INTRODUZIONE

Il Cambiamento Climatico

Contrastare il cambiamento climatico è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. L’Agenda, articolata in 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, costituisce un grande programma d’azione per un totale di 169 target, da raggiungere entro il 2030.

In particolare l’Agenda riconosce che il cambiamento climatico rappresenta una delle più grandi minacce allo sviluppo, e i suoi effetti, estesi e senza precedenti, pesano in modo sproporzionato sui più poveri e più vulnerabili. L’Obiettivo 13: Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze, chiede un’azione urgente non solo per combattere il cambiamento climatico e i suoi impatti, ma anche per costruire una società più resiliente ai rischi legati al clima e ai disastri naturali.

Dopo la pubblicazione del rapporto di sintesi “Climate Change 2014”, pubblicato nel 2015 dal Panel Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici, il riscaldamento globale e gli impatti conseguenti sulle altre componenti del sistema climatico sono inequivocabili e riconosciuti dalla comunità scientifica. Lo stesso rapporto evidenzia come il fattore umano sia la causa principale del riscaldamento globale registrato dal periodo pre-industriale ad oggi, con una probabilità superiore al 95%.

Le concentrazioni di gas ad effetto serra sono cresciute a partire dall’era preindustriale raggiungendo livelli che non hanno precedenti nella storia dell’umanità. La concentrazione di anidride carbonica, metano e protossido di azoto è aumentata dal 1750 ad oggi rispettivamente del 40%, 150% e 20%, raggiungendo i valori più elevati degli ultimi 800.000 anni. Le emissioni continuano ad aumentare a livello globale: quelle derivanti dall’utilizzo dei combustibili fossili e dall’industria sono stimate aver raggiunto, nel 2017, 36,8 ± 2 GtCO2, circa il 62% in più rispetto ai livelli del 1990. Anche le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera, che sono ormai costantemente al di sopra dei 400 ppm dal novembre del 2015, hanno raggiunto la media annuale di 406.53 ppm nel 2017, con un tasso di crescita lievemente inferiore rispetto a quello degli ultimi anni.

La temperatura media globale è aumentata di circa 1°C dal 1880 al 2017, con un tasso di aumento di 0,17°C/decennio dal 1970, più del doppio di quello sull’intero periodo, con un incremento più importante sulla terra che non sugli oceani. Il 2016 ha segnato un quinto record della temperatura globale annuale nel XXI° secolo, insieme al 2005, 2010, 2014 e 2015, ed è stato il 40° anno consecutivo (dal 1977) in cui la temperatura annuale è stata sopra la media del XX secolo. Il 2017, secondo le stime più recenti, occupa il terzo posto, dopo il 2016 e 2015. Tutti i 17 anni del XXI secolo sono tra i 18 più caldi (si aggiunge il 1998 che risulta il nono più caldo). I cinque anni più caldi di sono avuti dopo il 2010.

La temperatura superficiale dell’oceano è aumentata di quasi 1,5°C rispetto alla media 1971-2000 con un tasso di incremento importante negli ultimi anni, il livello globale medio del mare dal 1901 al 2015 è cresciuto di circa 20 cm. L’estensione e il volume dei ghiacci si sono ridotti, la copertura nevosa nell’emisfero nord è diminuita e il permafrost è in sempre maggiore degradazione.

I cambiamenti climatici osservati dal 1950 ad oggi, compresi gli eventi estremi, hanno determinato impatti significativi sui sistemi naturali e antropici, dimostrando la loro elevata suscettibilità al clima.

Le proiezioni climatiche continuano a mostrare un incremento della temperatura globale per la fine del XXI che difficilmente riuscirà a restare al di sotto dei 2°C se non si concretizzano urgentemente gli impegni internazionali per la mitigazione dei gas serra, che può arrivare fino a 3-4°C se non si adottano misure efficaci. In questo scenario, nella maggior parte delle regioni continentali, gli estremi caldi saranno più sempre più numerosi e le ondate di calore saranno più frequenti e dureranno più a lungo, con associati periodi siccitosi. Gli eventi estremi di precipitazione aumenteranno, anche in un clima mediamente più secco. La variabilità meteorologica inter-annuale è destinata ad aumentare, ponendoci di fronte ad una situazione che, per essere affrontata, richiede una grande flessibilità.

Adattamento e Mitigazione sono le due strategie, complementari e sinergiche, per ridurre e gestire gli impatti negativi del cambiamento climatico e sfruttarne eventuali opportunità. Sostanziali riduzioni nelle emissioni nelle prossime decadi possono ridurre il rischio climatico nel XXI° secolo e oltre, aumentare la probabilità di un efficace adattamento, ridurre i costi e le sfide della mitigazione nel lungo termine e contribuire ad uno sviluppo sostenibile e resiliente al clima.

Il cambiamento climatico sta già causando una varietà di effetti per la nostra salute, gli ecosistemi e l’economia. Questi impatti diventeranno molto probabilmente più grave nei prossimi decenni. Ecco perché è necessario prepararsi con progetti e azioni di adattamento. Un video dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) spiega tutto questo in parole semplici. Guarda il video

Le strategie di Mitigazione

Ci sono diversi possibili percorsi di mitigazione che potrebbero limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C a fine del XXI° secolo relativamente ai livelli dell’era pre-industriale. Questi percorsi richiedono sostanziali riduzioni delle emissioni di gas serra entro le prossime decadi arrivando ad annullare le emissioni di CO2 e di altri gas ad effetto serra a lunga persistenza, o addirittura arrivare a emissioni negative, attraverso la cattura e lo stoccaggio della CO2. Raggiungere questo ambizioso obiettivo di riduzione pone sostanziali sfide tecnologiche, economiche, sociali e istituzionali, sfide che diventano sempre più grandi e più costose, più si ritarda a implementare le azioni di mitigazione.

Opzioni di mitigazione sono applicabili in tutti i principali settori economici, in particolare limitare, se non azzerare, l’utilizzo di combustibili fossili - nella produzione di energia, trasporti e industria - rappresenta la misura più efficace, soprattutto se integrata con misure per ridurre il consumo di energia, aumentare l’efficienza energetica e sfruttare la cogenerazione.

L’associazione con azioni di riforestazione mirate e pratiche agricole che favoriscano il sequestro di carbonio nel suolo contribuisce alla diminuzione netta delle emissioni.

Con l’adesione al protocollo Under 2° MOU, che raccoglie l'impegno dei governi sub-nazionali per la riduzione delle emissioni globali, la Regione Piemonte si è impegnata a ridurre entro il 2030 del 50% le emissioni di gas che provocano l'effetto
serra rispetto alle emissioni del 1990, con l'ulteriore proposito per arrivare a ridurle dell’80% entro il 2050.

In particolare la Regione intende intraprendere azioni che mirino alla riduzione dei gas attraverso:
  • politiche di incentivazione nell'utilizzo di mezzi ad emissioni zero e con la progressiva riduzione nell'utilizzo dei mezzi con motorizzazione endotermica, sia per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, sia per quanto riguarda la mobilità privata e commerciale;
  • riqualificazione energetica del sistema edificio-impianto, con particolare attenzione al patrimonio edilizio realizzato tra gli anni 60 e gli anni 90 per ridurre il fabbisogno di riscaldamento domestico;
  • abbattimento delle emissioni nel settore industriale attraverso l'applicazione delle BAT (Best Available Techniques) ai nuovi stabilimenti o alla riqualificazione impiantistica di quelli esistenti;
  • abbattimento delle emissioni nel comparto agricolo con l'applicazione di BAT di settore, in particolare al sistema dei reflui zootecnici. 

È da sottolineare come la maggior parte delle misure di riduzione delle emissioni contribuisce positivamente sia alla mitigazione del cambiamento climatico sia alla prevenzione dei danni alla salute provocati dall'inquinamento atmosferico, e implicano benefici ambientali su più larga scala.

Le strategie di Adattamento

L’ Adattamento punta a ridurre gli impatti negativi dei cambiamenti climatici, incluso quelli in atto e inevitabili a causa del ritardo nella risposta del sistema terra-atmosfera alle emissioni dei gas serra, ma anche a trarre beneficio da eventuali opportunità.

L’adattamento è molto efficace sul breve termine, mentre all’aumentare dell’entità del cambiamento le opzioni per un adattamento efficace diminuiscono e i costi associati - anche sociali - aumentano, specialmente in presenza di una maggiore magnitudo e velocità dei cambiamenti climatici. Considerare una prospettiva di lungo termine, nel contesto dello sviluppo sostenibile, aumenta la probabilità che tempestive azioni di adattamento possano ampliare in futuro e rendere la società sempre più resiliente, equa e inclusiva.

Opzioni di adattamento esistono in tutti i settori, ma i contesti per la loro implementazione e la potenziale riduzione dei rischi connessi con il clima, differiscono da settore a settore e tra le diverse aree del pianeta.

Le azioni e le iniziative di adattamento ai cambiamenti climatici devono essere definite e messe in atto a livello nazionale ma soprattutto regionale e locale. Infatti gli impatti dei cambiamenti climatici sono specifici per ogni territorio e richiedono un approccio intersettoriale sinergico e coordinato tra i diversi livelli di governo. Le strategie di adattamento devono essere contestualizzate per l’area di applicazione e devono contare sulle risorse, materiali e immateriali, del territorio.


Alcune opzioni di adattamento implicano benefici ambientali complessivi, anche su vasta scala, creando importanti sinergie con le politiche di sostenibilità ambientale perché riducono la pressione sui sistemi naturali, permettono alla natura di conservare le sue caratteristiche o di evolversi in modo duraturo, cioè preservando l'avvenire, contribuiscono alla conservazione degli ecosistemi che incidono direttamente sui sistemi di regolazione del clima e sono all'origine di una moltitudine di beni e di servizi essenziali per l'uomo.

Con DGR n. 24-5295 del 3 luglio 2017, la Regione Piemonte si è impegnata ad elaborare la Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico, che prevede la predisposizione di un documento di orientamento delle diverse politiche di settore (Piani e Programmi), verso obiettivi strategici, già propri della Regione, con l’obiettivo di incidere sia sulle cause sia sugli effetti del cambiamento climatico.

A tal fine, si è costituito un Gruppo di Lavoro (DD n. 131/A1003B del 28 agosto 2017), composto da funzionari provenienti da diverse Direzioni regionali, che si avvale del contributo scientifico di Arpa Piemonte. Obiettivo iniziale del Gruppo, coordinato dalla Direzione Ambiente, Governo e Tutela del Territorio – Settore Progettazione Strategica e Green Economy (PSGE), è quello di programmare le attività da porre in essere per la realizzazione della Strategia sopra citata nonché stabilire gli strumenti di gestione del gruppo.

I primi documenti di lavoro sono disponibili qui.

Il cambiamento climatico in Piemonte

Attraverso l’analisi dei dati rilevati dalla densa rete di stazioni al suolo presente sulla regione, è possibile evidenziare le variazioni più significative dei parametri meteorologici, sia come tendenze di lungo periodo sia per quanto riguarda la variabilità inter-annuale e gli eventi estremi.
Vengono presentati di seguito alcuni risultati più interessanti ottenuti sia utilizzando i dati rilevati dalle stazioni meteorologiche di Arpa Piemonte sia le analisi oggettive del campo di temperatura e precipitazione ottenute applicando una tecnica di interpolazione statistica (http://www.arpa.piemonte.it/rischinaturali/tematismi/clima/confronti-storici/dati/dati.html) che consente di ricostruire dei campi su griglia regolare omogenei e confrontabili perché indipendenti dal numero di stazioni attive.

Le Temperature

Se consideriamo l’andamento delle temperature massime negli ultimi 60 anni (figura 1) in Piemonte si osserva un trend positivo statisticamente significativo, più accentuato nel periodo dal 1981 al 2017 (0,6 °C/10 anni) rispetto all’intero periodo 1958 - 2017 (0,38 °C/10 anni). Quindi si può affermare che le temperature massime sono aumentate di circa +2°C negli ultimi 60 anni, risultato in linea con quanto evidenziato dalla letteratura per l’area alpina: un’area dove il riscaldamento globale si manifesta in modo più deciso. Questo aumento sembra essere più accentuato in primavera e in estate e, in generale, nelle zone montane.

Figura 1
Valori medi annuali della temperatura massima - anni 1958-2017



In blu è rappresentata la linea di tendenza riferita agli anni 1958-2017, in rosso la linea di tendenza riferita al periodo dal 1981 al 2017. Le aree in grigio e arancione rappresentano gli intervalli di confidenza della retta di regressione lineare (al 95%).

Fonte: Arpa Piemonte

Anche le temperature minime giornaliere hanno subito un aumento (figura 2), anche se di minore entità, circa 1,5°C in 60 anni. Non si evince una variazione di trend nei periodi più recenti, infatti nell’intero periodo 1958-2017 le temperature minime sono aumentate di 0,25 °C/10 anni, dal 1981 al 2017 di 0,21 °C/10 anni.

Figura 2
Valori medi annuali della temperatura minima - anni 1958-2017



In blu è rappresentata la linea di tendenza riferita agli anni 1958-2017, in rosso la linea di tendenza riferita al periodo dal 1981 al 2017. Le aree in blu e rosso rappresentano gli intervalli di confidenza della retta di regressione lineare (al 95%).Al contrario di quanto avviene per le temperature massime, il trend nelle minime non varia sostanzialmente con il periodo considerato.

Fonte: Arpa Piemonte
Interessante è osservare come l’effetto dell’aumento della temperatura si riflette sulla forma della distribuzione della temperatura stessa modificando così non solo il valore medio ma anche gli estremi (figura 3). Confrontando, ad esempio, la distribuzione della temperatura massima estiva del periodo 1981-2017 con quella del 1958-1980 si evidenzia come la curva si sposti verso destra, aumentando la frequenza dei valori maggiori e diminuendo la frequenza di quelli inferiori. La larghezza della distribuzione aumenta a conferma di una maggiore variabilità climatica. In particolare si evince un aumento della mediana e del 95° percentile di circa 1°C e del 99° percentile di circa 1,5°C, mentre i massimi estremi della distribuzione, sia positivi che negativi, sembrano divenire ancora più estremi.

Figura 3
Distribuzione dei valori di temperatura massima nel periodo estivo per le zone di pianura in Piemonte nel periodo 1958-1980 (blu) e 1981-2017 (rosso).


Le linee verticali rappresentano i percentili (50°, 95° e 99°) delle due distribuzioni

Fonte: Arpa Piemonte

Il riscaldamento misurato ha determinato modifiche al ciclo diurno della temperatura, con un incremento delle temperature diurne, significativa per gli aspetti legati all’evapotraspirazione con implicazioni, ad esempio, sull’agricoltura. Un incremento della necessità di raffreddamento estivo, in particolar nei centri urbani e un aumento delle ondate di calore in termini di frequenza e durata.

Ma anche nella libera atmosfera in quota si rileva un aumento di temperatura. Il valore medio e massimo dello zero termico durante l’estate (quota in cui si raggiunge la temperatura di 0°C nella libera atmosfera), misurati dal radiosondaggio di Cuneo. 
Questo dato è importante poiché connesso alla fusione dei ghiacciai, agli episodi di scarsità idrica e ai fenomeni di instabilità in alta montagna.

Le Precipitazioni

Considerando gli ultimi 60 anni, dalle analisi del campo di precipitazione, non si evince un trend significativo nella pioggia giornaliera sul Piemonte. Facendo un’analisi degli ultimi 17 anni rispetto al periodo di riferimento 1971-2000, si osserva una forte diminuzione del numero di giorni piovosi (precipitazione registrata maggiore o uguale a 1mm), un aumento della precipitazione cumulata annua nel Verbano, in corrispondenza della zona del Lago Maggiore, una lieve diminuzione complessiva delle precipitazioni sul resto della regione, più rilevante sul Biellese e sulla fascia meridionale tra Cuneo e Alessandria (figura 4).

Figura 4
Differenza della precipitazione cumulata annuale media (a sinistra) e del numero medio di giorni piovosi (a destra) tra i periodi 2001-2017 e 1971-2000

Fonte: Arpa Piemonte
Guardando gli andamenti dell’anomalia della precipitazione annua cumulata sul Piemonte negli anni dal 1958 al 2017 (calcolata rispetto alla media 1971-2000), non si evince né una tendenza significativa né un aumento della variabilità interannuale. Qualitativamente si può osservare nell’ultimo ventennio, nelle stagioni invernali e primaverili si osserva una maggiore frequenza di anni con un deficit di precipitazione rispetto alla media. Nella stagione autunnale sembra aumentare il numero di anni con un surplus di precipitazione (figura 5).

Figura 5
Anomalia delle precipitazioni annue cumulate sul Piemonte dal 1958 al 2017 rispetto alla media del periodo 1971-2000 nella stagione autunnale (settembre - novembre)

Fonte: Arpa Piemonte

Per analizzare le variazioni nelle precipitazioni più intense, sono state considerate le distribuzioni annuali delle precipitazioni giornaliere (superiori o uguali ad 1mm) su tutti i punti dell’analisi oggettiva, e si riscontra un trend statisticamente significativo di aumento dei valori estremi (figura 6).

Figura 6
Boxplot delle distribuzioni annuali delle precipitazioni giornaliere sul Piemonte dal 1958 al 2017, superiori o uguali ad 1 mm.

In viola il trend (statisticamente significativo) dei massimi

Fonte: Arpa Piemonte
Interessante è analizzare la variazione della lunghezza massima annuale dei periodi secchi (giorni consecutivi con precipitazione inferiore ad 1 mm) sull’intera regione. Più si va in alto nella scala (rossi, viola) e più aumentano i giorni consecutivi secchi. Si osserva qualitativamente un aumento di tale lunghezza nell’ultimo ventennio, dove si evidenziano molti episodi lunghi soprattutto alle quote basse (figura 7). In particolare si evincono gli anni siccitosi a cavallo dell’anno 2000 e l’anno 2017, caratterizzato da un lungo periodi di scarsità idrica anche alle quote più elevate. Ad esempio Il 1997 è stato un anno di particolare siccità. Anche il 2015 presenta numerosi periodi di siccità.

Figura 7
Lunghezza massima dei periodi secchi annuali (giorni consecutivi con precipitazione inferiore ad 1mm) per ogni punto di griglia dell’analisi oggettiva sul Piemonte, ordinati per quota (ascisse). In ordinata gli anni dal 1958 al 2017

Fonte: Arpa Piemonte

La neve

Per avere un’indicazione sulle quantità di neve fresca è stato utilizzato l’indice standardizzato di anomalia nevosa (SAI - Standardized Anomaly Index): un indice SAI positivo indica una quantità di neve superiore alla media dell’intero periodo, mentre un indice negativo è legato ad un deficit. L’indice SAI esprime l’entità delle anomalie in termini di multipli di deviazione standard.

Analizzando tutta la serie storica dei mesi da novembre a maggio dal 1941 al 2018 (figura 8), si può notare che gli anni con anomalia negativa sono concentrati in prevalenza negli ultimi trent’anni. Nello stesso periodo compare il 2008 che è stato l’anno, dopo il 1950, con anomalia positiva maggiore.
Si evidenzia un periodo, dal 1970 al 1980 caratterizzato da stagioni prevalentemente nevose.

Figura 8
Indice standardizzato di anomalia nevosa (SAI – Standardized Anomaly Index) nei mesi da novembre a maggio dal 1941 al 2018, rispetto al periodo 1971-2000, considerando i valori medi delle stazioni sull’arco alpino piemontese

In blu gli anni in cui le nevicate sono state superiori alla media, in rosso gli anni con deficit nevoso. Nell’immagine sono indicati i percentili della distribuzione (10°, 25°, 75° e 90°). Le variazioni dei valori compresi tra le linee arancioni continue (25° e 75° percentile) sono da considerarsi normali mentre quelle oltre le linee tratteggiate sono da considerarsi situazioni anomale (10° e 90° percentile).

Fonte: Arpa Piemonte
Considerando i valori mensili si osserva inoltre come in questi ultimi 30 anni ci sia stata una maggiore variabilità nelle precipitazioni dei mesi di novembre e dicembre tanto da far registrare un’elevata frequenza di eventi eccezionali sia positivi che negativi.

Considerazioni generali

Dall’analisi storica dei dati misurati sulla regione Piemonte si evidenzia un trend positivo nelle temperature, in particolare nei valori massimi, significativo dal punto di vista statistico. Tale trend, che raggiunge i 2°C negli ultimi 60 anni, è in linea con quanto evidenziato dalla letteratura per l’area alpina. Più incerto il trend sulle precipitazioni intense, che però sembra essere in crescita. I giorni piovosi, considerando gli ultimi 18 anni, risultano in diminuzione pressoché su tutta la regione, mentre aumenta la lunghezza massima dei periodi secchi, in particolare sulle pianure. La pioggia annuale, nello stesso periodo, ha subito delle modificazioni, con un aumento in alcune zone (Verbano e basso Alessandrino) e una diminuzione in altre. Comparando i due indicatori si deduce un aumento degli eventi intensi laddove la pioggia annuale è aumentata. La quantità di neve fresca è complessivamente in diminuzione negli ultimi trent’anni, anche se nello stesso periodo si evidenziano singole stagioni particolarmente nevose. In generale, sovrapposta ad una tendenza al riscaldamento, sembra aumentare la variabilità interannuale, che determina l’alternanza di stagioni con caratteristiche climatiche molto differenti.

LE VARIAZIONI CLIMATICHE - Scenari futuri

Alla base delle simulazioni di quello che sarà il clima futuro attraverso modelli climatici - in grado di riprodurre la dinamica dell’oceano e dell’atmosfera e di rappresentare in modo più completo possibile tutti i processi di interazione terra-atmosfera - vi sono delle ipotesi sugli scenari emissivi e sulle politiche di riduzione dei gas serra che verranno applicate, così da definire degli “emission pathways” che rappresentano l’andamento delle emissioni e della relativa concentrazione dei gas climalteranti in atmosfera nel corso del XXI secolo e più. Gli scenari di riferimento sono attualmente quattro (definiti nell’ambito della stesura del V Rapporto IPCC), si definiscono RCP Representative Concentration Pathways seguiti da un numero e si differenziano per il potenziale di perturbazione del bilancio energetico planetario espresso in termini di Forcing Radiativo.

Gli scenari considerati in questo lavoro sono:
  • l’RCP8.5, che rappresenta uno scenario a forti emissioni, all’incirca come se il tasso di emissioni fosse come l’attuale, senza azioni di mitigazione;
  • RCP4.5, che rappresenta uno scenario intermedio, dove le emissioni di CO2 raggiungono una stabilizzazione verso la fine del XXI secolo.  
Tutti questi scenari vedono un aumento della temperatura globale a fine secolo rispetto ai valori del periodo 1986-2005, pari a 3,7°C (in un range tra 2,6-4,8°C) per RCP8.5 e 1,8°C (in un range tra 1,1-2,6 °C) per RCP4.5.

Gli scenari modellistici utilizzati per le analisi sul Piemonte sono gli stessi del Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico, messi a disposizione dal Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Si tratta di scenari realizzati attraverso un downscaling dinamico, ossia utilizzano il modello regionale COSMO-CLM ad alta risoluzione innestati in scenari di modelli globali.

I dati disponibili su scala giornaliera e a una risoluzione di circa 7 km, sono stati ulteriormente adattati alla realtà regionale con l’applicazione di tecniche statistiche che puntano ad eliminare l’errore sistematico, valutato su un periodo di simulazioni del passato, in modo da poter confrontare l’output del modello con le osservazioni.

Nelle elaborazioni che seguono, il periodo di riferimento nel passato, detto anche periodo di controllo, è 1971-2005.

Temperatura

La temperatura è la variabile meteorologica sulla quale si ha una maggiore confidenza nelle proiezioni future, sia per la qualità della rappresentazione dei modelli nel periodo di controllo sia per la concordanza tra diversi modelli sul segno della variazione e, non da ultimo, perché l’incertezza che si ottiene utilizzando modelli climatici differenti è inferiore all’aumento di temperatura atteso.

Come si evince dalla figura 9 l’aumento di temperatura si ha con entrambi gli scenari emissivi, anche se di diversa entità. L’aumento riguarda in particolare i valori massimi, con una tendenza rispettivamente di +0,3°C/10y in RCP4.5 e di 0,7°C/10y
in RCP8.5 per le massime e di 0,28°C/10y in RCP4.5 e di 0,6°C/10y in RCP8.5 per le minime.

Queste tendenze portano la temperatura massima annuale ad un aumento di circa +3,5°C rispetto al periodo di controllo raggiungendo i 15,5°C, secondo lo scenario RCP4.5 e ad un aumento di circa +6,5°C con valori fino a 19°C con lo scenario RCP8.5. Le temperature minime sono invece attese con un aumento di 2,5°C rispetto al periodo di controllo raggiungendo gli 8,5°C a fine secolo nello scenario RCP4.5, l’aumento si attesta invece su circa 5°C con valori a fine secolo intorno agli 11°C applicando lo scenario RCP8.5.

Figura 9
Temperatura massima (a sinistra) e minima (a destra) annuale

Fonte: Arpa Piemonte

In verde il periodo di controllo 1971-2005 dei dati osservati; in blu la simulazione modellistica; in rosso per lo scenario RCP4.5 e in viola per lo scenario RCP8.5 il periodo 2006-2100 delle stime modellistiche. Le bande rappresentano i margini di incertezza.

Interessante è vedere come nello scenario RCP4.5 si arrivi, nell’ultima parte del secolo, ad una stabilizzazione della temperatura, in accordo con la stabilizzazione della concentrazione dei gas serra in atmosfera, mentre nello scenario RCP8.5 l’aumento sia costante durante tutto il XXI secolo.
Per analizzare la distribuzione del riscaldamento nelle diverse zone altitudinali, è stata analizzata la tendenza per i punti di griglia del modello al di sopra dei 700 m, rappresentativi della montagna, e per quelli a quote inferiori ai 700m, rappresentativi della pianura (figura 10).

Figura 10
Temperatura massima (sopra) e minima (sotto) annuale per i punti di griglia al di sopra dei 700m (a sinistra) e al di sotto dei 700m (a destra)

Fonte: Arpa Piemonte

In verde il periodo di controllo 1971-2005 dei dati osservati; in blu la simulazione modellistica; in rosso per lo scenario RCP4.5 e in viola per lo scenario RCP8.5 il periodo 2006-2100 delle stime modellistiche. Le bande rappresentano i margini di incertezza.

Per quanto riguarda la montagna:
  • le tendenze della temperatura massima sull’intero periodo 2006-2100 sono di + 0,3°C/10y secondo lo scenario RCP4.5, con un aumento di circa +2,5°C al 2100, e di + 0,7°C/10y nel periodo 2006-2100 con lo scenario RCP8.5 con un aumento di circa +6°C al 2100;
  • le tendenze della temperatura minima sull’intero periodo 2006-2100 sono di + 0,28°C/10y in RCP4.5, che portano a un aumento di circa 2,5°C al 2100, e di 0,6°C/10y nel periodo 2006-2100 in RCP8.5 che portano ai un aumento di Circa +5°C al 2100.
Per quanto riguarda la pianura le tendenze risultano uguali o lievemente inferiori:
  • quelle della temperatura massima sull’intero periodo 2006-2100 sono di circa + 0,3°C/10y in RCP4.5, con un aumento di circa +2,5°C al 2100, e di + 0,65°C/10y nel periodo 2006-2100 con lo scenario RCP8.5 con un aumento di circa 4,5°C al 2100;
  • le tendenze della temperatura minima sull’intero periodo 2006-2100 sono di +0,28°C/10y in RCP4.5, con un aumento di circa 2,5°C al 2100 e di 0,6°C/10y 2006-2100 in RCP8.5 con un aumento di Circa +5C al 2100.
Per valutare l’andamento dei valori estremi di temperatura sono state analizzate anche le distribuzioni di frequenza della temperatura media, massima e minima confrontando gli stessi periodi dell’analisi appena descritta. I risultati complessivi mostrano un generale aumento dei valori
estremi di tutti i campi di temperatura, più marcato in pianura durante l’estate e in montagna nel periodo invernale. Le variazioni maggiori sono relative allo scenario RCP8.5.

La distribuzione spaziale di tali variazioni di temperatura si può osservare nelle mappe della figura 3. Per ogni campo (temperatura minima, massima e media) si sono calcolate le variazioni stagionali di temperatura rispetto al periodo di riferimento 1971-2000. Si nota come le variazioni siano positive in tutti i campi e in tutti i periodi e come, secondo lo scenario RCP8.5, si amplifichino nelle stesse aree già interessate da riscaldamento secondo le proiezioni dello scenario RCP4.5. Gli incrementi risultano particolarmente accentuate sulla fascia pedemontana occidentale durante il periodo estivo, soprattutto a fine secolo dove la superficie interessata si amplia fino a comprendere tutti i settori pedemontani alpini fino ai fondivalle.
Le temperature minime variano da 2°C a 4°C, le massime da 2°C fino a 10°C (nell’ultimo trentennio 2071-2100 con lo scenario RCP8.5); le temperature medie assumono valori in un intervallo compreso tra 2°C e 8°C.
In inverno la temperatura media varia da 1°C a 5°C, la massima da 1°C a 6°C, la minima da 0,5°C fino ai 5°C. In questa stagione i rilievi alpini sembrano subire variazioni meno marcate rispetto alle altre zone. La primavera e l’autunno rimangono le stagioni in cui la risposta del territorio rimane distribuita in modo più uniforme, pur registrando un progressivo incremento in pianura e nelle vallate alpine verso fine secolo. Le variazioni di temperatura minima oscillano tra 0,5°C e 4°C, le massime tra 1°C e 7°C, gli intervalli di variazione dei valori medi si attestano tra poche decimi di grado fino a circa 6°C.

Figura 11
Scenari RCP4.5 e RCP8.5. Mappe di variazione stagionale di temperatura nei tre periodi futuri 2011-2040 (in alto), 2041-2070 (al centro) e 2071-2100 (in basso) rispetto al periodo di riferimento 1971-2000

Fonte: Arpa Piemonte

In ogni cella sono mostrate le quattro stagioni in senso orario: DJF (in alto a sinistra), MAM (in alto a destra), JJA (in basso a sinistra) e SON (in basso a destra). 

Precipitazioni

Gli scenari di precipitazione mostrano una maggiore incertezza nella proiezione futura, sia per la difficoltà a rappresentare correttamente la precipitazione nel periodo di controllo sia perché manca un assessment di riferimento a scala europea con cui confrontarsi: i diversi modelli utilizzati propongono scenari differenti per l’area alpina che risulta essere un’area di cerniera tra la zona Mediterranea, dove è attesa una diminuzione delle precipitazioni e una tendenza all’aumento delle condizioni di siccità, e la zona del centro Europa, dove invece è atteso un aumento delle stesse.

Sono stati esaminati i tre periodi di riferimento futuri 2011-2040, 2041-2070 e 2071-2100 rispetto al periodo di controllo 1971-2005 per valutare, al di là del valore quantitativo, la variazione percentuale della precipitazione stagionale e il segno della stessa.

Nella figura 12 sono presentati i risultati. Nella colonna a sinistra si osservano le variazioni per il trentennio 2011-2040: nello scenario RCP4.5 si osserva in generale una diminuzione percentuale (statisticamente significativa) della precipitazione in quasi tutte le stagioni ad eccezione dell’autunno dove, in alcune aree del Piemonte meridionale, si mostra un debole segnale di aumento, seppure non significativo. La diminuzione è più importante nel periodo estivo e riguarda la parte centro occidentale del Piemonte. Nello scenario RCP8.5 si osserva, in questo trentennio, un aumento marcato e significativo in autunno, mentre in estate le variazioni sono significative soltanto sull’arco alpino nordoccidentale.
Considerazioni analoghe ma più severe per il trentennio successivo (colonna centrale) che vede una diminuzione decisa della precipitazione estiva nello scenario RCP4.5, che arriva fino al 35-50% nelle aree di pianura, e un aumento intorno al 20-50% nella stagione autunnale in particolare sul’area del basso torinese, del cuneese e sull’Appennino. Nello scenario RCP8.5 si continua a vedere una diminuzione della precipitazione nella stagione estiva, ma le variazioni simulate raggiungono valori più marcati e diffusi. In questo trentennio si assiste ad una diminuzione anche nei primi tre mesi dell’anno, perlopiù sul settore centro-meridionale della regione. L’ aumento della precipitazione autunnale non risulta invece significativo.

Nell’ultimo trentennio del XXI secolo (colonna a destra), nello scenario RCP4.5 si continua ad avere una diminuzione della precipitazione nel periodo estivo, anche se di minore entità e più distribuita sulla regione, ma con una variazione più marcata sul settore settentrionale, in particolare nelle zone del Verbano - Lago Maggiore e Biellese rispetto al periodo 2041-2070, mentre si assiste ad un leggero aumento in primavera, ma limitato ad alcune aree localizzate sulle Alpi. Nello scenario RCP 8.5 la situazione si estremizza, con un aumento molto deciso nel periodo invernale, dove la zona del Lago Maggiore continua ad essere quella maggiormente interessata, e una forte diminuzione nel periodo estivo. A fine secolo anche la primavera risulta caratterizzata da una leggera diminuzione, significativa, nelle fasce prealpine e in alcuni settori pianeggianti.

Figura 12
Scenari RCP4.5 e RCP8.5. Mappe di variazione percentuale della precipitazione cumulata media nei tre periodi futuri 2011-2040 (colonna a sin) 2041-2070 (colonna centrale) e 2071-2100 (colonna a ds) rispetto al periodo di riferimento 1971-2000

Fonte: Arpa Piemonte

In ogni cella sono mostrate le quattro stagioni in senso orario: DJF (in alto a sinistra), MAM (in alto a destra), JJA (in basso a sinistra) e SON (in basso a destra). I punti griglia contrassegnati dalle croci grigie corrispondono a variazioni statisticamente non significative (livello di confidenza del 5%, tecnica bootstrap).

NUMERO MASSIMO GIORNI SECCHI CONSECUTIVI

Come ulteriore indagine sulla variabilità del clima futuro e in particolare sulla siccità in funzione della quota, è stata analizzata la variazione della lunghezza massima annuale dei periodi secchi (giorni consecutivi con precipitazione inferiore ad 1mm) su tutta la regione utilizzando lo scenario RCP4.5 e RCP8.5 (figura 13).

Si osserva un generale aumento di tale lunghezza in entrambi gli scenari. Tuttavia, mentre nello scenario RCP4.5 la variazione più marcata sembra limitata alle zone pianeggianti, con lo scenario RCP8.5 l’incremento si distribuisce in modo pressoché uniforme a tutte le quote, in particolare a partire dal 2060.

Figura 13
Scenari RCP4.5 e RCP8.5. Lunghezza massima dei periodi secchi annuali (giorni consecutivi con precipitazione inferiore ad 1mm) per ogni punto di griglia dell’analisi oggettiva sul Piemonte, ordinati per quota (asse delle ascisse). In ordinata gli anni dal 2005 al 2100


Fonte: Arpa Piemonte

Più si va in alto nella scala (rossi, viola) e più aumentano i giorni consecutivi secchi.