Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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FORESTE

L'argomento Foreste rientra negli Obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile in particolare nell'Obiettivo 15:

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre

I boschi in Piemonte sono una importante realtà, ricoprendo più di 1/3 del territorio regionale e con superficie tutt’ora in aumento spontaneo.
Le foreste sono una risorsa di primaria rilevanza che svolge molteplici funzioni, quale fonte di materia prima ed energia rinnovabili e fornitrici di servizi ecosistemici, quali:
  • i servizi di approvvigionamento, nel caso delle risorse forestali: legname, prodotti forestali spontanei non legnosi, acqua;
  • i servizi di regolazione e mantenimento, quali il controllo dell’erosione del suolo, la purificazione dell’acqua, l’assorbimento dell’anidride carbonica, ecc.;
  • i servizi culturali, legati al supporto di attività turistiche, ricreative, sportive, culturali, la conservazione dei valori paesaggistici, ecc..

Per ribadire l'importanza delle foreste, dal 2013 ogni anno si celebra la Giornata mondiale delle foreste, il 21 marzo.

I boschi sono entità ambientali modellati da fattori naturali (clima, ecologia delle specie ecc.) e da fattori antropici (gestione selvicolturale, abbandono, imboschimento spontaneo o guidato, disboscamento, inquinamento ecc.). La millenaria azione dell’uomo ha profondamente modificato la composizione delle cenosi boschive naturali: basti ricordare che in assenza dell’uomo in Piemonte tutte le terre al disotto dei 2.500 m di quota in media sarebbero boscate.

Anche i boschi oggi presenti sono assai diversi da quelli naturali, alcuni esempi: 

  • i lariceti in purezza che caratterizzano le Alpi derivano dalla sistematica eliminazione del pino cembro e degli abeti per favorire il pascolo;
  • le faggete pure sono state plasmate dall’utilizzo per carbone a spese di abeti e altre latifoglie;
  • i castagneti derivano da antico impianto di una specie sporadica per ottenere frutti e legno, soppiantando querceti e faggete;
  • i robinieti derivano da una specie esotica introdotta per necessità di legna da ardere.

Negli ultimi decenni a seguito dell’abbandono delle aree montane e collinari meno favorevoli all’agricoltura si osserva una ricolonizzazione spontanea del bosco (acero-frassineti, boscaglie, arbusteti, robinieti), con un raddoppio della superficie dal secondo dopoguerra, fenomeno senza precedenti negli ultimi secoli.
Si stima che la raccolta di legno sia meno di metà del prelievo sostenibile, attestandosi su circa ¼ di quanto cresce annualmente. A seguito della rarefazione degli interventi di taglio anche la composizione e la struttura dei boschi variano, sia arricchendosi di specie e rinaturalizzandosi (es. il gran ritorno del pino cembro nei lariceti, la conversione a fustaia dei cedui di faggio), sia collassando dove instabili (es. cedui di castagno abbandonati, rimboschimenti di conifere). L’aumento della superficie boscata ove non gestito non ha solo aspetti positivi, in quanto modifica il paesaggio rurale tradizionale e riduce gli habitat per alcune specie animali.
I cambiamenti sono influenzati anche da fattori climatici, fitopatologici, e dall’introduzione di specie esotiche invasive vegetali o animali, spesso strettamente correlati tra loro: i già rari boschi di pianura e fluviali subiscono la colonizzazione di specie esotiche invasive (ailanto, quercia rossa, ciliegio tardivo e acero americani, reinutria del Giappone, buddleia ecc.), favorite anche dal deperimento delle querce per stress idrici; le sequenze di inverni miti innescano vari parassiti, come la processionaria del pino.
Al contrario i boschi cedui di facile accesso sono ancora sottoposti ad un utilizzo costante soprattutto per fornire legna da ardere, il cui consumo regionale da parte delle famiglie è stimato in almeno 2 milioni di tonnellate/anno.

Per assicurare la conservazione e la funzionalità di questa risorsa ambientale per l’uomo e le sue attività, tutti questi fattori devono essere conosciuti, orientati e governati con decisioni politiche e strumenti tecnici.
Il quadro dello stato delle foreste viene dato dall’insieme delle informazioni che costituiscono e influenzano il sistema, come da schema sottoriportato.

QUADRO DELLE FORESTE

CONOSCITIVO

GESTIONALE

I SERVIZI ECOSISTEMICI

Il Patrimonio Forestale

Quadro Normativo

Approvigionamento

Ecologia/Biodiversità/Genetica

Istanze di tagli boschivi

Regolazione e mantenimento

Clima/Stato di salute dei boschi

Gli interventi del PSR

Servizi culturali

Le professioni forestali

La Formazione professionale

Incendi boschivi

Incendi: Piano Straordinario

Quadro conoscitivo - Il patrimonio forestale

Carta e superficie forestale 
Dalla carta forestale edizione 2016 risulta che la superficie forestale complessiva del Piemonte al 2016 è di 976.953 ha. Nel quindicennio intercorso dal rilievo della precedente carta forestale (SIFOR - anno medio 2000), complessivamente si è registrato un incremento di 44.740 ha (4,6%), dato da un aumento per i soli boschi di 57.854 ha pari al 6,6%, al netto delle aree trasformate da bosco in altre destinazioni.

Tabella 1
Superficie forestale

Superficie

Aggiornamento 2016

SIFOR  2000

INFC 2005 

ettari

%

ettari

%

ettari

Superficie territoriale regionale

 

2.538.479

 

 

 

 

Superficie forestale

Boschi (LR 4/09)

932.514

36,7

874.660

34

842.046

 

Altre superfici forestali (FRA2000)

9.374

0,4

n.d.

 

69.522

Arboricoltura da legno

35.065

1,4

48.206

2

28.548

Totale

976.953

38,5

922.866

36

940.116


Si conferma quindi la tendenza all’incremento della superficie boscata, che dal secondo dopoguerra è quasi raddoppiata, a seguito della colonizzazione spontanea di terre abbandonate (in particolare in montagna e in collina) ed in minima parte per il rimboschimento artificiale. Rispetto ai dati confrontabili della prima carta forestale regionale (anno 1980), la superficie dei soli boschi è aumentata di circa il 38% e risulta più che doppia rispetto ai dati storici risalenti all’unità d’Italia.
Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito della Regione Piemonte e in particolare al report "La carta forestale del Piemonte - Aggiornamento 2016".

Tutti i dati sono raccolti e integrati nel Sistema Informativo Forestale Regionale (SIFOR) istituito con l’art. 34 della LR 4/09, liberamente consultabile e in continua evoluzione.

Consulta gli indicatori ambientali on line alla pagina Natura e biodiversità Superficie forestale

Figura 1
Carta Forestale


L'indice di boscosità (il rapporto tra la superficie a bosco e la superficie totale di un determinato territorio in %) è pari al 36,7% per i soli boschi e sale al 38,5% considerando anche le altre superfici forestali e l'arboricoltura da legno; la provincia a maggiore indice di boscosità è il Verbano Cusio Ossola (57%), mentre a Novara si registra il più basso (27%).

Dalla carta forestale regionale si evidenzia come ben ¾ dei boschi sia costituito da 5 sole categorie tra le 21 individuate: Castagneti (22%), Faggete (15%), Robinieti (12%), Larici-cembrete (10%) e Boscaglie pioniere e d’invasione (8%). Tra le fasce altimetriche la massima diffusione dei boschi è in montagna (circa il 72% del totale dei boschi, con un indice di boscosità del 57%) segue la collina (circa 19%, con un indice di boscosità del 40%) e la pianura (circa 9%, con un indice di boscosità del 10%).

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2008 - Foreste di protezione pagina 9
Anno 2009 - Il ritorno degli alberi in pianura. Un bilancio di 10 anni di rimboschimento dei terreni agricoli pagina 14; Nuove piante infestanti invasive, pagina 263 – Pianificazione e gestione delle specie aloctone invasive negli ambienti forestali, pagina 265.
Anno 2011 - Box: Anno internazionale delle foreste pagina 10 I Boschi di protezione pagina 12,  I boschi planiziali pagina 13
Anno 2013 - Box: Aree agricole invase dal bosco di neoformazione. Esempi gestionali pagina 28

Alberi monumentali

Gli alberi monumentali sono da tempo oggetto di attenzione da parte della Regione Piemonte, che negli anni 2000, in attuazione della specifica legge LR 50/95, aveva approvato un elenco di 40 alberi. Nel 2013 è stata approvata una norma statale (L 10/13 art. 7), che ha stabilito una definizione di albero monumentale e criteri di valutazione omogenei per tutta Italia, le sanzioni per i danneggiamenti e l’effettuazione del censimento nazionale. Norme riprese dalla LR 19/18 (artt. 80 e 96), che ha abrogato la LR 50/95 e inserito uno specifico comma (3bis) nella LR 4/09.
Successivamente alla legge del 2013, con decreto del 23.10.2014, sono stati definiti i criteri per il censimento e individuate le funzioni di competenza dei Comuni, delle Regioni e dello Stato finalizzate all'istituzione dell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia.
A seguito delle disposizioni attuative ministeriali, nel 2015 è stato avviato il censimento: in Piemonte le segnalazioni pervenute dai Comuni sono state integrate con indagini di iniziativa della Regione, col supporto tecnico dell’IPLA per i sopralluoghi di verifica e la compilazione delle schede di identificazione. A dicembre 2015 è stato così approvato il primo Elenco regionale, con 82 nuovi alberi monumentali, poi integrato a giugno 2016 con 36 degli alberi già classificati ai sensi della LR 50/95. .
A partire dal 2016 la Regione ha effettuato ulteriori indagini, sempre tramite l'IPLA e con la collaborazione degli Enti di gestione delle Aree protette, mentre il Corpo Forestale dello Stato si occupava prevalentemente degli alberi già individuati nel corso del censimento nazionale del 1982. Grazie alle ulteriori segnalazioni, alle verifiche tecniche e alle istruttorie effettuate dal Gruppo di lavoro, l’Elenco regionale si è ampliato, a comprendere prima 176 (agosto 2017) e poi (ottobre 2018) 220 alberi o gruppi di alberi monumentali.

L’attività di verifica tecnica svolta nel corso del 2019 ha permesso di selezionare una cinquantina di nuovi alberi candidati (istruttoria in corso nella primavera 2020).
Nel medesimo anno, sempre con l’ausilio dell’IPLA, la Regione Piemonte ha effettuato una decina di sopralluoghi su alberi monumentali danneggiati o con problemi di stabilità, supportando con indicazioni tecniche sia Comuni e proprietari sia la Direzione Foreste del MiPAAF incaricata del parere preventivo all’autorizzazione degli interventi.

Infine, nell’inverno 2019-20 il Settore Foreste ha partecipato attivamente alla revisione della circolare ministeriale relativa alle procedure amministrative per gli interventi di cura e manutenzione degli alberi monumentali, approvata a marzo 2020 e scaricabile dal sito MiPAAF 
 
Consulta gli approfondimenti sul sito di Regione Piemonte

QUADRO CONOSCITIVO - Ecologia, biodiversità e genetica

La biodiversità deriva dal mantenimento della variabilità genetica all’interno delle popolazioni biologiche. Questo permette loro di affrontare e superare con successo le diverse vicissitudini ecologiche quali i cambiamenti climatici, la comparsa di nuovi parassiti, predatori, competitori, ecc. permettendo alle specie maggiori capacità di adattamento e di sopravvivenza.
Pertanto anche per le specie forestali è importante il mantenimento della loro biodiversità. La Regione Piemonte recependo tale necessità ha promosso le azioni utili a tale scopo anche per le specie forestali.
Tra queste va citata l’attività di individuazione e caratterizzazione dei popolamenti forestali idonei alla raccolta di sementi di specie autoctone, arboree ed arbustive, da destinare alla vivaistica. Si tratta di attività di ricerca intraprese in Piemonte fin dalla metà degli anni Novanta, proseguite anche nel corso del 2019 con il supporto dell’IPLA per l’aggiornamento del Registro regionale dei materiali di base per la vivaistica forestale.

La biodiversità forestale considera non solo la varietà di specie arboree in bosco, ma l’insieme delle specie animali e vegetali presenti e le condizioni ecologiche che ne determinano la presenza.
Nei diversi habitat forestali presenti in Piemonte, il livello di biodiversità è molto variabile, sia in relazione alle caratteristiche naturali, sia al tipo di utilizzo storico da parte dell’uomo che può portare cambiamenti alla composizione specifica, alla struttura o all’estensione dei boschi.
Particolare attenzione occorre rivolgere all'introduzione di specie esotiche invasive in quanto fattore di diminuzione della biodiversità.
Infatti negli ambienti forestali la diffusione delle invasive può essere causa di forte degrado, poiché ne modifica la composizione specifica e ne altera la struttura, con conseguenze sulla produzione, protezione dei versanti, conservazione della biodiversità ed anche del paesaggio.

Per maggiori approfondimenti consulta le seguenti guide selvicolturali:
- Foreste e biodiversità
- Le specie forestali arboree esotiche

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2010 - Risorse genetiche forestali in Piemonte,  Alpeggi
Anno 2011 - Ruolo dei vivai forestali della regione Piemonte nella tutela della biodiversità pagina 12
Consulta l'argomento Specie invasive in Territorio Fattori
Per ulteriori approfondimenti inerenti lo studio delle provenienze delle specie vegetali forestali consulta la serie di Monografie pubblicate sulla rivista forestale Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi dal Dicembre 2011 ad oggi.

QUADRO CONOSCITIVO - il clima e lo stato di salute dei boschi

I boschi e le foreste sono fortemente influenzati dal clima. Eccessi di temperature, siccità oppure all’opposto precipitazioni elevate possono indebolire i boschi e renderli più sensibili agli attacchi dei patogeni. A esempio gli insetti rispondono in modo immediato a cambiamenti climatici anche momentanei come il susseguirsi di annate calde e siccitose che hanno contribuito, qualche anno fa, al diffondersi di specie di lepidotteri più termofili che hanno dato luogo a defogliazioni di elevata intensità.

Altri insetti, come molte specie di coleotteri che in genere si comportano come parassiti secondari, in particolare gli scolitidi, attaccando alberi in condizioni di stress possono sviluppare popolazioni molto elevate, causandone la morte. Un rischio molto grave per boschi e foreste è rappresentato dalla “globalizzazione” dei parassiti delle piante. L’incremento degli scambi commerciali (in particolare di prodotti vegetali come derrate agricole, legnami, piante ornamentali e materiale vivaistico) sempre più intensi e veloci sta favorendo una crescita esponenziale della diffusione di organismi nocivi (insetti, acari, nematodi, funghi, batteri, fitoplasmi, virus ) tra i diversi continenti. Per limitarci solo agli insetti, sono alle porte dell’Europa alcune specie esotiche, originarie dell’Estremo Oriente o del Nord America, nocive a essenze forestali molto diffuse (es. frassino, betulla), che stanno già causando danni ingentissimi in altre parti del mondo. L’effetto combinato del global warming (aumento delle temperature, lunghi periodi di siccità, etc.) e della “globalizzazione” dei parassiti può incidere molto negativamente sullo stato dei boschi. Negli Stati Uniti si ipotizza che in un futuro non molto lontano i paesaggi naturali caratterizzati da boschi e foreste potranno essere molto diversi da quelli finora contemplati, a causa degli stravolgimenti causati da innalzamento delle temperature, siccità, incendi, diffusione di nuovi parassiti e specie invasive. Purtroppo queste considerazioni valgono anche per il contesto europeo.

Consulta le criticità più importanti in ambito forestale (ad esempi gli attacchi parassitari) alla pagina Clima Impatti.

Quadro conoscitivo - Gli incendi boschivi

Gli incendi dell’autunno 2017, favoriti da molteplici fattori (estrema siccità, elevate temperature e locali fenomeni di venti caldi), hanno interessato, in poche settimane, una superficie complessiva nettamente superiore a quella media percorsa annualmente negli ultimi decenni in Piemonte.
Per un primo bilancio degli effetti sul patrimonio forestale e ambientale si è dovuto attendere la ripresa vegetativa dalla primavera per valutare l'entità dei danni sulle piante.
I danni sono risultati comunque subito evidenti dove l'incendio è stato intenso e severo per diversi giorni e preoccupanti dove il bosco svolgeva un’importante funzione di protezione diretta e indiretta del territorio (assorbimento e regimazione delle acque, difesa delle infrastrutture da smottamenti, caduta di massi o valanghe, lave torrentizie), in particolare lungo la viabilità e le aste fluviali.

I dati sulle superfici percorse dagli incendi nell’autunno 2017 sono consultabili nel sito della Regione Piemonte alla pagina Foreste.

I dati complessivi degli incendi boschivi verificatisi nel corso dell’anno vengono invece raccolti e messi a disposizione del pubblico nella Banca Dati Incendi Boschivi.

Consulta inoltre il sito istituzionale della Regione Piemonte per cosa fare dopo gli incendi, gli incendi in bosco, per l'accensione dei fuochi e per eliminare i residui vegetali.

Per approfondimenti consulta la relazione di Arpa Piemonte relativa agli incendi di ottobre 2017.

Quadro conoscitivo - LE PROFESSIONI FORESTALI

Di fondamentale importanza per una corretta, proficua gestione dei boschi è una adeguata competenza da parte delle maestranze che vi operano. Istituendo l'Albo delle imprese forestali del Piemonte, come da Legge forestale e suo Regolamento, è stato attivato il sistema di formazione professionale forestale utilizzando le misure idonee previste dai PSR per realizzare corsi per incrementare le competenze, la sicurezza, e per acquistare i requisiti professionali per l’iscrizione all'Albo delle imprese.

PROFESSIONI FORESTALI

Operatore forestale
L'Operatore forestale è una figura professionale in grado di agire con competenza e capacità nell'ambito dei lavori forestali, dell'ingegneria naturalistica o del treeclimbing. L'attenzione crescente alla sicurezza sul lavoro e l'interesse sempre maggiore dimostrato da chi opera normalmente nel settore, hanno reso evidente l'esigenza di specifici corsi di formazione la cui frequenza permette di ottenere la qualifica professionale di:
  • Operatore forestale
  • Operatore in ingegneria naturalistica
  • Operatore in treeclimbing

Si tratta di regole semplici e condivise, utili a regolamentare ed uniformare la formazione forestale, riconoscendo e valorizzando figure professionali che operano in un settore in crescita.

Istruttore forestale

L'Istruttore forestale deve saper svolgere con correttezza il proprio lavoro e trasmettere con efficacia la propria conoscenza; l'Istruttore formato con i corsi standardizzati dalla Regione deve essere sempre aggiornato e all'avanguardia.
Esistono cinque qualifiche professionali di base:
  • Istruttore in abbattimento ed allestimento
  • Istruttore in esbosco terrestre
  • Istruttore in esbosco aereo con teleferiche
  • Istruttore in ingegneria naturalistica
  • Istruttore in treeclimbing

e una qualifica specialistica: Istruttore capocorso.
Per ulteriori approfondimenti sulla formazione professionale in campo forestale consulta la sezione Territorio Risposte Foreste.

QUADRO GESTIONALE – NORMATIVA

Tagliare un bosco non significa distruggerlo. Rispettando le norme e applicando le tecniche della selvicoltura, infatti, è garantita la gestione attiva sostenibile del bosco: individuare e assecondare le funzioni prevalenti, decidendo se, dove, quando e come tagliare; operare in modo professionale per ottenere prodotti e servizi garantendo la conservazione degli ecosistemi; promuovere il legno locale per usi energetici e durevoli, creando posti di lavoro nei territori rurali.
La Regione Piemonte ha sviluppato nel corso degli anni una normativa di settore (LR 4/09 e relativi regolamenti attuativi) che assolve, ad uno stesso tempo, a compiti di tutela della risorsa forestale e del territorio e di supporto allo sviluppo socio-economico del comparto forestale.
Le difficoltà nella conciliazione di obiettivi spesso conflittuali sono molte ma l'armonizzazione raggiunta su temi quali biodiversità o paesaggio e la regolamentazione dei tagli boschivi sono ormai assodate.
Il 5 maggio del 2018 è entrato in vigore il Decreto legislativo 3 aprile 2018 n. 34, dal titolo Testo Unico in materia di Foreste e Filiere forestali (TUFF), recante disposizioni concernenti la revisione e l'armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali.
In attesa dell'emanazione dei numerosi decreti attuativi, la Regione Piemonte ha recepito le disposizioni immediatamente cogenti con la LR 19/18.
In particolare non sono bosco:
  • i noccioleti e i castagneti da frutto in attualità di coltura o oggetto di ripristino colturale autorizzato secondo modalità definite dalla Giunta regionale;
  • gli alberi monumentali sono inglobati nella norma forestale;
  • è adeguata la definizione di trasformazione del bosco a quanto previsto dal DLgs n. 34/2018 (ogni intervento che comporti l'eliminazione della vegetazione arborea e arbustiva esistente, finalizzato ad attività diverse dalla gestione forestale);
  • è recepita la previsione nazionale secondo la quale “i boschi aventi funzione di protezione diretta di abitati, di beni e infrastrutture strategiche, individuati e riconosciuti dalla regione, non possono essere trasformati e non può essere mutata la destinazione d'uso del suolo".

Parallelamente, il Settore Foreste ha operato una disamina delle principali criticità in materia di vincolo idrogeologico che, da un lato, ha portato alla predisposizione di un articolo di modifica della LR 45/89 nell’ambito del sopra citata LR 19/18, dall’altro, ha consentito di elaborare una nuova circolare in materia (n. 3/AMB/2018).

Si richiamano le Disposizioni sulle trasformazioni del bosco ad altra destinazione d'uso e approvazione dei criteri e delle modalità per la compensazione approvati con DGR 23-4637 del 6/02/17 mentre si segnalano le ultime disposizioni approvate dalla Giunta Regionale con DGR 1-361 del 11/10/19 per l’autorizzazione al ripristino colturale di castagneti e noccioleti da frutto abbandonati.

Per maggiori approfondimenti consultare il Sito della Regione Piemonte per la normativa, la normativa forestale, il vincolo idrogeologico, la trasformazione del bosco in altra destinazione d'uso e le disposizioni per il ripristino colturale dei castagneti e noccioleti da frutto abbandonati.

QUADRO GESTIONALE - ISTANZE DI TAGLI BOSCHIVI

Con l’entrata in vigore del regolamento forestale da settembre 2010 per effettuare i tagli boschivi è prevista una segnalazione alla Regione. Le istanze di taglio possono essere presentate in proprio o rivolgendosi ad uno sportello forestale: a fine 2019 le sedi di sportello forestale attive sono 60, di cui 16 presso uffici regionali, 19 presso Enti di gestione delle Aree protette e 25 presso Comuni o Unioni di Comuni.
Dei circa 932.514 ettari di boschi piemontesi nell’ultima stagione silvana (da settembre 2018 a agosto 2019), e sulla base delle segnalazioni di taglio , sono stati tagliati 3.557 ettari, con un prelievo di circa 285.000 metri cubi di materiale legnoso. Rispetto alle stagioni silvane precedenti non si riscontrano variazioni significative (tabella 2).

In base alle valutazioni effettuate nel Piano Forestale Regionale, considerando la sola superficie forestale accessibile in quanto servita da viabilità, si stima che il volume annuo legnoso potenzialmente utilizzabile, con uno scenario quindicennale, ammonti a circa 1,4 milioni m3/anno, equivalente al prelievo di 5,8 m3/ha/anno; si tratta di una entità pari all’incremento legnoso medio, che quindi non intaccherebbe il capitale boschivo in piedi. I volumi di taglio che derivano dalle comunicazioni ai sensi del Regolamento Forestale regionale si attestano su un prelievo annuo di circa circa 0,5 m3/ha/anno, quindi molto inferiore a quello massimo ipotizzabile con una gestione forestale sostenibile.

Tabella 2 
Riepilogo tagli boschivi - anni 2011-2018

Stagione silvana

Istanze presentate

Superficie totale

Superficie media

Volume totale

Volume medio

ha

ha/istanza

m3

m3/istanza

2011-12

3.216

3.002

0,93

187.721

89,47

2012-13

3.707

3.276

0,88

219.648

59,25

2013-14

4.029

3.256

0,81

266.930

66,25

2014-15

3.989

3.530

0,89

273.613

68,59

2015-16

3.792

3.132

0,83

255.891

67,48

2016-17

3.879

3.154

0,81

252.233

65,03

2017-18

4.279

3.811

0,89

294.170

68,75

2018-19

4.421

3.557

0,80

284.575

64,36


Analizzando in dettaglio i dati dell'ultima stagione silvana (2018-2019), emerge che la Provincia di Cuneo e la Città metropolitana di Torino presentano i maggiori valori per superfici tagliate (tabella 3).

Tabella 3
Superfici boscate percorse al taglio per provincia - stagione silvana 2018-2019

Province

 

Superficie totale

Superficie totale

ha

%

Alessandria

299

8%

Asti

179

5%

Biella

272

8%

Cuneo

1.175

33%

Novara

297

8%

CMTorino

852

24%

Verbano-Cusio-Ossola

163

5%

Vercelli

321

9%

Totale

3.557

100%


Le analisi della superficie tagliata in base al tipo di governo indicano una sostanziale equivalenza fra gli interventi nel ceduo (castagneti, robinieti e altri cedui) e quelli nella fustaia (tabella 4). Per quanto riguarda i prelievi medi ad ettaro, questi sono più elevati per le ceduazioni e in particolare per i tagli nel castagneto, dove si evidenzia l'elevata biomassa disponibile dovuta all'abbandono dei cedui a regime (tabella 5).

Tabella 4
Superfici boscate percorse al taglio per forma di governo - stagione silvana 2018-2019

 Forma di governo

Superficie totale

Superficie totale

ha

%

Castagneti

588

17%

Ceduo

308

9%

Fustaia

1.309

37%

Governo misto

823

23%

Robinieti

529

15%

Totale

3.557

100%

Tabella 5
Superfici boscate percorse al taglio per tipo di intervento, prelievi totali e medi - stagione silvana 2018-2019

 Intervento selvicolturale

Superficie totale

Volume totale

Volume medio

 

ha

m3

m3/ha

 

Ceduazioni

159

13.563

85

Taglio del castagneto

511

84.381

165

Taglio del robinieto

529

46.957

89

Tagli intercalari - diradamenti, conversioni

1.522

93.117

61

Gestione del governo misto

374

18.625

50

Tagli di maturità della fustaia

462

27.932

60

Totale

3.557

284.575

80


Le specie più tagliate sono, in ordine, il castagno, il faggio, la robinia e il larice: queste quattro specie rappresentano oltre i due terzi della superficie tagliata e sono, peraltro, le specie più rappresentate sul territorio regionale. L'analisi territoriale secondo la classificazione altimetrica Istat indica che circa metà della superficie tagliata è in montagna (50%), seguita da collina (24%) e pianura (26%). Circa il 25% della superficie tagliata ricade in Aree naturali protette, dato in linea con il fatto che in tali aree è sempre obbligatorio inviare la segnalazione di taglio. Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito ufficiale della Regione Piemonte - Foreste.
Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito ufficiale della Regione Piemonte - Foreste.

QUADRO GESTIONALE - GLI INTERVENTI DEL PSR IN CAMPO FORESTALE

Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) è il documento di programmazione redatto dalle Regioni per attuare gli obiettivi dello Sviluppo Rurale, uno dei pilastri della PAC, la Politica Agricola Comune europea.
Il Programma di Sviluppo Rurale vigente (PSR) è relativo al periodo 2014-2020 ed è stato sviluppato in coerenza e contemporaneità all’ideazione del Piano Forestale Regionale e ne rappresenta attuazione su alcuni temi fondamentali come lo sviluppo economico (formazione e investimenti) e l’ambiente, costituendo di fatto la principale fonte finanziaria per l’attuazione delle politiche forestali regionali.

Prevede un ammontare complessivo di circa 80,6 milioni di euro di risorse pubbliche, così ripartite sulle principali aree di intervento:
  • risorse umane: 8 milioni di euro (Misura 1);
  • sviluppo economico locale: 46,64 milioni di euro (Misure: 4, 8.1, 8.6, 16), comprensivi di circa 9 milioni di euro di “trascinamenti” (risorse destinata al pagamenti di impegni assunti nei precedenti PSR);
  • ambiente: 25,96 milioni di euro (Misure 8.3, 8.4, 8.5, 12).


A fine 2019 sono state attivate (attraverso bandi aperti e iniziative a titolarità regionale) risorse per oltre 65 milioni di euro (trascinamenti esclusi), segnalando l’attivazione, come punto importante, dei bandi relativi alla selvicoltura con finalità ambientale.
Per conoscere il dettaglio delle misure in ambito forestale vai alla sezione Territorio Risposte Foreste Territorio Risposte Foreste

QUADRO GESTIONALE – IL PIANO STRAORDINARIO INCENDI

A seguito degli incendi boschivi verificatisi nel 2017, anno caratterizzato da condizioni climatiche anomale dove le elevate temperature e una persistente assenza di precipitazioni hanno costituito un elemento predisponente per gli incendi boschivi, amplificandone gli effetti, la Giunta regionale ha approvato il Piano straordinario di interventi di ripristino del territorio in seguito agli incendi boschivi dell’autunno 2017 con DGR 29-8813 del 18/04/19

La Regione Piemonte ha ritenuto necessario dotarsi di strumenti in grado di valutare i danni, orientare l’allocazione delle risorse finanziarie e degli sforzi laddove più utile, senza tralasciare le implicazioni normative.
Infatti, la legge quadro nazionale in materia di incendi boschivi (L 353/00 art. 10) pone una serie di divieti che riguardano foreste e pascoli percorsi dal fuoco; tra questi il divieto, per 5 anni, di utilizzare risorse finanziarie pubbliche per eseguire “attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale”.
Tale divieto però non è assoluto ma viene prevista la possibilità di concedere specifiche autorizzazioni “per documentate situazioni di dissesto idrogeologico e nelle situazioni in cui sia urgente un intervento per la tutela di particolari valori ambientali e paesaggistici.
Anche da questa esigenza ha origine il Piano, che permette il ricorso a risorse finanziarie pubbliche per l’esecuzione degli interventi in esso previsti (come, per esempio, quanto previsto con l’operazione 8.4.1 e assume le caratteristiche di un insieme di Piani Forestali Aziendali (uno per ciascun incendio) adattati alla particolare situazione per la quale sono stati redatti, ovvero per il ripristino post-incendio.
Per maggiori informazioni consultare la pagina istituzionale.

I SERVIZI ECOSISTEMICI 

Per Servizi Ecosistemici (SE) si intendono tutti quei beni e servizi che gli ecosistemi forniscono e direttamente o indirettamente comportano benefici al genere umano.
La classificazione di riferimento per le statistiche e le politiche di settore oltrechè in quelli di mappatura dei SE è rappresentata nelle seguenti tre macro categorie:
  • i servizi di approvvigionamento, nel caso delle risorse forestali: legname, prodotti forestali spontanei non legnosi
  • i servizi di regolazione e mantenimento, quali il controllo dell’erosione del suolo, la purificazione dell’acqua, l’assorbimento dell’anidride carbonica, ecc.
  • i servizi culturali, legati al supporto di attività turistiche, ricreative, sportive, culturali, la conservazione dei valori paesaggistici, ecc.


Inoltre su tale argomento si è trattato nella passate edizioni del RSA
Anno 2008 - Foreste di protezione pagina 9
Anno 2011 - I boschi di protezione, pagina 12; boschi planiziali pagina 13
RSA 2015 - Foreste

QUADRO SERVIZI ECOSISTEMICI - SERVIZI DI APPROVIGIONAMENTO

Le foreste: legno ed energia rinnovabile

Il legno è il materiale che ha accompagnato l’uomo nella sua storia. Sia come combustibile sia come materiale da costruzione. Negli ultimi decenni l’utilizzo della biomassa legnosa come combustibile è, dopo un periodo di minor utilizzo, in fase di espansione sia per l’aumento dei costi dei combustibili fossili sia per scelte di politiche regionali.
La realizzazione degli interventi selvicolturali normati dalla legge (LR 4/09 e s.m.i.) e dal Regolamento Forestale regionali (DPGR 8R/11 e s.m.i.) è soggetta alla presentazione di istanze che, in funzione di estensioni, tipo di proprietà e/o tipo di operatori, sono registrate sul gestionale “PRIMPA”, come comunicazione semplice o autorizzazione regionale con progetto di intervento; con alcune minime variazioni dei criteri dovuti all’adeguamento della normativa, non sono soggetti all’obbligo di segnalazione gli interventi con prelievi inferiori a 150 quintali per autoconsumo se al di fuori di aree protette e siti della rete Natura 2000. Nell’ambito della redazione delle statistiche forestali annualmente pubblicate sul sito della Regione Piemonte fino al 2018 si è considerato di non prendere in esame i quantitativi di prelievo dichiarati nelle singole istanze in quanto, a causa dell’impossibilità di verifiche puntuali sistematiche, il dato non è considerato attendibile. Per stimare con maggiore precisione e uniformità i quantitativi tagliati si è adottato un algoritmo che mette in relazione la provvigione media inventariale regionale della categoria forestale interessata e il tasso di prelievo massimo ammesso dal Regolamento Forestale per ogni tipo di intervento selvicolturale. Così facendo per il periodo considerato (settembre 2018 - agosto 2019) il valore di raccolta è di circa 285.000 m3, derivante esclusivamente dai tagli effettuati in bosco e registrati sul gestionale regionale delle istanze.
Come si può vedere dalla tabella che segue, gli assortimenti più frequenti rimangono quelli a scopi energetici: infatti rispettivamente con il 42 e il 34% dei quantitativi della raccolta, gli scarti disponibili per la triturazione e la legna da ardere in tronchetti sommano circa i ¾ dell’intera disponibilità.

I tartufi e l’ecosistema
I tartufi, come gli altri funghi, giocano molteplici ruoli all’interno dell’ecosistema, anche agendo sulle piante di cui sono ospiti in un rapporto di simbiosi obbligata. I tartufi sono specie “pioniere”, ossia legate ad ambienti in rapida successione ecologica; i suoli favorevoli ai tartufi sono infatti quelli meno evoluti, meglio se soggetti a rimescolamenti periodici per effetto di eventi naturali, ad esempio erosioni o deposizioni di versante o lungo i corsi d’acqua dei fondovalle, o artificiali dovuti a lavorazioni o scavi. Analogamente il soprassuolo non deve avere una elevata percentuale di copertura, meglio se in fase di attiva crescita o di colonizzazione di aree dissestate e di ex coltivi.
Per taluni contesti i tartufi, in particolare il bianco, possono essere considerati degli indicatori ambientali; si tratta infatti di specie spesso legate ad ambienti ecotonali, margine di boschi, siepi e filari, che notoriamente sono tra i più ricchi di biodiversità, nonché elementi strutturali del paesaggio. Il tartufo può essere quindi una sentinella dei cambiamenti dell’ambiente che, anche in quest’ottica, merita di essere tutelato e valorizzato.

La Regione Piemonte, con il supporto tecnico di IPLA, ha realizzato numerosi strumenti conoscitivi, tra i quali:
  • le Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene, definite sulla base della valutazione congiunta delle esigenze eco-pedologiche per lo sviluppo della singola specie di tartufo, delle caratteristiche chimico-fisiche ed intrinseche dei suoli prevalenti per ciascuna Unità di Terre (identificati a livello di Sottogruppo della Soil Taxonomy) e in funzione delle caratteristiche morfologiche e stazionali medie, riferite alle medesime Unità. La propensione delle terre alla produzione è definita per le tre diverse specie di tartufo: Tartufo bianco (Tuber magnatum Pico), Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittad.) e Tartufo nero estivo o scorzone (Tuber aestivum Vittad.). L'attitudine è attribuita per ciascuna specie secondo tre classi (Alta, Media, Bassa). La cartografia può costituire uno strumento conoscitivo utile per identificare le zone in cui la tartuficoltura è effettivamente sostenibile, indirizzare le azioni di salvaguardia e recupero del patrimonio tartufigeno regionale, tutelare le aree maggiormente vocate rispetto al consumo di suolo con riferimento alla pianificazione urbanistica. I dati geografici vettoriali relativi alle Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene sono scaricabili dal Geoportale Piemonte;
  • la guida selvicolturale: “Tartufaie naturali e controllate. Gestire un patrimonio” rivolta principalmente ai proprietari e gestori di tartufaie per la pianificazione e la realizzazione di interventi a favore della produzione dei tartufi in ambiente naturale con gli obiettivi di ottimizzare la produzione di tartufi, salvaguardando le altre funzioni dei popolamenti forestali insieme alla biodiversità. Consulta la pagina dedicata ai tartufi sul sito web della Regione Piemonte;
  • il Monitoraggio pedoclimatico e produttivo di 4 tartufaie piemontesi di Tuber magnatum Picco, che ha riguardato quattro tartufaie naturali scelte e giudicate come rappresentative della realtà produttiva regionale del tartufo bianco; i dati, raccolti per circa un decennio sono stati successivamente validati dall’analisi statistica. Lo scopo prioritario del monitoraggio è stato quello di inquadrare dal punto di vista ecologico i quattro siti con approfondimenti sugli aspetti floristico, vegetazionale e micologico e, soprattutto, di raccogliere una serie molto ampia di dati relativi al clima e al suolo, da elaborare insieme ai dati produttivi (numero dei carpofori, luogo di ritrovamento, quantità in peso e qualità delle produzioni) forniti con cadenza giornaliera.

Tabella 6
Utilizzo del legno

 Unità di misura

Scarti disponibili per la triturazione

Legna da ardere in tronchetti

Assortimenti per paleria

Legname da lavoro

m3

119.012

98.009

24.588

42.966

%

42

34

9

15


Interessante notare come circa 43.000 m3 di legname sono disponibili per usi più nobili e con più alto valore aggiunto.
È necessario tenere conto che i dati presentati riguardano esclusivamente i dati registrati sul gestionale PRIMPA e non riguardano l’arboricoltura da legno, il legno raccolto fuori foresta (potature, siepi, viali), quello raccolto in situazioni speciali (gestione della vegetazione ripariale e delle reti tecnologiche) e soprattutto i quantitativi tagliati dai singoli proprietari per autoconsumo. Recenti analisi che prendono in considerazione questi fattori riportano quantitativi annuali tagliati prossimi ai 600.000 m3.

I tartufi e l’ecosistema

I tartufi, come gli altri funghi, giocano molteplici ruoli all’interno dell’ecosistema, anche agendo sulle piante di cui sono ospiti in un rapporto di simbiosi obbligata. I tartufi sono specie “pioniere”, ossia legate ad ambienti in rapida successione ecologica; i suoli favorevoli ai tartufi sono infatti quelli meno evoluti, meglio se soggetti a rimescolamenti periodici per effetto di eventi naturali, ad esempio erosioni o deposizioni di versante o lungo i corsi d’acqua dei fondovalle, o artificiali dovuti a lavorazioni o scavi. Analogamente il soprassuolo non deve avere una elevata percentuale di copertura, meglio se in fase di attiva crescita o di colonizzazione di aree dissestate e di ex coltivi.
Per taluni contesti i tartufi, in particolare il bianco, possono essere considerati degli indicatori ambientali; si tratta infatti di specie spesso legate ad ambienti ecotonali, margine di boschi, siepi e filari, che notoriamente sono tra i più ricchi di biodiversità, nonché elementi strutturali del paesaggio. Il tartufo può essere quindi una sentinella dei cambiamenti dell’ambiente che, anche in quest’ottica, merita di essere tutelato e valorizzato.

La Regione Piemonte, con il supporto tecnico di IPLA, ha realizzato numerosi strumenti conoscitivi, tra i quali:
  • le Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene, definite sulla base della valutazione congiunta delle esigenze eco-pedologiche per lo sviluppo della singola specie di tartufo, delle caratteristiche chimico-fisiche ed intrinseche dei suoli prevalenti per ciascuna Unità di Terre (identificati a livello di Sottogruppo della Soil Taxonomy) e in funzione delle caratteristiche morfologiche e stazionali medie, riferite alle medesime Unità. La propensione delle terre alla produzione è definita per le tre diverse specie di tartufo: Tartufo bianco (Tuber magnatum Pico), Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittad.) e Tartufo nero estivo o scorzone (Tuber aestivum Vittad.). L'attitudine è attribuita per ciascuna specie secondo tre classi (Alta, Media, Bassa). La cartografia può costituire uno strumento conoscitivo utile per identificare le zone in cui la tartuficoltura è effettivamente sostenibile, indirizzare le azioni di salvaguardia e recupero del patrimonio tartufigeno regionale, tutelare le aree maggiormente vocate rispetto al consumo di suolo con riferimento alla pianificazione urbanistica. I dati geografici vettoriali relativi alle Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene sono scaricabili dal Geoportale Piemonte;
  • la guida selvicolturale: “Tartufaie naturali e controllate. Gestire un patrimonio” rivolta principalmente ai proprietari e gestori di tartufaie per la pianificazione e la realizzazione di interventi a favore della produzione dei tartufi in ambiente naturale con gli obiettivi di ottimizzare la produzione di tartufi, salvaguardando le altre funzioni dei popolamenti forestali insieme alla biodiversità. Consulta la pagina dedicata ai tartufi sul sito web della Regione Piemonte;
  • il Monitoraggio pedoclimatico e produttivo di 4 tartufaie piemontesi di Tuber magnatum Picco, che ha riguardato quattro tartufaie naturali scelte e giudicate come rappresentative della realtà produttiva regionale del tartufo bianco; i dati, raccolti per circa un decennio sono stati successivamente validati dall’analisi statistica. Lo scopo prioritario del monitoraggio è stato quello di inquadrare dal punto di vista ecologico i quattro siti con approfondimenti sugli aspetti floristico, vegetazionale e micologico e, soprattutto, di raccogliere una serie molto ampia di dati relativi al clima e al suolo, da elaborare insieme ai dati produttivi (numero dei carpofori, luogo di ritrovamento, quantità in peso e qualità delle produzioni) forniti con cadenza giornaliera.

Per ulteriori informazioni consultare il sito istituzionale del settore foreste.

QUADRO SERVIZI ECOSISTEMICI - SERVIZI DI REGOLAZIONE E MANTENIMENTO

Protezione del territorio
Tra le funzioni del bosco e degli ecosistemi forestali, la cui importanza è stata sancita nel 1992 dalla Conferenza di Rio attraverso il documento “Dichiarazione dei principi per la gestione, conservazione e sviluppo sostenibile di tutti i tipi di foreste”, quella protettiva assume un ruolo fondamentale per la sicurezza e la protezione del territorio. Tale aspetto, risulta di particolare importanza, se si considera che circa il 25% dei boschi regionali difendono centri abitati e infrastrutture da fenomeni di dissesto quali valanghe, caduta massi, colate di fango e frane. L’aumento della ricorrenza di eventi meteorici di intensità tale da innescare fenomeni d’instabilità e dissesto rendono sempre più evidente come le foreste, se opportunamente gestite svolgano, tra le altre, anche importanti funzioni a favore della pubblica sicurezza, contribuendo in questo caso a ridurre i rischi e a limitare gli effetti del dissesto. Le superfici forestali concorrono alla protezione idrogeologica, proteggendo il suolo dall’erosione e favorendo l’assorbimento dell’acqua da parte dei suoli, riducendo quindi le portate di piena dei corsi d’acqua. Sempre maggiore importanza assume non solo la valorizzazione “biofisica” (es. volumi di acqua, volumi di sedimenti trattenuti dalle superfici forestali) del servizio ecosistemico di protezione, ma anche la sua valutazione in termini economici. Considerati i significativi costi economici, necessari per interventi di ripristino a seguito di danni dovuti a eventi alluvionali, pare sempre più evidente la convenienza di investire nella gestione e manutenzione di boschi e foreste con funzione protettiva in un’ottica di prevenzione.
Per approfondire l’argomento consulta il progetto Life sui sistemi ecosistemici.

Le foreste di protezione diretta della Regione Piemonte
La Regione Piemonte attraverso la collaborazione e il confronto con le regioni alpine confinanti (francesi, valdostane e svizzere) ha definito una metodologia e un modello per delimitare in modo oggettivo i boschi a prevalente funzione di protezione diretta, realizzando quindi un’azione di zonizzazione propedeutica alla pianificazione e alla gestione selvicolturale.
I dati di base per l’applicazione del modello sono:
  • modello digitale del terreno;
  • dataset della copertura forestale;
  • dataset del substrato geologico;
  • strati informativi geografici delle infrastrutture e dell’uso del suolo tratti dalla BDTRE;
  • dati delle aree vincolate ai sensi del Piano di Bacino del fiume Po e relativi affluenti - PAI.

Inizialmente il modello di classificazione si è basato sulle elaborazioni del modello digitale del terreno mettendo a confronto le superfici forestali con quelle relative alle infrastrutture all’interno di unità minima dei sottobacini. Il modello però ha avuto nel corso del tempo alcune importanti integrazioni: tramite una metodologia realizzata per ottemperare agli obblighi della Direttiva Alluvioni (2007/60/CE) si sono recentemente sostituiti alcuni tematismi di base e integrate altrettante informazioni. Questa metodologia, realizzata da Arpa Piemonte, permette di costruire un livello di rischio (inteso come rapporto tra pericolosità e danno potenziale) che prende in considerazione infrastrutture, caratteri litologici dei bacini e, soprattutto, dati censuari aggiornati, in modo da poter discriminare zone ampiamente abitate da zone non fruite.
Il metodo standard è stato inserito nelle nuove indicazioni per la redazione dei Piani Forestali Aziendali approvate con DGR 27-3480 del 13/06/16.
Si elencano di seguito i principali vantaggi ottenuti:
  • l’oggettività dell’identificazione e perimetrazione dei boschi di protezione diretta;
  • la replicabilità del metodo al variare di parametri territoriali (anche in eventi straordinari);
  • la rapidità della metodologia di analisi territoriale;
  • la facilità di diffusione ed uso grazie all’utilizzazione di software open source.


Fasce tampone riparie
Per fasce tampone riparie si identificano le formazioni lineari arboree, arbustive ed erbacee, pure o miste frapposte tra i coltivi e i corsi d’acqua naturali o artificiali (canali, fossi e scoline).
La struttura e complessità delle formazioni lineari aumenta proporzionalmente al tipo di prodotti e servizi ecosistemici che forniscono. Una formazione sufficientemente articolata garantisce la fornitura di molteplici funzioni ambientali, quali in particolare:
  • il supporto al disinquinamento delle acque nell’ambito del ciclo dei nutrienti;
  • il rifugio ad insetti utili in agricoltura per l‘impollinazione e il contenimento dei parassiti;
  • la creazione e il mantenimento di habitat seminaturali per la fauna, contribuendo alla tutela della biodiversità;
  • il ruolo nella regolazione del ciclo delle acque, nel contenimento dell’erosione del suolo,dell’emissione di gas ad effetto serra e quindi anche nella protezione dai cambiamenti climatici.

Per approfondimenti consulta il sito di Regione Piemonte.

I SERVIZI ECOSISTEMICI - Le foreste e lo stoccaggio di CO2 - Crediti di Carbonio e mercato volontario

Le foreste rivestono la fondamentale funzione di sequestro di anidride carbonica (CO2) il principale gas ad effetto serra. Grazie al processo della fotosintesi il carbonio di questo gas viene utilizzato, quindi fissato, per la formazione dei tessuti vegetali nella cellulosa e nella lignina. Dal sequestro della CO2 dall’atmosfera deriva una mitigazione a livello climatico in quanto si contribuisce alla diminuzione della concentrazione di CO2 (il più importante dei gas serra) atmosferica. L’assorbimento e stoccaggio della CO2 sono definiti come servizi ecosistemici di “regolazione”, in quanto in grado di regolare e garantire il funzionamento degli ecosistemi, perciò rivestono un’importanza particolare. Tra gli effetti di “regolazione”, quelli sul clima sono particolarmente rilevanti, come testimoniato dal ruolo fondamentale che a questa funzione viene assegnato nell’ambito delle strategie (comunitarie, nazionali e regionali) di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici. Occorre ricordare che i tempi di assorbimento e accumulo di carbonio da parte delle foreste sono variabili a seconda che si consideri la biomassa legnosa, la lettiera o il suolo. Se delle foreste vengono utilizzati i prodotti per un uso durevole (es. legno da opera), l’effetto dell’accumulo di carbonio si protrae anche oltre le attività di taglio, di conseguenza è possibile valutare la quantità di CO2 assorbita anche per particolari tipi di prodotti legnosi.
Per convenzione una tonnellata di CO2 sequestrata corrisponde ad un credito di carbonio che può essere scambiato sul mercato internazionale come compensazione alle emissioni derivanti da attività produttive o da cui derivano emissioni di gas effetto serra. Questi crediti di carbonio sono quindi un prodotto del bosco commerciabile quanto i prodotti legnosi.
A livello normativo, l'art. 70 della L 221/15 ha delegato il governo ad adottare specifici decreti legislativi in materia di servizi ecosistemici e ambientali, tra i quali viene citata la fissazione del carbonio nelle foreste.
D’intesa con la Regione Piemonte, IPLA ha attivato un tavolo tecnico di lavoro, con esperti di varie provenienze (UNITO, IPLA, Regione, professionisti, imprese, consorzi, ecc), che ha supportato la Regione:
  • nell'adozione di una deliberazione (DGR 24-4638 del 06/02/17) propedeutica allo sviluppo del mercato volontario dei crediti di carbonio in ambito forestale e in ambito urbano (verde urbano);
  • nella definizione di linee guida per la gestione dei crediti di carbonio.


Per approfondimenti consulta la pagina Aria Risposte Foreste.

Questo argomento è stato sviluppato nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2012 - Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio pagina 41, Box: Casi studio per valutare gli effetti di bilancio della CO2 conseguente a differenti trattamenti selvicolturali applicati a diverse tipologie forestali pagina 53.

Emissioni da foreste

Anche le foreste contribuiscono all'inquinamento atmosferico, sia direttamente tramite emissioni biogeniche sia indirettamente tramite la combustione del legno. Per quanto riguarda le emissioni biogeniche, le foreste emettono alcuni composti aromatici precursori dell’ozono.
Per approfondimenti consulta Aria Fattori Foreste.
Per le emissioni del riscaldamento a legna consulta Aria Fattori Energia.