INQUADRAMENTO CLIMATICO

Il rapporto “Climate Change 2013: The Physical Science Basis” dell’IPCC, approvato nel settembre 2013 e propedeutico alla redazione del quinto rapporto sullo stato dell’ambiente del pianeta atteso per la fine del 2014, evidenzia come il fattore umano sia ritenuto la causa dominante del riscaldamento globale dal 95% della comunità scientifica internazionale e come il riscaldamento del suolo, dell’aria e degli oceani sia inequivocabile. La maggior parte dei cambiamenti climatici osservati dal 1950 ad oggi non trova riscontro nei millenni precedenti.
I rapporti scientifici documentano che l’atmosfera e gli oceani si sono riscaldati, la neve e il ghiaccio sono diminuiti e il livello medio dei mari è cresciuto: ciascuna delle ultime tre decadi è stata via via più calda della precedente e più calda di ogni analogo periodo sin dal 1850 e probabilmente degli ultimi 1.400 anni. Al fine di evitare che il riscaldamento globale possa raggiungere livelli pericolosi per la vita sul nostro pianeta il documento sollecita sostanziali riduzioni delle emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra.
Il Cambiamento climatico è un fenomeno complesso, di medio e lungo periodo, del quale allo stato attuale delle conoscenze è possibile unicamente individuare un ventaglio di prevedibili scenari futuri da utilizzare per promuovere politiche mirate a contenere i costi degli impatti su ambiente, economia e società. Caratteristica del fenomeno è “l’incertezza”, specialmente nel breve periodo e alla scala locale.
Alle politiche di mitigazione - basate sul contenimento delle emissioni di gas clima alteranti, al fine di incidere sulla dinamica di incremento della temperatura media globale del pianeta mantenendola entro limiti ritenuti accettabili, avviate nel 1997 con una convenzione delle Nazione Unite sul Clima sottoscritta da 180 Paesi e nota come “Protocollo di Kyoto” attualmente in fase di revisione con l’obiettivo di addivenire ad una nuova convenzione - si sono affiancate nel tempo iniziative promosse a vari livelli finalizzate a promuovere l’adattamento al cambiamento climatico in atto. Obiettivo del nuovo accordo universale sul clima, da sottoscrivere entro il 2015, è quello di impegnare legalmente tutte le nazioni (Cina e India comprese) in uno sforzo globale di riduzione delle emissioni sufficientemente rapido da evitare cambiamenti pericolosi per le persone, l’ambiente e l’economia costruendo nel frattempo una forte capacità di adattamento al cambiamento comunque in atto. Mitigazione e adattamento sono due azioni tra loro complementari, entrambe necessarie e urgenti.
In una comunicazione della Commissione Europea al Parlamento sulla Strategia di adattamento al cambiamento climatico i potenziali costi del mancato adattamento a livello dei 27 Stati dell’Unione sono stimati in circa 100 miliardi di euro all’anno
a partire dal 2020 e circa 250 miliardi di euro all’anno dal 2050 Una precedente comunicazione della Commissione in materia di carenza idrica e siccità stimava in circa 100 miliardi di euro il costo della siccità nel periodo 1976-2006 con un incremento del 20% delle aree e delle persone colpite dal fenomeno potenzialmente destinato ad ampliarsi in futuro anche in ragione della crescente ampiezza e rilevanza della scarsità idrica in Europa che nel 2007 ha interessato l’11% della popolazione e il 17% del territorio.
A valle di un lungo e articolato percorso di consultazione pubblica e di concerto con le Amministrazioni interessate, nell’ottobre 2014 tra Stato, Regioni e Autonomie locali è stata raggiunta l’intesa sul documento di Strategia Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico.
La Strategia affronta le prime quattro delle sei fasi della policy cycle delineate dalle Linee Guida della Commissione europea, da completare con la realizzazione di una piattaforma nazionale sull’adattamento e con una valutazione adeguata e completa dei costi dei diversi impatti aggregati e dei costi/benefici delle misure di adattamento da attuare nei diversi settori individuati dalla Strategia.
L’attuazione delle ultime due fasi richiede lo sviluppo e l’attuazione di un Piano di azione e/o di vari piani settoriali nonché l’attivazione di un regolare monitoraggio e valutazione dei progressi ottenuti.
Tali piani, dovranno essere predisposti attraverso un’efficace cooperazione tra i rilevanti attori istituzionali (ministeri, regioni e municipalità) e il settore privato (assicurazioni, piccole medie imprese, etc.), tenendo conto di due visioni temporali: a corto termine (entro il 2020) e a lungo termine (oltre il 2020).
A detti strumenti è demandato il compito di specificare ruoli e responsabilità istituzionali, risorse umane e finanziarie nel corto e lungo termine, la sinergia tra il Piano di azione o i piani settoriali con il Piano energetico nazionale e altri Piani nazionali che coinvolgono i settori individuati nella Strategia, lo sviluppo e l’applicazione di indicatori di efficacia delle misure di adattamento da attuare, le risorse da destinare alla ricerca per rafforzare l’analisi delle opportunità, opzioni e limiti dell’adattamento in diversi settori, modalità di potenziamento delle azioni di disseminazione delle informazioni, di strumenti e metodi per l’adattamento ai decisori di ogni livello e ai portatori di interesse nonché tempistiche e modalità per la revisione periodica della Strategia..
la Strategia, ancorché formalmente non ancora adottata, rappresenta il documento di base per l’attuazione nel nostro Paese di azioni e misure di adattamento.

IL CLIMA IN PIEMONTE NEL 2014

Il cambiamento climatico e il riscaldamento globale trova conferma anche in Piemonte. Infatti il 2014 è stato il secondo più caldo dopo il 2011 e il terzo più piovoso (preceduto dal 1977 e dal 1960) nella serie storica degli anni compresi a partire dal 1958.

TEMPERATURA

L’anomalia positiva media di temperatura è stata di circa +1,4°C; grazie all’abbondanza di precipitazioni e al conseguente numero di giorni nuvolosi, il 2014 è stato l’anno con le temperature minime più alte mentre si trova al quarto posto per i valori massimi. Solo una stagione estiva anomala, risultata la più fresca (e piovosa) dal 1997 ha impedito al 2014 di risultare il più caldo in assoluto degli ultimi 55 anni.

Consulta le serie storiche degli indicatori ambientali in relazione alle Temperature medie e alle Anomalie delle temperature estreme

Figura 1
Temperatura massima giornaliera - anno 2014

Fonte: Arpa Piemonte

Andamento della T media giornaliera sul Piemonte per l’anno 2014 (valori riferiti ad un punto medio posto a 900 m di quota). La linea rossa rappresenta il valore massimo raggiunto nel periodo 1958-2014, la linea blu il minimo registrato nel periodo 1958-2014. Le aree rosse rappresentano i valori registrati nel 2014 sopra la media (linea nera continua) mentre le aree blu i i valori del 2014 inferiori alla media.
L’area in giallo rappresenta i valori di tutto il periodo che si trovano tra il 5° e il 95° percentile, Le linee tratteggiate rappresentano la deviazione standard. Come si evidenzia bene dal grafico, le aree rosse, che rappresentano i valori del 2014 sopra la media, risultano molto numerose, ad eccezione del periodo estivo.

Figura 2
Anomalie stagionali della temperatura media - anno 2014 - Inverno

Quarto posto nella distribuzione storica delle temperature invernali più elevate con un’anomalia positiva di 1,7°C nei confronti della norma 1971-2000.

Figura 3
Anomalie stagionali della temperatura media - anno 2014 - Primavera

La primavera 2014 è risultata la quarta più calda degli ultimi 57 anni, con un’anomalia positiva di 1,8°C nei confronti della norma 1971-2000.
Il contributo all’anomalia termica è stato dato soprattutto da marzo e aprile, mentre a maggio le temperature sono state nella norma.
Non ci sono però stati picchi termici di particolare rilievo.

Figura 4
Anomalie stagionali della temperatura media - anno 2014 - Estate

Dal punto di vista termico si è registrata una lieve anomalia negativa di -0,2°C rispetto alla norma del periodo 1971-2000; luglio e agosto sono risultati circa un grado al di sotto della media climatica mentre giugno ha avuto uno scarto positivo di 1,5°C e ha registrato le giornate più calde della stagione.

Figura 5
Anomalie stagionali della temperatura media - anno 2014 - Autunno

PRECIPITAZIONI

La precipitazione annua osservata sul territorio piemontese è stata di 1.418 mm, superiore di circa 420 mm (pari al 40%) rispetto alla norma climatica 1971-2000.

Consulta le serie storiche degli indicatori ambientali in relazione alle Anomalie delle precipitazioni

Figura 6
Precipitazioni giornaliere - anno 2014

I valori della precipitazione cumulata giornaliera media sono riferiti ad un punto medio posto a 900 m di quota. Sono molto evidenti le precipitazioni del mese di novembre che portano la Precipitazione media cumulata del 2014 (riga verde scuro) ad un livello decisamente  superiore a quella del periodo 1971-2000 (riga verde chiaro).

Il contributo maggiore al cumulo annuo è stato fornito dalle pioggia caduta in autunno, ossia 513 mm; rilevante anche l’apporto dell’estate mentre la primavera (stagione climatologicamente più piovosa) è stato il periodo più povero di precipitazioni.

Figura 7
Anomalie stagionali di precipitazione - anno 2014 - Inverno

La stagione invernale 2014 è risultata la quarta più piovosa degli ultimi 57 anni, con 359 mm medi e un surplus pluviometrico di 188 mm (pari al 110%) rispetto alla climatologia del periodo 1971-2000.

Figura 8
Anomalie stagionali di precipitazione - anno 2014 - Primavera

Curiosamente la precipitazione media è stata intorno agli 85 mm in tutti i tre mesi primaverili; è risultata però nella norma a marzo e deficitaria ad aprile e maggio che sono climatologicamente più piovosi. Pertanto nella primavera 2014 sono piovuti 75 mm (pari al 23%) in meno rispetto alla media del periodo 1971-2000.

Figura 9
Anomalie stagionali di precipitazione - anno 2013 - Estate

In Piemonte l’estate 2014 è risultata la sesta più piovosa degli ultimi 57 anni; sono caduti mediamente circa 346 mm d’acqua con un’anomalia positiva del 44% (pari a circa 106 mm) rispetto alla norma 1971-2000.
Il contributo al surplus pluviometrico è stato dato soprattutto dal mese di luglio, risultato il più piovoso dal 1958 mentre a giugno e ad agosto le precipitazioni sono state nella media climatologica.

Figura 10
Anomalie stagionali di precipitazione - anno 2014 - Autunno

In Piemonte l’autunno 2014 è risultato il sesto più piovoso degli ultimi 57 anni; sono piovuti mediamente circa 513 mm con un’anomalia positiva del 64% (pari a circa 201 mm) nei confronti della norma 1971-2000.

Il contributo al surplus pluviometrico è stato dato soprattutto dal mese di novembre in cui sono caduti 377 mm sul territorio piemontese ed è risultato non solo il mese di novembre più piovoso dal 1957 ma anche quello più ricco di precipitazione dell’intera serie storica, superando i 368 mm di ottobre 1976.
Ad ottobre le precipitazioni registrate sulla regione sono state inferiori del 40% rispetto alla media mensile; tuttavia tra i giorni 9 e 13 ottobre si sono verificate precipitazioni molto forti sul Verbano e soprattutto sull’Alessandrino, con l’eccezionale valore di 420,6 mm in 12 ore a Gavi (AL) nel giorno 13 ottobre.

VENTO

Nel 2014 nei capoluoghi di provincia la velocità media annua del vento è variata da 1,0 m/s registrati a Boves fino a 2,2 m/s di Montaldo Scarampi (AT), mentre la massima raffica (25,6 m/s) è stata misurata a Torino Alenia il 29 Ottobre e a Pallanza (VB) l’11 Maggio.

Consulta le serie storiche degli indicatori ambientali in relazione al Vento

Tabella 1
Velocità media e massima raffica misurate nei capoluoghi di provincia - anno 2014


Località

Velocità media (m/s)

Massima raffica (m/s)

Data massima raffica

Località

Velocità media (m/s)

Massima raffica (m/s)

Data massima raffica

Alessandria

1,8

15,8

04/11

Oropa (BI)

2

22,8

11/05

Boves (CN)

1

16,3

11/05

Pallanza (VB)

1,5

25,6

11/05

Cameri (NO)

1,7

19,1

21/10

Torino Alenia

1,8

25,6

22/10

Montaldo Scarampi (AT)

2,2

16,6

22/10

Vercelli

1,4

17,4

02/08

Nell’anno 2014 si sono avuti complessivamente nella regione 69 eventi di foehn.

NEBBIA

I giorni di nebbia ordinaria (visibilità inferiore ad 1 km) sono stati leggermente inferiori (-5%) rispetto a quelli attesi dalla climatologia recente 2004-2013 (tabella 2).
Rilevante invece (-58%) lo scarto negativo dei giorni di nebbia fitta (visibilità inferiore a 100 m); la frequenza dei giorni nuvolosi e della circolazione atlantica nei mesi autunnali ed invernali ha ridotto i periodi con stabilità anticiclonica, forte irraggiamento notturno e marcata inversione termica che usualmente caratterizzano i fenomeni nebbiosi sulla pianura piemontese.

Consulta le serie storiche degli indicatori ambientali in relazione alla Nebbia

Tabella 2
Giorni di nebbia ordinaria e di nebbia fitta - anno 2014

 

Giorni nebbia ordinaria (vis < 1 km)

Climatologia giorni nebbia ordinaria (vis < 1 km)

Giorni nebbia fitta (vis < 100 m)

Climatologia giorni nebbia fitta (vis < 100 m)

Anno

124

131

10

27

INNEVAMENTO

Inverno 2013-14 e inizio stagione invernale 2014-2015 (novembre-dicembre)
La stagione invernale 2013-2014 è stata generalmente nevosa su tutto l’arco alpino piemontese. Le prime nevicate significative sono state registrate tra la seconda metà di novembre e l’inizio di dicembre. Intense precipitazioni si sono registrate durante il periodo natalizio con picchi di apporti nevosi in 24 ore superiori al metro nei settori settentrionali. La temperatura è risultata generalmente sopra la media per tutto il periodo: nelle prime due decadi del mese di marzo sono state raggiunte temperature piuttosto elevate, causa principale dell’importante attività valanghiva spontanea. In analogia a quanto successo nella stagione 2012-13, nella seconda parte della primavera
temperature relativamente basse e sporadiche, ma ripetute nevicate in quota hanno contribuito a mantenere instabili per un lungo periodo le condizioni del manto nevoso in alta montagna.
Nella figura 11 si riportano i quantitativi di neve fresca (espressa in cm) registrati sui settori alpini piemontesi oltre i 650 m di quota. Si può notare come in quota oltre i 2500 m circa i valori di neve fresca cumulata siano superiori a 11-13 m.

Consulta le serie storiche degli indicatori ambientali in relazione alle Precipitazioni nevose

Figura 11
Distribuzione della neve fresca in funzione della quota sui settori alpini piemontesi dal
01-nov-2013 al 31-mag-2014

Nella figure 12-14 si riportano - per alcune stazioni nivometriche manuali rappresentative per l’arco alpino piemontese - i valori di neve fresca (HN), giorni nevosi (SD) e giorni con neve al suolo (HSD) della stagione invernale 2013-2014 a confronto con i valori medi stagionali (1981-2010). Si noti che solo in alcune stazioni poste sulle zone di confine dei settori occidentali i valori di neve fresca risultano leggermente inferiori alla media di riferimento trentennale. Per quanto riguarda i giorni nevosi, ad eccezione
delle stazioni di Formazza - L. Vannino e Vinadio - L. Riofreddo che risultano nella media, le altre stazioni presentano valori abbondantemente sopra la media soprattutto quelle poste alle medie quote (1.500 m). Analizzando invece la variabile giorni con neve al suolo, si riscontra in tutti i settori un andamento simile: alle quote prossime o superiori ai 2000m i valori risultano pressoché in media mentre alle quote inferiori sono sopra la media (+10-20%).

Figura 12
Valori di neve fresca (HN) a confronto con la media ('81-'10)
per alcune stazioni rappresentative dell'arco alpino piemontese

Figura 13
Valori di giorni nevosi (SD) a confronto con la media ('81-'10)
per alcune stazioni rappresentative dell'arco alpino piemontese

Figura 14
Valori di giorni con neve al suolo (HSD) a confronto con la media ('81-'10)
per alcune stazioni rappresentative dell'arco alpino piemontese

Fonte: Arpa Piemonte
Le stazioni da sinistra a destra rispettano la posizione geografica da nord verso sud
Per quanto riguarda la pianura non sono da segnalare nevicate significative (cumulate <5-15cm). Fanno eccezione le stazioni di Boves 600 m (CN) e Priero 607 m (CN) dove invece si sono registrati episodi nevosi più importanti nei mesi di febbraio e marzo: in queste stazioni il valore medio stagionale di neve fresca cumulata è stato prossimo o superiore alla media degli ultimi 10 anni.

L’inizio della stagione invernale 2014-2015 è stato caratterizzato da un periodo di intense precipitazioni nel mese di novembre. Tuttavia la quota neve in questo periodo è risultata perlopiù superiore ai 1.800-2.000 m con localizzati abbassamenti fino a 1.500 m. Pertanto i quantitativi di neve fresca cumulata dal 1° novembre 2014 al 31 dicembre 2014 risultano nella media o superiori oltre i 2.000 m mentre risultano nulli o abbondantemente sotto la media alle quote inferiori. 
Pertanto i quantitativi di neve fresca cumulata dal 1° novembre 2014 al 31 dicembre 2014 risultano nella media o superiori oltre i 2.000 m mentre risultano nulli o abbondantemente sotto la media alle quote inferiori.

Per approfondimenti, consulta:

Consulta il rapporto ‘Gli indicatori del clima in Italia nel 2014’, curato da ISPRA e realizzato in collaborazione con il Sistema delle Agenzie ambientali.

IMPATTI - ONDATE DI CALORE

Le “ondate di calore” (un periodo in cui, per almeno due giorni, la temperatura percepita si trova sopra il novantesimo percentile della distribuzione mensile) inducono gravi effetti sulla salute, principalmente sulla popolazione più “fragile” per condizioni sia di salute sia sociali. Per ridurne l’impatto sono attivi sistemi di allarme denominati Heat Health Watch Warning Systems(HHWWS) che prevedono il verificarsi di condizioni climatiche a rischio. Fin dal 2004, in Piemonte è stato realizzato da Arpa Piemonte un tale sistema di allertamento, calibrato sul territorio regionale e riferito ai capoluoghi di provincia. Il sistema di Sorveglianza consente l’attivazione tempestiva di misure di prevenzione idonee.

Le condizioni meteorologiche durante l’estate 2014

L’estate 2014, come visto in precedenza, ha fatto registrare un’anomalia negativa della temperatura media di circa 0,2°C rispetto alla norma climatica 1971-2000, ponendosi al 18° posto tra le stagioni estive più fredde degli ultimi 57 anni. Questa anomalia negativa è stata distribuita pressoché uniformemente su tutta la regione.
Luglio e agosto sono risultati circa un grado al di sotto della
media climatica, mentre solo il mese di giugno ha registrato uno scarto positivo di 1,5°C e, proprio in questo mese, si sono riscontrate le giornate più calde della stagione. Si sono inoltre verificate poche ondate di calore e di breve entità. Le più importanti, anche per estensione territoriale, sono state registrate nella prima quindicina di settembre.

La mortalità estiva durante l’estate 20141

I capoluoghi di provincia piemontesi sono omogenei rispetto al sistema di rilevazione della mortalità e al sistema di allerta. Nel periodo 15 maggio-15 settembre i decessi totali osservati nei capoluoghi di provincia sono stati 3.863. Il 64% dei decessi totali osservati (esattamente 2.478) sono avvenuti nella città di Torino. Questo dato evidenzia il peso determinante rappresentato dal capoluogo piemontese sull'andamento della mortalità complessiva.
Per la popolazione ultra-sessantacinquenne i decessi totali sono stati 3.433. In presenza di ondata di calore si sono osservati mediamente 3,92 decessi al giorno. In assenza di ondata di calore
In assenza di ondata di calore sono stati osservati 3,65 decessi al giorno. Si evidenza quindi un lieve aumento dei decessi in presenza di ondata di calore.
Si è ritenuto opportuno ricalcolare e riproporre il dato complessivo regionale con l'esclusione di Torino. I decessi totali osservati, calcolati escludendo la città di Torino, sono stati 1.385. Per gli over 65 i decessi totali osservati sono 1.242 (90%). Si evidenzia una media giornaliera leggermente più alta per i giorni caldi rispetto a quelli meno caldi (1,59 vs 1,38), quindi si riscontra un lieve aumento generale del rischio di mortalità in presenza di ondata di calore.

Ulteriori approfondimenti per la città di Torino

Sui 124 giorni del periodo in cui è stato attivo il sistema di allerta, nel comune di Torino in 28 giorni (22.6%) si è registrato almeno un livello di ondata di calore effettivo, calcolando considerando l’Heat Stress Index (HSI)2.
I decessi osservati per Torino sono stati 2.478 di cui 2.191 (88% del totale) per la classe d'età 65 e oltre. Il rischio di mortalità per la classe di età “over 65“, in termini medi, è risultato maggiore nei giorni caldi rispetto a quelli freddi (20,25 vs 16,9).
L'andamento della mortalità risulta abbastanza sensibile alle variazioni dell'HSI per tutto il periodo come evidenziato nella figura 15. Quasi in corrispondenza dell'aumento dei valori dell’ HSI, il numero di decessi cresce superando i valori attesi (linea rosa).
A Torino il dato atteso di decessi è di 2.083 per la classe di età 65 e oltre, ed è sovrapponibile al dato osservato 2.191 (differenze non statisticamente significative). La media giornaliera della mortalità osservata si attesta a 17,7, mentre quella attesa a 16.8.
Approfondendo l'analisi della distribuzione della mortalità nell'intero periodo per gli ultrasessantacinquenni, si osservano aumenti statisticamente significativi (+25.4%) solamente nel mese di settembre, dove comunque si rileva un ondata di calore importante.
Il tasso specifico di mortalità per gli over 65 risulta essere pari a 10,05 e, se confrontato con gli altri capoluoghi piemontesi, si riscontra una mortalità superiore a quella di Cuneo, ma inferiore ad Alessandria, Asti e Vercelli.
1 Consulta le relazioni annuali per informazioni più dettagliate
2 L’Heat Stress Index (HSI), è un indice biometeorologico che valuta la risposta fisiologica della popolazione alle variabili meteorologiche quali la temperatura apparente, il numero di giorni consecutivi di caldo estremo, la copertura nuvolosa, ecc.

Figura 15
Andamento giornaliero dei decessi osservati, attesi per la classe degli ultra 65enni e dell’HSI osservato

Fonte: Arpa Piemonte

Dal grafico si evidenzia che l’ondata di calore riscontrata nel mese di settembre (linea marrone) ha contribuito ad aumentare la mortalità osservata nel mese di settembre, infatti, i decessi osservati (pallini e linea blu) risultano sistematicamente superiori a quelli attesi (linea rosa)

BOX di argomento
I danni causati dalle avversità climatiche al settore agricolo nel periodo 2004-2014

Il comparto agricolo è stato da sempre considerato un settore produttivo di primaria importanza a livello nazionale ed europeo e la Regione Piemonte ha investito sullo stesso importanti risorse ritenendolo, grazie alla sua peculiarità, un settore strategico per lo sviluppo della regione stessa sia dal punto di vista economico che sociale. L’attività agricola risulta però particolarmente soggetta alle difficoltà derivanti da eventi climatici avversi o da calamità naturali. Pertanto sia a livello nazionale sia a livello locale la normativa ha previsto strumenti di difesa dei redditi agricoli dalle calamità naturali e dalle avversità atmosferiche.

A livello nazionale è previsto l'istituto del Fondo di solidarietà nazionale che ha l’obiettivo di garantire la stabilizzazione dei redditi delle imprese qualora avverse condizioni atmosferiche producano gravi danni alle produzioni agricole e zootecniche, alle strutture aziendali e alle infrastrutture. Il Fondo prevede sostegno sia attraverso interventi di tipo compensativo, sia attraverso interventi assicurativi (polizze assicurative agevolate).

La Regione Piemonte con il Settore Calamità e avversità naturali raccoglie e tratta i dati relativi ai danni causati dalle avversità climatiche al settore agricolo per la parte che prevede un contributo statale a ristoro dei danni subiti dagli imprenditori alle produzioni e alle strutture aziendali e per il ripristino delle infrastrutture al servizio delle aziende agricole (acquedotti, strade interpoderali e opere di bonifica) - interventi compensativi.
Dal 2004 è anche previsto un sostegno statale per gli agricoltori che assicurano la propria attività per i danni alle colture colpite da avversità atmosferiche escludendo però la possibilità, in mancanza di polizza, di accedere ai contributi di ristoro di cui sopra.
Annualmente viene approvato, a livello nazionale, un piano assicurativo nel quale sono indicate le colture assicurabili (e pertanto non oggetto di ristoro) suddivise per areali e per tipo di avversità.

I dati riportati nella tabella 1 non tengono conto dei danni subiti dalle aziende agricole per colture assicurabili.
La siccità non rientrava nel piano assicurativo fino al 2007 e vi è stata una deroga per il 2012. Altra deroga è intervenuta per le gelate di inizio 2012.

Tabella 3
Valore danni al settore agricolo per oggetto del danno

 Oggetto del danno

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

Colture

420.000,00

   4.860.063,00

14.023.773,00

0,00

 0,00

155.653.917,29

174.115,20

0,00

Strutture

962.750,00

 12.166.881,64

65.228.256,43

2.893.400,00

  4.422.445,00

3.663.236,85

15.866.080,00

1.159.088,00

Infrastrutture

149.289,00

 18.730.439,00

23.318.500,00

3.087.000,00

  8.363.700,00

843.500,00

2.101.000,00

6.710.500,00

Totale

1.532.039,00

 35.757.383,64

102.570.529,43

5.980.400,00

 12.786.145,00

160.160.654,14

18.141.195,20

7.869.588,00

Valore danni al settore agricolo per tipo di evento calamitoso

 Evento calamitoso

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

Grandinate

   585.450,00

   3.039.000,00

 

 

     957.900,00

    2.535.000,00

 

 

Gelate

 

 

 

 

 

  84.050.027,85

 

 

Piogge persistenti

 

 

   48.745.606,00

 

 

 

 

 7.024.000,00

Siccità

 

 

 

 

 

  71.603.889,44

 

 

Eccesso di neve

 

 

   51.671.145,43

 

 

 

 

 

Piogge alluvionali

   946.589,00

 28.081.592,00

 

 3.087.000,00

 11.828.245,00

       843.500,00

  2.009.115,20

    746.500,00

Trombe d'aria

 

   4.636.791,64

    2.153.778,00

 2.893.400,00

 

    1.128.236,85

 16.132.080,00

      99.088,00

Venti impetuosi

 

 

 

 

 

 

 

 

Totale

 1.532.039,00

 35.757.383,64

 102.570.529,43

 5.980.400,00

 12.786.145,00

 160.160.654,14

 18.141.195,20

 7.869.588,00

Box di argomento
MIGLIORARE I SUOLI E L’ADATTAMENTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO ATTRAVERSO TECNICHE SOSTENIBILI DI AGRICOLTURA CONSERVATIVA

Che cosa si intende per Agricoltura Conservativa? Con questo termine si intende un insieme di pratiche agronomiche basate soprattutto sull’assenza (o forte riduzione) della lavorazione del terreno (aratura), sul mantenimento in campo dei residui colturali e sull’utilizzo di cover crops (colture di copertura).

I vantaggi ambientali dell'agricoltura conservativa:
- minore consumo di energia e combustibili
- minori cosi di meccanizzazione
- aumento della sostanza organica nei suoli (maggiore fertilità)
- maggiore stabilità produttiva (più efficiente uso di messi tecnici)
- aumento della biodiversità
- minore erosione
- minore compattamento ed incrostamento (nel lungo periodo)
La bibliografia e la ricerca scientifica hanno dimostrato i vantaggi descritti, ora si rende necessario verificare i risultati a livello locale, nelle diverse condizioni pedoclimatiche: questo è l’obiettivo del progetto Life+ denominato HelpSoil.

Il beneficiario coordinatore (capofila) del progetto è la Regione Lombardia, mentre Regione Piemonte, con Regione Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto Agricoltura, CRPA (Centro Ricerche Produzioni Animali) e ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alla Zootecnia) sono i beneficiari associati (partner).
HelpSoil è un progetto LIFE sulla politica e la governance ambientale dotato di un budget che ammonta a 2.941.515 euro, di cui 1.308.381 euro finanziati dalla Commissione Europea (44,74 % del totale).
La Regione Piemonte partecipa con una quota di 100.266 euro, interamente ricavati da costi di personale, a cui deve essere sommato il finanziamento comunitario, per arrivare ad un totale di 229.895 euro.
Il progetto ha durata quadriennale, dal 1 luglio 2013 al 30 giugno 2017.
Nello specifico, le finalità del progetto sono rivolte a:
1. potenziare le funzioni ecologiche dei suoli (sequestro di carbonio, aumento di fertilità e biodiversità edafica, protezione dall’erosione);
2. favorire l'efficienza dell'uso irriguo delle acque;
3. aumentare l’efficienza della fertilizzazione, in particolare nell’uso degli effluenti zootecnici;
4. contenere l’uso di prodotti fitosanitari per il controllo di infestanti e malattie delle piante.

Le attività sperimentali del progetto vengono attuate in 20 aziende dimostrative, 3 delle quali in Piemonte:
• Azienda Mosca - Crescentino (VC). Azienda specializzata in risicoltura
• Azienda Cerutti - Villanova d’Asti (AT). Seminativi (mais, autunno-vernini)
• Azienda I.T.A. “Don Bosco” - Lombriasco (TO). Seminativi