Siti contaminati e qualità delle acque sotterranee

I siti contaminati rappresentano uno dei principali fattori che possono compromettere la qualità delle acque sotterranee, una risorsa fondamentale per l’approvvigionamento idrico.
Le sostanze inquinanti introdotte nel terreno da attività umane passate o presenti, possono infatti raggiungere la falda attraverso diversi meccanismi: l’infiltrazione dell’acqua piovana, il dilavamento dei contaminanti o la presenza di percorsi preferenziali nel sottosuolo che facilitano la migrazione degli inquinanti. Una volta entrate nella falda, queste sostanze possono diffondersi anche su distanze considerevoli.

Le analisi condotte nei siti sottoposti a procedimenti di bonifica mostrano che i contaminanti più frequentemente riscontrati nelle acque sotterranee appartengono a tre grandi gruppi:

  • idrocarburi,
  • contaminanti inorganici,
  • solventi, in particolare quelli di origine industriale.

Tra gli idrocarburi, i più comuni sono gli idrocarburi totali (espressi come n-esano) e i cosiddetti BTEX: benzene, toluene, etilbenzene e xileni. Il benzene merita un’attenzione particolare, perché è una sostanza riconosciuta come cancerogena e può rappresentare un rischio significativo per la salute umana anche a basse concentrazioni. 

Idrocarburi nelle acque sotterranee rilevati nei siti censiti dalla Anagrafe dei siti contaminati del Piemonte. Fonte Arpa Piemonte

Accanto agli idrocarburi, nelle acque sotterranee sono spesso presenti anche contaminanti inorganici, come alcuni metalli, e solventi, il cui dettaglio è illustrato nelle schede e nelle figure di riferimento. 

Contaminati inorganici nelle acque sotterranee rilevati nei siti censiti dalla Anagrafe dei siti contaminati del Piemonte. Fonte Arpa Piemonte
Solventi nelle acque sotterranee rilevati nei siti censiti dalla Anagrafe dei siti contaminati del Piemonte. Fonte Arpa Piemonte

I solventi clorurati, rappresentano la più rilevante forma di inquinamento diffuso di origine antropica nelle acque sotterranee del territorio piemontese. Tra questi, i più comuni sono il tetracloroetilene e il tricloroetilene, sostanze ampiamente utilizzate in passato in ambito industriale.

Questi composti, una volta rilasciati nell’ambiente, formano i cosiddetti pennacchi di contaminazione che possono persistere a lungo nel tempo. Inoltre, attraverso processi naturali di dealogenazione possono trasformarsi in altre sostanze, (come 1,2 dicloroetilene, 1,1 dicloroetilene, cloruro di vinile) talvolta ancora più pericolose per l’uomo. Questi prodotti di degradazione si riscontrano con minore frequenza, ma la loro presenza è comunque significativa. Da segnalare infine anche il triclorometano, meglio conosciuto come cloroformio.