Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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RISCHI NATURALI

La regione, densamente popolata (oltre 4 milioni di abitanti), economicamente attiva e sede di importanti infrastrutture e reti di comunicazione, risulta fragile nella sua esposizione ai rischi naturali. S’intende per rischio naturale il numero atteso di perdite umane, feriti, danni alle proprietà e interruzioni di attività economiche, in conseguenza di processi d’instabilità che naturalmente si sviluppano sul territorio.
Il Piemonte, situato al margine occidentale della pianura padana, è occupato per circa il 49% del suo territorio dai rilievi montuosi delle Alpi e degli Appennini, che lo delimitano su tre lati come un arco. Tale struttura morfologica rende peculiare il clima della regione, che risulta zona di scontro delle masse d'aria continentali provenienti dalla piana del Po, dell'umidità proveniente dal Mediterraneo e delle correnti atlantiche nord-occidentali. I rilievi favoriscono i processi di convezione delle masse umide e la conseguente intensificazione delle precipitazioni che a loro volta determinano fenomeni di allagamento nelle aree fluviali, di piene torrentizie e l’innesco di frane lungo i versanti.

Analizzando i dati storici del periodo 1850-2000, la regione è statisticamente colpita in settori diversi da eventi alluvionali (intendendo come tali quelli che interessano almeno due bacini idrografici) con ricorrenze medie di un evento ogni 18 mesi circa.
Nel settore Alpino, particolari condizioni nivo-meteorologiche possono inoltre causare un’altra tipologia di processi d’instabilità naturale: le valanghe.

Il territorio regionale è altresì soggetto a terremoti: il contesto tettonico e i regimi geodinamici attivi portano la regione ad essere sede di attività sismica, generalmente modesta dal punto di vista energetico, ma notevole come frequenza. I terremoti nell’area si verificano principalmente lungo due direttrici, note come arco sismico piemontese e arco sismico brianzonese, convergenti verso sud nelle Alpi Marittime. La prima segue l’andamento dell'arco alpino occidentale nella sua parte interna, in corrispondenza del massimo gradiente orizzontale della gravità presente in prossimità del margine di contatto tra i rilievi alpini e la pianura piemontese occidentale. La seconda, caratterizzata da una maggiore dispersione, segue l'allineamento dei massicci cristallini esterni, lungo il Fronte Pennidico. Una diffusa sismicità, seppur con minori frequenze, caratterizza anche i rilievi centrali e sud-orientali della regione, in particolare nell’Appennino settentrionale.

 aree in frana

Il SIFraP (Sistema Informativo Fenomeni Franosi in Piemonte) è la componente della Banca dati Geologica di Arpa che raccoglie le informazioni relative ai dissesti di versante (avvenuti in passato o in atto) documentati e/o riconoscibili attraverso il rilevamento diretto o il telerilevamento. Le informazioni sono organizzate secondo diversi livelli di approfondimento. Il primo livello è stato compilato per oltre 36.700 fenomeni franosi rilevati in Piemonte e permette di ottenere un indicatore sullo stato del territorio: la percentuale di territorio in frana (comunemente indicata come indice di franosità). Il significato di tale indice non è da intendersi in termini di incremento o decremento annuale, in quanto la sua variazione nel tempo è quasi impercettibile; inoltre l’aumento della superficie in frana non è generalmente legata unicamente all’attivazione di nuovi fenomeni franosi ma spesso ad un miglioramento della conoscenza del territorio. L’indice di franosità tuttavia rappresenta un importante indicatore a scala comunale,
provinciale e regionale della vulnerabilità del territorio collinare/montano. La raccolta d’informazioni al 2° livello di approfondimento (attualmente disponibili per 570 fenomeni franosi, di cui circa 70 elaborati nel 2015), invece, permette di ottenere un quadro maggiormente dettagliato in merito ai fenomeni franosi di maggior rilevanza che nel corso dell’anno hanno interessato il Piemonte.

Nel corso del 2015 particolare attenzione è stata posta nella realizzazione degli approfondimenti sui siti oggetto di monitoraggio da parte di Arpa Piemonte. Il lavoro è propedeutico all'analisi critica sulla significatività dei sistemi di monitoraggio e finalizzato alla razionalizzazione della rete, che verrà portata avanti nel corso del 2016. Attualmente infatti oltre 300 approfondimenti al 2° livello sono relativi a frane monitorate da Arpa Piemonte.

Figura 1
Fenomeni franosi analizzati al 2° livello di approfondimento SIFRAP


Fonte: Arpa Piemonte

In rosso i comuni per i quali si sono raccolte informazioni di secondo livello per ottenere un quadro maggiormente dettagliato in merito ai fenomeni franosi di maggior rilevanza che nel 2014 hanno interessato il Piemonte.

Consulta i dati disponibili sul SIFRAP dal webGIS, oppure accedendo direttamente alle schede di II livello

Aree inondate e colate detritiche

Nel corso del 2013, nell’ambito del Progetto RiskNet è stata avviata un’importante attività di riclassificazione degli strati informativi contenenti tutti i dati relativi agli eventi alluvionali storici che hanno colpito il Piemonte a partire dal 1968 (pubblicati originariamente in veste di cartografie statiche e successivamente in singoli servizi geografici), secondo una nuova legenda unificata.

I dati sono stati riorganizzati “per evento”, accorpando pertanto i dati di aste fluviali o aree geografiche rilevate singolarmente, nell’ottica di omogeneizzare le informazioni tematiche prodotte in tempi diversi da autori differenti. Il prodotto consiste in una serie di servizi geografici disponibile sul Geoportale di Arpa alla pagina Geologia e Dissesto.
La tabella 1 riporta i dati per provincia della somma delle aree inondate e delle aree interessate da colate detritiche rilevate a seguito degli eventi alluvionali 1968, 1987, 1993, 1994, luglio e ottobre 1996, ottobre 2000 e 2002. Lo stesso settore può essere stato interessato da uno o più eventi successivi. 
In particolare la classe Aree inondate comprende le aree interessate da allagamenti e alluvionamenti da parte del reticolo principale e secondario, compresi i settori rilevati successivamente all’onda di piena come aree interessate da deposito fuori alveo di sedimenti grossolani e fini.
La classe Colate detritiche viceversa comprende le aree di innesco, trasporto e deposizione dei fenomeni torrentizi parossistici in conoide o lungo aste torrentizie su versante.

Tabella 1
Aree inondate e colate detritiche rilevate a seguito degli eventi alluvionali
1968, 1987, 1993, 1994, luglio e ottobre 1996, ottobre 2000 e 2002

Province

Aree inondate km2

% superficie
provinciale

Colate detritiche m2

% superficie
provinciale

Bacini
idrografici

Alessandria

410,2

0,12

22.688

0,06 · 10-4

Tanaro, Belbo, Bormida, Po, Scrivia, Borbera

Asti

95,4

0,06

-

-

Tanaro, Belbo, Bormida, Borbore, Triversa

Biella

3,6

0,00

226.459

2,48 · 10-4

Cervo

Cuneo

76

0,01

-

-

Tanaro, Belbo, Bormida, Po, Borbore, Triversa

Novara

20,1

0,01

1.842.040

13,7 · 10-4

Toce, Sesia

Torino

318,3

0,05

971.070

1,42 · 10-4

Dora Baltea, Orco, Soana, Malone, Stura di Lanzo, Dora Riparia, Sangone, Chisone, Pellice, Po

Verbania

29,5

0,01

1.824.321

8,07 · 10-4

Toce, Agogna

Vercelli

179,2

0,09

-

-

Sesia, Cervo, Po

Fonte: Arpa Piemonte

I dati oggetto di riclassificazione (aree inondate e aree interessate da fenomeni torrentizi parossistici negli eventi analizzati) sono sintetizzati in veste cartografica nella figura 2. 

Per dare un quadro completo di tutti i dati contenuti nella Banca Dati si riporta anche in verde la distribuzione delle colate detritiche e dei processi torrentizi parossistici (di massima intensità ) rilevati nel corso del censimento dei conoidi alluvionali in Piemonte

realizzato da Arpa per il Progetto RiskNat sulla base di analisi fotointerpretativa multi-temporale e sopralluoghi; in rosa il settore alpino-appenninico piemontese oggetto di studio. 

I dati relativi ai conoidi alluvionali, ai fenomeni torrentizi e in particolare alle colate detritiche, contenuti nella Banca Dati Arpa saranno costantemente aggiornati in caso di nuovi eventi alluvionali, di sopralluoghi o di nuove ricerche storiche d’archivio.

Figura 2
Aree inondate e aree interessate da fenomeni torrentizi negli eventi analizzati




Fonte: Arpa Piemonte

In blu sono rappresentate le aree inondate dai corsi d’acqua principali e secondari e in viola le colate detritiche e i processi torrentizi parossistici rilevati lungo il reticolo idrografico minore nel corso degli eventi storici 1987, 1993, 1994, luglio e ottobre 1996, 2000 e 2002, i cui dati sono stati riclassificati nel 2013.
In verde, per dare un quadro completo di informazione a livello regionale, si riporta la distribuzione delle colate detritiche e dei processi torrentizi parossistici di epoca storica rilevati nel corso del censimento dei Conoidi alluvionali in Piemonte nel Progetto RiskNat (in rosa il settore alpino-appenninico oggetto di studio).

Consulta gli approfondimenti sulla banca dati geologica.

Attività valanghiva

Inverno 2015
Nella stagione invernale in esame i giorni nevosi sono stati perlopiù pochi e inferiori alla media in alcune stazioni, mentre il totale di neve fresca è risultata quasi ovunque sopra la media. Questo indica che i "pochi" giorni nevosi hanno fatto registrate molta neve fresca per singolo evento. Essi si sono concentrati nei mesi di febbraio e marzo, durante i quali si sono create condizioni di criticità valanghiva che hanno richiesto l’emissione di bollettini di allerta con codice di moderata criticità. Durante tali periodi l’attività valanghiva spontanea si è, in effetti, intensificata con distacchi di masse nevose che spesso hanno interessato la viabilità di fondovalle e talvolta zone antropizzate, creando notevoli disagi alla popolazione e agli amministratori deputati alla gestione del territorio (figura 3).

Figura 3
Colle della Maddalena, valanga sulla strada a fine marzo 2015




Fonte: Arpa Piemonte
Molte sono state le segnalazioni di eventi valanghivi che hanno interessato la viabilità di fondovalle durante questi periodi.
Dal 3 al 7 febbraio la regione è stata interessata da diffuse precipitazioni nevose anche in pianura. I quantitativi maggiori si sono verificati sulle Alpi Liguri, Marittime e Cozie Sud, dove si sono registrati da 130 cm a 180 cm di neve fresca. Oltre alle strade chiuse per valanghe si sono segnalati anche il coinvolgimenti di autovetture in transito come in Valle Stura al Colle della Maddalena e in Valle Maira a Ponte Marmora e una valanga nel comune di Bellino che ha investito alcune strutture tra cui una rimessa adibita a garage, danneggiando una macchina che era nei pressi.

Dal 13 al 18 febbraio la regione è stata interessata da precipitazioni a carattere nevoso, già in pianura a inizio evento, in graduale aumento fino ai 700-900 m verso fine evento. La precipitazione nevosa si è concentrata dapprima nei settori alpini settentrionali e successivamente su quelli meridionali. Si sono registrati mediamente 70-100 cm di neve, con locali picchi di 120-140 cm a nord. Verso la fine delle precipitazioni lo zero termico si è alzato repentinamente fino ai 1600-1800 m: la pioggia e la neve umida hanno sovraccaricato le neve recente, destabilizzandola ancora di più (figura 4).

Figura 4
Valle Gesso. Accumulo della valanga Fontana Piancia visto da sotto il paravalanghe scattata il 17 febbraio 2015.
La valanga aveva già interessato la viabilità circa 10 giorni prima



Fonte: Arpa Piemonte
Dal 14 al 18 marzo una circolazione depressionaria dalla Normandia ha determinato il peggioramento del tempo sulla regione, apportando nevicate sui rilievi alpini con valori da forti a molto forti. A 2.000 m si sono registrati mediamente 50-90 cm di neve fresca con picchi di 120-130 cm sui settori meridionali. Il grado di pericolo è aumentato repentinamente passando da 1-debole su tutti i settori sabato 14, fino a raggiungere il 4-forte in quasi tutti i settori martedì 17. Su tali zone, a causa dell’aumento dell’instabilità del manto nevoso, si è raggiunto uno stato di moderata criticità. Il mese di marzo si è concluso ancora con un evento nevoso importante dal 21 al 26 marzo. In conseguenza di questi ulteriori apporti nevosi una valanga ha interessato nuovamente la SS 21 (non chiusa al traffico) nei pressi del Colle della Maddalena fortunatamente senza incidenti.

Consulta il Sistema Informativo Valanghe
La stagione invernale 2015-2016
Data la scarsità di neve non è stata rilevata attività valanghiva sul territorio regionale all’inizio della stagione invernale 2015-2016 (figura 5).

Figura 5
Alta Valle Anzasca: assenza di neve fino in alta quota nel mese di dicembre 2015



Fonte: Arpa Piemonte

incidenti da valanga

La stagione invernale 2014-2015
La stagione invernale 2014-2015 si colloca al quarto posto per il numero di incidenti da valanga registrati negli ultimi 30 anni (figura 6), al pari della stagione invernale 2008-2009, e mostra una lieve riduzione rispetto alla stagione precedente pur non modificandone il trend positivo iniziato a partire dalla stagione 2005-2006.

Figura 6
Incidenti da valanga

Fonte: Arpa Piemonte
La distribuzione stagionale degli 11 incidenti da valanga registrati nell’inverno 2014-15 evidenzia una maggior frequenza nel mese di marzo, con 4 casi, seguita dai mesi di dicembre e marzo con 3 casi ciascuno. L’ultimo incidente si è riscontrato nel mese di maggio. La maggior parte degli incidenti si è verificata con il grado del pericolo valanghe 3-Marcato (8 casi); gli altri 3 incidenti sono avvenuti con pericolo 4-Forte (figura 7).

Figura 7
Distribuzione degli incidenti da valanga in relazione al grado di pericolo valanghe riportato sul Bollettino

Fonte: Arpa Piemonte
Per quanto concerne la distribuzione spaziale, gli incidenti da valanga (figura 8) si sono verificati principalmente su Alpi Cozie Nord di confine (4 casi), seguite da Alpi Cozie Sud di confine (3 casi) e Marittime Occidentali (2 casi). Gli altri 2 incidenti si sono verificati sulle Alpi Lepontine Nord e Alpi Cozie Nord.

Figura 8
Localizzazione degli incidenti registrati in Piemonte nell’inverno 2014-15


Il territorio regionale è suddiviso nei settori riportati nel Bollettino Valanghe

Fonte: Arpa Piemonte
Rispetto alla stagione invernale 2013-14, il numero delle vittime si è mantenuto pressoché costante (7 morti nel 2014-15 contro gli 8 morti del 2013-14). Risulta invece fortemente ridotto il numero dei feriti (una persona nel 2014-15 su 20 travolti, contro i 15 feriti su 29 travolti della stagione precedente). Su scala nazionale, la stagione invernale 2014-15 è stata caratterizzata da un cospicuo numero di incidenti da valanga, superiore all’inverno precedente.
In particolare, dai dati raccolti dall’AINEVA si contano 82 incidenti (contro i 60 dell’inverno 2013-14) con 149 persone travolte
(contro i 118 dell’inverno 2013-14), 85 persone rimaste illese (contro i 55 dell’inverno 2013-14), 34 feriti (contro i 40 dell’inverno 2013-14) e 30 morti (contro i 23 dell’inverno 2013-14). Il Trentino Alto Adige si colloca al primo posto per il numero di feriti e di morti mentre il Piemonte si situa al secondo posto per il numero di vittime.
Le persone decedute a causa di una valanga, sull’arco alpino piemontese, stavano effettuando discese fuoripista (4 decessi) o gite sci alpinistiche (3 decessi).

Attività sismica

Nel corso del 2015 la rete sismica regionale ha rilevato circa 740 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 1,0 ML, di cui 117 localizzati internamente e 185 entro 25 km dai confini piemontesi, con una stima di momento sismico totale pari rispettivamente a 3,3*1014 Nm e 1,1*1015 Nm.
All’interno del territorio regionale i sismi hanno interessato prevalentemente le basse valli delle Alpi Occidentali, con una distribuzione allineata in corrispondenza del massimo gradiente gravimetrico presente lungo il margine di contatto tra i rilievi alpini e la pianura piemontese occidentale. In questa fascia circa tre quarti dei terremoti sono concentrati tra Alpi Cozie meridionali e Alpi Marittime, in particolare dalla Valle Stura alla Valle Po, con profondità focali distribuite in prevalenza tra i 4 e i 16 km; il restante quarto è localizzato nelle Alpi Cozie settentrionali, con profondità focali concentrate tra i 9 e i 14 km, soprattutto in Bassa Val di Susa e in Val Pellice, dove si è verificato il 10 settembre l’evento più energetico dell’area (Villar Pellice, TO, 3,1 ML), a circa 18 km a sud-ovest da Pinerolo.
Il versante francese delle Alpi Cozie in particolare è stato interessato da alcuni eventi di magnitudo superiore a 3, molto superficiali (intorno ai 5 km di profondità), a circa 20 km dai confini piemontesi (Argentera, CN; Claviere, TO): l’11 aprile (3,4 ML) e il 6 novembre (3,8 ML) all’estremità orientale della Valle dell’Ubaye, a circa 10 km a nord di Barcellonette e a circa 18 km a sud-est di Embrun, all’interno di una sequenza sismica comprendente un centinaio di eventi nel corso del 2015 che prosegue dall’anno precedente; il 31 dicembre (3,2 ML) nel Queyras, a circa 18 km a sud-est di Briançon.

Un altro evento significativo rilevato in Piemonte si è verificato il 10 ottobre nei settori sud-orientali, nell’Ovadese (Belforte Monferrato, AL, 3,2 ML) a 4 km da Ovada.

Infine si evidenzia un gruppo di sismi a maggiore profondità (26-63 km), nelle zone centrali della regione, tra cui il sisma localizzato il 16 novembre al di sotto della Pianura piemontese occidentale, con epicentro a Racconigi (3,3 ML).

Figura 9
Terremoti - anno 2015



Fonte: Arpa Piemonte

Nella mappa sono rappresentati gli epicentri dei terremoti di magnitudo locale (ML) maggiore o uguale a 1 rilevati dalla rete sismica regionale nel 2015. La dimensione dei simboli è funzione della magnitudo e il colore è funzione della profondità focale, come indicato in legenda.

Consulta la mappa degli ultimi terremoti in Piemonte.

Tabella 2
Distribuzione dei terremoti rilevati nel 2015 internamente ai confini regionali

Sismicità in Piemonte (ML≥1) - anno 2015

Settori geografici piemontesi

N. sismi (ML≥1)

Mag.
(ML)

Prof. (km)

Terremoti con magnitudo 3 ML

(località, magnitudo, profondità, data e ora)

Rilievi alpini nord-orientali

2


1,1-1,6    

2-10

-

Pianura orientale

0

-

-

-

Pianura occidentale (1)

1

1,5

16

Pianura occidentale (2)

4 1,1-3,3 26-43

Pianura piemontese occidentale
(Racconigi, CN)
3,3 ML, 26 km, 16 novembre, 21:06 UTC 

Rilievi collinari centrali (1)

1 1,2 1

Rilievi collinari centrali (2)

2 1,6-1,7 56-63

Settori sud-orientali e meridionali

4 1,0-3,2 8-18

Ovadese
(Belforte Monferrato, AL)
3,2 ML,10 km, 10 ottobre, 20:18 UTC

Rilievi alpini sud-occidentali

76 1,0-2,8 1-17

-

Rilievi alpini nord-occidentali

27 1,0-3,1 3-20

Valle Pellice
(Villar Pellice, TO)
3,1 ML, 9 km, 10 settembre, 07:32 UTC

Fonte: Arpa Piemonte

BOX 
Eventi meteopluviometrici 2015

INDICE DI CRITICITÀ IDROLOGICHE E IDRAULICHE

L’analisi, condotta a scala regionale, evidenzia il numero di situazioni in cui si è verificato un evento di moderata o elevata criticità per il rischio idrogeologico e idraulico in almeno una zona di allerta, ai sensi della classificazione adottata in Piemonte dal “Disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile” approvato con Delibera di Giunta Regionale del 23 marzo 2005, n. 37-15176.

Arpa Piemonte ha seguito l’evolversi degli eventi meteorologici, avvenuti nel corso del 2015, attraverso il Centro Funzionale Regionale che ha garantito l’attività di previsione e monitoraggio dei fenomeni ad essi associati, a supporto del sistema di Protezione Civile Regionale.
Il 2015 è stato caratterizzato da alcuni eventi pluviometrici di differenti durata e intensità verificatisi a marzo, a maggio e a settembre; da una situazione di scarsità della risorsa idrica tra il mese di luglio e di agosto e infine, dagli ultimi due mesi dell’anno caldi e senza precipitazioni soprattutto a carattere nevoso.
Di seguito la descrizione di maggior dettaglio dei singoli eventi

Eventi temporaleschi di marzo 2015
Dal 15 al 25 marzo 2015 il Piemonte è stato interessato da precipitazioni deboli e localmente moderate. I giorni più piovosi sono stati il 16 e il 17; ad essi ha fatto seguito una pausa e una successiva ripresa il 22 e il 25.
Pur in assenza di precipitazioni particolarmente significative, alcuni corsi d’acqua hanno subito incrementi di livello importanti per effetto delle precipitazioni dei mesi precedenti che hanno determinato una generale saturazione dei suoli. Nel torinese particolarmente significativo è stato l’incremento dei livelli idrometrici del torrente Banna, mentre nel Cuneese l’Ellero a Mondovì ha superato i valori di attenzione. La piena del fiume Tanaro a Farigliano (CN) ha raggiunto un colmo di circa 1.000 m3/s superiore ai valori di attenzione e corrispondente ad un tempo di ritorno di 5 anni. Copiose nevicate si sono registrate a 2.000 m di quota, da sabato 14 a mercoledì 18 marzo, determinando un grado di pericolo valanghe 4-Forte su quasi tutto l’arco alpino piemontese. Dopo una breve pausa, un nuovo impulso perturbato nei giorni di mercoledì 25 e giovedì 26 marzo ha determinato cospicui valori di neve fresca favorendo una intensa attività valanghiva spontanea soprattutto sui settori meridionali con molte valanghe di medie dimensioni e locali singole grandi valanghe che localmente hanno interessato la viabilità.
Per maggiori dettagli e approfondimenti: Analisi eventi marzo 2015

Eventi temporaleschi maggio 2015
Durante il mese di maggio si sono verificati frequenti episodi di mal tempo a carattere temporalesco e localizzato. Il primo si è verificato il giorno 6 e ha colpito dapprima le aree di pianura del Torinese e della collina tra Torinese e Astigiano e poi il basso Biellese ed è stato caratterizzato da forti fenomeni temporaleschi, anche a carattere grandinigeno, molto localizzati sul territorio.
Il secondo è avvenuto il 14 e il 15 maggio: i bacini idrografici maggiormente colpiti dalle precipitazioni intense sono stati il Ticino, il Toce, l’Agogna e il Sesia nel Piemonte settentrionale.
Il valore di pioggia cumulata maggiore è stato registrato dal pluviometro ubicato nel Comune di Pallanza: quasi 200 mm in 2 giorni, con un massimo in 6 ore di 118 mm, a tale intensità corrisponde un tempo di ritorno compreso tra 20 e 50 anni.
La rete idrometrica regionale non ha registrato incrementi dei livelli particolarmente significativi ad eccezione dei torrenti Strona a Gravellona (VB) e Agogna a Momo (NO) che hanno raggiunto le soglie di attenzione rispettivamente con portate di circa 230 m3/s e 150 m3/s.
Il terzo evento è avvenuto nei giorni di martedì 19 e mercoledì 20 ed è stato caratterizzato da marcata instabilità atmosferica che ha portato anche ad un brusco abbassamento della quota delle nevicate fino ai 1400-1500 m sui settori alpini e nella serata di martedì ad una forte grandinata sul Cuneese, sul Canavese e sul Biellese.
Nel giorno 20, invece, i temporali sono risultati più diffusi sul quasi tutto il territorio regionale con valori puntuali localmente forti e molto forti sul Cuneese.

Per dettagli e approfondimenti: Rapporto eventi temporaleschi di maggio 2015
Evento del 13 settembre 2015
L’evento è stato caratterizzato da momenti distinti che hanno visto l’alternanza di precipitazioni intense e diffuse, temporali forti e schiarite. Le precipitazioni di intensità molto forte che nella giornata di domenica 13 hanno interessato la Liguria e le zone di confine con il Piemonte, hanno determinato un rapido aumento dei livelli idrometrici anche dei torrenti che scorrono in provincia di Cuneo e di Alessandria ma che hanno origine in territorio ligure.

L’analisi delle precipitazioni, condotta in termini statistici, ha evidenziato come le precipitazioni siano state critiche (tempi di ritorno di oltre 50 anni) per brevi durate (1-3 ore) in alcune stazioni dei bacini idrografici dello Scrivia e del Tanaro.
I corsi d'acqua che hanno fatto registrare repentini innalzamenti dei livelli idrometrici sono stati i torrenti Vobbia, Borbera e Scrivia con valori prossimi alla soglia di attenzione. Anche i due rami di Bormida (di Millesimo e di Spigno) hanno subito incrementi di livello significativi. Particolarmente degna di nota è la piena dello Scrivia che, formatasi nel tratto appenninico ligure-piemontese, ha raggiunto nell’arco di un’ora, una portata di circa 700 m3/s partendo da valori quasi nulli. L’onda di piena ha asportato un guado provvisorio ad Arquata Scrivia (AL) in località Boccemola.

Per dettagli e approfondimenti: Analisi evento settembre 2015

EFFETTI AL SUOLO

Evento alluvionale del mese di marzo 2015
Le precipitazioni diffuse registrate nella seconda metà di marzo 2015 hanno interessato in modo particolare il settore delle Langhe e dell’Alto Monferrato cuneese e astigiano, con cumulate totali che hanno raggiunto i 200-250 mm, coinvolgendo terreni già interessati nell'autunno precedente da piogge significative, che hanno determinato una generale saturazione dei terreni. A fronte di tale condizione, aggravata dallo scioglimento della coltre nevosa, si sono attivati o riattivati diversi fenomeni di scivolamento planare in alcuni casi anche di dimensioni rilevanti.

Come riportato dal Rapporto d'evento di Regione Piemonte, sono state rilevate circa 100 riattivazioni di fenomeni franosi per scivolamento planare (figura 10) che hanno coinvolto nel complesso 63 comuni e interessato alcune abitazioni e circa 10 km di strade provinciali e comunali con danni perlopiù strutturali che hanno in molti casi provocato la chiusura totale al traffico.

Figura 10
Ubicazione dei fenomeni più significativi e dei Comuni colpiti durante l'evento del marzo 2015



Fonte Arpa Piemonte
I fenomeni di dissesto che hanno coinvolto infrastrutture sono stati raccolti all'interno del sottosistema DAMAGE della Banca dati Geologica di Arpa Piemonte. Si tratta principalmente di segnalazioni derivanti dai rapporti d'evento pubblicati da Regione Piemonte e Provincia di Cuneo. Per i fenomeni maggiormente significativi Arpa Piemonte ha realizzato degli specifici approfondimenti, alcuni dei quali riportati di seguito:

- Poco a nord del concentrico di Benevello (CN) uno scivolamento planare incipiente ha coinvolto la corsia di valle della strada provinciale 106 per una lunghezza di circa 30 m e ha causato la deformazione e il taglio del sottostante terreno, causandone un ribassamento di circa 1-1,5 m e un'analoga traslazione verso valle. In seguito all'attivazione della frana, il giorno 31 marzo 2015 è stata effettuata una misura straordinaria sulla strumentazione collocata sul versante a nord nord-est del concentrico, evidenziando un marcato incremento della deformazione all'interno dell’inclinometro alla profondità di 15,5 metri.

Figura 11
Benevello (CN)

Coronamento di frana in corrispondenza della Strada Provinciale

Coronamento di frana, lato nordovest

Fonte: Arpa Piemonte
- In località Vernetta a sud ovest dell'abitato di Castino (CN), la riattivazione di un ampio fenomeno franoso per scivolamento planare ha danneggiato gravemente la strada provinciale 429 e la strada comunale di accesso alla località stessa. La frana è compresa in un vasto settore interessato da diverso tempo da movimenti gravitativi analoghi, che ebbe una prima importante attivazione nel 1936, quando causò la distruzione della borgata Vernetta sottana, e numerose riattivazioni negli anni successivi (1953, 1957, 1972, 1994, 2009, 2013). Dal 1999 il fenomeno franoso è oggetto di monitoraggio inclinometrico da parte di Arpa.

Figura 12
Castino (CN) località Vernetta

Dislocazione e frattura del terreno a monte della strada comunale

Taglio sulla strada provinciale in corrispondenza del fianco sinistro; le gabbionate a monte e a valle della strada sono state pesantemente deformate
Fonte: Arpa Piemonte
- in località Palazzo, nel comune di Neviglie (CN), si è sviluppato uno scivolamento planare che ha danneggiato la strada provinciale in più punti lungo un tratto di circa 400 m. Sono state interessate anche tre abitazioni: un edifico in muratura si presenta marcatamente lesionato per la spinta della frana dal lato est.
- sul versante ad ovest dell’abitato di Novello (CN) alcuni dissesti franosi di tipo scivolamento planare hanno interessato la SP 58, il cortile di due fabbricati rurali e le coltivazioni agricole su di un’area di circa 5 ettari. Nei pressi di cascina Baricalin la riattivazione di un fenomeno franoso già verificatosi in passato ha coinvolto la strada provinciale 58; il materiale detritico colato al piede del movimento ha causato l’ostruzione della stessa sede stradale per un tratto di circa 30 m.

Figura 13
Neviglie (CN) e Novello (CN)

Neviglie (CN), località Palazzolo. Facciata meridionale dell'abitazione danneggiata dal movimento franoso 
Novello (CN), Sottoscalzamento delle pertinenze della cascina coinvolta dal fenomeno
- in località S. Lucia, Comune di Trinità (CN), il materiale franato di un scivolamento rotazionale evolutosi in colamento ha deviato il corso di un rio minore. Il settore franato era già stato interessato in passato da fenomeni analoghi anche se probabilmente di entità minore.

Figura 14
Comune di Trinità (CN)

Panoramica scattata dal basso del fenomeno franoso

Panoramica scattata dal bordo destro del coronamento
Fonte: Arpa Piemonte

BOX 
Indagini geologico-ambientali per la città di Torino

È stata stipulata una convenzione tra la Città di Torino e Arpa Piemonte per attività di supporto alle strutture comunali in materia di prevenzione territoriale del rischio geologico, di monitoraggio dei rischi naturali, di conoscenza geologica e idrogeologica e di gestione e condivisione dati raccolti dal sistema informativo ambientale di Arpa Piemonte.

I prodotti realizzati nell'ambito della convenzione sono stati i seguenti:
  • realizzazione di un sistema di Controllo strumentale su aree in frana del territorio comunale;
  • predisposizione e realizzazione di una rete permanente di monitoraggio piezometrico della falda freatica nell’area di pianura della Città di Torino;
  • predisposizione aggregata degli strati informativi relativi alla geologia di superficie e del sottosuolo del territorio comunale;
  • condivisione e cooperazione tra Sistemi Informativi Territoriali.

1. Realizzazione di un sistema di Controllo strumentale su aree in frana sul territorio comunale

Nell’ambito di questa attività sono state effettuate campagne semestrali di letture inclinometriche e piezometriche manuali, con lo scopo di implementare la conoscenza e seguire l’evoluzione dei movimenti individuati nel territorio comunale della Collina Torinese. I siti indagati sono i seguenti: Corso Casale/Meisino, Corso Chieri Nord, Corso Chieri Sud, Giacomassi, Strada Lauretta, Strada Val S. Martino, Campeggio Villa Rei, Strada Bellardo/Fenestrelle, Viale Seneca, Strada S.Anna.
Negli undici siti posti sotto controllo strumentale sono presenti complessivamente:
  • 15 verticali inclinometriche
  • 7 verticali piezometriche

2. Realizzazione di una rete permanente di monitoraggio piezometrico della falda freatica nell’area di pianura della Città di Torino

Arpa Piemonte ha sviluppato un prototipo di banca dati di tutte le misurazioni effettuate basato su QGIS come strumento GIS che permette le funzionalità di visualizzazione, di tematizzazione dei dati e di utilizzo di funzioni di analisi a valenza territoriale, corredato da semplici maschere di consultazione e inserimento dati.
Parallelamente, è stata dimensionata e predisposta una rete permanente di monitoraggio piezometrico della falda freatica nell’area di pianura della Città di Torino.
Questa è stata realizzata individuando 64 punti sul territorio comunale, per i quali sono state portate a termine sei campagne piezometriche a cadenza semestrale a partire dal 2011 per misurare i livelli di soggiacenza.
Sul database contenente tutte le misure sono state eseguite una serie di elaborazioni statistiche e geostatistiche per definire il tipo di distribuzione dei punti, la presenza di eventuali valori anomali, per poi procedere alla spazializzazione dei dati piezometrici per ricostruire l’andamento della falda freatica superficiale nell’area oggetto di studio.

Figura 15
Rete di monitoraggio e isopieze della falda superficiale

Fonte: Arpa Piemonte
3. Predisposizione aggregata degli strati informativi relativi alla geologia di superficie e del sottosuolo del territorio comunale

È stato realizzato un modello prototipale 3D dei corpi sedimentari che costituiscono il settore di pianura ricadente nell’area della Città di Torino. Per la modellazione e la rappresentazione 3D delle geometrie e degli spessori delle litologie sono stati utilizzati e integrati due tipologie di dati: i dati puntuali dei sondaggi raccolti presso vari enti amministrativi e tecnici (Regione Piemonte, Provincia di Torino, Arpa Piemonte, amministrazioni comunali dell'area metropolitana e società private) e interpretati sulla base di una convenzione tra Dipartimenti di Geologia e dissesto di Arpa e il CNR-IGG di Torino e i dati di stratigrafie profonde derivati dal lavoro di Irace et al., 20091 .
Nella ricostruzione del sottosuolo della pianura corrispondente alla Città di Torino i dati dei sondaggi geognostici sono stati associati alle diverse profondità ai dati di stratigrafici profondi al fine di ricostruire la superficie di appoggio del Pliocene inferiore corrispondente alla superficie di appoggio diacrona delle unità stratigrafiche Sabbie di Asti (Astiano) e Argille Azzurre (Piacenziano) riconosciute nel sottosuolo torinese e la superficie di appoggio del Pliocene Medio, corrispondente alla superficie di appoggio dell'unità stratigrafica del Villafranchiano.
La modellazione geologica 3D del sottosuolo della pianura della Città di Torino è stata realizzata attraverso l’utilizzo del software proprietario EnterVol Ctech@.

IRACE A., CLEMENTE P., PIANA F., DE LUCA D.A., POLINO R., VIOLANTI D., MOSCA P.,TRENKWALDER S., NATALICCHIO M., OSSELLA L., GOVERNA M., PETRICIG M.. 2010. Hydrostratigraphy of the late Messinian-Quaternary basins in southern Piedmont (northwestern Italy) Mem. Descr. Carta Geol. d’It. XC, pp. 133-152.

Figura 16
Carta geologica con sondaggi analizzati e sezioni geologiche del sottosuolo

Fonte: Arpa Piemonte
4. Condivisione e la cooperazione tra Sistemi Informativi Territoriali

Nell’ambio di cooperazione per la predisposizione e la realizzazione di una cartografia geotematica a scala 1:10.000 della Città di Torino, il modello geologico 3D del sottosuolo e le relative sezioni sono state integrate nel servizio GIS 3D attualmente disponibile all’interno del Sistema Informativo Geografico di Arpa.
Inoltre sono stati elaborati una serie di modelli prototipali nei quali sono stati integrati i dati della Città per quanto concerne il modello digitale di terreno (da DTM risoluzione 0,5 m) gli edificati 3D, le alberate 3D e le aree verdi.
Si è successivamente provveduto all'inserimento di alcuni modelli 3D di edifici notevoli quali ad esempio i nuovi Grattacieli di Intesa San Paolo e di Regione Piemonte.
Sono infine stati integrati alcuni dati Arpa inerenti la tematica dell’inquinamento da campi elettromagnetici attraverso la ricostruzione 3D delle linee elettriche ad alta ed altissima tensione, le aree di rispetto per le linee elettriche DPA (Distanze Prima Approssimazione), le sorgenti puntuali ad alta frequenza per impianti radio-tv, le sorgenti puntuali ad alta frequenza per rete cellulare, i monitoraggi e le stazioni di misura per bassa e alta frequenza e le misure teoriche di campo elettrico.

Figura 17
Dettaglio della ricostruzione 3D degli edifici della Città di Torino

Fonte: Arpa Piemonte