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AZIONI SOVRAREGIONALI

L’argomento Clima e Cambiamento climatico rientra negli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e in particolare nell'Obiettivo 13:

Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico

Molteplici sono le azioni sovraregionali in tema di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico.
Per quanto riguarda la mitigazione, l’Unione Europea sta portando avanti impegni ambiziosi, puntando a fare dell’Europa il primo continente a impatto zero sul clima entro il 2050.
In tema di adattamento, l’azione della Regione Piemonte si inserisce nella cornice di indirizzi europei e nazionali delineati rispettivamente dalla Strategia Europea di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (EAS), dalla correlata Strategia Nazionale di Adattamento (SNACC) e dal Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico (PNACC) sebbene non ancora approvato dal legislatore nazionale.

L’Unione Europea verso la neutralità climatica

Ad ora, l’Unione Europea persegue gli obiettivi delineati dal Quadro 2030 per il clima e l'energia, adottato dal Consiglio europeo nell'ottobre 2014. Per quanto riguarda le energie rinnovabili e l'efficienza energetica, nel 2018 gli obiettivi sono stati aggiornati al rialzo. Gli obiettivi chiave per il 2030 sono, pertanto, i seguenti:

  • una riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990)
  • una quota almeno del 32% di energia rinnovabile
  • un miglioramento almeno del 32,5% dell'efficienza energetica

Green Deal europeo

Nel frattempo, la Commissione europea sta lavorando per conseguire obiettivi più ambiziosi: nel dicembre 2019, ha lanciato il Green Deal europeo approvato dal Parlamento il 15 gennaio 2020. La risoluzione approvata “sottolinea l'urgente necessità di intraprendere azioni ambiziose per affrontare i cambiamenti climatici, le sfide ambientali, e per limitare il riscaldamento globale entro 1,5° C (gradi centigradi) ed evitare una massiccia perdita di biodiversità”. Con il Green Deal l’Europa intende proporre di innalzare l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra dell'UE ad almeno il 50%, puntando al 55% entro il 2030.
A tal riguardo è stata recentemente aperta la Consultazione pubblica 2030 Climate Target Plan rivolta a tutti i cittadini e le organizzazioni.
Il Green Deal è una tabella di marcia finalizzata a rendere sostenibile l'economia dell'UE, trasformando le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità in tutti i settori politici. Questa nuova strategia di crescita vuole trasformare l'Unione in una “società giusta e prospera, dotata di un'economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall'uso delle risorse”. Il Green Deal europeo riafferma, dunque, l'ambizione della Commissione di fare dell'Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. Poiché gli obiettivi ambientali del Green Deal non possono però concretizzarsi basandosi sugli sforzi unici dell'Europa, l’UE si propone di mobilitare i paesi vicini e i partner, inducendoli a percorrere insieme un percorso sostenibile.
La Legge europea sul clima e il Patto europeo per il clima sono i due passaggi fondamentali dell’attuazione del Green Deal europeo.

Legge europea sul clima

Per trasformare in legge l'obiettivo fissato nel Green Deal europeo, a inizio marzo la Commissione ha proposto la prima Legge europea sul clima per far sì che economia e società europee diventino a impatto climatico zero entro il 2050. Per contribuire a tale obiettivo tutte le politiche europee e tutti i settori dell'economia e della società sono chiamate a fare la loro parte.
La proposta legislativa è stata presentata al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni per un ulteriore esame nell’ambito della normale procedura legislativa.
Entro settembre 2020, inoltre, la Commissione riesaminerà il traguardo dell'Unione in materia di clima per il 2030, valutando la possibilità di stabilire la riduzione delle emissioni del 50-55 % rispetto ai livelli del 1990. Entro il 30 giugno 2021 valuterà poi le modifiche necessarie alla legislazione unionale per attuare tale traguardo e dunque per realizzare l'obiettivo della neutralità climatica.

Patto europeo per il clima

Parallelamente, si sta lavorando al Patto europeo per il clima che unisce regioni, società civile, scuole, comunità locali e imprese. Il Patto vuole dare la possibilità a tutti di esprimersi e di progettare nuove azioni per il clima, condividere informazioni, avviare attività di base e illustrare soluzioni che possano essere adottate anche da altri. Sono tre i punti cardini del Patto:
  1. parlare dei cambiamenti climatici, facendo opera di divulgazione e sensibilizzazione sulla base di dati scientifici affidabili;
  2. stimolare l’azione di cittadini e organizzazioni sia con finalità di mitigazione sia di adattamento;
  3. collaborare tramite la comunicazione, l’apprendimento e la creazione di reti, così da poter condividere idee ed esperienze.

Al fine di conoscere le idee dei cittadini sulle azioni da svolgere nel quadro del Patto europeo e su come renderlo quanto più possibile efficace, inclusivo e ambizioso, la Commissione ha aperto la consultazione pubblica aperta a tutti.

La Strategia Europea di Adattamento ai Cambiamenti Climatici _ EAS

Considerata la natura specifica ed estesa degli impatti dei cambiamenti climatici sul territorio dell’Unione Europea, le misure di adattamento devono essere prese a tutti i livelli. Per questo, nel 2013 è stata lanciata ufficialmente a Bruxelles la Strategia dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici, con l’obiettivo di definire i principi, le linee-guida e gli obiettivi della politica comunitaria per l’adattamento. Sviluppando alcuni strumenti preannunciati nel Libro bianco del 2009, la Strategia ha perciò avanzato una serie di azioni di adattamento per fronteggiare i cambiamenti climatici e i loro inevitabili impatti economici, ambientali e sociali e al tempo stesso cogliere le opportunità. Quanto riportato in Strategia è strettamente legato ai documenti dell’IPCC e della European Environmental Agency (EEA).

La Strategia dell’UE prevede un approccio flessibile e partecipativo per identificare le misure a molteplici livelli: sovranazionale, nazionale e locale. Sono tre i principali obiettivi della strategia:
  1. promuovere l’azione degli Stati membri, incoraggiandoli ad adottare strategie di adattamento e fornendo finanziamenti per supportare capacità di adattamento e piani d’azione. In tal senso anche gli sforzi delle singole città sono sostenuti con l’invito a includere l’adattamento nel quadro del Patto dei sindaci (dal 2015 con il Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia);
  2. decisioni più consapevoli, incrementando le conoscenze in materia di adattamento ai cambiamenti climatici e sviluppando ulteriormente la piattaforma europea Climate-ADAPT sull’adattamento. Questa è pensata come punto di riferimento per le informazioni sull’adattamento in Europa;
  3. azioni UE “a prova di clima”, promuovendo ulteriormente l’adattamento nei settori particolarmente vulnerabili.

Il documento identifica tra le aree a maggiore rischio: il bacino del Mediterraneo, la regione Alpina, le aree densamente popolate e le zone inondabili.
Pilastri della strategia europea di adattamento sono dunque:

  • le Strategie nazionali di adattamento adottate dagli Stati membri, alcune delle quali sono anche dotate del relativo Piano di Azione (es: UK, Francia, Germania) basate sulla valutazione della vulnerabilità e del rischio; le strategie sono pensate come strumenti necessari ad assicurare coordinamento e coerenza delle azioni settoriali attraverso l’identificazione di priorità nazionali che indirizzino gli investimenti, in sinergia con il National Risk Management Plan;
  • il portale Climate Adaptation Platform (Climate-ADAPT) - piattaforma europea lanciata nel marzo 2012 che contiene informazioni sulle azioni di adattamento e strumenti di supporto, da sviluppare ulteriormente collegandola con altre rilevanti piattaforme nazionali e locali (speciale attenzione è riservata alle valutazioni costi/benefici ed alle esperienza di innovative funding) e con l’inclusione dei servizi climatici offerti da Copernicus. Quest’ultimo, iniziativa dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e della Commissione europea, è finalizzato a fornire all'Unione europea la capacità di agire autonomamente nel settore della sicurezza e dell'ambiente tramite le rilevazioni satellitari entro il 2021;
  • il monitoraggio e la valutazione - temi particolarmente difficili e poco sviluppati in relazione ai quali la Commissione Europea sta lavorando per rendere disponibili indicatori e metodologie.

Criteri portanti della Strategia europea sono:
  • la sussidiarietà e proporzionalità;
  • l’approccio ecosistemico considerato il più efficace in presenza di diversi scenari di cambiamento (benefici molteplici, riduzione del rischio alluvioni e della erosione dei suoli, miglioramento della qualità di acqua e aria e riduzione degli effetti delle isole di calore nei centri urbani, ecc);
  • le azioni win-win (con aspetti positivi che riguardano anche altri aspetti oltre all’adattamento, ad esempio mitigazione, salute …), low cost e no regret (benefici a prescindere dal verificarsi del cambiamento climatico);
  • la sinergia con il Disaster Risk Management Policies in corso di sviluppo;
  • l’attenzione a cogliere le opportunità del cambiamento nei diversi settori (es: tecnologie nel settore dell’agricoltura e delle costruzioni, l’ecosystem management, il water management e il comparto assicurativo)


La Strategia si propone, altresì, l’obiettivo di promuovere l’adattamento attraverso l’internalizzazione dei suoi principi e obiettivi nei settori più vulnerabili anche mediante l’impiego dei fondi europei in materia di PAC e Coesione.

La Strategia individua i fondi LIFE come possibile strumento da utilizzare per superare i gap conoscitivi e supportare la capacità di adattamento e le azioni necessarie nelle seguenti aree: gestione transfrontaliera delle alluvioni e delle coste, integrazione dell’adattamento nella pianificazione urbanistica e territoriale, e aumentare la sostenibilità e resilienza nei settori agricoltura, foreste e turismo, uso sostenibile dell’acqua per contrastare la desertificazione, gli incendi nelle aree soggette a siccità, (priorità agli approcci intersettoriali, transregionali e transfrontalieri) con particolare riferimento alle aree montane.

I fondi LIFE possono, altresì, concorrere a migliorare:
  • la valutazione della vulnerabilità e delle strategie di adattamento
  • la consapevolezza dei cambiamenti e la comunicazione e gestione del rischio.

Dunque, la Strategia europea introduce una cornice e e le modalità per innalzare il livello di preparazione dell’Unione al cambiamento climatico, incoraggia e supporta le azioni degli Stati membri in tema di adattamento fornendo le basi metodologiche e conoscitive per migliori e informate decisioni sull’adattamento e per aumentare la resilienza agli effetti dei cambiamenti climatici dei settori più rilevanti e vulnerabili.

Nel 2016, la Commissione ha avviato una valutazione dell’attuazione e dei risultati ottenuti della Strategia rispetto a quelli attesi al momento della sua adozione nel 2013. La valutazione esamina inoltre l’evoluzione dei bisogni a cui la Strategia risponde, anche alla luce dell’accordo di Parigi del 2015 che attribuisce pari importanza all’adattamento ai cambiamenti climatici e alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Fa parte di questo processo di valutazione, la consultazione pubblica avviata dalla Commissione nel 2017 e chiusa a marzo 2018, per verificare lo stato di avanzamento della strategia di adattamento nei paesi dell’Unione. I documenti relativi alla consultazione forniscono un primo stato dell'arte degli impegni presi dagli Stati membri sul cambiamento climatico e sono consultabili sul sito dedicato.

La relazione sullo stato di avanzamento della strategia riconosce il raggiungimento degli obiettivi registrando progressi in otto azioni principali:
  1. incoraggiare gli Stati membri ad adottare strategie nazionali di adattamento, il cui numero è passato da 15 a 25 tra il 2013 e il 2018;
  2. sostenere il consolidamento delle capacità e rafforzare le azioni di adattamento in Europa con i fondi del programma LIFE;
  3. includere l'adattamento nel quadro del Patto dei sindaci;
  4. colmare le lacune nelle competenze;
  5. sviluppare ulteriormente la piattaforma Climate-ADAPT, contribuendo a migliorare le conoscenze in materia di adattamento e a condividerle per informare il processo decisionale;
  6. favorire una politica agricola comune (PAC), una politica di coesione e una politica comune della pesca (PCP) a prova di clima;
  7. garantire un'infrastruttura più resiliente;
  8. promuovere prodotti assicurativi e altri prodotti finanziari per decisioni d'investimento e commerciali resilienti.

Costituendone il documento di indirizzo, la Strategia europea ha incoraggiato gli Stati ad adottare proprie Strategie di adattamento per identificare le priorità e dirigere gli investimenti a livello nazionale. Lo stato di avanzamento di Strategie e Piani degli Stati Membri dell’UE è consultabile sul sito Climate-ADAPT.

Figura 1
Stato delle Strategie di Adattamento (NAS) in Europa a maggio 2020

Fonte: EEA, 2020

Figura 2
Stato dei Piani di Adattamento (NAP) in Europa a maggio 2020

Fonte: EEA, 2020

Climate-ADAPT: La piattaforma europea di adattamento climatico

Climate-ADAPT è una piattaforma dedicata al tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici, nata dal partenariato tra la Commissione europea e l’Agenzia europea dell’ambiente. Questa ha l’obiettivo di supportare l’Europa nell’adattamento, fornendo dati e informazioni attendibili e verificate agli utenti riguardo a molteplici tematiche: dalle politiche europee ai rapporti sullo stato di adattamento dei diversi stati, dalle conoscenze sul cambiamento climatico (impatti, rischi, vulnerabilità, opzioni di adattamento...) alle buone pratiche.
Per quanto riguarda le informazioni raccolte per l’Italia, sulla pagina della piattaforma dedicata sono riportati: il quadro politico e legale, i settori coinvolti, le azioni avanzate, le valutazioni, gli stakeholders coinvolti e i contatti di riferimento.

Gli impegni dell’Italia per la riduzione delle emissioni di gas serra

Il Decreto Clima

Nel 2019, con l’adozione del cosiddetto “Decreto Clima” (DL 11 del 14/10/19 convertito con modificazioni dalla L 141 del 12/12/19) sono state poste le basi per la definizione di una politica strategica nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell'aria. Si tratta del primo decreto-legge totalmente ambientale realizzato in Italia. Il decreto, in breve, prevede:

  • Buono mobilità: per le città e le aree sottoposte a infrazione europea sulla qualità dell’aria, sono stanziati fondi per la rottamazione dell’auto e moto particolarmente inquinanti; il buono potrà essere rinvestito in servizi ambientalmente sostenibili (abbonamenti al trasporto pubblico, acquisti di bici, servizi di mobilità condivisi…);
  • Corsie preferenziali per i comuni da realizzazione, prolungare, ammodernare o mettere a norma, per agevolare il trasporto pubblico;
  • Trasporto scolastico ecologico agevolato da finanziamenti per mezzi ibridi, elettrici…
  • Riforestazione urbana con fondi per la piantumazione e il reimpianto di alberi, la silvicoltura e la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane;
  • Nascita delle ZEA (zone economiche ambientali), che corrispondono ai parchi nazionali con agevolazioni e vantaggi fiscali per i comuni all’interno degli stessi e l’apertura di attività imprenditoriali ecosostenibili;
  • Stop alle infrazioni ambientali per discariche abusive e depurazioni delle acque, rafforzando i commissari che si occupano di bonificarle;
  • Programma Italia Verde, finanziando progetti green e premiando ogni anno la città Capitale Verde d’Italia, riconoscendo chi avrà presentato i progetti più innovativi ed efficaci;
  • Trasparenza dei dati ambientali grazie all’utilizzo di un database pubblico che raccoglierà i dati (raccolti da soggetti pubblici o concessionari di servizi pubblici) riguardanti l’inquinamento atmosferico, la qualità dell’aria e delle acque e quelli riguardanti altre tipologie di inquinamento
  • Vendita sfusa incentivata, dotando i negozi di green corner con detergenti per la casa e la persona e alimenti sfusi, e promuovendo l’apertura di nuovi negozi interamente “green”;
  • Campagna di informazione green nelle scuole, con un fondo destinato a finanziare progetti, iniziative, programmi, campagne;
  • Macchinette mangia plastica con finanziamenti per Comuni ed esercizi commerciali che vogliano dotarsene;
  • Caschi verdi per l’ambiente per la tutela e salvaguardia ambientale delle aree nazionali protette e delle altre aree riconosciute in ambito internazionale per il particolare pregio naturalistico;
  • Trasformazione del CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) in CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile);
  • Fondo per il rimboschimento e la tutela ambientale e idrogeologica delle aree interne;
  • Fondo per la qualità dell’aria rifinanziato “prenotando” le risorse che affluiranno sul bilancio del Ministero dell’ambiente dalle “aste verdi”.


Il decreto prevede l’istituzione presso il MATTM di un tavolo permanente interministeriale sull'emergenza climatica. Questo gruppo, composto da un rappresentante del Ministero medesimo e di ciascuno dei Ministeri delle politiche agricole alimentari e forestali, della salute, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti, avrà la finalità di monitorare e adeguare le azioni ai risultati e le azioni del Programma strategico nazionale, senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica.

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima

A dicembre 2019 è stato approvato e ufficialmente trasmesso alla Commissione Europea il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico con il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il documento che rappresenta uno strumento fondamentale per cambiare la politica energetica e ambientale dell’Italia verso la decarbonizzazione, recepisce le novità contenute nel Decreto Legge sul Clima nonché quelle sugli investimenti per il Green New Deal previste nella Legge di Bilancio 2020.
Con il PNIEC vengono stabiliti gli obiettivi nazionali al 2030 sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di CO2, nonché gli obiettivi in tema di sicurezza energetica, interconnessioni, mercato unico dell’energia e competitività, sviluppo e mobilità sostenibile, delineando per ciascuno di essi le misure che saranno attuate per assicurarne il raggiungimento.
L’obiettivo è quello di realizzare una nuova politica energetica che assicuri la piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica del territorio nazionale e accompagni tale transizione.
Nella seguente tabella sono illustrati i principali obiettivi su energia e clima dell’UE e dell’Italia al 2020 e al 2030.




Per assicurarne il raggiungimento, il Piano delinea parallelamente per ciascuno degli obiettivi molteplici misure da attuare.
L’attuazione del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima avverrà nel corso del 2020, tramite il recepimento delle direttive europee riguardanti l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e i mercati dell’elettricità e del gas.

La Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici - SNACC

La strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è stata formalmente approvata nel 2015. Il documento è stato costruito sulla base degli indirizzi generali, dei principi e degli obiettivi della strategia europea, a conclusione di un percorso di approfondimento e consultazione durato circa due anni e che ha visto coinvolti la comunità scientifica, le regioni, gli stakeholder e il MATTM.

La SNACC fa un quadro delle conoscenze scientifiche a livello nazionale in merito agli scenari climatici futuri, alle vulnerabilità e impatti sulle risorse naturali e sui settori socioeconomici potenzialmente impattati. Parallelamente individua possibili misure da adottare per ridurre i rischi ed aumentare la resilienza dei sistemi naturali ed antropici, avanzando un elenco di possibili azioni soft, verdi e grigie declinate per ogni settore. Il documento pone attenzione anche a trarre vantaggio dalle eventuali opportunità.

Il documento individua, altresì, due ambiti territoriali di particolare interesse in relazione alla loro vulnerabilità e importanza sotto il profilo ambientale economico e sociale: l’area alpina e appenninica e il distretto del Po, proponendo un Piano di azione per le Alpi.
L’approvazione della Strategia Nazionale rientra nella condizionalità ex ante prevista per l’erogazione dei fondi europei dell’attuale programmazione 2014-2020.

PIANO NAZIONALE DI ADATTAMENTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

A maggio 2016 è stata avviata l’elaborazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) per dare attuazione alla SNAC. È, infatti, sempre più condivisa l’urgenza di individuare azioni e programmare interventi coerenti con le strategie di adattamento se si intende, concretamente, lavorare al contrasto del cambiamento climatico.

Il Piano, elaborato dal lavoro del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, ha carattere di indirizzo generale: interferendo con le attività di pianificazione di competenza di altre Amministrazioni Pubbliche nazionali e locali, non può infatti avere carattere prescrittivo. Il PNACC si pone comunque come strumento di supporto agli enti nazionali, regionali e locali per individuare e scegliere le azioni più efficaci nelle differenti aree climatiche, tenendo conto delle criticità che le connotano maggiormente.

Il Piano si propone di individuare le azioni prioritarie in materia di adattamento per i settori chiave identificati nella Strategia, specificando le tempistiche e i responsabili per l’implementazione delle azioni. Sono circa 350 le misure di adattamento avanzate al fine di contenere la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici e aumentare la capacità di adattamento degli stessi. Obiettivi del PNACC sono anche quelli di fornire indicazioni per migliorare lo sfruttamento delle eventuali opportunità e favorire il coordinamento delle azioni a diversi livelli.
Il Piano in sintesi:

  • contiene il quadro aggiornato delle tendenze climatiche in atto e le variazioni climatiche future a livello nazionale, identificando aree climatiche omogenee ossia porzioni di territorio caratterizzate da condizioni climatiche simili durante il periodo storico di riferimento e simili proiezioni di anomalie climatiche;
  • analizza gli impatti attesi e le vulnerabilità di numerose risorse ambientali e settori socioeconomici, basando la propria analisi sulle componenti fondamentali per determinare il rischio legato ai cambiamenti climatici, ossia i pericoli, l’esposizione e la vulnerabilità (rifacendosi a quanto indicato dall’IPCC);
  • individua possibili azioni di adattamento e strumenti per il loro monitoraggio e per la valutazione dell’efficacia;
  • suggerisce una tempistica per l’attuazione delle azioni di adattamento e identifica possibili fonti di finanziamento a livello europeo, nazionale e regionale;
  • le azioni sono distinte per tipologia (Soft, Green e Grey) ed analizzate e valutate sulla base di alcuni criteri quali: efficacia, efficienza economica, effetti di secondo ordine, performance in presenza di incertezza, considerazioni per l’implementazione politica.

Figura 1

Figura 2


Il Ministero dell’Ambiente, per garantire la maggiore partecipazione possibile alla redazione di tale documento, ha avviato nel 2017 una prima consultazione pubblica. Questa, attraverso la compilazione di un questionario on-line, ha permesso a tutti di poter segnalare le proprie idee e proposte su tale tema. Nel 2018 si è poi tenuta una seconda consultazione, portando ad una sostanziale condivisione del Piano da parte delle Regioni. La Regione Piemonte è stata coinvolta nel percorso istituzionale che è passato attraverso lo strumento della Conferenza Stato Regioni. In tale sede è stato predisposto, con il contributo di tutte le Regioni e il coordinamento della Regione Sardegna, un documento di osservazioni e proposte che è stato consegnato al Ministero per contribuire alle prossime fasi di costruzione del Piano.

La Regione ha inteso segnalare alcune criticità le cui risoluzioni renderebbero più facilmente realizzabile il Piano: sono di particolare interesse i temi legati all’organizzazione della governance del Piano che deve necessariamente coinvolgere tutti gli stakeholder del territorio (le azioni che interessano le pubbliche amministrazioni sono solo il 7%), al monitoraggio dell’implementazione, alla definizione di criteri per individuare la priorità tra tutte le azioni individuate come utili al raggiungimento degli obiettivi, etc.

I risultati delle consultazioni sottolineano come il livello di governance regionale sia quello più indicato per indirizzare l’adattamento: le generali indicazioni nazionali - sebbene differenziate per macroregioni - devono, infatti, concretizzarsi in azioni a livello locale. Di conseguenza, questo compito spetta in primis agli enti regionali, mediante la definizione di una strategia regionale come strumento con cui delineare il quadro di attuazione della SNACC e del PNACC.

Dalle consultazioni è, inoltre, emersa l’esigenza che il PNACC venga sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Parallelamente è stata osservata la necessità di maggiore formazione all’interno delle istituzioni riguardo il mainstreaming dei temi riguardanti i cambiamenti climatici; nell’ambito del percorso CReIAMO PA del MATTM (finanziato con la programmazione 2014/2020) sono state avviate azioni di supporto in tal senso.

Ad ora, il Piano è ancora in fase di aggiornamento.