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SALUTE 

Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico

Una vasta e solida letteratura epidemiologica disponibile sull’argomento è sufficiente per un giudizio fondato sugli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico.
Sebbene i meccanismi fisiopatologici attraverso cui gli inquinanti esercitano effetti negativi sulla salute umana presentino ancora qua e là alcuni punti da chiarire, molto è stato già chiarito ed è ormai consolidata l’evidenza che l’esposizione all’inquinamento atmosferico abbia effetti gravi; la maggior parte dei paesi europei vive ancora in condizioni molto lontane da quelle auspicabili per realizzare un vero intervento di prevenzione, come indicato dall’organizzazione Mondiale della Sanità già nel 2006.

Gli studi epidemiologici presentano due approcci principali:
1. Effetti a breve termine: osservabili a pochi giorni di distanza dai picchi di esposizione
2. Effetti a lungo termine: osservabili dopo esposizioni di lunga durata e a distanza di tempo (anni)

Gli effetti a breve termine vengono generalmente valutati osservando le fluttuazioni dello stato di salute della popolazione sia con co-morbilità che senza, durante i “picchi” di inquinamento: in questo frangente si assiste ad un aumento della mortalità per cause cardiache e respiratorie.
Gli effetti a lungo termine vengono invece studiati attraverso studi di coorte: osservando lo stato di salute di soggetti che vivono in contesti diversi, si valutano a livello individuale alcuni fattori di rischio che possono essere “confondenti” rispetto agli inquinanti atmosferici, come il fumo di tabacco e l’esposizione lavorativa; i soggetti arruolati vengono poi seguiti nel tempo e viene valutata la mortalità e la morbosità in relazione alla diversa esposizione ambientale.
Il particolato atmosferico è ritenuto ad oggi l’indicatore che più coerentemente si associa con gli esiti sulla salute, specialmente quando è misurato in termini di particelle inalabili (PM10) o respirabili (PM2,5); sempre più rilevanza assume il monitoraggio del particolato ultrafine (PM0,1).
L’indicatore maggiormente utilizzato negli ultimi anni è stato il PM2,5, corrispondente alle particelle di diametro aerodinamico medio pari a 2,5 micron o inferiori.
Nel complesso, a carico della mortalità naturale, le stime di rischio disponibili riportano, per ogni incremento di 10 µg/m3 della concentrazione di PM2,5 a breve termine, un aumento della mortalità compreso tra 0,3-0,5% (nel giro di pochi giorni successivi ad incrementi di breve durata) e a lungo termine un aumento del 6%-7% (nell’arco di 10-15 anni in presenza di incrementi di lunga durata). Per quanto riguarda le stime di impatto su scala nazionale, nel nostro Paese il 7% circa di tutte le morti per cause naturali è stato imputato all’inquinamento atmosferico. Tra le cause di morte in eccesso rientrano parte delle patologie cardiovascolari, respiratorie e tumorali, in primis il tumore del polmone. A rafforzare la cancerogenicità vi sono considerazioni in relazione alla presenza di molti cancerogeni nel particolato, con il polmone come organo bersaglio: gli IPA, ma anche i metalli pesanti, quali cromo, arsenico, nichel, e le fibre di amianto. Evidenze epidemiologiche robuste indicano quindi effetti dannosi per l’apparato respiratorio dovuti ad esposizione ad inquinanti atmosferici, anche per valori ambientali inferiori a quelli consentiti dagli standard internazionali.

Nell’ambito del XII Rapporto ISPRA su qualità dell’ambiente urbano a dicembre 2016 è stata pubblicata a cura anche di ARPA Piemonte la parte relativa a “Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico
” (Capitolo 2)

Le sostanze principali che si ritiene siano principalmente coinvolte oggi negli effetti sulla salute sono: il particolato, l’NO2 e l’ozono (O3).

Il particolato (PM)
Gli effetti negativi del particolato (PM) sulla salute sono gli effetti meglio documentati. Si tratta di un’esposizione massiva: oltre l'80% della popolazione nella Regione Europea dell'OMS (compresa l'Unione Europea, UE) vive in città con livelli di PM ben al di sopra di quelli indicati come accettabili dalle linee guida OMS sulla qualità dell'aria, che affermano esplicitamente che "le emissioni di inquinanti atmosferici nocivi dovrebbero essere evitati, prevenuti e ridotti nella maggior misura possibile".
Nell’ultimo decennio è stato osservato tuttavia un trend in costante calo per quanto riguarda le concentrazioni medie di particolato nei paesi nell'UE, anche se l'inquinamento da PM continua a rappresentare un problema gravoso per la salute umana, riducendo l'aspettativa di vita di quasi 9 mesi (in media) in Europa.

È la dimensione delle particelle il determinante principale degli effetti sulla salute umana.
Le particelle di dimensioni maggiori di 10 µm raramente raggiungono il tratto respiratorio intermedio, coinvolgendo prevalentemente naso e faringe: in questo tratto provocano broncospasmo, iperreattività bronchiale con produzione di muco, con conseguenze particolarmente severe soprattutto in pazienti con BPCO, enfisema o asma allergico preesistente.
Le particelle con un diametro inferiore ai 5-6 µm possono depositarsi nei tratti più distali, cioè nei bronchioli e negli alveoli e causare infiammazione, broncocostrizione e fibrosi, con peggioramento importante della funzionalità respiratoria.

Figura 1 - Principali effetti del particolato sull’albero respiratorio

Fonte: Università di Modena

I gas: biossido di azoto (NO2) e ozono (O3)

Il biossido di azoto (NO2), agisce prevalentemente sulle vie aeree inferiori: sebbene i meccanismi biochimici mediante i quali l’NO2 esercita i suoi effetti dannosi non siano del tutto chiariti, è ormai noto che induce grave danno alle membrane cellulari attraverso reazioni di ossidoriduzione. In seguito all’esposizione a NO2 si osserva un aumento dell’incidenza delle malattie polmonari, come ad esempio una riduzione della funzionalità respiratoria, broncospasmo ed aumento della suscettibilità alle infezioni sia batteriche che virali.
L’ozono, che ha media solubilità, colpisce il tratto intermedio dell’albero bronchiale, dove, attraverso complesse reazioni chimiche, agisce danneggiando le membrane degli organuli cellulari, le cellule e i tessuti. Gli effetti acuti riguardano principalmente secchezza e irritazione di gola e naso con aumento della produzione di muco e della reattività bronchiale, tosse, faringiti e laringiti. L’esposizione prolungata, può altresì causare fibrosi polmonare, severo peggioramento della funzionalità respiratoria ed effetti sul sistema endocrino.

Figura 2 - Gli effetti dei gas inquinanti sull’albero respiratorio

Fonte: Università di Modena

Impatto dell’inquinamento atmosferico:
i casi evitabili, le misure di salute e le procedure di calcolo

Per stima di impatto si intende in epidemiologia (ambientale) il calcolo dei casi evitabili correlati ad una data esposizione (ambientale) mitigabile o rimuovibile.

 Una prima considerazione è relativa alla mole di dati circa il rischio per l’uomo per i determinanti ambientali: sono ormai condivise le stime di rischio a breve e a lungo termine per l’esposizione agli inquinanti comunemente registrati in atmosfera desumibili da autorevoli revisioni recentemente condotte, quali:
Review of evidence on health aspects of air pollution – REVIHAAP
Review of evidence on health aspects of air pollution – REVIHAAP Project
"Health Risks of Air Pollution in Europe - HRAPIE

Il presupposto per condurre un’analisi di impatto risiede infatti nel poter considerare l’associazione tra determinante ed effetti avversi per la salute di natura causale. Quindi, per calcolare l’impatto è necessario conoscere:

 ·         il livello di esposizione di cui si vuole valutare l’impatto (ad esempio la Concentrazione dell’ inquinante per l’unità statistica/amministrativa in studio);
·         la composizione della popolazione oggetto della indagine (ad esempio il numero di soggetti residenti o, per studi specifici, la distribuzione per genere e per fascia di età);
·         il profilo di salute di tale popolazione al baseline (ad esempio i tassi grezzi di mortalità/morbosità delle patologie per le quali si vuole ottenere il calcolo dei casi attesi);
·         le funzioni di rischio o funzioni concentrazione-risposta (ad esempio Rischi Relativi per gli esiti di cui si vuole valutare la quota evitabile, es Tumore del Polmone per gli effetti a lungo termine);
-         la soglia/e per la quale presuppongo una assenza di effetto (ad esempio è possibile utilizzare valori osservati nella distribuzione dei valori in studio oppure limiti imposti da Direttive, Leggi, al di sopra dei quali presuppongo l’esistenza di rischi per la salute).

La stima può riguardare i casi attesi a breve termine o per esposizioni di lunga durata, considerando quindi anche la latenza delle patologie. Inoltre possono essere esaminate condizioni espositive passate, in atto o prevedibili (scenari) partendo dai dati del presente. I casi di decesso sono spesso definiti come decessi prematuri.
Il confronto di stime provenienti da ricercatori o gruppi di lavoro differenti può essere quindi molto complicato, così come problematica può essere la comprensione di testi elaborati con forti esigenze di brevità e perentorietà (“60.000 morti premature sono dovute all’inquinamento atmosferico in Italia!”).
In ogni caso, a fianco ad ogni stima di questo tipo andrebbe sempre considerata una informazione sia circa le diverse incertezze incontrate nel calcolo, sia circa la incertezza della stima dei casi attesi, facendo riferimento ad esempio ad intervalli di confidenza o di credibilità. È più corretto commentare queste informazioni alla luce di un intervallo atteso o di una percentuale attesa (decessi attesi annui/tutti i decessi) per poter disporre di una quantificazione di minima, piuttosto che affidare la comunicazione a numeri puri.

Attualmente sono disponibili sull’argomento numerosi toolkits in rete (www.who.int/hia/en), dove è possibile reperire manuali, software ed esempi di valutazione di impatto dell’inquinamento atmosferico. Non di meno, molti Enti, Agenzie e Network collaborativi hanno implementato stime di impatto a livello locale, nazionale ed europeo.
Esempi di valutazioni di impatto sulla salute condotte in campo ambientale sugli effetti della qualità dell’aria.

Nel corso del 2015 sono stati diffusi dati derivanti ad esempio da due network differenti: a giugno si e concluso il progetto “Metodi per la Valutazione Integrata dell’Impatto Ambientale e Sanitario dell’inquinamento atmosferico - (Progetto VIIAS)” in Italia, finanziato dal programma del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della Salute e coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario del Lazio.

A fine 2015 è stato reso disponibile il Report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA European Environmental Agency) Air quality in Europe - 2015 che riportava anche i dati sulla Valutazione di Impatto dell'inquinamento atmosferico nei Paesi Europei per gli effetti a lungo termine (sulla mortalità).

Gli impatti per il nostro Paese calcolati dall’Agenzia Europea sono risultati pari a:
- 59.500 decessi/anno valutando il PM2,5
- 3.300  decessi /anno valutando l’O3
- 21.600 decessi /anno valutando l’NO2
 
calcolati tenendo conto di indicazioni dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (per PM2.5 per l’intero range di valori osservati, per NO2 per valori superiori a 20 μg/m3 ).
La stima è stata condotta considerando in analisi uno per volta gli inquinanti. Dal momento che essi sono correlati tra loro, che quelli qui considerati non sono tutti gli inquinanti aerodispersi e che ciascuno di essi rappresenta un indicatore (proxi) del “vero ultimo killer” di cui siamo in cerca, non è mai corretto sommare i casi attesi per più inquinanti per ottenere una stima complessiva da comunicare, in quanto è probabile che la mortalità attribuibile complessiva sia superiore a quella riferita alle singole esposizioni.

Sul sito Arpa Piemonte è stata presentata una sintesi, con opportune riflessioni, sui metodi di calcolo adottati.

Progetto Viias



Il Dipartimento di Epidemiologia e Salute Ambientale Arpa Piemonte ha preso parte al progetto VIIAS che ha prodotto stime di impatto a lungo termine per alcuni inquinanti a livello nazionale, di macro regione per singole regioni e province, in termini di decessi attribuibili e di anni di vita persi. Utilizzando dati relativi all’inquinamento atmosferico su tutto il territorio nazionale è stato possibile valutare le mappe delle esposizioni e degli impatti sanitari con un livello di dettaglio provinciale e definire diversi scenari previsionali al 2020, calcolando ipotetici risparmi in termini di casi attesi in relazione a interventi di mitigazione intrapresi.

In sintesi, secondo il progetto VIIAS, l’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno in Italia di circa 30.000 decessi solo per il particolato PM2.5, pari al 7% di tutte le morti (esclusi gli incidenti). Nel dettaglio le stime nazionali di VIIAS (cioè per tutta l’Italia), rispetto un valore di riferimento per il PM2.5 di 10 microgrammi/m3, sono le seguenti:
- 34.552 decessi /anno considerando il PM2.5 (valutando l’anno 2005);
- 2.230 decessi /anno considerando l’O3 (valutando l’anno 2005);
- 23.387 decessi /anno considerando l’NO2 (valutando l’anno 2005).
Prendendo in esame i dati del 2010 si rileverebbe un decremento dei decessi attribuibili sia a particolato PM2.5, sia ad NO2 (rispettivamente 21.524 e 11.993 casi attribuibili). Interessante la elaborazione condotta ipotizzando per il 2020 il rispetto dei limiti di legge: sarebbe possibile evitare in tale situazione circa 11.000 decessi dovuti a PM2.5.

Per approfondimenti:
"Quanto fa male l'inquinamento dell'aria, provincia per provincia"

Tenendo conto di quanto fin qui espresso, l’inquinamento atmosferico si conferma come la prima causa di decessi di origine ambientale in Italia e in Europa. Il Nord Italia e la Pianura Padana in particolare rappresenta una delle aree più critiche a livello europeo. La situazione implica il mantenimento di un costante livello di attenzione, adeguate misure di monitoraggio e sarebbero raccomandabili sistemi di sorveglianza epidemiologica implementabili a basso costo.

 progetto europeo LIFE MED HISS

Uno degli obiettivi del progetto europeo LIFE MED HISS è stato quello di produrre stime di impatto basate sui Rischi calcolati per le popolazioni in studio (e non desunti da letteratura).

  


MED HISS è un progetto pilota che ha dimostrato la fattibilità ed economicità di un sistema di sorveglianza degli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico in Europa. Il progetto ha visto l’avvio nel mese di luglio 2013, con Arpa Piemonte beneficiario coordinatore di 6 partner (beneficiari associati) in Italia, Francia, Spagna e Slovenia, quali l’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo economico sostenibile (ENEA), la S.C. a D.U. Servizio Sovrazonale di Epidemiologia della ASL TO3, CREAL (Centre de recerca en epidemiologia ambinetal) di Barcellona, ora ISGLOBAL, UPMC (Université Pierre et Marie Curie) di Parigi insieme con INSERM (Institut National de la Santé et de la recherche médicale) e NIJZ (Nacionalni Institut za Javno Zdravje) di Lubiana.
L’innovazione di MEDHISS è rappresentata dalla modalità di reclutamento delle coorti residenziali, ricavate dai dati delle indagini nazionali sullo stato di salute della popolazione, come l’Indagine ISTAT in Italia; i dati relativi alle popolazioni sono linkabili con i flussi sanitari disponibili come mortalità e dimissione ospedaliera, per ottenere dati di follow-up relativi alla salute delle popolazioni da correlare con l'esposizione all’inquinamento.

Un altro punto di innovazione è rappresentato dal fatto di valutare in modo accurato l’esposizione delle popolazioni, partendo dai modelli disponibili di stima della concentrazione degli inquinanti sul territorio nazionale a maglia 4 km x 4 km e ponendo particolare attenzione all’exposure assessment dei soggetti.

MED HISS ha applicato un approccio epidemiologico per valutare gli effetti a lungo termine dell'inquinamento dell'aria sulla salute. Ha testato due strategie di studio differenti (ecologica e individuale), in cui l'esposizione agli inquinanti è stata stimata utilizzando mappe nazionali di concentrazione a livello comunale ottenute con approcci innovativi.

I risultati ottenuti con l'approccio individuale sono comparabili a quelli disponibili nella letteratura scientifica. Gli effetti a lungo termine sulla salute dell'inquinamento atmosferico nei paesi mediterranei non risultano essere superiori a quelli misurati in altri paesi europei, ottenendo rischi per le aree urbane confrontabili con le rurali.
L’impatto sulla salute dell'inquinamento atmosferico è stato quindi confermato nel progetto.

L'approccio individuale, come atteso, è risultato il metodo più preciso e più adatto all'implementazione di un sistema di sorveglianza.

I risultati sono stati presentati a diversi eventi scientifici, tra i quali il 40° Congresso della Associazione Italiana Epidemiologia “Le evidenze in epidemiologia: una storia lunga 40 anni”, che si è tenuto a Torino nel mese di ottobre 2016.



Le lezioni apprese dal progetto MED HISS, attraverso l’utilizzo di indagini nazionali per scopi epidemiologici, possono essere molto utili per altri paesi europei che volessero cimentarsi nello sviluppo di approcci a basso costo per il monitoraggio degli effetti sulla salute dell'inquinamento atmosferico nel corso del tempo.
MED HISS ha evidenziato i seguenti punti per indirizzare i sistemi di sorveglianza:

1) i sistemi di sorveglianza sugli effetti di salute correlati all'inquinamento atmosferico sono realizzabili in diversi paesi europei;
2) i dati relativi alle coorti reclutate potrebbero essere meglio standardizzati con protocolli e procedure condivisi;
3) i dati disponibili dei diversi paesi dovrebbero essere posti a confronto nel tempo;
4) gli effetti sulla salute dovrebbero essere stimati in ciascun paese, in relazione a specifici esiti di salute;
5) i decisori politici dovrebbero essere informati sui risultati di questi sistemi e supportati nella pianificazione di strategie di mitigazione che riducano l'impatto dell'inquinamento atmosferico;
6) questo approccio richiede il superamento di alcune restrizioni delle politiche sulla privacy.

Per approfondimenti visita il sito del progetto, in continuo aggiornamento.

Ambiente e Salute nel PNP 2014-2018: rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione di impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione (EpiAmbNet)

Il Centro nazionale per la Prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della Salute, ha finanziato nel 2016 il progetto
Ambiente e Salute nel PNP 2014-2018: rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione di impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione (EpiAmbNet) nell’area progettuale Azioni di sistema, per le Patologie legate all’ambiente e agli stili di vita.

Il progetto intende rafforzare il contributo della epidemiologia sul tema Ambiente e Salute secondo le linee indicate dal nuovo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018, attraverso il coinvolgimento e il lavoro congiunto delle strutture ambientali e sanitarie.
L’integrazione delle attività tra il settore ambientale e quello sanitario è di importanza fondamentale per proteggere la salute dai rischi derivanti dalla contaminazione ambientale e per garantire luoghi abitativi e di lavoro che tutelino la salute dei residenti e dei lavoratori.

Non si può ignorare infatti che sui temi ambiente e salute si registrino ancora numerosi aspetti critici nelle attribuzioni delle competenze tra strutture Arpa e SSN, una formazione generale su questi aspetti ancora carente ed eterogenea, e differenze inter-regionali che rendono necessari programmi di azione e di formazione coordinati, coerenti e non settoriali.

Il PNP presenta il Macro obiettivo 8 Ambiente e Salute offrendo, per la prima volta, l’occasione del potenziamento e della standardizzazione a livello nazionale delle esperienze virtuose su questo tema già disponibili a livello di alcune regioni, inserendole in modo organico nel contesto istituzionale delle attività del sistema ambientale e della salute.


Al fine di dare supporto alle Regioni per lo sviluppo dell’obiettivo 8 del Piano sarà costituita una rete nazionale di epidemiologia ambientale e comunicazione del rischio, verrà dato supporto alla valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario e alla formazione in epidemiologia ambientale. Ciò consentirà di rispondere alle aree del PNP sulle quali è opportuna e necessaria un’attività coordinata a guida centrale di tutte le Regioni.

L’aspirazione comune che il binomio “Ambiente e salute” sia presente in tutte le politiche nazionali e regionali migliorando il monitoraggio degli inquinanti e rafforzando la sorveglianza epidemiologica.

Il PNP individua tre aree sulle quali è opportuna e necessaria un’attività coordinata a guida centrale di tutte le regioni.
Esse riguardano i
M.O. 8.2: potenziamento della sorveglianza epidemiologica; 
M.O. 8.4: sviluppare modelli, relazioni istituzionali per la valutazione degli impatti sulla salute dei fattori inquinanti;
M.O. 8.5: sviluppare le conoscenze tra gli operatori della Sanità e dell’Ambiente; 
M.O. 8.6: comunicare il rischio in modo strutturato e sistematico.

per i quali la maggior parte delle regioni nei propri Piani Regionali di Prevenzione fa rifermento a indicazioni centrali, che tuttavia sono da definire ed implementare.
La mappa della rete sarà ospitata sul sito di Epidemiologia&Prevenzione

Il progetto ha durata biennale (giugno 2016-giugno 2018), ha come OBIETTIVO GENERALE quello di fornire assistenza al Ministero della salute e alle Regioni per lo sviluppo dell’obiettivo 8 del Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018 e coinvolge una serie di enti eterogenei tra di loro quali:
il Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, la AOU Città della Salute e della Scienza di Torino del CPO Piemonte, il D.T. Epidemiologia e salute Ambientale di Arpa Piemonte, la Direzione Tecnica-CTR Ambiente Salute di Arpa Emilia-Romagna; la Azienda USL della Romagna Regione Emilia-Romagna, il Servizio di Epidemiologia Ambientale Arpa Marche, l’ ISPO Toscana, il CNR di Pisa, l’Osservatorio Epidemiologico della Regione Sicilia, il Dipartimento Ambiente e Prevenzione Primaria, il Reparto di Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il programma SPoTT : Sorveglianza sulla salute della popolazione nei pressi del termovalorizzatore di Torino


Prosegue l’attività del programma SPoTT (Sorveglianza sulla salute della Popolazione nei pressi del Termovalorizzatore di Torino), iniziata nel 2013 a seguito della costruzione di uno dei più grandi impianti per combustione di rifiuti presenti in Europa, a Torino, in zona Gerbido. Il progetto prende corpo con l’obiettivo di creare un sistema di sorveglianza che consenta di valutare gli effetti avversi sulla salute dell’inquinamento ambientale nelle aree circostanti il termovalorizzatore di Torino. L’esistenza di margini di incertezza riguardanti gli effetti sanitari delle attività umane genera in tutti i cittadini preoccupazione, dunque il programma SPoTT ha l’obiettivo di informare tempestivamente tutti i soggetti interessati sui possibili rischi.
L’impianto di termovalorizzazione può operare in assetto esclusivamente elettrico oppure in assetto cogenerativo, cioè fornendo sia energia elettrica che energia termica per il teleriscaldamento: il recupero dell’energia contenuta nei rifiuti consente di risparmiare circa 70.000 tonnellate l’anno di combustibile fossile.

L’attività di SPOTT rientra in tre Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.



Obiettivo 3
: Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età



Obiettivo 7
: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni



Obiettivo 13
: Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico


Biomonitoraggio
Nel corso del 2016 è iniziata l'ultima fase di SPOTT: circa 400 persone, 200 residenti nell’area di ricaduta delle emissioni dell’impianto (ossia a Beinasco, Grugliasco, Orbassano e Rivalta), 200 torinesi residenti nel quartiere Mirafiori, 13 allevatori e un gruppo di dipendenti sia di TRM che di imprese in appalto hanno effettuato nei mesi di giugno e luglio l'ultima fase di prelievi prevista dal Protocollo SPoTT.
Si tratta di un importante appuntamento utile a valutare se ci siano state modifiche nella quantità di alcuni inquinanti presenti nell'organismo, a tre anni dall'avvio dell'impianto del Gerbido.
Inoltre, poiché rispetto al progetto iniziale è risultato evidente che le mansioni potenzialmente più esposte alle sostanze pericolose vengono affidate ad imprese esterne con contratti in appalto (di primo o secondo livello), a fine aprile si sono conclusi i prelievi per 30 lavoratori di alcune ditte in appalto operanti presso il Termovalorizzatore, in un primo momento non coinvolte dal piano di biomonitoraggio.

Nel periodo giugno 2013-aprile 2015 sono state condotte le prime due fasi (prima dell’assunzione e dopo un anno di lavoro) del programma di biomonitoraggio umano dei lavoratori previsto da SPoTT. Il biomonitoraggio è consistito in prelievi di urine e sangue per la ricerca di metalli, metaboliti idrossilati degli idrocarburi policiclici aromatici (OH-IPA), policlorobifenili (PCB) e diossine (PCDD, PCDF).
Inoltre sono stati determinati i comuni parametri ematochimici di base, utili ad un inquadramento dello stato di salute generale, oltre che una selezione di test ormonali; infine e stata eseguita la misurazione della pressione arteriosa e della funzionalità respiratoria.
Con un’intervista sono stati raccolti dati anamnestici e individuali sulla storia lavorativa e sulle abitudini alimentari e voluttuarie insieme a informazioni per la valutazione della percezione del rischio. Parallelamente sono state condotte due campagne di monitoraggio ambientale per definire l’esposizione all’interno dell’impianto.

Nel mese di aprile 2016 è stato prodotto il Report n°4 “Biomonitoraggio dei lavoratori addetti all’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti di Torino. Risultati sui livelli di bioaccumulo di metalli e inquinanti organici dopo un anno dall’avvio dell’impianto”.

Lo studio ha riportato gli esiti del confronto dopo un anno dall’assunzione (T1) rispetto alle corrispondenti concentrazioni negli stessi soggetti misurate un anno prima (T0). Tutti i risultati riguardano i dipendenti TRM e un piccolo gruppo di lavoratori di un’impresa incaricata della sola fase di avvio, per un totale di 55 soggetti. Hanno partecipato alla fase T1 46 lavoratori, cioè l’84% dei lavoratori partecipanti alla fase iniziale (T0). Le determinazioni di PCB e diossine sono disponibili solo al baseline (prima dell’assunzione): il successivo controllo infatti e previsto dopo tre anni dall’assunzione.
I risultati delle analisi effettuate dopo un anno di attività lavorativa presso l’impianto, permettono di fare confronti con i valori riscontrati prima dell’avvio dell’impianto e di iniziare a fare alcune considerazioni. La maggior parte dei 18 metalli urinari e il piombo nel sangue presentano al T1 concentrazioni più basse di quelle osservate al T0 sia per i lavoratori impegnati sulle linee di incenerimento sia per il personale amministrativo e dirigenziale. Come anche osservato nella popolazione residente vicino all’impianto, soltanto il cromo presenta una tendenza all’aumento ad un anno dall’avvio ma questi risultati non sono attribuibili all’ambiente di lavoro: le misurazioni effettuate in aria dentro l’impianto rilevano una concentrazione di metalli in tracce uguale al fondo d’area o sotto i limiti di rilevabilità.
Nell’ottobre 2016 è stato redatto il Report n°5 “Biomonitoraggio della popolazione residente nell’area limitrofa all’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti di Torino. Risultati sui livelli di bioaccumulo di IPA dopo un anno dall’avvio dell’impianto".

ll rapporto illustra i risultati delle determinazioni dei principali metaboliti ossidrilati di IPA (OH-IPA) in campioni di urina raccolti al T1 e li confronta con quelli relativi ai campioni di urina raccolti al T0.
Nel complesso i residenti nel territorio dell’ASLTO3 (area prossima all’inceneritore) e quelli dell’ASLTO1 (area situata al di fuori delle ricadute dell’inceneritore) presentano livelli di idrossi-IPA confrontabili. Differenze statisticamente significative si evidenziano solo per l’1-idrossifenantrene (1-OH-PHEN) e per il 3-idrossifenantrene (3-OH-PHEN) che, tuttavia, forniscono un contributo non rilevante (4%) alla somma degli OH-IPA analizzati.
L’analisi delle concentrazioni urinarie di OH-IPA nel campione di popolazione studiata, a un anno di distanza dall’avvio del termovalorizzazione di Torino, non indica effetti apprezzabili ascrivibili alle emissioni dell’impianto. Infatti, i livelli complessivi degli OH-IPA in studio così come quelli relativi ai singoli metaboliti presentano in entrambe le ASL, dopo un anno dall’entrata in funzione dell’inceneritore, concentrazioni significativamente più basse di quelle precedentemente osservate. Tale riduzione, analogamente a quella riscontrata per i metalli urinari, è da ascrivere almeno in parte alla diminuzione delle concentrazioni di particolato atmosferico verificatesi tra i due periodi, legata a fattori meteorologici differenziali. Anche una maggiore attenzione negli stili di vita (in particolare la diminuzione dell’abitudine al fumo) può concorrere a spiegare i risultati ottenuti.
I valori riscontrati sul gruppo di allevatori sono in linea con quelle ottenute sui residenti, nonostante il numero dei soggetti sia limitato.
A febbraio 2017 sono stati presentati al Comitato Tecnico Scientifico di SPOTT le analisi preliminari dello Report n.6 Studio degli effetti a breve termine sulla popolazione residente nei pressi dell’inceneritore di Torino prima e dopo la sua entrata in funzione.

Mercurio
A causa della rilevazione di contenuti anomali di Mercurio nelle emissioni del termovalorizzatore ad ottobre 2016, è stato notevolmente ridotto, per alcune settimane, il volume di rifiuti conferiti all’impianto del Gerbido.
Il Gruppo SPoTT ha pubblicato un documento con considerazioni di carattere tossicologico sul mercurio e una sintesi dei risultati del mercurio urinario riscontrati nelle prime due campagne di campionamento del programma SPoTT.
Dalle analisi effettuate finora sulla popolazione residente, si evidenzia che dopo un anno dall’entrata in funzione dell’impianto (2014) il Hg urinario presenta concentrazioni più basse di quelle osservate nei prelievi del 2013. Tale diminuzione è statisticamente significativa ed è stata riscontrata sia nei soggetti residenti in prossimità dell’impianto (Asl TO3) sia nei residenti a Torino (Asl TO1).

Tabella 1
Sintesi dei risultati del confronto tra gli esposti (Asl TO3) e i non esposti (Asl TO1) - anni 2013-2014

 

 

Parametro

Asl TO3

Asl TO1

2013

2014

2013

2014

Mediana

Mediana

Mediana

Mediana

Mercurio

μg/L

 1,36

 0,90

1,45

0,94

I valori di Hg urinario riscontrati sono in linea con i principali studi e campagne di monitoraggio condotti nella popolazione generale non esposta a emissioni da inceneritori effettuati in Italia e nel mondo. Questi dati verranno aggiornati non appena saranno disponibili i risultati delle analisi di monitoraggio effettuate nel luglio 2016.
Per il Hg sono disponibili valori guida (prodotti dalla Commissione Tedesca per il biomonitoraggio umano) che aiutano a stabilire l’esistenza di un rischio potenziale per la salute e la necessità di ulteriori attività di monitoraggio della popolazione. Dal confronto con tali valori guida, nessun soggetto denota un’esposizione al Hg legata alla manifestazione di possibili rischi per la salute.
(Esposizione a mercurio: rischi per la salute e risultati SPoTT)

Riconoscimenti
Segnaliamo inoltre che il gruppo di lavoro SPOTT ha avuto nel 2016 alcuni riconoscimenti internazionali:
- pubblicazione di un articolo scientifico sulla prestigiosa rivista Environmental Monitoring and Assessment (Novembre 2016): Biomonitoring and exposure assessment of people living near or working at an Italian waste incinerator: methodology of the SPoTT study.
- articolo pubblicato su Environmental Research ad aprile 2016 presenta i risultati delle determinazioni del biomonitoraggio effettuate nei residenti prima dell’entrata in funzione dell’impianto: Sorveglianza sulla salute della popolazione nei pressi del termovalorizzatore di Torino (SPoTT): presentazione del programma di sorveglianza. Il Biomonitoraggio condotto dal Programma SPoTT contribuisce a definire i valori di riferimento italiani per diversi metalli in una popolazione che vive in una zona urbana industrializzata.
- SPoTT è Stato inoltre presentato al 28° congresso della Società internazionale di Epidemiologia Ambientale (ISEE) svoltosi a Roma dal 1 al 4 settembre 2016, un’occasione importante per confrontarsi con progetti analoghi in altre parti del mondo e far conoscere alcuni risultati del Programma SPoTT alla comunità scientifica internazionale.
- I risultati del programma SPoTT di biomonitoraggio degli OH-IPA sono stati discussi all’interno del seminario satellite “Inceneritori e salute: il contributo dell’epidemiologia italiana alla conoscenza dell’impatto sulla salute e alle azioni di sanità pubblica (Coordinatori: Antonella Bena, Fabrizio Bianchi)” all’interno del XL congresso dell’associazione italiana di epidemiologia, svoltosi a Torino dal 19 al 21 ottobre 2016. All’interno di tale seminario sono stati presentati contributi sui sistemi di sorveglianza della popolazione residente nei pressi di diversi impianti di incenerimento presenti sul territorio italiano.
Il protocollo Spott è pertanto stato validato, oltre che dal Comitato Tecnico Scientifico preposto, anche dalla Comunità scientifica internazionale.
I risultati, i report e le pubblicazioni sono pubblicati sul sito SPOTT.

IMPATTO SULLA SALUTE DEL RADON

Nel 2014 il Dipartimento tematico di Epidemiologia Ambientale di Arpa Piemonte ha effettuato una valutazione di impatto sulla salute del radon in Piemonte, utilizzando le metodiche accreditate disponibili.
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Lo studio Arpa riporta un impatto medio stimato di 285 casi di tumore al polmone attribuibili al radon in Piemonte. La stima, effettuata sui dati 2006-2012, è valida anche per il 2014. Un aggiornamento di tale stima potrà essere effettuato tra 4-5 anni in relazione alla riduzione dell’esposizione a fumo di tabacco nel sesso maschile o in relazione ad interventi di prevenzione sulle abitazioni che comportino una riduzione del rischio per la popolazione residente.
Uno studio analogo era stato fatto per l’Italia (Bochicchio, 2010) e studi analoghi sono disponibili per altri Paesi, tra cui la valutazione di impatto condotta dall’EPA Americano sul radon negli USA. nel 2003 (EPA, 2003), che conferma come il radon sia la seconda causa di tumore al polmone negli USA e responsabile di 20.000 decessi l’anno per tale causa.
Tale stima è in linea con le valutazioni condotte nella nostra regione.
Per l’impatto si rimanda pertanto allo studio del 2014.

Bibliografia

1. Bochicchio F., 2010. Rischio di tumore polmonare attribuibile a radon nelle regioni italiane. Istituto Superiore di Sanità, Roma.

2. EPA, 2003. Office of Radiation and Indoor Air. United States Environmental Protection Agency, Washington, DC 20460.
Assessment of risks from radon in homes.