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AZIONI REGIONALI E LOCALI

Le azioni di contrasto e adattamento al Cambiamento climatico concorrno agli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e in particolare all'Obiettivo 13:

Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico

La Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici (SRCC)

Con D.G.R. 3 Luglio 2017, n. 24-5295, cogliendo le sfide sia della mitigazione che dell’adattamento, la Regione ha formalmente e concretamente avviato le attività per lavorare per il contrasto al cambiamento climatico: la delibera fornisce i primi indirizzi agli uffici per la predisposizione e l’attuazione della Strategia regionale sui Cambiamenti climatici (SRCC), e formalizza, per la sua redazione, la costituzione di un gruppo tecnico interdirezionale (DD 28 agosto 2017, n. 131/A1003B), composto da funzionari di diverse Direzioni regionali e che si avvale del contributo scientifico di Arpa Piemonte. 



La Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico, che costituisce anche la prima attuazione della Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile (SRSvS) deliberata nel 2018, è costruita come uno strumento di orientamento, ma anche di sintesi e confronto, delle diverse politiche regionali che, ciascuna con le proprie specificità, deve dare risposte per contribuire alla mitigazione e adattarsi ai nuovi scenari che il nostro territorio già affronta e affronterà in relazione a tale fenomeno: dalla sanità alla pianificazione del territorio, dall’agricoltura ai trasporti, dalla qualità dell’aria alla gestione della risorsa acqua, etc.
La SRCC si trova in linea con i contenuti del Green Deal europeo, riconoscendo i modelli di azione e i principi della green e circular economy come strumenti indispensabili nell’azione di contrasto al cambiamento climatico. La transizione duratura ed efficace verso un modello produttivo e di vita che riduca le emissioni di gas climalteranti e tenda al disaccoppiamento tra la crescita economica e l’impatto sulle risorse naturali (sviluppo sostenibile), rappresenta la scelta di valore che le nostre comunità possono e devono saper percorrere per garantirsi resilienza e, quindi, tutela e miglioramento del proprio benessere.

Figura 1
Obiettivi generali e trasversali della Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici

Il Documento di Indirizzo - Verso la Strategia regionale sul Cambiamento Climatico

A novembre 2020 è stato approvato il Documento di indirizzo - Verso la Strategia regionale sul Cambiamento Climatico, che ha fornito i primi indirizzi per la stesura della Strategia a partire da quanto emerge dal quadro regolamentare internazionale, nazionale e locale, dai trend climatici attuali del Piemonte e dai relativi scenari.
In particolare, il Documento descrive l’articolazione in cui dovrà essere strutturata la Strategia che sancirà in modo inequivocabile l’impegno del Piemonte nel contrasto al cambiamento climatico, con l’
obiettivo di raggiungere la neutralità climatica al 2050 come indicato dalla Commissione Europea.

Strategia regionale sul Cambiamento Climatico - 1° STRALCIO


Lo sviluppo e il completamento di tutte le componenti della SRCC, individuate dal Documento di indirizzo comportano l’adozione di un nuovo approccio metodologico e di nuovi strumenti che richiedono approfondimenti e tempi di lavoro lunghi, di certo difficilmente compatibili con l’urgenza delle sollecitazioni del contesto ambientale, economico e sociale piemontese. Consapevole di tutto ciò, la Regione ha deciso di procedere, nell’immediato, a costruire la Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico in modo graduale e per stralci, mediante l’approvazione delle sue componenti, man mano che le medesime vengono perfezionate.
Il primo di questi stralci è stato approvato con D.G.R. 18 Febbraio 2022, n. 23-4671 ed è denominato Strategia regionale sul Cambiamento Climatico - 1° STRALCIO.

Il documento è articolato secondo le seguenti componenti:
  • la conoscenza oggi e in futuro del cambiamento climatico in Piemonte
  • la metodologia per la definizione delle Misure Tematiche territorializzate
  • la salvaguardia del capitale naturale e le sue funzioni ecosistemiche
  • gli strumenti per la corretta gestione ambientale ed energetica di sistemi, organizzazioni e territori – Carbon Footprint.

La componente riguardante la conoscenza del cambiamento climatico in Piemonte è stata ampiamente indagata da Regione e Arpa Piemonte e documentata in due Report che illustrano l'andamento delle principali variabili climatiche in Piemonte e i loro possibili scenari di evoluzione. Tale sistema di dati e i relativi aggiornamenti rappresentano il riferimento per tutte le necessità di conoscenza del territorio piemontese e dei suoi diversi operatori (soggetti istituzionali e non) che hanno necessità di adeguare le proprie politiche e le proprie attività in funzione del nuovo contesto climatico regionale e del loro concorso alla mitigazione e all’adattamento alle conseguenze del fenomeno a scala regionale e locale.

La metodologia per la definizione delle Misure Tematiche e la Salvaguardia del capitale naturale e le sue funzioni ecosistemiche: i risultati della Borsa di Ricerca per i giovani Talenti (Bando “Talenti della società civile 2019” sostenuto dalla Fondazione “Goria” e supportato tramite la DD n. 195/A1612B del 12 maggio 2020) “Conoscenze e ricadute ambientali del cambiamento climatico in Piemonte per la costruzione della Strategia regionale”, basati su un importante lavoro di confronto e condivisione con gli esperti del territorio piemontese in materia di biodiversità, rappresentano gli elementi di riferimento per consolidare la metodologia per le successive attività della costruenda SRCC, per indagare e definire, per ogni settore fisico-biologico e socioeconomico individuato dal Documento di Indirizzo, gli impatti, le misure di mitigazione e adattamento a carattere regionale e aggiornare, ove necessario, le politiche regionali in materia di biodiversità in relazione al cambiamento climatico (mitigazione e adattamento).

Individuare e promuovere gli strumenti tecnici e amministrativi per sostenere la Strategia e i suoi obiettivi – la Carbon Footprint - i risultati della sperimentazione di cui al progetto “CReIAMO PA” e contenuti nel documento “Report GHG della Regione Piemonte - L3WP2 – A3.7 Azioni di affiancamento on the job sui settori chiave dell’impronta ambientale che consentano di mettere a sistema il modello di gestione ambientale ed energetica” consolidano il ruolo della Carbon Footprint quale uno degli strumenti per il calcolo dell’impronta di carbonio di sistemi, organizzazioni e territori, e quindi a supporto della definizione di politiche di concreta riduzione delle emissioni di GHG.

Le pianificazioni regionali di settore allineate al tema del CC

Parallelamente alla costruzione del documento di Strategia, il gruppo di lavoro ha avviato, in stretta collaborazione con Arpa Piemonte, un'attività di allineamento e costruzione di coerenza delle pianificazioni settoriali, in corso di elaborazione e approvazione, al tema del cambiamento climatico.
In particolare, tale attività si è concentrata su:

Piano Energetico Ambientale Regionale, che contiene un Allegato specifico (All. 4) specificatamente dedicato al tema cambiamento climatico ed energia in cui viene evidenziato non solo il contributo della politica energetica alla mitigazione del fenomeno, ma anche come il comparto debba individuare specifiche misure di adattamento in relazione agli scenari climatici sul nostro territorio. Inoltre, con l'Allegato 5 si forniscono indicazioni sull'evoluzioni delle emissioni di CO2 in Piemonte anche in funzione delle politiche individuate dal PEAR.
A tale proposito si evidenzia come la Regione Piemonte, proprio con le proprie politiche energetiche, sia già instradata per raggiungere gli obiettivi del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra e siano stati fatti significativi miglioramenti nell'intensità di carbonio del consumo finale di energia, soprattutto per ciò che concerne la generazione elettrica. L’azione strategica volta a promuovere sia il passaggio a combustibili con minore intensità di carbonio, sia l’efficienza energetica, sia l’introduzione delle fonti rinnovabili di energia sta dando già interessanti risultati.
Inoltre, il nuovo Allegato 6 “Rapporto statistico sull’energia in Piemonte”, che fornisce un quadro aggiornato al 2017-2018 dei dati energetici regionali. Il rapporto conferma l’attualità della traiettoria (2015-2030) stimata dal PEAR ai fini del conseguimento degli obiettivi strategici di sviluppo delle FER e di riduzione dei consumi energetici al 2030.

Piano Regionale di Qualità dell'Aria, approvato dal Consiglio regionale, con DCR 364-6854 del 25/03/19 che è completo di un Allegato D dedicato alla Valutazione degli effetti ambientali del Piano in riferimento ai cambiamenti climatici. In particolare, allo scenario emissivo tendenziale di gas climalteranti (CO2, N2O e CH4) al 2030 sono state applicate le Misure del Piano regionale di Qualità dell'Aria tutte reinterpretate in termini di scenario emissivo individuandone ambiti di intervento (comparti emissivi coinvolti), efficacia (% di riduzione dei diversi inquinanti), grado di penetrazione (diffusione nell’ambito del comparto emissivo coinvolto). Gli effetti ambientali del PRQA portano nel complesso ad una riduzione del 15% delle emissioni di CO2 equivalente, con particolare rilevanza nell’ambito del comparto trasporti (40% di riduzione) e del comparto riscaldamento (38%). Alcune Misure del Piano sono state anche interpretate in relazione alla loro utilità in funzione dell'adattamento del territorio agli effetti del CC (es. Attività forestali compensative urbane);

Piano di Tutela delle Acque, aggiornato con il 2 novembre 2021 con D.G.R. n. 179 - 18293 il cui capitolo 6 è dedicato al Bilancio Idrico e contiene la sezione 6.4 in cui si tratta degli Effetti del Cambiamento Climatico sul settore delle risorse idriche.

Piano Territoriale Regionale, approvato nel 2011, ha sviluppato una ripartizione territoriale articolata per Ambiti di Integrazione Territoriale (AIT), insiemi di comuni che rappresentano sistemi territoriali e funzionali di livello regionale in termini di sviluppo territoriale. Proprio gli AIT sono stati indicati come le unità di riferimento per territorializzare la conoscenza riguardante il cambiamento climatico e per adottare misure e azioni finalizzate al contrasto dello stesso. Pur essendo stato svolto un lavoro di tirocinio in collaborazione con il Politecnico di Torino a tal riguardo - che ha permesso di fare una prima proposta di allineamento ai temi del cambiamento climatico - ad ora il PTR non ha ancora avviato il percorso di aggiornamento in cui sarà inserito anche l’allineamento ai temi del cambiamento climatico.

Gli impegni del Piemonte sul clima
il protocollo Under2Coalition

La prima azione che Regione Piemonte ha avviato per impegnarsi sul tema del contrasto al cambiamento climatico è stata aderire al Protocollo U2_MOU, una Coalizione di Governi locali impegnati nell'azione di contrastare il cambiamento climatico lavorando principalmente sulla mitigazione e quindi sulla riduzione delle emissioni dei gas climalteranti.

La Regione Piemonte ha formalmente aderito nel dicembre 2015. In allegato al protocollo, la Regione Piemonte ha elencato le misure che intende adottare per contribuire agli obiettivi fissati dalla Coalizione e ridurre così le sue emissioni di gas climalteranti

Poiché l’adesione al Protocollo comporta un obbligo di reporting periodico delle azioni attivate in coerenza con gli impegni assunti, la Regione Piemonte dal 2018 ha utilizzato il sistema fornito dalla piattaforma CDP - Carbon Disclosure Project. Per rendicontare i dati relativi alle emissioni verificate sul proprio territorio la Regione Piemonte, infatti, ha compilato il questionario messo a disposizione da CDP dedicato alle emissioni di gas climalteranti sul territorio regionale. Quest’attività permette di mantenere sotto controllo le performance del Piemonte in termini di emissioni e il relativo contributo positivo o negativo alla mitigazione del cambiamento climatico. Da quest’anno, le Regioni comunicheranno invece i loro impegni ad Under2 Coalition tramite la piattaforma ad hoc Under2 Ambition Tracker, che adotta un approccio dinamico alla raccolta dei dati per garantire un monitoraggio efficace dei progressi verso le emissioni nette zero.
Nel 2021 la Regione ha, inoltre, preso parte al progetto della Coalizione Net Zero Futures finalizzato alla creazione di uno spazio per facilitare la comprensione del mondo di net zero emissions alle regioni. Sempre più governi nazionali stanno prendendo impegni per raggiungere zero emissioni nette entro il 2050, ma le definizioni e requisiti per rendere tali impegni credibili, in linea con la scienza e compresi da tutti sono ancora poco definiti. Seguendo questo progetto, la Regione ha perciò accesso ad alcuni “dialoghi” in cui stati e regioni che hanno già definito un target di zero emissioni a livello regionale presentano il loro lavoro, permettendo di apprendere dalla loro esperienza, capire quali sono gli ostacoli simili e avere accesso a risorse già sviluppate e soluzioni che hanno funzionato.

Il Patto dei Sindaci

Il Patto dei Sindaci è il più grande movimento globale di città impegnate in azioni virtuose a favore di clima ed energia. Ad ora sono oltre 10mila i Firmatari che hanno deciso di condividere una visione comune per accelerare il percorso per una transizione energetica a basse emissioni di carbonio. Nel dettaglio, i Firmatari si impegnano ad accelerare la decarbonizzazione con l’obiettivo di ridurre del 40% i gas a effetto serra entro il 2030 (obiettivo ancora attuale dell’UE) e ad adattarsi agli inevitabili impatti del cambiamento climatico, permettendo anche ai cittadini di accedere a un'energia sicura, sostenibile e accessibile.
La decisione politica di aderire al movimento compete al consiglio locale e deve essere tradotta nell’arco di due anni in un Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima (PAESC). Questo documento traduce gli impegni formalmente assunti dai Firmatari in azioni chiave che l’amministrazione intende intraprendere. Il Piano contiene un Inventario di Base delle Emissioni per monitorare le azioni di mitigazione, la Valutazione di Vulnerabilità e Rischi Climatici e, facoltativamente, la Strategia di Adattamento. Quest’ultima può anche essere sviluppata e integrata separatamente.
L’adesione al Patto dei Sindaci si traduce poi in processo di lungo termine che vede le città impegnate a riferire ogni anno sui progressi dei loro piani.
Fondamentale per l’implementazione e il funzionamento del Piano è la presenza di Coordinatori o enti finanziatori. Dal 2009 la Regione Piemonte ha sottoscritto l’impegno come Coordinatore Territoriale del Patto e ad ora sono oltre 300 i firmatari tra Comuni singoli o aggregazioni (il 27% dei Comuni Piemontesi) in Piemonte. La distribuzione sul territorio dei Firmatari non è omogenea: si concentra, infatti, tra la Città metropolitana di Torino, la Provincia di Cuneo e la Provincia di Novara e Verbania.

Figura 2
Comuni piemontesi che hanno firmato il Patto dei Sindaci

Per presentare le nuove regole del Patto dei Sindaci a tutti i comuni interessati, il 24 Novembre 2021 la Regione ha organizzato un Workshop nel corso del quale sono stati presentate anche le opportunità legate alla adesione al Patto, sia a livello di finanziamenti europei che di strumenti di supporto messi a disposizione dalla Regione. Sono molteplici, infatti, i benefici che i Comuni firmatari del Patto ricevono a livello regionale. La Regione Piemonte ha, infatti, inserito criteri di premialità per tali Amministrazioni nell’erogazione di finanziamenti per la riqualificazione energetica di edifici o sistemi di illuminazione pubblica. Inoltre, fornisce, prioritariamente a tali Comuni, servizi di assistenza tecnica per l’attivazione di investimenti in efficienza energetica grazie a progetti europei (ad esempio promuovendo finanziamenti tramite Energy Performance Contract) o tool di supporto all’energy management (Enercloud+) e all’adattamento e mitigazione del clima (Osservatorio Regionale sul clima e Geoportale Climatico di ARPA).
Infine, è stato realizzato un database sui consumi energetici a livello comunale, che viene periodicamente aggiornato e che viene messo a disposizione dei Comuni per la realizzazione dell’Inventario delle Emissioni o per il monitoraggio dei PAESC.

L’adattamento urbano

Il rapporto speciale dell’IPCC sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5 °C al di sopra dei livelli preindustriali e dei relativi pathways per limitare le emissioni di gas a effetto serra, afferma con forza la necessità di attuare la trasformazione energetica per ridurre da subito, in modo significativo, le emissioni climalteranti per raggiungere la neutralità nel 2050. Al tasso di crescita attuale il riscaldamento della terra raggiunge 1.5 °C intorno al 2040: cambiare questa tendenza è urgente per evitare impatti irreversibili, imprevedibili e ingestibili.

Il rapporto identifica le città e gli ecosistemi urbani come uno dei quattro sistemi globali, insieme a energia, infrastrutture e industria, su cui lavorare per rendere più efficace l’azione climatica, ma è necessaria un’importante spinta negli impegni sulla mitigazione e sull’adattamento che vengono adottati attualmente, un’azione che diventi più concreta e alzi il livello di ambizione per stare in linea con il limite di 1,5 °C di riscaldamento globale.

Le città e le aree urbane sono soggette a un’attenzione particolare quando si tratta l’emergenza climatica per diversi motivi. Primo fra tutti quale luogo dove si generano elevate emissioni di gas climalteranti e che, sotto questo punto di vista, sostengono le emissioni delle aree circostante, a causa della mobilità delle persone e dell’indotto industriale. Le città rappresentano anche luoghi che consentono di misurare quantitativamente l’intensità degli impatti del cambiamento climatico e di valutare la sinergia degli effetti combinati con altri fattori quali quelli ambientali, socioeconomici, culturali e istituzionali. Nello stesso tempo, le città rappresentano il luogo privilegiato dove si sviluppano idee e strumenti, si concentrano creatività e innovazione e si possono sperimentare soluzioni nuove per delineare una prospettiva in grado di contrastare le cause del cambiamento climatico, segnando una decisa inversione di tendenza, e adattare la forma e l’organizzazione della città al clima che cambia. Le azioni sul clima messe in campo dalle aree urbane, sia che riguardino la mitigazione sia l’adattamento, possono essere pertanto molto efficaci, agire oltre i confini fisici della città e creare soluzioni che rappresentano ispirazione e risorse per altre.
La recente emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del virus COVID-19 ha evidenziato la criticità delle aree urbane e degli attuali modelli di vita e lavoro nella diffusione del contagio, accentuandone il ruolo centrale del cambiamento.

Le città rappresentano elementi sensibili per quanto riguarda gli impatti del cambiamento climatico: l’elevata concentrazione di persone e assetti infrastrutturali ed economici e l’effetto combinato con altre criticità esistenti, fanno sì che il rischio climatico si mantenga elevato, anche quando si opera per diminuire la vulnerabilità della città, in particolare la vulnerabilità fisica. Le proiezioni ci dicono che, se a livello mondiale la popolazione che vive nelle aree urbane passerà dal 55% attuale al 68% nel 2050, a livello europeo le percentuali salgono rispettivamente al 74% e all’85%. Anche se a livello italiano queste percentuali non saranno raggiunte, l’incremento della popolazione urbana registrato dal 1950 e la sempre maggior urbanizzazione delle aree limitrofe alle città, confermano questa tendenza, soprattutto a scapito delle città medio-piccole.

Se da una parte, la concentrazione di persone e assetti delle aree urbane incrementa le pressioni sugli ecosistemi naturali, incidendo anche sul benessere e sulla salute, e determina spesso stili di vita a più alta intensità di risorse, come il fabbisogno di energia e acqua, dall’altra rappresenta un macrosistema ottimizzato, se pensiamo ad esempio alle emissioni pro-capite di anidride carbonica o all’utilizzo dei servizi collettivi, dal teleriscaldamento al sistema di trasporto pubblico. Inoltre, sono le città che ospitano le università e i centri di eccellenza scientifica, i luoghi dove si produce il maggior prodotto interno lordo, dove nasce e si sviluppa l’innovazione tecnologica, dove matura la competitività, dove si concentra l’istruzione secondaria.

Le manifestazioni del cambiamento climatico a maggior impatto sulle aree urbane sono quelle relative ai periodi estivi di caldo intenso e prolungato, le ondate di caldo, agli eventi di precipitazione intensa localizzata, connessi ai temporali, a carattere improvviso e spesso impredicibili, alle alluvioni, siano esse dovute a esondazioni dei corsi d’acqua che le attraversano, o, in prospettiva, all’invasione delle zone costiere.

Le ondate di calore, fenomeni che tutte le estati fanno registrare impatti importanti sulla salute, sono stimate aumentare con il riscaldamento globale e l’effetto combinato con le caratteristiche termiche e radiative delle aree urbanizzate porta a estremi di temperatura molto elevati e alla mancanza di refrigerio notturno. Gli effetti potenziali sulla salute, favoriti dagli elevati valori di concentrazione di ozono e di biossido di azoto che spesso accompagnano questi fenomeni, saranno sempre più rilevanti.

Picchi di domanda energetica per il raffrescamento e relativi black-out, criticità per i sistemi di trasporto pubblico, alterazione dei cicli produttivi, incremento del rischio antropico, per esempio per incendio, interruzioni e ritardi nell’erogazione dei servizi, scarsità della disponibilità idropotabile, diminuzione della portata e della qualità dei corsi d’acqua che attraversano le città, degradazioni al verde pubblico sono alcuni degli effetti aggiuntivi delle ondate di caldo nelle città. A questi si affiancano anche impatti apparentemente meno rilevanti ma che, se protratti per lunghi periodi, alterano le dinamiche dell’intero ecosistema città, quali il minor utilizzo degli spazi pubblici e dei sistemi di trasporto collettivi, le limitazioni alla vita sociale, condizioni di disagio diffuse nella conduzione della vita ordinaria, diminuzione della produttività, effetti negativi sul turismo.
La tendenza al riscaldamento, con proiezioni che nelle aree urbane italiane saranno sempre più importanti (arrivando fino a +3-4 °C in media, con valori superiori nella stagione estiva; se si considerano le temperature estreme positive, si stima un aumento anche di +5 °C), sta già determinando un incremento delle allergopatie, dovute sia a una maggiore suscettività della popolazione urbana, che si trova spesso in un contesto di scarsa qualità dell’aria, sia alla variazione dei periodi di emissione dei pollini in atmosfera e alla loro elevata concentrazione, favorita da condizioni di caldo e siccità. Insieme alle nuove malattie trasmesse da vettori, l’incidenza delle allergopatie, contribuisce ad aggravare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute.

La qualità dell’aria, uno degli aspetti ambientali più critici delle città del bacino padano, attorno al quale spesso si scontra la capacità delle istituzioni di individuare soluzioni adeguate, può essere influenzata anche dai residui della combustione dovuti agli incendi boschivi. Episodi come quello dell’autunno 2017, quando a Torino la concentrazione di polveri è aumentata drammaticamente (superando i 250 μg/m3) per il trasporto dei fumi degli incendi boschivi che stavano interessando tutta la fascia prealpina occidentale e ha fatto misurare valori record nelle stazioni più prossime agli incendi, non saranno occasionali. Il potenziale incendi boschivi è stimato aumentare con il riscaldamento globale, concause date dalla mancata gestione del bosco e dallo spopolamento delle aree rurali montane favoriscono lo sviluppo di incendi, così come i comportamenti individuali di chi opera nelle aree rurali, che devono essere adeguati al clima che cambia.

Le città, quindi, rappresentano ecosistemi aperti, fortemente integrati con le aree circostanti, con flussi importanti di risorse, materie, prodotti, persone: centri di aggregazione e distribuzione, la cui pianificazione integrata, a livello settoriale e territoriale, è elemento indispensabile per il contrasto agli effetti negativi del cambiamento climatico e per la conservazione delle potenzialità di sviluppo che esse includono.

L’attenzione alle persone che vivono nelle città, ai sistemi di inclusione sociale e di rappresentanza, alla protezione sociale, alle politiche per il contrasto alle nuove povertà e alla crescita delle ineguaglianze, l’incremento delle risorse, anche intangibili, per la cultura, la formazione, la sperimentazione di modelli di governance inclusiva della città, sono elementi prioritari e imprescindibili del portfolio di azioni per aumentare la resilienza della città al cambiamento climatico, dato l’ingente fattore di esposizione.

Il disegno di una città del futuro, climate resilient, non può prescindere dalla costruzione di una visione complessiva che riguardi persone, infrastrutture, verde, acqua, mobilità, servizi, dove la qualità della vita sia elemento di attrattività.
L’adattamento urbano a un clima che cambia deve essere un mezzo per costruire questa visione, deve permeare tutte aree dell’amministrazione pubblica e includere tutte le componenti vitali delle città, dall’industria all’università, dalla cultura alla cura dell’ambiente, dai sistemi di gestione del lavoro, della salute, dell’istruzione, uscire da una logica settoriale e trovare una declinazione in ogni aspetto che riguarda la vita pubblica e individuale.

La gestione dell’emergenza sanitaria del nuovo coronavirus e le azioni di protezione intraprese, pur nella drammaticità della situazione, nel ritardo iniziale della presa di coscienza e dell’azione, nella mancanza di una pianificazione adeguata, hanno dimostrato che il cambiamento è possibile, che è possibile agire in modo diverso, consumare in modo diverso e che l’ambiente naturale ha una funzione irrinunciabile per l’uomo. Il cambiamento socio-economico che determinerà questa drammatica esperienza ha creato un ambiente fertile per l’attuazione delle politiche ambientali e per implementare l’adattamento al cambiamento climatico, nella certezza di non dover più trovarsi impreparati a emergenze annunciate.

IL CASO DI TORINO

Come molte altre città, anche il territorio torinese ha risentito degli effetti locali del riscaldamento globale, in particolare nel corso del XXI secolo, con un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di caldo, con conseguenze gravi sulla salute pubblica, dei fenomeni di precipitazione intensa, a rapida evoluzione, accompagnati da raffiche di vento sempre più importanti, in grado di determinare danni al ricco patrimonio arboreo della città. Alterazioni del ciclo pollinico con periodi caratterizzati da elevate concentrazioni fuori stagione e anticipi stagionali, episodi di incremento dell’inquinamento da polveri a causa degli incendi boschivi nel territorio circostante, una accentuata variabilità climatica inter-annuale, che alterna periodi piovosi a lunghi periodi siccitosi, che favoriscono il permanere in sospensione delle polveri, con un peggioramento della qualità dell’aria, e portate dei fiumi che attraversano la città ridotte, che, in alcuni casi, favoriscono la diffusione di infestanti. 
Gli scenari climatici futuri sulla città evidenziano un potenziale aggravamento degli impatti del cambiamento climatico, anche con le azioni di mitigazione più aggressive, aggravati da una fragilità sociale ed economica che rischia di aumentare.
La Città di Torino ha pertanto ritenuto prioritario dotarsi di uno strumento che definisca come “adattare” la città e le sue dinamiche a un clima in cambiamento, sviluppando quindi una strategia locale per ridurre la vulnerabilità del territorio e delle persone garantendo la loro salute e benessere, assicurare la vivibilità della città e la continuità dei servizi, mettendo le persone più vulnerabili al centro della politica climatica.
Inizialmente l’accento è stato posto su azioni di mitigazione per ridurre le emissioni locali di gas climalteranti. Torino ha aderito al Patto dei Sindaci nel 2009 e approvato il suo Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (TAPE - Turin Action Plan for Energy) a settembre 2010, ponendosi un ambizioso target di riduzione delle emissioni di CO2: -30% al 2020 rispetto alle emissioni del 1991.
L’ultimo rapporto di monitoraggio ha permesso di verificare, attraverso il confronto tra l’inventario delle emissioni relativo all’anno base e quello relativo al 2017, il superamento dell’obiettivo che la Città si era posta entro il 2020; in particolare, è stata registrata una riduzione delle emissioni di CO2 del 33%. Il completamento di alcune azioni già avviate e ulteriori nuovi interventi consentirà di raggiungere una riduzione del 35% entro il 2020. Gli importanti risultati raggiunti sono associati principalmente ad interventi di efficientamento e risparmio energetico nei settori municipale (edifici, illuminazione pubblica, semafori), trasporti, residenziale e ai risultati nell’ambito del green public procurement. Se ai suddetti settori, previsti dal Patto dei Sindaci, si aggiungono anche i dati associati a quello dell’industria, i risultati in termini di riduzione delle emissioni di CO2 superano il 40%.

La Città di Torino, consapevole che i mutamenti climatici sono già in atto e che è necessario aumentare la resilienza complessiva della città, ha aderito nel 2015 all’iniziativa Mayors Adapt, impegnandosi a valutare i rischi e le vulnerabilità potenziali per definire una strategia di adattamento.
L’adesione nel 2019 al nuovo Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia, che integra le due iniziative precedenti e, quindi, le politiche di mitigazione e adattamento, ha consentito alla città di rafforzare l’impegno sul clima attraverso la creazione di un Gruppo di Lavoro interdisciplinare a supporto della predisposizione del Piano di adattamento ai cambiamenti climatici (nel seguito GdL), supportato politicamente da cinque diversi Assessorati (Ambiente, Verde e Protezione Civile - Urbanistica - Infrastrutture e Mobilità - Politiche Sociali - Innovazione).
Obiettivo di questo GdL è stato quello di lavorare in modo congiunto e coordinato per l’individuazione delle azioni di adattamento a breve e a lungo termine, esaminando, nell’ambito dei diversi settori, le eventuali buone pratiche e le misure già esistenti, nonché favorendo la definizione di azioni e indirizzi per costruire la capacità adattativa a livello locale.

Composto dai rappresentanti di 14 diversi Uffici/Servizi comunali, il GdL ha lavorato a stretto contatto con Arpa Piemonte e con altri stakeholder locali, primi tra tutti Regione Piemonte e le Università torinesi per identificare i principali impatti del cambiamento climatico sulle diverse componenti del sistema città, gli obiettivi strategici da perseguire e ha definito il percorso per raggiungerli. Un contributo importante è stato dato dal confronto con le città, italiane e non, che avevano già sviluppato una strategia o un piano di adattamento. In particolare, grazie al supporto tecnico ed economico della German Marshall Fund of the United States, è stato avviato Torino climate lab, nell’ambito del quale è nata una collaborazione con le città americane di Porland (Oregon), Oakland (California) e New Orleans (Louisiana), che ha permesso di osservare dei modelli positivi di processo partecipato, di co-creazione con la partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione del piano e di verificare l’impatto di alcune tipologie di misure di adattamento già realizzate, anche se in contesti territoriali diversi da quello locale.

A luglio del 2020 il Comune di Torino ha, quindi, approvato il Piano di Resilienza Climatica per ridurre la vulnerabilità del proprio territorio e delle persone garantendo la loro salute e benessere e assicurare la vivibilità della città e la continuità dei servizi, mettendo le persone più vulnerabili al centro della politica climatica (giustizia climatica).
In generale il Piano individua due categorie principali di azioni per i principali rischi derivanti dal cambiamento climatico, che includono gli impatti indiretti:

"Come prepararsi" che comprende le azioni volte a migliorare la capacità dell'Amministrazione di anticipare gli impatti dei cambiamenti climatici, fornire servizi in modo efficace, gestire le emergenze, comunicare efficacemente e sensibilizzare i cittadini



"Come adattare la città"
che comprende le azioni finalizzate ad attenuare l'impatto di eventi meteorologici estremi e a gestire situazioni critiche. Le azioni di adattamento sono naturalmente rischio specifiche, ma si basano su alcuni aspetti trasversali: l’implementazione di nature based solutions per ridurre i diversi impatti, quindi sia per attenuare il caldo in città ma anche per gestire le acque meteoriche soprattutto durante eventi estremi localizzati nel tempo e nello spazio, le azioni per migliorare i servizi ai cittadini, l’informazione e la sensibilizzazione della popolazione sui comportamenti corretti da adottare, l’adeguamento delle norme urbanistiche, il coordinamento dei diversi strumenti di pianificazione e formazione specifica del personale.

CAMBIAMENTI CLIMATICI E VALUTAZIONI AMBIENTALI

La Direttiva 2014/52/EU, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, sottolinea come alcune questioni ambientali, tra cui i cambiamenti climatici e i rischi di incidenti e calamità, hanno assunto maggiore importanza in seno al processo politico e che devono pertanto costituire elementi importanti all'interno dei processi di valutazione e decisionali. In particolare, viene sottolineata l’opportunità di valutare l'impatto dei progetti sul clima (ad esempio le emissioni di gas a effetto serra) e la loro vulnerabilità al cambiamento climatico.

Le stesse Linee guida della Commissione Europea del 2017, che ne recepiscono l’essenza in materia di VIA, nel documento relativo allo scoping, citano tra gli effetti sull’ambiente che devono essere tenuti in considerazione nella redazione di un progetto, anche il tema del cambiamento climatico.
Sempre in ambito europeo, sebbene meno recenti, meritano essere ricordate le “Linee guida per l’integrazione dei Cambiamenti Climatici e della biodiversità nella Valutazione di Impatto Ambientale” del 2013, pubblicate dalla Commissione Europea.

In ambito nazionale la tematica del cambiamento climatico non viene trattata direttamente, ma, nel DLgs 104/17 di attuazione della direttiva 2014/52/UE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, per quanto attiene agli impatti ambientali dei piani, programmi e progetti e ai loro effetti significativi diretti e indiretti, il clima viene citato tra i fattori da tenere in considerazione.
L’importanza di inserire il tema dei cambiamenti climatici all’interno dei procedimenti valutativi, tra cui la VIA, risulta sicuramente rilevante e richiesto sia a livello comunitario, sia nazionale. In tal senso si sta sviluppando un'attività congiunta Regione/Arpa per definire e implementare nei procedimenti di VIA relativi agli impianti sciistici, criteri che permettano di analizzare, anche quantitativamente, i progetti ed esprimere una "valutazione ambientale e climatica" delle proposte.

La Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici riconosce alla procedura di VIA un ruolo fondante nel processo di contrasto ai Cambiamenti climatici.

Il recepimento delle disposizioni comunitarie in materia si riconferma anche nel documento programmatico regionale relativo agli obiettivi istituzionali di Arpa Piemonte in materia di tutela ambientale e di prevenzione per il triennio 2020-22.Il documento delinea alcune attività che dovranno essere rivolte ad effettuare una analisi preliminare ad integrazione della tematica cambiamenti climatici (sia in termini di mitigazione, sia di adattamento) nelle procedure di VIA, come indicato nelle Linee Guida della Commissione Europea del 2017. L’obiettivo è individuare strumenti conoscitivi, nonché sistemi innovativi di supporto al processo decisionale dei progetti sottoposti a VIA, in grado di stimare la vulnerabilità del territorio e, attraverso indicatori specifici prevedere, in un contesto temporale a lungo termine, gli effetti del cambiamento climatico sui progetti e l’incertezza in merito agli effetti sui cambiamenti climatici dei progetti stessi.
Sulla base di tali strumenti sarà così possibile individuare forme di mitigazione attraverso l’integrazione e l’adeguamento delle condizioni ambientali in relazione a tale tematica.
Il fine è migliorare il quadro conoscitivo sulle conseguenze ambientali sociali ed economiche dei cambiamenti climatici, contribuendo a definire uno scenario di riferimento rispetto al quale monitorare l’efficacia delle future azioni di adattamento.

Le valutazioni ambientali dei comprensori sciistici

Arpa Piemonte, partendo da un’analisi preliminare e propedeutica del contesto normativo e delle strategie nazionali e regionali sul tema del cambiamento climatico nelle valutazioni ambientali, ha selezionato alcune categorie progettuali potenzialmente più interessate a livello regionale.

Obiettivo di tale analisi è stata l’individuazione di specifiche azioni di mitigazione e adattamento ad orientamento di progettisti e funzionari valutatori, da tradurre sia in indicazioni per la stesura dello Studio di Impatto Ambientale (SIA), sia in condizioni ambientali da prescrivere nei provvedimenti finali.

Come prima categoria progettuale è stata presa in considerazione quella delle “piste da sci, impianti di risalita e strutture ed infrastrutture connesse (allegati B1.5 e B1.24 della L.R. 40/98)”, in relazione alla sua particolare sensibilità al cambiamento climatico, i cui effetti risultano maggiormente evidenti ed accentuati in contesti alpini rispetto a quelli di pianura.

L’analisi progettuale di opere sottoposte a procedure di valutazione ambientale ha permesso di giungere all’elaborazione di un documento tecnico contenente:

  • uno studio climatico, basato sui dati delle stazioni nivometeorologiche di Arpa Piemonte (Fig.1), che fornisce un quadro aggiornato sulle condizioni dell’innevamento naturale in Piemonte e sugli scenari climatici futuri (Fig.2)
  • Valutazioni sono state condotte sulle condizioni termiche connesse alla fusione della neve al suolo, nonché sulle condizioni favorevoli alla produzione della neve programmata. Il fine è quello di supportare le Valutazioni di Impatto Ambientale dei progetti di impianti o infrastrutture connessi all’industria dello sci. In particolare, rifacimento o costruzione di nuovi impianti di risalita, realizzazione di bacini artificiali ai fini dell’innevamento programmato e sistemazioni, ampliamenti o adeguamenti delle piste di discesa, che dipendono in modo determinante dalle condizioni di innevamento naturale, o dalle condizioni termometriche locali. (Fig. 3)
  • un’analisi dell’impatto del cambiamento climatico sui comprensori sciistici e dell’influenza delle opere sul clima, considerando che l’interazione tra un’opera ed il clima in evoluzione è reciproca. Partendo dalle criticità riscontrate nelle analisi di alcuni progetti analizzati e dagli impatti derivanti dalla realizzazione delle piste da sci ed opere connesse, sono stati individuati e descritti gli elementi ed i dati progettuali utili per un corretto inquadramento climatico all’interno degli studi di impatto ambientale, oltre a fornire indicazioni specifiche per una progettazione sostenibile delle opere legate alla pratica dello sci.

  • Un’introduzione alla valutazione del bilancio emissivo attraverso la carbon footprint (Fig. 4), indicatore quantitativo che si inserisce nella più ampia categoria delle impronte ambientali, utili a misurare il contributo delle attività umane al cambiamento climatico esprimendolo in termini di gas ad effetto serra emessi. Obiettivo individuare le soluzioni progettuali meno impattanti in termini di emissioni di gas climalteranti, coerentemente con quanto previsto dagli obiettivi trasversali 8, 9 e 10 del documento “Verso la Strategia regionale sul Cambiamento Climatico”. Nello specifico, si è considerata questa metodologia per la valutazione dei principali impatti, l’individuazione delle sorgenti e la valutazione di differenti scenari per la riduzione degli effetti dell’attività in termini di emissione di gas climalteranti per la categoria dello sci alpino condizionata fortemente dai cambiamenti climatici e a sua volta potenzialmente anche fonte di emissioni per la realizzazione delle infrastrutture, per la gestione e la manutenzione delle stesse e per lo spostamento di mezzi e persone verso le stazioni turistiche.


Il lavoro sopra descritto sarà oggetto di successivi approfondimenti e sperimentazioni al fine di poter applicare la metodologia individuata nell’ambito delle valutazioni ambientali, orientando le scelte di progettisti e decisori.

IL PROGETTO CCLIMATT

Nel corso del 2020 si è concluso il progetto CClimaTT (capofila Parco Fluviale Gesso Stura) - Il Clima Cambia, Cambiamo anche noi - avviato nel 2017 nell'ambito del Programma europeo di cooperazione transfrontaliera tra Francia e Italia - Interreg Alcotra.
I partner, tra cui Regione Piemonte, hanno lavorato per arricchire la conoscenza sugli effetti dei cambiamenti climatici nell’area transfrontaliera, per poi comunicarne i contenuti al più ampio pubblico e innescare azioni civiche di contenimento del consumo energetico.
Il concetto trasversale e ispiratore di tutte le attività di progetto è che anche le piccole comunità locali sono in grado di influenzare i cambiamenti climatici e che l’adozione di comportamenti virtuosi a livello locale può portare al miglioramento globale del sistema.

In particolare gli obiettivi del progetto si sono articolati su tre tematiche:

  • Conoscenza: studi e analisi per approfondire gli effetti su alcuni dei parametri di maggiore interesse e riconoscibilità nell’immaginario collettivo per i singoli territori (specie animali, colture viticole, ambiti perifluviali)
  • Comunicazione: attività per coinvolgere la popolazione e favorire la presa di coscienza delle problematiche anche in ambiti in cui la qualità della vita non sembra a prima vista influenzata dai cambiamenti climatici.
  • Cittadinanza attiva: strumenti materiali e immateriali per favorire l’adozione di comportamenti virtuosi da parte della popolazione.


Il progetto è stata una grande opportunità di collaborazione transfrontaliera sul tema sempre più attuale dei cambiamenti climatici. Per quanto riguarda la comunicazione è stata un’occasione per testare le migliori modalità di comunicazione finalizzate anche alla stesura della “Strategia Regionale sui cambiamenti climatici”.
In particolare i principali risultati sono stati l’accrescimento delle conoscenze esistenti relative ai processi del cambiamento climatico (in collaborazione con Arpa Piemonte sono stati realizzati documenti di conoscenza di dettaglio sul territorio interessato dal progetto), la definizione dei potenziali impatti climatici su vari settori (ambientale, economico, sociale), il coinvolgimento della popolazione attraverso strumenti in grado di attivare comportamenti virtuosi (brochurevideo1video2, mostra, educational tour, ....), il rafforzamento della “Cellula transfrontaliera” di educazione ambientale del Parco Europeo Alpi Marittime-Mercantour.

Il Progetto ARTACLIM

ARTACLIM Adattamento e Resilienza dei Territori Alpini di fronte ai Cambiamenti Climatici è un progetto transfrontaliero di ricerca-azione che vuole favorire l’introduzione di misure di adattamento ai cambiamenti climatici nell’ambito della programmazione e pianificazione territoriale delle amministrazioni pubbliche. 
Sono tre le aree studio prese in considerazione: un sito scelto in Italia corrispondente alla?Zona Omogenea Pinerolese?e due in Francia ovvero il Parc Naturel Régional du Massif des Bauges e la Communauté de Communes Haut-Chablais.  

Il progetto,?conclusosi a dicembre 2020, ha raggiunto i seguenti obiettivi specifici: 

  • Sviluppare, testare e convalidare una metodologia e strumenti per facilitare l’appropriazione delle sfide del cambiamento climatico da parte dei territori e la definizione di strategie di adattamento condivise. 

  • Fornire gli strumenti idonei alle collettività partner per integrare nella pianificazione misure e azioni di adattamento sostenibili, al fine di aumentare la resilienza del proprio territorio. 

  • Sviluppare una metodologia generale che possa essere riprodotta e trasferita ad altre collettività della zona ALCOTRA e non solo. 

I prodotti finali del progetto hanno la finalità di supportare anche una successiva impostazione di processi di adattamento locale: elementi di comunicazione sul cambiamento climatico e l’adattamento, strumenti di gestione degli indicatori, elenchi di iter partecipativi valutati, proposte di formazione e strumenti di formazione. Si tratta di una serie di deliverable, documenti e strumenti. 

IL PROGETTO HIGHLANDER

Vedere il cambiamento climatico come una nuova opportunità è la sfida raccolta dal progetto Highlander. Il progetto mira a una gestione più intelligente delle terre, studiando nuovi settori abilitati dalle tecnologie emergenti interessate a ridurre i rischi per la salute umana, l'agricoltura e la produzione zootecnica. Attraverso l'utilizzo dell'High Performance Computing (HPC), il progetto Highlander vuole ridurre i rischi associati ai cambiamenti climatici, elaborando dati e ottenendo previsioni climatiche accurate, raggiungendo l'obiettivo di avere una gestione più intelligente e sostenibile delle risorse naturali e del territorio. 

Grazie all'elaborazione dei dati, il progetto sfrutterà appieno le nuove tecnologie per generare, gestire, ospitare e distribuire set organizzati di dati, integrandosi con set di dati geospaziali e non geospaziali già esistenti. Highlander è finalizzato anche a progettare e implementare un framework multitematico di ultima generazione continuamente aggiornato di dati, indicatori e strumenti altamente dettagliati e armonizzati che vanno dal monitoraggio remoto e in loco, strumenti analitici e modelli numerici ad algoritmi di apprendimento automatico. 

L'attività di elaborazione dei dati garantirà l'accessibilità a più utenti di set di dati nuovi e già esistenti, strumenti e servizi basati su HPC e la funzionalità a lungo termine dei servizi creati grazie al coinvolgimento di utenti reali durante il progetto. Altro obiettivo è di facilitare il mainstream dell'informazione stessa nelle decisioni, strategie e piani su diverse scale e settori. 

Il progetto Highlander sarà in grado di sviluppare nuove applicazioni e servizi all'avanguardia per: 

  • una gestione più intelligente dell'agricoltura – programmi di irrigazione, apporti di fertilizzanti, ciclo dell'acqua e sostenibilità degli usi concorrenti (idroelettrico, domestico, agricolo, ecologico); 

  • supporto alla pianificazione e al processo decisionale nella considerazione delle risorse e dei sistemi territoriali grazie a previsioni a breve e medio termine proiezioni climatiche a termine, inclusi eventi estremi e relativi rischi climatici; 

  • benessere degli animali, gestione ambientale dei parchi naturali e previsioni e controlli degli incendi boschivi, integrando dati climatici, osservazioni satellitari e dati Internet of Things al fine di supportare la valutazione e la gestione degli ecosistemi come la gestione ambientale dei parchi naturali. 

IL PROGETTO ALPINE DROUGHT OBSERVATORY (ADO)

Il progetto ADO (Alpine Drought Observatory) ha come obiettivo generale quello di fornire una piattaforma interattiva digitale per il monitoraggio e la previsione di siccità con indicatori specifici e comuni per la regione dello Spazio Alpino. Tale strumento contribuirà a migliorare l’attuazione delle politiche per la gestione della siccità e per creare strumenti di governance coordinati per un uso più efficiente delle risorse idriche. Il progetto, finanziato con i fondi del Programma Interreg Spazio Alpino 2014-2020 e in chiusura nel corso dell’anno 2022, ha come capofila l’Accademia Europea di Bolzano (EURAC). 

La Regione Piemonte, rappresentata dalla Direzione Ambiente, Governo e Tutela del territorio - Settore Tutela delle Acque è partner del progetto ADO ed ha coinvolto Arpa Piemonte nelle attività progettuali in termini di supporto al miglioramento del monitoraggio delle condizioni idrologiche per la gestione di situazioni critiche attraverso l’affinamento degli indici di siccità attualmente utilizzati operativamente e di implementazione di nuovi indicatori specifici anche attraverso l’impiego dei sistemi osservativi da telerilevamento e la loro sperimentazione in bacini pilota. 

Il bacino del Mediterraneo e di conseguenza anche la regione Alpina, che ne rappresenta il confine settentrionale, è considerato ormai unanimemente dalla comunità scientifica di riferimento un hotspot del Cambiamento Climatico, ovvero una zona estremamente sensibile alle sollecitazioni del riscaldamento globale.  

Di conseguenza, anche la siccità che di per sé è non altro che una condizione meteorologica naturale e temporanea in cui si manifesta una sensibile riduzione delle precipitazioni rispetto a condizioni climatiche medie e che, in area alpina, non assume le caratteristiche croniche dell’aridità presente nelle aree più meridionali del bacino del Mediterraneo, deve essere considerata un campanello d’allarme di un clima in cambiamento, in particolare quando quest’ultimo è guidato, come negli ultimi decenni, da un riscaldamento globale della terra. 

Lo studio approfondito del fenomeno, la disponibilità tempestiva di dati, la messa a sistema di metodologie e strategie comuni che siano da base ed ispirazione ad adeguate politiche di mitigazione e contrasto del fenomeno, sono il cuore delle finalità del progetto ADO. 

Nello specifico il progetto ADO si propone di raggiungere i seguenti obiettivi: 

Migliorare l'attuale monitoraggio e previsione della siccità per la regione alpina; 

Migliorare la comprensione degli impatti dovuti alla siccità nelle Alpi; 

Migliorare le pratiche di gestione della siccità (Maggior coordinamento della governance in caso di siccità e minimizzazione conflitto tra gli utenti dell’acqua), nonché migliorare la prevenzione alla siccità. 

La Regione Piemonte è capofila del Workpackage (WP) T5 del Progetto nel quale vengono sviluppati 6 casi studio (uno per ogni paese partner del progetto). Per l’Italia il bacino scelto come caso studio è stato quello dell’Orco sul quale sono state dimostrate e validate la funzionalità della piattaforma ADO in scenari del mondo reale. 

Dall’analisi dei casi studio si trarranno delle conclusioni per definire le best practices per la gestione della siccità ovvero un Rapporto di valutazione delle attuali politiche e delle best practices nei singoli Paesi le Raccomandazioni relative alla siccità per la futura attuazione di politiche comuni. 

In questo contesto, come supporto alla definizione delle “best practices”, i principali risultati ottenuti da Arpa Piemonte sono stati quelli di implementare, rendere di uso operativo e condividere alcuni nuovi indicatori di siccità e scarsità idrica, proposti all’interno dalle linee guida per gli osservatori distrettuali (ISPRA, giugno 2018) e non ancora adottati sul territorio regionale al momento della partenza del progetto ADO. Tra questi lo Standardized SnowPack Index (SSPI), ovvero l’indice di anomalia standardizzata dell’equivalente in acqua della neve, che monitora lo stato della riserva nivale, e lo Standardized Precipitation Evapotranspiration Index (SPEI), ovvero l’indice che estende l’SPI (Precipitazioni standardizzate), considerando anche l’evapotraspirazione potenziale di riferimento (ET0). 

Inoltre, sul Bacino dell’Orco preso come caso studio, si è testato un indicatore unico e che descriva in modo integrato e sintetico i vari aspetti possibili della siccità su una data regione/bacino (siccità meteorologica, idrologica, agricola) definiti dagli appositi indicatori utilizzati in letteratura (SPI, SPEI, SSPI, SRI). 

Lo studio nel passato del comportamento di questo indicatore sintetico ha contribuito a fornire indicazioni importanti per la definizione delle migliori azioni per la gestione della siccità e per le relative raccomandazioni, anche nell’ottica del Cambiamento Climatico in atto.