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RISCHI NATURALI

La Regione Piemonte programma ed attua sul territorio regionale iniziative volte alla prevenzione ed alla gestione dei rischi naturali, intervenendo sia sul dissesto idrogeologico (connesso alla dinamica fluviale, torrentizia e valanghiva e ai dissesti di versante) sia sul rischio sismico.
Le molteplici iniziative intraprese oltre a rispondere alla normativa europea (ad es. la Direttiva Alluvioni), nazionale (ad es. il Progetto CARG), di bacino (ad es. il PAI) e regionale (ad es. la pianificazione urbanistica) si inquadrano nelle Strategie per lo Sviluppo Sostenibile anche queste sviluppate a scala mondiale, nazionale e regionale.
L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile contempla la gestione dei rischi naturali negli Obiettivi 11 e 13. 

Obiettivo 11 - Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri e sostenibili

Target 11.5 Entro il 2030, ridurre in modo significativo il numero di morti e il numero di persone colpite da calamità, compresi i disastri provocati dall’acqua, e ridurre sostanzialmente le perdite economiche dirette rispetto al prodotto interno lordo globale, con una particolare attenzione alla protezione dei poveri e delle persone in situazioni di vulnerabilità.

Target 11.b Entro il 2020, aumentare notevolmente il numero di città e di insediamenti umani che adottino e attuino politiche e piani integrati verso l'inclusione, l'efficienza delle risorse, la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici, la resilienza ai disastri, lo sviluppo e l’implementazione, in linea con il ‘Quadro di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-2030'.

Obiettivo 13 - Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze

Target 13.1 Rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento ai rischi legati al clima e ai disastri naturali in tutti i paesi. 

La Strategia Regionale per lo sviluppo Sostenibile prevede nella macro area strategica 3 di "Curare il patrimonio culturale e ambientale e la resilienza dei territori" e nello specifico, MAS3.A, di "Ridurre il dissesto idrogeologico e il degrado ambientale".














Tutte le iniziative, indipendentemente dalla scala a cui operano, possono essere raggruppate in funzione della tipologia di approccio e della tematica trattata, secondo lo schema riportato in tabella. Alla base di ogni azione si rende necessaria un'adeguata conoscenza del territorio.

Iniziative/Risposte

Tipologia di approccio

Tematica

Conoscenza

Studi, rilievi, acquisizione dati, realizzazione cartografie, proposta di modelli, sviluppo di data base, divulgazione, ecc.

T1 - Dinamica fluviale e torrentizia

 

T2 - Dissesti di versante

 

T3 - Dinamica valanghiva

 

T4 - Sismica

Pianificazione

Pianificazione territoriale e di protezione civile, produzione normativa di settore, regolamenti, procedure, ecc.

Interventi di mitigazione

Interventi strutturali, interventi silvo-colturali, manutenzioni, rilocalizzazioni, ecc.

Gestione emergenza e post-emergenza

Azioni (e relativi strumenti) condotte a seguito di eventi alluvionali, terremoti, ecc.

Conoscenza - T1 - ALIMENTAZIONE PIATTAFORMA FLOODCAT

FLOODCAT (Flood Catalogue) è una piattaforma webGIS ad accesso riservato che svolge la funzione di catalogo nazionale degli eventi alluvionali per le Autorità Competenti (Competent Authority-CA), in attuazione della Direttiva Alluvioni (Floods Directive-FD).
La piattaforma è di proprietà del Dipartimento della Protezione Civile (DPC) ed è stata realizzata, per la parte informatica, da CIMA Research Foundation, secondo i requisiti definiti dall'insieme di norme della Direttiva Alluvioni per la creazione di un catasto degli eventi alluvionali in Europa.
 
La struttura di FLOODCAT si basa su tre oggetti principali: Evento, Fenomeno e Danno.
Un Evento è caratterizzato dall’avere un’unica origine (ad es. fluviale, pluviale, marina) e dall’aver interessato una specifica Unità di Gestione, che per il Piemonte è ITN008. Ciascun Evento è descritto mediante uno o più Fenomeni. Un Fenomeno è contraddistinto da un’unica caratteristica (ad es. flash flood, colata detritica, piena da fusione nivale) e più  meccanismi (ad es. superamento della capacità di contenimento in alveo, superamento della capacità di contenimento delle opere di difesa). A ciascun meccanismo si possono associare uno o più Danni. Il Danno rappresenta la descrizione dell’impatto sugli elementi esposti, classificati mediante una o più categorie (ad es. edifici civili, impianti industriali) e relative sottocategorie (case monofamiliari, impianti IPPC). Ad ogni Danno, georiferito, deve essere associata una descrizione, il valore in euro, la classe relativa all’impatto (da non significativo a molto alto), la categoria e la sottocategoria (ad es. per il danneggiamento delle pile di un ponte di viabilità provinciale, la categoria è “Infrastrutture di Comunicazione e Trasporto” e la sottocategoria “Infrastrutture di comunicazione e trasporto-strade regionali”).

Figura 1
Schermata tratta dalla piattaforma FLOODCAT

Nel corso del 2020 la Direzione regionale Opere pubbliche, Difesa del suolo, Protezione civile, Trasporti e Logistica ha proceduto alla raccolta sistematica e all’analisi dei fenomeni e dei danni relativi a due eventi alluvionali verificatisi in Piemonte ad ottobre e a novembre 2019.
A luglio 2020 è stata rilasciata una nuova versione della piattaforma, del manuale utente e un nuovo formato per il file di caricamento dati, specifico per il Piemonte.
Nei mesi di aprile e maggio 2021 i dati relativi agli eventi 2019 sono stati oggetto di un'esercitazione programmata dal DPC, a seguito della quale sarà possibile avviare anche le procedure di analisi e caricamento dei dati relativi agli eventi alluvionali del 2020

Conoscenza - T2/4 - PROGETTO CARG - CARTOGRAFIA GEOLOGICA NAZIONALE 1:50.000

Il progetto CARG prevede la realizzazione, su tutto il territorio nazionale, di fogli geologici e geotematici alla scala 1:50.000 che aggiornano il precedente quadro dei fogli alla scala 1:100.000 realizzati a partire dall’unificazione d’Italia. Avviato alla fine degli anni ‘80, il progetto viene rinnovato attraverso successive leggi di finanziamento.
La disponibilità di un quadro conoscitivo omogeneo su tutto il territorio regionale, definito sulla base di criteri condivisi a scala nazionale, costituisce un importante patrimonio tecnico e scientifico per cittadini, amministratori e professionisti che, opportunamente impiegato, favorisce la divulgazione della conoscenza orientando a scelte di gestione ed utilizzo consapevole del territorio. Oggi la cosiddetta “geologia di base” non è difatti una semplice disciplina accademica, appannaggio di un ristretto gruppo di esperti, ma interessa molti aspetti della vita comune, funzionali anche allo sviluppo economico e sociale. Essa supporta ad esempio gli studi di microzonazione sismica, la definizione della pericolosità geologica, idrogeologica e sismica, lo sviluppo di modelli di dissesto su scala regionale, la caratterizzazione dei movimenti franosi, la ricerca e la tutela delle risorse naturali e di fonti di energia geotermica a bassa e alta entalpia.

Figura 2
Fogli del Progetto CARG

Pubblicazione foglio 171 Cesana Torinese

Nel 2020 è stato approvato e pubblicato sul sito istituzionale di ISPRA il foglio 171 Cesana Torinese, realizzato attraverso una convezione tra Arpa Piemonte e il CNR Istituto di Geoscienze e Georisorse (IGG) - Unità di Torino. Il foglio comprende un’area di notevole interesse sia per la geologia di base, importantissima per comprendere l’evoluzione delle Alpi, sia per aspetti applicativi, quali la presenza di numerosi dissesti, anche di grandi dimensioni e coinvolgenti abitati, e la distribuzione dell'amianto naturale.

Avvio dei fogli Novi Ligure e Tortona

La Legge di bilancio 27 dicembre 2019, n.160 ha assegnato ad ISPRA un contributo di 5 milioni di € per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022, per il completamento del CARG, la sua informatizzazione e le attività ad essa strumentali.
La Regione Piemonte si è, quindi, attivata per concorrere a tale finanziamento e ha proposto la realizzazione di due fogli geologici, Tortona e Novi Ligure, nel Piemonte meridionale, andando a completare il quadro conoscitivo nella zona; difatti sono stati di recente conclusi i fogli Voghera, Cabella Ligure, Genova e Acqui Terme.
Attraverso criteri stabiliti nell'ambito di specifici tavoli di lavoro interregionali, a partire da febbraio 2020 sono state avviate le procedure per l’attribuzione dei finanziamenti. Nel mese di febbraio 2021 ISPRA ha concluso le procedure di selezione, riconoscendo la validità della proposta presentata da Regione Piemonte e approvando entrambi i fogli con un finanziamento complessivo di 550.000 € da utilizzare in 4 anni, termine massimo per la conclusione dei lavori e la pubblicazione della cartografia.
L’attività sarà regolata da una convenzione tra ISPRA, CNR IGG - Unità di Torino e Regione Piemonte, rappresentata dal Settore Geologico in qualità di responsabile di convenzione e soggetto coordinatore, supportato a sua volta da ARPA Piemonte.

Conoscenza - T2 - IL PROGETTO AD-VITAM - ANALISI DELLA VULNERABILITÀ DEI TERRITORI ALPINI MEDITERRANEI AI RISCHI NATURALI - SINTESI CONCLUSIVA

Figura 3
Logo del Progetto AD-VITAM

Il progetto Interreg Alcotra Va n. 1573 AD-VITAM, avviato nel 2017, si è concluso a dicembre 2020.

L’area Alcotra è molto vulnerabile ai rischi di natura geologica, destinati ad aumentare in relazione ai previsti scenari di cambiamento climatico ed all’incremento della pressione antropica. Particolarmente elevata appare la vulnerabilità ai rischi connessi ai fenomeni franosi per contrastare i quali le amministrazioni dovranno ricorrere, nell’ambito di strategie macroregionali, a schemi di intervento più efficaci ed efficienti legati al monitoraggio, alla prevenzione, alla previsione ed alle procedure di allerta e protezione civile. In tale ottica il progetto è stato indirizzato al miglioramento della resilienza dei territori rispetto ai rischi naturali da frana tramite lo sviluppo di sistemi operativi innovativi, basati sui livelli di pioggia. Sono state valutate le relazioni precipitazioni-frane nell’ambito di eventi passati, sono stati creati inventari e sviluppati diversi modelli previsionali, definite soglie di innesco e realizzate mappe dinamiche di pericolosità (vulnerabilità) per la gestione operativa. Le risultanze, destinate essenzialmente alle comunità locali che si confrontano con la gestione dei rischi da frana, sono disponibili sul sito di progetto.

I partner di progetto sono: CNRS, Centre National de la Recherche Scientifique, Delegation Cote d'Azur (F; capofila di progetto); Regione Piemonte (I); BRGM (F); Università degli Studi di Genova (I); Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur (I); Unione dei Comuni delle Valli Argentina-Armea (I); Arpa Liguria (I).

Il budget complessivo del progetto è di 1.969.154,41 € di cui 1.673.781,25 di FESR (Fondi Europei di Sviluppo Regionale). Il budget di Regione Piemonte è pari a 291.350 € di cui 247.647,50 di FESR.

Per la Regione Piemonte il progetto è stato gestito dal Settore Geologico della Direzione Regionale Opere pubbliche, Difesa del suolo, Protezione civile, Trasporti e Logistica. Arpa Piemonte è soggetto attuatore per parte delle attività progettuali.

Le attività, per parte piemontese, si sono concentrate essenzialmente su:


Conoscenza - T2 - PREVISIONE INNESCO DELLE FRANE SUPERFICIALI

Il Piemonte dispone di un Sistema di Allerta Regionale per il Rischio Idrogeologico e Idraulico, per finalità di protezione civile, approvato con specifica Delibera di Giunta Regionale, sviluppato e gestito da Arpa Piemonte. Il sistema di allerta regionale per la previsione dei processi di versante è stato sviluppato dal Centro Funzionale Regionale di Arpa Piemonte ed è basato su diversi modelli concepiti ad hoc per fenomeni gravitativi di diversa tipologia, il cui innesco è generalmente determinato da precipitazioni di diversa durata e intensità, nonché da una diversa influenza esercitata dalle precipitazioni antecedenti. 

Modello SLOPS (Shallow Landslides Occurence Prediction System)

SLOPS è un modello sviluppato per il preannuncio delle frane superficiali. Basato su soglie pluviometriche, opera sia in fase previsionale che in fase di monitoraggio, in analogia con l’impostazione del Sistema di Allertamento Regionale. SLOPS è divenuto operativo nell’aprile 2020, in sostituzione al precedente modello SMART (maggio 2008 - marzo 2020), dopo aver superato la fase di test durata due anni, ed avendo ottenuto performance di lunga più soddisfacenti del precedente modello.

SLOPS distingue diverse unità territoriali di base (Landslides Frequency Zonation - LFZ), ottenute dell’intersezione tra i poligoni delle aree elementari, derivanti dall’incrocio di mappe tematiche categoriche (litologia e suolo), e la mappa di densità delle frane storiche occorse tra il 1990 e il 2016 (circa 33000 frane superficiali). Si ottiene così la Mappa di suscettibilità per l’innesco di frane superficiali su cui lo SLOPS si basa per definire il massimo numero atteso (Low, Moderate, High, Very High) di fenomeni franosi al superamento delle soglie di innesco per una data area.

Figura 4
SLOPS - Mappa di suscettibilità per l’innesco di frane superficiali

Le soglie pluviometriche sono del tipo I-D (trasformate in Cumulata-Durata), sono determinate dell’elaborazione statistica delle frane storiche e delle piogge che le hanno causate.
Analizzando gli eventi di frana diffusi e le piogge ad esse correlate per i due diversi ambiti territoriali, l’alpino ed il collinare/appenninico, si sono ottenute le minime soglie di innesco tipiche per ogni ambiente considerato.

Figura 5
SLOPS - Soglie minime di innesco per l'ambiente alpino e l'ambiente collinare

Tra le soglie minime riportate in figura esistono un numero di soglie intermedie pari al numero di pluviometri di riferimento che forniscono i dati pluviometrici al modello. Le soglie sono di tipo probabilistico, dove la probabilità che una o più frane si inneschino è funzione dell’entità del superamento, secondo lo schema seguente:
  • nessuna probabilità – il valore soglia non è raggiunto;
  • bassa probabilità – il valore soglia è raggiunto e/o superato del 10%
  • media probabilità – il valore soglia è superato tra l’11% e il 30%
  • alta probabilità – il valore soglia è superato tra il 31% e il 50%
  • molto alta probabilità – il valore soglia è superato per più del 50%

Quando una soglia viene raggiunta/superata si evidenzierà uno scenario di innesco avente una certa probabilità di accadimento a seconda dell’entità del superamento della soglia, secondo la legenda riportata in figura.

Figura 6
SLOPS - Scenario d'innesco e probabilità di accadimento

Di conseguenza avremo: nessuna probabilità associata solo ed esclusivamente allo Scenario “Assenti (A)”; una bassa probabilità di accadimento sarà associata esclusivamente allo Scenario “Isolati (I)”; la media probabilità sarà associata agli Scenari “Isolati” e “Poco o moderatamente diffusi (P)”; le probabilità alta e molto alta si potranno verificare con gli Scenari “Isolati (I)”, “Poco o moderatamente diffusi (P)” e “Diffusi o molto diffusi (D)”.
Le simulazioni riguardanti la probabilità di innesco di frane superficiali operate dal modello SLOPS sono ad aggiornamento orario. La sintesi delle valutazioni sugli Scenari di Innesco per le frane superficiali è riferita alle 11 Aree di Allerta del Sistema di Allerta Regionale per il Rischio Idrogeologico ed Idraulico (D.G.R. 30 luglio 2007, n. 46-6578).
Il “Bollettino di valutazione innesco frane superficiali” è emesso quotidianamente, eccezion fatta per i fine settimana e giorni festivi in assenza di allerta arancione o superiore. In caso di allerta arancione o superiore emessa dal Sistema di Allerta Regionale, il bollettino è diffuso con frequenza di emissione variabile in funzione delle caratteristiche dell’evento.

Riferimenti bibliografici: Tiranti D., Nicolò G., Gaeta A. R. (2019) Shallow landslides predisposing and triggering factors in developing a regional early warning system. Landslides 16:2, 235-251. doi:10.1007/s10346-018-1096-8

Conoscenza - T2 - RETE REGIONALE DI CONTROLLO DEI FENOMENI FRANOSI

La Rete Regionale di Controllo dei Movimenti Franosi (ReRCoMF) è costituita da circa 245 sistemi di controllo strumentale attivi su altrettante frane del territorio regionale. Le informazioni riguardanti le caratteristiche degli strumenti che compongono la ReRCoMF, nonché tutte le risultanze delle misure effettuate dalla struttura nel corso dell'anno, vengono aggiornate e implementate nel sistema informativo geologico (sottosistema monitoraggio movimenti franosi).

L’attività di monitoraggio è regolamentata dal Disciplinare per lo sviluppo, la gestione e la diffusione dati di sistemi di monitoraggio su fenomeni franosi del territorio regionale con finalità di prevenzione territoriale e di protezione civile (DGR 16 aprile 2012, n. 18-3690) tra Regione, Arpa Piemonte ed Enti coinvolti e comporta un processo complesso che va dall’acquisizione dati (anche tramite attività in campo), alla validazione, elaborazione e interpretazione delle risultanze strumentali al fine di individuare il livello di attività del fenomeno franoso e nella predisposizione di specifiche relazioni tecniche interpretative periodicamente trasmesse ai Comuni e agli uffici regionali e provinciali competenti.

Diffusione delle risultanze della Rete di Monitoraggio

La DGR 16 aprile 2012, n. 18-3690 è corredata dal testo del Disciplinare e da alcuni allegati.

L'allegato 2 contiene l'elenco completo dei siti inclusi nella rete ReRCoMF, mentre l'allegato 3 raccoglie i fascicoli monografici delle postazioni automatiche a sonde inclinometriche fisse. Secondo le indicazioni del Disciplinare Arpa provvede all'aggiornamento ed alla diffusione degli allegati 2 e 3; rispetto agli aggiornamenti annuali dei primi anni, attualmente tali allegati sono pubblicati come pagine web dinamiche, costantemente aggiornate e con un maggior numero di informazioni al loro interno, quali ad esempio l'inquadramento geografico del sito, il quadro generale della strumentazione installata e un dettaglio con le principali informazioni per ogni strumento.

​ Figura 7
​ Allegato 2 al Disciplinare - elenco dei siti monitorati inseriti nella ReRCoMF e quadro sintetico della tipologia di strumentazione utilizzata

​ Figura 8
​ Planimetria in formato pdf per l’inquadramento geografico del sito

​ Figura 9
​ Planimetria in formato pdf con il quadro generale della strumentazione installata

Su 25 siti della ReRCoMF sono installate postazioni inclinometriche automatizzate che effettuano misure ad intervalli di tempo predeterminati (in genere ogni 8 ore); in alcuni casi, ove tecnicamente possibile, è acquisito automaticamente anche il dato piezometrico. L’allegato 3 è costituito dalle schede monografiche (v. figura seguente) delle postazioni automatiche a sonde inclinometriche fisse.

​ Figura 10
​ Fascicolo monografico di una postazione inclinometrica a sonde fisse

Le schede monografiche descrivono in forma sintetica il fenomeno franoso posto sotto controllo (schede di II° livello del “Sistema Informativo Frane in Piemonte” – SIFraP), riportano l’ubicazione, le caratteristiche e le modalità di installazione della postazione di misura e l’andamento storico (dalla data di installazione) delle risultanze strumentali (vedi figura 11).

​ Figura 11
​ Grafico spostamento tempo alla profondità di 17,5 m di una delle postazioni a lettura in continuo

Al fine di fornire un quadro d’insieme, complessivo ed aggiornato a scala regionale, della situazione dei fenomeni monitorati dalla rete ReRCoMF, il Centro Funzionale emette un bollettino che viene diffuso attraverso i canali in uso per la trasmissione dei documenti facenti parte del sistema di allertamento regionale. Il bollettino ReRCoMF contiene l’elenco dei fenomeni franosi monitorati con associati i relativi cinematismi, un indice sintetico indicativo del livello di attività registrato dalla strumentazione. Inoltre, per ogni sito viene fornita la stima di precipitazione infiltrata nel suolo in un intervallo temporale rappresentativo. Per i siti con strumentazione a lettura da remoto (SLR) la stima del cinematismo si basa sulle misure aggiornate ai 30 giorni precedenti l’emissione del bollettino, mentre per i siti con modalità manuale la valutazione del cinematismo fa riferimento all’ultima lettura manuale disponibile. Dall’allegato 3 è possibile consultare l’andamento del cinematismo, registrato nell’anno precedente, per ciascuna sonda inclinometrica fissa.

​ Figura 12
​ Andamento dei cinematismi emessi durante il 2020 per uno dei siti RERCOMF

A nove anni dall’entrata in vigore del Disciplinare (DGR 16 aprile 2012, n. 18-3690), a seguito dell’esperienza acquisita, dell’introduzione di nuove tecnologie di monitoraggio nella ReRCoMF, delle mutate esigenze di controllo del territorio e delle variazioni dell’assetto organizzativo e funzionale delle Strutture demandate alla prevenzione dei rischi naturali è emersa l’esigenza di adeguarne alcune sue parti.

Strumento di visualizzazione del cinematismo dei fenomeni franosi

Nell'ambito delle attività connesse alla gestione della Rete Regionale di Controllo dei Movimenti Franosi (ReRCoMF), lo strumento di visualizzazione del cinematismo dei fenomeni franosi realizzato nel 2019 con l’applicazione QGis è stato trasferito su piattaforma Arpa LizMap a fronte della definizione di funzionalità condivise. Lo strumento, che è attualmente sottoposto ad una fase di test, consente di visualizzare il valore del cinematismo assegnato al movimento franoso sulla base della lettura e dell’elaborazione dei dati di monitoraggio geologico, in una scala a tre livelli. Lo strumento consente di portare l’attenzione sui fenomeni della ReRCoMF che in un determinato momento manifestano spostamenti anomali rispetto alla loro modalità tipica, rappresentando in forma sintetica lo stato dei cinematismi sul territorio regionale.

Figura 13
Strumento di visualizzazione dei cinematismi; versioni QGis (Regione Piemonte) a sx, piattaforma LizMap (Arpa Piemonte) a dx

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Conoscenza - T1/2/3/4
ATTIVITÀ CONNESSE ALL’UTILIZZO DEI SISTEMI AEREI A PILOTAGGIO REMOTO (SAPR - DRONI)

Il Settore Geologico della Regione Piemonte è dotato di un sistema di riprese aeree volto all’acquisizione di video ed immagini fotografiche per lo svolgimento delle attività istituzionali. Il personale dedicato ha seguito uno specifico percorso formativo riconosciuto dall’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) ed ha ottenuto l’attestato di pilota di SAPR, sia per le operazioni specializzate non critiche che per quelle critiche.

L’utilizzo dei droni è finalizzato ad effettuare il controllo del territorio, anche a seguito di calamità naturali sia arealmente estese che puntuali, evitando l’impiego di personale in sopralluoghi spesso connotati da un significativo grado di rischio. I velivoli radiocomandati risultano, inoltre, estremamente utili per l’osservazione dall’alto di aree non raggiungibili via terra, oppure per la verifica di strutture architettoniche colpite da terremoti.

Nello specifico i droni vengono utilizzati per:

  • effettuare riprese aeree e studi di aree in dissesto sia lungo i versanti che i corsi d’acqua;

  • attività ispettive in occasione di eventi calamitosi (frane, alluvioni, terremoti, ecc.);

  • supportare le attività ispettive degli altri Settori regionali consentendo di riprendere dall’alto aree di difficile accesso;

  • realizzare la mappatura del territorio;

  • realizzare modelli tridimensionali del terreno dai quali evidenziare, tra l’altro, discontinuità strutturali, fratture e segnali di movimenti incipienti;

  • supportare le decisioni in merito al transito su vie di comunicazione potenzialmente soggette a dissesti di versante;

  • altre criticità ambientali riguardanti il territorio regionale.

Interventi effettuati

Parte dei rilievi dei processi e degli effetti verificatisi a seguito dell’evento alluvionale dell’ottobre 2020 che ha colpito il territorio piemontese, in particolare le province di Cuneo e Verbania, sono stati effettuati con l’ausilio di mezzi aerei a pilotaggio remoto. Le operazioni di rilievo sono consistite in riprese video/fotografiche dei dissesti più critici al fine di ispezionarne in maniera più agevole e sicura gli elementi morfologici. Tale documentazione ha permesso di integrare i risultati del rilievo classico di terreno, in particolar modo dove le condizioni di acclività e/o di vegetazione non consentivano un facile accesso dei luoghi.
Rilievi di questo tipo sono stati condotti sui territori comunali di Limone Piemonte, Garessio, Bagnasco, Priola e Nucetto nel cuneese, Formazza, Pieve Vergonte e Ornavasso in Ossola.
I droni sono stati anche utilizzati a seguito dell’evento temporalesco che ha interessato nel luglio 2020 il Comune di San Mauro Torinese, in provincia di Torino, provocando un ingente trasporto solido lungo il Rio Sant’Anna, con occlusione di un tratto intubato dello stesso.
Rilievi specifici sono stati effettuati a monte della frazione Baio Dora di Borgofranco d’Ivrea (TO) e della frazione Borca di Macugnaga (VB) per problematiche di dissesto in grado di interessare, potenzialmente, degli abitati sottostanti.
I droni sono stati utilizzati anche per effettuare un modello 3D del terreno a Domodossola (VB), lungo un tratto dell’alveo del Fiume Toce, per stimare le volumetrie degli accumuli di materiale litoide lungo il corso d’acqua al fine di una sua eventuale asportazione.
Su alcuni processi franosi sono stati effettuati voli aerofotogrammetrici al fine di ottenere, tramite elaborazione algoritmica di software dedicato, la mappatura dell’area sorvolata, la sua restituzione in 3D, nonché la relativa ortofotocarta (vedi figure successive). Tali approfondimenti risultano utili per successivi sviluppi di indagine o di progettazione di opere di messa in sicurezza.

Figura 14
Nuvola di punti dell’area rilevata

Figura 15
Ortofoto dell’area rilevata con sovrapposizione delle curve di livello

Figura 16
DEM dell’area rilevata con sovrapposizione delle curve di livello

Conoscenza - T4 - PROGETTO RISVAL - RISCHIO SISMICO E VULNERABILITÀ ALPINA

Il progetto RISVAL, finanziato nell'ambito Programma di Cooperazione 14-20 Italia-Francia Alcotra per sviluppare e promuovere specifiche azioni finalizzate alla prevenzione del rischio sismico nel territorio alpino, ha avuto inizio nell’aprile 2017 e si è concluso al 31 dicembre 2020.

Il partenariato, costituto da Regione Val d’Aosta (capofila), Regione Piemonte, Arpa Piemonte, Centre National de la Recherche Scientifique - CNRS GeoAzure (F), Université Grenoble Alpes - Isterre (F), Bureau de Recherches Géologiques et Minières-BRGM (F), Centre d'études et d'expertise sur les risques, l'environnement, la mobilité et l'aménagement - CEREMA (F), Entente pour la forêt méditerranéenne (F), è stato impegnato in diverse linee di azione dedicate alla comunicazione (WP2), all’incremento delle conoscenze sugli aspetti che maggiormente incidono sulla pericolosità sismica (WP3) ed allo sviluppo di strumenti e procedure per le valutazioni di vulnerabilità dell’edificato e per la gestione dell’emergenza (WP4).

A chiusura del progetto, non avendo potuto organizzare, a causa dell’emergenza Covid, eventi in presenza per l’illustrazione dei principali risultati ottenuti, sono stati realizzati brevi filmati con cui sono stati presentati i principali risultati ottenuti attraverso le attività condotte quali:

  • diversificate iniziative di comunicazione e formazione dedicate al mondo della scuola, dalla scuola primaria alla scuola superiore, al mondo dei volontari di Protezione Civile, esercitazioni per Tecnici professionisti; organizzazione di atelier transfrontalieri;
  • approfondimenti sulla pericolosità sismica di base del territorio piemontese, che hanno portato alla riclassificazione sismica della Regione Piemonte, all'implementazione della Banca Dati Geotecnica di Arpa Piemonte con il modulo Geofisica, in cui risultano archiviati oltre 1700 dati;
  • esecuzione di verifiche sismiche secondo metodi tradizionali e sperimentali e loro confronto; sviluppo di strumenti e procedure specifiche a supporto della funzione censimento danni post-evento e loro applicazione in diversi ambiti (regionale, nazionale, europeo); applicazione di metodologie diversificate per la definizione di scenari di evento.

Si riportano nel seguito alcune informazioni sulle attività condotte nel corso della fase finale del Progetto.

Attività legate alla comunicazione

Nel corso del 2020 è stato finanziato ed organizzato un Corso di Formazione sugli studi di microzonazione sismica di livello 2 e 3 e analisi di Risposta Sismica Locale, rivolto in modo particolare a funzionari tecnici della Direzione che svolgono attività attinenti la prevenzione del rischio sismico, con particolare riferimento agli ambiti di pianificazione.
Il corso, svolto in modalità online e riconosciuto dalla Formazione regionale come segmento formativo, è stato seguito da 25 funzionari tecnici della Direzione.

Gestione di archivi di dati geofisici e di microzonazione sismica ai fini della loro pubblicazione on line

A supporto delle attività connesse all’implementazione della Banca Dati Geofisica, terminate a fine di gennaio 2020, e per poter effettuare controlli sulle misure ed incrementare la base dati, è stata acquistata una strumentazione per misure di geofisiche attive (MASW + rifrazione), che si aggiunge allo strumento già acquisito nel corso del 2019 (sismometro + digitalizzatore + sistema di alimentazione e trasmissione), integrabile nella rete sismica regionale.
Parallelamente si è proceduto all’allineamento dei dati derivati dagli studi di Microzonazione sismica realizzati attraverso il Piano Nazionale di Prevenzione del Rischio Sismico di cui alla L. 77/2009, relativi a circa 50 Comuni ricadenti nella zona sismica 3S, per i quali sono in corso le attività di allestimento e metadocumentazione dei livelli informativi ai fini della pubblicazione dei servizi webgis di consultazione e scarico sul Geoportale Piemonte.

Figura 17
Risultati della ricerca e distribuzione dei dati inseriti nel DB Geofisica

Vulnerabilità sismica e gestione dell’emergenza

Ad integrazione e completamento delle numerose attività già svolte nell’ambito della linea d’azione WP4 (Valutazioni di vulnerabilità e gestione dell'emergenza), e descritte nella precedente relazione, a fine 2020, a conclusione del progetto, l’impegno dei partner piemontesi (Regione ed Arpa Piemonte) è stato rivolto in particolare alla pubblicazione e diffusione dei dati raccolti.
Si segnala che al termine del progetto sono stati complessivamente raccolti dati su oltre 13.000 unità strutturali di complessivi 41 Comuni dell’area Pinerolese e che su tre comuni campione (Pinerolo, Torre Pellice e Villar Pellice), sono state elaborate, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, specifiche analisi di vulnerabilità e scenari di danno, utilizzando il sistema Caesar II, messo a punto dallo stesso Istituto di ricerca.
Sempre nell’ambito del WP4 sono state condotte attività più specificatamente finalizzate a valutazioni di vulnerabilità sismica e, in particolare, sono state effettuate verifiche sismiche ai sensi delle Norme Tecniche vigenti su alcuni edifici strategici della Val Susa e sul presidio di Protezione Civile di Vercelli, il Politecnico di Milano ha effettuato misure di vibrazione e l’analisi di Risposta Sismica Locale, mentre il Dipartimento di Protezione Civile, che collabora in qualità di utente finale al progetto, ha eseguito la verifica sismica secondo la metodologia sperimentale SMAV (Seismic Model from Ambient Vibration), utilizzata per la valutazione dell'operatività strutturale degli edifici esistenti. Nei primi mesi del 2020 il Politecnico di Milano ha effettuato il confronto tra le verifiche sperimentali condotte con il metodo SMAV e quelle tradizionali, svolte ai sensi delle NTC vigenti, al fine di verificare l’interoperabilità dei due metodi.

Valutazioni sull’operatività dei piani locali di gestione dell’emergenza sismica

Nel corso del Progetto è stata condotta un’analisi speditiva dei piani di protezione civile relativi a 60 comuni della provincia di Cuneo e della Città Metropolitana di Torino, per valutarne la consistenza e le eventuali criticità, i cui risultati sono stati resi disponibili e consultabili attraverso servizi wms e pagine web. A tutti i comuni coinvolti è stato inoltre inviato il quadro informativo acquisito e rappresentato tramite mappe tematiche e tabelle.

Altre attività di raccolta dati

Con l’obiettivo di incrementare il patrimonio conoscitivo sull’edificato e sulle costruzioni di interesse strategico e rilevante a supporto delle azioni di prevenzione, sono inoltre proseguite le attività di raccolta ed archiviazione da parte del Settore Sismico delle schede di livello 0 e di sintesi della verifica sismica relative agli edifici strategici e rilevanti, predisposte ai sensi dell’OPCM 3274/2003, attraverso l’alimentazione del Sistema Informativo del Dipartimento di Protezione Civile - SIV: per il Piemonte risultano inserite 6688 schede di livello 0 relative agli edifici, 947 relative ai ponti e 345 schede di sintesi della verifica sismica.

Pianificazione - T1/2/3/4 - DEFINIZIONE DEL QUADRO DEL DISSESTO RELATIVO AI COMUNI CHE NON HANNO ANCORA PROVVEDUTO AD ADEGUARE IL PROPRIO STRUMENTO URBANISTICO AL PAI

Al fine di poter disciplinare le azioni riguardanti la difesa idrogeologica del territorio, la Regione Piemonte deve poter disporre di una conoscenza aggiornata delle situazioni di dissesto. Uno strumento utile al raggiungimento di tale scopo è rappresentato dagli strumenti urbanistici comunali che contengono gli studi geologici relativi al quadro del dissesto redatti alla scala locale e forniscono indicazioni circa la pericolosità geologica e la relativa idoneità all’utilizzo urbanistico del territorio.

Il Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), approvato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 maggio 2001, obbliga i comuni ad effettuare, attraverso la revisione dei propri strumenti urbanistici, la verifica delle effettive situazioni di dissesto e di rischio idraulico ed idrogeologico presenti sul territorio rispetto a quelle individuate dal PAI medesimo. A quasi 20 anni dall’entrata in vigore del PAI, tuttavia, non tutti i comuni hanno proceduto alle verifiche sopra richiamate.

Figura 18
Comuni piemontesi suddivisi per stato di adeguamento al PAI

Figura 19
​Comuni piemontesi suddivisi per stato di adeguamento al PAI

Figura 20
​Comuni adeguati al PAI suddivisi per provincia

Allo scopo di colmare la carenza di informazioni derivanti dalla mancanza di un quadro del dissesto omogeneo, anche al fine di quantificare i fabbisogni degli interventi di mitigazione della pericolosità geologica a scala regionale, la Direzione regionale Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Protezione Civile, Trasporti e Logistica, attraverso il Settore Geologico, o il Settore Sismico per gli ambiti territoriali di competenza, ha predisposto, ai sensi della DGR n. 25-7286 del 30 luglio 2018, il quadro del dissesto dei comuni non ancora adeguati al PAI. La definizione del quadro del dissesto avviene sulla base delle informazioni presenti nelle varie banche dati regionali e nazionali ed ispirandosi al principio di maggior cautela.

Al fine di rendere cogenti le limitazioni all’utilizzo del territorio derivanti dalle condizioni di pericolosità emerse dagli studi effettuati dagli uffici regionali, per alcuni comuni sono state avviate le procedure per l’applicazione dei provvedimenti cautelari di cui all’art. 9 bis della Legge Urbanistica Regionale n. 56/1977. Tali procedure prevedono limitazioni all’uso del territorio qualora ricadente all’interno dei dissesti come sopra individuati, in sintonia con le limitazioni previste dall’articolo 9 delle Norme di Attuazione del PAI, fino all’adozione della variante di adeguamento al PAI del PRG comunale.

Completati gli studi relativi ai comuni non ancora adeguati al PAI, si procederà ad una verifica di quei comuni che hanno un adeguamento al PAI in corso ma non ancora condiviso a livello regionale. Ciò al fine di valutare l’opportunità di applicare anche a questi comuni i provvedimenti cautelari sopra richiamati.

Per questi ultimi si segnala che, per le aree in dissesto individuate dal PAI e per quelle individuate nelle mappe di pericolosità del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni, valgono, comunque, le disposizioni dell’art. 9 delle norme PAI medesimo fino all’approvazione della variante al PRG.

Applicazione provvedimenti cautelari ai comuni non adeguati al PAI

Il percorso sopra delineato ha trovato formale compimento, per alcuni dei comuni che non hanno ancora provveduto ad adeguare il proprio strumento urbanistico al PAI, attraverso l’approvazione delle DGR di applicazione dei provvedimenti cautelari, pubblicate tutte sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte n. 50 del 10 dicembre 2020, Supplemento ordinario n. 3.

I provvedimenti cautelari sopra citati sono stati applicati ai comuni di Carrosio, Denice, Morbello, Pareto, Ponzone, Roccaforte Ligure, Rocchetta Ligure, Spigno Monferrato e Trisobbio in provincia di Alessandria; Coazzolo in provincia di Asti; Bastia Mondovì, Battifollo, Castelnuovo di Ceva, Gorzegno, Isasca, Mombarcaro, Rifreddo e Valmala (Busca) in provincia di Cuneo; Mombello di Torino, Noasca e Ribordone in provincia di Torino; Toceno in provincia di Verbania; Sabbia (Varallo) e Vocca in provincia di Vercelli.

Pianificazione - T1 - PIANO DI GESTIONE DEL RISCHIO DI ALLUVIONI (PGRA) E PAI

Aggiornamento mappe della pericolosità e del rischio

È attualmente in corso la predisposizione del secondo ciclo di pianificazione (2022-2027), di cui alla Direttiva 2007/60/CE del 23 ottobre 2007, che prevede il primo riesame e aggiornamento delle mappe della pericolosità e del rischio di alluvione, ai fini dell'aggiornamento del PGRA (Piano di gestione rischio alluvioni).

La Direttiva 2007/60/CE “relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni” (cd. Direttiva Alluvioni) ha lo scopo di istituire un quadro per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni volto a ridurre le conseguenze negative per la salute umana, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche connesse con le alluvioni all’interno della Comunità.

A dicembre 2013 le Autorità di Bacino distrettuali, in collaborazione con le Regioni e con il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, hanno redatto e approvato le mappe della pericolosità e del rischio di alluvioni del territorio dei distretti idrografici. È seguita, nel corso degli anni 2014 e 2015, una fase partecipativa che ha portato ad una prima revisione delle mappe nel dicembre 2015, contestualmente all’approvazione del Piano di Gestione del rischio di alluvioni contenente le misure per la riduzione del rischio.

Il riesame del PGRA deve anche tener conto degli effetti dei cambiamenti climatici sul verificarsi delle alluvioni.

La Regione Piemonte, nei propri atti attuativi del PGRA nel settore urbanistico (DDGR n. 25-7286 del 30/07/2018 e n. 17-7911 del 23/11/2018), ha ritenuto opportuno prevedere un aggiornamento annuale delle mappe, al fine di consentire un più rapido allineamento tra la pianificazione e il quadro delle conoscenze in continua evoluzione.

La revisione 2020 delle mappe della pericolosità del Piano di Gestione del rischio di alluvioni è stata approvata dal Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, con Decreto n. 131/2021 e interessa quelle porzioni di territorio regionale riguardanti:

  • le conseguenze degli effetti dell'evento alluvionale del novembre 2016, che consistono sostanzialmente nell'ampliamento dello scenario 'M', laddove le aree di inondazione del 2016 sono risultate maggiormente estese rispetto allo scenario di pericolosità attualmente indicato nelle mappe vigenti, che si riferisce ai corsi d'acqua: Po (tratto a monte di Torino), Chisola e Lemina, e interessa 29 comuni;
  • alcune modifiche derivanti da correzioni di errori materiali a seguito di osservazioni successive alla pubblicazione delle mappe del 2015;
  • scenari di pericolosità del fiume Bormida modificati contestualmente alla variante alle fasce fluviali approvata con Decreto del Segretario generale dell'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po n. 471 del 24/12/2020.

Oltre alla revisione delle mappe di pericolosità, sono stati aggiornati i dati relativi agli elementi esposti agli effetti delle alluvioni, che consentono un aggiornamento delle mappe del rischio anche ai fini della pianificazione di emergenza e degli interventi di difesa del suolo.

Monitoraggio delle misure APSFR

Le aree a potenziale rischio significativo di alluvioni (APSFR), costituiscono di fatto il focus del PGRA, quelle per le quali sono previste Misure e conseguenti Azioni volte a soddisfare gli obiettivi posti dalla Direttiva Alluvioni.

Le APSFR sono state categorizzate in Distrettuali, Regionali e Locali e possono esplicarsi con interventi di tipo strutturale o non strutturale.

Al fine di monitorarne lo stato di avanzamento, nella piattaforma Rendis (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo) è stata inserita un’area dedicata al monitoraggio di tali Misure.

Lo stato di avanzamento prevede diversi step in base al livello di implementazione della Misura: Not started (NS), On-Going Construction (OGC), Planning On-Going (POG), Completed (COM).

Pertanto su tale piattaforma si è riportato lo stato di avanzamento delle misure locali e regionali, sia strutturali che non strutturali. Inoltre sono state aggiunte due nuove misure tra quelle distrettuali dell'APSFR Po relative a una analisi e selezione di conoidi R4 prioritarie sulle quali definire azioni di intervento strutturale per mitigare la pericolosità e all'Individuazione di possibili invasi di accumulo delle acque, che portino contemporaneamente al conseguimento di obiettivi di laminazione delle piene e di accumulo di risorsa idrica.

Attuazione della misura relativa alla verifica delle pianificazioni di protezione civile dei comuni ricadenti nelle APSFR regionali

L’attività è stata condotta su 108 ambiti comunali ricadenti nelle APSFR regionali ed è consistita nella verifica della rispondenza, quantitativa e qualitativa, dei contenuti delle Pianificazioni Comunali e InterComunali di Protezione Civile dei Comuni destinatari, ai requisiti previsti dalle "Linee Guida per la redazione dei Piani Comunali di Protezione Civile - Regione Piemonte" (Rif. D.P.G.R. 18 ottobre 2004, n. 7/R), con l’utilizzo di una griglia di autovalutazione riportante, per ciascuna delle Sezioni caratteristiche della Pianificazione Comunale tipo, gli elementi di dettaglio necessari e sufficienti ad una adeguata caratterizzazione di ciascun contesto pianificatorio richiesto. Il tutto con il fine di poter disporre di un quadro complessivo ed omogeneo dello stato di fatto, utile per un miglioramento delle pianificazioni locali.

Aggiornamento delle fasce fluviali del PAI del torrente Orco e del fiume Bormida

Nel 2020 sono state approvate con i Decreti del Segretario Generale dell'Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po n. 471 e 473 del 24 dicembre 2020 le Varianti al Piano stralcio per l’assetto idrogeologico del bacino del fiume Po (PAI) rispettivamente del Fiume Bormida da Acqui Terme ad Alessandria e del torrente Orco da Cuorgnè alla confluenza nel fiume Po, allo scopo di adeguare le Fasce Fluviali (elaborato 8 del PAI) al nuovo quadro conoscitivo risultante dalle integrazioni introdotte dal Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA) del Distretto idrografico del fiume Po.

Pianificazione - T1/2 - PIANI SPEDITIVI DI PROTEZIONE CIVILE

Aggiornamento Piano Speditivo del nodo idraulico d’Ivrea

L’attività è consistita nell’aggiornamento del Piano Speditivo del Nodo Idraulico d’Ivrea (Provincia di Torino), con la stesura di una bozza di accordo tra la Città Metropolitana di Torino, l’AIPO, la Regione Piemonte e i Comuni interessati, per l’attuazione delle azioni previste nel Piano Speditivo stesso e la presa in carico e il mantenimento delle opere dei sistemi idrovori nel nodo idraulico.

Figura 21
Stralcio bozza di accordo operativo
tra Regione Piemonte, AIPO, Città Metropolitana di Torino e Comuni del Nodo Idraulico

Figura 22
Terzo aggiornamento del Piano Speditivo di Quincinetto, approvato da UTG Torino a Dicembre 2020: tavola della viabilità alternativa.

Pianificazione - T1 - ATTIVITÀ DI VERIFICA PER LA CORRETTA GESTIONE DEGLI SBARRAMENTI E DEGLI INVASI ARTIFICIALI

Per quanto riguarda le attività di verifica, in aggiunta/aggiornamento a quanto già riferito nella Relazione Stato Ambiente 2020, si specifica quanto segue.

Sbarramenti autorizzati alla prosecuzione all'esercizio

Le attività della Regione Piemonte sono rivolte alla vigilanza sulla costruzione e controllo della gestione per gli sbarramenti artificiali per l'accumulo idrico con altezze inferiori ai 15 m e invasi inferiori al milione di metri cubi.
All’interno del Catasto sbarramenti di competenza regionale, risultano censiti in esercizio 838 sbarramenti di questo tipo. Circa il 5% delle perizie tecniche per l'autorizzazione all'esercizio sono ancora in istruttoria; la percentuale si mantiene costante per un continuo apporto di sbarramenti non precedentemente denunciati. Nel 2020 sono state autorizzate le prosecuzioni all’esercizio per circa 50 sbarramenti. Nell'ambito del rinnovo delle autorizzazioni è proseguita la consegna ai proprietari degli sbarramenti del nuovo documento di protezione civile, in linea con le indicazioni della Direttiva PCM del 08.07.14. Sono inoltre stati autorizzati lavori per manutenzioni straordinarie per 3 sbarramenti e la dismissione per 2 sbarramenti.

Verifiche sul territorio per sbarramenti abusivi

Il numero degli invasi censiti durante l'anno 2020 non ha avuto grosse variazioni. Per l’emergenza COVID l’attività di verifica del territorio ha avuto una battuta di arresto ed in particolare quella rivolta agli invasi schedati a seguito del censimento condotto da satellite a livello nazionale, alla fine degli anni '80. Con tale attività erano stati verificati circa 150 punti riscontrando, negli anni 2018 e 2019, circa 57 sbarramenti nelle province di Cuneo, Asti, Alessandria e Torino, che non erano stati precedentemente denunciati e per i quali erano state richieste manutenzioni straordinarie urgenti. Tali manutenzioni, utili per rendere controllabile l'accumulo idrico artificiale dal punto di vista della sicurezza, dovevano precedere delle perizie tecniche che potessero fornire gli elementi per una regolarizzazione anche amministrativa degli impianti e quindi una autorizzazione alla prosecuzione dell'esercizio. Durante il 2020 sono pervenute alcune perizie che sono state istruite ed hanno portato a nuove autorizzazioni.

Invasi artificiali di nuova realizzazione

Nel corso del 2020 sono stati registrati diversi procedimenti per la creazione di nuovi impianti soprattutto rivolti all'utilizzo idroelettrico ed al potenziamento dell’innevamento artificiale. Rilevanti i casi di invasi utili per il potenziamento dell'innevamento artificiale dei diversi comprensori sciistici piemontesi, una delle tipologie di intervento per le quali l'amministrazione regionale (Turismo) alla fine del 2019 aveva attivato un nuovo bando di finanziamento. Un invaso autorizzato alla costruzione sfrutta un salto esistente sulla Dora Riparia a Collegno (TO) a fini idroelettrici, mentre un altro con sbarramento in terra a Fontanile (AT) avrà un fine ornamentale e ricreativo. Si segnala infine il completamento della costruzione e delle fasi di collaudo di un nuovo sbarramento a fini idroelettrici sul fiume Tanaro ad Asti.

Invasi artificiali con progetto di gestione del materiale sedimentato approvato

La situazione relativa all'approvazione dei progetti di gestione del materiale sedimentato negli invasi artificiali risulta essere alla fine del 2020 la seguente.
Totale di circa 73 progetti approvati:
  • 52 dighe nazionali;
  • 12 dighe regionali per le quali esistono deroghe all’obbligo di presentazione del progetto;
  • 1 diga transnazionale;
  • 8 progetti di asta.

Nel 2020 sono stati rinnovati 7 progetti di gestione soprattutto per dighe ubicate nelle montagne cuneesi (Sampeyre, Rio Freddo, Pietraporzio, Mombracco) ma anche per una ubicata nel bacino dell’Orba (Ortiglieto) e due nel canavese (Gurzia e Mazzè).
Si segnala la predisposizione da parte governativa di una bozza di decreto relativo ai Progetti di gestione del materiale sedimentato che è stata portata al confronto con le amministrazioni regionali e che facendo seguito all’art.114 del dlgs 152/2006 punta a colmare alcune lacune in materia. Si auspica a seguito di un proficuo confronto il raggiungimento dell’intesa in Conferenza unificata del decreto interministeriale per i progetti di gestione e l’approvazione del decreto nel corso del 2021.

Raccolta scenari di rischio

Per quanto riguarda gli scenari di rottura degli sbarramenti regionali nel corso del 2020 è proseguita l’attività di raccolta ed informatizzazione della documentazione cartacea posseduta. Nell’ambito delle attività del progetto europeo transfrontaliero RESBA, terminato il 31/12/2020, con il partner Politecnico di Torino, sono state fatte delle modellazioni anche fisiche per valutare in maniera speditiva gli scenari probabili per diverse ubicazioni degli sbarramenti, alvei di valle non incisi e superfici forestate o con scabrezze anomale. I risultati di queste attività di ricerca dovranno servire per il tracciamento degli scenari per gli sbarramenti che ne sono sprovvisti e anche per la valutazione di nuove classificazioni per le dighe regionali.
Nel corso del 2021 gli scenari saranno inoltre oggetto di incontri specificamente rivolti alle amministrazioni comunali competenti per la comunicazione di tematiche di rischio e protezione civile.
Per quanto riguarda le dighe ministeriali gli scenari digitalizzati sono archiviati in una apposita piattaforma gestita dalla Direzione generale per le Dighe e le Infrastrutture idriche ed elettriche.

Aggiornamento documenti di protezione civile propedeutici all'elaborazione dei piani di emergenza per le dighe

Secondo quanto disposto dalla Direttiva P.C.M. 08/07/2014, nel corso dell’anno 2020 la Regione Piemonte, in collaborazione con ARPA Piemonte e con l’Ufficio Tecnico Dighe di Torino, ha continuato il proprio impegno nell'aggiornamento dei Documenti di Protezione civile delle Dighe nazionali. Sono proseguite infatti le attività propedeutiche all’approvazione, da parte delle Prefetture, dei documenti di protezione civile (DPC); terminato lo scorso anno l’iter per le attività proprie del gruppo regionale, sono pronti per essere approvati nei primi mesi del 2021: dalla Prefettura di Cuneo, i documenti relativi a 3 dighe classificate in priorità 2; dalla Prefettura di Torino, i documenti relativi a 10 dighe classificate in priorità 2 e 3 ubicate nel territorio della Città Metropolitana di Torino. Tali documenti indicano al gestore le azioni di comunicazione da mettere in atto per differenti livelli di allerta che possono essere attivati per situazioni collegate a rischi naturali o ad anomalie della ritenuta.

Classificazione sbarramenti di competenza regionale ai fini di laminazione

In base ai risultati delle valutazioni condotte anche negli anni precedenti ed alle condizioni di esercizio delle singole dighe, poiché la direttiva Dir.p.c.m. 27 febbraio 2004 prevede che debbano essere individuati quegli invasi che potrebbero essere effettivamente funzionali alla laminazione delle piene e quindi ad una riduzione del rischio idraulico a valle degli invasi stessi, nel corso del 2018 è stata formalizzata la DGR 22-6795 del 27 aprile 2018 che adotta:
  • come scala di priorità per la redazione dei piani di laminazione la classificazione degli invasi presenti sul territorio piemontese, utili alla laminazione delle piene, individuata nell’Allegato 1 al presente provvedimento, che ne costituisce parte integrante e sostanziale;
  • le modalità operative per la predisposizione e l'adozione dei piani di laminazione degli invasi, definite nell’Allegato 2 al presente provvedimento, che ne costituisce anch'esso parte integrante e sostanziale.

Sulla base di tale deliberazione si è proceduto nel 2020, con DGR n.10-1832 del 7 agosto 2020, all’approvazione del Piano di laminazione per la diga di Rochemolles a Bardonecchia (TO) che risultava essere nei primi posti della classifica stilata ed avere già un Documento di Protezione Civile aggiornato.

Piani di emergenza

Nel 2020 è proseguita l’attività di aggiornamento della pianificazione di emergenza per la diga transfrontaliera del Moncenisio, anche attraverso un'esercitazione di protezione civile, propedeutica alla approvazione del documento da formalizzarsi nel 2021 con apposita deliberazione della Giunta regionale. L’attività di aggiornamento è stata sviluppata in parallelo anche sulla diga di Rochemolles a Bardonecchia (TO), facendo così seguito al Documento di Protezione civile e Piano di laminazione già approvati. La bozza di testo predisposta servirà come modello per la redazione dei successivi Piani di emergenza dighe regionali.

L'esercitazione di protezione civile sulla diga del Moncenisio, la cui area di interesse per parte italiana coinvolge 66 Comuni del torinese, vercellese ed alessandrino, per un totale di più di 300.000 persone, è stata condotta il 30 Novembre 2020; nello specifico il Settore Protezione Civile, nell’ambito delle attività conclusive del Progetto Interreg Alcotra RE.SBA, ha coordinato un'esercitazione “per posti di comando” insieme ai Comuni, le Province e le Prefetture dei territori interessati, oltre che ai Settori Regionali e alcune componenti operative del Sistema Regionale di Protezione Civile, atta a testare la catena di allertamento considerata nella bozza del Piano di Emergenza della Diga del Moncenisio.

Figura 23
Catena di allertamento del Piano di Emergenza della Diga del Moncenisio – esempio della fase operativa di “Vigilanza Rinforzata 2” (estratto da progetto RESBA, 30 Novembre 2020)

Regolazione estiva dei livelli idrometrici del Lago Maggiore

Per la traversa della Miorina di regolazione del lago Maggiore, gestita dal Consorzio del Ticino, considerata sbarramento interregionale, la deliberazione del Comitato Istituzionale dell'Autorità di Bacino del fiume Po n.1/2015 del 12/05/2015 ha approvato la sperimentazione dei livelli estivi ed apposito protocollo contenente anche indicazioni per azioni di svaso preventivo a seguito di previsioni di allerte meteo (laminazione dinamica).
Nel 2020 finito il quinto anno di sperimentazione si è contribuito al parere per il Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare sull'andamento della stessa e sulla valutazione dei termini necessari per proseguire ed eventualmente aggiornare i contenuti del Protocollo di sperimentazione.
Si è ravvisata l’opportunità di proseguire le indagini sperimentali in questione anche per il quinquennio 2021 – 2026, con lo scopo da un lato di trattare gli aspetti che non è stato possibile valutare con le attività del periodo 2015 – 2020, dall’altro di approfondire e chiarire gli aspetti che ancora presentano margini di incertezza o incompletezza.
Le attività finora svolte hanno evidenziato la necessità di valutare la possibilità di ottimizzare la conservazione e la gestione della risorsa ai fini ambientali come stabilito dalla Deliberazione di C. I. n. 1/2015 nel quadro più ampio e di area vasta rappresentato dal Ticino sub-lacuale e dall'asta del Po al verificarsi di crisi idriche analoghe a quelle registrate nel quinquennio di sperimentazione 2015 - 2020.

Piano Operativo FSC infrastrutture 2014-2020 - dighe

Il Cipe, con delibera n. 25 del 10 agosto 2016, ha approvato l’individuazione delle aree tematiche e dei relativi obiettivi strategici su cui impiegare la dotazione finanziaria del Fondo Sviluppo e coesione, tra le quali è prevista l’area tematica “Infrastrutture”.
Le dighe sono infrastrutture che interagiscono con il territorio in modo molto rilevante, sia dal punto di vista idraulico che ambientale. Date le disastrose conseguenze di eventuali incidenti, le norme stabiliscono che le “grandi dighe” siano costantemente controllate, nonché soggette, da parte dei concessionari, a manutenzioni ordinarie o straordinarie e ad interventi di adeguamento/miglioramento nei confronti dei vari standard tecnici di sicurezza.
Nel 2020 si è seguita l’attuazione del programma predisposto per le 8 dighe di interesse piemontese inserite nel Programma. Per una di queste, quella del lago d’Orta, a seguito degli approfondimenti richiesti si è valutata l’eliminazione delle paratoie esistenti e la dismissione quale diga di regolazione lacuale di competenza nazionale recedendo dal finanziamento inizialmente concesso.

Piano straordinario per la realizzazione di interventi urgenti nel settore idrico

Piano straordinario per la realizzazione di interventi urgenti nel settore idrico

Nel Novembre 2018 si è raggiunta l'intesa sullo schema di decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo che prevedeva, per la programmazione e realizzazione degli interventi necessari alla mitigazione dei danni connessi al fenomeno della siccità e per promuovere il potenziamento e l'adeguamento delle infrastrutture idriche, il finanziamento di interventi cantierabili per dighe esistenti o di nuova costruzione con i seguenti obiettivi prioritari:
a) completamento di interventi riguardanti grandi dighe esistenti o dighe incompiute;
b) recupero e ampliamento della capacità di invaso e di tenuta delle grandi dighe e messa in sicurezza di derivazioni idriche prioritarie per rilevanti bacini di utenza in aree sismiche classificate nelle zone 1 e 2 e ad elevato rischio idrogeologico.
Nel 2020, dopo una intesa raggiunta nel 2019 sui nuovi criteri per la classificazione degli interventi, il Piano di finanziamento è stato riavviato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e per il Piemonte sono stati individuati 40 interventi per un totale di circa 2 miliardi e 300 milioni di euro ai quali si cercherà di trovare copertura nel 2021 anche attraverso l'impiego delle risorse rese disponibili dal Recovery Plan.

Pianificazione - T1/2 - SFRUTTAMENTO DELLA RISORSA MINERARIA IN MODO COMPATIBILE RISPETTO AI RISCHI NATURALI LEGATI AI SISTEMI IDROGRAFICI ED ALLA STABILITÀ DEI VERSANTI

L’intervento dell’Amministrazione, e segnatamente del Settore Regionale Polizia Mineraria cave e miniere, nella valutazione complessiva generale del rischio ambientale nell’ambito delle attività estrattive è dettagliatamente illustrato nel relativo capitolo, cui si rimanda per ogni ulteriore approfondimento. (link http://relazione.ambiente.piemonte.it/2021/it/territorio/fattori/industria).

Coerentemente con l’orientamento comunitario, l’azione degli Enti preposti si esplica attraverso l'iniziale esame dei progetti minerari (con il contestuale rilascio delle relative autorizzazioni - qualora ne sussistano i requisiti ambientali) - e, successivamente, attraverso una fase di controllo che viene attuata durante la realizzazione vera e propria del progetto.

Nella prima fase, tutte le autorità competenti hanno il mandato di valutare, ciascuna per le proprie competenze, ma in modo sinergico e collegiale, non solo il rispetto nominale delle norme ambientali di riferimento, ma anche le potenziali ricadute attese nei confronti di tutti i sistemi che si vengono a trovare in relazione di causa effetto con l’intervento minerario. Il Settore Geologico si esprime in ordine alla conservazione dell’ambiente secondo i principi propri della difesa del suolo e della prevenzione del rischio naturale e specificatamente, nell’ambito minerario, secondo quanto disciplinato dalla LR n. 45/1989.

La  LR n. 45/1989 costituisce il recepimento del testo unico del 30 dicembre 1923 n. 3267 - testo che, attraverso l’apposizione del “vincolo idrogeologico” ha posto in essere vere e proprie limitazioni alla libera modificazione e trasformazione dei fondi in disponibilità degli aventi causa, allo scopo di contrastare l'erosione dei terreni e delle acque. Questo vincolo pubblicistico, sebbene a distanza di ormai 100 anni dalla sua prima applicazione sia sempre attuale negli intenti di "difesa" da perseguire, nella sua applicazione pratica non tiene conto tuttavia delle grandi trasformazioni, innovazioni e aggiornamenti che nel frattempo hanno riguardato sia la difesa del suolo che, in generale, gli strumenti di pianificazione del territorio.

Se lo sfruttamento della risorsa mineraria (sia esso pianificato o meno) deve essere ambientalmente compatibile con i versanti e i sistemi idrografici ad essi legati, in coerenza con la prevenzione dei rischi naturali, la mera apposizione di un vincolo non consente di prendere in considerazione tutti quei peculiari aspetti intrinseci dell’ambiente naturale, quali la situazione geologica e geomorfologica del territorio o la consistenza del soprassuolo vegetale, mettendoli in relazione alle modifiche fisiche prodotte da un’attività mineraria e dalle sue pertinenze. Le possibili criticità ambientali del suolo e del sistema giacimentologico in relazione al rischio naturale sono strettamente connesse con le caratteristiche geomeccaniche e geostrutturali proprie degli ammassi rocciosi oggetto di coltivazione ovvero con le caratteristiche geotecniche dei terreni oggetto di coltivazione, secondo le modificazioni indotte dalle operazioni di scavo prima e dal ripristino morfologico poi.

Figura 24
Interferenza tra attività di cava e assetto idrogeologico del versante

Ecco quindi che azioni specifiche, quali prescrizioni, indicazioni, codici di buona pratica da adottarsi in fase di coltivazione mineraria e recupero morfologico ambientale del sito estrattivo, eventualmente differenziati per i vari ambiti estrattivi, divengono essenziali per l’effettivo raggiungimento dell’obiettivo prefissato in termini di prevenzione del rischio naturale a fronte di modificazioni fisiche legate all’attività mineraria.
In quest’ottica, nell’anno 2020 il Settore Geologico ha costantemente prescritto che, nell’ambito della relazione di aggiornamento annuale relativa alla verifica della stabilità dei fronti di coltivazione, le ditte esercenti le cave inseriscano un paragrafo mirato a illustrare la condizione di stabilità globale e di erosione dei suoli e l’efficacia della funzionalità della rete di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche. A partire dall’anno 2021 si intende promuovere un programma pluriennale che, ripartite preliminarmente le attività estrattive in comparti omogenei dal punto di vista delle problematiche geologiche rilevate sul territorio, possa individuare famiglie di criticità e valutare tutta una serie di prescrizioni autorizzative, anche comuni, da prevedere al fine di mitigare le possibili interferenze fra attività di cava, assetto idrogeologico del territorio e rischio naturale. Inizialmente si intende approfondire l’aspetto della regimazione delle acque superficiali raccolte nel sito minerario e il loro rapporto con il reticolato idrografico naturale entro cui vengono recapitate, al fine di mitigare eventuali possibili interferenze con l’assetto idrogeologico del territorio.

Pianificazione - T3 - NUOVE MODALITÀ DI COSTITUZIONE, GESTIONE E FUNZIONAMENTO DELLE COMMISSIONI LOCALI VALANGHE. IL REGOLAMENTO DPGR DEL 18/12/2020, N. 7/R

Nel corso del 2020 presso la Direzione Opere Pubbliche, Difesa del Suolo, Protezione Civile, Trasporti e Logistica è stato costituito un gruppo di lavoro intersettoriale composto da personale tecnico dei Settori Geologico, Protezione Civile, Attività Amministrativa e Giuridica e con il supporto tecnico-scientifico di personale di Arpa Piemonte per la redazione di un nuovo regolamento che definisse le norme di riferimento per la costituzione ed il funzionamento delle Commissioni Locali Valanghe (CLV).
Le CLV sono una realtà del territorio montano piemontese ormai da oltre vent’anni e sono state previste dalla legge regionale 2 luglio 1999, n. 16 “Testo unico delle leggi sulla montagna” (abrogata); attualmente sono attive 17 CLV, di cui alcune operano in forma associata tra due unioni montane.

Tabella 1
Elenco delle CLV attive in Piemonte

 

Unione Montana

Unione Montana associata

1

Valli dell’Ossola

 

2

Alta Ossola

 

3

Valle Vigezzo

Lago Maggiore

4

Valsesia

 

5

Biellese Orientale

 

6

Valle Cervo -  La Bursch

 

7

Valli Orco e Soana

 

8

Gran Paradiso

 

9

Alpi Graie

 

10

Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone

 

11

Alta Valle Susa

Comuni Olimpici Via Lattea

12

Valli Chisone e Germanasca

 

13

Pinerolese

 

14

Valle Maira

Valle Grana

15

Valle Stura

 

16

Alpi Marittime

Alpi del Mare

17

Mondolé

 

L’art. 19 della legge regionale 5 Aprile 2019, n. 14 “Disposizioni in materia di tutela, valorizzazione e sviluppo della montagna”, prevede che le unioni montane costituiscano CVL per l'esercizio di attività di sorveglianza dei fenomeni nivologici per la gestione di situazioni di rischio valanghivo su territorio antropizzato ai fini della tutela della pubblica incolumità.

Il Regolamento DPGR 18 dicembre 2020, n, 7/R - Regolamento attuativo dell’art. 19 della legge regionale 5 Aprile 2019, n. 14 “Disposizioni in materia di tutela, valorizzazione e sviluppo della montagna”. Modalità di costituzione, gestione e funzionamento delle commissioni locali valanghe  - ha disciplinato quindi le modalità per la costituzione, la gestione e il funzionamento delle CLV. 

L’ambito di attività delle CLV, in qualità di organi tecnici consultivi dei sindaci per la gestione di situazioni di rischio da valanghe in territorio antropizzato, deve essere integrato con le procedure di gestione dell’emergenza individuate dai piani comunali e intercomunali di protezione civile e con il sistema d’allertamento regionale per scopi di protezione civile.

Figura 25
Effetti di una valanga sul centro abitato di Ceresole (TO). La CLV supporta il Sindaco nella gestione di un Piano d’emergenza per la salvaguardia dei beni e della pubblica incolumità

Nel regolamento sono stati recepiti i principi definiti dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 agosto 2019 recante “Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale e per la pianificazione di protezione civile territoriale nell’ambito del rischio valanghivo”.
Nel definire le modalità di funzionamento delle CLV sono state individuate funzioni e competenze e le attività sono state strutturate secondo diverse fasi operative, in conformità con quanto indicato nel disciplinare approvato con DGR 30 luglio 2018, n. 59-7320 “Il sistema d’allertamento e la risposta del sistema regionale di protezione civile”.

In base alle  procedure individuate a livello nazionale attraverso il coordinamento del Dipartimento della Protezione Civile, al codice colore dell’allerta si associa l’attivazione delle fasi operative di attenzione, preallarme e allarme.
Le fasi operative sono disposte, dichiarate ed attivate dall’autorità di protezione civile competente per territorio e, seppur collegate ai livelli di allerta, non ne discendono automaticamente e consequenzialmente. Esse, infatti, sono strettamente collegate ai dati di monitoraggio e sorveglianza in tempo reale osservati sul territorio ed alla situazione contingente in essere.

Ad ogni livello di allerta si associa una fase operativa minima, secondo il seguente criterio:

  • livello di allerta gialla o arancione: fase operativa minima di attenzione;
  • livello di allerta rossa: fase operativa minima di preallarme.

In base alle condizioni nivometeorologiche, può essere confermata a livello locale la fase operativa minima determinata dal livello di allerta dichiarato dal Centro Funzionale Regionale (CFR) con il bollettino di allerta regionale, oppure può essere necessario aumentare l’operatività del sistema di protezione civile locale attivando una fase operativa diversa, secondo i seguenti criteri:

  • la fase operativa di attenzione si riferisce ad una situazione nivometeorologica locale che può essere solitamente gestita con impegno ordinario e che richiede di verificare la prontezza operativa delle CLV al fine di affrontare efficacemente l’evento atteso;
  • la fase operativa di preallarmesi riferisce ad una situazione nivometeorologica locale che richiede una sorveglianza puntuale e costante del territorio e l’attivazione del Centro Operativo Comunale (COC);
  • la fase operativa di allarme si riferisce ad una situazione nivometeorologica locale che richiede l'adozione di misure di salvaguardia della popolazione o attività di soccorso e assistenza alla popolazione.

Le attività che, in corso d'evento, devono essere condotte dalle CLV in ciascuna fase operativa sono le seguenti: 

a) in fase operativa di attenzione:

  • presa d'atto del Bollettino di Allerta Regionale e analisi del bollettino valanghe, del bollettino di vigilanza meteorologica e del bollettino meteorologico, emessi dal CFR;
  • reperibilità continuativa dei componenti della CLV;
  • controllo della situazione nivometeorologica locale rilevata (con particolare riferimento a quantitativi di neve fresca, accumuli da vento nelle zone di distacco, temperatura dell’aria, attività valanghiva);
  • valutazione della stabilità del manto nevoso in siti rappresentativi del quadro nivologico locale (effettuazione e interpretazione di profili stratigrafici e di test di stabilità nei siti individuati di concerto con il CFR);
  • valutazione del pericolo valanghe locale e del suo quadro evolutivo, in relazione a scenari di rischio attesi;
  • informazione alle autorità locali, ai settori regionali competenti ed al CFR.

 b) in fase operativa di preallarme, la CLV oltre alle attività di cui al punto a) espleta ulteriori specifiche attività:

  • controllo di situazioni di rischio per la sicurezza delle persone in relazione a scenari d’evento definiti da piani, studi o altri strumenti eventualmente adottati dalla CLV;
  • supporto tecnico a procedure di distacco programmato delle valanghe, secondo quanto previsto da piani d’intervento per il distacco artificiale delle valanghe (PIDAV);
  • <

Figura 26
Operazioni di distacco programmato delle valanghe con sistema elitrasportato presso il Colle della Maddalena (CN) a supporto dell’attività della CLV dell’Unione Montana Valle Stura

c)  in fase operativa di allarme, la CLV è chiamata ad intensificare le attività di valutazione del rischio valanghe locale per la proposta di attuazione di provvedimenti cautelativi urgenti per la salvaguardia della popolazione da adottare da parte delle autorità di protezione civile.

Svolge inoltre assistenza tecnica ad operazioni di soccorso mediante attività di valutazione del rischio valanghivo locale, che conducono alla individuazione delle condizioni di cessato pericolo per la revoca dei provvedimenti finalizzati alla sicurezza di persone e beni esposti.

Alle CLV è inoltre affidato il compito di dotarsi di un regolamento interno in cui siano definiti gli ambiti d'azione e le modalità operative, in coerenza con i criteri contenuti nell’art. 2 del regolamento e secondo uno schema riportato nell’allegato 2 al regolamento, che prevede:

  • Individuazione delle aree del territorio esposte a rischio (infrastrutture, centri abitati, abitazioni isolate) con riferimento alla cartografia del Piano Comunale di Protezione Civile, del Piano Regolatore Generale Comunale ed alle informazioni contenute nel Sistema Informativo Valanghe (SIVA) di ARPA Piemonte.
  • Modalità di acquisizione delle previsioni nivo-meteorologiche (bollettino meteo, bollettino valanghe), del bollettino di allerta e del bollettino di vigilanza meteorologica emessi da ARPA Piemonte.
  • Modalità di acquisizione e consultazione di dati meteonivometrici e nivologici (stazioni di riferimento su servizi webgis di Arpa Piemonte o di altre fonti).
  • Individuazione, di concerto con il Centro Funzionale Regionale (CFR), di siti rappresentativi del quadro nivologico locale per l’effettuazione di profili stratigrafici e di test di stabilità.
  • Definizione di scenari di rischio con relative soglie di precipitazione nevosa e di procedure da attuare nelle diverse fasi operative.
  • Individuazione di sistemi di comunicazione tra i componenti della CLV in operatività ed in emergenza.

Alla Regione è attribuita, con il supporto tecnico-scientifico di ARPA Piemonte, la funzione di promozione di iniziative di formazione e di aggiornamento professionale a favore del personale impegnato nelle attività delle CLV, secondo gli standard formativi adottati dall’Associazione Interregionale di coordinamento e documentazione per i problemi inerenti alla neve ed alle valanghe (AINEVA).

Inoltre la Regione contribuisce, attraverso la pubblicazione di appositi bandi rivolti alle Unioni Montane, al finanziamento dell’acquisto della strumentazione tecnica specifica per rilevamenti nivologici e della dotazione di sicurezza per l’autosoccorso degli operatori della CLV.

Il finanziamento dell’attività delle CLV, avviene attraverso le risorse del fondo regionale per la montagna, gestito dal Settore regionale Sviluppo della Montagna, secondo quanto previsto dall’articolo 11 della LR n. 14/2019 e dall'articolo 6 del Regolamento 25 giugno 2020, n. 3/R.

Durante le fasi operative di pre-allarme e allarme per rischio valanghe possono essere attivati dalla Regione aeromobili del servizio antincendi boschivi (AIB) per fornire supporto alle attività di sorveglianza dei fenomeni valanghivi da parte delle CLV.

Pianificazione - T4 - INIZIATIVE PER LA PREVENZIONE DEL RISCHIO SISMICO

Razionalizzazione e semplificazione delle procedure regionali

Nell'ambito del generale processo di semplificazione e razionalizzazione delle azioni della P.A. avviato a livello nazionale, hanno preso l'avvio le attività del Gruppo di Lavoro regionale per l’aggiornamento delle procedure per la gestione e il controllo delle attività urbanistico-edilizie ai fini della prevenzione del rischio sismico, conseguente all'aggiornamento della classificazione sismica approvata alla fine del 2019.

In tale processo sono state già rese operative modifiche parziali delle procedure che hanno portato in un primo momento ad istituire il semplice deposito presso gli Uffici Tecnici regionali per gli interventi strutturali sulla rete stradale di interesse nazionale (DGR n. 4-1470 del 05.06.2020) e successivamente, in applicazione delle disposizioni emanate a livello nazionale, ad eliminare l’obbligo dell'autorizzazione preventiva ai sensi dell'art. 94 sul territorio regionale (DGR 9 ottobre 2020, n. 14-2063).

Piano Nazionale per la Prevenzione del Rischio Sismico ed iniziative correlate

Come già evidenziato nella precedente edizione, la Regione Piemonte ha demandato al Settore Sismico, a partire dal 2010, l’attuazione del Piano Nazionale per la Prevenzione del Rischio Sismico, di cui all’art. 11 del decreto legge n. 39 del 28 aprile 2009, convertito nella L. 77/2009, ormai giunto alla programmazione dell’ultima annualità, relativa al 2016.

Il Piano prevede il finanziamento di misure strutturali (interventi di rafforzamento locale o di miglioramento sismico, o, eventualmente, di demolizione e ricostruzione, di edifici ed infrastrutture di interesse strategico o rilevante ai fini di protezione civile) e non strutturali (studi a scala comunale di microzonazione sismica - MS - e correlata analisi della Condizione Limite per l’Emergenza - analisi CLE), ricadenti in ambiti comunali nei quali l’accelerazione massima al suolo di base, “ag”, risulta uguale o superiore a 0,125 g (vd. Allegato 7 delle Ordinanze attuative), per il Piemonte corrispondenti a 141 Comuni. 

Nel 2020 si è provveduto alla gestione delle fasi conclusive delle attività ancora in corso finanziate dalle precedenti Ordinanze (OCDPC 293/2015; OCDPC 344/2016) ed in particolare dall’Ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile n. 532 del 12 luglio 2018, relativa all’ultima annualità del Piano, con cui sono stati stanziati complessivamente € 566.037,85, di cui € 63.833,92 per gli studi di MS di livello 1 ed associata analisi CLE e € 502.203,93 per interventi su edifici strategici e rilevanti.

Gli studi di MS ed analisi CLE degli 8 comuni individuati nell’ambito dell’OCDPC 532/2018, e precisamente Angrogna (TO), Inverso Pinasca (TO), Meana di Susa (TO), Perrero (TO), Entracque (CN), Martiniana Po (CN), Roccasparvera (CN) e Valgrana (CN), sono in avanzata fase di realizzazione.

Figura 27
Stato d’attuazione degli studi di MS, comprensivi dell’analisi CLE, finanziati ai sensi della L. 77/2009

I moduli applicativi per la realizzazione e l’informatizzazione degli studi di MS, già sviluppati da Arpa Piemonte con il software open source Qgis ed utilizzabili anche nell’ambito della pianificazione ordinaria, sono stati aggiornati per allinearsi con l’evoluzione degli Standard nazionali.

Nella pagina dedicata del sito di Arpa Piemonte sono resi disponibili gli strumenti applicativi appositamente predisposti per la realizzazione degli studi di MS e analisi CLE, e loro relativi aggiornamenti.

Tutti gli studi, una volta approvati, sono disponibili attraverso il sito messo a disposizione dal Dipartimento di Protezione Civile.

Figura 28
Stralcio di dettaglio dal Portale informativo e cartografico della Microzonazione Sismica e della Condizione Limite per l'Emergenza, a cura del CNR-IGAG per il DPC

Per quanto riguarda invece le misure strutturali da finanziare, ai 15 edifici già oggetto di contributo a partire dal 2010, con la Determinazione dirigenziale n. 1938 del 22.07.2020 è stato individuato l’intervento di miglioramento sismico della scuola dell’infanzia e primaria del comune di San Didero (TO).

Tabella riepilogativa interventi al 31 dicembre 2020

Programma Nazionale di Soccorso per il Rischio Sismico: elaborazione dell’Allegato 2 - Organizzazione di protezione civile e elementi conoscitivi del territorio

Sono proseguiti i lavori propedeutici alla predisposizione del Piano Regionale di Protezione Civile, con particolare riferimento al Rischio Sismico, attraverso l’approntamento delle tabelle tecniche di dettaglio a completamento/integrazione della bozza di documento già approntato negli anni precedenti. I dati necessari alla compilazione delle tabelle di dettaglio, reperiti in ambito regionale ed articolati in cinque sezioni, permettono di definire il quadro informativo di riferimento per la gestione delle emergenze sismiche e per il concorso nazionale in caso di emergenza sovra-regionale.

Figura 29
Esempio di documenti predisposti - Poli logistici (tabella 15)

Interventi di mitigazione - T1 - PROGETTO CASSA DI LAMINAZIONE DORA RIPARIA - FASE DI PARTECIPAZIONE

La previsione di un'area di laminazione a monte della Città di Torino, contenuta nella Variante alle fasce fluviali del fiume Dora Riparia, nasce dall'esigenza di ridurre la portata del fiume nel tratto cittadino e rendere pertanto compatibili i ponti storici della Città.
I territori interessati dall'area di laminazione ricadono principalmente nei comuni di Alpignano e Caselette, oltre a Rosta e Rivoli.
L'area è posta circa 12 km a monte dell’ingresso nell’area urbana del capoluogo regionale.
La superficie territoriale potenzialmente interessata dall’invaso è di oltre 250 ha.
Lo studio preliminare di fattibilità tecnico-economica del progetto è in corso di svolgimento da parte dell'Ufficio Operativo di Torino dell'Agenzia Interregionale per il Po (AIPO). Il volume utile d'invaso è pari a circa dieci milioni di metri cubi.
Il quadro economico complessivo vede un costo totale per l'esecuzione dell'opera pari a 63 M€, di cui, attualmente, circa un terzo finanziato.
La valutazione costi/benefici effettuata con una stima di danno economico, in caso di evento, conferma la strategicità della scelta di realizzazione dell’opera rispetto alla riduzione del danno economico nei quartieri più vulnerabili della città di Torino.
Infatti, il confronto tra lo scenario di rischio attuale e lo scenario di rischio che si otterrebbe a seguito della realizzazione della cassa di espansione ha portato a constatare, nell'ambito dell'applicazione di uno strumento che la Regione Piemonte ha messo a punto e sperimentato attraverso una collaborazione con il Politecnico e l'Università di Torino, un beneficio del 74% in termini di variazione di Indice di Rischio Proporzionale – IRP.
Il danno totale attuale, calcolato secondo la metodologia IRP, è pari a quasi 4 miliardi di euro, mentre il danno totale successivo alla realizzazione della cassa (espresso in termini di IRP) si riduce a circa 1 miliardo di euro. Secondo la metodologia IRP il rischio residuo, successivo all'implementazione delle contromisure, si attesta intorno ai 5 milioni di euro annui.
L’esposizione (valore economico) è quantificata sulla base dei valori statistici dell’OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare), aggiornati periodicamente.
Dal punto di vista urbanistico-territoriale si stanno mettendo in campo le misure di perequazione territoriale previste dalla legge urbanistica regionale 56/1977, art. 19 bis, sull’applicazione dei principi perequativi a scala sovracomunale, tramite il ricorso a modalità di compensazione e redistribuzione dei vantaggi, dei costi e degli effetti derivanti dalle scelte dei piani e delle politiche territoriali. Sarà quindi sottoscritto un accordo territoriale ai sensi dell’articolo 19 ter. In tal senso si sta lavorando con il Comune di Torino al fine di trovare soluzioni utili ad integrare il ristoro degli agricoltori coinvolti.
La fase di partecipazione attiva del territorio è stata fortemente rallentata nell'anno 2020 causa restrizioni dovute alla pandemia Covid19. Tale fase servirà a supportare popolazione, amministrazioni e stakeholders a comprendere l'importanza dell'assetto di progetto contenuto negli atti di pianificazione vigenti, ma altresì a contribuire alla redazione di un progetto che raggiunga contestualmente gli obiettivi di protezione degli insediamenti umani, di rispetto delle attività agricolo-produttive in atto, di riqualificazione ambientale ed ecologica, di miglioramento della fruizione.
Tutte le attività, laddove possibile, sono proseguite in modalità online e si è raggiunto un miglioramento del progetto dal punto di vista dell'impatto sui territori agricoli.
Per il 2021 sono in programma incontri in presenza per condividere e migliorare ulteriormente il progetto laddove possibile.

Interventi di mitigazione - T1/2/3 - RILOCALIZZAZIONI

Al fine di promuovere l'attuazione di misure di carattere non strutturale per la mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico, è sempre in corso l’applicazione della DGR 22 dicembre 2017, n. 31-6223.

Con tale provvedimento sono assegnati contributi incentivanti la rilocalizzazione in via preventiva di immobili adibiti ad abitazione principale o secondaria, ubicati in aree a rischio idraulico e idrogeologico.

Nel corso del 2020 si è proceduto a rilocalizzare un’intera borgata montana per un totale di 10 unità immobiliari.

Con questa DGR è possibile riconoscere, per gli edifici esposti a rischio idraulico non rilocalizzabili a causa della particolare configurazione dell'impianto urbanistico o di peculiari caratteristiche storiche e sociali, specifici contributi per la realizzazione di interventi edilizi sugli edifici stessi, volti a ridurne la vulnerabilità, ma per il momento non ci sono ancora stati casi di applicazione.