Fattori che influenzano lo stato della risorsa
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FORESTE

L’argomento Foreste rientra in un Obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

 - Obiettivo 15: Proteggere, ripristinare, favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica



I boschi in Piemonte sono una importante realtà, ricoprendo più di 1/3 del territorio regionale e con superficie tutt’ora in aumento spontaneo. Le foreste sono una risorsa di primaria rilevanza che svolge molteplici funzioni, oggi definite globalmente come servizi ecosistemici, quali:

  • i servizi di approvvigionamento, nel caso delle risorse forestali: legname, prodotti forestali spontanei non legnosi, acqua;
  • i servizi di regolazione e mantenimento, quali il controllo dell’erosione del suolo, la purificazione dell’acqua, l’assorbimento dell’anidride carbonica, ecc.;
  • i servizi culturali, legati al supporto di attività turistiche, ricreative, sportive, culturali, la conservazione dei valori paesaggistici, ecc.

Figura 1


Per ribadire l'importanza delle foreste, dal 2013 ogni anno si celebra la Giornata mondiale delle foreste, il 21 marzo.

I boschi sono entità ambientali modellate da fattori naturali (clima, geomorfologia, suoli, ecologia delle specie, etc) e da fattori antropici (gestione selvicolturale, abbandono, imboschimento spontaneo o guidato, disboscamento, inquinamento ecc.). La millenaria azione dell’uomo ha profondamente modificato la composizione delle cenosi boschive naturali: basti ricordare che in assenza dell’uomo in Piemonte tutte le terre al disotto dei 2.500 m di quota in media sarebbero boscate.

Anche i boschi oggi presenti sono assai diversi da quelli naturali, alcuni esempi: i lariceti in purezza che caratterizzano le Alpi derivano dalla sistematica eliminazione del pino cembro e degli abeti per favorire il pascolo; le faggete pure sono state plasmate dall’utilizzo per carbone a spese di abeti e altre latifoglie; i castagneti derivano da antico impianto di una specie sporadica per ottenere frutti e legno, soppiantando querceti e faggete; i robinieti derivano da una specie esotica introdotta per necessità di legna da ardere. Negli ultimi decenni a seguito dell’abbandono delle aree montane e collinari meno favorevoli all’agricoltura si osserva una ricolonizzazione spontanea del bosco (acero-frassineti, boscaglie, arbusteti, robinieti), con un raddoppio della superficie dal secondo dopoguerra, fenomeno senza precedenti negli ultimi secoli.

Si stima che la raccolta di legno sia meno di metà del prelievo sostenibile, attestandosi su circa ¼ di quanto cresce annualmente. A seguito della rarefazione degli interventi di taglio anche la composizione e la struttura dei boschi variano, sia arricchendosi di specie e rinaturalizzandosi (es. il gran ritorno del pino cembro nei lariceti, la spontanea conversione a fustaia dei cedui di faggio), sia collassando dove instabili (es. cedui di castagno abbandonati, rimboschimenti di conifere). L’aumento della superficie boscata ove non gestito non ha solo aspetti positivi, in quanto modifica il paesaggio rurale tradizionale e riduce gli habitat per alcune specie animali.
I cambiamenti sono influenzati anche da fattori climatici, fitopatologici, e dall’introduzione di specie esotiche invasive vegetali o animali, spesso strettamente correlati tra loro: i già rari boschi di pianura e fluviali subiscono la colonizzazione di specie esotiche invasive (ailanto, quercia rossa, ciliegio tardivo e acero americani, reinutria del Giappone, buddleia ecc.), favorite anche dal deperimento delle querce per stress idrici; le sequenze di inverni miti innescano vari parassiti, come la processionaria del pino.

Al contrario i boschi cedui di facile accesso sono ancora sottoposti ad un utilizzo costante soprattutto per fornire legna da ardere, il cui consumo regionale da parte delle famiglie è stimato in almeno 2 milioni di tonnellate/anno. Per assicurare la conservazione e la funzionalità di questa risorsa ambientale per l’uomo e le sue attività, tutti questi fattori devono essere conosciuti, orientati e governati con decisioni politiche e strumenti tecnici.

Il quadro dello stato delle foreste viene dato dall’insieme delle informazioni che costituiscono e influenzano il sistema, come da schema sottoriportato.

QUADRO DELLE FORESTE

CONOSCITIVO

GESTIONALE

I SERVIZI ECOSISTEMICI

Il Patrimonio Forestale

Quadro Normativo

Approvigionamento

Ecologia/Biodiversità/Genetica

Istanze di tagli boschivi

Regolazione e mantenimento

Clima/Stato di salute dei boschi

Gli interventi del PSR

Servizi culturali

Le professioni forestali

La Formazione professionale

Incendi boschivi

Incendi: Piano Straordinario

Quadro conoscitivo - Il patrimonio forestale

Carta e superficie forestale

Dalla carta forestale edizione 2016 risulta che la superficie forestale complessiva del Piemonte al 2016 è di 976.953 ha. Nel quindicennio intercorso dal rilievo della precedente carta forestale (SIFOR - anno medio 2000), complessivamente si è registrato un incremento di 44.740 ha (4,6%), dato da un aumento per i soli boschi di 57.854 ha pari al 6,6%, al netto delle aree trasformate da bosco in altre destinazioni.

Tabella 1
Superficie forestale

Superficie

Aggiornamento 2016

SIFOR  2000

INFC 2005 

ettari

%

ettari

%

ettari

Superficie territoriale regionale

 

2.538.479

 

 

 

 

Superficie forestale

Boschi (LR 4/09)

932.514

36,7

874.660

34

842.046

 

Altre superfici forestali (FRA2000)

9.374

0,4

n.d.

 

69.522

Arboricoltura da legno

35.065

1,4

48.206

2

28.548

Totale

976.953

38,5

922.866

36

940.116

Si conferma quindi la tendenza all’incremento della superficie boscata, che dal secondo dopoguerra è quasi raddoppiata, a seguito della colonizzazione spontanea di terre abbandonate (in particolare in montagna e in collina) ed in minima parte per il rimboschimento artificiale. Rispetto ai dati confrontabili della prima carta forestale regionale (anno 1980), la superficie dei soli boschi è aumentata di circa il 38% e risulta più che doppia rispetto ai dati storici risalenti all’unità d’Italia.

Figura 2

Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito della Regione Piemonte e in particolare al report "La carta forestale del Piemonte - Aggiornamento 2016".

Tutti i dati sono raccolti e integrati nel Sistema Informativo Forestale Regionale(SIFOR) istituito con l’art. 34 della LR 4/09, liberamente consultabile e in continua evoluzione.


Consulta gli indicatori ambientali on line alla pagina Natura e biodiversità Superficie forestale.

Figura 3

Dalla carta forestale regionale si evidenzia come ben ¾ dei boschisia costituito da 5 sole categorie tra le 21 individuate: Castagneti (22%), Faggete (15%), Robinieti (12%), Larici-cembrete (10%) e Boscaglie pioniere e d’invasione (8%). Tra le fasce altimetriche la massima diffusione dei boschi è in montagna (circa il 72% del totale dei boschi, con un indice di boscosità del 57%) segue la collina (circa 19%, con un indice di boscosità del 40%) e la pianura (circa 9%, con un indice di boscosità del 10%).

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:

Anno 2008 - Foreste di protezione pagina 9
Anno 2009 - Il ritorno degli alberi in pianura. Un bilancio di 10 anni di rimboschimento dei terreni agricoli pagina 14; Nuove piante infestanti invasive, pagina 263 – Pianificazione e gestione delle specie aloctone invasive negli ambienti forestali, pagina 265.

Anno 2011 - Box: Anno internazionale delle foreste pagina 10 I Boschi di protezione pagina 12,  I boschi planiziali pagina 13
Anno 2013 - Box: Aree agricole invase dal bosco di neoformazione. Esempi gestionali pagina 28

Alberi monumentali

Gli alberi monumentali sono da tempo oggetto di attenzione da parte della Regione Piemonte, che negli anni 2000, in attuazione della specifica legge L.r. 50/1995, aveva approvato un elenco di 40 alberi. Nel 2013 è stata approvata una norma statale (L. 10/2013 art. 7), che ha stabilito una definizione di albero monumentale e criteri di valutazione omogenei per tutta Italia, le sanzioni per i danneggiamenti e l’effettuazione del censimento nazionale. Norme riprese dalla l.r. 19/2018 (artt. 80 e 96), che ha abrogato la L.r. 50/95 e inserito uno specifico comma (3bis) nella l.r. 4/2009.
Successivamente alla legge del 2013, con decreto del 23.10.2014, sono stati definitii criteri per il censimento e individuate le funzioni di competenza dei Comuni, delle Regioni e dello Stato finalizzate all'istituzione dell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia.

Figura 4

A seguito delle disposizioni attuative ministeriali, nel 2015 è stato avviato il censimento: in Piemonte le segnalazioni pervenute dai Comuni sono state integrate con indagini di iniziativa della Regione, col supporto tecnico dell’IPLA per i sopralluoghi di verifica e la compilazione delle schede di identificazione. A dicembre 2015 è stato così approvato il primo Elenco regionale, con 82 nuovi alberi monumentali, poi integrato a giugno 2016 con 36 degli alberi già classificati ai sensi della L.r. 50/95. .
A partire dal 2016 la Regione ha effettuato ulteriori indagini, sempre tramite l'IPLA e con la collaborazione degli Enti di gestione delle Aree protette, mentre il Corpo Forestale dello Stato si occupava prevalentemente degli alberi già individuati nel corso del censimento nazionale del 1982. Grazie alle ulteriori segnalazioni, alle verifiche tecniche e alle istruttorie effettuate dal Gruppo di lavoro, è stato integrato l’Elenco regionale, portando il numero complessivo prima a 176 (agosto 2017), poi a 220 (ottobre 2018) e infine, con DD n. 345 del 20 luglio 2020, a 250 alberi o gruppi di alberi monumentali

Nel 2020, come nell’anno precedente e sempre con l’ausilio dell’IPLA, la Regione Piemonte ha effettuato una decina di sopralluoghi su alberi monumentali danneggiati o con problemi di stabilità, supportando con indicazioni tecniche sia Comuni e proprietari sia la Direzione Foreste del MiPAAF incaricata del parere preventivo all’autorizzazione degli interventi.

Info sul sito web regionale

QUADRO CONOSCITIVO - ECOLOGIA, BIODIVERSITÀ E GENETICA

La biodiversità deriva dal mantenimento della variabilità genetica all’interno delle popolazioni biologiche. Questo permette loro di affrontare e superare con successo le diverse vicissitudini ecologiche quali i cambiamenti climatici, la comparsa di nuovi parassiti, predatori, competitori, ecc. permettendo alle specie maggiori capacità di adattamento e di sopravvivenza.
Pertanto anche per le specie forestali è importante il mantenimento della loro biodiversità. La Regione Piemonte recependo tale necessità ha promosso le azioni utili a tale scopo anche per le specie forestali.

Figura 5

Tra queste va citata l’attività di individuazione e caratterizzazione dei popolamenti forestali idonei alla raccolta di sementi di specie autoctone, arboree ed arbustive, da destinare alla vivaistica. Si tratta di attività di ricerca intraprese in Piemonte fin dalla metà degli anni Novanta, proseguite anche nel corso del 2019 con il supporto dell’IPLA per l’aggiornamento del Registro regionale dei materiali di base per la vivaistica forestale.

Figura 6


Nell’autunno del 2020 il Settore Foreste ha supportato la Commissione Tecnica nazionale sulla vivaistica forestale, prevista dal d.lgs. 386/2003, fornendo il proprio contributo alla redazione della Cartografia nazionale delle Regioni di provenienza per i materiali forestali di riproduzione, documento di cui si prevede l’approvazione con Decreto ministeriale nella primavera 2021.

La biodiversità forestale considera non solo la varietà di specie arboree in bosco, ma l’insieme delle specie animali e vegetali presenti e le condizioni ecologiche che ne determinano la presenza.
Nei diversi habitat forestali presenti in Piemonte, il livello di biodiversità è molto variabile, sia in relazione alle caratteristiche naturali, sia al tipo di utilizzo storico da parte dell’uomo che può portare cambiamenti alla composizione specifica, alla struttura o all’estensione dei boschi.
Particolare attenzione occorre rivolgere all'introduzione di specie esotiche invasive in quanto fattore di diminuzione della biodiversità.
Infatti negli ambienti forestali la diffusione delle invasive può essere causa di forte degrado, poiché ne modifica la composizione specifica e ne altera la struttura, con conseguenze sulla produzione, protezione dei versanti, conservazione della biodiversità ed anche del paesaggio.
Sempre in tema di biodiversità forestale, dall’estate 2020 il Settore Foreste partecipa al Gruppo di lavoro nazionale incaricato della definizione delle Linee guida per l’individuazione, la tutela e la gestione dei boschi vetusti, in attuazione del comma 2 dell'articolo 3 del d.lgs. 34/2018 (come integrato dall’Allegato alla legge di conversione n. 141 del 12/12/2019 del decreto legge n. 111 del 14/10/2019, c.d. decreto Clima).

Per maggiori approfondimenti consulta le seguenti guide selvicolturali:


Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:


Consulta l'argomento Specie invasive in Territorio Fattori
Per ulteriori approfondimenti inerenti lo studio delle provenienze delle specie vegetali forestali consulta la serie di Monografie pubblicate sulla rivista forestale Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi dal Dicembre 2011 ad oggi.

QUADRO CONOSCITIVO - IL CLIMA E LO STATO DI SALUTE DEI BOSCHI

I boschi e le foreste sono fortemente influenzati dal clima. Eccessi di temperature, siccità oppure all’opposto precipitazioni elevate possono indebolire i boschi e renderli più sensibili agli attacchi dei patogeni. A esempio gli insetti rispondono in modo immediato a cambiamenti climatici anche momentanei come il susseguirsi di annate calde e siccitose che hanno contribuito, qualche anno fa, al diffondersi di specie di lepidotteri più termofili che hanno dato luogo a defogliazioni di elevata intensità.

 

Altri insetti, come molte specie di coleotteri che in genere si comportano come parassiti secondari, in particolare gli scolitidi, attaccando alberi in condizioni di stress possono sviluppare popolazioni molto elevate, causandone la morte. Un rischio molto grave per boschi e foreste è rappresentato dalla “globalizzazione” dei parassiti delle piante. L’incremento degli scambi commerciali (in particolare di prodotti vegetali come derrate agricole, legnami, piante ornamentali e materiale vivaistico) sempre più intensi e veloci sta favorendo una crescita esponenziale della diffusione di organismi nocivi (insetti, acari, nematodi, funghi, batteri, fitoplasmi, virus ) tra i diversi continenti. Per limitarci solo agli insetti, sono alle porte dell’Europa alcune specie esotiche, originarie dell’Estremo Oriente o del Nord America, nocive a essenze forestali molto diffuse (es. frassino, betulla), che stanno già causando danni ingentissimi in altre parti del mondo. L’effetto combinato del global warming (aumento delle temperature, lunghi periodi di siccità, etc.) e della “globalizzazione” dei parassiti può incidere molto negativamente sullo stato dei boschi.

QUADRO CONOSCITIVO - GLI INCENDI BOSCHIVI

Gli incendi boschivi, nell’attuale contesto dei cambiamenti climatici, sono un problema destinato a complicarsi ed aggravarsi nei prossimi anni. Stiamo parlando di un fenomeno ben conosciuto in Piemonte.

Gli ultimi incendi dell’autunno 2017, favoriti da molteplici fattori (estrema siccità, elevate temperature e locali fenomeni di venti caldi), hanno interessato, in poche settimane, una superficie complessiva nettamente superiore a quella media percorsa annualmente negli ultimi decenni in Piemonte.

I dati sulle superfici percorse dagli incendi nell’autunno 2017 sono consultabili alla seguente pagina del sito foreste

I dati complessivi degli incendi boschivi verificatisi nel corso dell’anno vengono invece raccolti e messi a disposizione del pubblico nella Banca Dati Incendi Boschivi

Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito della Regione Piemonte

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/foreste/tutela-bosco-territorio/cosa-fare-dopo-gli-incendi

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/foreste/tutela-bosco-territorio/incendi-bosco

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/foreste/tutela-bosco-territorio/accensione-fuochi-per-eliminare-residui-vegetali<

QUADRO CONOSCITIVO - LE PROFESSIONI FORESTALI

Di fondamentale importanza per una corretta, proficua gestione dei boschi è una adeguata competenza da parte delle maestranze che vi operano. Istituendo l'Albo delle imprese forestali del Piemonte, come da Legge forestale e suo Regolamento, è stato attivato il sistema di formazione professionale forestale utilizzando le misure idonee previste dai PSR per realizzare corsi per incrementare le competenze, la sicurezza, e per acquistare i requisiti professionali per l’iscrizione all'Albo delle imprese.

Operatore forestale

L'Operatore forestale è una figura professionale in grado di agire con competenza e capacità nell'ambito dei lavori forestali, dell'ingegneria naturalistica o del treeclimbing. L'attenzione crescente alla sicurezza sul lavoro e l'interesse sempre maggiore dimostrato da chi opera normalmente nel settore, hanno reso evidente l'esigenza di specifici corsi di formazione la cui frequenza permette di ottenere la qualifica professionale di:

Si tratta di regole semplici e condivise, utili a regolamentare ed uniformare la formazione forestale, riconoscendo e valorizzando figure professionali che operano in un settore in crescita.

Istruttore forestale

L'Istruttore forestale deve saper svolgere con correttezza il proprio lavoro e trasmettere con efficacia la propria conoscenza; l'Istruttore formato con i corsi standardizzati dalla Regione deve essere sempre aggiornato e all'avanguardia.

Esistono cinque qualifiche professionali di base:

  • Istruttore in abbattimento ed allestimento
  • Istruttore in esbosco terrestre
  • Istruttore in esbosco aereo con teleferiche
  • Istruttore in ingegneria naturalistica
  • Istruttore in treeclimbing

ed una qualifica specialistica: Istruttore capocorso.

Per ulteriori approfondimenti sulla formazione professionale in campo forestale consulta la sezione Territorio Risposte foreste.

QUADRO GESTIONALE – NORMATIVA

Tagliare un bosco non significa distruggerlo. Rispettando le norme e applicando le tecniche della selvicoltura, infatti, è garantita la gestione attiva sostenibile del bosco: individuare e assecondare le funzioni prevalenti, decidendo se, dove, quando e come tagliare; operare in modo professionale per ottenere prodotti e servizi garantendo la conservazione degli ecosistemi; promuovere il legno locale per usi energetici e durevoli, creando posti di lavoro nei territori rurali.
La Regione Piemonte ha sviluppato nel corso degli anni una normativa di settore (legge regionale n. 4/09  e relativi regolamenti attuativi che assolve, ad uno stesso tempo, a compiti di tutela della risorsa forestale e del territorio e di supporto allo sviluppo socio-economico del comparto forestale.

Le difficoltà nella conciliazione di obiettivi spesso conflittuali sono molte ma l'armonizzazione raggiunta su temi quali biodiversità o paesaggio e la regolamentazione dei tagli boschivi sono ormai assodate.
Il 5 maggio del 2018 è entrato in vigore il Decreto legislativo 3 aprile 2018 n. 34, dal titolo Testo Unico in materia di Foreste e Filiere forestali (TUFF), recante disposizioni concernenti la revisione e l'armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali.

In attesa dell'emanazione dei numerosi decreti attuativi, la Regione Piemonte ha recepito le disposizioni immediatamente cogenti con la L.r. 19/2018. In particolare:

- non sono bosco i noccioleti e i castagneti da frutto in attualità di coltura o oggetto di ripristino colturale autorizzato secondo modalità definite dalla Giunta regionale;
- gli alberi monumentali sono inglobati nella norma forestale;
- è adeguata la definizione di trasformazione del bosco a quanto previsto dal D.lgs. n. 34/2018 (ogni intervento che comporti l'eliminazione della vegetazione arborea e arbustiva esistente, finalizzato ad attività diverse dalla gestione forestale);
- è recepita la previsione nazionale secondo la quale “i boschi aventi funzione di protezione diretta di abitati, di beni e infrastrutture strategiche, individuati e riconosciuti dalla regione, non possono essere trasformati e non può essere mutata la destinazione d'uso del suolo".
A fine aprile 2020 sono stati approvati i Decreti attuativi del TUFF che disciplinano i criteri minimi nazionali per la formazione professionale degli operatori forestali per l'esecuzione degli interventi di gestione forestale (D.M. 4472 del 29.04.2020) e delineano i criteri minimi nazionali per l’iscrizione agli albi regionali delle imprese che eseguono lavori o forniscono servizi forestali (D.M. 4470 del 29.04.2020).

Nello specifico, il D.M. 4470, pone le basi per la valorizzazione da parte delle Regioni delle migliori imprese del settore. Gli albi infatti garantiscono la qualitàe la professionalità delle imprese, permettono di risparmiare tempo e risorse nei controlli amministrativi e di reperire in modo agevole le imprese con le caratteristiche necessarie a chi effettua la ricerca. L’iscrizione agli albi regionali inoltre esonera le imprese dall’obbligo di iscrizione al registro nazionale degli operatori istituito dal D.lgs. 178/2014 in ottemperanza del Reg. (UE) n. 995/2010 che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati (la cosiddetta “Dovuta Diligenza”). Per quanto riguarda il Piemonte, l’albo delle imprese forestali esiste ormai da quasi dieci anni ed è già in linea con i requisiti previsti dal Decreto, per la sua entrata in vigore non richiederà nuovi adempimenti alle imprese iscritte, ma semplici aggiustamenti a livello normativo che sono stati approvati con il DPGR 8/R del 29 dicembre 2020 recante “Disciplina dell’albo delle imprese del Piemonte che eseguono lavori o forniscono servizi forestali di cui all’articolo 10, comma 8, lettera a) del decreto legislativo 3 aprile 2018, n. 34.  abrogazione del regolamento regionale 8 febbraio 2010, n. 2/r.”
Tale norma ha l’obiettivo, nel rispetto dei principi e delle finalità di cui all’art. 31 della l.r. 4/2009, di adeguare la disciplina dell'Albo delle imprese forestali del Piemonte (oggi disciplinata dal regolamento 2/R/2010) alle disposizioni del  d.lgs. 34/2018 e del d.m. 29 aprile 2020, n. 4470.

Il nuovo Regolamento, che entrerà in vigore il 1° luglio 2021:

  • individua i soggetti che hanno titolo per l'iscrizione all'Albo;
  • stabilisce gli effetti dell'iscrizione all'Albo;
  • stabilisce le modalità per la gestione dell'Albo;
  • definisce i tempi e le modalità per l'iscrizione, la conferma nonché i casi di sospensione e cancellazione;
  • definisce le modalità con cui e' promossa la qualificazione delle imprese iscritte all'Albo.

L’Albo regionale piemontese, che a oggi conta circa 540 imprese iscritte, è gestito da uno specifico applicativo informatico denominato TAIF, che permetteuna totale dematerializzazione del procedimento d’iscrizione ed è in grado di fornire alle imprese ed agli operatori professionali una maggiore visibilità.

Sulla stessa linea, il D.M. 4472 si fa garante della qualificazione degli operatori professionali al fine di aumentarne le competenze e garantire la tutela dell'ambiente e la salvaguardia del territorio incrementando la sostenibilità degli interventi, oltre che migliorare le condizioni di sicurezza dei lavoratori riducendo gli incidenti sul lavoro. Il Decreto definisce i criteri minimi individuandoli nelle competenze afferenti al Quadro nazionale delle qualificazioni regionali contenute nel “Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali” e nei percorsi formativi in campo forestale codificati dalle Regioni e dalle Province Autonome per i quali è definita la corrispondenza con i diversi profili della norma UNI 11660:2016 (Attività professionali nonregolamentate - Operatore forestale - Requisiti di conoscenza, abilità e competenza). Anche in questo caso il Decreto non pone ulteriori adempimenti per gli operatori piemontesi, essendo state già approvate nel 2017 le equivalenze tra i corsi di formazione professionale del percorso da Operatore forestale della Regione Piemonte e i profili della norma UNI.

Parallelamente, il Settore Foreste ha operato una disamina delle principali criticità in materia di vincolo idrogeologico che, da un lato, ha portato alla predisposizione di un articolo di modifica della l.r. 45/1989 nell’ambito del sopra citata L.r. 19/2018, dall’altro, ha consentito di elaborare una nuova circolare in materia (n. 3/AMB/2018).
E’ in corso di valutazione l'adeguamento della normativa regionale (art. 19 della l.r. 4/2009) al D.M. 9219119 del 07/10/2020 con cui sono state adottate le "linee guida relative alla definizione dei criteri minimi nazionali per l'esonero dagli interventi compensativi conseguenti alla trasformazione del bosco"
Si richiamano infine le Disposizioni sulle trasformazioni del bosco ad altra destinazione d'uso e approvazione dei criteri e delle modalita' per la compensazione approvati con DGR 23-4637 del 6.2.2017

QUADRO GESTIONALE - ISTANZE DI TAGLI BOSCHIVI

Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento forestale da settembre 2010 per effettuare i tagli boschivi è prevista una segnalazione alla Regione. Le istanze di taglio possono essere presentate in proprio o rivolgendosi ad uno sportello forestale a fine 2020 le sedi di sportello forestale attive sono 70, di cui 14 presso uffici regionali, 20 presso Enti di gestione delle Aree protette e 36 presso Comuni o Unioni di Comuni

Figura 7

Dei circa 932.514 ettari (https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/foreste/foreste-piemonte-economia-ambiente/superfici-categorie-forestali) di boschi piemontesi nell’ultima stagione silvana (da settembre 2018 a agosto 2019), e sulla base delle segnalazioni di taglio , sono stati tagliati 3.557 ettari, con un prelievo di circa 285.000 metri cubi di materiale legnoso. Rispetto alle stagioni silvane precedenti non si riscontrano variazioni significative (tabella 1).

In base alle valutazioni effettuate nel Piano Forestale Regionale (https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/foreste/gestione-bosco-taglio/piano-forestale-regionale-2017-2027-0), considerando la sola superficie forestale accessibile in quanto servita da viabilità, si stima che il volume annuo legnoso potenzialmente utilizzabile, con uno scenario quindicennale, ammonti a circa 1,4 milioni m3/anno, equivalente al prelievo di 5,8 m3/ha/anno; si tratta di una entità pari all’incremento legnoso medio, che quindi non intaccherebbe il capitale boschivo in piedi. I volumi di taglio che derivano dalle comunicazioni ai sensi del Regolamento Forestale regionale si attestano su un prelievo annuo di circa circa 0,5 m3/ha/anno, quindi molto inferiore a quello massimo ipotizzabile con una gestione forestale sostenibile.

Tabella 2 
Riepilogo tagli boschivi 2011-2020

Stagione silvana

Istanze presentate

Superficie totale

Superficie media

Volume totale

Volume medio

ha

ha/istanza

m3

m3/istanza

2011-12

3.216

3.002

0,93

187.721

89,47

2012-13

3.707

3.276

0,88

219.648

59,25

2013-14

4.029

3.256

0,81

266.930

66,25

2014-15

3.989

3.530

0,89

273.613

68,59

2015-16

3.792

3.132

0,83

255.891

67,48

2016-17

3.879

3.154

0,81

252.233

65,03

2017-18

4.279

3.811

0,89

294.170

68,75

2018-19

4.421

3.557

0,80

284.575

64,36

2019-20

4.064

3.239

0,80

269.026

66,20

Analizzando in dettaglio i dati dell'ultima stagione silvana (2019-2020), emerge che la Provincia di Cuneo e la Città metropolitana di Torino continuano a mantenere il primato relativo alle superfici tagliate (tabella 3).

Tabella 3
Superfici boscate percorse al taglio per provincia - stagione silvana 2019-2020

Province

 

Superficie totale

ha

%

Alessandria

363

11

Asti

124

4

Biella

254

8

Cuneo

989

31

Novara

244

8

CMTorino

810

25

Verbano-Cusio-Ossola

138

4

Vercelli

316

10

Totale

3.239

100

Le analisi della superficie tagliata in base al tipo di governo indicano una leggera prevalenza per gli interventi nel ceduo (castagneti, robinieti e altri cedui) rispetto alle fustaie (tabella 3). Per quanto riguarda i prelievi medi ad ettaro, questi sono più elevati per le ceduazioni e in particolare per i tagli nel castagneto, dove si evidenzia l'elevata biomassa disponibile dovuta all'abbandono dei cedui a regime (tabella 4).

Tabella 4
Superfici boscate percorse al taglio per forma di governo - stagione silvana 2019-2020

 Forma di governo

Superficie totale

ha

%

Castagneti

628

19

Ceduo

254

8

Fustaia

1.167

36

Governo misto

694

21

Robinieti

497

15

Totale

3.239

100

Tabella 5
Superfici boscate percorse al taglio per tipo di intervento, prelievi totali e medi - stagione silvana 2019-2020

 Intervento selvicolturale

Superficie totale

Volume totale

Volume medio

 

ha

m3

m3/ha

 

Ceduazioni

1.217

150.768

124

Tagli fitosanitari

46

3.019

65

Tagli intercalari - diradamenti, conversioni

1.116

67.659

61

Gestione del governo misto

425

22.430

53

Tagli di maturità della fustaia

434

25.151

58

Totale

3.239

269.026

83


Le specie più tagliate sono, in ordine, il castagno, il faggio, la robinia e il larice: queste quattro specie rappresentano oltre i due terzi della superficie tagliata e sono, peraltro, le specie più rappresentate sul territorio regionale. L'analisi territoriale secondo la classificazione altimetrica ISTAT indica che circa metà della superficie tagliata è in montagna (50%), seguita da collina (24%) e pianura (26%). Circa il 25% della superficie tagliata ricade in Aree naturali protette, dato in linea con il fatto che in tali aree è sempre obbligatorio inviare la segnalazione di taglio. Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito ufficiale della Regione Piemonte - Foreste (https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/foreste/gestione-bosco-taglio/statistiche-sui-tagli-boschivi)

QUADRO GESTIONALE - GLI INTERVENTI DEL PSR IN CAMPO FORESTALE

Il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) è il documento di programmazione redatto dalle Regioni per attuare gli obiettivi dello Sviluppo Rurale, uno dei pilastri della PAC, la Politica Agricola Comune europea.
Il Programma di Sviluppo Rurale vigente (PSR) è relativo al periodo 2014-2020 ed è stato sviluppato in coerenza e contemporaneità all’ideazione del Piano Forestale Regionale e ne rappresenta attuazione su alcuni temi fondamentali come lo sviluppo economico (formazione e investimenti) e l’ambiente, costituendo di fatto la principale fonte finanziaria per l’attuazione delle politiche forestali regionali.
Prevede un ammontare complessivo di circa 85 M€ di risorse pubbliche, così ripartite sulle principali aree di intervento:
- “risorse umane”: 7,3 M di Euro (Misura 1);
- “sviluppo economico locale”: 50,5 M di Euro (Misure: 4, 8.1, 8.6, 16), comprensivi di circa 8 M di Euro di “trascinamenti”
- “ambiente”: 26 M di Euro (Misure 8.3, 8.4, 8.5, 12), comprensivi di circa 18,7 M di Euro di “trascinamenti”
A fine 2020 sono state attivate (attraverso bandi aperti e iniziative a titolarità regionale) risorse per oltre 69,5 M€ .
Per conoscere il dettaglio delle misure in ambito forestale vai alla sezione Territorio Risposte Foreste

QUADRO GESTIONALE – IL PIANO STRAORDINARIO INCENDI

Il Piano straordinario di interventi di ripristino del territorio in seguito agli incendi boschivi dell’autunno 2017 approvato con D.G.R. 18 Aprile 2019, n. 29-8813 è tuttora in corso di attuazione.

Il Piano straordinario permette il ricorso a risorse finanziarie pubbliche per l’esecuzione degli interventi e assume le caratteristiche di un insieme di Piani Forestali Aziendali adattati alla particolare situazione per la quale sono stati redatti, ovvero per il ripristino post-incendio.

Per maggiori informazioni consultare la seguente pagina istituzionale

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/foreste/tutela-bosco-territorio/piano-straordinario-interventi-per-gli-incendi-boschivi-2017

I SERVIZI ECOSISTEMICI 

Per Servizi Ecosistemici (SE) si intendono tutti quei beni e servizi che gli ecosistemi forniscono e  direttamente o indirettamente comportano benefici al genere umano.

La classificazione di riferimento per le statistiche e le politiche di settore oltrechè in quelli di mappatura dei SE è rappresentata nelle seguenti tre macro categorie:

  • i servizi di approvvigionamento, nel caso delle risorse forestali: legname, prodotti forestali spontanei non legnosi;
  • i servizi di regolazione e mantenimento, quali il controllo dell’erosione del suolo, la purificazione dell’acqua, l’assorbimento dell’anidride carbonica, ecc.;
  • i servizi culturali, legati al supporto di attività turistiche, ricreative, sportive, culturali, la conservazione dei valori paesaggistici,ecc..
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Figura 8

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QUADRO SERVIZI ECOSISTEMICI - SERVIZI DI APPROVIGIONAMENTO

Figura 9

ELIMINARE DA QUI IN BASSO

QUADRO CONOSCITIVO - Ecologia, biodiversità e genetica

QUADRO CONOSCITIVO - il clima e lo stato di salute dei boschi

I boschi e le foreste sono fortemente influenzati dal clima. Eccessi di temperature, siccità oppure all’opposto precipitazioni elevate possono indebolire i boschi e renderli più sensibili agli attacchi dei patogeni. A esempio gli insetti rispondono in modo immediato a cambiamenti climatici anche momentanei come il susseguirsi di annate calde e siccitose che hanno contribuito, qualche anno fa, al diffondersi di specie di lepidotteri più termofili che hanno dato luogo a defogliazioni di elevata intensità.

Altri insetti, come molte specie di coleotteri che in genere si comportano come parassiti secondari, in particolare gli scolitidi, attaccando alberi in condizioni di stress possono sviluppare popolazioni molto elevate, causandone la morte. Un rischio molto grave per boschi e foreste è rappresentato dalla “globalizzazione” dei parassiti delle piante. L’incremento degli scambi commerciali (in particolare di prodotti vegetali come derrate agricole, legnami, piante ornamentali e materiale vivaistico) sempre più intensi e veloci sta favorendo una crescita esponenziale della diffusione di organismi nocivi (insetti, acari, nematodi, funghi, batteri, fitoplasmi, virus ) tra i diversi continenti. Per limitarci solo agli insetti, sono alle porte dell’Europa alcune specie esotiche, originarie dell’Estremo Oriente o del Nord America, nocive a essenze forestali molto diffuse (es. frassino, betulla), che stanno già causando danni ingentissimi in altre parti del mondo. L’effetto combinato del global warming (aumento delle temperature, lunghi periodi di siccità, etc.) e della “globalizzazione” dei parassiti può incidere molto negativamente sullo stato dei boschi.

Quadro conoscitivo - Gli incendi boschivi

QUADRO GESTIONALE – NORMATIVA

Per Servizi Ecosistemici (SE) si intendono tutti quei beni e servizi che gli ecosistemi forniscono e direttamente o indirettamente comportano benefici al genere umano.
La classificazione di riferimento per le statistiche e le politiche di settore oltrechè in quelli di mappatura dei SE è rappresentata nelle seguenti tre macro categorie:
  • i servizi di approvvigionamento, nel caso delle risorse forestali: legname, prodotti forestali spontanei non legnosi
  • i servizi di regolazione e mantenimento, quali il controllo dell’erosione del suolo, la purificazione dell’acqua, l’assorbimento dell’anidride carbonica, ecc.
  • i servizi culturali, legati al supporto di attività turistiche, ricreative, sportive, culturali, la conservazione dei valori paesaggistici, ecc.


Inoltre su tale argomento si è trattato nella passate edizioni del RSA
Anno 2008 - Foreste di protezione pagina 9
Anno 2011 - I boschi di protezione, pagina 12; boschi planiziali pagina 13
RSA 2015 - Foreste

QUADRO SERVIZI ECOSISTEMICI - SERVIZI DI APPROVIGIONAMENTO

Le foreste: legno ed energia rinnovabile

Il legno è il materiale che ha accompagnato l’uomo nella sua storia. Sia come combustibile sia come materiale da costruzione. Negli ultimi decenni l’utilizzo della biomassa legnosa come combustibile è, dopo un periodo di minor utilizzo, in fase di espansione sia per l’aumento dei costi dei combustibili fossili sia per scelte di politiche regionali.
La realizzazione degli interventi selvicolturali normati dalla legge (LR 4/09 e s.m.i.) e dal Regolamento Forestale regionali (DPGR 8R/11 e s.m.i.) è soggetta alla presentazione di istanze che, in funzione di estensioni, tipo di proprietà e/o tipo di operatori, sono registrate sul gestionale “PRIMPA”, come comunicazione semplice o autorizzazione regionale con progetto di intervento; con alcune minime variazioni dei criteri dovuti all’adeguamento della normativa, non sono soggetti all’obbligo di segnalazione gli interventi con prelievi inferiori a 150 quintali per autoconsumo se al di fuori di aree protette e siti della rete Natura 2000. Nell’ambito della redazione delle statistiche forestali annualmente pubblicate sul sito della Regione Piemonte fino al 2018 si è considerato di non prendere in esame i quantitativi di prelievo dichiarati nelle singole istanze in quanto, a causa dell’impossibilità di verifiche puntuali sistematiche, il dato non è considerato attendibile. Per stimare con maggiore precisione e uniformità i quantitativi tagliati si è adottato un algoritmo che mette in relazione la provvigione media inventariale regionale della categoria forestale interessata e il tasso di prelievo massimo ammesso dal Regolamento Forestale per ogni tipo di intervento selvicolturale. Così facendo per il periodo considerato (settembre 2018 - agosto 2019) il valore di raccolta è di circa 285.000 m3, derivante esclusivamente dai tagli effettuati in bosco e registrati sul gestionale regionale delle istanze.
Come si può vedere dalla tabella che segue, gli assortimenti più frequenti rimangono quelli a scopi energetici: infatti rispettivamente con il 42 e il 34% dei quantitativi della raccolta, gli scarti disponibili per la triturazione e la legna da ardere in tronchetti sommano circa i ¾ dell’intera disponibilità.

I tartufi e l’ecosistema
I tartufi, come gli altri funghi, giocano molteplici ruoli all’interno dell’ecosistema, anche agendo sulle piante di cui sono ospiti in un rapporto di simbiosi obbligata. I tartufi sono specie “pioniere”, ossia legate ad ambienti in rapida successione ecologica; i suoli favorevoli ai tartufi sono infatti quelli meno evoluti, meglio se soggetti a rimescolamenti periodici per effetto di eventi naturali, ad esempio erosioni o deposizioni di versante o lungo i corsi d’acqua dei fondovalle, o artificiali dovuti a lavorazioni o scavi. Analogamente il soprassuolo non deve avere una elevata percentuale di copertura, meglio se in fase di attiva crescita o di colonizzazione di aree dissestate e di ex coltivi.
Per taluni contesti i tartufi, in particolare il bianco, possono essere considerati degli indicatori ambientali; si tratta infatti di specie spesso legate ad ambienti ecotonali, margine di boschi, siepi e filari, che notoriamente sono tra i più ricchi di biodiversità, nonché elementi strutturali del paesaggio. Il tartufo può essere quindi una sentinella dei cambiamenti dell’ambiente che, anche in quest’ottica, merita di essere tutelato e valorizzato.

La Regione Piemonte, con il supporto tecnico di IPLA, ha realizzato numerosi strumenti conoscitivi, tra i quali:
  • le Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene, definite sulla base della valutazione congiunta delle esigenze eco-pedologiche per lo sviluppo della singola specie di tartufo, delle caratteristiche chimico-fisiche ed intrinseche dei suoli prevalenti per ciascuna Unità di Terre (identificati a livello di Sottogruppo della Soil Taxonomy) e in funzione delle caratteristiche morfologiche e stazionali medie, riferite alle medesime Unità. La propensione delle terre alla produzione è definita per le tre diverse specie di tartufo: Tartufo bianco (Tuber magnatum Pico), Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittad.) e Tartufo nero estivo o scorzone (Tuber aestivum Vittad.). L'attitudine è attribuita per ciascuna specie secondo tre classi (Alta, Media, Bassa). La cartografia può costituire uno strumento conoscitivo utile per identificare le zone in cui la tartuficoltura è effettivamente sostenibile, indirizzare le azioni di salvaguardia e recupero del patrimonio tartufigeno regionale, tutelare le aree maggiormente vocate rispetto al consumo di suolo con riferimento alla pianificazione urbanistica. I dati geografici vettoriali relativi alle Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene sono scaricabili dal Geoportale Piemonte;
  • la guida selvicolturale: “Tartufaie naturali e controllate. Gestire un patrimonio” rivolta principalmente ai proprietari e gestori di tartufaie per la pianificazione e la realizzazione di interventi a favore della produzione dei tartufi in ambiente naturale con gli obiettivi di ottimizzare la produzione di tartufi, salvaguardando le altre funzioni dei popolamenti forestali insieme alla biodiversità. Consulta la pagina dedicata ai tartufi sul sito web della Regione Piemonte;
  • il Monitoraggio pedoclimatico e produttivo di 4 tartufaie piemontesi di Tuber magnatum Picco, che ha riguardato quattro tartufaie naturali scelte e giudicate come rappresentative della realtà produttiva regionale del tartufo bianco; i dati, raccolti per circa un decennio sono stati successivamente validati dall’analisi statistica. Lo scopo prioritario del monitoraggio è stato quello di inquadrare dal punto di vista ecologico i quattro siti con approfondimenti sugli aspetti floristico, vegetazionale e micologico e, soprattutto, di raccogliere una serie molto ampia di dati relativi al clima e al suolo, da elaborare insieme ai dati produttivi (numero dei carpofori, luogo di ritrovamento, quantità in peso e qualità delle produzioni) forniti con cadenza giornaliera.

Tabella 6
Utilizzo del legno

 Unità di misura

Scarti disponibili per la triturazione

Legna da ardere in tronchetti

Assortimenti per paleria

Legname da lavoro

m3

114.385

92.720

26.421

35.501

%

43

34

10

13


Interessante notare come circa 43.000 m3 di legname sono disponibili per usi più nobili e con più alto valore aggiunto.

E’ necessario tenere conto che i dati presentati riguardano esclusivamente i dati registrati sul gestionale PRIMPA e non riguardano l’arboricoltura da legno, il legno raccolto fuori foresta (potature, siepi, viali), quello raccolto in situazioni speciali (gestione della vegetazione ripariale e delle reti tecnologiche) e soprattutto i quantitativi tagliati dai singoli proprietari per autoconsumo. Recenti analisi che prendono in considerazione questi fattori riportano quantitativi annuali tagliati prossimi ai 600.000 m3.


I tartufi e l’ecosistema

I tartufi, come gli altri funghi, giocano molteplici ruoli all’interno dell’ecosistema, anche agendo sulle piante di cui sono ospiti in un rapporto di simbiosi obbligata. I tartufi sono specie “pioniere”, ossia legate ad ambienti in rapida successione ecologica; i suoli favorevoli ai tartufi sono infatti quelli meno evoluti, meglio se soggetti a rimescolamenti periodici per effetto di eventi naturali, ad esempio erosioni o deposizioni di versante o lungo i corsi d’acqua dei fondovalle, o artificiali dovuti a lavorazioni o scavi. Analogamente il soprassuolo non deve avere una elevata percentuale di copertura, meglio se in fase di attiva crescita o di colonizzazione di aree dissestate e di ex coltivi.

Per taluni contesti i tartufi, in particolare il bianco, possono essere considerati degli indicatori ambientali; si tratta infatti di specie spesso legate ad ambienti ecotonali, margine di boschi, siepi e filari, che notoriamente sono tra i più ricchi di biodiversità, nonché elementi strutturali del paesaggio. Il tartufo può essere quindi una sentinella dei cambiamenti dell’ambiente che, anche in quest’ottica, merita di essere tutelato e valorizzato.

La Regione Piemonte, con il supporto tecnico di IPLA, ha realizzato numerosi strumenti conoscitivi, tra i quali:

- le Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene, definite sulla base della valutazione congiunta delle esigenze eco-pedologiche per lo sviluppo della singola specie di tartufo, delle caratteristiche chimico-fisiche ed intrinseche dei suoli prevalenti per ciascuna Unità di Terre (identificati a livello di Sottogruppo della Soil Taxonomy) e in funzione delle caratteristiche morfologiche e stazionali medie, riferite alle medesime Unità. La propensione delle terre alla produzione è definita per le tre diverse specie di tartufo: Tartufo bianco (Tuber magnatum Pico), Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittad.) e Tartufo nero estivo o scorzone ( Tuber aestivum Vittad.). L'attitudine è attribuita per ciascuna specie secondo tre classi (Alta, Media, Bassa). La cartografia può costituire uno strumento conoscitivo utile per identificare le zone in cui la tartuficoltura è effettivamente sostenibile, indirizzare le azioni di salvaguardia e recupero del patrimonio tartufigeno regionale, tutelare le aree maggiormente vocate rispetto al consumo di suolo con riferimento alla pianificazione urbanistica. I dati geografici vettoriali relativi alle Carte di Attitudine alle produzioni tartufigene sono scaricabili dal Geoportale Piemonte;

- la guida selvicolturale: “Tartufaie naturali e controllate. Gestire un patrimonio” rivolta principalmente ai proprietari e gestori di tartufaie per la pianificazione e la realizzazione di interventi a favore della produzione dei tartufi in ambiente naturale con gli obiettivi di ottimizzare la produzione di tartufi, salvaguardando le altre funzioni dei popolamenti forestali insieme alla biodiversità. La guida è disponibile sul sito web:

https://www.regione.piemonte.it/web/pubblicazioni-editoriali?tema=67;

- il Monitoraggio pedoclimatico e produttivo di 4 tartufaie piemontesi di Tuber magnatum Picco, che ha riguardato quattro tartufaie naturali scelte e giudicate come rappresentative della realtà produttiva regionale del tartufo bianco; i dati, raccolti per circa un decennio sono stati successivamente validati dall’analisi statistica. Lo scopo prioritario del monitoraggio è stato quello di inquadrare dal punto di vista ecologico i quattro siti con approfondimenti sugli aspetti floristico, vegetazionale e micologico e, soprattutto, di raccogliere una serie molto ampia di dati relativi al clima e al suolo, da elaborare insieme ai dati produttivi (numero dei carpofori, luogo di ritrovamento, quantità in peso e qualità delle produzioni) forniti con cadenza giornaliera.

Per ulteriori informazioni consultare il sito istituzionale del settore foreste

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/foreste/alberi-arboricoltura/tartufi

QUADRO SERVIZI ECOSISTEMICI - SERVIZI DI REGOLAZIONE E MANTENIMENTO

Protezione del territorio

Tra le funzioni del bosco e degli ecosistemi forestali, la cui importanza è stata sancita nel 1992 dalla Conferenza di Rio attraverso il documento “Dichiarazione dei principi per la gestione, conservazione e sviluppo sostenibile di tutti i tipi di foreste”, quella protettiva assume un ruolo fondamentale per la sicurezza e la protezione del territorio. Tale aspetto, risulta di particolare importanza, se si considera che circa il 25% dei boschi regionali difendono centri abitati e infrastrutture da fenomeni di dissesto quali valanghe, caduta massi, colate di fango e frane. L’aumento della ricorrenza di eventi meteorici di intensità tale da innescare fenomeni d’instabilità e dissesto rendono sempre più evidente come le foreste, se opportunamente gestite svolgano, tra le altre, anche importanti funzioni a favore della pubblica sicurezza, contribuendo in questo caso a ridurre i rischi e a limitare gli effetti del dissesto. Le superfici forestali concorrono alla protezione idrogeologica, proteggendo il suolo dall’erosione e favorendo l’assorbimento dell’acqua da parte dei suoli, riducendo quindi le portate di piena dei corsi d’acqua. Sempre maggiore importanza assume non solo la valorizzazione “biofisica” (es. volumi di acqua, volumi di sedimenti trattenuti dalle superfici forestali) del servizio ecosistemico di protezione, ma anche la sua valutazione in termini economici. Considerati i significativi costi economici, necessari per interventi di ripristino a seguito di danni dovuti a eventi alluvionali, pare sempre più evidente la convenienza di investire nella gestione e manutenzione di boschi e foreste con funzione protettiva in un’ottica di prevenzione.

I SERVIZI ECOSISTEMICI - Le foreste e lo stoccaggio di CO2 - Crediti di Carbonio e mercato volontario

Le foreste rivestono la fondamentale funzione di sequestro di anidride carbonica (CO2) il principale gas ad effetto serra. Grazie al processo della fotosintesi il carbonio di questo gas viene utilizzato, quindi fissato, per la formazione dei tessuti vegetali nella cellulosa e nella lignina. Dal sequestro della CO2 dall’atmosfera deriva una mitigazione a livello climatico in quanto si contribuisce alla diminuzione della concentrazione di CO2 (il più importante dei gas serra) atmosferica. L’assorbimento e stoccaggio della CO2 sono definiti come servizi ecosistemici di “regolazione”, in quanto in grado di regolare e garantire il funzionamento degli ecosistemi, perciò rivestono un’importanza particolare. Tra gli effetti di “regolazione”, quelli sul clima sono particolarmente rilevanti, come testimoniato dal ruolo fondamentale che a questa funzione viene assegnato nell’ambito delle strategie (comunitarie, nazionali e regionali) di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici. Occorre ricordare che i tempi di assorbimento e accumulo di carbonio da parte delle foreste sono variabili a seconda che si consideri la biomassa legnosa, la lettiera o il suolo. Se delle foreste vengono utilizzati i prodotti per un uso durevole (es. legno da opera), l’effetto dell’accumulo di carbonio si protrae anche oltre le attività di taglio, di conseguenza è possibile valutare la quantità di CO2 assorbita anche per particolari tipi di prodotti legnosi.
Per convenzione una tonnellata di CO2 sequestrata corrisponde ad un credito di carbonio che può essere scambiato sul mercato internazionale come compensazione alle emissioni derivanti da attività produttive o da cui derivano emissioni di gas effetto serra. Questi crediti di carbonio sono quindi un prodotto del bosco commerciabile quanto i prodotti legnosi.
A livello normativo, l'art. 70 della L 221/15 ha delegato il governo ad adottare specifici decreti legislativi in materia di servizi ecosistemici e ambientali, tra i quali viene citata la fissazione del carbonio nelle foreste.
D’intesa con la Regione Piemonte, IPLA ha attivato un tavolo tecnico di lavoro, con esperti di varie provenienze (UNITO, IPLA, Regione, professionisti, imprese, consorzi, ecc), che ha supportato la Regione:
  • nell'adozione di una deliberazione (DGR 24-4638 del 06/02/17) propedeutica allo sviluppo del mercato volontario dei crediti di carbonio in ambito forestale e in ambito urbano (verde urbano);
  • nella definizione di linee guida per la gestione dei crediti di carbonio.


Per approfondimenti consulta la pagina Aria Risposte Foreste.

Questo argomento è stato sviluppato nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:
Anno 2012 - Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio pagina 41, Box: Casi studio per valutare gli effetti di bilancio della CO2 conseguente a differenti trattamenti selvicolturali applicati a diverse tipologie forestali pagina 53.

Emissioni da foreste

Anche le foreste contribuiscono all'inquinamento atmosferico, sia direttamente tramite emissioni biogeniche sia indirettamente tramite la combustione del legno. Per quanto riguarda le emissioni biogeniche, le foreste emettono alcuni composti aromatici precursori dell’ozono.
Per approfondimenti consulta Aria Fattori Foreste.
Per le emissioni del riscaldamento a legna consulta Aria Fattori Energia.