Pubblicabile

Il Reporting approva definitivamente i testi e li rende pubblicabili

Informazione ambientale sul tema Territorio

Tema
Tipo
img-intro
icona informazione
Paragrafi

I servizi informativi sul tema territorio sono, per loro natura, molto vari e coprono argomenti e discipline disparate.
Accanto a servizi che forniscono informazioni in tempo reale o quasi per le esigenze quotidiane dei cittadini e delle istituzioni, ci sono servizi dedicati alla storicizzazione e capitalizzazione delle informazioni per scopo di studio, pianificazione e verifica degli andamenti dei fenomeni indagati o descritti.

Tutte le informazioni sono fornite in forma aperta e di libero uso alla sola condizione di citarne la fonte.

Anno
2025
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Il portale sul clima in Piemonte

Anno
2025

La disponibilità e la conoscenza della informazione ambientale è una premessa indispensabile per la formulazione delle strategie di contrasto, mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico e della loro comprensione da parte del largo pubblico in fase di loro attuazione.

Con questo obiettivo, in stretto coordinamento con Regione Piemonte, Arpa Piemonte ha realizzato un   portale dedicato alla pubblicazione di più di 350 indicatori relativi agli andamenti climatici del passato e agli scenari futuri organizzati per la consultazione nei cinque settori tematici di clima, agricoltura, foreste, salute, energia e trasporti.

Il portale è a disposizione del pubblico e delle Amministrazioni locali per supportare l’attuazione della Strategia regionale sul cambiamento climatico, in modo che la base conoscitiva consolidata e condivisa possa guidare sia il disegno delle misure da essa previste per contrastare il cambiamento climatico che il successivo monitoraggio della loro attuazione, in accordo con la DGR 18 febbraio 2022, n. 23-4671 che ha approvato il primo stralcio e le disposizioni sull'elaborazione delle politiche regionali della Strategia regionale sul Cambiamento Climatico.

Il Portale sul Clima in Piemonte - Fonte Arpa Piemonte

Il Portale si propone come riferimento informativo sullo stato delle conoscenze sul clima in Piemonte e offre strumenti di consultazione e interrogazione dei dati attraverso un’interfaccia di semplice utilizzo che guida l’utente attraverso le mappe del ricco data base elaborato da Arpa Piemonte ed è integrato con sezioni di approfondimento che spiegano gli obiettivi della pubblicazione, il contesto in cui nasce e la metodologia utilizzata per il calcolo degli indicatori del clima passato e degli scenari futuri.

La consultazione dei dati, oltre che su base cartografica è facilitata da una presentazione con infografiche di sintesi spiegano in maniera semplice e diretta il cambiamento del clima in Piemonte.

Tenendo conto della necessità di lettura integrata dei dati una specifica sezione del portale è dedicata alla consultazione delle emissioni climalteranti dell’inventario regionale delle emissioni in atmosfera (IREA).

Accesso alle informazioni dell’Inventario Regionale delle Emissioni Climalteranti in Atmosfera dal Portale clima di Arpa Piemonte - Fonte Arpa Piemonte
Altri servizi del Geoportale di Arpa Piemonte in tema di clima 

Atlante delle piogge intense

  L’applicazione consente di ricavare in un qualsiasi punto del territorio regionale le linee segnalatrici di probabilità pluviometrica per assegnato tempo di ritorno per le durate da 10 minuti a 24 ore che rappresentano lo strumento essenziale nella progettazione idraulica e nella valutazione probabilistica delle portate di piena.

Atlante delle piogge intense - Fonte Arpa Piemonte

Meteo in tempo reale

La applicazione, realizzata da Arpa Piemonte con il supporto delle Regioni e delle Agenzie per l'Ambiente di Valle d'Aosta e Liguria, consente di visualizzare le previsioni meteo e i dati meteo idrologici misurati in tempo reale nell’ambito territoriale delle tre regioni. 

Tutti i dati sono consultabili in formato testuale, in mappe interattive e in grafici riportanti l’andamento temporale degli ultimi giorni.

il servizio è disponibile come    applicazione web del Geoportale di Arpa Piemonte e come App per smartphone Android ed iOS.

Meteo 3R - Fonte Arpa Piemonte

Sistema di consultazione Gradi Giorno in Piemonte

L'applicazione permette di   visualizzare i valori dei gradi giorno quindicinali (dal giorno 1 al giorno 15 e dal giorno 16 a fine mese) stimati per ogni comune del territorio piemontese.

Il punto su cui viene effettuata l’elaborazione corrisponde all’ubicazione dell’edificio municipale. 

Sono disponibili i valori degli ultimi 15 giorni e i valori dei mesi pregressi, fino ad un massimo di 1 anno di dati.

I gradi giorno (GG) forniti sono il risultato di una interpolazione a partire dalle temperature medie giornaliere misurate dagli strumenti della rete di monitoraggio meteorologico di ARPA Piemonte.

Il dato fornito per ogni comune viene riportato assieme alle coordinate (quota, UTM X e UTM Y) del punto su cui viene effettuata l’interpolazione.

Cruscotto di consultazione dei gradi giorno - Fonte Arpa Piemonte
Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Redazione RSA

Bollettino di allerta meteoidrologica e idraulica

Anno
2025

Il bollettino di allerta meteoidrologica e idraulica è un documento previsionale emesso dal Centro Funzionale del Piemonte tutti i giorni entro le ore 13 con validità di 36 ore, rivolto al sistema di Protezione Civile.

Il bollettino contiene una previsione di criticità, per le successive 36 ore - differenziata a scala delle aree di allerta in cui è suddiviso il Piemonte - per i seguenti fenomeni: idraulico, geo-idrologico, geo-idrologico per temporali, nevicate, valanghe. La criticità è classificata in 4 livelli crescenti caratterizzati da un codice colore verde, giallo, arancione e rosso, che corrispondono ai colori dell’allerta. 

A ciascun codice colore, per le diverse tipologie di fenomeni oggetto della valutazione, sono associati diversi scenari di evento e potenziali effetti e danni sul territorio.

Oltre che in formato web e pdf, il bollettino è emesso anche in formato CAP-XML.

Informazioni e risorse aggiuntive

Bollettino di allerta meteoidrologica di Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/rischi_naturali/snippets_arpa/allerta/index.html

Analisi delle allerte nell'anno 2024 per zona e per fenomeno https://relazione.ambiente.piemonte.it/2025/node/51

Common Alerting Protocol https://docs.oasis-open.org/emergency/cap/v1.2/CAP-v1.2-os.html

Il formato CAP è un particolare tipo di linguaggio XML ideato e strutturato in maniera tale da poter essere condiviso istantaneamente ed in maniera automatica, tra enti di emergenza e protezione e la popolazione, al fine di divulgare tempestivamente allerte. Grazie alla sua compatibilità con i moderni sistemi di emergenza, è infatti possibile disseminare allerte in tempo reale ad un gran numero di sistemi. Il protocollo è accessibile e fruibile anche da cittadini con particolari esigenze, e tramite l’utilizzo di tecnologie geospaziali e sistemi automatici, permette di disporre di una localizzazione precisa dell’emergenza.

Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Acqua

Informazione ambientale sul tema Clima

Tema
Tipo
img-intro
icona informazione
Paragrafi

I servizi informativi specifici per il tema clima sono relativamente recenti e pubblicano un numero molto elevato di dati e indicatori, in parte utilizzati in ambito di climatologia operativa da parte di Arpa Piemonte mente altri sono pensati per l'uso da parte di enti, studiosi e professionisti.

Sotto questa voce sono raccolti anche servizi che danno informazioni correlate con il clima o perché descrivono fenomeni che incidono sul clima o perché descrivono fenomeni che sono da considerare impatti del clima e dei suoi cambiamenti.

Anno
2025
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Risorse idriche

Tema
Tipo
img-intro
clima e risorse idriche
Paragrafi

La valutazione dell'impatto del clima sulla disponibilità di acqua è fatta separatamente attraverso l'analisi degli apporti delle precipitazioni, dei deflussi nei corpi idrici superficiali e della soggiacenza della falda per i corpi idrici sotterranei.

Le relazioni tra i diversi indicatori non sono dirette e lineari ma sono condizionate dala conformazione del territorio e dalla geologia.

Anno
2025
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

I ghiacciai nelle Alpi piemontesi

Anno
2025

La campagna di monitoraggio dei ghiacciai piemontesi è proseguita anche nel 2024, con un programma di rilevazioni completato tra settembre e novembre: l’avvio è stato posticipato dall’ingente persistenza della neve sui ghiacciai ancora a metà agosto e poi rallentato dalle condizioni meteorologiche perturbate che hanno interessato quasi ininterrottamente le Alpi occidentali in autunno.

Al termine delle attività sono stati visitati 72 dei 107 ghiacciai piemontesi: per 30 di essi è stato possibile un confronto fotografico con le osservazioni del 2023, mentre 42 sono stati esplorati per la prima volta. Inoltre, per 10 ghiacciai del bacino del Belvedere (alta Valle Anzasca) è stato elaborato un modello 3D, finalizzato al confronto quantitativo delle trasformazioni avvenute nell’ultimo anno in termini di estensione areale e volumetrica dei ghiacciai e di individuazione dell’ubicazione e dell’estensione delle aree di instabilità.

I seracchi del ghiacciaio di Signal, ripresi il 18 settembre 2024, innevati dalla neve residua del 2023 e dalle spruzzate di metà settembre.

In sintesi, l’annata idrologica 2023/2024 si è distinta per un innevamento tardo invernale/primaverile tra i più consistenti degli ultimi decenni. La fusione estiva, favorita da temperature elevate e amplificata dal colore rosso sporco della neve per l’accumulo di polveri sahariane, ha eroso gran parte della copertura nevosa invernale.  Al piede delle grandi pareti, ampi accumuli valanghivi sono persistiti fino a quote sorprendentemente basse, ben sotto i 3.000 metri – un fatto ormai raro. Infine, le prime nevicate autunnali sono arrivate precocemente, già a settembre oltre i 3.000 metri, ponendo così termine al processo di fusione estiva dei ghiacciai.

Ghiaccio sepolto del ghiacciaio di Caprera, sul versante occidentale del Monviso, qui ripreso nell’ottobre 2024.

In definitiva, il 2024 si è mostrato meno critico rispetto alle annate precedenti, là dove il 2022 e il 2023 hanno rappresentato un estremo in termini di perdite di ghiaccio. 

Dove è stato possibile quantificarlo,  l’arretramento è risultato contenuto, e la perdita di massa, pur presente, si è attestata lievemente al di sotto della media trentennale. Numerosi fenomeni di instabilità hanno comunque interessato l’alta quota piemontese, confermando la fragilità degli equilibri degli ambienti glaciale e periglaciale.

Ghiacciaio di Basei, innevato l’11/10/2024, fonte ARPA Piemonte

A conclusione dei rilievi del 2024 è stato aggiornato il quadro delle estensioni dei ghiacciai piemontesi, disponibile online sul geoportale di Arpa Piemonte. In confronto al precedente catasto dei ghiacciai (Comitato Glaciologico Italiano, 2006-2007) la superficie glacializzata complessiva in Piemonte è scesa da 30 km2 a 22 km2; su 109 ghiacciai rilevati nel 2006-2007, cinque sono scomparsi e sono stati definiti estinti. A causa dell’assottigliamento delle masse glaciali, numerosi altri ghiacciai si sono suddivisi in diversi corpi minori a partire da un unico grande ghiacciaio: il caso più eclatante è il ghiacciaio di Hohsand (o del Sabbione) settentrionale; l’originario corpo glaciale si è smembrato in cinque unità glaciali distinte, non più collegate fra loro. Attualmente il numero di corpi glaciali distinti è salito così a 161, tra ghiacciai (corpi glaciali caratterizzati da movimento), glacionevati (senza movimento) e masse coperte da detrito.

Il ghiacciaio di Hohsand Settentrionale (Cod. CGI 357), uno dei maggiori del Piemonte, ha subito una notevole riduzione: dal 2006-2007 (limiti in azzurro) in cui era ancora costituito da un unico grande corpo glaciale, nel 2023 si trova ormai smembrato in cinque corpi distinti. Più piccolo a destra, il ghiacciaio di Punta Hohsand si è diviso in due parti.
Stato dei ghiacciai piemontesi nel 2024

Le attività della campagna glaciologica di ARPA Piemonte hanno beneficiato di diverse collaborazioni: con il Comitato Glaciologico Italiano per la programmazione dei rilievi; con il CNR-IRPI per lo studio del bacino glaciale della Bessanese e del Belvedere; con la Società Meteorologica Italiana per lo studio del ghiacciaio di Ciardoney; con il Parco Nazionale Gran Paradiso per i ghiacciai della Valle Orco. I sorvoli in elicottero sono stati eseguiti grazie al supporto con il Settore Protezione Civile della Regione Piemonte e nell’ambito della convenzione con il Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese.

Informazioni aggiuntive e approfondimenti

Notizia - La prima giornata mondiale dei ghiacciai https://www.arpa.piemonte.it/notizia/prima-giornata-mondiale-dei-ghiacciai

Evoluzione dei ghiacciai delle Alpi piemontesi 2024 https://relazione.ambiente.piemonte.it/2024/i-ghiacciai-nelle-alpi-piemontesi

Report campagna glaciologica 2024 https://www.arpa.piemonte.it/media/7234

Video campagna glaciologica 2024 https://www.youtube.com/watch?v=-o-EmwTYL0M

Report campagna glaciologica 2023 https://www.arpa.piemonte.it/sites/default/files/media/2024-05/Relazione_glaciologica_2023.pdf

Video campagna glaciologica 2023 https://youtu.be/sbyWalH0Kws

Report campagna glaciologica 2022 https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/relazione-preliminare-dellanalisi-dei-principali-ghiacciai-delle-alpi-piemontesi

Geoportale Arpa Piemonte, livello ghiacciai https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/?pg=mappa&ids=6880d779243e4bfbaf6f6fbfba525c67

Comitato Glaciologico Italiano: http://www.glaciologia.it/

Società Meteorologica Italiana: http://www.nimbus.it

Il settore del Rifugio Gastaldi e del ghiacciaio della Bessanese è sito di studio e di valorizzazione, per maggiori informazioni consultare https://geoclimalp.irpi.cnr.it/bacino-della-bessanese/.

Gruppo di ricerca GeoClimAlp (Geomorphological impacts of Climate change in the Alps):  https://geoclimalp.irpi.cnr.it

Parco Nazionale del Gran Paradiso, attività glaciologica: https://www.pngp.it/natura-e-ricerca/conservazione-e-ricerca/campagne-glaciologiche  

Regione Piemonte Settore Protezione Civile: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/protezione-civile-difesa-suolo-opere-pubbliche/protezione-civile 

Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese: https://www.sasp-piemonte.org/ 

Ghiacciai https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/ghiacciai

Catasto dei ghiacciai (Comitato Glaciologico Italiano, 2006-2007)

Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Geologia e nivologia

Il permafrost a livello europeo e nelle Alpi piemontesi

Anno
2025
Il permafrost montano in Europa: stato dell'arte e tendenze recenti 

Il permafrost, definito come terreno che permane a temperature uguali o inferiori a 0 °C per almeno due anni consecutivi, rappresenta un componente fondamentale della criosfera montana europea la cui evoluzione sta assumendo crescente rilevanza nel dibattito scientifico contemporaneo. Gli studi più recenti evidenziano come questo elemento paesaggistico, a lungo trascurato rispetto ai più visibili ghiacciai, costituisca in realtà un indicatore particolarmente significativo dei cambiamenti climatici in atto e un fattore determinante per la stabilità geomorfologica, il bilancio idrico e l'ecologia degli ambienti d'alta quota europei.

La ricerca sul permafrost montano europeo ha conosciuto un significativo impulso nell'ultimo quinquennio, beneficiando dell'integrazione tra metodologie di monitoraggio tradizionali e tecniche innovative. Di particolare rilevanza sono i risultati del monitoraggio termico in perforazioni profonde, iniziati nei primi anni ’90 del XX secolo, che hanno permesso di caratterizzare il profilo termico del permafrost fino a profondità di 100-120 metri in siti selezionati dell'arco alpino. 

Un nuovo studio, intitolato “Enhanced warming of European mountain permafrost in the early 21st century” e pubblicato nel dicembre 2024 su Nature Communications, rivela che il permafrost nelle montagne europee si sta riscaldando a un ritmo molto elevato, con implicazioni significative per la stabilità dei versanti montuosi e degli ecosistemi d’alta quota. Alla ricerca, che ha analizzato i dati di temperatura del sottosuolo provenienti da 64 perforazioni distribuite tra le Alpi, la Scandinavia, l’Islanda e la Sierra Nevada, hanno contribuito anche le Arpa di Piemonte, Veneto e Valle d'Aosta.

Il grafico mostra l’andamento delle temperature nel sottosuolo alla profondità di 30 m nei tre siti di monitoraggio del permafrost alpino di competenza delle Agenzie di Veneto (sito Piz Boè), Piemonte (sito Colle Sommeiller) e Valle d’Aosta (sito Cime Bianche). Il trend di riscaldamento è evidente in tutte e tre le serie ed in linea con il segnale che si osserva a scala alpina (dati delle Arpa di Piemonte, Valle d’Aosta e Veneto, elaborazione a cura di Arpa Valle d’Aosta, fonte: SNPA - Ambiente Informa n. 594 di giovedì 30 gennaio 2025).

I dati pubblicati documentano la persistenza di un segnale termico relativo alla Piccola Età Glaciale (avvenuta tra il XIV ed il XIX secolo e caratterizzata da un raffreddamento a livello globale) negli strati più profondi, mentre gli strati superficiali (fino a 20-30 metri) manifestano un chiaro segnale di riscaldamento correlabile all'incremento delle temperature atmosferiche. L’analisi documenta un incremento medio delle temperature del permafrost di 0,2-0,5 °C per decade negli ultimi 20 anni, con valori più elevati negli strati superficiali (fino a 10 metri) e nelle regioni più meridionali. Particolarmente significativi sono i dati relativi ai siti di monitoraggio della rete PERMOS (Permafrost Monitoring Network della Svizzera), che documentano un riscaldamento accelerato del permafrost alpino nell'ultimo decennio, con incrementi di temperatura fino a 0,9 °C nel periodo 2011-2020, un valore quasi doppio rispetto al decennio precedente. Analogamente, i dati delle stazioni italiane, evidenziano un significativo incremento con valori che raggiungono +0,6 °C per decade nel periodo 2000-2020. La degradazione del permafrost si manifesta anche attraverso l'incremento dello spessore dello strato attivo (porzione superficiale soggetta a cicli stagionali di gelo e disgelo), che è aumentato mediamente di 25-30 cm per decade nelle Alpi europee, con picchi di oltre 50 cm in alcune località durante le estati particolarmente calde. 

Impatti sulla stabilità dei versanti e le infrastrutture

L'influenza della degradazione del permafrost sulla stabilità dei versanti montani è emersa come tematica di crescente rilevanza nella letteratura scientifica recente. È ormai ben documento un significativo incremento della frequenza di crolli in roccia di grande magnitudo (volumi superiori a 100.000 m³) in aree interessate da permafrost in degradazione, con una particolare concentrazione nei massicci del Monte Bianco, del Monte Rosa e degli Alti Tauri (alle relazioni tra degradazione del permafrost e rischi naturali era già stato dedicato un paragrafo nella RSA del 2018).

I meccanismi di innesco di questi eventi sono stati approfonditi in numerosi studi in cui si evidenzia il ruolo cruciale svolto dalla fusione del ghiaccio presente nelle fratture rocciose: la riduzione della coesione meccanica, unita all'incremento delle pressioni idrostatiche durante i cicli di gelo-disgelo, determina una progressiva riduzione della stabilità delle pareti rocciose, con conseguente incremento della suscettibilità ai crolli (maggiori dettagli in questo report).

Anche sulle Alpi piemontesi si sono verificati negli ultimi anni importanti fenomeni di crollo. Tra i più significativi ricordiamo quello del Rocciamelone (dicembre 2006), della Punta Tre Amici-Monte Rosa (dicembre 2015), del Monviso (dicembre 2019). Anche il più recente, che ha interessato sempre il settore della Punta Tre Amici sul Monte Rosa, è avvenuto nel mese di dicembre del 2024 (ore serali del 26 dicembre). Questi fenomeni, oltre ad essersi verificati nello stesso mese, hanno coinvolto ingenti volumi rocciosi (da decine di migliaia a centinaia di migliaia di m3), su pendii esposti nel quadrante nord, a quote comprese tra 3100 m e 3300 m (vedi Aree in frana e L'evoluzione dell'ambiente glaciale nelle Alpi piemontesi  per i dettagli).

Tutte queste analogie evidenziano in modo quasi inequivocabile l’importanza del segnale climatico e della degradazione del permafrost sulle cause di innesco dei fenomeni di crollo in alta quota. Purtroppo, la mancanza di dati del monitoraggio termico in roccia a livello locale impedisce di ottenere delle relazioni dirette tra riscaldamento del permafrost e instabilità degli ammassi rocciosi. Tuttavia, nel caso del crollo del dicembre 2024 del settore Punta Tre Amici-Monte Rosa, i dati della stazione di monitoraggio del permafrost del Passo dei Salati-Corno del Camoscio (posta a 3020 m di quota, a circa 6 km di distanza) evidenziano il riscaldamento in atto almeno fino a 30 m di profondità con scomparsa del permafrost tra il 2017 ed il 2020.

Stazione di monitoraggio del permafrost del Passo dei Salati-Corno del Camoscio - Andamento della temperatura del terreno (°C) durante gli anni idrologici dal 2014 al 2023, misurata a diverse profondità. Il grafico è diviso in quattro pannelli, ciascuno rappresentante una diversa profondità di misurazione (4,7 m, 14,5 m, 17,5 m e 29,4 m). Per ogni profondità, il grafico mostra: linea nera continua con punti che rappresenta le temperature effettive; linea blu tratteggiata che rappresenta la tendenza lineare di riscaldamento; tasso di riscaldamento indicato in ogni pannello (0,712 °C/decade a 4,7 m di profondità, 0,742 °C/decade a 14,5 m, 0,755 °C/decade a 17,5 m, 0,202 °C/decade a 29,4 m). Dati Arpa Piemonte, elaborazione a cura del DISAFA-Università di Torino (fonte: modificato da Colombo et al., 2025).

In alta quota, gli effetti diretti della degradazione del permafrost si evidenziano anche con crescenti problematiche di stabilità delle strutture ed infrastrutture d'alta quota: dagli impianti di risalita, alle altre infrastrutture turistiche nelle stazioni sciistiche, ai rifugi. Negli ultimi anni sono partite numerose attività di studio e monitoraggio di alcuni rifugi e degli ammassi rocciosi su cui sono costruiti al fine di gestire le problematiche legate alle instabilità in atto e future (si veda ad esempio il progetto RESALP per i rifugi nelle Alpi italiane https://www.cnr.it/en/press-note/n-12869/al-via-il-primo-screening-della-stabilita-di-bivacchi-e-rifugi-italiani-oltre-i-2-800-metri-di-quota).

Lavori al rifugio più alto d’Europa, la Capanna Margherita sul Monte Rosa, per l’installazione di due colonne multiparametriche per il monitoraggio di temperatura e deformazione dell’ammasso roccioso finalizzate allo studio degli effetti del cambiamento climatico sulla stabilità del rifugio (fonte: Politecnico di Milano, 2023).
Permafrost e ciclo idrologico montano

Una delle frontiere più promettenti nella ricerca sul permafrost montano europeo riguarda le sue interazioni con il ciclo idrologico. Recenti studi hanno evidenziato il significativo contributo del permafrost in degradazione ai deflussi tardo-estivi nei bacini montani alpini, con valori che possono raggiungere il 10-15% della portata totale in bacini con elevata presenza di permafrost.

Di particolare rilevanza sono le ricerche sul contenuto potenziale e sulla qualità dell'acqua in aree con permafrost in degradazione (si vedano a tal proposito anche i risultati del progetto RESERVAQUA). Le analisi idrogeochimiche condotte in diversi siti delle Alpi europee hanno evidenziato elevate concentrazioni di ioni metallici (in particolare nichel, manganese e alluminio) nelle acque di deflusso provenienti da ghiacciai rocciosi (rock glacier), attribuibili all'ossidazione di solfuri metallici precedentemente immobilizzati in condizioni di scarsa ossigenazione nel permafrost. Alcuni studi sottolineano le potenziali implicazioni di questo fenomeno per la qualità delle risorse idriche montane, evidenziando la necessità di specifici protocolli di monitoraggio e gestione (Brighenti et al., 2024; Colombo et al., 2025).

Con l’obiettivo di verificare la situazione qualitativa delle acque in alta quota nelle Alpi piemontesi, è stata condotta nel periodo 2020-2023 un'indagine chimica su cinque sorgenti collegate al deflusso di 5 rock glacier intatti (contenenti ghiaccio), lungo un gradiente latitudinale e in diversi contesti geologici. L'indagine mirava a valutare la qualità dell'acqua di questi deflussi collegati a permafrost sulla base di indicatori chimici (ioni principali, nutrienti, metalli in tracce). Il campionamento e le analisi sono stati eseguiti secondo metodi standard per campioni di acqua dolce, prestando particolare attenzione alla qualità analitica e alla coerenza dei dati. È stata considerata la variabilità stagionale e interannuale delle principali variabili chimiche e i possibili effetti dei deflussi sulla chimica di laghi e stagni situati in prossimità dei rock glacier. Tutti i siti indagati erano caratterizzati da un contenuto di ioni da basso a moderato, bassi livelli di nutrienti e metalli in tracce prossimi o inferiori al limite di rilevabilità, a indicare un buono stato di qualità dell'acqua. I risultati hanno suggerito la litologia come il principale fattore che influenza la composizione chimica dei deflussi da rock glacier. I risultati di questo studio indicano che è consigliabile sviluppare protocolli condivisi e programmi di monitoraggio congiunti per la raccolta dati nei siti di deflusso delle rock glacier in tutto l'arco alpino, integrando possibilmente indicatori chimici e biologici, con l'obiettivo finale di monitorare la qualità dell'acqua di queste preziose risorse e la sua evoluzione temporale in base ai cambiamenti climatici (Rogora et al., 2024).

Campionamento delle acque della sorgente del rock glacier dei Fourneaux (Alta Val Susa, TO) a cura dei ricercatori del CNR IRSA di Verbania (fonte: Arpa Piemonte, 2024)
Modellizzazione e scenari futuri

Gli sviluppi più recenti (Gisnås et al., 2016; Marmy et al., 2016) nella modellizzazione del permafrost montano europeo offrono scenari preoccupanti per il futuro. I modelli accoppiati atmosfera-permafrost, che integrano proiezioni climatiche ad alta risoluzione con modelli di trasferimento termico nel sottosuolo, suggeriscono una drastica riduzione dell'estensione del permafrost alpino entro la fine del secolo. Anche nello scenario di emissioni moderate (SSP2-4.5), si prevede una riduzione del 60-80% dell'area interessata da permafrost nelle Alpi europee entro il 2100, con la persistenza del fenomeno limitata alle quote più elevate (>3200-3400 metri s.l.m.) e ai settori più favorevoli dal punto di vista topo-climatico.

Le ricerche evidenziano tuttavia una importante inerzia termica del permafrost, che continuerà a degradarsi per diversi decenni anche in scenari di stabilizzazione delle temperature atmosferiche. Ciò implica la necessità di strategie di adattamento a lungo termine, indipendentemente dall'efficacia delle politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici che verranno eventualmente messe in atto. Anche i deflussi idrici nei bacini alto alpini beneficeranno di questa inerzia, in quanto la fusione del ghiaccio contenuto nel permafrost fornirà apporti idrici significativi anche quando i ghiacciai saranno molto ridotti o del tutto scomparsi.

Riferimenti bibliografici

Colombo N., Pettauer M., Brighenti S., Godone D., Salerno F., Balestrini R., Delconte C.A., Pintaldi E., Benech A., Paro L., Martin M., Brunier A., Guyennon N. and Freppaz M. (2025) - Permafrost thaw affects the chemistry of mountain ponds, Environ. Res. Lett., 20-9 (094007) - DOI 10.1088/1748-9326/adeff7 - https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/adeff7

Brighenti, S., Colombo, N., Wagner, T., Pettauer, M., Guyennon, N., Krainer, K., Tolotti, M., Rogora, M., Paro, L. et al. (2024) - Factors controlling the water quality of rock glacier springs in European and American mountain ranges, Science of The Total Environment, Volume 953, 2024, 175706, ISSN 0048-9697, https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2024.175706.

Gisnås, K., Etzelmüller, B., Lussana, C. et al. (2016) - Permafrost map for Norway, Sweden and Finland, Permafrost Periglac., 28, 359–378, https://doi.org/10.1002/ppp.1922.

Marmy, A., Rajczak, J., Delaloye, R., Hilbich, C. et al. (2016) - Semi-automated calibration method for modelling of mountain permafrost evolution in Switzerland, The Cryosphere, 10, 2693–2719, https://doi.org/10.5194/tc-10-2693-2016.

Noetzli, J., Isaksen, K., Barnett, J. et al. (2024) - Enhanced warming of European mountain permafrost in the early 21st centuryNat Commun 15, 10508 (2024). https://doi.org/10.1038/s41467-024-54831-9

Rogora, M., Giacomotti, P., Orrù, A., Tartari, G., Paro, L. (2024) - Evaluating water quality of rock glacier outflows in the Western Alps, Italy: a regional perspective. Environ Monit Assess (2024) 196:1100, https://doi.org/10.1007/s10661-024-13246-1

Informazioni e risorse aggiuntive

SNPA - Ambiente Informa n. 594 di giovedì 30 gennaio 2025: Il permafrost nelle montagne europee si sta riscaldando velocemente - https://www.snpambiente.it/snpa/arpa-piemonte/il-permafrost-nelle-montagne-europee-si-sta-riscaldando-velocemente/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-permafrost-nelle-montagne-europee-si-sta-riscaldando-velocemente

Relazione sullo Stato dell’Ambiente - Permafrost anni 2017201820192020202120222023, 2024

Arpa Piemonte, sito istituzionale: Criosfera e permafrost - https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/permafrost

Arpa Valle d'Aosta - Permafrost https://www.arpa.vda.it/it/effetti-sul-territorio-dei-cambiamenti-climatici/permafrost

Arpa Veneto - Lo studio del permafrost al Piz Boè - Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto - https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/neve/focus/lo-studio-del-permafrost-al-piz-boe

Rete PERMOS (Permafrost Monitoring Network della Svizzera) Home | PERMOS – Swiss Permafrost Monitorinig Network

Progetto europeo Interreg Italia-Svizzera “RESERVAQUA” - https://www.interreg-italiasvizzera.eu/wps/portal/site/interreg-italia-svizzera/DettaglioRedazionale/progetti-2014-2020/reservaqua

Progetto europeo Alpine Space PermaNet - https://www.permanet-alpinespace.eu/home.html 

Istituto di Ricerca Sulle Acque CNR-IRSA Sede di Verbania - https://www.irsa.cnr.it/wp/?page_id=376

Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Geologia e nivologia

Concentrazioni di pollini allergizzanti - calendari pollinici

Anno
2025
Calendari pollinici

Il calendario pollinico è la rappresentazione grafica dell’andamento su base annuale della concentrazione di pollini anemofili e spore aerodispersi.

Questo strumento è utile in particolare per lo studio, la prevenzione e la terapia delle malattie allergiche-respiratorie in quanto consente di individuare per le principali famiglie di pollini allergenici il periodo medio di fioritura/sporulazione e la variazione di concentrazione di pollini e spore in rapporto all’ambiente e al clima.

Ogni area geografica ha un suo specifico calendario pollinico che illustra la distribuzione annuale delle fioriture delle famiglie botaniche allergeniche presenti sul territorio e che dipende dalla vegetazione tipica del luogo e dalle condizioni climatiche.

L’andamento della presenza di pollini e spore presenti nell’aria si ottiene calcolando la media decadale partendo dai valori medi giornalieri - concentrazione misurata in granuli per metro cubo di aria (granuli/m3) - su più anni di monitoraggio (serie storica di dati). 

A questo parametro è associata una valutazione qualitativa: la concentrazione media decadale è descritta da quattro valori, ossia assente, bassa, media e alta, indicati rispettivamente dai colori bianco, giallo, arancione e rosso.

Valori di riferimento stabiliti per quattro classi di concentrazione di pollini in aria per famiglia e/o genere - Fonte Pollnet

Si sottolinea che le quattro classi di concentrazione non corrispondono ai livelli di "rischio allergia". 

La valutazione qualitativa fa riferimento alla quantità di polline delle varie specie/famiglie anemofile nell'aria e non fornisce indicazioni sulle concentrazioni polliniche "soglia" scatenanti una reazione allergica.

I calendari pollinici per i principali pollini allergenici e per la spora Alternaria della Rete di monitoraggio aerobiologico di Arpa Piemonte sono costruiti a partire dai dati di monitoraggio disponibili dopo valutazione della completezza e validità del dato.

Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Redazione RSA

Pollini e Clima

Tema
Tipo
img-intro
clima e pollini
Paragrafi

Da tempo è oggetto di approfondimento la relazione tra cambiamenti climatici e concentrazioni polliniche sotto l’ipotesi che un aumento della temperatura media globale induca un allungamento della stagione pollinica con un connesso anticipo di fioritura oltre ad un intensificarsi della quantità di polline emesso in atmosfera.

Le conseguenze sulla salute sono evidenti, si stima, infatti, che i pazienti allergici ai pollini debbano assumere farmaci per un periodo più lungo rispetto al passato. Inoltre, si stima un aumento di soggetti polisensibili, allergici a due o più specie.

Di recente evidenza è la dimostrazione di correlazione tra integrale pollinico annuale, specificamente quercia, e numero di encefaliti da zecche nei due anni successivi come comunicato durante la 16° giornata nazionale del polline, 21 marzo 2023, a cura della fondazione Mack di Trento.

Tutte le patologie allergiche sono in aumento e si stima che le manifestazioni cliniche oculari, rinosinusali e bronchiali da allergia al polline costituiscano la terza causa di malattia cronica. 

Le pollinosi sono un fenomeno che interessa oggi circa cinque milioni di italiani, con una tendenza in aumento a causa dei cambiamenti climatici. Questo giustifica e dà conto dell’importanza di avere una rete di monitoraggio che fornisca informazioni continue e aggiornate circa la concentrazione in aria dei pollini allergenici.

Sulle serie storiche di questi dati sono costruiti i calendari pollinici che sono un valido strumento ai fini di prevenzione e per attuare in modo tempestivo le terapie desensibilizzanti e i trattamenti antiallergici per i soggetti atopici.

Informazioni e risorse aggiuntive

Calendari pollinici Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/calendari-pollinici

16° giornata nazionale del polline, 21 marzo 2023, a cura della fondazione Mack di Trento https://www.youtube.com/watch?v=azcQegYB8dU

ISPRA Pollini allergenici in Italia: analisi dei trend 2010 - 2019 https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/pollini-allergenici-in-italia-analisi-dei-trend-2010-2019

Il rapporto IPCC spiegato dagli esperti italiani con i contenuti principali su Europa, Mediterraneo e Italia https://ipccitalia.cmcc.it/il-rapporto-ipcc-spiegato-dagli-esperti-italiani-con-i-contenuti-principali-su-europa-mediterraneo-e-italia/

William R. L. Anderegg, Leander D. L. Anderegg, Leonard Bielory, Patrick L. Kinney and Lewis Ziska (2021) Anthropogenic climate change is worsening North American pollen seasons PNAS Vol. 118 | No. 7 https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2013284118

Lewis H Ziska, László Makra, Susan K Harry, Nicolas Bruffaerts, Marijke Hendrickx, Frances Coates, Annika Saarto, Michel Thibaudon, Gilles Oliver, Athanasios Damialis, Athanasios Charalampopoulos, Despoina Vokou, Starri Heiđmarsson, Ellý Guđjohnsen, Maira Bonini, Jae-Won Oh, Krista Sullivan, Linda Ford, G Daniel Brooks, Dorota Myszkowska, Elena Severova, Regula Gehrig, Germán Darío Ramón, Paul J Beggs, Kim Knowlton, Allison R Crimmins (2019), Temperature-related changes in airborne allergenic pollen abundance and seasonality across the northern hemisphere: a retrospective data analysis, The Lancet Planetary Health, Volume 3, Issue 3, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2542519619300154?via%3Dihub

Ziello C, Sparks TH, Estrella N, Belmonte J, Bergmann KC, Bucher E, et al. (2012) Changes to Airborne Pollen Counts across Europe. PLoS ONE 7(4): e34076. https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0034076
 

 

 

Anno
2025
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Ondate di calore e andamento della mortalità - serie storica

Anno
2025

Abbiamo oggi testimonianza degli effetti negativi del cambiamento climatico, per questo motivo si stanno mettendo in atto specifiche strategie di adattamento per aumentare la resilienza dei sistemi sociali ed economici a tutti i livelli di governo che però necessitano di una adeguata conoscenza dei fenomeni ed in particolar modo del loro andamento nel tempo. 

Poiché, anche secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, le ondate di calore sono i fenomeni meteorologici connessi al clima che determinano il maggior numero di vittime, nelle 8 città capoluogo di provincia del Piemonte, ogni estate, viene messo in atto un sistema di sorveglianza sanitaria per le ondate di calore, integrando le competenze previsionali della struttura di meteorologia con le competenze della struttura di epidemiologia presenti, entrambe, in ARPA Piemonte. 

Nel 2019 è stato aggiornato il metodo di valutazione per quantificare l’effetto delle variabili meteorologiche sulla salute umana, ovvero l’eccesso di eventi sanitari intesi come mortalità osservata rispetto a quella prevista, in particolare degli anziani mentre nel 2021 è stato aggiornato il periodo di riferimento climatologico per la valutazione delle caratteristiche meteorologiche, corrispondente ai 30 anni compresi tra il 1991 ed il 2020.

Ne consegue che la serie storica 2004-2024 utilizzata per la rappresentazione degli eccessi sanitari avversi rispetto alle ondate di calore è stata aggiornata come "serie storica interrotta", in quanto i dati, meteorologici ed epidemiologici, dal 2019 non sono comparabili con i dati degli anni precedenti.
 

Osservando le due curve, si evidenzia immediatamente un grande incremento della mortalità nelle estati 2015 e 2022, in cui si sono osservati circa 500 decessi in più dell’atteso. 

L’estate del 2015 dal punto di vista climatologico ha registrato 84 giorni interessati da Ondate di Calore mentre nel 2022 si sono avuti 97 giorni, il dato più elevato tra tutte le annate analizzate.

Il profilo della mortalità evidenzia per tutto il periodo analizzato aumenti dei decessi in relazione ad un incremento dei giorni in ondata, tranne che nelle due estati del 2012 e del 2018 (annate con possibile effetto harvesting per incrementi di mortalità nei primi mesi dell’anno dovuta ad influenza invernale). 

Va evidenziato, inoltre, che il profilo di mortalità dei tre anni, dal 2020 al 2022, è stato fortemente influenzato dall’effetto della pandemia da SARS-COV19.

Altro dato riguarda la frequenza sempre maggiore con cui si registrano temperature anomale. In questa serie storica, relativamente breve, ci sono stati ben 5 anni con numero di giorni in ondata di calore superiore a 62 (pari al 50% dei giorni in osservazione) e la distanza tra questi anni si è andata riducendo.

Anche questo dato fa riflettere sul veloce cambiamento climatico a cui si sta assistendo e su quanto questo determini un importante impatto sull’ambiente e sulla salute.

Informazioni e risorse aggiuntive

Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico, primo stralcio D.G.R. 18 Febbraio 2022, n. 23-4671

World Health Organisation One Health https://www.who.int/news-room/questions-and-answers/item/one-health

Istituto Superiore di Sanità One Health https://www.iss.it/one-health

Istituto Superiore di Sanità EpiCentro - L'epidemiologia per la sanità pubblica Il Piano d’azione congiunto One Health (OH JPA) 2022-2026 e le linee guida per la sua implementazione https://www.epicentro.iss.it/globale/ohjpa-2022-2026

Ministero della Salute Ambiente, clima e salute https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/ambiente-clima-e-salute/

Stato del Documento
Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Ambiente e salute