Biossido di azoto (NO₂)

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Tipo
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nuvole e sole
Paragrafi

Il biossido di azoto è tra gli  ossidi di azoto quello di maggiore interesse per la protezione della salute umana; tale inquinante - di origine sia primaria sia secondaria e con un ruolo importante nelle reazioni fotochimiche nonché di precursore degli ioni nitrato presenti nel particolato - ha tra le principali fonti emissive il traffico veicolare e la produzione di energia termica.
Nel 2025 il biossido di azoto prosegue sul territorio regionale il lento trend discendente in atto negli ultimi 30 anni ed interrotto nel 2017 a causa di una meteorologia particolarmente sfavorevole alla dispersione degli inquinanti. 
A partire dal 2019 non si sono più registrati superamenti del valore limite orario per la protezione della salute umana (200 µg/m³ da non superarsi per più di 18 volte nel corso dell’anno) in nessuna postazione di monitoraggio presente sul territorio regionale.

Informazioni e risorse aggiuntive

Per una descrizione più approfondita dell'inquinante si rimanda alla pagina dedicata di Arpa Piemonte - Inquinanti atmosferici https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/inquinanti-atmosferici

Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008 , relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2008/50/oj

Decreto Legislativo 155 del 13/08/2010 - Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2010-08-13;155

Anno
2026
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Reti di monitoraggio della qualità dell'aria

Anno
2026

In Piemonte il Sistema Regionale di Rilevamento per la misura della qualità dell’aria è costituito, al 31 dicembre 2024 da:

  • 58 stazioni fisse per il monitoraggio in continuo di parametri chimici, delle quali 4 di proprietà privata;
  • 6 laboratori mobili attrezzati, per realizzare campagne brevi di monitoraggio;
  • 1 Centro Operativo Regionale (COR) dove i dati rilevati sono sottoposti alla validazione automatica ed interattiva di primo livello dal personale delle strutture dipartimentali del territorio.

I dati puntuali prodotti dalla rete di rilevamento sono disponibili sulle pagine del sito http://www.aria.ambiente.piemonte.it
 

Rete delle stazioni rilevamento qualità dell'aria 2023 - Fonte Arpa Piemonte

La rete di monitoraggio della qualità dell'aria è consultabile in tempo reale anche sul   Geoportale di Arpa Piemonte

Le stazioni sono dislocate sul territorio in modo da rappresentare in maniera significativa le diverse caratteristiche ambientali inerenti alla qualità dell’aria. 

Più in dettaglio le stazioni di traffico sono collocate in posizione tale da misurare prevalentemente gli inquinanti provenienti da emissioni veicolari; le stazioni di fondo rilevano livelli di inquinamento non direttamente influenzati da singole sorgenti ma riferibili al loro contributo integrato, mentre quelle industriali rilevano il contributo connesso alle limitrofe attività produttive.

I punti di misura ove sono misurati o campionati i principali inquinanti sono descritti in relazione alla loro collocazione per tipo di zona o per tipo di stazione.

Per quanto riguarda il tipo di zona, buona parte della strumentazione è installata in zone urbane, dove vive una parte rilevante della popolazione e ove sono generalmente più elevati i valori degli inquinanti.

Stazioni per il monitoraggio della qualità dell'aria, suddivisione per tipo di zona
Tipo zona Benzene Benzo(a)pirene NO2 SO2 CO O3 PM10 PM2,5 Metalli tossici Black Carbon NH3
Rurale 1 5 10 1 2 9 10 6 2 1
Suburbana 5 11 15 3 2 11 15 11 8 1 2
Urbana 9 22 29 5 7 11 39 22 12 1 1
Stazioni per il monitoraggio della qualità dell'aria, suddivisione per tipo di zona - Fonte Arpa Piemonte

Riguardo il tipo di stazione, le stazioni di fondo ospitano una parte importante della strumentazione in quanto sono più rappresentative dell’esposizione media della popolazione.

Stazioni per il monitoraggio della qualità dell'aria, suddivisione per tipo di stazione
Tipo stazione Benzene Benzo(a)pirene NO2 SO2 CO O3 PM10 PM2,5 Metalli tossici Black Carbon NH3
Fondo 10 24 36 3 3 31 41 31 11 2 4
Industriale 1 1 1 1
Traffico 5 13 18 5 8 22 8 10
Stazioni per il monitoraggio della qualità dell'aria, suddivisione per tipo di stazione - Fonte Arpa Piemonte
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Aria

Monitoraggio della qualità dell'aria

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monitoraggio della qualità dell'aria
Paragrafi

Il monitoraggio della qualità dell'aria è condotto con metodologie comparabili in tutta l'Unione Europea sulla base della Direttiva 2008/50/EC “Qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa” che identifica il miglioramento della qualità dell’aria come un obiettivo chiave della legislazione ambientale con l'intento di ridurre il numero di decessi legati all’inquinamento.

Centrale è l'informazione al pubblico sul livello di inquinamento e sui rischi connessi.
La direttiva in particolare definisce le soglie per la valutazione di ciascuna sostanza inquinante, i criteri per il metodo di valutazione e stabilisce i limiti, gli obiettivi e gli obblighi che gli Stati membri devono raggiungere entro un determinato periodo.

La direttiva richiede la comunicazione dei risultati della valutazione e le informazioni relative ai piani e programmi messi in campo, per consentire alla Commissione di valutare il rispetto delle disposizioni delle direttive. Inoltre, prevede che alla Commissione, agli Stati membri, agli stakeholder, alla Agenzia Europea dell’Ambiente e a tutti i cittadini siano fornite informazioni armonizzate sui dati misurati e la valutazione e gestione della qualità dell’aria.

Infine, la 2008/50/EC spinge sull’ottenimento di informazioni sulla qualità dell’aria ambiente che supportino il monitoraggio delle tendenze a lungo termine e garantisce che le informazioni siano sempre messe a disposizione dei cittadini.

La successiva Decisione 2011/850/UE, meglio conosciuta come IPR “Implementing Provision on Reporting” della direttiva sulla qualità dell’aria, supporta la notifica e lo scambio di informazioni e facilita l’elaborazione dei dati mediante l’uso di avanzati strumenti elettronici e portali web.

La lettura combinata della direttiva e della decisione evidenzia degli importanti dettagli, quali:

  • zonizzazione territoriale e gli agglomerati urbani chiariscono qual è la scala di valutazione e gestione della qualità dell’aria;
  • i punti di campionamento usati per la valutazione della qualità dell’aria ambiente sono basati sull’esposizione della popolazione e la tutela dell’ambiente;
  • metodi di misurazione di riferimento sono stabiliti e così pure i livelli critici;
  • sono da monitorare le concentrazioni di ozono (O3), biossido di zolfo (SO2), biossido di azoto (NO2), ossidi totali di azoto (NOx), le particelle (PM10 e PM2,5), piombo (Pb), benzene (BTX) e monossido di carbonio (CO);
  • l’utilizzo dei modelli di diffusione trasporto per la valutazione della qualità dell’aria ambiente, dopo una opportuna convalida dei dati.

Gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a rendere disponibili le informazioni in una forma “machine readable” standardizzata in linea con l’infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità Europea (INSPIRE).

La Commissione ha realizzato un portale della qualità dell’aria ambiente per raccogliere i dati e renderli accessibili a tutti i Paesi membri e ai Paesi vicini che vogliano aderire su base volontaria.

Per il pubblico è importante disporre di dati aggiornati che siano facili da capire e di facile accesso.

Inoltre, per la comunità scientifica indipendente, è molto importante disporre di informazioni aggiornate in un formato standardizzato.

Informazioni e risorse aggiuntive

Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008 , relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa http://data.europa.eu/eli/dir/2008/50/oj

2011/850/UE: Decisione di esecuzione della Commissione, del 12 dicembre 2011, recante disposizioni di attuazione delle direttive 2004/107/CE e 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda lo scambio reciproco e la comunicazione di informazioni sulla qualità dell’aria ambiente http://data.europa.eu/eli/dec_impl/2011/850/oj

Direttiva 2007/2/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2007, che istituisce un'Infrastruttura per l'informazione territoriale nella Comunità europea (Inspire) http://data.europa.eu/eli/dir/2007/2/oj

European Air Quality Portal The Data and Information Gateway on Air Quality in Europe https://aqportal.discomap.eea.europa.eu/

Air - European Commission (europa.eu) https://environment.ec.europa.eu/topics/air_en
 

Anno
2026
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Previsione di innesco delle colate detritiche incanalate

Anno
2026

Il Centro Funzionale Regionale di Arpa Piemonte ha sviluppato DEFENSE, un sistema di monitoraggio e nowcasting dei fenomeni torrentizi. Il termine nowcasting indica la previsione a brevissimo termine dell’evoluzione di eventi meteorologici e idrologici, con l’obiettivo di supportare tempestivamente le attività di protezione civile e mitigazione del rischio.

Le elaborazioni riguardanti la probabilità di innesco di processi torrentizi operate dal modello DEFENSE hanno cadenza oraria e sono pubblicate quotidianamente - fatta eccezione per i giorni festivi in assenza di allerta - entro le ore 13. In caso di allerta, la sintesi delle elaborazioni del modello possono essere pubblicate più volte in un singolo giorno per fornire aggiornamenti sugli gli scenari di innesco di colate detritiche incanalate nel corso di un evento pluviometrico severo.

DEFENSE (DEbris Flows triggEred by storms - Nowcasting SystEm)

Attraverso un sistema basato su PostgresSQL/PostGIS è possibile individuare i bacini alpini che sono, o saranno interessati da piogge potenzialmente pericolose. Utilizzando i dati provenienti dal sistema radar meteorologico, si stima il volume delle precipitazioni, consentendo così di valutare la probabilità di innesco di processi torrentizi all’interno dei bacini stessi.

I bacini alpini sono stati classificati in tre tipologie sulla base dalla litologia prevalente del loro substrato (classificazione Clay Weathering Index - CWI), la quale governa i processi che in questi avvengono:

- bacini Excellent Clay Maker (ECM) contraddistinti da conoidi alluvionali di forma irregolare, con pendenze moderate, di ridotte dimensioni rispetto all’area del bacino alimentante (5%) e caratterizzati da flussi detritici coesivi (comportamento viscoplastico). Tali bacini hanno una frequenza di inneschi molto elevata (in media regionale 1 innesco ogni 2 anni), sono sensibili a piogge di moderata intensità (≥20 mm/h) e la stagione prevalente di innesco è l’estate, dove sono più frequenti i temporali;

- bacini Good Clay Maker (GCM) contraddistinti da conoidi alluvionali a forma di ventaglio regolare, con profilo debolmente pendente, molto ampi rispetto all’area del bacino alimentante (20%), e caratterizzati da flussi detritici coesivi (comportamento viscoplastico). Tali bacini hanno una frequenza di inneschi moderatamente elevata (in media regionale 1 innesco ogni 5 anni), sono sensibili a piogge di forte intensità (≥30 mm/h) e la stagione prevalente di innesco risulta essere la tarda primavera (maggio-giugno), dove le precipitazioni sono caratterizzate da componenti sia convettive che advettive;

- bacini Bad Clay Maker (ECM) contraddistinti da conoidi alluvionali di forma lobata, con pendenze anche elevate in apice di conoide, di dimensioni variabili, ma con valori sempre al di sotto del 10% dell’area del bacino alimentante, sono inoltre caratterizzati da flussi detritici non coesivi (comportamento collisionale-frizionale). Tali bacini mostrano una bassa frequenza di inneschi (in media regionale 1 oltre i 10 anni), sono sensibili a piogge di intensità molto forte (≥50 mm/h) e le stagioni prevalenti di innesco risultano essere la primavera e l’autunno, dove le precipitazioni sono principalmente caratterizzate da dall’essere estese, prolungate e spesso a carattere estremo. In estate gli inneschi sono rari poiché causati da supercelle temporalesche di forte intensità o fronti temporaleschi caratterizzati da intensità e stazionarietà elevate.

Bacini individuati per il modello DEFENSE - Fonte Arpa Piemonte

Per l'identificazione e il tracciamento dei temporali viene utilizzato un algoritmo denominato TREC (Tracking Radar Echoes by Correlation) in grado di seguire una o più celle temporalesche durante la loro evoluzione e definirne le caratteristiche principali. Quando una o più celle temporalesche di intensità nota interessano, o interesseranno nell’ora successiva, uno o più bacini sensibili a quel tipo di precipitazione, il sistema produrrà un’allerta.

Identificazione e il tracciamento dei temporali attraverso l'algoritmo denominato TREC (Tracking Radar Echoes by Correlation) - Fonte Arpa Piemonte

Le ellissi in figura rappresentano le celle temporalesche, identificate dal radar, a cui viene assegnata una colorazione in base a un indice di severità crescente (da 1 a 5). I tracciati in rosso rappresentano i percorsi osservati e previsti delle celle e i numeri nel centroide dell’ellisse possono indicare, l’ora di tracciamento o il valore massimo di riflettività del radar (in dBZ), che corrisponde a un’intensità di precipitazione in mm/h. Nella figura seguente è riportata a titolo d’esempio una situazione di allerta per un bacino (poligono in giallo) su cui sono indicate la data e l’ora di emissione dell’allerta a seguito della quale si è effettivamente verificato un fenomeno torrentizio.

Per le previsioni a breve e medio termine, vengono utilizzate le previsioni meteorologiche quantitative (QPE/QPF) come input, al fine di valutare, con cadenza oraria, l'eventuale occorrenza di fenomeni di colata detritica che possono verificarsi al superamento dei valori soglia di precipitazione nelle 48 ore successive al momento dell’acquisizione delle previsioni (emesse quotidianamente alle ore 00:00 UTC). Tali fenomeni sono monitorati in piccoli bacini alpini situati all’interno di una più ampia sezione valliva del bacino principale (i cosiddetti Macrobacini, rappresentati nella figura sottostante). 

Al contrario delle simulazioni operate tramite l’input da radar meteorologico, che interessano singolarmente e separatamente i 2100 bacini alpini, le previsioni meteorologiche quantitative a cadenza oraria sono caratterizzate da una risoluzione spaziale più bassa rispetto alle stime radar, a causa dei limiti imposti delle dimensioni della griglia utilizzata dal modello previsionale COSMO-2I e ICON-IT (rispettivamente di 2,2 e 2,5 Km di risoluzione orizzontale). Per questo motivo, a tutti i piccoli bacini compresi in un dato Macrobacino è assegnato il medesimo valore di pioggia oraria prevista per le varie scadenze temporali.

Aggregazione dei bacini per la valutazione delle precipitazioni nel modello DEFENSE - Fonte Arpa Piemonte

Nella figura seguente è riportato a titolo d’esempio il confronto tra massimi di pioggia oraria previsti e le soglie di innesco assegnate ai bacini ricadenti all’interno del Macrobacino della Dora di Cesana (Torrente Dora Riparia).

Valutazione delle soglie di innesco nel modello DEFENSE - Fonte Arpa Piemonte

Informazioni e risorse aggiuntive

Tiranti D., Bertolotto P., Cremonini R., Gaeta A.R., Vela N. (2023) The Territorial Debris Flow Early Warning System of Piemonte (North-western Italy). In: Proceedings of the 8th International Conference on Debris-Flow Hazards Mitigation. EPJ Web of Conferences.https://www.e3s-conferences.org/articles/e3sconf/pdf/2023/52/e3sconf_dfhm82023_03030.pdf

Tiranti D., Cremonini R., Marco F., Gaeta A.R., Barbero S. (2014) The DEFENSE (DEbris Flows triggEred by storms - Nowcasting SystEm): an early warning system for torrential processes by radar storm tracking using a Geographic Information System (GIS). Computers & Geosciences 70:  96-109; Elsevier. DOI: 10.1016/j.cageo.2014.05.004 https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0098300414001174

Tiranti D., Cremonini R., Asprea I., Marco F. (2016) Driving Factors for Torrential Mass-Movements Occurrence in the Western Alps. Front. Earth Sci. 4:16. DOI: 10.3389/feart.2016.00016 https://www.frontiersin.org/journals/earth-science/articles/10.3389/feart.2016.00016/full

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Geologia e nivologia

Bollettino di probabilità di attivazione di frane per scivolamenti traslativi/rotazionali

Anno
2026

TRAPS (Tanslational/Rotational slides Activation Prediction System)

Per la valutazione della probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi e rotazionali che interessano le Langhe e le colline alessandrine, il Centro Funzionale Regionale di Arpa Piemonte ha realizzato il modello denominato TRAPS, basato sulla relazione tra fenomeni di scivolamento storici e precipitazioni critiche ad essi associate.

Sulla base dell'analisi storica sono state definite le soglie di innesco variabili in funzione del mese, considerando come precipitazioni critiche la somma dell’apporto pluviometrico dell’evento innescante e delle precipitazioni nei 60 giorni antecedenti, inclusi i contributi derivanti dalla fusione della neve. Il modello TRAPS considera l’acqua effettivamente infiltrata nel suolo, tenendo conto della dinamica di fusione e accumulo della neve attraverso la stima dello “Snow Water Equivalent” (SWE).

Nel periodo compreso tra novembre e maggio, quando questi fenomeni si manifestano con maggiore frequenza, viene emesso un Bollettino di Probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali a frequenza mensile. In presenza di una marcata variabilità nello stato di attività dei fenomeni, il bollettino viene aggiornato su base settimanale.

Il bollettino riguardante la probabilità di innesco di scivolamenti traslativi/rotazionali ottenute con il modello TRAPS per l’area collinare della Langa e dell’alessandrino è accessibile per la consultazione sul sito dell’ARPA Piemonte.

Area TRAPS - Fonte Arpa Piemonte

Il “Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali” si articola in due parti: la prima parte è dedicata all'informazione di sintesi con relative legende e note di approfondimento, nella seconda parte viene presentata, in forma tabellare, la situazione dettagliata per ogni comune interessato. La pagina di sintesi è suddivisa in sezioni: nella sezione [1] sono riportati i riferimenti anagrafici del bollettino. La sezione [2] presenta i livelli di criticità rappresentati mediante una scala cromatica su una mappa di sintesi, corredata da una legenda cromatica che illustra lo stato probabile di attività. Nelle sezioni [3] e [4] compaiono rispettivamente la mappa dell'acqua infiltrata nel suolo nei 60 giorni antecedenti e la mappa della distribuzione attuale dell'equivalente in acqua del manto nevoso al suolo. La sezione [5] è dedicata alle note esplicative relative ai fenomeni franosi presi in considerazione e alla corretta interpretazione del bollettino. La seconda pagina del bollettino presenta una tabella in cui sono riportate le informazioni anagrafiche, l'indice di franosità  - ovvero la percentuale del territorio comunale interessato da tali fenomeni franosi, e la probabilità di innesco rappresentata con le stesse modalità descritte nella pagina di sintesi.

Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali, prima pagina - Fonte Arpa Piemonte
Bollettino di probabilità di attivazione di scivolamenti traslativi/rotazionali, seconda pagina - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Tiranti D., Rabuffetti D., Salandin A., Tararbra M. (2013) Development of a new translational and rotational slides prediction model in Langhe hills (north-western Italy) and its application to the 2011 March landslide event. Landslides 10 (2): 121-138; Springer-Verlag. DOI: 10.1007/s10346-012-0319-7

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Geologia e nivologia

Banca dati geotecnica e geofisica

Anno
2026

La Banca Dati Geotecnica e Geofisica di Arpa Piemonte è stata istituita con l’obiettivo di raccogliere, conservare e rendere accessibile l’ingente patrimonio di informazioni geologiche e geotecniche di cui l’Agenzia entra quotidianamente in possesso. Questi dati provengono, tra l’altro, dalla documentazione tecnica allegata a progetti di grandi opere, studi di settore, piani regolatori e altre analisi ambientali.

Gestita da oltre trent’anni da Arpa, la banca dati ha conosciuto nel tempo un notevole sviluppo e ampliamento. Oggi raccoglie un’ingente quantità di documentazione tecnica relativa alla caratterizzazione meccanica dei geomateriali, includendo risultati di sondaggi stratigrafici, prove penetrometriche, analisi granulometriche di campioni di terreno e prove geotecniche di laboratorio.

Dal 2021 la Banca Dati si è ampliata con l’introduzione di un nuovo modulo dedicato alle indagini geofisiche; il servizio offre quindi al pubblico, oltre ai dati geotecnici, anche un dataset di dati geofisici che comprende informazioni di contesto, tipologie di indagine svolte e alcune grandezze fisiche rilevate.

Nel 2025, la Banca Dati Geotecnica e Geofisica è stata implementata, introducendo una nuova funzionalità che consente la consultazione e il download delle scansioni originali delle stratigrafie in formato PDF. Questo importante aggiornamento si affianca alle consolidate funzionalità disponibili, tra cui la consultazione cartografica, la visualizzazione di stratigrafie normalizzate, i risultati delle prove di laboratorio e i dati derivanti da indagini geofisiche.

Stratigrafia semplificata - Banca dati geotecnica di Arpa Piemonte. Fonte Arpa Piemonte
Esempio di fuso granulometrico - Fonte Arpa Piemonte. Fonte Arpa Piemonte
Profilo verticale di una Prova geofisica MASW (Multichannel Analysis of Surface Waves). Fonte Arpa Piemonte

Principali caratteristiche della Banca Dati

  • Dati disponibili: la banca dati raccoglie e organizza informazioni provenienti da oltre 14.000 sondaggi geotecnici, 7.300 campioni di terreno analizzati in laboratorio e in sito e circa 1.900 indagini geofisiche, frutto di oltre trent’anni di attività.
  • Strumenti di consultazione: gli utenti possono accedere ai dati in formato tabellare e grafico, visualizzare stratigrafie normalizzate e profili geofisici, con strumenti intuitivi pensati per facilitare la ricerca, la navigazione e l’analisi.
  • Accesso alle scansioni: con l’ultima integrazione, è ora possibile consultare e scaricare i documenti originali delle stratigrafie in PDF, migliorando l’accessibilità e la trasparenza delle informazioni geologiche e geotecniche contenute. 
Visualizzazione in tre dimensioni della localizzazione dei sondaggi censiti. Fonte Arpa Piemonte

Il servizio è rivolto principalmente a operatori professionali, pubblici e privati, che utilizzano i dati per scopi tecnici specifici. Negli ultimi anni, tuttavia, il patrimonio informativo reso disponibile è sempre più impiegato anche per analisi territoriali diffuse, finalizzate alla ricostruzione di modelli geotecnici e per la caratterizzazione del sottosuolo.

La Banca Dati Geotecnica e Geofisica è consultabile sul Geoportale di Arpa Piemonte a questi indirizzi, con aggiornamento settimanale.

Visualizzazione in tre dimensioni della localizzazione dei sondaggi censiti. Fonte Arpa Piemonte
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Geologia e nivologia

L'evoluzione dell'ambiente glaciale nelle Alpi piemontesi

Anno
2026

Le fluttuazioni dei ghiacciai rappresentano un'integrazione dell’andamento del bilancio energetico e sono ampiamente riconosciute come indicatori ad alta affidabilità del cambiamento climatico (Bojinski et al., 2014). I parametri dimensionali dei ghiacciai (lunghezza, area, volume e massa) sono oggetto di misurazione da decenni (anche oltre un secolo, nel caso di alcune serie di variazioni frontali) e numerosi studi ne hanno dimostrato un trend negativo sia a livello locale sia globale (Glambie Team, 2025; IPCC reports). 
Vicino a noi, le Alpi stanno sperimentando una rapida deglaciazione come effetto diretto del riscaldamento che interessa in modo peculiare i mesi estivi, limitando la capacità della neve di conservarsi da un anno all’altro, se non a quote sempre più alte.

In un contesto caratterizzato da rapidi cambiamenti ambientali, Arpa Piemonte monitora lo stato della criosfera regionale attraverso i rilievi eseguiti nell’ambito delle campagne glaciologiche e di controllo del permafrost

Il lago glaciale sul fianco del ghiacciaio di Noaschetta, Parco Nazionale del Gran Paradiso, il 16 settembre 2025. Fonte Arpa Piemonte

L’evoluzione dello stato della criosfera è rappresentata nel portale degli indicatori ambientali - tematica Neve e ghiacciai , in cui si trovano le informazioni sulle campagne di monitoraggio sui ghiacciai piemontesi. Nello specifico, i parametri illustrati comprendono la misura delle dimensioni dei ghiacciai (area e posizione della fronte) e del bilancio tra accumuli di neve e perdite per fusione (bilancio di massa).

L’estensione areale dei ghiacciai è controllata dal bilancio tra apporti nevosi invernali-primaverili e fusione estiva, rappresentando sul medio-lungo periodo un indicatore affidabile dello stato del ghiacciaio. L’esposizione, la morfologia, la dimensione e lo sviluppo in quota condizionano i tempi di risposta della forma del ghiacciaio al mutare delle condizioni climatiche: i ghiacciai di piccole dimensioni rispondono rapidamente, mentre i grandi ghiacciai che si originano alle alte quote tendono a rispondere con tempi più lunghi. 
La fronte glaciale, ossia la porzione del ghiacciaio situala alla quota più bassa, è l’area in cui si registra la massima variazione della sua estensione; per questo motivo, la sua misura è considerata uno dei parametri più diretti per monitorare gli effetti del cambiamento climatico in alta montagna, soprattutto nel medio-lungo periodo.
Dal punto di vista energetico, il bilancio di massa rappresenta il parametro più strettamente correlato all’andamento climatico a scala annuale: viene calcolato sommando algebricamente la massa di neve accumulata e la massa di neve più ghiaccio persa per fusione, nel corso di un singolo anno. Un accumulo di neve maggiore delle perdite genera un bilancio positivo, determinando quindi l’aumento di dimensioni del ghiacciaio; al contrario, un bilancio negativo indica invece la perdita di volume di ghiaccio e quindi la contrazione, l’arretramento.

Monitoraggio della posizione frontale del ghiacciaio della Ciamarella, settembre 2025. Fonte Arpa Piemonte

I dati raccolti nelle recenti campagne annuali confermano il trend negativo di deglacializzazione delle Alpi, con particolare effetto per i ghiacciai (o le parti di questi) poste sotto i 3100/3200 m di quota.

Nel 2025, la superficie glacializzata complessiva in Piemonte è scesa a 21.8 km2, segnando un nuovo minimo nella serie storica. In riferimento alla precedente campagna (dati 2022-2024), la riduzione areale coinvolge il 67% dei ghiacciai: 108 ghiacciai risultano in contrazione, con una perdita complessiva di 0.59 km2; tra questi, 13 ghiacciai hanno subito una riduzione areale di almeno un ettaro mentre la maggiore perdita è stata registrata dal ghiacciaio Meridionale del Sabbione (0.16 km2 persi nel 2025, pari all'11.5% della sua superficie). 

Alcuni corpi glaciali hanno perso una percentuale significativa della propria superficie (Blindenhorn Inferiore: -33%; Castelfranco: -28%), si tratta di piccoli glacionevati in fase di disfacimento, prossimi alla scomparsa. La perdita media, per ghiacciaio, tra le due campagne di misura è pari a quasi 5500 m2. Per 31 ghiacciai (19% del totale) si riconosce una sostanziale stabilità, in gran parte dovuta al fatto che i loro limiti sono coperti da neve o detrito per cui è difficile riconoscerne variazioni annuali. In particolare, 17 ghiacciai sono risultati completamente coperti da neve residua, prevalentemente dell’annata 2023-2024, particolarmente nevosa. Per 21 ghiacciai non è stato possibile fornire indicazioni sulle loro variazioni in quanto non rilevati (11 ghiacciai, 7% del totale) oppure perché oggetto di revisione dei limiti (10 ghiacciai, 6% del totale).

La variazione delle fronti glaciali, aggiornata al 2024, presenta per il terzo anno consecutivo la totalità dei ghiacciai misurati in arretramento, a conferma del trend di ritiro riconosciuto a scala globale.

In Piemonte Il bilancio di massa è eseguito sul solo ghiacciaio di Ciardoney (Valle Soana) dal personale della Società Meteorologica Italiana (SMI). La stagione idrologica 2024-2025 è stata caratterizzata da un innevamento eccezionale con il secondo valore più elevato di accumulo di neve (espresso in acqua equivalente) dall’inizio delle misure nel 1992. Tuttavia, le intense ondate di caldo di giugno e di agosto 2025, hanno determinato la fusione pressoché completa del manto nevoso, intaccando anche il ghiaccio sottostante. Il bilancio risulta quindi negativo, pari a -1,36 m di acqua equivalente persa, in linea con la sfavorevole media del periodo di osservazione dal 1992 (-1.4 metri di acqua equivalente).

Stato dei ghiacciai a termine della campagna 2025 ed in riferimento alla precedente campagna (rilievi 2022-2024). Fonte Arpa Piemonte
Superficie glacializzata in Piemonte. Fonte Arpa Piemonte
Comportamento dei ghiacciai la cui posizione della fronte è stata misurata rispetto all’anno precedente. Fonte Arpa Piemonte
Entità delle variazioni medie delle fronti glaciali in Piemonte rispetto all'anno precedente. Fonte Arpa Piemonte
Bilancio di massa del ghiacciaio Ciardoney (TO). Fonte Arpa Piemonte

Nel contesto del cambiamento climatico, la ripetizione annuale delle campagne glaciologiche fornisce solide basi per lo studio della criosfera piemontese, migliorando la conoscenza delle dinamiche geomorfologiche in rapida evoluzione, anche in ambienti difficilmente accessibili e su tutto il territorio piemontese. 

A conferma delle trasformazioni in atto, nel corso del 2025 è stata documentata la presenza di laghi glaciali di recente formazione (Collerin d’Arnas, Breuil, Noaschetta) e di soggetti a rapida trasformazione (Cervandone). Inoltre, a seguito delle piene torrentizie che hanno interessato il versante orientale del Monte Rosa tra il 2023 e il 2024, i torrenti del Piccolo Fillar e di Castelfranco sono ora assorbiti all’interno del ghiacciaio del Belvedere. Qui, nel 2025, si è formato un grande inghiottitoio glaciale la cui evoluzione determinerà importanti trasformazioni della lingua principale del ghiacciaio. 

Le osservazioni aggiornano il quadro di dissesto emerso nelle campagne di rilievo precedenti; le situazioni di instabilità individuate saranno oggetto di specifici approfondimenti di indagine nel corso del 2026, allo scopo di mantenere sotto stretta osservazione le trasformazioni in atto nella criosfera alpina.

Inghiottitoio glaciale che convoglia le acque dei torrenti di Castelfranco e Piccolo Fillar all’interno del ghiacciaio del Belvedere (Macugnaga, VB. Foto M. Giardino, agosto 2025). Fonte Arpa Piemonte

Infine, la disponibilità di modelli digitali del terreno multitemporali consente di quantificare i cambiamenti nella topografia delle aree glacializzate. Confrontando il modello del 2025, rilevato da Arpa Piemonte, con quello del 2011, rilevato da Regione Piemonte, è stato possibile analizzare le variazioni di quota dei ghiacciai del Monte Rosa. 

L’analisi evidenzia un abbassamento delle superfici dei ghiacciai con valori che aumentano progressivamente alle quote più basse, fino a raggiungere perdite di circa 70 metri sulla superficie del ghiacciaio del Belvedere al di sotto dei 2000 metri di quota. 

L’integrazione di queste variazioni ha inoltre permesso di stimare il volume complessivo di ghiaccio perso nel periodo considerato, pari a circa 56 milioni di metri cubi. Convertendo questo dato in volume di acqua equivalente e rapportandolo alla media annua, si stima una perdita di circa 4 milioni di metri cubi di riserva di acqua dolce all’anno, dovuta alla riduzione della massa glaciale.

Alta Valle Anzasca, versante orientale del Monte Rosa, perdite medie annue di volume e altezza di acqua equivalente nel periodo 2011-2025 per diminuzione della massa glaciale. Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Bojinski, S., Verstraete, M., Peterson, T. C., Richter, C., Simmons, A., & Zemp, M. (2014). The concept of essential climate variables in support of climate research, applications, and policy. Bulletin of the American Meteorological Society, 95(9), 1431-1443. https://doi.org/10.1175/BAMS-D-13-00047.1

IPCC: https://www.ipcc.ch/synthesis-report/, in particolare IPCC, 2019: IPCC Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate [H.-O. Pörtner, D.C. Roberts, V. Masson-Delmotte, P. Zhai, M. Tignor, E. Poloczanska, K. Mintenbeck, A. Alegría, M. Nicolai, A. Okem, J. Petzold, B. Rama, N.M. Weyer (eds.)] https://www.ipcc.ch/srocc/ 

World Glacier Monitoring Service (WGMS): https://wgms.ch/

The GlaMBIE team. Community estimate of global glacier mass changes from 2000 to 2023. Nature. 19 February 2025. DOI: https://www.nature.com/articles/s41586-024-08545-z

Notizia - La giornata mondiale dei ghiacciai https://www.arpa.piemonte.it/notizia/21-marzo-2026-giornata-mondiale-dei-ghiacciai

Notizia sul Geoportale https://webgis.arpa.piemonte.it/portal/apps/storymaps/stories/61992a4d888848bb84248594336285d7

Report campagna glaciologica 2025  https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-glaciologica-2025

Report campagna glaciologica 2024 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-glaciologica-2024

Video campagna glaciologica 2024 https://www.youtube.com/watch?v=-o-EmwTYL0M

Report campagna glaciologica 2023 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-glaciologica-2023

Video campagna glaciologica 2023 https://youtu.be/sbyWalH0Kws

Report campagna glaciologica 2022 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-preliminare-dellanalisi-dei-principali-ghiacciai-delle-alpi-piemontesi

Geoportale Arpa Piemonte, livello ghiacciai: https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/?pg=mappa&ids=6880d779243e4bfbaf6f6fbfba525c67

Comitato Glaciologico Italiano: http://www.glaciologia.it/

Società Meteorologica Italiana: http://www.nimbus.it

Il settore del Rifugio Gastaldi e del ghiacciaio della Bessanese è sito di studio e di valorizzazione, per maggiori informazioni https://geoclimalp.irpi.cnr.it/bacino-della-bessanese/.

Gruppo di ricerca GeoClimAlp (Geomorphological impacts of Climate change in the Alps):  https://geoclimalp.irpi.cnr.it

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