ACQUA

Il raggiungimento dello Stato Buono per le risorse idriche rientra in due Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e in particolare nei seguenti:

Obiettivo 6
Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie

Obiettivo 15
Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre

Tutela a valorizzazione delle risorse idriche

Obiettivi

La Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, istituisce un quadro di azione comunitaria per impedire il deterioramento dello stato dei corpi idrici dell’Unione europea e conseguire l’obiettivo ambientale di «buono stato» delle acque superficiali interne (fiumi corsi d’acqua e laghi), sotterranee, marino-costiere e di transizione.

Gli obiettivi della Direttiva 2000/60/CE, denominata Direttiva Quadro Acque (DQA), e delle norme ad essa correlate (Direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane, la Direttiva 91/676/CEE sulla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole, la Direttiva 2007/60/CE sulla valutazione e gestione dei rischi di alluvioni, la Decisione 2455/2001/CE relativa all'istituzione di un elenco di sostanze prioritarie in materia di acque, Direttiva 2006/118/CE relativa alla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento) concorrono all’obiettivo prioritario della Decisione 1386/2013/UE di “proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale dell’Unione”.

Obiettivi della Direttiva sono:

  • proteggere tutte le acque superficiali e sotterranee al fine di raggiungere il Buono stato ambientale;
  • ridurre l’inquinamento causato da sostanze pericolose prioritarie e l’arresto o l’eliminazione graduale delle emissioni, gli scarichi e le perdite di tali sostanze;
  • assicurare la graduale riduzione dell’inquinamento delle acque sotterranee e impedirne l’aumento;
  • contribuire a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità;
  • agevolare un uso sostenibile della risorsa idrica;
  • tutelare le aree protette istituite ai sensi della normativa comunitaria al fine di conservare gli habitat e le specie che dipendono direttamente dagli ambienti acquatici e le acque superficiali e sotterranee in esse contenute.

Tra le aree protette ai sensi della Direttiva 2000/60/CE vi sono le acque  aree designate per l’estrazione di acqua destinata al consumo umano, i corpi idrici intesi a scopo ricreativo, comprese le aree designate per la balneazione ai sensi della Direttiva 2006/7/CE, le aree sensibili ai nutrienti, comprese quelle designate ai sensi delle Direttive 91/676/CEE e 91/271/CEE, aree designate per la protezione degli habitat e delle specie nelle quali la qualità delle acque è importante per la loro protezione, compresi i siti Natura 2000 istituiti ai sensi delle Direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE.

I successivi emendamenti e le correzioni alla direttiva 2000/60/CE sono stati inclusi nel testo della versione consolidata che ha esclusivamente un valore documentale.

La normativa europea è recepita nell'ordinamento nazionale dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 - Norme in materia ambientale, denominato “Codice dell’Ambiente”, che individua obiettivi generali e strumenti pianificatori per implementare la DQA sul territorio nazionale, disciplina le modalità di monitoraggio, elaborazione e valutazione dei dati ai fini della classificazione dello stato di qualità delle acque superficiali e sotterranee e le attività di controllo; disciplina inoltre tutti gli aspetti nazionali riguardanti il raggiungimento degli obiettivi ambientali e l’identificazione delle misure di pianificazione necessarie per fornire una risposta adeguata al territorio.

Strumenti e azioni

La normativa delega chiari compiti alle autorità nazionali nella predisposizione degli strumenti e nell’attuazione delle azioni necessarie al conseguimento degli obiettivi ambientali definiti a livello comunitario:

  • predisporre, per ogni bacino distrettuale, il «Piano di Gestione del Distretto Idrografico», che rappresenta lo strumento di pianificazione attuativo delle disposizioni comunitarie per evitare il deterioramento delle acque superficiali, proteggere e migliorare le acque sotterranee e preservare le aree protette; il D.Lgs. 152/2006 inoltre prevede la predisposizione del Piano di Tutela delle Acque per un’attuazione delle misure di distrettuali maggiormente territorializzata sulle singole Regioni;
  • analizzare le caratteristiche di ciascun bacino idrografico, attraverso la caratterizzazione quali-quantitativa delle pressioni antropiche che possono generare impatti sui corpi idrici, la valutazione del rischio di non raggiungimento o di non mantenimento degli obiettivi ambientali previsti dalla normativa;
  • effettuare una analisi economica dell’utilizzo idrico;
  • monitorare lo stato delle acque superficiali e sotterranee in ciascun bacino;
  • istituire un registro delle aree protette, al fine di proteggere le acque superficiali e sotterranee in esse contenute e gli habitat e le specie che da esse dipendono
  • garantire che il costo dei servizi idrici sia recuperato, in modo che le risorse siano utilizzate in modo efficiente e che chi inquina paghi;
  • predisporre un programma di misure per ogni Distretto Idrografico al fine di conseguire gli obiettivi ambientali di “buono stato”. Tra le misure sono annoverati i procedimenti autorizzativi, i controlli delle emissioni e delle immissioni di inquinanti, i controlli delle estrazioni delle acque superficiali e sotterranee, le valutazioni di impatto ambientale.
  • trasmettere alla Commissione Europea i dati e la documentazione relativa ai Piani di Gestione Distrettuali.

Per quanto riguarda il bacino padano di cui la Regione Piemonte fa parte, è vigente il 2° Piano di Gestione del Distretto Idrografico del fiume Po  relativo al ciclo di pianificazione 2015-2021, tuttavia da tre anni sono in corso  le attività per la predisposizione del Piano di Gestione che si concluderanno nel dicembre 2021 con l’adozione, da parte dell’Autorità di bacino distrettuale del Fiume Po e delle Regioni, del nuovo atto di pianificazione.

Contestualmente Regione Piemonte ed ARPA Piemonte hanno già avviato il Programma di monitoraggio regionale delle acque superficiali e sotterranee. Il programma è sessennale 2020-2025 ed è propedeutico alla verifica del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano vigente e alla predisposizione del 4° ciclo di pianificazione. Le attività di monitoraggio quali-quantitativo degli elementi previsti dalla normativa per le acque superficiali (chimici, biologici, idrologici, morfologici) e sotterranee (fisico-chimici, quantitativi) sono, infatti, finalizzate alla valutazione dello stato quali-quantitativo della risorsa, e costituiscono la base di conoscenza che, unitamente all’analisi del rischio, permette di mettere a punto le misure di gestione, miglioramento e tutela  delle acque.

A dicembre 2016 è stato adottato il Piano di Bilancio Idrico del Distretto del Po che costituisce una delle misure urgenti del Piano di Gestione, volta ad assicurare l’equilibrio tra disponibilità di risorse e fabbisogni; è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo con il quale vengono pianificate e programmate le linee di intervento e le azioni necessarie per raggiungere e mantenere l’equilibrio del bilancio idrico in stretta collaborazione con l’Autorità di bacino del Po. Anche questo Piano, essendo parte integrante del Piano di Gestione distrettuale, è in fase di aggiornamento.

Quest’anno la Giunta regionale del Piemonte, con DGR 8-3089 del 16 aprile 2021, ha riassunto la proposta nel nuovo Piano di Tutela delle Acque che attualmente è all’esame del Consiglio regionale per l’approvazione definitiva. Il Piemonte ha scelto di rivedere la propria pianificazione regionale contestualmente a quella distrettuale, per meglio adeguare alla propria realtà territoriale alle scelte e alle misure identificate nel Piano di Gestione del Po.

QUALITÀ DELLE ACQUE

Nel 2015 è stato avviato il secondo sessennio di monitoraggio ai sensi del Decreto 260/2010, relativo al periodo 2015-2019 nell’ambito del 2° Piano di Gestione Distrettuale del Po. Nella presente Relazione sullo Stato dell'Ambiente viene presentato il monitoraggio delle acque superficiali (fiumi e laghi) svolto nel 2019.

In base a quanto concordato a scala distrettuale, il 2014 è utilizzato come anno in comune tra l’ultimo ciclo del sessennio 2009-2014 e il primo del sessennio 2014-2019.
La valutazione degli indici di Stato relativi all’anno 2019 ha concluso il triennio di monitoraggio, permettendo così la verifica del raggiungimento degli obiettivi di qualità al 2021 sulla base dei dati dei due trienni di monitoraggio 2014-2016 e 2017-2019.
Al termine del sessennio di monitoraggio 2014-2019, relativamente ai fiumi, emerge come il 47% dei corpi idrici presenti uno Stato Ecologico Buono o superiore e il 53% Sufficiente o inferiore. Per quanto riguarda lo Stato Chimico il 77% dei corpi idrici risulta Buono.

Al termine del sessennio di monitoraggio 2014-2019, relativamente ai laghi, emerge come il 73% dei corpi idrici presenti uno Stato Ecologico Buono o superiore e il 27% Sufficiente. Per quanto riguarda lo Stato Chimico il 91% dei corpi idrici risulta Buono.

La classificazione rimane uno degli aspetti più importanti che consente di misurare la rilevanza degli impatti determinati sul corpo idrico (a carico di una o più delle componenti monitorate) dall’insieme delle pressioni antropiche.

Attraverso la revisione dell’Analisi delle Pressioni avvenuta nel 2019-2020, applicando la metodologia definita a livello distrettuale, sono state individuate le pressioni antropiche più significative sui corpi idrici, cioè quelle potenzialmente in grado di pregiudicarne il raggiungimento o il mantenimento degli obiettivi di qualità. Tra queste risultano più significative le alterazioni morfologiche, in particolar modo relative alle modificazioni della zona ripariale, i prelievi, gli scarichi di acque reflue urbane e l’agricoltura.
La valutazione dei singoli indici può non essere esplicativa del reale stato del corpo idrico; infatti può esserci presenza di una alterazione anche quando essa non si traduce in uno stato di qualità inferiore al Buono o comunque in un cambio di classe di Stato.
Per tale motivo è indispensabile l’analisi integrata dei dati di stato insieme agli impatti ambientali presenti, (attraverso l’utilizzo di specifici indicatori quali contaminazione da pesticidi, VOC, inquinamento da nutrienti e carico organico) al fine di confermare i risultati dell’Analisi delle Pressioni e di verificare l’efficacia delle misure di tutela o miglioramento messe in atto.