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INTEGRAZIONE DIRETTIVE ACQUE-ALLUVIONI

Obiettivo 15: proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre
La Direttiva Alluvioni 2007/60/CE ha l’obiettivo di istituire un quadro per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvione per la riduzione delle conseguenze di tali fenomeni su salute umana, ambiente, patrimonio culturale e attività economiche e quindi di individuare misure per la riduzione/mitigazione del rischio idraulico. Questa Direttiva, recepita con decreto legislativo 49/2010, ha condotto alla predisposizione, come avvenuto negli altri distretti italiani, del primo Piano di gestione e valutazione del rischio alluvioni (PGRA) nel distretto idrografico del fiume Po, approvato con DPCM del 27 ottobre 2016, assoggettato alla Valutazione Ambientale Strategica per gli effetti che determina sul contesto ambientale. Il Piano è definito come lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico operativo per pianificare e programmare le azioni di prevenzione e mitigazione del rischio idraulico.

Nella visione di gestione integrata dei corsi d’acqua perseguita dall’Unione Europea, la Direttiva Alluvioni si deve confrontare con la Direttiva Acque 2000/60/CE, che ha introdotto il Piano di gestione delle acque (PdG Po) finalizzato ad attuare una politica coerente e sostenibile di tutela delle acque e degli ambienti ad esse correlati.

Le due Direttive, pur avendo finalità differenti, convergono sull’importanza di mantenere o ripristinare un corretto assetto idromorfologico del corso d’acqua, funzionale sia alla prevenzione delle alluvioni e alla riduzione del rischio sia al miglioramento degli ecosistemi acquatici e perifluviali. Inoltre entrambe afferiscono al bacino idrografico come unità territoriale di riferimento e obbligano gli Stati Membri a importanti processi di divulgazione e consultazione pubblica. Ne risulta che i due strumenti di pianificazione devono coordinarsi nel ricercare sinergie e vantaggi comuni nell’ottica del raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientali previsti per le risorse idriche.

L’approccio integrato tra difesa idraulica e tutela ambientale delle acque perseguito dai due Piani, già avviato da alcuni anni, è stato potenziato principalmente da quelle azioni e strategie inserite nell’obiettivo generale del Piano alluvioni “Assicurare maggiore spazio ai fiumi”, azioni win-win (vantaggiose per tutti gli obiettivi) che sono confluite anche nel PdG Po all’interno delle tematiche collegate al Miglioramento delle condizioni idromorfologiche dei corpi idrici e alle Misure per la ritenzione naturale delle acque. Queste azioni si rifanno alle proposte di cui alla comunicazione dell’Unione Europea - COM 2013,0249  - sulle Infrastrutture Verdi, quali applicazione di tecniche di protezione compatibili con la qualità morfologica dei corpi idrici, mantenimento o ripristino di piane alluvionali, riqualificazione del reticolo idrico minore.

I due Piani indicano, inoltre, la redazione del Programma di gestione dei sedimenti a livello di bacino idrografico come occasione principale per individuare e concretizzare azioni funzionali agli obiettivi di entrambi, in linea con i contenuti dell'articolo 117, comma 2-quater, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

A questa azione si aggiunge, inoltre, la redazione dei Piani di gestione della vegetazione perifluviale (PGV), che ha interessato finora i corsi d’acqua Dora Baltea, Stura di Lanzo, Orba e Dora Riparia. I PGV forniscono indirizzi operativi per la gestione della vegetazione arborea lungo le sponde in funzione delle caratteristiche idrauliche del tratto, distinguendo ove effettuare interventi di taglio e diradamento per migliorare il transito delle acque o potenziare la presenza di superficie forestate per rallentare la corrente. Hanno, quindi, finalità sia di manutenzione conservativa e riqualificazione della fascia arborea perifluviale sia di mitigazione del rischio idraulico. I Piani contengono, in sintesi, l’analisi dell’assetto vegetazionale delle fasce perifluviali su tratte omogenee, l’individuazione degli obiettivi gestionali (conservazione e ripopolamento, potenziamento funzione protettiva delle sponde, gestione con interesse fruitivi), l’indicazione delle priorità e modalità di intervento per gli obiettivi previsti, l’ individuazione di aree prioritarie di intervento.

Con Deliberazione della Giunta Regionale 13 giugno 2016, n. 27-3480, i PGV sono stati inquadrati come strumenti gestionali assimilabili ad un Piano Forestale Aziendale specifico per il contesto fluviale, rafforzandone la valenza pianificatoria per gli interventi da attuare per la riqualificazione e la tutela delle fasce perifluviali.

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Piani di Gestione della Vegetazione perifluviale (PGV)

Nell’ambito del progetto EAU CONCERT, Interreg Alcotra con partenariato Italia-Francia conclusosi nel 2015, la Regione Piemonte ha messo a punto, con il supporto tecnico dell’AdBPo, AIPO e IPLA, il Piano di Gestione delle Vegetazione ripariale (PGV), utilizzando come area sperimentale il tratto piemontese del Bacino della Dora Baltea, dal confine regionale alla confluenza con il Torrente Chiusella.
La metodologia deriva dalle esperienze maturate dell’AdBPo sul Torrente Parma, con alcune modifiche per meglio adattare lo strumento al contesto regionale. A seguito dell’approvazione della Regione Piemonte delle Norme Tecniche per la redazione dei Piani Aziendali Forestali (PFA), il PGV è considerato un PFA speciale per il contesto fluviale e come tale approvabile, con un periodo di validità di riferimento di 15 anni.
In tal modo il PGV assume una valenza più ampia e può integrarsi con gli altri documenti di programmazione previsti per i corsi d'acqua, come il Piano di gestione dei sedimenti e i Contratti di fiume, nonché piano stralcio per i Siti Natura 2000 e le Aree Protette interessate.

Il PGV viene sviluppato attraverso le seguenti fasi:
  1. definizione dello stato attuale della fascia di pertinenza fluviale, per le componenti morfologiche, idrauliche e vegetazionali;
  2. definizione delle tratte omogenee, in base ai parametri ambientali, morfologici e idraulici;
  3. definizione degli obiettivi generali e specifici;
  4. definizione degli interventi, per la ricerca di una maggiore corrispondenza tra le caratteristiche attuali della vegetazione e quelle auspicate, in funzione degli obiettivi.
Gli obiettivi generali, opportunamente declinati in specifici a seconda del contesto, sono legati a:
  1. rischio di inondazione ed erosione: necessità di rallentare o accelerare il deflusso, di limitare l'apporto solido o l'accumulo di alberi in alveo;
  2. uso del suolo e attività antropiche: valorizzare il paesaggio, definire gli spazi per le attività agricole e selvicolturali sostenibili e quelle ricreative regolamentate;
  3. patrimonio naturale: conservare gli habitat, la flora e la fauna di interesse, contrastare l'eutrofizzazione delle acque e le specie esotiche invasive.
L'utilizzo di questo schema metodologico prevede anche un'indagine sul regime patrimoniale, poiché il rilievo delle proprietà è un elemento essenziale in fase di pianificazione, sulla cui base modulare obiettivi ed interventi realistici e attuabili.

La gestione delle fasce fluviali è senza dubbio un tema complesso e di grande rilevanza che necessita l'attenzione di tecnici e amministratori locali e per il quale l'opinione pubblica è molto sensibile. Le difficoltà nascono dal dover gestire interessi diversi, spesso tra loro in contrasto, come la sicurezza idraulica e la conservazione degli ambienti naturali, la connessione ecologica e le aspettative economiche di vario genere: agricoltura, pioppicoltura, attività estrattive e ricreative. Un ulteriore limite al raggiungimento degli obiettivi di miglioramento e conservazione degli habitat fluviali naturali è costituito dalla diffusione di specie esotiche invasive, che trovano lungo i fiumi ambienti elettivi.
Per ottenere una maggiore efficacia nell'azione pianificatoria occorre predisporre strumenti gestionali integrati e tra loro complementari per ogni tematica; sotto questo aspetto anche la valorizzazione economica delle proprietà demaniali lungo le aste fluviali può essere un'utile risorsa, in particolare per il Piemonte dove queste aree raggiungono superfici significative, con migliaia di ettari boscati.
Sulla base dell'esperienza maturata con il progetto EAU CONCERT sono stati redatti altri piani, a partire dal completamento della fascia della Dora Baltea fino alla confluenza nel Po, Stura di Lanzo, Torrente Orba e Dora Riparia. A breve anche il Torrente Belbo sarà dotato di PGV, mentre la Regione si sta attivando, a seguito di alcuni primi interventi pilota nei comuni di Borgofranco di Ivrea, Ivrea e Avigliana, per dare attuazione ai PGV attraverso le squadre forestali regionali.

L’Unione Europea ha approvato, nel febbraio 2017 la prosecuzione dei lavori finanziando EAU CONCERT II  nel programma Alcotra Italia-Francia 2014-2020.

Piano Gestione Vegetazione Orba

Piano Gestione Vegetazione Dora Riparia (Susa)

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La gestione dei sedimenti negli invasi

Lo sbarramento dei corsi d’acqua e la conseguente creazione di bacini di accumulo finalizzati al prelievo di acqua provoca l’effetto concomitante di interrompere il trasporto solido. Il sedimento, di granulometria variabile limoso/sabbiosa, si deposita per decantazione sul fondo degli invasi riempiendoli nel tempo, in particolare in occasione degli eventi di piena. Ciò determina la periodica necessità di rimuovere il materiale accumulato che riduce la capacità utile dell’invaso, interferisce con la funzionalità degli organi di presa e di scarico, riduce l’attività produttiva, prevalentemente idroelettrica e irrigua, ed inficia la sicurezza stessa della struttura.

Si rende così necessaria la periodica rimozione dei sedimenti che può avvenire, dopo analisi chimica, principalmente secondo le due modalità seguenti:
  • fluitazione, tramite l’apertura degli scarichi ed evacuazione di una corrente torbida nel corso d’acqua a valle della diga
  • asportazione meccanica, cioè prelievo del sedimento a bacino pieno o vuoto e conseguente trasporto a valle in sito appropriato (discarica o riuso)

La presenza di invasi concorre in tal modo a quell’alterazione dell’equilibrio naturale di erosione, trasporto e deposizione di sedimenti che nel tempo ha innescato fenomeni di dissesto lungo quasi tutti i corsi d’acqua piemontesi, caratterizzati oggi da un generale abbassamento del fondo dell’alveo. A ciò si aggiunge che le stesse attività di rimozione possono provocare effetti negativi sulla qualità delle acque se condotte secondo modalità non appropriate.

Il D.Lgs. 152/2006 ha ripreso interamente quanto già disposto dal previgente D.Lgs. 152/1999, in merito alla necessità di disciplinare un’attività di rimozione dei sedimenti dalle dighe che, seppure necessaria, ha importanti ripercussioni sull’ambiente acquatico. La redazione di un Progetto di gestione dei sedimenti da parte del gestore è stata confermata idonea a garantire il rispetto degli obiettivi di tutela delle acque e degli altri usi in atto a valle della diga. I contenuti del documento sono definiti nel DM 24 giugno 2004 e nel Regolamento Regionale 1/R del 29 gennaio 2008, dove sono specificate anche la procedura di approvazione del Progetto da parte della Regione, le precauzioni da adottare e le soglie di torbidità da rispettare nel caso di ricorso alla fluitazione.

Attualmente sono stati presentati all’autorità competente, individuata nel Settore Regionale Difesa del Suolo, circa 65 progetti di gestione, corrispondenti all’80% del totale atteso.

Con l’introduzione del Progetto di gestione le operazioni di rimozione sono valutate in relazione alle condizioni ambientali in cui l’invaso è inserito ed accompagnate da specifici monitoraggi della torbidità, dell’ossigeno disciolto e delle comunità acquatiche più sensibili nel tratto di corso d’acqua interessato dall’impatto, fermi restando anche il ricorso al fermo biologico nel periodo riproduttivo della fauna ittica autoctona e la eventuale applicazione delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale e di Incidenza. Le attività di monitoraggio condotte su acqua, biota e sedimenti dal gestore sia nella fase di caratterizzazione dell’invaso sia in corrispondenza delle operazioni di gestione, consentono di tracciare un quadro sulle condizioni locali dei corpi idrici interessati dalle attività di prelievo e sugli impatti che queste provocano.
Questa misura permette di instaurare ovunque possibile procedure di gestione che, oltre a tutelare la qualità di acqua e fauna acquatica, evitano significativi accumuli di materiale consentendo aperture frequenti degli scarichi nelle fasi decrescenti degli eventi di piena per rendere l’invaso il più possibile trasparente e ripristinare così la continuità del trasporto solido del corso d’acqua.