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RISCHI NATURALI

L’argomento Rischi naturali rientra in due Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

Obiettivo 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri e sostenibili

Target: 11.5
Entro il 2030, ridurre in modo significativo il numero di morti e il numero di persone colpite da calamità, compresi i disastri provocati dall’acqua, e ridurre sostanzialmente le perdite economiche dirette rispetto al prodotto interno lordo globale, con una particolare attenzione alla protezione dei poveri e delle persone in situazioni di vulnerabilità.

Target: 11.b
Entro il 2020, aumentare notevolmente il numero di città e di insediamenti umani che adottino e attuino politiche e piani integrati verso l'inclusione, l'efficienza delle risorse, la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici, la resilienza ai disastri, lo sviluppo e l’implementazione, in linea con il ‘Quadro di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-2030'.


Obiettivo 13: Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze

Target:  13.1
Rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i paesi.











Le misure attuative del Piano di Gestione del rischio Alluvioni (PGRA)

Il Piano di gestione rischio alluvioni (PGRA) si inserisce in Piemonte in un sistema di previsione, pianificazione e programmazione vigente a difesa del territorio, che comprende ad oggi il Piano per l'assetto idrogeologico (PAI), il sistema della pianificazione locale (PRGC adeguati al PAI), i Piani territoriali provinciali e regionali,  i Piani di protezione civile, nonché un sistema di opere di difesa realizzato e/o programmato.

Il PGRA è stato approvato il 3 marzo 2016 e vige dal 6 febbraio 2017, data della pubblicazione del DPCM 27 ottobre 2016 sulla Gazzetta Ufficiale n. 30.

Il PGRA è redatto al fine di attuare la Direttiva europea Alluvioni - 2007/60/CE (recepita in Italia con D.lgs 49/2010). Tale Direttiva ha come scopo l'istituzione di un quadro per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvione per la riduzione delle conseguenze su Salute umana, Ambiente, Patrimonio culturale e Attività economiche (….) ed è pertanto necessario prevedere l’elaborazione di mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni in cui siano riportate le potenziali conseguenze negative associate ai vari scenari di alluvione, comprese informazioni sulle potenziali fonti di inquinamento ambientale a seguito di alluvioni.

Il PGRA interessa tutti gli aspetti della gestione del rischio di alluvioni, sia la difesa del suolo (il cosiddetto "tempo differito") intesa come un’azione di studio, approfondimento, pianificazione e programmazione degli interventi (quindi sia misure non strutturali che strutturali che possano rispondere ai 5 obiettivi posti dalla Direttiva), sia la protezione civile (il cosiddetto "tempo reale" ) intesa come un’azione urgente e immediatamente efficace in caso di evento in tutte le sue fasi.

I 5 obiettivi generali posti dalla Direttiva Alluvioni sono:

  • promuovere la difesa delle città e delle aree  metropolitane
  • migliorare la performance dei sistemi difensivi esistenti
  • assicurare maggiore spazio ai fiumi
  • migliorare la conoscenza del rischio
  • ridurre l’esposizione al rischio.

Tali obiettivi si attuano attraverso Misure di Prevenzione e Protezione.

Tabella 1
Misure di Prevenzione

Le misure di prevenzione sono finalizzate sostanzialmente alla riduzione del danno atteso in caso di evento, attraverso la riduzione degli elementi a rischio presenti e/o della loro vulnerabilità. Si tratta delle soluzioni potenzialmente più efficaci e sostenibili nel lungo periodo per ridurre i danni conseguenti alle esondazioni dei corsi d’acqua.

Tabella 2
Misure di protezione

COD. Tipo e descrizione della misura TOTALE
M3 - Protezione M31 Gestione naturale delle piene a scala di sottobacino - misure per la riduzione delle portate di piena mediante il ripristino dei sistemi naturali in grado di rallentare la formazione e propagazione delle piene migliorando la capacità di ritenzione, espansione e laminazione. 13
M32 Regolazione delle piene - misure che comportano interventi strutturali per regolare le piene come ad esempio la costruzione, modificazione o rimozione di opere di laminazione (dighe, casse di espansione) che hanno un significativo impatto sul regime idrologico. 24
M33 Interventi negli alvei dei corsi d’acqua, nelle piane inondabili, nelle aree costiere e negli estuari quali la costruzione, modificazione o rimozione di opere arginali o di regimazione, nonché la trasformazione degli alvei e la gestione dinamica dei sedimenti, ecc. 89
M34 Gestione delle acque superficiali – misure che riguardano interventi strutturali per ridurre gli allagamenti causati da piogge intense, tipici ma non limitati al solo ambiente urbano, che prevedono il miglioramento della capacità di drenaggio artificiale o attraverso la realizzazione di un sistema di drenaggio sostenibile 15
M35 Altre misure – che possono includere i programmi o le politiche di manutenzione dei presidi di difesa contro le inondazioni 62
TOTALE 203
Le misure di protezione sono finalizzate essenzialmente alla riduzione delle condizioni di pericolosità delle aree attraverso interventi di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua e/o gestione delle piene, di manutenzione delle opere idrauliche e/o degli alvei. Comprendono le arginature, le casse di espansione, ma anche gli interventi di recupero degli spazi fluviali, le sistemazioni idrauliche e forestali, le azioni di modellazione e/o modifica delle strutture esistenti.

Per poter però organizzareun Programma Operativo di Attuazione del Piano è stato opportuno riaccorpare le Misure, in relazione alle specifiche azioni da svolgere e tenendo anche conto della ripartizione delle responsabilità della loro attuazione, secondo le due seguenti macrocategorie:

Strutturali

  • Realizzazione di interventi strutturali di sistemazione idraulica
  • Progettazione di interventi strutturali di sistemazione idraulica
  • Interventi di manutenzione del territorio, opere di difesa, sedimenti, vegetazione

La Programmazione delle opere strutturali previste dalla pianificazione di bacino o dalla pianificazione locale è inserita nella Piattaforma Rendis-web sulla base di criteri derivanti, attualmente, dal DPCM 28 maggio 2015

Non strutturali

  • Miglioramento conoscenza della pericolosità e analisi degli scenari di rischio residuale
  • Miglioramento conoscenza del danno
  • Riduzione vulnerabilità (es. Rilocalizzazioni)
  • Verifiche compatibilità infrastrutture interferenti (ponti, impianti…)
  • Invarianza idraulica
  • Piani di laminazione
  • Monitoraggi (idrologico, topografico, opere)
  • Norme
  • Adeguamento piani regolatori
  • Varianti alle fasce fluviali
  • Comunicazione

Tabella 3
Esempio di estratto dal database delle misure

Localizzazione misura (ARS o Regione per le misure generali)

Obiettivo generale

OBIETTIVO GENERALE DI DISTRETTO

Obiettivo di dettaglio

(ARS o territorio regionale)

Misura

Autorità responsabile

Livello di responsabilità

Implementazione

Priorità

Measure Type1

Codice Rendis




NOTE

ARS LAGO MAGGIORE - TICINO E SECONDARI Verbania - Arona

1

MIGLIORARE LA CONOSCENZA DEL RISCHIO Aggiornare e migliorare la conoscenza del pericolo e del rischio di inondazione alla scala locale

Valutazione delle azioni volte a ridurre i danni alle attività economiche per le aree litoranee per tempi di ritorno inferiori a TR20

Regione

NS

C

M24

 

 

ARS MAIRA - GRANA MELLEA

Busca - Racconigi - Savigliano

1

MIGLIORARE LA CONOSCENZA DEL RISCHIO Aggiornare e migliorare la conoscenza del pericolo e del rischio di inondazione alla scala locale

Elaborazione di uno studio bidimensionale sui torrenti Maira e Grana-Mellea, al fine di rivedere l'assetto di progetto previsto dal PAI

AIPo

NS

H

M24

 

 

2

MIGLIORARE LA PERFORMANCE DEI SISTEMI DIFENSIVI ESISTENTI

Adeguare strutturalmente e funzionalmente i sistemi difensivi

Completamento interventi previsti dal PAI e/o rivisti sulla base dello studio bidimensionale sul Grana-Mellea nel comuni di Savigliano (loc. Levaldigi) e sul Maira nei comuni di Busca, Vottignasco, Racconigi.Realizzazione interventi a Cavallermaggiore previsti a seguito dell'evento alluvionale 2008 (finanziati con fondi Alluvione 2008 - OPCM)

AIPo

OGC

H

M33

01IR334/G1, 01IR351/G1, 01IR443/G1, 01IR343/G1

 

ARS NODO BANNA DI SANTENA E AFFLUENTI

2

MIGLIORARE LA PERFORMANCE DEI SISTEMI DIFENSIVI ESISTENTI

Adeguare strutturalmente e funzionalmente i sistemi difensivi

Completamento dell'assetto di progetto previsto dal PAI e specificato a livello locale attraverso studi condotti a supporto dei piani regolatori comunali nei comuni di Santena e Villastellone

AIPo

OGC

H

M33

01IR037/G3

 

5

DIFESA DELLE CITTA’ E DELLE AREE METROPOLITANE

Riduzione della pericolosità in corrispondenza dei centri edificati e delle infrastrutture

Revisione delle fasce fluviali e dell'assetto di progetto

AdbPo

OGC

H

M21

 

 

Legenda
Implementazione: NS (Not Started) - OGC (On Going Construction) - COM (Completed) - POG (Planning On Going)
Priorità: L (Low) - M (Moderate) - C (Critical) - H (High) - VH (Very High)
Obiettivi e Misure sono assegnati alle Aree a Rischio SignificativoARS – cioè unità territoriali dove le condizioni di rischio potenziale sono particolarmente significative e per le quali è necessaria una gestione del rischio specifica.
Le ARS sono state gerarchizzate in sottoinsiemi, individuandone di livello Distrettuale (8 ARS), Regionale (20 ARS), Locale che evidenzia situazioni di rischio circoscritte.

Al fine di raggiungere, nel primo sessennio di pianificazione (2016 – 2021), gli obiettivi di riduzione degli impatti negativi delle alluvioni sulla salute umana, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche contenuti nel PGRA, è necessario monitorare l’attuazione delle misure poste.
L’Autorità di bacino, con le Regioni, ha definito le modalità per monitorare nel tempo lo stato di avanzamento delle misure del PGRA attraverso il PROGRAMMA OPERATIVO PER L’ATTUAZIONE E IL MONITORAGGIO DELLE MISURE DEL PGRA - POAMM.

Tabella 4
Estratto di database del POAMM attualmente in corso di compilazione

Measure
Name

Measure
Code

Codice
RENDIS

Measure
Location

Category
of
Priority

Name
Responsible
Authority/
Level
of
responsability

Progress
of
Implementation
Dic2015

Attuazione dell'assetto di progetto previsto dal PAI

ITN008-PI-040

 

Piemonte ARS R6 - Elvo (Viona - Mongrando)

High

Regione Piemonte

NS

Realizzazione interventi previsti dal PAI comunque confermati nei comuni di Trana e Rivalta

ITN008-PI-050

01IR007/G3, 01IR008/G3, 01IR115/G3

Piemonte ARS R13 - Sangone (Trana - Rivalta)

High

Regione Piemonte

OGC

Implementazione del catasto delle opere di difesa (SICOD) al fine di monitorare lo stato di efficienza ed efficacia delle opere esistenti censite

ITN008-PI-028

 

Piemonte ARS regionali locali

Critical

Regione Piemonte

OGC

Migliorare la comunicazione e la conoscenza delle specifiche condizioni di rischio al fine di incentivare il cittadino a porre in essere interventi per la riduzione della vulnerabilità del proprio bene esposto

ITN008-PI-027

 

Piemonte ARS regionali locali

High

Regione Piemonte

OGC

Individuazione delle aree residenziali da delocalizzare a partire dalle mappe di rischio, al fine di accedere ai finanziamenti dedicati alla rilocalizzazione

ITN008-PI-026

 

Piemonte ARS regionali locali

High

Regione Piemonte

OGC

Predisporre la progettazione, con caratteristiche di infrastruttura verde, per il finanziamento e l'attuazione dell’intervento di laminazione controllata in sinistra Po a valle del ponte di Crescentino

ITN008-DI-222

AB21IR001/G2

Po - ARS Po

Very high

Regione Piemonte

OGC

Omogeneizzazione del quadro dei dissesti derivante da aggiornamento dei Piani regolatori in corrispondenza dei confini comunali, attraverso aggiornamento della cartografia e del quadro delle conoscenze in condivisione con Comuni e Città Metropolitana

ITN008-PI-024

 

Piemonte ARS regionali locali

Critical

Regione Piemonte

NS

Incentivazione dell'adeguamento dei PRG al PAI e al PGRA. Adeguamento della normativa regionale relativa alla prevenzione del rischio geologico e idrogeologico nella pianificazione: revisione della normativa regionale in materia

ITN008-PI-023

 

Piemonte ARS regionali locali

Critical

Regione Piemonte

OGC

Predisporre il Programma di gestione dei sedimenti, sul torrente Stura di Lanzo, per riequilibrare il bilancio solido, recuperare la capacità di espansione nelle aree perifluviali, migliorare la funzionalità ecologica e la qualità paesaggistica

ITN008-DI-239

 

Po, Dora Riparia, Stura di Lanzo, Sangone, Chisola - ARS Torino

High

Regione Piemonte

NS

Elaborazione di uno studio bidimensionale sui torrenti Maira e Grana-Mellea, al fine di rivedere l'assetto di progetto previsto dal PAI

ITN008-PI-042

 

Piemonte ARS R8 - Maira - Grana Mellea (Busca - Racconigi - Savigliano)

High

Agenzia Interregionale per il fiume Po

NS

Incentivazione dell'applicazione dell'istituto della manleva da parte dell’operatore che realizzi interventi compatibili con le condizioni di rischio dell’area e ammessi dai PAI o dai Piani regolatori, ma comunque assoggettati ad un rischio residuo

ITN008-PI-025

 

Piemonte ARS regionali locali

Critical

Regione Piemonte

OGC

Compl. Interv. previsti dal PAI e/o rivisti sulla base studio 2D su Grana-Mellea a Savigliano (loc. Levaldigi) e sul Maira a Busca, Vottignasco, Racconigi. Interv. a Cavallermaggiore a seguito evento alluv. 2008 (finanz. fondi Alluvione 2008 - OPCM)

ITN008-PI-061

01IR334/G1, 01IR351/G1, 01IR443/G1, 01IR343/G1

Piemonte ARS R8 - Maira - Grana Mellea (Busca - Racconigi - Savigliano)

High

Agenzia Interregionale per il fiume Po

OGC

Revisione delle fasce fluviali e dell'assetto di progetto

ITN008-PI-017

 

Piemonte ARS R9 - Nodo Banna di Santena e affluenti

High

Autorità di bacino del fiume Po

OGC

Revisione delle fasce fluviali sul torrente Pellice

ITN008-PI-018

 

Piemonte ARS R11 - Pellice (Angrogna - Torre Pellice - Luserna San Giovanni)

High

Autorità di bacino del fiume Po

NS

Programma di manutenzione delle opere realizzate sul fiume Tanaro

ITN008-PI-019

 

Piemonte ARS R17.2 - Tanaro e affluenti (Alba)

High

Agenzia Interregionale per il fiume Po

OGC

Interventi sugli affluenti del Tanaro e sul reticolo idrografico minore: Rio Misureto (Alba), Torrente Talloria

ITN008-PI-063

01IR451/G1, 01IR505/G1

Piemonte ARS R17.2 - Tanaro e affluenti (Alba)

High

Regione Piemonte

OGC

Revisione delle fasce fluviali e dell'assetto di progetto

ITN008-PI-038

 

Piemonte ARS R2 - Ceronda e secondari (Druento - Venaria Reale)

Critical

Autorità di bacino del fiume Po

NS

Legenda
Implementazione: NS (Not Started) - OGC (On Going Construction) - COM (Completed) - POG (Planning On Going)
Priorità: L (Low) - M (Moderate) - C (Critical) - H (High) - VH (Very High)

Tabella 5
Misure Parte A del PGRA

Categoria misura

Totali

AdbPo
MATTM

RPI

Priorità

ReNDi
S

win-win

VH

H

C

M

L

Misure strutturali

Realizzazione di interventi strutturali di sistemazione idraulica

28

-

28

6

18

4

-

-

17

-

Progettazione di interventi strutturali di sistema idraulica

15

-

15

4

8

3

-

-

12

2

Interventi di manutenzione del territorio, opere di difesa, sedimenti, vegetazione

17

-

17

-

14

3

-

-

6

7

Misure non strutturali

Miglioramento conoscenza della pericolosità e analisi degli scenari di rischio residuale

25

5

20

2

10

13

-

-

-

-

Miglioramento conoscenza del danno

3

1

2

-

-

3

-

-

-

-

Riduzione vulnerabilità compreso rilocalizzazioni

4

-

4

2

1

1

-

-

-

-

Ponti, infrastrutture, impianti (verifiche di compatibilità)

6

-

6

-

4

2

-

-

-

-

Invarianza idraulica

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

Piani di laminazione

-

-

-

-

-

-

-

-

-

-

Monitoraggi (idrologico, topografico, opere)

5

1

4

-

4

1

-

-

-

1

Altre misure non strutturali

15

6

9

-

7

8

-

-

-

-

Alcune MISURE non strutturali, attualmente in corso, riguardano le varianti alle fasce fluviali (che verranno inserite nel data base del POAMM), attività fondamentale per favorire la piena armonizzazione fra il PAI e il PGRA.

Tabella 6
Cronoprogramma varianti

CORSO
D'ACQUA

MARZO

2017

GIUGNO

2017

SETTEMBRE

2017

DICEMBRE

2017

Note

Orba

 

CP

 

 

Studio di fattibilità, finanziato da Regione Piemonte e commissionato da AIPO nel 2011.
Alluvione 2014

Banna

 

CP

 

 

Morfologia e topografia.
Verifica B di progetto.
Dati conoscitivi desunti da progetti, prgc, direttiva alluvioni, ecc.

Bormida

 

SPV

 

PV

Studio di fattibilità finanziato da Regione Piemonte e commissionato da AIPO nel 2011.
Alluvione 2014

Orco

 

SPV

 

PV

Metodo soggiacenze e fascia massima divagazione compatibile PGS per fascia A

Varaita

SPV

 

PV

 

studio bidimensionale AIPO- Regione piemonte

Sesia

 

SPV

 

PV

Studio di fattibilità commissionato da Autorità di bacino del fiume Po


Legenda
CP (Conferenze programmatiche) - SPV (Schema Progetto di Variante) - PV (Progetto di variante)

Figura 1
Esempio di "Progetto di Variante al Piano stralcio per l'assetto idrogeologico del bacino del fiume Po (PAI): Torrente Banna da Villanova d'Asti alla confluenza in Po"

Definizione del quadro del dissesto relativo ai comuni che non hanno ancora provveduto ad adeguare il proprio strumento urbanistico al PAI

Al fine di poter disciplinare le azioni riguardanti la difesa idrogeologica del territorio, la Regione Piemonte deve poter disporre di una conoscenza aggiornata delle situazioni di dissesto presenti sul proprio territorio e uno strumento utile al raggiungimento di tale scopo è rappresentato dagli strumenti urbanistici comunali che contengono gli studi geologici relativi al quadro del dissesto redatti alla scala locale e forniscono indicazioni circa la pericolosità geologica e la relativa idoneità all’utilizzo urbanistico del territorio.
Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), approvato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 maggio 2001, obbliga i comuni ad effettuare, attraverso la revisione dei propri strumenti urbanistici, la verifica delle effettive situazioni di dissesto e di rischio idraulico ed idrogeologico presenti sul proprio territorio rispetto a quelle individuate dal PAI medesimo. A più di 15 anni dall’entrata in vigore del PAI, non tutti i comuni hanno proceduto alla verifiche sopra richiamate e la Regione, quindi, non dispone di un quadro del dissesto omogeneo a livello regionale.

Tabella 7
Stato di aggiornamento dei comuni adeguati al PAI per ogni provincia

PROVINCIA

PRG APPROVATI

TOTALE COMUNI

%

ALESSANDRIA

120

190

63,16

ASTI

95

118

80,51

BIELLA

60

82

73,17

CUNEO

187

250

74,8

NOVARA

63

88

71,59

TORINO

198

315

62,86

VERBANO-CUSIO-OSSOLA

55

77

71,43

VERCELLI

50

86

58,14

TOTALE REGIONE

828

1206

68,66

Molti comuni che non hanno il proprio PRG adeguato al PAI hanno comunque le procedure in itinere. Dal punto di vista normativo, fino all’approvazione della variante al PRG, sui territori dei comuni non ancora adeguati al PAI, si applicano le disposizioni dell’art. 9 delle norme PAI anche sulle aree individuate nelle mappe di pericolosità del PGRA, oltre a quelle cartografate dal PAI medesimo.

Allo scopo di colmare la carenza di informazioni derivanti dalla mancanza di un quadro del dissesto condiviso per i comuni non adeguati al PAI, anche al fine di quantificare i fabbisogni degli interventi di mitigazione della pericolosità geologica a scala regionale, la Direzione regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Montagna, Foreste, Protezione Civile, Trasporti e Logistica, attraverso il Settore Geologico ed il Settore Sismico per gli ambiti territoriali di propria competenza, intende procedere alla definizione del quadro del dissesto alla scala comunale dei comuni non ancora adeguati al PAI, in base al quale i comuni potranno in seguito impostare la propria variante urbanistica.
La definizione del quadro del dissesto avverrà sulla base delle informazioni relative ai dissesti presenti nelle varie banche dati regionali e nazionali ed ispirandosi al principio di maggior cautela. Ai dissesti così individuati, saranno associate delle norme di utilizzo del territorio in sintonia con quelle previste dall’articolo 9 delle Norme di Attuazione del PAI.
Completati gli studi relativi ai comuni non ancora adeguati al PAI, si procederà ad una verifica di quei comuni che hanno un adeguamento al PAI in corso. Considerato che nell’ambito di tale casistica possono coesistere situazioni molto differenti relative al livello di approfondimento degli studi geologici, qualora ritenuto necessario, si procederà in maniera analoga ad integrare gli studi geologici predisposti dai comuni ma non ancora condivisi dalla Regione.

Figura 2
Comuni piemontesi suddivisi per stato di aggiornamento al PAI

Riperimetrazione degli abitati da consolidare e trasferire (Legge n. 64/1974) e relativa proposta di trasformazione in aree a rischio molto elevato (RME)

Nell’ambito delle attività mirate allo snellimento degli iter amministrativi, i settori regionali competenti in materia di prevenzione del rischio geologico e di difesa del suolo sono stati incaricati di verificare le attuali perimetrazioni degli abitati classificati “da trasferire” o “consolidare” (Legge n. 445/1908) al fine di convertirle in aree a rischio molto elevato (RME), a integrazione del PAI vigente. La conversione può confermare la perimetrazione, modificarla o eliminarla, nonché trasformare i vincoli (di trasferimento o consolidamento) attraverso l’applicazione dei contenuti della Circolare PGR 7/LAP/96.
Nel corso del 2016 l’attività di verifica delle perimetrazioni, avviata nel 2015 sulla provincia di Torino, è proseguita sui Comuni delle province di AL, AT, BI, CN e VC dove per ciascun Comune ove sono presenti tali vincoli è stata predisposta la proposta di conversione in area RME.
Acquisito il parere del Comitato tecnico dell’Autorità di Bacino del Fiume Po, la Regione Piemonte provvederà, attraverso propria deliberazione, a confermare la conversione in aree RME. Per i comuni interessati dalla conversione, l’autorizzazione prevista dall’articolo 61 del DPR 380/2001 e il parere preventivo di cui all’articolo 89 del medesimo DPR 380/2001 non trovano più applicazione.

Programmazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico

È proseguita nel corso del 2016 l’attività ti programmazione oltre che di messa a punto delle procedure finalizzate alla programmazione.
Per quanto riguarda la programmazione di nuovi interventi contro il dissesto idrogeologico si segnalano:

  • la stipula di un Accordo Procedimentale tra la Regione Piemonte ed il Ministero dell’Ambiente e tutela del Territorio e del mare, mediante il quale è stato previsto il finanziamento di n. 4 interventi. I fondi previsti dall’Accordo derivano dalla vendita delle quote di CO2, sono destinati alla mitigazione in ambito montano e finalizzati al contrasto degli effetti dei cambiamenti climatici sui fenomeni franosi. Gli interventi saranno attivati ad inizio 2017 dal Commissario Straordinario.
  • la stipula del Secondo Atto Integrativo all’Accordo di Programma del 2010. Tramite questo Secondo Atto integrativo si è programmato il finanziamento di n. 10 nuovi interventi (già previsti nella sezione programmatica dell’Accordo) per  2, 57 M di Euro e si è dato avvio al finanziamento di alcuni interventi già previsti per il Piemonte nel DPCM 15 settembre 2015 (cd Aree Metropolitane) nelle tabelle C e D.  Tra di essi è da segnalare il finanziamento della progettazione esecutiva della cassa di laminazione sulla Dora e del primo lotto della stessa opera (per 13,5 M di Euro). Questo Atto Integrativo reca un totale di nuovi fondi per il Piemonte pari ad 19,1 M di Euro.
  • è stato dato corso alla programmazione, per il successivo finanziamento a cura dell’Autorità di Bacino del fiume Po, di un primo intervento win-win.

L’intervento win-win è una tipologia di intervento che soddisfa contemporaneamente i contenuti ed le finalità delle Direttive europee 2000/60CE (Direttiva acque) e 2007/60CE (Direttiva alluvioni). Il primo intervento win-win selezionato sul territorio piemontese è relativo al torrente Pellice per un importo di 4,2 M di Euro.

Relativamente, invece, alle attività finalizzate alla programmazione degli interventi a seguito del DPCM 28 maggio 2015, la Regione Piemonte ha adottato determinazione n. 767 in data 5 aprile 2016, recante "disposizioni organizzative e funzionali agli uffici regionali competenti in tema di difesa dell'assetto idrogeologico e difesa del suolo. Modalità di gestione delle richieste di finanziamento ordinarie"  finalizzato a declinare gli aspetti e i contenuti tecnici dei progetti da inserire nella piattaforma Re.N.Di.S.-web.

Evento alluvionale novembre 2016 – azioni regionali e rapporto d’evento

A seguito dell’evento alluvionale che, nel novembre 2016, ha colpito il territorio regionale (vedi la pagina dedicata ai Rischi Naturali nella sezione Territorio - Stato), gli uffici della competente Direzione Regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Montagna, Foreste, Protezione Civile, Trasporti e Logistica, hanno redatto un rapporto di evento disponibile sul sito della Regione Piemonte, al pari di tutti i rapporti di evento redatti dall’Ente Regione dal 1978.

Il rapporto descrive come la Direzione Regionale abbia fatto fronte all’evento mettendo in campo le proprie risorse umane e strumentali. Questo mediante l’azione della Protezione Civile regionale, per le attività relative alla fase emergenziale, e mediante l’azione degli uffici tecnici della Direzione per le attività di ricognizione, censimento ed analisi dei danni nonché per il supporto tecnico alle Amministrazioni locali per la gestione di situazioni critiche (evacuazioni, chiusure viabilità ecc.).
 
A seguito dell’evento gli uffici regionali hanno pure attivato le procedure del programma europeo Copernicus, gestito dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, per ottenere una serie di riprese satellitari delle zone colpite. Le elaborazioni effettuate sono disponibili sullo stesso sito del programma Copernicus.  Contestualmente, l’Agenzia Spaziale Italiana ha fornito una serie di elaborazioni di immagini della costellazione radar nazionale Cosmo SkyMed (CSK) che permettono di cartografare le zone inondate.

Applicazione dei provvedimenti cautelari di cui all’art. 9 bis della LR n. 56/77 nelle aree interessate dall’evento alluvionale del novembre 2016 che ha colpito il comune di Moncalieri (TO)

A seguito dell’evento alluvionale del novembre 2016, il Comune di Moncalieri ha richiesto alla Regione Piemonte di adottare i provvedimenti cautelari di inibizione e sospensione di cui all’art. 9 bis della legge urbanistica regionale atti a prevenire mutamenti di destinazioni d'uso, nonché la costruzione o la trasformazione di opere pubbliche o private, nelle aree interessate dal citato evento alluvionale. Ciò in quanto molte aree interessate da inondazioni con battenti d’acqua significativi (maggiori di 50 cm) ricadono, dal punto di vista della pericolosità geologica e dell’idoneità all’utilizzazione urbanistica ai sensi della Circolare PGR n. 7/LAP/96 e successiva Nota Tecnica Esplicativa del 1999, in classe I (porzioni di territorio dove le condizioni di pericolosità geomorfologica sono tali da non porre particolari limitazioni alle scelte urbanistiche) o in classe II (porzioni di territorio dove le condizioni di moderata pericolosità geomorfologica ed idraulica possono essere agevolmente superate  attraverso l’adozione ed il rispetto di modesti accorgimenti tecnici realizzabili nell’ambito del singolo lotto edificatorio o dell’intorno significativo).
Pertanto, la Regione Piemonte ha ritenuto necessario adottare in tali zone (vedi figura sottostante) provvedimenti cautelari finalizzati a prevenire trasformazioni urbanistiche del territorio non congruenti con il livello di pericolosità riscontrato nel corso dell’ultimo evento alluvionale nonché finalizzati ad avviare le procedure di revisione dello strumento urbanistico vigente per rendere la classi di idoneità geologica all’utilizzo urbanistico congruenti con le reali condizioni di pericolosità presenti sul territorio.

Figura 3
Comune di Moncalieri
Ambiti allagati dall'evento 2016 e sottoposti ai provvedimenti di cui all'art. 9 bis della LR 56/77

Attività di verifica per la corretta gestione degli sbarramenti e degli invasi artificiali

Sbarramenti autorizzati alla prosecuzione all'esercizio
Le attività della Regione Piemonte sono rivolte anche alla vigilanza sulla costruzione, controllo della gestione per gli sbarramenti artificiali per l'accumulo idrico con altezze inferiori ai 15 m e invasi inferiori al milione di metri cubi.
Il totale  censito nel catasto degli sbarramenti di competenza quindi ammonta attualmente a 777 sbarramenti in esercizioa differenza dei 630  del primo grosso censimento del 1995.
Sono 1068 gli sbarramenti e invasi verificati (comprendendo circa 235 sbarramenti di non competenza – traverse fisse senza organi di regolazione o  56 impianti disattivati/demoliti) quindi circa 400 in più rispetto al censimento 1995.
Abbiamo circa un 5% di perizie tecniche per autorizzazione all'esercizio ancora in Istruttoria, ma la percentuale rimane costante per un continuo apporto di sbarramenti non precedentemente  denunciati.
In parallelo si sta procedendo ad un rinnovo delle autorizzazioni ormai scadute.
Tali sbarramenti nella maggior parte dei casi sono al servizio di impianti finalizzati ad un utilizzo agricolo della risorsa. Gli altri utilizzi prevalenti sono produzione energia, turistico.

Figura 4
Sbarramenti censiti suddivisi per categoria

  1. categoria A: sbarramenti con altezza fino a dieci metri e con volume di invaso fino a trenta mila metri cubi;
  2. categoria B: sbarramenti  con altezza fino a dieci metri e con volume di invaso compreso tra trenta mila e cento mila metri cubi;
  3. categoria C: sbarramenti con altezza superiore a dieci metri e fino a quindici metri o con volume di invaso superiore a 100 mila metri cubi e fino a un milione di metri cubi.

Figura 5
Sbarramenti censiti - dettaglio categoria A

  1. sottocategoria A1: sbarramenti che non superano i cinque metri di altezza e che determinano un volume di invaso inferiore a dieci mila metri cubi;
  2. sottocategoria A2: sbarramenti con altezza fino a dieci metri e con volume di invaso fino a trenta mila metri cubi.

Catasto sbarramenti

Il sistema informativo per raccogliere tutte le informazioni alfanumeriche e geografiche acquisite è il Catasto Sbarramenti di competenza regionale che contiene le informazioni anche delle dighe nazionali e degli invasi per l'uso antincendio boschivo.

Figure 6 e 7
Pagina web del Catasto Sbarramenti



Verifiche sul territorio per sbarramenti abusivi
Sono state condotte verifiche per evidenziare eventuali laghi artificiali abusivi. Tali verifiche iniziano da un confronto di foto aeree e delle carte che riportano quanto rilevato e censito.

Figure 8 e 9
Verifica presenza laghi abusivi con ausilio di foto aeree





Invasi artificiali con progetto di gestione del materiale sedimentato approvato
Il progetto di gestione, documento creato con il Decreto 30 giugno 2004, ha le caratteristiche di un capitolato descrittivo delle modalità per l'esecuzione delle manutenzioni degli invasi artificiali finalizzate alla rimozione del materiale lapideo sedimentato. Tali manutenzioni sono necessarie per garantire l'efficienza e la sicurezza degli sbarramenti di ritenuta e delle loro opere accessorie (scarichi, opere di presa) nonchè il recupero delle capacità originarie degli accumuli idrici. Il progetto di gestione descrive le modalità di esecuzione dei lavori, in maniera tale da consentire il minore impatto possibile sull'ambiente e, nello specifico, garantire la qualità del corso d'acqua.
Il documento, approvato dalla regione anche per invasi artificiali di competenza nazionale, ha durata di solito decennale e permette al gestore dell'invaso in cui sia necessario effettuare delle manutenzioni, di fare i lavori dopo aver comunicato, con un preavviso di 4 mesi, il Programma di sintesi con maggiori dettagli sulla manutenzione programmata.

La situazione relativa all'approvazione dei progetti di gestione del materiale sedimentato negli invasi artificiali risulta essere alla fine del 2015 la seguente:

Totale di circa 70 progetti approvati:
  • quasi tutte le 56 dighe nazionali ha un progetto approvato       
  • per le dighe regionali esistono deroghe all’obbligo di presentazione del progetto    
  • esaminati progetti di gestione di asta.
  • rinnovi di progetti già arrivati a scadenza e continue verifiche di programmi di sintesi.

Raccolta scenari di rischio
Sono stati raccolti gli scenari di rischio conseguenti alla rottura degli sbarramenti prodotti dai proprietari e gestori degli impianti oppure dalle Amministrazioni comunali nell'ambito dell'aggiornamento dei Piani regolatori comunali.  Finora sono circa 100 per sbarramenti regionali e 55 per quelli nazionali digitalizzati e georeferenziati raccolti nel Catasto sbarramenti. L'attività proseguirà per arrivare ad avere tale scenario per ciascuno degli sbarramenti esistenti sul territorio piemontese.

Classificazione sbarramenti di competenza regionale ai fini di laminazione
Si è sviluppato un filone di attività finalizzato alla redazione di dossier specifici per ogni diga regionale presente sul territorio piemontese che analizzi le potenzialità di laminazione di ogni diga esistente per garantire con piani statici o dinamici dei miglioramenti in termini di deflussi nei tratti di corso d’acqua a valle dello sbarramento in caso di eventi di piena. Si è predisposto un piano, anche con la collaborazione dell'Arpa Piemonte, con le priorità delle dighe regionali come era stato fatto nel 2015 per i 56 casi nazionali.

Figura 10

Nel caso regionale sono stati classificati 11 sbarramenti.

DENOMINAZIONE

Indice di laminazione

Indice di vulnerabilità

Indice complessivo

Classifica indice complessivo

LAGO PISTONO

0,892

0,177

0,158

1

DIETRO LA TORRE

1,000

0,069

0,069

2

TERNAVASSO

1,000

0,043

0,043

3

GEBBO

0,039

1,000

0,039

4

DIGA DI ARIGNANO

0,522

0,070

0,037

5

POURRIERES

0,128

0,274

0,035

6

SARETTO

0,294

0,059

0,017

7

LAGO DI MONTE DI BRIAGLIA

0,437

0,011

0,005

8

LAGO DI VALLE DI BRIAGLIA

0,394

0,011

0,004

9

BASSO PIOVA *

0,059

0,000

0,000

10

LAGO VALUNGA *

0,958

0,000

0,000

11

ATTIVITÀ DI MONITORAGGIO DEI FENOMENI FRANOSI

Il “Disciplinare per lo sviluppo, la gestione e la diffusione dati di sistemi di monitoraggio su fenomeni franosi con finalità di prevenzione territoriale e di protezione civile” (Disciplinare MFF, approvato con DGR n. 18-3690 del 16/04/2012) standardizza, a scala regionale, le procedure amministrative e tecniche che portano al finanziamento, alla realizzazione e al mantenimento dei sistemi di monitoraggio dei fenomeni franosi e alla diffusione dei dati che ne derivano, con l’obiettivo di coordinare le attività dei principali soggetti interessati: Comuni, Arpa e Regione Piemonte.
Sul territorio piemontese è attiva da quasi venti anni la Rete Regionale di Controllo dei Movimenti Franosi (ReRCoMF) gestita operativamente da Arpa Piemonte(ai sensi della LR 28/02). La rete, che comprende circa 300 sistemi, pari a circa 1500 strumenti di misura, è una rete di tipo estensivo, finalizzata a controllare, con un numero relativamente limitato di strumenti, più movimenti franosi distribuiti nei settori alpino, collinare ed appenninico. La gestione centralizzata dei sistemi di controllo garantisce uno sviluppo omogeneo dei sistemi di misura sul territorio regionale, una regolare effettuazione delle misure, la manutenzione degli strumenti, l’aggiornamento e la diffusione dei dati presso le amministrazioni e gli enti interessati, fornendo elementi essenziali per una corretta pianificazione territoriale e per interventi di governo del territorio. Per approfondimenti si suggerisce di consultare il sito di Arpa.

Monitoraggio dei fenomeni franosi tramite l’analisi di dati interferometrici satellitari, per valutazioni di pericolosità

Nell'ambito del programma PAR-FSC 2007-2013 e di una specifica convenzione tra Regione ed Arpa Piemonte per attività di monitoraggio sui fenomeni franosi, nel corso del 2016 sono state commissionate:

  • un’analisi delle deformazioni superficiali nell’area della Valle dell’Orco e delle Valli di Lanzo tramite l’elaborazione SqueeSAR™ di dati interferometrici satellitari COSMO-SkyMed (CSK) acquisiti sull’area d’interesse, in geometria ascendente, tra novembre 2008 ed agosto 2015;
  • la sperimentazione, da parte dell’Università degli Studi di Pavia, di nuove tecniche di analisi ed elaborazione statistica per il trattamento del dato satellitare.

Un manuale tecnico che riporta i principi delle tecniche radarinterferometriche è disponibile sul sito del progetto Interreg IVa Alcotra Risknat.

Elaborazione SqueeSAR™ di dati interferometrici satellitari COSMO-SkyMed (CSK)
La scelta del settore su cui effettuare l’analisi deriva sia dalla numerosità dei fenomeni franosi presenti sia dall’interesse che alcuni di essi rivestono in termini di pericolosità, come il fenomeno di Rosone, in Comune di Locana, già inserito nella ReRCoMF (Rete Regionale di Controllo dei Movimenti  Franosi).
L’analisi ha individuato un elevato numero di punti di misura (circa 1400 punti/km2), la cui distribuzione è risultata dipendente dalla geometria di acquisizione e dalla copertura del suolo. L’utilizzo combinato di SqueeSAR™ e dati satellitari ad alta risoluzione ha permesso di massimizzare le informazioni, utili a condurre un’analisi di dettaglio in alcune aree instabili già evidenziate dal SiFraP (Sistema Informativo dei fenomeni Franosi del Piemonte) al fine di acquisire nuove informazioni necessarie all’aggiornamento delle geometrie e dello stato di attività di tali aree.

Figura 11
Distribuzione dei punti di misura individuati, visualizzati per velocità media annua nel periodo monitorato, novembre 2008 – agosto 2015

Grazie al contributo dell’Università degli Studi di Pavia è stato possibile sperimentare nuove tecniche di analisi ed elaborazione statistica per il trattamento del dato satellitare. Ricorrendo essenzialmente all’utilizzo di piattaforme informatiche open source, è stato possibile sviluppare una metodologia di analisi del dato satellitare finalizzata al riconoscimento dei movimenti franosi e alla definizione del loro stato di attività. Tale metodologia consiste nell’aggregare un insieme di punti con valori di movimento registrati riconducibili a fenomeni geologici definiti e, nello specifico, a movimenti di versante. I raggruppamenti che ne derivano vengono definiti “aree anomale”.

La metodologia sviluppata cerca di porre rimedio ad alcuni limiti della tecnica impiegata in precedenza:
  • difficoltà di creare aree anomale a partire da dati satellitari ad elevata densità di punti (es. COSMO-SKYMED), legata a limiti di calcolo insiti nei sistemi GIS;
  • necessità di definire in maniera più oggettiva le soglie di movimento per i differenti gruppi di dati, anche tenendo conto della presenza di dati a maggiore risoluzione temporale;
  • necessità di considerare non solo la velocità media annua di deformazione ma anche le serie storiche e quindi di passare da aree anomale con un significato prevalentemente spaziale ad aree anomale con un significato anche temporale.

La nuova metodologia è stata sviluppata, tramite analisi statistica delle componenti principali (Principal Component Analysis, PCA) dei movimenti che caratterizzano, nello spazio e nel tempo, un determinato insieme di dati radarinterferometrici, al fine di identificare aree caratterizzate da un peculiare schemadeformativo che possano poi eventualmente essere indagate con indagini di dettaglio.
La metodologia è stata applicata a dataset acquisiti a scala regionale dai satelliti RADARSAT e COSMO-SKYMED, in geometria ascendente e discendente, ed ha portato, sull’intero territorio regionale, alla definizione di circa 25000 aree “anomale” con indizi di deformazione.

Figure 12 e 13
Ubicazione delle aree con indizi di deformazione individuate a partire da dati RADARSAT (sx)
e da dati COSMO-SKYMED (dx)

Ricadono in frane presenti sul SiFraP circa la metà delle aree con indizi di deformazione individuate da dati RADARSAT e circa un terzo delle aree individuate da dati COSMO-SKYMED.
Sovrapponendo le aree individuate a livello regionale con la metodologia PCA alle aree anomale individuate nell’ambito di passate analisi, si nota come ricadano sulle stesse il  50% delle nuove aree individuate con  dati RADARSAT ed il 39% delle nuove aree individuate da dati COSMO-SKYMED.

Figura 14
Aree con indizi di deformazione individuate mediante l'analisi PCA:
a) RADARSAT ascendente; b) RADARSAT discendente; c) COSMO-SKYMED ascendente; d) COSMO-SKYMED discendente

Il processo di analisi così condotta è stato formalizzato tramite apposite linee guida ed è stato applicato a diversi ambienti morfologici della regione, al fine di valutarne l’efficacia. Sono stati inoltre condotti alcuni studi specifici su movimenti franosi noti. Nel complesso il metodo proposto si è dimostrato affidabile e ripetibile.

Il monitoraggio geotecnico-termico del M. Rocciamelone

Il Monte Rocciamelone (3538 m) domina le valli di Susa e Cenischia (Provincia di Torino) e per secoli la sua vetta è stata ritenuta la più elevata d'Italia. Nel 2006-2007, parte della cresta Sud, a quota 3200 m circa, è stata interessata da una frana di scivolamento in roccia evoluta in processi di crollo e di colata (figura 15). Anche se l’evento non ha comportato particolari problemi dal punto di vista della gestione del rischio per l’area antropizzata a valle nel Comune di Novalesa, l’attenzione posta a questo fenomeno è legata alle potenziali conseguenze che si possono avere qualora si mobilizzassero porzioni maggiori del versante, come indicano gli attuali indizi di instabilità.

Dall’autunno 2007 Arpa Piemonte ha installato lungo la cresta Sud del Rocciamelone, tra le quote 2850 e 3300 m, una rete di monitoraggio geotecnico costituita da basi distanziometriche, capisaldi GPS e da un estensimetro a filo. A partire dal 2013 sono stati anche installati alcuni termometri in roccia e in fratture aperte per verificare le relazioni tra deformazione e temperatura negli ammassi rocciosi (figura 16). Infatti, negli ultimi anni, sempre più spesso, tali processi in area alpina sono stati messi in relazione con i cambiamenti climatici e con la degradazione del permafrost, anche se la mancanza di dati, soprattutto quelli di temperatura all’interno degli ammassi rocciosi, non consente di stabilire in modo univoco e certo un rapporto di causa-effetto tra il riscaldamento atmosferico, la degradazione del permafrost ed i fenomeni gravitativi (Consulta la pagina Permafrost nella sezione Clima-Impatti).


Figura 15



Fenomeni di instabilità di versante (scivolamenti e crolli) della cresta Sud del M. Rocciamelone a quota 3200 m (ripresa obliqua da terra da Ovest)

Figura 16



Inquadramento cartografico della strumentazione installata e dei fenomeni franosi presenti lungo la cresta Sud del M. Rocciamelone.
I dati termo-pluviometrici storici locali e, in generale, relativi all’area alpina, mostrano un cambiamento in atto nel regime climatico, una tendenza che si esprime in modo più evidente con un generale aumento della temperatura atmosferica, seppur con differenti caratteristiche stagionali. A questa tendenza media, si aggiungono episodi particolarmente anomali, come ad esempio l’estate calda del 2015 (la seconda più calda in Piemonte negli ultimi 60 anni) che forniscono un ulteriore fattore di stress climatico al sistema atmosfera-criosfera-geosfera.

E’ con l’obiettivo di colmare questa lacuna conoscitiva che Arpa Piemonte ha intrapreso negli ultimi anni il monitoraggio geotecnico e termico della cresta Sud del Rocciamelone, monitoraggio che consentirà di valutare le relazioni tra deformazione degli ammassi rocciosi e loro caratteristiche termiche.

I dati geotecnici indicano un generale rallentamento delle velocità di deformazione del tratto tra le quote 3000 e 3300 m, a parte un ristretto settore tra le quote 3170 e 3200 m circa che evidenzia invece una discreta attività. I dati di temperatura, benché con serie storiche assai limitate e discontinue, non consentono di formulare conclusioni definitive sulle relazioni con la deformazione, tuttavia nel 2015 si è riscontrata una relazione diretta tra velocità di apertura della frattura monitorata con estensimetro a filo e l’andamento delle temperature dell’aria e della roccia. I dati termici indicano, inoltre, che le condizioni di innevamento locali e generali influiscono in modo sensibile sulle condizioni superficiali e profonde della roccia, complicando il modello interpretativo. La neve, in tale contesto morfo-climatico, costituisce un elemento di grande incertezza in quanto difficilmente misurabile ed estremamente variabile, sia temporalmente che arealmente. Anche la presenza di fratture di notevole apertura modifica la distribuzione e la durata del manto nevoso all’interno degli ammassi rocciosi rispetto alle condizioni superficiali, situazione che conseguentemente condiziona la propagazione del calore e la circolazione idrica nelle rocce.

Al fine di migliorare il modello interpretativo delle relazioni tra deformazioni ed andamento termico nel sito della cresta Sud del M. Rocciamelone, nell’ottobre 2016 (nell’ambito del progetto europeo Interreg ALCOTRA Italia-Francia “PrévRiskHauteMontagne” di cui Arpa Piemonte è partner) è stata realizzata una nuova stazione di monitoraggio multiparametrico costituita da inclinometri e termometri disposti ogni metro, da due accelerometri triassiali e da un piezometro, inseriti in un pozzo verticale profondo 30 m (figura 17a e 17b). Grazie a questa stazione, dotata anche di alcuni sensori meteorologici e che implementa la rete strumentale superficiale, sarà possibile definire un modello tridimensionale della propagazione del calore nell’ammasso roccioso, migliorando le conoscenze del sito e sperimentando nuove tecnologie per la gestione dei rischi naturali in alta quota nel contesto del cambiamento climatico attuale e futuro.

Figure 17a - 17b

Figura 17a: installazione della colonna multiparametrica DMS® tramite inserimento da elicottero della strumentazione già montata in foro precedentemente attrezzato e completato a quota 3150 m sulla cresta Sud del M. Rocciamelone

Figura 17b: stazione di monitoraggio multiparametrico completata (in primo piano la protezione della strumentazione di acquisizione in corrispondenza della testa foro e colonna, in secondo piano traliccio di supporto del sistema di alimentazione, di trasmissione e di acquisizione dati atmosfera)

Iniziative per la prevenzione del rischio sismico

In linea generale, tutte le attività di seguito descritte, rappresentando diverse tipologie di “risposta” del territorio ad uno specifico rischio (e precisamente il rischio sismico), risultano coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile individuati dalle Nazioni Unite ed in particolare con l’obiettivo 11, perseguito attraverso l’individuazione e la messa in opera di efficaci misure “strutturali” e “non strutturali” di contrasto alle calamità naturali.

Nel 2016 è proseguita l’attuazione in ambito regionale del Piano Nazionale per la Prevenzione del Rischio Sismico, (di cui all’art. 11 del decreto legge n. 39 del 28 aprile 2009, convertito nella L. 77/2009) che prevede il finanziamento di interventi su tutto il territorio nazionale e stanzia 965 milioni di euro in 7 anni.
L’attuazione del piano, affidata al Dipartimento della Protezione Civile e regolata annualmente attraverso ordinanze del Capo Dipartimento, prevede sia interventi su edifici ed opere infrastrutturali di interesse strategico o rilevanti ai fini di protezione civile, sia studi a scala comunale di microzonazione sismica (MS) e correlata analisi della Condizione Limite per l’Emergenza (analisi CLE).
I beneficiari di tali finanziamenti sono da individuarsi nell’ambito dei 141 comuni piemontesi indicati nell’Ordinanza (allegato 7) in cui l'accelerazione massima al suolo "ag", determinata dagli studi di pericolosità nazionali,risulta non inferiore a 0,125g: per il Piemonte sono individuati 76 comuni in provincia di Cuneo, 62 in provincia di Torino e 3 in provincia del Verbano-Cusio-Ossola.

Figura 18
Comuni individuati quali potenziali beneficiari dei finanziamenti


Fonte: Settore Sismico
Nel 2016 sono state avviate le attività finanziate con l’Ordinanza n. 293 del 26 ottobre 2015, relativa all’annualità 2014, mentre con l’Ordinanza n. 344 del 9 maggio 2016 sono stati assegnati i fondi relativi all’annualità 2015, pari ad Euro 1.117.093,63, così suddivisi: Euro 989.425,79 per interventi strutturali su edifici di interesse strategico, ed Euro 127.667,84, per studi di MS di livello 1 e contestuale analisi CLE.

Per ulteriori approndimenti, visita le analoghe sezioni delle precedenti edizioni della Relazione Stato Ambiente 2014 e 2015 e le pagine
dedicate del sito web della Regione Piemonte, relativamente alla gestione dei contributi relativi alle annualità 2010, 2011 e 2012 e 2013 nonché per i riferimenti normativi e bibliografici generali.

Figura 19
Distribuzione dei finanziamenti e stato di attuazione delle varie Ordinanze(verde - attività concluse, blu - attività in corso, rosso - attività non ancora avviate).

Figure 20 e 21
Distribuzione nel territorio regionale degli studi di Microzonazione Sismica finanziati attraverso il piano nazionale di prevenzione sismica di cui alla L. 77/2009.
Nel dettaglio sulla destra i Comuni individuati con l’OCDPC 293/2015

Per quanto riguarda invece alcuni esempi di misure di tipo “strutturale”, come richiamate in premessa, le varie ordinanze attuative hanno finanziato gli interventi elencati in tabella 8.

Tabella 8
Elenco degli interventi su edifici strategici

Interventi

Località

Finanziamento

Stato di avanzamento

OCDPC 293/2015

Roure - Palazzo municipale

€ 425.507,47

Predisposizione del progetto

OCDPC 293/2015

San Germano Chisone - Scuola dell’infanzia e primaria

€ 531.788,3

Lavori in corso

OCDPC 293/2015

Villar Perosa - Palazzo municipale

€ 372.175,04

Lavori in corso

OCDPC 171/2014

Bobbio Pellice – Scuola materna ed elementare

€ 173.252,00

Lavori in corso

OCDPC 171/2014

Pomaretto – Palazzo municipale e scuola materna

€ 368.160,51

Lavori conclusi

OCDPC 171/2014

Pinerolo – Scuola primaria “Nino Costa”

€ 1.099.466,33

Predisposizione del progetto

OCDPC 52/2013

Bagnolo Piemonte – Scuola elementare “San Giovanni Bosco”

€ 424.528,09

Lavori conclusi

OCDPC 52/2013

Pinerolo – Scuola secondaria di primo grado “F. Brignone”

€ 593.534,75

Lavori in corso

OPCM 4007/2012

Bricherasio - Scuola Media "A. Caffaro"

€ 778.711,04

Lavori conclusi

OPCM 4007/2012

Villar Pellice - Scuola elementare "Beckwith"

€ 250.996,67

Lavori conclusi

OPCM 3907/2010

Pinasca - Palazzo municipale

 € 305.614,42

Lavori conclusi


Infine, considerata la sempre maggiore diffusione di strumenti di informatizzazione in ambiente Gis per le analisi territoriali, quali appunto gli Studi di Microzonazione che, con approfondimenti corrispondenti al livello 1 degli Indirizzi e Criteri per la Microzonazione Sismica - ICMS, dal 1° giugno 2012, devono integrare le indagini geologico-morfologiche ed idrauliche a supporto degli strumenti urbanistici generali dei Comuni ricadenti nelle zone sismiche 3S e 3, si richiama la prosecuzione della collaborazione con Arpa Piemonte: al fine di garantire la standardizzazione della rappresentazione e dell’archiviazione informatica dei dati, nonché la coerenza con i criteri definiti a livello nazionale, sono stati infatti realizzati moduli applicativi specifici per l’informatizzazione dei dati in ambiente open source (QGis), resi disponibili ai Soggetti Realizzatori e scaricabili dal sito web di Arpa Piemonte.

Esercitazione “Magnitudo 5.5” in Regione Piemonte - 14-16 giugno 2016

Il Settore Sismico della Regione Piemonte ha collaborato con il Settore regionale Protezione Civile all’organizzazione dell’esercitazione sul rischio sismico denominata “Magnitudo 5.5” svoltasi nel mese di giugno 2016, simulando un evento sismico di tipo C (di livello nazionale ai sensi della L.225/92) nel pinerolese che ha previsto il coinvolgimento e l’attivazione del sistema nazionale di Protezione Civile.

Funzione censimento danni ed agibilità post-evento delle costruzioni (F20)
In collaborazione con il Dipartimento di Protezione Civile, la Funzione F20 è stata gestita dal Settore Sismico fin dalle fase preparatorie, propedeutiche allo svolgimento dell’evento.
Sono stati organizzati dei momenti formativi con i Consigli Nazionali di Ingegneri, Architetti e Geometri e i relativi Ordini e Collegi territorialmente competenti, rivolti ai tecnici che hanno manifestato l’intenzione di partecipare all'iniziativa. Analoghi incontri sono stati organizzati  con i comuni afferenti allo scenario sismico di riferimento per l'evento (80) e con  i comuni direttamente coinvolti nelle attività esercitative sul campo.
Tutti i tecnici che hanno concorso attivamente  all'esercitazione avevano seguito, quale presupposto necessario alla partecipazione, i percorsi formativi predisposti dal Dipartimento di Protezione Civile, relativi alla compilazione della Scheda AeDES (per il rilevamento dei danni, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell’emergenza post-sismica).
L’occasione della esercitazione ha spinto il Settore Sismico, inoltre, a farsi promotore in collaborazione con l'Arpa Piemonte, il Settore Sistema informativo territoriale ed ambientale della Regione Piemonte ed il CSI,  di una specifica attività, svolta per la prima volta in Italia a scala regionale e non locale,  finalizzata alla numerazione degli aggregati strutturali di tutto il territorio piemontese, secondo le specifiche della scheda AeDES approvata con DPCM dell'8 luglio 2014.
Nel corso dell’esercitazione è stata inoltre testata l’attivazione del NTN - Nucleo Tecnico Nazionale, attraverso la reale mobilitazione dei tecnici rilevatori formati (attualmente 320 nella Regione Piemonte). Nei due giorni di esercitazione sono state impiegate rispettivamente 57 e 50 squadre, che hanno operato sul territorio con la compilazione della scheda AeDES su fabbricati, oggetto di richiesta di sopralluogo simulata, e contestualmente con l’identificazione  per ogni aggregato delle relative unità strutturali, realizzando complessivamente 364 sopralluoghi (analizzati 299 aggregati e 1554 unità strutturali).

Durante l’esercitazione è stato infine sperimentato l'utilizzo dell'applicativo “Erikus”, realizzato dal Settore Sismico della Regione Piemonte in collaborazione con ARPA, utilizzando il software open source “QGis”, funzionale alla gestione delle fasi emergenziali post sisma (richieste di sopralluogo, esiti di agibilità, redazione di report giornalieri, ecc.); a testimonianza dell’esito altamente positivo del test effettuato, il Dipartimento di Protezione Civile ne ha richiesto l’utilizzo alla Regione Piemonte, comprensivo di supporto tecnico, per la gestione delle fasi emergenziali conseguenti al grave evento sismico che ha colpito il Centro Italia nelle regioni del Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche (si veda apposito box).

Figura 22
Esercitazione Magnitudo 5.5

Emergenza Sisma Centro Italia 2016

La Regione Piemonte ha contribuito all’attività della funzione censimento danni ed agibilità post-evento delle costruzioni coordinata dalla DiComaC (Direzione Comando e Controllo dell’Emergenza) installata a Rieti mediante l’invio di squadre di tecnici appositamente formati per la compilazione delle schede di 1° livello di rilevamento danno, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari nell’emergenza post-sismica (AeDES).

Nel periodo compreso tra il 6 settembre e il 27 novembre 2016 sono state impegnate 22 squadre di funzionari regionali, suddivise su 11 turni di durata settimanale, che hanno operato in 15 diversi comuni delle Regioni Umbria, Lazio e Marche.

Sempre nell’ambito delle attività di supporto alla funzione censimento danni ed agibilità post-evento il Dipartimento della Protezione Civile ha richiesto alla Regione Piemonte di rendere disponibile l’applicativo ERIKUS (Emergenza e Richieste sopralluogo Unità Strutturali), sviluppato dal Settore Sismico regionale e Arpa Piemonte e testato nell’esercitazione nazionale Magnitudo 5.5, svoltasi nel Pinerolese dal 14 al 16 giugno 2016.

Un gruppo di tecnici della Regione e di Arpa Piemonte, a partire dalla fine del mese di agosto 2016, è stato costantemente impegnato in attività di supporto tecnico e formazione in loco, oltre che garantendo un’assistenza tecnica-operativa e informatica, sia sul posto, sia da remoto, ai Centri Operativi di Coordinamento ed ai Comuni stessi.
L’applicativo ERIKUS, basato sul software open source QGIS e sviluppato sulla base di un modello procedurale progettato dal Dipartimento della Protezione Civile, consente la gestione e la rappresentazione cartografica delle domande di sopralluogo post-terremoto presentate dai cittadini al Comune ed è funzionale alla gestione di richieste ed esiti di agibilità, oltre che alla redazione di report giornalieri e al monitoraggio dell’intero ciclo delle operazioni tecniche.
Grazie al programma è possibile predisporre tutta la documentazione relativa alla campagna di rilevamento dei danni e, una volta effettuato il sopralluogo, fornire una base dati standardizzata e georeferenziata degli edifici ispezionati, con i relativi esiti di agibilità, dalla quale ricavare mappe e modelli riepilogativi utili per il monitoraggio e la programmazione della campagna di rilevamento danni.
Al marzo 2016 l’applicativo è stato installato in più di 180 Comuni e circa 1000 sono le persone formate e istruite al suo utilizzo.
Nel corso dell’emergenza il programma è stato aggiornato e sono state predisposte più versioni per meglio rispondere alle esigenze operative dei comuni, per dare la possibilità ai comuni di utilizzare il programma su più postazioni e per gestire e informatizzare le schede FAST (scheda per il rilevamento sui Fabbricati per l’Agibilità Sintetica post-Terremoto) presso i centri di coordinamento sovra comunale.
Quotidianamente Arpa Piemonte si occupa dell’armonizzazione dei dati archiviati presso le sedi operative comunali e della restituzione delle informazioni al Dipartimento, alle Regioni e ai comuni stessi, attraverso la realizzazione e pubblicazione di strati informativi WMS e WFS.
Si evidenzia che ERIKUS è un software libero, creato dalla Pubblica Amministrazione per altre Pubbliche Amministrazioni secondo le indicazioni normative regionali, nazionali e comunitarie, e contribuisce così alla diffusione degli strumenti liberi e a un approccio “geografico” ai procedimenti amministrativi.

Figura 23
Comuni che utilizzano l'applicativo ERIKUS

Figura 24
L’applicativo ERIKUS