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AGRICOLTURA

L’argomento Agricoltura rientra in quattro Obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile:

Obiettivo 2

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

Obiettivo 8
Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti

Obiettivo 12
Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

Obiettivo 13
Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico





Il Programma di Sviluppo Rurale 2014- 2020 per la Regione Piemonte

Secondo la classificazione territoriale dell’Ocse in Piemonte l’incidenza delle zone rurali è del 55% in termini di superficie e del 32% in termini di popolazione. Il numero di aziende agricole rilevate nel più recente censimento dell’agricoltura (2010) è di 67 mila, di cui più di un terzo con una produzione standard annua inferiore a 8.000 euro, con una superficie agricola utilizzata (SAU) di circa 1 milione di ettari, di cui il 54% a seminativi, il 37% a prati permanenti e pascoli e il 9% a colture permanenti (in prevalenza vite e fruttiferi). I capi di bestiame (oltre un milione di UBA) sono concentrati principalmente nelle aziende intensive di pianura. La contaminazione delle risorse non rinnovabili (suolo, acqua, aria) e il deterioramento degli agro-ecosistemi sono le principali criticità ambientali da affrontare in Piemonte.

Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) delinea le strategie e le priorità di intervento del Piemonte per il settennio 2014-2020, periodo per il quale sono disponibili circa 1,08 miliardi di euro di finanziamento pubblico, di cui 465 milioni di euro dal bilancio dell’UE e 614 milioni di euro di cofinanziamento nazionale (inizialmente la dotazione finanziaria era maggiore, ma nel 2017 il 3% delle risorse del PSR è stato devoluto a favore dei programmi delle Regioni danneggiate dal sisma del 2016). Per affrontare le sfide, il PSR del Piemonte finanzia tipi di operazioni nell’ambito di tutte le 6 priorità dello sviluppo rurale definite a livello europeo:
  1. migliorare il trasferimento di conoscenze e l’innovazione in agricoltura
  2. aumentare la redditività delle aziende agricole e la competitività del settore agricolo
  3. migliorare l’organizzazione delle filiere alimentari e la gestione dei rischi nel settore agricolo
  4. preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all’agricoltura
  5. promuovere l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima
  6. sostenere l’inclusione sociale e lo sviluppo economico nelle zone rurali.

Il PSR dà particolare rilievo alle azioni legate a preservazione, ripristino e valorizzazione degli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura (allocando 1/3 delle risorse finanziarie) e al potenziamento della competitività dell’agricoltura (allocando 1/4 delle risorse). Si prevede che grazie al PSR 3.900 imprenditori agricoli otterranno un sostegno per l'ammodernamento delle loro aziende e che 1.200 giovani agricoltori riceveranno un aiuto per l’insediamento iniziale e l’adeguamento strutturale delle aziende. Il 20% circa delle superfici agricole piemontesi vedrà l’adozione di tecniche agronomiche a favore dell’ambiente (in particolare per la tutela della biodiversità e la migliore gestione delle risorse idriche e del suolo), mentre 20.000 ettari di terreno e 30.000 unità di bestiame saranno interessati da azioni miranti a ridurre le emissioni in atmosfera di gas climalteranti di origine agricola e zootecnica. Infine, circa il 45% della popolazione rurale sarà coinvolto nell’ambito delle strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo (LEADER) e il 10% potrà usufruire di migliori infrastrutture a banda ultra larga (la restante popolazione rurale localizzata nelle aree a fallimento di mercato sarà comunque coperta da interventi analoghi previsti dal Grande progetto nazionale Banda ultra larga il cui contributo finanziario da parte della Commissione europea è stato approvato il 3 aprile 2019).

Il PSR 2014-2020 della Regione Piemonte per l'agricoltura biologica

Il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Piemonte, nell’ambito delle azioni volte a preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all'agricoltura e alla silvicoltura, prevede il sostegno all’adesione ai metodi dell’agricoltura biologica da parte delle aziende agricole. Il sostegno, recato dalla misura 11 (“Agricoltura biologica”), può riguardare sia la conversione agli impegni dell’agricoltura biologica (sotto-misura 11.1) che il mantenimento degli impegni (sotto-misura 11.2).
L’entità economica del sostegno è stabilita in modo da coprire i maggiori costi sostenuti dalle aziende per l'applicazione dei metodi di agricoltura biologica sanciti dai regolamenti (CE) n. 834/2007 e n. 889/2008 recante modalità di applicazione e dal regolamento (CE) n. 882/2004 relativo ai prodotti alimentari ed ai controlli sui mangimi). Gli impegni devono essere assunti sull’intera SAU aziendale, con la possibile eccezione di corpi aziendali separati da cui si ricavano produzioni distinguibili (per tipo di coltura) rispetto alle altre e aventi magazzino distinto dei fattori produttivi (concimi, fitofarmaci, ecc.).
Il sostegno consiste in premi annui per ettaro di superficie agricola in riferimento alla produzione vegetale atti a compensare i costi aggiuntivi e il mancato guadagno derivanti dagli impegni assunti e mantenuti rispetto alle pratiche ordinarie e agli obblighi di “baseline” (cioè derivanti dalla normativa ambientale dell’Unione europea) e a quelli derivanti dal “greening” della politica agricola comune. Viene erogato, ove richiesto, il pagamento relativo alla superficie delle colture coltivate con metodo biologico che sono destinate all’alimentazione del bestiame allevato con metodo biologico.
Il PSR della Regione Piemonte 2014-2020 prevede uno stanziamento di 41 milioni di euro a favore della misura di sostegno all’agricoltura biologica (dotazione finanziaria al 15 aprile 2020), con l’obiettivo di sostenere il metodo di produzione biologica su 21 mila ettari di superficie agricola.

Il Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 per la tutela del suolo agrario

Nell’ambito del PSR 2014-2020, l’operazione 10.1.3 “Tecniche di agricoltura conservativa” sostiene le aziende agricole nell’adozione di tecniche agronomiche volte a contrastare la perdita di sostanza organica dei terreni agricoli, quali la riduzione delle lavorazioni del suolo e la parziale sostituzione della concimazione minerale con l’apporto di matrici organiche, sia zootecniche che vegetali, disponibili sul territorio.

Il sostegno, variabile tra 180 e 300 €/ettaro all’anno in funzione della tecnica adottata, viene corrisposto per 5 anni; il budget complessivo dell’operazione è pari a 22 milioni di euro.
Di seguito il dettaglio degli impegni agro-ambientali di durata quinquennale attivitati, suddivisi per bando e con indicazione delle superifici interessate e del numero delle aziende agricole beneficiarie.

Operazione 10.1.3 “Tecniche di agricoltura conservativa” - Aziende agricole beneficiarie
anno ettari n. aziende agricole
bando 2016 9000 176
bando 2018 3758 129


L’operazione 10.1.4 “Sistemi colturali eco-compatibili” sostiene le aziende agricole nell’adozione di tecniche agronomiche volte a migliorare la struttura del suolo e a contrastare l'erosione, quali la conversione a prato permanente dei terreni a seminativo e una maggiore diversificazione colturale nelle aziende maidicole specializzate.

Il sostegno, variabile tra 435 e 450 €/ettaro all’anno in funzione dell’intervento previsto, viene corrisposto per 5 anni; il budget complessivo dell’operazione è pari a 22 milioni di euro.
Di seguito il dettaglio degli impegni agro-ambientali di durata quinquennale attivitati, suddivisi per bando e con indicazione delle superifici interessate e del numero delle aziende agricole beneficiarie.

Operazione 10.1.4 “Sistemi colturali eco-compatibili” - Aziende agricole beneficiarie
anno ettari n. aziende agricole
bando 2016 5153 730
bando 2017 1770 246
bando 2018 2300 386
bando 2019 1280 127


L’operazione 10.1.9 “Gestione eco-sostenibile dei pascoli” sostiene le aziende zootecniche nell’adozione di tecniche di pascolamento razionali che esaltino la funzione anti-erosiva del cotico erboso. Il sostegno, variabile tra 110 e 450 €/ettaro all’anno in funzione della zona altimetrica dei pascolo, viene corrisposto per 5 anni; il budget complessivo dell’operazione è pari a 23,8 milioni di euro.
Di seguito il dettaglio degli impegni agro-ambientali di durata quinquennale attivitati, suddivisi per bando e con indicazione delle superifici interessate e del numero delle aziende agricole beneficiarie.

Operazione 10.1.9 “Gestione eco-sostenibile dei pascoli” - Aziende agricole beneficiarie
anno ettari n. aziende agricole
bando 2016 27100 311
bando 2018 26000 165

INTERVENTI E PROGETTI PER LA CONSERVAZIONE E LA VALORIZZAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ DI INTERESSE AGRARIO ED ALIMENTARE


Gli attuali modelli della filiera agroalimentare, ormai rivolta quasi in esclusiva alla produzione delle varietà più appetibili per le catene della grande distribuzione, tendono a ridurre la variabilità genetica del patrimonio rappresentato dalle varietà vegetali e dalle razze animali locali.
Quando queste non offrono le caratteristiche quali-quantitative richieste dal mercato, sono oggetto di un progressivo abbandono, fino alla potenziale scomparsa.
L’impoverimento dell’agro-biodiversità che ne consegue assume risvolti significativi in diversi ambiti:
  • rispetto alla produzione agricola, antiche cultivar e razze animali locali rappresentano un patrimonio genetico al quale attingere per la creazione di nuove varietà, portatrici sia di caratteristiche organolettiche peculiari, valorizzate da una selezione ultradecennale, sia di quella resistenza ai patogeni e di quella capacità di adattamento a condizioni climatiche ed ambientali tipiche di specifici contesti territoriali che molti prodotti selezionati per la grande distribuzione non posseggono;
  • rispetto all’ambiente, soprattutto nella produzione frutticola e viticola, si registra un legame particolarmente stretto tra le antiche varietà ed i paesaggi rurali tradizionali, spesso caratteristici di zone marginali rispetto a quelle a maggior vocazione produttiva, ma connotate da una maggiore variabilità ambientale e da minori input da fertilizzanti ed agrofarmaci, cosa che consente di contenere il rischio di impatti sugli agroecosistemi e sulla salute pubblica.

A tali considerazioni sono sicuramente legati fattori quali la crescente richiesta di prodotti “a km zero” ed il rinnovato interesse per le cultivar locali e le aziende agricole tradizionali, che testimoniano una maggior consapevolezza da parte dei consumatori e costituiscono sicuramente un nuovo impulso per progetti e politiche volte alla conservazione dell’agrobiodiversità locale.
In tale direzione si muove da oltre 20 anni la Regione Piemonte: tramite le misure del PSR volte a favorire la salvaguardia degli agroecosistemi marginali e la conservazione delle varietà e delle razze in estinzione, l’allestimento di campi collezione in collaborazione con enti ed istituzioni tecnico-scientifiche particolarmente qualificate in materia di biodiversità e la promozione di fiere di settore.
Un risultato tangibile del lavoro svolto sino ad oggi è rappresentato dall’iscrizione di numerose varietà locali del Piemonte, appartenenti a specie agrarie ed ortive, nell’apposita sezione del Registro Nazionale dedicata alla varietà da conservazione.
Un altro esempio è costituito da centinaia di varietà locali piemontesi che risultano iscritte nel registro nazionale delle varietà delle piante da frutto.
Dal 2018, un nuovo impulso alla conservazione ed alla valorizzazione dell’agrobiodiversità locale è scaturito nell’ambito del Programma regionale di ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola, con l’avvio di un progetto a regia regionale, approvato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali già nel 2017, denominato GERMONTE (GERMoplasma e agrobiodiversità del PiemONTE). Sono coinvolti nel progetto GERMONTE:
  1. l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), in partnership con la Fondazione per la ricerca l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese (Agrion), con il sottoprogetto "Mantenimento e conservazione delle varietà da conservazione di mais e ortive", di prevista conclusione entro il 31 dicembre 2020;
  2. l’Università degli Studi di Scienze gastronomiche, con il sottoprogetto "Recupero, caratterizzazione e conservazione ex-situ del germoplasma di specie e varietà cerealicole locali del Piemonte", che si concluderà il 31 dicembre 2020;
  3. l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Scienze Veterinarie (DSV), con il sottoprogetto “Salvaguardia delle razze animali autoctone: interventi di caratterizzazione, conservazione e selezione del germoplasma, piani di gestione, recupero delle razze a rischio di estinzione”, destinato a concludersi il 31 dicembre 2019, con contestuale censimento degli allevatori custodi coadiuvato dal Consorzio Piemontese di Tutela delle 3 razze in questione (Gallina Bionda piemontese, Gallina Bianca di Saluzzo e Cavour e Coniglio Grigio di Carmagnola).

Nel corso del 2018 sono stati approvati i 3 sottoprogetti presentati e quindi alla stesura delle tre distinte convenzioni stipulate con i capofila. I risultati preliminari del progetto GERMONTE sono stati presentati in occasione del convegno organizzato dalla Direzione Agricoltura della Regione Piemonte presso la Fondazione Agrion (Manta – CN) il 20 maggio 2019, Giornata nazionale della Biodiversità agraria e alimentare.

L’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), in partnership con la Fondazione per la ricerca l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese (Agrion), con il sottoprogetto "Mantenimento e conservazione delle varietà da conservazione di mais e ortive" ha sviluppato il progetto valutando la vitalità dei semi in conservazione presso la Banca del Germoplasma e procedendo alla loro eventuale rigenerazione. I lotti di semi delle "varietà da conservazione" iscritte al Registro Nazionale oggetto dell’indagine appartengono per la maggior parte al gruppo delle orticole (10 ecotipi), mentre per i cerali sono stati indagati setti ecotipi di mais.

Varietà da conservazione (orticole)

Varietà da conservazione (mais)

Cardo gobbo di Nizza Monferrato

Mais Nostrano dell'Isola di Quincinetto

Fagiolo rampicante bianco di Bagnasco

Mais Ottofile bianco

Peperone Corno di Carmagnola

Mais Ottofile giallo di Torino

Peperone Cuneo

Mais Ottofile rosso

Peperone Cuneo “Trottola”

Mais Ostenga del Canavese

Peperone Quadrato di Carmagnola

Mais Pignoletto giallo

Peperone “Tumaticot”

Mais Pignoletto rosso del Canavese

Pisello Quarantin di Casalborgone

Porro lungo di Cervere

Sedano dorato d’Asti


Le prove di germinabilità e la determinazione dei Tempi Medi di Germinazione, condotte in laboratorio, hanno permesso di individuare il potere germinante di ogni lotto di seme, anche successivamente al controllo dei dieci giorni.
Per quanto riguarda il gruppo delle orticole, la rigenerazione del seme risulta necessaria solamente per il Sedano Dorato di Asti. Particolare attenzione è stata posta anche per i lotti di seme di Porro Lungo di Cervere, Peperone Cuneo e Peperone Quadrato di Carmagnola, presenti in quantità limitate nella Banca del Germoplasma e che hanno pertanto richiesto l’avvio di un programma di moltiplicazione specifica.
Per il mais risulta indispensabile procedere alla rigenerazione dell’ecotipo Nostrano dell’Isola di Quincinetto che verrà svolta presso l’azienda agricola “Cascina Caretto” di San Giorgio Canavese.
Per la rigenerazione dei semi, sono stati allestiti da Agrion campi sperimentali finalizzati all’ottenimento di materiale valido destinato alla conservazione. Dopo la messa a dimora dei materiali sono state monitorate le operazioni colturali e, sulla base delle caratteristiche fenotipiche ottenute nel corso delle campagne di catalogazione, si è proceduto al controllo del materiale in campo al fine di escludere eventuali soggetti con caratteristiche non conformi all’ecotipo.
Al recupero del seme è seguita la fase di pulitura e disidratazione dei lotti per lo stoccaggio presso la Banca del Germoplasma, integrando i quantitativi già disponibili. La rigenerazione è stata seguita con tecniche di analisi del DNA allo scopo di evidenziare eventuali riduzioni della variabilità genetica entro il materiale conservato ed, eventualmente, procedere ad un ricampionamento delle tipologie.

Le attività svolte all’interno del progetto Germonte da UNISG ed AIAB in Piemonte miravano al mantenimento, alla conservazione e alla caratterizzazione ex-situ delle varietà tradizionali di cereali autunno-vernini presenti nella collezione conservata nella Casa della Biodiversità.
Il progetto è stato sviluppato attraverso l’allestimento di un campo catalogo con tutte le varietà presenti in collezione che permettesse di effettuare i rilievi sperimentali. Su 20 parcelle del campo catalogo sono stati effettuati rilievi periodici, nelle diverse fasi fenologiche, al fine di raccogliere i dati necessari alla caratterizzazione morfologica delle varietà.
Le 20 varietà di frumento scelte sono state: Abbondanza, Argelato, Caruso Girolamo, Cologna lunga, Est mottin, Irnerio, Libellula, Conte Marzotto, Noe', Ovest, Precoce Piemonte, Rieti 11, Rosso langhe, Rosso Piemonte, San Marino, Torrenuova, Tosella, Villa Glori, Virgilio, Vittorio Niccoli.
Le osservazioni in campo sulle 20 particelle hanno permesso di evidenziare le caratteristiche delle singole varietà e le differenze, mostrando in particolare la forma della spiga, l’altezza della pianta e la presenza o assenza di ariste, caratteri che possono permettere un più immediato riconoscimento della varietà. Sono stati inoltre registrati I dati relativi a: data emergenza spiga, altezza pianta, spessore paglia, presenza o assenza ariste, colore spiga, tipo di sviluppo, danni da freddo, indice accestimento, data di maturazione, allettamento, presenza di patogeni.
Sulla granella raccolta in ogni parcella sono stati rilevati peso, umidità, peso ettolitrico, peso relativo a 1000 semi.

Le risultanze del sottoprogetto elaborato dall’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Scienze Veterinarie (DSV) relativamente a due razze avicole ed una cunicola autoctone a rischio di estinzione sono attualmente in fase di elaborazione.

Il controllo integrato deGLI ALLEVAMENTI

La strategia, comune a tutta l’Unione Europea, per la verifica delle prestazioni ambientali derivanti dalle attività produttive, meglio descritta nella sezione Territorio e Aria come risposte, (nozione in cui, in questo contesto, ricadono anche gli allevamenti) soggette ad autorizzazioni ambientali, prevede autorizzazioni articolate per temi (emissioni in atmosfera, scarichi in corpi idrici, ...) o, nel caso delle installazioni ricadenti nell’applicazione della direttiva 2010/75/UE (Industrial Emission Directive - IED), un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) in cui gli aspetti tematici sono affrontati congiuntamente, anche tenendo conto di valutazioni relative al razionale utilizzo delle risorse naturali, delle materie prime e dell’energia.

Per le imprese sotto soglia AIA, il legislatore italiano ha previsto, con il DPR 59/13, l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) nella quale confluiscono i titoli abilitativi ambientali richiamati nel regolamento. Sulla scorta di tale provvedimento, e in attuazione delle leggi regionali in materia di semplificazione, la Regione Piemonte ha adottato i regolamenti regionali 5/R del 2015 e 7/R del 2016 tramite i quali è stata definita la modalità informatizzata per la compilazione e la trasmissione in via telematica delle istanze formate secondo una modulistica standardizzata.

Tra i titoli autorizzativi ambientali che possono essere richiesti con il servizio digitale regionale figurano anche le autorizzazioni di carattere generale per le emissioni in atmosfera (c.d. AVG) definite in base all’articolo 272 del DLgs 152/06. La Regione Piemonte, con la DD 518 del 6/07/12, n. 518, ha adottato l’AVG specifica per il comparto zootecnico che si applica alle seguenti categorie di allevamento:

Categoria animale e tipologia di allevamento

N° capi

Vacche specializzate per la produzione di latte (peso vivo medio: 600 kg/capo)

Da 200 a 400

Rimonta vacche da latte (peso vivo medio: 300 kg/capo)

Da 300 a 600

Altre vacche (nutrici e duplice attitudine)

Da 300 a 600

Bovini all’ingrasso (peso vivo medio: 400 kg/capo)

Da 300 a 600

Vitelli a carne bianca (peso vivo medio: 130 kg/capo)

Da 1.000 a 2.500

Suini: scrofe con suinetti destinati allo svezzamento

Da 400 a 750

Suini: accrescimento/ingrasso

Da 1.000 a 2.000

Ovicaprini (peso vivo medio: 50 kg/capo)

Da 2.000 a 4.000

Ovaiole e capi riproduttori (peso vivo medio: 2 kg/capo)

Da 25.000 a 40.000

Pollastre (peso vivo medio: 0,7 kg/capo)

Da 30.000 a 40.000

Polli da carne (peso vivo medio: 1 kg/capo)

Da 30.000 a 40.000

Altro pollame

Da 30.000 a 40.000

Tacchini: maschi (peso vivo medio: 9 kg/capo)

Da 7.000 a 40.000

Tacchini: femmine (peso vivo medio: 4,5 kg/capo)

Da 14.000 a 40.000

Faraone (peso vivo medio: 0,8 kg/capo)

Da 30.000 a 40.000

Cunicoli: fattrici (peso vivo medio: 3,5 kg/capo)

Da 40.000 a 80.000

Cunicoli: capi all'ingrasso (peso vivo medio: 1,7 kg/capo)

Da 24.000 a 80.000

Equini (peso vivo medio: 550 kg/capo)

Da 250 a 500

Struzzi

Da 700 a 1.500



Aderendo all’autorizzazione generale, il gestore si impegna a rispettare i requisiti tecnico-costruttivi e gestionali nonché le prescrizioni stabiliti nell’Allegato 3 alla determinazione.

Il regolamento comprende inoltre la comunicazione preventiva di cui all’articolo 3 del Regolamento Regionale 10/R del 29/10/07 per l'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari e delle acque reflue provenienti dalle aziende ivi previste. La comunicazione suddetta è però presentata attraverso il servizio digitale collegato all'Anagrafe agricola unica del Piemonte.
Per gli allevamenti soggetti ad AIA (n° di posti > 40000 per gli avicoli, > 2000 per i suinicoli di oltre 30 kg e > 750 posti scrofe), l’autorizzazione integrata rappresenta il provvedimento che autorizza l’esercizio di un impianto a condizioni che garantiscano le migliori prestazioni ambientali al di là della conformità ai requisiti stabiliti dalla norma e sostituisce ogni altro visto, nulla osta, parere o autorizzazione in materia ambientale. In particolare, l’AIA - attuando il principio della prevenzione e del controllo integrati dell’inquinamento postulato dalla direttiva originaria 96/61/CE (c.d. IPPC: Integrated Pollution Prevention and Control) - non considera un impianto solo in termini di rispetto dei limiti alle emissioni, ma entra nella specifica gestione dello stesso sia verificando l’applicazione delle migliori tecniche disponibili (BAT - Best Available Techniques), sia prevedendo i controlli di parte pubblica e da parte del gestore in un apposito Piano di Monitoraggio e Controllo (PMC) pure allegato all’AIA.
Sotto quest’ultimo aspetto, inoltre, la direttiva IED prevede l’effettuazione sistematica di ispezioni ambientali secondo specifici piani; la Regione Piemonte ha adottato il proprio Piano con la DGR 44-3272 del 9/05/16.

In relazione ai piani di monitoraggio e controllo, tenuto conto di quanto previsto all’art. 29-quater comma 6 del DLgs 152/06 e s.m.i. Arpa ha proposto alle associazioni di categoria, tramite la Regione, dei documenti nei quali sono stati definiti dei piani di monitoraggio e controllo (PMC) di minima per alcune tipologie di attività produttive a fronte della presenza di BATc approvate. Nell’anno 2019 sono stati trasmessi i PMC relativi alle categorie generali 5 e 6.6.
L’obiettivo, che discende dalla definizione di tali PMC, è quello dell’uniforme applicazione dei controlli di parte privata e di parte pubblica su tutto il territorio regionale, anche attraverso l’uso di format per la restituzione dei dati dei report annuali di PMC da parte dei gestori. A tal proposito, per quanto riguarda la categoria 6.6 “allevamenti intensivi di pollame o di suini”, i dati dei PMC sono stati restituiti su apposito format excel standardizzato e fornito da Arpa alle aziende dall’anno 2016 in Provincia di Cuneo e dall’anno 2018 nella Provincia di Torino e Vercelli. Le informazioni di ritorno, che in questo modo saranno uniformate su tutto il territorio regionale, potranno essere utilizzate per elaborazioni ed estrazioni sui principali indicatori di performance evidenziando quindi gli scostamenti sia rispetto ai valori individuati dalle BAT che rispetto ad impianti analoghi presenti sul territorio regionale.

Ulteriori informazioni/informazioni di maggior dettaglio sono disponibili nella sezione Territorio e Aria.