Redazione RSA

La Banca Dati Zone Umide (BDZU)

Anno
2026

Arpa Piemonte ha avviato un’attività di aggiornamento della Banca Dati Zone Umide (BDZU) realizzata nel 2010 a seguito della DGR n. 64-11892 del 28/7/09 "Censimento della rete di aree umide presenti in Piemonte". 
La BDZU adotta il seguente schema di classificazione:

L’attività di aggiornamento, avviata nel 2024 a partire dall’elemento puntuale classificato come Risorgive e fontanili, è proseguita nel 2025 con l’aggiornamento del livello tematico relativo alle Torbiere. Questo intervento ha consentito un significativo incremento degli elementi inseriti nella BDZU, portando il numero delle torbiere dai 300 poligoni censiti nel 2010 a oltre 1.000 nel 2025. Ove disponibile, ad alcuni poligoni è stata inoltre attribuita la classificazione secondo la codifica Natura 2000 relativa agli habitat di torbiera.

I dati aggiornati sono stati forniti principalmente dagli Enti di Gestione delle Aree Protette. All'aggiornamento ha collaborato anche l’Università di Torino – Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi - che, attraverso attività di Citizen Science e la condivisione dei risultati delle proprie ricerche accademiche, ha messo a disposizione nuove segnalazioni non ancora presenti nella banca dati.

Ulteriori informazioni sono state raccolte grazie al contributo di esperti e professionisti del settore. Tutti i dati sono successivamente verificati mediante fotointerpretazione di immagini satellitari e fotografie aeree, quindi integrati nella BDZU.

Utilizzo della banca dati nelle valutazioni ambientali 

Le zone umide rappresentano porzioni di territorio con elevato potenziale di biodiversità. La loro presenza e il buon stato di conservazione assicurano non solo un alto livello di diversità biologica, ma anche il mantenimento della connettività ecologica del territorio.

In particolare, queste aree possono svolgere funzioni diverse: nei contesti fortemente antropizzati e agricoli (ad esempio piccoli invasi, stagni, reti di fossi irrigui) agiscono come stepping stones o corridoi ecologici lineari; in altri casi, rappresentano vere e proprie aree sorgente per alcune specie, favorendo gli scambi tra popolazioni e contribuendo a mantenere adeguati livelli di permeabilità ecologica.

Nell’ambito della pianificazione urbanistica comunale e di quella territoriale e paesaggistica a scala provinciale e regionale, numerosi strumenti fanno riferimento al tema della rete ecologica, riconoscendo le zone umide come elementi fondamentali in virtù del loro pregio naturalistico. In questo contesto, la conoscenza della loro presenza, distribuzione e caratteristiche costituisce un supporto essenziale per orientare azioni di gestione, tutela e ripristino, finalizzate alla valorizzazione e alla conservazione di questi ambienti sul territorio regionale.

La BDZU rappresenta una base informativa strutturata a supporto della valutazione degli effetti ambientali di piani e progetti (Valutazione Ambientale Strategica, Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione di Incidenza). In particolare, consente di:

  • individuare possibili aree di compensazione ecologica a seguito di trasformazioni urbanistiche;
  • identificare elementi della rete ecologica da proteggere o valorizzare, evitando interventi frammentati o privi di efficacia ambientale.

La banca dati è uno strumento a disposizione di Comuni, Enti di gestione delle Aree Protette, Regione, professionisti, privati cittadini, nonché di ricercatori e associazioni attive nel campo della conservazione della natura. L'accesso è libero e disponibile sul Geoportale di Arpa Piemonte, oppure mediante download del dataset in formato shapefile.

Informazioni e risorse aggiuntive

Banca dati zone umide sul geoportale di Arpa Piemonte https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/?pg=mappa&ids=d489edf909bd4fab87a6800f7de7dc40

Shapefile della banca dati in libero download https://webgis.arpa.piemonte.it/w-metadoc/Download/zone_umide.zip

Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Redazione RSA

Il progetto GERM.ONTE

Dal 2018, un nuovo impulso alla conservazione ed alla valorizzazione dell’agrobiodiversità locale è scaturito nell’ambito del Programma regionale di ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola, con l’avvio di un progetto a regia regionale, approvato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali già nel 2017, denominato GERM.ONTE (GERMoplasma e agro-biodiversità del PiemONTE). 

Ogni anno il Ministero mette a disposizione, alle Regioni che intendono presentare una progettualità in tema di agro-biodiversità, il fondo istituito dall'art. 10 della l. 194/2015: la Regione Piemonte, in particolare, propone al Ministero una versione annuale della programmazione prevista dal progetto GERM.ONTE.

A partire dal 2020, nell’ambito del progetto GERM.ONTE si è provveduto alla creazione di un parternariato di soggetti di lunga e comprovata esperienza nell’identificazione, recupero e conservazione delle varietà vegetali

Le diverse edizioni del progetto hanno portato in un primo tempo alla individuazione di varietà locali e a rischio di erosione genetica di specie vegetali, alla loro iscrizione all’Anagrafe nazionale della biodiversità e, nel contempo, all’identificazione di agricoltori custodi, che ancora coltivano tali risorse genetiche e che sono entrati ufficialmente nel partenariato del progetto GERM.ONTE a partire dalla quinta edizione, che ha preso l’avvio nel corso del 2023 con il titolo “Valorizzazione dell'agrobiodiversità attraverso la divulgazione”.

Sono stati realizzati campi catalogo a parcelle e orti didattici finalizzati ad azioni di divulgazione, quali gli incontri tecnico-pratici volti alla diffusione delle conoscenze sulle risorse genetiche in esame, con particolare riferimento alle caratteristiche fenotipiche, alle pratiche agronomiche adottate, alle strategie di selezione ed alle tecniche di moltiplicazione e conservazione delle sementi.

Sono state sviluppate anche attività di divulgazione rivolte alle scuole superiori, nonché ai consumatori ed in generale ai soggetti interessati alla coltivazione, trasformazione ed utilizzo delle risorse genetiche oggetto del progetto GERM.ONTE, che a partire dal 2022 ha sviluppato come nuovo filone le attività di studio preliminari all'istituzione di itinerari dell’agrobiodiversità del Piemonte, con il coinvolgimento degli agricoltori custodi che coltivano in situ una o più varietà conservate ex situ dai centri di conservazione del germoplasma, ed altre cultivar di interesse locale.

Nel 2025 è stata completatala sesta edizione del progetto GERM.ONTE, iniziato nel 2024 e incentrato sulla divulgazione, tramite iniziative rivolte ai consumatori, alle scuole e ai tecnici del settore, della cultura legata all'agro-biodiversità animale.

 Hanno preso parte al progetto GERM.ONTE 6 i seguenti Enti di ricerca:

  • Università degli Studi di Scienze Gastronomiche (UNISG), in qualità di capofila;
  • Università degli studi di Torino-Dipartimento di Scienze Veterinarie e Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), in qualità di partner;
  • allevatori custodi delle razze in via di estinzione genetica. 

Il progetto GERM.ONTE 6 ha visto la realizzazione delle seguenti attività:

  1. inserimento in Anagrafe Nazionale per la Biodiversità di interesse agricolo e alimentare di schede descrittive di 10 razze animali: capra di Roccaverano, capra di Grigia delle Valli di Lanzo (Fiurnà), capra di Vallesana, Pecora Delle Langhe, pecora Sambucana, pecora Garressina, Gallina Bionda Piemontese, Gallina Bianca di Saluzzo, Gallina Millefiori Piemontese, Coniglio Grigio di Carmagnola

2. organizzazione di sette eventi divulgativi sul territorio e tre cene a base di prodotti degli allevatori custodi, rivolti a consumatori, allevatori, studenti ed addetti del settore, tenuti sia presso le sedi universitarie che all'interno degli allevamenti aderenti al progetto o nell’ambito di manifestazioni a tema sul territorio (es. fiere ed iniziative enogastronomiche). Tali eventi sono finalizzati a promuovere la cultura legata alla tutela dell’agrobiodiversità.

3. attivazione di un workshop formativo per gli allevatori custodi delle razze animali studiate finalizzato ad implementare le conoscenze in ambito zootecnico e di mantenimento della biodiversità animale;

4. realizzazione di 9 lezioni presso scuole secondarie di Torino e provincia per aumentare le conoscenze e le potenzialità legate alla zootecnia delle razze locali e alla valorizzazione dei prodotti derivati;

5. organizzazione di un evento pubblico per la Giornata nazionale della Biodiversità, durante la quale sono stati illustrati i risultati del progetto e degustati i piatti realizzati con le risorse genetiche animali

6. implementazione del sito web https://www.biodiversita-agricola.piemonte.it/  con le schede delle 10 razze animali studiate, l’indicazione degli allevatori custodi di riferimento e relativi brevi video illustrativi.

Nel corso del 2025, inoltre, la Regione Piemonte ha avviato il progetto"GERM.ONTE 7 - Studio per l'individuazione e l'istituzione delle Comunità del cibo";

Partecipano a GERM.ONTE 7

  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e alimentari (DISAFA);
  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Culture, Società e Politiche (CSP);
  • l’Università di Scienze Gastronomiche (UNISG);
  • il Club Amici della Valchiusella.

L’obiettivo generale del progetto è valutare la possibilità di istituire una “Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare” della Valchiusella attraverso la quale tutelare in primo luogo le specie e le razze animali iscritte all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, individuando strumenti per la tutela delle risorse utilizzate nelle aziende agricole del territorio come foraggi freschi o conservati, e utilizzando come leva per promuovere la conservazione della biodiversità connessa a tali risorse, un turismo sostenibile che impiega per l’alimentazione umana fondamentalmente le stesse risorse.

La sfida di questo progetto è coniugare le esigenze dei comparti agricolo, zootecnico e del turismo mitigando la competizione per l’utilizzo delle risorse, dove presente, e attivando sinergie tra gli operatori.

La realtà della Valchiusella rappresenta, in questo progetto, un’esperienza pilota da proporre ad altri contesti con analoghe potenzialità individuando un percorso propedeutico per l'eventuale istituzione delle Comunità del cibo.

Per proporre l’istituzione delle Comunità del cibo è necessario effettuare un censimento delle realtà Piemontesi vocate a diventare Comunità del cibo, partendo dalle varietà e razze diffuse in Piemonte iscritte all'Anagrafe della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, saranno analizzati aspetti quali la presenza di agricoltori custodi, il tessuto sociale nel quale operano, la rete di commercializzazione dei prodotti, eventuali attività in sinergia con amministrazioni locali, scuole, mense, ristorazione, attività di ricezione ed accoglienza turistica, parchi ecc..

Un ulteriore azione del progetto consiste in un ciclo di lezioni presso le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado tenute da docenti di UNITO (DISAFA e CPS) e UNISG, volte alla diffusione delle conoscenze:

  • sui vantaggi derivanti dalla coltivazione delle risorse genetiche locali (ad esempio, l’adozione di pratiche agricole a basso impatto ambientale e la conseguente minore emissione di anidride carbonica);
  • sull’importanza della tutela e valorizzazione dei prodotti agricoli tradizionali e del loro legame con la cultura dell’area di produzione;
  • sull’importanza della corretta gestione di tutte le fasi delle filiere di produzione, volta alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela della biodiversità, alla salubrità del cibo;
  • sull’importanza del recupero, salvaguardia e caratterizzazione delle risorse genetiche, indispensabile per il mantenimento della biodiversità, soprattutto per le specie ed ecotipi a rischio di estinzione;
  • sulle attività di valorizzazione dell'agrobiodiversità, quali gli itinerari e le Comunità del cibo.

I risultati del progetto saranno valorizzati tramite il sito sull’agrobiodiversità in Piemonte https://www.biodiversita-agricola.piemonte.it/.

Infine, i risultati delle attività progettuali saranno presentati in due Convegni in occasione della giornata nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare della regione Piemonte, che si terranno intorno al 20 maggio 2026 in Valchiusella e presso la facoltà di Scienze Gastronomiche a Pollenzo.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Dal 2018, un nuovo impulso alla conservazione ed alla valorizzazione dell’agrobiodiversità locale è scaturito nell’ambito del Programma regionale di ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola, con l’avvio di un progetto a regia regionale, approvato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali già nel 2017, denominato GERM.ONTE (GERMoplasma e agro-biodiversità del PiemONTE). 

Ogni anno il Ministero mette a disposizione, alle Regioni che intendono presentare una progettualità in tema di agro-biodiversità, il fondo istituito dall'art. 10 della l. 194/2015: la Regione Piemonte, in particolare, propone al Ministero una versione annuale della programmazione prevista dal progetto GERM.ONTE.

A partire dal 2020, nell’ambito del progetto GERM.ONTE si è provveduto alla creazione di un parternariato di soggetti di lunga e comprovata esperienza nell’identificazione, recupero e conservazione delle varietà vegetali

Le diverse edizioni del progetto hanno portato in un primo tempo alla individuazione di varietà locali e a rischio di erosione genetica di specie vegetali, alla loro iscrizione all’Anagrafe nazionale della biodiversità e, nel contempo, all’identificazione di agricoltori custodi, che ancora coltivano tali risorse genetiche e che sono entrati ufficialmente nel partenariato del progetto GERM.ONTE a partire dalla quinta edizione, che ha preso l’avvio nel corso del 2023 con il titolo “Valorizzazione dell'agrobiodiversità attraverso la divulgazione”.

Sono stati realizzati campi catalogo a parcelle e orti didattici finalizzati ad azioni di divulgazione, quali gli incontri tecnico-pratici volti alla diffusione delle conoscenze sulle risorse genetiche in esame, con particolare riferimento alle caratteristiche fenotipiche, alle pratiche agronomiche adottate, alle strategie di selezione ed alle tecniche di moltiplicazione e conservazione delle sementi.

Sono state sviluppate anche attività di divulgazione rivolte alle scuole superiori, nonché ai consumatori ed in generale ai soggetti interessati alla coltivazione, trasformazione ed utilizzo delle risorse genetiche oggetto del progetto GERM.ONTE, che a partire dal 2022 ha sviluppato come nuovo filone le attività di studio preliminari all'istituzione di itinerari dell’agrobiodiversità del Piemonte, con il coinvolgimento degli agricoltori custodi che coltivano in situ una o più varietà conservate ex situ dai centri di conservazione del germoplasma, ed altre cultivar di interesse locale.

Nel 2025 è stata completatala sesta edizione del progetto GERM.ONTE, iniziato nel 2024 e incentrato sulla divulgazione, tramite iniziative rivolte ai consumatori, alle scuole e ai tecnici del settore, della cultura legata all'agro-biodiversità animale.

 Hanno preso parte al progetto GERM.ONTE 6 i seguenti Enti di ricerca:

  • Università degli Studi di Scienze Gastronomiche (UNISG), in qualità di capofila;
  • Università degli studi di Torino-Dipartimento di Scienze Veterinarie e Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), in qualità di partner;
  • allevatori custodi delle razze in via di estinzione genetica. 

Il progetto GERM.ONTE 6 ha visto la realizzazione delle seguenti attività:

  1. inserimento in Anagrafe Nazionale per la Biodiversità di interesse agricolo e alimentare di schede descrittive di 10 razze animali: capra di Roccaverano, capra di Grigia delle Valli di Lanzo (Fiurnà), capra di Vallesana, Pecora Delle Langhe, pecora Sambucana, pecora Garressina, Gallina Bionda Piemontese, Gallina Bianca di Saluzzo, Gallina Millefiori Piemontese, Coniglio Grigio di Carmagnola

2. organizzazione di sette eventi divulgativi sul territorio e tre cene a base di prodotti degli allevatori custodi, rivolti a consumatori, allevatori, studenti ed addetti del settore, tenuti sia presso le sedi universitarie che all'interno degli allevamenti aderenti al progetto o nell’ambito di manifestazioni a tema sul territorio (es. fiere ed iniziative enogastronomiche). Tali eventi sono finalizzati a promuovere la cultura legata alla tutela dell’agrobiodiversità.

3. attivazione di un workshop formativo per gli allevatori custodi delle razze animali studiate finalizzato ad implementare le conoscenze in ambito zootecnico e di mantenimento della biodiversità animale;

4. realizzazione di 9 lezioni presso scuole secondarie di Torino e provincia per aumentare le conoscenze e le potenzialità legate alla zootecnia delle razze locali e alla valorizzazione dei prodotti derivati;

5. organizzazione di un evento pubblico per la Giornata nazionale della Biodiversità, durante la quale sono stati illustrati i risultati del progetto e degustati i piatti realizzati con le risorse genetiche animali

6. implementazione del sito web https://www.biodiversita-agricola.piemonte.it/  con le schede delle 10 razze animali studiate, l’indicazione degli allevatori custodi di riferimento e relativi brevi video illustrativi.

Nel corso del 2025, inoltre, la Regione Piemonte ha avviato il progetto"GERM.ONTE 7 - Studio per l'individuazione e l'istituzione delle Comunità del cibo";

Partecipano a GERM.ONTE 7

  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e alimentari (DISAFA);
  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Culture, Società e Politiche (CSP);
  • l’Università di Scienze Gastronomiche (UNISG);
  • il Club Amici della Valchiusella.

L’obiettivo generale del progetto è valutare la possibilità di istituire una “Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare” della Valchiusella attraverso la quale tutelare in primo luogo le specie e le razze animali iscritte all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, individuando strumenti per la tutela delle risorse utilizzate nelle aziende agricole del territorio come foraggi freschi o conservati, e utilizzando come leva per promuovere la conservazione della biodiversità connessa a tali risorse, un turismo sostenibile che impiega per l’alimentazione umana fondamentalmente le stesse risorse.

La sfida di questo progetto è coniugare le esigenze dei comparti agricolo, zootecnico e del turismo mitigando la competizione per l’utilizzo delle risorse, dove presente, e attivando sinergie tra gli operatori.

La realtà della Valchiusella rappresenta, in questo progetto, un’esperienza pilota da proporre ad altri contesti con analoghe potenzialità individuando un percorso propedeutico per l'eventuale istituzione delle Comunità del cibo.

Per proporre l’istituzione delle Comunità del cibo è necessario effettuare un censimento delle realtà Piemontesi vocate a diventare Comunità del cibo, partendo dalle varietà e razze diffuse in Piemonte iscritte all'Anagrafe della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, saranno analizzati aspetti quali la presenza di agricoltori custodi, il tessuto sociale nel quale operano, la rete di commercializzazione dei prodotti, eventuali attività in sinergia con amministrazioni locali, scuole, mense, ristorazione, attività di ricezione ed accoglienza turistica, parchi ecc..

Un ulteriore azione del progetto consiste in un ciclo di lezioni presso le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado tenute da docenti di UNITO (DISAFA e CPS) e UNISG, volte alla diffusione delle conoscenze:

  • sui vantaggi derivanti dalla coltivazione delle risorse genetiche locali (ad esempio, l’adozione di pratiche agricole a basso impatto ambientale e la conseguente minore emissione di anidride carbonica);
  • sull’importanza della tutela e valorizzazione dei prodotti agricoli tradizionali e del loro legame con la cultura dell’area di produzione;
  • sull’importanza della corretta gestione di tutte le fasi delle filiere di produzione, volta alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela della biodiversità, alla salubrità del cibo;
  • sull’importanza del recupero, salvaguardia e caratterizzazione delle risorse genetiche, indispensabile per il mantenimento della biodiversità, soprattutto per le specie ed ecotipi a rischio di estinzione;
  • sulle attività di valorizzazione dell'agrobiodiversità, quali gli itinerari e le Comunità del cibo.

I risultati del progetto saranno valorizzati tramite il sito sull’agrobiodiversità in Piemonte https://www.biodiversita-agricola.piemonte.it/.

Infine, i risultati delle attività progettuali saranno presentati in due Convegni in occasione della giornata nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare della regione Piemonte, che si terranno intorno al 20 maggio 2026 in Valchiusella e presso la facoltà di Scienze Gastronomiche a Pollenzo.

Anno
2026

Il progetto BECH.GRIS - Realizzazione del Centro Becchi Fiurinà

Nell’ambito dei progetti volti alla valorizzazione ed alla conservazione delle biodiversità animale in ambito zootecnico, particolare rilievo viene dato alle razze autoctone potenzialmente in via di estinzione.

Dal 2014, la razza caprina Grigia delle Valli di Lanzo - Fiurinà ha ottenuto il riconoscimento ufficiale della razza da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari. Dagli 81 capi censiti nel 2008, si stimano attualmente circa 350 capi allevati non solo nelle Valli di Lanzo, ma anche in altre vallate limitrofe (zone montane marginali) e in altre regioni d’Italia.

Dal momento che il numero di capi di Fiurinà allevati in Piemonte è molto limitato, con un rischio di consanguineità tale per cui è stata recentemente registrata la nascita di maschi acorni sterili, è stato avviato il progetto BECH.GRIS, che prevede la costruzione di un Centro per il ricovero e l’allevamento dei maschi di tale razza presso l’azienda zootecnica della Struttura Didattica Speciale Veterinaria di Grugliasco.

La finalità del progetto è quello di selezionare, sia su una base morfologica definita da parte di esperti di razza, sia su una base e genetica derivante da su dati molecolari, i potenziali riproduttori, che durante la stagione riproduttiva saranno consegnati nelle alle aziende secondo una turnazione programmata per evitare problemi di consanguineità. Il progetto, di durata triennale, è portato avanti da

  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – DISAFA;
  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Veterinarie – DSV;
  • Associazione Capra Grigia Valli di Lanzo o Fiurinà.
Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nell’ambito dei progetti volti alla valorizzazione ed alla conservazione delle biodiversità animale in ambito zootecnico, particolare rilievo viene dato alle razze autoctone potenzialmente in via di estinzione.

Dal 2014, la razza caprina Grigia delle Valli di Lanzo - Fiurinà ha ottenuto il riconoscimento ufficiale della razza da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari. Dagli 81 capi censiti nel 2008, si stimano attualmente circa 350 capi allevati non solo nelle Valli di Lanzo, ma anche in altre vallate limitrofe (zone montane marginali) e in altre regioni d’Italia.

Dal momento che il numero di capi di Fiurinà allevati in Piemonte è molto limitato, con un rischio di consanguineità tale per cui è stata recentemente registrata la nascita di maschi acorni sterili, è stato avviato il progetto BECH.GRIS, che prevede la costruzione di un Centro per il ricovero e l’allevamento dei maschi di tale razza presso l’azienda zootecnica della Struttura Didattica Speciale Veterinaria di Grugliasco.

La finalità del progetto è quello di selezionare, sia su una base morfologica definita da parte di esperti di razza, sia su una base e genetica derivante da su dati molecolari, i potenziali riproduttori, che durante la stagione riproduttiva saranno consegnati nelle alle aziende secondo una turnazione programmata per evitare problemi di consanguineità. Il progetto, di durata triennale, è portato avanti da

  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – DISAFA;
  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Veterinarie – DSV;
  • Associazione Capra Grigia Valli di Lanzo o Fiurinà.
Anno
2026

Il progetto MICROVIT

Nell’ambito dei progetti per lo studio e la conservazione della biodiversità in agricoltura promossi a bando dal Ministero dell'Agricoltura e della sovranità alimentare, la Regione Piemonte nel corso del 2024 ha presentato il progetto "MICROVIT - Conservazione e valorizzazione di isolati microbici della filiera vitivinicola piemontese", attivato poi nel 2025 con la partecipazione di:

  • UNITO - Dipartimento Scienza della Vita e Biologia dei Sistemi (DBIOS);
  • UNITO - Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e alimentari (DISAFA).

L’obiettivo del progetto è il miglioramento della conoscenza della biodiversità microbica (funghi filamentosi, lieviti e batteri) associata ad alcuni vitigni di particolare interesse per la filiera agricola e alimentare piemontese (Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Arneis, etc). Concretamente, attraverso questo progetto si vuole procedere con l’isolamento, l’identificazione, la caratterizzazione e la conservazione di risorse genetiche microbiche locali dotate di specifiche/distintive caratteristiche ecofisiologiche di potenziale interesse per:

- combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e la diffusione di specifiche malattie in campo attraverso l’introduzione di microrganismi da utilizzare come agenti di lotta biologica, come biostimolanti e/o biofertilizzanti;

- per migliorare i processi di trasformazione di supporto alla produzione vitivinicola piemontese di qualità. Tutti i metadati relativi ad ogni ceppo microbico caratterizzato verranno inserite in database di interesse nazionale, favorendo in tal modo la condivisione e la fruizione dei dati in un’ottica di open science.

Il progetto infine potrà contribuire ad identificare le informazioni necessarie per catalogare in modo corretto le risorse genetiche microbiche di interesse agricolo e forestale fornendo utili indicazioni per implementare i sistemi informatici dell’Anagrafe nazionale

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nell’ambito dei progetti per lo studio e la conservazione della biodiversità in agricoltura promossi a bando dal Ministero dell'Agricoltura e della sovranità alimentare, la Regione Piemonte nel corso del 2024 ha presentato il progetto "MICROVIT - Conservazione e valorizzazione di isolati microbici della filiera vitivinicola piemontese", attivato poi nel 2025 con la partecipazione di:

  • UNITO - Dipartimento Scienza della Vita e Biologia dei Sistemi (DBIOS);
  • UNITO - Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e alimentari (DISAFA).

L’obiettivo del progetto è il miglioramento della conoscenza della biodiversità microbica (funghi filamentosi, lieviti e batteri) associata ad alcuni vitigni di particolare interesse per la filiera agricola e alimentare piemontese (Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Arneis, etc). Concretamente, attraverso questo progetto si vuole procedere con l’isolamento, l’identificazione, la caratterizzazione e la conservazione di risorse genetiche microbiche locali dotate di specifiche/distintive caratteristiche ecofisiologiche di potenziale interesse per:

- combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e la diffusione di specifiche malattie in campo attraverso l’introduzione di microrganismi da utilizzare come agenti di lotta biologica, come biostimolanti e/o biofertilizzanti;

- per migliorare i processi di trasformazione di supporto alla produzione vitivinicola piemontese di qualità. Tutti i metadati relativi ad ogni ceppo microbico caratterizzato verranno inserite in database di interesse nazionale, favorendo in tal modo la condivisione e la fruizione dei dati in un’ottica di open science.

Il progetto infine potrà contribuire ad identificare le informazioni necessarie per catalogare in modo corretto le risorse genetiche microbiche di interesse agricolo e forestale fornendo utili indicazioni per implementare i sistemi informatici dell’Anagrafe nazionale

Anno
2026

Danni causati dalle avversità climatiche al settore agricolo

Anno
2026

Piogge alluvionali avvenute in data 16-17 aprile 2025 che hanno colpito l’intero territorio regionale

Nelle giornate del 16 e del 17 aprile 2025 la depressione denominata “Hans” si è approfondita sul Mediterraneo centro-occidentale determinando una fase fortemente perturbata sull’Italia nord-occidentale. Gli accumuli più consistenti e superiori ai 300 mm, con picchi maggiori di 550 mm, si sono verificati nelle aree montane e pedemontane del Torinese, Biellese, Vercellese e Verbano. Nelle aree appenniniche, al confine con la Liguria, sono stati registrate precipitazioni cumulate superiori ai 150 mm. In una prima fase dell’evento, i corsi d’acqua maggiormente interessati riguardavano il settore settentrionale, nordoccidentale e nordorientale della regione, dove a partire dalla notte tra il 16 e il 17 aprile diversi fiumi hanno superato la soglia di pericolo o di guardia. Le aree più colpite sono state le zone pedemontane comprese tra Pinerolese, val Susa, valli di Lanzo, Canavese, Biellese Val Sesia e valle Ossola, nonché la collina di Torino. Dal pomeriggio del 16 aprile, ingenti accumuli pluviometrici hanno interessato anche le aree appenniniche al confine con la Liguria causando significativi innalzamenti dei livelli della Bormida, del Belbo e del Tanaro.

L’entità diffusa delle piogge ed i fenomeni di esondazione dei principali fiumi e dei corsi d’acqua secondari hanno prodotto danni eccezionali alle aree agricole, alle strutture aziendali ed alle infrastrutture con particolare riferimento ai canali irrigui, alle relative opere di presa, nonché a strade interpoderali di accesso ai fondi e a infrastrutture di bonifica montana.

Pertanto, ai sensi del D.Lgs. n. 102/2004 e s.m.i., la Direzione Agricoltura e Cibo ha avviato la procedura di delimitazione dei territori danneggiati e di quantificazione dei danni alle strutture aziendali e alle infrastrutture, determinando un totale pari a € 86.455.991,00 di danni suddivisi in € 36.770.901,00 alle strutture aziendali ed € 49.685.090,00 alle infrastrutture interaziendali (canali e strade).

 

Grandinate e piogge molto forti e persistenti, accompagnate da vento impetuoso, avvenute nel giorno 21 giugno in Provincia di Biella, nei giorni 6 e 7 luglio in Provincia di Vercelli e nel giorno 23 luglio 2025 nelle aree territoriali delle Province di Asti e della Città metropolitana di Torino.

Forti precipitazioni localizzate, dovute a temporali, hanno interessato il Piemonte a partire dal pomeriggio di sabato 21 giugno 2025. I fenomeni più intensi si sono verificati sul Piemonte orientale e meridionale.

Un fronte freddo associato ad una saccatura di origine polare – marittima ha sferzato l’Europa centro – settentrionale svalicando anche l’arco alpino, determinando nelle giornate del 6 e 7 luglio 2025 violenti temporali con grandine di medio-grandi dimensioni, nubifragi e forti raffiche di vento sul Piemonte insieme ad un notevole e inusuale episodio di foehn estivo che ha portato tempestose raffiche fin oltre i 100/Km orari. Da questo fenomeno è risultata particolarmente colpita l’area territoriale del vercellese.

Nella giornata del 23 luglio 2025 la progressiva discesa di un minimo depressionario dalle Isole Britanniche verso la Francia ha determinato una fase di maltempo sulla nostra regione per l'apporto di intensi flussi umidi meridionali associati all'ingresso di aria più fresca in quota. L’intensità particolarmente elevata dei temporali ha generato forti correnti fredde discendenti (amplificate dall’evaporazione di pioggia e grandine) e venti sostenuti con raffiche oltre i 115/Km orari registrate a Villanova d’Asti.

La dimensione della grandine, l’intensità particolarmente elevata dei temporali e dei venti hanno prodotto danni eccezionali alle strutture aziendali.

Pertanto, ai sensi del D.Lgs. n. 102/2004 e s.m.i., la Direzione Agricoltura e Cibo ha avviato la procedura di delimitazione dei territori danneggiati e di quantificazione dei danni alle strutture aziendali, determinando un totale pari a € 774.000,00.

Riepilogo danni per avversità meteorologiche anno 2025
Province Strutture aziendali - Grandinate Strutture aziendali - Piogge alluvionali Infrastrutture - Piogge alluvionali
Alessandria - € 9.570.704,00 € 2.454.000,00
Asti € 38.000,00 € 2.045.000,00 € 2.757.340,00
Biella € 673.000,00 € 452.400,00 € 13.077.000,00
Cuneo - € 2.695.000,00 € 5.557.200,00
Novara - € 34.030,00 € 925.000,00
Torino € 53.000,00 € 9.561.800,00 € 15.844.050,00
Verbano Cusio Ossola - € 243.100,00 € 308.000,00
Vercelli € 10.000,00 € 12.168.867,00 € 8.762.500,00
TOTALE REGIONE € 774.000,00 € 36.770.901,00 € 49.685.090,00
Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Redazione RSA

Il monitoraggio dei lepidotteri

Anno
2026

Monitoraggio e valutazione degli effetti ambientali del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014 – 2020 e del Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) 2023 – 2027 della Regione Piemonte

IL VALORE DEI LEPIDOTTERI COME INDICATORI AGROAMBIENTALI

Le farfalle sono considerate ottimi indicatori dello stato di conservazione degli habitat aperti, grazie alla loro stretta relazione con la vegetazione e il tipo di suolo dell’ambiente in cui vivono: essendo caratterizzate da un ciclo biologico breve, tipicamente annuale, e da un home range limitato, mostrano una spiccata sensibilità ai cambiamenti ambientali e climatici anche su piccola scala.

Il monitoraggio delle comunità dei Lepidotteri è pertanto strumento fondamentale nell'elaborazione e nella valutazione delle politiche e delle azioni dell'UE, specialmente in relazione all’agricoltura, considerando che la maggior parte delle specie italiane ed europee è legata alle aree aperte e ad ambienti ecotonali e marginali quali formazioni erbacee di varia natura, siepi, filari, praterie e pascoli alpini, prati umidi, radure e margini di boschi.

Si tratta di habitat la cui conservazione nel tempo dipende di fatto dalla gestione antropica, in particolare da attività agricole quali pascolo o sfalcio, la cui riduzione incide negativamente sulla conservazione delle popolazioni di Lepidotteri, al pari della riduzione degli elementi di connettività.

La presenza di popolazioni vitali dipende in molti casi dalla quantità di habitat idonei a disposizione e dalla connettività del paesaggio.

IL MONITORAGGIO DEI LEPIDOTTERI IN PIEMONTE

L’attività di monitoraggio dei Lepidotteri quali indicatori agroambientali nell’ambito del PSR del Piemonte, affidata all’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente (IPLA), è iniziata nel 2010 e fino al 2015 ha indagato lo stato della biodiversità nei principali ordinamenti colturali del Piemonte (pascolo, seminativo, vigneto, frutteto, risaia), confrontandola con quella di ambienti naturali d’elezione per le farfalle e con l’ambiente forestale.

In dettaglio, il monitoraggio ha evidenziato come la diversità delle farfalle negli ambienti agricoli si riduce in ricchezza specifica e in qualità (presenza di specie bioindicatricie/o di maggior valore conservazionistico) con l’intensificarsi delle coltivazioni e quanto maggiore è la semplificazione ambientale del contesto: molti Lepidotteri non compiono l’intero ciclo di sviluppo negli appezzamenti coltivati, se non ove presenti bordi naturalizzati non decespugliati o diserbati, siepi, incolti, fossi ecc., in cui siano presenti le piante nutrici delle diverse specie e l’impatto dei fitofarmaci non sia eccessivo.

I dati dei censimenti riferiti ai diversi agroambienti oggetto di monitoraggio sono riportati in Fig. 1.

Fig. 1 - Numero complessivo di specie e di individui rilevati nei differenti ambienti d’indagine (2010-2020) – (Fonte dati: IPLA)

Nell’ambito degli ordinamenti colturali indagati, come atteso, il prato-pascolo si mostra molto simile all’ambiente naturale di riferimento (“BIANCO”, nel grafico); a seguire il vigneto (più che altro per la sua ubicazione in ambiti collinari, caratterizzati da maggiore eterogeneità ambientale), quindi il seminativo e in ultimo frutteto e risaia (monocolture dove diserbo e ricorso a fitofarmaci impattano più pesantemente sulla comunità dei Lepidotteri).

È stato anche verificato che, rispetto alle colture, il metodo di produzione (biologico, integrato o convenzionale) risulta influire meno della presenza di habitat naturali in prossimità dei coltivi costituenti il mosaico ambientale che favorisce la biodiversità dei Lepidotteri.

Per approfondire i risultati ottenuti in questa prima fase, a partire dal 2015 è stato adottato, nell’ambito del monitoraggio sui Lepidotteri in Piemonte, l’European Grassland Butterfly Index (EGBI), riconosciuto dall’Unione Europea per la misurazione della qualità degli habitat attraverso lo stato della biodiversità ed il trend demografico delle popolazioni di Lepidotteri.

L’EGBI è basato sui trend delle popolazioni di 17 specie di farfalle che trovano negli ambienti di prateria il loro principale habitat e che vengono monitorate con rilievi su campo standardizzati. Disporre di serie storiche nell’analisi degli indici faunistici è sempre fondamentale, ma ancor di più lo è in relazione ai Lepidotteri, considerando che i dati di campionamento di un singolo anno possono risentire molto delle condizioni meteorologiche estreme (prolungati periodi particolarmente siccitosi o ricchi di precipitazioni), come pure risultare influenzati dalle notevoli fluttuazioni demografiche intrinseche che molte specie mostrano in natura, con popolazioni abbondanti in alcuni anni e molto meno in altri o, come nel caso di alcune specie alpine, con gli adulti presenti ad anni alterni.

La campagna di monitoraggio volta alla rilevazione dell’EGBI ha consentito anche di rilevare la presenza di specie di notevole valore, 7 delle quali di interesse comunitario, cioè incluse negli allegati II e/o IV della Direttiva Habitat, e per tale ragione considerate di particolare importanza conservazionistica a livello europeo.

Il grafico sottostante (Fig. 2) illustra l’andamento dell’indice risultante dalle attività di censimento dei Lepidotteri degli ambienti di prateria condotte in Piemonte nel periodo 2015 – 2025.

Fig. 2 - Andamento delle popolazioni di lepidotteri nel corso degli anni di monitoraggio (2015-2025)

EFFETTI DELLE MISURE DEL PSR SUI LEPIDOTTERI

In parallelo al monitoraggio delle popolazioni dei Lepidotteri degli ambienti di prateria, su incarico della Regione Piemonte IPLA ha avviato un’indagine mirata sugli effetti di due Operazioni previste nell’ambito del sostegno allo sviluppo rurale:

  • Operazione 13.1.1 “Indennità compensativa per le zone montane”, che eroga un’indennità volta a compensare i costi aggiuntivi ed il mancato guadagno per gli agricoltori che mantengono pratiche di agricoltura non intensiva in aree marginali e svantaggiate, che altrimenti sarebbero maggiormente soggette ad abbandono e alla naturale trasformazione in arbusteti e boschi di invasione, habitat che portano con sé una riduzione della biodiversità degli spazi aperti collinari e montani;
  • Operazione 10.1.4 “Sistemi colturali ecocompatibili”, finalizzata, con l’Azione 1,a sostenere la conversione dei seminativi in prati permanenti, da conservare per un quinquennio tramite sfalci ordinari, senza il ricorso a trattamenti fitosanitari. La presenza stabile di ambienti prativi nei contesti agricoli risulta fondamentale per la conservazione della biodiversità, poiché accresce l’eterogeneità ambientale, garantendo alle comunità animali la possibilità di trovare habitat favorevoli alla loro sopravvivenza.

Sono state identificate sul territorio regionale 26 località (Fig. 3), 18 delle quali collocate nei settori geografici alpini e appenninici di bassa quota, per il monitoraggio relativo all’applicazione dell’Operazione 13.1.1, mentre le 8 località individuate per monitorare l’Operazione 10.1.4 si trovano nei settori geografici planiziali e collinari.

Il monitoraggio viene condotto, in giornate con condizioni meteorologiche favorevoli, percorrendo a ritmo costante un transetto lineare di circa 500 metri, lungo il quale l’operatore rileva tutti i Lepidotteri osservati in una fascia di 5 metri di larghezza: le specie target sono le stesse utilizzate per l’elaborazione del trend per il calcolo dell’EGBI, ad esclusione di una, non presente sul nostro territorio. Gli esemplari vengono temporaneamente catturati con un retino entomologico per poi essere determinati e rilasciati alla fine del transetto. Negli ultimi cinque anni di indagine, il numero di ripetizioni annuali dei transetti è stato aumentato da 3 a 4.

Fig.3 - Distribuzione sul territorio regionale dei siti di monitoraggio: in blu le località verificate per l’Operazione 13.1.1, in arancione quelle per l’Operazione 10.1.4. (Fonte dati: IPLA)

Nei siti scelti per il monitoraggio degli effetti dell’Operazione 13.1.1 “Indennità compensativa per le zone montane” sono stati individuati 3 transetti:

  • il primo, ricadente in un prato soggetto all’applicazione dell’Operazione 13.1.1,
  • il secondo, ricadente in un prato abbandonato (e quindi già soggetto alle dinamiche di evoluzione verso arbusteto e boscaglia di invasione) nelle prossimità,
  • il terzo, in un ambiente boscato (habitat che rappresenta lo stato climax in caso di abbandono sul lungo periodo) nelle prossimità.

Il risultato atteso è che il confronto tra i dati monitorati lungo i 3 transetti rilevi popolamenti di farfalle più ricchi e diversificati nel prato in abbandono (dato di confronto indicato come “BIANCO”) rispetto a quelli del prato mantenuto, e che l’evoluzione verso il bosco sia accompagnata da una drastica riduzione della biodiversità dei Lepidotteri.

Analogamente, nei siti scelti per il monitoraggio degli effetti dell’Operazione 10.1.4 “Sistemi colturali ecocompatibili” – Azione 1 (Conversione dei seminativi in foraggere permanenti) sono stati individuati 3 transetti:

  • il primo, ricadente in un prato soggetto all’applicazione dell’Operazione 10.1.4 – Azione 1,
  • il secondo, ricadente in un seminativo nelle prossimità,
  • il terzo, in un ambiente naturale/seminaturale di riferimento, nelle prossimità.

Il risultato atteso è che il confronto tra i dati monitorati lungo i 3 transetti rilevi popolamenti di farfalle più ricchi e diversificati nell’ambiente naturale/seminaturale di riferimento (cosiddetto “BIANCO”) che, teoricamente, dovrebbe ospitare il popolamento più simile a quello naturale in quel contesto geografico.

I dati raccolti sono stati sottoposti ad analisi statistica al fine di rilevare eventuali differenze significative fra i contesti ambientali e le misure PSR dal punto di vista della biodiversità misurata attraverso i Lepidotteri.

Tra 2015 e 2025 sono state conteggiate complessivamente 63010 farfalle (il 7,2% delle quali indeterminate), per un totale di 127 specie.

Nella sottostante Tabella 1 sono riportati i dati relativi al numero di specie e al numero di individui aggregati per ciascuna operazione (13.1.1 e 10.1.4) e per tipo di transetto (bianco, bosco, coltivo soggetto ad Operazione del PSR).

Tab. 1 - Numero di specie e individui aggregati per Operazione e località. (Fonte dati: IPLA)

Nei transetti individuati per monitorare l’Operazione 13.1.1 si osserva una maggior ricchezza, rispetto a quelli dell’Operazione 10.1.4, sia con riferimento al numero di specie (numero massimo di specie per località = 73, media = 58,78 ± 12,1, nel primo caso, contro numero massimo di specie per località = 64, media = 50,25 ± 8,1, nel secondo), sia rispetto al numero medio di individui registrati nei singoli sopralluoghi (Operazione 13.1.1: media = 24,7 esemplari a transetto; Operazione 10.1.4: media = 21,2 esemplari a transetto)

Confrontando i valori registrati nelle diverse tipologie ambientali all’interno della medesima Operazione, risulta che sia per quanto riguarda il numero di specie sia per il numero di individui, il valore massimo si riscontra sempre nella tipologia ambientale BIANCO, tranne per quanto riguarda il numero di individui dei transetti in Operazione 10.1.4, il cui valore risulta massimo (in assoluto e per transetto).

In dettaglio, nell’Operazione 13.1.1 il maggior numero di specie (114) si trova nei prati abbandonati (BIANCO), seguono i prati PSR con 109 specie e il BOSCO con 92 specie; lo stesso andamento si riscontra per il numero di individui conteggiati che risulta massimo (20.094) nei prati abbandonati (BIANCO), a cui seguono i 19.543 individui nei prati soggetti all’Operazione PSR e i 5.446 nei boschi.

Nell’Operazione 10.1.4, seppur con numeri differenti, l’andamento del numero di specie è analogo: il valore massimo (84) si trova nei prati abbandonati (BIANCO), mentre i prati in Operazione PSR e i coltivi totalizzano rispettivamente 70 e 53 specie, con differenze più o meno marcate a seconda delle località e in ragione della presenza di bordure naturali non trattate, ben vegetate e fiorite. Il maggior numero di individui si trova invece nei prati PSR, con un valore massimo di 8.198 individui conteggiati, seguito dai prati abbandonati con 7.882 individui e dai coltivi con 1.847 individui.

Come per l’Operazione 13.1.1, il numero massimo di specie per località si riscontra nei transetti BIANCO con 56 specie, seguito dal PSR con 47 specie e dal COLTIVO con 37 specie.

Va comunque considerato, a livello di singola Operazione PSR, che le particolari condizioni ambientali e le differenti attività antropiche che caratterizzano ogni sito indagato tramite transetti modificano localmente i rapporti attesi tra i diversi ambienti.

Relativamente all’Operazione 13.1.1, i test statistici indicano che i 3 ambienti indagati (prati in mantenimento - PSR, ambiente naturale – BIANCO e bosco) presentano fra loro differenze statisticamente significative sia nel numero di specie, sia nel numero di individui.

In numerosi casi, il massimo livello di similarità risulta tra transetti PSR e BIANCO di una medesima località, a riprova del valore delle aree soggette all’Operazione come serbatoio di biodiversità.

Per quanto riguarda le risultanze delle analisi statistiche riferite all’Operazione 10.1.4, i valori degli indici di biodiversità sono inferiori rispetto a quelli dei siti scelti per l’Operazione 13.1.1, in ragione del fatto che le località in cui si hanno adesioni all’Operazione 10.1.4 sono collocate prevalentemente in contesti collinari o planiziali, laddove l’agricoltura occupa la maggior parte delle superfici mentre prati e incolti, i serbatoi di biodiversità, occupano porzioni residuali e marginali del territorio.

I tre ambienti considerati (BIANCO, COLTIVO, PSR) presentano differenze statisticamente significative sia in termini di ricchezza specifica che di abbondanza, con differenze più o meno marcate a seconda delle località e in ragione della presenza di bordure naturali non trattate, ben vegetate e fiorite.

L’aspetto più interessante rivelato dalle analisi è che BIANCO e PSR risultano statisticamente differenti rispetto ai COLTIVI, ma non fra loro: questa relazione, e cioè il grado di biodiversità non distinguibile tra BIANCO e PSR, conforta l’idea alla base dell’Operazione 10.1.4, che con la conversione dei coltivi in prati permanenti mira a portare la ricchezza di specie e di individui ancora contenuta negli ambienti seminaturali (il BIANCO, appunto) all’interno del contesto agricolo dei coltivi.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Indici di monitoraggio dell'avifauna

Anno
2026

Il rapporto di BirdLife International, la più grande federazione mondiale per la protezione degli uccelli (121 partner nazionali e circa dieci milioni di soci in tutto il mondo), segnala come, dai primi anni 2000, delle 195 specie di uccelli a status di conservazione sfavorevole, 116 sono quellelegate agli ambienti agricoli.

Le cause dirette di questo declino sono individuate nell’esposizione ai pesticidi e nella sempre maggior diffusione dell’agricoltura intensiva, con conseguente perdita di quegli elementi tradizionali del paesaggio agricolo (siepi, filari, specchi d'acqua, copertura erbacea con conseguenti fioriture e quindi abbondanza di insetti) che in passato favorivano la biodiversità.

Partendo dai dati raccolti tramite il progetto MITO2000, attivo sul territorio nazionale con una fitta rete di rilevatori impegnati nel monitoraggio annuale delle specie ornitiche nidificanti, a partire dal 2009 è stato impostato un progetto rivolto nello specifico agli uccelli comuni nidificanti in Italia nelle zone agricole.

Lo stato di conservazione di queste popolazioni viene monitorato anno dopo anno tramite l’indice F.B.I. (Farmland Bird Index), individuato tra gli indicatori di contesto della politica di sviluppo rurale a livello comunitario, nazionale e regionale: il trend negativo di questo indice segnala cambiamenti che rendono gli habitat oggetto di indagine sempre meno favorevoli alle specie di uccelli che li frequentano nel periodo riproduttivo.

In Piemonte, dal 2009 una rete di rilevatori esperti che coprono in maniera pressochè uniforme il territorio regionale monitora annualmente 26 delle 41 specie target individuate a livello nazionale per gli ambienti agricoli.

In parallelo al calcolo del F.B.I., nella nostra Regione vengono monitorate anche la specie indicatrici degli ambienti di risaia e degli ambienti forestali, rispettivamente tramite il Rice Bird Index (relativo a 6 specie)ed il Woodland Bird Index (relativo a 14 specie).

Tab. 1
Specie Andamento Variazione (%) 2000 - 2025
Gheppio Stabile 0%
Quaglia Moderato declino -68%
Tortora selvatica Moderato declino -61%
Tortora dal collare Moderato incremento 38%
Colombaccio Moderato incremento 250%
Upupa Moderato declino -70%
Picchio verde Stabile -22%
Allodola Moderato declino -32%
Rondine Stabile -20%
Cutrettola Marcato declino -49%
Ballerina bianca Moderato incremento 10%
Usignolo Stabile 5%
Canapino Stabile -11%
Sterpazzola Marcato declino -68%
Passera d’Italia Stabile 35%
Passera mattugia Moderato declino -35%
Rigogolo Stabile -13%
Storno Stabile 35%
Averla piccola Marcato declino -71%
Gazza Moderato incremento 25%
Cornacchia grigia Moderato incremento 41%
Cardellino Moderato declino -28%
Verdone Moderato declino -61%
Strillozzo Moderato declino -57%
Zigolo giallo Moderato declino -59%
Zigolo nero Stabile -5%
Tab. 1 - Andamento in atto e variazione percentuale dell’indice di popolazione tra il 2000 ed il 2025 delle specie tipiche di ambiente agricolo utilizzate per il calcolo del Farmland Bird Index. (Fonte dati: IPLA)
Tab .2
Specie Andamento Variazione (%) 2000-2025
Germano reale Stabile -1%
Airone cenerino Stabile 5%
Garzetta Moderato declino -60%
Nitticora Moderato declino -45%
Cavaliere d’Italia Marcato declino -95%
Pavoncella Incerto -1%
Tab .2 - Andamento in atto e variazione percentuale dell’indice di popolazione tra il 2000 ed il 2025 delle specie tipiche delle risaie utilizzate per il calcolo del Rice Bird Index. (Fonte dati: IPLA)
Tab. 3
Specie Andamento Variazione (%) 2000 - 2025
Poiana Stabile 0%
Picchio rosso maggiore Moderato incremento 90%
Scricciolo Moderato incremento 70%
Pettirosso Moderato incremento 145%
Merlo Moderato incremento 140%
Tordo bottaccio Moderato incremento 221%
Capinera Moderato incremento 145%
Luì piccolo Stabile -10%
Cinciarella Stabile 0%
Cinciallegra Moderato incremento 120%
Codibugnolo Incerto 10%
Picchio muratore Moderato incremento 30%
Ghiandaia Moderato incremento 180%
Fringuello Moderato incremento 90%
Tab. 3 - Andamento in atto e variazione percentuale dell’indice di popolazione tra il 2000 ed il 2025 delle specie tipiche di ambiente forestale utilizzate per il calcolo del Woodland Bird Index.(Fonte dati: IPLA)
Fig. 1 – Andamento dei 3 indici di monitoraggio dell’avifauna -Farmland, Woodland e Rice Bird Index - inPiemonte, tra 2000 e 2025(posto paria 100 il valore dell’indice nel2000, primo anno di raccolta dati, nell’ambito del Progetto MITO2000). (Fonte dati: IPLA)

Analizzando i dati, il Farmland Bird Index regionale mostra complessivamente un -29% nel periodo di monitoraggio 2000-2025; a livello di specie target, emerge un trend sostanzialmente stabile per il 31% degli uccelli monitorati, cui si aggiunge un 15% di specie che risultano in moderato incremento: si tratta perlopiù di specie generaliste, dal punto di vista ecologico (es., Picchio verde, Gheppio, Storno, Gazza, Cornacchia grigia), cioè capaci di adattarsi a diversi ambienti (compresi quelli tipicamente antropici) e meno sensibili alla banalizzazione del territorio che caratterizza, per esempio, le vaste estensioni di monocolture della pianura piemontese.

Risulta invece in declino (classificato come marcato per un ulteriore 8%) il 46% delle specie monitorate tramite il F.B.I.: si tratta di specie (es., Quaglia, Allodola, Upupa, Sterpazzola, Cardellino, Verdone, Averla piccola, ecc.) più esigenti dal punto di vista ecologico, in quanto selezionano gli ambienti caratterizzati da una mosaicatura del paesaggio, con i campi coltivati inframmezzati da quegli elementi naturaliformi (siepi, boschetti, filari, piccole aree umide) che l’agricoltura intensiva tende generalmente ad eliminare.

Pur al netto di fluttuazioni registrate nell’andamento degli indici talora imputabili ad eventi estremi di natura meteorologica (es., inverni particolarmente rigidi e con prolungata copertura nevosa, primavere piovose o siccitose), che possono aver influenzato le popolazioni nidificanti in certe annate, complessivamente dall’inizio del monitoraggio il declino delle specie degli ambienti agrari non sembra arrestarsi, evidenziando un trend negativo con una perdita complessiva attorno al 30% delle popolazioni di questi uccelli nidificanti in Piemonte.

Il trend regionale è in linea con quello del F.B.I. misurato a livello nazionale, che segnala una diminuzione degli uccelli legati agli ambienti agrari generalizzata e ormai costante negli anni, con alcune specie per le quali lo stato di conservazione è considerato addirittura critico e, potenzialmente, anticamera dell’estinzione di intere popolazioni, a livello locale.

Per quanto riguarda il Rice Bird Index, le fluttuazioni nel periodo di monitoraggio appaiono più marcate ed evidenti, rispetto a quelle del F.B.I.: con un 33% di specie che mostrano un trend approssimativamente stabile ed il 33% in declino (classificato come marcato per un ulteriore 17%), l’indice registra complessivamente un -53%, nei 25 anni di rilevamento. L’ambiente di risaia evidenzia criticità in parte imputabili all’utilizzo di alcuni principi attivi impiegati nella lotta ad organismi nocivi come il punteruolo del riso, i cui effetti tossici potenzialmente potrebbero aver inciso sulla fauna vertebrata ed invertebrata alla base della catena trofica. Si nota inoltre una correlazione tra le annate in cui l’indice ha mostrato flessioni e la progressiva diffusione della pratica delle semine in asciutta, passata dal 16% del totale delle risaie nel 2001, al 38% nel 2015, con incrementi del 65% in provincia di Novara (Dati Ente Nazionale Risi, 2016): tale sistema colturale determina una riduzione delle superfici allagate nel periodo della nidificazione, in particolare tra aprile e maggio, con conseguente diminuzione degli habitat idonei al set di specie di uccelli che compone il R.B.I. e che già sconta la progressiva scomparsa delle aree umide naturali, sul territorio piemontese.

Il Woodland Bird Index regionale risulta in controtendenza, rispetto al trend mostrato dai precedenti due indici di monitoraggio dell’avifauna nidificante piemontese: ha infatti registrato un complessivo +67, tra 2000 e 2025, con il 67% delle specie target in moderato incremento ed il 29% stabili. Questo trend positivo riflette il generale incremento delle superfici forestali determinato, soprattutto nelle fasce montane, dall’abbandono o dalla riduzione delle pratiche agricole tradizionali (sfalcio e pascolamento) e dalla crisi climatica che sta favorendo la risalita del limite della vegetazione arborea: in questa fase, oltre alle specie più strettamente legate agli ambienti forestali, risultano favorite anche quelle caratteristiche degli ambienti di transizione tra il bosco e le praterie. Queste ultime, si stima in base a diversi studi di Ecologia in atto, saranno tra gli habitat più soggetti a contrazioni significative, in termini di estensione, con inevitabili ripercussioni anche sulle popolazioni di uccelli che li frequentano in periodo risproduttivo: a livello nazionale si sta già registrando un trend negativo per un set di 13 specie di uccelli identificati come target per le valutazioni inerenti i cambiamenti ambientali che riguardano i pascoli. 
 

I dati del monitoraggio del F.B.I.a livello nazionale e regione per regione sono consultabili alla pagina

https://www.lipu.it/cosa-facciamo/proteggiamo-uccelli/fbi-farmland-bird-index

Stato del Documento
Gruppo di Redazione

I Distretti del Cibo

Anno
2026

I Distretti del cibo individuano sistemi produttivi locali caratterizzati da una forte identità territoriale e dall’integrazione tra attività agricole, trasformazione, commercializzazione e servizi connessi, comprese le attività turistiche ed enogastronomiche. Possono comprendere realtà rurali, agroalimentari di qualità, sistemi locali di piccole e medie imprese, aree urbane o peri-urbane con funzioni agricole e, in particolare, contesti orientati alla sostenibilità e alla produzione biologica.

La Regione Piemonte promuove i Distretti del cibo quali strumenti digovernance territoriale nei quali soggetti pubblici e privati collaborano per valorizzare le filiere agroalimentari e il patrimonio rurale, facendo del cibo un fattore di sviluppo locale. Introdotti dalla normativa nazionale e disciplinati a livello regionale, essi favoriscono l’integrazione tra imprese agricole e agroalimentari, enti locali, istituzioni, mondo della ricerca e altri attori del territorio, contribuendo a rafforzare la competitività, l’innovazione e la capacità di attrazione dei sistemi locali, anche attraverso una più equilibrata distribuzione del valore lungo la filiera. I Distretti sono costituiti mediante accordi tra soggetti pubblici e privati rappresentativi del territorio e del sistema produttivo locale, garantendo partecipazione, condivisione delle decisioni e integrazione tra i diversi interessi.

In questo contesto, i Distretti del cibo presentano anche un rilevante potenziale in relazione alle politiche di sostenibilità ambientale. Pur non rappresentando sempre l’obiettivo primario delle iniziative distrettuali, essi possono contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni, alla tutela del paesaggio rurale e della biodiversità, alla diffusione di pratiche agricole sostenibili e biologiche e alla promozione di filiere corte e modelli di economia locale. Tali aspetti, se pienamente sviluppati, consentono di rafforzare il ruolo dei Distretti nella transizione verso sistemi agroalimentari più sostenibili.

Il funzionamento dei Distretti si basa sul Piano di Distretto, documento di programmazione triennale che definisce strategie, obiettivi e azioni a livello locale. Il Piano contiene l’analisi dei fabbisogni del territorio e individua le iniziative da realizzare, valutandone le ricadute economiche, sociali e ambientali, ed è soggetto a monitoraggio e aggiornamento nel tempo.

Il riconoscimento dei Distretti del cibo avviene da parte della Regione sulla base di criteri relativi alla territorialità, alla rappresentatività del sistema produttivo e alla qualità dellagovernance. Una volta riconosciuti, i Distretti sono iscritti nel Registro nazionale e possono accedere a strumenti di sostegno e finanziamento.

La Regione Piemonte favorisce inoltre il coordinamento e il rafforzamento della rete dei Distretti attraverso specifici strumenti, tra cui il Tavolo permanente di coordinamento dei Distretti del cibo e dei Distretti biologici, finalizzato a migliorare l’organizzazione delle attività, promuovere i territori e le produzioni e facilitare il confronto tra i diversi soggetti coinvolti.

I Distretti del cibo si configurano quindi come strumenti strategici per lo sviluppo territoriale, capaci di integrare dimensione economica, sociale e ambientale e di contribuire, anche in prospettiva, alla costruzione di modelli di sviluppo più sostenibili e resilienti.

Per aggiornamenti relativi alla materia dei Distretti del cibo, quali il numero dei Distretti riconosciuti, le opportunità di finanziamento e gli eventi correlati, si rimanda al seguente link:

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/agricoltura/cibo-territorio-consumo-alimentare/distretti-cibo

Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Virus monitorati nelle acque reflue e approccio Wastewater-Based Epidemiology

Anno
2026
Caratteristiche dei virus monitorati nelle acque reflue

SARS-CoV-2 (Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2)
SARS-CoV-2 è uno dei membri della famiglia Coronaviridae la quale comprende virus in grado di infettare una vasta gamma di ospiti, tra cui gli esseri umani. Esso è un virus rivestito, con un genoma a singolo filamento di RNA il quale contiene tutte le informazioni necessarie al virus stesso per infettare le cellule ospiti e replicarsi. L’infezione innesca una serie di sintomi che possono essere associati a lievi malattie delle vie respiratorie superiori fino a causare malattie più gravi, anche mortali, come nel caso dei virus SARS e MERS. La malattia provocata dall’infezione del SARS-CoV-2 è conosciuta come COVID-19.

Influenza virus
Ad oggi, sono stati identificati quattro tipi differenti di virus influenzali, tutti appartenenti alla famiglia Orthomixoviridae: i tipi A e i B, responsabili della sintomatologia influenzale classica; il tipo C, di scarsa rilevanza clinica (generalmente asintomatico); il tipo D, di cui finora non risultano casi di infezione nell’uomo. I virus dell’influenza A sono ulteriormente suddivisi in sottotipi sulla base di differenze molecolari nelle due glicoproteine di superficie emoagglutinina (HA) e neuraminidasi (NA). Alla base della epidemiologia dell'influenza vi è la marcata tendenza di tutti i virus influenzali a variare, cioè ad acquisire cambiamenti nelle proteine di superficie che permettono di aggirare la barriera costituita dalla immunità presente nella popolazione che in passato ha subito l’infezione influenzale.  

RSV (Respiratory syncytial virus)
Il virus respiratorio sinciziale umano (human respiratory syncytial virus) è un virus appartenente al genere Orthopneumovirus. La variante umana del virus è l'agente eziologico più importante di infezioni delle basse vie respiratorie nell'infanzia, come bronchiolite e polmonite. Sono stati descritti due gruppi antigenici di virus respiratorio sinciziale, i gruppi A e B, in base alle differenze nella glicoproteina G presente sul  capside virale; Le infezioni dovute a ceppi del sottogruppo A appaiono più severe.  

Comparazione della struttura del virus SARS-CoV-2, del virus dell’Influenza e del virus RSV. Fonte Springer Nature © 2026 Springer Nature
L’approccio Wastewater-Based Epidemiology (WBE) nel monitoraggio dei virus respiratori nelle acque reflue

L’ epidemiologia basata sulle acque reflue, rappresenta uno strumento epidemiologico utile per monitorare la presenza di sostanze di interesse epidemiologico, quali ad esempio farmaci, sostanze illegali, prodotti del metabolismo umano, nonché agenti responsabili di malattie infettive (poliovirus, enterovirus, etc.). 
È noto dalla letteratura che SARS-CoV-2, i virus dell’influenza e l’ RSV, siano stati ritrovati in campioni di feci sia di pazienti sintomatici che di persone asintomatiche. L’eliminazione dei virus anche attraverso le feci oltre che per via respiratoria, fa sì che si possano rilevare nelle acque reflue in ingresso agli impianti di depurazione rendendo tale matrice decisamente rilevante per le analisi epidemiologiche.

La Commissione Europea, a seguito dell’insorgere della pandemia da COVID-19, ha adottato la raccomandazione (UE) 2021/472, relativa a un approccio comune per l’istituzione di una sorveglianza sistematica del SARS-CoV-2 e delle sue varianti nelle acque reflue nell’Unione europea. Tale documento fornisce indicazioni per l’attuazione del monitoraggio del virus nei reflui urbani, considerandolo — come già evidenziato — un metodo complementare e indipendente rispetto alle altre strategie di sorveglianza sanitaria allora in uso, capace di raccogliere informazioni riferite a un’ampia fascia di popolazione.

La raccomandazione fornisce inoltre indicazioni per il sequenziamento del SARS-CoV-2 nei reflui urbani, con l’obiettivo di monitorare l’emergere di eventuali varianti, seguirne la diffusione e valutarne la persistenza nel tempo a livello di popolazione. In linea con tali indicazioni, nel 2024 l’Unione Europea ha adottato la direttiva (UE) 2024/3019, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, con cui invita gli Stati membri a individuare i parametri di sanità pubblica da monitorare. Tra questi rientrano il SARS-CoV-2 e le sue varianti, il virus della poliomielite, i virus influenzali, gli agenti patogeni emergenti e ogni altro indicatore ritenuto rilevante per la tutela della salute pubblica.

L’approccio WBE si è dimostrato uno strumento efficace durante la pandemia da SARS-CoV-2 in quanto ha consentito di:

  • valutare la presenza e/o la quantità del virus in un determinato periodo temporale indipendentemente dai soggetti sottoposti a test (tampone) e dai soggetti asintomatici,
  • Prevedere in anticipo un picco del contagio;
  • monitorare lo sviluppo di focolai di infezione nelle aree servite da un determinato depuratore;
  • conoscere le varianti di SARS-CoV-2 circolanti nella popolazione.

Per le ragioni sopracitate, la WBE è considerata un approccio complementare agli attuali sistemi di sorveglianza delle malattie infettive. 

Il Centro Regionale di Biologia Ambiente Salute di Arpa Piemonte ha cominciato ad indagare la presenza del SARS-CoV-2 nelle acque reflue a partire dal 2020 e da aprile 2021, in collaborazione con i Servizi Territoriali di Arpa Piemonte, ha condotto un programma settimanale di sorveglianza ambientale sulle acque reflue in ingresso di 14 depuratori Regionali e di sorveglianza genomica sulle acque reflue in ingresso di 4 di questi depuratori (Figura 2). Da luglio 2023 il monitoraggio ambientale si è focalizzato su 4 depuratori (Castiglione Torinese, Novara, Cuneo ed Alessandria) e da aprile 2024, la sorveglianza è eseguita sul depuratore di Castiglione Torinese. 
Il monitoraggio del virus dell’influenza A e B e dell’RSV, invece, segue la tempistica dalla sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità iniziando nella settimana 42 dell’anno fino alla settimana 17 dell’anno successivo. Per questi virus, il monitoraggio è stato svolto sui depuratori di Castiglione Torinese, Alessandria, Cuneo e Novara per la stagione 2022/2023, sui depuratori di Castiglione Torinese e Novara per le stagioni 2023/2024 e su Castiglione Torinese per la stagione 2024/2025 e 2025/2026. 
Dal 2024, i dati della sorveglianza ambientale e genomica sono condivisi con il SEREMI (Servizio di riferimento regionale di Epidemiologia per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive) e l’ASL Città di Torino, promotori del programma di monitoraggio SIPREV (Sistema di sorveglianza integrata degli agenti patogeni virali respiratori in ambito ospedaliero, territoriale e ambientale in Piemonte).

Schema riassuntivo dell’attività di monitoraggio di ARPA Piemonte. Fonte Arpa Piemonte.

Le informazioni ottenute con le due tipologie di sorveglianza hanno consentito di avere a disposizione un quadro completo e approfondito della situazione pandemica a livello regionale e seguirne l’evoluzione nel tempo.

Risorse e informazioni aggiuntive

Kuldeep D. et al., Coronavirus Disease 2019 –COVID-19, doi: 10.1128/CMR.00028-20 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32580969/

EpiCentro - L'epidemiologia per la sanità pubblica https://www.epicentro.iss.it/influenza/influenza

Binns E. et al., Influenza and respiratory syncytial virus during the COVID-19 pandemic: Time for a new paradigm? Pediatr Pulmonol. 2022 Jan;57(1):38-42. doi: 10.1002/ppul.25719. Epub 2021 Oct 13 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34644459/

Aravind N. et al., Gastrointestinal symptoms and fecal shedding of SARS-CoV-2 RNA suggest prolonged gastrointestinal infection doi: 10.1016/j.medj.2022.04.001 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35434682/

Furukawa, N.W., et al., Evidence supporting transmission of severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 while presymptomatic or asymptomatic. Emerg. Infect. Dis. 2020 (26), E1–E6 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32364890/

Tindale, L.C. et al., 2020. Evidence for transmission of covid-19 prior to symptom onset. Elife 9, 1–34. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32568070/
RACCOMANDAZIONE (UE) 2021/472 DELLA COMMISSIONE del 17 marzo 2021, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021H0472

Robotto A. et al., Wastewater-based SARS-CoV-2 environmental monitoring for Piedmont, Italy. Environmental Research. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34419466/
 

Stato del Documento
In redazione
Gruppo di Redazione
Redazione RSA