Clima

Riscaldamento globale

Anno
2026

Riscaldamento globale è il termine utilizzato per descrivere l’aumento della temperatura media dell’atmosfera terrestre e degli oceani, una tendenza che sta cambiando in modo permanente e sempre più repentino il clima della terra. 

La causa del riscaldamento globale è dovuta al forcing radiativo positivo, causato dall’aumento drammatico della concentrazione dei gas serra in atmosfera: anidride carbonica, metano e protossido di azoto hanno raggiunto concentrazioni mai viste negli ultimi 800.000 anni. 

I dati e le osservazioni confermano che il riscaldamento globale è inequivocabile (già dal rapporto IPCC del 2013) e che i tassi di incremento della temperatura sono stati decisamente più elevati negli ultimi vent’anni. 

Misure strumentali della temperatura a livello globale, dirette e indirette attraverso strumenti di remote sensing, sono disponibili dalla metà del XIX secolo, mentre diversi dataset, più completi e affidabili sono disponibili dal 1950 in avanti. 

L’insieme di tutte queste misure, attraverso elaborazioni complesse, consente di tracciare l’andamento della temperatura media globale nel tempo.

Sulla base di tali elaborazioni, si può affermare che la tendenza della temperatura media superficiale globale (terra e oceani) ha fatto registrare un riscaldamento record nel 2024, con un'anomalia di circa 1.54°C rispetto alla media pre-industriale (1850-1900). Il 2025 si è confermato tra gli anni più caldi di sempre, posizionandosi come il terzo anno più caldo con un riscaldamento di circa 1.44°C, preceduto solo dal record del 2024 e dal 2023 (con circa 1.47°C).

 

Anomalia Temperatura globale (°C), relativa alla media 1850-1900 (Berkeley Earth Data)

Il picco di riscaldamento osservato tra il 2023 e il 2025 è stato estremo e suggerisce un'accelerazione del tasso di riscaldamento della Terra. Questo picco ha molteplici cause, tra cui la variabilità naturale e il riscaldamento globale di origine antropica dovuto all'accumulo di gas serra; tuttavia, come discusso in seguito, riteniamo che siano necessari ulteriori fattori per spiegare appieno la portata di questo evento. La riduzione della copertura nuvolosa bassa e dell'inquinamento da aerosol di zolfo di origine antropica ha probabilmente giocato un ruolo aggiuntivo significativo nel recente riscaldamento.

A differenza del 2023 e del 2024, anni caratterizzati dal fenomeno El Niño Southern Oscillation (ENSO), il 2025 è iniziato e terminato con un modesto evento La Niña. Gli eventi La Niña sono tipicamente associati a un moderato raffreddamento della temperatura media globale. Sebbene la Terra si sia raffreddata nel 2025 rispetto agli anni precedenti, l'effetto di raffreddamento previsto è stato, nella migliore delle ipotesi, relativamente modesto.

Nel 2025, il 9.1% della superficie terrestre ha registrato temperature medie annue record a livello locale, di cui il 10.6% delle aree terrestri e l'8.3% delle aree oceaniche. Queste aree coincidevano con numerosi grandi centri abitati. Stimiamo che 770 milioni di persone – l'8.5% della popolazione mondiale – abbiano sperimentato temperature medie annue record a livello locale nel 2025. I maggiori centri abitati colpiti da temperature record nel 2025 si trovavano principalmente in Asia, con circa 450 milioni di persone in Cina.

A causa dei recenti fenomeni di raffreddamento naturale iniziati negli oceani, si prevede che il 2026 sarà probabilmente simile al 2025. L'ipotesi più probabile è che il 2026 si classifichi come il quarto anno più caldo dal 1850, sebbene siano possibili anche risultati più caldi o più freddi. La probabilità di temperature record nel 2026 è bassa, ma non può essere esclusa.

Informazioni e risorse aggiuntive

El Niño-Oscillazione Meridionale https://it.wikipedia.org/wiki/El_Ni%C3%B1o

La Niña https://en.wikipedia.org/wiki/2020%E2%80%932023_La_Ni%C3%B1a_event

Berkeley Earth Global Temperature Report for 2025  https://berkeleyearth.org/global-temperature-report-for-2025/

 

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Il cambiamento climatico in Piemonte

Anno
2026

In Piemonte l’anno 2025 è stato il quinto anno più caldo dopo il 2022, il 2023, il 2015 e il 2024 nella distribuzione storica compresa tra il 1958 e il 2025. 

La temperatura media annuale è risultata pari a circa 10.8 °C, superiore di quasi 1 °C rispetto al periodo climatico di riferimento (il trentennio 1991-2020, avente una media climatica di circa 9.9°C).

La precipitazione cumulata è stata di 1113.8 mm, con un lieve surplus pluviometrico di 84.3 mm (pari all’8%) nei confronti della media climatica del trentennio 1991-2020, posizionandosi al 26° posto tra gli anni più piovosi valutati a partire dal 1958.

Per il terzo anno solare consecutivo non si è verificata neppure una nevicata di rilievo a Torino città e neanche su diversi settori della pianura piemontese.
Gli episodi di foehn annuali sono risultati 65, di poco inferiori ai 66 medi del periodo 2000-2020.

 

Per approfondimenti: Il clima in Piemonte - anno 2025

Il clima in Piemonte nell'anno 2025 in sintesi - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Arpa Piemonte Il clima in Piemonte - anno 2025           https://www.arpa.piemonte.it/pubblicazione/clima-piemonte-anno-2025

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Gli scenari climatici in Piemonte

Anno
2026

Alla base delle simulazioni di quello che sarà il clima futuro attraverso i modelli climatici, in grado di riprodurre la dinamica dell’oceano e dell’atmosfera e di rappresentare in modo più completo possibile tutti i processi di interazione terra-atmosfera, vi sono delle ipotesi sugli scenari emissivi e sulle politiche di riduzione dei gas serra che verranno applicate, così da definire degli “emission pathways” che rappresentano l’andamento delle emissioni e della relativa concentrazione dei gas climalteranti in atmosfera nel corso del XXI secolo e più.

Gli scenari di riferimento sono attualmente quattro (definiti nell’ambito del lavoro del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici IPCC che si occupa della mitigazione) e si differenziano fra loro per il potenziale di perturbazione del bilancio energetico planetario espresso in termini di Forcing Radiativo al 2100 rispetto al periodo pre-industriale. 

Si definiscono RCP (Representative Concentration Pathway) seguiti da un numero che rappresenta il forcing radiativo (in W/m2), ossia l'alterazione del bilancio tra energia entrante e energia uscente nel sistema terra-atmosfera dovuta alla diversa concentrazione dei gas serra in atmosfera, includendo anche i processi di feedback e di interazione.

Gli scenari considerati in questa analisi sono:
•    RCP 8.5, che rappresenta uno scenario a forti emissioni, all’incirca come se il tasso di emissioni fosse come l’attuale, senza azioni di mitigazione
•    RCP 4.5, che rappresenta uno scenario intermedio, dove le emissioni di CO2 raggiungono un massimo per poi stabilizzarsi verso la fine del XXI secolo.
 

Tutti questi scenari vedono un aumento importante della temperatura globale a fine secolo rispetto ai valori del periodo 1986-2005, pari a 3.7°C (in un range tra 2.6-4.8°C) per RCP8.5 e 1.8°C (in un range tra 1.1-2.6 °C) per RCP4.5

Nessuno dei due scenari è in grado di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1.5°C.

Per le analisi sul Piemonte sono state utilizzate le simulazioni modellistiche sviluppate dal consorzio EUROCORDEX

Si tratta di modelli realizzati attraverso un downscaling dinamico, ossia l'uso di modelli regionali ad alta risoluzione (11 km) innestati in modelli climatici globali, sui due scenari RCP 4.5 e RCP 8.5. 

Unitamente a questi, sono state le medesime simulazioni applicate nel Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico messe a disposizione dal Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici

Si tratta del modello regionale COSMO-CLM a risoluzione ancora più elevata (circa 8 km), sempre innestato sui due scenari RCP 4.5 e RCP 8.5 a partire da modelli climatici globali.

Arpa Piemonte e Regione Piemonte hanno elaborato un report sugli scenari futuri che attraverso l’utilizzo dei modelli regionali di ultima generazione disponibili a livello europeo, opportunamente trattati per adeguarli al clima del territorio regionale, consente di tracciare una proiezione di quella che sarà l’evoluzione climatica del Piemonte fino a fine secolo, i dati sono disponibili sul   Portale sul clima in Piemonte.

Informazioni e risorse aggiuntive

EURO-CORDEX - Coordinated Downscaling Experiment - European Domain https://www.euro-cordex.net/

Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici Clima: Approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici https://www.cmcc.it/

https://www.cmcc.it/models/cosmo-clm-climate-limited-area-modelling-community

Bucchignani, E., Montesarchio, M., Zollo, A. L., & Mercogliano, P. (2016). High‐resolution climate simulations with COSMO‐CLM over Italy: performance evaluation and climate projections for the 21st century. International Journal of Climatology,36(2), 735-756. https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/share/KKRHPGXDU2NDRCPNISYT?target=10.1002/2014JD022219

Arpa Piemonte   Portale sul clima https://webgis.arpa.piemonte.it/secure_apps/portale-sul-clima-in-piemonte/

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Clima

Ondate di calore e andamento della mortalità - serie storica

Anno
2026

Abbiamo oggi testimonianza degli effetti negativi del cambiamento climatico, per questo motivo si stanno mettendo in atto specifiche strategie di adattamento per aumentare la resilienza dei sistemi sociali ed economici a tutti i livelli di governo che però necessitano di una adeguata conoscenza dei fenomeni ed in particolar modo del loro andamento nel tempo. 

Poiché, anche secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, le ondate di calore sono i fenomeni meteorologici connessi al clima che determinano il maggior numero di vittime, nelle 8 città capoluogo di provincia del Piemonte, ogni estate, viene messo in atto un sistema di sorveglianza sanitaria per le ondate di calore, integrando le competenze previsionali della struttura di meteorologia con le competenze della struttura di epidemiologia presenti, entrambe, in ARPA Piemonte. 

Nel 2019 è stato aggiornato il metodo di valutazione per quantificare l’effetto delle variabili meteorologiche sulla salute umana, ovvero l’eccesso di eventi sanitari intesi come mortalità osservata rispetto a quella prevista, in particolare degli anziani mentre nel 2021 è stato aggiornato il periodo di riferimento climatologico per la valutazione delle caratteristiche meteorologiche, corrispondente ai 30 anni compresi tra il 1991 ed il 2020.

Ne consegue che la serie storica 2004-2024 utilizzata per la rappresentazione degli eccessi sanitari avversi rispetto alle ondate di calore è stata aggiornata come "serie storica interrotta", in quanto i dati, meteorologici ed epidemiologici, dal 2019 non sono comparabili con i dati degli anni precedenti.
 

Osservando le due curve, si evidenzia immediatamente un grande incremento della mortalità nelle estati 2015 e 2022, in cui si sono osservati circa 500 decessi in più dell’atteso. 

L’estate del 2015 dal punto di vista climatologico ha registrato 84 giorni interessati da Ondate di Calore mentre nel 2022 si sono avuti 97 giorni, il dato più elevato tra tutte le annate analizzate.

Il profilo della mortalità evidenzia per tutto il periodo analizzato aumenti dei decessi in relazione ad un incremento dei giorni in ondata, tranne che nelle due estati del 2012 e del 2018 (annate con possibile effetto harvesting per incrementi di mortalità nei primi mesi dell’anno dovuta ad influenza invernale). 

Va evidenziato, inoltre, che il profilo di mortalità dei tre anni, dal 2020 al 2022, è stato fortemente influenzato dall’effetto della pandemia da SARS-COV19.

Altro dato riguarda la frequenza sempre maggiore con cui si registrano temperature anomale. In questa serie storica, relativamente breve, ci sono stati ben 5 anni con numero di giorni in ondata di calore superiore a 62 (pari al 50% dei giorni in osservazione) e la distanza tra questi anni si è andata riducendo.

Anche questo dato fa riflettere sul veloce cambiamento climatico a cui si sta assistendo e su quanto questo determini un importante impatto sull’ambiente e sulla salute.

Informazioni e risorse aggiuntive

Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico, primo stralcio D.G.R. 18 Febbraio 2022, n. 23-4671

World Health Organisation One Health https://www.who.int/news-room/questions-and-answers/item/one-health

Istituto Superiore di Sanità One Health https://www.iss.it/one-health

Istituto Superiore di Sanità EpiCentro - L'epidemiologia per la sanità pubblica Il Piano d’azione congiunto One Health (OH JPA) 2022-2026 e le linee guida per la sua implementazione https://www.epicentro.iss.it/globale/ohjpa-2022-2026

Ministero della Salute Ambiente, clima e salute https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/ambiente-clima-e-salute/

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Le emissioni di gas climalteranti in Italia e in Piemonte

Anno
2026

In Italia, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), nell’ambito degli strumenti e delle politiche per fronteggiare i cambiamenti climatici, garantisce la predisposizione e l’aggiornamento annuale dell’Inventario Nazionale dei gas serra, documentato nel National Inventory Report .
L’inventario fornisce, oltre alle quantità annuali dei principali gas serra (protossido di azoto N2O, metano CH4 e anidride carbonica CO2), anche la quantificazione in termini di CO2 equivalente: tale parametro permette di pesare l’effetto climalterante complessivo da parte dei differenti gas serra sulla base dei GWP (Global Warming Potentials - Potenziali di Riscaldamento Globale), messi a punto e aggiornati periodicamente dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).
Dal 2015, secondo quanto deciso dalle parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, di cui alla Decisione 15/CP.17 adottata dalla COP17 di Durban 2011,  per la stima della CO2 eq ISPRA utilizza i GWP100 (riferiti ad un orizzonte temporale di 100 anni), riportati nel Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, attribuendo come fattori-peso 1 all’anidride carbonica CO2, 265 al protossido di azoto N2O e 28 al metano CH4 (valori aggiornati secondo il AR5 del 2021).
L’ultimo rapporto disponibile (National Inventory Report 2026) conferma come le emissioni totali di gas serra in Italia, in termini di CO2 equivalente, siano significativamente diminuite dal 1990 al 2024: escludendo il contributo legato all’uso del suolo, ai cambiamenti di uso del suolo e alle foreste, le emissioni nazionali antropogeniche di gas serra nel 2024 risultano infatti ridotte del 30% rispetto ai livelli del 1990 e del 3.63% rispetto al 2023. Il totale si attesta quindi a poco meno di 362 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.
Tale diminuzione è dovuta principalmente alla crescente diffusione delle fonti rinnovabili (in particolare idroelettrico ed eolico), al miglioramento dell’efficienza energetica e alla progressiva sostituzione dei combustibili più inquinanti con alternative a minore contenuto di carbonio. 
 

Fonte Ispra, Elaborazione Arpa Piemonte

Grazie alla disaggregazione spaziale dell’Inventario Nazionale a livello provinciale, realizzato sempre da ISPRA e rilasciato a cadenze regolari, è possibile analizzare la serie storica delle emissioni di gas serra con un focus regionale.
In Piemonte, le emissioni totali di gas serra comprensive degli assorbimenti, in termini di CO2 equivalente, sono diminuite dal 1990 al 2023 del 37% (da 37410 a 23593 kt di CO2 eq.). 
Inoltre, i totali emissivi al 2023 equivalgono a 5.55 t di CO2 equivalente per ogni abitante piemontese, da confrontare con il dato italiano di 5.4 t CO2 eq.
 

Fonte Regione Piemonte, Elaborazione Arpa Piemonte

Il quadro di dettaglio per le emissioni di gas climalteranti in Piemonte è riportato nei dati dell’Inventario Regionale delle Emissioni piemontese (IREA Piemonte) riferito all’anno 2019 - realizzato dalla Regione Piemonte (Direzione Ambiente, Energia e Territorio - Settore Qualità dell'aria e Innovazione Tecnologica per l'Ambiente) sulla base della metodologia EMEP-CORINAIR e nell’ambito del Consorzio INEMAR. 
Tale inventario fornisce la stima a livello comunale delle emissioni annuali di macro e microinquinanti e gas serra, disaggregate per attività emissiva ai vari livelli di classificazione SNAP97 (Selected Nomenclature for Air Pollution).
In termini di CO2 equivalente, in Piemonte, le quattro fonti principali, che contribuiscono alla produzione di gas serra, sono il settore industriale (46%), il trasporto su strada (24%) il riscaldamento (15%) e l’agricoltura (11%). Scendendo nel dettaglio, il comparto agricolo contribuisce al 70% delle emissioni di metano (principalmente dovute alla zootecnia) e al 69% delle emissioni di protossido di azoto dovute all’utilizzo di fertilizzanti, mentre il 50% circa della CO2 deriva dal settore industriale.
 

Fonte Regione Piemonte - Elaborazione Arpa Piemonte

Negli Inventari delle Emissioni vengono stimate non solo le emissioni di CO2, ma anche gli assorbimenti annuali di CO2, ovvero la quantità di carbonio assorbita in differenti serbatoi forestali: la biomassa epigea, la biomassa ipogea, la lettiera, la necromassa e il suolo.
Nell’Inventario Regionale delle Emissioni di Regione Piemonte gli assorbimenti vengono stimati attraverso una procedura basata sul modello For-Est sviluppato da ISPRA, seguendo le indicazioni delle linee guida LULUCF dell’IPCC. 
Si basa su una curva di crescita della biomassa forestale che lega il tasso di incremento annuo della biomassa alla biomassa inizialmente presente.
 

Fonte Regione Piemonte - Elaborazione Arpa Piemonte

Sul Geoportale di Arpa Piemonte sono riportate alcune rappresentazioni cartografiche a livello comunale delle emissioni e degli assorbimenti di anidride carbonica, nonché la sommatoria comunale dei gas climalteranti (espressi come CO2 equivalente) calcolata sia includendo che escludendo gli assorbimenti.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

Italian Greenhouse Gas Inventory 1990-2024. National Inventory Report 2026 https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/national-inventory-document-2026-italian-greenhouse-gas-inventory-1990-2024

United Nations Conference of the Parties Report of the Conference of the Parties on its seventeenth session, held in Durban from 28 November to 11 December 2011    https://unfccc.int/sites/default/files/resource/docs/2011/cop17/eng/09a02.pdf

Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) The Earth’s Energy Budget, Climate Feedbacks and Climate Sensitivity Supplementary Material    https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/downloads/report/IPCC_AR6_WGI_Chapter07_SM.pdf

Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)  Climate Change 2014 Synthesis Report    https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/02/SYR_AR5_FINAL_full.pdf

Inventario Regionale delle Emissioni piemontese (IREA Piemonte)  https://www.servizi.piemonte.it/osservatori/cruscotto-conoscenze-ambientali/emissioni-atmosfera.shtml

SNAP97 (Selected Nomenclature for Air Pollution)  https://www.eea.europa.eu/publications/EMEPCORINAIR4/page009-a.html

Geoportale di Arpa Piemonte - Emissioni in atmosfera (IREA dal 2010)    https://geoportale.arpa.piemonte.it/app/public/?pg=mappa&ids=62dae3bef6f44c8693bee5a6f922112d
 

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Le emissioni di gas climalteranti a livello globale

Anno
2026

A livello mondiale, si stima che le emissioni antropogeniche  di CO2, rilasciate in atmosfera dall’utilizzo di combustibili fossili e produzione di cemento dal 1750 al 2024, siano circa di 510 GtC (miliardi di tonnellate di carbonio), mentre la deforestazione e le modifiche all’uso del suolo emettono circa 250 GtC.

Di queste emissioni antropogeniche, 311 GtC sono state accumulate in atmosfera, 210 GtC sono state assorbite dagli oceani (subendo quindi un’importante acidificazione) e 190 GtC dagli ecosistemi naturali terrestri.

L'evoluzione delle emissioni globali di gas serra di natura antropogenica durante il periodo 1970-2024 è illustrata nella seguente figura: si può evincere che nel 2024, le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto 53,2 Gt di CO2eq e che il settore in cui si è registrato il maggiore incremento in termini assoluti è il comparto produzione di energia (+235,2 Mt di CO2eq, pari al +1,5%), mantenendo così il ruolo di settore dominante nelle emissioni globali di gas serra (quasi il 30% del totale). 

Emissioni annuali globali di CO2 fossile in Gt CO2/anno, per i diversi comparti produttivi - anni 1970-2024: produzione energetica, industria (processi di combustione e produzione di carburanti), trasporti (reti viarie e ferroviarie, aviazione e navigazione), costruzioni e altri settori (altri processi industriali, agricoltura, trattamento rifiuti) - Fonte JRC 2025

Per quanto riguarda la situazione relativa agli stati membri dell’Unione Europea, l’Agenzia Europea per l’Ambiente mostra una sostanziale diminuzione delle emissioni di gas a effetto serra a partire dal 1990, più accentuata negli ultimi dieci anni.  In particolare, si è registrata una diminuzione dell'1,8% (pari a 57,9 Mt di CO2eq) delle emissioni totali di GHG nel 2024 rispetto al 2023, confermando il trend di riduzione decennale dell'UE27.

Informazioni e risorse aggiuntive

Global Carbon Budget, 2025 https://essd.copernicus.org/articles/18/3211/2026/essd-18-3211-2026-discussion.html

Data viewer on greenhouse gas emissions and removals, sent by countries to UNFCCC and the EU Greenhouse Gas Monitoring Mechanism (EU Member States) https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/data-viewers/greenhouse-gases-viewer/

EDGAR - Emissions Database for Global Atmospheric Research  https://edgar.jrc.ec.europa.eu/report_2025

 

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Emissioni di gas climalteranti

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I gas a effetto serra, sia di origine antropica che naturale, trattengono con un meccanismo molto efficace la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, impedendone così l’irraggiamento verso lo spazio. L’incremento dell’effetto serra è un fenomeno a scala globale e risulta la principale causa dei cambiamenti climatici.

I principali gas serra presenti nell’atmosfera terrestre sono il vapore acqueo (H2O), l’anidride carbonica (CO2), il protossido di azoto (N2O) e il metano (CH4). 

Mentre la presenza di vapore acqueo è legata al ciclo idrologico e dipende dalla temperatura dell’atmosfera, non risultando direttamente collegato alle attività antropiche, gli altri gas serra negli ultimi due secoli sono stati fortemente influenzati dalle attività dell’uomo. La CO2 per la maggior parte deriva dal consumo di combustibili fossili, mentre il CH4 e il N2O sono per la maggior parte generati da attività agricole e allevamenti. Contribuiscono, seppur in maniera minore, all’effetto serra anche i gas fluorurati (HFCs, PFCs, SF6, NF3), la cui presenza deriva essenzialmente da attività industriali e di refrigerazione.

 

Anno
2026
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Il cambiamento climatico a livello globale

Anno
2026

L'Organizzazione meteorologica mondiale e i dati Copernicus confermano che il periodo 2015-2025 è stato il più caldo di sempre negli ultimi 11 anni e che il 2025 è stato il terzo anno più caldo di sempre, dopo il 2023 e il 2024, che rimane l'anno più caldo di sempre.

La temperatura media globale della superficie è stata di circa 1.43 °C al di sopra della media del 1850-1900.

Il 2025 ha visto temperature eccezionali dell'aria in prossimità del suolo e della superficie marina, oltre a eventi estremi come inondazioni, ondate di calore e incendi boschivi. I dati preliminari indicano che le concentrazioni di gas serra hanno continuato ad aumentare nel 2025.

La mappa sottostante mostra come le temperature locali nel 2025 siano aumentate rispetto alla temperatura media del periodo 1951-1980. Quest'anno si nota un notevole riscaldamento in Asia, Africa, Nord America e Sud America, così come nell'Oceano Atlantico, nel Pacifico settentrionale e nell'Oceano Antartico.

Anomalia della temperatura superficiale mondiale (°C) rispetto al periodo 1951–1980 - Berkeley Earth Data

Dal 1999, il livello medio globale del mare è aumentato in media di 3.7 mm all'anno, per un incremento totale di 9.38 cm negli ultimi 25 anni.

Circa il 30% di questo aumento può essere attribuito all'espansione termica oceanica, mentre il 60% è dovuto allo scioglimento dei ghiacci terrestri provenienti dai ghiacciai e dalle calotte glaciali antartica e groenlandese. Il restante 10% è causato da cambiamenti nelle riserve idriche terrestri, come l'umidità del suolo, le acque superficiali e le acque sotterranee.

Secondo i dati Copernicus  l'innalzamento del livello medio globale del mare è passato da una tendenza di 2.9 ± 0.5 mm/anno nel periodo 1999-2009 a una tendenza di 4.3 ± 0.5 mm/anno nel periodo 2014-2024, con un aumento del 46%. 

Ciò corrisponde a un'accelerazione di 1.1 ± 0.4 mm/anno per decennio negli ultimi 25 anni.

Nel 2025, il contenuto di calore dell'oceano superiore, ovvero la quantità di calore immagazzinata nei primi 2000 metri dell'oceano, ha confermato una tendenza preoccupante, stabilizzandosi su livelli record o quasi record dopo il picco estremo registrato nel 2023 e nel 2024.

Il contenuto di calore dell'oceano è un indicatore climatico chiave perché gli oceani immagazzinano il 90% del calore in eccesso nel sistema terrestre. 

L'indicatore è stato monitorato a livello globale dal 1975 e si è registrato un trend in costante aumento a partire dagli anni '90 con anomalie costantemente positive dal 2008.

L'estensione del ghiaccio marino antartico è stata la terza più bassa mai registrata, mentre l'Artide ha visto il suo minimo invernale (massima estensione annuale) più basso di sempre nel marzo 2025.

I cambiamenti climatici osservati dal 1950 a oggi, compresi gli eventi estremi, hanno determinato impatti significativi sui sistemi naturali e antropici, dimostrando, da una parte, la loro elevata suscettibilità al clima che cambia e dall’altra, che le azioni per la riduzione della vulnerabilità adottate, ove possibili, sono largamente insufficienti a proteggere persone, beni e capitale naturale. 
Eventi estremi meteo climatici continuano ad avere severi impatti socio-economici.

Gli eventi estremi rilevati nel 2025 nei continenti abitati, includono inondazioni e piogge record, cicloni tropicali e siccità.  

Da un lato, precipitazioni violente hanno flagellato l'Asia e l'Africa, dove la stagione dei monsoni ha scatenato inondazioni senza precedenti; queste non solo hanno causato migliaia di vittime, ma hanno anche devastato le coltivazioni, minando le basi dell'economia agricola locale.

Contemporaneamente, il pianeta ha dovuto fare i conti con una siccità ostinata e severa: aree come il Corno d'Africa e vaste zone del Sud America hanno sofferto una carenza idrica estrema che, nonostante qualche pioggia isolata, ha portato a una crisi alimentare e idrica senza precedenti per milioni di persone. 

A completare questo scenario critico si è aggiunta una stagione di cicloni tropicali particolarmente aggressiva nell'Oceano Indiano, con tempeste che hanno abbattuto difese e infrastrutture costiere, rendendo ancora più complessa la gestione delle emergenze su scala globale.
 

Informazioni e risorse aggiuntive

WMO - State of global climate 2025       https://wmo.int/publication-series/state-of-global-climate/state-of-global-climate-2025           

Copernicus CLIMATE INDICATORS Sea level    https://climate.copernicus.eu/climate-indicators/sea-level

Significant Weather & Climate Events 2025    https://wmo.int/files/significant-weather-climate-events-2025                            

 

 

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Il cambiamento climatico in Italia

Anno
2026

Il 2025 in Italia si è confermato tra gli anni più caldi, posizionandosi come il terzo a livello globale. Le temperature medie sono rimaste nettamente superiori alla norma (+1,33°C in Italia), con un'estate molto calda (4° più calda degli ultimi due secoli) e precipitazioni in calo di circa il 9% rispetto al 2024, registrando un calo delle risorse idriche. 

Per approfondimenti sull’andamento meteo-climatico del 2025 nelle regioni, curate dai servizi meteo delle Agenzie regionali per l’ambiente,  si può leggere la notizia completa sul sito di SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente).

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