Ambiente e salute

Andamento delle concentrazioni dei pollini allergenici nel 2025 e confronto con le serie storiche

Capitolo
Pollini e Aria
Anno
2026

Le concentrazioni polliniche medie settimanali rilevate nel 2025 dalle stazioni attive sono state confrontate con le medie settimanali del decennio precedente, (2015-2024). Fa eccezione la stazione di monitoraggio di La Loggia, attivata alla fine del 2024, per la quale non è ancora disponibile una serie storica sufficientemente estesa per effettuare un confronto significativo.

In particolare, si presenta di seguito il confronto tra i dati di due stazioni, Novara e Omegna (VCO), selezionate in quanto, nell’anno in corso, dispongono di serie complete con una percentuale di dati mancanti inferiori al 10%. Le famiglie polliniche considerate nel 2025 sono: Oleaceae e Pinaceae, rappresentative delle famiglie arboree) e Urticaceae, a rappresentare le famiglie erbacee.

Di seguito sono riportate le elaborazioni grafiche che sintetizzano i principali risultati emersi da questo confronto.
 

Oleaceae

Famiglia di piante prevalentemente legnose, diffuse soprattutto nelle regioni subtropicali o temperato-calde. La famiglia delle Oleaceae è ben rappresentata in Piemonte, sia con specie autoctone sia con specie coltivate per il loro valore economico e ornamentale. La famiglia comprende generi di rilevanza alimentare, come l’Olea, di interesse industriale, come il Fraxinus, e ornamentale come il Ligustrum

Il polline delle Oleaceae può comparire già nel mese di gennaio con la fioritura del frassino e persistere per tutta la primavera e l’estate con l’olivo e il ligustro. Il contributo del polline di questa famiglia al carico allergenico primaverile è notevole: il frassino, infatti, è ampiamente utilizzato come specie ornamentale e per alberature stradali in ambito urbano, raggiungendo durante la fioritura concentrazioni polliniche elevate. Inoltre, gli inverni più miti e la ridotta frequenza di gelate intense hanno favorito la diffusione dell’olivo anche alle nostre latitudini, sia per scopi economici sia ornamentali. 

Nel 2025, l’andamento delle Oleaceae nelle stazioni piemontesi monitorate rispecchia il tipico andamento stagionale sopra descritto, seppur con valori medi settimanali sensibilmente superiori rispetto alle medie storiche disponibili. 

Dati della rete POLLnet - Arpa Piemonte
Pinaceae

Famiglia di conifere, prevalentemente diffuse nell’emisfero boreale, comprendente piante di alto fusto, resinose e molto sfruttate per il loro legname. Le pinacee costituiscono una componente essenziale dei boschi piemontesi, in particolare nelle aree alpine e subalpine, ma sono presenti anche in ambito collinare e di pianura grazie all’introduzione di alcune specie, sia autoctone sia alloctone, per interventi di rimboschimento o per finalità ornamentali. 

Le conifere producono enormi quantità di polline, spesso visibile in primavera come una polvere giallastra che si deposita superfici di auto, balconi e specchi d'acqua. I granuli pollinici, generalmente di grandi dimensioni - comprese tra 50 e 100 µm, sono frequentemente dotati di sacche aerifere (soprattutto nei pini) e vengono dispersi anche su lunghe distanze per effetto del vento. Il periodo di massima emissione è la primavera, quando compaiono i pollini di pino e larice, per proseguire in estate con la fioritura dell’abete fino all'autunno inoltrato con i pollini del cedro del Libano.

La famiglia delle Pinaceae presenta un basso grado di allergenicità, dovuto in parte alle grandi dimensioni del polline che ne limitano la penetrazione nelle vie respiratorie più profonde. Tuttavia, l’accumulo elevato di polline nell’aria può causare irritazioni alle mucose con sintomi quali congestione nasale, prurito e bruciore agli occhi.

Nel 2025, le concentrazioni polliniche delle Pinaceae confermano il tipico andamento stagionale, con i due picchi principali, in primavera-estate e in autunno. Nel Verbano i valori restano in linea con la serie storica, mentre nelle stazioni di Novara, Cuneo e Alessandria si osservano medie settimanali più elevate rispetto ai valori di riferimento.

Dati rete POLLnet - Arpa Piemonte
Urticaceae

Famiglia di piante erbacee, arbustive e arboree, diffuse prevalentemente nelle regioni tropicali. In Piemonte questa famiglia è rappresentata dai generi Parietaria e Urtica, specie erbacee spontanee, comuni e spesso infestanti, tipiche di ambienti ricchi di azoto. Le urticacee sono piante ubiquitarie, crescono in zone ruderali e ai margini dei boschi, e risultano diffuse anche nei centri urbani e periurbani. Il loro polline è piccolo (10–20 µm), leggero, prodotto in grandi quantità e facilmente inalabile, in grado di penetrare nelle vie aeree anche in profondità. 

Il periodo di pollinazione esteso (da febbraio/marzo ad ottobre con picchi primaverili ed estivi) crea pollinosi persistenti con sintomi presenti quasi tutto l’anno. La loro ampia diffusione negli ambienti antropizzati, dove si concentra la popolazione, conferisce a questa famiglia un rilevante interesse dal punto di vista allergologico.

Nel 2025 le concentrazione polliniche seguono il tipico andamento stagionale, ma con valori medi settimanali generalmente superiori rispetto alle medie storiche disponibili. I due picchi estivi sono riconoscibili, con intensità variabile a seconda della stazione di monitoraggio.
 

Dati rete POLLnet - Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Bollettino settimanale pollini Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/bollettino/pollini-allergenici

Wikipedia famiglia delle Oleaceae  https://it.wikipedia.org/wiki/Oleaceae

Wikipedia famiglia delle Pinaceae https://it.wikipedia.org/wiki/Pinaceae

Wikipedia genere Urticaceae https://it.wikipedia.org/wiki/Urticaceae

Il monitoraggio aerobiologico. Tra patrimonio naturale e intelligenza artificiale https://pollnet.isprambiente.it/2025/03/20/giornata-nazionale-del-polline-2025/

21 marzo 2025, Giornata nazionale del polline: la situazione dei pollini allergenici in Italia https://www.snpambiente.it/snpa/21-marzo-2025-giornata-nazionale-del-polline-la-situazione-dei-pollini-allergenici-in-italia/

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Ambiente e salute

Concentrazioni polliniche e serie storica - Ambrosia artemisiifolia

Anno
2026

L'Ambrosia artemisiifolia è una pianta erbacea della famiglia delle Asteraceae ed è maggiormente presente nel periodo tardo estivo, a partire dal mese di agosto fino a ottobre.

Si tratta di una specie esotica di particolare interesse dal punto di vista sanitario, in quanto responsabile di reazioni allergiche importanti.

L’andamento storico di questa pianta è illustrato attraverso i valori annuali di concentrazione, noti come integrale pollinico, aggiornati fino al 2025 per le stazioni di Novara e Alessandria. L'analisi della serie evidenzia 3 picchi: Il primo si osserva tra il 2011 e il 2012, quando si è raggiunto il valore massimo di integrale pollinico annuale (nel 2011 a Novara e nel 2012 ad Alessandria); il secondo nel 2019, il terzo nel 2024, rilevato per la stazione di Novara.

Per quest’ultima si osserva un andamento decrescente dei tre massimi nel tempo. Diversamente, ad Alessandria, i dati più recenti sembrano indicare un incremento delle concentrazioni negli ultimi due anni. Il monitoraggio futuro permetterà di effettuare una valutazione più completa dell'evoluzione del fenomeno.

Fonte Arpa Piemonte

L’Ambrosia, originaria del Sud America, si è diffusa in Europa da circa 20 anni, risultando oggi ampiamente presente e di difficile eradicazione. Un importante antagonista naturale di questa specie è l’insetto Ophraella communa, un coleottero che si nutre quasi esclusivamente di foglie e fiori di piante appartenenti alle composite, con una particolare predilezione per Ambrosia artemisiifolia

Ophraella communa svolge la maggior parte del proprio ciclo vitale sulla parte aerea della pianta ospite. Larve e adulti si alimentano principalmente delle foglie, sulle quali vengono deposte anche le uova, senza tuttavia trascurare i fiori. In condizioni di infestazione elevata, questo insetto può causare su Ambrosia artemisiifolia gravi fenomeni di defogliazione e un generale deperimento delle piante, che appaiono fortemente compromesse. In alcuni casi, l’effetto osservato in campo risulta paragonabile a quello di un diserbo selettivo.

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Bollettini pollini allergenici

Anno
2026

Il bollettino pollinico riassume la quantità di polline presente nell’atmosfera in un determinato territorio, rilevata quotidianamente dal campionatore installato nelle stazioni di monitoraggio, dal lunedì alla domenica. I dati sono espressi come concentrazioni giornaliere di polline (numero di pollini per metro cubo), riferite a specifiche famiglie o generi.

A fini comunicativi e sulla base di soglie prestabilite, le concentrazioni sono rappresentate tramite un codice colore: il bianco indica l’assenza di polline, mentre giallo, arancione e rosso corrispondono rispettivamente a livelli di concentrazione bassi, medi e alti. Se, in una determinata giornata, non è stato possibile rilevare la concentrazione pollinica, nel bollettino viene utilizzato il colore grigio. Questa classificazione riflette la quantità di polline prodotta dalle singole famiglie/generi e non rappresenta il valore soglia che può scatenare una reazione allergica nell'essere umano.

Il bollettino viene pubblicato con cadenza settimanale, ogni mercoledì (il giorno di emissione può variare in presenza di festività), e riporta i dati relativi alla settimana appena conclusa.

l bollettino comprende le 17 famiglie botaniche di maggiore rilevanza allergologica. In aggiunta, vengono fornite informazioni dettagliate su due generi di asteracee—ambrosia e artemisia—caratterizzati da un elevato potere allergizzante, nonché sulla concentrazione della spora fungina del genere Alternaria.

In ciascun bollettino sono riportate sia la previsione della quantità di polline attesa per la settimana in corso—elaborata sulla base delle condizioni meteorologiche e dell’andamento storico delle singole famiglie/generi— sia una valutazione di sintesi della quantità di polline aerodisperso.

Esempio di bollettino pollinico - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Bollettino pollini allergenici di Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/bollettino/pollini-allergenici

Archivio dei bollettini dei pollini di Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/rischi_naturali/snippets_arpa/pollini/ 

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Ambiente e salute

Pollini e Aria

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Tipo
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pollini
Paragrafi

Arpa Piemonte, tramite la struttura semplice Epidemiologia Ambientale, coordina la rete di monitoraggio dei pollini allergenici e cura la pubblicazione settimanale del bollettino pollinico.

A livello nazionale, Arpa Piemonte aderisce alla rete POLLnet,  la rete di monitoraggio aerobiologico istituzionale del Sistema delle Agenzie Ambientali, e fa parte del Sistema Informativo Nazionale Ambientale (SINAnet). Istituita nel 2010, questa rete ha diversi obiettivi:

  • in campo ambientale, integra il monitoraggio della qualità dell'aria, contribuisce sia alla stima della biodiversità delle specie vegetali sia alla valutazione dei fenomeni legati ai cambiamenti climatici;
  • in campo sanitario, fornisce informazioni fondamentali per la diagnostica, la pratica clinica e la terapia, contribuendo alla ricerca e alla prevenzione delle patologie allergiche respiratorie.

I pollini sono gli gametofiti maschili delle piante superiori (fanerogame o piante a fiore), a cui è affidato il compito di fecondare gli ovuli. Le loro dimensioni variano a seconda delle specie: da un minimo di 10 micron, come nelle Urticaceae, ad un massimo di 200 micron nelle Pinaceae (pari a 0,2 millimetri).  

Gli allergeni sono contenuti nell'intina, lo strato più interno della parete del granulo pollinico, e nei granuli di amido.

La presenza di ppolline in atmosfera è influenzata da diversi fattori:

  • le condizioni climatiche antecedenti il periodo della fioritura, che condizionano la data di inizio del fenomeno;
  • le condizioni meteorologiche (vento, turbolenza, pioggia, umidità e irraggiamento), che incidono sulla fluttuazione della concentrazione polliniche in atmosferica.

L'aerobiologia è il ramo della biologia che studia la dispersione, il trasporto e la deposizione in atmosfera di particelle anemofile in atmosfera sia viventi sia non viventi (batteri, alghe, funghi, pollini, virus, spore di felci e di muschi, insetti e altra microfauna, oltre a particelle e gas di origine naturale o antropica) . L'insieme di queste particelle in sospensione, di varia origine, forma e dimensione, costituiscono l'aerosol atmosferico.

Il contributo che l'aerobiologia può dare, tramite il monitoraggio dei pollini e delle particelle aerodisperse, non è limitato soltanto al campo della medicina e in particolare dell'allergologia, ma si estende anche ad altri settori quali l'agricoltura, la fitopatologia, la conservazione dei beni culturali, nonché allo studio della biodiversità, del clima e dell'inquinamento atmosferico.

Tuttavia, il suo primo e ancora principale utilizzo è nel campo dell’allergologia al fine di:

  • conoscere la concentrazione di particelle aerodisperse a fini diagnostici e terapeutici;
  • redigere calendari pollinici;
  • sviluppare modelli previsionali di emissione e trasporto dei pollini.
     
Informazioni e risorse aggiuntive

PollNet https://pollnet.isprambiente.it/

POLLnet - Linee guida per il monitoraggio aerobiologico https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/pollnet-linee-guida-per-il-monitoraggio-aerobiologico

Studio della rimozione dei PFAS tramite l’utilizzo della canapa (Cannabis sativa L.): accumulo nel polline e possibili rischi per le api https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39638132/ 

Anno
2026
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Il programma SPoTT: sorveglianza sulla salute della popolazione nei pressi del termovalorizzatore di Torino

Capitolo
Salute e Aria
Anno
2026

Il programma SPoTT (Sorveglianza sulla salute della Popolazione nei pressi del Termovalorizzatore di Torino) ha preso avvio nel 2013 con l’obiettivo di valutare e monitorare gli effetti sulla salute dell’inceneritore di rifiuti solidi urbani di Torino, uno dei più grandi presenti in Italia, nella popolazione residente nelle aree circostanti l’impianto. È infatti noto che durante il processo di combustione dei rifiuti si possano generare emissioni contenenti microinquinanti organici quali diossine e furani, policlorobifenili ma anche idrocarburi policiclici aromatici e metalli.

Il Programma si articola in diverse linee progettuali, tra cui il biomonitoraggio umano (su residenti e allevatori), studi epidemiologici a breve e lungo termine sulla popolazione e analisi sui lavoratori. Inoltre, dal punto di vista ambientale, è presente una linea di modellistica per calcolare la dispersione degli inquinanti partendo dalle concentrazioni reali misurate a camino. Viene poi effettuato un monitoraggio su alcune matrici alimentari ed è presente anche una linea dedicata alle deposizioni al suolo di mercurio, metallo che, negli scorsi anni, ha registrato anomalie nelle emissioni. Infine, viene data particolare attenzione alle attività di comunicazione che hanno generato nel corso degli anni un clima crescente di maggiore fiducia verso le istituzioni coinvolte.

In un’ottica di approccio integrato alla salute, la sinergia di diverse competenze tra il settore ambientale e quello della sanità pubblica permette a ciascun ente, con la propria specificità di contribuire a proteggere la salute della popolazione e dei lavoratori dai rischi derivanti dall’inquinamento ambientale eventualmente prodotto dall’insediamento dell’impianto. Nell'immagine seguente è riportato l’elenco degli enti coinvolti nel gruppo di lavoro SPoTT.

Enti componenti il Gruppo di Lavoro SPoTT

Attualmente è in corso la seconda fase del progetto SPoTT - SPoTT2 - iniziata nel 2019, il cui coordinamento è affidato alla struttura di Epidemiologia Ambientale di Arpa Piemonte. Le attività di questa seconda fase SPoTT2 (in particolare quelle relative al biomonitoraggio) hanno subito alcuni rallentamenti dovuti alla situazione pandemica ed al carico di lavoro che ha coinvolto le aziende sanitarie.

Nel 2024 si è conclusa la nuova attività di biomonitoraggio, che ha previsto una nuova raccolta di sangue e urine in un campione di residenti nei pressi dell’impianto e in un campione di controllo. Così come effettuato nelle precedenti fasi svoltesi nel 2013, 2014 e 2016, è stata effettuata una nuova valutazione dei livelli di alcuni metalli, OH-IPA, diossine e furani. Nel mese di novembre 2025 è stato pubblicato il report riguardante i livelli di bioaccumulo di inquinanti organici (diossine e furani) dopo 11 anni dall'avvio dell'impianto.

Il programma SPoTT pone particolare attenzione al rapporto costante con i soggetti coinvolti (cittadinanza, campionati, istituzioni, popolazione generale ecc). A tal fine è stato realizzato un sito internet per il programma SPoTT che viene costantemente aggiornato. 

Risultati SPoTT (2013-2018) e aggiornamenti SPoTT2 (2019-2026)

Linea biomonitoraggio: rilevamento mediante misura di biomarker di esposizione nella popolazione residente 

Nella prima fase del progetto SPoTT il biomonitoraggio umano è stato realizzato un anno prima dell’avvio del termovalorizzatore, fase ante-operam (T0 - 2013) e successivamente ripetuto a un anno (T1 - 2014), a tre anni (T2 - 2016) e a 11 anni (T3 - 2024) dopo l’avvio dell’impianto.

Risultato del confronto delle variazioni degli inquinanti organici nel tempo (2013, 2016 e 2024), suddivisi per ASL di residenza

Le analisi hanno mostrato nei residenti valori di dose interna per i metalli, PCB (policlorobifenili), PCDD/Fs (Diossine e Furani) e IPA (idrocarburi policiclici aromatici) comparabili tra i gruppi di esposti e non esposti, e inferiori o simili a quelli riscontrati in altri studi nazionali ed internazionali. Nel tempo, la dose interna di PCB, PCDD/Fs e IPA mostra una diminuzione rispetto anche alla fase ante-opera dell’impianto. 

Andamento cogeneri nei residenti, divisi tra esposti e non esposti
Andamento NDL-PCB (Non Dioxin Like -PCB) nei residenti, confronto tra esposti e non esposti

Risultato del confronto delle variazioni percentuali dei metalli nel tempo (2013 e 2016), suddivisi per ASL di residenza

Solo due metalli, il platino e il rodio, hanno mostrato un leggero aumento nel tempo nelle persone che vivono nell’area più lontana dall’inceneritore, attribuibile all’intensa presenza di traffico veicolare della zona. Come precedentemente riportato, i prelievi della fase T3 del biomonitoraggio sono stati effettuati  nel periodo giugno/novembre 2024 con risultati delle analisi tossicologiche, eseguite dall’ISS e successiva pubblicazione della reportistica attualmente in corso.

Linea Lavoratori: Monitoraggio della salute del personale addetto all’impianto di termovalorizzazione del Gerbido

Relativamente ai lavoratori dell’impianto, i valori dei metalli nei campioni biologici sono inferiori ai valori limite di esposizione e anche in questo caso le concentrazioni della maggior parte dei metalli sono diminuite nel tempo, salvo poche eccezioni. Alcune differenze sono state riscontrate nel 2016 tra i lavoratori sulle linee e i lavoratori che svolgono attività amministrativa per quanto riguarda gli OH-IPA, ma non sembrano essere legate a cause lavorative. Dopo tre anni di lavoro presso l’impianto, i livelli di OH-IPA e di diossine, furani e PCB sono stabili o in diminuzione.

Linea monitoraggi ambientali indoor: le rilevazioni all’interno dell’impianto hanno mostrato, nella maggior parte dei locali, presenza di metalli con valori inferiori ai limiti misurabili dagli strumenti, confermando l’assenza di un’esposizione professionale a questi inquinanti.

Grazie ad alcune migliorie, anche le concentrazioni degli IPA, inizialmente più elevate in alcune aree dell’impianto, si sono ridotte dopo tre anni di funzionamento.

Nella seconda fase progettuale SPoTT2, a partire dal 2022, sono proseguiti i monitoraggi nei punti individuati nel corso della prima fase; in particolare, sono state introdotte alcune modifiche nei punti di campionamento, legate a diverse condizioni operative dell’impianto. Le postazioni sottoposte a monitoraggio sono principalmente due tipologie: alcune caratterizzate dalla presenza di personale in modo continuativo, altre in cui vi è presenza di possibili contaminanti, ma che non costituiscono postazioni fisse di lavoro. In ognuna delle postazioni citate sono stati eseguiti monitoraggi annuali di diversi inquinanti:

  • Polveri inalabili
  • Metalli (arsenico, cadmio, cobalto, cromo, manganese, nichel, piombo, rame, selenio, vanadio, zinco)
  • Sostanze organiche volatili (idrocarburi alifatici e aromatici, sostanze alogenate)
  • Aldeidi
  • Ammoniaca
  • Acido solfidrico

Inoltre, nelle sole postazioni di scarico scorie e scarico ceneri, sono stati eseguiti monitoraggi di idrocarburi policiclici aromatici, diossine e furani.
Negli anni 2021 e 2022 sono stati, inoltre, introdotti monitoraggi di agenti biologici aerodispersi, ritenendo utile valutare la possibile esposizione dei lavoratori a batteri, muffe e lieviti, in particolare nelle postazioni dove è presente un rischio di contatto diretto con i rifiuti (avanfossa) e dove la contaminazione può essere dovuta ad abiti da lavoro sporchi (spogliatoio ditte esterne, spogliatoio dipendenti TRM).

Linea breve termine: Monitoraggio epidemiologico degli effetti a breve termine sulla salute della popolazione residente nell'area di ricaduta delle emissioni del termovalorizzatore

Obiettivo di tale linea di studio è quello di ottenere una stima dell’andamento del rischio a breve termine nei soggetti potenzialmente più interessati dall’esposizione all’impianto di termovalorizzazione

Sono stati seguiti diversi approcci per la valutazione degli effetti sulla popolazione, analizzando come determinanti di esposizione le variazioni giornaliere di emissioni a camino (flussi oggetto del Sistema di Monitoraggio delle Emissioni del termovalorizzatore) e i dati delle centraline di monitoraggio di qualità dell’aria nella zona interessata, e come esiti sanitari gli accessi al pronto soccorso ed i ricoveri ospedalieri. 


Le analisi degli effetti a breve termine, già effettuate nella fase precedente (SPoTT), sono state aggiornate in riferimento alle annualità più recenti fino al 2019, anno precedente la pandemia di COVID-19 (SPoTT2). Tutti i risultati, riportati nel report 17, confermano quanto già emerso precedentemente. 

In particolare, sono stati analizzati i tassi di accesso al pronto soccorso nei 27 mesi antecedenti alla messa in funzione dell’impianto ed in analoghi periodi temporali successivi considerando i dati sanitari fino al 31/12/2019. È stato effettuato il confronto dei tassi di accesso al pronto soccorso tra la popolazione residente nell’area di ricaduta dell’impianto e la popolazione di controllo, esterna all’area, selezionata in modo da comprendere una parte del territorio comunale di Torino e una parte della cintura metropolitana torinese. 

I risultati indicano che nel periodo successivo all’accensione dell’impianto, c'è stato un aumento generalizzato degli accessi al Pronto Soccorso per le cause analizzate, sia nella popolazione dei residenti nei pressi del termovalorizzatore sia tra i residenti nell’area “di controllo", ovvero non interessata dalle emissioni dell’impianto.

Confronto tra i tassi di accesso al pronto soccorso per cause cardio-respiratorie tra T2 e T0 (blu) e tra T3 e T0 (rosso). I valori sopra uno indicano un aumento dei tassi rispetto al T0, che risulta significativo (tutta la barra al di sopra di uno) per tutti gli abitanti della città di Torino, sia esposti che non esposti - Fonte SPoTT, Elaborazione Arpa Piemonte

È stata, inoltre, approfonditamente indagata la relazione tra i picchi emissivi rilevati a camino di alcuni inquinanti e metalli e gli accessi al Pronto Soccorso nei 5 giorni successivi, nella popolazione residente nell’area di massima ricaduta. Tale approccio ha evidenziato solo in pochissimi casi un valore anomalo di accessi al Pronto Soccorso, indicando una correlazione(associazione?)  con le emissioni dell’impianto.

Nel complesso, non sono emersi aumenti sistematici nel ricorso al pronto soccorso delle strutture sanitarie considera in corrispondenza dei picchi emissivi

Infine, è stata analizzata la presenza di variazioni negli accessi al Pronto Soccorso e nei ricoveri ospedalieri prima e dopo l’avvio dell’impianto, nella popolazione residente nell’area di ricaduta e nell’area di controllo, con analisi di serie temporali in relazione all’andamento quotidiano delle concentrazioni di biossido di azoto - NO2

Per quanto riguarda, invece, l’andamento quotidiano delle concentrazioni di PM2.5 e PM10 limitatamente al periodo dopo l’avvio dell’impianto, l’analisi non ha messo in luce incrementi significativi del rischio a breve termine di ricoveri e/o di accessi al Pronto Soccorso nella popolazione più esposta

In conclusione, tutte le analisi effettuate non evidenziano alcun effetto significativo a breve termine dell’impianto di incenerimento dei rifiuti, permettendo, anche a distanza di anni, di confermare i risultati già evidenziati nel precedente report 6.

Percentuale di incremento di rischio di accesso al pronto soccorso per cause cardio-respiratorie nei vari periodi associati ad incrementi di PM10. In tutti i periodi analizzati le stime con i relativi intervalli di confidenza risultano sovrapponibili tra esposti e non esposti facendo propendere per l’assenza di un fattore di maggiore tossicità legato alle emissioni del termovalorizzatore - Fonte SPoTT, elaborazione Arpa Piemonte
Percentuale di incremento di rischio di accesso al pronto soccorso per cause cardio-respiratorie nei vari periodi associati ad incrementi di PM2.5. In tutti i periodi analizzati le stime con i relativi intervalli di confidenza risultano sovrapponibili tra esposti e non esposti facendo propendere per l’assenza di un fattore di maggiore tossicità legato alle emissioni del termovalorizzatore - Fonte SPoTT, elaborazione Arpa Piemonte

Linea lungo termine: Monitoraggio epidemiologico degli effetti a lungo termine delle emissioni del termovalorizzatore sulla salute della popolazione residente

È stato realizzato uno studio di coorte al fine di ottenere una stima del rischio di incorrere in eventi sanitari (ricoveri ed esiti avversi alla gravidanza), a medio/lungo termine per i soggetti potenzialmente più interessati alle emissioni dell’impianto. 

In analogia con le altre linee del progetto, sono stati considerati i residenti di alcuni comuni limitrofi afferenti all’ASL TO3 –(Beinasco, Grugliasco, Orbassano, Rivalta e Rivoli) interessati dalle ricadute delle emissioni e i residenti in alcune aree della parte sud della città di Torino, come popolazione di confronto non esposta alle emissioni del termovalorizzatore ma con livelli di inquinamento ambientale simili. Lo studio ha compreso soggetti con 35 o più anni che risultano residenti nei comuni interessati alla sorveglianza nel periodo di osservazione dal 01/01/2014 al 31/12/2019.

Per quanto riguarda l’analisi dei ricoveri sono state prese in esame le diagnosi di diabete e i grandi gruppi di malattie cardiovascolari e malattie dell’apparato respiratorio. Nelle analisi finora effettuate non sembrano evidenziarsi rischi che possano essere attribuiti all’impianto. Per quanto riguarda gli eventi avversi della gravidanza sono stati analizzati i casi di aborto spontaneo, il numero di parti gemellari, il numero di nati pretermine, i piccoli per età gestazionale, i nati con basso peso ed il rapporto tra maschi e femmine. 

In conclusione, le analisi - riportate nel dettaglio nel report 14, non evidenziano effetti rilevanti a medio/lungo termine, né sui ricoveri ospedalieri per le cause analizzate, né sugli esiti avversi della gravidanza presi in considerazione.

 

Aggiornamento sull’avanzamento del Programma SPoTT

Tutti i risultati del Programma SPoTT, inclusi quelli effettuati su lavoratori dell’impianto e allevatori, sono dettagliati all’interno di singoli Report e riassunti nel documento conclusivo.

Sono in fase di analisi i risultati della campagna di biomonitoraggio per il 2024, effettuata nel 2024.

Proseguono i campionamenti negli ambienti di lavoro.

L'Istituto Zooprofilattico (IZS) ha effettuato un nuovo campionamento su uova e fieni in concomitanza con la campagna di biomonitoraggio. Il report è in fase di scrittura. Inoltre, a ciascun allevatore delle aziende in studio è stato consegnato un documento di buone pratiche zootecniche (“Prevenzione della contaminazione da diossine e PCB in allevamento”), precedentemente sviluppato da parte dell’Istituto Zooprofilattico in collaborazione con la ASL TO3 per la Regione Piemonte e inteso a fornire informazioni e a prevenire o ridurre l’esposizione a sorgenti di microinquinanti.

Prosegue il campionamento mensile e le relative analisi delle deposizioni di mercurio.
 

Informazioni e risorse aggiuntive

Programma SPoTT https://www.spott.dors.it/

Monitoraggio epidemiologico degli effetti sulla salute del termovalorizzatore di Torino Report n° 17 https://www.spott.dors.it/wp-content/uploads/2024/02/R17_breve_termine.pdf

I risultati del Programma SPOTT a tre anni dall’avvio dell’impianto https://www.spott.dors.it/wp-content/uploads/2021/05/Report_fiale_Spott1.pdf

Biomonitoraggio della popolazione residente nell’area limitrofa all’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti di Torino. Risultati sui livelli di bioaccumulo di inquinanti organici dopo 11 anni dall’avvio dell’impianto https://www.spott.dors.it/wp-content/uploads/2025/11/Report21_T3_residenti_allevatori_DEF.pdf 

 

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Ambiente e salute

Gli effetti sulla salute dell'inquinamento atmosferico

Capitolo
Salute e Aria
Anno
2026

Una vasta e solida letteratura epidemiologica disponibile sull’argomento è sufficiente per un giudizio fondato sugli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico.
Sebbene i meccanismi fisiopatologici attraverso cui gli inquinanti esercitano effetti negativi sulla salute umana presentino ancora alcuni punti da chiarire, è ormai consolidata l’evidenza che l’esposizione all’inquinamento atmosferico abbia effetti gravi.

La maggior parte dei paesi europei vive ancora in condizioni molto lontane da quelle auspicabili per realizzare interventi di prevenzione che permettano di non superare i valori indicati nelle linee guida dell’organizzazione Mondiale della Sanità aggiornate nel 2021. Di seguito vengono riportati, per i principali inquinanti, tali valori confrontabili con i precedenti delle linee guida OMS del 2005.

Valori limite OMS
Inquinante Riferimento temporale OMS 2021 OMS 2005 Limiti vigenti in Italia D. Lgs 155/2010 Valore da raggiungere entro il 2030 in Italia direttiva UE 2024/2881
PM 2,5 Annuale 5 10 25 10
PM 2,5 24 ore 15 25 - 25
PM 10 Annuale 15 20 40 20
PM 10 24 ore 45 50 50 45
Ozono Picco stagionale 60 - -
Ozono 8 ore 100 100 - 120
Biossido d'azoto Annuale 10 40 40 20
Biossido d'azoto 24 ore 25 - - 50
Valori limite indicati dalle Linee Guida dell'Organizzazione della Sanità nel 2021, confrontati con gli analoghi delle Linee Guida 2005, i valori vigenti in Italia a seguito del D.Lgs. 155/2010 e i valori obiettivo per il 2030.

Gli studi epidemiologici presentano due approcci principali:

  • Effetti a breve termine, osservabili a pochi giorni di distanza dai picchi di esposizione
  • Effetti a lungo termine, osservabili dopo esposizioni di lunga durata e a distanza di tempo (anni)

Gli effetti a breve termine vengono generalmente valutati osservando le fluttuazioni dello stato di salute della popolazione - sia con co-morbilità che senza - durante i “picchi” di inquinamento, come quelli che si verificano ogni anno nella stagione calda. In queste circostanze si osserva un aumento della mortalità per cause cardiache e respiratorie.

Gli effetti a lungo termine vengono invece studiati attraverso studi di coorte: osservando lo stato di salute di soggetti che vivono in contesti diversi, si valutano a livello individuale alcuni fattori di rischio che possono essere “confondenti” rispetto agli inquinanti atmosferici, come il fumo di tabacco e l’esposizione lavorativa; i soggetti arruolati vengono poi seguiti nel tempo e viene valutata la mortalità e la morbosità in relazione alla diversa esposizione ambientale. 
Il particolato atmosferico è ritenuto ad oggi l’indicatore che più coerentemente si associa con gli esiti sulla salute, specialmente quando è misurato in termini di particelle inalabili (PM10) o respirabili (PM2.5); sempre più rilevanza assume il monitoraggio del particolato ultrafine (PM0.1) e delle componenti del particolato per cercare di stimarne la tossicità. 
L’indicatore maggiormente utilizzato negli ultimi anni è stato il PM2.5, corrispondente alle particelle di diametro aerodinamico medio pari a 2.5 micron o inferiori.
Nel complesso, a carico della mortalità naturale, le stime di rischio disponibili riportano che per ogni incremento di 10 µg/m3 della concentrazione di PM2.5, a breve termine, si ha un aumento della mortalità compreso tra 0.3-0.5% (nel giro di pochi giorni successivi ad incrementi di breve durata) e a lungo termine un aumento del 6%-7% (nell’arco di 10-15 anni in presenza di incrementi di lunga durata). WHO global air quality guidelines: particulate matter (‎PM2.5 and PM10)‎, ozone, nitrogen dioxide, sulfur dioxide and carbon monoxide 

Per quanto riguarda le stime di impatto su scala nazionale, nel nostro Paese il 7% circa di tutte le morti per cause naturali è stato imputato all’inquinamento atmosferico. Tra le cause di morte in eccesso, rientrano parte delle patologie cardiovascolari, respiratorie e tumorali, in primis il tumore del polmone. La cancerogenicità è ulteriormente rafforzata dalla presenza di numerosi agenti cancerogeni che compongono il particolato, con particolare riferimento al polmone come organo bersaglio: tra questi citiamo gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici), ma anche i metalli pesanti, quali cromo, arsenico, nichel, e le fibre di amianto. Evidenze epidemiologiche robuste indicano quindi effetti dannosi per l’apparato respiratorio dovuti a esposizione a inquinanti atmosferici, anche per valori ambientali inferiori a quelli consentiti dagli standard internazionali. 

Le sostanze principali che attualmente si ritiene siano maggiormente coinvolte negli effetti sulla salute sono: il particolato (PM), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono (O3).

Il particolato (PM)

Gli effetti negativi del particolato (PM) sulla salute sono quelli meglio documentati. Si tratta di un’esposizione massiva: oltre l'80% della popolazione nella Regione Europea dell'OMS (compresa l'Unione Europea, UE) vive in città con livelli di PM ben al di sopra di quelli indicati come accettabili dalle linee guida OMS sulla qualità dell'aria, che affermano esplicitamente che "le emissioni di inquinanti atmosferici nocivi dovrebbero essere evitati, prevenuti e ridotti nella maggior misura possibile".
Nell’ultimo decennio è stato osservato tuttavia un trend in costante calo per quanto riguarda le concentrazioni medie di particolato nei paesi UE, anche se l'inquinamento da PM continua a rappresentare un problema gravoso per la salute umana, riducendo l'aspettativa di vita di quasi 9 mesi (in media) in Europa.

Le particelle di dimensioni maggiori di 10 µm raramente raggiungono il tratto respiratorio intermedio, coinvolgendo prevalentemente naso e faringe: in questo tratto provocano broncospasmo, iperreattività bronchiale con produzione di muco, con conseguenze particolarmente severe soprattutto in pazienti con BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva), enfisema o asma allergico preesistente.
Le particelle con un diametro inferiore ai 5-6 µm possono depositarsi nei tratti più distali, cioè nei bronchioli e negli alveoli e causare infiammazione, broncocostrizione e fibrosi, con peggioramento importante della funzionalità respiratoria.
 

Principali effetti del particolato sull’albero respiratorio - Fonte Università di Modena

Sebbene i livelli di PM2.5 e PM10 siano diminuiti negli ultimi anni, i valori registrati in tutte le centraline del Piemonte sono ancora al di sopra delle linee guida suggerite dall’OMS per la protezione della salute di 5 µg/m3 come media annuale per il PM2.5 e di 10 µg/m3 come media annuale per il PM10.

I gas: biossido di azoto (NO2) e ozono (O3)

Il biossido di azoto (NO2), agisce prevalentemente sulle vie aeree inferiori: sebbene i meccanismi biochimici mediante i quali esercita i suoi effetti dannosi non siano del tutto chiariti, è ormai noto che induce grave danno alle membrane cellulari attraverso reazioni di ossidoriduzione. 

In seguito all’esposizione a NO2 si osserva un aumento dell’incidenza delle malattie polmonari, come ad esempio una riduzione della funzionalità respiratoria, broncospasmo ed aumento della suscettibilità alle infezioni sia batteriche che virali.

L’ozono (O3), che ha media solubilità, colpisce il tratto intermedio dell’albero bronchiale, dove, attraverso complesse reazioni chimiche, agisce danneggiando le membrane degli organuli cellulari, le cellule e i tessuti. Gli effetti acuti riguardano principalmente secchezza e irritazione di gola e naso con aumento della produzione di muco e della reattività bronchiale, tosse, faringiti e laringiti. L’esposizione prolungata può altresì causare fibrosi polmonare, severo peggioramento della funzionalità respiratoria ed effetti sul sistema endocrino.

Gli effetti dei gas inquinanti sull’albero respiratorio - Fonte Università di Modena

Sebbene i livelli di NO2 siano diminuiti negli ultimi anni, tutte le centraline piemontesi misurano ancora valori al di sopra delle linee guida suggerite dall’OMS per la protezione della salute di 10 µg/m3 come media annuale.

Domande frequenti (FAQ) sul tema della qualità dell'aria

La qualità dell’aria che respiriamo può avere ripercussioni negative sulla nostra salute. Partendo da un percorso di condivisione delle conoscenze scientifiche, Arpa Piemonte, l'ASL Città di Torino e il Comune di Torino hanno raccolto alcune raccomandazioni rivolte ai cittadini nella pubblicazione Raccolta di domande frequenti (FAQ) sul tema della qualità dell'aria.

Il documento, che racchiude in un libretto illustrato le FAQ dei cittadini, affianca alla presentazione di alcune iniziative intraprese dalle amministrazioni pubbliche, tra le quali l'Accordo di Bacino Padano, le informazioni sulla salute, intendendo percorrere la strada della consapevolezza che deve accompagnare atteggiamenti e comportamenti quotidiani a tutela della salute e dell’ambiente.

I casi evitabili, le misure di salute e le procedure di calcolo

La principale misura utilizzata in epidemiologia ambientale per effettuare una stima di impatto dell’inquinamento dell’aria sulla salute umana è data dal calcolo dei casi evitabili attribuibili ad una data esposizione ambientale mitigabile o rimuovibile.

Una prima considerazione è relativa alla mole di dati circa il rischio per l’uomo per i determinanti ambientali: sono ormai condivise le stime di rischio a breve e a lungo termine per l’esposizione agli inquinanti comunemente registrati in atmosfera desumibili da autorevoli revisioni recentemente condotte, quali: Review of evidence on health aspects of air pollution - REVIHAAP e Health Risks of Air Pollution in Europe - HRAPIE
 

Il presupposto per condurre un’analisi di impatto risiede, infatti, nel poter considerare l’associazione tra determinante ed effetti avversi per la salute di natura causale. Quindi, per calcolare l’impatto è necessario conoscere:

  • il livello di esposizione di cui si vuole valutare l’impatto, ad esempio la concentrazione dell’inquinante per l’unità statistica/amministrativa in studio;
  • la composizione della popolazione oggetto della indagine, ad esempio il numero di soggetti residenti o, per studi specifici, la distribuzione per genere e per fascia di età;
  • il profilo di salute di tale popolazione al baseline, ad esempio i tassi grezzi di mortalità/morbosità delle patologie per le quali si vuole ottenere il calcolo dei casi attesi;
  • le funzioni di rischio o funzioni concentrazione-risposta, ad esempio rischi relativi per gli esiti di cui si vuole valutare la quota evitabile, come nel caso del tumore del polmone per gli effetti a lungo termine;
  • la soglia/e per la quale si presuppone una assenza di effetto, ad esempio è possibile utilizzare valori osservati nella distribuzione dei valori in studio oppure limiti imposti da Direttive, Leggi, al di sopra dei quali si presuppone l’esistenza di rischi per la salute.

La stima può riguardare i casi attesi a breve termine o per esposizioni di lunga durata, considerando quindi anche la latenza delle patologie. Inoltre, possono essere esaminate condizioni espositive passate, in atto o prevedibili (scenari) partendo dai dati del presente. I casi di decesso sono spesso definiti come decessi prematuri.

Il confronto di stime provenienti da ricercatori o gruppi di lavoro differenti può essere quindi fuorviante. Risulta anche problematica la comprensione di informazioni caratterizzate da brevità e perentorietà quali ad esempio : “60.000 morti premature sono dovute all’inquinamento atmosferico in Italia!”.
 

E’ importante sottolineare che ogni stima di questo tipo dovrebbe essere accompagnata da informazioni sulle incertezze incontrate nel calcolo, o nella stima dei casi attesi, facendo riferimento, per esempio, a intervalli di confidenza o di credibilità. È più corretto commentare queste informazioni in relazione a un intervallo o a una percentuale attesa (ad esempio decessi annuali attesi sul totale dei decessi) per poter disporre di una quantificazione di minima, piuttosto che basare la comunicazione su numeri assoluti.

In passato la metodologia di calcolo è stata adottata per il progetto CCM VIIAS, unitamente ai risultati del progetto LIFE MED HISS, che sono aggiornabili e contestualizzati al territorio regionale grazie alla disponibilità di flussi sanitari correnti, fornendo ad oggi le basi per una proficua integrazione tra le componenti ambientali e sanitarie. Entrambi i progetti sono stati illustrati nella Relazione Stato Ambiente 2017.

Attualmente la procedura descritta è implementata per valutare il carico di malattia attribuibile a scenari di inquinamento futuri, partendo dalle concentrazioni attuali e passate registrate in Regione Piemonte. I risultati di tale procedura, riferiti a diversi scenari considerati, sono riportati nel capitolo "La valutazione degli impatti dell'inquinamento atmosferico sulla salute umana" del Piano Regionale per la Qualità dell’Aria (PRQA) della Regione Piemonte.

Nuovi studi sulla tossicità del particolato

Gli effetti a breve termine del particolato atmosferico sulla mortalità sono stati studiati in diverse parti del mondo e le Nuove Linee Guida per la qualità dell’aria, aggiornate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno accolto le evidenze degli studi fatti a varie concentrazioni del particolato e di altri inquinanti sulla salute umana. 

E’ in corso uno studio per proporre l’utilizzo di una metrica più fine, investigando se il conteggio del numero di particelle suddivise per dimensioni possa essere un indicatore valido per lo studio degli effetti sulla salute e quali componenti del particolato possano incidere maggiormente sulla mortalità per cause naturali.

ARPA sta portando avanti degli studi pilota utilizzando i dati derivanti dal monitoraggio nella città di Torino nell’ambito del progetto Life Prepair  che include tutto il bacino del Po (Bacino Padano). I primi risultati sono stati presentati al convegno RespiraMI, tenutosi a Milano il 01/03/2024.

In particolare,  sono stati osservati effetti sulla mortalità per cause naturali associati a Zn, Pb, OC, EC,  NO3- , NH4+ , K+, Ca2+ e Levoglucosano. L’incremento numerico associato a certe frazioni del particolato sembra essere un indicatore utile per la valutazione dell’associazione con effetti dannosi per la salute umana. Inoltre, i prodotti della combustione mostrano una chiara associazione con la mortalità per cause naturali.

Progetto Rete Italiana Ambiente e Salute

Il progetto RIAS (Rete Italiana Ambiente e Salute), finanziato dal Ministero della Salute tramite il CCM (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha proseguito l’esperienza maturata dal progetto CCM Epiambnet in Italia sui temi dell'epidemiologia ambientale.

Finalità principale del progetto CCM RIAS è stata quella di rendere operative le indicazioni della Task Force del Ministero della Salute su Ambiente e Salute attraverso la messa a punto di processi intersettoriali più ampi che garantiscano l'integrazione operativa tra Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) sui temi ambiente e salute.

Per approfondimenti si può consultare la presentazione esaustiva del progetto, terminato nel 2022. Il progetto, che ha coinvolto anche Arpa Piemonte, è stato coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio, ASL ROMA1 con la partecipazione di 13 regioni (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lazio, Marche, Toscana, Campania, Sicilia, Sardegna, Puglia) coinvolgendo inoltre il Gruppo di coordinamento interregionale in rappresentanza delle rimanenti regioni. Rafforzano la rete le attività di molteplici enti quali ISS, CNR, SNPA, SSN (ASSL Cagliari, AUSR Marche), ARESS Puglia, CPO Piemonte, e delle Università di Roma, Pisa, Firenze e Napoli.

Sul sito del progetto RIAS è possibile reperire informazioni sulle attività. 
 

Informazioni e risorse aggiuntive

Linee guida dell’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aggiornate nel 2021 - WHO global air quality guidelines: particulate matter (‎PM2.5 and PM10)‎, ozone, nitrogen dioxide, sulfur dioxide and carbon monoxide https://iris.who.int/handle/10665/345329

Linee guida dell’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aggiornate nel 2005 https://www.who.int/publications/i/item/WHO-SDE-PHE-OEH-06.02

Health impacts of air pollution in Europe, 2022 European Environment Agency https://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2022/health-impacts-of-air-pollution

Review of evidence on health aspects of air pollution - REVIHAAP https://iris.who.int/handle/10665/341712

Health Risks of Air Pollution in Europe - HRAPIE https://www.who.int/europe/publications/i/item/WHO-EURO-2013-6696-46462-67326

Progetto Lifeprepair https://www.lifeprepair.eu/

Convegno RespiraMi 2024   Associazione Italiana di Epidemiologia https://www.epidemiologia.it/notizie/respirami-2024

Viias: l'inquinamento in Italia attraverso i dati https://www.viias.it/pagine/impatto-sulla-salute

Progetto RIAS https://rias.epiprev.it/

CCM - Network https://www.ccm-network.it/pagina.jsp?id=node/7#

Raccolta di domande frequenti (FAQ) sul tema della qualità dell'aria http://www.comune.torino.it/emergenzaambientale/documenti/2019-20/faq_aria.pdf

Accordo di bacino padano per il miglioramento della qualità dell’aria https://www.mase.gov.it/sites/default/files/accordo_bacino_padano.pdf

Piano Regionale per la Qualità dell'Aria (PRQA) della Regione Piemonte https://www.regione.piemonte.it/web/temi/ambiente-territorio/ambiente/aria/piano-regionale-qualita-dellaria-prqa

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Pubblicabile
Gruppo di Redazione
Ambiente e salute

Salute e Aria

Tema
Tipo
Paragrafi

La relazione tra ambiente di vita e salute umana è oggetto di studi scientifici che hanno dimostrato che l’ambiente di vita è un determinante fondamentale per il benessere psicofisico e quindi per la salute delle popolazioni tanto che una specifica sezione del Piano Nazionale della Prevenzione Piano nazionale della prevenzione 2020 - 2025 ha per oggetto la relazione tra ambiente, clima e salute.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si stima che nelle regioni europee l’ambiente di vita possa essere responsabile di circa il 20% della mortalità.

Le indagini sempre più approfondite sulla stretta relazione tra ambiente e salute umana hanno determinato lo sviluppo di un approccio integrato che consideri non solo gli impatti dell’ambiente sulla salute dell’uomo ma anche sulla salute degli animali che condividono con l’uomo l’ambiente. La salute umana, la salute animale e la salute dell’ecosistema sono, quindi, considerati elementi interconnessi indissolubilmente secondo l'approccio One Health

Seguendo questo approccio la valutazione dell’impatto dei determinanti ambientali sulla salute può essere studiato in due modi diversi:

  • valutazione degli impatti diretti dell’ambiente sulla salute umana, quali quelli provocati dall’inquinamento atmosferico, dai pollini e dalle ondate di calore;
  • valutazione degli impatti indiretti come gli effetti sulle malattie trasmissibili da vettori animali sulla cui presenza il fattore ambientale agisce, invece, direttamente.
     
Informazioni e risorse aggiuntive

Organizzazione Mondiale della Sanità https://www.who.int/

Istituto Superiore di sanità ISS https://www.iss.it/

Approccio One Health https://www.iss.it/one-health

Ministero della Salute https://www.salute.gov.it/

Piano nazionale della prevenzione 2020 – 2025 https://www.epicentro.iss.it/piano_prevenzione/pnp-2020-25

Ambiente, clima e salute https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/ambiente-clima-e-salute/
 

Anno
2026
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Concentrazioni di pollini allergizzanti - calendari pollinici

Capitolo
Pollini e Clima
Anno
2026
Calendari pollinici

Il calendario pollinico rappresenta graficamente l’andamento su base annuale della concentrazione di pollini anemofili e di spore presenti in atmosfera.

Si tratta di uno strumento particolarmente  utile per lo studio, la prevenzione e la terapia delle malattie allergiche respiratorie, poiché consente di individuare, per le principali famiglie di pollini allergenici, il periodo medio di fioritura o sporulazione e le variazioni di concentrazione in relazione alle condizioni ambientali e climatiche.

Ogni area geografica ha un suo specifico calendario pollinico che illustra la distribuzione annuale delle fioriture delle famiglie botaniche allergeniche presenti sul territorio. Tale distribuzione dipende sia dalla vegetazione caratteristica della zona sia dalle specifiche condizioni climatiche.

L’andamento delle concentrazioni di pollini e spore nell’aria si ottiene calcolando la media decadale a partire dai valori medi giornalieri - espressi in granuli per metro cubo di aria (granuli/m3) - su una serie storica di più anni di monitoraggio. 

A questo parametro quantitativo è associata una valutazione qualitativa articolata in quattro livelli di concentrazione - assente, bassa, media e alta - rappresentati rispettivamente dai colori bianco, giallo, arancione e rosso.

Valori di riferimento stabiliti per quattro classi di concentrazione di pollini in aria per famiglia e/o genere - Fonte Pollnet

Si precisa che le quattro classi di concentrazione non corrispondono a livelli di “rischio allergico".

La classificazione qualitativa, infatti, si riferisce esclusivamente alla quantità di polline delle diverse specie o famiglie anemofile presente in atmosfera e non fornisce indicazioni sulle eventuali concentrazioni soglia in grado di scatenare una reazione allergica nei soggetti sensibili.

I calendari pollinici della rete di monitoraggio aerobiologico di Arpa Piemonte, relativi ai principali pollini allergenici e alla spora Alternaria, sono elaborati a partire dai dati di monitoraggio disponibili, previa verifica della completezza e della validità delle serie storiche considerate.

Stato del Documento
In redazione
Gruppo di Redazione
Ambiente e salute

Pollini e Clima

Tema
Tipo
img-intro
clima e pollini
Paragrafi

Da tempo è oggetto di approfondimento la relazione tra cambiamenti climatici e concentrazioni polliniche sotto l’ipotesi che un aumento della temperatura media globale induca un allungamento della stagione pollinica con un connesso anticipo di fioritura oltre ad un intensificarsi della quantità di polline emesso in atmosfera.

Le conseguenze sulla salute sono evidenti, si stima, infatti, che i pazienti allergici ai pollini debbano assumere farmaci per un periodo più lungo rispetto al passato. Inoltre, si stima un aumento di soggetti polisensibili, allergici a due o più specie.

Di recente evidenza è la dimostrazione di correlazione tra integrale pollinico annuale, specificamente quercia, e numero di encefaliti da zecche nei due anni successivi come comunicato durante la 16° giornata nazionale del polline, 21 marzo 2023, a cura della fondazione Mack di Trento.

Tutte le patologie allergiche sono in aumento e si stima che le manifestazioni cliniche oculari, rinosinusali e bronchiali da allergia al polline costituiscano la terza causa di malattia cronica. 

Le pollinosi sono un fenomeno che interessa oggi circa cinque milioni di italiani, con una tendenza in aumento a causa dei cambiamenti climatici. Questo giustifica e dà conto dell’importanza di avere una rete di monitoraggio che fornisca informazioni continue e aggiornate circa la concentrazione in aria dei pollini allergenici.

Sulle serie storiche di questi dati sono costruiti i calendari pollinici che sono un valido strumento ai fini di prevenzione e per attuare in modo tempestivo le terapie desensibilizzanti e i trattamenti antiallergici per i soggetti atopici. ##

Informazioni e risorse aggiuntive

Calendari pollinici Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/calendari-pollinici

16° giornata nazionale del polline, 21 marzo 2023, a cura della fondazione Mack di Trento https://www.youtube.com/watch?v=azcQegYB8dU

ISPRA Pollini allergenici in Italia: analisi dei trend 2010 - 2019 https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/pollini-allergenici-in-italia-analisi-dei-trend-2010-2019

Il rapporto IPCC spiegato dagli esperti italiani con i contenuti principali su Europa, Mediterraneo e Italia https://ipccitalia.cmcc.it/il-rapporto-ipcc-spiegato-dagli-esperti-italiani-con-i-contenuti-principali-su-europa-mediterraneo-e-italia/

William R. L. Anderegg, Leander D. L. Anderegg, Leonard Bielory, Patrick L. Kinney and Lewis Ziska (2021) Anthropogenic climate change is worsening North American pollen seasons PNAS Vol. 118 | No. 7 https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2013284118

Lewis H Ziska, László Makra, Susan K Harry, Nicolas Bruffaerts, Marijke Hendrickx, Frances Coates, Annika Saarto, Michel Thibaudon, Gilles Oliver, Athanasios Damialis, Athanasios Charalampopoulos, Despoina Vokou, Starri Heiđmarsson, Ellý Guđjohnsen, Maira Bonini, Jae-Won Oh, Krista Sullivan, Linda Ford, G Daniel Brooks, Dorota Myszkowska, Elena Severova, Regula Gehrig, Germán Darío Ramón, Paul J Beggs, Kim Knowlton, Allison R Crimmins (2019), Temperature-related changes in airborne allergenic pollen abundance and seasonality across the northern hemisphere: a retrospective data analysis, The Lancet Planetary Health, Volume 3, Issue 3, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2542519619300154?via%3Dihub

Ziello C, Sparks TH, Estrella N, Belmonte J, Bergmann KC, Bucher E, et al. (2012) Changes to Airborne Pollen Counts across Europe. PLoS ONE 7(4): e34076. https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0034076
 

 

 

Anno
2026
Stato del Documento
Gruppo di Redazione

Ondate di calore e andamento della mortalità estiva nel 2025

Anno
2026

È noto che il benessere dell’uomo dipende e impatta sul benessere sia dell’ambiente sia delle specie animali, come ben evidenziato dall'approccio One-Health

Infatti, numerosi studi confermano le interazioni tra i fenomeni fisici in atmosfera, come eventi estremi, qualità dell’aria e concentrazione di ozono, e salute dell’uomo. 

In particolare, il microclima dell’ambiente di vita, inteso come combinazione di temperatura, umidità e velocità dell’aria, influisce sui meccanismi di termoregolazione umana, anche se la risposta di tali meccanismi può essere differente per sottogruppi specifici di popolazione, quali i soggetti “fragili”, identificabili attraverso caratteristiche di vulnerabilità ambientale, clinica e socioeconomica. 

In situazioni estreme, come temperature particolarmente elevate ed eventi meteorologici sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico, i possibili effetti sulla salute dell’uomo, in termini sia di morbosità sia di mortalità, possono essere a carico di diversi apparati vitali: sistema cardiocircolatorio, polmonare, nervoso, ormonale. 

Date queste premesse, si osserva che in Piemonte l’estate 2025 ha avuto una temperatura media di 19,9°C, con un’anomalia termica positiva di 1,4°C rispetto alla media del periodo 1991-2020, ed è stata la quinta stagione estiva più calda nella distribuzione storica degli ultimi 68 anni. É risultata invece la quarta estate con le temperature minime più elevate. Dall’ultima decade di maggio le temperature sono state costantemente sopra le medie fino ai primi giorni di luglio, mese in cui i valori sono risultati prossimi alle medie per poi ritornare superiori alla climatologia ad agosto e in alcune giornate vicine a record nella parte centrale del mese; da metà agosto fino a fine settembre si sono alternati periodi leggermente sotto la norma ad altri sopra

L'estate del 2025 ha inoltre visto un numero significativo di ondate di calore, definite come periodi di almeno tre giorni consecutivi di caldo intenso, ovvero giornate in cui la temperatura percepita ha superato almeno il 75° percentile. 

Nei capoluoghi piemontesi, queste ondate sono state particolarmente evidenti: si sono verificate cinque ondate di calore a Vercelli, 6 ad Alessandria,  Asti, Biella, Verbania e Torino, sette a Cuneo. 

Anche la durata degli episodi è stata notevole, come quello osservato a Torino, che si è protratto per ben 17 giorni consecutivi. 

La sorveglianza sanitaria, per valutare l’impatto delle temperature anomale negli 8 comuni capoluogo di provincia e attiva tra il 15 maggio ed il 30 settembre 2025, ha fatto registrare 4450 decessi, di cui 3063 (poco più del 69%), sono decessi avvenuti tra i residenti a Torino. 

Analizzando separatamente le classi d’età maggiori di 65 e 75 anni, che la letteratura indica come sottopopolazioni di “fragili” e a maggior rischio rispetto al determinante ambientale in studio, si osserva che, rispetto alla mortalità totale, la mortalità nella classe d’età maggiore di 65 anni varia dall’87.6% al 92.8% mentre la mortalità nella classe d’età oltre i 75 anni varia tra 70.5% a 84.5%.

 

Città / Mortalità Tutte le età 65 anni e più 75 anni e più
Alessandria 341 310 261
Asti 263 243 209
Biella 76 68 59
Cuneo 181 168 148
Novara 266 241 216
Verbania 105 92 74
Vercelli 155 147 131
Torino 3063 2765 2420
Totale città 4450 4034 3518
Tabella 1 - Statistica descrittiva del numero di decessi in frequenza assoluta, per classe di età, tutte le città capoluogo e totale in Piemonte, tra il 15 maggio ed il 30 settembre 2025 - Fonte Arpa Piemonte

La valutazione del numero di deceduti deve tenere in considerazione, oltre al determinante ambientale, anche la numerosità della popolazione residente. È infatti necessario sottolineare che la popolazione residente negli otto comuni oggetto di analisi è progressivamente diminuita nel corso degli anni, mentre nel 2025 la percentuale di residenti di età superiore ai 65 anni varia tra il 25.0% e il 32.1%. 
Se si considerano i deceduti piemontesi con l'esclusione dei residenti a Torino, i decessi totali osservati nei sette capoluoghi di provincia sono stati 1387, con un valore molto simile a quello osservato negli anni pre-pandemici.
 

Città Frequenza relativa rispetto al totale della popolazione residente Frequenza relativa rispetto al totale dei deceduti, tutte le età Frequenza relativa rispetto al totale della popolazione residente, over65 Frequenza relativa rispetto al totale dei deceduti, over65
Alessandria 7,12 7,66 26,30 90,91
Asti 5,65 5,91 26,99 92,40
Biella 3,32 1,71 29,47 89,47
Cuneo 4,29 4,07 32,11 92,82
Novara 7,89 5,98 24,99 90,60
Verbania 2,30 2,36 28,26 87,62
Vercelli 3,54 3,48 26,53 94,84
Torino 65,89 68,83 25,96 90,27
Totale città 100,00 100,00 26,42 90,65
Distribuzione della popolazione residente al 31 dicembre 2018 e al 31 dicembre 2023, numero di deceduti nell’estate del 2019 e del 2024, per tutte le città capoluogo e totale - Fonte: BDDE Regione Piemonte

Considerando la variabile “luogo di decesso”, circa il 30% delle morti avviene nella propria abitazione, poco più del 22% in R.S.A., il 2.6% in altri luoghi mentre la quota restante, che costituisce la maggior parte dei decessi (2029 decessi nell’estate 2025 pari al 46% del totale), avviene in ospedali pubblici e/o privati. La distribuzione dei luoghi di decesso risulta diversa tra i due generi, le donne muoiono più frequentemente in RSA, mentre gli uomini prevalentemente in ambito ospedaliero.
Per quanto riguarda l’ultima caratteristica analizzata, ovvero la “data del decesso”, la distribuzione mensile evidenzia un numero maggiore di decessi nel mese di agosto, sia considerando il totale dei decessi, sia limitatamente a quelli avvenuti in RSA. Tra i decessi avvenuti in ospedale e presso la propria abitazione, i mesi con la maggiore prevalenza risultano essere giugno e maggio. 
La possibile relazione tra il determinante ambientale e l’esito sanitario è stata indagata separatamente per ciascun capoluogo di provincia. Tuttavia, non è possibile trarre conclusioni sulla forza dell’associazione né sulla distribuzione dei decessi per luogo, poiché tali aspetti dipendono anche da ulteriori variabili non disponibili, quali, ad esempio, la data di ricovero ospedaliero, la durata delle degenze e le condizioni morbose che hanno determinato il decesso.
 

Analisi decessi per luogo e periodo - Elaborazione Arpa Piemonte
Analisi della mortalità per capoluogo

Oltre alla diversa numerosità dei dati raccolti è necessario considerare le differenze esistenti tra Torino e gli altri capoluoghi regionali in termini di caratteristiche urbane, numerosità di popolazione e fattori socioeconomici. Tali peculiarità consentono di valutare eventuali incrementi giornalieri dei decessi in relazione alle variazioni di temperatura esclusivamente per la città di Torino, grazie alla maggiore consistenza della popolazione residente e, di conseguenza, al numero più elevato di decessi giornalieri osservati. Per gli altri capoluoghi, che rappresentano realtà urbane di dimensioni più contenute, il numero giornaliero di decessi è generalmente limitato a poche unità; di conseguenza, eventuali incrementi giornalieri risultano difficilmente interpretabili, poiché fortemente influenzati da ampie fluttuazioni casuali, con una conseguente ridotta affidabilità statistica.

Nel complesso, l’andamento della mortalità nei capoluoghi piemontesi risulta coerente con i dati del Sistema di Sorveglianza Nazionale. I dati di mortalità giornaliera utilizzati non includono il dettaglio delle cause specifiche di morte; pertanto, non è possibile stimare con precisione quali incrementi di decessi per specifiche patologie possano essere direttamente associati ai determinanti ambientali oggetto della sorveglianza.

Alessandria

Nel corso dell’estate 2025 sono stati osservati 341 decessi, di cui 310 tra gli ultrasessantacinquenni e 261 tra gli ultrasettantacinquenni. Nei giorni caratterizzati da ondate di calore, tra gli over65, si sono verificati complessivamente 108 decessi, con una media di 1.2 decessi giornalieri. L’analisi del numero medio giornaliero di decessi tra gli over65 suggerisce che un possibile impatto sanitario del determinante ambientale possa essere associato esclusivamente all’ondata di calore di settembre, durante la quale il numero medio giornaliero osservato (3.2) risulta superiore al valore atteso (2.3).

Asti

Tra il 15 maggio e il 30 settembre 2025 sono stati osservati 263 decessi, di cui 243 tra gli ultrasessantacinquenni e 209 tra gli over75. Nei quattro periodi di sorveglianza epidemiologica sono stati osservati complessivamente 101 decessi tra gli over65, pari a una media di circa 2 decessi giornalieri. Il valore medio giornaliero varia da 1.6 nel terzo periodo di sorveglianza epidemiologica (8–20 agosto) a 2.83 nel primo periodo (29 giugno–3 luglio). Il maggior numero cumulato di decessi osservato nel secondo periodo è verosimilmente attribuibile alla maggiore durata dello stesso e non al determinante ambientale in analisi.

Biella

Nell’estate 2025 sono stati registrati 76 decessi, di cui 68 tra gli over65 e 59 tra gli over75. Tra gli ultrasessantacinquenni, l’eccesso cumulato di decessi attesi rispetto agli osservati è pari a 18. Nei periodi di sorveglianza epidemiologica, il numero medio giornaliero di decessi tra gli over65 risulta pari a 0.4, con valori decrescenti nei quattro periodi considerati. In nessun periodo di sorveglianza epidemiologica si osserva un eccesso di mortalità rispetto al riferimento.

Cuneo

Il sistema di sorveglianza ha registrato un totale di 181 decessi, di cui 168 tra gli over65 e 148 tra gli over75. Il numero giornaliero di decessi osservato varia tra 0 e 4. Il secondo periodo di sorveglianza (11 giugno–6 luglio), associato alla seconda e terza ondata di calore, presenta il numero più elevato di decessi cumulati (22), mentre il primo periodo mostra il valore medio giornaliero più alto (1.9). Tuttavia, in tutti i periodi analizzati e nell’intera stagione estiva, il numero di decessi osservati risulta inferiore a quello atteso, indicando l’assenza di un effetto sanitario attribuibile alle temperature nel 2025.

Novara

Nel periodo maggio–settembre 2025 sono stati osservati 266 decessi, di cui 241 tra gli over65 e 216 tra gli over75. Nei quattro periodi di sorveglianza sono stati registrati complessivamente 78 decessi tra gli over65. Il maggior numero cumulato (42 decessi) è associato al secondo periodo di sorveglianza, probabilmente a causa della maggiore durata temporale. Tuttavia, il valore medio giornaliero più elevato (2.0) è osservato durante la prima ondata di calore (29 maggio–3 giugno), senza evidenza di eccessi rispetto al riferimento.

Verbania

Nel periodo estivo 2025 sono stati osservati 105 decessi, di cui 92 tra gli over65 e 74 tra gli over75. Nei periodi di sorveglianza sono stati registrati complessivamente 28 decessi tra gli over65. Il confronto tra decessi osservati e attesi non evidenzia un effetto sanitario attribuibile alle temperature estreme.

Vercelli

Nel corso dell’estate sono stati osservati 155 decessi, di cui 147 tra gli over65 e 131 tra gli over75. Il numero giornaliero di decessi varia tra 0 e 4, in relazione alla ridotta dimensione della popolazione residente. Anche in questo caso, nei periodi di ondata di calore i decessi osservati tra gli over65 risultano inferiori ai valori attesi, indicando l’assenza di un effetto del determinante ambientale nel 2025.

Torino

Nel 2025 sono stati registrati complessivamente 3 063 decessi, in linea con il biennio precedente. Il 90% dei decessi (2 765) ha riguardato residenti over65, mentre il 79% (2 420) residenti over75. La struttura demografica conferma il progressivo invecchiamento della popolazione residente. Nel complesso delle sei ondate di calore, il numero di decessi osservati tra gli over65 risulta lievemente superiore al riferimento (p-value = 0,17). L’analisi delle singole ondate evidenzia che l’effetto è attribuibile a tre episodi specifici (prima, quinta e sesta ondata), con eccessi cumulati rispettivamente pari a 12, 36 e 11 decessi, probabilmente associati a valori più elevati di temperatura apparente minima e massima.

 

Informazioni e risorse aggiuntive

World Health Organisation One Health https://www.who.int/news-room/questions-and-answers/item/one-health

Istituto Superiore di Sanità One Health https://www.iss.it/one-health

Istituto Superiore di Sanità EpiCentro - L'epidemiologia per la sanità pubblica Il Piano d’azione congiunto One Health (OH JPA) 2022-2026 e le linee guida per la sua implementazione https://www.epicentro.iss.it/globale/ohjpa-2022-2026

Ministero della Salute Ambiente, clima e salute https://www.salute.gov.it/new/it/tema/piano-nazionale-della-prevenzione/ambiente-clima-e-salute/

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Ambiente e salute