Fattori che influenzano lo stato della risorsa

RISCHI NATURALI

La regione, densamente popolata (oltre 4 milioni di abitanti), economicamente attiva e sede di importanti infrastrutture e reti di comunicazione, risulta fragile nella sua esposizione ai rischi naturali. S’intende per rischio naturale il numero atteso di perdite umane, feriti, danni alle proprietà e interruzioni di attività economiche, in conseguenza di processi d’instabilità che naturalmente si sviluppano sul territorio.
Il Piemonte, situato al margine occidentale della pianura padana, è occupato per circa il 49% del suo territorio dai rilievi montuosi delle Alpi e degli Appennini, che lo delimitano su tre lati come un arco. Tale struttura morfologica rende peculiare il clima della regione, che risulta zona di scontro delle masse d'aria continentali provenienti dalla piana del Po, dell'umidità proveniente dal Mediterraneo e delle correnti atlantiche nord-occidentali. I rilievi favoriscono i processi di convezione delle masse umide e la conseguente intensificazione delle precipitazioni che a loro volta determinano fenomeni di allagamento nelle aree fluviali,
di piene torrentizie e l’innesco di frane lungo i versanti.
Analizzando i dati storici del periodo 1850-2000, la regione è statisticamente colpita in settori diversi da eventi alluvionali (intendendo come tali quelli che interessano almeno due bacini idrografici) con ricorrenze medie di un evento ogni 18 mesi circa. Nel settore Alpino, particolari condizioni nivo-meteorologiche possono inoltre causare un’altra tipologia di processi d’instabilità naturale: le valanghe.
Il territorio regionale è altresì soggetto a terremoti: il contesto tettonico e i regimi geodinamici tuttora attivi portano la regione ad essere interessata da una sensibile attività sismica, generalmente modesta come intensità ma di notevole frequenza. I terremoti si manifestano principalmente lungo due direttrici che riflettono chiaramente l’assetto tettonico regionale essendo pressoché coincidenti, entro un ragionevole margine di distribuzione, l’uno con il fronte Pennidico e l’altro con il limite fra le unità pennidiche e la pianura padana.

 aree in frana

Il SIFRAP (Sistema Informativo Fenomeni Franosi in Piemonte) è la componente della Banca dati Geologica di Arpa che raccoglie le informazioni relative ai dissesti di versante (avvenuti in passato o in atto) documentati e/o riconoscibili attraverso il rilevamento diretto o il telerilevamento. Le informazioni sono organizzate secondo diversi livelli di approfondimento. Il primo livello è stato compilato per 36.000 fenomeni franosi rilevati in Piemonte e permette di ottenere un indicatore sullo stato del territorio: la percentuale di territorio in frana (comunemente indicata come indice di franosità). Il significato di tale indice non è da intendersi in termini di incremento o decremento annuale, in quanto la sua variazione nel tempo è quasi impercettibile; inoltre l’aumento della superficie in frana non è generalmente legata unicamente all’attivazione di nuovi fenomeni franosi ma spesso ad un miglioramento della conoscenza del territorio.
L’indice di franosità tuttavia rappresenta un importante indicatore a scala comunale, provinciale e regionale della vulnerabilità del territorio collinare/montano. 
La raccolta d’informazioni al 2° livello di approfondimento (attualmente disponibili per 494 fenomeni franosi, di cui circa 80 elaborati nel 2014), invece, permette di ottenere un quadro maggiormente dettagliato in merito ai fenomeni franosi di maggior rilevanza che nel corso dell’anno hanno interessato il Piemonte.
Tra questi, nel 2014, occorre menzionare il fenomeno situato a Feisoglio (CN) in località Concentrico, uno dei più estesi planari della zona delle Langhe e il fenomeno situato in comune di Balme (TO) in località Alpe della Rossa, costituito da una frana complessa attivatasi nella primavera del 2014 come scivolamento rotazionale ed evolutasi come colamento rapido.

Figura 1
Comuni inseriti nella banca dati SIFRAP - anno 2014


Fonte: Arpa Piemonte

In rosso i comuni per i quali si sono raccolte informazioni di secondo livello per ottenere un quadro maggiormente dettagliato in merito ai fenomeni franosi di maggior rilevanza che nel 2014 hanno interessato il Piemonte.

Consulta i dati dispoibili sul SIFRAP

Aree inondate e colate detritiche

Nel corso del 2013, nell’ambito del Progetto RiskNet è stata avviata un’importante attività di riclassificazione degli strati informativi contenenti tutti i dati relativi agli eventi alluvionali storici che hanno colpito il Piemonte a partire dal 1968 (pubblicati originariamente in veste di cartografie statiche e successivamente in singoli servizi geografici), secondo una nuova legenda unificata.

I dati sono stati riorganizzati “per evento”, accorpando pertanto i dati di aste fluviali o aree geografiche rilevate singolarmente, nell’ottica di omogeneizzare le informazioni tematiche prodotte in tempi diversi da autori differenti. Il prodotto consiste in una serie di servizi geografici disponibile sul Geoportale di Arpa alla pagina Geologia e Dissesto.
La tabella 1 riporta i dati per provincia della somma delle aree inondate e delle aree interessate da colate detritiche rilevate a seguito degli eventi alluvionali 1968, 1987, 1993, 1994, luglio e ottobre 1996, ottobre 2000 e 2002. Lo stesso settore può essere stato interessato da uno o più eventi successivi. 
In particolare la classe “Aree inondate” comprende le aree interessate da allagamenti e alluvionamenti da parte del reticolo principale e secondario, compresi i settori rilevati successivamente all’onda di piena come aree interessate da deposito fuori alveo di sedimenti grossolani e fini.
La classe “Colate detritiche” viceversa comprende le aree di innesco, trasporto e deposizione dei fenomeni torrentizi parossistici in conoide o lungo aste torrentizie su versante.

Tabella 1
Aree inondate e colate detritiche rilevate a seguito degli eventi alluvionali
1968, 1987, 1993, 1994, luglio e ottobre 1996, ottobre 2000 e 2002

Province

Aree inondate km2

% superficie
provinciale

Colate detritiche m2

% superficie
provinciale

Bacini
idrografici

Alessandria

410,2

0,12

22.688

0,06 · 10-4

Tanaro, Belbo, Bormida, Po, Scrivia, Borbera

Asti

95,4

0,06

-

-

Tanaro, Belbo, Bormida, Borbore, Triversa

Biella

3,6

0,00

226.459

2,48 · 10-4

Cervo

Cuneo

76

0,01

-

-

Tanaro, Belbo, Bormida, Po, Borbore, Triversa

Novara

20,1

0,01

1.842.040

13,7 · 10-4

Toce, Sesia

Torino

318,3

0,05

971.070

1,42 · 10-4

Dora Baltea, Orco, Soana, Malone, Stura di Lanzo, Dora Riparia, Sangone, Chisone, Pellice, Po

Verbania

29,5

0,01

1.824.321

8,07 · 10-4

Toce, Agogna

Vercelli

179,2

0,09

-

-

Sesia, Cervo, Po

Fonte: Arpa Piemonte

I dati oggetto di riclassificazione (aree inondate e aree interessate da fenomeni torrentizi parossistici negli eventi analizzati) sono sintetizzati in veste cartografica nella figura 2. 

Per dare un quadro completo di tutti i dati contenuti nella Banca Dati si riporta anche in verde la distribuzione delle colate detritiche e dei processi torrentizi parossistici (di massima intensità ) rilevati nel corso del censimento dei conoidi alluvionali in Piemonte

realizzato da Arpa per il Progetto RiskNat sulla base di analisi fotointerpretativa multi-temporale e sopralluoghi; in rosa il settore alpino-appenninico piemontese oggetto di studio. 

I dati relativi ai conoidi alluvionali, ai fenomeni torrentizi e in particolare alle colate detritiche, contenuti nella Banca Dati Arpa saranno costantemente aggiornati in caso di nuovi eventi alluvionali, di sopralluoghi o di nuove ricerche storiche d’archivio.

Figura 2
Aree inondate e aree interessate da fenomeni torrentizi negli eventi analizzati




Fonte: Arpa Piemonte

In blu sono rappresentate le aree inondate dai corsi d’acqua principali e secondari e in viola le colate detritiche e i processi torrentizi parossistici rilevati lungo il reticolo idrografico minore nel corso degli eventi storici 1987, 1993, 1994, luglio e ottobre 1996, 2000 e 2002, i cui dati sono stati riclassificati nel 2013.
In verde, per dare un quadro completo di informazione a livello regionale, si riporta la distribuzione delle colate detritiche e dei processi torrentizi parossistici di epoca storica rilevati nel corso del censimento dei Conoidi alluvionali in Piemonte nel Progetto RiskNat (in rosa il settore alpino-appenninico oggetto di studio).

Consulta gli approfondimenti sulla banca dati geologica.

Attività valanghiva

Inverno 2015
Nella stagione invernale in esame i giorni nevosi sono stati perlopiù pochi e inferiori alla media in alcune stazioni, mentre il totale di neve fresca è risultata quasi ovunque sopra la media. Questo indica che i "pochi" giorni nevosi hanno fatto registrate molta neve fresca per singolo evento. Essi si sono concentrati nei mesi di febbraio e marzo, durante i quali si sono create condizioni di criticità valanghiva che hanno richiesto l’emissione di bollettini di allerta con codice di moderata criticità. Durante tali periodi l’attività valanghiva spontanea si è, in effetti, intensificata con distacchi di masse nevose che spesso hanno interessato la viabilità di fondovalle e talvolta zone antropizzate, creando notevoli disagi alla popolazione e agli amministratori deputati alla gestione del territorio (figura 3).

Figura 3
Colle della maddalena, valanga sulla strada a fine marzo 2015


Fonte: Arpa Piemonte
Molte sono state le segnalazioni di eventi valanghivi che hanno interessato la viabilità di fondovalle durante questi periodi.
Dal 3 al 7 febbraio la regione è stata interessata da diffuse precipitazioni nevose anche in pianura. I quantitativi maggiori si sono verificati sulle Alpi Liguri, Marittime e Cozie Sud, dove si sono registrati da 130 cm a 180 cm di neve fresca. Oltre alle strade chiuse per valanghe si sono segnalati anche il coinvolgimenti di autovetture in transito come in Valle Stura al Colle della Maddalena e in Valle Maira a Ponte Marmora e una valanga nel comune di Bellino che ha investito alcune strutture tra cui una rimessa adibita a garage, danneggiando una macchina che era nei pressi (figura 4).

Dal 13 al 18 febbraio la regione è stata interessata da precipitazioni a carattere nevoso, già in pianura a inizio evento, in graduale aumento fino ai 700-900 m verso fine evento. La precipitazione nevosa si è concentrata dapprima nei settori alpini settentrionali e successivamente su quelli meridionali. Si sono registrati mediamente 70-100 cm di neve, con locali picchi di 120- 140 cm a nord. Verso la fine delle precipitazioni lo zero termico si è alzato repentinamente fino ai 1600-1800 m: la pioggia e la neve umida hanno sovraccaricato le neve recente, destabilizzandola ancora di più (figura 5).

Figura 4
Val Varaita. Struttura e vettura interessati dalla valanga verificatasi la sera del 6 febbraio a Bellino


Fonte: Arpa Piemonte

Figura 5
Valle Gesso. Accumulo della valanga Fontana Piancia visto da sotto il paravalanghe scattata il 17 febbraio 2015.
La valanga aveva già interessato la viabilità circa 10 giorni prima


Fonte: Arpa Piemonte
Dal 14 al 18 marzo una circolazione depressionaria dalla Normandia ha determinato il peggioramento del tempo sulla regione, apportando nevicate sui rilievi alpini con valori da forti a molto forti. A 2.000 m si sono registrati mediamente 50-90 cm di neve fresca con picchi di 120-130 cm sui settori meridionali. Il grado di pericolo è aumentato repentinamente passando da 1-debole su tutti i settori sabato 14, fino a raggiungere il 4-forte in quasi tutti i settori martedì 17. Su tali zone, a causa dell’aumento dell’instabilità del manto nevoso, si è raggiunto uno stato di moderata criticità. Il mese di marzo si è concluso ancora con un evento nevoso importante dal 21 al 26 marzo. In conseguenza di questi ulteriori apporti nevosi una valanga ha interessato nuovamente la SS 21 (non chiusa al traffico) nei pressi del Colle della Maddalena fortunatamente senza incidenti.

Consulta il Sistema Informativo Valanghe

INCIDENTI DA VALANGA

La stagione invernale 2014-2015
La stagione invernale 2014-2015 si colloca al quarto posto per il numero di incidenti da valanga registrati negli ultimi 30 anni (figura 6), al pari della stagione invernale 2008-2009, e mostra una lieve riduzione rispetto alla stagione precedente pur non modificandone il trend positivo iniziato a partire dalla stagione 2005-2006.

Figura 6
Incidenti da valanga

Fonte: Arpa Piemonte
La distribuzione stagionale degli 11 incidenti da valanga registrati nell’inverno 2014-15 evidenzia una maggior frequenza nel mese di marzo, con 4 casi, seguita dai mesi di dicembre e marzo con 3 casi ciascuno. L’ultimo incidente si è riscontrato nel mese di maggio. La maggior parte degli incidenti si è verificata con il grado del pericolo valanghe 3-Marcato (8 casi); gli altri 3 incidenti sono avvenuti con pericolo 4-Forte (figura 7).

Figura 7
Distribuzione degli incidenti da valanga in relazione al grado di pericolo valanghe riportato sul Bollettino

Fonte: Arpa Piemonte
Per quanto concerne la distribuzione spaziale, gli incidenti da valanga (figura 8) si sono verificati principalmente su Alpi Cozie Nord di confine (4 casi), seguite da Alpi Cozie Sud di confine (3 casi) e Marittime Occidentali (2 casi). Gli altri 2 incidenti si sono verificati sulle Alpi Lepontine Nord e Alpi Cozie Nord.

Figura 8
Localizzazione degli incidenti registrati in Piemonte nell’inverno 2014-15


Il territorio regionale è suddiviso nei settori riportati nel Bollettino Valanghe

Fonte: Arpa Piemonte
Rispetto alla stagione invernale 2013-14, il numero delle vittime si è mantenuto pressoché costante (7 morti nel 2014-15 contro gli 8 morti del 2013-14). Risulta invece fortemente ridotto il numero dei feriti (una persona nel 2014-15 su 20 travolti, contro i 15 feriti su 29 travolti della stagione precedente). Su scala nazionale, la stagione invernale 2014-15 è stata caratterizzata da un cospicuo numero di incidenti da valanga, superiore all’inverno precedente.
In particolare, dai dati raccolti dall’AINEVA si contano 82 incidenti (contro i 60 dell’inverno 2013-14) con 149 persone travolte
(contro i 118 dell’inverno 2013-14), 85 persone rimaste illese (contro i 55 dell’inverno 2013-14), 34 feriti (contro i 40 dell’inverno 2013-14) e 30 morti (contro i 23 dell’inverno 2013-14). Il Trentino Alto Adige si colloca al primo posto per il numero di feriti e di morti mentre il Piemonte si situa al secondo posto per il numero di vittime.
Le persone decedute a causa di una valanga, sull’arco alpino piemontese, stavano effettuando discese fuoripista (4 decessi) o gite sci alpinistiche (3 decessi).

Attività sismica

Nel corso del 2014 la rete sismica regionale ha rilevato oltre 1.000 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 1 ML (Magnitudo Locale).
Dei 131 terremoti localizzati entro i confini piemontesi, oltre la metà si sono concentrati nel cuneese, nelle Alpi sud-occidentali e una trentina nel torinese, nelle Alpi nord-occidentali, nelle fasce pedemontane, con profondità focali prevalentemente tra i 4 e i 16 km. I due terremoti più grandi interni al Piemonte si sono verificati nei due settori, rispettivamente in Valle Maira (3.4 ML a 6 km di profondità, il 13 luglio) e in in Val Chiusella (3.0 ML, a 3 km di profondità, il 28 novembre).
Nelle Alpi occidentali, sul versante francese, nella Valle dell’Ubaye, a circa 15 km dai confini piemontesi, si è verificato il terremoto più forte del 2014 nell’area, di magnitudo 5.0 ML, a 5 km di profondità (7 aprile), con oltre 240 terremoti nel corso dell’anno nella medesima area epicentrale . Una ventina di km a nord-est, nel Parco del Queyras, all’incirca alla stessa distanza dai confini regionali, si è registrato un terremoto di magnitudo 3.4 ML, con simile profondità (12 giugno).
Una decina di sismi sono stati osservati in prossimità dei rilievi meridionali nell’alessandrino, tra Alto Monferrato e le propaggini
occidentali dell’Appennino settentrionale, con profondità tra i 5 e i 25 km.

Nell’Appennino Ligure
, una ventina di km a sud-est dal confine piemontese, si è verificato un terremoto di magnitudo 3.7 ML (30 novembre), a 8 km di profondità, con una cinquantina di eventi nella medesima area epicentrale nel corso dell’anno. In prossimità del Tortonese è stato registrato un terremoto di magnitudo 3.6 ML a 3 km di profondità (6 dicembre); più a nord, in Lomellina, a circa 10 km dal confine piemontese, si è registrato un terremoto di magnitudo 2.9 ML (19 agosto), a 53 km di profondità.

Si evidenziano infine una quindicina di eventi con valori di profondità maggiori, fino a 80 km, distribuiti nelle zone centrali del Piemonte, circa metà dei quali al di sotto delle pianure occidentali, tra Torinese e Cuneese.

Per rappresentare l'energia totale rilasciata nel 2014 dai terremoti all'interno del territorio regionale, si è stimato un momento sismico totale di circa 3.7*1014 Nm.

Figura 9
Terremoti - anno 2014



Fonte: Arpa Piemonte

Nella mappa sono rappresentati gli epicentri dei terremoti di magnitudo locale (ML) maggiore o uguale a 1 rilevati dalla rete sismica regionale nel 2014. La dimensione dei simboli è funzione della magnitudo e il colore è funzione della profondità focale, come indicato in legenda.

Tabella 2 - Distribuzione dei terremoti rilevati nel 2014 internamente ai confini regionali

Sismicità in Piemonte - 2014

Area

N. sismi (ML≥1)

ML

Prof. (km)

Terremoti con magnitudo 3 ML

(magnitudo, località, profondità, data)

Alpi sud-occidentali

(Cuneese)

72

(68)

1,0-3,4

0-22

(3-16)

 Valle Maira
3,4 ML, 6 km, 13 luglio, 10:05 UTC

Alpi nord-occidentali

(Torinese)

28

(26)

1,0-3,0

4-21

(4-16)

 Val Chiusella 
3,0 ML, 3 km, 28 novembre, 19:43 UTC

Settori nord-orientali

7

(6)

1,0-2,1

8-21

(8-14)

 

Appennino Ligure

(Alessandrino)

4

2,0-2,6

12-25

 

Alto Monferrato

(Alessandrino)

4

1,4-1,9

5-10

 

Piemonte centrale

16

1,0-2,8

28-80

 

Fonte: Arpa Piemonte

Consulta la mappa della sismicità in Piemonte

BOX DI ARGOMENTO
Eventi meteopluviometrici 2014

INDICE DI CRITICITÀ IDROLOGICHE E IDRAULICHE
L’analisi, condotta a scala regionale, evidenzia il numero di situazioni in cui si è verificato un evento di moderata o elevata criticità per il rischio idrogeologico e idraulico in almeno una zona di allerta, ai sensi della classificazione adottata in Piemonte dal “Disciplinare per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile” approvato con Delibera di Giunta Regionale del 23 marzo 2005, n. 37-15176.
Arpa Piemonte ha seguito l’evolversi degli eventi meteorologici, avvenuti nel corso del 2014, attraverso il Centro Funzionale Regionale che ha garantito l’attività di previsione e monitoraggio dei fenomeni ad essi associati, a supporto del sistema di Protezione Civile Regionale.
Il 2014 è stato caratterizzato da diversi eventi temporaleschi avvenuti nei mesi di luglio e agosto e da un autunno molto piovoso; in particolare, il mese di novembre 2014 verrà ricordato per la quantità “eccezionale” di pioggia caduta sul Piemonte, che ha reso tale mese il più piovoso in assoluto dell’intera serie storica dal 1957 ad oggi, superando il mese di ottobre 1976 che in precedenza deteneva tale primato. La precipitazione complessivamente caduta dal 9 ottobre al 17 novembre in alcune aree del Piemonte, ha superato addirittura i 1.000 mm (figura 10).

Figura 10
Precipitazioni cumulate dal 9 ottobre al 17 novembre 2014



Fonte: Arpa Piemonte

Consulta i dettagli e approfondimenti sull'evento di maggio 2013.
Di seguito la descrizione di maggior dettaglio dei singoli eventi

Evento del 9-14 ottobre 2014
Precipitazioni forti, localmente molto forti, si sono abbattute tra giovedì 9 e martedì 14 ottobre in particolare sul Verbano e sull’Alessandrino. Le giornate con le precipitazioni più intense sono state il 10 e il 13 ottobre: in particolare durante il venerdì sono stati fortemente colpiti i bacini dell’Orba e dello Scrivia e lunedì, oltre a questi, anche il bacino del Toce e, parzialmente, quello del Sesia. Durante l’evento, in provincia di Verbania il pluviometro ubicato nel Comune di Cursolo-Orasso ha registrato il massimo totale di pioggia pari a 500 mm.

Per dettagli e approfondimenti: Analisi evento 9-13 ottobre 2014
Evento del 3-6 novembre 2014
Tra lunedì 3 e giovedì 6 novembre il Piemonte è stato interessato da precipitazioni diffuse e persistenti; i bacini idrografici maggiormente colpiti dall’evento meteorico sono stati il Ticino, il Toce, l’Agogna e il Sesia nel Piemonte settentrionale, mentre, a sud del Po, sono stati l’alto Tanaro, l’Orba e lo Scrivia. Il massimo totale di pioggia durate l’evento è stato registrato dal pluviometro ubicato nel Comune di Stresa (451 mm) e la massima cumulata in 24 ore ha ampiamente superato i tempi di ritorno di 50 anni.

Per dettagli e approfondimenti: Rapporto tecnico evento 3-6 novembre 2014
Evento del 9-17 novembre 2014
Il verbano, il vercellese, il biellese e alto novarese sono state le aree maggiormente colpite dalle forti piogge avvenute tra il 9 e il 12 novembre. In particolare, le massime precipitazioni cumulate in quattro giorni, sono state registrate a Stresa (VB) 444 mm, a Camparient (BI) 428 mm, a Varallo (VC) 380 mm e a Nebbiuno (NO) 306 mm.
Tra venerdì 14 e domenica 16, il Piemonte è stato nuovamente interessato da precipitazioni cumulate significative soprattutto sui settori settentrionale e meridionale già precedentemente colpiti. A nord si sono registrate cumulate in tre giorni pari a 198 mm a Stresa (VB), 175 mm a Cellio (VC), 162 mm a Ameno (NO); nell’alessandrino le piogge cumulate massime sono state registrate a Bosio (AL) 235 mm e a Fraconalto (AL) 253 mm.
Il lago Maggiore, all’idrometro di Pallanza (VB), ha raggiunto il valore massimo di 6,87 m superiore di circa 30 cm a quelli del novembre 2002. Anche il lago d’Orta, nelle due fasi di maltempo ha superato per ben due volte il suo valore massimo storico degli ultimi 17 anni: l’idrometro di Omegna (VB) ha raggiunto 2,84 cm il 13 e 3,08 cm domenica 16.

Per dettagli e approfondimenti: Rapporto tecnico evento 9-17 novembre
Evento del 30 novembre-02 dicembre 2014
Precipitazioni diffuse ma moderate si sono registrate sul Piemonte dal pomeriggio di domenica 30 novembre a martedì 2 dicembre: durante l’evento non si sono superati i 130 mm di pioggia cumulata sui tre giorni. Nel torinese, sono stati particolarmente significativi gli incrementi dei livelli dei torrenti Chisola e Banna che hanno superato le soglie di attenzione avvicinandosi a quelle di pericolo.
La piena del Tanaro a Montecastello (AL), dopo aver ricevuto i contributi della Bormida, ma soprattutto del torrente Belbo, ha raggiunto il valore massimo di quasi 2.500 m3/s prossimo alla soglia di pericolo e tempo di ritorno maggiore di 10 anni.
Lungo l’asta del fiume Po, i massimi livelli sono stati raggiunti nella parte torinese del bacino, da Carignano a San Sebastiano con valori superiori alle soglie di attenzione: in particolare la portata a Carignano è stata di circa 750 m3/s e a Torino di circa 1100 m3/s valori entrambi corrispondenti a tempi di ritorno di circa 5 anni.

Per dettagli e approfondimenti: Evento 30 novembre 2 dicembre 2014
Durante l’estate il Piemonte è stato colpito da diversi eventi temporaleschi consultabili ai seguenti link:

Eventi avvenuti nel mese di luglio 2014

Eventi avvenuti nel mese di agosto 2014
EFFETTI AL SUOLO
Gli eventi meteopluviometrici intensi e/o prolungati registrati nel corso del 2014 e descritti precedentemente hanno causato diffusi danni sul territorio. Visto l'elevato numero di processi registrati risulta spesso difficile associare gli effetti censiti ad un determinato evento, trattandosi in molti casi di riattivazioni o aggravamenti di fenomeni già in atto. In generale è comunque possibile suddividere gli effetti delle piogge del 2014 in 4 diversi periodi dell'anno:
  • novembre 2013-marzo 2014;
  • giugno-agosto 2014;
  • 12-14 ottobre 2014;
  • novembre-dicembre 2014.
Come riportato dai rapporti d'evento di Regione Piemonte, nel corso del 2014 i comuni interessati dagli eventi sono stati oltre 180 e sono distribuiti a macchia di leopardo sulla quasi totalità della regione e su tutte le fasce altimetriche. Come evidenziato in figura 11, l'area dell'alessandrino (interessata dagli eventi di novembre 2013-marzo, ottobre e novembre-dicembre) è quella dove si sono concentrati il maggior numero di dissesti; particolarmente colpite anche le aree del verbano (eventi di ottobre e novembre-dicembre) e del biellese (evento di novembre-dicembre).

Figura 11
Comuni colpiti dai fenomeni più significativi durante 2014


Fonte: Arpa Piemonte
I fenomeni di dissesto maggiormente significativi sono stati raccolti all'interno del sottosistema DAMAGE della Banca dati Geologica di Arpa Piemonte. Ad oggi sono stati censiti, per il 2014, circa 600 processi che hanno causato oltre 400 danni a viabilità o infrastrutture. Il dato non è comunque da considerarsi definitivo in quanto attualmente è ancora oggetto di approfondimento e integrazione

I fenomeni numericamente più significativi sono quelli di versante (279 casi), seguiti da quelli di altro tipo (processi non classificati, legati alla rete fognaria, ruscellamenti, ecc...) e da fenomeni legati alla rete idraulica principale e/o secondaria (130 casi). Gli effetti delle piogge sono stati particolarmente pesanti per la viabilità, per cui risultano oltre 350 segnalazioni di danno. Si rilevano in particolare le conseguenze sulla rete viaria provinciale alessandrina interrotta in più punti con conseguente necessità di deviazione sulla rete secondaria e disagi per l’utenza. Anche i nuclei abitati risultano particolarmente colpiti: sono state infatti diverse le abitazioni sgomberate e le zone inaccessibili, come nel caso del Comune di Castelletto d’Orba dove l'intensa attività torrentizia del Rio Arbarola ha causato l’allagamento di parte del concentrico con altezze dei tiranti anche di 2 m. Da segnalare anche diverse interruzioni alle infrastrutture di servizio e in particolare al servizio idrico: in diversi casi problemi ai pozzi di captazione dell’acquedotto o di torbidità delle acque hanno costretto i comuni a dichiarare l’acqua non potabile.

Figura 12
Tipologia di attività specifica dei processi rilevati durante il 2014
Numero totale processi 593

Fonte: Arpa Piemonte

Figura 13
Danni rilevati durante il 2014

Per i fenomeni franosi maggiormente significativi, Arpa Piemonte ha realizzato degli specifici approfondimenti: sono state realizzate infatti, nel corso del 2014, circa 80 nuove schede al II livello di approfondimento del SIFRAP (Sistema Informativo Fenomeni Franosi in Piemonte). Vengono in seguito riportati alcuni esempi esemplificativi.
Uno dei fenomeni franosi più significativi è quello di Casa Borella, verificatosi nel mese di febbraio in Comune di Avolasca (AL). Si tratta di un estesa frana complessa attivatasi come scivolamento rotazionale a spese della coltre superficiale e di una consistente porzione di substrato; il fenomeno si è poi evoluto come colamento lento nella parte medio-inferiore. La parte inferiore è altresì coinvolta da processi rapidi di crollo (a spese di porzioni di substrato marnoso mobilizzato) e marginalmente di colamenti rapidi di terra, lungo il fianco sinistro in corrispondenza di un corso d'acqua coinvolto nel franamento. Precedentemente, nella stessa area era stato segnalato un fenomeno franoso di dimensioni minori, riferito al 1992. (Fonte: scheda SIFRAP 006-50429-00). Sulla frana è prevista l'installazione di un sistema di monitoraggio mediante una verticale inclinometrica e un piezometro.

Figura 14
Fenomeno franoso di Casa Borella - Avolasca (AL)

Fonte: Arpa Piemonte
Nel periodo giugno-agosto 2014 il Piemonte è stato interessato da precipitazioni rilevanti: si tratta in genere di rovesci di forte intensità e breve durata, con picchi localizzati estremamente elevati ed effetti principalmente sulla rete idrografica minore. Tra i casi di maggiore rilevanza si evidenzia quelli dell'Alpe della Rossa nel comune di Balme (TO): si tratta di una frana di tipologia complessa attivatasi come scivolamento rotazionale a spese della coltre superficiale e del substrato roccioso, che in questa zona si presenta fortemente tettonizzato e fratturato in frammenti di pezzatura anche molto fine a causa della presenza di importanti zone di taglio; il fenomeno si è poi evoluto come colamento rapido nella parte medio-inferiore, in quanto il materiale, soprattutto di pezzatura fine (argilloso-limosa), viene convogliato in due ripide incisioni torrentizie che lo trasportano fino a valle.
Il colamento rapido di materiale argilloso-limoso dalla ripida incisione torrentizia ha interessato la sede stradale che è stata cautelativamente chiusa al traffico e si è poi si riversato nel Torrente Stura di Ala. Oltre alla Strada Provinciale risultano minacciate un gruppo di baite e le opere di captazione acque potabili della SMAT (Fonte: scheda SIFRAP 001-76760-00).

Figura 15
Fenomeno franoso di Alpe della Rossa - Balme (TO)





Fonte: Arpa Piemonte