Monitoraggio della radioattività nelle acque potabili

Anno
2026

Tali analisi sono state successivamente condotte, a seguito del recepimento della direttiva 2013/51/EURATOM con il D.Lgs. 28/2016, secondo le disposizioni normative vigenti.

Al momento sono stati analizzati circa 2500 campioni, coprendo praticamente tutto l’intero territorio regionale.

Il monitoraggio prevede circa 350 campioni all’anno ed è definito in collaborazione con la Regione e le ASL che curano il prelievo dei campioni. 

Negli anni 2018, 2019 e 2020 tali piani hanno interessato in modo sistematico tutti gli acquedotti che servono una popolazione superiore ai 5000 abitanti, corrispondenti al 74,3% della popolazione piemontese, oltre a una piccola frazione di acquedotti minori corrispondenti in totale al 9,1% della popolazione.

Con il piano del 2021 è stata attuato un ampliamento, ricomprendendo nel monitoraggio un ulteriore 7,3% di popolazione servita da piccoli acquedotti. Gli acquedotti ad oggi non ancora monitorati sono di piccola taglia e servono una popolazione limitata. 

Considerando il periodo 2018-2025, è stata raggiunta in Piemonte una copertura, in termini di popolazione, del 99%.

Nel piano di monitoraggio sono previste analisi di attività alfa e beta totale e di radon

La Regione ha stabilito che non è necessario effettuare con regolarità le analisi di trizio nelle acque destinate al consumo umano. 

Infatti, il trizio è un radionuclide sia di origine naturale (si forma dall’interazione dei raggi cosmici con le molecole dell’aria) sia di origine artificiale (reattori nucleari). 

Poiché l’eventuale diffusione di trizio intorno ai siti nucleari del Piemonte è tenuta sotto controllo tramite la rete locale di monitoraggio dei siti nucleari, le concentrazioni che si misurano in ambiente sono tutte dovute al trizio di origine naturale (nelle acque superficiali nel 2025 le concentrazioni misurate sono state sempre inferiori alla sensibilità strumentale pari a 4 Bq/l).
 

Fonte Arpa Piemonte
Analisi di attività alfa totale e beta totale

Le analisi di attività alfa totale e beta totale fungono da misure di screening, permettendo di escludere il superamento del limite di dose indicativa di 0,1 mSv/anno stabilito dalla normativa. 

Infatti, solo se le concentrazioni sono uguali o superiori ai livelli di riferimento indicati dalla normativa, e cioè 0,1 Bq/l per l’attività alfa totale e 0,5 Bq/l per l’attività beta totale, vi è la possibilità che la dose indicativa dovuta al consumo di acqua raggiunga o superi il limite di 0,1 mSv/anno. 

In questi casi occorre effettuare analisi di approfondimento per identificare i radionuclidi presenti nell’acqua e poter calcolare con precisione la dose. 

Non è detto infatti che il superamento dei limiti per l’attività alfa totale o beta totale causi il superamento anche per il limite di dose. 

Storicamente nelle acque piemontesi in un solo caso è stata rivelata una concentrazione di attività beta totale prossima o superiore al livello di riferimento di 0,5 Bq/l e in pochi casi (qualche punto percentuale) la concentrazione di attività alfa totale è risultata prossima o superiore al livello di riferimento di 0,1 Bq/l.

Analisi di uranio

Sui campioni la cui concentrazione di attività alfa totale è prossima al valore di 0,1 Bq/l vengono effettuate in primis misure di uranio

Quando la concentrazione di uranio spiega completamente la concentrazione di attività alfa totale, si può affermare con certezza che tutta l’attività alfa totale è dovuta all’uranio. 

In questi casi, poiché l’uranio è un radionuclide poco radio tossico e la concentrazione necessaria a causare una dose di 0,1 mSv/anno è relativamente elevata (dell’ordine di 3 Bq/l), vi è la certezza che il consumo di acqua non causi una dose di 0,1 mSv/anno. 

Negli altri casi occorrerebbe effettuare altre analisi (Radio, Polonio) per identificare i radionuclidi presenti nel campione e poter così calcolare la dose. In alternativa è possibile effettuare un calcolo dosimetrico per eccesso, attribuendo tutta l’attività alfa residua al radionuclide più radio tossico, il Po-210. 

In questo modo ci si pone nella condizione più cautelativa e se la dose così calcolata è inferiore a 0,1 mSv/anno si ha la certezza che tale limite non è superato.
 

Analisi di attività alfa totale e di uranio nei campioni che nel 2025 hanno presentato concentrazioni di attività alfa totale più elevate (31 campioni in 26 comuni diversi), Il limite specifico per l’uranio è di 3 Bq/l, molto superiore alle concentrazioni misurate. Per i campioni la cui concentrazione di uranio è significativamente inferiore alla concentrazione di attività alfa totale, è stata fatta una valutazione dosimetrica specifica - Fonte Arpa Piemonte
Analisi di radon

I campioni sui quali effettuare le analisi di radon disciolto vengono scelti sulla base della litologia del sottosuolo, dando la precedenza agli acquedotti che insistono in zone ricche di radioattività di origine naturale. 

Queste misure sono effettuate unicamente da Arpa, senza l’ausilio delle ASL, in quanto il prelievo è parte integrante del metodo di misura. 

Le analisi devono essere effettuate, inoltre, entro poco tempo dal prelievo poiché il radon contenuto nell’acqua si disperde facilmente in aria e decade con emivita di circa quattro giorni. 

Queste caratteristiche sono però a vantaggio di una minima esposizione della popolazione. Infatti, in genere, al punto di utilizzo, la concentrazione non è mai molto elevata, specie se l’acqua staziona per un certo tempo in vasche o serbatoi. 

Per questo motivo la concentrazione della totalità dei campioni risulta inferiore al valore di parametro di 100 Bq/l stabilito dalla normativa, oltre il quale si rendono necessari ulteriori approfondimenti. Si consideri che la stessa normativa pone come Livello di riferimento per il radon un valore di 1000 Bq/l.
 

Analisi di concentrazione di attività radon in acqua relativo ai campioni prelevati nel 2025 - Fonte Arpa Piemonte

Ormai da alcuni anni i dati di radioattività delle acque sono fruibili sul servizio   Geoportale di Arpa Piemonte. 

Il servizio viene periodicamente aggiornato con le misure di attività alfa e beta totale, trizio, radon e uranio.

Tutte le informazioni relative al monitoraggio della radioattività nelle acque sono consultabili sul sito di Arpa Piemonte.

Gli obiettivi di sicurezza nell’esposizione alle radiazioni ionizzanti

Sulla base delle raccomandazioni della Commissione internazionale per la protezione radiologica (ICRP) è stata emanata la direttiva 2013/59/Euratom, questa stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano e si applica a:

  • tutte le acque trattate o non trattate, destinate a uso potabile, per la preparazione o la cottura di cibi o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, cisterne, o in bottiglie o contenitori;
  • tutte le acque utilizzate in un’impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l’immissione sul mercato di prodotti o sostanze destinati al consumo umano, salvo il caso in cui le autorità nazionali competenti ritengano che la qualità dell’acqua non possa avere conseguenze sulla salubrità del prodotto alimentare finale.
Informazioni e risorse aggiuntive

DECRETO LEGISLATIVO 15 febbraio 2016, n. 28 Attuazione della direttiva 2013/51/EURATOM del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/03/07/16G00036/sg

Direttiva 2013/51/Euratom del Consiglio, del 22 ottobre 2013 , che stabilisce requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano.  http://data.europa.eu/eli/dir/2013/51/oj

  Geoportale di Arpa Piemonte Misure radiometriche nelle acque https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/?pg=mappa&ids=b108cad8a79143fdad7472746a27e565

Informazioni relative al monitoraggio della radioattività nelle acque sul sito di Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/dato/misure-radiometriche-nelle-acque

World Health Organisation Guidelines for drinking-water quality, 4th edition, incorporating the 1st addendum https://www.who.int/publications/i/item/9789241549950

Legge regionale del Piemonte n. 5 del 18 febbraio 2010 “Norme sulla protezione dai rischi da esposizione a radiazioni ionizzanti” http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/base/coord/c2010005.html

D.G.R. 22 Dicembre 2017, n. 115-6307 Attuazione delle disposizioni contenute nel Decreto del Ministro della Salute 2 agosto 2017 e nel decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 28. Approvazione del programma regionale di controllo per la tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano. https://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2018/05/siste/00000064.htm

D.G.R. 19 Gennaio 2018, n. 23-6389 "Norme sulla protezione dai rischi da esposizione a radiazioni ionizzanti". Direttive per le attivita' di controllo ambientale della radioattivita' di origine naturale ed artificiale. Revoca della D.G.R. n. 17-11237 del 09.12.2003. https://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2018/06/siste/00000076.htm

D.G.R. 25 novembre 2022, n. 61-6054 “L.r. 5/2010. Individuazione, ai sensi dell’art.11, comma 3, del D.lgs. 101/2020, delle “aree prioritarie”, gia' "zone ad elevata probabilita' di alte concentrazioni di attivita' di radon", ai sensi dell’art.10 sexies del D.lgs. 230/1995 e disposizioni attuative del Piano regionale di Prevenzione 2020-2025, di cui alla d.g.r. 16-4469 del 29.12.2021.” https://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2023/02/siste/00000374.htm

Commissione internazionale per la protezione radiologica (ICRP) https://www.icrp.org/

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Radiazioni ionizzanti

L'apicoltura in Piemonte

Anno
2026

Sulla base dei dati dell’ultimo Censimento apistico nazionale 2025, il Piemonte è al primo posto tra le regioni italiane sia come numero di alveari (nel 2025 202.005, pari a circa il 11,2% del patrimonio italiano ) che come operatori (7.119 apicoltori, pari a circa 9% del totale nazionale). Dal 2015, ai sensi della l. 313/2004, è attiva una Anagrafe apistica nazionale di competenza del Ministero della Salute, che prevede l’obbligo di registrazione nella Banca Dati Apistica (BDA) sia degli apicoltori amatoriali che dei produttori apistici e dei loro relativi apiari. 
Dal 1 novembre al 31 dicembre di ogni anno, la banca dati viene aggiornata attraverso il “censimento annuale” con le informazioni relative alla consistenza e alla dislocazione degli apiari posseduti, corredati di indirizzo e di coordinate geografiche.

Tra le informazioni da registrare nella Banca Dati Nazionale per ogni attività apistica, vi sono:

  • la tipologia (produzione per commercializzazione/apicoltore professionista o produzione per autoconsumo);
  • classificazione degli apiari (stanziale o nomade);
  • sottospecie allevata (ligustica, sicula, carnica o altro);
  • modalità di allevamento (convenzionale o biologica).

Attraverso la consultazione dei dati contenuti nell’Anagrafe Apistica Nazionale, è possibile evidenziare l’importanza del settore apistico piemontese a scala nazionale: nel 2025, il Piemonte si conferma al primo posto tra le regioni italiane per numero di apiari censiti (26.219, pari a circa il 14% del totale nazionale).

La distribuzione sul territorio regionale vede il 57% circa degli apiari concentrati tra le province di Cuneo (29,6%) e Torino (27,5%) e tale ripartizione si rispecchia anche nei dati relativi agli apicoltori: quelli censiti nel 2024 in Piemonte sono 7.171 (oltre il 9% del totale nazionale), distribuiti prevalentemente in provincia di Torino (34% circa) e circa il 26,5% e in provincia di Cuneo (24,5% circa).

Si tratta per lo più di operatori che producono per autoconsumo (66%), mentre i professionisti dediti alla commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura rappresentano il 34,2% del totale. Il 25% degli apiari piemontesi risulta essere di tipo stanziale, mentre quasi il 75% degli apiari piemontesi vengono spostati per seguire determinati tipi di fioritura.

A sostegno dell’apicoltura piemontese, nel 2025 sono stati aperti appositi bandi, indirizzati sia alle associazioni di produttori apistici, sia ad apicoltori singoli o associati, per l’erogazione di contributi per attività ed iniziative articolate sulle diverse azioni delle linee di intervento previste per il settore, quali:

  • corsi di aggiornamento e di formazione finanziati al 100% su tematiche quali la conservazione del miele, la lotta alla varroa o ad altri patogeni, le attrezzature e le tecniche apistiche;
  • assistenza tecnica e consulenza alle aziende finanziati al 90% su tematiche tecniche, sanitarie, amministrative.

Sono stati inoltre erogati contributi (con copertura al 75% per le associazioni di produttori apistici ed al 60% per apicoltori singoli o associati) per acquisti finalizzati

  • alla lotta contro gli aggressori e le malattie dell'alveare;
  • alla prevenzione dei danni causati dalle avversità atmosferiche;

Ulteriori contributi sono stati destinati nel 2025 alle associazioni di produttori apistici per attività di informazione e promozione a favore della qualità  del prodotto (eventi di promozione, analisi di laboratorio sul miele connesse all’evento, materiale promozionale vario, ricettario a base di miele).

Con gli interventi sopra descritti, il settore apistico ha beneficiato complessivamente nel 2025 di oltre 1,9 milioni di euro di contributi, le cui linee di intervento sono dettagliate alla pagina dedicata del sito web regionale.

 

L'apicoltura tra le politiche di sviluppo rurale
 

Anche nell’ambito del Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) 2023-2027 è previsto uno specifico intervento a sostegno dell’apicoltura (SRA 18 - ACA 18), con la finalità di  contribuire a contrastare il declino degli impollinatori e quindi la perdita di biodiversità, migliorare i servizi ecosistemici e preservare habitat e paesaggi.

L’intervento, che ha una dotazione complessiva di 8 mln di euro, prevede un sostegno economico a copertura dei maggiori costi e minori guadagni per l’attività effettuata dagli apicoltori che mantengono un numero di alveari minimo pari a 52, apiari posti ad una distanza non inferiore a 2,2 km, ciascuno dei quali non può superare il numero di 80 alveari per postazione, in aree individuate e definite sul Geoportale, nel rispetto dei periodi di fioritura delle essenze botaniche, redigendo un’apposita relazione tecnica.

È stato emanato nel 2023 un bando unico di durata quinquennale che ha visto la presentazione di circa 500 domande, 429 delle quali sono state finanziate e 70 ammissibili ma non finanziabili per mancanza di fondi, per complessivi 1,6 milioni di euro.

I dettagli dell’intervento Impegni per l’apicoltura del CSR 2023-2027, con riferimento ai pagamenti annuali in base al numero di alveari iscritti sono consultabili sul sito web regionale.
 

 

Informazioni e risorse aggiuntive
 

Complemento di sviluppo rurale (CSR) 2023-2027:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/sviluppo-rurale-piemonte/complemento-regionale-per-sviluppo-rurale-2023-2027-csr/testo-vigente-csr-2023-2027


Apicoltura nel CSR 2023-2027 - Intervento SRA18 - ACA18:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/sviluppo-rurale-piemonte/complemento-regionale-per-sviluppo-rurale-2023-2027-csr/sra18-aca18-impegni-per-lapicoltura


Finanziamenti all'apicoltura in Piemonte:
https://www.regione.piemonte.it/web/temi/agricoltura/zootecnia-pascoli-apicoltura/finanziamenti-allapicoltura

 

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Tipo Strumento
Agricoltura

Andamento delle concentrazioni dei pollini allergenici nel 2025 e confronto con le serie storiche

Capitolo
Pollini e Aria
Anno
2026

Le concentrazioni polliniche medie settimanali rilevate nel 2025 dalle stazioni attive sono state confrontate con le medie settimanali del decennio precedente, (2015-2024). Fa eccezione la stazione di monitoraggio di La Loggia, attivata alla fine del 2024, per la quale non è ancora disponibile una serie storica sufficientemente estesa per effettuare un confronto significativo.

In particolare, si presenta di seguito il confronto tra i dati di due stazioni, Novara e Omegna (VCO), selezionate in quanto, nell’anno in corso, dispongono di serie complete con una percentuale di dati mancanti inferiori al 10%. Le famiglie polliniche considerate nel 2025 sono: Oleaceae e Pinaceae, rappresentative delle famiglie arboree) e Urticaceae, a rappresentare le famiglie erbacee.

Di seguito sono riportate le elaborazioni grafiche che sintetizzano i principali risultati emersi da questo confronto.
 

Oleaceae

Famiglia di piante prevalentemente legnose, diffuse soprattutto nelle regioni subtropicali o temperato-calde. La famiglia delle Oleaceae è ben rappresentata in Piemonte, sia con specie autoctone sia con specie coltivate per il loro valore economico e ornamentale. La famiglia comprende generi di rilevanza alimentare, come l’Olea, di interesse industriale, come il Fraxinus, e ornamentale come il Ligustrum

Il polline delle Oleaceae può comparire già nel mese di gennaio con la fioritura del frassino e persistere per tutta la primavera e l’estate con l’olivo e il ligustro. Il contributo del polline di questa famiglia al carico allergenico primaverile è notevole: il frassino, infatti, è ampiamente utilizzato come specie ornamentale e per alberature stradali in ambito urbano, raggiungendo durante la fioritura concentrazioni polliniche elevate. Inoltre, gli inverni più miti e la ridotta frequenza di gelate intense hanno favorito la diffusione dell’olivo anche alle nostre latitudini, sia per scopi economici sia ornamentali. 

Nel 2025, l’andamento delle Oleaceae nelle stazioni piemontesi monitorate rispecchia il tipico andamento stagionale sopra descritto, seppur con valori medi settimanali sensibilmente superiori rispetto alle medie storiche disponibili. 

Dati della rete POLLnet - Arpa Piemonte
Pinaceae

Famiglia di conifere, prevalentemente diffuse nell’emisfero boreale, comprendente piante di alto fusto, resinose e molto sfruttate per il loro legname. Le pinacee costituiscono una componente essenziale dei boschi piemontesi, in particolare nelle aree alpine e subalpine, ma sono presenti anche in ambito collinare e di pianura grazie all’introduzione di alcune specie, sia autoctone sia alloctone, per interventi di rimboschimento o per finalità ornamentali. 

Le conifere producono enormi quantità di polline, spesso visibile in primavera come una polvere giallastra che si deposita superfici di auto, balconi e specchi d'acqua. I granuli pollinici, generalmente di grandi dimensioni - comprese tra 50 e 100 µm, sono frequentemente dotati di sacche aerifere (soprattutto nei pini) e vengono dispersi anche su lunghe distanze per effetto del vento. Il periodo di massima emissione è la primavera, quando compaiono i pollini di pino e larice, per proseguire in estate con la fioritura dell’abete fino all'autunno inoltrato con i pollini del cedro del Libano.

La famiglia delle Pinaceae presenta un basso grado di allergenicità, dovuto in parte alle grandi dimensioni del polline che ne limitano la penetrazione nelle vie respiratorie più profonde. Tuttavia, l’accumulo elevato di polline nell’aria può causare irritazioni alle mucose con sintomi quali congestione nasale, prurito e bruciore agli occhi.

Nel 2025, le concentrazioni polliniche delle Pinaceae confermano il tipico andamento stagionale, con i due picchi principali, in primavera-estate e in autunno. Nel Verbano i valori restano in linea con la serie storica, mentre nelle stazioni di Novara, Cuneo e Alessandria si osservano medie settimanali più elevate rispetto ai valori di riferimento.

Dati rete POLLnet - Arpa Piemonte
Urticaceae

Famiglia di piante erbacee, arbustive e arboree, diffuse prevalentemente nelle regioni tropicali. In Piemonte questa famiglia è rappresentata dai generi Parietaria e Urtica, specie erbacee spontanee, comuni e spesso infestanti, tipiche di ambienti ricchi di azoto. Le urticacee sono piante ubiquitarie, crescono in zone ruderali e ai margini dei boschi, e risultano diffuse anche nei centri urbani e periurbani. Il loro polline è piccolo (10–20 µm), leggero, prodotto in grandi quantità e facilmente inalabile, in grado di penetrare nelle vie aeree anche in profondità. 

Il periodo di pollinazione esteso (da febbraio/marzo ad ottobre con picchi primaverili ed estivi) crea pollinosi persistenti con sintomi presenti quasi tutto l’anno. La loro ampia diffusione negli ambienti antropizzati, dove si concentra la popolazione, conferisce a questa famiglia un rilevante interesse dal punto di vista allergologico.

Nel 2025 le concentrazione polliniche seguono il tipico andamento stagionale, ma con valori medi settimanali generalmente superiori rispetto alle medie storiche disponibili. I due picchi estivi sono riconoscibili, con intensità variabile a seconda della stazione di monitoraggio.
 

Dati rete POLLnet - Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Bollettino settimanale pollini Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/bollettino/pollini-allergenici

Wikipedia famiglia delle Oleaceae  https://it.wikipedia.org/wiki/Oleaceae

Wikipedia famiglia delle Pinaceae https://it.wikipedia.org/wiki/Pinaceae

Wikipedia genere Urticaceae https://it.wikipedia.org/wiki/Urticaceae

Il monitoraggio aerobiologico. Tra patrimonio naturale e intelligenza artificiale https://pollnet.isprambiente.it/2025/03/20/giornata-nazionale-del-polline-2025/

21 marzo 2025, Giornata nazionale del polline: la situazione dei pollini allergenici in Italia https://www.snpambiente.it/snpa/21-marzo-2025-giornata-nazionale-del-polline-la-situazione-dei-pollini-allergenici-in-italia/

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Ambiente e salute

Riscaldamento globale

Anno
2026

Riscaldamento globale è il termine utilizzato per descrivere l’aumento della temperatura media dell’atmosfera terrestre e degli oceani, una tendenza che sta cambiando in modo permanente e sempre più repentino il clima della terra. 

La causa del riscaldamento globale è dovuta al forcing radiativo positivo, causato dall’aumento drammatico della concentrazione dei gas serra in atmosfera: anidride carbonica, metano e protossido di azoto hanno raggiunto concentrazioni mai viste negli ultimi 800.000 anni. 

I dati e le osservazioni confermano che il riscaldamento globale è inequivocabile (già dal rapporto IPCC del 2013) e che i tassi di incremento della temperatura sono stati decisamente più elevati negli ultimi vent’anni. 

Misure strumentali della temperatura a livello globale, dirette e indirette attraverso strumenti di remote sensing, sono disponibili dalla metà del XIX secolo, mentre diversi dataset, più completi e affidabili sono disponibili dal 1950 in avanti. 

L’insieme di tutte queste misure, attraverso elaborazioni complesse, consente di tracciare l’andamento della temperatura media globale nel tempo.

Sulla base di tali elaborazioni, si può affermare che la tendenza della temperatura media superficiale globale (terra e oceani) ha fatto registrare un riscaldamento record nel 2024, con un'anomalia di circa 1.54°C rispetto alla media pre-industriale (1850-1900). Il 2025 si è confermato tra gli anni più caldi di sempre, posizionandosi come il terzo anno più caldo con un riscaldamento di circa 1.44°C, preceduto solo dal record del 2024 e dal 2023 (con circa 1.47°C).

 

Anomalia Temperatura globale (°C), relativa alla media 1850-1900 (Berkeley Earth Data)

Il picco di riscaldamento osservato tra il 2023 e il 2025 è stato estremo e suggerisce un'accelerazione del tasso di riscaldamento della Terra. Questo picco ha molteplici cause, tra cui la variabilità naturale e il riscaldamento globale di origine antropica dovuto all'accumulo di gas serra; tuttavia, come discusso in seguito, riteniamo che siano necessari ulteriori fattori per spiegare appieno la portata di questo evento. La riduzione della copertura nuvolosa bassa e dell'inquinamento da aerosol di zolfo di origine antropica ha probabilmente giocato un ruolo aggiuntivo significativo nel recente riscaldamento.

A differenza del 2023 e del 2024, anni caratterizzati dal fenomeno El Niño Southern Oscillation (ENSO), il 2025 è iniziato e terminato con un modesto evento La Niña. Gli eventi La Niña sono tipicamente associati a un moderato raffreddamento della temperatura media globale. Sebbene la Terra si sia raffreddata nel 2025 rispetto agli anni precedenti, l'effetto di raffreddamento previsto è stato, nella migliore delle ipotesi, relativamente modesto.

Nel 2025, il 9.1% della superficie terrestre ha registrato temperature medie annue record a livello locale, di cui il 10.6% delle aree terrestri e l'8.3% delle aree oceaniche. Queste aree coincidevano con numerosi grandi centri abitati. Stimiamo che 770 milioni di persone – l'8.5% della popolazione mondiale – abbiano sperimentato temperature medie annue record a livello locale nel 2025. I maggiori centri abitati colpiti da temperature record nel 2025 si trovavano principalmente in Asia, con circa 450 milioni di persone in Cina.

A causa dei recenti fenomeni di raffreddamento naturale iniziati negli oceani, si prevede che il 2026 sarà probabilmente simile al 2025. L'ipotesi più probabile è che il 2026 si classifichi come il quarto anno più caldo dal 1850, sebbene siano possibili anche risultati più caldi o più freddi. La probabilità di temperature record nel 2026 è bassa, ma non può essere esclusa.

Informazioni e risorse aggiuntive

El Niño-Oscillazione Meridionale https://it.wikipedia.org/wiki/El_Ni%C3%B1o

La Niña https://en.wikipedia.org/wiki/2020%E2%80%932023_La_Ni%C3%B1a_event

Berkeley Earth Global Temperature Report for 2025  https://berkeleyearth.org/global-temperature-report-for-2025/

 

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Clima

Il cambiamento climatico in Piemonte

Anno
2026

In Piemonte l’anno 2025 è stato il quinto anno più caldo dopo il 2022, il 2023, il 2015 e il 2024 nella distribuzione storica compresa tra il 1958 e il 2025. 

La temperatura media annuale è risultata pari a circa 10.8 °C, superiore di quasi 1 °C rispetto al periodo climatico di riferimento (il trentennio 1991-2020, avente una media climatica di circa 9.9°C).

La precipitazione cumulata è stata di 1113.8 mm, con un lieve surplus pluviometrico di 84.3 mm (pari all’8%) nei confronti della media climatica del trentennio 1991-2020, posizionandosi al 26° posto tra gli anni più piovosi valutati a partire dal 1958.

Per il terzo anno solare consecutivo non si è verificata neppure una nevicata di rilievo a Torino città e neanche su diversi settori della pianura piemontese.
Gli episodi di foehn annuali sono risultati 65, di poco inferiori ai 66 medi del periodo 2000-2020.

 

Per approfondimenti: Il clima in Piemonte - anno 2025

Il clima in Piemonte nell'anno 2025 in sintesi - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Il clima in Piemonte - anno 2025           https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/clima-piemonte-anno-2025

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Clima

Bollettino Acque di Balneazione

Anno
2026

Il bollettino delle acque di balneazione riporta il giudizio di balneabilità per ciascuna zona balneare (spiaggia) e rende disponibili i risultati dei parametri microbiologici sia della stagione in corso che di quelle precedenti. Inoltre vengono riportati i risultati del monitoraggio dei cianobatteri, laddove previsto.

Il bollettino è aggiornato settimanalmente nel periodo maggio-settembre.

Bollettino Acque di balneazione per il Lago d'Orta- Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Bollettino Acque di balneazione https://www.arpa.piemonte.it/bollettino/acque-balneazione

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Acqua

Bollettino idrologico mensile

Anno
2026

Il bollettino idrologico mensile riguarda tutto il territorio regionale e riporta le analisi svolte a scala di bacino relativamente alle precipitazioni, alle temperature, alla copertura nevosa e ai principali indicatori da essi derivati, quali SPI (Standardized Precipitaion Index), SPEI (Standardized Precipitation Evapotranspiration Index), SSPI (Standardized SnowPack Index). Sono riassunti, inoltre, lo stato delle riserve idriche - comprensivo dello SWE (Snow Water Equivalent), degli invasi e del lago Maggiore, l'andamento delle portate dei principali corsi d'acqua e l’indice SRI (Standard Runoff Index), utile alla definizione del deficit di portata mensile. Infine, sono riportati i risultati delle analisi svolte su alcuni piezometri rappresentativi dei principali corpi idrici sotterranei, relativamente alla soggiacenza della falda superficiale.

il bollettino idrologico mensile viene emesso all'inizio di ogni mese e fornisce un costante aggiornamento sul quadro idrologico e sulla disponibilità delle risorse idriche in Piemonte.

Prima pagina del Bollettino idrologico mensile - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Bollettino idrologico mensile https://www.arpa.piemonte.it/bollettino/bollettino-idrologico-mensile

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Acqua

Bollettino idro-meteorologico settimanale

Anno
2026

Nel bollettino idro-meteorologico settimanale vengono descritti lo stato della risorsa idrica superficiale, delle precipitazioni e le anomalie termiche registrate negli ultimi sette giorni; vengono valutate le disponibilità idriche e vengono stimati il fabbisogno irriguo e le previsioni di precipitazione, con un orizzonte temporale compreso tra una e due settimane, arrivando a definire lo stato idrico sui comprensori irrigui, opportunamente accorpati.

L'emissione del bollettino avviene il martedì, nel periodo tardo primaverile ed estivo.

Bollettino idro-meteorologico settimanale - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Bollettino idro-meteorologico settimanale https://www.arpa.piemonte.it/bollettino/bollettino-idro-meteorologico-settimanale

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Acqua

Bollettino Idrologico di Sintesi

Anno
2026

Il bollettino idrologici di sintesi riporta i livelli idrometrici - massimo, minimo e medio - rilevati dalla stazione di misura nella giornata precedente e i corrispondenti valori di portata transitata nella sezione fluviale.

Il bollettino viene emesso dal lunedì al venerdì e contiene i dati di sintesi delle stazioni più significative della rete idrometrica regionale, al fine di fornire un costante aggiornamento sul quadro idrologico piemontese. 

Bollettino idrologico di sintesi - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Bollettino idrologico di sintesi https://www.arpa.piemonte.it/bollettino/bollettino-idrologico-sintesi

Rete idrometrica regionale https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/rete-idrometrica

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Acqua

Bollettino di previsione delle piene fluviali

Anno
2026

Nel bollettino vengono presentate le valutazioni delle piene previste sulla rete idrografica principale del Piemonte, fornite dal Centro Funzionale regionale sulla base di modelli operativi di previsione delle piene fluviali.  Nello specifico, sono presentati, per le principali stazioni idrometriche, i dati osservati nelle ultime 6 ore, le previsioni di criticità per tre scadenze temporali successive di 12 ore e la tendenza di criticità oltre le 36 ore.  I tratti dei corsi d'acqua e il lago Maggiore assumono colorazioni differenti in funzione dei livelli di criticità previsti (verde = assente, giallo = ordinaria, arancione = moderata, rosso = elevata).

La previsione viene aggiornata quotidianamente, dal lunedì al venerdì in condizioni ordinarie e con maggiore frequenza durante gli eventi.

Bollettino di previsione delle piene - Fonte Arpa Piemonte
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Acqua