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GREEN ECONOMY

L'argomento Green Economy rientra negli Obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile in particolare nell'Obiettivo 12:

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

È ormai consapevolezza diffusa, supportata anche da informazioni sintetizzate da indicatori quali il calcolo del cosiddetto spazio ambientale, dell’estensione dell’impronta ecologica e dell’ammontare dei flussi di materiali necessari al sostentamento dell’economia odierna, che lo sviluppo economico attuale è insostenibile nel lungo periodo e soprattutto che l’ambiente in cui viviamo è severamente danneggiato dal modello economico di attuale diffusione. In base a queste considerazioni e visti, da un lato, i trend crescenti dei livelli di consumo e, dall’altro, il sempre più diffuso interesse generale nei confronti dell’ambiente, sembra essere inevitabile un cambiamento di rotta in termini di comportamenti e approcci allo sviluppo sia da parte dei consumatori sia da parte delle aziende, in modo tale da raggiungere il traguardo di un modello diverso di economia in cui i temi del green e della circolarità dei sistemi produttivi sono i riferimenti a cui ispirarsi.
Se nella fase “natale” di definizione della green economy, questa tendeva a venire identificata come una piccola parte dell’economia riferita alla cosiddetta industria ambientale (clean economy) e in particolare al settore delle energie rinnovabili, tanto da rendere quasi intercambiabili i termini green economy e green energy, oggi tale concetto si è ampliato, investendo la sfera del consumo, fino ad arrivare ad ambiti quali la green life e l’etica sociale. In tale accezione la green economy non è né un sinonimo, né un sostitutivo di Sviluppo Sostenibile, ma è un suo ambito attuativo strategico: un nuovo modello di sviluppo in grado di garantire un migliore e più equo benessere nell’ambito dei limiti del pianeta.
Un’economia verde, quindi, riconosce e investe anche nel capitale naturale, considerando la biodiversità come il tessuto vivente proprio di questo pianeta, che contribuisce al benessere umano e fornisce le economie di risorse preziose sotto forma di servizi elargiti gratuitamente. Questo cosiddetto “ecosistema di servizi” è rappresentato principalmente in natura da beni pubblici, che sono invisibili economicamente, e per questo motivo sottovalutati e mal gestiti.
Una giusta economia, in questo caso davvero verde, stima il valore economico di questi ecosistemi e li introduce, così come gli altri beni, nel mercato economico. Risorse naturali come foreste, laghi, zone umide e bacini fluviali sono componenti essenziali del capitale naturale ed assicurano la stabilità del ciclo dell'acqua e dei suoi benefici per l'agricoltura e per le famiglie, il ciclo del carbonio e il suo ruolo nella mitigazione del clima, la fertilità del suolo e il suo valore per la produzione delle colture, i microclimi locali per gli habitat.
La stessa crisi climatica trova nello sviluppo della green economy, la via principale per gestire in modo efficiente le risorse, secondo un modello di economia circolare, capace di generare nuovo sviluppo, miglior benessere, nuova occupazione, tutela del capitale naturale e dei servizi ecosistemici. 
Ad oggi in un’ottica di agire concretamente perassicurare modelli di consumo e produzione sostenibili, è però necessario integrare i concetti della green economy con quelli dell’Economia Circolare.
Un modello di economia che, mutuando la “circolarità” dei sistemi naturali (cicli della materia), lavora per un uso più efficiente e limitato delle risorse basato sul recupero continuo di valore dei prodotti e dei materiali attraverso azioni che agiscono sui sistemi di progettazione, di produzione, di consumo e di smaltimento degli stessi.
L’Economia Circolare, che riconosce nella sua concretezza di azione che gli obiettivi ambientali, economici e sociali sono interdipendenti, può essere rappresentata come nucleo interno a una prospettiva di Green Economy, che allarga l’ambito d’azione da rifiuti e uso dei materiali, alla resilienza degli ecosistemi e alla salute e benessere umano.

Le politiche

L’anno 2015 ha rappresentato un punto di svolta sia a scala internazionale sia nazionale per una radicale e profonda revisione del modo di concepire il progresso socio-economico, il rapporto con l’ambiente e le risorse naturali, il modo di lavorare. Sono i 3 documenti fondamentali che, in una unanimità di intenti, orientano all’azione per lo sviluppo sostenibile di scala globale:

1. l’agenda ONU post-2015 approvata tra il 25 e il 27/09/15 a New York, con la quale 193 capi di Stato e di Governo si sono impegnati a “trasformare il nostro mondo” così come enunciato dal titolo del documento, attuando 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) integrati e indivisibili entro il 2030;

2. l’Accordo di Parigi sul Clima con il quale il 12/12/15, 196 capi di Stato e di Governo, unanimemente riconoscendo che gli attuali cambiamenti climatici sono responsabilità della società umana, si sono impegnati a raggiungere al 2030 dei risultati in termini di riduzione delle emissioni compatibili con una traiettoria compatibile a mantenere la soglia di sicurezza dell’innalzamento della temperatura terrestre ben al di sotto dei 2° e ad agire per l’adattamento ai cambiamenti stessi;

3. il pacchetto sull’Economia circolare varato dalla Commissione Europea con la COM(2015) 614 del 2/12/15, che introduce un cambio di paradigma rivoluzionario nel nostro modo di concepire il rapporto economia/risorse e del nostro modo di produrre e consumare.

A scala nazionale è stata approvata il 28/12/15 la L 221, recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” (c.d. “Collegato Ambientale” alla Legge di stabilità 2014), che intende concretamente indirizzare e caratterizzare l’azione sia delle istituzioni sia del comparto privato verso il nuovo paradigma economico della green economy.
La Legge ha introdotto numerose innovazioni che hanno prodotto ricadute anche a livello regionale, tra le quali è opportuno segnalare le seguenti:

1. Al fine di promuovere su base sperimentale e sussidiaria la progressiva fuoriuscita dall’economia basata sul ciclo del carbonio e di raggiungere gli standard europei in materia di sostenibilità, all’art. 71 sono state definite le “Oil free zone”. Si tratta di “aree territoriali” nelle quali, entro un determinato arco temporale e sulla base di specifico atto di indirizzo adottato dai comuni del territorio di riferimento, si prevede la progressiva sostituzione del petrolio e dei suoi derivati con energie prodotte da fonti rinnovabili. La Regione Piemonte, prima tra le regioni italiane, sulla base di quanto indicato dalla legge nazionale, si è dotata di una propria norma in materia, la LR 12 del 3/08/18,  “Promozione dell’istituzione delle comunità energetiche” che ha trovato attuazione con la successiva DGR 18-8520 del 8/03/19.

2. L'Art 70, in attesa degli appositi decreti legislativi atti a meglio definire il concetto di "servizio ecosistemico", introduce il concetto di Pagamento per i Servizi Ecosistemici Ambientali (PSEA). Inoltre da chiara indicazione dei servizi ecosistemici (SE),  per quali si debba prevedere una remunerazione economica. Tra questi, particolare interesse riveste la “fissazione del carbonio delle foreste”, indicazione ripresa dal DLgs 34 del 3/04/18 (art.3 e 4), che affida alle Regioni (art.7) il compito di promuovere lo sviluppo dei PSEA in ambito forestale. Coerentemente con questi indirizzi, peraltro già recepiti dal Piano Forestale Regionale 2017-2027, è stata approvata la DGR 24-4638 del 6/02/17 che ha ampliato l’ambito di sviluppo della valorizzazione economica della fissazione del carbonio oltre che all’ambito forestale anche a quello del verde urbano. Al fine di dare concretezza a quest’ultimo punto è stato attivato il progetto regionale Urban Forestry. Nell’ambito delle politiche di sostenibilità collegate allo sviluppo dei servizi ecosistemici è stata promulgata la DGR 27-8492 del 1/03/19 relativa alla ratifica del “Protocollo di Intesa tra la Città di Torino, la Regione Piemonte, la Città Metropolitana di Torino e il Comitato Nazionale per lo Sviluppo del Verde Pubblico - MATTM, per lo sviluppo di infrastruttura verde e compensazioni ambientali”.

Il collegato ambientale apporta numerose modifiche, oltre che direttamente al T.U. Ambiente (DLgs 152/06), anche al codice degli appalti pubblici (DLgs 163/06), e sistema della certificazioni con l’introduzione (art.21) dello Schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale denominato Made Green in Italy adottato dal Ministro dell'Ambiente 21/03/18 ed entrato in vigore il 13/06/18.

I fondi strutturali in Piemonte

A scala regionale, fino ad oggi larga parte delle azioni che hanno e dovranno indirizzare il mondo produttivo e dei consumi verso una dimensione sempre più sostenibile passa soprattutto anche attraverso il sistema dei sostegni economici.
La passata edizione del Programma operativo regionale FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) 2007-2013 e la nuova edizione 2014-2020 sono gli strumenti che più di altri hanno potuto e potranno sostenere queste politiche per il mondo produttivo industriale.
Grazie anche alle “lezioni” del programma concluso il POR si è indirizzato verso i temi della sostenibilità e della tutela e valorizzazione delle risorse naturali: in generale tutti i Fondi strutturali 2014-2020 sono nati sotto il segno di alcune forti innovazioni concettuali e normative, proposte dalla Commissione agli Stati membri per un sostegno effettivo alla Strategia Europa 2020 di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
In tale contesto il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato, dopo il confronto con il partenariato, il Documento Strategico Unitario che costituisce la base su cui sono stati impostati i Programmi Operativi Regionali 2014-2020 dei fondi europei a valenza strutturale FESR, FSE e FEASR di Sviluppo.
È in tale documento che è possibile individuare delle chiare indicazioni per concorrere, anche attraverso lo sviluppo del sistema produttivo piemontese, agli obiettivi della crescita sostenibile: nel documento si dà atto che, per andare concretamente in tale direzione, nel contesto piemontese è necessario favorire uno sviluppo evolutivo del tessuto produttivo, che sfruttando le sue caratteristiche e peculiarità deve trovare una opportuna collocazione nell’ambito dell’innovazione industriale orientata alle politiche di sostenibilità, puntando alla produzione di efficienza ambientale sia in termini di know-how da esportare sia in termini di prodotti da commercializzare, senza limitarsi semplicemente a rendere i propri impianti più ecologici. È necessario, pertanto, che il Piemonte punti a trovare un proprio spazio nei mercati dell’innovazione sostenibile, evitando di rappresentare semplicemente un mercato per altri competitori.
Occorre parallelamente comunque continuare ad incentivare una produzione efficiente che punti al miglioramento delle performance ambientali e al risparmio di risorse, al riuso e al riciclaggio, basata sull’innovazione tecnologica e sostenuta anche da azioni di orientamento dei cittadini verso modelli di consumo attenti al ciclo di vita dei prodotti.
L’evoluzione della struttura produttiva piemontese, sostenuta dalle Misure del POR-FESR, nella direzione della sostenibilità è in grado di consentire una significativa riduzione nel consumo di materiali ed energia e, quindi, anche un potenziamento della competitività delle imprese.
Gli investimenti in tecnologie (cicli e prodotti) più pulite, più efficienti dal punto di vista ambientale e a basse emissioni di carbonio sono incentivate anche per contribuire ad affrontare le emergenze derivanti dal cambiamento climatico.

Per maggiori informazioni vedi le azioni attivati sui temi Energia e Ricerca/Innovazione e in generale i dettagli su tutte le altre Misure sono consultabili sul sito della Regione Piemonte.

Il progetto Retrace

L'economia circolare può garantire nuovi spazi all'innovazione e offrire allo stesso tempo diverse opportunità di crescita e di lavoro. In tal senso, il progetto costituisce un’esperienza interessante condotta dalla Regione Piemonte al fine di migliorare la capacità delle proprie politiche (in particolare connesse al sistema della ricerca e dell’innovazione) di sostenere processi virtuosi di economia circolare.
Finanziato dal programma Interreg Europe, il progetto RETRACE, attraverso lo scambio e il trasferimento di buone pratiche e utilizzando l’approccio del design sistemico, mira infatti a identificare e ad applicare a livello regionale, modalità per favorire la transizione verso il modello di economia circolare.
Nel corso del progetto sono state svolte, in parallelo, le seguenti principali attività:
  • Scambio di buone pratiche tra i partner, per far circolare idee, progetti e iniziative di economia circolare, ispirando così la contaminazione delle rispettive politiche
  • Analisi, a livello regionale, di alcuni ambiti significativi per l’economia piemontese (veicoli a fine vita, rifiuti da costruzione e demolizione, filiere risicola, viti-vinicola e dell’allevamento bovino), al fine di comprendere meglio i processi, le dinamiche e le criticità esistenti, le esperienze in corso e le prospettive future di innovazione.

I risultati di tali attività sono confluiti nel Piano d’Azione Regionale, che contiene un set di azioni da attuare a livello regionale per favorire l’economia circolare, facendo leva in particolare sulle politiche per l’innovazione e la competitività, al fine di trasformare in vantaggi competitivi le opportunità derivanti dallo sviluppo di modelli produttivi circolari. Le azioni individuate agiscono su diversi livelli:
  • Operativo, con orizzonte immediato: orientamento, in senso maggiormente circular-friendly, di alcune misure del POR FESR 2014-2020, come la nuova piattaforma tecnologica sulla Bioeconomia e il nuovo bando a favore delle imprese associate ai Poli d’Innovazione. In questo ambito il progetto Retrace ha contribuito ad indirizzare i bandi, i cui risultati saranno oggetto di monitoraggio nel corso del biennio 2018–2019, al fine di verificare le risposte del sistema produttivo e dell’innovazione e l’efficacia dell’azione regionale
  • Strategico, con orizzonte di medio termine: integrare il tema dell’economia circolare nel percorso di revisione delle strategie regionali in vista della futura programmazione, al fine di strutturare politiche più efficaci per il futuro; ad un livello più operativo, è prevista analoga riflessione anche sulle modalità di istruttoria/valutazione dei progetti
  • Culturale/professionale: attivazione del corso di Sistemi Aperti del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico, per formare una futura classe di professionisti in possesso degli strumenti tecnici necessari per promuovere un approccio circolare all'economia.

Il Piano d’Azione consentirà quindi alla Regione, da un lato di iniettare un sostegno più mirato a processi di economia circolare nella cornice, fortemente definita, del POR FESR attuale, e dall’altro di portare questo tema con maggiore consapevolezza ai tavoli di discussione sulle future politiche.

I sistemi volontari di certificazione ambientale

Conoscere la diffusione dei sistemi volontari di certificazione ambientale (indipendenti e internazionalmente riconosciuti) permette di capire il grado di eco-competitività del settore della green economy e l’evoluzione della produzione e del consumo sostenibile. Gli strumenti analizzati sono i seguenti:
  • Sistemi di gestione ambientale: EMAS e ISO 14001
  • Sistema di etichettatura ecologico europeo Ecolabel UE

In questo paragrafo si analizza la diffusione e l'applicazione in Piemonte degli appalti verdi e dell'impronta di carbonio.

SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE (EMAS-ISO 14001)

Il Sistema comunitario di ecogestione e audit EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) è un sistema volontario europeo (Regolamento Ce 1221/09) destinato alle imprese e alle organizzazioni che desiderano impegnarsi nel valutare e migliorare la propria efficienza ambientale.
Le aziende registrate EMAS sono localizzate soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio in ragione delle strategie mirate e coordinate di promozione che in tali aree sono state portate avanti negli anni in collaborazione da Regioni, Province, Università, Camere di Eommercio e organizzazioni imprenditoriali.

Figura 1
Organizzazioni Emas per regione - aggiornamento 31/12/2019

Fonte: ISPRA

I settori economici più rappresentati in EMAS sono: Ciclo ei rifiuti, Produzione energia e Pubblica Amministrazione; le piccole aziende sono circa il 30% del totale, le grandi il 29%.
Le organizzazioni registrate in Piemonte al 31/12/19 sono 63, pari a solo il 6,4% del totale nazionale. La maggior parte delle organizzazioni sono localizzate in provincia di Cuneo (24 di cui 16 amministrazioni comunale) e nella provincia di Torino (17).
Ogni organizzazione registrata può a sua volta avere più siti produttivi in EMAS (456 in tutta la regione). Le organizzazioni che in Piemonte hanno più siti sono: Unicredit (353 siti corrispondenti a tutte le filiali bancarie), Edison (14 impianti di produzione energia), GAIA (14 impianti e stazioni di smaltimento o conferimento rifiuti).
I siti delle organizzazioni italiane certificate secondo lo schema privatistico internazionale di gestione ambientale ISO 14001 al 31/12/2019 sono 21.739, la maggior parte localizzati in Lombardia (4.155), Veneto (2.469), Emilia-Romagna (2.090), Toscana (1.832), il Piemonte occupa il 5° posto con 1.770 siti rappresentando il 8% del totale nazionale
In Piemonte il numero delle certificazioni ISO 14001 è in lieve aumento, la maggior parte delle aziende certificate (51%) sono localizzate in provincia di Torino (900 siti).

Figura 2
Siti certificati ISO 14001 per provincia - aggiornamento al 31/12/2019

Fonte: Accredia

ETICHETTATURA ECOLOGICA

L'Ecolabel UE (Regolamento CE n. 66/10) è il marchio volontario dell'Unione europea di qualità ecologica che premia i prodotti e i servizi che hanno un ridotto impatto ambientale, lungo l’intero ciclo di vita. Al 31/12/19 erano 205 le licenze Ecolabel UE in vigore in Italia, per un totale di 9.809 prodotti/servizi, distribuiti in 18 gruppi di prodotto. Con l'entrata in vigore dei nuovi criteri per le strutture turistiche, molte certificazioni di tale settore sono decadute e in fase di revisione, nonostante ciò, il maggior numero di licenze Ecolabel UE in Italia appartengono al settore “turistico” (47 licenze nel 2019 erano 200 nel 2018), seguito dal

“tessuto carta” (37 licenze) e da “prodotti per la pulizia di superfici dure” (19). Nel 2019 va evidenziata la presenza di un nuovo gruppo di licenze per il “servizio di pulizia” con 13 imprese certificate in Italia di cui 3 in Piemonte.
La ripartizione geografica delle licenze Ecolabel UE italiane mostra una netta prevalenza di licenze rilasciate al nord (66,8 %), seguono poi il centro Italia con il 20% e infine sud e isole con il 12,7 % delle licenze totali. Le regioni con il maggior numero di prodotti Ecolabel sono la Lombardia (settore cosmetici da risciacquare), l’Emilia-Romagna (settore detergenti), la Toscana (settore cartario).

Figura 3
Ecolabel per regioni, suddivisione tra prodotti e servizi certificati - aggiornamento al 31/12/2019

Fonte: ISPRA

Il Piemonte nel 2019 è passato al 4° posto in quanto il Trentino ha ridotto il numero delle strutture turistiche certificate. Ancora carente la conoscenza del marchio, scarse le campagne informative di settore o verso i consumatori e le agevolazioni da parte degli enti pubblici. Per il futuro è auspicabile una valorizzazione del marchio soprattutto nell’ambito dei fondi strutturali europei e nell'ottica del rilancio di un Green New Deal. Le aziende piemontesi che realizzano prodotti o servizi con certificazione Ecolabel sono riportate nella tabella 1.

Tabella 1
Aziende piemontesi che realizzano prodotti con certificazione Ecolabel (al 31/12/2019)

AZIENDA

PROV

GRUPPO DI PRODOTTI

Kemika S.p.A.

AL

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Prodotti cosmetici da sciacquare

Sutter Industries S.p.A.

AL

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Detergenti multiuso e per servizi sanitari

Detersivi per bucato

Prodotti cosmetici da sciacquare

Detersivi per lavastoviglie automatiche industriali o professionali

Deterplast S.p.A.

AL

Detersivi per bucato

Alca Chemica S.p.A.

TO

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Detersivi per lavastoviglie automatiche industriali o professionali

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Falpi S.r.l.

BI

Prodotti tessili

Novamont S.p.A.

NO

Tessuto carta

Casalino S.r.l.

AL

Tessuto carta

Kimberly Clark S.p.a.

NO

Tessuto carta

FIDIVI Tessitura Vergnano S.p.A..

TO

Prodotti tessili

Deluxe S.r.l.

TO

Servizi di pulizia

Samsic

TO

Servizi di pulizia

CM Service Green

TO

Servizi di pulizia

ICEFOR

NO

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Direct Clean S.r.l.

TO

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Detersivi per piatti

Detersivi lavastoviglie

Bamboo Eco Hostel

TO

Struttura turistica

Rifugio Alpino Pagari

CN

Struttura turistica

Hotel S.Luigi

TO

Struttura turistica

Campeggio Roccaverano

CN

Struttura turistica

Fonte: ISPRA

APPALTI VERDI

Con l’entrata in vigore del Codice Appalti (DLgs 50/16) gli appalti sostenibili diventano obbligatori in Italia e le stazioni appaltanti devono inserire i criteri ambientali minimi (CAM) definiti a livello ministeriale in particolare per una serie definita di categorie di prodotti, servizi e opere strategiche per la riduzione delle emissioni di gas serra, delle sostanze nocive lungo le filiere e i cicli produttivi.

In Piemonte nel 2019 e primi mesi del 2020, grazie al progetto europeo progetti Prepari e al progetto nazionale CreiamoPA è stato possibile offrire, ai funzionari pubblici incaricati di redigere gli appalti, una vasta offerta formativa in materia di appalti verdi in generale e sui CAM energetici in particolare. Sono stati anche organizzati gruppi di lavoro in collaborazione con le associazioni di categoria per analizzare alcuni CAM e proporre miglioramenti al Ministero (CAM edifici e CAM gestione energia).

Il progetto APE (Appalti Pubblici Ecologici della Città Metropolitana di Torino) nel 2019 si è concentrato su un tema non sufficientemente trattato: la verifica dei criteri ambientali negli appalti in corso di esecuzione. Tale aspetto è fondamentale affinché si concretizzi effettivamente un appalto a basso impatto ambientale. In passato ci si è concentrati soprattutto sulla definizione delle specifiche tecniche (obbligatorie e premianti) e sui mezzi di verifica utile in fase di redazione dei bandi e nella selezione dei fornitori. Gli enti aderenti al progetto APE attraverso un Gruppo di lavoro hanno definito una procedura e una serie di check-list operative di verifica. Il Gruppo di lavoro sugli audit ha testato la procedura su appalti verdi in corso di esecuzione presso alcuni enti pilota: il servizio bar/mensa della Città Metropolitana di Torino, il servizio pulizie e il servizio gestione distribuzione automatica di bevande presso l'Università di Torino. In tutti i casi la verifica, fatta in contraddittorio con il fornitore, ha riscontrato la presenza di non-conformità per le quali si è concordato un metodo e scadenze per la risoluzione dei problemi prima di procedere alla fase sanzionatoria. L'esperienza ha messo in luce la necessità di definire chiaramente e prioritariamente approcci e metodologie che portino anche ad una selezione qualitativa degli operatori del mercato.

PROGETTO CReIAMO PA - Carbon Footprint

Diffondere e promuovere la sostenibilità ambientale presso le pubbliche amministrazioni, favorendo il trasferimento di know-how, lo sviluppo e la messa a punto di un modello energetico-ambientale mediante la contabilizzazione delle emissioni di gas climalteranti è uno degli obiettivi del Progetto “CReIAMO PA – Competenze e Reti per l’Integrazione Ambientale e per il Miglioramento delle Organizzazioni della PA” promosso dal Ministero dell'Ambiente. Gli enti piemontesi che hanno aderito alla sperimentazione sono: Arpa Piemonte, Regione Piemonte, Comune di Saluzzo e Istituto Piante da Legno e Ambiente (IPLA SpA).
L’indicatore di riferimento utilizzato è la Carbon Footprint (impronta di carbonio), che permette di stimare le emissioni di gas ad effetto serra (GHG) legate direttamente o indirettamente a un prodotto, servizio, organizzazione o individuo espresse in tonnellate di CO2 equivalente (tCO2e). La misurazione della Carbon Footprint Organization (CFO) nello specifico consente di quantificare gli impatti ambientali legati al flusso di energia e materie prime di un’organizzazione basandosi sui principi del Life Cycle Assessment (LCA) e considerando quindi tutte le attività della catena di fornitura (supply chain). Nell’ambito del progetto CReIAMO PA lo strumento utilizzato per la quantificazione della CFO è BILAN CARBON®, basato su standard metodologici specifici (Greenhouse Gas Protocol e ISO 14069).

La Regione Piemonte e il Progetto CReIAMO PA

Con la DGR n.16-476 del 08/11/2019 la Regione Piemonte aderisce, in coerenza con la Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici, all’iniziativa del Ministero dell'Ambiente (MATTM) e promossa nell’ambito del Progetto CReIAMO PA - Linea di intervento 3 “Modelli e strumenti per la transizione verso un’economia circolare” - Work Package 2 “Promozione di modelli di gestione ambientale ed energetica nelle Pubbliche Amministrazioni”, al fine di diffondere la cultura della sostenibilità e a formare gli operatori della pubblica amministrazione in materia di misura e gestione ambientale ed energetica.
L'avvio di quest'attività permette la diffusione dell'utilizzo della Carbonfootprint, lo sviluppo dei temi riferibili all’LCA (Life Cicle Assessment), l'LCC (Life Cicle Cost) e delle certificazioni ambientali, quale strumento utile per il miglioramento delle prestazioni ambientali delle pubbliche amministrazioni, funzionali ad analisi di impatto costi/benefici per la realizzazione di infrastrutture e di altre opere pubbliche e per lo sviluppo e la promozione della competitività delle aziende e delle imprese della Regione Piemonte.
In particolare l’accordo firmato con il Ministero dell’Ambiente prevede che le due parti si impegnino a realizzare azioni mirate a promuovere e valorizzare le attività di misurazione, gestione e miglioramento delle prestazioni ambientali in un’ottica di riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Nel dettaglio:
  1. Attività di formazione e trasferimento di know how;
  2. Azioni mirate alla definizione e allo sviluppo di un modello di gestione ambientale ed energetica;
  3. Azioni di affiancamento on the job sui settori chiave dell’impronta ambientale che consentano di mettere a sistema il modello di gestione ambientale ed energetica;
  4. Azioni mirate alla comunicazione delle attività svolte a livello regionale e locale e alla sensibilizzazione degli stakeholder coinvolti.
Le parti firmatarie si impegnano a collaborare in particolare alla realizzazione di Linee di indirizzo a supporto delle amministrazioni locali e regionali per l’adozione di un sistema volto alla contabilizzazione e riduzione delle emissioni climalteranti.
Il progetto, promuovendo i sistemi di calcolo dell’impronta ambientale, da’ attuazione al 2° obiettivo previsto dal Settimo Programma Comunitario di Azione per l'ambiente: “trasformare l'Unione in un'economia a basse emissioni di carbonio, efficiente nell’impiego delle risorse, verde e competitiva”.
A partire dal 2019 la Regione si è attivata per calcolare la propria Carbonfootprint applicando una metodologia sperimentale approntata dal Ministero. Il calcolo è stato sviluppato per alcuni settori e per specifiche attività della Regione. Nel dettaglio sono stati scelti come siti pilota per il calcolo le seguenti sedi:

  • sede regionale di Via Principe Amedeo 17, Torino
  • sede Museo Regionale Scienze Naturali (Via Giolitti 36, Torino)

È stata avviata una campagna di raccolta dati presso i settori che occupano gli stabili in materia di mobilità, rifiuti, consumi energetici ecc. che confluiranno all’interno di un database ministeriale. I dati raccolti saranno poi inseriti in una piattaforma denominata Bilan-Carbone® per la quantificazione finale della CFO (=Carbonfootprint Organisation). Nel corso del 2020 verrà pertanto curata la raccolta dei dati necessari ed è prevista una prima validazione dei risultati ottenuti.

Arpa Piemonte e il Progetto CReIAMO PA

Arpa Piemonte ha calcolato la CFO della sede centrale di Torino per poi individuare le azioni più significative per migliorare la propria impronta carbonica. Dalle prime elaborazioni è possibile definire che la carbon footprint della sede centrale di Arpa è pari a 4,7 tCO2e/dipendente (media degli anni 2017/2018). L’approvvigionamento energetico (elettricità e teleriscaldamento) e la mobilità dei dipendenti (spostamenti casa-lavoro e viaggi di lavoro) rappresentano ciascuno circa il 30 % delle emissioni totali, di cui la maggior parte riconducibile agli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti.
I beni durevoli (edifici, parco auto, arredi, attrezzature informatiche…) rappresentano da soli quasi il 40 % delle emissioni totali stimate, di cui quasi il 50 % è rappresentato dagli edifici e oltre il 40 % dalle attrezzature informatiche.
Le emissioni legate alla fornitura di materiali e servizi in input (servizio mensa e vending, materiali di pulizia...) e alla raccolta rifiuti (raccolta differenziata e smaltimento acque reflue) impattano complessivamente solo per il 3 %. Un aspetto da evidenziare è che il servizio mensa rappresenta da solo l’84 % delle emissioni legate ai materiali e servizi in input.
Una volta individuati i processi che maggiormente contribuiscono all'impronta di carbonio, occorrerà individuare possibili aree e azioni di miglioramento. Per il futuro, in linea con gli obiettivi di miglioramento dell’Agenzia contenuti nel Bilancio Sociale, sono quindi previste ulteriori azioni, in particolare:
  1. sul fronte della mobilità dei dipendenti (in particolare gli spostamenti casa-lavoro) verificando nuove possibilità di sostegno volte a una mobilità più ambientalmente sostenibile;
  2. promuovendo la raccolta differenziata in tutta Arpa;
  3. individuando interventi di efficienza e risparmio energetico;
  4. Sensibilizzando ulteriormente verso l’acquisto di prodotti e servizi a basso impatto ambientale;
  5. incentivando la dematerializzazione e la digitalizzazione dei documenti.

Gli sviluppi del progetto, sulla base delle risultanze a livello regionale e nazionale, mirano a diffondere lo strumento della carbon-footprint nella Pubblica Amministrazione anche in ragione delle politiche di riduzione e mitigazione dei cambiamenti climatici.

Figura 4
Arpa Piemonte (sede centrale). Emissioni medie di CO2 equivalente per categorie (valori medi anni)
2017-2018

Fonte: Arpa Piemonte

Progetto Casco

Ridurre le emissioni di gas climalteranti derivanti dalla filiera legno, valorizzare le produzioni locali e ridurre i trasporti su rotaia, è l’obiettivo del progetto europeo Casco.
Per sviluppare strumenti transnazionali di calcolo della carbon footprint della filiera legno (dalla foresta al prodotto finito), valorizzare filiere regionali ad alto valore aggiunto di prodotti legnosi a ridotto contenuto di carbonio, promuoverne l'utilizzo da parte del settore pubblico e degli operatori chiave (trasformatori,
progettisti, produttori) è sono stati realizzati seminari formativi per addetti ai lavori, è stato realizzato un concorso di idee, un catalogo di esperienze, buone pratiche e linee guida consultabili a questa pagina.
Tra le buone pratiche europee sul tema, Arpa Piemonte, con un bando innovativo in cui si è conto dell'impronta carbonica della filiera produttiva, ha richiesto la realizzazione di arredi in legno (bacheche, panche, sedi e tavoli) certificati Low Carbon Timber, cioè provenienti da filiera di prossimità tracciata e da foreste gestite in maniera sostenibile.

BILANCIO SOCIALE DI ARPA PIEMONTE

Nato per consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di comprendere e valutare gli effetti dell’azione dell'Agenzia, affinché possano formulare un proprio giudizio su come questa interpreta e realizza il suo mandato e la sua mission con le risorse di cui dispone, è un'occasione per raccontare Arpa attraverso una serie di informazioni e un'opportunità per consolidare il rapporto di fiducia con la collettività.
Con questo documento Arpa Piemonte intende fornire una fotografia degli impatti sociali, economici e ambientali dell'Agenzia stessa al 2018: una sintesi delle attività svolte e della loro rispondenza agli obiettivi istituzionali.

In particolare la misurazione della performance ambientale si è basata su quattro settori di intervento prioritari:

  • appalti verdi: sostenibilità ambientale degli acquisti
  • efficienza energetica: contenimento dei consumi energetici e incremento dell’uso di fonti rinnovabili
  • mobilità sostenibile: promozione mobilità sostenibile e gestione integrata spostamenti casa-lavoro
  • dematerializzazione: digitalizzazione delle procedure

Per approfondimenti visita la pagina dedicata del sito web di Arpa Piemonte.

Figure 5 e 6
Infografiche tratte dal Bilancio Sociale di Arpa Piemonte

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