Priorità 3.A - Ridurre il dissesto e il degrado ambientale

Anno
2026

Questa priorità integra politiche che affrontano i problemi di dissesto idrogeologico e di riduzione del degrado ambientale in più ambiti di intervento. La riduzione del degrado riguarda, insieme agli interventi di tutela e bonifica, aspetti di conversione del sistema produttivo in chiave di economia circolare (cfr. MAS 1 e 2) con la riduzione della produzione di rifiuti e l’introduzione di cambiamenti nella gestione del territorio e nella pianificazione territoriale e la transizione energetica (cfr. MAS 2) in risposta alle problematiche della qualità dell’aria.

In generale, le politiche regionali che si attivano e/o si potenziano per incrementare la resilienza del territorio e ridurre il degrado ambientale si strutturano in più ambiti di intervento:

  • l’aumento della capacità adattativa, ossia dell’insieme delle risorse che possono essere utilizzate e opportunamente organizzate per far fronte alle conseguenze di un cambiamento, con un processo adattivo;
  • la riduzione della vulnerabilità, dell’ambiente naturale e del sistema socioeconomico;
  • la diminuzione dell’esposizione delle persone, dei beni e del capitale naturale al rischio ambientale e idrogeologico.


In particolare, il rischio idrogeologico è una criticità per il Piemonte, legata alla peculiare conformazione del territorio che ha alta incidenza di aree declivi. In Piemonte il 73% della superficie territoriale ricade in comuni classificati di collina e montagna, nei quali risiede il 38% della popolazione. Tale assetto, la cui criticità è accentuata dal mutare del regime pluviometrico associato al cambiamento climatico, richiede un rafforzamento dell’attività di prevenzione e di adeguamento infrastrutturale, oltre che di ripristino dei danni.

Il cambiamento climatico è in questo ambito un elemento di amplificazione delle criticità legate alla sicurezza del territorio: gli impatti del fenomeno sono già evidenti (anche in termini di costi) sull’ambiente naturale e sui sistemi socioeconomici piemontesi, tanto più gravosi quanto più aumenta l’entità del riscaldamento; gli scenari futuri - anche con le migliori politiche di mitigazione - delineano, inoltre, una situazione in deciso peggioramento, a causa delle emissioni cumulate registrate fino ad oggi.

Rappresenta quindi una priorità agire per contrastare il fenomeno, individuando efficienti misure di adattamento.

Sul fronte del degrado ambientale intervengono le politiche sulla riduzione del consumo, del deterioramento e della capacità produttiva dei suoli e le politiche di gestione dei rifiuti in stretta relazione con le politiche di economia circolare descritte nella MAS 1. Per quanto riguarda la qualità dell’aria i problemi e le politiche sono affrontate nella MAS 2 - La transizione energetica.

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Priorità 2.C - Promuovere e facilitare la conversione dei trasporti e della mobilità

Anno
2026

La mobilità sostenibile è una delle chiavi essenziali per garantire libertà e sicurezza di spostamento ai cittadini. Valorizzare la mobilità a supporto dello sviluppo, ridurre gli effetti negativi che impattano sul territorio e progettare un sistema di trasporti che risponda in modo adeguato alle nuove esigenze, richiede di agire in diversi settori.

A livello europeo la Strategia ASI (Avoid – Shift – Improve) è il riferimento per definire le politiche volte a favorire la transizione della mobilità verso un modello più sostenibile a livello energetico e ambientale, grazie a misure che, pur preservando l’accessibilità delle persone a beni e servizi, riducano la necessità di spostarsi con mezzi motorizzati (Avoid), privilegiando modalità di trasporto meno impattanti (Shift) dal punto di vista della salute, della preservazione ambientale ed economica del territorio.
Si agisce, inoltre, per migliorare l’efficienza del sistema attuale (Improve) e renderlo carbon neutral e per migliorare tecnologicamente i mezzi di trasporto, in modo che siano meno energivori ed inquinanti.

In quest'ottica, un sistema di mobilità e trasporti a servizio delle persone (socialmente corretto, che utilizza con efficienza le risorse pubbliche e consente un alto grado di sostenibilità ambientale) deve necessariamente dedicare un trattamento preferenziale ai trasporti non motorizzati (piedi e bici). Tuttavia, il passaggio evolutivo da uno stile di vita basato sul possesso dell’auto ad uno stile di vita nel quale la mobilità è uno dei servizi di cui usufruire (a seconda delle necessità) implica favorire, a partire dalle aree più urbanizzate, il trasporto pubblico locale quale elemento tra i più rilevanti per migliorare - anche in termini di sostenibilità - la qualità della vita dei cittadini.

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Priorità 1.D - Convertire le pratiche agricole

Anno
2026

(Convertire le pratiche agricole attraverso il miglioramento delle prestazioni economiche e ambientali delle aziende agricole ed agro-industriali, favorendo la competitività sostenibile.)

Questa priorità si concentra sull’agricoltura e sulle possibilità di sviluppo del patrimonio rurale e montano del Piemonte in chiave di maggiore sostenibilità.

Il raggiungimento di un’agricoltura più sostenibile in Piemonte potrà avvenire grazie alla graduale adozione, peraltro già avviata, di nuovi modelli agricoli in grado di produrre cibo sano e di buona qualità; di essere “in equilibrio” rispetto all’ambiente naturale (grazie anche ad adeguati profili di efficienza produttiva); di sostenere l’impatto dei cambiamenti climatici; di evolversi in armonia con i contesti sociali e territoriali contribuendo a sostenerne lo sviluppo.

Oggi, l’agricoltura non va più intesa soltanto nella sua funzione di attività primaria diretta alla produzione di generi alimentari ma in relazione con varie tematiche tra cui la sicurezza alimentare e la salute delle persone, la lotta al cambiamento climatico e agli sprechi, la bio-economia e la produzione di energia in ottica di economia circolare, il welfare, il turismo, la pianificazione del territorio, il paesaggio rurale, i servizi ecosistemici, ecc.
La disciplina del settore agroalimentare è una materia multidisciplinare e trasversale che rappresenta un veicolo di innovazione anche istituzionale. È ormai diffusa la tendenza a estendere ad altri settori le innovazioni anche normative originariamente introdotte per far fronte alle domande di nuova regolazione emerse proprio nell’ambito del settore agroalimentare.

Nel processo di conversione giocano un ruolo rilevante l’agricoltura di precisione e le nuove tecnologie (“Agricoltura 4.0”), che possono contribuire alla sostenibilità riducendo la quantità di prodotti chimici, applicandoli solo dove e quando essi necessitano, e producendo effetti sulla qualità delle acque e riduzione del loro consumo, sulla qualità del suolo e dell’aria, sulla mitigazione del clima e sulla questione energetica.

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Siti contaminati, fattore per le acque

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siti contaminati
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I siti contaminati rappresentano uno dei principali fattori antropici che possono compromettere la qualità delle acque sotterranee una risorsa fondamentale per l'approvvigionamento idrico. 

Le sostanze inquinanti introdotte nel terreno da attività umane passate o presenti, possono infatti raggiungere la falda attraverso diversi meccanismi: l’infiltrazione dell’acqua piovana, il dilavamento dei contaminanti o la presenza di percorsi preferenziali nel sottosuolo che facilitano la migrazione degli inquinanti. Una volta entrate nella falda, queste sostanze possono diffondersi anche su distanze considerevoli.

Sul totale dei 2175 siti contaminati censiti nella Anagrafe regionale dei siti contaminati (ASCO) in Piemonte, a dicembre 2025 i siti con contaminazione che interessa le acque sotterranee sono 637, dei quali 372 "attivi" e 265 conclusi.

Anno
2026
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Sito di Serravalle Scrivia

Anno
2026

ll Sito di Interesse Nazionale denominato ex-Ecolibarna si trova nel Comune di Serravalle Scrivia e, per una piccola parte, nel comune di Stazzano, nella parte orientale della provincia di Alessandria, a circa 8 km dall'abitato di Novi Ligure; la situazione di contaminazione è conseguenza delle attività degli impianti della ex Ecolibarna e della ex Gastaldi Oli Lubrificanti S.p.A.

L'area è delimitata a Ovest dalla S.S. n. 35 dei Giovi, a Nord e a Est da una strada comunale e a Sud–SudOvest dalla ferrovia Genova–Torino.

Fin dal 1940 il sito è stato sede di un complesso industriale che effettuava il deposito di oli minerali, combustibili e lubrificanti, il trattamento di oli minerali per la produzione di oli bianchi, nonché la rigenerazione di oli minerali lubrificanti esausti con acido solforico concentrato e precipitazione della parte idrocarburica catramosa (“melme acide”). 

A partire dal 1983 sul sito cominciò ad operare la società Ecolibarna S.r.l in possesso dell’autorizzazione per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti speciali e tossico-nocivi sia liquidi che solidi. Nel periodo di attività di Ecolibarna sul sito transitarono rifiuti di ogni genere e, successivamente, rifiuti di diversa natura furono ritrovati interrati in alcune aree del sito.

Nel 1984 e 1985 la Regione Piemonte revocò l’autorizzazione allo smaltimento e impose la cessazione di tutte le lavorazioni effettuate nell’area.

Le operazioni di bonifica del SIN sono state incentrate sul risanamento del territorio dalla presenza di rifiuti tossico-nocivi, allo stato liquido e solido che hanno provocato la contaminazione del terreno e delle acque sotterranee sia nelle aree interne che nelle aree esterne allo stabilimento.

Il Ministero della Protezione Civile affidò alla ditta Castalia S.p.A. (poi Fisia Italimpianti) l’incarico di effettuare la bonifica del sito industriale e la messa in sicurezza dei materiali presenti nell’area, attività che proseguì fino al 1995 quando le evidenze di contaminazione riscontrate sul sito fecero emergere la necessità di un intervento più ampio di quello previsto.

La delimitazione effettuata con il Decreto 7 febbraio 2003 comprende l'area dell'insediamento industriale dismesso della ex Ecolibarna S.r.l. ed ex Gastaldi Oli Lubrificanti S.p.A. e si estende alle aree a valle fino alla sponda del Torrente Scrivia, per un totale di circa 745.000 m2.

Dopo l’operato di due commissari delegati per la bonifica, attualmente il soggetto competente all'attuazione del programma di bonifica è la Provincia di Alessandria (come da Accordo di Programma tra Ministero, Regione, Provincia e Comune di Serravalle Scrivia dell'aprile 2015).

I lavori sinora eseguiti hanno riguardato la caratterizzazione del sito dello stabilimento eseguita da Arpa Piemonte, caratterizzazioni in aree esterne, prove pilota, attività di monitoraggio, progettazione di lotti di intervento, realizzazione di opere di messa in sicurezza d’emergenza e bonifica. A seguito dei risultati analitici sulle acque sotterranee dello stabilimento sono stati progettati e approvati gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza della falda.

Di significativa importanza è il diaframma plastico impermeabile immorsato ad una profondità variabile tra circa 8 m e 12 m dal piano campagna, realizzato a monte del sito, in particolare della cosiddetta area discariche, su una lunghezza di circa 250 m ad integrazione di interventi di impermeabilizzazione superficiale e di opere di captazione e gestione del percolato.

L’Accordo di Programma sopra citato, oltre a costituire un quadro organico di riferimento per la gestione dei finanziamenti disponibili e quelli successivamente reperibili, indica una serie di interventi da attuare grazie alle disponibilità finanziarie esistenti:

  • Completamento del diaframma plastico a bassa permeabilità;
  • Bonifica nell’ambito dell’Area Impianti (rimozione di manufatti, asportazione parziale del terreno contaminato e iniezione di reagenti per incentivare la degradazione di idrocarburi e VOC nelle acque di falda);
  • Emungimento di acqua contaminata dall’acquifero superficiale e smaltimento in impianto di trattamento, in funzione dal settembre 2016;
  • Monitoraggi e gestione delle discariche al fine di tenere sotto controllo l’evoluzione della contaminazione e di prevenire situazioni di criticità;
  • Interventi di bonifica sulle acque sotterranee in zona Fabbricone (Air Sparging e Soil Vapour Extraction).

Nel 2018 sono stati conclusi i lavori di bonifica della cosiddetta Area Impianti, consistenti nella rimozione dei manufatti esistenti, nell’asportazione del terreno contaminato e nell’iniezione di reagenti per incentivare la degradazione di idrocarburi e VOC nelle acque di falda; nella primavera del 2020 si sono conclusi i previsti monitoraggi ambientali per la valutazione dell'efficacia dell'intervento (8 campagne di campionamento della acque di falda) con risultati per ora in linea con quanto atteso.

Nel 2021 sono stati conclusi i lavori di completamento del diaframma plastico a bassa permeabilità, per la cinturazione completa della cosiddetta area discariche.
Al SIN risultavano assegnate risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), programmazione 2014-2020, per poco meno di 8 milioni di euro. Con Delibera CIPE 28 luglio 2020, n. 31, tali risorse sono state diversamente riprogrammate e si è quindi in attesa che al sito possano essere destinate quanto prima ulteriori risorse statali.

Nel frattempo, la Regione si è attivata per reperire risorse alternative per un ammontare di 2.890.000 euro.

È in corso di predisposizione un nuovo Accordo di programma per la prosecuzione delle attività sul sito, che verrà stipulato tra gli enti territoriali, Regione, Provincia e Comuni e il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Sito di interesse nazionale di Serravalle Scrivia - Fonte Arpa Piemonte
Informazioni e risorse aggiuntive

Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Accordi di programma quadro Siti di Interesse Nazionale https://www.mase.gov.it/bonifiche/accordi-sin/206

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Sito di Cengio

Anno
2026

Il Sito di Interesse Nazionale denominato “Cengio e Saliceto” è ubicato fra Piemonte e Liguria e comprende l’area occupata dall’ex stabilimento industriale “ACNA”, interamente nel comune di Cengio (SV), in territorio ligure, e l’area esterna, a valle dello stabilimento stesso, in territorio piemontese; tale ultima area è costituita dalla fascia fluviale ai lati della Bormida di Millesimo e comprende i territori di 17 comuni a partire dal comune di Saliceto (CN) fino al comune di Sessame (AT).

La perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale è stata recentemente ridefinita con decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica n. 353 del 17 ottobre 2024.

Il primo insediamento industriale sorge nel 1882 con la produzione di polvere pirica, nitroglicerina e dinamite. Dal 1900 al 1920 l’attività prosegue incentrata sulla fabbricazione di esplosivi. Negli anni ‘20 viene avviata la produzione di coloranti e acidi: a partire da quel periodo sono registrati fenomeni di contaminazione delle acque del fiume Bormida tali da determinare la chiusura dell’acquedotto di Cortemilia (CN) su ordine del Pretore. Nel 1928 la ditta prende il nome di ACNA (Azienda Coloranti Nazionali e Affini) S.p.A. con sede a Milano.

Poco prima della Seconda guerra mondiale gli agricoltori della vallata citano lo stabilimento per danni in quanto le acque del Bormida sono inutilizzabili a fini irrigui. Seguono denunce e verifiche ma solo negli anni ‘80 cessa la produzione di coloranti e prosegue quella di pigmenti.

ACNA era controllata dagli anni ’30 dalla Montecatini e ne seguì il destino passando negli anni ’60 al gruppo Montedison, quindi alla Enimont nel 1988 e dal 1991 sotto il controllo di EniChem. 

L’attività termina definitivamente nel corso del 1998.

La legge 426/98 individua l’area a rischio ambientale e prevede un programma di bonifica e ripristino; nel 1999 viene dichiarata la situazione di emergenza socio-ambientale con nomina di un Commissario Straordinario ad opera della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
 

Situazione della contaminazione

Le attività di caratterizzazione delle aree esterne, svolte con la collaborazione di Arpa Piemonte e Arpa Liguria e finalizzate a determinare la contaminazione di suolo, acque sotterranee, acque superficiali e sedimenti, sono proseguite fino al 2011, con approfondimenti su numerose aree interessate.

I contaminanti caratteristici del sito sono stati rilevati nelle acque del fiume Bormida con concentrazioni progressivamente ridotte nel tempo. Fra le sostanze caratteristiche si segnalano cloro benzeni, aniline, antrachinoni e naftalensolfonici.
 

Stato avanzamento della bonifica

Al fine di bonificare e mettere in sicurezza il sito nel corso dei decenni sono state effettuate numerose attività, già a partire dal 1984 (prime opere di contenimento per impedire la filtrazione delle acque di falda dall’area dello stabilimento verso l’esterno); successivamente alla caratterizzazione delle aree interne, negli anni 2000-2001, è stato realizzato su tutto il perimetro dello stabilimento lato fiume un diaframma che si intesta sul substrato marnoso impermeabile. Arpa e Regione Piemonte hanno prescritto inoltre una serie di interventi finalizzati ad eliminare gli ingressi di acqua nel sottosuolo dell’area dello stabilimento. 

Nei primi anni 2000 è stata realizzata la bonifica dei lagunaggi nell’area A1 dello stabilimento.

Nel 2005-2008 è stato attuato il progetto di Bonifica Pian Rocchetta (intervento certificato nel 2012, con previsione di monitoraggi post-operam); nel 2009 è stata effettuata la bonifica dei terreni siti nel comune di Saliceto, Località Pian Sottano mediante asporto di terreno di riporto, rifiuti e terreno contaminato. 

Nelle aree interne allo stabilimento è stata realizzata la bonifica mediante asportazione dei terreni contaminati presenti nella zona insatura e, parzialmente, in zona satura, asportazione dei rifiuti presenti, demolizione degli edifici sede delle lavorazioni. Tutti i materiali sono stati abbancati nella zona A1, destinata a messa in sicurezza permanente anche dei terreni contaminati asportati per la bonifica delle aree golenali all’esterno del sito, del sito di Pian Rocchetta e della zona di Pian Sottano (Comune di Saliceto). 

Nel 2016 sono stati rilevati in territorio ligure alcuni superamenti dei limiti di riferimento per diversi contaminanti organici nelle acque sotterranee della cosiddetta “Area Merlo”, esterna allo stabilimento ma rientrante nel perimetro del SIN. Sono state avviate le procedure di bonifica anche per quest’area (allo stato attuale, è in fase di realizzazione una sperimentazione pilota per l’attività di bonifica e l’istruttoria dell’analisi di rischio).
 

Monitoraggio e controllo

Nelle aree interne ed esterne allo stabilimento è presente una capillare rete di monitoraggio delle acque sotterranee per tenere sotto controllo l’eventuale fuoriuscita di contaminanti dalle aree confinate; i campionamenti avvengono secondo un Protocollo di monitoraggio concordato con gli Enti competenti, attualmente con frequenza minima trimestrale. 

Nel 2017, a seguito di alcune criticità emerse dopo gli eventi alluvionali del 2016, è stato ritenuto opportuno armonizzare i monitoraggi effettuati da Eni Rewind, Arpa Liguria e Arpa Piemonte, inserendo uno strumento aggiuntivo costituito dal “Protocollo di monitoraggio sulla verifica della qualità delle acque del fiume Bormida” firmato il 29 novembre 2017 che vede impegnati Regione Liguria, Regione Piemonte, Arpa Liguria, Arpa Piemonte, i comuni di Cengio e Saliceto e Eni Rewind, nel controllo e nello scambio reciproco di dati di monitoraggio relativi alle acque superficiali in corrispondenza di alcuni punti strategici lungo il corso del Fiume Bormida e relativi alle acque sotterranee in corrispondenza dei piezometri maggiormente significativi. I controlli conseguenti al protocollo non hanno rilevato criticità significative nelle acque del fiume Bormida in territorio piemontese.

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Sito di Pieve Vergonte

Capitolo
Siti contaminati
Anno
2026

Il sito industriale oggetto di bonifica è ubicato nel territorio del Comune di Pieve Vergonte, in provincia di Verbania, nella media Val d’Ossola, in destra orografica del fiume Toce. Confina a nord con la SP n.117, ad est con la SS n. 33 del Sempione, a nord-est con la ferrovia Novara/Domodossola e ad ovest con l’abitato di Pieve Vergonte. L’area dello stabilimento si estende su una superficie totale di circa 37 ettari, dei quali circa 20 sono occupati da attività produttive condotte attualmente dalla Società Altair Chemical.

Lo stabilimento industriale è sorto attorno al 1915 e le lavorazioni inizialmente erano volte alla produzione di cloro e gas ad uso bellico; successivamente venne sviluppata la produzione di clorurati organici, di arsenico e suoi derivati. Nel dopoguerra venne avviata la produzione di DDT. Nello stesso periodo erano attive le seguenti produzioni: linea cloro-soda con celle Krebbs, acido solforico con forni di arrostimento di pirite, oleum, acido clorosolfonico, ammoniaca sintetica da cracking di metano, solfuro di carbonio, cloralio, acido ossalico, acido formico, fertilizzanti a base di N-P-K, mono e diclorobenzeni, solfato ammonico e tetracloruro di carbonio. Il 30 giugno 1996 è stata fermata la produzione di DDT e il 30 giugno 1997 sono state fermate le produzioni di cloralio e acido clorosolfonico.

Dalle numerose campagne di indagini svolte negli anni (1995-2006) è stato possibile caratterizzare il sito per la contaminazione dei terreni (suolo superficiale e profondo) e le acque di falda. L’area risulta contaminata in massima parte da: Arsenico, Mercurio, altri metalli (Piombo, Rame, Zinco, Vanadio, Selenio, Nichel, Antimonio, Cadmio), DDT e suoi derivati, Esaclorobenzene, Esaclorocicloesani, Idrocarburi clorurati alifatici e aromatici, Benzene, Idrocarburi leggeri e pesanti, Idrocarburi policiclici aromatici, Policlorobifenili, Diossine e Furani.

L’approvazione del Progetto Operativo di Bonifica (POB) è avvenuta nell’ottobre 2013.

Il soggetto che ha in capo la bonifica del sito è la società Eni Rewind S.p.A.

Il progetto prevede interventi su terreni e acque sotterranee contaminate per un arco temporale complessivo di circa 12 anni.

Per quanto riguarda gli interventi sui terreni, è prevista l’escavazione dei terreni contaminati e il confinamento in sito in un impianto della capacità di circa 680.000 m3, oltre alla realizzazione di un impianto di soil washing.

Per quanto riguarda gli interventi sulle acque sotterranee, sono previsti interventi per contenere idraulicamente il flusso di acqua che scorre sotto il sito, ridurre la massa di contaminante presente anche nelle aree sorgenti e preservare la risorsa idrica incontaminata. I lavori sono stati avviati nel corso del 2016.

Nel corso dei lavori si è resa necessaria una variante al progetto principalmente per l’aumento della volumetria dei terreni risultati contaminati;

Per ciascuna delle componenti ambientali atmosfera, rumore, acque superficiali e sotterranee, vegetazione, fauna ed ecosistemi è previsto un monitoraggio progettato per fasi (ante operam, in corso d’opera, post operam) e cadenzato considerando l’avanzamento spaziale e temporale delle principali attività connesse agli interventi previsti nel progetto operativo di bonifica.

La prima fase della variante è stata approvata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con Decreto del Direttore della Direzione Generale Economia Circolare e Bonifiche n. 77 del 25 settembre 2024. I lavori previsti dalla Fase I sono stati avviati.

Nel mese di marzo 2026 è stata trasmessa da Eni rewind l'istanza di avvio del procedimento per  l’approvazione della variante al Progetto Operativo di Bonifica - FASE 2.

Nel corso del 2016 è terminato il monitoraggio ante operam ed è pertanto in corso il monitoraggio della realizzazione delle opere di bonifica, iniziate ufficialmente nell’aprile 2017. Arpa Piemonte provvede allo svolgimento delle proprie attività istituzionali operando sia nella supervisione delle attività di campo e validazione delle risultanze analitiche di Eni Rewind S.p.A., sia direttamente con il prelievo e l’analisi di campioni di diverse matrici.

Infine, benché l’amianto non sia uno degli inquinanti caratteristici del sito, dopo il recente rinvenimento di terreni con presenza di amianto di origine antropica in una porzione del sito, gestiti all’interno del cantiere di bonifica, l’amianto è stato inserito fra le sostanze contaminanti di interesse per il sito.

Sito di interesse nazionale di Pieve Vergonte, denominazione convenzionale delle aree - Fonte Eni Rewind
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Effetti al suolo a seguito di eventi nel 2025

Anno
2026
Effetti al suolo evento 15-17 aprile 2025

Tra martedì 15 e giovedì 17 aprile 2025, intense precipitazioni hanno interessato in generale tutto il Piemonte, con picchi superiori a 550 mm nelle aree montane e pedemontane del Torinese, Biellese, Vercellese e Verbano, accompagnate in quota da copiose nevicate sui settori alpini (valori medi di 120-140 cm di neve fresca a 2500 m).  Si sono verificate frane (per lo più colamenti rapidi ma anche diversi fenomeni di scivolamento planare) e allagamenti da parte del reticolo idrografico principale e secondario, con danni diffusi e, purtroppo, anche una vittima. Le aree più colpite sono state la collina di Torino, in particolare il versante nord tra Castagneto Po e Cavagnolo (TO) e il settore confinante del basso monferrato, le zone pedemontane comprese tra Pinerolese e Val Susa, Canavese, Biellese e Val Sesia.

Tra i fenomeni franosi di maggiori dimensioni osservati, nel territorio comunale di Cocconato è stato rilevato un movimento gravitativo di tipo planare in località Maroero descritto nel paragrafo dedicato. Nel SiFraP sono state inserite una quarantina di nuove schede descrittive di fenomeni verificatisi durante l’evento dell’aprile 2025, di cui una decina approfondite al II livello.

In quota, si sono verificati fenomeni valanghivi che hanno raggiunto anche quote di fondovalle: in particolare, in Valle Orco, Soana, Anzasca e Formazza si sono verificati alcune valanghe molto particolari in quanto sature di acqua che, talvolta, hanno superato i limiti storici.

Nell'apposito servizio webgis del Geoportale di Arpa è stato di recente pubblicato l'approfondimento relativo agli effetti al suolo dell’evento, che integra il rapporto d’evento, con aggiornamento della pagina dedicata della Banca Dati Eventi alluvionali.

Mappa dei processi verificatisi durante l'evento del 15-17 aprile 2025.
Effetti al suolo dell'evento del 30 giugno 2025

Nel pomeriggio del 30 giugno 2025, a distanza di due anni dal precedente evento del 13 agosto 2023, l’abitato di Bardonecchia (1.312 m s.l.m.) è stato nuovamente interessato dal passaggio di una colata detritica con caratteristiche di flusso iperconcentrato, originatasi nel bacino del Rio Frejus. In un contesto caratterizzato da temperature decisamente sopra la media del periodo a tutte le quote, piogge intense legate a una cella temporalesca localizzata a cavallo dello spartiacque tra Italia e Francia hanno interessato le testate dei bacini del Rio Frejus e del Rio della Rho, determinando fenomeni di erosione, mobilizzazione del materiale presente in alveo e suo successivo trasporto a valle. Come in passato, la colata detritica è transitata nell'abitato di Bardonecchia, esondando in diversi punti e provocando danni significativi soprattutto in corrispondenza della parte bassa del paese, e, purtroppo, causando una vittima.

Nell’immagine, la ripresa dall’alto evidenzia i segni del passaggio della colata.
Effetti al suolo dell'evento dell’agosto 2025

Le piogge intense che, nelle giornate del 28 e 29 agosto 2025, hanno interessato il Piemonte nord-occidentale hanno determinato l'attivazione di alcuni dissesti legati alla dinamica torrentizia e gravitativa di versante. I principali effetti al suolo si sono concentrati nel settore nord-occidentale della Regione, con particolare riguardo al Verbano e alla Valle Divedro (Provincia del Verbano Cusio Ossola). Il principale fenomeno, in termini di magnitudo, si è registrato nel territorio comunale di Varzo dove le precipitazioni hanno riattivato la dinamica torrentizia all’interno del reticolo idrografico minore, posto in sinistra idrografica del torrente Diveria.

Effetti al suolo dell'evento del settembre 2025

Le piogge intense che, nelle giornate dal 21 al 23 settembre 2025, hanno interessato il Piemonte sud-orientale hanno determinato l'attivazione di alcuni dissesti legati alla dinamica fluviale e torrentizia e di versante. I principali effetti al suolo si sono concentrati nel settore sud-orientale della Regione, in particolare nell’Alessandrino al confine con la Provincia di Savona. L’episodio più gravoso, con purtroppo anche una vittima, si è verificato nel comune di Spigno Monferrato: nella notte tra domenica 21 e lunedì 22 la piena del Torrente Valla ha investito l’area del campeggio in località Squaneto, dove soggiornava una turista tedesca, che è stata travolta dall’acqua. In salvo un’altra ventina di persone presenti nel campeggio.

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Geologia e nivologia

Pollini e Aria

Tema
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pollini
Paragrafi

Arpa Piemonte, tramite la struttura semplice Epidemiologia Ambientale, coordina la rete di monitoraggio dei pollini allergenici e cura la pubblicazione settimanale del bollettino pollinico.

A livello nazionale, Arpa Piemonte aderisce alla rete POLLnet,  la rete di monitoraggio aerobiologico istituzionale del Sistema delle Agenzie Ambientali, e fa parte del Sistema Informativo Nazionale Ambientale (SINAnet). Istituita nel 2010, questa rete ha diversi obiettivi:

  • in campo ambientale, integra il monitoraggio della qualità dell'aria, contribuisce sia alla stima della biodiversità delle specie vegetali sia alla valutazione dei fenomeni legati ai cambiamenti climatici;
  • in campo sanitario, fornisce informazioni fondamentali per la diagnostica, la pratica clinica e la terapia, contribuendo alla ricerca e alla prevenzione delle patologie allergiche respiratorie.

I pollini sono gli gametofiti maschili delle piante superiori (fanerogame o piante a fiore), a cui è affidato il compito di fecondare gli ovuli. Le loro dimensioni variano a seconda delle specie: da un minimo di 10 micron, come nelle Urticaceae, ad un massimo di 200 micron nelle Pinaceae (pari a 0,2 millimetri).  

Gli allergeni sono contenuti nell'intina, lo strato più interno della parete del granulo pollinico, e nei granuli di amido.

La presenza di ppolline in atmosfera è influenzata da diversi fattori:

  • le condizioni climatiche antecedenti il periodo della fioritura, che condizionano la data di inizio del fenomeno;
  • le condizioni meteorologiche (vento, turbolenza, pioggia, umidità e irraggiamento), che incidono sulla fluttuazione della concentrazione polliniche in atmosferica.

L'aerobiologia è il ramo della biologia che studia la dispersione, il trasporto e la deposizione in atmosfera di particelle anemofile in atmosfera sia viventi sia non viventi (batteri, alghe, funghi, pollini, virus, spore di felci e di muschi, insetti e altra microfauna, oltre a particelle e gas di origine naturale o antropica) . L'insieme di queste particelle in sospensione, di varia origine, forma e dimensione, costituiscono l'aerosol atmosferico.

Il contributo che l'aerobiologia può dare, tramite il monitoraggio dei pollini e delle particelle aerodisperse, non è limitato soltanto al campo della medicina e in particolare dell'allergologia, ma si estende anche ad altri settori quali l'agricoltura, la fitopatologia, la conservazione dei beni culturali, nonché allo studio della biodiversità, del clima e dell'inquinamento atmosferico.

Tuttavia, il suo primo e ancora principale utilizzo è nel campo dell’allergologia al fine di:

  • conoscere la concentrazione di particelle aerodisperse a fini diagnostici e terapeutici;
  • redigere calendari pollinici;
  • sviluppare modelli previsionali di emissione e trasporto dei pollini.
     
Informazioni e risorse aggiuntive

PollNet https://pollnet.isprambiente.it/

POLLnet - Linee guida per il monitoraggio aerobiologico https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/pollnet-linee-guida-per-il-monitoraggio-aerobiologico

Studio della rimozione dei PFAS tramite l’utilizzo della canapa (Cannabis sativa L.): accumulo nel polline e possibili rischi per le api https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39638132/ 

Anno
2026
Stato del Documento
Gruppo di Redazione