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AZIONI LOCALI

L’argomento Clima e Cambiamento climatico rientra negli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e in particolare nell'Obiettivo 13:

Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico

La Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici (SRCC)

Il dibattito pubblico sul cambiamento climatico ha visto una progressiva espansione negli ultimi anni sia per la diffusione delle analisi e delle valutazioni scientifiche, che fino a poco tempo fa rimanevano confinate all'ambito accademico, sia per la percezione diretta dovuta ad una serie di eventi "estremi" che si susseguono sul nostro territorio. Episodi di precipitazione intensa, prolungati periodi siccitosi come nel 2001 o nel 2005, l'ondata di caldo del 2003, le nevicate intense degli inverni 2008-2009 e 2009-2010 hanno di fatto costretto l'opinione pubblica a confrontarsi con la propria memoria storica, contribuendo ad alimentare la convinzione diffusa di un'aumentata variabilità del clima e di un'esacerbazione dell'intensità dei fenomeni.

Un ruolo fondamentale nella sfida ai cambiamenti climatici è svolto dalle realtà e istituzioni locali. È l'Accordo di Parigi, documento simbolo del contrasto al cambiamento climatico, che riconosce che l’azione non può essere lasciata soltanto ai governi nazionali, in quanto gli obiettivi sul clima possono essere raggiunti unicamente attraverso il rafforzamento e il coordinamento di tutti i livelli di governo. Le autorità regionali e locali giocano un ruolo decisivo sulla questione climatica poiché sono i soggetti che hanno conoscenza delle questioni locali e un profondo legame con le realtà e le comunità del territorio.

Sono queste le premesse che hanno portato la Regione Piemonte a decidere di affrontare in modo organico il tema del cambiamento climatico. Con la DGR 24-5295 del 3/07/17, cogliendo le sfide sia della mitigazione che dell’adattamento, la Regione ha, quindi, formalmente e concretamente avviato le attività per lavorare per il contrasto al cambiamento climatico: la delibera fornisce i primi indirizzi agli uffici per la predisposizione e l’attuazione della Strategia regionale sui Cambiamenti climatici (SRCC), quale attuazione della Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (approvata il 22/12/17 dal CIPE), e formalizza, per la sua redazione, la costituzione di un gruppo tecnico interdirezionale che lavora con il supporto di Arpa Piemonte. La SRCC costituisce anche la prima attuazione della Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile (SRSvS) a cui la Regione sta lavorando dal 2019.



La Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico è costruita come uno strumento di orientamento, ma anche di sintesi e confronto, delle diverse politiche regionali che, ciascuna con le proprie specificità, deve dare risposte per contribuire alla mitigazione e adattarsi ai nuovi scenari che il nostro territorio già affronta e affronterà in relazione a tale fenomeno: dalla sanità alla pianificazione del territorio, dall’agricoltura ai trasporti, dalla qualità dell’aria alla gestione della risorsa acqua, etc.

La SRCC si trova in linea con i contenuti del Green Deal europeo, riconoscendo i modelli di azione e i principi della green e circular economy come strumenti indispensabili nell’azione di contrasto al cambiamento climatico. La transazione duratura ed efficace verso un modello produttivo e di vita che riduca le emissioni di gas climalteranti e tenda al disaccoppiamento tra la crescita economica e l’impatto sulle risorse naturali (sviluppo sostenibile), rappresenta la scelta di valore che le nostre comunità possono e devono saper percorrere per garantirsi resilienza e, quindi, tutela e miglioramento del proprio benessere.

Per condividere linguaggi e conoscenze e a supporto delle attività che il Gruppo di lavoro ha iniziato a sviluppare, è stato realizzato un Corso di Formazione destinato a tutti i colleghi regionali (non solo i partecipanti al gruppo) che si è strutturato in 5 giornate di studio: il corso ha coinvolto esperti provenienti dalle istituzioni ma anche dal sistema privato, della ricerca, dell'associazionismo etc. che hanno saputo inquadrare, ciascuno con la propria specificità, il tema del cambiamento climatico dandone una visione trasversale e strutturata.
I materiali didattici forniti durante il corso e altre informazioni sono consultabili sullo spazio web che il gruppo di lavoro ha costruito per condividere le conoscenze.

Operativamente si sta lavorando per:

  • identificare e valorizzare le sinergie con le azioni di mitigazione attivate in forza della normativa europea e nazionale e degli obiettivi assunti con la sottoscrizione del protocollo U2_MOU;
  • sfruttare le possibili sinergie tra le misure attivate in settori di azione diversi. In particolare si sta lavorando con i Settori regionali attualmente impegnati nella costruzione/aggiornamento delle Pianificazioni e/o Programmazioni di settore, per inserire nei processi di redazione di questi nuovi strumenti regionali, anche la visione e la chiave di lettura del cambiamento climatico per definire il quadro di riferimento e le scelte di azione che dovranno essere definite anche in funzione
  • degli scenari climatici di breve, medio e lungo termine;
  • evitare maladattamenti, ovvero misure di adattamento settoriali che possano determinare effetti negativi in altri ambiti (ambiente o altri settori di attività antropica).
  • cogliere le eventuali opportunità connesse con il cambiamento climatico
  • coinvolgere e responsabilizzare la società civile tutta.

In particolare, nel 2019, il Gruppo di lavoro inter-direzionale ha definito gli obiettivi generali e trasversali della Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici.

Figura 1
Obiettivi generali e trasversali della Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici


Nel corso dell’anno, inoltre, si è lavorato per costruire uno strumento che, a partire dall’Inventario delle Emissioni (IREA) e dalla valutazione degli assorbimenti del comparto forestale e agricolo, sia in grado di fornire un Bilancio effettivo delle emissioni di gas climalteranti in Piemonte. Il progetto è in corso di realizzazione in collaborazione con l’Istituto per le Piante da Legno, l’Arpa Piemonte e l’Università di Torino.

Nel 2019, inoltre, è stato messo a punto come la pianificazione territoriale regionale - in particolare il PTR - possa divenire un potenziale strumento di integrazione delle misure di mitigazione e adattamento. Grazie all’attivazione di un tirocinio del Politecnico di Torino è, infatti, stata sviluppata una metodologia che delinea criteri e linee guida per un’efficace integrazione fra i diversi strumenti, pensando ad una pianificazione strategica climate proof. Gli Ambiti Territoriali Integrati (AIT), individuati dal PTR, sono stati indicati come le unità di riferimento per territorializzare la conoscenza riguardante il cambiamento climatico e per adottare misure e azioni finalizzate al contrasto dello stesso.

Grazie all’attivazione di un lavoro di Tesi con l’Università di Torino, tra il 2019 e il 2020, è inoltre stato svolto un approfondimento su un settore specifico che la SRCC dovrà integrare: la biodiversità vegetale. Dopo aver dato vita ad un quadro sullo stato della suddetta matrice ambientale in Piemonte, è stato analizzato come il cambiamento climatico la stia impattando e la impatterà in futuro. Al fine di minimizzare i danni, sono dunque state avanzate - grazie alla collaborazione di una cinquantina di esperti settoriali - molteplici misure di adattamento e in parte di mitigazione, potenzialmente riportabili in Strategia. Sia agli impatti che alle misure avanzate sono state assegnate delle priorità, basandosi sulle considerazioni degli esperti. Ad ora quest’analisi ha permesso di dar vita, comunque, ad una metodologia di lavoro preliminare su cui impostare le future analisi degli altri settori.

Gli impegni del Piemonte sul clima: il protocollo UNDER2
Memorandum Of Understanding (U2_MOU)

La prima azione che Regione Piemonte ha avviato per impegnarsi sul tema del contrasto al cambiamento climatico è stata aderire al Protocollo U2_MOU (inserire link alla pagina dedicata in Accordi internazionali), una Coalizione di Governi locali impegnati nell'azione di contrastare il cambiamento climatico lavorando principalmente sulla mitigazione e quindi sulla riduzione delle emissioni dei gas climalteranti.

La Regione Piemonte ha formalmente aderito nel dicembre 2015.

Obiettivo del protocollo è quello di ridurre il livello di emissioni di gas climalteranti in modo coerente con una traiettoria di riduzione al 2050 dell’80-95 % rispetto al 1990 e/o di raggiungere una emissione pro capite inferiore a 2 tonnellate entro il 2050.
In allegato al protocollo, la Regione Piemonte ha elencato le misure che intende adottare per contribuire agli obiettivi fissati dalla Coalizione. Le misure inserite nel documento di impegno contribuiscono sia alla mitigazione che all'adattamento a tale fenomeno:
  • le azioni di mitigazione previste da Piani e Programmi già adottati (misure correlate ad obiettivi di breve periodo, meno ambiziosi di quelli richiamate dal protocollo e che pertanto andranno opportunamente riviste e aggiornate). Il documento non contiene ancora quanto previsto dalla Proposta di Piano Energetico Ambientale Regionale che l’Amministrazione regionale ha recentemente “ri-assunto” (DGR 18-478 dell’8/11/19)
  • le azioni di adattamento previste da Piani e Programmi adottati, da attivare nei prossimi anni con la necessità di reperire le risorse finanziarie necessarie.

Le misure di mitigazione e adattamento riguardano i settori:
  • Trasporti
  • Riscaldamento domestico
  • Industria
  • Agricoltura
  • Energia
  • Foreste
  • Risorse idriche
  • Biodiversità e infrastrutture verdi
  • La gestione dei rischi naturali.

Poiché l’adesione al Protocollo comporta un obbligo di reporting periodico delle azioni attivate in coerenza con gli impegni assunti, la Regione Piemonte dal 2018 utilizza il sistema fornito dalla piattaforma CDP - Carbon Disclosure Project. Per rendicontare i dati relativi alle emissioni verificate sul proprio territorio la Regione Piemonte, infatti, compila il questionario messo a disposizione da CDP dedicato alle emissioni di gas climalteranti sul territorio regionale. Quest’attività permette di mantenere sotto controllo le performance del Piemonte in termini di emissioni e il relativo contributo positivo o negativo alla mitigazione del cambiamento climatico.

Le pianificazioni regionali di settore allineate al tema del CC

Parallelamente alla costruzione del documento di Strategia, il gruppo di lavoro ha avviato, in stretta collaborazione con Arpa Piemonte, un'attività di allineamento e costruzione di coerenza delle pianificazioni settoriali, in corso di elaborazione e approvazione, al tema del cambiamento climatico.
In particolare, tale attività si è concentrata su:

Piano Energetico Ambientale Regionale, la cui proposta di aggiornamento (DGR 18-478 dell’8/11/19) è stata inviata all’attenzione del Consiglio regionale per l’approvazione finale. Nel Piano è stato inserito un Allegato specifico (All. 4) specificatamente dedicato al tema cambiamento climatico ed energia in cui viene evidenziato non solo il contributo della politica energetica alla mitigazione del fenomeno, ma anche come il comparto debba individuare specifiche misure di adattamento in relazione agli scenari climatici sul nostro territorio. Inoltre, con l'Allegato 5 si forniscono indicazioni sull'evoluzioni delle emissioni di CO2 in Piemonte anche in funzione delle politiche individuate dal PEAR.
A tale proposito si evidenzia come la Regione Piemonte, proprio con le proprie politiche energetiche, sia già instradata per raggiungere gli obiettivi del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra e siano stati fatti significativi miglioramenti nell'intensità di carbonio del consumo finale di energia, soprattutto per ciò che concerne la generazione elettrica. L’azione strategica volta a promuovere sia il passaggio a combustibili con minore intensità di carbonio, sia l’efficienza energetica, sia l’introduzione delle fonti rinnovabili di energia sta dando già interessanti risultati.
Tra gli allegati a supporto della Proposta è stato aggiunto il nuovo Allegato 6 “Rapporto statistico sull’energia in Piemonte”, che fornisce un quadro aggiornato al 2017-2018 dei dati energetici regionali. Il rapporto conferma l’attualità della traiettoria (2015-2030) stimata dalla Proposta di PEAR ai fini del conseguimento degli obiettivi strategici di sviluppo delle FER e di riduzione dei consumi energetici al 2030.

Piano Regionale di Qualità dell'Aria, approvato dal Consiglio regionale, con DCR 364-6854 del 25/03/19 che è completo di un Allegato D dedicato alla Valutazione degli effetti ambientali del Piano in riferimento ai cambiamenti climatici. In particolare, allo scenario emissivo tendenziale di gas climalteranti (CO2, N2O e CH4) al 2030 sono state applicate le Misure del Piano regionale di Qualità dell'Aria tutte reinterpretate in termini di scenario emissivo individuandone ambiti di intervento (comparti emissivi coinvolti), efficacia (% di riduzione dei diversi inquinanti), grado di penetrazione (diffusione nell’ambito del comparto emissivo coinvolto). Gli effetti ambientali del PRQA portano nel complesso ad una riduzione del 15% delle emissioni di CO2 equivalente, con particolare rilevanza nell’ambito del comparto trasporti (40% di riduzione) e del comparto riscaldamento (38%). Alcune Misure del Piano sono state anche interpretate in relazione alla loro utilità in funzione dell'adattamento del territorio agli effetti del CC (es. Attività forestali compensative urbane);

Progetto di revisione del Piano di Tutela delle Acque, approvata la proposta al Consiglio con DGR 64-8118 del 14/12/18. Il Capitolo 6 del Piano, dedicato al Bilancio Idrico, contiene la sezione 6.4 in cui si tratta degli Effetti del Cambiamento Climatico sul settore delle risorse idriche.

Piano Territoriale Regionale, approvato nel 2011, ha sviluppato una ripartizione territoriale articolata per Ambiti di Integrazione Territoriale (AIT), insiemi di comuni che rappresentano sistemi territoriali e funzionali di livello regionale in termini di sviluppo territoriale. Proprio gli AIT sono stati indicati come le unità di riferimento per territorializzare la conoscenza riguardante il cambiamento climatico e per adottare misure e azioni finalizzate al contrasto dello stesso. Pur essendo stato svolto un lavoro di tirocinio in collaborazione con il Politecnico di Torino a tal riguardo - che ha permesso di fare una prima proposta di allineamento ai temi del cambiamento climatico - ad ora il PTR non ha ancora avviato il percorso di aggiornamento in cui sarà inserito anche l’allineamento ai temi del cambiamento climatico.

Il Patto dei Sindaci

Il Patto dei Sindaci è il più grande movimento globale di città impegnate in azioni virtuose a favore di clima ed energia. Ad ora sono oltre 10mila i Firmatari che hanno deciso di condividere una visione comune per accelerare il percorso per una transizione energetica a basse emissioni di carbonio. Nel dettaglio, i Firmatari si impegnano ad accelerare la decarbonizzazione con l’obiettivo di ridurre del 40% i gas a effetto serra entro il 2030 (obiettivo ancora attuale dell’UE) e ad adattarsi agli inevitabili impatti del cambiamento climatico, permettendo anche ai cittadini di accedere a un'energia sicura, sostenibile e accessibile.
La decisione politica di aderire al movimento compete al consiglio locale e deve essere tradotta nell’arco di due anni in un Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima (PAESC). Questo documento traduce gli impegni formalmente assunti dai Firmatari in azioni chiave che l’amministrazione intende intraprendere. Il Piano contiene un Inventario di Base delle Emissioni per monitorare le azioni di mitigazione, la Valutazione di Vulnerabilità e Rischi Climatici e, facoltativamente, la Strategia di Adattamento. Quest’ultima può anche essere sviluppata e integrata separatamente.
L’adesione al Patto dei Sindaci si traduce poi in processo di lungo termine che vede le città impegnate a riferire ogni anno sui progressi dei loro piani.
Fondamentale per l’implementazione e il funzionamento del Piano è la presenza di Coordinatori o enti finanziatori. Dal 2009 la Regione Piemonte ha sottoscritto l’impegno come Coordinatore Territoriale del Patto e ad ora sono 321 i firmatari tra Comuni singoli o aggregazioni (il 27% dei Comuni Piemontesi) in Piemonte. La distribuzione sul territorio dei Firmatari non è omogenea: si concentra, infatti, tra la Città metropolitana di Torino, la Provincia di Cuneo e la Provincia di Novara e Verbania.

Figura 2
Comuni piemontesi che hanno firmato il Patto dei Sindaci

Sono molteplici i benefici che i Comuni firmatari del Patto ricevono anche a livello regionale. La Regione Piemonte ha, infatti, inserito criteri di premialità per tali Amministrazioni nell’erogazione di finanziamenti per la riqualificazione energetica di edifici o sistemi di illuminazione pubblica. Inoltre, ha fornito, prioritariamente a tali Comuni, servizi di assistenza tecnica per l’attivazione di investimenti in efficienza energetica grazie a progetti europei (ad esempio promuovendo finanziamenti tramite Energy Performance Contract) o tool di supporto all’energy management (Enercloud+).
Recentemente è stato costruito un database sui consumi energetici a livello comunale, che viene periodicamente aggiornato e che viene messo a disposizione dei Comuni per la realizzazione dell’Inventario delle Emissioni o per il monitoraggio dei PAESC.

L’adattamento urbano

Il rapporto speciale dell’IPCC sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5 °C al di sopra dei livelli preindustriali e dei relativi pathways per limitare le emissioni di gas a effetto serra, afferma con forza la necessità di attuare la trasformazione energetica per ridurre da subito, in modo significativo, le emissioni climalteranti per raggiungere la neutralità nel 2050. Al tasso di crescita attuale il riscaldamento della terra raggiunge 1.5 °C intorno al 2040: cambiare questa tendenza è urgente per evitare impatti irreversibili, imprevedibili e ingestibili.

Il rapporto identifica le città e gli ecosistemi urbani come uno dei quattro sistemi globali, insieme a energia, infrastrutture e industria, su cui lavorare per rendere più efficace l’azione climatica, ma è necessaria un’importante spinta negli impegni sulla mitigazione e sull’adattamento che vengono adottati attualmente, un’azione che diventi più concreta e alzi il livello di ambizione per stare in linea con il limite di 1,5 °C di riscaldamento globale.

Le città e le aree urbane sono soggette a un’attenzione particolare quando si tratta l’emergenza climatica per diversi motivi. Primo fra tutti quale luogo dove si generano elevate emissioni di gas climalteranti e che, sotto questo punto di vista, sostengono le emissioni delle aree circostante, a causa della mobilità delle persone e dell’indotto industriale. Le città rappresentano anche luoghi che consentono di misurare quantitativamente l’intensità degli impatti del cambiamento climatico e di valutare la sinergia degli effetti combinati con altri fattori quali quelli ambientali, socioeconomici, culturali e istituzionali. Nello stesso tempo, le città rappresentano il luogo privilegiato dove si sviluppano idee e strumenti, si concentrano creatività e innovazione e si possono sperimentare soluzioni nuove per delineare una prospettiva in grado di contrastare le cause del cambiamento climatico, segnando una decisa inversione di tendenza, e adattare la forma e l’organizzazione della città al clima che cambia. Le azioni sul clima messe in campo dalle aree urbane, sia che riguardino la mitigazione sia l’adattamento, possono essere pertanto molto efficaci, agire oltre i confini fisici della città e creare soluzioni che rappresentano ispirazione e risorse per altre.
La recente emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del virus COVID-19 ha evidenziato la criticità delle aree urbane e degli attuali modelli di vita e lavoro nella diffusione del contagio, accentuandone il ruolo centrale del cambiamento.

Le città rappresentano elementi sensibili per quanto riguarda gli impatti del cambiamento climatico: l’elevata concentrazione di persone e assetti infrastrutturali ed economici e l’effetto combinato con altre criticità esistenti, fanno sì che il rischio climatico si mantenga elevato, anche quando si opera per diminuire la vulnerabilità della città, in particolare la vulnerabilità fisica. Le proiezioni ci dicono che, se a livello mondiale la popolazione che vive nelle aree urbane passerà dal 55% attuale al 68% nel 2050, a livello europeo le percentuali salgono rispettivamente al 74% e all’85%. Anche se a livello italiano queste percentuali non saranno raggiunte, l’incremento della popolazione urbana registrato dal 1950 e la sempre maggior urbanizzazione delle aree limitrofe alle città, confermano questa tendenza, soprattutto a scapito delle città medio-piccole.

Se da una parte, la concentrazione di persone e assetti delle aree urbane incrementa le pressioni sugli ecosistemi naturali, incidendo anche sul benessere e sulla salute, e determina spesso stili di vita a più alta intensità di risorse, come il fabbisogno di energia e acqua, dall’altra rappresenta un macrosistema ottimizzato, se pensiamo ad esempio alle emissioni pro-capite di anidride carbonica o all’utilizzo dei servizi collettivi, dal teleriscaldamento al sistema di trasporto pubblico. Inoltre, sono le città che ospitano le università e i centri di eccellenza scientifica, i luoghi dove si produce il maggior prodotto interno lordo, dove nasce e si sviluppa l’innovazione tecnologica, dove matura la competitività, dove si concentra l’istruzione secondaria.

Le manifestazioni del cambiamento climatico a maggior impatto sulle aree urbane sono quelle relative ai periodi estivi di caldo intenso e prolungato, le ondate di caldo, agli eventi di precipitazione intensa localizzata, connessi ai temporali, a carattere improvviso e spesso impredicibili, alle alluvioni, siano esse dovute a esondazioni dei corsi d’acqua che le attraversano, o, in prospettiva, all’invasione delle zone costiere.

Le ondate di caldo, fenomeni che tutte le estati fanno registrare impatti importanti sulla salute, sono stimate aumentare con il riscaldamento globale e l’effetto combinato con le caratteristiche termiche e radiative delle aree urbanizzate porta a estremi di temperatura molto elevati e alla mancanza di refrigerio notturno. Gli effetti potenziali sulla salute, favoriti dagli elevati valori di concentrazione di ozono e di biossido di azoto che spesso accompagnano questi fenomeni, saranno sempre più rilevanti.

Picchi di domanda energetica per il raffrescamento e relativi black-out, criticità per i sistemi di trasporto pubblico, alterazione dei cicli produttivi, incremento del rischio antropico, per esempio per incendio, interruzioni e ritardi nell’erogazione dei servizi, scarsità della disponibilità idropotabile, diminuzione della portata e della qualità dei corsi d’acqua che attraversano le città, degradazioni al verde pubblico sono alcuni degli effetti aggiuntivi delle ondate di caldo nelle città. A questi si affiancano anche impatti apparentemente meno rilevanti ma che, se protratti per lunghi periodi, alterano le dinamiche dell’intero ecosistema città, quali il minor utilizzo degli spazi pubblici e dei sistemi di trasporto collettivi, le limitazioni alla vita sociale, condizioni di disagio diffuse nella conduzione della vita ordinaria, diminuzione della produttività, effetti negativi sul turismo.
La tendenza al riscaldamento, con proiezioni che nelle aree urbane italiane saranno sempre più importanti (arrivando fino a +3-4 °C in media, con valori superiori nella stagione estiva; se si considerano le temperature estreme positive, si stima un aumento anche di +5 °C), sta già determinando un incremento delle allergopatie, dovute sia a una maggiore suscettività della popolazione urbana, che si trova spesso in un contesto di scarsa qualità dell’aria, sia alla variazione dei periodi di emissione dei pollini in atmosfera e alla loro elevata concentrazione, favorita da condizioni di caldo e siccità. Insieme alle nuove malattie trasmesse da vettori, l’incidenza delle allergopatie, contribuisce ad aggravare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute.

La qualità dell’aria, uno degli aspetti ambientali più critici delle città del bacino padano, attorno al quale spesso si scontra la capacità delle istituzioni di individuare soluzioni adeguate, può essere influenzata anche dai residui della combustione dovuti agli incendi boschivi. Episodi come quello dell’autunno 2017, quando a Torino la concentrazione di polveri è aumentata drammaticamente (superando i 250 μg/m3) per il trasporto dei fumi degli incendi boschivi che stavano interessando tutta la fascia prealpina occidentale e ha fatto misurare valori record nelle stazioni più prossime agli incendi, non saranno occasionali. Il potenziale incendi boschivi è stimato aumentare con il riscaldamento globale, concause date dalla mancata gestione del bosco e dallo spopolamento delle aree rurali montane favoriscono lo sviluppo di incendi, così come i comportamenti individuali di chi opera nelle aree rurali, che devono essere adeguati al clima che cambia.

Le città, quindi, rappresentano ecosistemi aperti, fortemente integrati con le aree circostanti, con flussi importanti di risorse, materie, prodotti, persone: centri di aggregazione e distribuzione, la cui pianificazione integrata, a livello settoriale e territoriale, è elemento indispensabile per il contrasto agli effetti negativi del cambiamento climatico e per la conservazione delle potenzialità di sviluppo che esse includono.

L’attenzione alle persone che vivono nelle città, ai sistemi di inclusione sociale e di rappresentanza, alla protezione sociale, alle politiche per il contrasto alle nuove povertà e alla crescita delle ineguaglianze, l’incremento delle risorse, anche intangibili, per la cultura, la formazione, la sperimentazione di modelli di governance inclusiva della città, sono elementi prioritari e imprescindibili del portfolio di azioni per aumentare la resilienza della città al cambiamento climatico, dato l’ingente fattore di esposizione.

Il disegno di una città del futuro, climate resilient, non può prescindere dalla costruzione di una visione complessiva che riguardi persone, infrastrutture, verde, acqua, mobilità, servizi, dove la qualità della vita sia elemento di attrattività.
L’adattamento urbano a un clima che cambia deve essere un mezzo per costruire questa visione, deve permeare tutte aree dell’amministrazione pubblica e includere tutte le componenti vitali delle città, dall’industria all’università, dalla cultura alla cura dell’ambiente, dai sistemi di gestione del lavoro, della salute, dell’istruzione, uscire da una logica settoriale e trovare una declinazione in ogni aspetto che riguarda la vita pubblica e individuale.

La gestione dell’emergenza sanitaria del nuovo coronavirus e le azioni di protezione intraprese, pur nella drammaticità della situazione, nel ritardo iniziale della presa di coscienza e dell’azione, nella mancanza di una pianificazione adeguata, hanno dimostrato che il cambiamento è possibile, che è possibile agire in modo diverso, consumare in modo diverso e che l’ambiente naturale ha una funzione irrinunciabile per l’uomo. Il cambiamento socio-economico che determinerà questa drammatica esperienza ha creato un ambiente fertile per l’attuazione delle politiche ambientali e per implementare l’adattamento al cambiamento climatico, nella certezza di non dover più trovarsi impreparati a emergenze annunciate.

IL CASO DI TORINO

Come molte altre città, anche il territorio torinese ha risentito degli effetti locali del riscaldamento globale, in particolare nel corso del XXI secolo, con un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di caldo, con conseguenze gravi sulla salute pubblica, dei fenomeni di precipitazione intensa, a rapida evoluzione, accompagnati da raffiche di vento sempre più importanti, in grado di determinare danni al ricco patrimonio arboreo della città. Alterazioni del ciclo pollinico con periodi caratterizzati da elevate concentrazioni fuori stagione e anticipi stagionali, episodi di incremento dell’inquinamento da polveri a causa degli incendi boschivi nel territorio circostante, una accentuata variabilità climatica inter-annuale, che alterna periodi piovosi a lunghi periodi siccitosi, che favoriscono il permanere in sospensione delle polveri, con un peggioramento della qualità dell’aria, e portate dei fiumi che attraversano la città ridotte, che, in alcuni casi, favoriscono la diffusione di infestanti. 
Gli scenari climatici futuri sulla città evidenziano un potenziale aggravamento degli impatti del cambiamento climatico, anche con le azioni di mitigazione più aggressive, aggravati da una fragilità sociale ed economica che rischia di aumentare.
La Città di Torino ha pertanto ritenuto prioritario dotarsi di uno strumento che definisca come “adattare” la città e le sue dinamiche a un clima in cambiamento, sviluppando quindi una strategia locale per ridurre la vulnerabilità del territorio e delle persone garantendo la loro salute e benessere, assicurare la vivibilità della città e la continuità dei servizi, mettendo le persone più vulnerabili al centro della politica climatica.
Inizialmente l’accento è stato posto su azioni di mitigazione per ridurre le emissioni locali di gas climalteranti. Torino ha aderito al Patto dei Sindaci nel 2009 e approvato il suo Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (TAPE - Turin Action Plan for Energy) a settembre 2010, ponendosi un ambizioso target di riduzione delle emissioni di CO2: -30% al 2020 rispetto alle emissioni del 1991.
L’ultimo rapporto di monitoraggio ha permesso di verificare, attraverso il confronto tra l’inventario delle emissioni relativo all’anno base e quello relativo al 2017, il superamento dell’obiettivo che la Città si era posta entro il 2020; in particolare, è stata registrata una riduzione delle emissioni di CO2 del 33%. Il completamento di alcune azioni già avviate e ulteriori nuovi interventi consentirà di raggiungere una riduzione del 35% entro il 2020. Gli importanti risultati raggiunti sono associati principalmente ad interventi di efficientamento e risparmio energetico nei settori municipale (edifici, illuminazione pubblica, semafori), trasporti, residenziale e ai risultati nell’ambito del green public procurement. Se ai suddetti settori, previsti dal Patto dei Sindaci, si aggiungono anche i dati associati a quello dell’industria, i risultati in termini di riduzione delle emissioni di CO2 superano il 40%.

La Città di Torino, consapevole che i mutamenti climatici sono già in atto e che è necessario aumentare la resilienza complessiva della città, ha aderito nel 2015 all’iniziativa Mayors Adapt, impegnandosi a valutare i rischi e le vulnerabilità potenziali per definire una strategia di adattamento.
L’adesione nel 2019 al nuovo Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia, che integra le due iniziative precedenti e, quindi, le politiche di mitigazione e adattamento, ha consentito alla città di rafforzare l’impegno sul clima attraverso la creazione di un Gruppo di Lavoro interdisciplinare a supporto della predisposizione del Piano di adattamento ai cambiamenti climatici (nel seguito GdL), supportato politicamente da cinque diversi Assessorati (Ambiente, Verde e Protezione Civile - Urbanistica - Infrastrutture e Mobilità - Politiche Sociali - Innovazione).
Obiettivo di questo GdL è stato quello di lavorare in modo congiunto e coordinato per l’individuazione delle azioni di adattamento a breve e a lungo termine, esaminando, nell’ambito dei diversi settori, le eventuali buone pratiche e le misure già esistenti, nonché favorendo la definizione di azioni e indirizzi per costruire la capacità adattativa a livello locale.

Composto dai rappresentanti di 14 diversi Uffici/Servizi comunali, il GdL ha lavorato a stretto contatto con Arpa Piemonte e con altri stakeholder locali, primi tra tutti Regione Piemonte e le Università torinesi per identificare i principali impatti del cambiamento climatico sulle diverse componenti del sistema città, gli obiettivi strategici da perseguire e ha definito il percorso per raggiungerli. Un contributo importante è stato dato dal confronto con le città, italiane e non, che avevano già sviluppato una strategia o un piano di adattamento. In particolare, grazie al supporto tecnico ed economico della German Marshall Fund of the United States, è stato avviato Torino climate lab, nell’ambito del quale è nata una collaborazione con le città americane di Porland (Oregon), Oakland (California) e New Orleans (Louisiana), che ha permesso di osservare dei modelli positivi di processo partecipato, di co-creazione con la partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione del piano e di verificare l’impatto di alcune tipologie di misure di adattamento già realizzate, anche se in contesti territoriali diversi da quello locale.

Torino ha sviluppato una strategia che individua due categorie principali di azioni per i principali rischi derivanti dal cambiamento climatico, che includono gli impatti indiretti:

"Come prepararsi" che comprende le azioni volte a migliorare la capacità dell'Amministrazione di anticipare gli impatti dei cambiamenti climatici, fornire servizi in modo efficace, gestire le emergenze, comunicare efficacemente e sensibilizzare i cittadini



"Come adattare la città"
che comprende le azioni finalizzate ad attenuare l'impatto di eventi meteorologici estremi e a gestire situazioni critiche. Le azioni di adattamento sono naturalmente rischio specifiche, ma si basano su alcuni aspetti trasversali: l’implementazione di nature based solutions per ridurre i diversi impatti, quindi sia per attenuare il caldo in città ma anche per gestire le acque meteoriche soprattutto durante eventi estremi localizzati nel tempo e nello spazio, le azioni per migliorare i servizi ai cittadini, l’informazione e la sensibilizzazione della popolazione sui comportamenti corretti da adottare, l’adeguamento delle norme urbanistiche, il coordinamento dei diversi strumenti di pianificazione e formazione specifica del personale.

CAMBIAMENTI CLIMATICI E VALUTAZIONI AMBIENTALI

Oggigiorno, con sempre maggior frequenza assistiamo alle conseguenze indotte dai cambiamenti climatici sugli ecosistemi e sulla nostra società: aumento delle temperature, modifica dei regimi delle precipitazioni, riscaldamento degli oceani, fusione dei ghiacciai, costituiscono solo alcuni dei fenomeni più evidenti.
La comprensione di tali fenomeni costituisce il primo passo verso l’individuazione delle migliori azioni finalizzate alla riduzione degli impatti e la vulnerabilità dei cambiamenti climatici, assicurandone in questo modo appropriatezza e tempestività.

Nell’ultimo decennio, in seno al processo politico UE e all’orientamento del contesto normativo europeo e nazionale, vengono recepite alcune questioni ambientali come elementi fondanti, tra cui l'efficienza delle risorse, la sostenibilità, la tutela della biodiversità, i cambiamenti climatici e i rischi di incidenti e calamità. Tali concetti hanno assunto maggiore rilievo anche all’interno dei processi di valutazione e decisionali nell’ambito dello studio di impatto ambientale di progetti sul clima e la loro vulnerabilità al cambiamento climatico in termini di danni all’ambiente e di compromissione dello sviluppo economico.

A tale riguardo è possibile osservare come la Direttiva 2014/52/EU, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, sottolinei come nel corso dell'ultimo decennio alcune questioni ambientali, tra cui i cambiamenti climatici e i rischi di incidenti e calamità, hanno assunto maggiore importanza in seno al processo politico e che dovrebbero pertanto costituire elementi importanti all'interno dei processi di valutazione e decisionali. In particolare, viene sottolineata l’opportunità di valutare l'impatto dei progetti sul clima (ad esempio le emissioni di gas a effetto serra) e la loro vulnerabilità al cambiamento climatico.

Le stesse Linee guida della Commissione Europea del 2017, che ne recepiscono l’essenza in materia di VIA, nel documento relativo allo scoping, citano in relazione agli effetti sull’ambiente che devono essere tenuti in considerazione nella redazione di un progetto, anche il tema del cambiamento climatico.
Sempre in ambito europeo, sebbene meno recenti, meritano essere ricordate le “Linee guida per l’integrazione dei Cambiamenti Climatici e della biodiversità nella Valutazione di Impatto Ambientale” del 2013, pubblicate dalla Commissione Europea.
In ambito nazionale la tematica del cambiamento climatico non viene trattata direttamente, ma, nel DLgs 104/17 di attuazione della direttiva 2014/52/UE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, per quanto attiene agli impatti ambientali dei piani, programmi e progetti e ai loro effetti significativi diretti e indiretti, il clima viene citato tra i fattori da tenere in considerazione.
L’importanza di inserire il tema dei cambiamenti climatici all’interno dei procedimenti valutativi, tra cui la VIA, risulta sicuramente rilevante e richiesto sia a livello comunitario, sia nazionale.

La Regione Piemonte ha fatto proprio il mandato Europeo attraverso la redazione di documenti di indirizzo delle politiche regionali e pianificazione settoriale tra cui la Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici in cui viene riconosciuto alla procedura di VIA un ruolo fondante nel processo di contrasto ai Cambiamenti climatici.
Il recepimento delle disposizioni comunitarie in materia si riconferma nel documento programmatico regionale relativo agli obiettivi istituzionali di Arpa Piemonte in materia di tutela ambientale e di prevenzione per il triennio 2020-22 (recepito con DDG 19 del 18/02/20).
Il documento delinea alcune attività che dovranno essere rivolte ad effettuare una analisi preliminare ad integrazione della tematica cambiamenti climatici (sia in termini di mitigazione, sia di adattamento) nelle procedure di VIA, come indicato nelle Linee Guida della Commissione Europea del 2017.
Tale tematica sarà affrontata con il supporto tecnico scientifico di Arpa Piemonte sulla base delle competenze dell’Agenzia in materia di Valutazione di Impatto Ambientale.
L’obiettivo pertanto proposto è individuare strumenti conoscitivi, nonché sistemi innovativi di supporto al processo decisionale dei progetti sottoposti a VIA, in grado di stimare la vulnerabilità del territorio e, attraverso indicatori specifici prevedere, in un contesto temporale a lungo termine, gli effetti del cambiamento climatico sui progetti e l’incertezza in merito agli effetti sui cambiamenti climatici dei progetti stessi.
Sulla base di tali strumenti sarà così possibile individuare forme di mitigazione attraverso l’integrazione e l’adeguamento delle condizioni ambientali in relazione a tale tematica.
Il fine è migliorare il quadro conoscitivo sulle conseguenze ambientali sociali ed economiche dei cambiamenti climatici, contribuendo a definire uno scenario di riferimento rispetto al quale monitorare l’efficacia delle future azioni di adattamento.

IL PROGETTO CCLIMATT

Nell'ambito del Programma europeo di cooperazione transfrontaliera tra Francia e Italia - Interreg Alcotra - è stato avviato nel 2017 il progetto CClimaTT (capofila Parco Fluviale Gesso Stura) - Il Clima cambia, cambiamo anche noi.
I partner, tra cui Regione Piemonte, sono impegnati ad arricchire la conoscenza sugli effetti dei cambiamenti climatici nell’area transfrontaliera, per poi comunicarne i contenuti al più ampio pubblico e innescare azioni civiche di contenimento del consumo energetico.
Il concetto trasversale e ispiratore di tutte le attività di progetto è che anche le piccole comunità locali sono in grado di influenzare i cambiamenti climatici e che l’adozione di comportamenti virtuosi a livello locale può portare al miglioramento globale del sistema.

In particolare gli obiettivi del progetto si articolano su tre tematiche:
  • Conoscenza: studi e analisi per approfondire gli effetti su alcuni dei parametri di maggiore interesse e riconoscibilità nell’immaginario collettivo per i singoli territori (specie animali, colture viticole, ambiti perifluviali)
  • Comunicazione: attività per coinvolgere la popolazione e favorire la presa di coscienza delle problematiche anche in ambiti in cui la qualità della vita non sembra a prima vista influenzata dai cambiamenti climatici.
  • Cittadinanza attiva: strumenti materiali e immateriali per favorire l’adozione di comportamenti virtuosi da parte della popolazione.

I principali risultati attesi riguardano l’accrescimento delle conoscenze esistenti relative ai processi del cambiamento climatico, la definizione dei potenziali impatti climatici su vari settori (ambientale, economico, sociale), il coinvolgimento della popolazione attraverso strumenti in grado di attivare comportamenti virtuosi (nel campo dell’educazione, turismo, agricoltura), il rafforzamento della “Cellula transfrontaliera” di educazione ambientale del Parco Europeo Alpi Marittime-Mercantour.
Il partenariato sta inoltre lavorando per concretizzare gli obiettivi del progetto rendendoli riconoscibili ai fruitori del territorio attraverso ad esempio la realizzazione di itinerari tematici sui cambiamenti climatici nei territori o il coinvolgimento diretto della popolazione tramite la promozione di azioni pilota esemplari per la lotta al cambiamento climatico.
Le azioni avviate con CClimaTT sono dunque propedeutiche ad un’attività continuativa nel tempo di analisi delle componenti e degli impatti ambientali e di gestione del territorio in un'ottica di resilienza sia da parte dei soggetti istituzionali che di quelli privati.

Il PROGETTO ARTACLIM

ARTACLIM Adattamento e Resilienza dei Territori Alpini di fronte ai Cambiamenti Climatici è un progetto transfrontaliero di ricerca-azione che vuole favorire l’introduzione di misure di adattamento ai cambiamenti climatici nell’ambito della programmazione e pianificazione territoriale delle amministrazioni pubbliche.
Per il versante italiano, partecipano al progetto la Città Metropolitana di Torino, Il Politecnico, iiSBE Italia e la Società Seacoop.

Gli obiettivi specifici decisi per il progetto sono:
  1. Elaborare, sperimentare e validare metodologie e strumenti che rendano evidenti e misurabili gli effetti dei cambiamenti climatici nei territori e permettano di definire strategie di adattamento condivise;
  2. Fornire agli enti locali territoriali gli strumenti idonei per introdurre nei processi di pianificazione misure e azioni di adattamento durature, al fine di aumentare la resilienza dei loro territori;
  3. Sviluppare una metodologia generale riproducibile e trasferibile presso altri enti locali territoriali della fascia alpina e oltre.

Sono tre le aree studio prese in considerazione: un sito scelto in Italia corrispondente alla Zona Omogenea Pinerolese e due in Francia ovvero il Parc Naturel Régional du Massif des Bauges e la Communauté de Communes Haut-Chablais.
Ad ora il progetto ha definito lo stato dell’arte sul clima sull’area pilota, ha dato vita ad un set di indicatori climatici e ha svolto uno studio di vulnerabilità del territorio ai cambiamenti climatici riguardo ai settori agricoltura, foreste e biodiversità, insediativo e turismo. Le attività in corso che stanno portando avanti i partner del progetto ARTACLIM in questo momento sono:
  • La formazione del personale tecnico e degli stakeholder,
  • La costruzione di un set di strategie e misure di adattamento da inserire negli strumenti di pianificazione,
  • Lo sviluppo e l'utilizzo di strumenti di gestione dell’adattamento per le istituzioni pubbliche.