Percorsi educativi: Porte Aperte Scuole 2025

Anno
2026

Porte Aperte Scuole è un progetto di educazione alla sostenibilità dedicato alle scuole superiori di secondo grado, che si è tenuto in presenza nel mese di dicembre 2024 e dal mese di gennaio al mese di aprile 2025.

Il progetto Porte Aperte Scuole

Abbiamo offerto:
•    29 percorsi visita
•    65 appuntamenti a calendario

Abbiamo incontrato:
•    924 ragazze e ragazzi
•    48 classi
•    27 istituti
•    77 docenti

Hanno partecipato:
•    Struttura Promozione ambientale di Arpa Piemonte
•    12 referenti di educazione alla sostenibilità 
•    60 tecnici

Sono state visitate le sedi di Arpa di:
•    Alessandria
•    Asti
•    Crusinallo di Omegna
•    Cuneo
•    Grugliasco (To)
•    Ivrea (To)
•    La Loggia (To)
•    Novara
•    Torino

I ragazzi e i docenti che hanno aderito all’iniziativa sono stati accolti presso tali sedi dove hanno potuto visitare i laboratori, dialogare con gli esperti, conoscere gli strumenti utilizzati per il controllo e il monitoraggio ambientale del territorio. 
I percorsi visita proposti toccavano numerose tematiche: la meteorologia, il cambiamento climatico, l’epidemiologia, la geologia, l’aria, l’acqua, il suolo, il rumore e le radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, la rappresentazione geografica dei dati ambientali, l’amianto.

Come per l’anno scolastico precedente la prenotazione è stata online e sono stati programmati gli incontri propedeutici su appuntamento con i docenti.
 

Percorsi Porte Aperte Scuole 2024
Sede percorso Percorso visita
Alessandria Un giorno da chimico per analizzare il suolo
Alessandria Un giorno da chimico per analizzare le acque
Asti Come stanno i nostri fiumi? Ce lo dice il biomonitoraggio
Crusinallo di Omegna Acque reflue: cosa buttare e non nel WC
Crusinallo di Omegna Perché i pollini ci fanno starnutire? Le acque superficiali sono in buona salute? Un tuffo nel lago?
Crusinallo di Omegna Tra acqua (dolce) e terra... i sedimenti
Cuneo I campi elettromagnetici e le interazioni con l'essere umano
Grugliasco Amianto: il percorso di una fibra dal Macro al Micro
Grugliasco Quai sono le attività del nostro laboratorio? Vieni a scoprirlo
Ivrea L'aria è radioattiva? Il radon, cos'è e come si misura
Ivrea Misuriamo l'invisibile: campi elettromagnetici e radiazione UV
Ivrea Siamo tutti radioattivi?
La Loggia Quanto ne sai di biologia molecolare? Una lente di ingrandimento sull'ambiente
Novara La qualità dell'aria e le nuove generazioni
Torino Cambiamento climatico ed effetti sul territorio
Torino Che cosa sono le ondate di calore? Come facciamo a proteggere la nostra salute?
Torino Cosa succede durante un'allerta?
Torino Epidemiologia ambientale e inquinamento atmosferico
Torino I dati ambientali a portata di mappa
Torino I dottori del meteo
Torino Il sistema di allerta: visita al Centro Funzionale di Arpa Piemonte
Torino Meteo: come si fa a prevedere il futuro?
Torino Misuriamo il rumore
Torino Pollini e cambiamento climatico: quale relazione
Torino Sai cos'è il clima e il cambiamento climatico?
Torino Scopriamo l'epidemiologia ambientale: l'esperienza del termovalorizzatore di Torino
Torino Un giorno da geologo
Torino L'uso del cellulare ha potenziale e rischi: ne siamo consapevoli?
Vercelli Com'è l'aria che respiriamo
Percorsi di visita attivati nel 2025 per il progetto Porte Aperte Scuole. Fonte Arpa Piemonte.
Alcuni momenti dei percorsi di Porte Aperte Scuole nel 2025
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Gruppo di Redazione
Educazione alla sostenibilità

Il Pianeta intonato

Anno
2026

Tra le proposte più originali e innovative presenti nel catalogo formativo di Arpa Piemonte, Il Pianeta Intonato rappresenta un’esperienza di educazione alla sostenibilità che affianca ai tradizionali approcci informativi una forte dimensione espressiva e relazionale. Il progetto nasce dalla consapevolezza che le sfide ambientali contemporanee richiedano percorsi educativi capaci non soltanto di trasmettere conoscenze, ma anche di coinvolgere la sfera emotiva e culturale delle persone, favorendo una comprensione più profonda e partecipata dei temi della sostenibilità.

Concepito come un evento di taglio teatrale e musicale, il format si fonda sull’incontro tra competenze differenti e complementari: quelle tecnico-scientifiche, quelle artistiche e quelle pedagogiche. Sul palco si alternano infatti tre figure professionali provenienti da ambiti diversi – un ingegnere ambientale, un artista musicista e un pedagogista – a testimonianza del carattere intrinsecamente interdisciplinare della sostenibilità, tema che richiede il dialogo costante tra scienze, discipline umanistiche, educazione e cultura.

Attraverso narrazioni, riflessioni, musica eseguita dal vivo e momenti di interazione con il pubblico, Il pianeta intonato propone una modalità di apprendimento basata sulla partecipazione e sul coinvolgimento emotivo. L’obiettivo non è soltanto approfondire contenuti ambientali, ma offrire ai docenti strumenti metodologici e suggestioni educative utili a promuovere nelle classi una cultura della sostenibilità capace di integrare ragione ed emozione, conoscenza e responsabilità, dati scientifici e dimensione valoriale. In questa prospettiva, il teatro e la musica diventano linguaggi in grado di creare connessioni tra scienze naturali e discipline umanistiche, favorendo processi di apprendimento significativi e duraturi.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di educazione alla sostenibilità promosso da Arpa Piemonte, che riconosce nell’approccio interdisciplinare uno degli elementi essenziali per affrontare la complessità delle questioni ambientali contemporanee. Il format trae inoltre origine da precedenti esperienze educative sviluppate dall’Agenzia, tra cui il progetto Musica d’Ambiente, consolidando una riflessione pluriennale sul ruolo delle arti e della narrazione nella promozione di comportamenti consapevoli e orientati alla tutela dell’ambiente.

Nel corso dell’anno scolastico 2024/2025, Il pianeta intonato è stato proposto il 25 settembre 2024 a Novara e il 26 settembre 2024 a Vercelli, per poi essere ospitato il 14 marzo 2025 nel Comune di Battipaglia, in Campania, nell’ambito di un’iniziativa dedicata ai cambiamenti climatici e alla sostenibilità. Gli appuntamenti hanno registrato una partecipazione significativa di docenti, studenti e cittadini, confermando l’interesse verso formule educative capaci di coniugare rigore scientifico, divulgazione e linguaggi artistici.

Ciascun incontro, della durata di circa un’ora e mezza, ha offerto al pubblico un’esperienza formativa che ha intrecciato scienze ambientali, musica, arti espressive e riflessione pedagogica, nella convinzione che l’educazione alla sostenibilità possa risultare particolarmente efficace quando riesce a coinvolgere contemporaneamente dimensioni cognitive, emotive e relazionali.

Di seguito si riporta il collegamento al video realizzato in occasione della presentazione del format presso il Circolo dei Lettori di Torino, il 14 dicembre 2023 Il pianeta intonato.

locandina il Pianeta Intonato - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Il pianeta intonato: https://www.youtube.com/watch?v=63Uj1lD8_vY

Miti di fondazione: https://www.mitidifondazione.unito.it

Video della presentazione del format presso il Circolo dei lettori il 14 dicembre 2023 https://www.youtube.com/watch?v=63Uj1lD8_vY

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In redazione
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Educazione alla sostenibilità

Monitoraggio della radioattività artificiale

Anno
2026

Dagli anni immediatamente successivi all’incidente di Chernobyl del 1986 a oggi, la radioattività artificiale è molto diminuita. 

In particolare, sono rilevanti i dati del Cs-137, che è l’elemento radioattivo di origine artificiale più significativo. 

Fonte Arpa Piemonte

La diminuzione è in parte dovuta al decadimento fisico (il Cs-137 ha un tempo di dimezzamento di 30 anni, per cui oggi più della metà di quello depositatosi nel 1986 è ormai decaduto) e in parte alla penetrazione nel terreno del radionuclide stesso. Questo fenomeno rende il Cs-137 progressivamente sempre meno disponibile al trasferimento nella biosfera (piante e animali) e che ne riduce anche l'irraggiamento dal suolo.

Fonte Arpa Piemonte

Ciò che si osserva attualmente, dopo una fase di relativamente rapida diminuzione negli anni immediatamente successivi al 1986, è un’oscillazione intorno a valori più o meno costanti. La complessiva diminuzione del Cs-137, governata principalmente dal lento decadimento fisico, non è più chiaramente percepibile su una scala temporale di pochi anni nei vari comparti ambientali nei quali, evidentemente, agiscono anche differenti meccanismi di redistribuzione.

Informazioni e risorse aggiuntive

Cesio 137 - Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cesio-137

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Redazione RSA

Radioattività ambientale

Tema
Tipo
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Il controllo dello stato della radioattività, di origine naturale e artificiale, avviene attraverso le reti di monitoraggio della radioattività ambientale

Sul territorio piemontese insiste sia la rete nazionale, attualmente coordinata da ISIN (Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione) sia quella regionale, concordata con la Regione Piemonte e focalizzata su alcune realtà specifiche del territorio. 

Fonte Arpa Piemonte

Nell’ambito delle reti vengono analizzate matrici ambientali e alimentari. Il radionuclide artificiale tuttora misurato in ambiente e talvolta anche in alcuni alimenti è il Cs-137, riconducibile essenzialmente all’incidente di Chernobyl del 1986

In alcune matrici, si riscontrano ancora occasionalmente lo Sr-90 e il Plutonio, risalenti ai test nucleari effettuati in atmosfera negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, sebbene in tracce molto deboli.

Fonte Arpa Piemonte

Il fine ultimo delle reti è il calcolo di dose all’individuo rappresentativo della popolazione, dovuta principalmente all’ingestione di alimenti contenenti radionuclidi e all'irraggiamento proveniente dal suolo e dai raggi cosmici.

I livelli di concentrazione dei radionuclidi si sono mantenuti in linea con quelli degli anni precedenti e quindi la dose ricevuta dalla popolazione è rimasta sostanzialmente uguale rispetto al passato.

Fonte Arpa Piemonte

Arpa Piemonte, Dipartimento Tematico Rischi Fisici e Tecnologici, è il riferimento in Piemonte delle reti di monitoraggio della radioattività ambientale. 

In base all’esito delle misure effettuate ogni anno viene stimata la dose efficace all’individuo rappresentativo della popolazione piemontese. 

La dose dovuta alla radioattività artificiale risulta sempre molto inferiore a quella dovuta alla radioattività naturale.

Informazioni e risorse aggiuntive

Cesio 137 - Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Cesio-137

Stronzio 90 - Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Stronzio-90

Plutonio - Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Plutonio

Anno
2026
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Gruppo di Redazione

Zone Silenziose in Aperta Campagna

Capitolo
Rumore, risposte
Anno
2026

Su incarico e a supporto della Regione, a fine 2024 Arpa ha avviato un progetto per l’individuazione delle potenziali Zone Silenziose in Aperta Campagna (ZSAC) in Piemonte aggiornato successivamente nel settembre 2025.

Le ZSAC sono aree geografiche in cui i livelli sonori derivanti da attività umane (antropofonia) sono contenuti, e i paesaggi acustici sono dominati principalmente da suoni naturali, come quelli prodotti da organismi viventi (biofonia) e da fenomeni ambientali (geofonia). Queste zone svolgono un ruolo fondamentale nella tutela della biodiversità e nella promozione del benessere umano. L'individuazione di tali aree è regolamentata dal decreto direttoriale del MITE 16/2022 "Definizione delle modalità per l'individuazione e la gestione delle zone silenziose di un agglomerato e delle zone silenziose in aperta campagna", attuativo del D.lgs 194/2005 e della Direttiva Europea 2002/49/CE. 

La Direttiva Europea 2002/49/CE definisce “zona silenziosa in aperta campagna” una zona - delimitata dalla competente autorità, che non risente del rumore del traffico, di attività industriali o di attività ricreative.

Il D.lgs 194/2005 definisce come zona silenziosa in aperta campagna un'area situata al di fuori degli agglomerati urbani, individuata dalla Regione territorialmente competente su proposta dell’autorità comunale, che non è interessata dal rumore proveniente da infrastrutture di trasporto, attività industriali o ricreative.

Il Decreto direttoriale MITE n. 16/2022 stabilisce, nello specifico, le funzioni dei Comuni e delle Regioni. In particolare, le Regione devono: 

  • promuovere l’individuazione, da parte dei Comuni, delle ZSAC;
  • fornire i dati necessari alle amministrazioni comunali per l’individuazione delle ZSAC, secondo le modalità riportare nell’Allegato A dello stesso Decreto;

  • individuare le potenziali ZSAC in alternativa alla fornitura dei dati o nel caso di mancata proposta da parte dei Comuni;

  • identificare la delimitazione finale delle ZSAC, anche attraverso l’aggregazione di zone silenziose che ricadono su più amministrazioni comunali, sulla base delle proposte formulate dai Comuni.

I risultati del lavoro svolto hanno evidenziato 63 potenziali zone silenziose tra loro disgiunte, distribuite su 324 comuni, pari a circa il 27% dei 1.180 comuni dell’intero territorio regionale. 
La superficie complessiva delle aree individuate è pari a 5.000 km², corrispondenti al 21% circa dell’estensione territoriale totale della regione, con una distribuzione che risulta concentrata prevalentemente lungo l’arco alpino
I sentieri escursionistici che attraversano queste aree presentano uno sviluppo di 3.600 chilometri, pari al 26% dell’intera rete escursionistica regionale.

Carta tematica della distribuzione delle potenziali ZSAC in Piemonte
Percentuale di estensione territoriale delle potenziali ZSAC per provincia e complessivamente in Piemonte

Per valutare l'efficacia della metodologia adottata, è stato effettuato un confronto con il Quietness Suitability Index (QSI), un indice sviluppato a livello europeo per identificare le aree potenzialmente silenziose basato su criteri di distanza dalle sorgenti sonore e su un Land Cover adattato a fini naturalistici. I dati, disponibili in formato raster TIF con una risoluzione di 100 metri e valori su una scala da 0 a 100 (dove 100 indica la massima idoneità alla quiete), sono resi pubblici per l’intero territorio europeo dall’Agenzia Europea per l’Ambiente. 

Tramite l'utilizzo di strumenti di analisi spaziale, l’indice QSI per le diverse zone del Piemonte è stato confrontato con le proposte di aree ZSAC individuate. Nelle ZSAC il valore medio del QSI è di 70,9, con una variazione contenuta (deviazione standard di 6,4), a conferma dell’efficacia del metodo usato per identificare queste zone di quiete.
 

Box plot e distribuzione dell’indice QSI medio all’interno delle potenziali ZSAC in Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Direttiva Europea 2002/49/CE - Determinazione e gestione del rumore ambientale https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2002/49/oj

Decreto Legislativo 194/2005 - Attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale  https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2005;194

 Decreto direttoriale MITE n. 16/2022 - Definizione delle modalità per l'individuazione e la gestione delle zone silenziose di un agglomerato e delle zone silenziose in aperta campagna https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/05/23/22A03002/sg

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Gruppo di Redazione
Rumore

Il progetto Pura Lana Piemontese

In Italia, invece di essere considerata una risorsa di pregio, la lana è classificata come rifiuto speciale, con conseguenti alti costi di smaltimento per gli allevatori piemontesi che devono gestirla dopo le periodiche tosature dei capi: per mitigare tale problematica ed esplorare una via per la valorizzazione della lana prodotta, nasce nel 2023 il progetto pilota sperimentale PURA LANA PIEMONTESE, promosso dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, d’intesa con l’ARAP. (Associazione Regionale Allevatori Piemonte), i cui associati, in larga maggioranza, allevano razze ovine prevalentemente autoctone, alcune delle quali classificate a rischio di estinzione, e che contribuiscono al mantenimento della biodiversità animale ed al presidio dei territori più svantaggiati collinari e montani.

Il progetto, approdato nel 2024 alla seconda edizione, è portato avanti dall'unità di Produzioni animali dell’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), da ARAP (Ente Associazione Regionale Allevatori del Piemonte) e dall'azienda no profit BtWC (Ente Consorzio Biella The Wool Company).

Il progetto ha visto, nella prima fase, l'organizzazione della raccolta e il ritiro dei lotti di lana sucida dai singoli allevatori, con lo stoccaggio dei lotti di lana presso i magazzini e la consegna al Centro di lavorazione lana di Biella. Nel secondo step, attualmente ancora in fase attuativa, si è prefissato di effettuare la selezione manuale e l'analisi qualitativa (resa, diametro fibre, lunghezza, colore, etc.) di una quota della lana raccolta, al fine di redigere un quadro sulla qualità media della lana presente in Piemonte e di identificare l’opportunità della sua valorizzazione nella filiera tessile.

Nel 2025 il progetto si è concluso, da un punto di vista economico, evidenziando specifiche criticità: sulla base delle caratteristiche qualitative e delle analisi certificate, la lana raccolta è stata suddivisa inintre lotti, a ciascuno dei quali è stato attribuito un diverso valore economico. La lana di prima scelta ha un prezzo di vendita che oscilla tra i 65 e gli 80 centesimi di € al kg. Nella seconda scelta il valore diminuisce, variando tra i 50 e i 60 centesimi. La terza scelta si ferma a 20-30 centesimi al kg.

Per gli scarti, il costo di smaltimento si aggira intorno ai 30 centesimi al kg. Tenendo conto dei quantitativi di ciascuna categoria, i circa 43.000 chilogrammi di lana selezionata hanno un valore di mercato potenziale di poco superiore ai 20.000 €, che corrisponde a un valore medio pari a 46 centesimi al chilo

Al momento attuale, tale valore non è in grado di coprire i costi necessari alla raccolta (affitto capannoni per stoccaggio e trasporto) e quelli di selezione manuale. Per migliorare la situazione sarebbe necessario intervenire su alcuni aspetti importanti della filiera della lana sucida:

  • migliorare la qualità della lana raccolta in allevamento, sensibilizzando e istruendo gli allevatori sulle buone pratiche per la tosatura e la raccolta, andando così ad aumentare le quote di lana di prima scelta e il valore della stessa;
  • intervenire sugli aspetti burocratici che aggravano le fasi dello stoccaggio e del trasporto della lana sucida, classificato attualmente come rifiuto speciale;
  • valorizzare la trasformazione tessile della lana “locale” creando una filiera regionale/locale che sappia dare il giusto riconoscimento ad un prodotto che fa parte della storia agricola, artigianale e industriale del Piemonte. 

Sempre nell’ambito della gestione dei sottoprodotti della lana, con Deliberazione della Giunta Regionale 11 aprile 2023, n. 10-6722 sono state approvate le Linee guida regionali finalizzate a fornire un quadro di riferimento comune e l’uniformità nell’interpretazione normativa a supporto degli operatori, che devono produrre la documentazione utile a provare il soddisfacimento delle condizioni per l’impiego dei sottoprodotti per favorire la gestione dei residui dei cicli produttivi in modo “circolare”.

Con D.D. 513 del 19 luglio 2023, è stato istituito il Gruppo di Lavoro sui Sottoprodotti, che ha condotto degli approfondimenti sulle caratteristiche tecniche e merceologiche dei residui della produzione della filiera del tessile, producendo le valutazioni sugli aspetti gestionali che consentono di qualificare tali residui di produzione come sottoprodotti nel rispetto delle condizioni di cui all’articolo 184-bis del Testo Unico Ambientale (d.lgs. n. 152/2006).

Con lo stesso atto, è stata predisposta una scheda tecnica relativa alla Filiera del Tessile che, sulla base del modello proposto dalla Linee guida regionali fornisce indicazioni a supporto degli operatori in merito ai seguenti aspetti, a partire dalla lana succida:

  • processo di produzione;
  • tipologia del sottoprodotto;
  • utilizzo e trattamenti;
  • requisiti standard;
  • tracciabilità;
  • aspetti gestionali, etichettatura, movimentazione, trasporto.

 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

In Italia, invece di essere considerata una risorsa di pregio, la lana è classificata come rifiuto speciale, con conseguenti alti costi di smaltimento per gli allevatori piemontesi che devono gestirla dopo le periodiche tosature dei capi: per mitigare tale problematica ed esplorare una via per la valorizzazione della lana prodotta, nasce nel 2023 il progetto pilota sperimentale PURA LANA PIEMONTESE, promosso dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, d’intesa con l’ARAP. (Associazione Regionale Allevatori Piemonte), i cui associati, in larga maggioranza, allevano razze ovine prevalentemente autoctone, alcune delle quali classificate a rischio di estinzione, e che contribuiscono al mantenimento della biodiversità animale ed al presidio dei territori più svantaggiati collinari e montani.

Il progetto, approdato nel 2024 alla seconda edizione, è portato avanti dall'unità di Produzioni animali dell’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), da ARAP (Ente Associazione Regionale Allevatori del Piemonte) e dall'azienda no profit BtWC (Ente Consorzio Biella The Wool Company).

Il progetto ha visto, nella prima fase, l'organizzazione della raccolta e il ritiro dei lotti di lana sucida dai singoli allevatori, con lo stoccaggio dei lotti di lana presso i magazzini e la consegna al Centro di lavorazione lana di Biella. Nel secondo step, attualmente ancora in fase attuativa, si è prefissato di effettuare la selezione manuale e l'analisi qualitativa (resa, diametro fibre, lunghezza, colore, etc.) di una quota della lana raccolta, al fine di redigere un quadro sulla qualità media della lana presente in Piemonte e di identificare l’opportunità della sua valorizzazione nella filiera tessile.

Nel 2025 il progetto si è concluso, da un punto di vista economico, evidenziando specifiche criticità: sulla base delle caratteristiche qualitative e delle analisi certificate, la lana raccolta è stata suddivisa inintre lotti, a ciascuno dei quali è stato attribuito un diverso valore economico. La lana di prima scelta ha un prezzo di vendita che oscilla tra i 65 e gli 80 centesimi di € al kg. Nella seconda scelta il valore diminuisce, variando tra i 50 e i 60 centesimi. La terza scelta si ferma a 20-30 centesimi al kg.

Per gli scarti, il costo di smaltimento si aggira intorno ai 30 centesimi al kg. Tenendo conto dei quantitativi di ciascuna categoria, i circa 43.000 chilogrammi di lana selezionata hanno un valore di mercato potenziale di poco superiore ai 20.000 €, che corrisponde a un valore medio pari a 46 centesimi al chilo

Al momento attuale, tale valore non è in grado di coprire i costi necessari alla raccolta (affitto capannoni per stoccaggio e trasporto) e quelli di selezione manuale. Per migliorare la situazione sarebbe necessario intervenire su alcuni aspetti importanti della filiera della lana sucida:

  • migliorare la qualità della lana raccolta in allevamento, sensibilizzando e istruendo gli allevatori sulle buone pratiche per la tosatura e la raccolta, andando così ad aumentare le quote di lana di prima scelta e il valore della stessa;
  • intervenire sugli aspetti burocratici che aggravano le fasi dello stoccaggio e del trasporto della lana sucida, classificato attualmente come rifiuto speciale;
  • valorizzare la trasformazione tessile della lana “locale” creando una filiera regionale/locale che sappia dare il giusto riconoscimento ad un prodotto che fa parte della storia agricola, artigianale e industriale del Piemonte. 

Sempre nell’ambito della gestione dei sottoprodotti della lana, con Deliberazione della Giunta Regionale 11 aprile 2023, n. 10-6722 sono state approvate le Linee guida regionali finalizzate a fornire un quadro di riferimento comune e l’uniformità nell’interpretazione normativa a supporto degli operatori, che devono produrre la documentazione utile a provare il soddisfacimento delle condizioni per l’impiego dei sottoprodotti per favorire la gestione dei residui dei cicli produttivi in modo “circolare”.

Con D.D. 513 del 19 luglio 2023, è stato istituito il Gruppo di Lavoro sui Sottoprodotti, che ha condotto degli approfondimenti sulle caratteristiche tecniche e merceologiche dei residui della produzione della filiera del tessile, producendo le valutazioni sugli aspetti gestionali che consentono di qualificare tali residui di produzione come sottoprodotti nel rispetto delle condizioni di cui all’articolo 184-bis del Testo Unico Ambientale (d.lgs. n. 152/2006).

Con lo stesso atto, è stata predisposta una scheda tecnica relativa alla Filiera del Tessile che, sulla base del modello proposto dalla Linee guida regionali fornisce indicazioni a supporto degli operatori in merito ai seguenti aspetti, a partire dalla lana succida:

  • processo di produzione;
  • tipologia del sottoprodotto;
  • utilizzo e trattamenti;
  • requisiti standard;
  • tracciabilità;
  • aspetti gestionali, etichettatura, movimentazione, trasporto.

 

Anno
2026

Il progetto BECH.GRIS - Realizzazione del Centro Becchi Fiurinà

Nell’ambito dei progetti volti alla valorizzazione ed alla conservazione delle biodiversità animale in ambito zootecnico, particolare rilievo viene dato alle razze autoctone potenzialmente in via di estinzione.

Dal 2014, la razza caprina Grigia delle Valli di Lanzo - Fiurinà ha ottenuto il riconoscimento ufficiale della razza da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari. Dagli 81 capi censiti nel 2008 si stimano attualmente circa 350 capi allevati non solo nelle Valli di Lanzo, ma anche in altre vallate limitrofe (zone montane marginali) e in altre regioni d’Italia.

Dal momento che il numero di capi di Fiurinà allevati in Piemonte è molto limitato, con un rischio di consanguineità tale per cui è stata recentemente registrata la nascita di maschi acorni sterili, è stato avviato il progetto BECH.GRIS, che prevede la costruzione di un Centro per il ricovero e l’allevamento dei maschi di tale razza presso l’azienda zootecnica della Struttura Didattica Speciale Veterinaria di Grugliasco.

La finalità del progetto è quello di selezionare, su base morfologica da parte di esperti di razza e genetica su dati molecolari, i potenziali riproduttori, che durante la stagione riproduttiva saranno consegnati nelle aziende secondo una turnazione programmata per evitare problemi di consanguineità. Il progetto, di durata triennale, è portato avanti da

  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – DISAFA;
  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Veterinarie – DSV;
  • Associazione Capra Grigia Valli di Lanzo o Fiurinà.

 

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nell’ambito dei progetti volti alla valorizzazione ed alla conservazione delle biodiversità animale in ambito zootecnico, particolare rilievo viene dato alle razze autoctone potenzialmente in via di estinzione.

Dal 2014, la razza caprina Grigia delle Valli di Lanzo - Fiurinà ha ottenuto il riconoscimento ufficiale della razza da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari. Dagli 81 capi censiti nel 2008 si stimano attualmente circa 350 capi allevati non solo nelle Valli di Lanzo, ma anche in altre vallate limitrofe (zone montane marginali) e in altre regioni d’Italia.

Dal momento che il numero di capi di Fiurinà allevati in Piemonte è molto limitato, con un rischio di consanguineità tale per cui è stata recentemente registrata la nascita di maschi acorni sterili, è stato avviato il progetto BECH.GRIS, che prevede la costruzione di un Centro per il ricovero e l’allevamento dei maschi di tale razza presso l’azienda zootecnica della Struttura Didattica Speciale Veterinaria di Grugliasco.

La finalità del progetto è quello di selezionare, su base morfologica da parte di esperti di razza e genetica su dati molecolari, i potenziali riproduttori, che durante la stagione riproduttiva saranno consegnati nelle aziende secondo una turnazione programmata per evitare problemi di consanguineità. Il progetto, di durata triennale, è portato avanti da

  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – DISAFA;
  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Veterinarie – DSV;
  • Associazione Capra Grigia Valli di Lanzo o Fiurinà.

 

Anno
2026

Il progetto GERM.ONTE

Dal 2018, un nuovo impulso alla conservazione ed alla valorizzazione dell’agrobiodiversità locale è scaturito nell’ambito del Programma regionale di ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola, con l’avvio di un progetto a regia regionale, approvato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali già nel 2017, denominato GERM.ONTE (GERMoplasma e agro-biodiversità del PiemONTE). 

Ogni anno il Ministero mette a disposizione, alle Regioni che intendono presentare una progettualità in tema di agro-biodiversità, il fondo istituito dall'art. 10 della l. 194/2015: la Regione Piemonte, in particolare, propone al Ministero una versione annuale della programmazione prevista dal progetto GERM.ONTE.

A partire dal 2020, nell’ambito del progetto GERM.ONTE si è provveduto alla creazione di un partenariato di soggetti di lunga e comprovata esperienza nell’identificazione, recupero e conservazione delle varietà vegetali

Le diverse edizioni del progetto hanno portato in un primo tempo alla individuazione di varietà locali e a rischio di erosione genetica di specie vegetali, alla loro iscrizione all’Anagrafe nazionale della biodiversità e, nel contempo, all’identificazione di agricoltori custodi, che ancora coltivano tali risorse genetiche e che sono entrati ufficialmente nel partenariato del progetto GERM.ONTE a partire dalla quinta edizione, che ha preso l’avvio nel corso del 2023 con il titolo “Valorizzazione dell'agrobiodiversità attraverso la divulgazione”.

Sono stati realizzati campi catalogo a parcelle e orti didattici finalizzati ad azioni di divulgazione, quali gli incontri tecnico-pratici volti alla diffusione delle conoscenze sulle risorse genetiche in esame, con particolare riferimento alle caratteristiche fenotipiche, alle pratiche agronomiche adottate, alle strategie di selezione ed alle tecniche di moltiplicazione e conservazione delle sementi.

Sono state sviluppate anche attività di divulgazione rivolte alle scuole superiori, nonché ai consumatori ed in generale ai soggetti interessati alla coltivazione, trasformazione ed utilizzo delle risorse genetiche oggetto del progetto GERM.ONTE, che a partire dal 2022 ha sviluppato come nuovo filone le attività di studio preliminari all'istituzione di itinerari dell’agrobiodiversità del Piemonte, con il coinvolgimento degli agricoltori custodi che coltivano in situ una o più varietà conservate ex situ dai centri di conservazione del germoplasma, ed altre cultivar di interesse locale.

Nel 2025 è stata completatala sesta edizione del progetto GERM.ONTE, iniziato nel 2024 e incentrato sulla divulgazione, tramite iniziative rivolte ai consumatori, alle scuole e ai tecnici del settore, della cultura legata all'agro-biodiversità animale.

Hanno preso parte al progetto GERM.ONTE 6 i seguenti Enti di ricerca:

  • Università degli Studi di Scienze Gastronomiche (UNISG), in qualità di capofila;
  • Università degli studi di Torino-Dipartimento di Scienze Veterinarie e Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), in qualità di partner;
  • allevatori custodi delle razze in via di estinzione genetica. 

Il progetto GERM.ONTE 6 ha visto la realizzazione delle seguenti attività:

  1. inserimento in Anagrafe Nazionale per la Biodiversità di interesse agricolo e alimentare di schede descrittive di 10 razze animali: capra di Roccaverano, capra di Grigia delle Valli di Lanzo (Fiurnà), capra di Vallesana, Pecora Delle Langhe, pecora Sambucana, pecora Garressina, Gallina Bionda Piemontese, Gallina Bianca di Saluzzo, Gallina Millefiori Piemontese, Coniglio Grigio di Carmagnola;
  2. organizzazione di sette eventi divulgativi sul territorio e tre cene a base di prodotti degli allevatori custodi, rivolti a consumatori, allevatori, studenti ed addetti del settore, tenuti sia presso le sedi universitarie che all'interno degli allevamenti aderenti al progetto o nell’ambito di manifestazioni a tema sul territorio (es. fiere ed iniziative enogastronomiche). Tali eventi sono finalizzati a promuovere la cultura legata alla tutela dell’agrobiodiversità;
  3. attivazione di un workshop formativo per gli allevatori custodi delle razze animali studiate finalizzato ad implementare le conoscenze in ambito zootecnico e di mantenimento della biodiversità animale;
  4. realizzazione di 9 lezioni presso scuole secondarie di Torino e provincia per aumentare le conoscenze e le potenzialità legate alla zootecnia delle razze locali e alla valorizzazione dei prodotti derivati;
  5. organizzazione di un evento pubblico per la Giornata nazionale della Biodiversità, durante la quale sono stati illustrati i risultati del progetto e degustati i piatti realizzati con le risorse genetiche animali;
  6. implementazione del sito web "Biodiversità agricola ed alimentare del Piemonte" con le schede delle 10 razze animali studiate, l’indicazione degli allevatori custodi di riferimento e relativi brevi video illustrativi.

Nel corso del 2025, inoltre, la Regione Piemonte ha avviato il progetto "GERM.ONTE 7 - Studio per l'individuazione e l'istituzione delle Comunità del cibo";

Partecipano a GERM.ONTE 7:

  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e alimentari (DISAFA);
  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Culture, Società e Politiche (CSP);
  • l’Università di Scienze Gastronomiche (UNISG);
  • il Club Amici della Valchiusella.

L’obiettivo generale del progetto è valutare la possibilità di istituire una “Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare” della Valchiusella attraverso la quale tutelare in primo luogo le specie e le razze animali iscritte all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, individuando strumenti per la tutela delle risorse utilizzate nelle aziende agricole del territorio come foraggi freschi o conservati, e utilizzando come leva per promuovere la conservazione della biodiversità connessa a tali risorse, un turismo sostenibile che impiega per l’alimentazione umana fondamentalmente le stesse risorse.

La sfida di questo progetto è coniugare le esigenze dei comparti agricolo, zootecnico e del turismo mitigando la competizione per l’utilizzo delle risorse, dove presente, e attivando sinergie tra gli operatori.

La realtà della Valchiusella rappresenta, in questo progetto, un’esperienza pilota da proporre ad altri contesti con analoghe potenzialità individuando un percorso propedeutico per l'eventuale istituzione delle Comunità del cibo.

Per proporre l’istituzione delle Comunità del cibo è necessario effettuare un censimento delle realtà Piemontesi vocate a diventare Comunità del cibo, partendo dalle varietà e razze diffuse in Piemonte iscritte all'Anagrafe della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, saranno analizzati aspetti quali la presenza di agricoltori custodi, il tessuto sociale nel quale operano, la rete di commercializzazione dei prodotti, eventuali attività in sinergia con amministrazioni locali, scuole, mense, ristorazione, attività di ricezione ed accoglienza turistica, parchi ecc.

Un ulteriore azione del progetto consiste in un ciclo di lezioni presso le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado tenute da docenti di UNITO (DISAFA e CPS) e UNISG, volte alla diffusione delle conoscenze:

  • sui vantaggi derivanti dalla coltivazione delle risorse genetiche locali (ad esempio, l’adozione di pratiche agricole a basso impatto ambientale e la conseguente minore emissione di anidride carbonica);
  • sull’importanza della tutela e valorizzazione dei prodotti agricoli tradizionali e del loro legame con la cultura dell’area di produzione;
  • sull’importanza della corretta gestione di tutte le fasi delle filiere di produzione, volta alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela della biodiversità, alla salubrità del cibo;
  • sull’importanza del recupero, salvaguardia e caratterizzazione delle risorse genetiche, indispensabile per il mantenimento della biodiversità, soprattutto per le specie ed ecotipi a rischio di estinzione;
  • sulle attività di valorizzazione dell'agrobiodiversità, quali gli itinerari e le Comunità del cibo.

I risultati del progetto saranno valorizzati tramite il sito "Biodiversità agricola ed alimentare del Piemonte".

Infine, i risultati delle attività progettuali saranno presentati in due Convegni in occasione della giornata nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare della regione Piemonte, che si terranno intorno al 20 maggio 2026 in Valchiusella e presso la facoltà di Scienze Gastronomiche a Pollenzo.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Dal 2018, un nuovo impulso alla conservazione ed alla valorizzazione dell’agrobiodiversità locale è scaturito nell’ambito del Programma regionale di ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola, con l’avvio di un progetto a regia regionale, approvato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali già nel 2017, denominato GERM.ONTE (GERMoplasma e agro-biodiversità del PiemONTE). 

Ogni anno il Ministero mette a disposizione, alle Regioni che intendono presentare una progettualità in tema di agro-biodiversità, il fondo istituito dall'art. 10 della l. 194/2015: la Regione Piemonte, in particolare, propone al Ministero una versione annuale della programmazione prevista dal progetto GERM.ONTE.

A partire dal 2020, nell’ambito del progetto GERM.ONTE si è provveduto alla creazione di un partenariato di soggetti di lunga e comprovata esperienza nell’identificazione, recupero e conservazione delle varietà vegetali

Le diverse edizioni del progetto hanno portato in un primo tempo alla individuazione di varietà locali e a rischio di erosione genetica di specie vegetali, alla loro iscrizione all’Anagrafe nazionale della biodiversità e, nel contempo, all’identificazione di agricoltori custodi, che ancora coltivano tali risorse genetiche e che sono entrati ufficialmente nel partenariato del progetto GERM.ONTE a partire dalla quinta edizione, che ha preso l’avvio nel corso del 2023 con il titolo “Valorizzazione dell'agrobiodiversità attraverso la divulgazione”.

Sono stati realizzati campi catalogo a parcelle e orti didattici finalizzati ad azioni di divulgazione, quali gli incontri tecnico-pratici volti alla diffusione delle conoscenze sulle risorse genetiche in esame, con particolare riferimento alle caratteristiche fenotipiche, alle pratiche agronomiche adottate, alle strategie di selezione ed alle tecniche di moltiplicazione e conservazione delle sementi.

Sono state sviluppate anche attività di divulgazione rivolte alle scuole superiori, nonché ai consumatori ed in generale ai soggetti interessati alla coltivazione, trasformazione ed utilizzo delle risorse genetiche oggetto del progetto GERM.ONTE, che a partire dal 2022 ha sviluppato come nuovo filone le attività di studio preliminari all'istituzione di itinerari dell’agrobiodiversità del Piemonte, con il coinvolgimento degli agricoltori custodi che coltivano in situ una o più varietà conservate ex situ dai centri di conservazione del germoplasma, ed altre cultivar di interesse locale.

Nel 2025 è stata completatala sesta edizione del progetto GERM.ONTE, iniziato nel 2024 e incentrato sulla divulgazione, tramite iniziative rivolte ai consumatori, alle scuole e ai tecnici del settore, della cultura legata all'agro-biodiversità animale.

Hanno preso parte al progetto GERM.ONTE 6 i seguenti Enti di ricerca:

  • Università degli Studi di Scienze Gastronomiche (UNISG), in qualità di capofila;
  • Università degli studi di Torino-Dipartimento di Scienze Veterinarie e Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), in qualità di partner;
  • allevatori custodi delle razze in via di estinzione genetica. 

Il progetto GERM.ONTE 6 ha visto la realizzazione delle seguenti attività:

  1. inserimento in Anagrafe Nazionale per la Biodiversità di interesse agricolo e alimentare di schede descrittive di 10 razze animali: capra di Roccaverano, capra di Grigia delle Valli di Lanzo (Fiurnà), capra di Vallesana, Pecora Delle Langhe, pecora Sambucana, pecora Garressina, Gallina Bionda Piemontese, Gallina Bianca di Saluzzo, Gallina Millefiori Piemontese, Coniglio Grigio di Carmagnola;
  2. organizzazione di sette eventi divulgativi sul territorio e tre cene a base di prodotti degli allevatori custodi, rivolti a consumatori, allevatori, studenti ed addetti del settore, tenuti sia presso le sedi universitarie che all'interno degli allevamenti aderenti al progetto o nell’ambito di manifestazioni a tema sul territorio (es. fiere ed iniziative enogastronomiche). Tali eventi sono finalizzati a promuovere la cultura legata alla tutela dell’agrobiodiversità;
  3. attivazione di un workshop formativo per gli allevatori custodi delle razze animali studiate finalizzato ad implementare le conoscenze in ambito zootecnico e di mantenimento della biodiversità animale;
  4. realizzazione di 9 lezioni presso scuole secondarie di Torino e provincia per aumentare le conoscenze e le potenzialità legate alla zootecnia delle razze locali e alla valorizzazione dei prodotti derivati;
  5. organizzazione di un evento pubblico per la Giornata nazionale della Biodiversità, durante la quale sono stati illustrati i risultati del progetto e degustati i piatti realizzati con le risorse genetiche animali;
  6. implementazione del sito web "Biodiversità agricola ed alimentare del Piemonte" con le schede delle 10 razze animali studiate, l’indicazione degli allevatori custodi di riferimento e relativi brevi video illustrativi.

Nel corso del 2025, inoltre, la Regione Piemonte ha avviato il progetto "GERM.ONTE 7 - Studio per l'individuazione e l'istituzione delle Comunità del cibo";

Partecipano a GERM.ONTE 7:

  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e alimentari (DISAFA);
  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Culture, Società e Politiche (CSP);
  • l’Università di Scienze Gastronomiche (UNISG);
  • il Club Amici della Valchiusella.

L’obiettivo generale del progetto è valutare la possibilità di istituire una “Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare” della Valchiusella attraverso la quale tutelare in primo luogo le specie e le razze animali iscritte all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, individuando strumenti per la tutela delle risorse utilizzate nelle aziende agricole del territorio come foraggi freschi o conservati, e utilizzando come leva per promuovere la conservazione della biodiversità connessa a tali risorse, un turismo sostenibile che impiega per l’alimentazione umana fondamentalmente le stesse risorse.

La sfida di questo progetto è coniugare le esigenze dei comparti agricolo, zootecnico e del turismo mitigando la competizione per l’utilizzo delle risorse, dove presente, e attivando sinergie tra gli operatori.

La realtà della Valchiusella rappresenta, in questo progetto, un’esperienza pilota da proporre ad altri contesti con analoghe potenzialità individuando un percorso propedeutico per l'eventuale istituzione delle Comunità del cibo.

Per proporre l’istituzione delle Comunità del cibo è necessario effettuare un censimento delle realtà Piemontesi vocate a diventare Comunità del cibo, partendo dalle varietà e razze diffuse in Piemonte iscritte all'Anagrafe della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, saranno analizzati aspetti quali la presenza di agricoltori custodi, il tessuto sociale nel quale operano, la rete di commercializzazione dei prodotti, eventuali attività in sinergia con amministrazioni locali, scuole, mense, ristorazione, attività di ricezione ed accoglienza turistica, parchi ecc.

Un ulteriore azione del progetto consiste in un ciclo di lezioni presso le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado tenute da docenti di UNITO (DISAFA e CPS) e UNISG, volte alla diffusione delle conoscenze:

  • sui vantaggi derivanti dalla coltivazione delle risorse genetiche locali (ad esempio, l’adozione di pratiche agricole a basso impatto ambientale e la conseguente minore emissione di anidride carbonica);
  • sull’importanza della tutela e valorizzazione dei prodotti agricoli tradizionali e del loro legame con la cultura dell’area di produzione;
  • sull’importanza della corretta gestione di tutte le fasi delle filiere di produzione, volta alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela della biodiversità, alla salubrità del cibo;
  • sull’importanza del recupero, salvaguardia e caratterizzazione delle risorse genetiche, indispensabile per il mantenimento della biodiversità, soprattutto per le specie ed ecotipi a rischio di estinzione;
  • sulle attività di valorizzazione dell'agrobiodiversità, quali gli itinerari e le Comunità del cibo.

I risultati del progetto saranno valorizzati tramite il sito "Biodiversità agricola ed alimentare del Piemonte".

Infine, i risultati delle attività progettuali saranno presentati in due Convegni in occasione della giornata nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare della regione Piemonte, che si terranno intorno al 20 maggio 2026 in Valchiusella e presso la facoltà di Scienze Gastronomiche a Pollenzo.

Anno
2026

Interventi e progetti per la conservazione e la valorizzazione della biodiversità di interesse agrario e alimentare

Anno
2026

Gli attuali modelli della filiera agroalimentare, ormai rivolta quasi in esclusiva alla produzione delle varietà più appetibili per le catene della grande distribuzione, tendono a ridurre la variabilità genetica del patrimonio rappresentato dalle varietà vegetali e dalle razze animali locali. Quando queste non offrono le caratteristiche quali-quantitative richieste dal mercato, sono oggetto di un progressivo abbandono, fino alla potenziale scomparsa.

L’impoverimento dell’agro-biodiversità che ne consegue assume risvolti significativi in diversi ambiti:

  • rispetto alla produzione agricola, antiche cultivar e razze animali locali rappresentano un patrimonio genetico al quale attingere per la creazione di nuove varietà, portatrici sia di caratteristiche organolettiche peculiari, valorizzate da una selezione ultradecennale, sia di quella resistenza ai patogeni e di quella capacità di adattamento a condizioni climatiche ed ambientali tipiche di specifici contesti territoriali che molti prodotti selezionati per la grande distribuzione non posseggono;
  • rispetto all’ambiente, soprattutto nella produzione frutticola e viticola, si registra un legame particolarmente stretto tra le antiche varietà ed i paesaggi rurali tradizionali, spesso caratteristici di zone marginali rispetto a quelle a maggior vocazione produttiva, ma connotate da una maggiore variabilità ambientale e da minori input da fertilizzanti ed agrofarmaci, cosa che consente di contenere il rischio di impatti sugli agroecosistemi e sulla salute pubblica.

A tali considerazioni sono sicuramente legati fattori quali la crescente richiesta di prodotti “a km zero” ed il rinnovato interesse per le cultivar locali e le aziende agricole tradizionali, che testimoniano una maggior consapevolezza da parte dei consumatori e costituiscono sicuramente un nuovo impulso per progetti e politiche volte alla conservazione dell’agro-biodiversità locale.

In tale direzione si muove da oltre 20 anni la Regione Piemonte: tramite le misure del PSR volte a favorire la salvaguardia degli agroecosistemi marginali e la conservazione delle varietà e delle razze in estinzione, l’allestimento di campi collezione in collaborazione con enti ed istituzioni tecnico-scientifiche particolarmente qualificate in materia di biodiversità e la promozione di fiere di settore.

Un risultato tangibile del lavoro svolto sino ad oggi è rappresentato dall’iscrizione di numerose varietà locali del Piemonte, appartenenti a specie agrarie ed ortive, nell’apposita sezione del Registro Nazionale dedicata alla varietà da conservazione.
Un altro esempio è costituito da centinaia di varietà locali piemontesi che risultano iscritte nel registro nazionale delle varietà delle piante da frutto.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Agricoltura

Disturbo olfattivo - Riferimenti normativi

Anno
2026

A livello nazionale, il 28 giugno 2023 è stato emanato il Decreto Direttoriale del MASE n. 309 “Autorizzazione alle emissioni in atmosfera - Indirizzi per l’applicazione dell’art. 272-bis del D.Lgs. 152/2006 in materia di emissioni odorigene di impianti e attività”, che rappresenta il documento di riferimento in materia di prevenzione e limitazione delle emissioni odorigene, in particolar modo per l’espletamento degli iter istruttori di rilascio e rinnovo delle autorizzazioni ambientali, per la valutazione delle ricadute emissive degli impianti e per le modalità di monitoraggio. 
Ulteriori riferimenti a livello nazionale sono individuabili nelle seguenti norme tecniche: 

  • UNI EN 13725 “Emissioni da sorgente fissa – determinazione della concentrazione di odore mediante olfattometria dinamica e della portata di odore” del marzo 2022
  • UNI 11761/2023 “Emissioni e qualità dell’aria – Misurazione strumentale degli odori tramite IOMS (Instrumental Odour Monitoring System)”
  • UNI 11806 “Qualità dell'aria - Emissioni odorigene e impatto olfattivo – Vocabolario” del marzo 2021, divenuta il riferimento per definizioni e terminologia
  • UNI EN 16841/2017 “Aria ambiente – Determinazione dell’odore in aria ambiente mediante indagini in campo. Metodo a griglia e metodo del pennacchio”.

A livello regionale, la Giunta della Regione Piemonte ha approvato le “Linee guida per la caratterizzazione e il contenimento delle emissioni in atmosfera provenienti dalle attività ad impatto odorigeno”  (Deliberazione n. 13-4554 del 9 gennaio 2017).
Le linee guida piemontesi si applicano agli impianti soggetti ad Autorizzazione Integrata Ambientale che possano determinare emissioni olfattive e alle attività soggette a Valutazione di Impatto Ambientale o Verifica di assoggettabilità da cui derivino emissioni odorigene; vengono inoltre definite le modalità di gestione di problematiche olfattive dovute ad attività diverse dalle precedenti, a fronte del coinvolgimento di significative porzioni di territorio o di popolazione, dove approcci preliminari per la risoluzione del problema siano risultati inefficaci.
Le linee guida sono completate da documenti che definiscono:

  • una metodologia di monitoraggio sistematico della percezione olfattiva avvertita dalla popolazione (parte II), che include la verifica e la validazione delle segnalazioni;
  • le modalità di campionamenti olfattometrici in campo, per la determinazione dell’impatto odorigeno (parte III);
  • la metodologia di caratterizzazione chimica delle sostanze odorigene (parte IV);
  • i requisiti che devono essere soddisfatti nella redazione di uno studio di impatto olfattivo mediante simulazione modellistica meteodispersiva (parte V). 

La Deliberazione della Giunta Regionale sopra citata ha delineato il percorso da seguire per affrontare le problematiche legate ai disturbi olfattivi, prevedendo il coinvolgimento attivo dei soggetti interessati attraverso l’istituzione di un Tavolo di confronto, attivato dal Sindaco del Comune interessato dal fenomeno. Questo strumento consente di affrontare le criticità legate agli odori mediante il dialogo tra i diversi Enti coinvolti (Comuni, ASL, Provincia o Città Metropolitana) e con le imprese interessate, al fine di individuare e valutare possibili soluzioni volte alla riduzione del problema.

Il Decreto Direttoriale del MASE n. 309/2023, in quanto documento di orientamento tecnico, non interferisce con l’applicazione delle normative regionali vigenti, purché queste garantiscano — anche attraverso modalità differenti — un livello di tutela equivalente in materia di emissioni odorigene. In Piemonte, i principi contenuti nel documento nazionale sono stati adottati nell’ambito delle istruttorie per il rilascio e il rinnovo delle autorizzazioni ambientali, con particolare riferimento alla valutazione delle ricadute emissive degli impianti e alle modalità di monitoraggio. Su questi aspetti, il Decreto Direttoriale fornisce un livello di tutela più elevato rispetto a quanto previsto dalla D.G.R. 13-4554/2013.

Informazioni e risorse aggiuntive

Decreto Direttoriale del MASE n. 309 “Autorizzazione alle emissioni in atmosfera - Indirizzi per l’applicazione dell’art. 272-bis del D.Lgs. 152/2006 in materia di emissioni odorigene di impianti e attività” https://www.mase.gov.it/pagina/indirizzi-lapplicazione-dellarticolo-272-bis-del-dlgs-1522006-materia-di-emissioni-odorigene

Deliberazione n. 13-4554 del 9 gennaio 2017 - Linee guida per la caratterizzazione e il contenimento delle emissioni in atmosfera provenienti dalle attività ad impatto odorigeno http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2017/05/attach/dgr_04554_930_09012017.pdf

Stato del Documento
Anno precedente
Gruppo di Redazione
Aria