Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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SITI CONTAMINATI 


I siti contaminati rappresentano una delle fonti di pressione di origine antropica maggiormente rilevante per la qualità delle risorse ambientali presenti sul territorio nonché una delle principali criticità da affrontare nella riconversione delle aree industriali all’interno dei centri urbani. L’individuazione di obiettivi di bonifica validi per garantire un livello di rischio sanitario-ambientale accettabile e, al contempo, per garantire la sostenibilità economica dell’intervento rappresenta la sfida lanciata dal dettato normativo1 con l’approccio basato sull’analisi di rischio.
In oltre 14 anni di applicazione di questa metodologia se ne sono apprezzati i vantaggi ma se ne sono spesso visti i limiti e la discussione a livello nazionale è attualmente ancora in corso. L’esigenza di avere strumenti previsionali sempre più affidabili e condivisi, in grado di consentire uno sviluppo realmente sostenibile è sentita sia dalle istituzioni sia dal mondo delle imprese. L’auspicio è che il percorso di revisione degli allegati tecnici alla parte relativa ai siti contaminati del Testo Unico Ambientale, già intrapreso in passato ma recentemente ripreso con maggiore forza dalla nuova Direzione Generale sulle Bonifiche del Ministero dell’Ambiente (MATTM) possa mettere a disposizione gli strumenti necessari.

_________________
1 Parte IV Titolo V del DLgs 152/06 (Testo Unico Ambientale).

L'indicatore Siti contaminati rientra tra gli indicatori del BES del Dominio Ambiente 


A tal proposito è interessante evidenziare che l’indicatore si basa sostanzialmente sulla superficie di territorio interessata dalla presenza di siti contaminati (“Incidenza dei siti di interesse nazionale (Sin) e dei siti di competenza delle Regioni sulla superficie territoriale”). Risulta pertanto evidente l’importanza di definire in maniera univoca a livello nazionale i criteri di perimetrazione dei siti, per evitare rappresentazioni fuorvianti. Si pensi ad esempio al sito di interesse nazionale di Casale Monferrato che con i suoi 48 Comuni e la sua estensione di 73.800 ettari incide pesantemente sul calcolo dell’indicatore, assegnando al Piemonte un valore circa triplo rispetto alla media nazionale.

Anagrafe dei siti contaminati

L’Anagrafe Regionale dei Siti Contaminati fornisce un quadro aggiornato relativo agli impatti sulle matrici ambientali e agli interventi di bonifica e ripristino ambientale effettuati e in corso di realizzazione.

Attualmente i siti censiti sull’intero territorio regionale sono 1.832, di cui 838 con procedimento attivo e 994 conclusi (dato aggiornato al 1° marzo 2020), secondo il dettaglio della figura 1.

La provincia di Torino possiede da sola quasi la metà dei siti presenti in banca dati, anche se è necessario leggere tale dato in rapporto all’estensione, alla concentrazione e alla qualità delle attività insediate; seguono le province di Novara e Alessandria.

Figura 1
Siti inseriti nell’Anagrafe regionale, distribuzione provinciale - anno 2020

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte

I dati dell’anagrafe regionale sono pubblicati e scaricabili sul sito della Regione Piemonte sia in formato cartografico (Geoportale) sia in formato tabellare (Situazione regionale e Dettaglio provinciale); i dati scaricabili vengono aggiornati con frequenza quadrimestrale, mentre l’Anagrafe è alimentata in tempo reale dai diversi Enti abilitati.

In relazione alla situazione attuale dello stato tecnico-amministrativo dei procedimenti di bonifica, la tabella 1 mostra, su base regionale, il superamento del numero dei procedimenti conclusi rispetto ai procedimenti attivi, dato che nel corso degli ultimi anni è in progressivo consolidamento.

Per il dettaglio su base territoriale provinciale si possono consultare le specifiche tabelle con dettaglio regionale e dettaglio provinciale (Link da attivare dopo aver caricato le tabelle: Situazione_generale_dettaglio_provinciale_2020), da cui si evince che i siti con procedimento attivo sono in numero maggiore rispetto ai siti conclusi nei soli territori delle province di Torino e Vercelli.

Tabella 1
Situazione generale tecnico-amministrativa dei siti presenti nell'Anagrafe


1832

Siti in ASCO

838

Procedimenti attivi

340

Siti potenzialmente contaminati

Gestione

498

Siti contaminati accertati

994

Procedimenti conclusi

540

Intervento Non Necessario (es. dopo MISE)

Archivio

335

Intervento concluso (certificazione o presa d'atto)

119

Non contaminati a seguito di Analisi di Rischio

Situazione riferita all’intero territorio regionale con aggiornamento al 1° marzo 2020

Andamento del numero dei siti contaminati

Il numero totale di siti contaminati censiti nell’Anagrafe regionale cresce ogni anno in quanto rappresenta la traccia di tutti i procedimenti di bonifica che sono stati aperti nel corso del tempo. Per avere un quadro maggiormente rappresentativo della situazione è opportuno distinguere i siti con procedimento attivo da quelli con procedimento concluso (figura 2).

Figura 2
Siti inseriti in Anagrafe - anni 2011-2020

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte. 


I procedimenti conclusi risultano più numerosi dei procedimenti attivi
, consolidando un andamento positivo registrato negli ultimi anni, con un tasso di crescita maggiore nel caso dei procedimenti conclusi. La situazione è peraltro destinata a migliorare ulteriormente in considerazione del fatto che alcuni procedimenti risultano formalmente ancora attivi ma sono in atto unicamente i monitoraggi post operam, necessari per arrivare alla certificazione finale del sito. Inoltre, una buona politica regionale di pianificazione potrebbe determinare la riattivazione dei procedimenti che attualmente risultano interrotti, portando verosimilmente alla chiusura di un numero significativo di procedimenti. Da non dimenticare inoltre la possibilità di attingere ai finanziamenti nazionali incrementati per ciascuno degli anni dal 2019 al 2024 dall'art. 1 c. 800 della Legge 30/12/2018, n. 145 (Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), finalizzati in parte al finanziamento di un programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati che consentirebbe l’avvio di una serie di interventi in via sostitutiva, fermi da tempo in Piemonte per mancanza di fondi. A questo proposito, una ricognizione della Regione Piemonte effettuata con le provincie, su richiesta del Ministero dell’Ambiente, evidenzia la presenza di 132 siti “orfani”, ossia siti per i quali il responsabile della contaminazione non è stato individuato o non adempie agli obblighi di bonifica e che pertanto potrebbero ripartire con l’intervento del pubblico.

La situazione è descritta con un dettaglio diverso nella figura 3 in cui viene mostrato il numero di nuovi siti inseriti in Anagrafe ogni anno in relazione al numero di siti conclusi nello stesso anno. Nel 2019 il numero di procedimenti conclusi è stato superiore al numero di siti inseriti in anagrafe.

Figura 3
Nuovi siti inseriti in Anagrafe e siti conclusi su base annuale - anni 2011-2019

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte

La durata del procedimento di bonifica dipende da diversi fattori: la complessità del sito, la rilevanza economica dell’area interessata dalla contaminazione, la tecnica individuata per la bonifica. Certamente esistono situazioni in cui il procedimento è aperto da molti anni, in questi casi è opportuno ricercare le cause della lentezza dell’azione di bonifica per porvi rimedio. Analizzando ad esempio i siti con iter procedurale in corso e, in particolare i 321 siti potenzialmente contaminati, si individuano immediatamente le situazioni anomale rispetto alle tempistiche dettate dalla norma per l’avanzamento delle diverse fasi del procedimento.

Figura 4
Stato di avanzamento dell’iter procedurale per i siti potenzialmente contaminati

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte


Associando la data di riferimento per ciascuna delle fasi2 indicate nella figura 4 si rileva che i procedimenti fermi nella medesima fase da meno di 1 anno rappresentano la classe meno frequente, prevalgono invece le classi di età comprese rispettivamente fra 1 e 5 anni, fra 5 e 10 anni e maggiori di 10 anni, come si vede in figura 5.

Pertanto, la maggior parte dei siti per i quali in Anagrafe è indicata soltanto la notifica rappresenta un’anomalia che può essere dovuta all’inerzia del soggetto obbligato, all’inerzia dell’Amministrazione procedente o più semplicemente ad un mancato aggiornamento dei dati. In tutti i casi è necessaria un’azione di approfondimento da parte dell’ente che deve agire in via sostitutiva, nell’ambito dell’applicazione delle regole regionali di pianificazione e gestione dei siti contaminati.

_____________________________
Nel grafico non sono inseriti 11 siti potenzialmente contaminati per i quali l’Analisi di Rischio è stata effettivamente approvata ma non è ancora stata inserita in Anagrafe l’informazione relativa al superamento delle soglie di rischio (CSR).

Figura 5
Classi di età del procedimento per i siti potenzialmente contaminati

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte

Contaminanti del suolo

La famiglia di contaminanti principalmente responsabile della contaminazione dei suoli è senza dubbio rappresentata dagli idrocarburi (figura 6), seguita dalla combinazione contaminanti inorganici più idrocarburi e dai soli contaminanti inorganici. La rilevanza di una contaminazione dipende fondamentalmente dalla concentrazione delle sostanze presenti nel terreno e dalla loro tossicità. Così, all’interno della famiglia degli idrocarburi, le sostanze cancerogene come il benzene hanno una diversa rilevanza rispetto ad esempio agli idrocarburi leggeri e pesanti3 molto più diffusi sul territorio (figura 7).

_________________________
Idrocarburi leggeri: con meno di 12 atomi di carbonio - C<12; Idrocarburi pesanti: con più di 12 atomi carbonio - C>12

Figura 6
Siti con presenza di specifiche famiglie di contaminanti nel suolo e sottosuolo - anno 2020

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte

Figura 7
Principali idrocarburi presenti nel suolo e sottosuolo - anno 2020

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte

Le cause della contaminazione del suolo possono essere imputate principalmente alla cattiva gestione di impianti e strutture, alla scorretta gestione di rifiuti e ad eventi accidentali (figura 8), verificatisi in corrispondenza di attività principalmente commerciali, industriali o di gestione rifiuti (figure 9 e 10).

Figura 8
Eventi causa di contaminazione - anno 2020

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte

Figura 9
Attività svolte sui siti contenuti nell' Anagrafe Regionale dei siti contaminati - anno 2020

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte

Figura 10
Ripartizione fra siti attivi e siti dismessi - anno 2020

Fonte: Anagrafe regionale dei siti contaminati. Elaborazione Arpa Piemonte

SITI DI INTERESSE NAZIONALE IN PIEMONTE

Sul territorio piemontese sono presenti cinque Siti di Interesse Nazionale (SIN), riconosciuti dallo Stato in funzione delle caratteristiche del sito, delle caratteristiche degli inquinanti e della loro pericolosità, al rilievo dell'impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.
La procedura relativa all’iter di bonifica dei SIN è attribuita alla competenza del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio che si avvale dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), delle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente delle regioni interessate (Arpa) e dell'Istituto superiore di sanità (ISS) nonché di altri soggetti qualificati pubblici o privati.
I SIN piemontesi sono elencati nella tabella 2.

Tabella 2
Siti di interesse Nazionale


Sito di Interesse Nazionale (SIN Istituzione SIN (rif. normativo) Decreto Perimetrazione
Cengio e Saliceto art. 1 L 426/98 DM 20/10/1999
Balangero art. 1 L 426/98 DM 10/01/2000
Casale Monferrato art. 1 L 426/98 DM 10/01/2000
Pieve Vergonte art. 1 L 426/98 DM 10/01/2000
Serravalle Scrivia art. 14 L 179/02 DM 07/02/2003

Per i siti di Casale Monferrato e Balangero la problematica di contaminazione è legata in specifico alla presenza di amianto.
Per i siti dell’Acna di Cengio e Saliceto e dell’ex Enichem di Pieve Vergonte la contaminazione è riconducibile alla presenza di attività industriali storiche, mentre per il sito dell’ex Ecolibarna di Serravalle Scrivia deriva dalla presenza, nel secolo scorso, di un’attività di gestione di rifiuti.
L’area Basse di Stura nel Comune di Torino, ricompresa dal 2002 nei siti di interesse nazionale, con decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del gennaio 2013 è stata esclusa dall’elenco dei SIN e la competenza del procedimento è passata al Comune di Torino, secondo quanto previsto dalla LR 42/00.

SITO DI INTERESSE NAZIONALE DI PIEVE VERGONTE

Il sito industriale oggetto di bonifica è ubicato nel territorio del Comune di Pieve Vergonte, in provincia di Verbania, nella media Val d’Ossola, in destra orografica del fiume Toce.
L’area dello stabilimento si estende su una superficie totale di circa 37 ettari, dei quali circa 20 sono occupati da attività produttive condotte attualmente dalla Società HydroChem Italia.
Il proprietario dello stabilimento e soggetto attuatore della bonifica è Eni Rewind (ex-Syndial).

Lo stabilimento industriale è sorto attorno al 1915 e le lavorazioni inizialmente erano volte alla produzione di cloro e gas ad uso bellico
; successivamente venne sviluppata la produzione di clorurati organici, di arsenico e suoi derivati. Nel dopoguerra venne avviata la produzione di DDT. Nello stesso periodo erano attive le seguenti produzioni: linea cloro-soda con celle Krebbs, acido solforico con forni di arrostimento di pirite, oleum, acido clorosolfonico, ammoniaca sintetica da cracking di metano, solfuro di carbonio, cloralio, acido ossalico, acido formico, fertilizzanti a base di N-P-K, mono e diclorobenzeni, solfato ammonico e tetracloruro di carbonio. Il 30 giugno 1996 è stata fermata la produzione di DDT e il 30 giugno 1997 sono state fermate le produzioni di cloralio e acido clorosolfonico.

Dalle numerose campagne di indagini svolte negli anni (1995-2006) è stato possibile caratterizzare il sito per la contaminazione dei terreni (suolo superficiale e profondo) e le acque di falda. L’area risulta contaminata in massima parte da: Arsenico, Mercurio, altri metalli (Piombo, Rame, Zinco, Vanadio, Selenio, Nichel, Antimonio, Cadmio), DDT e suoi derivati, HCB, HCH, Idrocarburi clorurati alifatici e aromatici, Benzene, Idrocarburi leggeri e pesanti, Idrocarburi policiclici aromatici, Policlorobifenili, Diossine e Furani.
Lo stato di avanzamento della procedura ha portato all’approvazione del Progetto Operativo di Bonifica (POB) nell’ottobre 2013 per l’intero sito di Pieve Vergonte. Il progetto contempla interventi sulle matrici ambientali contaminate: terreni e acque sotterranee per un arco temporale complessivo di circa 12 anni.
Per quanto riguarda gli interventi sui terreni, il POB prevede l’escavazione dei terreni contaminati e la loro allocazione presso un impianto di confinamento da realizzare in sito e della capacità massima di circa 680.000 m3. È prevista la realizzazione in sito di un impianto di soil washing.

Per quanto riguarda gli interventi sulle acque sotterranee, il POB prevede interventi finalizzati a contenere idraulicamente il flusso di acqua che scorre sotto il sito, ridurre la massa di contaminante presente anche nelle aree sorgenti e preservare la risorsa idrica incontaminata.

I lavori previsti dal POB sono stati avviati nel corso del 2016.
A seguito di modifiche operative del POB intervenute nello sviluppo esecutivo degli interventi e a seguito di prescrizioni ministeriali, Syndial (ora Eni Rewind) ha trasmesso al MATTM un documento di variante, ad oggi in fase di istruttoria da parte degli Enti coinvolti nel procedimento di bonifica.
La variante si è resa necessaria principalmente per l’aumento della volumetria dei terreni contaminati. Nel corso del 2018 i lavori della conferenza dei servizi ministeriale sono stati indirizzati, in particolare, all’esame della variante progettuale determinata dal maggiore quantitativo di volumi di terreno oggetto di intervento. Il nuovo cronoprogramma degli interventi prevede l’ultimazione dei lavori per l’anno 2028.
La variante al POB sopra citata prevede la caratterizzazione di 4 aree esterne non ancora caratterizzate ai sensi del DLgs 152/06; Eni Rewind ha presentato al MATTM il Piano di Caratterizzazione relativo a tali aree in data 12/12/2019.

Il piano di monitoraggio ambientale riguarda le seguenti componenti: atmosfera, rumore, acque superficiali e sotterranee, vegetazione, fauna ed ecosistemi.
Per ciascuna delle componenti ambientali il monitoraggio è stato progettato per fasi (ante operam, in corso d’opera, post operam) considerando la specificità spaziale e temporale delle principali attività connesse agli interventi previsti nel POB. Nel corso del 2016 è terminato il monitoraggio ante operam ed è pertanto in corso il monitoraggio nel corso delle opere di bonifica, iniziate ufficialmente nell’aprile 2017. Oltre alle attività che Syndial svolge costantemente secondo il Piano concordato, Arpa provvede allo svolgimento delle proprie attività istituzionali operando sia nella supervisione delle attività di campo e validazione delle risultanze analitiche di Syndial, sia direttamente con il prelievo e l’analisi di campioni di diverse matrici.
Infine, benché l’amianto non sia uno degli inquinanti caratteristici del sito, dopo il rinvenimento nel 2017 di terreni con presenza di amianto di origine antropica in una porzione del sito, gestiti all’interno del cantiere di bonifica, l’amianto è stato inserito fra le sostanze contaminanti di interesse per il sito.

Figura 11
Denominazione convenzionale delle aree


SITO DI INTERESSE NAZIONALE EX ECOLIBARNA DI SERRAVALLE SCRIVIA

Il sito si trova in provincia di Alessandria e discende dalle attività degli impianti della ex Ecolibarna e della ex Gastaldi Oli Lubrificanti S.p.A. Fin dal 1940 il sito è stato sede di un complesso industriale che effettuava il deposito di oli minerali, combustibili e lubrificanti, il trattamento di oli minerali per la produzione di oli bianchi, nonché la rigenerazione di oli minerali lubrificanti esausti con acido solforico concentrato e precipitazione della parte idrocarburica catramosa (“melme acide”). A partire dal 1983 sul sito cominciò ad operare la società Ecolibarna S.r.l in possesso dell’autorizzazione ex DPR 915/82 per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti speciali e tossico-nocivi sia liquidi che solidi anche provenienti dall’esterno. Nel periodo di attività della società suddetta sul sito transitarono rifiuti di ogni genere e, successivamente, rifiuti di diversa natura furono ritrovati interrati in alcune aree del sito.
Nel 1984 e 1985 la Regione Piemonte revocò l’autorizzazione allo smaltimento e impose la cessazione di tutte le lavorazioni delle società operanti nell’area.
Le operazioni di bonifica del SIN sono state incentrate sul risanamento del territorio dalla presenza di rifiuti tossico-nocivi, allo stato liquido e solido, a seguito del quale si è generata una contaminazione del terreno e delle acque sotterranee sia nell’area dell'insediamento industriale dismesso che nelle aree esterne allo stabilimento.
Il Ministero della Protezione Civile affidò alla ditta Castalia S.p.A. (Fisia Italimpianti) l’incarico di effettuare la bonifica del sito industriale e la messa in sicurezza dei materiali presenti nell’area, attività che proseguì fino al 1995 quando le evidenze di contaminazione riscontrate sul sito fecero emergere la necessità di un intervento più ampio di quello previsto.
La delimitazione effettuata con il Decreto 7 febbraio 2003 comprende l'area dell'insediamento industriale dismesso della ex Ecolibarna S.r.l. ed ex Gastaldi Oli Lubrificanti S.p.A., area di circa 70.000 m2, e si estende alle aree a valle fino alla sponda del Torrente Scrivia.
Dopo l’operato di due commissari delegati per la bonifica, attualmente, nel rispetto delle competenze del MATTM, il soggetto competente all'attuazione del programma di bonifica è la Provincia di Alessandria (come da Accordo di Programma tra Ministero, Regione, Provincia e Comune di Serravalle Scrivia dell'aprile 2015).
I lavori sinora eseguiti hanno riguardato la caratterizzazione del sito dello stabilimento eseguita da Arpa Piemonte, caratterizzazioni in aree esterne, prove pilota, attività di monitoraggio, progettazione di lotti di intervento, realizzazione di opere di messa in sicurezza d’emergenza e bonifica. A seguito dei risultati analitici sulle acque sotterranee dello stabilimento sono stati progettati e approvati gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza della falda.
Di significativa importanza è il diaframma plastico impermeabile immorsato ad una profondità variabile tra circa 8 m e 12 m da piano campagna, realizzato a monte del sito su una lunghezza di circa 250 m, ad integrazione di interventi di impermeabilizzazione superficiale e di opere di captazione e gestione del percolato.

L’Accordo di Programma sopra citato oltre a costituire un quadro organico di riferimento per la gestione dei finanziamenti disponibili e quelli successivamente reperibili, indica una serie di interventi da attuare grazie alle disponibilità finanziarie esistenti:
  • Completamento del diaframma plastico a bassa permeabilità.
  • Bonifica nell’ambito dell’Area Impianti (rimozione di manufatti, asportazione parziale del terreno contaminato e iniezione di reagenti per incentivare la degradazione di idrocarburi e VOC nelle acque di falda).
  • Emungimento di acqua contaminata dall’acquifero superficiale e smaltimento in impianto di trattamento, in funzione dal settembre 2016.
  • Monitoraggi e gestione delle discariche al fine di tenere sotto controllo l’evoluzione della contaminazione e di prevenire situazioni di criticità.
  • Interventi di bonifica sulle acque sotterranee in zona Fabbricone (Air Sparging e Soil Vapour Extraction).
Nel 2018 sono stati conclusi i lavori di bonifica della cosiddetta Area Impianti, consistenti nella rimozione dei manufatti esistenti, nell’asportazione del terreno contaminato e nell’iniezione di reagenti per incentivare la degradazione di idrocarburi e VOC nelle acque di falda; sono inoltre iniziati i previsti monitoraggi ambientali per la valutazione dell'efficacia dell'intervento (8 campagne di campionamento delle acque di falda) che si concluderanno nella primavera del 2020. Nel 2018 è stata inoltre avviata la procedura di affidamento del lotto di completamento del diaframma plastico a bassa permeabilità, per la cinturazione completa della cosiddetta area discariche. 

I lavori sono stati affidati ad aprile 2019 e il cantiere è stato aperto a giugno 2019. Entro il 2020 si prevede possa essere inoltre affidata la progettazione per il capping sull’area delle discariche.
Entrambi questi ultimi due interventi (diaframma plastico e capping) risultano finanziati con le risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), programmazione 2014-2020, nell’ambito della quale sono state destinate al sito poco meno di 8 milioni di fondi aggiuntivi, che verranno gestiti nell’ambito e secondo le specifiche dell’Accordo di Programma citato.

Figura 12
Sito ex Ecolibarna di Serravalle Scrivia


SITO DI INTERESSE NAZIONALE EX SITO ESTRATTIVO DI BALANGERO

L’ex miniera di amianto di Balangero e Corio è un Sito di Interesse Nazionale ubicato 30 km a nord-ovest di Torino; all’interno di esso è stata effettuata l’estrazione di amianto di serpentino a partire dagli anni ’20 fino al 1990, anno del fallimento della Società Amiantifera di Balangero S.p.A.
Il territorio occupato dal sito minerario comprende un’area montuosa di superficie pari a circa 310 ettari e un complesso industriale esteso su circa 40 mila metri quadrati.
La storia industriale del sito si è sviluppata a cavallo dei due conflitti mondiali per divenire, negli anni ’70, una delle più moderne realtà industriali del settore, con una produzione media annua compresa tra 130 mila e 160 mila tonnellate di amianto, venduto per oltre il 60% sul mercato estero.
La superficie perimetrata del sito comprende la zona di estrazione, gli stabilimenti per la lavorazione dell’amianto, due discariche di materiale lapideo e le vasche di decantazione fanghi.
Attualmente sul sito vi sono attività che competono a soggetti privati e alla società R.S.A. S.r.l., società a totale a capitale pubblico.

Il progetto di massima, risalente al 1993, prevede due fasi di intervento, la prima, di redazione dei progetti esecutivi e messa in sicurezza di emergenza delle aree, la seconda, di bonifica dell'intera area, attraverso opere di sistemazione idrogeologica e idraulica del sito, messa in sicurezza permanente delle discariche lapidee mediante, oltre ad altre opere previste, interventi di rivegetazione dei versanti, interventi di messa in sicurezza delle vasche di decantazione, demolizione degli ex stabilimenti e un piano di misure e controlli.
Ad oggi, inoltre, è in corso l’iter amministrativo per l’approvazione della realizzazione di un “Volume confinato” nel quale saranno conferiti i rifiuti prodotti durante l’esecuzione delle opere di bonifica previste all’interno del SIN.
Sul versante di discarica rivolto al centro abitato di Balangero gli importanti interventi di risanamento ambientale finora eseguiti sono stati finalizzati principalmente alla regimazione idraulica delle acque meteoriche di scorrimento e alla stabilizzazione degli accumuli di materiale sterile residuo di lavorazione ed interventi di manutenzione delle opere eseguite.
Il versante di discarica sul lato nord, rivolto verso il centro abitato di Corio, presenta una peculiarità specifica in quanto i detriti dell’attività mineraria risultano accumulati in maggiore quantità, con un unico ammasso, che si sviluppa per un’estensione lineare di circa 1 km, con un dislivello medio di 500 m, e pendenze intorno a 35 gradi, che localmente raggiungono valori di 40.
Gli interventi finora condotti hanno previsto la messa in sicurezza della porzione sommitale dell’accumulo, mediante la riprofilatura dello stesso con la formazione di gradoni, aventi lo scopo di consentire una corretta regimazione delle acque di versante e di creare superfici idonee per la rivegetazione boschiva. Al piede del versante, sul lato est, è stato realizzato un rilevato di contenimento per la prevenzione di fenomeni franosi. Sono sati inoltre effettuati interventi di manutenzione delle opere eseguite.

Nell’area degli ex stabilimenti di produzione sono tutt’ora in corso le attività di progettazione ed esecuzione della bonifica degli edifici, che prevedono sia la demolizione delle strutture, per la maggior parte costituite da coperture e tamponamenti in cemento-amianto, che la rimozione degli impianti esistenti e la bonifica dei rottami ferrosi ivi presenti.

L’esecuzione delle attività di bonifica e/o messa in sicurezza permanente è sottoposta a uno specifico piano di monitoraggio ambientale per la valutazione delle fibre di amianto presenti nelle matrici ambientali, aria ed acqua, eseguito da R.S.A. S.r.l. e concordato con gli enti territoriali competenti: In particolare, tale piano prevede l’esecuzione di campionamenti ambientali per il controllo dell’amianto aerodisperso, quotidiani, presso i centri abitati limitrofi al sito e presso le aree di cantiere, al fine di porre in essere le necessarie procedure di salvaguardia ambientale in presenza di situazioni di rischio.

Per assicurare la tempestività dei risultati delle analisi, RSA ha allestito un laboratorio in sito per le analisi dei campioni in microscopia ottica a contrasto di fase (MOCF) e in microscopia elettronica a scansione (SEM), certificato (ISO 17025) e qualificato presso il Ministero della Salute per le analisi sull’amianto.
Arpa Piemonte, attraverso la struttura Centro Regionale Amianto ambientale (CRAa), effettua monitoraggi ambientali e, in collaborazione con l’Asl TO4, svolge attività di valutazione tecnica di Progetti e Piani di Lavoro, sopralluoghi finalizzati al controllo delle attività relative al SIN e di certificazione di fine lavori.

Figura 13
Il lago artificiale che ha riempito parte della cava della miniera S. Vittore di Balangero


Le attività di Monitoraggio ambientale svolte dal CRAa consistono in:
  • campionamenti autonomi delle matrici acqua e aria per lo più a cadenza mensile, nei centri abitati di Balangero e Corio e nel sito minerario, al fine di verificare l’impatto delle attività in corso presso il SIN;
  • campagna annuale di monitoraggio dell’amianto aerodisperso, nei comuni di Corio e Balangero;
  • A visionare settimanalmente i dati prodotti da RSA attraverso anche l’analisi del 10% dei campioni.


Nel 2019 sono stati effettuati 10 accessi e prelevati ed analizzati 16 campioni, oltre a 17 campioni analizzati da Arpa su prelievi effettuati da RSA.

Tabella 3
Balangero e Corio. Risultati del monitoraggio ambientale - anno 2019

Punto 

Denominazione

26/07/2019

29/07/2019

30/07/2019

31/07/2019

01/08/2019

1

Corio- Case Vergon

<0,3

<0,3

<0,3

<0,3

<0,3

2

Corio - Scuola Materna

<0,3

<0,3

0,3

<0,3

<0,3

3

Balangero - Scuola Media

<0,3

<0,3

<0,3

<0,3

<0,3

4

Ex miniera - Ingresso Piazzale

<0,3

<0,3

0,3

0,3

<0,3

                                                                                   Fonte: Arpa Piemonte

Dall’analisi di tali dati si è osservato che i valori riscontrati sono ampiamente al di sotto del limite di allarme di 1 fibra/litro, valore assunto come riferimento dalla Delibera CIPE n.86 del 2010.

Per i risultati del monitoraggio ambientale degli scorsi anni consulta il portale del 2019

Dalle concentrazioni fino ad oggi misurate, sia sui campioni oggetto di validazione sia sui campioni del monitoraggio ambientale annuale, non sono stati osservati superamenti della concentrazione di 1 fibra/litro, soglia di allarme assunta come riferimento per i siti di interesse nazionale di Balangero e Casale Monferrato (Linee Guida Generali da adottare per la corretta gestione delle attività di bonifica da amianto nei Siti di Interesse Nazionale - redatte da ISPESL del 03/11/2010).
Per approfondimenti sulle attività di Arpa nell'ambito degli Osservatori Ambientali consulta la pagina del sito dedicata alle Grandi Opere.

SITO DI INTERESSE NAZIONALE DI CASALE MONFERRATO 


Il sito di Casale Monferrato comprende il territorio di 48 Comuni, dei quali 45 in Provincia di Alessandria, 2 in provincia di Vercelli e 1 in Provincia di Asti, su di un’area di 738 km2.
Nel Comune di Casale Monferrato aveva sede lo stabilimento Eternit, la cui presenza e attività ha determinato una ingentissima diffusione di amianto sul territorio.
Le operazioni di bonifica del SIN sono incentrate sul risanamento del territorio dalla presenza di amianto in matrice friabile e compatta.

Gli elementi principali della bonifica del SIN sono:
  • la bonifica dello stabilimento Eternit e delle aree da questo impattate;
  • la bonifica del polverino;
  • la bonifica delle coperture in cemento-amianto degli edifici di proprietà pubblica e privata e di altri manufatti.
Il polverino in particolare, materiale di scarto nella produzione di manufatti in cemento-amianto, è un prodotto friabile costituito da cemento misto a fibre libere o facilmente liberabili e quindi da ritenersi disponibili all’aerodispersione; tale materiale ha trovato impiego nella realtà casalese, dove era reperibile gratuitamente, nei sottotetti quale isolante e, per la tipica consistenza, in cortili e strade come pavimentazione.

Parallelamente alle azioni di bonifica, per l’eliminazione delle fonti di rischio, è aumentata la conoscenza del territorio, mediante autodenuncia, con l’identificazione di ulteriori siti caratterizzati dalla presenza di coperture e polverino.
Il Progetto di Bonifica del sito di interesse nazionale di Casale Monferrato prevede l’intervento diretto dell’amministrazione pubblica nel caso delle bonifiche degli “utilizzi impropri” dell’amianto, mentre, per la rimozione delle coperture in cemento amianto, stabilisce che l’intervento venga eseguito a cura dei privati, con erogazione di un contributo forfettario a parziale rimborso per le spese di rimozione e smaltimento.

Quale ente attuatore degli interventi è stata individuata l’amministrazione comunale di Casale Monferrato, e inizialmente Arpa Piemonte e ASL 21 (ora ASL AL) erano indicati quali enti competenti per i monitoraggi. Negli ultimi anni i monitoraggi ambientali vengono effettuati da Arpa Piemonte.
Le attività annuali di Arpa Piemonte comprendono sopralluoghi, campioni di aerodispersi per l’analisi in SEM, campioni di aerodispersi per l’analisi in MOCF, campioni e analisi di solidi.

A seguito delle numerose nuove segnalazioni per la verifica di polverino, sia nei sottotetti sia nei cortili, Arpa Piemonte esegue:
  • sopralluogo conoscitivo;
  • prelievo di campioni e relative analisi finalizzate alla verifica dell’effettiva presenza di amianto;
  • rilievi fotografici a documentazione del sito;
  • compilazione dell’apposita scheda e relativo inserimento nel registro, censimento;
  • georeferenziazione del sito.

Il servizio Web Gis continua ad essere uno strumento efficace nella realtà piemontese per poter verificare anche visivamente l’impatto delle coperture sospette di contenere amianto sull’area che si può circoscrivere con selezione a video; per tale motivo i dipartimenti territoriali procedono nella verifica dei punti ottenuti con foto-interpretazione sul territorio (anche i territori appartenenti all’Ex USL 76) evidenziando quali siano i siti bonificati e quelli ancora da bonificare.
A seguito di specifica richiesta del Comune di Casale Monferrato si procede ad effettuare, con cadenza trimestrale, il monitoraggio aria ambiente della discarica monouso per amianto così come disposto dalla Provincia di Alessandria nel provvedimento di autorizzazione dell’impianto.

A Casale Monferrato è stata realizzata l’opera sicuramente più importante dal punto di vista simbolico con il completamento della bonifica dello stabilimento Eternit nel 2006 e l’inaugurazione, il 10 settembre 2016, del parco Eternot sul luogo dove sorgeva lo stabilimento

Figura 14
Parco Eternot a Casale Monferrato

A fronte della situazione descritta, si è resa necessaria la pianificazione di campagne di monitoraggi ambientali nel Sito di Interesse Nazionale.

Nel 2019 è proseguita la quinta campagna di monitoraggio ambientale iniziata nel 2017 durante la quale sono stati prelevati complessivamente 280 campioni di materiale aerodisperso.

Figura 15
Casale Monferrato: risultati del monitoraggio ambientale - anni 2009-2019

Figure 16-17
Monitoraggio ambientale dell'amianto




SITO DI INTERESSE NAZIONALE EX ACNA DI CENGIO E SALICETO

Il Sito di Interesse Nazionale denominato Ex_Acna di Cengio è ubicato fra Piemonte e Liguria.
Il proprietario dello stabilimento e soggetto attuatore della bonifica è Eni Rewind (ex-Syndial).
Lo stabilimento industriale si trova nel comune di Cengio (SV) mentre l’area esterna, a valle dello stabilimento stesso, si trova nel settore sud del Piemonte ed è costituita dalla fascia fluviale ai lati del Bormida di Millesimo e comprende i territori di una serie di comuni che vanno dal comune di Saliceto (CN) al comune di Bistagno (AL), alla confluenza fra il Bormida di Spigno e il Bormida di Millesimo.
Il primo insediamento industriale sorge nel 1882 con la produzione di polvere pirica, nitroglicerina e dinamite. Dal 1900 al 1920 l’attività prosegue incentrata sulla fabbricazione di esplosivi. Negli anni ‘20 viene avviata la produzione di coloranti e acidi: a partire da quel periodo sono registrati fenomeni di contaminazione delle acque tali da determinare la chiusura dell’acquedotto di Cortemilia (CN) su ordine del Pretore. Nel 1928 la ditta prende il nome di ACNA (Azienda Coloranti Nazionali e Affini) S.P.A. con sede a Milano.
Poco prima della seconda guerra mondiale gli agricoltori della vallata citano lo stabilimento per danni in quanto le acque sono inutilizzabili a fini irrigui. Seguono denunce e verifiche ma solo negli anni 80’ cessa la produzione di coloranti e prosegue quella di pigmenti. L’attività termina definitivamente nel corso del 1998.
La legge 426/98 individua l’area a rischio ambientale e prevede un programma di bonifica e ripristino; nel 1999 viene dichiarata la situazione di emergenza socio-ambientale con nomina di un Commissario Straordinario ad opera della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Arpa Piemonte ha collaborato con Arpa Liguria alle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza dello stabilimento ex-Acna di Cengio fino all’anno 2006. Dopo il 2006 Arpa Piemonte si è occupata esclusivamente della procedura di bonifica relativamente alle aree esterne allo stabilimento ex-Acna, mentre Arpa Liguria e gli Enti della Regione Liguria si sono occupati della bonifica e della messa insicurezza dell’ex-stabilimento Acna sito nel comune di Cengio (SV). Nel 2013 il MATTM chiede alla Regione Piemonte una valutazione del danno ambientale provocato dalle attività dello stabilimento Acna di Cengio, tuttavia non si è ancora approdati a valutazione definitiva e concordata del danno.

Al fine di bonificare e mettere in sicurezza il Sito nel corso dei decenni sono state effettuate numerose attività. A partire dal 1984 furono realizzate le prime e opere di contenimento al fine di impedire la filtrazione delle acque di falda dall’area dello stabilimento verso l’esterno. Successivamente alla Caratterizzazione delle aree interne, negli anni 2000-2001, è stato realizzato un diaframma plastico in cemento su tutto il perimetro dello stabilimento lato fiume. Su prescrizione di Arpa e Regione Piemonte è stato stabilito di abbassare progressivamente il battente della superficie piezometrica/percolato, realizzando una serie di interventi finalizzati a ridurre il più possibile gli ingressi di acqua nel sottosuolo dell’area dello stabilimento. Fra il 2002 e il 2006 è stata realizzata la bonifica dei cosiddetti “Lagoons”; è stato effettuato lo svuotamento dei lagunaggi e l’essiccazione dei Sali sodici presenti tramite trattamento in apposito impianto; dopo il confezionamento in Big_Bags i rifiuti sono stati conferiti, mediante convogli ferroviari, nella miniera di sale di Teutschenthal, situata tra le città di Halle e Teutschenthal, presso Lipsia, in Germania. L’area degli ex lagunaggi è destinata a discarica permanente (Zona A1) e non potrà avere altri utilizzi; in particolare nei bacini svuotati sono stati portati i terreni contaminati accumulati nelle aree golenali all’esterno del sito (le cosiddette "collinette" - Zona A3), nell’area industriale vera e propria (Zona A2), nel sito di Pian Rocchetta (Zona A4) e nella zona di Pian Sottano (Comune di Saliceto).

Nel 2009 è stata effettuata la bonifica dei terreni siti nel comune di Saliceto, Località Pian Sottano. La Bonifica, effettuata dal CREB (Centro Regionale per le Bonifiche scrl), è consistita nell’asportazione di circa 8.000 m3 di riporto, rifiuti e terreno contaminato, successivamente stoccati nell’area A1 dello stabilimento ex-ACNA. È stata effettuata la demolizione degli edifici sede delle varie lavorazioni ed è stata demolita la quasi totalità dei manufatti e impianti dello stabilimento, trasportando i detriti e tutto il suolo contaminato nel suddetto confinamento permanente in Zona A1, ripristinando i livelli del terreno con riempimento di suolo non inquinato.
È stata realizzata una Barriera Passiva, immorsata al substrato impermeabile, che separa la ZonaA1 e la Zona A2, al fine di separare fisicamente volumi di terreno con tenori di contaminazione molto diversi. È stata inoltre realizzata un’impermeabilizzazione superficiale di una parte dell’area (Zona A1) attraverso un sistema geocomposito e la regimazione delle acque meteoriche al fine di limitare gli afflussi d’acque nel sottosuolo dell’area dello stabilimento.
A seguito dell’evento alluvionale del 26/11/2016 vi sono stati alcuni danni alle opere in muratura di difesa e sono state danneggiate 2 triplette piezometri per campionamenti in zona A3.

A seguito di tale evento, è stato ritenuto opportuno armonizzare i monitoraggi effettuati da Eni Rewind (ex Syndial), Arpa Liguria e Arpa Piemonte, inserendo uno strumento aggiuntivo costituito dal “Protocollo di monitoraggio sulla verifica della qualità delle acque del fiume Bormida” firmato nel novembre 2017 che vede impegnati Regione Liguria, Regione Piemonte, Arpa Liguria, Arpa Piemonte e Eni Rewind (ex Syndial S.p.A.), nel controllo e nello scambio reciproco di dati di monitoraggio relativi alle acque superficiali in corrispondenza di alcuni punti strategici lungo il corso del Fiume Bormida e relativi alle acque sotterranee in corrispondenza dei piezometri maggiormente significativi.
Relativamente agli interventi di bonifica ancora in corso si registra la continuazione dei lavori di copertura definitiva della MISP in Zona A1, prossimi alla conclusione.
A seguito del completamento delle attività di bonifica delle aree golenali in Zona A3 è stata presentata una relazione di sintesi costituente variante al progetto di bonifica, resasi necessaria a seguito della riscontrata contaminazione residua nelle acque interstiziali del nuovo rilevato arginale. Infine si segnala la presentazione da parte di Eni Rewind (ex Syndial S.p.A.) della Caratterizzazione, Analisi di Rischio e Progetto Operativo di Bonifica delle acque di falda riscontrate contaminate nella cosiddetta Area Merlo, situata nella porzione nord occidentale del sito, immediatamente all’esterno dell’ex sito industriale.

Figure 18-19
Acna di Cengio


Per maggiori dettagli consulta la pagina web dedicata alla Regione Piemonte

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