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MONITORAGGIO DELLA QUALITÀ DELL'ARIA

Reti di monitoraggio

In Piemonte il Sistema Regionale di Rilevamento per la misura della qualità dell’aria è costituito, al 31 dicembre 2020 da:

  • 59 stazioni fisse per il monitoraggio in continuo di parametri chimici, delle quali 4 di proprietà privata. In data 10/12/2020 la rete è stata integrata con la stazione suburbana di fondo di Cavallermaggiore – Galilei per completare la copertura provinciale.
  • 6 laboratori mobili attrezzati, per realizzare campagne brevi di monitoraggio;
  • 1 Centro Operativo Regionale (COR) dove i dati rilevati sono sottoposti alla validazione automatica ed interattiva di primo livello dal personale delle strutture dipartimentali del territorio.

I dati puntuali prodotti dalla rete di rilevamento sono disponibili sulle pagine del sito WEB di Sistema Piemonte e la figura 1 riporta le stazioni in attività al 31/12/2020

Figura 1
Stazioni di qualità dell’aria - anno 2020

Le stazioni sono dislocate sul territorio in modo da rappresentare in maniera significativa le diverse caratteristiche ambientali inerenti alla qualità dell’aria.
Più in dettaglio le stazioni di traffico sono collocate in posizione tale da misurare prevalentemente gli inquinanti provenienti da emissioni veicolari; le stazioni di fondo rilevano livelli di inquinamento non direttamente influenzati da singole sorgenti ma riferibili al loro contributo integrato, mentre quelle industriali rilevano il contributo connesso alle limitrofe attività produttive.
I punti di misura ove sono misurati o campionati i principali inquinanti sono descritti in relazione alla loro collocazione per tipo di zona o per tipo di stazione.
Per quanto riguarda il tipo di zona, nella sottostante tabella si nota come buona parte della strumentazione sia installata in zone urbane, dove vive una parte rilevante della popolazione e ove sono generalmente più elevati i valori degli inquinanti.

Tabella 1
Stazioni per il monitoraggio della qualità dell'aria, suddivisione per tipo di zona

Tipo zona

benzene

benzo (a) pirene

NO2

SO2

CO

O3

PM10

PM2,5

metalli tossici

rurale

1

6

10

1

2

9

10

8

5

suburbana

5

11

15

3

2

11

15

10

10

urbana

18

22

30

7

11

11

38

18

22



Riguardo il tipo di stazione, la sottostante tabella mostra che le stazioni di fondo ospitano una parte importante della strumentazione in quanto sono più rappresentative dell’esposizione media della popolazione.

Tabella 2
Stazioni per il monitoraggio della qualità dell'aria, suddivisione per tipo di stazione

Tipo stazione

benzene

benzo (a) pirene

NO2

SO2

CO

O3

PM10

PM2,5

metalli tossici

fondo

14

25

36

5

4

31

41

29

23

industriale

 

1

 

1

 

 

1

 

1

traffico

10

13

19

5

11

 

21

7

13

il Termovalorizzatore di Torino

Il termovalorizzatore di Torino è un impianto destinato all’incenerimento di rifiuti urbani e speciali non pericolosi, autorizzato ad operare a saturazione del carico termico, per una capacità di trattamento pari a 526.500 t/a. L’impianto è stato messo in funzione nel 2013, a partire dal mese di aprile ed è costituito da tre linee d’incenerimento gemelle, dotate ciascuna di un impianto per l’abbattimento dei fumi in emissione. Bruciando i rifiuti a una temperatura di oltre mille gradi, il termovalorizzatore di Torino recupera l’energia in essi contenuta, producendo elettricità - corrispondente al fabbisogno annuale di circa 175.000 famiglie di tre persone – ed energia termica per il teleriscaldamento - in grado di scaldare 17.000 abitazioni da 100 m2 (fase attualmente in corso di completamento). Il recupero dell’energia contenuta nei rifiuti consente di risparmiare circa 70.000 tonnellate l’anno di combustibile fossile.

Tutte le Amministrazioni, in modo coordinato, esercitano sull’impianto d’incenerimento i compiti loro attribuiti dalla legge nel campo della Prevenzione e della Tutela ambientale. Arpa, nello specifico, esercita le attività di controllo e supporta dal punto di vista tecnico-scientifico Città Metropolitana di Torino, i Comuni e le Aziende Sanitarie locali territorialmente coinvolte.


Le principali attività:
  • Fase precedente avvio impianto (ante-operam). Questa fase ha avuto l’obiettivo specifico di “fotografare” la situazione prima dell’entrata in funzione del termovalorizzatore. Consulta gli approfondimenti.                                                                            
  • Fase di funzionamento: piano di monitoraggio e controllo Consulta gli approfondimenti.                                                 
  • Fase di funzionamento: piano di sorveglianza sanitaria Consulta gli approfondimenti.                                         


EMISSIONI

Arpa Piemonte effettua il monitoraggio in continuo delle emissioni rilasciate in atmosfera dal Termovalorizzatore attraverso la consultazione del Sistema di Monitoraggio delle Emissioni (SME), presente all’interno del sito e consultabile da remoto dagli uffici Arpa.
Per i parametri monitorati in continuo (parametri solo SME) e confrontabili con i limiti di legge (valori fiscali), si evidenzia che, nel corso del 2019, non sono stati rilevati superamenti dei limiti espressi come media giornaliera. Si sono verificati, invece, tre superamenti dei limiti semiorari per NOX e NH3 e due per il COT che hanno interessato 4 giornate, complessivamente, su tutte e tre le linee.
Si rileva, inoltre, che il sistema di monitoraggio conoscitivo delle emissioni di mercurio a camino ha registrato - come già negli anni precedenti - un numero significativo di eventi in cui si sono verificati valori anomali di mercurio in emissione (concentrazioni semiorarie superiori a 50 µg/Nm3). Tali eventi sono dovuti alla presenza di mercurio già presente nel rifiuto conferito. Si porta all’attenzione che tali valori sono solo conoscitivi e, pertanto, non rappresentano alcuna violazione ai limiti di legge. Il metodo ufficiale di verifica del mercurio è il campionamento discontinuo che non ha evidenziato nessun superamento per il 2019.

I dati sulle prestazioni emissive dell’impianto vengono resi pubblici attraverso la redazione di report mensili, consultabili all’interno del sito istituzionale dell’Agenzia, nella sezione dedicata.
I report offrono un quadro di sintesi sulla performance dell’inceneritore sia sul breve periodo, con l’indicazione delle medie semiorarie e degli eventuali superi delle medie giornaliere che sul medio termine, con i valori di concentrazione media mensile dei diversi inquinanti atmosferici registrati dallo SME. A titolo di esempio si riportano i dati del mese di marzo 2020 (tabella 3).

Tabella 3
Termovalorizzatore del Gerbido (TO) - marzo 2020

PARAMETRI
EMISSIVI
 
 
UNITA'
MISURA

 

 

MEDIE MENSILI
MEDIE GIORNALIERE
MEDIE SEMIORARIE

Linea
1

Linea
2

Linea
3

Limite

Linea
1

Linea
2

Linea
3

Limite

Linea
1

Linea
2

Linea
3

Superi

Min-Max

Acido cloridrico

mg/Nm3

1,1

0,8

0,9

5

0

0

0

60

0,1

6,2

0,0

3,6

0,0

21,7

Ossido carbonio

mg/Nm3

9,2

7,4

9,5

50

0

0

0

100

0,0

148,3

1,0

221,9

0,0

96,8

Ossidi di azoto

mg/Nm3

37,9

44,3

47,4

70

0

0

0

400

0,9

297,6

0,0

273,1

0,2

294,3

Ossidi di zolfo

mg/Nm3

0,0

0,2

0,0

10

0

0

0

200

0,0

4,9

0,0

20,7

0,0

5,1

Carbonio organico
Totale

mg/Nm3

0,3

0,5

0,7

10

0

0

0

20

0,0

9,1

0,3

7,5

0,4

7,2

Polveri

mg/Nm3

0,3

0,0

0,0

5

0

0

0

30

0,0

3,9

0,0

5,1

0,0

1,1

Acido fluoridrico

mg/Nm3

0,1

0,1

0,0

0,5

0

0

0

4

0,1

0,4

0,1

0,4

0,0

0,1

Ammoniaca

mg/Nm3

1,0

1,1

0,9

5

0

0

0

15

0,0

8,9

0,0

10,9

0,0

6,4

Mercurio

µg/Nm3

14,5

25,8

21,5

-

-

-

-

-

0,0

72,3

3,4

156,1

0,9

108,6


ORE MENSILI DI

FUNZIONAMENTO IN MARCIA
CON RIFIUTO

h/mese


Linea 1 636
Linea 2 722
Linea 3 675
Fonte: Arpa Piemonte
Si registra che, durante il mese di marzo, non si sono verificati superi dei limiti espressi come media giornaliera per alcun parametro inquinante, né superamenti dei limiti semiorari ai sensi della legislazione vigente.
Si segnala, infine, che l’analizzatore conoscitivo in continuo delle emissioni di mercurio a camino ha registrato alcuni valori anomali (concentrazioni semiorarie superiori a 50 µg/Nm3) sulle tre linee d’incenerimento, legati alla presenza di mercurio nei rifiuti conferiti al termovalorizzatore, secondo il seguente dettaglio:15 valori anomali sulla Linea 1, 117 sulla Linea 2 e 56 sulla Linea 3.

QUALITÀ DELL'ARIA

Per quanto riguarda la valutazione della qualità dell'aria, le stazioni nell’intorno del termovalorizzatore sono: Torino - Lingotto e Via Rubino; Orbassano - Via Gozzano; Collegno - C.so Francia; Beinasco - Giardino Aldo Mei, quest’ultima ubicata nell’area di massima ricaduta delle emissioni dell’impianto (figura 2). I punti di misura in questione, come tutte le stazioni di rilevamento della qualità dell’aria, forniscono un dato riferito al contributo complessivo di tutte le fonti presenti nell’area.

Figura 2
Mappa dell'area circostante il termovalorizzatore con la stazione di monitoraggio di Beinasco


Fonte: Google. Elaborazione: Arpa Piemonte

Le relazioni annuali relative alla cabina di Beinasco, come pure il confronto tra i dati rilevati prima e dopo l’entrata in esercizio dell’impianto, sono disponibili nelle pagine del sito di Arpa dedicate al termovalorizzatore.

Nel seguito si riportano alcune considerazioni tratte dalla relazione 2020 sulla cabina di Beinasco relative ad alcuni inquinanti di particolare rilevanza.

Figura 3
NO2 andamento del giorno medio - anno 2019
Confronto tra la cabina del termovalorizzatore e le stazioni della Rete regionale di rilevamento della qualità dell'aria

  Fonte: Arpa Piemonte

Le fasce orarie 7.30-11.30 e 17.30-21.30 corrispondono alle ore di punta del traffico

Il particolato atmosferico è costituito da una miscela di particelle solide e liquide aerodisperse aventi diverse caratteristiche chimico-fisiche e diverse dimensioni. Esse possono avere origine primaria, cioè possono essere emesse direttamente in atmosfera da processi naturali o antropici, oppure secondaria, cioè possono formarsi in atmosfera a seguito di complessi processi chimico-fisici che comportano la trasformazione in particelle di inquinanti originariamente emessi in forma gassosa. Al fine di valutare l’impatto del particolato sulla salute umana si distinguono due frazioni con diametro aerodinamico inferiore, rispettivamente, a 10 μm (PM10) e a 2,5 μm (PM2,5).

Confrontando i livelli di concentrazioni registrati presso la stazione del termovalorizzatore con quelli misurati presso alcune stazioni della rete fissa di rilevamento fissa si osserva che il valore limite annuale (40 µg/m3) è stato rispettato presso tutti i siti.

La situazione è differente se si considera il limite massimo di superamenti consentiti (35 giorni/anno, vedi tabella 5): questo è stato superato presso tutti i siti ad eccezione della stazione di fondo rurale sita nel parco della Mandria a Druento che presenta un numero di superamenti pari a 10 rispetto ai 35 previsti dalla normativa. Tale criticità non è peraltro caratteristica della sola area urbana torinese, ma comune all’intera pianura padana.

Il numero di superamenti registrati presso la stazione di Beinasco - TRM è confrontabile con quello rilevato sia presso la stazione di fondo urbano della città di Torino sia presso la stazione di traffico che si trova all’interno della zona ZTL del capoluogo.

Il valore limite annuale di PM2,5 (25 µg/m3), in tabella 6, è stato rispettato in tutte le stazioni.

Tabella 5
PM10. Indicatori statistici - anno 2019

PM10

Beinasco (Termovaorizzatore)  Aldo Mei

Druento
 La Mandria

Settimo T.  Vivaldi

Torino
Consolata

Torino
Lingotto

Torino
Grassi

valori di concentrazioni espressi in µg/m³

Minima media giornaliera

3

5

5

5

5

6

Massima media giornaliera

93

93

117

100

91

127

Media delle medie giornaliere

27

19

34

28

27

38

Giorni validi

355

355

353

351

350

356

Percentuale giorni validi

97%

97%

97%

96%

96%

98%

Numero di superamenti livello giornaliero protezione della salute (50 µg/m³)

49

10

63

45

48

83


Fonte: Arpa Piemonte

Tabella 6
PM2,5. Indicatori statistici - anno 2019

PM2,5

Beinasco (Termovalorizzatore)
Aldo Mei

Borgaro T. 
Caduti

Torino
 Lingotto

Torino
 Rebaudengo

Settimo T.
 Vivaldi

valori di concentrazione espressi in µg/m³

Minima media giornaliera

1

5

5

1

5

Massima media giornaliera

82

72

73

89

89

Media delle medie giornaliere

20

19

19

25

22

Giorni validi

354

359

342

309

355

Percentuale giorni validi

97%

98%

94%

85%

97%

Fonte: Arpa Piemonte

Mercurio aerodisperso


Il mercurio si ritrova nell’ambiente in molteplici forme, di cui due sono quelle più rilevanti dal punto di vista tossicologico: il mercurio elementare e il metilmercurio. Quest’ultimo è in assoluto la forma maggiormente tossica e biodisponibile per gli organismi viventi. In aria ambiente il mercurio si ritrova principalmente (dal 90 al 99%) come mercurio elementare allo stato gassoso.

Nella stazione di Beinasco-Aldo Mei il mercurio elementare gassoso viene analizzato con un analizzatore in continuo che fornisce concentrazioni medie orarie; il mercurio viene inoltre determinato in laboratorio sui campioni di particolato PM10. I valori medi rilevati sono in linea con quanto riportato in letteratura per le aree urbane europee. Sotto il profilo della protezione della salute sia le singole medie mensili che la media annuale risultano nel 2019 inferiori di duecento volte o più al valore di linea guida stabilito dall’OMS e di cinquanta volte o più a quelli stabiliti da U.S. - EPA e ATSDR (US Agency for Toxic Substances and Desease Register).

Figura 4
Beinasco (Termovalorizzatore). Concentrazione media mensile del mercurio

Fonte: Arpa Piemonte


Policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani e policlorobifenili

Con il termine generico di “diossine” si indica un gruppo di 210 composti chimici aromatici policlorurati, divisi in due famiglie: PCDD e PCDF. Le diossine sono sottoprodotti indesiderati di una serie di processi chimici e/o di combustione. Si tratta di composti stabili e persistenti nell’ambiente, tossici per l’uomo, gli animali e l’ambiente stesso; in particolare 17 congeneri destano preoccupazione dal punto di vista tossicologico.

I policlorobifenili (PCB) sono una serie di 209 composti aromatici clorurati. Solo 12 congeneri presentano caratteristiche chimico-fisiche e tossicologiche paragonabili alle diossine e ai furani: questi vengono definiti PCB dioxin-like (PCB DL).
Per i microinquinanti (PCDD/DF e PCB) rilevati in aria ambiente presso la stazione di monitoraggio nel 2019 si conferma un andamento di tipo stagionale, situazione tipica del bacino padano, dovuta al progressivo aumento delle condizioni di stabilità atmosferica dai mesi autunnali a quelli invernali, con tendenza al confinamento degli inquinanti in prossimità del suolo e valori leggermente più alti nei periodi invernali.

Le quantità rilevate sono in linea con quelle normalmente riscontrate in un sito urbano e sempre inferiori alle Linee guida della Germania LAI-Laenderausschuss fuer Immissiosschutz - Comitato degli Stati per la protezione ambientale), pari a 150 fg I-TEQ/m3 per la somma PCDD/DF + PCB dioxin like, espressa con i fattori di tossicità WHO 2005 (figura 5).

Figura 5
Andamento sommatoria PCDD/DF + PCB dioxin like in aria ambiente - anni 2012-2019


Fonte: Arpa Piemonte

Solo nel mese di dicembre 2012, in un periodo antecedente alla messa in funzione dell’impianto di TRM, bassa piovosità e stabilità atmosferica avevano fatto sì che la concentrazione di diossine fosse superiore alle linee guida del Belgio e della Germania.



Deposizioni atmosferiche

Lo studio delle deposizioni è di particolare rilevanza per tenere sotto controllo le potenziali contaminazioni della catena alimentare in quanto consiste nella valutazione del particolato e delle precipitazioni che si depositano su una determinata superficie nell’unità di tempo; il risultato, infatti, è espresso in relazione all’area dei deposimetri e al tempo di esposizione.

Nella stazione di Beinasco vengono determinati nelle deposizioni atmosferiche undici specie metalliche, i principali idrocarburi policiclici aromatici e i composti che sono indicati nel linguaggio comune con il termine generico di “diossine” (policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani e policlorobifenili).

I valori di deposizione atmosferica per metalli e idrocarburi policiclici aromatici sono risultati nel 2019 in linea con quelli di siti che presentano analoghe caratteristiche ubicati nel territorio della Città Metropolitana o in ambito regionale o i cui dati sono disponibili nella letteratura scientifica. Anche nel caso del mercurio - il cui flusso di deposizione nel 2016 era risultato molto più elevato che negli anni precedenti - si osserva un rientro a valori confrontabili con quelli rilevati tra il 2013 e il 2019 (tabella 7).

Tabella 7
Valori medi annuali di deposizione di Hg a Beinasco confrontati con valori di letteratura

Flusso deposizione mercurio su base annuale ng/(m2 x d)
Anno Beinasco TRM
Aldo Mei
Media Europea
(fonte: Agenzia Europea per l'ambiente)
Area circostante i due inceneritori di Coriano - Forlì
Media su 5 anni
(fonte: Arpa EMR)
Area circostante l'inceneritori di Rimini
Media su 4 anni
(
fonte: Arpa EMR)
Valore limite stabilito dalla normativa nazionale in
Germania e Croazia
2013 36

27



540



660



1.000

2014 35
2015 27
2016 122
2017 30
2018 39
2019 30
Fonte: Arpa Piemonte

Poiché non esistono valori limiti di riferimento, per valutare l’entità dei valori di deposizione atmosferica dei microinquinanti (PCDD/DF e PCB dioxin like) si fa riferimento alle linee guida che alcuni stati hanno proposto a partire dai valori di “dose tollerabile per l’organismo umano” (TDI - Tolerable daily intake: quantità cumulativa di PCDD/DF e PCB “diossina-simili” che può essere giornalmente assunta, per la durata di vita media, senza che si abbiano effetti tossici apprezzabili) stabiliti dall’Unione Europea e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nel 2001 il Comitato Scientifico dell’Alimentazione Umana (SCF - Scientific Committee on Food) dell’Unione Europea ha definito come obbiettivo la riduzione del livello di intake settimanale umano di “PCDD/DF+PCBdl” al di sotto di 14 pg WHO-TEQ/kg pc (picogrammi di equivalente tossico per chilogrammo di peso corporeo). A partire da questo obbiettivo alcuni stati hanno messo in relazione la dose giornaliera tollerabile (TDI) pari a 2 pg WHO-TEQ/kg di peso corporeo rispetto a valori di deposizione media mensile e/o annuale espressi in pg WHO-TEQ/m2d.

Tabella 8
Dose giornaliera tollerabile (TDI) rispetto a valori di deposizione media annuale e mensile

Assunzione giornaliera correlata (TDI)

Deposizione media annua concessa

PCDD/DF + PCBdl

Deposizione media mensile concessa

PCDD/DF + PCBdl

pg WHO-TEQ kg pc

pg WHO-TEQ m-2 d-1

pg WHO-TEQ m-2 d-1

2

8,2

21


Fonte: Cornelis at al., 2007

La Linea Guida della Germania (LAI-Laenderausschuss fuer Immissiosschutz - Comitato degli Stati per la protezione ambientale) ha definito invece per le deposizioni un valore di linea guida per la sommatoria di PCDD/DF e PCB dioxin like pari a: 4 pg WHO-TEQ m-2 d-1 come media di lungo periodo.

Nella figura 6 sono riportati entrambi i riferimenti.

La media annuale calcolata per l’anno 2019 supera la linea guida tedesca che fissa 4  pg WHO-TEQ m-2 d-1 come valore di lungo periodo, la media è però inferiore a quanto indicato in correlazione all’intake giornaliero pari a 2 pg WHO-TEQ kg pc.

La somma PCDD/DF + PCB dl è espressa con il criterio del Medium Bound dove i congeneri non quantificabili contribuiscono alla sommatoria come “LOQ/2” dove LOQ= limite di quantificazione. Nel corso del 2019 il calcolo dell’LOQ ha subito una modifica per PCDD/DF, il nuovo limite di quantificazione calcolato per PCDD/DF è più elevato del precedente e comporta un incremento dei valori calcolati come medium bound, in particolare per quei campioni che presentano un elevato valore di congeneri inferiori all’LOQ per i quali il calcolo della sommatoria rappresenta una sovrastima della concentrazione reale.

Figura 6
Medie annuali della sommatoria PCDD/DF + PCB dioxin like nelle deposizioni


Fonte: Arpa Piemonte

SALUTE DELLA POPOLAZIONE



Mediante il programma SPoTT (Sorveglianza sulla salute della Popolazione nei pressi del Termovalorizzatore di Torino) si è creato un sistema di sorveglianza che consente di valutare gli effetti avversi sulla salute dell’inquinamento ambientale nelle aree circostanti il termovalorizzatore di Torino, per il periodo 2013-2019. Esso proseguirà con SPoTT2, di cui Arpa Piemonte ha in carico il coordinamento.

Nel corso del 2016 è iniziata l'ultima fase di SPOTT: circa 400 persone, 200 residenti nell’area di ricaduta delle emissioni dell’impianto (ossia a Beinasco, Grugliasco, Orbassano e Rivalta), 200 torinesi residenti nel quartiere Mirafiori, 13 allevatori e un gruppo di dipendenti sia di TRM che di imprese in appalto hanno effettuato nei mesi di giugno e luglio l'ultima fase di prelievi prevista dal Protocollo SPoTT. Si tratta di un importante appuntamento utile a valutare se ci siano state modifiche nella quantità di alcuni inquinanti presenti nell'organismo, a tre anni dall'avvio dell'impianto del Gerbido.

Figura 7
Confronto tra i livelli di OH-IPA prima dell’avvio dell’impianto (T0), ad un anno dall’avvio dell’impianto (T1) e dopo tre anni (T2), divisi per ASL di residenza. Valori mediani. Concentrazioni espresse in ng/g creatinina

Fonte: Arpa Piemonte

Analizzando l’andamento nel tempo si è osservata una riduzione dei livelli di OH-IPA rispetto alle concentrazioni misurate prima dell’avvio dell’impianto.

Un documento contenente una sintesi completa del programma di sorveglianza sanitaria è disponibile al link 

Consulta l’approfondimento in Aria Impatti Salute

Molestie olfattive


Che cosa è l’odore?

L’odore è la risposta sensoriale del nostro cervello ad una stimolazione determinata da una miscela più o meno complessa di sostanze che vengono in contatto con l’epitelio olfattivo. L’odore dell’aria che respiriamo è stato riconosciuto come una variabile ambientale che può determinare la qualità della vita e influire sulle attività economiche (attività lavorative, turismo, ecc.).

Le emissioni odorigene in atmosfera derivanti dalle attività produttive sono divenute un problema sempre più attuale, anche in relazione all’aumentata sensibilità della popolazione nei confronti degli odori ed alla progressiva estensione delle aree urbanizzate, che in molti casi hanno portato le zone residenziali a ridosso delle aree industriali, generando situazioni conflittuali sul territorio.

Talvolta l’odore può erroneamente essere associato ad una possibile tossicità dell’aria. Tuttavia, bisogna considerare che, se è vero che l’odore per la maggior parte dei casi non è causa di conseguenze sulla salute, è altrettanto documentato in letteratura come, a lungo andare nei soggetti che avvertono le suddette problematiche, possano subentrare fattori psicologici in grado di peggiorare la percezione del proprio stato.

Quante sono le segnalazioni dei cittadini?

Spesso gli esposti o segnalazioni, con cui i cittadini lamentano situazioni di disagio, riguardano disturbi olfattivi. Per dare un’idea della dimensione del fenomeno, sul solo territorio dell’area metropolitana di Torino, dal 2014 al 2019, Arpa ha ricevuto 1.914 esposti che riguardano le molestie olfattive su di un totale di 3.873 esposti per tutte le matrici ambientali (49% del totale complessivo). Nel 2019 le segnalazioni relative al disturbo olfattivo sono state 343, rispetto ad un totale riferito alle diverse matrici di 687 (quasi il 50%). La problematica non è avvertita solamente nel torinese. La figura 6 rappresenta i dati raccolti su tutto il Piemonte da Arpa attraverso l’Ufficio per le relazioni con il pubblico (URP), riferiti al numero di contatti, che comprende segnalazioni, esposti, richieste di informazioni, richieste di accesso agli atti e informazioni sullo stato di avanzamento di una pratica. I dati sono riportati dal 2012 anno in cui, per monitorare meglio le tipologie di richieste e segnalazioni, l’URP ha inserito all’interno della voce “aria” la sottovoce “puzze”. L’anno 2015 ha fatto registrare il numero più alto di contatti per le puzze, pari al 10,5% del totale.

Figura 8
Contatti URP a livello regionale - anni 2012-2019

Fonte: Arpa Piemonte

Come rispondere a questa problematica?

Per rispondere a questa problematica, il monitoraggio, il controllo e la valutazione dell’impatto olfattivo è oggetto di sempre maggiore attenzione per la pubblica amministrazione - gli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni ambientali - e di conseguenza per gli enti di controllo quali le Agenzie ambientali.

Dovendo affrontare questa tipologia di problematiche, diventa quindi importante “quantificare” questa sensazione, per renderla meno soggettiva possibile.
La vasta gamma di sostanze potenzialmente odorigene, la soggettività fisica e psichica della percezione di un odore, i fattori ambientali, uniti alla complessità del sistema olfattivo, rappresentano una serie di ostacoli che rendono la caratterizzazione degli odori e il controllo dell’inquinamento olfattivo particolarmente complessi. Ciononostante, anche l’odore può essere quantificato, attraverso l’applicazione di procedure standardizzate a livello europeo. In questo modo i risultati ottenuti dalle misurazioni sono confrontabili anche fra laboratori diversi.

Come Arpa Piemonte gestisce la problematica

In Piemonte dal 2013 Arpa ha allestito un laboratorio olfattometrico per la determinazione della concentrazione di odore e ha introdotto nel laboratorio chimico uno strumento per la caratterizzazione chimica delle sostanze odorigene a basse concentrazioni. Tale esperienza ha consentito all’Agenzia di collaborare con le Autorità competenti per la migliore gestione delle problematiche legate alla percezione di odori molesti manifestate in questi anni.
Nel 2016 l’Agenzia ha aggiunto alla sua dotazione strumentale un sistema automatico per il monitoraggio dell'odore (IOMS), più comunemente detto "naso elettronico", per implementare la capacità di indagine in campo olfattometrico, integrando le possibilità già presenti con l'utilizzo dell'olfattometro. Il naso, una volta messe a punto le metodiche del suo utilizzo, consente di eseguire un monitoraggio in continuo dell’odore. Le potenzialità di questa tecnica sono molto interessanti e l’impiego è sempre più diffuso. Ad oggi si sta lavorando a livello nazionale ed europeo alla stesura di un riferimento normativo per uniformare l’utilizzo di questo metodo (in Italia è recente l’emanazione della UNI11761:2019, mentre, a livello europeo, è attivo il Working Group 41 del Comitato europeo di normalizzazione CEN/TC 264 qualità dell’aria).

Queste attività sono integrate e completate con la modellistica meteodispersiva, utilizzata per la stima dell’impatto delle sostanze odorigene emesse da diverse tipologie di sorgenti, al fine di individuare le aree di interesse dei fenomeni di molestia olfattiva. Arpa utilizza, per gli studi di dettaglio ad elevata risoluzione su area limitata, un sistema basato su modelli tridimensionali in grado di descrivere i fenomeni di trasporto e dispersione di inquinanti prodotti da specifiche sorgenti in condizioni orograficamente e meteorologicamente complesse; nel caso delle molestie olfattive e, più in generale, nel caso di simulazione di inquinanti considerati come non reattivi, la dispersione in atmosfera è descritta attraverso un modello lagrangiano a particelle che permette di valutare l’impatto di specifiche sorgenti anche su singoli episodi.

L'olfattometria dinamica

Ad oggi la metodologia di elezione per la valutazione della molestia olfattiva è rappresentata dall’olfattometria dinamica, standardizzata e normata a livello europeo dalla normativa tecnica EN 13725/2003 “Air quality - Determination of odour concentration by dynamic olfactometry - CEN, Comitato europeo per la normalizzazione, 2003”, recepita a livello nazionale dalla norma UNI EN 13725/2004 “Qualità dell’aria - Misura della concentrazione di odore mediante olfattometria dinamica”. Attualmente la norma europea si trova in fase di revisione da parte del Working Group 2 del Comitato Europeo di Normalizzazione CEN/TC 264.

Si tratta di una tecnica sensoriale per la misura oggettiva della concentrazione di odore di campioni gassosi basata sull’impiego del naso di un gruppo (panel) di valutatori selezionati mediante l’uso di una sostanza di riferimento (n-butanolo).

L’olfattometria dinamica permette di ottenere la concentrazione di odore, espressa in unità odorimetriche al metro cubo (ou/m3) a 20 °C, che rappresentano il numero di diluizioni necessarie affinché l’odore sia percepibile dal 50% della popolazione.

Il panel di valutatori viene selezionato con la logica di scartare sia i nasi troppo sensibili sia quelli che lo sono troppo poco, in modo da rappresentare il livello medio di percezione dell’odore. I campioni d’aria vengono prelevati dal sito oggetto di indagine e raccolti in sacchetti e successivamente condotti in laboratorio, dove vengono analizzati per mezzo di uno strumento, l’olfattometro, che diluisce l’aria osmogena campionata con aliquote di aria neutra secondo rapporti definiti.

Nonostante la metodologia olfattometrica sia riconosciuta come la tecnica più idonea per il monitoraggio delle emissioni odorigene, la sua applicazione non è sufficiente a valutare completamente i casi di molestia olfattiva. Infatti, tale tecnica non è applicabile per un monitoraggio in continuo, inoltre, necessita tempi ristretti tra campionamento e analisi (massimo 30 ore). Per tale ragione, l’olfattometria dinamica è spesso affiancata ad altre metodologie (caratterizzazione chimica, valutazione delle segnalazioni della popolazione e indagini in campo, uso di sensori e analizzatori in continuo monoparametrici e multiparametrici, nasi elettronici), per un approccio integrato alla problematica della molestia olfattiva.

Linee guida

In assenza, nell’ordinamento italiano, di una specifica disciplina per le emissioni odorigene che fornisca valori limite di riferimento e metodi o parametri che permettano di quantificare il disturbo, alcune regioni si sono dotate di specifiche linee guida. In particolare, la Giunta Regionale del Piemonte ha approvato, con la Deliberazione 13-4554 del 9/01/17, le Linee guida per la caratterizzazione e il contenimento delle emissioni in atmosfera provenienti dalle attività ad impatto odorigeno.

Le linee guida piemontesi si applicano agli impianti soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale che possano determinare emissioni olfattive e alle attività soggette a Valutazione di Impatto Ambientale o Verifica di assoggettabilità da cui derivino emissioni odorigene; vengono inoltre definite le modalità di gestione di problematiche olfattive dovute ad attività diverse dalle precedenti, a fronte del coinvolgimento di significative porzioni di territorio o di popolazione, dove approcci preliminari per la risoluzione del problema siano risultati inefficaci.

Le linee guida sono completate da documenti che definiscono:

  • una metodologia di monitoraggio sistematico della percezione olfattiva avvertita dalla popolazione (parte II), che include la verifica e la validazione delle segnalazioni;
  • le modalità di campionamenti olfattometrici in campo, per la determinazione dell’impatto odorigeno (parte III);
  • la metodologia di caratterizzazione chimica delle sostanze odorigene (parte IV);
  • i requisiti che devono essere soddisfatti nella redazione di uno studio di impatto olfattivo mediante simulazione modellistica meteodispersiva (parte V). 

La DGR ha definito il percorso per affrontare le problematiche di disturbo olfattivo, coinvolgendo attivamente i soggetti interessati. Dall’emanazione della DGR sono stati attivati numerosi Tavoli di Confronto sul territorio regionale.


Fonte: Arpa Piemonte