Indici di monitoraggio dell'avifauna
Il rapporto di BirdLife International, la più grande federazione mondiale per la protezione degli uccelli (121 partner nazionali e circa dieci milioni di soci in tutto il mondo), segnala come, dai primi anni 2000, delle 195 specie di uccelli a status di conservazione sfavorevole, 116 sono quellelegate agli ambienti agricoli.
Le cause dirette di questo declino sono individuate nell’esposizione ai pesticidi e nella sempre maggior diffusione dell’agricoltura intensiva, con conseguente perdita di quegli elementi tradizionali del paesaggio agricolo (siepi, filari, specchi d'acqua, copertura erbacea con conseguenti fioriture e quindi abbondanza di insetti) che in passato favorivano la biodiversità.
Partendo dai dati raccolti tramite il progetto MITO2000, attivo sul territorio nazionale con una fitta rete di rilevatori impegnati nel monitoraggio annuale delle specie ornitiche nidificanti, a partire dal 2009 è stato impostato un progetto rivolto nello specifico agli uccelli comuni nidificanti in Italia nelle zone agricole.
Lo stato di conservazione di queste popolazioni viene monitorato anno dopo anno tramite l’indice F.B.I. (Farmland Bird Index), individuato tra gli indicatori di contesto della politica di sviluppo rurale a livello comunitario, nazionale e regionale: il trend negativo di questo indice segnala cambiamenti che rendono gli habitat oggetto di indagine sempre meno favorevoli alle specie di uccelli che li frequentano nel periodo riproduttivo.
In Piemonte, dal 2009 una rete di rilevatori esperti che coprono in maniera pressochè uniforme il territorio regionale monitora annualmente 26 delle 41 specie target individuate a livello nazionale per gli ambienti agricoli.
In parallelo al calcolo del F.B.I., nella nostra Regione vengono monitorate anche la specie indicatrici degli ambienti di risaia e degli ambienti forestali, rispettivamente tramite il Rice Bird Index (relativo a 6 specie)ed il Woodland Bird Index (relativo a 14 specie).
| Specie | Andamento | Variazione (%) 2000 - 2025 |
|---|---|---|
| Gheppio | Stabile | 0% |
| Quaglia | Moderato declino | -68% |
| Tortora selvatica | Moderato declino | -61% |
| Tortora dal collare | Moderato incremento | 38% |
| Colombaccio | Moderato incremento | 250% |
| Upupa | Moderato declino | -70% |
| Picchio verde | Stabile | -22% |
| Allodola | Moderato declino | -32% |
| Rondine | Stabile | -20% |
| Cutrettola | Marcato declino | -49% |
| Ballerina bianca | Moderato incremento | 10% |
| Usignolo | Stabile | 5% |
| Canapino | Stabile | -11% |
| Sterpazzola | Marcato declino | -68% |
| Passera d’Italia | Stabile | 35% |
| Passera mattugia | Moderato declino | -35% |
| Rigogolo | Stabile | -13% |
| Storno | Stabile | 35% |
| Averla piccola | Marcato declino | -71% |
| Gazza | Moderato incremento | 25% |
| Cornacchia grigia | Moderato incremento | 41% |
| Cardellino | Moderato declino | -28% |
| Verdone | Moderato declino | -61% |
| Strillozzo | Moderato declino | -57% |
| Zigolo giallo | Moderato declino | -59% |
| Zigolo nero | Stabile | -5% |
| Specie | Andamento | Variazione (%) 2000-2025 |
|---|---|---|
| Germano reale | Stabile | -1% |
| Airone cenerino | Stabile | 5% |
| Garzetta | Moderato declino | -60% |
| Nitticora | Moderato declino | -45% |
| Cavaliere d’Italia | Marcato declino | -95% |
| Pavoncella | Incerto | -1% |
| Specie | Andamento | Variazione (%) 2000 - 2025 |
|---|---|---|
| Poiana | Stabile | 0% |
| Picchio rosso maggiore | Moderato incremento | 90% |
| Scricciolo | Moderato incremento | 70% |
| Pettirosso | Moderato incremento | 145% |
| Merlo | Moderato incremento | 140% |
| Tordo bottaccio | Moderato incremento | 221% |
| Capinera | Moderato incremento | 145% |
| Luì piccolo | Stabile | -10% |
| Cinciarella | Stabile | 0% |
| Cinciallegra | Moderato incremento | 120% |
| Codibugnolo | Incerto | 10% |
| Picchio muratore | Moderato incremento | 30% |
| Ghiandaia | Moderato incremento | 180% |
| Fringuello | Moderato incremento | 90% |
Analizzando i dati, il Farmland Bird Index regionale mostra complessivamente un -29% nel periodo di monitoraggio 2000-2025; a livello di specie target, emerge un trend sostanzialmente stabile per il 31% degli uccelli monitorati, cui si aggiunge un 15% di specie che risultano in moderato incremento: si tratta perlopiù di specie generaliste, dal punto di vista ecologico (es., Picchio verde, Gheppio, Storno, Gazza, Cornacchia grigia), cioè capaci di adattarsi a diversi ambienti (compresi quelli tipicamente antropici) e meno sensibili alla banalizzazione del territorio che caratterizza, per esempio, le vaste estensioni di monocolture della pianura piemontese.
Risulta invece in declino (classificato come marcato per un ulteriore 8%) il 46% delle specie monitorate tramite il F.B.I.: si tratta di specie (es., Quaglia, Allodola, Upupa, Sterpazzola, Cardellino, Verdone, Averla piccola, ecc.) più esigenti dal punto di vista ecologico, in quanto selezionano gli ambienti caratterizzati da una mosaicatura del paesaggio, con i campi coltivati inframmezzati da quegli elementi naturaliformi (siepi, boschetti, filari, piccole aree umide) che l’agricoltura intensiva tende generalmente ad eliminare.
Pur al netto di fluttuazioni registrate nell’andamento degli indici talora imputabili ad eventi estremi di natura meteorologica (es., inverni particolarmente rigidi e con prolungata copertura nevosa, primavere piovose o siccitose), che possono aver influenzato le popolazioni nidificanti in certe annate, complessivamente dall’inizio del monitoraggio il declino delle specie degli ambienti agrari non sembra arrestarsi, evidenziando un trend negativo con una perdita complessiva attorno al 30% delle popolazioni di questi uccelli nidificanti in Piemonte.
Il trend regionale è in linea con quello del F.B.I. misurato a livello nazionale, che segnala una diminuzione degli uccelli legati agli ambienti agrari generalizzata e ormai costante negli anni, con alcune specie per le quali lo stato di conservazione è considerato addirittura critico e, potenzialmente, anticamera dell’estinzione di intere popolazioni, a livello locale.
Per quanto riguarda il Rice Bird Index, le fluttuazioni nel periodo di monitoraggio appaiono più marcate ed evidenti, rispetto a quelle del F.B.I.: con un 33% di specie che mostrano un trend approssimativamente stabile ed il 33% in declino (classificato come marcato per un ulteriore 17%), l’indice registra complessivamente un -53%, nei 25 anni di rilevamento. L’ambiente di risaia evidenzia criticità in parte imputabili all’utilizzo di alcuni principi attivi impiegati nella lotta ad organismi nocivi come il punteruolo del riso, i cui effetti tossici potenzialmente potrebbero aver inciso sulla fauna vertebrata ed invertebrata alla base della catena trofica. Si nota inoltre una correlazione tra le annate in cui l’indice ha mostrato flessioni e la progressiva diffusione della pratica delle semine in asciutta, passata dal 16% del totale delle risaie nel 2001, al 38% nel 2015, con incrementi del 65% in provincia di Novara (Dati Ente Nazionale Risi, 2016): tale sistema colturale determina una riduzione delle superfici allagate nel periodo della nidificazione, in particolare tra aprile e maggio, con conseguente diminuzione degli habitat idonei al set di specie di uccelli che compone il R.B.I. e che già sconta la progressiva scomparsa delle aree umide naturali, sul territorio piemontese.
Il Woodland Bird Index regionale risulta in controtendenza, rispetto al trend mostrato dai precedenti due indici di monitoraggio dell’avifauna nidificante piemontese: ha infatti registrato un complessivo +67, tra 2000 e 2025, con il 67% delle specie target in moderato incremento ed il 29% stabili. Questo trend positivo riflette il generale incremento delle superfici forestali determinato, soprattutto nelle fasce montane, dall’abbandono o dalla riduzione delle pratiche agricole tradizionali (sfalcio e pascolamento) e dalla crisi climatica che sta favorendo la risalita del limite della vegetazione arborea: in questa fase, oltre alle specie più strettamente legate agli ambienti forestali, risultano favorite anche quelle caratteristiche degli ambienti di transizione tra il bosco e le praterie. Queste ultime, si stima in base a diversi studi di Ecologia in atto, saranno tra gli habitat più soggetti a contrazioni significative, in termini di estensione, con inevitabili ripercussioni anche sulle popolazioni di uccelli che li frequentano in periodo risproduttivo: a livello nazionale si sta già registrando un trend negativo per un set di 13 specie di uccelli identificati come target per le valutazioni inerenti i cambiamenti ambientali che riguardano i pascoli.
I dati del monitoraggio del F.B.I.a livello nazionale e regione per regione sono consultabili alla pagina
https://www.lipu.it/cosa-facciamo/proteggiamo-uccelli/fbi-farmland-bird-index