risposte
Torna su

GREEN ECONOMY E SERVIZI ECOSISTEMICI

L'argomento Green Economy rientra negli Obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile in particolare nell'Obiettivo 12:

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

È ormai consapevolezza diffusa, supportata anche da informazioni sintetizzate da indicatori quali il calcolo del cosiddetto spazio ambientale, dell’estensione dell’impronta ecologica e dell’ammontare dei flussi di materiali necessari al sostentamento dell’economia odierna, che lo sviluppo economico attuale è insostenibile nel lungo periodo e soprattutto che l’ambiente in cui viviamo è severamente danneggiato dal modello economico di attuale diffusione. In base a queste considerazioni e visti, da un lato, i trend crescenti dei livelli di consumo e, dall’altro, il sempre più diffuso interesse generale nei confronti dell’ambiente, sembra essere inevitabile un cambiamento di rotta in termini di comportamenti e approcci allo sviluppo sia da parte dei consumatori sia da parte delle aziende, in modo tale da raggiungere il traguardo di un modello diverso di economia in cui i temi del green e della circolarità dei sistemi produttivi sono i riferimenti a cui ispirarsi.
Se nella fase “natale” di definizione della green economy, questa tendeva a venire identificata come una piccola parte dell’economia riferita alla cosiddetta industria ambientale (clean economy) e in particolare al settore delle energie rinnovabili, tanto da rendere quasi intercambiabili i termini green economy e green energy, oggi tale concetto si è ampliato, investendo la sfera del consumo, fino ad arrivare ad ambiti quali la green life e l’etica sociale. In tale accezione la green economy non è né un sinonimo, né un sostitutivo di Sviluppo Sostenibile, ma è un suo ambito attuativo strategico: un nuovo modello di sviluppo in grado di garantire un migliore e più equo benessere nell’ambito dei limiti del pianeta.
Un’economia verde, quindi, riconosce e investe anche nel capitale naturale, considerando la biodiversità come il tessuto vivente proprio di questo pianeta, che contribuisce al benessere umano e fornisce le economie di risorse preziose sotto forma di servizi elargiti gratuitamente. Questo cosiddetto “ecosistema di servizi” è rappresentato principalmente in natura da beni pubblici, che sono invisibili economicamente, e per questo motivo sottovalutati e mal gestiti.
Una giusta economia, in questo caso davvero verde, stima il valore economico di questi ecosistemi e li introduce, così come gli altri beni, nel mercato economico. Risorse naturali come foreste, laghi, zone umide e bacini fluviali sono componenti essenziali del capitale naturale ed assicurano la stabilità del ciclo dell'acqua e dei suoi benefici per l'agricoltura e per le famiglie, il ciclo del carbonio e il suo ruolo nella mitigazione del clima, la fertilità del suolo e il suo valore per la produzione delle colture, i microclimi locali per gli habitat.
La stessa crisi climatica trova nello sviluppo della green economy, la via principale per gestire in modo efficiente le risorse, secondo un modello di economia circolare, capace di generare nuovo sviluppo, miglior benessere, nuova occupazione, tutela del capitale naturale e dei servizi ecosistemici. 
Ad oggi in un’ottica di agire concretamente perassicurare modelli di consumo e produzione sostenibili, è però necessario integrare i concetti della green economy con quelli dell’Economia Circolare.
Un modello di economia che, mutuando la “circolarità” dei sistemi naturali (cicli della materia), lavora per un uso più efficiente e limitato delle risorse basato sul recupero continuo di valore dei prodotti e dei materiali attraverso azioni che agiscono sui sistemi di progettazione, di produzione, di consumo e di smaltimento degli stessi.
L’Economia Circolare, che riconosce nella sua concretezza di azione che gli obiettivi ambientali, economici e sociali sono interdipendenti, può essere rappresentata come nucleo interno a una prospettiva di Green Economy, che allarga l’ambito d’azione da rifiuti e uso dei materiali, alla resilienza degli ecosistemi e alla salute e benessere umano.

Le politiche

L’anno 2015 ha rappresentato un punto di svolta sia a scala internazionale sia nazionale per una radicale e profonda revisione del modo di concepire il progresso socio-economico, il rapporto con l’ambiente e le risorse naturali, il modo di lavorare. Sono i 3 documenti fondamentali che, in una unanimità di intenti, orientano all’azione per lo sviluppo sostenibile di scala globale:

1. l’agenda ONU post-2015 approvata tra il 25 e il 27/09/15 a New York, con la quale 193 capi di Stato e di Governo si sono impegnati a “trasformare il nostro mondo” così come enunciato dal titolo del documento, attuando 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) integrati e indivisibili entro il 2030;

2. l’Accordo di Parigi sul Clima con il quale il 12/12/15, 196 capi di Stato e di Governo, unanimemente riconoscendo che gli attuali cambiamenti climatici sono responsabilità della società umana, si sono impegnati a raggiungere al 2030 dei risultati in termini di riduzione delle emissioni compatibili con una traiettoria compatibile a mantenere la soglia di sicurezza dell’innalzamento della temperatura terrestre ben al di sotto dei 2° e ad agire per l’adattamento ai cambiamenti stessi;

3. il pacchetto sull’Economia circolare varato dalla Commissione Europea con la COM(2015) 614 del 2/12/15, che introduce un cambio di paradigma rivoluzionario nel nostro modo di concepire il rapporto economia/risorse e del nostro modo di produrre e consumare.

A scala nazionale è stata approvata il 28/12/15 la L 221, recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” (c.d. “Collegato Ambientale” alla Legge di stabilità 2014), che intende concretamente indirizzare e caratterizzare l’azione sia delle istituzioni sia del comparto privato verso il nuovo paradigma economico della green economy.
La Legge ha introdotto numerose innovazioni che hanno prodotto ricadute anche a livello regionale, tra le quali è opportuno segnalare le seguenti:

1. Al fine di promuovere su base sperimentale e sussidiaria la progressiva fuoriuscita dall’economia basata sul ciclo del carbonio e di raggiungere gli standard europei in materia di sostenibilità, all’art. 71 sono state definite le “Oil free zone”. Si tratta di “aree territoriali” nelle quali, entro un determinato arco temporale e sulla base di specifico atto di indirizzo adottato dai comuni del territorio di riferimento, si prevede la progressiva sostituzione del petrolio e dei suoi derivati con energie prodotte da fonti rinnovabili. La Regione Piemonte, prima tra le regioni italiane, sulla base di quanto indicato dalla legge nazionale, si è dotata di una propria norma in materia, la LR 12 del 3/08/18,  “Promozione dell’istituzione delle comunità energetiche” che ha trovato attuazione con la successiva DGR 18-8520 del 8/03/19.

2. L'Art 70, in attesa degli appositi decreti legislativi atti a meglio definire il concetto di "servizio ecosistemico", introduce il concetto di Pagamento per i Servizi Ecosistemici Ambientali (PSEA). Inoltre da chiara indicazione dei servizi ecosistemici (SE),  per quali si debba prevedere una remunerazione economica. Tra questi, particolare interesse riveste la “fissazione del carbonio delle foreste”, indicazione ripresa dal DLgs 34 del 3/04/18 (art.3 e 4), che affida alle Regioni (art.7) il compito di promuovere lo sviluppo dei PSEA in ambito forestale. Coerentemente con questi indirizzi, peraltro già recepiti dal Piano Forestale Regionale 2017-2027, è stata approvata la DGR 24-4638 del 6/02/17 che ha ampliato l’ambito di sviluppo della valorizzazione economica della fissazione del carbonio oltre che all’ambito forestale anche a quello del verde urbano. Al fine di dare concretezza a quest’ultimo punto è stato attivato il progetto regionale Urban Forestry. Nell’ambito delle politiche di sostenibilità collegate allo sviluppo dei servizi ecosistemici è stata promulgata la DGR 27-8492 del 1/03/19 relativa alla ratifica del “Protocollo di Intesa tra la Città di Torino, la Regione Piemonte, la Città Metropolitana di Torino e il Comitato Nazionale per lo Sviluppo del Verde Pubblico - MATTM, per lo sviluppo di infrastruttura verde e compensazioni ambientali”.

Il collegato ambientale apporta numerose modifiche, oltre che direttamente al T.U. Ambiente (DLgs 152/06), anche al codice degli appalti pubblici (DLgs 163/06), e sistema della certificazioni con l’introduzione (art.21) dello Schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale denominato Made Green in Italy adottato dal Ministro dell'Ambiente 21/03/18 ed entrato in vigore il 13/06/18.

I fondi strutturali in Piemonte

A scala regionale, fino ad oggi, larga parte delle azioni che hanno e dovranno indirizzare il mondo produttivo e dei consumi verso una dimensione sempre più sostenibile, passa soprattutto attraverso il sistema dei sostegni economici.
La passata edizione del Programma operativo regionale FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) 2007-2013 e l’edizione 2014-2020 sono gli strumenti che più di altri hanno potuto sostenere queste politiche per il mondo produttivo industriale.
Grazie anche alle “lezioni” del programma precedente, il POR si è indirizzato verso i temi della sostenibilità e della tutela e valorizzazione delle risorse naturali: in generale tutti i Fondi strutturali 2014-2020 sono nati sotto il segno di alcune forti innovazioni concettuali e normative, proposte dalla Commissione agli Stati membri per un sostegno effettivo alla Strategia Europa 2020 di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
In tale contesto il Consiglio regionale del Piemonte aveva approvato, dopo il confronto con il partenariato, il Documento Strategico Unitario, documento che costituisce la base su cui sono stati impostati i Programmi Operativi Regionali 2014-2020 dei fondi europei a valenza strutturale FESR, FSE e FEASR di Sviluppo.
È in tale documento che era già possibile individuare delle chiare indicazioni per concorrere, anche attraverso lo sviluppo del sistema produttivo piemontese, agli obiettivi della crescita sostenibile: nel documento si dà atto che, per andare concretamente in tale direzione, nel contesto piemontese è necessario favorire uno sviluppo evolutivo del tessuto produttivo, che sfruttando le sue caratteristiche e peculiarità deve trovare una opportuna collocazione nell’ambito dell’innovazione industriale orientata alle politiche di sostenibilità, puntando alla produzione di efficienza ambientale sia in termini di know-how da esportare sia in termini di prodotti da commercializzare, senza limitarsi semplicemente a rendere i propri impianti più ecologici. È necessario, pertanto, che il Piemonte punti a trovare un proprio spazio nei mercati dell’innovazione sostenibile, evitando di rappresentare semplicemente un mercato per altri competitori.

Occorre parallelamente continuare ad incentivare una produzione efficiente che punti al miglioramento delle performance ambientali e al risparmio di risorse, al riuso e al riciclaggio, basata sull’innovazione tecnologica e sostenuta anche da azioni di orientamento dei cittadini verso modelli di consumo attenti al ciclo di vita dei prodotti.
L’evoluzione della struttura produttiva piemontese, sostenuta dalle Misure del POR-FESR, nella direzione della sostenibilità è in grado di consentire una significativa riduzione nel consumo di materiali ed energia e, quindi, anche un potenziamento della competitività delle imprese.
Gli investimenti in tecnologie (cicli e prodotti) più pulite, più efficienti dal punto di vista ambientale e a basse emissioni di carbonio sono incentivate anche per contribuire ad affrontare le emergenze derivanti dal cambiamento climatico.
La Giunta regionale ha attualmente predisposto la bozza di Documento Strategico Unitario, che delinea gli indirizzi per il miglior utilizzo delle risorse provenienti dall'Europa per la Programmazione 2021-2027.
Come previsto dai Regolamenti europei, il documento, in prima stesura, è stato condiviso con il partenariato locale, che comprende le istituzioni pubbliche, le autorità cittadine e le altre autorità pubbliche, i partner economici e le parti sociali, i pertinenti organismi che rappresentano la società civile, i partner ambientali e gli organismi responsabili della promozione dell’inclusione sociale.
Al fine di rendere la consultazione la più ampia possibile e funzionale agli obiettivi di definire le principali aree su cui verteranno gli investimenti, è stato organizzato un serrato programma di incontri territoriali, e predisposto un sito ad hoc.
Nel corso degli incontri è stato dedicato ampio spazio all'approfondimento della situazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che, in sinergia con le risorse della Programmazione europea, porterà in Piemonte le risorse necessarie al finanziamento di progetti strategici per lo sviluppo del territorio del prossimo decennio, nei quali la transizione ecologica rappresenta uno dei tre assi strategici di sviluppo e in cu i temi legati alla green economy potranno trovare spazio.
Tra le priorità del dispositivo per la ripresa e la resilienza vi sono infatti il sostegno alle transizioni verde e digitale, contribuendo in tal modo a ripristinare il potenziale di crescita delle economie dell'Unione e la promozione di una crescita sostenibile.
La Regione Piemonte ha inoltre dedicato un focus particolare alla consultazione dei giovani tra i 18 e i 35 anni che vivono in Piemonte e che saranno protagonisti della prossima programmazione europea.
Così, all’insegna del claim “Ripartiamo da nuove idee. Le tue”, ha preso vita una vera e propria maratona digitale, alla quale hanno partecipato 400 giovani, per raccogliere contributi concreti ed innovativi da inserire nel Documento Strategico.
Digitalizzazione, sostenibilità, innovazione sociale, professioni del domani, benessere, vivibilità delle aree urbane e del territorio hanno caratterizzato le cinque ore di brainstorming, suddivise in decine di tavoli virtuali connessi tra loro per un unico confronto collettivo suddiviso in cinque temi prioritari per il futuro: un Piemonte più digitale (Smart), più sostenibile (Ambiente), più sociale (Inclusione), più innovativo (Next Gen), più vivibile (Benessere).

CONTABILITÀ AMBIENTALE
CARBON FOOTPRINT E LIFE CICLE ASSESSMENT

La necessità di valutare l’efficacia e gli effetti ambientali di determinate politiche in materia di applicazione del GPP, di valutazione dei servizi ecosistemici ecc. ha reso necessario l’avvio di alcune progettualità finalizzate ad una quantificazione oggettiva degli impatti o dei benefici ambientali indotti da determinate attività. In quest’ottica si è attivata una specifica progettualità per il calcolo della Carbon Footprint di due sedi regionali e l’avvio di due attività inerenti l’applicazione di studi LCA per una loro integrazione nelle procedure di acquisto della PA e per la valutazione degli effetti di determinati interventi di miglioramento della gestione agricola e forestale sui servizi ecosistemici.

Progetto Carbon Footprint

La carbon footprint (impronta di carbonio) è una misura, che esprime il totale delle emissioni di gas ad effetto serra, generalmente espresse in tonnellate di CO2 equivalente, associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un servizio o ad una organizzazione.
In base a quanto stabilito dal Protocollo di Kyoto, i gas ad effetto serra oggetto di misura sono oltre all'anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), il protossido d’azoto (N2O), gli idrofluorocarburi (HFCs), l'esafluoruro di zolfo (SF6) e i perfluorocarburi (PFCs). Le tonnellate di CO2 equivalente (tCO2e) consentono di valutare l’effetto serra complessivo prodotto da tutti i gas considerati prendendo come riferimento l’effetto serra prodotto dalla CO2. La carbon footprint è quindi un parametro di grande importanza ed utilità per le pubbliche amministrazioni in quanto permette di valutare e quantificare gli impatti emissivi in materia di cambiamenti climatici nell'ambito delle politiche di settore, ma anche per monitorare l'efficienza ambientale ed energetica delle proprie strutture. Per le aziende, in un contesto che vede premiati i fornitori di prodotti o servizi a basse emissioni può essere uno strumento per valorizzare le proprie attività e per promuovere le proprie politiche di responsabilità sociale ed ambientale.
Con la D.G.R. 8 novembre 2019, n.16-476 la Regione Piemonte aderisce, in coerenza con la Strategia Regionale sui Cambiamenti Climatici, all’iniziativa del Ministero dell'Ambiente (MATTM) e promossa nell’ambito del Progetto CReIAMO PA - Linea di intervento 3 “Modelli e strumenti per la transizione verso un’economia circolare” - Work Package 2 “Promozione di modelli di gestione ambientale ed energetica nelle Pubbliche Amministrazioni”, al fine di diffondere la cultura della sostenibilità e a formare gli operatori della pubblica amministrazione in materia di misura e gestione ambientale ed energetica. A tale iniziativa hanno aderito sul territorio regionale anche Arpa Piemonte, IPLA S.p.A. ed il Comune di Saluzzo. In particolare, l’accordo firmato con il Ministero dell’Ambiente prevede che le due parti si impegnino a realizzare azioni mirate a promuovere e valorizzare le attività di misurazione, gestione e miglioramento delle prestazioni ambientali in un’ottica di riduzione delle emissioni di gas climalteranti. Nel dettaglio:
  1. attività di formazione e trasferimento di know how;
  2. azioni mirate alla definizione e allo sviluppo di un modello di gestione ambientale ed energetica;
  3. azioni di affiancamento on the job sui settori chiave dell’impronta ambientale che consentano di mettere a sistema il modello di gestione ambientale ed energetica;
  4. azioni mirate alla comunicazione delle attività svolte a livello regionale e locale e alla sensibilizzazione degli stakeholder coinvolti.

Le parti firmatarie si impegnano a collaborare in particolare alla realizzazione di Linee di indirizzo a supporto delle amministrazioni locali e regionali per l’adozione di un sistema volto alla contabilizzazione e riduzione delle emissioni climalteranti.
Il progetto, promuovendo i sistemi di calcolo dell’impronta ambientale, dà attuazione al 2° obiettivo previsto dal Settimo Programma Comunitario di Azione per l'ambiente: “trasformare l'Unione in un'economia a basse emissioni di carbonio, efficiente nell’impiego delle risorse, verde e competitiva”.

A partire dal 2019 la Regione si è attivata per calcolare la propria carbon footprint applicando una metodologia sperimentale approntata dal Ministero. Il calcolo è stato sviluppato per alcuni settori e per specifiche attività della Regione. Nel dettaglio sono stati scelti come siti pilota per il calcolo le seguenti sedi:
  • sede regionale di via Principe Amedeo 17, Torino
  • sede Museo Regionale Scienze Naturali di via Giolitti 36, Torino

È stata realizzata la campagna di raccolta dati presso i settori che occupano gli stabili in materia di mobilità, rifiuti, consumi energetici ecc. Per il calcolo della carbon footprint è stato utilizzato il tool di calcolo Bilan-Carbone® sviluppato nell’ambito del progetto LIFE Clim’foot.

L’impronta della sede Regionale di via Principe Amedeo 17

Il risultato per la sede regionale di via Principe Amedeo 17 evidenzia come il principale comparto emissivo sia quello legato ai trasporti con il 51,6% del totale, con un contributo di 143 tCO2e a fronte di un’impronta” complessiva di 276 tCO2e per l’anno 2019. È da osservare come il contributo del comparto “rifiuti” risulti essere molto limitato, in quest’ambito infatti è da rilevare che da anni si siano applicate buone pratiche (raccolta differenziata) che abbinate ai processi di dematerializzazione hanno considerevolmente ridotto non solo la produzione di rifiuti, ma anche le conseguenti emissioni climalteranti. Il settore “trasporti” invece risulta essere quello maggiormente impattante e anche quello sul quale sarebbe possibile attuare consistenti riduzioni operando sia sui movimenti casa lavoro (es. operando sullo smart working) sia sui movimenti di lavoro (es. prediligendo le trasferte in treno rispetto a quelle in aereo).

Figura 1
Distribuzione dei contributi di emissione di gas climalteranti in tCO2e per l’anno 2019 della sede regionale di via Principe Amedeo 17 a Torino

L’impronta della sede museale del Museo Regionale di Scienze Naturali (MRSN)

L’impronta di carbonio della sede del MRSN evidenzia come i consumi energetici siano i principali responsabili delle emissioni climalteranti, rappresentando l’89,8% del totale. Tale differenza rispetto alla sede di via Principe Amedeo è spiegabile considerando il minor numero di dipendenti presenti nella sede, oltre alla particolare tipologia dell’edificio (edificio storico del XVII-XVIII sec.). L’impronta complessiva della sede museale è di 276 tCO2e per l’anno 2019. Occorre precisare che il Museo non è ancora aperto al pubblico, pertanto l’impronta di carbonio calcolata potrebbe subire sensibili modifiche quando verrà ricalcolata nel momento in cui verrà ripristinata la completa operatività della struttura. Anche per il Museo valgono considerazioni analoghe a quelle fatte per la sede di via Principe Amedeo rispetto alle emissioni del comparto rifiuti, mentre gli interventi di efficientamento energetico potrebbero essere quelli maggiormente indicati per ridurre le emissioni, fatto salvo quanto detto rispetto all’attuale stato di chiusura al pubblico della struttura.

Figura 2
Distribuzione dei contributi di emissione di gas climalteranti in tCO2e per l’anno 2019 della sede del Museo Regionale di Scienze Naturali a Torino

Nelle successive fasi di sviluppo del progetto è prevista l’individuazione delle azioni e degli interventi più opportuni per ridurre le emissioni, nonché la valutazione di proseguire l’attività di monitoraggio al fine di rilevare eventuali variazioni.

Progetto “Filiere Pietre Ornamentali”

L'analisi del ciclo di vita (L.C.A.: Life Cycle Assessment) è una metodologia che consente di calcolare gli impatti ambientali di prodotti, di attività o processi lungo le fasi del ciclo di vita (approccio definito "dalla culla alla tomba"), attraverso la quantificazione dell’utilizzo delle risorse (energia, materie prime, acqua) e delle emissioni nell’ambiente (rifiuti, emissioni in aria, acqua suolo ecc.).Tale approccio permette di individuare quali sono le fasi più critiche in termini di impatti ambientali nel ciclo di vita di un prodotto o di un'attività, al fine di orientare meglio la progettazione e la gestione degli stessi. Gli studi di LCA possono essere utilizzati per valutare prodotti simili, oppure diversi ma con funzioni analoghe al fine di individuare quelli ambientalmente più sostenibili.
Con la D.G.R. 8 novembre 2019, n.16-476 la Regione Piemonte ha assunto l’impegno di promuovere i “temi riferibili all’LCA (Life Cicle Assessment), LCC (Life Cicle Cost) e delle certificazioni ambientali, quale strumento utile per il miglioramento delle prestazioni ambientali delle pubbliche amministrazioni, funzionali ad analisi di impatto costi/benefici per la realizzazione di infrastrutture e di altre opere pubbliche e per lo sviluppo e la promozione della competitività delle aziende e delle imprese. In quest’ottica la Regione Piemonte collabora con il MiTE al progetto Mettiamoci in RIGA - Linea di intervento L4 – che ha come finalità quella di favorire la diffusione di metodi valutativi, strumenti e competenze a sostegno dell’utilizzo del LCA nella PA (Life Cycle Assessment) per un miglior uso delle risorse, coerentemente con i principi dell’Economia Circolare.
Attualmente è in fase di avvio l’attività di raccolta dati, finalizzati a concorrere alla costruzione di una banca dati nazionale LCA relativa alla filiera delle “Pietre Ornamentali”; tale attività che si sta svolgendo con la collaborazione di Confartigianato intende rafforzare la cooperazione tra P.A. e il settore privato, così da realizzare procedure di acquisto di beni/servizi/opere attraverso un’analisi accurata del costo del ciclo di vita nonché a promuovere percorsi virtuosi di economia circolare inerenti il recupero di materiali di scarto o attraverso la sperimentazione cicli produttivi a minore intensità energetica.

Progetto “Filiere zootecniche a basse emissioni”

La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile prevede che per garantire la prosperità del Paese e la redditività alle attività agricole, occorre porre le basi per la creazione di un nuovo modello economico, circolare, che garantisca il pieno sviluppo del potenziale umano e un più efficiente e responsabile uso delle risorse. A partire da questo assunto, e in coerenza con gli indirizzi regionali in materia di Clima, LCA e servizi ecosistemici è stata sviluppata una nuova progettualità che ha come finalità la promozione di un modello di gestione sostenibile delle aziende zootecniche. L’attività è promossa da Regione Piemonte che si avvale del supporto tecnico di IPLA S.p.A. per il coordinamento tecnico-scientifico in collaborazione con le associazioni di categoria agricole per il necessario raccordo con le aziende agricole oggetto di sperimentazione.
Il progetto prevede, attraverso l’utilizzo sequenziale di alcune misure del PSR, di:
  1. calcolare l’LCA dell’azienda agricola secondo una procedura certificata al fine di valutare in modo completo la sua impronta ambientale e di individuare gli ambiti maggiormente critici
  2. pianificare e realizzare gli interventi di miglioramento/efficientamento aziendale (sia gestionale che strutturale)
  3. compensare gli impatti residui con interventi di rinaturalizzazione di parti dei terreni di proprietà dell’azienda
  4. promozione dei prodotti frutto di una gestione aziendale più sostenibile.
L’analisi LCA e verifiche sperimentali di terreno permetteranno di quantificare le positive ricadute ambientali degli interventi realizzati in termini di emissioni evitate e di miglioramento dei servizi ecosistemici sui terreni aziendali (maggiore stoccaggio CO2, aumento biodiversità ecc.).
Attualmente la sperimentazione è stata avviata presso l’Az. Agricola Gastaldi in provincia di Cuneo dove è in corso la conclusione dello studio di LCA e si stanno definendo gli interventi di forestazione dei terreni agricoli; sono state individuate altre 7 aziende presso le quali si verificherà, anche in base ai bandi del PSR (ad oggi in fase transitoria) che verranno aperti, quali interventi sarà possibile realizzare.

APPALTI VERDI E GREEN PUBLIC PROCUREMENT (GPP)

Con l’entrata in vigore del Decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 Codice dei contratti pubblici gli appalti sostenibili sono diventati obbligatori in Italia e le stazioni appaltanti devono inserire i criteri ambientali minimi (CAM) definiti a livello ministeriale in particolare per una serie definita di categorie di prodotti, servizi e opere strategiche per la riduzione delle emissioni di gas serra e delle sostanze nocive lungo le filiere e i cicli produttivi. I lavori per la definizione dei CAM sono risultati utili anche in campi differenti da quello degli appalti, ad es. i CAM per i materiali isolanti sono stati anche utilizzati nelle specifiche per ottenere l’ecobonus 110% sulle ritrutturazioni.

Al fine di dare attuazione a quanto previsto dal Protocollo d'Intesa sottoscritto il 21 settembre 2017 tra la Conferenza Stato-Regioni e il Ministero dell’Ambiente e per dare risposte concrete a specifiche istanze del territorio, nel corso del 2019-2021 si sono svolte delle attività di promozione e formazione per accompagnare la corretta applicazione, nell’ambito delle procedure di acquisto di servizi e forniture per la pubblica amministrazione, dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), approvati con appositi decreti, il cui utilizzo, con l'entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti, è diventato obbligatorio.

I CAM utilizzano diversi sistemi di certificazione per verificare il rispetto dei criteri ambientali richiesti. Nella tabella seguente l’elenco delle principali certificazioni da quella più presente in diversi CAM a quelle più specifiche per alcune categorie di prodotti e di conseguenza presenti solo in un decreto CAM. L’Ecolabel UE è una certificazione ambientale che è possibile ottenere per molte categorie di prodotti e/o servizi quindi la ritroviamo all’interno dei CAM Arredi per interni e per esterni, Calzature, Carta, Apparecchiature informatiche, Edilizia, Pulizie, Ristorazione, Sanificazione strutture sanitarie, Tessili e Veicoli.

Attività formative nell’ambito del Progetto CReIAMO PA

L’attività formativa si è avvalsa degli strumenti e del supporto forniti dal Ministero per la Transizione Ecologica, (MiTE) nell'ambito del Progetto CReIAMO PA Linea 1 "Integrazione dei requisiti ambientali nei processi di acquisto delle amministrazioni pubbliche" e del progetto europeo Life prepAIR che vede coinvolte tutte le regioni italiane del bacino padano e che prevede delle specifiche azioni in materia di GPP.
Relativamente alle attività promosse nell'ambito del progetto CReIAMO PA, nel corso dell'anno 2020 (come già per il precedente anno 2019) si è sviluppato un focus specifico sull'applicazione dei CAM "Edilizia" attraverso l'organizzazione di giornate di formazione frontale (svoltesi presso le sedi regionali), attività di formazione a distanza (webinar) con approfondimenti su specifici progetti oggetto di finanziamento con fondi comunitari tramite bandi regionali. A queste attività si sono aggiunti degli affiancamenti “on-job” sviluppati in collaborazione con l’Azienda Territoriale per la casa (ATC) su specifiche progettualità. Complessivamente sono state coinvolte 25 pubbliche amministrazioni e circa 130 partecipanti tra tecnici e professionisti. Attualmente il MiTE ha messo a disposizione on-line in forma gratuita un'apposita piattaforma dedicata alla formazione in materia di GPP. Le attività di affiancamento “on-job” 2021 sono in corso di svolgimento con il comune di Saluzzo e prevedono la verifica dell’inserimento integrato di diversi CAM nella progettazione di un intervento di riqualificazione urbana.

Attività di formazione e diffusione nell’ambito del progetto life PrepAIR

Nel corso del 2020 è stato realizzato il terzo manuale operativo dedicato ai CAM “Illuminazione Pubblica” che si aggiunge ai precedenti “Affidamento dei Servizi Energetici per gli edifici con criteri di sostenibilità” (2019) e CAM "Edilizia" (2018) ed è in corso (2021) la realizzazione di un quarto manuale dedicato all’applicazione del CAM “Verde Pubblico”. Nel mese di marzo 2021 si è tenuto il webinar online dal titolo "I criteri ambientali minimi per l'illuminazione pubblica e la riapertura del bando regionale finanziato con fondi POR FESR". Il webinar è servito per fornire ai funzionari pubblici e ai progettisti informazioni utili per l'applicazione dei CAM per l'affidamento dei servizi di progettazione e gestione dell'illuminazione pubblica con la presentazione dello specifico Manuale operativo predisposto nell'ambito del Progetto Life PrepAIR.

Attività di collaborazione tecnica con il MiTE

È proseguita, inoltre, l’attività regionale di collaborazione con il MiTE per l’aggiornamento dei decreti inerenti i Criteri Ambientali Minimi (CAM) da inserire obbligatoriamente nelle procedure di acquisto della PA ai sensi dell’art. 34 del Codice degli Appalti; in particolare nel corso del 2020 sono stati formulati i contributi per i CAM “Verde Pubblico”, “Veicoli”, “Rifiuti” ed “Edilizia”.
Nell’ambito della collaborazione in essere con il MiTE, sono in corso di sviluppo specifiche progettualità collegate alla diffusione del GPP ed all’applicazione dei CAM in materia di impronta ambientale e Life Cycle Assessment (LCA).

Il progetto APE

Il progetto Appalti Pubblici Ecologici della Città Metropolitana di Torino (APE) nel 2020 si è concentrato sulla revisione del Protocollo, ormai obsoleto nella sua versione del 2011. Con l’obbligatorietà a livello nazionale dei CAM è venuto meno l’obiettivo principale della vecchia stesura, mentre sono nate nuove esigenze da parte degli enti sottoscrittori, sia formative che di supporto. Le necessità della rete sono ovviamente state anche influenzate dall’emergenza sanitaria causata dal Covid19 che ha portato a ripensare i metodi formativi adottati in passato, nonché le possibilità di collaborazione e supporto a distanza. Sono stati sperimentati a tal proposito videotutorial per guidare gli utenti all’utilizzo degli strumenti elaborati nell’ambito del Progetto APE, sia per il calcolo dei benefici ambientali di un appalto verde sia per la verifica di un appalto in corso. A inizio 2021 è stata proposta una videointervista sul tema dei toner rigenerati finalizzata ad una miglior comprensione e attuazione dei CAM Cartucce.
Il nuovo Protocollo APE mira a mettere in opera azioni e strumenti per una più efficace attuazione della applicazione degli appalti verdi all’interno degli enti e delle organizzazioni, inoltre vuole promuovere gli acquisti pubblici ecologici sul territorio, anche attraverso la collaborazione, il raccordo e il confronto tra gli aderenti. La nuova versione del Protocollo APE amplia la possibilità di aderire alle associazioni di categoria che rappresentano il “lato dell’offerta”, chiamato a produrre e offrire beni e servizi migliori dal punto di vista dell’impatto ambientale. Considerando l’esperienza maturata dal 2003, anno di inizio del progetto APE, ad oggi, la platea di enti della Città Metropolitana di Torino interessati a aderire è cresciuta costantemente (50 partecipanti dal 2003 ad oggi: 20 Comuni, Enti Parco, CCIAA, Università, Politecnico, Consorzi e aziende per la gestione dei rifiuti, Scuole, GTT, SCR Piemonte, ecc…) e nel 2021 vedrà coinvolti un numero sempre crescente di soggetti sottoscrittori. Il Protocollo è sempre aperto a nuove adesioni.

Progetto CircPro

CircPro – Smart Circular Procurement è un progetto europeo di cooperazione interregionale co-finanziato dal Programma “Interreg Europe”, che intende migliorare l’efficienza delle risorse e delle politiche regionali promuovendo una transizione verso un’economia più circolare e aumentando l’attuazione degli appalti circolari (Circular Procurement) per l’acquisto di prodotti, servizi o sistemi a prezzi competitivi che soddisfino le esigenze del cliente. Si garantiscono, allo stesso tempo, condizioni e criteri che stimolino il risparmio di energia e materiali e cicli di materiali chiusi e permettano il diffondersi di soluzioni innovative in grado di creare mercati per soluzioni più sostenibili.
La collaborazione del Progetto CircPro vede coinvolte undici autorità ed agenzie nazionali, regionali e locali provenienti da Finlandia, Spagna, Grecia, Portogallo, Bulgaria, Croazia, Lituania, Estonia, Norvegia e Italia, che partecipa con la Direzione Ambiente, Energia e Territorio di Regione Piemonte e il Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino. La partnership, che ha iniziato la propria attività di collaborazione nel 2018 e proseguirà fino al 2023, affronterà le sfide utili alla diffusione del Circular Procurement attraverso:
  • l’identificazione di progetti ed iniziative, attori, organizzazioni e reti utili alla promozione e adozione di appalti circolari nell’ambito delle pubbliche amministrazioni;
  • l’individuazione - per committenti e fornitori - dei principali ostacoli legali e procedurali ed accrescimento delle relative competenze in ambito di appalti circolari;
  • la creazione di un contesto di incontro e confronto volto a migliorare il dialogo tra i committenti e i fornitori.

Nella prima fase del progetto i partner di CircPro si stanno dedicando:
  1. allo scambio di esperienze ed iniziative attraverso l’organizzazione e partecipazione ad incontri internazionali dedicati a tematiche specifiche (per esempio il trattamento dei rifiuti sanitari, la gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche);
  2. alla condivisione di pratiche che – a seguito di un processo di valutazione e validazione da parte di esperti tematici – verranno inserite nel database della Policy Learning Platform di Interreg Europe, ovvero un archivio che riunisce il know-how maturato nell’ambito dei progetti e reso disponibile a tutti;
  3. alla costituzione (in ogni stato partecipante) di un tavolo con attori chiave territoriali in grado di arricchire il dialogo sulle tematiche di progetto: decisori politici, committenti, fornitori, stazioni appaltanti, esperti di sostenibilità o circular economy.

STRUMENTI DI ECOGESTIONE

I sistemi volontari di certificazione ambientale, indipendenti e internazionalmente riconosciuti, sono uno degli strumenti per incentivare la eco-competitività delle aziende manifatturiere e dei servizi ed in generale delle organizzazioni, allargare il settore della green economy e dare riconoscimento alla evoluzione della produzione e del consumo sostenibile. Gli strumenti codificati dalle norme sono i i sistemi volontari di gestione ambientale, di tipo pubblico come EMAS o di tipo privatistico come ISO 14001, UNI CEI EN ISO 50001, PEFC e FSC e il sistema di etichettatura ecologico europeo Ecolabel UE. Altri strumenti importanti sono gli “appalti verdi” da parte delle amministrazioni pubbliche.
Informazioni sulla certificazione biologica dei prodotti agricoli e alimentari si trovano alla pagina dedicata all'agricoltura biologica.

I sistemi volontari di certificazione ambientale

Il Sistema comunitario di ecogestione e audit EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) è un sistema volontario europeo (Regolamento Ce 1221/2009) destinato alle imprese e alle organizzazioni che desiderano impegnarsi nel valutare e migliorare la propria efficienza ambientale. Le aziende registrate EMAS sono localizzate soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Trentino in ragione delle strategie mirate e coordinate di promozione che in tali aree sono state portate avanti negli anni in collaborazione con Regioni, Province, Università, Camere di Commercio e organizzazioni imprenditoriali.

SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE (EMAS-ISO 14001)

Il Sistema comunitario di ecogestione e audit EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) è un sistema volontario europeo (Regolamento Ce 1221/09) destinato alle imprese e alle organizzazioni che desiderano impegnarsi nel valutare e migliorare la propria efficienza ambientale.
Le aziende registrate EMAS sono localizzate soprattutto in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio in ragione delle strategie mirate e coordinate di promozione che in tali aree sono state portate avanti negli anni in collaborazione da Regioni, Province, Università, Camere di Eommercio e organizzazioni imprenditoriali.

Figura 3
Organizzazioni Emas per regione - aggiornamento 31/12/2020

Fonte: ISPRA

I settori economici più rappresentati in EMAS sono: ciclo Rifiuti, Produzione Energia e Pubblica Amministrazione; le piccole aziende sono circa il 30% del totale, le grandi il 31%.
In controtendenza con l’andamento positivo a livello nazionale, le organizzazioni registrate in Piemonte al 31/12/2020 erano 66 (102 nel 2019), pari a solo il 6,4% del totale nazionale. La maggior parte delle organizzazioni sono localizzate in provincia di Cuneo (25 di cui 16 amministrazioni comunale) e nella provincia di Torino (20).
Il GAL (Gruppo di Azione Locale) Mongioie in provincia di Cuneo, a partire dal 2006, ha avviato il percorso di certificazione dei propri Comuni, arrivando a certificare EMAS 16 Comuni, portando così il proprio territorio ad essere il distretto certificato EMAS più grande d’Europa. Il GAL ha colto lo spirito del Regolamento EMAS valorizzando in diversi ambiti i dati e i suoi strumenti di pianificazione, controllo e monitoraggio, come avvenuto in occasione della pianificazione e attuazione del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC).
Ogni organizzazione registrata EMAS può a sua volta avere più siti produttivi in EMAS (5.000 in Italia e 484 in tutta la regione), quelle che in Piemonte hanno più siti sono: Unicredit (353 siti corrispondenti a tutte le filiali bancarie), Edison (14 impianti di produzione energia), GAIA (14 impianti e stazioni di smaltimento o conferimento rifiuti).

ISO 14001

I siti delle organizzazioni italiane certificate secondo lo schema privatistico internazionale di gestione ambientale ISO 14001 al 31/12/2020 erano 24.172 (21.739 nel 2019), la maggior parte localizzati in Lombardia (4.222), Veneto (2.511), Emilia-Romagna (2.284) e al quarto posto il Piemonte con 1.984 siti rappresentando l’8% del totale nazionale
In Piemonte il numero delle certificazioni ISO 14001 è in aumento (+10% rispetto al 2019), la maggior parte delle aziende certificate (52%) sono localizzate in provincia di Torino (900 siti), l’11% nel cuneese.

Figura 4
Siti certificati ISO 14001 per provincia - aggiornamento al 31/12/2020

Fonte: Accredia

UNI CEI EN ISO 50001

Le organizzazioni piemontesi certificate secondo la norma UNI CEI EN ISO 50001 per i Sistemi di gestione dell'energia che ha come obiettivo il miglioramento continuo delle prestazioni energetiche e dell'efficienza energetica, sono 223 al 31/12/2020, erano195 nel 2019.

Certificazioni ambientali per i prodotti legnosi

I certificazione ambientale per i prodotti legnosi, garantiscono in primo luogo la gestione sostenibile delle foreste di origine, sono 106 le aziende piemontesi certificate Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes PEFC che rappresentano l’8% del totale nazionale e 96 quelle che hanno la filiera certificata Forest Stewardship Council FSC (4.060 in tutta Italia).

ETICHETTATURA ECOLOGICA

L'Ecolabel UE (Regolamento CE n. 66/10) è il marchio volontario dell'Unione europea di qualità ecologica che premia i prodotti e i servizi che hanno un ridotto impatto ambientale, lungo l’intero ciclo di vita. Nonostante la pandemia a livello europeo le licenze Ecolabel sono cresciute dell’8% rispetto al 2019, in testa la Francia e la Germania, al terzo posto l’Italia. Al 31/12/2020 erano 274 le licenze Ecolabel UE in vigore in Italia (205 nel 2019), per un totale di 11.693 prodotti/servizi (9.809 nel 2019), distribuiti in 18 gruppi di prodotto. Il gruppo di prodotti con il maggior numero di licenze Ecolabel UE in Italia è “Strutture ricettive” (53 licenze), seguito da “Servizi di pulizia di ambienti interni” (46 licenze) e “Tessuto carta e prodotti in tessuto carta” (33 licenze).
La ripartizione geografica delle licenze Ecolabel UE italiane mostra una netta prevalenza di licenze rilasciate al Nord (67,5 %), seguono poi il Centro Italia con il 19% e infine Sud e isole con il 12,8 % delle licenze totali. Le regioni con il maggior numero di prodotti Ecolabel sono la Lombardia (settore cosmetici da risciacquare), l’Emilia-Romagna (settore detergenti) seguiti da Piemonte, Veneto e Toscana.

Figura 5
Ecolabel per regioni, suddivisione tra prodotti e servizi certificati - aggiornamento al 31/12/2020

Fonte: ISPRA

In Piemonte è ancora limitata la conoscenza del marchio, per assenza o quasi di campagne informative (vs. operatori o vs. consumatori) e di sistema di agevolazioni da parte degli enti pubblici. Per il futuro è auspicabile una valorizzazione del marchio soprattutto nell’ambito dei fondi strutturali europei e nell'ottica del rilancio di un Green New Deal e del Recovery Fund. Le aziende piemontesi che realizzano prodotti o servizi con certificazione Ecolabel sono riportate di seguito:

Tabella 1
Aziende piemontesi che realizzano prodotti con certificazione Ecolabel (al 31/12/2020)

AZIENDA

PROV

GRUPPO DI PRODOTTI

Kemika S.p.A.

AL

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Detersivi per lavastoviglie automatiche industriali o professionali

Prodotti cosmetici da sciacquare

Sutter Industries S.p.A.

AL

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Detergenti multiuso e per servizi sanitari

Detersivi per bucato

Prodotti cosmetici da sciacquare

Detersivi per lavastoviglie automatiche industriali o professionali

Deterplast S.p.A.

AL

Detersivi per bucato

Alca Chemica S.p.A.

TO

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Detersivi per bucato

Pulizia piatti

Detersivi per lavastoviglie automatiche industriali o professionali

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Falpi S.r.l.

BI

Mobili

Prodotti tessili

Novamont S.p.A.

NO

Lubrificanti

Casalino S.r.l.

AL

Tessuto carta

Kimberly Clark S.p.a.

NO

Tessuto carta

FIDIVI Tessitura Vergnano S.p.A..

TO

Prodotti tessili

GSI Green Division

TO Servizi di pulizia

Deluxe S.r.l.

TO

Servizi di pulizia

Samsic

TO

Servizi di pulizia

Boni Eco

Servizi di pulizia

CM Service Green

TO

Servizi di pulizia

ICEFOR

NO

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Rotoalba

CN

Carta stampata

Direct Clean S.r.l.

TO

Prodotti per la pulizia di superfici dure

Detersivi per piatti

Detersivi lavastoviglie

Bamboo Eco Hostel

TO

Struttura turistica

Rifugio Alpino Pagari

CN

Struttura turistica

Hotel S.Luigi

TO

Struttura turistica

Campeggio Roccaverano

CN

Struttura turistica

Fonte: ISPRA

I SERVIZI ECOSISTEMICI

I Servizi Ecosistemici sono i benefici che fluiscono dalla natura alle persone. Possono essere di approvvigionamento (ad es. fornitura di cibo, aria pulita e acqua e materiali), di regolazione (ad es. regolazione dell'acqua e del clima, ciclo dei nutrienti, impollinazione o formazione di terreni fertili) o culturali (ad es. opportunità ricreative o ispirazione attingiamo dalla natura).
Gli ecosistemi naturali sono multifunzionali: possono fornire un'ampia gamma di servizi contemporaneamente. La portata e il flusso di questi benefici dipendono in gran parte dalla biodiversità e dalle condizioni dell'ecosistema. Una rete di ecosistemi sani fornisce spesso alternative convenienti alle tradizionali infrastrutture "grigie", offrendo vantaggi ai cittadini dell'UE e alla biodiversità.
Alcuni servizi sono di interesse globale (es. regolazione della composizione chimica dell’atmosfera), altri dipendono dalla struttura del mosaico ambientale (es. funzione di protezione degli insediamenti da eventi calamitosi), altri ancora si esplicano solo localmente (es. funzione ricreativa).
Una buona dotazione di Servizi Ecosistemici aumenta la ricchezza pro-capite in termini di capitale naturale, riduce la vulnerabilità, migliora la salute e la resilienza dei territori. La qualità, quindi il valore dei Servizi Ecosistemici presenti in un dato ambito territoriale, può variare in base alla vulnerabilità e resilienza complessiva dell’ambito stesso.

Al fine di introdurre nelle proprie politiche di tutela e governo del territorio il tema dei servizi ecosistemici per valorizzarne le potenzialità anche economiche nonché come elementi di conoscenza e caratterizzazione del territorio ai fini della valutazione degli effetti delle trasformazioni territoriali sono state attivate specifiche progettualità sperimentali e di promozione e assistenza sul territorio.

Progetto Urban Forestry

Al fine di valutare l'opportunità di sviluppare il mercato volontario del carbonio e valorizzare i servizi ecosistemici in ambito urbano e suburbano si è attivato a partire dal 2018, il progetto triennale Urban Forestry, finanziato dalla Regione Piemonte e sviluppato da IPLA S.p.a. con il supporto del CREA-CNR e la collaborazione del Comune di Torino. Il progetto ha come finalità la definizione di linee guida di gestione del verde urbano che garantiscano l’assorbimento della CO2 atmosferica. Urban Forestry tuttavia, sin dall'avvio dei lavori nel 2018, non si è limitato a valutare gli assorbimenti della CO2, ma si è voluto, tenuto conto delle peculiari criticità dell’ambiente urbano, sviluppare in modo più ampio il concetto di “servizi ecosistemici” indagando e valutando le potenzialità della vegetazione urbana in termini di lotta all'inquinamento grazie al sequestro delle polveri sottili e dell’ozono. Sarà quindi possibile di conseguenza arrivare a quantificare quale potrebbe essere il contributo del verde nel migliorare la qualità dell’aria in un contesto urbanizzato.
Nel corso del 2019, a partire dai risultati delle elaborazioni effettuate nel 2018 sulle specie arboree presenti su 3 aree pilota (piazza Benefica, corso San Martino e parco Michelotti) scelte in accordo con i tecnici del Settore Verde Pubblico della Città di Torino, sono stati fatti i confronti secondo quanto emerso dalle misure del Leaf Area Index (LAI) ed ulteriori rilievi dendrometrici al parco del Valentino. I dati ottenuti costituiscono la base per il bilancio del carbonio e la quantificazione di alcuni dei servizi ecosistemici del verde urbano e possono essere già utilizzati per la certificazione dei servizi stessi all'interno delle aree pilota oggetto delle misure.
Le misure sperimentali di LAI e i rilevamenti fotografici, hanno reso possibile stimare (attraverso misure dirette e successive elaborazioni con il modello AirTREE) il sequestro di gas serra e di inquinanti (polveri e ozono) rappresentativi dell’intero parco del Valentino, e delle tre aree pilota precedentemente individuate del Parco Michelotti, dell'area verde di Piazza Benefica e dell'alberata di c.so San Martino a Torino.

Tabella 1
Assorbimenti globali 2018 nelle 4 aree pilota (Carbonio, Ozono, Polveri)

 

C tot (kg)

O3 tot (kg)

PM10 tot (kg)

PM2,5 tot (kg)

PM1 tot (kg)

Parco Valentino

22.638,9

66,4

342,0

52,0

9,2

Parco Michelotti

7.227,0

23,0

74,0

10,4

1,8

corso San Martino

4,1

4,1

5,8

0,8

0,1

piazza Benefica

2,4

2,4

6,4

0,8

0,1


Tabella 2
Valori e classi di assorbimento di CO2 unitari per specie

Specie

Classe media (cm)

 C kg m-2

classe

'Pinus nigra var. austriaca'

40

1,07

alta

'Ulmus pumila'

25

0,86

alta

'Quercus robur'

65

0,73

media

'Acer negundo'

45

0,72

media

'Acer platanoides'

50

0,70

media

'Platanus acerifoliaacerifolia'

110

0,68

media

'Acer saccharinum'

85

0,66

media

'Prunus cerasifera'

15

0,66

media

'Acer campestre'

45

0,65

media

'Pinus strobus'

55

0,61

media

'Carpinus betulus'

35

0,61

media

'Populus nigra var. italica'

70

0,60

media

'Fraxinus excelsior'

35

0,57

bassa

'Aesculus hippocastanum'

52

0,57

bassa

'Tilia europaeaeuropaea’

37

0,50

bassa

'Celtis australis'

83

0,32

bassa

Considerando i soli valori relativi al Parco del Valentino, è possibile osservare come sia in grado di assorbire 22,6 tonnellate all’anno di carbonio, 60 kg/anno di ozono e 342 kg/anno di PM10; le misure effettuate su 69 specie arboree diverse e 1649 individui complessivi dimostrano come il parco sia un assorbitore non solo di anidride carbonica ed inquinanti, ma anche un ecosistema ricco di biodiversità. A titolo esemplificativo si fornisce il seguente calcolo: una utilitaria che percorre 15000km in un anno (valore medio di gas scaricato: 110g/km di CO2), emette in tutto 1650kg di CO2; il parco del Valentino assorbendo 22,6*3,67= 82,9tCO2/anno è in grado di compensare l’emissione annua di 50 utilitarie circa. Per quanto riguarda i particolati si stima che il parco ne assorba in quantità equivalente a quanto emettono 116 veicoli Euro 6.
Sulla base di questi dati, sono state definite e sono in corso di approvazione delle schede tecniche per ciascuna delle specie arboree oggetto di studio (le più diffuse sul territorio comunale della città di Torino), il cui utilizzo permetterà di gestire e progettare il verde con l’obbiettivo di migliorare i servizi ecosistemici secondo criteri di sostenibilità, in base alle esigenze ed alle criticità ambientali peculiari del contesto urbano/periurbano. In quest'ottica sono in corso le valutazioni ed approfondimenti tecnici finalizzati ad avviare ulteriori siti d'indagine per valutare i servizi ecosistemici nell'ambito dei siti UNESCO della Regione Piemonte, oltre a quello avviato, ed ora in fase di ultimazione, in collaborazione con il Consorzio della Residenze Reali Sabaude presso i giardini della Reggia di Venaria Reale. Ulteriori siti d’indagine sono in corso di attivazione presso il comune di Novara ed il comune di Bianzè (VC).
Oltre alle misure ed alle sperimentazioni sul verde "esistente", è proseguito il monitoraggio sul sito "Parco Stura" dove nel marzo 2019, grazie al finanziamento di FPT Industrial, è stato possibile realizzare un intervento di forestazione urbana con la messa a dimora di 1050 piante forestali arboree e arbustive autoctone, di 34 specie differenti. L'impianto è stato realizzato su terreno già inerbito lavorato a file con ripper e fresatrice, su 1,23 ettari; le piante sono state individualmente dotate di polimeri idroretentori, micorrize, ammendante da compost frazione organica, pacciamatura in stuoia biodegradabile o con cippato autoprodotto in loco, rete con canna di protezione antirosura e danneggiamento. A due anni di distanza dall’impianto forestale è stato rilevato un buon sviluppo, con un aumento medio, in termini di diametro, di oltre l’85% e di altezza del 160%; l’area basimetrica (somma delle superfici circolari dei diametri di tutte le piante) è aumentata del 315%, con una differenza rispetto all’anno precedente del 133%.
Di seguito vengono riportati due grafici inerenti al diametro medio e dell’altezza media, per specie o per gruppi omogenei, ricavati dai sopraluoghi di monitoraggio svolti al termine delle due stagioni vegetative. Confrontando i due anni successivi all’impianto si può osservare un incremento diametrico significativo in quasi tutte le specie messe a dimora; mentre nel secondo anno si evidenzia un incremento diametrico dei pioppi, olmi, acero e specie mesofile, nel caso delle querce e del carpino (specie con accrescimento più lento nelle prime fasi di sviluppo) il diametro medio è rimasto sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Gli arbusti hanno presentato un valore debolmente negativo rispetto al precedente monitoraggio (2020), dovuto principalmente a qualche riceppatura di soggetti malvenienti o da rendere policormici dopo il primo anno di vegetazione. Il grafico dell’altezza evidenzia un sostenuto incremento di tutte le specie monitorate.

Figura 6
Monitoraggio 2020-2021 dell’impianto forestale “Parco Stura (TO) “ Diametro medio

Figura 7
Monitoraggio 2020-2021 dell’impianto forestale “Parco Stura (TO)” Altezza media

Il contributo principale all’aumento di LB e di conseguente CO₂ fissata, nei due anni, è dato dai pioppi, specie eliofile pioniere a rapido sviluppo, che presentano un accrescimento di chioma notevole, in particolare per lo sviluppo delle ramificazioni oltre dell’altezza. Aspetti molto importanti per il fissaggio di C nella lettiera e col tempo nel suolo, non considerati nel computo di cui sopra, sono il mantenimento della copertura erbacea permanente, sottoposta a trinciatura senza asportazione e l’umificazione della lettiera di foglie cadute a terra e dei rami potati.
Poichè tra le finalità del progetto Urban Forestry vi è quella di avviare il mercato volontario del carbonio e contestualmente di rendere possibile il riconoscimento dei Pagamenti per i Servizi Ecosistemici Ambientali (PSEA) come previsto dalla L. 221 del 28.12.2015 art. 70, si è osservata la necessità di mettere a punto processi in grado di quantificare e certificare il valore dei servizi ecosistemici (SE) attraverso standard o protocolli riconosciuti a livello nazionale ed internazionale. Al fine di dare risposta a questa necessità e quindi per certificare i SE nell’ambito dello sviluppo del progetto Urban Forestry e quindi nel contesto urbano e suburbano, sono stati aperti tavoli di discussione e lavoro con FSC e PEFC, al fine di:

  • individuare metodologie per la misura dei SE e protocolli di monitoraggio per gli ambiti forestali
  • definire protocolli di certificazione dei SE per le superfici non forestali

Entrambi gli schemi sono stati disponibili recepire le metodologie che saranno sperimentate nei siti pilota del progetto Urban forestry, eventualmente incorporando i risultati in documenti interni (linee guida, indirizzi, protocolli specifico, ecc..) a seconda di cosa prevede il singolo standard.
Parallelamente sono stati presi contatti con l’Ente Nazionale di Normazione (UNI) al fine di valutare l’interesse allo sviluppo di norme specifiche, sia per il comparto forestale che fuori foresta.
Il progetto Urban Forestry prosegue le sue attività, definendo sulla base dei risultati ottenuti dalle sperimentazioni attuate gli “indirizzi per lo sviluppo del mercato volontario dei crediti di carbonio e la valorizzazione dei servizi ecosistemici in ambito non forestale (urbano e rurale”; dal punto di vista sperimentale verranno avviate nuove attività in ambito urbano approfondendo i benefici ambientali forniti dal “verde verticale”.

Assistenza per la gestione del verde pubblico nei piccoli comuni

La legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi urbani” si sono poste le basi per sostenere il fondamentale ruolo svolto dagli spazi verdi pubblici urbani, sia dal punto di vista ambientale, sia socio-culturale; a partire da questi presupposti è stato sviluppato il progetto “Assistenza per la gestione del verde pubblico nei piccoli comuni” che si pone come obiettivo quello di valorizzare la multifunzionalità del verde urbano (effetti sulla qualità dell’aria, clima, biodiversità, salute ecc.), coerentemente con le politiche regionali di sviluppo sostenibile, e contemporaneamente fornire un supporto alle amministrazioni locali per gestire in sicurezza il verde pubblico.
Le attività progettuali, destinate ai comuni di pianura e collina con popolazione inferiore ai 10.000 ab. e si pongono ad integrazione e completamento di altre progettualità regionali tutt’ora in corso hanno visto il coinvolgimento di 46 comuni per la raccolta dati mentre gli affiancamenti tecnici si sono svolti presso 20 amministrazioni comunali.
Le attività di affiancamento ai tecnici comunali per la gestione delle aree verdi sono consistite in:

  • censimento alberi del verde pubblico cittadino e sua informatizzazione in banca-dati;
  • utilizzo del censimento per la programmazione e progettazione degli interventi gestionali, monitoraggio per la conservazione, la riqualificazione, la valorizzazione ecosistemica;
  • supporto alla stesura del regolamento del verde pubblico;

Le attività svolte sono sinergiche con altre progettualità regionali; ad esempio la costruzione di adeguati sistemi di monitoraggio/censimento sono funzionali all’implementazione dei modelli di calcolo per la valorizzazione ecosistemica del verde ma anche a dare applicazione ad alcuni obblighi di legge previsti dal D.M.10 marzo 2020 “Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde”.
L’attività progettuale continuerà anche nel 2021 con l’affiancamento/assistenza alle restanti 26 amministrazioni alle quali non è stato possibile fornire supporto nel corso del 2020.

Progetto di monitoraggio dei servizi ecosistemici da telerilevamento satellitare

La necessità di costruire le politiche di Sviluppo Sostenibile e contrasto ai Cambiamenti Climatici rende necessario disporre di adeguanti indicatori e relativi sistemi di monitoraggio, che vadano ad integrare e/o sostituire i sistemi “tradizionali”. I dati utilizzati per l’implementazione dei sistemi di monitoraggio ed i relativi risultati devono, inoltre, essere ridistribuiti in modo trasparente e responsabile; in tale ottica i sistemi Open Source Geospaziali rappresentano una scelta quasi obbligata. In questo contesto, la Regione Piemonte ha avviato una sperimentazione nell’ambito della valutazione dei Servizi Ecosistemici e della loro evoluzione nel tempo, finalizzata alla definizione di uno specifico indicatore, da inserire nel piano di monitoraggio degli strumenti di pianificazione territoriale. La sperimentazione è consistita nel confronto tra l’indice di biopotenzialità territoriale (BTC) previsto dal Piano Paesaggistico Regionale e applicato in modo specifico alle aree indagate dal Progetto Alpin Space LOS_DAMA! e l’utilizzo dei dati di indice spettrale, desunti dalle immagini satellitari, disponibili in forma libera e gratuita, messi a disposizione dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e da quella Statunitense (NASA) e la loro elaborazione attraverso l’uso di software liberi quali QGIS, GRASS, R ecc. Gli indici individuati per essere utilizzati per il confronto sono: l’NDVI (Normalized Difference Vegetation Index), un indice vegetazionale in grado di evidenziare la presenza di vegetazione a terra in quanto il suo valore è funzione dell’attività fotosintetica, ed il SAVI (Soil Adjusted Vegetation Index) che, a differenza dell’NDVI , include un fattore di correzione (L) per ridurre gli effetti del background del suolo (Huete, 1988), presente soprattutto in aree con minori densità di vegetazione (aree urbane, aree aride e semi aride, aree agricole). L’indice NDVI viene diffusamente utilizzato come proxy per la mappatura e la valutazione quantitativa dei servizi ecosistemici legati alla biomassa vegetale (produzione agricola, produzione legnosa, regolazione del clima, mitigazione degli eventi atmosferici estremi, conservazione della fertilità dei suoli ecc.) (Ayanu et al.2012).
Considerata la necessità di disporre in futuro di dati in grado di fornire delle serie storiche, e dalla possibilità di usufruire di dati forniti da entrambe le agenzie spaziali di riferimento (ESA e NASA) sono state inoltre messe a confronto, in via preliminare, le serie di dati di tre anni di riferimento (2017-2018-2019) desunte dai satelliti Landsat 8 (NASA) e Sentinel 2(ESA).
Gli indici NDVI e SAVI sono stati calcolati a partire dalla serie di immagini disponibili per gli anni 2017-2018-2019, per ogni anno sono state desunte 4 immagini, una per stagione, dove ogni pixel assume il massimo valore stagionale. A partire dai valori massimi degli indici stagionali sono stati calcolati i valori medi (media dei massimi per ogni UPA) per le singole unità di paesaggio al fine di poterli confrontare con i corrispondenti valori di BTC attraverso tecniche di regressione multivariata in cui i regressori sono i valori di NVVI e SAVI relativi alle quattro stagioni e la variabile dipendente è la BTC. Tutte le procedure sono state condotte utilizzando i dati desunti da Landsat 8, successivamente confrontati in collaborazione con Arpa Piemonte con serie analoghe desunte da Sentinel-2 al fine di poterli confrontare tra loro e per verificare la possibilità di utilizzare i dati provenienti da entrambi i sensori e di poter disporre, immaginando di continuare la sperimentazione, di serie storiche di dati e di poter sfruttare le opportunità e le peculiarità di sensori diversi.

Figura 8
Area pilota oggetto di indagine e individuazione delle Unità di Paesaggio (UPA)

Dalle esperienze sin qui condotte si desume che l'utilizzo dell'NDVI offre sicuramente delle ottime potenzialità per poter essere utilizzato come indicatore sintetico nel descrivere l'attitudine di un territorio a fornire SE. Le differenze e gli scostamenti osservati dal confronto delle misure su anni diversi, possono essere attribuite a due distinti insiemi di fattori:
  1. i processi di costruzione dei due indici sono comunque molto diversi, la BTC (a questa scala di applicazione) si basa sull'attribuzione di un determinato "punteggio", il cui range di valori è desunto da dati bibliografici solo parzialmente modificabili sulla base dell'esperienza e della sensibilità degli operatori in sede di sopralluogo, a specifiche classi d'uso del suolo definite su cartografie non sempre aggiornate e precise. A partire da questo presupposto è ragionevole immaginare che per un contesto territoriale come quello analizzato, e per la scala di lavoro adottata, difficilmente la BTC in un arco di tempo ridotto (1-5 anni) è in grado di leggere le variazioni ambientali, salvo casi particolari e localizzati es. estese aree percorse da incendi in contesti forestali o importanti trasformazioni urbanistiche in contesti antropizzati. Al contrario gli indici telerilevati forniscono una misura oggettiva e continua di tutto il territorio, sensibile alle variazioni stagionali e a qualunque tipo di trasformazione o cambiamento derivante da trasformazioni sia antropiche (es. urbanizzazione) che naturali (es. siccità, attacco di patogeni, ecc.). Sulla base di queste considerazioni gli scostamenti osservati dalle misure non necessariamente dimostrano una criticità ma evidenziano la maggiore sensibilità e rappresentatività del sistema basato sull'indagine satellitare.
  2. eventuali scostamenti tra i valori degli indici desunti da sensori diversi (Sentinel 2, Landsat 8) o tra gli indici e il valore di BTC a livello stagionale sono da attribuirsi alla diversa disponibilità delle immagini da satellite, a seconda dei passaggi (i giorni di passaggio dei satelliti sulle aree d'interesse non sono sempre gli stessi) e a seconda della presenza o meno della copertura nuvolosa che potrebbe rendere utilizzabili immagini di inizio o fine stagione sbilanciando quindi le stime degli indici.

Come già detto si giudica in modo complessivamente positivo l'esperienza sin qui condotta considerato comunque il suo carattere assolutamente preliminare e sperimentale, che quindi proseguirà valutando l'utilizzo di altri sensori (MODIS) e indagando un maggior numero di anni.

Le infrastrutture verdi e blu

Le infrastrutture verdi e blu, secondo la definizione comunitaria, sono « una rete strategicamente pianificata di aree naturali e seminaturali, con altri elementi ambientali, progettata e gestita per fornire un'ampia gamma di servizi ecosistemici Incorpora spazi verdi (o blu, se comprende ecosistemi acquatici) e altri elementi fisici in aree terrestri (comprese quelle costiere) e marine In aree terrestri, l’infrastruttura verde è presente in ambito rurale e urbano»

La Strategia delle Infrastrutture Verdi nasce dall'acquisita consapevolezza che la Società umana dipende dai benefici prodotti dalla natura, cioè dai Servizi Ecosistemici. Tutti questi benefici vengono però usati come se la loro offerta fosse pressoché illimitata e trattati come beni gratuiti il cui vero valore non è pienamente riconosciuto e apprezzato.

L’UE descrive le Infrastrutture Verdi e Blu (GBI) come uno strumento destinato a fornire benefici ecologici, economici e sociali attraverso soluzioni in armonia con la natura, per aiutare a comprendere i vantaggi che la natura offre alla società umana, e per mobilitare gli investimenti che sostengono e valorizzano questi benefici. Ad esempio, le infrastrutture verdi possono essere utilizzate per ridurre la quantità di acque meteoriche di dilavamento che confluiscono nelle reti fognarie e, infine, in laghi, fiumi e torrenti, attraverso la ritenzione naturale e le capacità di assorbimento della vegetazione e dei suoli. I benefici delle Infrastrutture Verdi in un caso del genere potrebbero includere maggiore sequestro di carbonio, miglioramento della qualità dell'aria, mitigazione dell'effetto delle isole di calore urbane, ulteriore habitat per la fauna selvatica e spazi ricreativi. Le aree verdi contribuiscono inoltre al paesaggio culturale e storico, conferendo identità ai luoghi e allo scenario delle aree urbane e periurbane, in cui le persone vivono e lavorano.
Le Infrastrutture Verdi e Blu forniscono il contesto per sperimentare approcci innovativi nella pianificazione e gestione del territorio, esaltando la multi funzionalità e la pluralità di valori e rispondendo a diversi obiettivi, quali:
  • aumentare la connettività tra aree naturali e seminaturali esistenti, arginando la perdita di biodiversità e migliorando la permeabilità del paesaggio,
  • rafforzare la funzionalità degli ecosistemi,
  • mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici,
  • migliorare la qualità della vita dell’uomo, salvaguardandone la salute,
  • contribuire alla conservazione del patrimonio storico culturale ed alle opportunità di sviluppo economico legate, ad esempio, al turismo.

Le Infrastrutture Verdi e Blu consentono ad ecosistemi sani di rafforzare la propria funzionalità affinché forniscano costantemente beni e servizi, aumentando la resilienza e riducendo le vulnerabilità dei paesaggi. Sono il luogo di produzione dei Servizi Ecosistemici anche all’interno dei paesaggi antropici (agricoli e/o urbani).

Le GBI si compongono di Nature Based Solutions (NBS). Le NBS Sono soluzioni ispirate e basate sulla ricostruzione di processi della natura, come per esempio la capacità di immagazzinare carbonio o di regolare il flusso dell’acqua. Si caratterizzano a seconda del paesaggio e dei Servizi Ecosistemici erogati. Sono convenienti in termini di costi e al contempo forniscono contemporaneamente vantaggi ambientali, sociali ed economici e aiutano a costruire resilienza dei territori. Tali soluzioni possiedono caratteristiche e attivano processi naturali, efficienti sotto il profilo delle risorse, diversificati e adattati a livello locale nelle città.
Componente fondamentale delle NBS è la vegetazione. La selezione della vegetazione e delle specie da utilizzare per progettare e costruire le NBS deve considerare:
  • le condizioni climatiche,
  • le caratteristiche chimico/fisiche dei suoli,
  • le esigenze di risposta, ovverosia i benefici/servizi ecosistemici necessari,
  • le caratteristiche delle specie rispetto ai servizi ecosistemici che la NBS deve erogare (raccolta polveri, filtrazione dell’acqua, ombreggiamento, sostenere la biodiversità,
  • la capacità della vegetazione di autosostenersi nel tempo (mantenere funzioni e bassa manutenzione).

I progetti europei: da LOS_DAMA! A Blue Green City

Il progetto LOS_DAMA! (Landscape and Open Space Development in Alpine Metropolitan Areas) - finanziato dal Programma di cooperazione territoriale Alpine Space 2014-2020, a cui la Regione Piemonte ha lavorato insieme ad altri partners provenienti da 6 Paesi della macroregione alpina, ha sviluppato il tema della pianificazione di infrastrutture verdi e servizi ecosistemici.
Attraverso il progetto, i partner hanno lavorato insieme per valorizzare i paesaggi e le aree verdi peri-urbane con il loro patrimonio naturale e culturale, inteso come parte integrante della rete di Infrastrutture Verdi, attraverso la definizione di politiche e strategie locali che consentano di rendere più vivibile e attraente le aree metropolitane dello Spazio Alpino e attraverso la cooperazione transnazionale.
Il progetto si è concluso ad ottobre 2019 e ha raggiunto importanti risulati, apprezzati anche dal Programma Alpine Space che lo ha proposto tra i migliori progetti in occasione del 30° anniversario del varo di INTERREG. LOS_DAMA! è stato premiato come "progetto ambasciatore" per il topic "Green and climate neutral Europe".

Numerosi sono stati i contributi realizzati tramite il progetto, dalla creazione della Rete delle città alpine, che ha contribuito alla definizione della "Joint Declaration" di EUSALP, alla redazione di Raccomandazioni per l'implementazione delle Infrastrutture verdi e blu negli strumenti di policy, ai contributi scientifici e divulgativi sul tema.
Anche per la Regione Piemonte il progetto LOS_DAMA! ha rappresentato un'occasione importante sia perchè ha permesso di definire una metodologia per la pianificazione sostenibile delle infrastrutture blu e verdi, a diverse scale, sperimentatata e applicata sul territorio metropolitano, ma anche di disporre di una valutazione del valore, anche economico, delle infrastrutture verdi e dei connessi servizi ecosistemici, con il coinvoglimento degli stakeholders locali, sia di realizzare un progetto di infrastruttura verde a scala locale attraverso l'impiego delle Nature Based Solutions.

I risultati del progetto LOS_DAMA! la Regione Piemonte ha deciso di condividerli anche con altri partner europei presentandoli come best practice nell'ambito del progetto Blue Green City (Blue and Green Infrastructure for Sustainable Cities) - finanziato fal Programma di cooperazione territoriale Interreg Europe.
Il progetto è stato avviato ad agosto 2019 e si sviluppa in due fasi, la prima si concluderà a gennaio 2022 e ha l'obiettivo dell'apprendimento collettivo attraverso lo scambio di buone pratiche tra i partner, la seconda fase terminerà a gennaio 2023 e riguarderà l'implementazione delle infrastrutture verdi e blu negli strumenti di policy (il POR-FESR 2021-2027 per la Regione Piemonte).

Il progetto Blue Green City mira, infatti, a migliorare le politiche che promuovono le Green e Blue Infrastructure (GBI) come parte integrante di una strategia locale o regionale di conservazione del patrimonio naturale. Si propone di raggiungere questo obiettivo attraverso l’accrescimento delle conoscenze individuali e organizzative delle parti interessate sui concetti di servizi ecosistemici e di valore delle infrastrutture verdi e blu. A tal fine, promuove la condivisione di esperienze e lo scambio di buone pratiche da realizzare attraverso eventi di progetto, seminari e formazione che facilitino il processo interregionale di apprendimento delle politiche e la collaborazione nella ricerca di soluzioni comuni alle sfide comuni poste dai cambiamenti climatici.

BILANCIO SOCIALE DI ARPA PIEMONTE

Nato per consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di comprendere e valutare gli effetti dell’azione dell'Agenzia, affinché possano formulare un proprio giudizio su come questa interpreta e realizza il suo mandato e la sua mission con le risorse di cui dispone, è un'occasione per raccontare Arpa attraverso una serie di informazioni e un'opportunità per consolidare il rapporto di fiducia con la collettività.
Con questo documento Arpa Piemonte intende fornire una fotografia degli impatti sociali, economici e ambientali dell'Agenzia stessa e una sintesi delle attività svolte e della loro rispondenza agli obiettivi istituzionali.

In particolare la misurazione della performance ambientale si è basata su quattro settori di intervento prioritari:

  • appalti verdi: sostenibilità ambientale degli acquisti
  • efficienza energetica: contenimento dei consumi energetici e incremento dell’uso di fonti rinnovabili
  • mobilità sostenibile: promozione mobilità sostenibile e gestione integrata spostamenti casa-lavoro
  • dematerializzazione: digitalizzazione delle procedure

Per approfondimenti visita la pagina dedicata del sito web di Arpa Piemonte.

Figura 9
Infografiche tratte dal Bilancio Sociale di Arpa Piemonte

Fonte: Arpa Piemonte

CONTENUTI CORRELATI

Per approfondimenti sulla tematica ecogestione e sostenibilità consulta la pagina del sito di Arpa dedicata.

Consulta la serie storica degli indicatori ambientali relativi alle organizzazioni con certificazione ambientale.