Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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AGRICOLTURA E ZOOTECNIA

L’argomento Emissioni di ammoniaca prodotte dal settore agricolo rientra egli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e in particolare nell'Obiettivo 2:

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

L'AMBIENTE DI RISAIA: UNA POSSIBILE FONTE DI GAS CLIMALTERANTI E DI PARTICOLATO

Il riso è la coltura più importante al mondo per la nutrizione umana e la seconda per superficie colti-vata con oltre 143 milioni di ettari, superata solamente dal frumento. In Europa il riso occupa circa 410.000 ettari, di cui oltre 116.000 in Piemonte, gestiti da oltre 2.000 aziende agricole.

In Italia il 75% della superficie a riso è coltivato in sommersione, poiché questo permette sia di soddisfare le esigenze idriche della coltura sia di svolgere una funzione termoregolatrice, limitando le escursioni termiche che la pianta subirebbe. La situazione di anaerobiosi dell'ambiente sommerso è causa dell'emissione di metano (CH4), specialmente se le paglie vengono interrate in prossimità della sommersione, mentre, durante i drenaggi, la nitrificazione e denitrificazione microbica nel suolo producono protossido di azoto (N2O), soprattutto a seguito delle applicazioni di fertilizzanti azotati.

A causa della peculiare tecnica colturale, il riso rappresenta, insieme alla zootecnia, uno dei settori agricoli caratterizzati da significative emissioni di gas serra. Un ettaro coltivato a riso emette mediamente 3,52 kg di metano e 1,17 kg di protossido di azoto all'anno (metodologia Corinair).
A parità di quantità emessa, il metano ha un effetto serra sul clima circa 28 volte superiore a quello dell’anidride carbonica, il protossido oltre 300 volte superiore.

Tecniche agronomiche alternative, volte ad una gestione ottimale dell’acqua e delle paglie per la mitigazione delle emissioni di CH4, possono essere adottate, ma non in tutti gli ambienti agrari; la ricerca scientifica lavora attivamente su questi temi da alcuni anni anche in Piemonte.

Un ulteriore fattore di pressione sulla qualità dell’aria è legato alla gestione delle paglie del riso. A causa della sua elevata percentuale di silice, la paglia di riso trova difficilmente un riutilizzo in zootecnia o nella produzione di energie rinnovabili, a differente delle paglie di altri cereali. In alcune tipologie di terreni, caratterizzati da una lenta degradazione della sostanza organica dei residui colturali, permane la tecnica tradizionale della bruciatura. Questo intervento è fonte di particolato, che nei mesi invernali, caratterizzati dall’inversione termica, ha un’estrema rilevanza sull’inquinamento atmosferico. La bruciatura, che ad oggi è comunque una pratica limitata a meno del 5% della superficie piemontese a riso, nell’ottica della tutela e della valorizzazione della sostanza organica del suolo agrario è in via di abbandono, anche grazie all’esplicito divieto previsto dalla LR 15/18 nel periodo tra il 1° settembre ed il 31 marzo di ogni anno.

Le stime fornite da Ente Nazionale Risi per il Piemonte indicano che la superficie seminata in asciutta è più che raddoppiata negli ultimi anni, passando dall’8 % della superficie complessiva a riso del 2010, al 19% nel 2016.

Tabella 1
Caratteristiche delle aziende risicole - anno 2019

Province

Aziende
numero

Superficie totale

ettari (ha)

AL

176

7.159

AT

0

0

BI

85

3.728

CN

10

190

NO

605

32.138

TO

5

127

VB

0

0

VC

1.004

67.708

Piemonte

1.885

111.050

Fonte: Anagrafe agricola del Piemonte

Emissioni da agricoltura

La classificazione SNAP97 (Selected Nomenclature for sources of Air Pollution che suddivide le fonti di emissioni inquinanti in undici macrosettori)  descrive il comparto agricolo  (esclusa la zootecnia) in tre settori (10.01 – colture fertilizzate, 10.02 – colture non fertilizzate e abbruciamento di residui vegetali10.03) le cui attività generano emissioni inquinanti rilevanti per la qualità dell’aria (ammoniaca, particolato primario) e gas con effetto climalterante (metano, protossido di azoto).

Le emissioni di ammoniaca (NH3) dalle colture agricole sono provengono in larga parte nel settore meridionale della provincia di Torino, nel Cuneese e nel basso Vercellese e, in parte minore, nel basso Novarese e nell’Alessandrino (figura 1). Le emissioni di particolato primario (PM10) risultano principalmente prodotte in un’unica vasta area a ridosso delle province di Vercelli e Novara, a causa della combustione a cielo aperto delle stoppie residue dopo la mietitura dei cereali.

In figura 1 sono rappresentate le emissioni di protossido di azoto (N2O) attribuibili alla agricoltura, suddivise suddivise a seconda dell’utilizzo o meno di fertilizzanti nelle pratiche colturali e le emissioni di metano (CH4) da risaie.

Per evidenziare i potenziali effetti dell’agricoltura non solo sulla qualità dell’aria, ma anche sui cambiamenti climatici, sono state rappresentate – sempre nelle carte tematiche di figura 1 – le emissioni di protossido di azoto (N2O) da agricoltura, suddivise a seconda dell’utilizzo o meno di fertilizzanti nelle pratiche colturali, e le emissioni di metano (CH4) da risaie, senza l’utilizzo di fertilizzanti.

Per la rappresentazione grafica di queste pressioni emissive è stata utilizzata l’ultima versione disponibile dell’Inventario Regionale delle Emissioni (IREA) , che fa riferimento all’anno 2015.

Figura 1
Emissioni da agricoltura (PM10, NH3, NMVOC e CH4)

Emissioni da ZOOTECNIA

Nell’ambito del comparto agricolo, anche la zootecnia concorre alle emissioni di gas nocivi in atmosfera; particolare rilevanza hanno il metano (CH4), uno dei gas serra, e l’ammoniaca (NH3), la quale, oltre a causare acidificazione dei suoli ed eutrofizzazione delle acque, è uno dei precursori del particolato atmosferico di origine secondaria (PM).

Il settore zootecnico emette gas in atmosfera in ciascuna delle fasi del ciclo d’allevamento: all’interno delle strutture di stabulazione degli animali, durante lo stoccaggio e lo spandimento degli effluenti zootecnici sui terreni agricoli a scopo fertilizzante, durante il pascolo all’aperto.

Una particolarità riguarda le emissioni di metano degli animali ruminanti (bovini, ovicaprini), assolutamente fisiologiche perché dovute alla degradazione degli alimenti nel rumine, ma non indifferenti dal punto di vista degli impatti in atmosfera (coprono circa un terzo delle emissioni di metano di origine agricola).

Per quanto riguarda le emissioni di ammoniaca, queste avvengono prevalentemente (oltre l’85% del totale) nelle fasi di stoccaggio e spandimento in campo dei composti organici contenuti nelle deiezioni animali (letami e liquami), particolarmente abbondanti negli allevamenti di maiali, bovini, polli e altri avicoli, diffusi soprattutto nell’area sud-occidentale del Piemonte, ossia nelle province di Cuneo e Torino. In quest’ambito si stanno oggi diffondendo nuove tecniche gestionali (es. copertura delle vasche di stoccaggio, interramento immediato degli effluenti) che assicurano un significativo abbattimento delle emissioni, anche in termini di odore.

Infine, esistono anche emissioni dirette di particolato primario dagli allevamenti legate ai sistemi di stabulazione degli animali, alla movimentazione dei mangimi, ai residui di pelle e piumaggio degli animali, alle condizioni delle strutture di ricovero.

Per quanto riguarda le pressioni emissive legate al comparto zootecnico1 è stata utilizzata l’ultima versione disponibile dell’Inventario Regionale delle Emissioni (IREA), che fa riferimento all’anno 2015.

1 SNAP: settori 10.04, 10.05, 10.09, 10.10.

Figura 2
Emissioni da zootecnia

Nella tabella 2 vengono riportate le emissioni gassose complessive, considerando sia le colture agricole sia la zootecnia. La gestione delle colture agricole e la gestione dei reflui zootecnici presentano percentuali di emissioni simili (entrambe al 36%). In ambito provinciale il peso dei reflui zootecnici in provincia di Cuneo condiziona le emissioni di questa provincia (complessivamente 39%). Considerando invece solo il comparto agricolo, la provincia di Vercelli presenta le maggiori emissioni gassose, dovute essenzialmente alla coltura del riso.

Tabella 2
Riparto territoriale delle emissioni gassose (espresse come t CO2 equivalente l’anno) di origine agricola e zootecnica

Comparto

AL

AT

BI

CN

NO

TO

VB

VC

Totale complessivo

Gestione delle colture agricole, compresa fertilizzazione minerale

116

22

41

151

272

159

11

581

1354

36%

Gestione dei reflui zootecnici, dalla stalla alla distribuzione in campo

58

56

29

781

58

358

7

31

1377

36%

Emissioni fisiologiche degli animali ruminanti

53

48

22

531

44

329

10

19

1055

28%

Totale complessivo

227

126

92

1463

374

846

27

631

3786

100%

6%

3%

2%

39%

10%

22%

1%

17%

100%

 

Stima IREA su dati 2015 Anagrafe regionale delle aziende agricole. La stima è fatta applicando i coefficienti emissivi definiti dall’inventario al numero di capi allevati e alla superficie delle colture agricole di ciascun territorio.

Fonte: Regione Piemonte. Elaborazione: Arpa Piemonte

IL PROGETTO PREPAIR E IL MODELLO BAT-TOOL

Il progetto PrepAir, nell’ambito delle varie azioni messe in campo a livello di Bacino Padano per il miglioramento della qualità dell’aria, ha realizzato un modello (BAT-Tool) per la valutazione delle emissioni gassose derivanti da attività di allevamento intensivo di bovini, suini e pollame.

BAT-tool permette il calcolo in automatico dell’escrezione di azoto e fosforo delle diverse categorie zootecniche a partire dal quantitativo reale di mangime somministrato ai capi in allevamento. In alternativa è prevista la possibilità di inserire il valore dell’azoto escreto calcolato manualmente.

Pensato come strumento di supporto nei procedimenti di revisione delle Autorizzazioni integrate ambientali (AIA) e per gli altri adempimenti che richiedono una valutazione delle emissioni, BAT-tool costituisce un modello per la stima delle emissioni dagli allevamenti valida per tutto il Bacino Padano.

Nella sua versione finale comprenderà la stima di diversi inquinanti (NH3, CH4 e N2O), con approccio integrato tra le diverse componenti ambientali.

BAT-Tool è liberamente accessibile online previa iscrizione al seguente link https://bat-tools.datamb.eu

CONTENUTI CORRELATI

Consulta i dati delle emissioni di PM10, di altri inquinanti (NH3, NMVOC, N2O, CH4) e di gas serra (in termini di CO2 equivalente).

Consulta i dati delle emissioni di PM10, di altri inquinanti (NH3, N2O, CH4) negli indicatori ambientali.

Maggiori dettagli sono consultabili alla pagina web di Sistema Piemonte