Pronto per la revisione

Testi pronti per la revisione del Reporting

Il progetto GERM.ONTE

Dal 2018, un nuovo impulso alla conservazione ed alla valorizzazione dell’agrobiodiversità locale è scaturito nell’ambito del Programma regionale di ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola, con l’avvio di un progetto a regia regionale, approvato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali già nel 2017, denominato GERM.ONTE (GERMoplasma e agro-biodiversità del PiemONTE). 

Ogni anno il Ministero mette a disposizione, alle Regioni che intendono presentare una progettualità in tema di agro-biodiversità, il fondo istituito dall'art. 10 della l. 194/2015: la Regione Piemonte, in particolare, propone al Ministero una versione annuale della programmazione prevista dal progetto GERM.ONTE.

A partire dal 2020, nell’ambito del progetto GERM.ONTE si è provveduto alla creazione di un parternariato di soggetti di lunga e comprovata esperienza nell’identificazione, recupero e conservazione delle varietà vegetali

Le diverse edizioni del progetto hanno portato in un primo tempo alla individuazione di varietà locali e a rischio di erosione genetica di specie vegetali, alla loro iscrizione all’Anagrafe nazionale della biodiversità e, nel contempo, all’identificazione di agricoltori custodi, che ancora coltivano tali risorse genetiche e che sono entrati ufficialmente nel partenariato del progetto GERM.ONTE a partire dalla quinta edizione, che ha preso l’avvio nel corso del 2023 con il titolo “Valorizzazione dell'agrobiodiversità attraverso la divulgazione”.

Sono stati realizzati campi catalogo a parcelle e orti didattici finalizzati ad azioni di divulgazione, quali gli incontri tecnico-pratici volti alla diffusione delle conoscenze sulle risorse genetiche in esame, con particolare riferimento alle caratteristiche fenotipiche, alle pratiche agronomiche adottate, alle strategie di selezione ed alle tecniche di moltiplicazione e conservazione delle sementi.

Sono state sviluppate anche attività di divulgazione rivolte alle scuole superiori, nonché ai consumatori ed in generale ai soggetti interessati alla coltivazione, trasformazione ed utilizzo delle risorse genetiche oggetto del progetto GERM.ONTE, che a partire dal 2022 ha sviluppato come nuovo filone le attività di studio preliminari all'istituzione di itinerari dell’agrobiodiversità del Piemonte, con il coinvolgimento degli agricoltori custodi che coltivano in situ una o più varietà conservate ex situ dai centri di conservazione del germoplasma, ed altre cultivar di interesse locale.

Nel 2025 è stata completatala sesta edizione del progetto GERM.ONTE, iniziato nel 2024 e incentrato sulla divulgazione, tramite iniziative rivolte ai consumatori, alle scuole e ai tecnici del settore, della cultura legata all'agro-biodiversità animale.

 Hanno preso parte al progetto GERM.ONTE 6 i seguenti Enti di ricerca:

  • Università degli Studi di Scienze Gastronomiche (UNISG), in qualità di capofila;
  • Università degli studi di Torino-Dipartimento di Scienze Veterinarie e Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), in qualità di partner;
  • allevatori custodi delle razze in via di estinzione genetica. 

Il progetto GERM.ONTE 6 ha visto la realizzazione delle seguenti attività:

  1. inserimento in Anagrafe Nazionale per la Biodiversità di interesse agricolo e alimentare di schede descrittive di 10 razze animali: capra di Roccaverano, capra di Grigia delle Valli di Lanzo (Fiurnà), capra di Vallesana, Pecora Delle Langhe, pecora Sambucana, pecora Garressina, Gallina Bionda Piemontese, Gallina Bianca di Saluzzo, Gallina Millefiori Piemontese, Coniglio Grigio di Carmagnola

2. organizzazione di sette eventi divulgativi sul territorio e tre cene a base di prodotti degli allevatori custodi, rivolti a consumatori, allevatori, studenti ed addetti del settore, tenuti sia presso le sedi universitarie che all'interno degli allevamenti aderenti al progetto o nell’ambito di manifestazioni a tema sul territorio (es. fiere ed iniziative enogastronomiche). Tali eventi sono finalizzati a promuovere la cultura legata alla tutela dell’agrobiodiversità.

3. attivazione di un workshop formativo per gli allevatori custodi delle razze animali studiate finalizzato ad implementare le conoscenze in ambito zootecnico e di mantenimento della biodiversità animale;

4. realizzazione di 9 lezioni presso scuole secondarie di Torino e provincia per aumentare le conoscenze e le potenzialità legate alla zootecnia delle razze locali e alla valorizzazione dei prodotti derivati;

5. organizzazione di un evento pubblico per la Giornata nazionale della Biodiversità, durante la quale sono stati illustrati i risultati del progetto e degustati i piatti realizzati con le risorse genetiche animali

6. implementazione del sito web https://www.biodiversita-agricola.piemonte.it/  con le schede delle 10 razze animali studiate, l’indicazione degli allevatori custodi di riferimento e relativi brevi video illustrativi.

Nel corso del 2025, inoltre, la Regione Piemonte ha avviato il progetto"GERM.ONTE 7 - Studio per l'individuazione e l'istituzione delle Comunità del cibo";

Partecipano a GERM.ONTE 7

  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e alimentari (DISAFA);
  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Culture, Società e Politiche (CSP);
  • l’Università di Scienze Gastronomiche (UNISG);
  • il Club Amici della Valchiusella.

L’obiettivo generale del progetto è valutare la possibilità di istituire una “Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare” della Valchiusella attraverso la quale tutelare in primo luogo le specie e le razze animali iscritte all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, individuando strumenti per la tutela delle risorse utilizzate nelle aziende agricole del territorio come foraggi freschi o conservati, e utilizzando come leva per promuovere la conservazione della biodiversità connessa a tali risorse, un turismo sostenibile che impiega per l’alimentazione umana fondamentalmente le stesse risorse.

La sfida di questo progetto è coniugare le esigenze dei comparti agricolo, zootecnico e del turismo mitigando la competizione per l’utilizzo delle risorse, dove presente, e attivando sinergie tra gli operatori.

La realtà della Valchiusella rappresenta, in questo progetto, un’esperienza pilota da proporre ad altri contesti con analoghe potenzialità individuando un percorso propedeutico per l'eventuale istituzione delle Comunità del cibo.

Per proporre l’istituzione delle Comunità del cibo è necessario effettuare un censimento delle realtà Piemontesi vocate a diventare Comunità del cibo, partendo dalle varietà e razze diffuse in Piemonte iscritte all'Anagrafe della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, saranno analizzati aspetti quali la presenza di agricoltori custodi, il tessuto sociale nel quale operano, la rete di commercializzazione dei prodotti, eventuali attività in sinergia con amministrazioni locali, scuole, mense, ristorazione, attività di ricezione ed accoglienza turistica, parchi ecc..

Un ulteriore azione del progetto consiste in un ciclo di lezioni presso le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado tenute da docenti di UNITO (DISAFA e CPS) e UNISG, volte alla diffusione delle conoscenze:

  • sui vantaggi derivanti dalla coltivazione delle risorse genetiche locali (ad esempio, l’adozione di pratiche agricole a basso impatto ambientale e la conseguente minore emissione di anidride carbonica);
  • sull’importanza della tutela e valorizzazione dei prodotti agricoli tradizionali e del loro legame con la cultura dell’area di produzione;
  • sull’importanza della corretta gestione di tutte le fasi delle filiere di produzione, volta alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela della biodiversità, alla salubrità del cibo;
  • sull’importanza del recupero, salvaguardia e caratterizzazione delle risorse genetiche, indispensabile per il mantenimento della biodiversità, soprattutto per le specie ed ecotipi a rischio di estinzione;
  • sulle attività di valorizzazione dell'agrobiodiversità, quali gli itinerari e le Comunità del cibo.

I risultati del progetto saranno valorizzati tramite il sito sull’agrobiodiversità in Piemonte https://www.biodiversita-agricola.piemonte.it/.

Infine, i risultati delle attività progettuali saranno presentati in due Convegni in occasione della giornata nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare della regione Piemonte, che si terranno intorno al 20 maggio 2026 in Valchiusella e presso la facoltà di Scienze Gastronomiche a Pollenzo.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Dal 2018, un nuovo impulso alla conservazione ed alla valorizzazione dell’agrobiodiversità locale è scaturito nell’ambito del Programma regionale di ricerca, sperimentazione e dimostrazione agricola, con l’avvio di un progetto a regia regionale, approvato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali già nel 2017, denominato GERM.ONTE (GERMoplasma e agro-biodiversità del PiemONTE). 

Ogni anno il Ministero mette a disposizione, alle Regioni che intendono presentare una progettualità in tema di agro-biodiversità, il fondo istituito dall'art. 10 della l. 194/2015: la Regione Piemonte, in particolare, propone al Ministero una versione annuale della programmazione prevista dal progetto GERM.ONTE.

A partire dal 2020, nell’ambito del progetto GERM.ONTE si è provveduto alla creazione di un parternariato di soggetti di lunga e comprovata esperienza nell’identificazione, recupero e conservazione delle varietà vegetali

Le diverse edizioni del progetto hanno portato in un primo tempo alla individuazione di varietà locali e a rischio di erosione genetica di specie vegetali, alla loro iscrizione all’Anagrafe nazionale della biodiversità e, nel contempo, all’identificazione di agricoltori custodi, che ancora coltivano tali risorse genetiche e che sono entrati ufficialmente nel partenariato del progetto GERM.ONTE a partire dalla quinta edizione, che ha preso l’avvio nel corso del 2023 con il titolo “Valorizzazione dell'agrobiodiversità attraverso la divulgazione”.

Sono stati realizzati campi catalogo a parcelle e orti didattici finalizzati ad azioni di divulgazione, quali gli incontri tecnico-pratici volti alla diffusione delle conoscenze sulle risorse genetiche in esame, con particolare riferimento alle caratteristiche fenotipiche, alle pratiche agronomiche adottate, alle strategie di selezione ed alle tecniche di moltiplicazione e conservazione delle sementi.

Sono state sviluppate anche attività di divulgazione rivolte alle scuole superiori, nonché ai consumatori ed in generale ai soggetti interessati alla coltivazione, trasformazione ed utilizzo delle risorse genetiche oggetto del progetto GERM.ONTE, che a partire dal 2022 ha sviluppato come nuovo filone le attività di studio preliminari all'istituzione di itinerari dell’agrobiodiversità del Piemonte, con il coinvolgimento degli agricoltori custodi che coltivano in situ una o più varietà conservate ex situ dai centri di conservazione del germoplasma, ed altre cultivar di interesse locale.

Nel 2025 è stata completatala sesta edizione del progetto GERM.ONTE, iniziato nel 2024 e incentrato sulla divulgazione, tramite iniziative rivolte ai consumatori, alle scuole e ai tecnici del settore, della cultura legata all'agro-biodiversità animale.

 Hanno preso parte al progetto GERM.ONTE 6 i seguenti Enti di ricerca:

  • Università degli Studi di Scienze Gastronomiche (UNISG), in qualità di capofila;
  • Università degli studi di Torino-Dipartimento di Scienze Veterinarie e Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA), in qualità di partner;
  • allevatori custodi delle razze in via di estinzione genetica. 

Il progetto GERM.ONTE 6 ha visto la realizzazione delle seguenti attività:

  1. inserimento in Anagrafe Nazionale per la Biodiversità di interesse agricolo e alimentare di schede descrittive di 10 razze animali: capra di Roccaverano, capra di Grigia delle Valli di Lanzo (Fiurnà), capra di Vallesana, Pecora Delle Langhe, pecora Sambucana, pecora Garressina, Gallina Bionda Piemontese, Gallina Bianca di Saluzzo, Gallina Millefiori Piemontese, Coniglio Grigio di Carmagnola

2. organizzazione di sette eventi divulgativi sul territorio e tre cene a base di prodotti degli allevatori custodi, rivolti a consumatori, allevatori, studenti ed addetti del settore, tenuti sia presso le sedi universitarie che all'interno degli allevamenti aderenti al progetto o nell’ambito di manifestazioni a tema sul territorio (es. fiere ed iniziative enogastronomiche). Tali eventi sono finalizzati a promuovere la cultura legata alla tutela dell’agrobiodiversità.

3. attivazione di un workshop formativo per gli allevatori custodi delle razze animali studiate finalizzato ad implementare le conoscenze in ambito zootecnico e di mantenimento della biodiversità animale;

4. realizzazione di 9 lezioni presso scuole secondarie di Torino e provincia per aumentare le conoscenze e le potenzialità legate alla zootecnia delle razze locali e alla valorizzazione dei prodotti derivati;

5. organizzazione di un evento pubblico per la Giornata nazionale della Biodiversità, durante la quale sono stati illustrati i risultati del progetto e degustati i piatti realizzati con le risorse genetiche animali

6. implementazione del sito web https://www.biodiversita-agricola.piemonte.it/  con le schede delle 10 razze animali studiate, l’indicazione degli allevatori custodi di riferimento e relativi brevi video illustrativi.

Nel corso del 2025, inoltre, la Regione Piemonte ha avviato il progetto"GERM.ONTE 7 - Studio per l'individuazione e l'istituzione delle Comunità del cibo";

Partecipano a GERM.ONTE 7

  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e alimentari (DISAFA);
  • l’Università degli Studi di Torino - Dipartimento di Culture, Società e Politiche (CSP);
  • l’Università di Scienze Gastronomiche (UNISG);
  • il Club Amici della Valchiusella.

L’obiettivo generale del progetto è valutare la possibilità di istituire una “Comunità del cibo e della biodiversità di interesse agricolo e alimentare” della Valchiusella attraverso la quale tutelare in primo luogo le specie e le razze animali iscritte all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, individuando strumenti per la tutela delle risorse utilizzate nelle aziende agricole del territorio come foraggi freschi o conservati, e utilizzando come leva per promuovere la conservazione della biodiversità connessa a tali risorse, un turismo sostenibile che impiega per l’alimentazione umana fondamentalmente le stesse risorse.

La sfida di questo progetto è coniugare le esigenze dei comparti agricolo, zootecnico e del turismo mitigando la competizione per l’utilizzo delle risorse, dove presente, e attivando sinergie tra gli operatori.

La realtà della Valchiusella rappresenta, in questo progetto, un’esperienza pilota da proporre ad altri contesti con analoghe potenzialità individuando un percorso propedeutico per l'eventuale istituzione delle Comunità del cibo.

Per proporre l’istituzione delle Comunità del cibo è necessario effettuare un censimento delle realtà Piemontesi vocate a diventare Comunità del cibo, partendo dalle varietà e razze diffuse in Piemonte iscritte all'Anagrafe della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, saranno analizzati aspetti quali la presenza di agricoltori custodi, il tessuto sociale nel quale operano, la rete di commercializzazione dei prodotti, eventuali attività in sinergia con amministrazioni locali, scuole, mense, ristorazione, attività di ricezione ed accoglienza turistica, parchi ecc..

Un ulteriore azione del progetto consiste in un ciclo di lezioni presso le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado tenute da docenti di UNITO (DISAFA e CPS) e UNISG, volte alla diffusione delle conoscenze:

  • sui vantaggi derivanti dalla coltivazione delle risorse genetiche locali (ad esempio, l’adozione di pratiche agricole a basso impatto ambientale e la conseguente minore emissione di anidride carbonica);
  • sull’importanza della tutela e valorizzazione dei prodotti agricoli tradizionali e del loro legame con la cultura dell’area di produzione;
  • sull’importanza della corretta gestione di tutte le fasi delle filiere di produzione, volta alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela della biodiversità, alla salubrità del cibo;
  • sull’importanza del recupero, salvaguardia e caratterizzazione delle risorse genetiche, indispensabile per il mantenimento della biodiversità, soprattutto per le specie ed ecotipi a rischio di estinzione;
  • sulle attività di valorizzazione dell'agrobiodiversità, quali gli itinerari e le Comunità del cibo.

I risultati del progetto saranno valorizzati tramite il sito sull’agrobiodiversità in Piemonte https://www.biodiversita-agricola.piemonte.it/.

Infine, i risultati delle attività progettuali saranno presentati in due Convegni in occasione della giornata nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare della regione Piemonte, che si terranno intorno al 20 maggio 2026 in Valchiusella e presso la facoltà di Scienze Gastronomiche a Pollenzo.

Anno
2026

Il progetto BECH.GRIS - Realizzazione del Centro Becchi Fiurinà

Nell’ambito dei progetti volti alla valorizzazione ed alla conservazione delle biodiversità animale in ambito zootecnico, particolare rilievo viene dato alle razze autoctone potenzialmente in via di estinzione.

Dal 2014, la razza caprina Grigia delle Valli di Lanzo - Fiurinà ha ottenuto il riconoscimento ufficiale della razza da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari. Dagli 81 capi censiti nel 2008, si stimano attualmente circa 350 capi allevati non solo nelle Valli di Lanzo, ma anche in altre vallate limitrofe (zone montane marginali) e in altre regioni d’Italia.

Dal momento che il numero di capi di Fiurinà allevati in Piemonte è molto limitato, con un rischio di consanguineità tale per cui è stata recentemente registrata la nascita di maschi acorni sterili, è stato avviato il progetto BECH.GRIS, che prevede la costruzione di un Centro per il ricovero e l’allevamento dei maschi di tale razza presso l’azienda zootecnica della Struttura Didattica Speciale Veterinaria di Grugliasco.

La finalità del progetto è quello di selezionare, sia su una base morfologica definita da parte di esperti di razza, sia su una base e genetica derivante da su dati molecolari, i potenziali riproduttori, che durante la stagione riproduttiva saranno consegnati nelle alle aziende secondo una turnazione programmata per evitare problemi di consanguineità. Il progetto, di durata triennale, è portato avanti da

  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – DISAFA;
  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Veterinarie – DSV;
  • Associazione Capra Grigia Valli di Lanzo o Fiurinà.
Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nell’ambito dei progetti volti alla valorizzazione ed alla conservazione delle biodiversità animale in ambito zootecnico, particolare rilievo viene dato alle razze autoctone potenzialmente in via di estinzione.

Dal 2014, la razza caprina Grigia delle Valli di Lanzo - Fiurinà ha ottenuto il riconoscimento ufficiale della razza da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari. Dagli 81 capi censiti nel 2008, si stimano attualmente circa 350 capi allevati non solo nelle Valli di Lanzo, ma anche in altre vallate limitrofe (zone montane marginali) e in altre regioni d’Italia.

Dal momento che il numero di capi di Fiurinà allevati in Piemonte è molto limitato, con un rischio di consanguineità tale per cui è stata recentemente registrata la nascita di maschi acorni sterili, è stato avviato il progetto BECH.GRIS, che prevede la costruzione di un Centro per il ricovero e l’allevamento dei maschi di tale razza presso l’azienda zootecnica della Struttura Didattica Speciale Veterinaria di Grugliasco.

La finalità del progetto è quello di selezionare, sia su una base morfologica definita da parte di esperti di razza, sia su una base e genetica derivante da su dati molecolari, i potenziali riproduttori, che durante la stagione riproduttiva saranno consegnati nelle alle aziende secondo una turnazione programmata per evitare problemi di consanguineità. Il progetto, di durata triennale, è portato avanti da

  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – DISAFA;
  • Università degli studi di Torino - Dipartimento di Scienze Veterinarie – DSV;
  • Associazione Capra Grigia Valli di Lanzo o Fiurinà.
Anno
2026

Il progetto MICROVIT

Nell’ambito dei progetti per lo studio e la conservazione della biodiversità in agricoltura promossi a bando dal Ministero dell'Agricoltura e della sovranità alimentare, la Regione Piemonte nel corso del 2024 ha presentato il progetto "MICROVIT - Conservazione e valorizzazione di isolati microbici della filiera vitivinicola piemontese", attivato poi nel 2025 con la partecipazione di:

  • UNITO - Dipartimento Scienza della Vita e Biologia dei Sistemi (DBIOS);
  • UNITO - Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e alimentari (DISAFA).

L’obiettivo del progetto è il miglioramento della conoscenza della biodiversità microbica (funghi filamentosi, lieviti e batteri) associata ad alcuni vitigni di particolare interesse per la filiera agricola e alimentare piemontese (Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Arneis, etc). Concretamente, attraverso questo progetto si vuole procedere con l’isolamento, l’identificazione, la caratterizzazione e la conservazione di risorse genetiche microbiche locali dotate di specifiche/distintive caratteristiche ecofisiologiche di potenziale interesse per:

- combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e la diffusione di specifiche malattie in campo attraverso l’introduzione di microrganismi da utilizzare come agenti di lotta biologica, come biostimolanti e/o biofertilizzanti;

- per migliorare i processi di trasformazione di supporto alla produzione vitivinicola piemontese di qualità. Tutti i metadati relativi ad ogni ceppo microbico caratterizzato verranno inserite in database di interesse nazionale, favorendo in tal modo la condivisione e la fruizione dei dati in un’ottica di open science.

Il progetto infine potrà contribuire ad identificare le informazioni necessarie per catalogare in modo corretto le risorse genetiche microbiche di interesse agricolo e forestale fornendo utili indicazioni per implementare i sistemi informatici dell’Anagrafe nazionale

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
Paragrafi

Nell’ambito dei progetti per lo studio e la conservazione della biodiversità in agricoltura promossi a bando dal Ministero dell'Agricoltura e della sovranità alimentare, la Regione Piemonte nel corso del 2024 ha presentato il progetto "MICROVIT - Conservazione e valorizzazione di isolati microbici della filiera vitivinicola piemontese", attivato poi nel 2025 con la partecipazione di:

  • UNITO - Dipartimento Scienza della Vita e Biologia dei Sistemi (DBIOS);
  • UNITO - Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e alimentari (DISAFA).

L’obiettivo del progetto è il miglioramento della conoscenza della biodiversità microbica (funghi filamentosi, lieviti e batteri) associata ad alcuni vitigni di particolare interesse per la filiera agricola e alimentare piemontese (Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Arneis, etc). Concretamente, attraverso questo progetto si vuole procedere con l’isolamento, l’identificazione, la caratterizzazione e la conservazione di risorse genetiche microbiche locali dotate di specifiche/distintive caratteristiche ecofisiologiche di potenziale interesse per:

- combattere gli effetti dei cambiamenti climatici e la diffusione di specifiche malattie in campo attraverso l’introduzione di microrganismi da utilizzare come agenti di lotta biologica, come biostimolanti e/o biofertilizzanti;

- per migliorare i processi di trasformazione di supporto alla produzione vitivinicola piemontese di qualità. Tutti i metadati relativi ad ogni ceppo microbico caratterizzato verranno inserite in database di interesse nazionale, favorendo in tal modo la condivisione e la fruizione dei dati in un’ottica di open science.

Il progetto infine potrà contribuire ad identificare le informazioni necessarie per catalogare in modo corretto le risorse genetiche microbiche di interesse agricolo e forestale fornendo utili indicazioni per implementare i sistemi informatici dell’Anagrafe nazionale

Anno
2026

Il monitoraggio dei lepidotteri

Anno
2026

Monitoraggio e valutazione degli effetti ambientali del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014 – 2020 e del Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) 2023 – 2027 della Regione Piemonte

IL VALORE DEI LEPIDOTTERI COME INDICATORI AGROAMBIENTALI

Le farfalle sono considerate ottimi indicatori dello stato di conservazione degli habitat aperti, grazie alla loro stretta relazione con la vegetazione e il tipo di suolo dell’ambiente in cui vivono: essendo caratterizzate da un ciclo biologico breve, tipicamente annuale, e da un home range limitato, mostrano una spiccata sensibilità ai cambiamenti ambientali e climatici anche su piccola scala.

Il monitoraggio delle comunità dei Lepidotteri è pertanto strumento fondamentale nell'elaborazione e nella valutazione delle politiche e delle azioni dell'UE, specialmente in relazione all’agricoltura, considerando che la maggior parte delle specie italiane ed europee è legata alle aree aperte e ad ambienti ecotonali e marginali quali formazioni erbacee di varia natura, siepi, filari, praterie e pascoli alpini, prati umidi, radure e margini di boschi.

Si tratta di habitat la cui conservazione nel tempo dipende di fatto dalla gestione antropica, in particolare da attività agricole quali pascolo o sfalcio, la cui riduzione incide negativamente sulla conservazione delle popolazioni di Lepidotteri, al pari della riduzione degli elementi di connettività.

La presenza di popolazioni vitali dipende in molti casi dalla quantità di habitat idonei a disposizione e dalla connettività del paesaggio.

IL MONITORAGGIO DEI LEPIDOTTERI IN PIEMONTE

L’attività di monitoraggio dei Lepidotteri quali indicatori agroambientali nell’ambito del PSR del Piemonte, affidata all’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente (IPLA), è iniziata nel 2010 e fino al 2015 ha indagato lo stato della biodiversità nei principali ordinamenti colturali del Piemonte (pascolo, seminativo, vigneto, frutteto, risaia), confrontandola con quella di ambienti naturali d’elezione per le farfalle e con l’ambiente forestale.

In dettaglio, il monitoraggio ha evidenziato come la diversità delle farfalle negli ambienti agricoli si riduce in ricchezza specifica e in qualità (presenza di specie bioindicatricie/o di maggior valore conservazionistico) con l’intensificarsi delle coltivazioni e quanto maggiore è la semplificazione ambientale del contesto: molti Lepidotteri non compiono l’intero ciclo di sviluppo negli appezzamenti coltivati, se non ove presenti bordi naturalizzati non decespugliati o diserbati, siepi, incolti, fossi ecc., in cui siano presenti le piante nutrici delle diverse specie e l’impatto dei fitofarmaci non sia eccessivo.

I dati dei censimenti riferiti ai diversi agroambienti oggetto di monitoraggio sono riportati in Fig. 1.

Fig. 1 - Numero complessivo di specie e di individui rilevati nei differenti ambienti d’indagine (2010-2020) – (Fonte dati: IPLA)

Nell’ambito degli ordinamenti colturali indagati, come atteso, il prato-pascolo si mostra molto simile all’ambiente naturale di riferimento (“BIANCO”, nel grafico); a seguire il vigneto (più che altro per la sua ubicazione in ambiti collinari, caratterizzati da maggiore eterogeneità ambientale), quindi il seminativo e in ultimo frutteto e risaia (monocolture dove diserbo e ricorso a fitofarmaci impattano più pesantemente sulla comunità dei Lepidotteri).

È stato anche verificato che, rispetto alle colture, il metodo di produzione (biologico, integrato o convenzionale) risulta influire meno della presenza di habitat naturali in prossimità dei coltivi costituenti il mosaico ambientale che favorisce la biodiversità dei Lepidotteri.

Per approfondire i risultati ottenuti in questa prima fase, a partire dal 2015 è stato adottato, nell’ambito del monitoraggio sui Lepidotteri in Piemonte, l’European Grassland Butterfly Index (EGBI), riconosciuto dall’Unione Europea per la misurazione della qualità degli habitat attraverso lo stato della biodiversità ed il trend demografico delle popolazioni di Lepidotteri.

L’EGBI è basato sui trend delle popolazioni di 17 specie di farfalle che trovano negli ambienti di prateria il loro principale habitat e che vengono monitorate con rilievi su campo standardizzati. Disporre di serie storiche nell’analisi degli indici faunistici è sempre fondamentale, ma ancor di più lo è in relazione ai Lepidotteri, considerando che i dati di campionamento di un singolo anno possono risentire molto delle condizioni meteorologiche estreme (prolungati periodi particolarmente siccitosi o ricchi di precipitazioni), come pure risultare influenzati dalle notevoli fluttuazioni demografiche intrinseche che molte specie mostrano in natura, con popolazioni abbondanti in alcuni anni e molto meno in altri o, come nel caso di alcune specie alpine, con gli adulti presenti ad anni alterni.

La campagna di monitoraggio volta alla rilevazione dell’EGBI ha consentito anche di rilevare la presenza di specie di notevole valore, 7 delle quali di interesse comunitario, cioè incluse negli allegati II e/o IV della Direttiva Habitat, e per tale ragione considerate di particolare importanza conservazionistica a livello europeo.

Il grafico sottostante (Fig. 2) illustra l’andamento dell’indice risultante dalle attività di censimento dei Lepidotteri degli ambienti di prateria condotte in Piemonte nel periodo 2015 – 2025.

Fig. 2 - Andamento delle popolazioni di lepidotteri nel corso degli anni di monitoraggio (2015-2025)

EFFETTI DELLE MISURE DEL PSR SUI LEPIDOTTERI

In parallelo al monitoraggio delle popolazioni dei Lepidotteri degli ambienti di prateria, su incarico della Regione Piemonte IPLA ha avviato un’indagine mirata sugli effetti di due Operazioni previste nell’ambito del sostegno allo sviluppo rurale:

  • Operazione 13.1.1 “Indennità compensativa per le zone montane”, che eroga un’indennità volta a compensare i costi aggiuntivi ed il mancato guadagno per gli agricoltori che mantengono pratiche di agricoltura non intensiva in aree marginali e svantaggiate, che altrimenti sarebbero maggiormente soggette ad abbandono e alla naturale trasformazione in arbusteti e boschi di invasione, habitat che portano con sé una riduzione della biodiversità degli spazi aperti collinari e montani;
  • Operazione 10.1.4 “Sistemi colturali ecocompatibili”, finalizzata, con l’Azione 1,a sostenere la conversione dei seminativi in prati permanenti, da conservare per un quinquennio tramite sfalci ordinari, senza il ricorso a trattamenti fitosanitari. La presenza stabile di ambienti prativi nei contesti agricoli risulta fondamentale per la conservazione della biodiversità, poiché accresce l’eterogeneità ambientale, garantendo alle comunità animali la possibilità di trovare habitat favorevoli alla loro sopravvivenza.

Sono state identificate sul territorio regionale 26 località (Fig. 3), 18 delle quali collocate nei settori geografici alpini e appenninici di bassa quota, per il monitoraggio relativo all’applicazione dell’Operazione 13.1.1, mentre le 8 località individuate per monitorare l’Operazione 10.1.4 si trovano nei settori geografici planiziali e collinari.

Il monitoraggio viene condotto, in giornate con condizioni meteorologiche favorevoli, percorrendo a ritmo costante un transetto lineare di circa 500 metri, lungo il quale l’operatore rileva tutti i Lepidotteri osservati in una fascia di 5 metri di larghezza: le specie target sono le stesse utilizzate per l’elaborazione del trend per il calcolo dell’EGBI, ad esclusione di una, non presente sul nostro territorio. Gli esemplari vengono temporaneamente catturati con un retino entomologico per poi essere determinati e rilasciati alla fine del transetto. Negli ultimi cinque anni di indagine, il numero di ripetizioni annuali dei transetti è stato aumentato da 3 a 4.

Fig.3 - Distribuzione sul territorio regionale dei siti di monitoraggio: in blu le località verificate per l’Operazione 13.1.1, in arancione quelle per l’Operazione 10.1.4. (Fonte dati: IPLA)

Nei siti scelti per il monitoraggio degli effetti dell’Operazione 13.1.1 “Indennità compensativa per le zone montane” sono stati individuati 3 transetti:

  • il primo, ricadente in un prato soggetto all’applicazione dell’Operazione 13.1.1,
  • il secondo, ricadente in un prato abbandonato (e quindi già soggetto alle dinamiche di evoluzione verso arbusteto e boscaglia di invasione) nelle prossimità,
  • il terzo, in un ambiente boscato (habitat che rappresenta lo stato climax in caso di abbandono sul lungo periodo) nelle prossimità.

Il risultato atteso è che il confronto tra i dati monitorati lungo i 3 transetti rilevi popolamenti di farfalle più ricchi e diversificati nel prato in abbandono (dato di confronto indicato come “BIANCO”) rispetto a quelli del prato mantenuto, e che l’evoluzione verso il bosco sia accompagnata da una drastica riduzione della biodiversità dei Lepidotteri.

Analogamente, nei siti scelti per il monitoraggio degli effetti dell’Operazione 10.1.4 “Sistemi colturali ecocompatibili” – Azione 1 (Conversione dei seminativi in foraggere permanenti) sono stati individuati 3 transetti:

  • il primo, ricadente in un prato soggetto all’applicazione dell’Operazione 10.1.4 – Azione 1,
  • il secondo, ricadente in un seminativo nelle prossimità,
  • il terzo, in un ambiente naturale/seminaturale di riferimento, nelle prossimità.

Il risultato atteso è che il confronto tra i dati monitorati lungo i 3 transetti rilevi popolamenti di farfalle più ricchi e diversificati nell’ambiente naturale/seminaturale di riferimento (cosiddetto “BIANCO”) che, teoricamente, dovrebbe ospitare il popolamento più simile a quello naturale in quel contesto geografico.

I dati raccolti sono stati sottoposti ad analisi statistica al fine di rilevare eventuali differenze significative fra i contesti ambientali e le misure PSR dal punto di vista della biodiversità misurata attraverso i Lepidotteri.

Tra 2015 e 2025 sono state conteggiate complessivamente 63010 farfalle (il 7,2% delle quali indeterminate), per un totale di 127 specie.

Nella sottostante Tabella 1 sono riportati i dati relativi al numero di specie e al numero di individui aggregati per ciascuna operazione (13.1.1 e 10.1.4) e per tipo di transetto (bianco, bosco, coltivo soggetto ad Operazione del PSR).

Tab. 1 - Numero di specie e individui aggregati per Operazione e località. (Fonte dati: IPLA)

Nei transetti individuati per monitorare l’Operazione 13.1.1 si osserva una maggior ricchezza, rispetto a quelli dell’Operazione 10.1.4, sia con riferimento al numero di specie (numero massimo di specie per località = 73, media = 58,78 ± 12,1, nel primo caso, contro numero massimo di specie per località = 64, media = 50,25 ± 8,1, nel secondo), sia rispetto al numero medio di individui registrati nei singoli sopralluoghi (Operazione 13.1.1: media = 24,7 esemplari a transetto; Operazione 10.1.4: media = 21,2 esemplari a transetto)

Confrontando i valori registrati nelle diverse tipologie ambientali all’interno della medesima Operazione, risulta che sia per quanto riguarda il numero di specie sia per il numero di individui, il valore massimo si riscontra sempre nella tipologia ambientale BIANCO, tranne per quanto riguarda il numero di individui dei transetti in Operazione 10.1.4, il cui valore risulta massimo (in assoluto e per transetto).

In dettaglio, nell’Operazione 13.1.1 il maggior numero di specie (114) si trova nei prati abbandonati (BIANCO), seguono i prati PSR con 109 specie e il BOSCO con 92 specie; lo stesso andamento si riscontra per il numero di individui conteggiati che risulta massimo (20.094) nei prati abbandonati (BIANCO), a cui seguono i 19.543 individui nei prati soggetti all’Operazione PSR e i 5.446 nei boschi.

Nell’Operazione 10.1.4, seppur con numeri differenti, l’andamento del numero di specie è analogo: il valore massimo (84) si trova nei prati abbandonati (BIANCO), mentre i prati in Operazione PSR e i coltivi totalizzano rispettivamente 70 e 53 specie, con differenze più o meno marcate a seconda delle località e in ragione della presenza di bordure naturali non trattate, ben vegetate e fiorite. Il maggior numero di individui si trova invece nei prati PSR, con un valore massimo di 8.198 individui conteggiati, seguito dai prati abbandonati con 7.882 individui e dai coltivi con 1.847 individui.

Come per l’Operazione 13.1.1, il numero massimo di specie per località si riscontra nei transetti BIANCO con 56 specie, seguito dal PSR con 47 specie e dal COLTIVO con 37 specie.

Va comunque considerato, a livello di singola Operazione PSR, che le particolari condizioni ambientali e le differenti attività antropiche che caratterizzano ogni sito indagato tramite transetti modificano localmente i rapporti attesi tra i diversi ambienti.

Relativamente all’Operazione 13.1.1, i test statistici indicano che i 3 ambienti indagati (prati in mantenimento - PSR, ambiente naturale – BIANCO e bosco) presentano fra loro differenze statisticamente significative sia nel numero di specie, sia nel numero di individui.

In numerosi casi, il massimo livello di similarità risulta tra transetti PSR e BIANCO di una medesima località, a riprova del valore delle aree soggette all’Operazione come serbatoio di biodiversità.

Per quanto riguarda le risultanze delle analisi statistiche riferite all’Operazione 10.1.4, i valori degli indici di biodiversità sono inferiori rispetto a quelli dei siti scelti per l’Operazione 13.1.1, in ragione del fatto che le località in cui si hanno adesioni all’Operazione 10.1.4 sono collocate prevalentemente in contesti collinari o planiziali, laddove l’agricoltura occupa la maggior parte delle superfici mentre prati e incolti, i serbatoi di biodiversità, occupano porzioni residuali e marginali del territorio.

I tre ambienti considerati (BIANCO, COLTIVO, PSR) presentano differenze statisticamente significative sia in termini di ricchezza specifica che di abbondanza, con differenze più o meno marcate a seconda delle località e in ragione della presenza di bordure naturali non trattate, ben vegetate e fiorite.

L’aspetto più interessante rivelato dalle analisi è che BIANCO e PSR risultano statisticamente differenti rispetto ai COLTIVI, ma non fra loro: questa relazione, e cioè il grado di biodiversità non distinguibile tra BIANCO e PSR, conforta l’idea alla base dell’Operazione 10.1.4, che con la conversione dei coltivi in prati permanenti mira a portare la ricchezza di specie e di individui ancora contenuta negli ambienti seminaturali (il BIANCO, appunto) all’interno del contesto agricolo dei coltivi.

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Indici di monitoraggio dell'avifauna

Anno
2026

Il rapporto di BirdLife International, la più grande federazione mondiale per la protezione degli uccelli (121 partner nazionali e circa dieci milioni di soci in tutto il mondo), segnala come, dai primi anni 2000, delle 195 specie di uccelli a status di conservazione sfavorevole, 116 sono quellelegate agli ambienti agricoli.

Le cause dirette di questo declino sono individuate nell’esposizione ai pesticidi e nella sempre maggior diffusione dell’agricoltura intensiva, con conseguente perdita di quegli elementi tradizionali del paesaggio agricolo (siepi, filari, specchi d'acqua, copertura erbacea con conseguenti fioriture e quindi abbondanza di insetti) che in passato favorivano la biodiversità.

Partendo dai dati raccolti tramite il progetto MITO2000, attivo sul territorio nazionale con una fitta rete di rilevatori impegnati nel monitoraggio annuale delle specie ornitiche nidificanti, a partire dal 2009 è stato impostato un progetto rivolto nello specifico agli uccelli comuni nidificanti in Italia nelle zone agricole.

Lo stato di conservazione di queste popolazioni viene monitorato anno dopo anno tramite l’indice F.B.I. (Farmland Bird Index), individuato tra gli indicatori di contesto della politica di sviluppo rurale a livello comunitario, nazionale e regionale: il trend negativo di questo indice segnala cambiamenti che rendono gli habitat oggetto di indagine sempre meno favorevoli alle specie di uccelli che li frequentano nel periodo riproduttivo.

In Piemonte, dal 2009 una rete di rilevatori esperti che coprono in maniera pressochè uniforme il territorio regionale monitora annualmente 26 delle 41 specie target individuate a livello nazionale per gli ambienti agricoli.

In parallelo al calcolo del F.B.I., nella nostra Regione vengono monitorate anche la specie indicatrici degli ambienti di risaia e degli ambienti forestali, rispettivamente tramite il Rice Bird Index (relativo a 6 specie)ed il Woodland Bird Index (relativo a 14 specie).

Tab. 1
Specie Andamento Variazione (%) 2000 - 2025
Gheppio Stabile 0%
Quaglia Moderato declino -68%
Tortora selvatica Moderato declino -61%
Tortora dal collare Moderato incremento 38%
Colombaccio Moderato incremento 250%
Upupa Moderato declino -70%
Picchio verde Stabile -22%
Allodola Moderato declino -32%
Rondine Stabile -20%
Cutrettola Marcato declino -49%
Ballerina bianca Moderato incremento 10%
Usignolo Stabile 5%
Canapino Stabile -11%
Sterpazzola Marcato declino -68%
Passera d’Italia Stabile 35%
Passera mattugia Moderato declino -35%
Rigogolo Stabile -13%
Storno Stabile 35%
Averla piccola Marcato declino -71%
Gazza Moderato incremento 25%
Cornacchia grigia Moderato incremento 41%
Cardellino Moderato declino -28%
Verdone Moderato declino -61%
Strillozzo Moderato declino -57%
Zigolo giallo Moderato declino -59%
Zigolo nero Stabile -5%
Tab. 1 - Andamento in atto e variazione percentuale dell’indice di popolazione tra il 2000 ed il 2025 delle specie tipiche di ambiente agricolo utilizzate per il calcolo del Farmland Bird Index. (Fonte dati: IPLA)
Tab .2
Specie Andamento Variazione (%) 2000-2025
Germano reale Stabile -1%
Airone cenerino Stabile 5%
Garzetta Moderato declino -60%
Nitticora Moderato declino -45%
Cavaliere d’Italia Marcato declino -95%
Pavoncella Incerto -1%
Tab .2 - Andamento in atto e variazione percentuale dell’indice di popolazione tra il 2000 ed il 2025 delle specie tipiche delle risaie utilizzate per il calcolo del Rice Bird Index. (Fonte dati: IPLA)
Tab. 3
Specie Andamento Variazione (%) 2000 - 2025
Poiana Stabile 0%
Picchio rosso maggiore Moderato incremento 90%
Scricciolo Moderato incremento 70%
Pettirosso Moderato incremento 145%
Merlo Moderato incremento 140%
Tordo bottaccio Moderato incremento 221%
Capinera Moderato incremento 145%
Luì piccolo Stabile -10%
Cinciarella Stabile 0%
Cinciallegra Moderato incremento 120%
Codibugnolo Incerto 10%
Picchio muratore Moderato incremento 30%
Ghiandaia Moderato incremento 180%
Fringuello Moderato incremento 90%
Tab. 3 - Andamento in atto e variazione percentuale dell’indice di popolazione tra il 2000 ed il 2025 delle specie tipiche di ambiente forestale utilizzate per il calcolo del Woodland Bird Index.(Fonte dati: IPLA)
Fig. 1 – Andamento dei 3 indici di monitoraggio dell’avifauna -Farmland, Woodland e Rice Bird Index - inPiemonte, tra 2000 e 2025(posto paria 100 il valore dell’indice nel2000, primo anno di raccolta dati, nell’ambito del Progetto MITO2000). (Fonte dati: IPLA)

Analizzando i dati, il Farmland Bird Index regionale mostra complessivamente un -29% nel periodo di monitoraggio 2000-2025; a livello di specie target, emerge un trend sostanzialmente stabile per il 31% degli uccelli monitorati, cui si aggiunge un 15% di specie che risultano in moderato incremento: si tratta perlopiù di specie generaliste, dal punto di vista ecologico (es., Picchio verde, Gheppio, Storno, Gazza, Cornacchia grigia), cioè capaci di adattarsi a diversi ambienti (compresi quelli tipicamente antropici) e meno sensibili alla banalizzazione del territorio che caratterizza, per esempio, le vaste estensioni di monocolture della pianura piemontese.

Risulta invece in declino (classificato come marcato per un ulteriore 8%) il 46% delle specie monitorate tramite il F.B.I.: si tratta di specie (es., Quaglia, Allodola, Upupa, Sterpazzola, Cardellino, Verdone, Averla piccola, ecc.) più esigenti dal punto di vista ecologico, in quanto selezionano gli ambienti caratterizzati da una mosaicatura del paesaggio, con i campi coltivati inframmezzati da quegli elementi naturaliformi (siepi, boschetti, filari, piccole aree umide) che l’agricoltura intensiva tende generalmente ad eliminare.

Pur al netto di fluttuazioni registrate nell’andamento degli indici talora imputabili ad eventi estremi di natura meteorologica (es., inverni particolarmente rigidi e con prolungata copertura nevosa, primavere piovose o siccitose), che possono aver influenzato le popolazioni nidificanti in certe annate, complessivamente dall’inizio del monitoraggio il declino delle specie degli ambienti agrari non sembra arrestarsi, evidenziando un trend negativo con una perdita complessiva attorno al 30% delle popolazioni di questi uccelli nidificanti in Piemonte.

Il trend regionale è in linea con quello del F.B.I. misurato a livello nazionale, che segnala una diminuzione degli uccelli legati agli ambienti agrari generalizzata e ormai costante negli anni, con alcune specie per le quali lo stato di conservazione è considerato addirittura critico e, potenzialmente, anticamera dell’estinzione di intere popolazioni, a livello locale.

Per quanto riguarda il Rice Bird Index, le fluttuazioni nel periodo di monitoraggio appaiono più marcate ed evidenti, rispetto a quelle del F.B.I.: con un 33% di specie che mostrano un trend approssimativamente stabile ed il 33% in declino (classificato come marcato per un ulteriore 17%), l’indice registra complessivamente un -53%, nei 25 anni di rilevamento. L’ambiente di risaia evidenzia criticità in parte imputabili all’utilizzo di alcuni principi attivi impiegati nella lotta ad organismi nocivi come il punteruolo del riso, i cui effetti tossici potenzialmente potrebbero aver inciso sulla fauna vertebrata ed invertebrata alla base della catena trofica. Si nota inoltre una correlazione tra le annate in cui l’indice ha mostrato flessioni e la progressiva diffusione della pratica delle semine in asciutta, passata dal 16% del totale delle risaie nel 2001, al 38% nel 2015, con incrementi del 65% in provincia di Novara (Dati Ente Nazionale Risi, 2016): tale sistema colturale determina una riduzione delle superfici allagate nel periodo della nidificazione, in particolare tra aprile e maggio, con conseguente diminuzione degli habitat idonei al set di specie di uccelli che compone il R.B.I. e che già sconta la progressiva scomparsa delle aree umide naturali, sul territorio piemontese.

Il Woodland Bird Index regionale risulta in controtendenza, rispetto al trend mostrato dai precedenti due indici di monitoraggio dell’avifauna nidificante piemontese: ha infatti registrato un complessivo +67, tra 2000 e 2025, con il 67% delle specie target in moderato incremento ed il 29% stabili. Questo trend positivo riflette il generale incremento delle superfici forestali determinato, soprattutto nelle fasce montane, dall’abbandono o dalla riduzione delle pratiche agricole tradizionali (sfalcio e pascolamento) e dalla crisi climatica che sta favorendo la risalita del limite della vegetazione arborea: in questa fase, oltre alle specie più strettamente legate agli ambienti forestali, risultano favorite anche quelle caratteristiche degli ambienti di transizione tra il bosco e le praterie. Queste ultime, si stima in base a diversi studi di Ecologia in atto, saranno tra gli habitat più soggetti a contrazioni significative, in termini di estensione, con inevitabili ripercussioni anche sulle popolazioni di uccelli che li frequentano in periodo risproduttivo: a livello nazionale si sta già registrando un trend negativo per un set di 13 specie di uccelli identificati come target per le valutazioni inerenti i cambiamenti ambientali che riguardano i pascoli. 
 

I dati del monitoraggio del F.B.I.a livello nazionale e regione per regione sono consultabili alla pagina

https://www.lipu.it/cosa-facciamo/proteggiamo-uccelli/fbi-farmland-bird-index

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Siti UNESCO del Piemonte

Anno
2026

Da decenni l’UNESCO sostiene il ruolo chiave della cultura nelle politiche di sviluppo, facendo di questo tema una delle proprie missioni istituzionali ed impegnandosi per sensibilizzare i decisori internazionali ad intendere le iniziative e gli investimenti in ambito culturale come essenziali per garantire che i processi di globalizzazione siano di beneficio e non vadano a discapito delle comunità locali, e ad integrare gli aspetti culturali nelle politiche pubbliche, dall’educazione alle scienze, all’ambiente, alla pianificazione urbanistica, al turismo. 

L’approccio allo sviluppo incentrato sulla cultura, intesa non come rigido schema di valori a cui aderire o da mantenere, ma come forza dinamica composta da eredità e creatività, è stato assunto in diverse risoluzioni delle Nazioni Unite, fino all’Agenda 2030 nel 2015. Sebbene l’ Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile non abbia individuato per l’ambito culturale un obiettivo specifico, gli conferisce un ruolo trasversale e fondante per il raggiungimento dei vari obiettivi di sostenibilità - dalla dignità del lavoro all’educazione di qualità, dal consumo e dalla produzione responsabile alla pianificazione di città e insediamenti umani sostenibili. 

Un’azione di sviluppo che non tenga conto anche degli aspetti culturali non può dirsi sostenibile; al contrario integrare la salvaguardia del patrimonio culturale e naturale, promuovere ed incoraggiare il dialogo, la creatività e la diversità culturale, sostenere prodotti e saperi locali, oltre a contribuire in maniera diretta allo sviluppo del settore culturale attraverso il sostegno delle industrie creative e apportando benefici in termini di lotta alla povertà e coesione sociale, favorisce anche una crescita calibrata sul contesto locale. 

Lo sforzo dell’UNESCO nell’assicurare la continuità di tale approccio è garantito da decenni ed ha condotto nel 2019 alla definizione degli Indicatori tematici per la cultura nell’Agenda 2030 (Culture|2030 Indicators), che intendono fornire uno strumento di sensibilizzazione ulteriore, dimostrando in modo misurabile il contributo che la cultura e l’attuazione delle Convenzioni culturali danno all’implementazione degli obiettivi di sostenibilità. 

Esaminando le principali Liste, create in attuazione delle Convenzioni internazionali o dei programmi promossi dall’UNESCO, emerge quanto gli obiettivi di base siano integrabili e come gli strumenti di attuazione consentano di agire a livello locale, ma con valenze che superano i confini territoriali, e di sperimentare modelli di sviluppo che promuovono la diversità culturale e la sostenibilità su ampia scala, considerata la molteplicità di soggetti e valori coinvolti:

  • la Lista del Patrimonio Mondiale (in attuazione della Convenzione sulla protezione del patrimonio Mondiale, culturale e naturale del 1972), da principio incentrata sulla conservazione e la protezione di elementi puntuali, si è più recentemente evoluta verso una lettura attenta alla salvaguardia del contesto e della molteplicità dei valori di un territorio o di un fenomeno, nonché al ruolo centrale delle comunità;
  • la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio immateriale del 2003 e la Convenzione sulla protezione e la promozione delle diversità delle espressioni culturali del 2005 sono intervenute per sancire la necessità di salvaguardare la diversità culturale, secondo il fine ultimo di creare condizioni propizie allo sviluppo sostenibile, rinnovando altresì l’impegno alla sensibilizzazione ed al coinvolgimento dei cittadini, la cui consapevolezza e partecipazione sono la chiave per garantire il raggiungimento di obiettivi condivisi; in particolare, la Lista del Patrimonio Culturale immateriale è stata creata con l’obiettivo di rappresentare la diversità del patrimonio intangibile dell’umanità e ad aumentare la consapevolezza della sua importanza e del suo valore.
  • nel 2004 è stato avviato il programma della Rete delle Città Creative per promuovere la cooperazione tra le città che hanno identificato nell’industria culturale e creativa la chiave per lo sviluppo urbano sostenibile;
  • i programmi UNESCO che conferiscono riconoscimenti nel campo delle scienze promuovono su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente (Riserve del programma Uomo e Biosfera) e la diversità geologica (Geoparchi Mondiali) secondo un approccio olistico, focalizzato sulle comunità, che considera in maniera unitaria conservazione, educazione e sviluppo ed integra diversità naturale e culturale.
     

Con cinque siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale (Residenze Sabaude, Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, Siti Palafitticoli Preistorici dell'Arco Alpino, Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato, Ivrea Città Industriale del XX secolo), quattro elementi nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale (Arte dei suonatori di corno da caccia, Arte della costruzione in pietra a secco, Alpinismo e Cerca e cavatura del tartufo), tre aree riconosciute come Riserve della Biosfera nell’ambito del Programma Uomo e Biosfera (Ticino Val Grande Verbano, Monviso, Collina Po) ed una nella Rete dei Geoparchi Mondiali (Geoparco Sesia Val Grande), tre Città creative (Torino per il Design, Alba per la Gastronomia, Biella per l’Artigianato e l’arte popolare) e numerose candidature in corso, gran parte del territorio e delle comunità piemontesi sono interessate da riconoscimenti connessi all’attuazione delle Convenzioni o dei programmi UNESCO.  

Sul territorio sono anche presenti due Cattedre UNESCO (Sviluppo sostenibile e gestione del territorio presso l’Università degli Studi di Torino e Nuovi paradigmi e strumenti per la gestione del paesaggio bio-culturale presso il Politecnico di Torino). 

La Regione riconosce la valenza strategica delle designazioni conferite dall’UNESCO, impegnandosi nel loro sostegno, in quanto eccellenze da non intendersi come destinazioni per un turismo di consumo, quanto piuttosto come occasioni per costruire modelli di salvaguardia di saperi e risorse culturali e naturali, di fruizione e sviluppo economico integrato, attento al dialogo con le comunità e alle relazioni con tematiche di grande scala, quali il cambiamento climatico e i fenomeni migratori.

Per sviluppare tale potenziale, come previsto dalla legge regionale 1 agosto 2018, n. 11 “Disposizioni coordinate in materia di cultura”, è stato istituito il Tavolo di lavoro Distretto Piemonte UNESCO, di cui fanno parte i rappresentanti di tutti i soggetti che gestiscono i riconoscimenti UNESCO piemontesi, finalizzato a promuovere la partecipazione nell’ambito della programmazione dell’attività regionale, il coordinamento e lo scambio di conoscenze ed informazioni, l'integrazione di progetti, lo sviluppo di attività multidisciplinari e l'ottimizzazione delle risorse umane e finanziarie, per il raggiungimento di obiettivi comuni.

Nella stessa ottica, l’amministrazione ha individuato nei riconoscimenti UNESCO un ambito strategico per l’assegnazione e l’impiego di risorse europee di investimento finalizzate al recupero e all’ampliamento della fruizione del patrimonio culturale per la promozione di modelli di crescita sostenibile dei territori. 

Anche la Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile identifica i riconoscimenti UNESCO come strumenti di gestione del territorio e delle comunità, veri e propri “laboratori di sostenibilità” e strumenti concreti per la territorializzazione degli obiettivi delle Macro Aree Strategiche di Intervento. In particolare la valorizzazione di tali esperienze concorre agli obiettivi della MAS1 (Accompagnare la transizione del sistema produttivo piemontese verso un modello in grado di coniugare competitività e sostenibilità) e della MAS3 (Curare il patrimonio culturale e ambientale e la resilienza dei territori).

Il riconoscimento conferito dall'UNESCO non si limita pertanto ad uno sterile marchio utilizzato a fini promozionali, ma conferisce un ruolo attivo e specifico di azione e coinvolgimento territoriale, di sensibilizzazione e riflessione, come dimostrano alcune recenti esperienze:

  1. il sito Patrimonio Mondiale di Ivrea Città Industriale ha condotto un adeguamento del Piano di Gestione ai criteri di sostenibilità posti dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU e dal documento UNESCO Culture 2030 Indicators. Tale attività si accompagna a un primo bilancio dell’attuazione del Piano di Gestione e all'implementazione del processo di Community Development.
  2. la Riserva della Biosfera Monviso ha avviato la procedura per il mantenimento del riconoscimento UNESCO attraverso la compilazione del report di revisione periodica volto a dimostrare l'adempimento alle funzioni previste per una Riserva della Biosfera, ovvero: trovare un equilibrio che duri nel tempo tra conservazione della biodiversità, promozione di uno sviluppo sostenibile e salvaguardia dei valori culturali connessi; conservare la diversità biologica, delle risorse genetiche, delle specie, degli ecosistemi e dei paesaggi, e la diversità culturale; sviluppare progetti centrati principalmente sulle popolazioni locali, secondo modelli di gestione “sostenibile” del territorio; supportare progetti di dimostrazione, informazione, educazione ambientale, ricerca e monitoraggio collegati ai bisogni di conservazione e sviluppo sostenibile locale, nazionale e globale.
  3. il sito Patrimonio Mondiale Paesaggi vitivinicoli del Piemonte ha avviato la procedura di aggiornamento del Piano di Gestione e del sistema di monitoraggio , la cui ultima stesura risale al periodo di candidatura, ovvero al 2013, attraverso una metodologia partecipata che intende analizzare i diversi parametri coinvolti (agricoltura, paesaggio, turismo sostenibile, energia, acqua, risorse culturali, comunità locali, clima...) per delineare le linee strategiche di azione per il prossimo decennale.
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Bando Aree di sosta – FUNT (Fondo Unico Nazionale del Turismo) parte capitale 2023

La legge 30 dicembre 2021, n. 234 "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e Bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024", all'articolo 1, comma 368, ha istituito nello stato di previsione della spesa del Ministero del Turismo, il Fondo Unico Nazionale per il Turismo (FUNT) di conto capitale. La Legge 29 dicembre 2022, n. 197 recante il "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025" ha rifinanziato il FUNT di conto capitale, con una dotazione pari a 100.000.000,00 euro per l'anno 2023, 55.000.000,00 euro per l'anno 2024 e 45.000.000,00 euro per l'anno 2025.

L'atto di programmazione adottato dal Ministero del Turismo prot. n. 8912/23 del 5 maggio 2023, ai sensi dell'articolo 5 del Decreto del Ministro del turismo, prot. n. 3462 del 9 marzo 2022 "Ripartizione del fondo di conto capitale", definisce gli indirizzi politico-amministrativi di natura programmatica da attuare per l'individuazione degli interventi e la ripartizione dei fondi stanziati per il triennio 2023-2025 dalla Legge di bilancio n. 197/2022.

  • Nell’ambito dei lavori della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, come da documentazione agli atti della Direzione regionale Coordinamento Politiche e Fondi Europei - Turismo e Sport, Settore “Offerta Turistica”, è stata presentata una proposta di riparto delle risorse finanziari messe a disposizione delle Regioni in relazione al FUNT di parte capitale, pari a euro 50.000.000,00, e che tale piano di riparto:
  • suddivide tra le regioni e le Province autonome gli importi disponibili in base ai seguenti criteri:
    • 50% in quota fissa per Regione,
    • 50% in quota variabile per ogni Regione, da calcolare in proporzione alla quota di presenze turistiche regionali sul totale nazionale;
  • prevede che alla Regione Piemonte saranno assegnate, per l'anno 2023, risorse FUNT  pari a euro 2.102.500,00 per le finalità previste dal Fondo stesso e che la Regione Piemonte dovrà cofinanziare per pari importo gli interventi individuati, per un totale complessivo destinato al sostegno di tali progetti pari a euro 4.205.000,00.

In tale contesto, il Settore “Offerta Turistica” ha individuato, in linea con gli obiettivi e le finalità stabilite dal combinato disposto degli articoli 1, 2 e 3 del citato Decreto del Ministro del Turismo, prot. n. 8912/23 del 5 maggio 2023, quale tema portante delle proposte di finanziamento,  "la realizzazione di investimenti per percorsi turistici e infrastrutture con un impatto positivo sul turismo, tali da favorire l'integrazione della filiera e quella territoriale, nonché idonee a rendere strutturale la crescita economica legata al turismo di un territorio".

Con D.G.R. n. 25-7567 del 16/10/2023, sono state  elaborate le proposte degli interventi da finanziare sulle risorse  da destinate alla Regione Piemonte sul FUNT 2023 parte capitale, sinteticamente descritte nelle rispettive schede progettuali  per un costo complessivo totale pari a euro 4.205.000,00.

Tra le varie  linee di intervento rientra l’attivazione di un bando rivolto a tutti i Comuni piemontesi finalizzato a sostenere la creazione di nuove aree di sosta per il turismo itinerante e il miglioramento qualitativo delle aree già esistenti al fine di valorizzare le peculiarità naturalistiche offerte dal territorio regionale, per un totale complessivo di investimento non superiore ad euro 1.900.000,00 di cui ero 950.000,00 di risorse FUNT e la restante quota come cofinanziamento regionale. Tale progetto è volto a favorire un turismo lento e sostenibile a contatto con la natura.

Dopo aver condotto un’analisi tecnica finalizzata alla definizione dei criteri per l’attivazione del bando attuativo dell’intervento, individuando, in particolare:

  • i soggetti beneficiari (Comuni, Province, Città Metropolitana di Torino, Unioni di Comuni);
  • le tipologie delle aree di sosta (aree attrezzate, aree Camper, punto sosta);
  • i requisiti, le spese ammissibili e la stima del contributo a fondo perduto massimo erogabile;

con D.G.R. n. 30- 8715 del 3/06/2024, così come integrata con la D.G.R. n. 5 - 141 del 6/09/2024, sono stati definiti i criteri e le modalità per l'invio delle candidature da parte degli Enti individuati.

Con D.D. n. 296 del 25/09/2024, così come rettificata con D.D. n. 300 del 30/09/2024, è stato stabilito il termine di apertura per la presentazione delle domande di contributo,  e con DD 351 del 29/10/2024 è stato prorogato il termine per la presentazione delle istanze di contributo da parte degli Enti interessati.

Allo scadere del termine sono pervenute complessivamente n. 174 domande.

Con D.D. n. 52 del 03/03/2025 è stata approvata la graduatoria con l’indicazione delle istanze ammissibili e delle istanze non ammissibili;

Con la legge regionale n. 1/2025 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale di previsione 2025- 2027 (Legge di stabilità regionale 2025)” e con la legge regionale n. 2/2025 “Bilancio di previsione 2025- 2027” sono stati stanziati complessivamente euro 1.785.780,18 per interventi volti alla realizzazione e al miglioramento delle aree di sosta per il turismo itinerante;

A fronte dell’alto numero di domande pervenute e al fine di rendere maggiormente incisiva l’azione intrapresa a supporto dei Comuni che operano, spesso in carenza di disponibilità economiche e di personale, con la D.G.R. n. 5-972 del 14/04/2025 le suddette risorse, pari complessivamente a euro 1.785.780,18, sono state destinate allo scorrimento della graduatoria approvato con DD n. 52 del 03/03/2025;

con D.D. n. 103 del 16/04/2025 è stato definito lo scorrimento della graduatoria delle domande presentate ai sensi del citato “Bando aree di sosta” ed impegnata la relativa spesa, consentendo il finanziamento complessivo di 68 progetti grazie al suddetto aumento dello stanziamento di risorse;

Scorrimento graduatoria

Il decreto del Ministro del Turismo, prot. n. 201334/25 del 2 luglio 2025, recante la programmazione delle risorse relative alle precedenti annualità inerenti al FUNT di conto capitale e non utilizzate dalle Regioni, all’articolo 1, comma 3, dispone che “in relazione alle risorse del Fondo Unico Nazionale per il Turismo di conto capitale per l’annualità 2024, disponibili sul capitolo 7115 in conto residui di lettera f), pari a euro 50.509.770,40, è individuata la quota destinata alle Regioni, di importo pari a euro 40.407.816,32”.

Con nota acquisita al protocollo del Segretariato Generale n. 206846/25 del 9 luglio 2025, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha trasmesso una proposta formulata in merito all’utilizzo delle suddette risorse, sulla base della quale una parte delle risorse totali, pari a euro 4.000.000,00, sono destinate al rifinanziamento dell’accordo di programma denominato “Viaggio Italiano 2021-2024” in quanto progettualità di interesse comune a tutte le Regioni e gestito direttamente dal Ministero del Turismo, mentre le restanti risorse, pari a euro 36.407.816,32, sono destinate al cofinanziamento di progetti presentati dalle Regioni ai sensi dell’avviso di manifestazione di interesse pubblicato dal Ministero del Turismo stesso, Direzione Generale della Valorizzazione e della Promozione Turistica, prot. n. 0212933/25 del 18 luglio 2025;

Il suddetto avviso prot. n. 0212933/25 del 18 luglio 2025 “Avviso di manifestazione di interesse per la presentazione di richieste di contributo a valere sulle risorse del Fondo unico nazionale per il Turismo (FUNT) di conto capitale, disponibili sul capitolo 7115 in conto residui di lettera f)” ha stabilito i criteri di valutazione delle proposte progettuali ed i relativi punteggi di merito e, al fine dell’ottenimento del finanziamento a valere sulle risorse del FUNT di conto capitale, annualità 2024,

Con DGR 1-1525/2025/XII del 08/09/2025, con riferimento al suddetto avviso prot. 0212933/25, è stato disposto di presentare i progetti individuati idonei e non finanziati di cui al D.D. n. 52/A2011A/2025 del 03/03/2025 ed alla D.D. n.. 103/A2011A/2025 del 16 aprile 2025, relativi al “Bando Arre di sosta” ed approvata la relativa Scheda di Intervento;

Con Decreto del Ministero del Turismo prot. n. 271128 del 4 dicembre 2025 sono state impegnate le risorse a valere sul FUNT di conto capitale 2024 – in conto residui di lettera f) 2024 – di cui all’avviso prot. n. 212933/25 per Euro 1.785.780,58 in favore della Regione Piemonte;

Con D.G.R. n. 50-2086/2025/XII del 22/12/2025 tali risorse sono state iscritte nel Bilancio Finanziario Gestionale 2025-2027 annualità 2026,

Con la DD 752/A2011A/2025 del 24/12/2025 è stato pertanto aggiornato l’elenco delle domande ammesse a contributo con DD n. 52 del 03/03/2025 andando a scorrere la graduatoria, grazie all’ulteriore stanziamento di risorse, dalla posizione 68 alla posizione 108; è stata inoltre accertata e impegnata la relativa somma di euro 1.785.780,58.

Attualmente sono in corso gli interventi che dovrebbero concludersi entro il corrente anno.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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La legge 30 dicembre 2021, n. 234 "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2022 e Bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024", all'articolo 1, comma 368, ha istituito nello stato di previsione della spesa del Ministero del Turismo, il Fondo Unico Nazionale per il Turismo (FUNT) di conto capitale. La Legge 29 dicembre 2022, n. 197 recante il "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025" ha rifinanziato il FUNT di conto capitale, con una dotazione pari a 100.000.000,00 euro per l'anno 2023, 55.000.000,00 euro per l'anno 2024 e 45.000.000,00 euro per l'anno 2025.

L'atto di programmazione adottato dal Ministero del Turismo prot. n. 8912/23 del 5 maggio 2023, ai sensi dell'articolo 5 del Decreto del Ministro del turismo, prot. n. 3462 del 9 marzo 2022 "Ripartizione del fondo di conto capitale", definisce gli indirizzi politico-amministrativi di natura programmatica da attuare per l'individuazione degli interventi e la ripartizione dei fondi stanziati per il triennio 2023-2025 dalla Legge di bilancio n. 197/2022.

  • Nell’ambito dei lavori della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, come da documentazione agli atti della Direzione regionale Coordinamento Politiche e Fondi Europei - Turismo e Sport, Settore “Offerta Turistica”, è stata presentata una proposta di riparto delle risorse finanziari messe a disposizione delle Regioni in relazione al FUNT di parte capitale, pari a euro 50.000.000,00, e che tale piano di riparto:
  • suddivide tra le regioni e le Province autonome gli importi disponibili in base ai seguenti criteri:
    • 50% in quota fissa per Regione,
    • 50% in quota variabile per ogni Regione, da calcolare in proporzione alla quota di presenze turistiche regionali sul totale nazionale;
  • prevede che alla Regione Piemonte saranno assegnate, per l'anno 2023, risorse FUNT  pari a euro 2.102.500,00 per le finalità previste dal Fondo stesso e che la Regione Piemonte dovrà cofinanziare per pari importo gli interventi individuati, per un totale complessivo destinato al sostegno di tali progetti pari a euro 4.205.000,00.

In tale contesto, il Settore “Offerta Turistica” ha individuato, in linea con gli obiettivi e le finalità stabilite dal combinato disposto degli articoli 1, 2 e 3 del citato Decreto del Ministro del Turismo, prot. n. 8912/23 del 5 maggio 2023, quale tema portante delle proposte di finanziamento,  "la realizzazione di investimenti per percorsi turistici e infrastrutture con un impatto positivo sul turismo, tali da favorire l'integrazione della filiera e quella territoriale, nonché idonee a rendere strutturale la crescita economica legata al turismo di un territorio".

Con D.G.R. n. 25-7567 del 16/10/2023, sono state  elaborate le proposte degli interventi da finanziare sulle risorse  da destinate alla Regione Piemonte sul FUNT 2023 parte capitale, sinteticamente descritte nelle rispettive schede progettuali  per un costo complessivo totale pari a euro 4.205.000,00.

Tra le varie  linee di intervento rientra l’attivazione di un bando rivolto a tutti i Comuni piemontesi finalizzato a sostenere la creazione di nuove aree di sosta per il turismo itinerante e il miglioramento qualitativo delle aree già esistenti al fine di valorizzare le peculiarità naturalistiche offerte dal territorio regionale, per un totale complessivo di investimento non superiore ad euro 1.900.000,00 di cui ero 950.000,00 di risorse FUNT e la restante quota come cofinanziamento regionale. Tale progetto è volto a favorire un turismo lento e sostenibile a contatto con la natura.

Dopo aver condotto un’analisi tecnica finalizzata alla definizione dei criteri per l’attivazione del bando attuativo dell’intervento, individuando, in particolare:

  • i soggetti beneficiari (Comuni, Province, Città Metropolitana di Torino, Unioni di Comuni);
  • le tipologie delle aree di sosta (aree attrezzate, aree Camper, punto sosta);
  • i requisiti, le spese ammissibili e la stima del contributo a fondo perduto massimo erogabile;

con D.G.R. n. 30- 8715 del 3/06/2024, così come integrata con la D.G.R. n. 5 - 141 del 6/09/2024, sono stati definiti i criteri e le modalità per l'invio delle candidature da parte degli Enti individuati.

Con D.D. n. 296 del 25/09/2024, così come rettificata con D.D. n. 300 del 30/09/2024, è stato stabilito il termine di apertura per la presentazione delle domande di contributo,  e con DD 351 del 29/10/2024 è stato prorogato il termine per la presentazione delle istanze di contributo da parte degli Enti interessati.

Allo scadere del termine sono pervenute complessivamente n. 174 domande.

Con D.D. n. 52 del 03/03/2025 è stata approvata la graduatoria con l’indicazione delle istanze ammissibili e delle istanze non ammissibili;

Con la legge regionale n. 1/2025 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale di previsione 2025- 2027 (Legge di stabilità regionale 2025)” e con la legge regionale n. 2/2025 “Bilancio di previsione 2025- 2027” sono stati stanziati complessivamente euro 1.785.780,18 per interventi volti alla realizzazione e al miglioramento delle aree di sosta per il turismo itinerante;

A fronte dell’alto numero di domande pervenute e al fine di rendere maggiormente incisiva l’azione intrapresa a supporto dei Comuni che operano, spesso in carenza di disponibilità economiche e di personale, con la D.G.R. n. 5-972 del 14/04/2025 le suddette risorse, pari complessivamente a euro 1.785.780,18, sono state destinate allo scorrimento della graduatoria approvato con DD n. 52 del 03/03/2025;

con D.D. n. 103 del 16/04/2025 è stato definito lo scorrimento della graduatoria delle domande presentate ai sensi del citato “Bando aree di sosta” ed impegnata la relativa spesa, consentendo il finanziamento complessivo di 68 progetti grazie al suddetto aumento dello stanziamento di risorse;

Scorrimento graduatoria

Il decreto del Ministro del Turismo, prot. n. 201334/25 del 2 luglio 2025, recante la programmazione delle risorse relative alle precedenti annualità inerenti al FUNT di conto capitale e non utilizzate dalle Regioni, all’articolo 1, comma 3, dispone che “in relazione alle risorse del Fondo Unico Nazionale per il Turismo di conto capitale per l’annualità 2024, disponibili sul capitolo 7115 in conto residui di lettera f), pari a euro 50.509.770,40, è individuata la quota destinata alle Regioni, di importo pari a euro 40.407.816,32”.

Con nota acquisita al protocollo del Segretariato Generale n. 206846/25 del 9 luglio 2025, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha trasmesso una proposta formulata in merito all’utilizzo delle suddette risorse, sulla base della quale una parte delle risorse totali, pari a euro 4.000.000,00, sono destinate al rifinanziamento dell’accordo di programma denominato “Viaggio Italiano 2021-2024” in quanto progettualità di interesse comune a tutte le Regioni e gestito direttamente dal Ministero del Turismo, mentre le restanti risorse, pari a euro 36.407.816,32, sono destinate al cofinanziamento di progetti presentati dalle Regioni ai sensi dell’avviso di manifestazione di interesse pubblicato dal Ministero del Turismo stesso, Direzione Generale della Valorizzazione e della Promozione Turistica, prot. n. 0212933/25 del 18 luglio 2025;

Il suddetto avviso prot. n. 0212933/25 del 18 luglio 2025 “Avviso di manifestazione di interesse per la presentazione di richieste di contributo a valere sulle risorse del Fondo unico nazionale per il Turismo (FUNT) di conto capitale, disponibili sul capitolo 7115 in conto residui di lettera f)” ha stabilito i criteri di valutazione delle proposte progettuali ed i relativi punteggi di merito e, al fine dell’ottenimento del finanziamento a valere sulle risorse del FUNT di conto capitale, annualità 2024,

Con DGR 1-1525/2025/XII del 08/09/2025, con riferimento al suddetto avviso prot. 0212933/25, è stato disposto di presentare i progetti individuati idonei e non finanziati di cui al D.D. n. 52/A2011A/2025 del 03/03/2025 ed alla D.D. n.. 103/A2011A/2025 del 16 aprile 2025, relativi al “Bando Arre di sosta” ed approvata la relativa Scheda di Intervento;

Con Decreto del Ministero del Turismo prot. n. 271128 del 4 dicembre 2025 sono state impegnate le risorse a valere sul FUNT di conto capitale 2024 – in conto residui di lettera f) 2024 – di cui all’avviso prot. n. 212933/25 per Euro 1.785.780,58 in favore della Regione Piemonte;

Con D.G.R. n. 50-2086/2025/XII del 22/12/2025 tali risorse sono state iscritte nel Bilancio Finanziario Gestionale 2025-2027 annualità 2026,

Con la DD 752/A2011A/2025 del 24/12/2025 è stato pertanto aggiornato l’elenco delle domande ammesse a contributo con DD n. 52 del 03/03/2025 andando a scorrere la graduatoria, grazie all’ulteriore stanziamento di risorse, dalla posizione 68 alla posizione 108; è stata inoltre accertata e impegnata la relativa somma di euro 1.785.780,58.

Attualmente sono in corso gli interventi che dovrebbero concludersi entro il corrente anno.

Anno
2026

Legge Regionale 18/2022 - Unione Montana Mondolè

La legge regionale 18/2022, ha come finalità, attraverso il riconoscimento di un contributo a fondo perduto, di favorire lo sviluppo, il potenziamento, la qualificazione dell’offerta turistica piemontese e dei servizi offerti, nonché la messa in sicurezza delle strutture ricettive e degli impianti turistici, col fine di consolidare la competitività sul mercato nazionale e internazionale. 

La stessa ha previsto, tra le altre cose, la concessione di un contributo straordinario a favore dell’Unione Montana di Mondolè per un importo pari a 100.00,00 Euro quale contributo per la realizzazione di una pista di sci alpinismo all’interno del comprensorio sciistico di Mondoleski di Prato Nevoso, Artesina e Frabosa Soprana.

L’intervento consente la messa in sicurezza di un percorso sciistico all’interno del comprensorio: il percorso diventerebbe fruibile anche per lo sci escursionismo, per le ciaspole e, in estate, utilizzabile anche dagli appassionati di mountain-bike.

Tale intervento, rientrante nelle finalità e obiettivi ella Legge regionale 4/2000, conformemente ai principi del turismo sostenibile: promuovere lo sviluppo, la rivitalizzazione ed il miglioramento qualitativo di un territorio già a vocazione turistica ed in ultimo concorrere ad un ulteriore sviluppo economico dello stesso.

Con DGR 47-6251 del 16.12.2022 si è approvato il relativo schema di accordo e collaborazione.

Recepite le relative autorizzazioni, con deliberazione n. 35 del 20/11/2025 dalla Giunta dell'Unione Montana di Mondolè veniva approvato il progetto esecutivo. 
Il progetto veniva trasmesso  in data 25/11/2025 al competente settore regionale.
Il 09/12/2025 veniva sottoscritto il relativo accordo tra la Regione Piemonte e l’Unione Montana di Mondolè.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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La legge regionale 18/2022, ha come finalità, attraverso il riconoscimento di un contributo a fondo perduto, di favorire lo sviluppo, il potenziamento, la qualificazione dell’offerta turistica piemontese e dei servizi offerti, nonché la messa in sicurezza delle strutture ricettive e degli impianti turistici, col fine di consolidare la competitività sul mercato nazionale e internazionale. 

La stessa ha previsto, tra le altre cose, la concessione di un contributo straordinario a favore dell’Unione Montana di Mondolè per un importo pari a 100.00,00 Euro quale contributo per la realizzazione di una pista di sci alpinismo all’interno del comprensorio sciistico di Mondoleski di Prato Nevoso, Artesina e Frabosa Soprana.

L’intervento consente la messa in sicurezza di un percorso sciistico all’interno del comprensorio: il percorso diventerebbe fruibile anche per lo sci escursionismo, per le ciaspole e, in estate, utilizzabile anche dagli appassionati di mountain-bike.

Tale intervento, rientrante nelle finalità e obiettivi ella Legge regionale 4/2000, conformemente ai principi del turismo sostenibile: promuovere lo sviluppo, la rivitalizzazione ed il miglioramento qualitativo di un territorio già a vocazione turistica ed in ultimo concorrere ad un ulteriore sviluppo economico dello stesso.

Con DGR 47-6251 del 16.12.2022 si è approvato il relativo schema di accordo e collaborazione.

Recepite le relative autorizzazioni, con deliberazione n. 35 del 20/11/2025 dalla Giunta dell'Unione Montana di Mondolè veniva approvato il progetto esecutivo. 
Il progetto veniva trasmesso  in data 25/11/2025 al competente settore regionale.
Il 09/12/2025 veniva sottoscritto il relativo accordo tra la Regione Piemonte e l’Unione Montana di Mondolè.

Anno
2026

Resilienza della rete trasportistica regionale in seno al Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti

In relazione alle attività connesse all’attuazione del nuovo Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti e più specificatamente correlate alla vulnerabilità, alla messa in sicurezza e al rafforzamento delle Reti ferroviarie e dei nodi intermodali e/o di interscambio, nonché alla resilienza, la gestione e la accessibilità delle reti stradali e delle infrastrutture di trasporto, il Settore Protezione Civile ha proseguito lo sviluppo delle sinergie con le Strutture Regionali interessate dall’attuazione delle Azioni di Piano, nella prospettata ottica di confronto dinamico e discussione condivisa finalizzate ad integrare le politiche regionali mediante il metodo partecipato. Con riferimento alla Linea strategica di intervento LsA1 – Protezione del contesto di interesse per il Settore, alla Macroazione MA1,1 – Sviluppare una rete sicura e resiliente, le Azioni che vedono la Protezione Civile Regionale direttamente coinvolta sono:

  • Azione 3 - Classificazione tecnico funzionale, valutazione del rischio e risoluzione delle criticità della rete stradale.
  • Azione 4 - Studiare la vulnerabilità e rafforzare la resilienza delle reti.

Il Settore ha proceduto:

  • in riferimento al "Progetto SaRFIIS – Strade a Rischio Frane e Impatto Interruzione Servizio" (conclusosi nel 2025) per la valutazione dell'impatto del rischio franoso sull’infrastruttura stradale, ad interfacciamenti funzionali alla priorizzazione delle infrastrutture di rete in funzione del livello di rilevanza rispetto alla resilienza del sistema trasportistico ed in relazione a differenti tipologie di rischio, in un’ottica di definizione delle polarità del territorio e delle aree di rischio;
  • in riferimento al correlato "Progetto Resilienza rete regionale” (ancora in essere) per l’individuazione di gerarchie, livelli di “indispensabilità” della rete e priorità di intervento, a valutazioni riguardanti l’individuazione di percorsi alternativi funzionalmente alla vicinanza a poli di interesse.
Anno
2026
Gruppo di Redazione
Redazione RSA
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In relazione alle attività connesse all’attuazione del nuovo Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti e più specificatamente correlate alla vulnerabilità, alla messa in sicurezza e al rafforzamento delle Reti ferroviarie e dei nodi intermodali e/o di interscambio, nonché alla resilienza, la gestione e la accessibilità delle reti stradali e delle infrastrutture di trasporto, il Settore Protezione Civile ha proseguito lo sviluppo delle sinergie con le Strutture Regionali interessate dall’attuazione delle Azioni di Piano, nella prospettata ottica di confronto dinamico e discussione condivisa finalizzate ad integrare le politiche regionali mediante il metodo partecipato. Con riferimento alla Linea strategica di intervento LsA1 – Protezione del contesto di interesse per il Settore, alla Macroazione MA1,1 – Sviluppare una rete sicura e resiliente, le Azioni che vedono la Protezione Civile Regionale direttamente coinvolta sono:

  • Azione 3 - Classificazione tecnico funzionale, valutazione del rischio e risoluzione delle criticità della rete stradale.
  • Azione 4 - Studiare la vulnerabilità e rafforzare la resilienza delle reti.

Il Settore ha proceduto:

  • in riferimento al "Progetto SaRFIIS – Strade a Rischio Frane e Impatto Interruzione Servizio" (conclusosi nel 2025) per la valutazione dell'impatto del rischio franoso sull’infrastruttura stradale, ad interfacciamenti funzionali alla priorizzazione delle infrastrutture di rete in funzione del livello di rilevanza rispetto alla resilienza del sistema trasportistico ed in relazione a differenti tipologie di rischio, in un’ottica di definizione delle polarità del territorio e delle aree di rischio;
  • in riferimento al correlato "Progetto Resilienza rete regionale” (ancora in essere) per l’individuazione di gerarchie, livelli di “indispensabilità” della rete e priorità di intervento, a valutazioni riguardanti l’individuazione di percorsi alternativi funzionalmente alla vicinanza a poli di interesse.
Anno
2026

Regolamento personale tecnico

Regolamento di impiego di personale tecnico per la valutazione speditiva dell’impatto, censimento dei danni e rilievo dell’agibilità post-evento sulle strutture pubbliche e private e sugli edifici di interesse culturale

 

A seguito dell’avvenuta revisione nel 2025, a cinque anni dall’emanazione delle “Indicazioni operative per la formazione dei tecnici della Pubblica Amministrazione, delle Organizzazioni di volontariato e professionisti iscritti agli albi di Ordini e Collegi", il Settore Protezione Civile e il Settore Sismico hanno lavorato per l’approntamento – e successiva condivisione con il Dipartimento della Protezione Civile – della bozza di un  Regolamento attuativo che definisce le modalità operative per l’istituzione, la gestione e l’aggiornamento dell’Elenco regionale “NT-REG PIEMONTE” dei tecnici e del personale della Pubblica Amministrazione, delle Organizzazioni di Volontariato per la valutazione speditiva dell’impatto, censimento dei danni e valutazione dell’agibilità post-evento sulle strutture pubbliche e private e sugli edifici di interesse culturale, per le attività connesse alla gestione tecnica delle emergenze, da intendersi sia come emergenze sismiche sia come emergenze riferibili ad eventi meteo-idro-geologici. Costituito di due differenti sezioni (regionale e nazionale) ed articolato in un Elenco ordinario e in vari Sub-elenchi speciali, l’Elenco NT-REG Piemonte vede nel Direttore della Direzione OO.PP. Difesa del Suolo, Protezione Civile, Trasporti e Logistica il suo Responsabile, che si avvale del supporto di Referenti, nominati con apposito atto direttoriale e appartenenti ai Settori Regionali Sismico e Protezione Civile. Il Responsabile dell’Elenco costituisce quindi il punto di contatto per la gestione coordinata a livello nazionale ed è incaricato dei rapporti con il Dipartimento della Protezione Civile, anche in merito al supporto da fornire per l’attivazione dell’Elenco Regionale in caso di emergenza e all’aggiornamento periodico dei dati.

Il Responsabile dell’Elenco, con il supporto dei suddetti Referenti, provvede a gestire le procedure di mobilitazione dei tecnici iscritti nell’Elenco, fornendo liste di tecnici già costituiti in squadre, verificandone la disponibilità e provvedendo a definire turnazioni periodiche fino a copertura delle esigenze, d’intesa con il Dipartimento della Protezione Civile. Con particolare riferimento agli iscritti all’Elenco appartenenti ad Organizzazioni di Volontariato, il Settore Regionale Protezione Civile provvede esclusivamente alle attività correlate alla concessione dei benefici normativi propedeutiche all’impiego per il personale volontario e alla successiva rendicontazione delle spese sostenute dalle Organizzazioni attivate, restando in capo al Settore Sismico la tenuta dell’Elenco di tutti i tecnici abilitati e dei relativi sub-elenchi nonché la formazione degli iscritti.

Anno
2026
Gruppo di Redazione
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Regolamento di impiego di personale tecnico per la valutazione speditiva dell’impatto, censimento dei danni e rilievo dell’agibilità post-evento sulle strutture pubbliche e private e sugli edifici di interesse culturale

 

A seguito dell’avvenuta revisione nel 2025, a cinque anni dall’emanazione delle “Indicazioni operative per la formazione dei tecnici della Pubblica Amministrazione, delle Organizzazioni di volontariato e professionisti iscritti agli albi di Ordini e Collegi", il Settore Protezione Civile e il Settore Sismico hanno lavorato per l’approntamento – e successiva condivisione con il Dipartimento della Protezione Civile – della bozza di un  Regolamento attuativo che definisce le modalità operative per l’istituzione, la gestione e l’aggiornamento dell’Elenco regionale “NT-REG PIEMONTE” dei tecnici e del personale della Pubblica Amministrazione, delle Organizzazioni di Volontariato per la valutazione speditiva dell’impatto, censimento dei danni e valutazione dell’agibilità post-evento sulle strutture pubbliche e private e sugli edifici di interesse culturale, per le attività connesse alla gestione tecnica delle emergenze, da intendersi sia come emergenze sismiche sia come emergenze riferibili ad eventi meteo-idro-geologici. Costituito di due differenti sezioni (regionale e nazionale) ed articolato in un Elenco ordinario e in vari Sub-elenchi speciali, l’Elenco NT-REG Piemonte vede nel Direttore della Direzione OO.PP. Difesa del Suolo, Protezione Civile, Trasporti e Logistica il suo Responsabile, che si avvale del supporto di Referenti, nominati con apposito atto direttoriale e appartenenti ai Settori Regionali Sismico e Protezione Civile. Il Responsabile dell’Elenco costituisce quindi il punto di contatto per la gestione coordinata a livello nazionale ed è incaricato dei rapporti con il Dipartimento della Protezione Civile, anche in merito al supporto da fornire per l’attivazione dell’Elenco Regionale in caso di emergenza e all’aggiornamento periodico dei dati.

Il Responsabile dell’Elenco, con il supporto dei suddetti Referenti, provvede a gestire le procedure di mobilitazione dei tecnici iscritti nell’Elenco, fornendo liste di tecnici già costituiti in squadre, verificandone la disponibilità e provvedendo a definire turnazioni periodiche fino a copertura delle esigenze, d’intesa con il Dipartimento della Protezione Civile. Con particolare riferimento agli iscritti all’Elenco appartenenti ad Organizzazioni di Volontariato, il Settore Regionale Protezione Civile provvede esclusivamente alle attività correlate alla concessione dei benefici normativi propedeutiche all’impiego per il personale volontario e alla successiva rendicontazione delle spese sostenute dalle Organizzazioni attivate, restando in capo al Settore Sismico la tenuta dell’Elenco di tutti i tecnici abilitati e dei relativi sub-elenchi nonché la formazione degli iscritti.

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2026