impatti
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RADIAZIONI NON IONIZZANTI

In termini di impatti relativi all’esposizione umana ai campi elettromagnetici, il 2016 non ha presentato particolari novità, ma ha confermato i trend già evidenziati negli anni precedenti. In particolare, per quanto riguarda l’esposizione a campi elettromagnetici generati da impianti per telecomunicazione, continua l’aumento della percentuale di popolazione esposta a livelli di campo elettrico che si discostano dal livello di fondo (pur rimanendo inferiore al 5% della popolazione regionale).

Popolazione esposta ai campi magnetici generati da elettrodotti ad alta e altissima tensione

Sulla base delle circa 1.800 misure complessivamente effettuate negli anni sul territorio regionale, insieme ai dati sulla popolazione del censimento 2011, è stata fatta una stima della distribuzione della popolazione residente nelle aree indagate in diverse classi di esposizione: non esposti (<0,5µT), esposizione medio-bassa (0.5 - 3µT), esposizione medio-alta (3 - 10µT), esposizione elevata (>10µT).

Figura 1
Livello di esposizione della popolazione residente nelle sezioni di censimento intersecate da linee ad alta e altissima tensione, per le quali sono state effettuate misure di campo magnetico

Fonte: Arpa Piemonte

La stima è stata effettuata calcolando il valore medio di campo magnetico rilevato nei punti di misura per ciascuna sezione di censimento, e associando quindi la popolazione di quella determinata sezione alla corrispondente classe di esposizione. Si può osservare come la maggior parte della popolazione residente nelle aree monitorate (in prossimità degli elettrodotti) sia collocabile nella classe di esposizione medio-bassa oppure tra i non esposti. Esistono però alcuni casi di criticità (classe di esposizione medio-alta per circa l’11% della popolazione), legati alla specificità del territorio. A differenza infatti delle altre regioni italiane, il Piemonte è caratterizzato da flussi energetici piuttosto elevati (sia per importazione dell’estero in transito verso altre regioni, sia per produzione e consumo all’interno della regione stessa) e da vincoli territoriali che focalizzano in pochi corridoi il passaggio di molte linee ad alta tensione. Proprio per questo motivo, la Regione Piemonte in diversi atti di indirizzo e accordi programmatici degli ultimi anni ha richiesto la mitigazione degli impatti sul territorio della rete di elettrodotti di Terna.

Popolazione esposta ai campi elettrici generati dagli impianti per telecomunicazioni

Il dato è ricavato come stima sulla base dei livelli di campo calcolati a partire dai dati tecnici degli impianti (presenti nel catasto regionale delle sorgenti di campo elettromagnetico), in termini di valori medi di esposizione nelle aree impattate da tali impianti, calcolati a partire dalle potenze massime irradiabili dalle antenne.
Si tratta pertanto di un’indicazione di massima, utile per concludere che, in generale, la grande maggioranza della popolazione piemontese risulta esposta a valori molto bassi di campo elettrico.

Figura 2
Percentuale di popolazione totale piemontese esposta in determinati intervalli di valori di campo elettrico generato da impianti per telecomunicazioni

Fonte: Arpa Piemonte
La stima è stata aggiornata a marzo 2017, tenuto conto sia delle valutazioni teoriche del livello di campo elettrico a questa data sia dei dati del censimento 2011. È possibile osservare un trend di diminuzione nella classe di esposizione inferiore e invece di crescita della popolazione esposta a livelli “medi” di campo elettrico (ampiamente al di sotto dell’obiettivo di qualità, ma comunque significativi rispetto al fondo): tale situazione è la naturale conseguenza del notevole aumento di potenza degli impianti per telecomunicazione (e in particolare di quelli per la telefonia), nonché delle modifiche normative messe in atto a partire dal 2012.

Esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici generati da telefoni cellulari e smartphone

L’esposizione ai campi elettromagnetici generati da telefoni cellulari e smartphone può essere localmente intensa soprattutto durante una chiamata voce. Il livello di esposizione varia al variare del luogo dove ci si trova durante una chiamata (diminuisce tanto più c’è “campo” e aumenta tanto meno ce n’è), a seconda del tipo di tecnologia utilizzata (è più elevata per il 2G, diminuisce con il 3G e il 4G), del modello di telefono e della distanza tra dispositivo e utente (l’intensità di campo diminuisce rapidamente nei primi 30 cm).
Se non vengono utilizzati viva-voce o auricolare, l’esposizione coinvolge prevalentemente la testa del soggetto utilizzatore: i tessuti della testa assorbono in questo caso parte dell’energia generata dal dispositivo.
Un’indicazione della quantità di energia che può essere assorbita dalla testa di un utilizzatore viene data dal parametro detto SAR (tasso di assorbimento specifico), che misura l’energia assorbita per unità di massa.
L’Europa ha previsto, per la commercializzazione di cellulari e smartphone, che i produttori misurino su fantocci di testa umana il SAR, e che esso debba essere inferiore a 2 W/kg. I dati di SAR dei diversi dispositivi devono inoltre essere resi disponibili all’utente (in genere sono riportati nella confezione del dispositivo, oppure in rete nei siti dei produttori).
L’analisi che segue è stata svolta per cercare di capire se, nel rispetto del limite di SAR, vi sia stata negli anni un’evoluzione per minimizzare l’esposizione degli utilizzatori.
A tale proposito, i valori di SAR di diversi modelli di telefonini e smartphone di alcune tra le marche più diffuse sono stati monitorati negli anni. Nella figura 3 sono riportati i valori medi del SAR su alcuni modelli di ciascuna marca commercializzati negli anni tra il 2011 e il 2017: si può osservare come le diverse marche abbiano tra loro differenze anche consistenti nei valori di SAR, e come vi sia, per almeno 3 delle 4 marche analizzate, una lieve riduzione dei valori al 2017 rispetto a quelli degli anni precedenti.

Figura 3
Livelli medi di SAR negli anni

Fonte: Arpa Piemonte
Se si tiene conto del fatto che nel 2015 sono stati venduti in Italia 19 milioni di smartphone, e che il 52,8% della popolazione ne possiede uno (91,9% dei giovani), si comprende come una politica di minimizzazione del SAR porterebbe ad un grande impatto nella riduzione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. In particolare, le marche 1 e 2 qui analizzate risultano quelle maggiormente diffuse in Italia: da dati reperiti online la marca 1 ha circa 3,5 milioni di utilizzatori, mentre la 2 ha 8 milioni di utilizzatori.
Assume particolare importanza, visti i grandi numeri, la programmazione di attività di informazione alla popolazione affinché sappia scegliere tra i modelli e le marche di cellulari anche in base al SAR

POPOLAZIONE ESPOSTA ALLA RADIAZIONE OTTICA: LA RADIAZIONE SOLARE UV

Dal 2010 l’Arpa Piemonte ha intrapreso un’attività di monitoraggio sistematico della radiazione solare UV presso tre stazioni ubicate rispettivamente ad Ivrea, Verbania e Sestriere. Questa attività è finalizzata a valutare l’esposizione alla radiazione UV solare della popolazione.
Nelle figure 4-5 si riportano le distribuzioni dei valori giornalieri di Indice UV misurati a mezzogiorno solare nella stazione di Verbania nel corso di tutto il 2016 e nella stazione di Sestriere, per cause tecniche, limitatamente al periodo compreso tra il 15 aprile e il 31 dicembre. Per l’anno 2016 non vengono riportati i dati della stazione di Ivrea a causa di un malfunzionamento dello strumento. Si nota che i maggiori livelli di Indice UV sono stati registrati al Sestriere a causa della quota e dell’albedo del manto nevoso nei mesi invernali. In questa stazione per oltre un terzo dell’anno si sono registrati valori di indice UV da elevati a molto elevati (compresi tra 6 e 11), valori che evidenziano la necessità di adottare le protezioni adeguate, come raccomandato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.

Figura 4
Distribuzione dei valori dell’indice UV nell’arco di un anno misurati nelle stazioni di Pallanza

Fonte: Arpa Piemonte

Figura 5
Distribuzione dei valori dell’indice UV nell’arco di un anno misurati nelle stazioni di Sestriere

Fonte: Arpa Piemonte
Accanto all’attività di monitoraggio dell’indice UV, dal 1° luglio 2009 Arpa Piemonte ha intrapreso un programma previsionale, pubblicando sul proprio sito internet le previsioni di UVI su scala regionale, in condizioni di cielo sereno e, per alcune località, anche di copertura nuvolosa prevista. Consulta il bollettino per le previsione di UVI

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Le lampade abbronzanti, valutazione della conformità delle apparecchiature alla normativa vigente

L’esposizione alle lampade per l’abbronzature artificiale è causa di danni alla pelle, agli occhi e al sistema immunitario. In generale, l'esposizione a radiazione UV può provocare effetti immediati, quali l'eritema, o effetti a lungo termine, come l'invecchiamento precoce della pelle, reazioni infiammatorie dell'occhio, cataratte e tumori della cute. Con particolare riferimento all’insorgenza di tumori, nel 2009 la IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha inserito le lampade abbronzati tra gli agenti sicuramente cancerogeni per l’uomo (gruppo 1). Nonostante la classificazione IARC, attualmente sul nostro territorio queste apparecchiature vengono ancora diffusamente utilizzate.
Al fine di tutelare l’utilizzatore di questi dispositivi, nel 2011 è stato emanato il decreto ministeriale n. 110 del 12 maggio che prescrive che tutte le lampade per l’abbronzatura indoor siano conformi alla norma tecnica CEI EN 60335-2-27 (2005) ”Sicurezza degli apparecchi elettrici d'uso domestico e similare. Parte 2: Norme particolari per gli apparecchi per il trattamento della pelle con raggi ultravioletti e infrarossi” e alle sue successive varianti A1 e A2 (2009)
Dopo una prima campagna di misura della radiazione UV emessa dagli apparecchi abbronzanti effettuata negli anni 2010 e 2011 (Facta S; Saudino S; Bonino A.; Anglesio L.; d’Amore G.
UV Emissions from Artificial Tanning Devices and Their Compliance with the European Technical Standard - Health Physics. 04(4):385-393, April 2013),  Arpa Piemonte ha effettuato e continua ad effettuare, su richiesta delle ASL, nuove misurazioni.
Nel corso del 2016 sono stati eseguiti 38 controlli in 28 centri estetici diversi distribuiti sul territorio regionale, per un totale di 156 misure eseguite su 125 apparecchi. Di questi 38 controlli, 12 sono ricontrolli di centri risultati non a norma durante il primo sopralluogo.
Obiettivo di tali indagini è stata la verifica della conformità delle apparecchiature alle prescrizioni riportate nella norma tecnica sopra citata, con particolare riferimento al limite di 0,3W/m2 sull’irradianza efficace eritemale emessa dalle lampade stesse. L’irradianza eritemale è un parametro significativo della efficacia della radiazione UV nel causare l’eritema. Il valore limite fissato corrisponde ad un indice UV uguale a 12, valore tipico registrabile ai tropici a mezzogiorno in piena estate in condizioni di cielo sereno.
Nella figura 6 vengono riportati i valori di irradianza eritemale misurati all’interno degli apparecchi indagati ad una distanza di trattamento dalle lampade coerente con l’ingombro umano. I dati sono divisi tra dispositivi abbronzanti a bassa (51 apparecchi misurati) e ad alta pressione (105 apparecchi misurati)

Figura 6
Valori di irradianza eritemale emessi dalle lampade abbronzanti misurate nel 2016

Fonte: Arpa Piemonte
Dai dati riportati nel grafico si evince che il 57% degli apparecchi ad alta pressione (60 apparecchi) e il 61% degli apparecchi a bassa pressione (31 apparecchi) non rispettano il limite sull’irradianza efficace eritemale. Si evidenzia comunque che per il 9,5% degli apparecchi ad alta pressione (10 apparecchi) e il 5,9% di quelli a bassa (3 apparecchi), l’entità del superamento è inferiore all’incertezza sperimentale. Rispetto ai risultati derivati dalla prima campagna di misura del 2010-2011, precedente all’entrata in vigore del DM n° 110, in cui il 78% degli apparecchi ad alta pressione e il 100% di quelli a bassa non rispettavano il limite sull’irradianza eritemale, la situazione attualmente risulta migliorata, ma rimangono in numero elevato le situazioni di non conformità. Tali non conformità si traducono per gli utilizzatori in maggiori livelli di esposizione a radiazione ultravioletta rispetto a quelli massimi prescritti nelle norme, e di conseguenza in maggiori rischi sanitari derivanti dalle sovraesposizioni.