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SALUTE 

L’argomento Salute rientra negli Obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile in particolare nell'Obiettivo 3:

Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età.

Sono stati fatti grandi progressi per quanto riguarda l’aumento dell’aspettativa di vita e la riduzione di alcune delle cause di morte legate alla mortalità infantile e materna. Nonostante ciò, sono necessari molti altri sforzi per sradicare completamente un’ampia varietà di malattie e affrontare numerose e diverse questioni relative alla salute.

Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico

Una vasta e solida letteratura epidemiologica disponibile sull’argomento è sufficiente per un giudizio fondato sugli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico.
Sebbene i meccanismi fisiopatologici attraverso cui gli inquinanti esercitano effetti negativi sulla salute umana presentino ancora qua e là alcuni punti da chiarire, molto è stato già chiarito ed è ormai consolidata l’evidenza che l’esposizione all’inquinamento atmosferico abbia effetti gravi; la maggior parte dei paesi europei vive ancora in condizioni molto lontane da quelle auspicabili per realizzare un vero intervento di prevenzione, come indicato dall’organizzazione Mondiale della Sanità già nel 2006.

Gli studi epidemiologici presentano due approcci principali:
  1. Effetti a breve termine: osservabili a pochi giorni di distanza dai picchi di esposizione
  2. Effetti a lungo termine: osservabili dopo esposizioni di lunga durata e a distanza di tempo (anni)
Gli effetti a breve termine vengono generalmente valutati osservando le fluttuazioni dello stato di salute della popolazione sia con co-morbilità che senza, durante i “picchi” di inquinamento: in questo frangente si assiste ad un aumento della mortalità per cause cardiache e respiratorie.
Gli effetti a lungo termine vengono invece studiati attraverso studi di coorte: osservando lo stato di salute di soggetti che vivono in contesti diversi, si valutano a livello individuale alcuni fattori di rischio che possono essere “confondenti” rispetto agli inquinanti atmosferici, come il fumo di tabacco e l’esposizione lavorativa; i soggetti arruolati vengono poi seguiti nel tempo e viene valutata la mortalità e la morbosità in relazione alla diversa esposizione ambientale.
Il particolato atmosferico è ritenuto ad oggi l’indicatore che più coerentemente si associa con gli esiti sulla salute, specialmente quando è misurato in termini di particelle inalabili (PM10) o respirabili (PM2,5); sempre più rilevanza assume il monitoraggio del particolato ultrafine (PM0,1).
L’indicatore maggiormente utilizzato negli ultimi anni è stato il PM2,5, corrispondente alle particelle di diametro aerodinamico medio pari a 2,5 micron o inferiori.
Nel complesso, a carico della mortalità naturale, le stime di rischio disponibili riportano, per ogni incremento di 10 µg/m3 della concentrazione di PM2,5 a breve termine, un aumento della mortalità compreso tra 0,3-0,5% (nel giro di pochi giorni successivi ad incrementi di breve durata) e a lungo termine un aumento del 6%-7% (nell’arco di 10-15 anni in presenza di incrementi di lunga durata). Per quanto riguarda le stime di impatto su scala nazionale, nel nostro Paese il 7% circa di tutte le morti per cause naturali è stato imputato all’inquinamento atmosferico. Tra le cause di morte in eccesso rientrano parte delle patologie cardiovascolari, respiratorie e tumorali, in primis il tumore del polmone. A rafforzare la cancerogenicità vi sono considerazioni in relazione alla presenza di molti cancerogeni nel particolato, con il polmone come organo bersaglio: gli IPA, ma anche i metalli pesanti, quali cromo, arsenico, nichel, e le fibre di amianto. Evidenze epidemiologiche robuste indicano quindi effetti dannosi per l’apparato respiratorio dovuti ad esposizione ad inquinanti atmosferici, anche per valori ambientali inferiori a quelli consentiti dagli standard internazionali.

Nell’ambito del XII Rapporto ISPRA su qualità dell’ambiente urbano a dicembre 2016 è stata pubblicata a cura anche di Arpa Piemonte la parte relativa a Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico (Capitolo 2). 

Le sostanze principali che si ritiene siano principalmente coinvolte oggi negli effetti sulla salute sono: il particolato, l’NO2 e l’ozono (O3).

Il particolato (PM)
Gli effetti negativi del particolato (PM) sulla salute sono gli effetti meglio documentati. Si tratta di un’esposizione massiva: oltre l'80% della popolazione nella Regione Europea dell'OMS (compresa l'Unione Europea, UE) vive in città con livelli di PM ben al di sopra di quelli indicati come accettabili dalle linee guida OMS sulla qualità dell'aria, che affermano esplicitamente che "le emissioni di inquinanti atmosferici nocivi dovrebbero essere evitati, prevenuti e ridotti nella maggior misura possibile".
Nell’ultimo decennio è stato osservato tuttavia un trend in costante calo per quanto riguarda le concentrazioni medie di particolato nei paesi nell'UE, anche se l'inquinamento da PM continua a rappresentare un problema gravoso per la salute umana, riducendo l'aspettativa di vita di quasi 9 mesi (in media) in Europa.

È la dimensione delle particelle il determinante principale degli effetti sulla salute umana.
Le particelle di dimensioni maggiori di 10 µm raramente raggiungono il tratto respiratorio intermedio, coinvolgendo prevalentemente naso e faringe: in questo tratto provocano broncospasmo, iperreattività bronchiale con produzione di muco, con conseguenze particolarmente severe soprattutto in pazienti con BPCO, enfisema o asma allergico preesistente.
Le particelle con un diametro inferiore ai 5-6 µm possono depositarsi nei tratti più distali, cioè nei bronchioli e negli alveoli e causare infiammazione, broncocostrizione e fibrosi, con peggioramento importante della funzionalità respiratoria.

Figura 1
Principali effetti del particolato sull’albero respiratorio

Fonte: Università di Modena

I gas: biossido di azoto (NO2) e ozono (O3)

Il biossido di azoto (NO2), agisce prevalentemente sulle vie aeree inferiori: sebbene i meccanismi biochimici mediante i quali l’NO2 esercita i suoi effetti dannosi non siano del tutto chiariti, è ormai noto che induce grave danno alle membrane cellulari attraverso reazioni di ossidoriduzione. In seguito all’esposizione a NO2 si osserva un aumento dell’incidenza delle malattie polmonari, come ad esempio una riduzione della funzionalità respiratoria, broncospasmo ed aumento della suscettibilità alle infezioni sia batteriche che virali.
L’ozono, che ha media solubilità, colpisce il tratto intermedio dell’albero bronchiale, dove, attraverso complesse reazioni chimiche, agisce danneggiando le membrane degli organuli cellulari, le cellule e i tessuti. Gli effetti acuti riguardano principalmente secchezza e irritazione di gola e naso con aumento della produzione di muco e della reattività bronchiale, tosse, faringiti e laringiti. L’esposizione prolungata, può altresì causare fibrosi polmonare, severo peggioramento della funzionalità respiratoria ed effetti sul sistema endocrino.

Figura 2
Gli effetti dei gas inquinanti sull’albero respiratorio

Fonte: Università di Modena

Domande frequenti (FAQ) sul tema della qualità dell'aria

La qualità dell’aria che respiriamo può avere ripercussioni negative sulla nostra salute. Partendo da un percorso di condivisione delle conoscenze scientifiche, Arpa Piemonte, l'ASL Città di Torino e il Comune di Torino hanno raccolto alcune raccomandazioni rivolte ai cittadini nella pubblicazione Raccolta di domande frequenti (FAQ) sul tema della qualità dell'aria

Il documento, che racchiude in un libretto illustrato le FAQ dei cittadini, affianca alla presentazione di alcune iniziative intraprese dalle amministrazioni pubbliche, tra le quali l'Accordo di Bacino Padano, le informazioni sulla salute, intendendo percorrere la strada della consapevolezza che deve accompagnare atteggiamenti e comportamenti quotidiani a tutela della salute e dell’ambiente.

Impatto dell’inquinamento atmosferico:
i casi evitabili, le misure di salute e le procedure di calcolo

Per stima di impatto si intende in epidemiologia (ambientale) il calcolo dei casi evitabili correlati ad una data esposizione (ambientale) mitigabile o rimuovibile.

 Una prima considerazione è relativa alla mole di dati circa il rischio per l’uomo per i determinanti ambientali: sono ormai condivise le stime di rischio a breve e a lungo termine per l’esposizione agli inquinanti comunemente registrati in atmosfera desumibili da autorevoli revisioni recentemente condotte, quali:
Review of evidence on health aspects of air pollution – REVIHAAP
Review of evidence on health aspects of air pollution – REVIHAAP Project
"Health Risks of Air Pollution in Europe - HRAPIE

Il presupposto per condurre un’analisi di impatto risiede infatti nel poter considerare l’associazione tra determinante ed effetti avversi per la salute di natura causale. Quindi, per calcolare l’impatto è necessario conoscere:
  • il livello di esposizione di cui si vuole valutare l’impatto (ad esempio la Concentrazione dell’ inquinante per l’unità statistica/amministrativa in studio);
  • la composizione della popolazione oggetto della indagine (ad esempio il numero di soggetti residenti o, per studi specifici, la distribuzione per genere e per fascia di età);
  • il profilo di salute di tale popolazione al baseline (ad esempio i tassi grezzi di mortalità/morbosità delle patologie per le quali si vuole ottenere il calcolo dei casi attesi);
  • le funzioni di rischio o funzioni concentrazione-risposta (ad esempio Rischi Relativi per gli esiti di cui si vuole valutare la quota evitabile, es. Tumore del Polmone per gli effetti a lungo termine);
  • la soglia/e per la quale presuppongo una assenza di effetto (ad esempio è possibile utilizzare valori osservati nella distribuzione dei valori in studio oppure limiti imposti da Direttive, Leggi, al di sopra dei quali presuppongo l’esistenza di rischi per la salute).

La stima può riguardare i casi attesi a breve termine o per esposizioni di lunga durata, considerando quindi anche la latenza delle patologie. Inoltre possono essere esaminate condizioni espositive passate, in atto o prevedibili (scenari) partendo dai dati del presente. I casi di decesso sono spesso definiti come decessi prematuri.
Il confronto di stime provenienti da ricercatori o gruppi di lavoro differenti può essere quindi molto complicato, così come problematica può essere la comprensione di testi elaborati con forti esigenze di brevità e perentorietà (“60.000 morti premature sono dovute all’inquinamento atmosferico in Italia!”).
In ogni caso, a fianco ad ogni stima di questo tipo andrebbe sempre considerata una informazione sia circa le diverse incertezze incontrate nel calcolo, sia circa la incertezza della stima dei casi attesi, facendo riferimento ad esempio ad intervalli di confidenza o di credibilità. È più corretto commentare queste informazioni alla luce di un intervallo atteso o di una percentuale attesa (decessi attesi annui/tutti i decessi) per poter disporre di una quantificazione di minima, piuttosto che affidare la comunicazione a numeri puri.

Esempi e riflessioni sono riportati nella Relazione Stato Ambiente 2017

La procedura di calcolo descritta è stata implementata per il calcolo del carico di malattia attribuibile a scenari di inquinamento futuri, partendo dalle concentrazioni registrate nella nostra Regione attualmente ed in passato. I primi risultati di queste procedure sono riportati nel capitolo “La valutazione degli impatti sanitari relativi agli scenari di qualità dell’aria” del Piano Regionale per la Qualità dell’Aria della Regione Piemonte.

La metodologia di calcolo già adottata per il progetto CCM VIIAS unitamente ai risultati del progetto LIFE MED HISS, che sono aggiornabili e contestualizzati al territorio regionale grazie alla disponibilità di flussi sanitari correnti, forniscono ad oggi le basi per una proficua integrazione tra le componenti ambientali e sanitarie. Entrambi i progetti sono stati illustrati nella Relazione Stato Ambiente 2017

Nel prosieguo delle attività a supporto del Piano regionale di Qualità dell’Aria, in collaborazione con il Dipartimento Tematico Sistemi Previsionali, si promuove l’applicazione della metodologia presentata per esiti differenti dalla mortalità, agli scenari di Piano, valorizzando i risultati modellistici realizzati con il Sistema Integrato di Qualità dell’aria ottenuti con gli scenari emissivi tendenziali più aggiornati e soprattutto, con lo scenario emissivo di Piano.

Il documento è scaricabile sul sito di Regione Piemonte alla pagina dedicata al Piano della Qualità dell'aria.
Vedi anche la pagina relativa alle Risposte di Aria.

Mappatura Inquinamento atmosferico a Torino: i modelli LUR

Per la conduzione di studi epidemiologici sugli effetti a lungo termine sulla salute umana dell'inquinamento atmosferico è utile la valutazione dell'esposizione della popolazione a livello di indirizzo di residenza. È ovvio che stime di esposizione meno accurate, basate su medie di contesto, avranno un più basso valore predittivo della reale esposizione della popolazione.
Lo studio Escape (1,2,3) ha proposto per la città di Torino, sulla base del metodo Land Use Regression (LUR, 4), le equazioni di stima delle concentrazioni di vari componenti dell’inquinamento atmosferico, compresa la parte metallica del particolato. Tali equazioni si basano su parametri tratti da alcune componenti ambientali (topografia, demografia, prossimità e intensità dalla sorgente, uso del territorio) e sono state derivate dalle misure medie annuali riscontrate in 40 siti di campionamento selezionati (tre campagne di misura per 14 giorni, distribuite nell’anno 2010-2011). Le stime previste dallo studio Escape hanno riguardato NO2, NOx, PM10, PM2.5, PM grossolano e le componenti metalliche presenti nel PM10 e PM2,5. A titolo di esempio si riportano qui i risultati ottenuti per NO2; PM10; PM2,5 e Ferro nel PM10, a livello dei 127.705 indirizzi, anche non abitativi, riscontrati nella città di Torino. Le componenti ambientali circostanti ogni indirizzo, calcolate in un cerchio individuato dalla metodologia adottata e necessarie per la stima degli inquinanti qui considerati, riguardano il traffico stradale, la densità del tessuto urbano, le aree verdi semi-naturali o a bosco e la densità di popolazione.
Ad esempio la stima delle concentrazioni di NO2 è basata su 4 componenti ambientali: carico totale di traffico stradale, dato dalla somma dell’intensità di traffico moltiplicata per la lunghezza di tutti i segmenti in un raggio (buffer) di 1 km, lunghezza totale delle strade principali (>5.000 veicoli al giorno) in un buffer di 100 m, tessuto urbano continuo e discontinuo (CLC code 111 112) in un buffer di 300 m e territori boschivi e ambienti semi-naturali (CLC code 311-331) in un intorno di 5 km.
Le componenti ambientali qui considerate e le equazioni applicate che producono una stima validata per l’anno 2010 sono riportate nel documento del 2019.
 
Le rappresentazioni delle componenti ambientali utilizzate sono riportate nella figura 3, secondo una categorizzazione in quintili (circa 25.000 indirizzi per colore). Sono stati scelti colori esplicativi del gradiente della componente rappresentata. Ad esempio il colore marrone corrisponde ad un’area maggiormente edificata, tenendo conto della dimensione del raggio considerato nel calcolo.
La concentrazione degli inquinanti stimata è rappresentata nella figura 4, ancora in quintili.

Figura 3
Distribuzione dei componenti ambientali per la stima degli inquinanti

Figura 4
Concentrazioni stimate degli inquinanti considerati


La forma della distribuzione degli inquinanti, stimati a livello di indirizzo, rappresenta le aree con maggiore pressione delle componenti ambientali considerate e ricalca la dimensione del buffer e il peso rivestito entro l’equazione, dato dal relativo coefficiente. Le stime ottenute sono consistenti con le 40 misure effettuate in Torino per la definizione delle equazioni, ovviamente con un maggior grado di dispersione. Il guadagno informativo rispetto a misure medie sull’intera città è evidente e permette di attribuire il livello di esposizione a ogni singolo cittadino per il 2010 e, con tecniche di estrapolazione, anche per altri periodi storici, permettendo la stima della dose di esposizione in rapporto ai periodi di permanenza all’indirizzo, nel caso di mobilità residenziale. Certamente la vera esposizione individuale potrebbe essere ulteriormente migliorata disponendo di informazioni relative all’ambiente di lavoro, alla mobilità e alle caratteristiche dell’abitazione.
Le stime così ottenute sono state applicate in uno studio relativo agli effetti della esposizione residenziale sullo stato di salute della popolazione di Torino, utilizzando l’ampia base di dati costituita dallo Studio Longitudinale Torinese (SLT, 5, 6). Le analisi sono in corso di approfondimento e pubblicazione.

Consulta la Bibliografia nel documento del 2019

PROGETTO rete italiana ambiente e salute (RIAS)

Il progetto RIAS (Rete Italiana Ambiente e Salute), finanziato dal Ministero della Salute tramite il CCM (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie) intende proseguire la virtuosa esperienza maturata dal progetto CCM Epiambnet in Italia sui temi dell'epidemiologia ambientale.

Finalità principale del progetto CCM RIAS è quella di rendere operative le indicazioni della Task Force del Ministero della Salute su Ambiente e Salute attraverso la messa a punto di processi intersettoriali più ampi che garantiscano l'integrazione operativa tra Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) sui temi ambiente e salute.

Per approfondimenti consulta la presentazione esaustiva del progetto che dura complessivamente 24 mesi (marzo 2019-marzo 2021).

Il progetto, che coinvolge anche Arpa Piemonte, è coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio, ASL ROMA1 e vede la partecipazione di 13 regioni (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lazio, Marche, Toscana, Campania, Sicilia, Sardegna, Puglia) coinvolgendo inoltre il Gruppo di coordinamento interregionale in rappresentanza delle rimanenti regioni. Rafforzano la rete le attività di molteplici enti quali ISS, CNR, SNPA, SSN (ASSL Cagliari, AUSR Marche ), ARESS Puglia, CPO Piemonte, e delle Università di Roma, Pisa, Firenze e Napoli.

Sul sito del progetto è possibile reperire informazioni sulle attività in corso così come seguire dibattiti di attualità, primo tra i quali, in questo momento, la relazione discussa tra inquinamento atmosferico e malattia COVID-19.

VALUTAZIONE DELLA MUTAGENICITÀ DEL PM2,5

Numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato una significativa correlazione tra l'incremento di polveri sottili in atmosfera ed effetti avversi sulla salute; effetti a breve termine (asma, bronchiti) e a lungo termine (bronchiti croniche, malattie cardiovascolari e neoplasie). Le frazioni più fini del particolato atmosferico, che riescono a raggiungere i distretti polmonari più profondi, veicolano infatti numerose sostanze chimiche, alcune delle quali sono riconosciute come genotossiche. Per questo motivo e per gli studi epidemiologici effettuati, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro nel 2013 ha classificato il particolato atmosferico nel gruppo 1 (evidenza di cancerogenicità).

La valutazione della qualità dell'aria da parte delle Agenzie Ambientali è basata fondamentalmente sulla determinazione quali-quantitativa di alcune specie chimiche. Tuttavia, sebbene ciò rappresenti una valutazione significativa, è possibile sottoporre una matrice così complessa a test biologici che non si limitino a valutare solo la concentrazione di uno o più parametri fisico-chimici, ma al contrario riescano a valutarne la complessità nel suo insieme, considerando eventuali effetti sinergici o antagonisti delle varie specie chimiche presenti. Questo approccio è stato seguito da Arpa laboratorio di Mutagenesi sin dal 1999, poi interrotto per alcuni anni e poi ripreso nel 2016 dal laboratorio specialistico di Grugliasco valutando la mutagenicità del PM2,5 mediante il test di reversione genica in Salmonella typhimurium (test di Ames). Il test utilizza due ceppi di Salmonella geneticamente modificati, il TA98 e il TA100, che con un differente meccanismo di azione sono in grado di rilevare la maggior parte dei composti mutageni.
Nel 2018 gli studi per la valutazione della mutagenicità del PM2,5 hanno interessato 5 stazioni appartenenti alla rete regionale della qualità dell'aria: Torino Lingotto (fondo urbano), Settimo Vivaldi (traffico), Beinasco TRM (valutazione di eventuali criticità derivanti dal vicino termovalorizzatore), Asti Vinchio (valutazione dell’eventuale incremento della mutagenicità derivante dall’utilizzo di biomasse per il riscaldamento domestico) e Alessandria Dernice (bianco).
La maggior parte dei campioni analizzati nel corso dell'anno oggetto dello studio ha fornito risultati positivi. I dati ottenuti mostrano in tutte le stazioni esaminate un tipico andamento stagionale, con picchi di massima attività mutagena nel periodo invernale e valori minimi nel periodo primaverile e autunnale. I campioni prelevati nel periodo estivo non hanno evidenziato attività mutagena (figura 5).
In particolare, nella stazione Torino Lingotto si osservano i risultati più elevati, la stazione di traffico Settimo Vivaldi,
contrariamente agli anni passati, mostra valori in diminuzione. I valori di mutagenicità rilevati nella stazione rurale Asti Vinchio sono comparabili a quelli ottenuti nei siti urbani, suggerendo un contributo alla mutagenicità totale da parte degli inquinanti provenienti dalla combustione di biomasse. Le analisi di mutagenesi effettuate sulle polveri prelevate nella stazione di Beinasco-TRM denotano valori comparabili alla stazione di fondo Torino-Lingotto. La stazione di Dernice, pur mostrando lo stesso andamento stagionale, mostra valori ridotti durante tutto il periodo di indagine.
Anche se i dati fisico-chimici relativi al particolato atmosferico rilevati in Piemonte nel 2018 presentano un netto miglioramento rispetto all’anno precedente, i valori di mutagenicità ottenuti nello stesso periodo si attestano su quelli degli anni precedenti, confermando un inquinamento diffuso su tutto il territorio regionale.
Le regioni del Nord Italia (in particolare la Pianura Padana) rappresentano una criticità europea in relazione all’inquinamento da polveri sottili.
Le condizioni di stabilità atmosferica che si verificano durante il periodo invernale, con il conseguente scarso ricambio dei composti inquinanti, favoriscono l’assorbimento degli stessi sulle polveri; nello stesso periodo le emissioni dovute al riscaldamento domestico tendono ad incrementare la concentrazione di sostanze genotossiche nell’ambiente che costituiscono un problema per la salute interessando non solo i grossi centri urbani ma tutta la pianura, compresi i centri suburbani e le aree rurali.
In questo territorio il contenimento dei livelli emissivi deve essere ricercato con determinazione, in relazione al costante riscontro di sostanze mutagene nel PM2,5 e alla correlazione esistente tra evento mutagenetico e cancerogenetico per le sostanze genotossiche.

Figura 5
Mutagenicità complessiva - confronto tra le stazioni in esame

Fonte: Arpa Piemonte

Il programma SPoTT : Sorveglianza sulla salute della popolazione nei pressi del termovalorizzatore di Torino



Il programma SPoTT (Sorveglianza sulla salute della Popolazione nei pressi del Termovalorizzatore di Torino) ha preso avvio nel 2013 con l’obiettivo di valutare gli effetti dell’inceneritore di rifiuti solidi urbani di Torino, uno dei più grandi presenti in Italia, nelle aree circostanti l’impianto. È infatti noto che durante il processo di combustione dei rifiuti si possano generare emissioni contenenti microinquinanti organici quali diossine e furani, policlorobifenili ma anche idrocarburi policiclici aromatici e metalli.

Il Programma si articola in 10 linee progettuali, dal biomonitoraggio (su residenti, allevatori, lavoratori dell’impianto), agli studi epidemiologici sulla popolazione e sui lavoratori. Dal punto di vista ambientale, si è integrata una linea di modellistica per calcolare la dispersione degli inquinanti partendo dalle concentrazioni reali misurate a camino, un monitoraggio sulle matrici alimentari e una linea dedicata alle deposizioni al suolo di mercurio, metallo che, negli scorsi anni, ha registrato anomalie nelle emissioni. Inoltre, si è posta una particolare attenzione alle attività di comunicazione che ha generato un clima di maggiore fiducia verso le istituzioni coinvolte.

In un’ottica di approccio integrato alla salute, la sinergia di diverse competenze tra il settore ambientale, quello della sanità pubblica e la zootecnia, permette a ciascun ente, con la propria specificità di contribuire a proteggere la salute della popolazione e dei lavoratori dai rischi derivanti dall’inquinamento ambientale. In Fig. 6 si riporta l’elenco degli enti coinvolti nel gruppo di lavoro SPoTT.

Figura 6
Enti componenti il gruppo di lavoro SPoTT

Il programma SPoTT pone particolare attenzione al rapporto costante con i soggetti coinvolti (cittadinanza, campionati, istituzioni, popolazione generale ecc) impegnandosi ad aggiornare il sito internet dedicato, ospitato sulle pagine del Centro regionale di Documentazione per la Promozione della Salute - Regione Piemonte (DoRS).

Nel settembre 2020, dopo un periodo di sospensione dovuta all’emergenza COVID-19, è ripartita la seconda fase del programma (2020-2023).

Il coordinamento di SPoTT è affidato all’Epidemiologia Ambientale di Arpa Piemonte.

Risultati complessivi della prima fase di SPoTT (2013-2018)


Monitoraggio della popolazione residente mediante misura di biomarker di esposizione

Il biomonitoraggio umano nei residenti ha mostrato valori di dose interna per i metalli, PCB, PCDD/Fs e IPA comparabili tra i gruppi di E e NE, e inferiori o simili a quelli riscontrati in altri studi nazionali ed internazionali. Nel tempo, la dose interna di PCB, PCDD/Fs e IPA mostra una diminuzione rispetto anche alla fase ante-opera dell’impianto. Solo due metalli ovvero il platino e il rodio, legati principalmente al traffico veicolare, hanno mostrato un leggero aumento nel tempo nelle persone che vivono nell’area più lontana dall’inceneritore.

Figura 7
Confronto delle variazioni percentuali dei metalli nel tempo (2016-2013), suddivisi per ASL di residenza

Monitoraggio della salute dei lavoratori addetti all’impianto di termovalorizzazione del Gerbido

Relativamente ai lavoratori dell’impianto, i valori dei metalli riscontrati sono inferiori ai valori limite di esposizione e anche in questo caso le concentrazioni della maggior parte dei metalli sono diminuite nel tempo, con po­che eccezioni. Alcune differenze sono state riscontrate nel 2016 tra i lavoratori sulle linee e i la­voratori che svolgono attività “d’ufficio” per quanto riguarda gli OH-IPA ma non sembrano essere legate a cause lavorati­ve. Dopo tre anni di lavoro presso l’impianto, i livelli di OH-IPA e di diossine, furani e PCB sono stabili o in diminuzione. I monitoraggi ambientali all’interno dell’impianto hanno mostrato, nella maggior parte dei locali, presenza di metalli sotto i limiti misurabili dagli strumenti, confer­mando l’assenza di un’esposizione professionale a questi inquinanti. Grazie ad alcu­ne migliorie, anche le concentrazioni degli IPA, inizialmente più elevate in alcune aree dell’impianto, dopo tre anni di funzionamento si sono ridotte.

Monitoraggio epidemiologico degli effetti sulla salute del termovalorizzatore di Torino: effetti a breve termine

Obiettivo dello studio è stato quello di ottenere una stima dell’andamento del rischio a breve termine nei soggetti potenzialmente più interessati dall’esposizione ad una sorgente puntiforme individuata nell’impianto di termovalorizzazione di rifiuti di Torino. Data la novità del tipo di studio effettuato sono stati condotti diversi approcci per la valutazione degli effetti sulla popolazione, analizzando come dati le variazioni giornaliere di emissioni a camino (flussi SME), le centraline di monitoraggio di qualità dell’aria nella zona interessata, l’archivio di accessi al pronto soccorso e le schede di dimissione ospedaliera. Tutte le analisi effettuate sostanzialmente non evidenziano effetti rilevanti a breve termine né delle concentrazioni né delle emissioni, né sugli accessi al pronto soccorso né sui ricoveri per cause cardiorespiratorie.

 

Tutti i risultati del Programma SpoTT, inclusi quelli effettuati su lavoratori dell’impianto e allevatori, sono dettagliati all’interno di ogni singolo report e riassunti nel documento conclusivo 

Le attività in corso di svolgimento :

  1. È di prossima uscita (entro fine anno) il report relativo agli effetti a lungo termine sulla salute che valuterà i possibili effetti delle emissioni del termovalorizzatore su ricoveri per specifiche cause ed esiti alla nascita.
  2. Per l’estate è inoltre prevista la pubblicazione di aggiornamenti relativi alla coorte dei lavoratori dell’impianto e i risultati dei monitoraggi effettuati nei locali TRM.
  3. È stato pubblicato il piano di Comunicazione per l’anno 2020-21
  4. È in corso la ricostruzione meteorologica per effettuare la Simulazione modellistica SPRAY per l’anno 2019
  5. Sono state individuate le aziende agricole idonee per il monitoraggio delle uova
  6. Sono stati ricontattati i residenti e gli allevatori coinvolti già precedentemente nel biomonitoraggio per informarli della prossima convocazione prevista per giugno 2022.

impatti sulla salute negli ambienti di lavoro

L’attività lavorativa deve garantire la salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro e la rispondenza alle norme in materia di igiene e sicurezza del lavoro attraverso l’adozione di idonei sistemi di prevenzione collettiva e individuale, nonché di appropriate misure organizzative e di prevenzione.
Gli effetti sulla salute umana con riferimento all’ambiente di lavoro possono variare in funzione delle caratteristiche degli impianti, delle sostanze, della loro concentrazione, della durata d’esposizione e dalla dose assorbita.
In tale contesto, in Arpa Piemonte si è consolidata nel tempo un’unità specifica di igiene industriale, in particolare per attività correlate alla misurazione e valutazione dell’esposizione professionale nei luoghi di lavoro ad agenti chimici, fisici e biologici a supporto degli S.Pre.S.A.L. (Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di Lavoro) della ASL piemontesi.
I settori produttivi oggetto di specifici progetti di comparto sono stati svariati. A titolo di esempio si citano le fonderie, i cantieri stradali e quelli legati alle Olimpiadi di Torino 2006, l’esposizione ai fluidi lubrorefrigeranti nelle officine meccaniche, le attività galvaniche e di lucidatura nel settore delle rubinetterie, lo stampaggio della gomma, compresa la produzione degli pneumatici.
Un inquinante di interesse ha riguardato l’esposizione a manganese derivante dalla saldatura dei metalli. Il manganese ha infatti evidenziato importanti proprietà tossicologiche con particolare riguardo al Sistema nervoso centrale ed è stato oggetto di una recente revisione del limite di esposizione da parte dell’ACGIH. Sulla base di alcune evidenze riscontrate in interventi puntuali su aziende che effettuano attività di saldatura si sono riscontrate diverse criticità, con possibili superamenti dei limiti di esposizione.
Recentemente è stata approvata un’attività progettuale, della durata triennale, promossa dall’ASL BI, in collaborazione con l’ASL TO4, ASL NO e ASL VCO e Arpa Piemonte e che riguarderà il rischio chimico e cancerogeno. In particolare, saranno oggetto di monitoraggio e valutazione l’esposizione a silice cristallina libera respirabile derivante da un procedimento di lavorazione.

Esposizioni Professionali a polveri di farina e ad agenti microbiologici aerodispersi nel comparto della panificazione e di altri prodotti da forno

Il Progetto esposizioni professionali a polveri di farina e ad agenti microbiologici nel comparto della panificazione e di altri prodotti da forno risponde all’obbiettivo numero 3 dell’Agenda 2030 e in particolare trova applicazione nel punto 3.4.1. ossia riduzione delle morti per malattie cardiovascolari, cancro, diabete o malattie croniche del sistema respiratorio.

L’esposizione professionale a polveri di farina è infatti causa accertata di asma occupazione, definita proprio asma del panettiere, che può evolvere da “intermittente” a “cronica”.
La polvere di farina essendo impalpabile e altamente volatile penetra nelle vie respiratorie e può giungere in profondità negli alveoli polmonari dando origine a patologie ostruttive più o meno severe, che possono compromettere la qualità di vita. Il progetto è stato condotto da Arpa Piemonte in collaborazione con le ASL del territorio piemontese su un campione di industrie della panificazione di piccole, medie e grandi dimensioni e si è articolato su più livelli di azione, dalla scelta delle realtà oggetto di indagine alla fase di monitoraggio e analisi dei risultati. Al dato “misurato” si associa l’utilizzo di apposita check-list per raccogliere il maggior numero di informazioni utili ed elaborare un’immagine più precisa delle realtà dislocate sul territorio quali l’attività svolta, le modalità, i macchinari presenti, i turni, la presenza o meno di aspirazioni, la pulizia dei locali, l’uso dei DPIecc., diventando uno strumento organico a disposizione delle AASSLL e delle Associazioni di categoria.
Essendo a compilazione guidata riporta già le principali lavorazioni e tipologie di macchinari in uso nell’attività di panificazione e di prodotti da forno, consentendo comunque l’inserimento di qualunque altra informazione utile.

Per quanto concerne il monitoraggio chimico sono stati effettuati, in 11 ditte, un totale di 92 campioni di polveri di farina di cui 54 prelievi di tipo personale e 38 di tipo ambientale in postazione fissa.
I campioni personali sono stati effettuati sugli addetti all’impasto, alla formatura del prodotto, ai forni e ad altre mansioni. Nella figura 8 sono riportati i valori di tutti i prelievi personali eseguiti presso le undici attività produttive con i relativi valori massimo, minimo e medio.

Figura 8
Risultati di tutti i prelievi personali con i valori medio (linea gialla), massimo (linea rossa verticale) e minimo (linea grigia verticale)



Fonte: Arpa Piemonte

La linea rossa orizzontale rappresenta il valore limite ponderato dell’ACGIH pari a 0,5 mg/m3, mentre la linea grigia rappresenta il valore limite suggerito dallo SCOEL per le polveri inalabili di farina (1 mg/m3).

L’intervallo di valori rilevati, escluso il valore inferiore al limite di rilevabilità, è compreso tra 0,16 e 11 mg/m3.
Il 94% dei valori di esposizione professionale di tutti gli addetti monitorati ha superato il valore limite dell’ACGIH di 0.5 mg/m3 mentre confrontando i dati col valore suggerito dallo SCOEL di 1 mg/m3 il 76% dei campioni è superiore.
Dall’applicazione dell’allegato D si è valutato che la probabilità di superamento del limite ACGIH (0,5 mg/m3) è pari a 87%, mentre la probabilità di superamento del limite SCOEL (1 mg/m3) è del 62%.

Tutti i dati, suddivisi per gruppi omogenei di esposizione e le elaborazioni statistiche sono riportati nella relazione di progetto.

L’inquinamento ambientale da polveri di farina misurato nelle ditte mediante prelievi in postazione fissa è risultato compreso tra 0,12 e 7,6 mg/m3 con un valore medio di 1,6 mg/m3, massimo di 7,6 mg/m3 e un minimo di 0,12 mg/m3 (figura 9).

Figura 9
Risultati di tutti i prelievi ambientali con valori medio (linea gialla), massimo (linea rossa) e minimo (linea grigia)



Fonte: Arpa Piemonte

La linea rossa orizzontale tratteggiata rappresenta il limite ACGIH di 0,5 mg/m3.

Per quanto concerne il monitoraggio microbiologico sono state monitorate 66 postazioni di lavoro, interne alle realtà produttive oggetto di indagine, a cui va aggiunto un campione eseguito all’ esterno (presso la ditta D) per la valutazione della qualità dell’aria.
I risultati dei monitoraggi effettuati sono stati aggregati in base alle principali zone di lavorazione in:
  1. zona impasti
  2. zona forni
  3. zona formatura/produzione pani speciali
  4. altre postazioni, analogamente a quanto fatto per il monitoraggio chimico.
Ove presenti si sono considerati anche i dati ottenuti presso le celle di lievitazione e/o riposo impasto.

Le analisi dei dati e le rispettive elaborazioni grafiche sono state realizzate inserendo i valori riscontrati, per ciascun parametro (carica batterica totale a 37 °C, carica batterica totale 20 °C, muffe e lieviti, Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus), in ognuno dei 66 punti di prelievo.
Le lavorazioni di formatura e di preparazione di pani speciali sono caratterizzate da operazioni ripetute di spolveratura che implicano uso abbondante di farina che si diffonde sugli operatori e nell’ambiente di lavoro.
Analizzando i risultati ottenuti in tutte le 11 realtà produttive oggetto d’indagine, in base al valore dell’Indice Globale da Contaminazione Microbica-IGCM-riscontrato, la situazione risulta molto variabile ed eterogenea.

IGCM= UFC/m3 (37°C) + UFC/m3 (20°C) + UFC/m3 (muffe e lieviti)

L’ IGCM consente di valutare una contaminazione globale che meglio si addice alla valutazione del rischio potenziale.
La suscettibilità individuale resta sicuramente un parametro non standardizzabile, ma la corretta valutazione dell’esposizione e la riduzione della stessa sono punti cruciali su cui agire.

Osservando il valore di IGCM è possibile rilevare che su 66 campioni analizzati, 23 risultano ascritti alla classe di contaminazione "molto bassa" (>500 UFC/m3), 17 alla classe di contaminazione “bassa” (<1000 ufc="" m="" sup="">3), 21 alla classe di contaminazione “intermedia” (>1000 UFC/m3) e 5 alla classe di contaminazione “alta” (>5000 UFC/m3).

Per quanto riguarda invece le principali zone di lavorazione, la distribuzione dei campioni in ciascuna classe di contaminazione è specificata nella figura 10.

Figura 10
Risultati dei campioni analizzati per classe di contaminazione distribuiti in base alle principali zone di lavorazione

Fonte: Arpa Piemonte

Per rappresentare la distribuzione statistica della serie di dati misurati è stato utilizzato il “box-plot” come riportato nella relazione di progetto

In conclusione, il comparto panificazione e prodotti da forno si è rivelato effettivamente un comparto caratterizzato da elevata esposizione professionale a polveri di farina, rappresentato essenzialmente da piccole e medie aziende, spesso a conduzione/composizione familiare, con addetti interscambiabili nelle diverse mansioni.
L’operazione di caricamento dell’impastatrice, di pulizia dei piani di lavoro e delle macchine, lo spolvero della farina sulle superfici di lavoro per evitare l’aderenza dell’impasto costituiscono le fasi di maggior esposizione del ciclo di lavorazione.
Tutti i campioni personali di polveri condotti nella prima fase del progetto sono risultati superiori al TLV-TWA di 0,5 mg/m3 definito dall’ACGIH, con un valore medio pari a 2.4 mg/m3 ed un picco massimo di 11 mg/m3.
Le mansioni maggiormente esposte sono risultate essere,
nell’ordine, quelle dell’impastatore, dell’addetto alla formatura e dell’addetto al forno.
Le operazioni che richiedono maggior utilizzo e diffusione di farina, e conseguentemente maggior esposizione professionale alla stessa, si accompagnano anche a valori di contaminazione microbica più elevati.
Lo scopo ultimo del progetto è l’identificazione di soluzioni migliorative per ridurre lo sviluppo di patologie specifiche e/o malattie professionali legate all’uso di farine e cereali nei comparti della panificazione.
Per ridurre il rischio professionale di allergia e altre patologie correlate alla polvere di farina è necessario ridurne la generazione alla sorgente e la propagazione nell’ambiente di lavoro e pertanto introdurre opportune misure di gestione del rischio.

Le soluzioni riscontrate nelle realtà esaminate sono state:

  • Impiego di farine a minor grado di volatilità (ditta I)
  • Isolamento dell’impastatrice (ditta L)
  • Manualità accurata ed attenta dell’operatore (ditta M)
  • Automazione (ditta C)
  • Aspirazioni localizzate, fisse o mobili, in prossimità della sorgente (ditta I, G, H, B)
  • Sistemi di dosaggio automatico (E, G, L, C)
  • Utilizzo di mascherine (tutte le ditte).

In base a quanto riscontrato
durante questo progetto è possibile asserire che:

  • le attività di sola panificazione sono accompagnate dai valori di esposizione maggiori.
  • produzioni di prodotti da forno quali cracker, biscotti, pan carrè ecc richiedono minor impiego di farina nelle fasi di spolveramento del prodotto;
  • la buona manualità dell’operatore, soprattutto durante le operazioni di spolveratura, è fondamentale per ridurre notevolmente l’esposizione;
  • le aspirazioni localizzate per risultare efficaci devono essere correttamente posizionate (ad esempio sui coperchi delle impastatrici o planetarie e non libere) e ben gestite (quindi attive solo quando e dove serve);
  • l’utilizzo di farine a minor volatilità, là dove il prodotto lo consenta, riduce l’esposizione professionale e la conseguente diffusione di farina nell’ambiente;
  • è importante la pulizia ordinaria dell’ambiente di lavoro (pavimenti e macchinari) con aspirapolveri, indicati per la corretta classe di polvere, ripetuta più volte durante i turni di lavoro;
  • assoluto divieto di utilizzo di aria compressa;
  • i dispositivi di protezione individuale (DPI) a protezione delle vie respiratorie andrebbero utilizzati in contemporanea ai dispositivi di protezione collettiva (DPC).

Attualmente sono in corso nuovi monitoraggi di verifica, in seguito alle prescrizioni fatte dalle AASSLL competenti.
In una delle realtà riesaminate si è constatato una reale diminuzione dell’esposizione a polveri di farina, dopo l’introduzione di un nuovo sistema di aspirazione e l’adeguamento dello stesso alle esigenze operative.
Le mansioni di impasto e formatura si sono confermate quelle maggiormente critiche, ma anche in questo caso il livello di esposizione si è notevolmente ridotto.
Questo induce ad affermare che l’introduzione e l’utilizzo di adeguati DPC, associati a DPI a protezione delle vie respiratorie, ove necessario, possono contenere la diffusione di farina in ambiente e ridurre l’esposizione professionale alla stessa.

ESPOSIZIONE DEI TAXISTI AD INQUINANTI IN AMBITO URBANO:
esperienza di monitoraggio nella Città di Torino

Nel corso del 2019 Arpa Piemonte ha realizzato alcune campagne di monitoraggio di inquinanti a bordo di autovetture adibite a servizio taxi. Gran parte della popolazione trascorre quotidianamente del tempo a bordo dell’automobile, per i vari spostamenti della giornata. Molte figure professionali, invece, utilizzano l’auto come mezzo per il proprio lavoro; in tal caso la quantità di tempo trascorsa a bordo è rilevante e va considerata come esposizione professionale ad agenti inquinanti.
Arpa Piemonte dispone di numerosi dati relativi alla qualità dell’aria outdoor (Arpa Piemonte, 2019); tuttavia, sia a causa dei fenomeni di accumulo sia per la presenza di sostanze che vengono generate all’interno dell’abitacolo, la concentrazione di inquinanti a bordo delle autovetture risulta differente. Jianyin Xyong et al. (2019) a tale proposito ha effettuato uno studio sui veicoli a Pechino, valutando le emissioni di composti organici volatili (VOC) provenienti dai materiali presenti a bordo.

Si è quindi proceduto al monitoraggio di alcuni composti all’interno delle auto, prima durante la stagione invernale, nel mese di febbraio, e successivamente in quella estiva, nel mese di luglio. La collaborazione con la cooperativa Taxi Torino, che gestisce il servizio taxi nell’area metropolitana di Torino, ha permesso di effettuare campionamenti a bordo di veicoli con numerosi spostamenti all’interno della città, affidando agli autisti il posizionamento dei campionatori all’inizio del turno di lavoro e lo smontaggio a fine turno, limitando così la misura alle ore effettive di lavoro.
Sono state eseguite misure di sostanze organiche volatili (VOC), aldeidi, biossido di azoto e polveri aerodisperse (frazione inalabile secondo la norma UNI-EN 481).
Per i monitoraggi si è scelto di utilizzare campionatori di tipo passivo (di tipo Radiello™), che hanno permesso una maggiore versatilità d’uso, ad eccezione delle polveri per le quali si è adottato un tradizionale sistema di campionamenti attivi.
I monitoraggi hanno riguardato 6 autovetture (5 nell’ultima campagna estiva), con due campagne per ogni stagione, con un totale di 75 campioni complessivi: 23 per ogni parametro gassoso, 6 per le polveri aerodisperse. In aggiunta, in un’unica giornata sono stati prelevati 6 campioni in canister, per l’analisi dei composti aerodispersi secondo il metodo EPA TO15.

Inoltre, è stato chiesto agli autisti di annotare i percorsi effettuati, in modo da valutare la distribuzione dei percorsi e delle aree di sosta nel territorio cittadino. Dai dati rilevati si evidenzia che tanto i percorsi quanto le zone di sosta sono uniformemente distribuite nel territorio cittadino; in alcuni casi si osservano corse verso l’aeroporto di Torino Caselle. Per questo motivo, si è effettuato un confronto con i dati della qualità dell’aria misurati in una delle cabine di misura della qualità dell’aria all’interno della città di Torino, via Rubino (Città Metropolitana di Torino, Arpa Piemonte, 2019).

I risultati analitici evidenziano, sia nella stagione invernale sia in quella estiva, una maggiore concentrazione di inquinanti gassosi all’interno dell’abitacolo rispetto all’aria dell’ambiente esterno. A titolo di esempio, si riporta nella figura 11 il confronto dei valori di alcuni composti organici volatili misurati all’interno e all’esterno dei veicoli durante la campagna invernale: per gli altri inquinanti si sono osservati comportamenti simili.

Figura 11
Composti organici volatili (VOC), confronto fra interno abitacolo e ambiente esterno nel periodo invernale

Fonte: Arpa Piemonte
Si osserva quindi un fenomeno di accumulo di inquinanti all’interno dell’abitacolo. Si ritiene che possa essere dovuto ad un maggiore ingresso di inquinanti in situazioni critiche (picchi di traffico, zone critiche della città, ecc.), che ristagna per un tempo prolungato all’interno della vettura, prima che il sistema di ventilazione riesca a ricambiare l’aria interna.
Per le aldeidi la differenza di concentrazione è marcata, in particolare nella stagione estiva. Si ritiene che i materiali di cui sono costituiti gli interni delle autovetture (materie plastiche, imbottiture, tessuti) possano rilasciare aldeidi soprattutto con le alte temperature raggiunte nei mesi estivi.
Le concentrazioni di VOC all’interno delle auto si mantengono su valori simili sia durante la stagione invernale che in quella estiva, mentre le variazioni sono maggiori per aldeidi e biossido di azoto.
Il campionamento di polveri è stato particolarmente critico, a causa del tempo di campionamento relativamente ridotto e della necessità di raggiungere bassi limiti di sensibilità. L’utilizzo di strumentazione a batteria e il rumore emesso dalla strumentazione di campionamento hanno infatti impedito l’esecuzione di monitoraggi di durata superiore a una giornata lavorativa. Sebbene il numero di dati sia limitato, non emergono differenze rilevanti fra le concentrazioni all’interno e all’esterno delle vetture: verosimilmente i sistemi di filtrazione dell’aria dell’abitacolo hanno una maggiore efficienza per il particolato che per gli inquinanti gassosi.
Le concentrazioni di inquinanti misurati a bordo delle vetture per tutti i parametri presentano comunque valori contenuti.
Alla luce dei risultati delle campagne effettuate, anche in considerazione del tempo di permanenza a bordo delle auto che è generalmente limitato, si può affermare che l’esposizione della popolazione generale alle concentrazioni più elevate misurate nelle automobili possa essere considerata trascurabile: le concentrazioni di inquinanti sono contenute, e altri ambienti indoor presentano valori superiori all’ambiente esterno per diversi parametri.
Per gli utilizzatori professionali di automezzi le concentrazioni misurate sono di gran lunga inferiori a quelle considerate pericolose per la salute dei lavoratori. Si ritiene tuttavia che, trattandosi di lavoratori autonomi soggetti solo in parte alle normative in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, vada comunque considerata la possibilità di effettuare periodicamente accertamenti clinici, per valutare l’effettiva incidenza della qualità dell’aria a bordo di automezzi sulla salute dei lavoratori.

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Riconoscimenti

Il gruppo di lavoro SPoTT ha presentato e pubblicato numerosi articoli e studi su riviste nazionali e internazionali:

  • Bocca B, Bena A, Pino A, D’Aversa J, Orengia M, Farina E, Salamina G, Procopio E, Chiusolo M, Gandini M, Cadum E, Musmeci L, Alimonti A. Human biomonitoring of metals in adults living near a waste-to-energy incinerator in ante-operam phase: focus on reference values and health-based assessments. Environ Res 148(2016)338–350;
  • Bena A, Orengia M, Farina E, Chiusolo M, Alimonti A, Bocca B, Cadum E, De Felip E, Iamiceli AL, Pino A, Procopio E, Salamina G per il gruppo di lavoro SPoTT. Biomonitoring and exposure assessment of the general population living near an Italian incinerator: methodology of SPoTT study. Environmental Monitoring and Assessment (2016) 188(11), 1-11. DOI 10.1007/s10661-016-5624-5;
  • Bena A, Chiusolo M, Orengia M, Cadum E, Farina E, Musmeci L, Procopio E, Salamina G e il gruppo di lavoro SPoTT. Sorveglianza sulla Salute della popolazione nei pressi del termovalorizzatore di Torino (SPoTT): presentazione del programma di sorveglianza. Epidemiologia e Prevenzione. 2016,40(5):366-73;
  • Bena A, Gandini M, Cadum E. Procopio E, Salamina G, Orengia M, Farina E Risk perception in the population living near the Turin municipal solid waste incineration plant: survey results before start-up and communication strategies. BMC Public Health 19:483 https://doi.org/10.1186/s12889-019-6808
  • Ruggeri F, Alimonti A, Bena A, Pino A, Orengia M, Farina E, Salamina G, Procopio E, Gandini M, Cadum E, Bocca B. Human biomonitoring health surveillance for metals near a waste-to-energy incinerator: the 1-year post-operam study. Chemosphere (2019) 225: 839-48. doi:10.1016/j.chemosphere.2019.03.041
  • Bena A, Orengia M, Farina E. Inceneritore di Torino: storia in 5 atti di un rapporto difficile 2019. Epidemiol Prev 2019; 43 (5-6):322-327.
  • Iamiceli AL, Abate V, Abballe A, Bena A, De Filippia S. P, Silvia De Luca, Fulgenzi A. R, Iacovella N, Ingelido A.M, Marra V, Miniero R, Farina E, Gandini M, Orengia M, De Felip E. Biomonitoring of the adult population in the area of Turin waste incinerator: baseline levels of polycyclic aromatic hydrocarbon metabolites Environmental Research 181 (2020) 108903
  • Bena A, Orengia M, Gandini M, Bocca B, Ruggeri F, Pino A, Alimonti A, Ghione F, Farina E, Human biomonitoring of metals in workers at the waste-to-energy incinerator of Turin: an Italian longitudinal study International Journal of Hygiene and Environmental Health 225 (2020) 113454
  • Iamiceli AL, Abate V; Abballe A; Bena A; De Filippis SP; De Luca S; Fulgenzi AR; Iacovella N; Ingelido AM; Marra V; Miniero R; Farina E; Gandini M; Orengia M; De Felip E. Biomonitoring of the general population in the area of Turin waste incinerator: baseline levels of polycyclic aromatic hydrocarbon metabolites. Environmental Research (2020) 181: https://doi.org/10.1016/j.envres.2019.108903.
  • Bena A, Orengia M, Gandini M, Bocca B, Ruggeri F, Alimonti A, Farina E. Human biomonitoring of metals in workers at the waste-to-energy incinerator of Turin: an Italian longitudinal study. Int J Hyg Environ Health 225 (2020) 113454 https://doi.org/10.1016/j.ijheh.2020.113454.
  • Gandini M, Farina E, Demaria M, Lorusso B, Crosetto L, Rowinski M, Ivaldi C, Cadum E, Bena A. Short-term health effects on emergency room accesses or hospital admissions for cardio-respiratory diseases: methodology and results after three years of functioning of a waste-to-energy incinerator in Turin (Italy). International Journal of Environmental Health Research.

 

L’attività di SPoTT rientra in un Obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.



I risultati, i report e le pubblicazioni sono pubblicati sul sito SPOTT.

Per approfondimenti sulla mutagenesi consulta la relazione tecnica