Ecomusei in Piemonte

Anno
2026

Gli ecomusei sono strumenti culturali di interesse generale e di utilità sociale orientati a uno sviluppo locale sostenibile, volti a recuperare, conservare, valorizzare e trasmettere il patrimonio identitario, culturale, sociale, ambientale, materiale e immateriale di un territorio omogeneo, attraverso la partecipazione delle comunità locali in tutte le loro componenti.

Essi operano con approccio interdisciplinare nei campi della cultura, dell’ambiente, dell’educazione, della formazione, dell’inclusione sociale, dell’agricoltura, del turismo, della pianificazione territoriale e della cura del paesaggio, nella prospettiva di orientare lo sviluppo futuro del territorio verso una sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Tali principi generali sono fondati sulla responsabilità collettiva degli abitanti, della società civile e delle istituzioni, funzionale alla costruzione e alla rivitalizzazione di reti di attività e servizi.

Gli ecomusei adottano logiche di rete e processi partecipati, su ispirazione della Convenzione Europea del Paesaggio, firmata a Firenze il 20 ottobre 2000, e dei trattati internazionali dedicati alla salvaguardia dei patrimoni culturali materiali e immateriali della società, nel rispetto delle norme nazionali.
Essi operano favorendo la partecipazione e il coinvolgimento degli abitanti, della società civile e delle istituzioni, con particolare riguardo alle istituzioni culturali e scolastiche, promuovendo “laboratori di cittadinanza attiva” per la costruzione di mappe di comunità o di analoghi strumenti efficaci nell’integrare i diversi punti di vista in un percorso condiviso di riconoscimento, comprensione, cura e rigenerazione coerente e sostenibile dei patrimoni materiali e immateriali peculiari di ogni luogo.

Negli ultimi anni si è assistito ad un proliferare di processi ecomuseali sul territorio piemontese, che si sono resi interpreti di istanze di cambiamento, per uno sviluppo locale sostenibile, svolgendo un ruolo importante nelle politiche di sviluppo socio-economico regionale.

L’azione svolta dagli ecomusei, sui territori di riferimento, ha confermato il ruolo che essi possono assumere, in rapporto alla valorizzazione e alla cura del paesaggio, al riconoscimento della “bellezza”, attraverso la memoria delle comunità, all’equilibrio fra l’opera dell’uomo e l’opera della natura, rafforzando il legame tra paesaggio, patrimonio culturale e turismo come asse strategico su cui impostare percorsi di conoscenza e progetti di valorizzazione territoriale e turismo sostenibile.

Essi lavorano sulla diffusione di una offerta culturale che sappia agire sulla consapevolezza del valore dei paesaggi piemontesi, basata sui valori e l’elevata qualità della vita che offrono. Un lavoro veicolato anche dal nuovo Piano Paesaggistico del Piemonte, che ha cercato di attivare processi culturali dalla densa valenza politica, anche in attuazione di alcune schede progettuali all’interno della “Strategia Aree interne”, finalizzati ad attuare quel profondo cambiamento auspicato dalla Convenzione europea del paesaggio: “percepito dalle popolazioni che lo abitano”.

Le comunità non sono più quindi solo oggetto di ricerca, ma sono organismi “fruitori attivi del paesaggio” presente e futuro o destinatari dei paesaggi di montagna, pianura, acqua e mare da trasformare mediante un progetto comune, frutto di processi partecipati, che tendono ad accrescere la condivisione di benessere collettivo.
Il patrimonio culturale con cui gli ecomusei si misurano è costituto non solo da quello tutelato per legge, ma anche dal patrimonio “vivente”, materiale e immateriale, naturale e costruito, frutto delle tradizioni locali e delle trasformazioni del paesaggio, che costituisce l’eredità culturale delle popolazioni attive sul territorio.
La creazione di reti a diversa scala è stata una strategia vitale ed efficace per condividere pratiche, progetti ed alimentare entusiasmi promuovendo: contratti di fiume, contratti di lago, sentieristica partecipata, giornate del paesaggio, passeggiate patrimoniali.

Nel 2009 nasce l’Associazione Rete Ecomusei Piemonte (REP) a supporto e sostegno delle attività svolte dagli ecomusei che ne fanno parte. Essa rappresenta e tutela gli interessi dei suoi associati nei confronti di istituzioni o di altre realtà italiane ed internazionali; svolge attività di ricerca, studio, riflessione, confronto e progettazione su tematiche di interesse comune; lavora in rete per ottimizzare azioni e risorse. Tali obiettivi sono perseguiti con la messa in opera di alcune azioni strategiche tra le quali la collaborazione e il confronto con gli enti locali (Regione, Province, Comuni, ecc.), la partecipazione ai tavoli di lavoro per la definizione delle politiche e delle programmazioni di settore, la messa in campo di iniziative di scambio e collaborazione con altre realtà ecomuseali, la promozione e la sensibilizzazione rispetto ai temi tipici degli ecomusei, sia a livello nazionale sia internazionale.

La nuova legge regionale in materia di ecomusei (LR 13 del 03/08/18 “Riconoscimento degli ecomusei del Piemonte”) accoglie il punto più maturo delle esperienze ecomuseali che la Rete ha registrato dopo decenni di attività, nate anche dal confronto internazionale del Forum ICOM di Milano 2016 “Ecomuseums, Community museums and cultural landscapes”.

La recente legge regionale, all’articolo 7, promuove la partecipazione degli ecomusei riconosciuti alle politiche e alle azioni regionali di valorizzazione del paesaggio attuative del Piano Paesaggistico Regionale approvato con DCR 233-35836 del 3/10/17 e alle finalità della LR 14 del 16/06/08 (Norme per la valorizzazione del paesaggio).

Con la previgente legge regionale in materia di ecomusei, la Regione ha istituito 25 Ecomusei del Piemonte, che sono di seguito elencati:

Provincia Ecomusei piemontesi
AL Ecomuseo dei Feudi imperiali
AL Ecomuseo della Pietra da Cantoni
AL Ecomuseo della Pietra e della Calce di Visone
AL Ecomuseo di Cascina Moglioni
AT Ecomuseo del Basso Monferrato Astigiano
BI Ecomuseo del Biellese
CN Ecomuseo dei Certosini e della Valle Pesio
CN Ecomuseo dei Terrazzamenti e della Vite
CN Ecomuseo del Marmo di Frabosa Soprana
CN Ecomuseo dell'Alta Valle Maira
CN Ecomuseo della Pastorizia
CN Ecomuseo della Segale
CN Ecomuseo delle Rocche del Roero
CN Ecomuseo delle Terre del Castelmagno
NO Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone
TO Ecomuseo Colombano Romean
TO Ecomuseo del Freidano
TO Ecomuseo dell'Alta Val Sangone
TO Ecomuseo dell’Argilla – Munlab
TO Ecomuseo della Val Germanasca
TO Ecomuseo delle Terre di confine
VB Ecomuseo del Granito di Montorfano
VB Ecomuseo della Pietra Ollare e degli Scalpellini
VC Ecomuseo della Valsesia
VC Ecomuseo delle Terre d'acqua

La maggior parte dei 25 Ecomusei regionali sono nati e operano in area montana, per il recupero e la riqualificazione dei borghi e dei centri storici e per lo sviluppo ecosostenibile delle produzioni forestali e dell’economia del legno. Essi pertanto sono stati coinvolti nella strategia prevista dalla Regione Piemonte con la LR 14 del 5/04/19 (Disposizioni in materia di tutela, valorizzazione e sviluppo della montagna), che all’Art. 21 (Valorizzazione della cultura della montagna piemontese) promuove il sostegno agli ecomusei e ai centri per la documentazione e altresì la tutela e la valorizzazione delle espressioni della cultura dell’area montana piemontese.
Quanto sopra premesso è in linea con la strategia di adattamento dell’UE, la quale si propone di contribuire a rendere l’Europa più resiliente ai cambiamenti climatici. Ciò richiede una migliore preparazione, consapevolezza e capacità di reazione agli impatti dei cambiamenti climatici a livello locale, regionale e nazionale.
Su tale obiettivo si inserisce l’impegno degli Ecomusei, in merito alla emergenza climatica ed ecologica, i quali affrontano la crisi attuale, curandone le cause e aumentando la resilienza delle comunità locali. Attraverso lo studio delle modificazioni del clima su scala locale e degli impatti sul territorio di riferimento, essi creano gruppi di lavoro dedicati alla mobilità dolce e ai green jobs e danno il massimo supporto per la realizzazione di ciclostazioni. Prediligono, inoltre, gli acquisti con emissioni a rifiuti zero e incoraggiano il ritorno alla terra. Per sensibilizzare le nuove generazioni, attivano attività didattica e laboratori, per tramandare suggerimenti pratici di risparmio idrico ed energetico. Infine gli ecomusei, attraverso bandi e progetti, ribadiscono la necessità alle amministrazioni locali di un intervento concreto sui territori di riferimento, per ridurre l’inquinamento e promuovere la cultura della tutela ambientale, creando un’opportunità per riflettere sul ruolo dei musei e degli ecomusei per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, previsti dall’Agenda 2030 dell’ONU e in particolare sensibilizzando l’opinione pubblica sull’urgenza dell'azione climatica.

Nel 2020, in epoca di piena pandemia, si è assistito ad un potenziamento del confronto tra le Reti ecomuseali locali, regionali e internazionali, che cooperano tra loro al fine di elaborare progetti. Tale collaborazione ha dato origine ad un vero e proprio “network della conoscenza”, con la moltiplicazione dei contatti per il Laboratorio ecomusei e la Rete locale stessa, sfociata nella virtuosa preparazione di iniziative per l’Anno 2021.

Per aumentare con efficacia ed economicità la qualità della vita degli abitanti che vivono sul territorio di riferimento, considerando diversi profili: identità, paesaggio, prodotti locali, accoglienza turistica, sicurezza ambientale e sviluppo sostenibile, sono state avviate alcune iniziative con l’aiuto delle nuove tecnologie per valorizzare il nostro patrimonio territoriale in una prospettiva di benessere collettivo. 

  1. “Gli Ecomusei sono Paesaggio” dalla Rete degli EcoMusei Italiani (EMI).
    Una riflessione in diretta streaming sul ruolo che gli ecomusei rivestono nel creare una consapevolezza nei confronti del Paesaggio, basata sul principio di sana appartenenza e responsabilità dei luoghi quale unica vera garanzia per il raggiungimento di un equilibrio dinamico nello sviluppo dei territori e delle comunità che li vivono. Quanto accaduto con la pandemia ha costretto a rivedere radicalmente il modo di abitare il territorio. Le esperienze presentate descrivono l’universo di buone pratiche degli ecomusei italiani, dalle Alpi al Mediterraneo, secondo gli approcci che le diverse condizioni socio-economiche impongono ai rispettivi territori, nell’intento di favorire lo sviluppo di reti di cooperazione e scambio tra queste. In questo quadro di eccezionale crisi economica, sociale e sanitaria, la creazione di solide e ramificate reti locali, ricche di capitale relazionale e sociale, hanno assunto un’importanza decisiva nel determinare le capacità competitive di un territorio e dunque le sue probabilità di successo nella crescita della coesione sociale ancor prima che economica. Una iniziativa che, dovendo svolgersi a distanza, ha scontato necessariamente un limite alla partecipazione in tempo di pandemia, evidenziando come la tecnologia è certamente un alleato importante. Il programma è consultabile online.

    È stato organizzato in più sessioni, per dare continuità all’iniziativa e far sì che diventi un momento annuale di riflessione ampia ed inclusiva per tutto il movimento ecomuseale per la gestione partecipata del territorio. Una piattaforma di condivisione di obiettivi e di progetti per il futuro che guardino al paesaggio come luogo di “rinascita” civile e culturale post-pandemica delle comunità e di un rinnovato dialogo con le istituzioni ed il mondo del terzo settore.
     

  2. Ecomusei come attrattiva turistica ispirata ad un turismo sostenibile, che valorizza il territorio, prendendosi cura dell’ambiente, della cultura e delle tradizioni locali con il coinvolgimento degli abitanti del posto. In quest'ottica oggi molti enti locali (Regioni, Città metropolitane, Comuni) applicano l'Agenda 21 nella pianificazione territoriale locale. Diverse sono le varianti utilizzate per indicare il concetto di “turismo responsabile”: si va dal turismo sostenibile (con riferimento al concetto economico dello sviluppo sostenibile), al turismo solidale (con riferimento al commercio equo-solidale o alle iniziative di solidarietà verso il Terzo Mondo), al turismo consapevole (con riferimento al consumo).
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Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Turismo/Cultura

I servizi ecosistemici

Anno
2026

Nell’attuale contesto socioeconomico, il patrimonio forestale regionale esprime importanti valori dal punto di vista produttivo (prodotti legnosi e non legnosi), ma permette anche il soddisfacimento della sempre maggiore domanda di beni e servizi ambientali, culturali e turistico ricreativi della cittadinanza. 

Le foreste rivestono un ruolo strategico e trasversale per le politiche ambientali ed economiche e forniscono una serie di servizi ecosistemici, tra i quali ricordiamo:

  • i servizi di approvvigionamento: legati alla produzione di prodotti forestali legnosi e non legnosi;
  • i servizi di regolazione e mantenimento, quali la protezione e la tutela del suolo, l’assorbimento di anidride carbonica, ecc.;
  • i servizi culturali, come indispensabile supporto ad attività turistico-ricreative, sportive o alla conservazione di valori storici, paesaggistici, culturali.
     
Valorizzazione dei servizi ecosistemici forestali - Impollinazione e produzione miele


La Relazione Aspromiele di IPLA a cui si rimanda propone una sintesi dei principali dati disponibili a livello regionale riferiti al settore produttivo dell’apicoltura, raccolti e commentati col contributo di Aspromiele (Associazione Produttori Miele Piemonte) che rappresenta il 75% del patrimonio apistico piemontese.

Il quadro descritto è volutamente interconnesso all’attività e all’ambiente selvicolturale, in quanto l’analisi di contesto è finalizzata a studiare come e quanto la gestione forestale o degli ambienti connessi alle foreste possano incidere sull’apicoltura e sui servizi ecosistemici attribuibili ad Apis mellifera.

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Anno precedente
Gruppo di Redazione
Redazione RSA

Biodiversità forestale

Anno
2026

Con l’obiettivo di mantenere e migliorare la biodiversità degli ecosistemi forestali, la Regione Piemonte promuove da tempo specifiche azioni.
 

Le risorse genetiche forestali


Tra le azioni volte alla tutela e valorizzazione della biodiversità forestale va citata l’attività di individuazione e caratterizzazione dei popolamenti forestali contenenti Materiali di base, idonei alla raccolta di frutti e semi da destinare alla vivaistica, di specie autoctone.

Si tratta di attività di ricerca intrapresa in Piemonte fin dagli anni Novanta e realizzata con continuità con il supporto dell’IPLA, in attuazione del d.lgs. 386/2003 e poi del decreto MiPAAF n. 9403879 del 30 dicembre 2020, che ha istituito il Registro nazionale dei Materiali di base per la vivaistica forestale.

Nei popolamenti classificati è possibile raccogliere frutti e semi delle specie contemplate dal d.lgs. 386/2003, di altre specie arboree autoctone aggiunte dal Regolamento regionale 1/R del 22 febbraio 2022, ma anche di tutte le specie arbustive spontanee d’interesse per la vivaistica forestale.

Il Registro dei materiali di base del Piemonte viene aggiornato periodicamente, l‘ultimo aggiornamento, a seguito delle indagini svolte nel 2025, è stato approvato con D.D. n. 162 del 18 marzo 2026.

Il Registro ora include:

  • 142 popolamenti da seme contenenti 287 materiali di base (MB) di specie arboree autoctone, suddivisi in tre sezioni: Identificati alla fonte (222), Selezionati (56) e Qualificati (9), con un aumento complessivo di 11 unità;
  • un totale di 368 MATERIALI DI BASE. Il netto incremento del numero dei MB rispetto alle versioni precedenti (l’ultima approvata ad ottobre 2024) è dovuto all’inserimento nel Registro dei cloni di pioppo iscritti al Registro nazionale i cui costitutori o detentori sono vivai e aziende pioppicole localizzate in Piemonte: si tratta di 6 cloni di Populus nigra inseriti come materiali Qualificati e di ben 75 cloni iscritti nella sezione Controllati.

A seguito del trasferimento di fondi dallo Stato (Fondo nazionale Foreste 2022)

A) Progetto sulle Risorse genetiche forestali

Nell’ambito della tutela e valorizzazione delle risorse genetiche forestali locali, è stato sviluppato un progetto, affidato ad IPLA con D.D, n. 1104 del 29/12/2023, avviato nel 2024 e sviluppato nel corso del 2025, che coinvolge tre enti di ricerca nazionali IBBR - CNR, DISAFA (Università di Torino) e DAGRI (Università di Firenze) sulle seguenti tematiche:

  1. caratterizzazione genetica dei MB di specie prioritarie per gli interventi di imboschimento (piantagioni in aree planiziali) e rimboschimento (ripristino di aree forestali colpite da eventi meteorici estremi o incendi), in un’ottica di completamento e aggiornamento degli studi già realizzati entro il 2010 a livello regionale;
  2. studio della resistenza/resilienza rispetto ai cambiamenti climatici (in particolare siccità e caldo estremi) di MB di specie prioritarie, in particolare la Farnia, ai fini della loro tutela e valorizzazione all’interno della filiera vivaistica;
  3. progettazione di nuovi arboreti da seme (MB) di specie sporadiche e miglioramento della gestione di quelli esistenti.

B) Prassi di riferimento per la vivaistica forestale

A seguito delle attività svolte a partire dal 2023 con la Borsa Merci Telematica Italiana (realizzazione del mercato telematico sperimentale dei materiali vivaistici forestali) e nell’ambito del Gruppo di lavoro tecnico interregionale sulla vivaistica forestale (cui hanno aderito le strutture competenti nella specifica materia di Regione Lombardia ed ERSAF, Regione Veneto e Veneto Agricoltura, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento, Regione Emilia-Romagna, Regione Liguria) è emersa la necessità di individuare standard comuni e prassi di riferimento per la vivaistica forestale.

Con DD n.1115 del 31/12/2024 il settore Foreste ha perciò affidato ad UNI – Organismo nazionale di normazione – l’elaborazione di tre prassi di riferimento UNI/PdR in materia di vivaistica forestale, denominate in via provvisoria “Requisiti di prodotto Materiale forestale di moltiplicazione”, “Pratiche e modalità operative per le figure professionali di Vivaista forestale e Addetto alla raccolta di frutti e semi forestali” e “Linee guida per la progettazione, realizzazione e manutenzione di piantagioni di specie arboree ed arbustive autoctone”.

Il 5 Novembre 2025 è stata approvata e pubblicata la UNI/PdR 182-1 “Linee guida in ambito vivaistica forestale – Parte 1: Materiale forestale di moltiplicazione”.

Nell’autunno 2025 è iniziata la redazione della seconda prassi, con l’individuazione di standard comuni per la definizione di compiti, conoscenze ed abilità delle figure professionali di Vivaista forestale e Addetto alla raccolta di frutti e semi forestali, in coerenza con l’Atlante nazionale del lavoro e delle qualificazioni nei repertori regionali e con l’obiettivo di una futura collocazione nei Repertori regionali delle qualificazioni e degli standard formativi. 

Attività svolte con fondi FEASR (PSR 2014-2022 e CSR 2023-2027):

A) nel corso del 2025 è proseguita l’attività, affidata a CSI Piemonte con il supporto di IPLA e del CREA–Foreste e legno di Casale Monferrato, di realizzazione di un nuovo sistema integrato di servizi on line volti a strutturare a livello informatico la filiera vivaistica forestale regionale, dalla raccolta e certificazione alla commercializzazione dei materiali vivaistici, di specie autoctone arboree e di cloni di pioppo, creando un ambiente favorevole all’incontro tra domanda e offerta di materiali forestali di moltiplicazione, aumentando l'efficacia delle varie fonti di finanziamento e permettendo, nel contempo, agli operatori del settore un migliore orientamento della produzione;

B) nell’ambito del CSR 2023-2027, nel corso del 2025:

  • è proseguita l’attività di istruttoria (con le prime liquidazioni del contributo) delle domande relative all’azione SRD15.2, rivolta all’ammodernamento dei vivai forestali privati;
  • sono stati aperti i bandi dell’intervento SRA31, rivolto specificatamente alla tutela e valorizzazione delle risorse genetiche forestali.

Per quanto concerne la pioppicoltura, il Settore Foreste partecipa con un proprio rappresentante all’Osservatorio Nazionale del Pioppo, che riunisce i rappresentanti della Direzione Foreste del MiPAAF, delle Regioni “pioppicole”, del CREA, del CNR, delle Università, oltre che dei pioppicoltori, vivaisti, industriali ed associazioni agricole.

Sito web regionale Popolamenti da seme e materiali di base per la vivaistica forestale: schede dei popolamenti da seme ed elenco dei materiali di base sono consultabili al link.

Per ulteriori approfondimenti inerenti la caratterizzazione genetica dei popolamenti forestali piemontesi si può consultare la serie di Monografie pubblicate sulla rivista forestale Sherwood – Foreste ed Alberi Oggi dal Dicembre 2011 ad oggi.

 

I boschi vetusti


La biodiversità forestale considera non solo la varietà di specie arboree in bosco, ma l’insieme delle specie animali e vegetali presenti e le condizioni ecologiche che ne determinano la presenza.

Nei diversi habitat forestali presenti in Piemonte, il livello di biodiversità è molto variabile, sia in relazione alle caratteristiche naturali, sia al tipo di utilizzo storico da parte dell’uomo che ha prodotto cambiamenti alla composizione specifica, alla struttura o all’estensione dei boschi.

In Piemonte, come in Italia e in gran parte dell’Europa, non esistono foreste vergini, ma esistono limitate aree in cui sono presenti tutte le fasi di crescita del bosco, dalla rinnovazione agli alberi di grandi dimensioni, vivi e morti in piedi, e non soggette a interventi selvicolturali da molte decine di anni. Questi alcuni dei requisiti dei boschi vetusti, come definiti dall’art. 3, comma 2, lettera s -bis e dall’art. 7, comma 13 -bis ) del D.lgs. 34/2018 (il cosiddetto TUFF) e dettagliati dalle Linee guida per l’identificazione delle aree definibili come boschi vetusti, approvate con Decreto MiPAAF del 18 novembre 2021.

A seguito del trasferimento di fondi dallo Stato (Fondo nazionale Foreste), a fine 2022 è stato approvato un progetto per l’individuazione di boschi vetusti (BV) in Piemonte, affidato all’IPLA con il supporto del DISAFA Università di Torino.

Nel 2025 sono proseguite le attività di studio relativamente ai 13 boschi risultati di interesse e ad un nuovo popolamento candidabile all’inserimento nell’elenco dei boschi vetusti d’Italia.

A seguito delle valutazioni e delle attività in campo sono stati individuati 14 candidati a boschi vetusti:

  • Abetina dell’Alpe Cusogna - Valle San Nicolao (BI),
  • Abetina delle Terme di Valdieri - Valdieri (CN),
  • Faggeta di Palanfrè di Vernante (CN),
  • Pineta di pino silvestre di Pietraporzio (fraz. Castello - CN),
  • Cembreta dell’Alevè di Pontechianale – Casteldelfino (CN),
  • Abetina del Buscaiè di Chiusa Pesio (CN),
  • Abetina di Fondo a Traversella (TO),
  • Pineta di pino montano della Valle Thuras di Cesana (TO),
  • Cembreta di Oultiaire/Sette Bacias - Usseaux (TO),
  • Querco-carpineto di Pino Torinese (TO),
  • Lariceto dell’Alpe Devero di Baceno (VB),
  • Lariceto dell’Alpe Veglia di Varzo (VB),
  • Pecceta di Formazza (fraz. Fondovalle - VB),
  • Abieti-Pecceta del Poggio Lagone - Campertogno (VC).

Per i boschi vetusti candidati è stata compilata ed inserita nel portale SIAN dedicato la scheda di censimento con descrizione del popolamento, effettuata l’analisi degli obiettivi e degli interventi contenuti nei diversi piani di gestione (Piani forestali, di gestione, area ecc.), e indicata una prima proposta di gestione.

Nel corso del 2025, con fondi dell’Assistenza tecnica al CSR resi disponibili dall’Autorità di Gestione dello sviluppo rurale (Direzione regionale Agricoltura), l’IPLA ha svolto approfondimenti di carattere vegetazionale, faunistico (avifauna, insetti saproxilici), pedologico e dendrometrico (comprensivo dei rilievi sulla necromassa) su 5 dei popolamenti candidati. I boschi vetusti possono infatti essere considerati l’ambito forestale più naturale e meno soggetto a disturbo antropico, da mettere a confronto con i popolamenti interessati da finanziamenti CSR (investimenti per miglioramenti forestali e premi silvoambientali o indennità Natura 2000) e ai boschi interessati da gestione attiva sulla base del Regolamento forestale regionale. 

Il Settore nel corso dell’anno ha inoltre partecipato con propri funzionari al Tavolo di Coordinamento Boschi Vetusti finalizzato a condividere gli aspetti di ordine tecnico-amministrativo relativamente al riconoscimento dello status di “Bosco Vetusto” e l’inserimento nel sistema informativo “Rete Nazionale dei Boschi Vetusti” e al Tavolo di Coordinamento Alberi Monumentali d’Italia (AMI), finalizzato a condividere gli aspetti di ordine tecnico-amministrativo in merito all’aggiornamento normativo e alle criticità relative alle attività di censimento, di gestione e di valorizzazione degli alberi monumentali d’Italia.

Dalla primavera 2025 il Settore è stato coinvolto nel progetto Interreg Europe “Old-Growth forests and Veteran Trees for Biodiversity and Resilient Landscapes – RESILIENTREES”   Coordinato dal CNR, Istituto per la BioEconomia (S. Michele all’Adige – TN),cofinanziato dal FESR per un budget totale pari a € 1.4 31.340,00.Il budget assegnato alla Regione Piemonte per l’attuazione del Progetto ammonta ad euro 126.575,00; la durata è di 36 mesi a partire dal 1° maggio 2025, oltre ai 12 mesi riservati al monitoraggio.

L’obiettivo del progetto “RESILIENT TREES” è quello di agevolare l’attivazione di un processo di cooperazione interregionale, attraverso visite tecniche, scambi di conoscenze e formazione specialistica, con lo scopo di migliorare lo stato di conservazione delle foreste vetuste e degli alberi monumentali, attraverso la definizione di buone pratiche di gestione.

Durante il primo semestre di attività si sono tenuti incontri di coordinamento on line tra i partner per l’avvio del progetto, un primo incontro informativo per gli stakeholder individuati (30/05/2025 presso IPLA), il kick-off meeting di avvio e presentazione del punto di partenza di ogni regione in termini di politiche e necessità territoriali, presso la sede del Partner di Praga - Università Ceca di Scienze della Vita (CULS) (17-20/06/2025). Successivamente si sono tenuti incontri on line finalizzati alla definizione di un documento di analisi congiunta (Joint Analysis) e il primo incontro tra gli stakeholder individuati nel progetto per avviare la Partnership Multi-Stakeholder (18/09/2025).

Il risultato dell'analisi congiunta è stato un rapporto nel quale tutti i partner di progetto e stakeholder hanno definito la terminologia chiave e raccolto informazioni rilevanti dai sei paesi coinvolti nel progetto, al fine di condividere le proposte che saranno utilizzate per supportare il processo decisionale e, infine, il miglioramento delle politiche.

Per garantire l'efficacia della comunicazione del progetto, è stata creata un’apposita pagina sul sito internet istituzionale del progetto Resilient Trees e le principali notizie sono rimandate sulle pagine dedicate su Linkedin, Instagram e Facebook.

 

Per maggiori approfondimenti consulta le seguenti guide selvicolturali:

Questo argomento è stato sviluppato anche nelle diverse edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:

Consulta l'argomento Specie invasive in Territorio Fattori.
 

Gli alberi monumentali

 

La L. 10/2013 art. 7 ha stabilito una definizione di albero monumentale e criteri di valutazione omogenei per tutta Italia, sanzioni per i danneggiamenti e l’effettuazione del censimento nazionale finalizzato alla realizzazione dell’Elenco degli Alberi Monumentali D’Italia.

A seguito delle disposizioni attuative ministeriali, approvate con decreto del 23 ottobre 2014, nel 2015 è stato avviato il censimento: in Piemonte le segnalazioni pervenute dai Comuni sono state integrate con indagini di iniziativa della Regione, col supporto tecnico dell’IPLA per i sopralluoghi di verifica e la compilazione delle schede di identificazione. A dicembre 2015 è stato approvato il primo Elenco regionale, con 82 nuovi alberi monumentali, poi integrato a giugno 2016 con 36 degli alberi già classificati ai sensi della L.r. 50/95.

A partire dal 2016 la Regione ha effettuato ulteriori indagini, sempre tramite l'IPLA e con la collaborazione degli Enti di gestione delle Aree protette, mentre i Carabinieri Forestali hanno verificato in primo luogo gli alberi già individuati nel corso del censimento nazionale del 1982. Grazie alle ulteriori segnalazioni, alle verifiche tecniche e alle istruttorie effettuate dal Gruppo di lavoro, l’Elenco regionale è stato progressivamente integrato, fino all’attuale numero di 378 alberi o gruppi di alberi monumentali, esito delle riunioni istruttorie di novembre 2024 (Gruppo di lavoro con le Soprintendenze), formalizzato con D.D. 67 del 28 gennaio 2025.

I 378 alberi monumentali, singoli o "insiemi omogenei", sono localizzati in 216 Comuni e appartengono a ben 95 specie: 47 autoctone del Piemonte, 3 naturalizzate da molti secoli (i due gelsi e il noce comune), 6 non autoctone del Piemonte ma parte della flora italiana (Cipresso comune, Corbezzolo, Pino domestico e Pino nero, Sughera e Tamerice), 39 esotiche.

Infine negli anni 2022-2025, grazie al trasferimento dal MiPAAF di fondi finalizzati alla tutela e valorizzazione degli alberi monumentali, si è provveduto:

  • alla realizzazione e posa dei cartelli descrittivi relativi ai circa 250 alberi censiti negli anni precedenti;
  • in parallelo sono proseguite le attività per la predisposizione dei testi e dell’allestimento grafico per i leggii degli alberi oggetto di più recente inserimento in Elenco (76 inseriti nel 2022 e 63 ad inizio anno).
  • all’attuazione di un Bando per l’erogazione di contributi relativi alle spese sostenute per il monitoraggio (valutazioni fitosanitarie e di stabilità) e la cura (potature, consolidamenti, deimpermeabilizzazione delle aree di protezione, ecc.) degli alberi censiti ed inseriti nell’elenco regionale. Nel corso del 2025 sono pertantoproseguite le attività istruttorie per la verifica delle rendicontazioni e la liquidazione dei contributi relativi alle spese sostenute da proprietari e gestori degli alberi censiti dalla Regione Piemonte, per gli ammessi a finanziamento delle quattro finestre di apertura del Bando del 2023 e 2024.

Nel corso dell’anno, inoltre, sono proseguite le attività di verifica relative ad alberi con problemi di malattie, rotture di branche, possibile instabilità, a seguito di segnalazioni da parte dei Comuni o di altri proprietari. Sono stati svolti sopralluoghi su esemplari singoli o insiemi omogenei, già inseriti in elenco, per la verifica, su richiesta formale da parte dei proprietari o dei gestori, dello stato fitosanitario a seguito di eventi meteorici intensi o per il peggiorare delle condizioni vegetative.

È stata avviata infine l’istruttoria delle nuove segnalazioni pervenute al fine dell’aggiornamento dell’elenco dei nuovi alberi, singoli o insiemi omogenei, ammessi a far parte dell’Elenco regionale degli Alberi monumentali ai sensi dell’art. 7 della L. 10/2013. A seguito della selezione preliminare sono risultati ammissibili alla fase istruttoria 43 nuovi soggetti su 86. Successivamente sono stati pertanto effettuati i sopralluoghi in campo e compilate le schede di identificazione propedeutiche alla successiva istruttoria.

Da maggio il settore è anche coinvolto in un progetto Interreg Europe il cui focus principale è il censimento, cura e tutela degli Alberi Monumentali e Boschi Vetusti (vedi paragrafo Boschi Vetusti)

Informazioni sul sito web regionale.

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Gruppo di Redazione
Redazione RSA

Istanze di tagli boschivi

Anno
2026

La realizzazione degli interventi selvicolturali, secondo le previsioni della legge forestale regionale, è preventivamente soggetta a comunicazione semplice o ad autorizzazione regionale.

Gli interessati (Cittadini, Imprese Forestali, Enti pubblici, Tecnici Forestali) possono presentare le istanze di taglio direttamente attraverso l’utilizzo dell’applicativo web dedicato oppure con l’assistenza di uno degli oltre 90 Sportelli Forestali e Punti Informativi Forestali attivi sul territorio regionale. 

Figura 1. Cantiere forestale

Nel corso dell’ultima stagione silvana (1 settembre 2024 – 31 agosto 2025), sulla base delle segnalazioni d’intervento presentate, sono stati tagliati circa 5.700 ettari, con un prelievo di circa 495.000 metri cubi di materiale legnoso. Rispetto alle stagioni silvane precedenti si conferma la tendenziale crescita delle quantità utilizzate (tabella 3).

Nel periodo compreso tra settembre 2011 e agosto 2025, pari a 14 stagioni silvane, sono stati tagliati circa 52.700 ha (con una media di circa 3.766 ettari/anno).

Nel periodo considerato sono state presentate oltre 60.000 istanze di taglio, circa 4.350 all’anno. Le comunicazioni semplici rappresentano oltre il 98% del totale delle istanze.

Riepilogo tagli boschivi anni 2011-2025
Stagione silvana Istanze presentate (n.) Superficie totale (ha) Superficie media (ha/istanza) Volume totale (m3) Volume medio (m3/istanza)
2011-12 3.216 3.002 0,93 187.721 89,47
2012-13 3.707 3.276 0,88 219.648 59,25
2013-14 4.029 3.256 0,81 266.930 66,25
2014-15 3.989 3.530 0,89 273.613 68,59
2015-16 3.792 3.132 0,83 255.891 67,48
2016-17 3.879 3.154 0,81 252.233 65,03
2017-18 4.279 3.811 0,89 294.170 68,75
2018-19 4.421 3.557 0,80 284.575 64,36
2019-20 4.064 3.239 0,80 269.026 66,20
2020-21 4.249 3.378 0,80 276.103 64,98
2021-22 4.765 4.258 0,89 339.705 79,78
2022-23 5.512 4.902 0,89 383.416 69,56
2023-24 5.195 5.320 1,02 388.888 74,85
2025-25 5.771 4.907 0,85 495.286* 85,82*
Tabella 1. Riepilogo tagli boschivi anni 2011-2025
* L’aumento considerevole del volume totale e medio ricavato dalle utilizzazioni forestali nella stagione silvana 2024-25 è in parte dovuto alla differente metodologia utilizzata per il calcolo.

In base alle valutazioni effettuate nel Piano Forestale Regionale, considerando la sola superficie forestale accessibile in quanto servita da viabilità, si stima che il volume annuo legnoso potenzialmente utilizzabile, con uno scenario quindicennale, ammonti a circa 1,4 milioni m3/anno, equivalente al prelievo di 5,8 m3/ha/anno; si tratta di una entità pari all’incremento legnoso medio, che quindi non intaccherebbe il capitale boschivo in piedi. I volumi di taglio che derivano dalle comunicazioni ai sensi del Regolamento Forestale regionale si attestano su un prelievo annuo di circa 0,5 m3/ha/anno, quindi molto inferiore a quello massimo ipotizzabile con una gestione forestale sostenibile.

L’analisi dei dati dell'ultima stagione silvana (2024-2025) conferma che poco meno della metà delle istanze sono state presentate nei territori della Provincia di Cuneo e della Città Metropolitana di Torino (tabella 2), in linea con quanto registrato nelle passate annate.

Istanze presentate per Provincia/Città Metropolitana
Province/area metropolitana N. di istanze presentate Percentuale
AL 371 6%
AT 475 8%
BI 599 10%
CN 1.353 24%
NO 839 15%
TO 1.454 25%
VB 249 4%
VC 451 8%
Totale 5.771 100%
Tabella 2. Istanze presentate per Provincia/Città Metropolitana

La Provincia di Cuneo e la Città Metropolitana di Torino sommano oltre la metà delle superfici tagliate (tabella 3), con la prevalenza di superfici utilizzate nella Città Metropolitana.

Tabella 3. Superfici percorse dal taglio per Provincia/Città Metropolitana
Province/area metropolitana Superfici d’intervento (ha) Percentuale
AL 410 8%
AT 225 4%
BI 318 6%
CN 1.503 28%
NO 372 7%
TO 1.455 27%
VB 527 10%
VC 510 10%
Totale 5.320 100%
Tabella 3. Superfici percorse dal taglio per Provincia/Città Metropolitana

L’analisi del dato della superficie utilizzata in relazione alla forma di governo indica una leggera prevalenza per gli interventi nei cedui (castagneti, robinieti e altri cedui)rispetto alle fustaie, oltre un quarto degli interventi ha riguardato popolamenti caratterizzati dal governo misto (tabella 4).

Tabella 4. Superfici boscate percorse al taglio per forma di governo
Forma di governo Superficie (ha) Superficie (%)
Castagneti 457 9%
Ceduo 879 18%
Fustaia 1.569 32%
Governo misto 1.777 24%
Robinieti 572 12%
Altro* 252 5%
Totale 5.320 100%
Tabella 4. Superfici boscate percorse al taglio per forma di governo
* si tratta di interventi di imboschimento di aree non forestali.

Per quanto riguarda i prelievi medi ad ettaro, questi sono più elevati per le ceduazioni.

I volumi ritratti da interventi di imboschimento o rimboschimento derivano dagli abbattimenti propedeutici alle operazioni d’impianto (tabella 5).

Tabella 5. Superfici boscate percorse al taglio per tipo di intervento selvicolturale
Intervento selvicolturale Superficie totale (ha) Volume totale (m3) Volume medio (m3/ha)
Ceduazioni 1.551 246.201 158,7
Conversione a fustaia 119 13.178 110,7
Tagli intercalari - diradamenti, conversioni 1.519 115.110 75,8
Gestione del governo misto 526 36.880 70,2
Ripristino boschi danneggiati o distrutti 323 21.674 67,1
Tagli di maturità della fustaia 621 50.124 80,7
Imboschimenti e rimboschimenti 248 12.120 48,9
Totale 4.907 495.286 100,9
Tabella 5. Superfici boscate percorse al taglio per tipo di intervento selvicolturale

L'analisi territoriale secondo la classificazione altimetrica ISTAT indica che il 42% circa della superficie tagliata nella stagione silvana 2024/2025 ricade in territorio montano, seguita da  pianura (31%) e collina (27%).

Oltre il 20% della superficie tagliata ricade in Aree naturali protette.

Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito ufficiale della Regione Piemonte - Foreste e alla sezione del Cruscotto di conoscenze del patrimonio naturale piemontese dedicata ai tagli boschivi.

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Carta e superficie forestale

Anno
2026

Dalla carta forestale (edizione 2016) risulta che la superficie forestale complessiva del Piemonte è pari a 976.953 ha.

Il dato comprende i soprassuoli forestali, le aree dedicate all’arboricoltura da legno e le “Altre superfici forestali a copertura arboreo-arbustiva, come i boschi di neoformazione e i popolamenti a prevalenza di conifere posti ai limiti superiori della vegetazione forestale o in zone con forti limitazioni (rupi boscate, greti, etc.) che localmente ne impediscono l’espansione o l’aumento della copertura.

I soli boschi, al netto delle aree trasformate in altre destinazioni d’uso, sono aumentati di 57.854 ettari (6,6%).

Il confronto con la prima carta forestale regionale (pubblicata nel 1980) evidenzia un aumento della superficie forestale del 38% circa e più che raddoppiata rispetto ai dati risalenti all’Unità d’Italia.

L’aumento della superficie forestale è dovuto principalmente al progressivo processo di colonizzazione delle aree agricole e pascolive abbandonate a partire dal secondo dopoguerra ed in minima parte a iniziative di rimboschimento artificiale.

Tabella 1. Superficie forestale regionale

Per maggiori approfondimenti si rimanda al sito della Regione Piemonte e in particolare al report "La carta forestale del Piemonte - Aggiornamento 2016". 

Figura 1. Carta forestale del Piemonte

Ulteriori dati sono presenti in scarico sul sito web di Arpa Piemonte alla sezione dedicata agli indicatori ambientali. 

Tra le 21 categorie forestali individuate dalla carta forestale, quelle maggiormente rappresentate, che nel complesso occupano circa i 2/3 della superficie boscata regionale, sono i Castagneti (22%; 206.977 ha), le Faggete (15%; 141.599 ha), i Robinieti (12% 117.483 ha), i Larici-cembrete (10% 92.533 ha) e le Boscaglie pioniere e d’invasione (8% 74.995 ha). 

La maggior parte dei boschi piemontesi si trova in montagna (72%, con un indice di boscosità del 57%), seguono la collina (19%, con un indice di boscosità del 40%) e la pianura (9%, con un indice di boscosità del 10%).

La distribuzione delle superfici boscate a livello di province/aree metropolitane è riportata nella tabella sottostante.

Tabella 2: Distribuzione delle Superfici boscate per Provincia/area metropolitana
Province/area metropolitana Boschi (ha) Altre categorie forestali (ha) Arboricoltura da legno (ha) Totale (ha)
AL 114.711 1.397 7.499 123.607
AT 44.713 5.693 50.406
BI 46.011 839 548 47.398
CN 258.369 2.573 7.439 268.381
NO 35.528 2.405 37.933
TO 242.278 3.123 9.473 254.874
VB 129.782 790 163 130.735
VC 61.122 652 1.845 63.619
Tabella 2: Distribuzione delle Superfici boscate per Provincia/area metropolitana

Per ulteriori approfondimenti si può fare riferimento alla sezione del Cruscotto di conoscenze del patrimonio naturale piemontese dedicata alle superfici forestali. L’argomento è stato sviluppato in diverse precedenti edizioni del Rapporto Stato Ambiente, in particolare:

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Foreste, fattori sul territorio

Tema
Tipo
Paragrafi

La gestione sostenibile delle foreste concorre all' obiettivo 15 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU: Proteggere, ripristinare, favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica.

I boschi in Piemonte sono una importante realtà, ricoprendo più di 1/3 del territorio regionale e con superficie tutt’ora in aumento spontaneo. Le foreste sono una risorsa di primaria rilevanza che svolge molteplici funzioni, oggi definite globalmente come servizi ecosistemici.

Per ribadire l'importanza delle foreste, il 21 marzo di ogni anno si celebra la Giornata mondiale delle foreste.

I boschi sono entità ambientali modellate da fattori naturali (clima, geomorfologia, suoli, ecologia delle specie, etc) e da fattori antropici (gestione selvicolturale, abbandono, imboschimento spontaneo o guidato, disboscamento, inquinamento ecc.). La millenaria azione dell’uomo ha profondamente modificato la composizione delle cenosi boschive naturali: basti ricordare che in assenza dell’uomo in Piemonte tutte le terre al disotto dei 2.500 m di quota media sarebbero boscate.

Anche i boschi oggi presenti sono assai diversi da quelli naturali, alcuni esempi: i lariceti in purezza che caratterizzano le Alpi derivano dalla sistematica eliminazione del pino cembro e degli abeti per favorire il pascolo; le faggete pure sono state plasmate dall’utilizzo per carbone a spese di abeti e altre latifoglie; i castagneti derivano da antico impianto di una specie sporadica per ottenere frutti e legno, soppiantando querceti e faggete; i robinieti derivano da una specie esotica introdotta per necessità di legna da ardere. Negli ultimi decenni a seguito dell’abbandono delle aree montane e collinari meno favorevoli all’agricoltura si osserva una ricolonizzazione spontanea del bosco (acero-frassineti, boscaglie, arbusteti, robinieti), con un raddoppio della superficie dal secondo dopoguerra, fenomeno senza precedenti negli ultimi secoli.

Si stima che la raccolta di legno sia meno di metà del prelievo sostenibile, attestandosi su circa 1/4 di quanto cresce annualmente. A seguito della rarefazione degli interventi di taglio anche la composizione e la struttura dei boschi variano, sia arricchendosi di specie e rinaturalizzandosi (es. il gran ritorno del pino cembro nei lariceti, la spontanea conversione a fustaia dei cedui di faggio), sia collassando dove instabili (es. cedui di castagno abbandonati, rimboschimenti di conifere). L’aumento della superficie boscata ove non gestito non ha solo aspetti positivi, in quanto modifica il paesaggio rurale tradizionale e riduce gli habitat per alcune specie animali e vegetali.

I cambiamenti sono influenzati anche da fattori climatici, fitopatologici, e dall’introduzione di specie esotiche invasive vegetali o animali, spesso strettamente correlati tra loro: i già rari boschi di pianura e fluviali subiscono la colonizzazione di specie esotiche invasive (ailanto, quercia rossa, ciliegio tardivo e acero americani, poligono del Giappone, buddleja ecc.), favorite anche dal deperimento delle querce per stress idrici; le sequenze di inverni miti innescano vari parassiti, come la processionaria del pino.

Al contrario i boschi cedui di facile accesso sono ancora sottoposti ad un utilizzo costante soprattutto per fornire legna da ardere, il cui consumo regionale da parte delle famiglie è stimato in almeno 2 milioni di tonnellate/anno. Per assicurare la conservazione e la funzionalità di questa risorsa ambientale per l’uomo e le sue attività, tutti questi fattori devono essere conosciuti, orientati e governati con decisioni politiche e strumenti tecnici.

Anno
2026
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PNRR - Architetture rurali

La Componente M1C3 del PNRR ha l’obiettivo di rilanciare i settori economici della cultura e del turismo, che all’interno del sistema produttivo giocano un ruolo particolare, sia in quanto espressione dell’identità del Paese, sia per il peso che hanno nell’economia nazionale. Inoltre i settori del comparto sono tra quelli con la più alta incidenza di lavoro giovanile e femminile.

In relazione alle misure in ambito culturale stabilite dal PNRR, la Regione Piemonte è stata nominata con D.M. 18 marzo 2022 soggetto attuatore della misura PNRR. M1C3 Investimento 2.2. “Tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”.

L’avviso nasce come risposta ad una esigenza di tutela del patrimonio rurale diffuso sul territorio, caratterizzato da una presenza capillare legata al tessuto produttivo e alle peculiarità paesaggistiche. 

Molti edifici rurali, originariamente destinati a scopi abitativi (es.: casali, fattorie), produttivi (es.: case coloniche, stalle, mulini, frantoi), religiosi (chiese rurali, edicole votive), didattici (scuole rurali, fattorie didattiche) e strutture agricole hanno subito un progressivo processo di abbandono, degrado e alterazioni che ne ha compromesso le caratteristiche tipologiche e costruttive e il loro rapporto con gli spazi circostanti. 

L’intervento mira pertanto a migliorare la qualità paesaggistica del territorio nazionale e favorire il trasferimento di buone pratiche, nonché l’implementazione di soluzioni innovative anche tecnologiche per migliorare l’accessibilità per persone con disabilità fisica e sensoriale. Il recupero del patrimonio edilizio rurale, ove coniugato ad interventi per migliorarne l’efficienza energetica, contribuisce al raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali. Allo stesso modo, le colture agro-forestali-pastorali di interesse storico sono caratterizzate da bassi apporti energetici esterni e da un’ottima capacità di assorbimento della CO2, spesso superiore alle foreste. 

L’intervento, inoltre, restituisce alla collettività e in molti casi all’uso pubblico un patrimonio edilizio sottoutilizzato e non accessibile al pubblico; il suo recupero favorisce non solo le attività legate al mondo agricolo ma anche la creazione di servizi a beneficio della fruizione culturale e turistica, come i piccoli musei locali legati al mondo rurale che svolgono un ruolo importante nelle comunità locali promuovendo la conoscenza e la memoria. 

L’investimento 2.2 “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale” è pertanto finalizzato alla realizzazione di un’azione sistematica di conoscenza, tutela e valorizzazione di edifici storici rurali e del paesaggio rurale, attraverso il perseguimento dei seguenti principali obiettivi: 

  • Preservare i valori dei paesaggi rurali storici attraverso la tutela e la valorizzazione dei beni della cultura materiale e immateriale e al mantenimento e ripristino della qualità paesaggistica dei luoghi;
  • Promuovere la creazione di iniziative e attività legate ad una fruizione turistico-culturale sostenibile, alle tradizioni e alla cultura locale. 

Con l’investimento M1C3 Intervento 2.2 l’importo assegnato dal MIC alla Regione Piemonte ammonta ad Euro 39.494.512,07 e coinvolge oltre 300 beneficiari, in particolare persone fisiche e soggetti privati profit e non profit, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, enti del terzo settore e altre associazioni, fondazioni, cooperative, imprese in forma individuale o societaria, che siano proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili appartenenti al patrimonio culturale rurale, cui sono rivolte le azioni di sostegno. Importante è il ruolo della Soprintendenza e degli Enti Locali chiamati al rilascio delle autorizzazioni necessarie per l’attivazione dei progetti assegnatari di contributo.

A beneficiarne sono stati principalmente beni religiosi e beni che rappresentano varie categorie dell’architettura rurale, edifici e spazi che costituiscono testimonianze significative della storia delle comunità e dei sistemi rurali, nonché delle rispettive economie agricole tradizionali e dell’evoluzione del paesaggio. I progetti presentati sono volti infatti anche ad un miglioramento complessivo della qualità del paesaggio e all’attivazione di processi di valorizzazione territoriale, attraverso il potenziamento della fruizione culturale-turistica di tale patrimonio e l’integrazione con reti, itinerari, sistemi culturali.

I criteri di assegnazione hanno previsto il sostegno di progetti caratterizzati da una forte attenzione alla sostenibilità, collocati in territori di tutela paesaggistica e/o legati a piani o iniziative di carattere sovraregionale, come i cammini religiosi (Via Francigena) o i riconoscimenti UNESCO. In particolare, numerosi progetti finanziati appartengono ai territori compresi nell’area della Riserva della Biosfera UNESCO del Monviso e nelle aree del sito Patrimonio Mondiale dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, ma non mancano anche numerosi interventi nei territori appartenenti ad altri riconoscimenti UNESCO.

Parchi e giardini storici

Il progetto rientra nella Missione 1 "Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura", Componente 3 - Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 "Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale", Investimento 2.3 "Programmi di tutela e riqualificazione di parchi e giardini storici". L'obiettivo principale è rafforzare i valori culturali, storici e ambientali dei parchi e giardini, favorendo una corretta conservazione e valorizzazione, anche in ottica turistica. In particolare, si punta a contrastare il decadimento urbano, ristabilire le identità condivise dei luoghi e creare nuove opportunità per il rilancio delle economie locali, oltre che a migliorare la gestione e la conservazione dei beni culturali.

L'investimento M1C3 I2.3 prevede un’importante azione destinata al censimento, al restauro e alla valorizzazione di Parchi e Giardini storici, nell’ambito della quale è previsto uno specifico “Progetto di catalogazione di parchi e giardini storici”. Il progetto intende avviare un processo di individuazione, quantificazione e descrizione dei parchi e giardini storici, finalizzato alla catalogazione (tramite la compilazione della scheda PG 4.01, appositamente predisposta dall’ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione), per favorire l’implementazione del Catalogo generale dei beni culturali. Sul totale nazionale di 300.000.000 euro per la Misura M1C3-I2.3, le risorse destinate all’attività di catalogazione dei parchi e giardini storici sono pari a 3.000.000 euro, di cui 2.511.300 di euro assegnati alle Regioni e Province Autonome per l’attuazione del “Progetto di catalogazione di parchi e giardini storici”. Delle risorse complessive, il Piemonte risulta assegnatario, con DSG n. 455 del 22/04/2024, di 120.000 euro per il finanziamento della catalogazione di n. 400 parchi e giardini storici siti sul territorio regionale, da completarsi entro il 31 dicembre 2026, grazie alla proroga del termine di attuazione del progetto, inizialmente previsto per il 31 dicembre 2025. 
Per garantire la qualità scientifica del progetto, Regione Piemonte si è avvalsa della collaborazione del “Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture” del Politecnico di Torino, che, tramite il gruppo di lavoro appositamente costituito (composto da catalogatori, addetti alla compilazione delle schede PG 4.01, e dal coordinatore, responsabile della verifica e validazione scientifica delle schede compilate), ha completato la catalogazione dei 400 parchi e giardini storici prevista dal progetto, attualmente nelle fase di attuazione conclusiva da parte della struttura regionale competente. 
Il progetto di catalogazione di parchi e giardini storici finanziato dal PNRR, quindi, ha consentito la costruzione di un quadro conoscitivo aggiornato, omogeneo e scientificamente rigoroso (in modo da rendere possibile la comparazione, a fini scientifici, di questa tipologia di beni), tale da costituire uno strumento utile ad orientare le politiche di tutela, pianificazione paesaggistica e valorizzazione culturale e turistica del territorio.

Anno
2026
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La Componente M1C3 del PNRR ha l’obiettivo di rilanciare i settori economici della cultura e del turismo, che all’interno del sistema produttivo giocano un ruolo particolare, sia in quanto espressione dell’identità del Paese, sia per il peso che hanno nell’economia nazionale. Inoltre i settori del comparto sono tra quelli con la più alta incidenza di lavoro giovanile e femminile.

In relazione alle misure in ambito culturale stabilite dal PNRR, la Regione Piemonte è stata nominata con D.M. 18 marzo 2022 soggetto attuatore della misura PNRR. M1C3 Investimento 2.2. “Tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”.

L’avviso nasce come risposta ad una esigenza di tutela del patrimonio rurale diffuso sul territorio, caratterizzato da una presenza capillare legata al tessuto produttivo e alle peculiarità paesaggistiche. 

Molti edifici rurali, originariamente destinati a scopi abitativi (es.: casali, fattorie), produttivi (es.: case coloniche, stalle, mulini, frantoi), religiosi (chiese rurali, edicole votive), didattici (scuole rurali, fattorie didattiche) e strutture agricole hanno subito un progressivo processo di abbandono, degrado e alterazioni che ne ha compromesso le caratteristiche tipologiche e costruttive e il loro rapporto con gli spazi circostanti. 

L’intervento mira pertanto a migliorare la qualità paesaggistica del territorio nazionale e favorire il trasferimento di buone pratiche, nonché l’implementazione di soluzioni innovative anche tecnologiche per migliorare l’accessibilità per persone con disabilità fisica e sensoriale. Il recupero del patrimonio edilizio rurale, ove coniugato ad interventi per migliorarne l’efficienza energetica, contribuisce al raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali. Allo stesso modo, le colture agro-forestali-pastorali di interesse storico sono caratterizzate da bassi apporti energetici esterni e da un’ottima capacità di assorbimento della CO2, spesso superiore alle foreste. 

L’intervento, inoltre, restituisce alla collettività e in molti casi all’uso pubblico un patrimonio edilizio sottoutilizzato e non accessibile al pubblico; il suo recupero favorisce non solo le attività legate al mondo agricolo ma anche la creazione di servizi a beneficio della fruizione culturale e turistica, come i piccoli musei locali legati al mondo rurale che svolgono un ruolo importante nelle comunità locali promuovendo la conoscenza e la memoria. 

L’investimento 2.2 “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale” è pertanto finalizzato alla realizzazione di un’azione sistematica di conoscenza, tutela e valorizzazione di edifici storici rurali e del paesaggio rurale, attraverso il perseguimento dei seguenti principali obiettivi: 

  • Preservare i valori dei paesaggi rurali storici attraverso la tutela e la valorizzazione dei beni della cultura materiale e immateriale e al mantenimento e ripristino della qualità paesaggistica dei luoghi;
  • Promuovere la creazione di iniziative e attività legate ad una fruizione turistico-culturale sostenibile, alle tradizioni e alla cultura locale. 

Con l’investimento M1C3 Intervento 2.2 l’importo assegnato dal MIC alla Regione Piemonte ammonta ad Euro 39.494.512,07 e coinvolge oltre 300 beneficiari, in particolare persone fisiche e soggetti privati profit e non profit, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, enti del terzo settore e altre associazioni, fondazioni, cooperative, imprese in forma individuale o societaria, che siano proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili appartenenti al patrimonio culturale rurale, cui sono rivolte le azioni di sostegno. Importante è il ruolo della Soprintendenza e degli Enti Locali chiamati al rilascio delle autorizzazioni necessarie per l’attivazione dei progetti assegnatari di contributo.

A beneficiarne sono stati principalmente beni religiosi e beni che rappresentano varie categorie dell’architettura rurale, edifici e spazi che costituiscono testimonianze significative della storia delle comunità e dei sistemi rurali, nonché delle rispettive economie agricole tradizionali e dell’evoluzione del paesaggio. I progetti presentati sono volti infatti anche ad un miglioramento complessivo della qualità del paesaggio e all’attivazione di processi di valorizzazione territoriale, attraverso il potenziamento della fruizione culturale-turistica di tale patrimonio e l’integrazione con reti, itinerari, sistemi culturali.

I criteri di assegnazione hanno previsto il sostegno di progetti caratterizzati da una forte attenzione alla sostenibilità, collocati in territori di tutela paesaggistica e/o legati a piani o iniziative di carattere sovraregionale, come i cammini religiosi (Via Francigena) o i riconoscimenti UNESCO. In particolare, numerosi progetti finanziati appartengono ai territori compresi nell’area della Riserva della Biosfera UNESCO del Monviso e nelle aree del sito Patrimonio Mondiale dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, ma non mancano anche numerosi interventi nei territori appartenenti ad altri riconoscimenti UNESCO.

Parchi e giardini storici

Il progetto rientra nella Missione 1 "Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura", Componente 3 - Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 "Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale", Investimento 2.3 "Programmi di tutela e riqualificazione di parchi e giardini storici". L'obiettivo principale è rafforzare i valori culturali, storici e ambientali dei parchi e giardini, favorendo una corretta conservazione e valorizzazione, anche in ottica turistica. In particolare, si punta a contrastare il decadimento urbano, ristabilire le identità condivise dei luoghi e creare nuove opportunità per il rilancio delle economie locali, oltre che a migliorare la gestione e la conservazione dei beni culturali.

L'investimento M1C3 I2.3 prevede un’importante azione destinata al censimento, al restauro e alla valorizzazione di Parchi e Giardini storici, nell’ambito della quale è previsto uno specifico “Progetto di catalogazione di parchi e giardini storici”. Il progetto intende avviare un processo di individuazione, quantificazione e descrizione dei parchi e giardini storici, finalizzato alla catalogazione (tramite la compilazione della scheda PG 4.01, appositamente predisposta dall’ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione), per favorire l’implementazione del Catalogo generale dei beni culturali. Sul totale nazionale di 300.000.000 euro per la Misura M1C3-I2.3, le risorse destinate all’attività di catalogazione dei parchi e giardini storici sono pari a 3.000.000 euro, di cui 2.511.300 di euro assegnati alle Regioni e Province Autonome per l’attuazione del “Progetto di catalogazione di parchi e giardini storici”. Delle risorse complessive, il Piemonte risulta assegnatario, con DSG n. 455 del 22/04/2024, di 120.000 euro per il finanziamento della catalogazione di n. 400 parchi e giardini storici siti sul territorio regionale, da completarsi entro il 31 dicembre 2026, grazie alla proroga del termine di attuazione del progetto, inizialmente previsto per il 31 dicembre 2025. 
Per garantire la qualità scientifica del progetto, Regione Piemonte si è avvalsa della collaborazione del “Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture” del Politecnico di Torino, che, tramite il gruppo di lavoro appositamente costituito (composto da catalogatori, addetti alla compilazione delle schede PG 4.01, e dal coordinatore, responsabile della verifica e validazione scientifica delle schede compilate), ha completato la catalogazione dei 400 parchi e giardini storici prevista dal progetto, attualmente nelle fase di attuazione conclusiva da parte della struttura regionale competente. 
Il progetto di catalogazione di parchi e giardini storici finanziato dal PNRR, quindi, ha consentito la costruzione di un quadro conoscitivo aggiornato, omogeneo e scientificamente rigoroso (in modo da rendere possibile la comparazione, a fini scientifici, di questa tipologia di beni), tale da costituire uno strumento utile ad orientare le politiche di tutela, pianificazione paesaggistica e valorizzazione culturale e turistica del territorio.

Anno
2026

Gestione integrata del ciclo delle acque

Tema
Tipo
Paragrafi

La gestione integrata del ciclo delle acque concorre agli Obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare all'Obiettivo 6: Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie ed in riferimento alla Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile (SRSvS), concorre in particolare agli obiettivi previsti nella macro-area strategica MAS 3 - Curare il patrimonio culturale e ambientale e la resilienza dei territori, attraverso la tutela delle acque, dei suoli, delle biodiversità, la riduzione delle marginalità territoriali e la valorizzazione delle risorse culturali, paesaggistiche e ambientali.

In particolare concorre alle seguenti priorità:

Si riportano nel dettaglio gli obiettivi della programmazione che concorrono alla attuazione della SRSvS:

  • Estensione, potenziamento ed adeguamento funzionale dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione in funzione di una loro maggiore efficienza, efficacia ed economicità;
  • Aumento della resilienza dei suddetti servizi agli effetti dei cambiamenti climatici, soprattutto in termini di sicurezza dell’approvvigionamento potabile;
  • Aggregazione delle gestioni del SII in funzione di una gestione unica a scala di ogni singolo ATO;
  • Riorganizzazione e potenziamento della filiera di riutilizzo e smaltimento dei fanghi di depurazione nonché aggiornamento della pianificazione regionale in materia;
  • Tutela del territorio montano e delle sue risorse naturali attraverso una quota della tariffa del SII che annualmente viene a tal fine destinata dagli Enti di governo d’Ambito.

Le norme in materia di Servizio Idrico Integrato (SII) sono mirate alla organizzazione del servizio secondo principi di efficienza, di efficacia e di economicità, traguardano l'obiettivo di una graduale aggregazione e industrializzazione dei soggetti gestori del servizio finalizzata al miglioramento dei livelli qualitativi del servizio erogato nonché al miglioramento delle prestazioni ambientali e di soddisfazione dell’utenza delle fasi di captazione, trasporto e distribuzione dell’acqua potabile, di collettamento e depurazione delle acque reflue urbane.

L'azione della Regione è finalizzata, nel perimetro delle proprie competenze, ad incentivare l’attuazione della riforma del servizio dal punto di vista dell’organizzazione, al raggiungimento di una più robusta condizione di ottemperanza alle normative comunitarie in materia di acque potabili e trattamento delle acque reflue, all’erogazione di un servizio di qualità e resiliente agli effetti del cambiamento climatico.

Anno
2026
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Fondo Unico Nazionale del Turismo (FUNT) - Ostana e Rimella

Anno
2026

Con atto di programmazione del FUNT di conto capitale per l’anno 2022 (adottato con Decreto del Ministero del Turismo prot. n. 7618 del 14,06,2022) è stato stabilito il riparto delle risorse messe a disposizione delle regioni e Province Autonome per l’anno 2022: per la Regione Piemonte tale quota è pari ad Euro 1.513.800,00.

Tale importo è finalizzato alla realizzazione di interventi volti alla valorizzazione di un turismo che stimoli l’impronta ecologica del settore attraverso investimenti di riqualificazione dei territori. Lo scopo è aumentare le potenzialità attrattive in termini turistici o rifunzionalizzare aree pubbliche per accogliere nuove iniziative.

Con Deliberazione della Giunta Regionale 30 settembre 2022, n. 28-5715 si è disposto di presentare al Ministero del Turismo i progetti che si sono posizionati al secondo e al terzo posto della graduatoria approvata con la D.G.R. n. n. 2 - 4762 del 14 marzo 2022 nell’ambito della Misura 2,1 “Attrattività dei Borghi” del PNRR, secondo le seguenti modalità: 

  • Comune di Ostana "Interventi di valorizzazione del borgo di Ostana (CN)", per un totale complessivo di investimento pari a euro 2.000.000,00 di cui ero 1.000.000,00 di risorse FUNT e la restante quota pari a euro 1.000.000,00 come cofinanziamento regionale;
  • Comune di Rimella "Interventi di valorizzazione del borgo di Rimella (VC)", per un totale complessivo di investimento pari a euro 1.027.600,00 di cui euro 513.800,00 di risorse FUNT e la restante quota pari a euro 513.800,00 come cofinanziamento regionale.

Nel corso dell’anno 2023 sono pervenuti entrambi i progetti di fattibilità tecnico economica ed è stata erogata la quota parte di contributo pari al 50%.

Nel corso dell’anno 2024, recepite tutte le autorizzazioni, sono stati approvati i progetti esecutivi ed è stato dato avvio alla fase inerente gli affidamenti.

Nel corso dell’anno 2025 sono iniziati gli interventi che, salvo imprevisti, dovranno concludersi entro il 31/12/2026.
Con DD 123/A2011A/2025 del 06/05/2025, facendo seguito a espressa richiesta da parte dei beneficiari e dopo attenta valutazione delle motivazioni sottese, è stato approvato lo Schema di Accordo modificato, andando a variare l’art. 3 – 3° capoverso, per rimodulare l’erogazione delle rate di contribute, al fine di non gravare con eccessivi anticipi i bilanci dei beneficiari stessi.

Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Bandiere Arancioni (TCI)

Anno
2026

La Bandiera arancione, marchio di qualità turistico-ambientale del Touring Club Italiano, è stata pensata dal punto di vista del viaggiatore e della sua esperienza di visita. Viene assegnata ai Comuni che, oltre a godere di un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, sanno offrire al turista un’accoglienza di qualità. Il marchio è, inoltre, uno strumento qualificante di valorizzazione del territorio e un elemento distintivo agli occhi dei turisti. Oggi i Comuni certificati sono 290 distribuiti in tutta Italia.
Ideata nel 1998, la Bandiera arancione è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale del Turismo come unica esperienza italiana di successo nel campo del turismo sostenibile.

La collaborazione tra il Touring Club Italiano e la Regione Piemonte ha portato in questi anni all’analisi di oltre 300 Comuni e alla certificazione di 40 località con la Bandiera arancione (Tabella 1), facendo del Piemonte la seconda regione più “arancione” d’Italia.

Comuni certificati in Piemonte

  1. Aglié TO
  2. Alagna Valsesia VC
  3. Arona NO
  4. Avigliana TO
  5. Barolo CN
  6. Bene Vagienna CN
  7. Bergolo CN
  8. Candelo BI
  9. Canelli AT
  10. Cannero Riviera VB
  11. Cannobio VB
  12. Castagnole delle Lanze AT
  13. Cherasco CN
  14. Chiusa di Pesio CN
  15. Cocconato AT
  16. Entracque CN
  17. Fobello VC
  18. Gavi AL
  19. Grinzane Cavour CN
  20. Guarene CN
  21. La Morra CN
  22. Limone Piemonte CN
  23. Macugnaga VB
  24. Malesco VB
  25. Mergozzo VB
  26. Moncalvo AT
  27. Monforte d'Alba CN
  28. Neive CN
  29. Orta San Giulio NO
  30. Ozzano Monferrato AL
  31. Revello CN
  32. Rosignano Monferrato AL
  33. Santa Maria Maggiore VB
  34. Susa TO
  35. Trarego Viggiona VB
  36. Trisobbio AL
  37. Usseaux TO
  38. Usseglio TO
  39. Varallo VC
  40. Vogogna VB
Stato del Documento
Gruppo di Redazione
Tipo Strumento
Turismo/Cultura