Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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RADIAZIONI NON IONIZZANTI

In termini di fattori che vanno ad influire sull’esposizione umana ai campi elettromagnetici, il 2016 è stato caratterizzato da un forte sviluppo delle reti di telecomunicazione a larga banda: non solo sono aumentati gli impianti e le potenze in gioco, ma anche i livelli di campo elettromagnetico misurati dipendono sempre più da questo tipo di segnali. L’evoluzione di tali tecnologie ha anche portato alla maggiore occupazione di bande di frequenza meno utilizzate in passato, con una globale modifica, quindi, delle caratteristiche di esposizione della popolazione in termini di intensità di campo e intervalli di frequenza coinvolti.


Sviluppo in chilometri delle linee elettriche in rapporto all’area

I chilometri di linee elettriche ad alta tensione sul territorio piemontese dovrebbero essere definiti sulla base del catasto degli elettrodotti, formalmente istituito con la DGR 86-10405 del 22/12/2008. Tale catasto non è però ancora ad oggi operativo, pertanto l’analisi che segue è fondata sulla base dati a disposizione di Arpa, aggiornata grazie alla partecipazione ai procedimenti di Valutazione d’Impatto Ambientale e/o autorizzativi per i nuovi elettrodotti.
L’indicatore resta globalmente quasi invariato rispetto agli anni precedenti (con un valore medio di 0,07 km di linea per km2 di superficie). In effetti, la realizzazione di nuove linee è quasi sempre associata allo smantellamento di vecchie porzioni di rete all’interno di progetti di ammodernamento e razionalizzazione, per cui mediamente il bilancio rimane costante.
La mappa riporta la distribuzione sul territorio delle linee ad alta e altissima tensione (da 130 kV in su), sovrapposta ad una mappa dei comuni colorata in base al valore di un punteggio di criticità. Tale punteggio è stato ricavato calcolando i km di linee che, per ciascun comune, attraversano aree edificate. Esso risulta pertanto basso sia nei comuni in cui vi sono poche linee, sia in quelli in cui transitano diverse linee che restano però fuori dalle zone abitate. È invece più elevato, ad indicare la potenziale esposizione ai campi elettrici e magnetici di un maggior numero di persone, laddove le linee transitano in molte aree edificate nel territorio comunale.

Figura 1
Rete ad alta e altissima tensione, sovrapposta alla carta dei comuni con i punteggi di criticità calcolati sulla base della presenza di linee elettriche in aree edificate



Fonte: Arpa Piemonte

L’analisi della mappa evidenzia come, pur essendo la rete elettrica ad alta tensione abbastanza uniformemente distribuita sul territorio regionale, le aree maggiormente impattate dalla rete ad alta tensione siano le grandi aree urbane e alcune valli montane, dove il passaggio delle linee in prossimità di aree edificate è in qualche modo “forzato” dalle caratteristiche del territorio.

L’impatto degli impianti di produzione energie rinnovabili in Piemonte dal punto di vista dei campi elettromagnetici generati

Questo argomento rientra in un Obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile  sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

- Obiettivo 7: Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni   

In particolare nel Traguardo:

7.2   Aumentare considerevolmente entro il 2030 la quota di energie rinnovabili nel consumo totale di energia

La DGR n.5-3314 del 30 gennaio 2012 disciplina organicamente lo svolgimento del procedimento unico di cui al DLgs n.387 del 29 dicembre 2003, relativo al rilascio dell'autorizzazione alla costruzione ed esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. Tale autorizzazione è necessaria al di sopra delle soglie di potenza definite nella norma per i diversi tipi di impianto.
Al di sotto delle suddette soglie di potenza è sufficiente la Procedura Autorizzativa Semplificata o la Comunicazione, per le quali i referenti sono i Comuni.
All’interno del procedimento autorizzativo, Arpa può fornire supporto in merito all’impatto ambientale dei progetti, e negli ultimi anni il Dipartimento Radiazioni ha collaborato, su richiesta dei Dipartimenti territorialmente competenti, ad analizzare la tematica delle emissioni di campo elettromagnetico da parte di alcuni impianti in autorizzazione.
Di seguito si riportano in sintesi le caratteristiche delle tipologie di impianto più diffuse e delle loro emissioni di campo elettromagnetico, al fine di dare un’indicazione circa la possibile esposizione della popolazione.

Impianti Fotovoltaici

Si tratta della tipologie di produzione energetica rinnovabile più diffusa nella nostra regione (circa 44.000 impianti).
Le possibili sorgenti di campo elettromagnetico in questi impianti si dividono in due tipologie: la sezione in corrente continua (dai pannelli all’inverter), che genera campo magnetico statico, e la sezione in corrente alternata (inverter, eventuale cabina MT/bt, linea di connessione alla rete) che genera campo magnetico a frequenza 50Hz.
Arpa ha valutato, negli ultimi anni, 8 impianti fotovoltaici di diverse potenze, verificando che la sezione in corrente continua ha un impatto non rilevante sull’esposizione della popolazione al campo magnetico statico, mentre per quanto riguarda la sezione in corrente alternata, il suo impatto (comunque limitato) dipende sostanzialmente da come viene realizzato l’allaccio alla rete elettrica. Se infatti si tratta di un allaccio in bassa tensione o in media tensione con cabina di trasformazione interna alla recinzione e linea in cavo cordato a elica (interrata o aerea), le emissioni sono così ridotte che non è neppure necessaria la definizione di fasce di rispetto. Se invece in uscita dall’impianto vi è una linea aerea in media tensione, essa può avere emissioni significative fino a qualche metro di distanza (la fascia di rispetto è contenuta entro una decina di metri). Complessivamente, quindi, si tratta di impianti che portano ad esposizioni della popolazione ai campi elettromagnetici basse o nulle.

Impianti Idroelettrici

Questa tipologia di impianto è la seconda più diffusa in Piemonte: sono 368 gli impianti di varie dimensioni e potenze (anche minime).
La produzione di corrente da questi impianti avviene in bassa tensione, e le sorgenti di campo magnetico facenti parte degli impianti emettono in modo estremamente localizzato (livelli significativi si riscontrano solo all’interno dell’impianto). Per quanto riguarda la connessione alla rete elettrica, essa può avvenire in bassa tensione, oppure in media tensione (con presenza di una cabina di trasformazione o di un PTP – Posto di Trasformazione su Palo). In quest’ultimo caso può esserci una fascia di rispetto di qualche metro dalla linea per tutelare da esposizioni prolungate al di sopra dell’obiettivo di qualità fissato dal DPCM 08/07/2003.
Arpa ha valutato, negli ultimi anni, 10 impianti idroelettrici di piccole dimensioni, anche tramite misurazioni su uno degli impianti, rilevando come l’esposizione della popolazione sia non significativa se non nelle immediate vicinanze degli apparati (in ogni caso con il rispetto dei limiti fissati dal DPCM 08/07/2003). Si riportano dei grafici che rappresentano la distribuzione spaziale del campo magnetico misurato nei pressi di un gruppo rotore-quadro di sezionamento, e la variabilità temporale di tali livelli.

Figura 2
Intensità del campo magnetico con la distanza dall’apparato


Fonte: Arpa Piemonte

Figura 3
Intensità del campo magnetico nel tempo in prossimità del sezionatore


Fonte: Arpa Piemonte
Le misure riportate confermano come l’impatto dei campi elettromagnetici sia molto limitato. Livelli più significativi, seppure di molto inferiori ai limiti e valori di attenzione fissati dal DPCM 08/07/2003, si riscontrano entro i 50 cm di distanza dagli apparati.

Densità di impianti per telecomunicazioni

La densità di impianti, durante il 2016 e inizio 2017, ha mostrato ancora un aumento per le SRB nella maggior parte delle province (aumento più spiccato nelle province di Cuneo, Novara, Torino e Vercelli), mentre si conferma la tendenza ad una stabilizzazione della densità di antenne Radio-Tv.

Questi due diversi andamenti sono certamente da correlare con il forte incremento della copertura dei servizi dati a banda larga per la telefonia, e con l’ottimizzazione della copertura della televisione digitale terrestre per quanto riguarda le antenne radio tv. Queste ultime sono infatti ritornate ai numeri degli anni 2007-2008.

Figura 4
Andamento negli anni della densità di impianti per telefonia nelle diverse province

Fonte: Arpa Piemonte

Figura 5
Andamento negli anni della densità di impianti radio-TV nelle diverse province

Fonte: Arpa Piemonte
In particolare, su tutta la regione la densità di impianti radio tv si è mantenuta sostanzialmente costante, mentre la densità di SRB si è incrementata mediamente del 3.1% (un po’ di più rispetto all’anno precedente).

Figura 6
Mappa di distribuzione della densità di impianti a livello comunale



Apri la mappa a schermo intero

Per visualizzare la densità degli impianti di telecomunicazione occorre aprire a schermo intero la mappa e aggiungere il layer di interesse dal pulsante aggiungi temi.


Nelle mappe di distribuzione della densità di impianti a livello comunale si osserva l’aumento medio del valore di densità, concentrato maggiormente nei centri urbani capoluoghi di provincia, nella cintura di Torino e in alcuni comuni montani (soprattutto nel Biellese e nel Verbano), interessati per via della presenza di molti impianti radiotelevisivi.
La distribuzione dei comuni maggiormente impattati è rimasta sostanzialmente costante dall’anno precedente, anche in relazione al fatto che i nuovi impianti sono modifiche di impianti esistenti e non nuove installazioni.

Potenza complessiva degli impianti per telecomunicazioni

La potenza complessiva degli impianti per telecomunicazioni, parametro correlabile con l’intensità di campo elettromagnetico irradiata, ha avuto negli anni andamento crescente. Fino al 2011, il contributo preponderante è stato quello degli impianti radiotelevisivi. A partire dal 2012, però, la potenza complessiva di questa tipologia di impianti è andata stabilizzandosi intorno ad un valore di 1.1 milioni di W (con una continua lieve flessione verso il basso), mentre ha continuato a crescere la potenza delle stazioni radiobase,. Quest’ultima è in effetti passata da un contributo pari al 34% del totale nel 2006 al 73% del totale nel 2017 (superando decisamente il contributo degli impianti radiotelevisivi).

Figura 7
Andamento nel tempo della potenza installata su tutto il territorio regionale (impianti radiotelevisivi e di telefonia e valore complessivo)

Fonte: Arpa Piemonte
Per quanto riguarda la potenza complessiva degli impianti di telefonia, si può osservare nella figura 8 la percentuale di incremento in ciascun anno in rapporto alla potenza totale rilevata a marzo 2017.

Figura 8
Percentuale di incremento annuo di potenza degli impianti per telefonia in rapporto alla potenza totale rilevata a marzo 2017

Fonte: Arpa Piemonte

È possibile rilevare come (a parte per l’anno 2005 in cui si ebbe un incremento netto legato all’implementazione della rete 3G) l’aumento di potenza si sia concentrato negli ultimi anni a partire dal 2011. Le esigenze di sviluppo della rete, con l’implementazione del 4G e la fornitura di sempre maggiori coperture territoriali e tipologie di servizi, hanno fortemente influenzato questo parametro. In effetti, proprio in risposta a queste esigenze e a seguito delle pressioni esercitate dai gestori di telefonia mobile, nel 2012 il DL 221 ha modificato la normativa per la protezione della popolazione, introducendo il concetto di esposizione media su 24 ore e, di fatto, permettendo l’incremento dei livelli di esposizione rispetto ai limiti allora vigenti per alcune ore al giorno. La rapidità di crescita ha subito nell’ultimo anno un rallentamento, che probabilmente è in parte legato ad un primo raggiungimento degli obiettivi di copertura del territorio da parte degli operatori telefonici, e in parte anche al fatto che molti siti sono “saturi” dal punto di vista del campo elettromagnetico: i livelli di esposizione della popolazione valutati in fase di rilascio

delle autorizzazioni sono molto vicini al valore di attenzione fissato dal DPCM 08/07/2003, e pertanto non è più possibile installare nuova potenza sugli impianti.
Al fine di poter seguire l’andamento dell’implementazione dei nuovi sistemi banda larga, è stato introdotto dal 2015 il monitoraggio della potenza complessiva a livello regionale per ciascun sistema di telefonia: 2G (GSM e DCS), 3G (UMTS) e 4G (LTE).
Si può evidenziare dalla figura 8 come i sistemi 2G impegnino ancora quasi la metà della potenza installata, ma la potenza ad essi associata si è mantenuta all’incirca costante tra il 2015 e il 2016.
Circa il 40% della potenza è invece impiegata dai sistemi 3G, che hanno avuto un incremento di potenza quasi del 20% nel 2015 e ancora del 12% nel 2016. L’incremento maggiormente significativo resta quello della potenza dei sistemi 4G, aumentata di oltre il 76% nel 2015, e del 40% nel 2016 (passando ad un contributo percentuale del 23% sul totale).

Figura 9
Potenza degli impianti per telefonia dedicata alle 3 tipologie di sistema ad oggi utilizzate, per ciascun anno

Fonte: Arpa Piemonte

Livelli di campo elettromagnetico misurati

Sono stati misurati i livelli di campo magnetico e di campo elettrico su tutto il territorio regionale in prossimità degli elettrodotti e degli impianti di telecomunicazione per valutare il livello di esposizione al quale è esposta la popolazione piemontese.

SORGENTE: ELETTRODOTTI


Tabella 1
Normativa di riferimento: DPCM 08/07/2003

Limite campo magnetico

100 µT

Valore di attenzione campo magnetico (mediana 24h)

10 µT

Obiettivo di qualità campo magnetico (mediana 24h)

3 µT

µT = microTesla

Figura 10
Misure di campo magnetico effettuate fino a fine 2016. In rosso i tracciati delle linee ad alta ed altissima tensione



Fonte: Arpa Piemonte

Dalla mappa con i punti di misura del campo magnetico a bassa frequenza generato da elettrodotti si può osservare come Arpa abbia concentrato l’attività di monitoraggio e controllo nelle aree maggiormente impattate dalla presenza della rete ad alta e altissima tensione.
Per quanto riguarda i livelli di campo magnetico misurati, si riporta di seguito il grafico relativo ai risultati delle misure fino al 2009, fino al 2014, al 2015 e al 2016: ad oggi, il 44% circa delle misure ha rilevato valori sostanzialmente non significativi di esposizione (<0.5µT), mentre l’88% delle misure ha rilevato valori di campo magnetico inferiori all’obiettivo di qualità fissato dal DPCM 08/07/2003 (3 µT). Resta un 11% circa di livelli di esposizione significativi, pur essendo tutte le misure effettuate in aree in prossimità delle sorgenti.
La situazione è rimasta pressoché invariata in rapporto ai risultati delle misure negli anni precedenti.

Figura 11
Distribuzione dei livelli di campo magnetico (µT) misurati fino al 2009 e negli anni 2014, 2015 e 2016

Tabella 2
Normativa di riferimento: DPCM 08/07/2003

Limite campo elettrico

5000 V/m

Per quanto riguarda i livelli di campo elettrico misurati, nel corso del 2016 non sono stati riscontrati superamenti del limite. La situazione resta perciò la stessa rilevata lo scorso anno.

SORGENTE: IMPIANTI PER TELECOMUNICAZIONI

 
Tabella 3
Normativa di riferimento: DPCM 08/07/2003

Limite campo elettrico

20 V/m

Valore di attenzione campo elettrico

6 V/m

Obiettivo di qualità campo elettrico

6 V/m

Dai risultati delle misure effettuate sul territorio si possono determinare le distribuzioni percentuali dei livelli di campo elettromagnetico presenti nelle diverse condizioni di esposizione. Il dato nelle figure 11 e 12 indicain quale percentuale del totale di misure effettuate nel 2016 il livello di campo elettrico rilevato è compreso in alcuni intervalli di valori predefiniti. Tali dati, rilevati a seguito di richieste specifiche dei cittadini o di azioni di controllo sugli impianti, sono rappresentavi delle situazioni di maggiore esposizione e non dell’esposizione media della popolazione.

I livelli di campo rilevati in prossimità delle SRB sono mediamente inferiori a quelli rilevati in prossimità dei trasmettitori Radio-Tv, essendo maggiori le potenze utilizzate da questi ultimi impianti. In effetti nel 91% delle misure in prossimità di SRB il campo elettrico è risultato inferiore a 3 V/m, mentre per le antenne radiotelevisive i valori di campo elettrico inferiori a 3 V/m sono stati riscontrati nel 36% dei casi (il 35% è invece al di sopra dei 6 V/m). Per il 2016 sono stati in effetti registrati 3 casi di superamento del valore di attenzione in prossimità di impianti radiotelevisivi e 1 di superamento del limite, mentre non si è avuto nessun caso di superamento del valore di attenzione in siti di telefonia.

Figura 12
Distribuzione dei livelli di campo elettrico misurati in prossimità di Stazioni Radio Base per telefonia cellulare

Figura 13
Distribuzione dei livelli di campo elettrico misurati in prossimità di antenne radiotelevisive 

Fonte: Arpa Piemonte
Dall’analisi di questi dati si deduce comunque che i livelli di esposizione a campi elettromagnetici della popolazioneresidente in prossimità di sorgenti di campo a radiofrequenza sono, nella quasi totalità dei casi, di gran lunga inferiori ai valori limite, anche se si evidenzia un aumento medio dei livelli in prossimità delle stazioni Radiobase per telefonia cellulare.

Box

Lo sviluppo dei sistemi di telecomunicazione a larga banda: la specificità italiana e le conseguenze sui livelli di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici

Questo argomento rientra in un Obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

Obiettivo 9: Costruire un'infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile
In particolare nel Traguardo:
9.c Aumentare in modo significativo l’accesso alle tecnologie di informazione e comunicazione e impegnarsi per fornire ai paesi meno sviluppati un accesso a Internet universale ed economico entro il 2020.
Lo sviluppo delle reti digitali a larga banda ha avuto in questi ultimi anni un forte impulso legato alla necessità di ridurre il cosiddetto “digital divide”, e permettere quindi l’accesso a servizi internet di buona qualità ad un numero sempre maggiore di persone.
Tale sviluppo in Italia ha seguito prevalentemente la strada dell’incremento di questo tipo di servizi da parte degli operatori di telefonia mobile e di servizi dati su mobile (con un minore impegno, invece, per lo sviluppo della rete in fibra ottica). Questo ha comportato, come già sottolineato nelle diverse edizioni della Relazione sullo Stato dell’Ambiente, un aumento del numero di impianti, delle loro potenze e delle immissioni di campo elettromagnetico negli ambienti di vita.
Quest’ultimo aspetto, in particolare, è andato a scontrarsi con i vincoli posti dalla normativa italiana per la tutela della popolazione dall’esposizione a campi elettromagnetici, normativa particolarmente restrittiva rispetto alle indicazioni della Comunità Europea. In pratica, i livelli di campo elettromagnetico nei siti con maggiore presenza di impianti e maggiori esigenze di connessione degli utenti (tipicamente le aree urbane) sono andati avvicinandosi sempre più al “tetto” fissato dal DPCM 08/07/2003 con il valore di attenzione (6V/m) per i luoghi a possibile permanenza prolungata di persone.
Nel 2012, proprio al fine di superare questo ostacolo, la legge 221 modificava il DPCM 08/07/2003 per quanto riguarda l’applicazione del valore di attenzione, da intendersi da quel momento in poi come valore medio su 24 ore (e non più valore “istantaneo”): dato che le emissioni delle stazioni radiobase per
 telefonia cellulare variano nell’arco delle 24 ore, questa modifica di fatto ha permesso il superamento del valore di 6 V/m, purché questo avvenga per periodi brevi in rapporto all’intera giornata. Questa modifica normativa avrebbe dovuto servire in particolare nella fase di autorizzazione all’installazione o modifica di impianti, laddove vengono valutate le emissioni massime dell’impianto, e quindi si ha una sovrastima rispetto alle condizioni reali di funzionamento. In realtà, l’estrema complessità di applicazione della norma e il poco margine di innalzamento dei livelli di campo dato dalla modifica del tetto fissato hanno fatto sì che comunque, nei siti critici delle aree urbane, lo sviluppo della rete compatibile con l’esposizione umana ai campi elettromagnetici sia molto vincolato.
Ad oggi, sulla città di Torino si rileva un 6% circa di pareri contrari (sul totale pareri) per superamento dei limiti di esposizione, valore certamente più elevato di quello del passato, e decisamente più elevato dell’1% circa di pareri contrari negli altri grandi centri urbani del Piemonte.
Per quanto riguarda invece i livelli di campo effettivamente misurati, che sono in genere inferiori a quelli massimi calcolati in fase preventiva, si può evidenziare come su tutta la regione il 9% delle misure abbia rilevato valori superiore a 3 V/m (a Torino è il 22% dei casi).
Di questi livelli misurati, quanta parte è dovuta alla presenza dei segnali a larga banda? Di seguito sono riportati i risultati di un’analisi delle misure effettuate nel 2016 in 9 siti della città di Torino, mirata a stimare il valore medio del contributo al livello globale di campo elettrico da parte dei segnali 2G, 3G e 4G.

Figura 14
Media dei contributi percentuali al livello globale di campo elettrico in 9 siti

Fonte: Arpa Piemonte
Si può vedere come i livelli di campo in 9 siti della città di Torino monitorati nel 2016 rispecchino, come distribuzione media dei valori per i sistemi 2G, 3G e 4G, la distribuzione delle potenze già analizzata per tutta la regione. Il contributo dei segnali a larga banda supera, in media, il 60% del livello complessivo di campo