Fattori che influenzano lo stato della risorsa

SITI CONTAMINATI

I siti contaminati rappresentano uno dei fattori antropici che possono influenzare lo stato delle acque sotterranee e superficiali. Sebbene la contaminazione sia più evidente nella matrice suolo, il trasporto dei contaminanti - attraverso il dilavamento da parte della falda, l’infiltrazione meteorica o attraverso la presenza di vie preferenziali - determina spesso un impatto sulle acque sotterranee. Su 1.500 siti attualmente presenti nell’Anagrafe1 498 presentano un impatto sulle acque sotterranee: di questi 365 sono attivi e 133 conclusi. Meno frequente è invece l’impatto sulle acque superficiali, per il quale si contano 95 siti, di cui 20 ancora attivi e 75 conclusi. Per quanto riguarda le tipologie di inquinanti maggiormente rilevate nella matrice acque, la famiglia più rappresentata è quella degli idrocarburi (33% dei casi), seguita dai contaminanti inorganici e dai contaminanti inorganici più solventi in egual misura (figura 1).

1 Per una più completa descrizione del tema siti contaminati e delle informazioni contenute nell’Anagrafe Regionale dei Siti contaminati si rimanda all'argomento “Siti contaminati” trattato nella tematica territorio.

Figura 1
Siti con presenza di specifiche famiglie di contaminanti nelle acque sotterranee

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte, aggiornamento 9 marzo 2015

Uno sguardo più approfondito permette di rilevare come, all'interno della famiglia degli idrocarburi, gli idrocarburi totali espressi come n-esano e i BTEX (Benzene, Toluene, Etilbenzene e Xileni) siano tra i più rilevati nelle acque sotterranee (figura 2); il benzene, in particolare, rappresenta una criticità per le sue caratteristiche di cancerogenicità.

Figura 2
Principali sostanze contaminanti presenti nelle acque sotterranee - Idrocarburi

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte, aggiornamento 9 marzo 2015



Analogamente nelle figure 3 e 4 si riporta il dettaglio delle sostanze relative alle famiglie indicate come contaminanti inorganici e solventi.

Figura 3
Principali sostanze contaminanti presenti nelle acque sotterranee - Contaminanti inorganici

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte, aggiornamento 9 marzo 2015

Figura 4
Principali sostanze contaminanti presenti nelle acque sotterranee - Solventi

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte, aggiornamento 9 marzo 2015

BOX DI ARGOMENTO
Presenza di solventi clorurati nelle acque sotterranee:
inquinamento diffuso o inquinamento puntuale?

La presenza di composti organoclorurati nelle acque sotterranee, imputabile ad attività antropiche di tipo industriale, è un fenomeno piuttosto diffuso nelle aree urbane e fortemente industrializzate. A causa delle caratteristiche chimico–fisiche di tali sostanze, scarsamente solubili in acqua e caratterizzate da una maggiore densità e minor viscosità rispetto all’acqua stessa, la ricostruzione dei pennacchi di contaminazione negli acquiferi risulta alquanto difficoltosa se non si dispone di un elevato numero di punti di campionamento. Inoltre, la presenza di una pluralità di sorgenti di contaminazione (reali o potenziali) coesistenti sulla stessa porzione di territorio richiede indagini approfondite e complesse per l’individuazione delle responsabilità.
Nella Relazione sullo Stato dell’Ambiente dello scorso anno era stata descritta la situazione riscontrata nel territorio della provincia di Biella e le modalità con cui gli Enti hanno inteso rispondere al fenomeno. L’aggiornamento sulla situazione può essere consultato alla pagina dedicata ai siti contaminati del Dipartimento di Biella.
La situazione descritta nell’area biellese è comune anche alle altre province piemontesi, con vaste porzioni di acquifero caratterizzate dal superamento dei limiti normativi definiti dal DLgs 152/06 e pennacchi di contaminazione dalla forma tipicamente allungata nella direzione di deflusso, con dimensioni che possono andare da alcune centinaia di metri ad alcune decine di chilometri.

Figura 5
Siti contaminati che presentano superamenti da composti organici clorurati nelle acque sotterranee

Ricercando nell’Anagrafe i siti contaminati che presentano un impatto da solventi clorurati nelle acque sotterranee, si osserva che questi sono presenti su tutto il territorio regionale e si addensano in prossimità dei principali centri urbani e delle aree maggiormente industrializzate.
I siti contaminati sono gestiti come inquinamenti puntuali e come tali la norma prevede una prima fase di ricerca delle sorgenti di contaminazione e, conseguentemente, del soggetto responsabile. Nelle aree in cui esistono a breve distanza diverse sorgenti di contaminazione i pennacchi si sovrappongono, rendendo difficile la ricostruzione della dinamica della contaminazione stessa. È tipica la situazione in cui alle sorgenti conosciute (industrie, ex discariche, ex cave, ecc.) si somma il contributo di altre sorgenti non note, dando origine ad importanti ed estesi pennacchi di contaminazione.
Si tratta ancora di inquinamento puntuale ma la diffusione dei singoli inquinamenti puntuali genera una situazione di contaminazione diffusa che può essere affrontata e descritta soltanto con gli strumenti tipici dell’inquinamento diffuso. In queste situazioni la rete di monitoraggio di competenza dei singoli siti contaminati non è idonea a rappresentare un fenomeno più vasto, di contro la rete di monitoraggio regionale delle acque sotterranee, sebbene in grado di osservare
localmente il superamento associato ad un punto di controllo, non è in grado di definirne l’estensione in quanto la densità dei punti è stata progettata per valutare la qualità dell’intero corpo idrico sotterraneo.
Occorre pertanto poter disporre di reti locali di monitoraggio in grado di delimitare il fenomeno. In verità in passato sono state sporadicamente attivate reti locali di monitoraggio, su iniziativa di un singolo Comune o di pochi Comuni confinanti, sulla spinta di finanziamenti locali. Terminato il finanziamento queste iniziative si sono tuttavia concluse senza aver determinato un’efficace risposta al fenomeno. In considerazione della persistenza dei composti clorurati sarebbe già un risultato positivo poter tenere traccia di queste iniziative e integrare i dati da esse derivanti con i dati della rete di monitoraggio regionale e con i dati delle reti di monitoraggio dei siti contaminati, iniziando proprio dalle aree in cui la rete di monitoraggio regionale segnala anomalie e dalle aree in cui sono stati osservati da Arpa superamenti diffusi dei limiti normativi per le acque sotterranee.
Una volta delimitato e descritto il fenomeno le risposte devono essere sia quelle tipiche dell’inquinamento diffuso, finalizzate alla prevenzione di nuove fonti di inquinamento, sia quelle tipiche dell’inquinamento puntuale, finalizzate all’individuazione e alla messa in sicurezza delle sorgenti di contaminazione.

Figura 6 
Rete di monitoraggio regionale. Stato chimico e impatti per il triennio 2009-2011. Falda superficiale - VOC

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