Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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FORESTE

FORESTE E LORO CONTRIBUTO ALLA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI GAS SERRA

Il settore Foreste della Regione Piemonte, col supporto di IPLA, dal 2004 misura la capacità di fissazione del carbonio da parte dell’insieme dei boschi e dell’arboricoltura da legno piemontesi, in base ai dati inventariali e cartografici derivati dal Sistema informativo forestale regionale - SIFOR, unitamente alle informazioni pedologiche necessarie al bilancio globale del carbonio secondo le metodologie ufficiali. L’approfondimento ha interessato le valutazioni a livello di singole categorie forestali, estendendo altresì le analisi al comparto dell’arboricoltura da legno. Con questo lavoro si è inteso attivare il monitoraggio dei flussi di carbonio in funzione dei diversi tipi di interventi selvicolturali previsti in una gestione sostenibile dei boschi e degli impianti di arboricoltura da legno, quale sistema di controllo ed integrazione dei dati inventariali degli stock di carbonio regionali (tabella 1).

Tabella 1
ripartizione del contenuto di carbonio per l ‘anno 2005 nelle 5 componenti previste dal protocollo di Kyoto

Superficie forestale

Biomassa epigea

Biomassa ipogea

Necromassa

Lettiera

Totale parziale

Suolo 0-30 cm

Totale globale

ha

Ct

Inventario nazionale

993.355

54.439.361

10.676.643

7.277.099

6.811.345

79.204.448

78.806.300


158.010.748

Inventario regionale

924.347

53.435.516

9.876.222

7.671.837

6.832.876

77.816.451

76.370.706


155.111.504

 

t C /ha

Inventario nazionale

-

55

11

15

7

87


79
Inventario regionale - 58 11 8 7 84 83
Fonte: Inventario nazionale 1985 (aggiornato al 2005 con algoritmi) e inventario regionale 2005

In Piemonte l'aumento della superficie boscata e delle pratiche di riforestazione risultano contribuire in modo significativo all'incremento della biomasse e conseguentemente a quello del carbonio stoccato sia nelle piante sia nel suolo, consentendo così agli ecosistemi forestali di ridurre l’impatto delle emissioni in atmosfera. Ciò permette all’Italia di ottemperare ad una parte degli impegni internazionali nella lotta ai cambiamenti climatici.
Una fonte importante dei dati di stock di C delle foreste italiane e piemontesi è ricavabile dall'ultimo Inventario Nazionale dei Gas Serra 1990-2016 realizzato da ISPRA nel 2018, dove vi sono non solo le serie storiche degli stock ed incrementi forestali ma anche agrari, secondo metodi ufficiali IPCC.
Secondo la nuova carta degli stock del carbonio dei suoli del Piemonte realizzata da IPLA e CNR per il PSR regionale (2019) la ripartizione dei contenuti percentuali di carbonio per usi forestali/agrari è la seguente (tabella 2):

Tabella 2
Carbon stock dei suoli piemontesi nei diversi usi

 

Uso (categorie LAND COVER SIFOR)

Valore medio

Carbonio organico %

Vegetazione palustre

10,90

Cespuglieti

5,42

Praterie

4,98

Praterie non utilizzate

4,75

Praterie rupicole

4,63

Faggeta

4,54

Alneto planiziale e montano

3,32

Abetina

3,31

Prato-pascoli

3,16

Lariceti o cembrete

3,07

Rimboschimento

2,77

Acero-tiglio-frassineto

2,76

Pecceta

2,72

Castagneto

2,64

Querceto di Rovere

2,61

Pineta di Pino Silvestre

2,59

Orno-Ostrieto

2,56

All Grps

2,45

Querco-Carpineto

2,31

Cerreta

2,30

Querceto di Roverella

2,24

Boscaglia pioniera e d'invasione

2,23

Prati stabili di pianura

2,08

Praterie aride di greto

2,06

Suolo nudo

1,84

Robinieto

1,70

Risaia

1,50

Mais, Sorgo, Soja

1,46

Incolti

1,31

Seminativi

1,22

Pioppeti

1,21

Colture arboree forestali

1,20

Frutteti

1,19

Colture orticole

1,10

Vigneti

1,09

Saliceti e Pioppeti ripari

1,03

L’accordo di Kyoto e i successivi sviluppi hanno portato a definire e regolamentare anche il cosiddetto carbon trading, il mercato dei crediti, che amplia ulteriormente le prospettive di impostazione dei Piani Energetici, da quelli internazionali a quelli nazionali fino a quelli regionali e subregionali, in quanto sarà possibile scambiare i crediti con permessi di emissione. In questa ottica il settore Foreste, insieme con IPLA, ha sostenuto l'iniziativa nazionale del CREA e del Nucleo Monitoraggio Carbonio, il Codice Forestale Nazionale del Carbonio, per la creazione di un mercato nazionale dei crediti di carbonio forestali su base volontaria, promuovendo il mercato regionale piemontese con una DGR.
Per approfondimenti si rimanda alla seguenti pubblicazioni:

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2008 - Il potenziale stoccaggio di CO2 nelle foreste del Piemonte pagina 11
Anno 2009 - Aggiornamenti sul potenziale stoccaggio di CO2 nelle foreste del Piemonte pagina 15
Anno 2012 - Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio pagina 41,  I mercati volontari di crediti di carbonio pagina 51, Casi studio per valutare gli effetti di bilancio della CO2 conseguente a differenti trattamenti selvicolturali applicati a diverse tipologie forestali pagina 53
Anno 2013 - Le foreste contribuiscono alla diminuzione di emissioni pagina 27.

Consulta l'argomento Foreste nei Fattori che influenzano lo stato della risorsa in Territorio

Emissioni da FORESTE

Anche le foreste contribuiscono all'inquinamento atmosferico, sia direttamente tramite emissioni biogeniche sia indirettamente tramite la combustione del legno. Per quanto riguarda le emissioni biogeniche, le foreste emettono alcuni composti aromatici precursori dell’ozono.

Per quanto riguarda le pressioni emissive legate al comparto foreste[1] è stata utilizzata l’ultima versione disponibile dell’Inventario Regionale delle Emissioni (IREA), che fa riferimento all’anno 2015.

La distribuzione delle emissioni biogeniche dei composti organici volatili non metanici (NMVOC) coincide con la copertura forestale, che si distribuisce sull’intero arco alpino e sulle aree collinari: in particolare, l’80% viene generato dalle foreste di latifoglie (per lo più querce e faggi), mentre il restante 20% proviene dalle foreste di conifere (larici, pini, abeti rossi e abeti bianchi).
Da punto di vista temporale, le emissioni di NMVOC di origine biogenica non si distribuiscono uniformemente nel corso dell’anno, ma si concentrano nella stagione estiva (maggio-settembre), risultando - insieme agli ossidi di azoto - i principali precursori nella formazione dell’ozono troposferico.
Il picco di emissione coincide con l’apice della stagione vegetativa, mentre il periodo invernale risulta caratterizzato da un contributo emissivo ridotto ai minimi termini da parte delle conifere (piante sempreverdi) e, ovviamente, azzerato da parte delle latifoglie (piante decidue o caducifoglie).

________________________________
[1] Settori 11.01 e 11.02, da classificazione SNAP.

Figura 1
Emissioni biogeniche: modulazione temporale annuale (espressa in dodicesimi) delle emissioni di NMVOC

Fonte: Regione Piemonte. Elaborazione: Arpa Piemonte


Per la rappresentazione cartografica delle pressioni emissive di origine biogenica (conifere e latifoglie) sul territorio regionale si rimanda alla mappa sottostante.

Figura 2
Emissioni dalle foreste

*cambiando l'attributo selezionato è possibile visualizzare anche il tematismo per le foreste di latifoglia

Fonte: Regione Piemonte. Elaborazione: Arpa Piemonte

CONTENUTI CORRELATI

Consulta i dati delle emissioni di composti organici volatili non metanici (NMVOC).

Consulta la pagina sul progetto ALCOTRA MITIMPACT che valuta gli impatti che i cambiamenti climatici avranno sulle politiche di gestione clima-aria-foreste e le strategie di adattamento per mitigare tali impatti