito agli impatti dei cambiamenti climatici ed agli adattamenti.
Entro il 2023 sarà redatto un primo “bilancio globale” circa i progressi fatti a scala planetaria per raggiungere gli obiettivi dell’accordo, bilancio che verrà aggiornato periodicamente ogni 5 anni informando la revisione degli INDCs al fine di renderli più ambiziosi e coerenti con gli obiettivi dell’accordo.
L’accordo prevede la possibilità di recedere non prima di tre anni dalla sua entrata in vigore, previa notifica al Segretariato ONU: i relativi effetti maturano decorso un anno da tale notifica.
L’Unione Europea ha presentato un unico documento che illustra gli impegni dell’Unione nel suo complesso (Intended Nationally Determined Contributions _ NDCS) sul tema del clima; nel documento sono illustrati:

  • l’obiettivo di riduzione complessiva del 40% rispetto al 1990 (dei 28 Paesi dell’Unione) entro il 2030 delle emissioni di gas ad effetto serra in atmosfera;
  • la tipologia di gas serra da considerare;
  • i settori responsabili (energia, processi industriali, agricoltura, rifiuti, uso del suolo e forestazione) e le sorgenti di emissione;
  • le politiche in materia di uso del suolo e forestazione da attivare appena possibile e comunque entro il 2020, in coerenza con gli obiettivi di mitigazione;
  • l’obiettivo di aggiornare entro il 2020 la legislazione europea e nazionale in materia di energia e clima in un contesto che tenga conto dell’integrità ambientale;
  • la consistenza degli sforzi dell’Unione per raggiungere entro il 2050 una riduzione delle emissioni climalteranti dell’80_95% da parte dei Paesi più sviluppati, ritenuta necessaria dall’IPCC per limitare l’incremento della temperatura media del pianeta entro i limiti concordati a Parigi.

Gli impegni del Piemonte sul clima: il protocollo Under2- Memorandum of Understanding (U2_MOU)

Alcuni Governi regionali, consapevoli del ruolo che tale livello di governo del territorio può svolgere in tema di Clima e con il preciso intento di spingere gli Stati ad adottare un accordo ambizioso, nelle more della formazione dell’accordo di Parigi hanno dato vita ad un protocollo denominato Under2- Memorandum of Understanding (U2_MOU).
Il protocollo U2_Mou, al quale la Regione Piemonte ha formalmente aderito nel dicembre 2015, impegna i sottoscrittori ad attuare politiche ambiziose in materia di mitigazione e adattamento.
Obiettivo del protocollo, presentato il 26 novembre scorso a Palazzo Lascaris, è quello di ridurre il livello di emissioni di gas climalteranti in modo coerente con una traiettoria di riduzione al 2050 dell’80-95 % rispetto al 1990 e/o di raggiungere una emissione pro capite inferiore a 2 tonnellate entro il 2050.
In allegato al protocollo la Regione Piemonte ha elencato le misure di:

  • mitigazione previste da Piani e Programmi adottati (misure correlate ad obiettivi di breve periodo, meno ambiziosi di quelli richiamate dal protocollo e che pertanto andranno opportunamente riviste e aggiornate);
  • adattamento previste da Piani e Programmi adottati, da attivare nei prossimi anni se saranno disponibili le risorse finanziarie necessarie.

Le misure di mitigazione e adattamento riguardano i settori:

  • Trasporti
  • Riscaldamento domestico
  • Industria
  • Agricoltura.
  • Energia
  • Foreste
  • Risorse idriche
  • Biodiversità e infrastrutture verdi
  • La gestione dei rischi naturali

L’adesione al protocollo consentirà ai sottoscrittori di condividere conoscenze e know how e lavorare insieme per cercare soluzioni che comportino benefici per l’ambiente e l’economia.
Al protocollo hanno finora aderito 135 Governi locali di tutto il mondo – tra i quali 6 regioni italiane (Basilicata, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Sardegna e Veneto) - che rappresentano 780 milioni di persone e un prodotto interno lordo superiore a 21.000 miliardi di dollari.
L’adesione al protocollo comporta un obbligo di reporting periodico delle azioni attivate in coerenza con gli impegni assunti.
Le informazioni sono visualizzate su un portale ad hoc gestito dal Segretariato che fornisce anche supporto operativo ai fini della rendicontazione.
La prima fase di rendicontazione è stata avviata ad aprile e si concluderà nel mese di luglio 2016.